Nuovo Masada

agosto 9, 2007

MASADA n. 514. 9-8-2007. Stinchi di santi. Don Gelmini e il narcotraffico

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:14 am

Proibizionismo e tolleranza- Narcotraffico e politica- Tabacco, alcool e droga- I SERT, la prevenzione, la repressione- Una bella coppia: don Gelmini e fratello Eligio- La destra e la mafia- Martirio e truffe- Travaglio e la presunzione di complotto

Dovremmo far sentire la nostra voce, gridare, ma non troppo, altrimenti non saremo uditi per la monotonia del nostro grido.
Dovremmo essere silenziosi e sereni, fare progetti, ma senza essere troppo silenziosi: o non saremmo uditi affatto.”

(Da Ben Okri “La tigre nella bocca del diamante “)
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Siamo un mondo dove solo cio’ che desta scandalo esiste. Le innumerevoli sofferenze umane rientrano nei rumori di fondi, che nessuno sente.
(Viviana)
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La repressione del narcotraffico

Vorremmo parlare dello scandalo che aleggia attorno a don Gelmini, prete che dirige le comunita’ per tossici “Incontro”, attualmente accusato di molestie sessuali da 5 ex-ragazzi dei suoi istituti, tenendo conto che il caso singolo di questo prete, la cui condotta e’ comunque stravagante e fuori dalle righe, cosi’ da recare discredito alla stessa Chiesa, sta al centro di un problema molto piu’ grande: il traffico di droga in Italia.


