Nuovo Masada

luglio 17, 2009

MASADA n° 955. 17-7-2009. Un requiem per il PaD (Pd o Partito anti-Democratico)

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Vignetta rubata a Mauro Biani maurobiani.splinder.com/archive/2007-04

Lo scandalo del giorno: Grillo si candida a segretario nel Pd – Il Pd rifiuta Grillo ma fa parlamentare un corrotto – E abbiamo la moltiplicazione delle tessere a Napoli e Cagliari – La questione morale e’ implacabile: i camorristi si’, Grillo no – Mastella protesta per la diaria europarlamentare – Un orgasmo al giorno toglie il medico di torno – Burocrazia e sanita’ – Un soldato italiano e’ morto – Non e’ vero che tutto va male- Come diventare Matteo Salvini in 10 mosse

La giustizia e’ la mia vera patria”. (Viviana)
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Grillo si candida segretario Pd

Beppe Grillo
Buongiorno, siamo su tutti i giornali con delle facce terribili! Poi la gente che mi incontra per la strada mi dice “ma allora sei normale!”
Dunque il Pd e’ completamente alla frutta. Non si sa piu’ cosa sia. Fassino dice che il Pd non e’ un taxi. Bersani dice che il Pd non e’ un autobus e la Melandri dice che il Partito Democratico non e’ un tram. L’unica cosa certa che sappiamo del Partito Democratico e’ che non e’ un veicolo a motore.
Sono veramente alla frutta. Sono andato per iscrivermi ad Arzachena. Sono andato con due garanti – perche’ ci vogliono due garanti che testimonino che tu sei tu – e’ venuto “Dughedaivezizzegazu” e il macellaio “Guzuguzu Paracheguzu”. Mi hanno detto che potevo fare la domanda, “ma la tessera non te la possiamo dare”. Ci siamo seduti in un bar. Ho compilato la mia domanda e ho pagato 16 euro. Ne bastavano 15, ma uno gliel’ho dato di stecca. Adesso sono riuniti in un consiglio provinciale e dicono che la mia domanda non e’ valida, perche’ non sono residente ad Arzachena. Allora, domani andro’ a Nervi, dove sono residente, e cerchero’ di prendere la tessera li’ dove sono residente. Allora spero che la Vincenzi, che e’ la sindaco, non mi tolga la residenza da Genova, senno’ per iscrivermi a ‘sto cazzo di partito devo diventare un apolide!

Il Pd non e’ un partito politico, e’ un Partito Burocratico. Non hanno un programma. Io ho visto quelli che si stanno candidando. Come si fa a votare Franceschini. Chi e’ Franceschini? Un programma? Non ce l’hanno. L’unico che ha un programma di questi candidati alla segreteria, sono io, che sono un comico. E’ fantastico.
Noi abbiamo il nostro programma che conoscete benissimo. Il programma delle Cinque Stelle e della Carta di Firenze. Ne parliamo da anni. Parliamo di energie rinnovabili, di raccolta differenziata spinta porta-a-porta, di mobilita’, di accesso alla rete libero e gratuito, parliamo di mobilita’ fatta in un altro modo, parliamo di case passive, di dematerializzazione, di “riufiuti zero”. Sono cose per la quali abbiamo dato battaglia con le liste Civiche. Ne sono stati eletti una quarantina. Non ne e’ stata data notizia, ma una quarantina di persone sono entrate in una trentina di citta’, anche importanti, come Bologna, Modena, Reggio. Noi abbiamo iniziato la nostra rivoluzione straordinaria dal basso, con cittadini non iscritti a partiti. Di questo hanno paura. Hanno paura che questa gente che e’ li’ come Fassino, da venticinque anni, e la moglie, da trent’anni – cosa avra’ mai fatto la signora Serafini per trent’anni mantenuta con gli stipendi pubblici – D’Alema, Violante … non li voterebbero neanche i loro parenti. E lo sanno. Sanno che se apriranno i loro loft dove si riuniscono a parlare del nulla sono rovinati. Ecco perche’ vogliono chiudersi e vivere dentro una cartellina per potersi archiviare serenamente per altri vent’anni. Questo non ve lo permetteremo piu’.
Io voglio parlare ai giovani del Pd, che vogliono cambiare. Per esempio Debora Serracchiani, la mia unica interlocutrice. Si e’ permessa di condividere alcune nostre idee sul suo blog ed e’ stata subito tacitata. Ma e’ l’unica mia interlocutrice perche’ e’ l’unica che e’ stata eletta, a differenza di questi qui, di queste mummie che dovrebbero andare a provare una esperienza straordinaria: andare fuori e cercare di lavorare e sopravvivere come milioni di italiani.
Io vi do appuntamento al 25 ottobre. Ci saro’. Sotto forma fisica o di ologramma. Magari al congresso del Pd io appariro’ in tridimensione mentre parla Bersani. O saro’ in rete, in videoconferenza.
Le votazioni. Le votazioni sono gia’ stato eletto, praticamente. Se guardate i sondaggi dei loro giornali, dell’Espresso … le primarie ci sono gia’. Stanno avvenendo in questo momento. Io vi dico che ho gia’ vinto. Non io, avete vinto voi, coi quali collaboriamo sulla rete, i Meetup, le Liste Civiche, tutti quelli che mi scrivono o che scrivono sul blog. Loro non molleranno mai, noi non molleremo neanche.
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Il Pd rifiuta Grillo

La commissione nazionale di Garanzia del Pd ha confermato all’unanimita’, in una riunione che si e’ appena conclusa, che “non e’ possibile la registrazione di Beppe Grillo nell’anagrafe del Pd, poiche’ egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. La delibera, si legge in una nota dell’ufficio stampa dei Democratici, verra’ resa nota sul sito nei prossimi giorni.
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Il Pd rifiuta Grillo ma fa parlamentare un corrotto (La chiamano ‘questione morale’)

