Nuovo Masada

dicembre 17, 2005

MASADA n° 202, 29-11-2005. Le poesie della fatica

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 11:12 pm

Operaio morto sul lavoro nella costruzione della centrale nucleare di Caorso
Libero Albanesi

operaio saldatore
uno di noi, uno dei tanti
ucciso
un giorno, uno dei nostri di lavoro.
Bruciato
in un tubo accanto al reattore
prodotto della scienza e del progresso
fondati sopra il furto del lavoro.
Mancavano le scale per portarlo via
(il progresso non ci arriva)
E si e’ fatta una scala di compagni
una barella di braccia
per uno di noi, uno dei tanti
ucciso
(che va a morire in ospedale).

Giovanni Cossu
Emigrazione dalle montagne

I falo’ si accendono
uno ad uno nel buio
tacciono tutte le voci
il crepito delle braci e’ un canto.
L’ultimo per molti che quest’anno lasceranno dietro le porte
le vanghe lisce come guance
e se ne andranno da questi monti
dove si rivolta la terra dei morti
a lavorare in fabbrica o nei cantieri.
Lasceranno i paesi ad aspettare che si ritorni
con la testa piena di cose difficili da raccontare
e il cuore come una mela passa riposta per l’inverno
ma non cosi’ dolce, amara.
Ritornare crepati dentro
come arnesi malamente usati.

.

Massimo Esposito
Serale muore

El serale muore
Ore scure dimezzate

El serale muore
Nei traguardi del programma Dentro e fuori
sul lavoro ci si sporca

Vatti a casa
La sera e la mattina
Presto alzati e’ tardi
Stretto tubo digerente
Nell’angoscia delle cose
Il canale deferente
Rinviato
Strappato – compresso –
Alla domenica.

Soltanto una domenica, (sognata molto)
Una giornata ingannata
Con il silenzio misero di riempire Di traboccare
Fino a non saper finire
Elettro elettro elettro

Muore muore el Serale muore
Contro il muro secco dell’ITI
Tra le mani, mani el voto
Scritto svelto
Con tutta la terra ch’e’ fuori che guarda
La gente schiacciata
L’assemblea
I provvedimenti i decreti
Chi e’ stanco nel banco e chi dorme. Giuseppe Benedetti fresatore
Non e’ felice:

Va al lavoro alle otto ed anche prima
In un’officina piccola di periferia
E tutto il giorno si fa mani nere
E catarro e faccia e occhi
Con la polvere fine di ferro
Metallo lucido (laminati)
Tutto il giorno per otto ore tutti giorni
Cena
Terzo elettro alle sei e mezzo in classe
Alle undici di sera
Finisce e torna automaticamente
Rigidamente per la strada verso casa
Alla mattina va presto fuori al lavoro Giuseppe Benedetti non e’
felice:
tutti giorni tutti giorni

Aldo Lombardi

Cosi’ governano l’Italia
Per anni hanno regnato
e regnano tuttora.
Anche se un regno senza corona, inventando parole e frasi belle
con il perbenismo, illuso un popolo
non hanno avuto vere d’oro,
non hanno mandato gente in guerra.

Pero’, chi ha conosciuto
andando in guerra poi
ridato la liberta’ al popolo
oggi in piazza combatte ancora.
I regnanti con promesse
dividono la miseria dei poveri
lasciando ancora tutto ai ricchi.
Prima ti dominavano
picchiandoti in piazza;
oggi non picchiano piu’
perche’ cosi regnano bene
non per un Popolo
ma per se’.

..
Gabriele Maloberti

Io e lui
Tanti mestieri
abbiamo fatto assieme
forse cento e uno.
io di volta in volta
tutti e cento
il mio padrone sempre uno.


Bruna Dilani

Tante le battaglie
Tutte le battaglie
sono un fucile
tanti fucili
una divisa
tante divise
un’idea sventolata
un nemico sconosciuto,
non capito.

Se una battaglia
sapesse tutti i volti
tutte le anime
tutte le storie
non farebbe male.

L’uomo non deve,
come gli eserciti-illustrazione
sul libro di storia,
passare di schiena sconosciuto.