Questo problema suscita grandi perplessita’ per il modo con cui e’ stato gestito dai Governi e per i legami dei politici con la criminalita’ organizzata, legame che, sin dai tempi del primo Andreotti, non ha mai ricevuto un’attenzione serie e degna di un paese civile e su cui il comportamento della sinistra ha troppo spesso glissato.
Purtroppo non sempre cio’ che appare come repressione ha lo scopo di reprimere.
La storia delle repressioni nel mondo (vedi proibizionismo degli alcolici in USA) ci dice che spesso vietare qualcosa e’ stato il modo migliore per incentivarla.
In Italia lo Stato non sembra curarsi molto dei tossici, i quali non sono mai voce di alcuna Finanziaria, salvo passarli in modo spiccio al metadone nei SERT, la’ dove ci sono.
Nel 2005 si sono rivolte ai SERT 180.000 persone, ma il numero di tossici in Italia era enormemente superiore.
Il Sert purtroppo interviene, con i suoi scarsi mezzi, quando il danno ormai e’ fatto.
Non esiste attualmente mezzo di prevenzione nelle scuole, nella societa’, nei luoghi di contatto sociale, nei media, mentre aumentano i casi vistosi di scandali collegati ai potenti, consumatori abituali di cocaina o eroina o addirittura spacciatori o amici di spacciatori, senza che i cittadini vedano agitarsi ne’ una questione morale ne’ una questione sanitaria, ne’ una questione politica, e senza che venisse mai preso alcun provvedimento di espulsione dal Parlamento o dai luoghi di rappresentanza del potere economico di chi dovrebbe essere di esempio e guida, Lapo come Cicchitto, Mele come Dell’Utri.
Sul fronte della prevenzione e della cura lo Stato ha mostrato finora solo pesanti lacune e la legge voluta da Berlusconi ha addirittura infranto la distinzione tra droghe pesanti e leggere inducendo nei giovani la convinzione di una loro sostanziale identita’.
L apolitica, in luogo di informare e prevenire, ha solo creato maggiore ignoranza e confusione.
I SERT, d’altra parte, presentano spesso situazioni di totale abbandono: strutture fatiscenti, scarsi fondi disponibili, impossibilita’ di creare percorsi validi nelle carceri, scarsa attenzione alla situazione sociale e psicologica del paziente, a volte disinformazione e impreparazione degli addetti sanitari, mancanza di informazione e prevenzione nelle scuole.
Di fronte a una scarsa attenzione del Governo che destina troppi miliardi a politiche di morte (vedi i 35 miliardi spesi in armi) e pochi fondi alla salute, assistiamo a un aumento incontrollato della vendita di droga, a un rafforzamento delle cosche, a una commistione crescente tra gruppi criminali e politica, e, se una politica si deve valutare dai risultati, risulta chiaro che la politica falsamente proibizionista della Cdl ha costituito, invece, un incentivo e un aiuto molto gradito alle cosche criminali.
La mafia tende ormai a un mercato sempre piu’ ampio, tanto che ha ridotto i prezzi di certe sostanze come la cocaina, che viene immessa sul mercato anche a 10 euro a dose (contro gli 80-90 precedenti), per allargarsi a un pubblico piu’ vasto e rendere schiavi anche i ragazzi piu’ giovani, mentre l’eroina (molto piu’ pericolosa e costosa) ha un picco di vendite nella fascia di eta’ tra i 40 e i 50 anni e solo in certe fasce facoltose.
Le droghe si sono poi moltiplicate per genere, e si va dalla pasticca di estasi o crack che permette qualche estasi da discoteca alle pillole eccitanti per godersi meglio uno stupro.
Inutile dire quanti delitti dipendono da comportamenti in stato di eccitazione o da operazioni rivolte a trovare il denaro necessario per la dipendenza. Oggi si parla delle morti sulle strade, ma gran parte di queste sono dovute ai comportamenti folli di autisti in stato alterato di coscienza.
Si e’ aggravata anche la situazione delle poliassunzione, mix contemporanei di droga, alcool o sostanza da doping..
Le sostanze eccitanti sono molte ma demonizzare solo la droga uniformando tutte le droghe e’ alquanto falsificante, dal momento che lo sballo e’ ricercato con molti mezzi, dall’alcool alla colla. Sono i media stessi che hanno indotto la ricerca della sensazione forte, raggiunta in molti modi. E’ la stessa presentazione di eccessi che i media fanno ossessivamente a spingere perfino i bambini a cercare felicita’ impossibili.
Nel contrasto tra la possibilita’ di realizzare se stessi e il paradiso artificiale raggiungibile rapidamente, vince il secondo.
Cosi’ giovani e giovanissimi stanno aumentando l’uso di alcolici da sballo. In Spagna ci sono raduni di massa, con migliaia di ragazzi sballano scientificamente con l’uso dell’alcol e si ha un forte aumento di coma etilici fra i minorenni, ragazzi di dodici o tredici anni.
Parlare di allarme della salute pubblica, anche nel caso di droghe leggere, e con una classe politica che fa sfacciatamente e impunemente uso di sostanze pesanti sembra troppo spesso o una gigantesca ipocrisia o un’operazione interessata.
Una cosa che lascia perplessi e’ anche il modo con cui le forze dell’ordine vengono usate. Spesso si ha l’impressione che i Governi le sguinzaglino sul piccolo spacciatore o, come voleva la legge di Berlusconi, sul consumatore (il ragazzo che fuma lo spinello), lasciando indisturbate le grandi catene di narcotraffico.
Prima dell’indulto, la legge Fini-Giovanardi aveva messo in carcere 30.000 consumatori o piccoli spacciatori ma non aveva catturato nessun grande boss e tutto cio’ e’ sospetto. La cattura di Provenzano avviene, con un tempismo che a noi resta oscuro, il giorno dopo la sconfitta di Berlusconi.
Il fatto che grandi boss come Riina o Provenzano siano rimasti in liberta’ indisturbati, senza che si muovessero dalle loro dimore e senza che si nascondessero piu’ di tanto, lascia allibiti. Il fatto che anche oggi i boss che hanno preso il loro posto restino intoccabili ci fa mal pensare.
Nel tempo, i fondi per le forze dell’ordine sono stati progressivamente svuotati, gli interventi in Iraq a Afghanistan hanno distratto troppe unita’ dalla vigilanza sul territorio, si sono destinate a guerre incomprensibili troppe risorse, mentre la criminalita’ interna si e’ allargata quasi indisturbata e ora accogliera’ anche una parte di ritorno della mafia americana, si sono fatte leggi da cui la criminalita’ traeva solo vantaggi, si e’ finito con eliminare il carcere de facto, si e’ permesso che la mafia entrasse direttamente in politica o dominassero prestanome, e partiti e Chiesa hanno deviato l’attenzione pubblica dai problemi piu’ gravi del paese (e il narcotraffico lo e’, insieme alla finanza corrotta) sventolando campagne eclatanti ma di scarsa incidenza sociale, come il referendum sulla fecondazione assistita o le unioni tra gay.

Prendiamo i dati dell’Aduc, unione a difesa dei consumatori.
http://http://www.aduc.it/dyn/parlamento/arti.php?id=185252