Il Pd rifiuta Grillo e intanto manda in Parlamento un indagato di “associazione a delinquere e di corruzione”. Paolo De Castro, eletto al Parlamento europeo, lascia la sua poltrona di Palazzo Madama. Il suo nome compare infatti nella lista dei nuovi parlamentari della UE. Al suo posto verra’ inserito quell’Alberto Tedesco il cui nominativo e’ gia’ stato inserito nella nuova formazione di Palazzo Madama. Nulla in contrario se non fosse che il buon Alberto, assessore dimissionario alle Politiche della Salute della Regione Puglia, lo scorso 6 febbraio, e’ stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Bari. Nei confronti di Tedesco e di altri 15 indagati il sostituto procuratore, Desire’e Digeronimo, ipotizza il reato di associazione per delinquere e di corruzione. Le indagini della procura, tutt’ora in corso, sono relative alla fornitura di servizi e prodotti in ambito sanitario. Fra gli indagati anche Lea Cosentino, direttore generale della piu’ grande Asl pugliese, anch’essa dimissionaria.
L’ex assessore ha chiesto ed ottenuto dal Pd un salvagente per non affogare totalmente nello sterco. Il Pdlo ha accontentato, proponendogli, in quanto primo dei non eletti alle politiche del 2008, di sostituire De Castro, silurato in Europa, alla carica di senatore della Repubblica, ottenendo cosi’ lo scudo dell’immunita’ parlamentare.
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Il Pd rifiuta la tessera di Grillo ma c’e’ il miracolo della moltiplicazione delle tessere a Napoli e Cagliari
(prosegue la questione morale)

MX
Niente tessera a Grillo ma a Napoli ne “piovono” 6000.
Pd, UNA QUESTIONE MORALE AL GIORNO.
Gli episodi di corruzione, lo scandalo del “dirigente-stupratore” e le iscrizioni in massa: la puzza democratica! E un comico incombe
Con Dario Franceschini segretario il Partito democratico sprofonda nella melma e ormai non passa giorno senza che si apra una nuova questione morale: dopo aver proibito l’esame di coscienza sulla raffica di arresti per corruzione nelle giunte della sx e messo il silenziatore allo scandalo del dirigente romano accusato di stupri seriali, i vertici del Pd si trovano a dover tamponare la clamorosa e stupefacente moltiplicazione delle tessere che si verifica nella sede napoletana in concomitanza delle “primarie”. I capoccioni del Pd si stanno facendo ridere dietro da tutta Italia: appena negata a Beppe Grillo l’iscrizione al partito col pretesto dello zelo burocratico, e’ venuta fuori la notizia che a Napoli sono piovuti da chissa’ dove oltre 6mila nuovi tesserati in un solo pomeriggio.
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Anche i camorristi si iscrivono al Pd, Grillo viene rifiutato
(ora si esagera con la questione morale)
Luca

Repubblica: “Migliaia di tessere spuntano improvvisamente in Campania e altre regioni. In alcuni comuni le tessere del PD superano gli elettori del partito. A Torre Annunziata scoprirono camorristi tra i tesserati (tessere qui azzerate, poi scese da 3500 a 1500).
Invece che rifiutare Grillo, il PD farebbe bene a rifiutare le tessere dei camorristi, quelli si’
in grado di “scalare” il partito.
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Marco Travaglio definisce la candidatura “la notizia piu’ divertente del decennio”.

Antonio Di Pietro “La candidatura di Grillo a segretario del Pd e’ una gran bella notizia. Cosi’ anche noi dell’Italia dei Valori potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd”.
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La commissione di garanzia della Sardegna boccia la richiesta del comico.
Grillo annuncia: “Prendo la tessera” Ma il Pd dice no: “Non ha i requisiti” Obiezioni dei democratici: candidatura in ritardo, promozione di liste contro il Pd, tessera richiesta in comune in cui non e’ residente”.
Di Pietro, che, del comico genovese, condivide alcune battaglie. “Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario, eppure il suo e’ l’unico programma esposto, molto piu’ articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati. Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d’interessi, l’acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l’informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico: sono tutti punti che l’Idv sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide”.
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Beppe Grillo. Lettera a un italiano mai nato

Italiani!!! E non rispose nessuno. Tra poco, nel 2011, ci sara’ il centocinquantesimo anniversario della nascita dell’Italia. Il tempo e’ volato. L’italiano non e’ mai nato. In compenso la Nazionale di calcio ha conquistato quattro mondiali, due li ha persi in finale. Un risultato apprezzabile, ma non tale da giustificare le guerre di indipendenza (da chi?), l’occupazione del Mezzogiorno, decine di migliaia di patrioti meridionali sterminati come briganti, la Cassa del Regno delle due Sicilie depredata dai Savoia, la nascita di mafia, ‘ndrangheta, camorra, la fame nel Triveneto con milioni di emigranti, il colonialismo straccione, due guerre mondiali, il fascismo, la perdita di sovranita’ nazionale dall’occupazione americana nel 1945, l’ingerenza e la prevalenza del Vaticano sullo Stato, la P2, le stragi di Stato, le migliaia di assassinati nel dopoguerra, da Ambrosoli a Impastato, da Dalla Chiesa a Pasolini, da parte dei poteri occulti, i servizi segreti deviati, Sindona, Andreotti, Lima, Ciancimino, Riina, Craxi, Gelli, Provenzano, Dell’Utri, il territorio e le citta’ devastati, i servizi pubblici inesistenti, i partiti politici autoreferenziali e predoni delle risorse pubbliche, Berlusconi, la peggiore opposizione d’Europa, la distruzione del senso civico, la cancellazione dell’informazione, il debito pubblico tra i piu’ alti del mondo, un Parlamento che pullula di condannati, un tessuto industriale allo sfacelo, una immigrazione senza controllo e senza vera accoglienza, milioni di disoccupati, la burocrazia peggiore dell’Occidente. Il Re in fuga a Pescara, Craxi a Hammamet, Mussolini a piazzale Loreto, lo psiconano con il piede sul predellino dell’elicottero e l’altro nel lettone di palazzo Grazioli. L’italiano mafia, spaghetti, zoccole e mandolino.Italiani!! E non rispose nessuno. Rossi di vergogna, verdi di rabbia, bianchi di sgomento. Sentimenti tricolori. L’Italia e’ nata dal nulla e li’ e’ rimasta. Se 150 anni sembrano pochi per costruire una nazione, uno solo in piu’ potrebbe essere insopportabile. Il centralismo e le decisioni prese nell’interesse della nazione sono scatole vuote, utili per il Ponte di Messina, per la TAV o per le centrali nucleari, per le infiltrazioni mafiose negli appalti. Davvero vogliamo altri 150 anni cosi’? Italiani!!! E non rispose nessuno.
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Le pene sono uguali per tutti e commisurate al reato
Antonio

