Nuovo Masada

luglio 1, 2006

MASADA n° 329. 1-7-2006. SINTROPIA ED ENTROPIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:11 pm

(Spirali megalitiche)

La spinta all’eccesso- Legge karmica- Entropia e sintropia-Perché la Chiesa ci comanda col sesso
Viviana Vivarelli

Sembra che abbiamo inscritto nel tessuto neurologico una forte “tendenza all’eccesso“. Questo principio di esagerazione si collega al senso del sacro, del bello e del divino. È quello che realizza, nelle più antiche sculture, le veneri callipige tutte seni e glutei, che sono le prime rappresentazioni della dea madre o della fertilità femminile.
Gli egizi rimuovono questo principio e lo sostituiscono con la rappresentazione stilizzata e ripetuta del corpo umano. Ma il risultato genera monotonia e iterazione.

Anche i greci antichi cominciano facendo qualcosa di simile e producono inizialmente statuette stilizzate ma li attrae anche la rappresentazione realistica, per cui, a un certo punto, sotto l’influsso di mercenari che dall’Asia portano canoni nuovi, alzano le loro statuette a misura d’uomo, e arrivano a un punto di perfezione “della norma” nell’Efebo di Kritios, che è perfetto e realistico al punto che quasi si sente la carne liscia ma rimane statico, insomma senza vita, dormiente.

Ma nel tempo di una generazione i greci capiscono che riprodurre anche nel modo più realistico un corpo perfetto non basta, genera noia, sono di nuovo accesi dal principio di esagerazione. La mente anela a qualcosa che non può stare nei canoni del bello umano, ma deve superarli perciò la bellezza divina non può consistere nella mera riproduzione di un corpo umano, per bello che sia, un dio deve avere fattezze umane (perché i Greci credono che i loro dei prendano forma umana e girino attorno a loro) ma deve essere insieme qualcosa che nessun uomo bello può eguagliare.
Arriviamo così ai bronzi di Riace, che sono copie di statue forse di Policleto.

La rivoluzione, rispetto alle stilizzazioni umane egizie o alle prime statue greche anch’esse stilizzate, è incredibile. Policleto crea una leggera torsione nella figura, così che le statue sono per metà immote, per metà all’inizio di un movimento. Simmetricamente un braccio è teso, uno rilassato, una gamba è piegata, l’altra rilassata, il petto è in riposo, la schiena è serrata. Ci sono 4 linee orizzontali e una verticale che creano 8 spazi di vuoto entro cui la figura si pone, creando un mirabile equilibrio che è insieme statico e dinamico, e questo sollecita enormemente il nostro interesse, la figura vive, crea, pensa, decide, è dinamica, contiene contraddizioni, si scioglie dal suo sonno di bronzo per entrare nel mondo del divenire, ma, cosa ancora più notevole, seguendo di nuovo il principio di esagerazione, l’artista foggia gambe più lunghe del normale, affusolate, che appagano il nostro senso di armonia e di slancio, allarga i pettorali come nessun uomo potrebbe avere mai, crea un senso magnifico di bellezza divina, sovrumana. Ed ecco che questi non sono più uomini, ma dei.

Policleto spinge e serra i muscoli delle spalle, approfondisce il solco tra esse e lo prolunga tra le natiche sinuosamente, abolendo il coccige e dunque oltre ogni realismo fisiologico, ma l’insieme alla fine ci appaga a livelli molto più profondi. Nell’opera, d’arte l’artista travalica ogni limite umano e ci sbalza a un livello transumano. Il risultato è che non abbiamo l’impressione di uomini ma di divinità. Ed è quel principio di esagerazione a darci questo risultato, non il realismo delle figure che
difetta clamorosamente.

Ecco che Gide diceva: “L’opera d’arte è l’esagerazione di un’idea“.
L’arte, dunque, non ripete il reale ma lo trascende.