Si parla sempre di hashish ma uno degli agenti piu’ pericolosi per la salute e’ il tabacco che fa ogni anno in Italia 80.000 morti e 4 milioni nel mondo, le patologie causate dal tabacco costano alle casse dello Stato piu’ di 1,2 miliardi di euro in spese sanitarie, eppure il tabacco ha goduto fino a qualche tempo fa addirittura di un Monopolio statale.
Il traffico di sigarette frutta miliardi di euro alle organizzazioni criminali, che ormai gestiscono il 25% del mercato italiano di sigarette e in cui entrano in grandissima parte la Mafia, la ‘Ndrangheta e la Sacra corona unita. Secondo stime attendibili, il mercato illegale di sigarette frutta alle organizzazioni criminali 700 milioni di euro l’anno.
Segue l’alcool, responsabile ogni anno di 1,8 milioni di decessi nel mondo, 40.000 in Italia. Secondo un rapporto della Commissione europea, l’alcool procura morti premature e disabilita’ nel 12% della popolazione maschile e nel 2% di quella femminile. L’alcool da’ origine a 60 malattie e procura pesanti morti sulla strada, 17.000 l’anno solo in Europa. I costi di trattamento sanitario sono stimati in 17 miliardi di euro solo in Ue, insieme a 5 miliardi di euro spesi per il trattamento e la prevenzione.
L’impatto e’ enorme sotto il profilo delle morti sulla strada, della violenza, del crimine e della emarginazione, oltre dei danni alle famiglie.
Secondo il rapporto della Commissione, 7 milioni sono stati coinvolti in risse da ubriachi; i costi economici degli atti criminali attribuibili all’alcol sono stati stimati in 33 miliardi di euro nell’UE nel 2003. L’alcol porta al 16% degli abusi in famiglia e all’incuria nei confronti dei minori; i 4.7 milioni e i 9.1 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi di alcolismo. Si stima che ogni anno 23 milioni di persone siano alcoldipendenti con sofferenze familiari quantificate in 68 miliardi di euro.
Le vittime del tabacco e dell’alcool sono molte di piu’ di quelle della droga.
Ed e’ un dato di fatto che la cannabis, cosi’ demonizzata dal Governo Berlusconi, e’ di per se’ innocua, non ha mai provocato un singolo decesso documentabile, ne’ la scienza e’ mai riuscita a provare che essa provochi danni alla salute, mentre i danni provocati dal tabacco e dall’alcol sono riconosciuti all’unanimita’ dal mondo medico-scientifico.
Per coerenza dovremmo o legalizzare la cannabis, o vietare come sostanze pericolose alcool e tabacco.
Ma, se proprio dovessimo carcerare coloro che fanno uso di droga o la regalano ai loro amici, allora dovremmo fare una depurazione rigorosa dal Parlamento degli onorevoli che fanno uso di droghe pesanti e non presentarli come soggetti impuniti di gossip che fanno tendenza.
E non ci possono venire a dire che Berlusconi teneva in casa sua come ospite gradito un boss del narcotraffico come Mangano, e che il traffico di droga veniva facilitato dal suo braccio destro Dell’Utri!
Il politico che mostra incoerenza tra la sua propaganda e il modo con cui gestisce la sua vita, la sua casa e i suoi amici, dovrebbe essere cacciato immediatamente, non fosse altro per menzogna alla Nazione!
Il 24,2% degli italiani fuma tabacco, il 75% consuma alcool, il 20% degli italiani ammette di aver usato spinelli. Un terzo degli studenti universitari ne fa uso regolare.
Allargare il proibizionismo anche al tabacco o all’alcool sarebbe solo un regalo alla mafia, ma avere leggi idiote come la Giovanardi-Fini ha solo aggravato il problema.
La soluzione non parte dal consumo ma dal contesto che deve avviare verso pratiche di vita sana e non presentare esempi malati.
Si combatta dunque tutta la criminalita’ alta connessa con traffici illegali di droga, alcool e tabacco e si faccia opera di informazione, prevenzione e soprattutto “esempio” verso i cittadini.
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Comunita’ per tossici e politica