Scrive Il Messaggero che un ladro di biscotti si e’ beccato 3 anni e 6 mesi per aver intascato dei wafer perche’ aveva fame: 3 anni e 6 mesi per un pacchetto di wafer!!!
Gli hanno dato esattamente quanto hanno dato a ciascuno di quei poliziotti (Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri) che hanno massacrato e ucciso Federico Aldrovandi (un ragazzo di 18 anni). Poliziotti che, grazie all’indulto, non sono andati dentro e, anzi, continuano a rimanere in servizio.
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Al poliziotto Spaccarotella che ha ammazzato a sangue freddo il giovane Sandri vengono dati in primo appello 6 anni che non scontera’ grazie all’indulto. La prima dichiarazione e’ stata: “Spero di essere presto reintegrato in polizia”.
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Letture semiserie e semi-inventate
di Mariapia

Cara Vi’,
tra una lettura impegnata e l’altra ( raccomando, se non lo hai letto, il vecchio saggio “Armi acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni “), ho letto, per svago e di recente, l’antica trilogia di fantasy politica “Millennium”, poi la deliziosa favola- romanzo, pure antica, della Ida Magli che e’ “Vita e morte senza miracoli di Celestino VI”, un’invenzione fantastica, una fantasy religiosa dolce e commovente che mi e’ piaciuta moltissimo, e oggi, 14 luglio 2109, sto leggendo il romanzo storico-surreale in tre volumi che e’ “L’Italia degli anni tra il 1960 e il 2025″ dello scrittore di fanta-politica Tramiglio, i cui antenati erano seri giornalisti di quel tempo. Il libro ha un discreto successo poiche’ l’invenzione fittizia immagina cosa puo’ accadere nei paesi della Terra.
Ti dico poco degli eventi che accaddero, e questo per non toglierti la suspense che accompagna la lettura del libro, se lo leggerai. Una lontana, fantastica e drammatica vicenda.
Sono giunta ai capitoli che trattano degli anni della fine del paese uninazionale chiamato Italia, all’inizio della guerra civile, 2109 e poi alla nascita dei quattro staterelli in cui il territorio di quel paese venne diviso, naturalmente secondo gli aiuti militari ottenuti da altri paesi secondo le diverse alleanze politiche, militari ed economiche, in rapporto alle varie potenze politiche ed economiche presenti nelle regioni guerreggianti, alle diverse tradizioni e culture dei luoghi dove di verificarono gli eventi.
Infine quegli staterelli si riunirono, nel 2122, in una federazione di stati e finalmente quella terra rifiori’, si chiusero millenarie contese in quanto, come nella civile Svizzera, vennero riconosciute quelle autonomie e specificita’ culturali che non possono essere eliminate perche’ non gradite al potere economico e politico del tempo e, dice l’autore, niente male, sostituirono il vecchio inno nazionale con un nuovo inno.
Cosi’ come la Germania scelse, per il proprio inno nazionale la musica di Haydn, grande autore di musica austriaco, cosi’ la federazione Italia scelse una grande musica da Bach, togliendosi dalle orecchie una marcetta, si dice, ridicola.
Ritornando al saggio storico, in quegli anni di sconvolgimento accaddero cose turche, impensabili per un paese con tanta grande storia, arte, civilta’ alle spalle e capacita’ espresse nel passato.
La scienza ha successivamente compreso quello che accadde.
Un’antica organizzazione, costituita da politici di ogni tendenza (dal bianco al nero), e scienziati italiani, utilizzo’ una formazione cerebrale, detta meme, per infettare energeticamente il cervello degli italiani.
Per ottenere l’asservimento e l’inebetimento della popolazione venivano continuamente trasmessi messaggi subliminali utilizzando il suddetto meme
Un meme e’ una riconoscibile entita’ di informazione relativa alla cultura umana che e’ replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria – per esempio un libro, da mente a mente o supporto, carta stampata, internet, web, televisione, pubblicita’….
In termini piu’ specifici, un meme e’ “un’unita’ auto-propagantesi” di pensiero, per cui, come un’infezione, quanti utilizzavano i media italiani e, in particolare quelli di proprieta’ di un certo personaggio, sempre indicato nel libro con la lettera greca beta (β ) contraevano l’infezione energetica.
L’infezione venne designata come “Italianite dementia”
Non fu difficile il diffondersi della pestilenza, scrive l’autore, perche’ per lunghi secoli, dalla caduta dell’impero romano alla crescita delle palme sulle Dolomiti, avvenuta tra il 1960 e il 2000, quel paese cadde in una primitivita’ ed ignoranza grave che non aveva pari su tutta la Terra.
Non dico nulla si quanto sto leggendo, degli eventi che accaddero, eventi incredibili, e qui l’autore ha dispiegato tutta la sua fantasia immaginativa introducendo anche molte immagini che potrai trovare su vecchi supporti mediali.
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Lalla segnala:

L’eurodeputato del Pdl: “Questi non sanno quanto si prende a Montecitorio”
Mastella protesta per la diaria
MARCO MAROZZI

“Una miseria questi 290 euro” Mastella protesta per la diaria “Una diaria di 290 euro! ‘Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano”. Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove “durezze” a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. “Si prende meno che in Italia”. Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all’ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati.
Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Piu’ una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l’aumento e’ legato alla nuova normativa scattata all’Europarlamento. Da quest’anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull’inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri e’ una pacchia.
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Da Vita da streghe
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Un orgasmo al giorno toglie il medico di torno

Cose impensabili in Italia, dove fra noi e il Vaticano non c’e’ mezza Europa e la Manica, ma cancelli in ferro battuto)…
C’e’ una linea sottile che divide l’educazione sessuale dall’esortazione al sesso. Quella linea immaginaria sembra essere stata totalmente superata in Inghilterra, dove il National Health Service ha diffuso per le scuole un volantino informativo dal titolo “Piacere”, che al suo interno continene lo slogan “Un orgasmo al giorno toglie il medico di torno“.
La frase raccoglie il senso della nuova campagna del Sistema Sanitario inglese, che vuole comunicare ai giovani che fare sesso, o procurarsi del piacere sessuale, fa bene alla salute. “I rapporti sessuali attivano l’organismo ed agevolano la circolazione“, come fa l’attivita’ fisica piu’ in generale. Molto spesso la propaganda intimidatoria di stampo “anti-sessuale”, fatta per limitare le gravidanze giovanili ed impedire la diffusione di malattie veneree non ha sortito gli effetti desiderati, cosi’ l’Health Service ha cambiato strategia.