..
Contestazione

C’era tanta gente
sulla piazza
a quell’ora:
polizia, studenti
e massaie con la spesa.
C’era tanta gente
a chiedersi il perche’
il perche’ dei cartelli
delle urla
della folla.
E tanta altra gente,
nel resto del mondo
a chiedersi perche’
lavorando
morendo
lottando
cercando disperatamente

e piangendo
pregando
imprecando
ignorando. Perche’?
Perche’ e’ la stessa ora
a tutti gli orologi:
l’ora di aprire
un discorso
sull’uomo.


Bruno Avanzino

Ieri e oggi
Nella vostra lotta la nostra guida
vi ho letto nei libri vi ho visto morire
ieri come oggi come sempre
la liberta’ vuole i suoi morti
vi ho visto sfalsati denigrati chiamati
delinquenti assassini
il sangue versato al regime non serve
voi eravate sui monti nelle piazze a lottare
loro al vaticano o in crociera
vi chiamavano provocatori
ci chiamano provocatori
perche’ portiamo avanti il vostro ideale
ma la giustizia popolare ci dara’ ragione
perche’ nel vostro sangue ho visto la liberta’
nei vostri corpi martoriati dalla frusta
dalle pallottole ho visto
la nostra liberta’ socialista.

….

Carlo v
La raccolta delle ciliegie

Oggi a Spilamberto,
paese del Consorzio
delle preziose e tipiche ciliegie,
e’ morto un albanese.
E’ caduto accidentalmente da un albero,
guardacaso di ciliegio,
e battendo la schiena e’ morto,
povero e sfortunato
Si era di certo arrampicato
per mangiare un po’ di frutti,
cosi’ dicono i giornali,
ma purtroppo e’ scivolato.
Aveva 30 anni,
bisogno e tanta fiducia,

qua era solo.
Ne’ la moglie, ne’ i figli, ne’ i vecchi genitori
chiederanno ragioni,
reclameranno un perche’ diverso.
E’ morto e basta, e’ stata una disgrazia.

Forse il Comune, se sara’ generoso,
paghera’ le spese per il rientro ed il funerale
mentre i Carabinieri del paese hanno gia’ chiuso il verbale:
incidente casuale, disoccupato, lavoratore occasionale.
Clandestino, senza diritti, assicurazione e assistenza sociale.
E’ il tempo della raccolta e non si puo’ tergiversare,
le cime sono alte, le scale lunghe anche 10 metri
ed e’ proprio lassu’ che le ciliegie sono piu’ mature,
piu’ nere e piu’ gustose da mangiare
ed e’ proprio da lassu’ che e’ caduto l’albanese,
il ladro di ciliegie.

…..
Orsola Mazzola

Monumenti ed eroi.
Mio zio e’ morto da eroe.
Si chiamava Bruno Laroni
e viveva a Malcontenta.
Aveva una moglie e due figli.
Indossava una tuta blu,
ed era la divisa da operaio
In tasca aveva una tessera
del partito comunista,
ed anche un santino:
lui era un tipo cosi’.

Lavorava in uno degli stabilimenti
di Porto Marghera.
Aveva costruito una casa in paese
con le sue mani da operaio.
Io avevo cinque anni,

e mi piaceva molto aiutarlo.
Mi ha insegnato come si devono
sistemare i mattoni, uno sull’altro
per costruire un bel muro.
Mi ha insegnato ad usare
il martello, i chiodi, la sega e la pialla.
Mi ha insegnato che le ore del mattino
sono le migliori per lavorare.
Mi ha insegnato che il legno, la terra
e l’acqua hanno un buon odore.
Una mattina e’ partito per andare
al suo lavoro, ma alla sera
non e’ tornato a casa.
Quel giorno una macchina molto grande
stava per esplodere nello stabilimento.
Potevano morire in tanti
Ha scelto di morire solo lui.
Di lui sono rimasti
solo pochi brandelli di carne.
E due orfani, e una vedova,
il dolore disperato di sua madre,
e tante lacrime.
Mio zio e’ morto da eroe.
Aveva una tuta blu,
era un operaio.
E’ morto per difendere i suoi compagni.
C’e’ un monumento dedicato a lui
nel cuore di molte persone.


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