Le comunita’ per i tossici sono in genere private e vedono un enorme giro di denaro, oltre a cio’ sono bacini di utenza dove i voti dei recuperandi e delle loro famiglie viene indirizzato a partiti specifici. Questo avveniva anche con la comunita’ di Muccioli (che sollecitava voti per il partito socialista e poi per Forza Italia… si ricordino gli interventi della Moratti), e avviene con le comunita’ di don Gelmini.
Ma quando la politica si mescola alle associazioni private le cose non vanno mai molto bene e prima o poi qualcosa di storto a galla arriva.
Possiamo ricordare che le comunita’ di Don Gallo non hanno mai accettato un solo soldo dai partiti e che Emergency di Gino Strada ha sempre respinto denaro governativo.
Ci si chiede perche’ gli uomini della politica non debbano risolvere i problemi sociali mediante leggi e perche’, invece, debbano esibirsi nello sponsorizzare ambigue operazioni private. Forse la pubblicita’ sarebbe minore?
Il problema che sorge oggi per le denunce a don Gelmini e’ di tipo particolare ma non e’ la prima volta che la storia delle comunita’ private di recupero si mescola alla politica elettorale.
Parlammo di don Pierino Gelmini nel Masada n° 343, mettendolo a confronto con don Gallo, quando il centrodestra infilo’ subdolamente nella Finanziaria per le Olimpiadi invernali di Torino una legge che penalizzava anche l’uso di spinelli, equiparando droga pesante e leggera, la legge Fini-Giovanardi, che tra l’altro non faceva distinzione tra consumatore e spacciatore, una legge fortemente contestata voluta fortemente proprio da Don Gelmini, che ora il Governo sta per annullare.
La legge Turco-Ferrero presenta diverse novita’: depenalizzazione del consumo, eliminazione del concetto quantitativo per distinguere tra uso personale e spaccio, reintroduzione della divisione delle sostanze per tabelle, e conseguente distinzione tra droghe pesanti e leggere, ampliamento delle pene alternative al carcere..
In occasione dell’introduzione della Fini-Giovanardi vedemmo i membri di AN fare comizi direttamente all’interno delle comunita’ di don Gelmini e il sacerdote ringraziare pubblicamente An come “portatrice dei veri valori cristiani” (!), il prete attaccava le “politiche permissive come politiche di macellai”. E piu’ volte Berlusconi ha ringraziato don Gelmini con pesanti regali in denaro per il suo appoggio politico.
Si dice che questo prete, ora ottantaduenne, abbia aperto 164 case in Italia e 67 all’estero sulla linea della tolleranza zero, anche se il numero degli assistiti non pare corrispondente, schierandosi apertamente a favore della legge Fini, varata dal governo Berlusconi.
Il 20 ottobre del 2000 papa Giovanni Paolo II accolse in piazza San Pietro 30 mila rappresentanti della Comunita’.
Per i suoi 80 anni, il 20 gennaio 2005, nella sede storica della comunita’ Berlusconi regalo’ a don Gelmini cinque milioni di euro. Perche’ a lui e non ad altri?
Oggi il sacerdote torna alle cronache per essere accusato di abusi sessuali da cinque ragazzi tossici. Si pensa a fini di ricatto ma sono state sporte denunce, l’autorita’ e’ dovuta intervenire, si e’ aperto un fascicolo e varie cose strane sono venute a galla, mentre la questione si intorbidava di risvolti politici, il centrodestra si schierava compatto a difesa del prete e il solito Mastella operava indebitamente le solite gambe tese contro la Magistratura.
Purtroppo don Gelmini e’ uno che non usa le parole con senso dell’opportunita’ ed ha peggiorato le cose con una autodifesa che e’ uscita spesso dai binari. Prima ha offeso la comunita’ ebraica, considerandosi attaccato da una “ compagine pluto-ebraico-massonica” (era dai tempi di Mussolini che non si sentivano simili perifrasi. Si vede che certe frequentazioni appiccicano le terminologie). Poi, quando anche la Chiesa ha cominciato a insospettirsi e il Cardinale Bertone ha detto di volerci veder chiaro e che era meglio che don Gelmini si auto-sospendesse, questo prete ha attaccato lo stesso segretario del Papa, invitando lui a dimettersi e facendo capire che la Chiesa non ha alcuna autorita’ di indagine sulla sua organizzazione, in quanto essa non e’ religiosa ma laica. Come minimo noi vediamo in questo atteggiamento ribelle e provocatorio della eversione nei confronti della Chiesa, ma vedremo come la prendera’ Bertone.
Ora puo’ darsi benissimo che don Gelmini sia innocente delle accuse di molestie sessuali rivoltegli da alcuni giovani che egli aveva cacciato dalla comunita’, ma tutti i suoi atteggiamenti lasciano perplessi e ancor piu’ lascia perplessi che tutta la Casa delle Liberta’ ne prenda le difese in modo cosi’ pregiudiziale, per fare del suo caso penale un caso politico.
Perche’ tanta difesa di don Gemini e dunque della “tolleranza zero”?
E’ chiaro che, dietro tutto questo, c’e’ l’attacco al governo di centrosinistra e alla nuova legge sulla droga Turco-Ferrero, ma leggiamo anche rapporti poco chiaro con chi la droga la smercia e da una legge repressiva trae molto piu’ vantaggio economico che da una legge permissiva, perche’ certi divieti aumentano solo la trasgressione, come appunto avvenne col proibizionismo degli alcolici in America negli anni ’20.
Tutti sanno che il mercato della droga e’ l’attivita’ fondamentale delle organizzazioni criminali. Molti non sanno che la polizia svizzera indago’ proprio sul riciclaggio del narcotraffico da parte di Berlusconi, come fonte della sua immensa fortuna.

Questo e’ un video che apparve a opera della Lega quando Bossi si separo’ da Berlusconi, per giustificare la sua uscita dal Governo e in cui i sospetti sulla provenienza illecita dell’enorme fortuna berlusconiana sembrano molto piu’ che sospetti.