L’auspicio degli ideatori della campagna e’ quello di mostrare i pro e i contro dell’essere sessualmente attivi, spingendo i ragazzi ad una sessualita’ piu’ consapevole e responsabile. Tuttavia il messaggio non e’ stato ben accolto da molti tra genitori ed educatori che, oltre ad essere scandalizzati, temono che d’ora in poi i giovani (e non solo) si sentano autorizzati ad assumere uno stile di vita libertino”.
(Fonte: “Dire Giovani”)

(Dubitiamo che a tale campagna si associ Santa Madre Chiesa, ma speriamo che 4 orgasmi a notte tolgano un premier di torno)
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Burocrazia e sanita’
Viviana Vivarelli

Sono in ospedale da 18 giorni per assistere mio marito, gli ultimi 3 giorni di degenza sono stati un surplus, dovuto solo al fatto che ho avuto solo all’ultimo i documenti medici necessari per richiedere un aspiratore senza cui non va a casa, ma in 3 giorni la USSL questo aspiratore non me lo ha procurato e alla fine lo abbiamo preso a nolo pagandolo noi in attesa che la pratica burocratica arrivi a fine.
Io ho avuto la rottura di tutti e due i polsi e tutte e due le ginocchia, mio marito ha avuto 5 interventi chirurgici in 3 anni, tutti molto gravi, e’ stato in ospedali pubblici in camerate e in reparti a pagamento da solo, la trafila e’ sempre stata la stessa: nessuno sapeva quale sarebbe stato il decorso, cosa sarebbe servito, cosa occorreva per il post operatorio, se dovevamo procurare noi dei farmaci o del materiale, dei permessi o delle richieste, delle stampelle o delle carrozzine, come sarebbe stata la terapia o il trattamento successivo, cosa dovevamo o potevamo chiedere alla USSL, qual’era la trafila burocratica, quali documenti dovevamo produrre, presso quali uffici, uffici tutti lontani tra loro e tutti aperti parzialmente in giorni diversi, in orari sfalsati, spesso assurdi, tipo dall’una alle due, o dalle 6 alle 7, chi un’ora ogni 3 giorni, chi chissa’ quando, chi a orari ufficiali che risultavano totalmente diversi rispetto a quelli indicati, con brevissimi tempi per le informazioni telefoniche e numeri di telefono che suonano sempre deserti senza che nessuno si degni di rispondere, a volte con impiegati sprovvisti di risposte o con risposte sbagliate, o disinformati sulle ultime novita’ di regolamento, tutti a orari strani, in sedi sparse, addirittura fuori citta’, con leggi e regolamenti che cambiano spesso e in modo bizzarro ma sempre per aggrovigliare le cose, per rendere piu’ farraginose le procedure, per angosciare il malato o i suoi parenti, senza che nessuno mai si sia dato la briga di ottemperare a certe cose semplici che dovrebbero far parte dei diritti del malato, perche’ essere malato e’ gia’ una croce senza aggiungerci quella della disinformazione cronica e dell’abbandono a se stessi o di una amministrazione idiota e senza senso.
E’ stato fatto un Ministro per lo snellimento legislativo che non si sa in verita’ cosa abbia fatto in un anno, ma i regolamenti, le trafile amministrative, le leggine che riguardano la sanita’ sono rimaste un pateracchio vergognoso che peggiora col tempo, che non impedisce furti e rapine, ma che rende la vita del malato un inferno suppletivo, con i medici che ci mettono del loro e ignorano, come vivessero in un mondo a parte, che dare prescrizioni o avvertire per inabilita’ i predisporre il post-operatorio fa parte del loro lavoro e che non possono farlo l’ultimo giorno come se gli uffici preposti fossero funzionali, semplici ed efficienti.
In questo curioso Governo abbiamo Ministeri di fantasia come i Rapporti col Parlamento, l’Esecuzione del Programma, le Pari Opportunita’.. ma non abbiamo un Ministro della Sanita’, come ha qualunque paese civile e quelli che abbiamo avuto finora hanno brillato per indegnita’ come De Lorenzo o di ignoranza come la Bindi che rimise l’elettrochoch, ma se mai un giorno dovessimo avere un Governo degno di questo nome spero ci sia un Ministro che presiede alla Sanita’ e che non lo faccia solo per ricevere tangenti dalle case farmaceutiche o fare inciuci con le cliniche private ma semplifichi la vita ai malati e alle loro famiglie, accentri le pratiche e le riduca, crei sportelli vicini o multifunzionali con lo stesso orario, aperti tutti ugualmente mezza giornata, magari tutta la settimana, e vi si possa accedere facilmente dalle sedi ospedaliere e soprattutto spero che un giorno cio’ che si deve fare si possa saperlo direttamente in ospedale e per tempo utile e che avere una carrozzina o un aspiratore o una dichiarazione di invalidita’ o un’analisi o un trattamento nei tempi dovuti e non in quelli del mai rientrino tra i diritti fondamentali del malato e non costituiscano una malattia a parte. Ricordo anche che viviamo in un’era informatica e tutte queste inutili copie cartacee firmate e controfirmate in cui gli stessi dati sono ripetuti fino allo sfinimento dovrebbero appartenere al giurassico e dovrebbe essere l’ospedale che si fa carico dell’informazione diretta sui malati alla burocrazia. E una volta di piu’ mi chiedo: ma i pazienti che vengono da altre parti d’Italia come fanno? E chi non ha parenti servizievoli che si danno da fare? E chi e’ anziano, invalido e solo? E chi nemmeno le capisce queste lunghe trafile cartacee?
Dicono che un paese civile si valuta dalle sue prigioni, io vorrei aggiungere che si valuta anche dalla sua sanita’ e soprattutto dalla sua burocrazia.
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Ovviamente la burocrazia e’ equanime e non tortura un settore a caso ma imperversa su tutti come un tornado. Se mi sono occupata di sanita’ e’ solo per fattori contingenti, ma ovunque, pensioni, assistenza, badanti, visti per migranti, licenze, aperture di negozi, giustizia.. e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, il Belpaese e’ all’avanguardia per rotture di coglioni e vessazioni immotivate a cittadini a non. Difficile dire se sotto questo imperversare becero e cretino ci sia un qualche scopo compatibile con l’umano. Piu’ facile pensare a una cattiveria, cieca, brutale, ostinata, idiota e senza senso, una pura e insensata cattiveria.
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Kafka ha scritto un memorabile ‘Processo’ sulla idiozia della burocrazia che e’ uno dei ceppi con cui il potere incatena l’umanita’ affinche’ sia ben occupata in tormenti e non possa pensare a liberarsi. Voglio citarne qualcosa:
Quanto piu’ l’inondazione si allarga, tanto piu’ torbida e tanto meno profonda diventa l’acqua. La rivoluzione evapora e resta solo il limo di una nuova burocrazia. I ceppi dell’umanita’ tormentata sono fatti di carta bollata.”