Passando alla comunicazione tout court, potremmo anche dire che anche le cose del mondo, senza esagerazione, non esistono. Per cui non solo l’arte ma la politica e lo spettacolo e la comunicazione, che a volte sono la stessa cosa, se non appagano il principio di esagerazione dell’uomo, lo fanno
cadere nella noia e non esistono.
..
Legge karmica

La legge karmica non è che il corrispettivo, nel mondo spirituale, di ciò che l’energia è nel mondo materiale. Tanto da conservare il principio per cui nulla si crea e nulla si distrugge e quello per cui a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria o anche la possibilità di generare una reazione a cascata o a spirale, che cioè si amplifica o si eleva.
La limitatezza è pensare che il karma sia solo negativo, come espiare di un fatto disarmonico o pagare il fio sotto altre spoglie.
In realtà dovremmo pensare a questa legge di natura soprattutto in senso positivo, come possibilità amplificante ogni pensiero buono o atto buono oltre la nostra stessa persona o vita, il nostro stesso ambito o tempo, così da aumentare il senso di responsabilità personale e la valutazione di ogni atto o pensiero che scaturisce da noi, oltre noi stessi.
Vivere nell’universale è, appunto, la consapevolezza che ogni cosa di cui siamo fonte ha un valore che ci trascende, sia che il mondo la conosca o no.
Il che è un po’ difficile da capire, sia che ci percepiamo come individui separati, che se ci sentiamo partecipi di un tutto.
Fare costantemente analisi e critica è costruttivo purché preliminare alla costruzione di un meglio che scaturisca da noi. Diventa capzioso se non modifica il nostro intrinseco comportamento e si limita a parteggiare per questo o per quello senza scopi superiori.
L’analisi o la critica vanno bene se mirano a una verità, per un mondo migliore dentro e fuori di noi. Se diventano distruttività o cieca partigianeria, tutte le nostre analisi o critiche non serviranno a niente.
Studiare il mondo deve servire a migliorare il mondo. Ma il primo e unico campo di lavoro siamo infine noi stessi.

Entropia e sintropia

La malattia è un pensiero sbagliato. Il dolore è un pensiero sbagliato. La negatività è un’onda sbagliata.
Il male è una perdita di contatto con la nostra centralità totale, una varianza d’onda che tradisce il progetto primario.
Per tornare a noi dobbiamo evitare lo squilibrio ed alimentare tutte le nostre parti. Non dobbiamo essere più una cosa o meno un’altra e non dobbiamo essere più qui e meno lì. In ogni luogo dove metteremo una mancanza e in ogni luogo dove produrremo un eccesso, la conseguenza sarà un allontanamento dal nostro equilibrio possibile. Lo schema d’energia organica che noi siamo può essere migliorato ma può anche essere stravolto. Noi subiamo ma anche agiamo. Questa è la responsabilità della vita.
Mettere in fase il nostro sistema d’onda significa diventare una potente fonte di energia allineata con l’universo, un elemento armonico col tutto, che aumenta la creazione (exo-tropia o sintropia), che aumenta l’amore.
Mettere fuori fase il nostro sistema d’onda significa creare una forte perturbazione di energia che sottrae luce all’universo (entropia), che diminuisce la creazione e aumenta il non amore. Sta dunque a noi usare bene l’energia di cui siamo il frutto, o attraverso la via attiva del pensiero buono e dell’azione buona, o attraverso la via rigenerativa che permette al nostro schema di ricostituirsi naturalmente.
Sapere che facciamo parte anche di una sintropia ci dovrebbe dare fiducia e coraggio.