http://http://video.google.it/videoplay?docid=2348009799741438657&q=berlusconi

Il Governo attuale ha cominciato a smantellare molte leggi di Berlusconi che di fatto favoriscono il crimine, anche se su altri versanti abbiamo visto troppe cessioni con indulti, prescrizioni e leggi ad personam, ma qualcuno ora ritiene che e’ proprio grazie al proibizionismo che si crea il mercato nero, e quindi un’opportunita’ di guadagno altissima per le mafie.
Le organizzazioni criminali guadagnano miliardi di euro grazie al commercio illegale di droghe e dal proibizionismo ricevono solo piu’ alti guadagni. Sono gli avvii a lavori utili e a filosofie di vita e di lavoro sane che li irritano, per questo attaccano chi realmente aiuta i ragazzi emarginati o disoccupati o malati a reintegrarsi, a imparare un lavoro, a rendersi utili al mondo.
Un Governo proibizionista realizza due scopi apparentemente in contrasto: in primo luogo si presenta come difensore dei giovani e delle famiglie mentre devia sulla demonizzazione dei tossici gran parte della rabbia sociale, ma nei fatti per i tossici fa molto meno di quanto si creda perche’ sostituisce la repressione carceraria alla prevenzione e alla cura, e in contrapposto consegna un mercato ancora maggiore ai narcotrafficanti.
Cio’ concorda col fatto che il leader della Cdl sia sospettato di essersi fatto strada proprio riciclando denaro del narcotraffico, abbia fatto leggi a favore della criminalita’ organizzata (dal ritorno di capitali neri, al divieto di rogatorie internazionali, alla sospensione delle leggi sui cantieri dove i soldi neri sono reinvestiti, all’indulto, prescrizioni, riforma del risparmio ecc.…).
Notiamo come la Cdl sia piena di politici che con la mafia hanno un eccellente accordo (si pensi solo all’Udc, a Cesa e ai suoi ottimi rapporti con Cuffaro), poi Cicchetto, Dell’Utri ecc.
Fino a oggi, si e’ scelto di combattere le organizzazioni criminali solo con le forze dell’ordine e col carcere, e non sottraendogli in maniera intelligente le fonti di guadagno. Una legge di Berlusconi tentava addirittura di restituire alle famiglie dei boss i beni confiscati.

E’ un questo intreccio tra criminalita’ organizzata e politica che troviamo don Gelmini.
La legge che egli preparo’ e che fu votata dalla Cdl era rivolta, appunto, ad aumentare le carcerazioni dei tossici e a porre il proibizionismo carcerario come unico sistema di intervento statale, fermi restando gli enormi patrimoni che filtrano nelle grandi reti private di comunita’ come la sua o quella di Muccioli.
La legge voluta da don Gelmini fu considerata un insulto alla scienza, alla giurisprudenza e alla pedagogia, da tutti gli esperti del settore. Era una legge che ignorava per di piu’ il referendum del ’93 che aboliva le pene detentive per i consumatori di droga.
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Don Gelmini

La figura di don Gelmini non e’ limpidissima. Prete battagliero e drastico, ha sempre condotto battaglie estreme, di totale intolleranza, appoggiando con tutto il peso della sua autorita’ Fini e Berlusconi.
Francesco Grignetti su La Stampa ne ricostrui’ le vicende non proprio felici, visto che e’ finito due volte in carcere con accuse di truffa, emissione di assegni a vuoto e bancarotta fraudolenta, e non proprio sobrie, vista la Giaguar che tiene in garage. Non sappiamo nemmeno se la sua strada sia proprio quella della Chiesa, dato che e’ stato anche sospeso a divinis e poi reintegrato. Le accuse parlavano di un’ambigua ditta di export-import con l’America latina e una storia poco chiara di una cooperativa edilizia che doveva costruire palazzine all’Eur che falli’ mentre ne aveva la cassa con relativo mandato di cattura.
I fatti piu’ critici accadono al tempo in cui si parla molto del fratello di Piero Gelmini, quel padre Eligio, detto ‘Dom Perignon’, confessore dei calciatori del Milan e amico di Rivera, gran frequentatore di feste vip, come dice Dagospia “con uno spiccato gusto per le belle donne, cui pizzicava il didietro in pubblico senza pudori, il lusso sfrenato, le fuoriserie (sfrecciava al volante di Mercedes, Jaguar, Bmw), i vestiti eccentrici. “Non era raro, per esempio, vederlo arrivare di notte a una festa, in mutande rosse e stivaletti” (Dagospia).
Anche padre Eligio fu coinvolto in affari poco puliti e fece 33 giorni di carcere per truffa e tentata estorsione.
Da sei mesi la procura indaga don Gelmini per le accuse sessuali di 5 ragazzi.
Si potrebbe pensare a un banale ricatto ma l’indagine penale non e’ stata archiviata per insufficienza di prove e questo insospettisce. Si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri, e purtroppo si trovano concordanze.
Anche don Mazzi aveva saputo di presunte molestie sessuali da un giovane che gliene aveva scritto.
Don Gelmini non e‘ un’anima santa, come la Cdl lo presenta. E’ stato condannato a 4 anni di carcere e sembra che i rapporti con gli altri carcerati fossero dubbi, tanto che la direzione lo isolo’ per “evitare promiscuita’” (cosa vuol dire “evitare promiscuita’”? Perche’ era prete? O perche’ era pedofilo? Si sa che il carcere non sono molto teneri con i pedofili). Comunque uno e’ sempre innocente finche’ non e’ provata la sua colpevolezza e puo’ darsi che su questo versante specifico non ci siano che volgari tentativi di ricatto, del resto fin troppo facili su un prete.
Ma le reazioni di Don Gelmini sono eccessivamente vivaci, si dice attaccato da una presunta lobby ebraica e radical-chic, facendo reagire male la comunita’ ebraica, poi si corregge, attaccando la lobby massonica radical chic. L’attacco ai massoni lascia piuttosto stupiti visto che quelli che egli elogia e considera buoni cristiani (Berlusconi in testa) ne fanno parte. Ma qui ognuno finge di conoscere solo quel che gli aggrada, e la Chiesa non fa eccezione.
Intanto la corte berlusconiana lo difende, primo fra tutti Giovanardi che ha legato il suo nome a quello di Fini nella tanto discussa legge anti-droga, il caro amico Meluzzi, e financo il ministro Mastella, fino a prova contraria eccentrico ministro di un governo di centrosinistra, che legge nelle accuse un gioco anticlericale (!).
Insomma chiunque sospetti un prete, sia esso buono o cattivo, per qualcuno fa sempre uno sporco gioco anti-clericale, il che ci insegna che a scegliere un Ministro, specie della Giustizia, si farebbe meglio a fare il gioco dei cittadini che non quello delle bieche spartizioni partitiche.
Ovviamente, per don Gelmini come per molti della destra, anche le accuse che in America hanno portato al fallimento tante parrocchie per la pedofilia del clero sono una montatura e la Chiesa, secondo lui, ha fatto male a pagare gli indennizzi. Forse dimentica che i patteggiamenti e i pagamenti sono stati accompagnati dalle dichiarazioni di colpevolezza degli accusati che hanno pagato per evitare il carcere e che la punta di iceberg che e’ stata penalizzata nel sommerso conta la bellezza di 45000 preti auto-dichiaratisi pedofili.
Tra quelli che si sono precipitati a dargli solidarieta’: Berlusconi, Cossiga, la Binetti, e anche il generale Speciale, il che ci lasci attoniti!
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Il martire Gelmini
Paolo de Gregorio