Mariapia
Ciao Viviana,
mi domando perche’, tra mille protocolli semi idioti di cui le amministrazioni pubbliche e gli ospedali si sono dotati, non ne adottino di indispensabili che riguardino quanto deve fare il paziente all’uscita dall’ospedale, sia per quanto riguarda le richieste alla sanita’ pubblica, sia il comportamento da tenere nella vita per ogni tipo di intervento che lo stesso ha subito. Documento da dare non all’uscita, ma all’entrata in ospedale.
Dopo quattro mesi di ospedale con Jole per 16 ore al giorno, il mio istinto omicida era alle stelle. Una cosa sola e’ stata facile: ottenere la stampella permanente con appoggio antibrachiale: Ma questo non fu dovuto all’ospedale, ma a una amica di Jole che mi disse che dovevo farmi fare, mentre era in ospedale, la richiesta dall’ospedale stesso per avere la stampella quando sarebbe uscita.

Da tempo mi pongo qualche domanda e mi dico che gli italiani sono:
- incapaci di pensare, cioe’ de-menti;
- semplicemente fannulloni;
- umanamente insensibili;
- incapaci di dare e avere, cioe’ mancanti di quel tratto caratteriale che si chiama adultita’:
Avrei dell’altro, ma mi modero.
Ricordo il primo protocollo riguardante le mansioni degli impiegati e salariati comunali, contenute nel primo contratto unico nel 1972.
Nessuno sapeva chi doveva occuparsi del ciclostile per tirare le delibere della Giunta e del Consiglio e ogni altro foglio da replicare.
Mi tolsi da ogni imbarazzo, poiche’ nella sezione del P.C.I., dove non si guardavano i “livelli”, ognuno dei giovani lo sapeva usare.
Cosi’, in Comune, oltre a scrivere le delibere, imparai a batterle a macchina e a ciclostilarle: grande conquista, l’autonomia
Da quel tempo in poi le riduzioni di mansioni sono aumentate a dismisura, e frammenta frammenta, nessuno e’ piu’ responsabile di nulla.
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Che vuol dire unita’ nazionale
Enrico Peyretti scrive

Il presidente Napolitano insiste nel chiedere correttezza e non polemiche nel dibattito politico. Ha ben ragione! Ma attenzione: non ha senso il suo richiamo all’unita’ nazionale. E’ un clima rispuntato nei giorni del G8, lusso tra le macerie, e patto del silenzio.
Io ho una famiglia, una citta’, una nazione, ma la mia intera patria e’ l’umanita’. Se la mia nazione, il mio stato, il mio governo, la mia legge fa qualcosa contro l’umanita’, io sono contro nazione, stato, governo e legge. In quel caso, dovrei essere anche contro citta’ e famiglia. Questo vale anche riguardo alla mia chiesa.
Quel detto inglese my country is my country per cui “bene o male, il mio paese e’ il mio paese”, non e’ affatto giusto, non e’ per la giustizia, che e’ la vera nostra patria: “quel paese dove nessuno ancora fu” (Ernst Bloch, all’incirca).
Neppure nel calcio (me ne importa meno che niente) io sto sempre con la nazionale. Se merita di perdere, ci ho piacere. E’ un mondo corrotto dai soldi: prima fallisce meglio e’. E invece sembra l’unica unita’ degli italiani, povera misera Italia!
Se abbiamo un governo sbagliato e ingiusto dobbiamo denunciarlo e dimostrarlo e proporre alternative tutti i santi giorni, senza sconti, senza tregua. Non insulti, ma argomenti e proposte.
E dell’inno di Mameli teniamo la musica e buttiamo via le brutte e ridicole.
Enrico Peyrett

Inno di Mameli (1847), rifatto il 14-6-2002,
variazione possibile, conservando lo stesso buffo stile di cimelio ottocentesco.

Fratelli d’Italia
l’Italia s’e’ desta
dell’onta fascista
s’e’ tolta la macchia.
Con la Resistenza
e la Costituzione
ha vinto la lotta
per la dignita’.
Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivra’
.

Noi siamo da secoli
un popol geniale
ma se siam divisi
da ingiuste realta’
furbizia e prontezza
a nulla ci vale.
Di viver da giusti
gia’ l’ora suono’.
Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivra’.

Parliamo, votiamo
in gran liberta’
e pur l’avversario
davver rispettiamo
se tutti un valore
portiamo all’insieme
se agli altri pensiamo
e non solo a se’.
Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivra’.

Dall’Alpe a Sicilia
dovunque e’ l’Italia:
da antichi dolori
di guerre e tiranni
ormai siamo liberi
se insieme sappiamo
da liberi e uguali
salvar liberta’.
Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivra’
.

L’Italia ripudia
la guerra assassina
e vuole la pace
dei Popoli Uniti,
la pace che solo
giustizia produce,
e toglier la fame
e la schiavitu’.
Stringiamoci insieme
in pace e giustizia:
l’Italia vivra’
.
..
Un soldato italiano oggi e’ morto
Enrico Peyretti

Oggi un soldato italiano e’ stato ucciso in guerra, in Afghanistan. Si sa, in guerra si uccide o si muore, o tutt’e due. Un altro soldato e’ grave. Dichiarazioni ufficiali di cordoglio. Poco piu’ di 50 anni fa, sarebbe stato esaltato come un eroe. Sara’ certamente onorato, ma il tono pubblico – se non sbaglio – e’ piu’ quello della disgrazia che dell’impresa. Ancora a Nassyria, pochi anni fa, i morti (per colpevole imprevidenza) erano quasi i figli migliori della Patria, alfieri del bene contro il male. Ha buone ragioni il testo qui sotto, che ho diffuso. Dice bene Jacques Ellul: “Il nostro non e’ il tempo della violenza, ma della consapevolezza della violenza”. E’ anche tempo di violenza, certo, ma la coscienza e’ cambiata, nonostante tutto cio’ che osta. Quando si dice che Gandhi, e altri come lui, sono passati invano nel nostro tempo, non si considera tutto, e si lascia che il male occupi il nostro occhio, che non sa bene vedere i movimenti lenti e lunghi. Ma sempre senza illusioni che il bene sia facile e il male non sia forte.