La fisica moderna ha due grandi leggi dell’universo: l’entropia e la sintropia.
La prima risale al 1824 (Carnot), la seconda al meraviglioso Prigogine; un vecchio fisico francese e uno straordinario premio Nobel russo che viene 150 anni dopo.
Entrambi partono dallo studio della termodinamica per postulare una grande concezione dell’universo.
Carnot parte osservando che un motore termico perde calore, e allarga questa osservazione affermando (seconda legge della termodinamica) che ogni sistema chiuso tende nel tempo a un maggiore disordine. Estende quindi questo assunto a tutto il creato.
Non gli importa che per le creature viventi questo non sia propriamente vero, e anche ai fisici successivi sembra sfuggire che la vita organica abbia altre modalità. Omologare l’uomo alla macchina non è mai stato un buon servizio per l’umanità. Tanti positivisti hanno repulsione per l’uomo che pensa o per l’uomo spirituale, forse perché lo spirito è libertà e alcuni non hanno la
percezione di questo modo di essere.
Ma lo splendido fisico russo Ilya Prigogine era un idealista e ha rivoluzionato non solo la termodinamica ma la visione intera del mondo, dicendo:
Non è vero che andiamo verso il caos anzi, al contrario “la vita si evolve dal caos“.
I sistemi (viventi e non) sono “aperti”, cioè scambiano continuamente energia e informazioni con l’ambiente …come vortici nella corrente di un fiume, fluttuanti e instabili, vortici energetici, che sono raggiunti continuamente da informazioni, ne danno e ne prendono, trasformandosi per il meglio, ma (e questo è il bello) “quando il sistema diventa troppo instabile si modifica di colpo, ristrutturandosi A UN ORDINE SUPERIORE !
E anche noi, che siamo vortici di energia modificati continuamente dalle informazioni, arriviamo a punti della nostra vita in cui lo squilibrio è tale da spingerci a un salto evolutivo.
Quando la fisica e la filosofia si incontrano producono cose bellissime.

Partendo da Prigogine si può dire che: quando il sistema vivente arriva a questo punto critico, si raccoglie in sé come un sol tutto (molecola con molecola, informazione con informazione), sprigionando forze di autorganizzazione superiore, come se ogni sua parte, ogni sua più piccola parte, fosse informata dello stato complessivo del sistema stesso e intercomunicasse fattivamente.
Dunque l’evoluzione del sistema passa per mutamenti successivi, causati da continue informazioni, fino a un punto critico di non ritorno, dopo cui il sistema può perire o può saltare a un ordine superiore più complesso.
Il caos non è dunque più il fine dell’universo, ma uno stato “progenitore dell’ordine“.
Dal Caos la vita, perché l’informazione/coscienza ha tendenza a creare strutture sempre più coerenti, belle ed armoniche.
Ordine e disordine creano il mondo.
Le culture antiche lo hanno sempre saputo. In Egitto Horus e Seth rappresentano appunto Ordine e Disordine, come il Kaos e Logos greci, o il Brahma e Shiva indù. Come dice Bergson: “Tutto avviene come se un’ampia corrente di coscienza esistesse nella materia“.

Noi siamo qui per analizzare la crisi del nostro universo conosciuto, valori, concezioni, comportamenti, società.. ma sapere che dal caos delle nostre critiche può nascere un mondo migliore è qualcosa di affascinante che dà alle nostre analisi senso, vigore e scopo.

T.S.Eliot

Sorse alle quattro il vento
Il vento sorse e ruppe le campane
Fra la vita e la morte oscillanti
Qui nel regno di sogno della morte
L’eco che giunge di confusa lotta
È un sogno o è qualcos’altro
Quando la superficie dell’oscuro fiume
È un volto che trasuda lacrime?
Oltre l’oscuro fiume scorsi i fuochi
Del campo vacillare a lance avverse
Qui della morte oltre diverso fiume
I cavalieri Tartari scuotono le lance
“.