Gli amici politici di Don Gelmini, tutti della destra, protestano l’innocenza del loro sodale, citando le incredibili imprese di questo “Nembo Kid” del recupero dei tossici, infangato dalle false accuse di ingrati delinquenti. Chiaramente nessuno sa come stanno le cose, ma se la magistratura si e’ mossa, e non lo fa mai a vanvera, oltre la canonica “presunzione di innocenza”, vi e’ anche una ragionevole presunzione di colpevolezza.
In un paese civile si attenderebbe pazientemente lo svolgersi del dibattimento, e invece, nel perfetto stile della scuola Berlusconiana, si parla gia’ di complotti, si schiera la corazzata professor Franco Coppi (avvocato di Berlusconi e Andreotti), specializzato nel difendere gli “intoccabili” della CASTA, si inondano i media di proprieta’ della stessa Casta delle innumerevoli opere di amore e carita’ dell’inquisito, gia’ trasformato in martire e santo. Vediamo di smitizzare il personaggio.

-In trenta anni di attivita’ della “Comunita’ Incontro”, da lui fondata, il “nostro” asserisce che gli ospiti sono stati 300.000 e fin qui potremmo anche crederci, anche se la cifra pare gonfiata, ma il Don diventa subito piu’ vago quando si tratta di quantificare gli effettivi recuperi, che sostiene essere di molte migliaia. Il bello e’ che questa quantificazione non ha alcun fondamento perche’, per poter stabilire una cifra certa, si sarebbe dovuto fare una analisi tossicologica della radice del capello, dopo almeno un anno dalla fine del programma, e cosi’ poter essere certi della non ricaduta. Pero’ la Comunita’ Incontro non ha mai fatto una operazione del genere.

-i giornali (di destra e di sinistra) magnificano il “miracolo” del numero delle Comunita’ Incontro in Italia e nel mondo, 164 solo in Italia. Non c’e’ un solo giornalista che si sia premurato di fare una domandina semplice semplice: ma quanti ragazzi ospitano queste 164 strutture? La risposta e’ meno di 300 persone. E se si confronta la cifra con quelle millantate prima abbiamo un quadro meno esaltante.