Eppur si muove……..
Non e’ vero che tutto va peggio

Diminuiscono le guerre – Dalla fine della Guerra Fredda a oggi i conflitti armati nel mondo sono diminuiti del 41%: e’ questo uno dei sorprendenti risultati dello Human Security Report, una ricerca durata ben 5 anni, svolta dall’Universita’ di Vancouver, in Canada, che sfata il “falso mito” dell’aumento delle violenze su scala globale negli ultimi anni. Secondo la ricerca, intitolata Guerra e pace nel XXI secolo, a partire dal 1992 si registra in tutto il mondo una drastica riduzione dei conflitti, dei genocidi e delle violazioni dei diritti umani. Gia’ all’inizio del 2005, uno studio dell’Universita’ del Maryland aveva segnalato il recente declino del numero delle guerre, al contrario della percezione diffusa. Ma i risultati dell’ Human Security Report, la prima e piu’ completa ricognizione sulle guerre combattute dal 1946 a oggi, vanno oltre e ci svelano un gigantesco crollo del numero di guerre internazionali e delle guerre civili e, di conseguenza, anche dei genocidi e delle vittime in generale.
Tra il 1981 e il 2001, le crisi internazionali sono crollate di oltre il 70%. Il numero delle vittime di genocidio e di pulizie etniche e’ crollato dell’80%, malgrado i massacri che hanno insanguinato Bosnia e Ruanda verso la meta’ degli anni Novanta. La media dei caduti in un singolo conflitto bellico e’ diminuita enormemente, dai 37.000 del 1950 ai 600 morti del 2002. Il traffico internazionale di armi, tra il 1990 e il 2003, e’ sceso del 33%. (Questo non significa, purtroppo, che sia diminuita in parallelo anche la spesa mondiale per gli armamenti, che e’ anzi aumentata: dagli 800 miliardi di dollari del 1998 ai 1200 di oggi.)
Inoltre, a partire dagli anni Novanta e’ emersa, grazie alla spinta delle opinioni pubbliche occidentali, l’idea da parte di molti Stati membri dell’ONU di un ‘diritto di ingerenza’ umanitario nei conflitti locali per evitare le violenze contro i civili. Questo ha portato a un allargamento del fronte di impegno dell’ONU, cui ha corrisposto una diminuzione del 40% delle guerre civili nel mondo a partire dalla meta’ degli anni Novanta ad oggi. E, negli ultimi quindici anni, sono stati risolti mediante negoziato piu’ conflitti interni che nei due secoli passati” (daItalia-ONU: 50 anni, dossier a cura del Servizio Stampa e Informazione del Ministero degli Affari Esteri, Ed. Voices, Milano, febbraio 2006).
Si estende la cultura della pace – Ma la cosa piu’ importante, a mio avviso, e’ che negli ultimi tempi si e’ fatta strada, non senza difficolta’ e inciampi, una cultura di pace che va imponendo, anche per quanto riguarda la guerra, un tabu’ cosi’ come e’ gia’ avvenuto, nel corso dei secoli, per la schiavitu’, per la pedofilia, per l’incesto, per il delitto d’onore. Se analizziamo il lessico della guerra ci rendiamo facilmente conto di come si sia passati dalle guerre “sante”, quindi benedette da Dio e in quanto tali indiscutibili, a quelle “giuste”, pur sempre legittimate ma in questo caso solo dal valore terreno della giustizia, fino a quelle “umanitarie”, che non sono piu’ nemmeno fondate sulla giustizia ma soltanto sulla pieta’ umana, con una progressiva inesorabile diminuzione nella legittimazione dell’uso della forza; oggi non solo e’ scomparso qualunque aggettivo, ma la parola “guerra” stessa e’ divenuta imbarazzante da pronunciare per i politici di ogni parte, che preferiscono infatti usare altre espressioni, e parlare – talvolta contro ogni evidenza – di “missioni di pace”. Quello che e’ cambiato e che sta cambiando molto rapidamente e’ l’immaginario collettivo, che ormai, in larga parte, rifiuta la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e ha capito che non porta al bene di nessuno se non dei commercianti di armi.
Si estendono i diritti umani – Sempre secondo i risultati dello Human Security Report, lo studio effettuato dall’Universita’ di Vancouver gia’ citato nel paragrafo sulla diminuzione delle guerre, fra il 1994 e il 2003, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo c’e’ stata una diminuzione generale degli abusi dei diritti umani. Si tratta di un processo che si rinforza vicendevolmente con il progredire dello sviluppo umano – che, come abbiamo gia’ visto, ha compiuto grandi passi avanti negli ultimi cinquant’anni – e con l’estendersi della democrazia, che ancora trent’anni fa esisteva solo in una ventina di paesi al mondo, mentre ora e’ applicata, pur con mille limiti e contraddizioni evidenti, nella maggioranza dei paesi. Infatti, secondo l’ultimo rapporto della Freedom House (gennaio 2008), per la prima volta nella storia dell’ONU una maggioranza di governi di stati membri viene eletta attraverso procedure democratiche: nel mondo oggi ci sono 121 democrazie elettorali (dove ci sono libere elezioni) di cui 90 sono democrazie liberali.
Si e’ molto discusso in questi anni sull’universalita’ dei diritti umani, sostenendo che essa sarebbe solo presunta poiche’ essi sarebbero viziati alla nascita e non esprimerebbero che la visione di una sola cultura, quella “occidentale”. Io non condivido questo dubbio perche’ ritengo che i diritti umani vengano ancora prima del livello culturale; essi rappresentano molto semplicemente i piu’ elementari “bisogni” dell’uomo, e sono dunque validi a qualunque latitudine egli si trovi e in qualunque epoca egli viva. Ma anche facendo un’analisiantropologico-culturale, che vada al di la’ dei piu’ banali stereotipi sulle diverse culture, scopriamo che i loro valori di fondo sono sempre gli stessi. L’etica alla base dei diritti umani e’ patrimonio comune di tutti i popoli (…)
Questo tuttavia non significa che dalle varie culture non possano venire contributi anche significativi, complementari alla Dichiarazione dei Diritti dell’Onu. Un esempio molto interessante e’ rappresentato dalla Carta Africana dei Diritti dei Popoli, che porta l’attenzione anche sui diritti collettivi, oltre che su quelli dell’individuo; e’ stata adottata dall’Organizzazione per l’Unita’ Africana (OUA) nel 1981 ed e’ entrata in vigore nel 1986, quando 35 su 50 stati membri dell’OUA l’hanno ratificata. Al gennaio 2004 ne fanno parte 53 nazioni, cioe’ tutti gli stati membri dell’Unione Africana. La Carta, che tutela i diritti umani a livello regionale africano, presenta delle caratteristiche originali rispetto ai trattati della stessa natura.
La Carta riconosce sia diritti civili e politici che economici sociali e culturali, inoltre e’ la prima convenzione internazionale sui diritti umani a contemplare molti diritti dei popoli e non solo dell’individuo in quanto tale; riconosce infatti il diritto all’uguaglianza, il diritto all’autodeterminazione, il diritto di proprieta’ delle proprie risorse naturali, il diritto allo sviluppo e a un ambiente sano. La Carta prevede, poi, diversi doveri a cui gli stessi soggetti devono attenersi. Riconosce quindi i doveri dell’individuo verso la famiglia, la societa’ e la Comunita’ Internazionale, il dovere di non discriminare, il dovere di mantenere i genitori in caso di bisogno, di lavorare al meglio delle proprie capacita’ e competenze, il dovere di preservare e rafforzare i valori positivi della cultura africana.
La Carta Africana ha istituito la Commissione Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, con specifici compiti di tutela giurisdizionale, anche se molto limitati. Infine, nel 1998 e’ stato approvato dall’OUA un Protocollo Opzionale alla Carta che istituiva la Corte Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Tale Protocollo Opzionale ha appena raggiunto il numero di 15 ratifiche necessarie. La Corte Africana dei Diritti e’ dunque entrata in vigore il 25 gennaio 2004, con la ratifica dell’Unione delle Comore.