Perché la Chiesa ci domina attraverso la sessualità

Le religioni possiedono le menti degli uomini con le credenze dogmatiche, ma tengono in pugno i loro corpi con i divieti comportamentali.
La fame del corpo conosce due principali espressioni: il cibo e il sesso.
Dunque la religione che si porrà come potere materiale, governerà il corpo umano imponendo con assolutezza divieti alimentari e sessuali e statuendo gerarchie separative dei sessi, con ruoli dei generi rigidamente intesi e discriminanti.
Nei secoli sono decaduti i divieti alimentari e si sono rinforzati quelli sessuali.
Il sesso è, oggi, il principale strumento di potere della Chiesa romana sugli uomini e gli Stati.
Una religione naturale non imporrebbe dogmi, ma lascerebbe libera l’evoluzione della conoscenza verso il mistero. E riconoscerebbe le vie naturali della sessualità, riconoscerebbe la forza naturale del piacere, senza imporvi comandi artificiali e innaturali dedotti da esigenze di potere.
I secoli mostrano che la Chiesa di Roma ha comandato prevalentemente con la demonizzazione di gruppi umani separati e con la demonizzazione di fattori o comportamenti legati alla sessualità. In ambedue queste battaglie di incredibile ferocia, la Chiesa di Roma ha riversato una quantità di odio
non paragonabile alla quantità di energia impiegata per unire le creature tra loro o per muovere positivamente il mondo.
In nessuna parte del Vangelo questa aggressività permanente trova la sua giustificazione e motivare l’attacco all’omosessualità o alla misoginia o al diverso religioso o per genere con parti dell’Antico Testamento è oltremodo irragionevole, viste le regole di condotta che questo contiene in totale disaccordo con l’evoluzione sociale, come il sacrificio umano, l’elogio alla guerra, il concubinato ecc. La Chiesa di Roma, però è molto lenta nella sua evoluzione, e quell’assolutismo che l’attuale Papa pretende come divino la rende ostica ai più e lontana dal comune sentimento etico. In particolare non ci pare che debba essere più tempo di crociate basate sulla sessualità o sulla generazione, e la scomunica che un vescovo ha fatto della ricerca sulle staminali, come le
modalità di intervento al referendum italiano sulla fecondazione assistita o l’avversione “patologica” di Ratzinger all’omosessualità o il persistente divieto al sacerdozio femminile ci lasciano perplessi e contrariati.
La demonizzazione dei gay, o omofobia, si sta precisando nel tessuto giuridico europeo come un vero e proprio reato, con pesanti sanzioni, alla pari del reato di xenofobia, razzismo o misoginia, che sono tutti reati contro la persona e i suoi diritti, in nome di una parità di fronte alla legge e di un riconoscimento di uguaglianza che non deve subire discriminazioni per sesso, etnia, religione, opinione ecc.
Ma la Chiesa non riconosce questa parità e si involve tornando a toni da apartheid, che prima o poi dovranno richiedere una sanzione penale anche in Italia.
Al contrario, questo Papa come quello che l’ha preceduto sono stati oltremodo tolleranti col reato di pedofilia, molto diffuso tra i sacerdoti che hanno a che fare con bambini, e anche ciò offende in grave misura il senso comune della morale. Sento le alte gerarchie ecclesiastiche lamentarsi della fuga dei giovani che sembrano non avere interesse per la Chiesa. Perché non si chiedono loro cosa hanno fatto per i giovani e di quali interessi li hanno resi oggetto?
Alla fine la Chiesa appare portatrice di una morale distorta e pregiudiziale che non attiene alla natura o al sentire comune ma appare come una arbitraria applicazione di potere fine a se stesso.
In verità, se la nostra religione parte dai Vangeli più che dall’Antico Testamento, arcaico codice di una obsoleta società tribale patriarcale, non troviamo nei Vangeli nulla che giustifichi la gerarchia dei generi, la supremazia del maschio sulla femmina, nulla che consenta la discriminazione delle donne o dei gay, mentre il reato di mercimonio di cose pubbliche e quello di scandalo ai bambini suscita nel Cristo l’ira più violenta.
Ma il potere tiene e consolida quello che lo consolida, scegliendo faziosamente.
Quando si entra nel regno della presa della materia sulla materia, la religione perde ogni caratteristica di amore, come perde ogni pretesa di sacralità o di carisma, ed essa decade a livello di qualunque sistema materiale e dittatoriale che imponga usurpazioni.
La fiera rivendicazione dell’assolutezza della Chiesa contro ogni relativismo laico, con Ratzinger, non è che una pretesa di supremazia terrena, alla pari e peggio di qualunque ideologia totalitaria.
La Chiesa indica in ciò la sua materializzazione, e il divieto sessuale diventa strumentale a questa materialità, tanto più rigido quanto più esso è arbitrario e innaturale.
Del resto la modalità di vita degli stessi sacerdoti è un chiaro esempio di innaturalità.
Come il soldato che si snatura per commettere atti innaturali, così l’innaturalità dei voti sacerdotali porta a gestire gli altri con valutazioni fuori misura, fuori dal corso normale degli eventi sociali e dall’ethos come storicamente si evolve.
Si è parlato di eclissi di Dio, ma potremmo dire che l’unica eclissi di Dio, a questo punto, è il potere della Chiesa.
Solo che in ciò non è Dio a eclissarsi ma il valore intrinseco della Chiesa stessa.
.
T.S.Eliot