-l’8 febbraio 2006 (in piena campagna elettorale) Don Gelmini concedeva al Corriere della Sera una intervista che recitava cosi’: “Quando scese in politica all’inizio del 1994 Silvio Berlusconi arrivo’ qui con i capi del centrodestra e io feci sottoscrivere a tutti un documento per sostenere che ogni tipo di droga andava vietata, qui su questo tavolo. Oggi l’obbiettivo e’ raggiunto. Il pericolo che la nuova legge sia cancellata non c’e’: ad aprile vince Berlusconi Ma io guardo avanti. Il futuro e’ del partito unico dei moderati. Bisogna farlo subito dopo le elezioni, e il solo che puo’ riuscirci e’ Berlusconi. L’ex ministro della Sanita’, De Lorenzo, lavora qui, e’ uno dei molti perseguitati dai giudici. Quando nel 2000 Silvio stava per accordarsi con i radicali ho minacciato di non farlo votare piu’ dai miei. In questi 40 anni sono passati dalle nostre Comunita’ 300.000 ragazzi, sono 3 milioni le persone cui posso arrivare. Berlusconi lo sa e mi da’ retta.” (dichiarazioni ricevute da Aldo Cazzullo) Abbiamo cosi’ assistito ad un palese “voto di scambio” in cui vi e’ una dazione di denaro (10 miliardi di vecchie lire versati da Berlusconi a Don Gelmini) che contraccambia con un appoggio politico e militante per la campagna elettorale di Forza Italia.

-il titanico impegno sul fronte antidroga e la promulgazione della legge Giovanardi, non solo non produce alcun risultato (sarebbe gia’ un successo), ma i dati ufficiali forniti al Parlamento dal ministro Ferrero (del governo Prodi) nell’agosto 2006 recitano cosi’:

.dal 2001 al 2005 gli italiani che hanno fatto uso di cannabis sono pressoche’ raddoppiati (da 2 milioni a 3,8 milioni)

.i consumatori di cocaina da 350.000 a 700.000

.triplicato l’uso di allucinogeni e stimolanti

. diminuito il consumo di eroina
.560.000 persone nel 2005 hanno fatto uso combinato di alcool, tabacco, psicofarmaci.

Praticamente un fallimento epocale di tutti gli interventi sul problema “droghe”, dove le leggi, sia quelle permissive che quelle repressive, non funzionano, mentre il fenomeno si puo’ combattere solo con la “PREVENZIONE”.
Se tu vivi in una societa’ dove fin da piccolo ti riempiono di pillole per ogni piccolo disagio, e quando questo disagio e’ psicologico ti danno facilmente psicofarmaci (anche a partire da 5 anni) e’ impossibile nella vita non ricorrere a sostanze che ti aiutino a lavorare di piu’, a non essere mai stanco, a stimolanti per lo sport e per il sesso, a coctayls di farmaci e di droghe. Questi modelli sono diffusi nella totalita’ del mondo dei giovani dai messaggi e dalla pratica dei loro santuari che sono le discoteche, i concerti, gli stadi. Parlare di recupero quando si tratta di milioni di persone e le tracce di droga si apprezzano addirittura nell’aria, e nell’acqua dei fiumi, e’ ridicolo e impossibile.
Caro Don Gelmini, non mi interessa un gran che delle tue squallide avventurette sessuali, per cui qualche tossico ti vuole ricattare, e credo che il ricatto sia peggiore della molestia, che comunque puo’ essere avvenuta. Il triste e’ che dopo 30 o 40 anni non capisci nulla di droga, hai utilizzato la Comunita’ come potentato personale, dittatoriale, e hai strumentalizzato questa attivita’ sociale buttandola in politica e praticando il voto di scambio. L’appoggio della destra e dei media fara’ di te un martire e gli avvocati della CASTA avranno buon gioco in una procura di provincia. Ma non ce la racconti giusta!
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A integrazione del mio articolo, segnalo le preziose informazioni di Francesco Grignetti su La Stampa del 5 agosto che rivelano come il nostro personaggio non sia proprio uno stinco di santo, con i suoi 4 anni di galera (tutti scontati) per truffa e bancarotta fraudolenta (vedi su google: la vera storia di don pierino quattro anni passati in carcere). Il comico e’ che la destra e l’indagato Gelmini parlano di “gogna mediatica” proprio quando nessun giornale oltre La Stampa informa sui precedenti penali del Don, mentre tutte le tesi innocentiste e i politici che mettono le mani sul fuoco del complotto contro il sant’uomo, sono in grande rilievo. Per quasi tutta la stampa il processo e’ gia’ fatto e la sentenza e’ di assoluzione. Visto che la legge in Italia prevede l’obbligo di essere incensurati per fare l’usciere di un ministero o il bidello di una scuola, sarebbe utile estendere tali norme a parlamentari e preti, visto che tutti siamo fatti di carne, e tra i preti ultimamente girano piu’ pedofili e maniaci sessuali che santi.