Estratto dal libro (e non per farci la pubblicita’):
Non e’ Vero che Tutto va Peggio
L’impegno di tanti per un domani migliore sta gia’ cambiando il mondo
di Jacopo Fo e Michele Dotti [Emi Editore]
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RIDIAMARO : – )

Sauro manda il nostro indimenticabile ANDREA SCANZI

Come diventare Matteo Salvini in 10 mosse
di Andrea Scanzi

Questa settimana sono successe poche cose. Un gruppo di vip si e’ riunito a L’Aquila per ricordare i tempi andati, Repubblica ci ha fatto sapere che nell’Era Berlusconi le orge si chiamano “torte”, e – soprattutto – ho imparato a memoria il testo di Cicale, colto evergreen di Heather Parisi (”per cui la quale… Cicale cicale cicale“: alta scuola).
A parte questo, tutti noi vorremmo essere Matteo Salvini. Proprio per questo, venendo incontro alle vostre grigie esigenze trotzkiste, ho redatto un vademecum che vi permettera’ di emulare in sole dieci mosse le gesta del vostro idolo.
Matteo Salvini ha fatto parlare di se’, nei giorni scorsi, per un affettuoso riferimento ai napoletani. La sua esibizione mi e’ piaciuta molto, anche se nello specifico preferisco il Maestro Gentilini che arringa l’idolatrante plebe dicendo di voler “eliminare i bambini” rom.
Salvini ha 36 anni e ne dimostra 74. E’ un bruttino convinto di essere bellino (ahi). Un leghista che a inizio carriera faceva parte della corrente “comunisti leghisti”, un po’ come se uno tifasse Milan (lui, appunto) e si iscrivesse al Milan Club degli “interisti rossoneri”.
Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008. Da questa carica si e’ dimesso lo scorso 7 luglio, a ridosso della polemica sulle serenate napoletane, non per decenza istituzionale ma per motivazioni meramente burocratiche (incompatibilita’ con la carica di deputato europeo: si’, adesso Salvini e’ andato a far danni in Europa. Lambrate non bastava piu’).
Da piccoli volevamo essere tutti come Big Jim (o Memo Remigi: io, almeno, volevo essere Memo Remigi; mi sembrava rassicurante, quieto, una persona a modo). Da grandi vogliamo essere tutti Matteo Salvini. Io posso dirvi come.
Seguitemi.
C’mon.
1 – Cote’ (Part One). Analizziamo nuovamente il video, col cuore colmo di misericordia e afflato abbacinante. Il filmato e’ stato messo su Youtube da un blogger laureando in Scienze dell’Educazione, Gabriele Casagrande, che qui da’ la sua (poco canonica) versione dei fatti. Casagrande stava lavorando per la tesina di laurea sulla Lega e faceva interviste. Risposta tipo di un militante: “Io non ho niente da dire, dico solo viva la Lega e fuori tutti i negri!“. Vamos.
2 – Cote’ (Part Two). Dicevamo: il video. Matteo Salvini entra in uno stand di Pontida. Ha in mano un boccale di birra e il suo sguardo dimostra che non e’ la prima. Indossa una tenera t-shirt: “Piu’ rum meno rom”. Qualcuno gli dovrebbe ricordare che il Rum non lo fanno esattamente a Pontida (al massimo da quelle parti c’e’ il Moscato di Scanzo), ma proseguiamo. Salvini e’ vestito come uno sfollato daltonico e si guarda in giro con l’acume di un dromedario colpito a morte. La plebe, vedendolo entrare, d’ardimento s’accende e al contempo (?) grida: “Eeeh Matteo capogruppo, eeeh Matteo capogruppo!”. Dal video si evince cosi’ che Matteo Salvini e’ il Mick Jagger della Lega, o molto piu’ semplicemente il Povia di Pontida.
3 – Cote’ (Part Three). Attenti, siamo all’acme del reperto video. Ora: se tu sei un uomo, e pure un po’ ubriaco, cosa fai se sei circondato da amici egualmente ebbri? Non giriamoci intorno, non facciamo gli snob di MicroMega. In contesti di questo tipo, da suburra machista, il leader del gruppo tira fuori prima o poi l’argomento-catalizzatore: il sesso. Non per nulla, come cantava Gaber, “un figone resta sempre un’attrazione/che va bene per sinistra e destra”. Funziona cosi’, nei secoli dei secoli. L’uomo si vanta di improbabili conquiste, l’alcool incentiva la trivialita’ e le risate grasse faranno gruppo. A Pontida, no. Non funziona cosi’. Il concetto di divertimento, di comunanza, di giubilo, e’ diverso. Salvini si guarda in giro, tracimante fermentazione alcolica , e – quasi rispondendo ad antichi rituali – intona un coro da stadio. Eccoci: il massimo della “compagnia”, per un leghista, e’ cantare un coro da stadio. Possibilmente razzista. Wow, che sballo. Non mi divertivo cosi’ dai tempi della Tombola a Capodanno.
4 – Il testo (un’esegesi). Salvini, alzando il braccio destro (quello con la birra) con fare da anfitrione, da’ il la al coro. La folla e’ in estasi. In particolare, alla sua sinistra c’e’ un militante che batte le mani come il ballerino bischero che negli 883 aveva il ruolo di ricordarci la stretta filiazione tra uomo e orango. Ladies and gentlemen, benvenuti al Salvini-Rave. “Senti che puzza/scappano anche i cani/ stanno arrivando i napoletani/ O colerosi, terremotati/ voi col sapone non vi siete mai lavati/ Napoli merda, Napoli colera… (qui Salvini ricomincia a bere, sempre con sguardo da dromedario abbattuto nella tundra)”. Glossa 1: i cani, se fiutano una “puzza”, tutto fanno fuorche’ scappare. Glossa 2: il riferimento al “terremoto”, considerando i facili appigli con l’attualita’, pare un ulteriore florilegio di grazia. Glossa 3: questo coro era gia’ vecchio, oltre che impronunciabile, al tempo di Badoglio. Sintesi definitiva: questo coro fa pena.