Mentre la Vera Chiesa resterà qui in basso
Avvolta nei miasmi dell’Antica Nebbia

E poi che queste ali più non sono ali
Atte a volare ma soltanto piume
Che battono nell’aria
L’aria che ora è limitata e secca
Più limitata e secca della volontà
Insegnaci ad aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti

.
Manuela Bellandi

“I cambiamenti significativi in una società non avvengono mai rapidamente.
Il solo fatto di prendere coscienza che il sistema pecuniario occidentale fondato sulle caste è un fallimento per l’umanità, può essere il germe del cambiamento.
Un cambiamento che deve nascere dal singolo e propagarsi lentamente ma profondamente come un antidoto al veleno che ci circonda.”
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Da Sauro

Se è vero che può dirsi cieco solo chi non ha mai veduto
o ha perso la memoria delle cose viste,
è anche vero che siamo tutti ciechi
e quello che vediamo è nulla a paragone
di quello che non si vede.

..
Lettere di Pia

“La sartoria-università in cui ho lavorato dagli 11 ai 24 anni andava dalle stelle alle stalle (riguardo la conoscenza), e questo non in senso denigrativo, ma nell’intento di comunicare che c’era di tutto e di più, una conoscenza umana molto ampia, dal sublime all’abietto.
Aspetti dell’umano che successivamente non ho più trovato: ironica maliziosità – osceno leggero e divertente – battutacce e doppi sensi tanto divertenti che più non si può.
Gli autori principali di queste cose erano un cugino del sarto, giornalista al “Carlino” e uno studente perditempo che suonava la chitarra e così facevamo cori di ogni genere….dal coro della Butterfly ai cori degli ubriachi più più più!”

T.S.Eliot

Esce di mano a Dio, l’anima semplicetta”
E volge a un mondo piatto di mutevoli luci e di rumore
Alla luce e alla tenebra, alla secchezza o all’umido, al gelo o al calore;
Si muove fra le zampe di tavoli e sedie,
Alzandosi o cadendo, afferrandosi a baci e balocchi,
Avanza ardita, all’improvviso allarma, si rifugia
Nell’angolo di un braccio o di un ginocchio, pronta a farsi
Rassicurare, prendendo diletto
Del fragrante brillio dell’albero di Natale,
E diletto del vento, della luce del sole e del mare;
Studia sul pavimento il gioco della luce
E cervi in fuga attorno a un vassoio d’argento;
Confonde il fantastico e il vero,
Lieta di carte da gioco e re e regine,
Di ciò che fanno le fate e i servi dicono.
Il pesante fardello dell’anima che cresce

Rende perplessi e offende sempre più, di giorno in giorno;
Di settimana in settimana offende e sempre più
Rende perplessi con gli imperativi dell’essere e apparire
E del si può e non si può, del desiderio come del ritegno,
Il dolore del vivere e la droga dei sogni
Piegano l’anima piccola che siede
Accanto alla finestra dietro l’Encyclopedia Britannica.
Esce di mano al tempo l’anima semplicetta
Irresoluta ed egoista, deforme, zoppicante,
Incapace di spingersi in avanti come di retrocedere,
Timorosa della calda realtà, del bene offerto,
Negando il sangue come un importuno,
Ombra delle sue stesse ombre, spettro della sua tenebra,
Lasciando carte in disordine in una stanza polverosa;
Vivendo per la prima volta nel silenzio che segue al viatico.

Prega per Guiterriez, avido di successo e di potere,
Per Boudin saltato in pezzi,
Per chi ha fatto una grande fortuna,
E per chi seguì la sua strada,
Prega per Floret, sbranato dai segugi fra gli alberi di tasso,
Prega per noi ora e nell’ora della nostra nascita.”

..
T.S.Eliot

“..the end of all our exploring
Will be to arrive where we started
and know the place for the first time”
..
.. e alla fine del nostro vagare
Arrivammo da dove eravamo partiti
E ci sembrò di vedere quel luogo per la prima volta!

..
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