Paolo De Gregorio
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Marco Travaglio
Presunzione di complotto

Sull’indagine che coinvolge don Piero Gelmini per presunti abusi sessuali ai danni di alcuni ospiti della Comunita’ Incontro non c’e’ niente da dire, visto che nulla se ne sa (a parte che c’e’ un’inchiesta da oltre un anno, che la Procura di Terni ha ricevuto varie denunce, che per legge era obbligata a verificarle, che ha gia’ chiesto e ottenuto una proroga ritenendo – i PM e il GIP – che le accuse non siano campate per aria, e che nel mese di maggio il sacerdote e’ gia’ stato interrogato nel piu’ assoluto riserbo). Non una riga di verbale, un avviso di garanzia, un’intercettazione, un brandello di atto giudiziario che lasci intuire gli indizi in mano all’accusa e’ uscito dalla Procura ed e’ finito sui giornali.
Ma i nostri politici, le cui lingue non vanno mai in ferie, han trovato ugualmente il modo di diffondere fiumi di parole senza letteralmente sapere di che parlano.
La stampa segnala le scombiccherate esternazioni di Berlusconi (solidale con chiunque, purche’ indagato), Casini, Mantovano, Gasparri, Villetti e financo del generale Speciale, ultimo arruolato nella compagnia di giro: tutti ignari dell’oggetto del contendere, dunque innocentisti a prescindere. Tra i piu’ lesti, il solito ministro Mastella che, distogliendo per un istante l’attenzione dai rituali certami ceppalonici, ha voluto assicurare al popolo italiano che lui e’ “vigile” per “evitare cose fuorvianti e strumentalizzazioni di carattere anticlericale”. Ora, com’e’ noto, nel nostro ordinamento il Guardasigilli non ha alcun potere di vigilanza sulle indagini. Puo’ al massimo esercitare l’azione disciplinare, ma solo dopo che un magistrato ha fatto qualcosa di disciplinarmente rilevante: non prima (l’azione preventiva, alla Bush, non e’ stata ancora introdotta). E indagare su un prete o interrogarlo non costituisce infrazione disciplinare. Non ancora, almeno. Dunque nulla giustifica l’intervento del ministro. Che, per il sol fatto di aver parlato, ha gia’ “stabilito una disparita’ di trattamento fra cittadini”, come giustamente osserva Borrelli.
Se un PM indaga su un quivis de populo, nessun politico o ministro si occupa della cosa (com’e’ giusto che sia). Chi invece conosce uno o piu’ politici, meglio se disseminati in entrambi i poli, se viene indagato ha almeno un quarto grado di giudizio assicurato: tutti i suoi amici potenti si precipitano a esternare in sua difesa e contro i PM che l’hanno indagato, giornali e tv rilanciano gli alti lai, cosi’ i magistrati si sentono sotto scopa e, se vogliono vivere in pace, devono trattarlo in modo diverso dal quivis de populo. Cioe’ archiviare al piu’ presto con tante scuse. Se no il pianto greco per il povero perseguitato e l’assalto all’arma bianca contro le toghe aguzzine si ripeteranno tali e quali in tutte le infinite fasi del processo: eventuale arresto, avviso di chiusura indagini, richiesta di rinvio a giudizio, rinvio a giudizio, primo grado, appello, Cassazione.
Si dira’: se il magistrato applica la legge, non ha nulla da temere. E’ vero il contrario: in Italia e’ chi applica che deve preoccuparsi. L’altroieri era tutto un tuonare con le solite parole d’ordine. “Fuga di notizie” (inesistente: l’indagine era nota persino al prete indagato fin damaggio, e da allora gli inquirenti non si son fatti sfuggire una sillaba). “Garantismo” (di chi vuole la castrazione chimica dei pedofili anonimi e difende Mimun che manda in onda gli interrogatori dei bambini di Rignano, o Taormina che chiede l’arresto delle maestre perche’ non le difende lui). “Gogna mediatica”.
Strana gogna, visto che il reverendo viene difeso a reti unificate e a edicole quasi unificate. In realta’ l’unica gogna e’ quella toccata ai PM, di cui peraltro s’ignorano i nomi, le facce e le voci; e ai presunti molestati, subito dipinti da Gelmini & fans come ricattatori vendicativi bugiardi delinquenti (come se l’ipotetico movente della vendetta potesse inficiare l’eventuale attendibilita’ delle accuse).
Mentre il giornale della Cei Avvenire raccomanda “rispetto per tutti: per chi indaga, per chi denuncia e per chi e’ indagato”, il sant’uomo sparacchia dall’Aspromonte sui “giudici mascalzoni”, sugli ebrei (complotto “ebraico-radical chic”, anzi “massonico” in onore dell’amico Silvio) e sugli accusatori: “Uno e’ parente di un boss, un altro l’ho cacciato perche’ aveva rubato una bottiglia di liquore”. Severita’ davvero encomiabile, se non provenisse da un prete che in passato, quando girava in Jaguar, si fece 4 anni di galera per truffa, assegni a vuoto e bancarotta.
E che vanta, nel suo ampio collegio difensivo, l’ex ministro De Lorenzo, pronto a giurare sulla sua innocenza. Il che, detto da un condannato a 7 anni per associazione a delinquere, e’ quasi un’aggravante.
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