5 – Pinguedine. Salvini ha cominciato a furoreggiare in tivu’ da un annetto. Lo ricordo, satollo di spensierata intolleranza, far la parte del guastafeste a Tatami, irrinunciabile programma di Camila Raznovich (credo si scriva cosi’). In forma, peso giusto, parlantina spigolosa: perfettamente tarato per dimostrare (quasi) la superiorita’ della razza padana su quella italiana. Un ariano de noantri. Lo rimembro con nostalgia, perche’ ultimamente non e’ piu’ lui. Ha messo su piu’ chili di Ronaldinho, appare trasandato. Piu’ che dimostrare che i successori di Federico Barbarossa non avranno mai vita facile, sembra ormai lo spot dei trigliceridi sbagliati alla mensa di Borghezio.
6 – “Era una battuta”. E’ la tecnica con cui Salvini prova a disinnescare tutte le bischerate che dice (va detto che ultimamente non si sta dietro: non ce la fa). Nulla di nuovo, e’ solo la Tecnica Sultano-Ghedini in salsa padana. “Non l’ho mai detto”, “Era una battuta”, “Sono invenzioni”. E’ facile. I posti riservati ai milanesi nelle metro? Scherzavo. Lambrate comune a se stante? Facevo lo zuzzurellone. I cori napoletani? Una goliardata. Daje.
7 – La Trinita’ di Salvini. “Nulla di politico”. Potrebbe essere l’epitaffio per un quasi quarantenne che in qualsiasi altro paese del Mondo farebbe (al massimo) l’esperto di pulegge o il venditore di pentole longobarde, ma e’ stata la sua rilassata reazione alle polemiche. “Nulla di politico, e’ solo uno sfotto’, un coro da stadio che testimonia la sana rivalita’ tra tifosi milanisti e napoletani. Quando vado in trasferta, mi dicono ben di peggio”. Il bello e’ che Salvini mica scherzava. Era sincero. Mica sono razzisti, loro: siete voi che avete la rogna. E loro ve lo dicono. Non per cattiveria: per una errata sensazione di democrazia. Secondo la concezione salviniana, non c’e’ nulla di male nel cantare cori da stadio. E’ la Trinita’ di Salvini: il Parlamento come la curva; la rivalita’ calcistica come paradigma ideologico; e la Fossa dei Leoni come palestra culturale.
8 – Amico uligano (cosi’ uomo e cosi’ bambino). “Perche’ vi offendete?”. Cosi’ ha detto ai napoletani. Ha ragione: se vi dessero dei puzzoni, colerosi e terremotati, voi avreste pure l’indecenza di offendervi? Quanto siete pallosi (uffa). Io ne sarei felice e – anzi – offrirei giubilante un’altra birra al mio amico uligano, coi capelli un po’ corti, cosi’ uomo e cosi’ bambino (cit).
9 – Fan di De Andre’. “Io lo avrei fatto dimettere perche’ canta da schifo”. Lo ha detto Umberto “Lynch” Bossi, che – col suo contagioso senso dello Stato e delle istituzioni – ha prontamente fotografato il problema. Bravo il mio Lynch. E’ pero’ e piuttosto un altro l’aspetto affascinante: Matteo Salvini e’ fan di Fabrizio De Andre’. Lo ha detto lui, lo ripete ogni volta. Naturale: De Andre’ era il cantore della diversita’, degli umili, dei disperati. Quando Salvini ascolta canzoni come Khorakhane’ e Smisurata preghiera, ne trae insegnamento. Nel senso che capisce tutto quello che non dovra’ fare. Salvini ascolta De Andre’ come Gramsci leggeva il Mein Kampf: per avere il polso del Nemico.
10 – “In Europa lavorero’ anche per i napoletani”. Certo. E Dick Cheney era amico di Gandhi.
E ora scusate, vado su Facebook a chiedere l’amicizia a Renzo Bossi. Al quarto tentativo ha superato l’esame di maturita’. Non ero cosi’ felice dai tempi delle Scimmie di Mare pubblicizzate nell’Intrepido. Come il quarto Re Magio, offriro’ al Redentore Leghista polenta, xenofobia e birra in segno di stima.

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http://www.masadaweb.org

2 commenti »

  1. Non vorrei sembrare provocatorio, ma sei stata fortunata. Non hai – per Tua fortuna e dei Tuoi cari – toccato con mano il percorso Oncologico. Ogni ammalato deve avere al fianco, per forza di cose, un accompagnatore per chemio ecc… e ci si scontra con burocrazia allucinante, carenza di Strutture e Mezzi – in primis i posti letto – e Ti risparmio i particolari per i quali ho più volte intrattenuto, a vuoto, il Presidente della Regione Lazio e l’Assessore Battaglia il quale se ne è anche uscito, in una replica sul Corriere della Sera, ad una mia missiva, con una frase offensiva dell’intelligenza dei lettori, oltretutto. Per fortuna che i Medici ed il personale vario, ove disponibili per prestazioni, si dedicano al meglio per le cure del caso che, ove ci sono, sono quasi tutte d’eccellenza in Italia; coadiuvate dal Volontariato. E’ vergognosa la scarsa attenzione che la Politica dedica alla Sanità in tutti i suoi gradini di necessità e quando scrivo di Oncologia so di cosa trattasi.
    luigi

    Commento di MasadaAdmin — luglio 17, 2009 @ 4:49 pm | Replica

  2. Poche parole.

    Andrea Forgione: un grande democratico, un grande uomo, un vero signore

    Commento di krasin — luglio 23, 2009 @ 10:24 am | Replica


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