
Sashinka Gorguinpour
IRAN
China la testa,
il busto al suolo,
schiavo, martire di professione.
Terra che di sotto brucia,
ma implode e rimane immobile
come la sua musica.
Qualcuno non ha dimenticato
le migliaia e migliaia di tombe anonime
e i naufragi fuori dal mare.
Madri, mogli e sorelle
che vivono per concessione,
uomini che del maschilismo
hanno fatto una vocazione.
I terremoti tremano sia
nel profondo che in superficie,
popolo triste e splendido:
sulla tua schiena un’eterna cicatrice.
Rivoluzione e’ solo un termine
pagato dalla zizzania,
era meglio regalare oro nero
a chi sbavava come un ricco affamato.
Vedo nascosto nel deserto
quel grido muto che attende, pavido,
di alzare con almeno un alito di vento
la sabbia liberatrice.

IL SIMBOLO: NEDA
L’hanno appena colpita al petto con un colpo di arma automatica sparato da un miliziano integralista dei Basij. Si accascia lentamente, indossa un paio di jeans e delle sneakers bianche, una maglietta scura. Le gridano «non aver paura, non ti spaventare dolce Neda». Ma Neda gia’ non ci sente piu’. Gli occhi neri, grandi, guardano fisso il piccolo obiettivo del cellulare che sta riprendendo la sua fine. Neda guarda ancora, quando il sangue comincia a riempirle la bocca e il naso. «Non ti spaventare dolce Neda» continua a gridare il padre che le sta a fianco e le sorregge il capo e i capelli neri. E le mani diventano rosse di sangue.
Neda aveva 16 anni, era li’, in via Amirabad, a Teheran, partecipava insieme ad altre migliaia di iraniani alla protesta contro il regime dei brogli, contro il regime che nega i diritti civili. Il video sconvolgente della sua morte, “Neda iranian girl”, è stato visto in poche ore su Youtube da milioni di persone. E decine di migliaia sono i messaggi che compaiono a un ritmo di uno al secondo su Twitter e su altri social network. «Neda è morta con gli occhi aperti, facendo vergognare noi che viviamo con gli occhi chiusi».
«Ricordiamo Neda! Uccisa in Iran!». «Neda non ti dimenticheremo, non sarai morta invano». In poche ore Neda è diventata il simbolo dell’“Onda verde”, della rivolta contro il regime dell’ayatollah Kamenei e del presidente Ahmadinejad. Il simbolo di chi in Iran sogna un futuro diverso e libero sotto la guida del riformista Mussavi. Non si sa se ieri qualcuno ha potuto deporre dei fiori sul quel tratto di via Amirabad. Tutti pero’ hanno gia’ ribattezzato quella strada via Neda. E qualcuno racconta sui blog che dei ragazzi con la vernice spray hanno gia’ scritto sui muri delle case il nuovo nome della strada. La storia di Neda si intreccia con quella di Zahara, una giovane donna messa a morte con false accuse di adulterio. Il film “The stoning of Soraya” (“La lapidazione di Soraya”) appena uscito negli Usa è la vicenda di una ragazza accusata dal marito semplicemente per liberarsi di lei.
I mullah la condannarono alla lapidazione sulla pubblica piazza. Zahra, in italiano, è un messaggio di speranza, “Raggio di luce”. E anche Neda ha lanciato un messaggio, anzi, una “Voce”, un “Appello”. Questo vuol dire il suo nome. E al suo appello in tanti hanno gia’ promesso di rispondere. E nei palazzi del potere di Teheran quei grandi occhi neri che si spengono ora fanno piu’ paura di un elezione truccata.
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=19154&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=
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La morte di Neda ripresa con un telefonino
mashable.com/2009/06/21/neda/
A due ore dalla chiusura dei seggi un comunicato stampa del governo dichiarava la vittoria di Amhedinejad con 8 milioni di voti in piu’ rispetto alla risicata vittoria di 4 anni fa, quando i candidati riformisti erano stati esclusi dalle candidature. I sondaggi nei giorni precedenti alle elezioni davano in vantaggio il leader riformatore Mousavi.
Impiegati del Ministero degli Interni Iraniano sono stati tenuti fuori dai loro uffici per tutta la giornata delle elezioni, mentre il Ministero era controllato dall’esercito. Vari membri del governo hanno dichiarato, sotto anonimato, che i voti non sarebbero neppure stati contati.
Mousavi e’è stato tenuto per 2 giorni agli arresti domiciliari. Oltre 150 studenti sono stati arrestati durante la notte, mentre un centinaio di politici dell’opposizione risultano scomparsi, presi dai servizi segreti iraniani e con ogni probabilit infilati in qualche prigione.
Le troupe televisive straniere sono state fermate, telecamere sequestrate e i giornalisti sono stati invitati a lasciare il paese.
I telefoni cellulari sono stati oscurati in tutto il paese. Le linee interrurbane sono state interrotte.
L’unica fonte di informazione dall’Iran e’ stata Twitter. Con un incredibile supporto internazionale la comunita’ internazionale sta costantemente fornendo dei server a cui i manifestanti iraniani possono accedere per caricare foto e filmati.
Durante la notte i campus universitari delle principali citta’ iraniane sono stati tenuti sotto assedio, con morti e feriti. Alcuni studenti sono riusciti a postare minuto per minuto per tutta la notte, barricati nei dormitori. Milioni di persone hanno marciato in protesta per le strade di Teheran. Non si conosce al momento il numero di morti nella repressione durissima fatta da Ahmadinejad sulle piazze che contestano i brogli elettorali. La polizia ha attaccato anche le madri delle vittime. Non si conosce il numero di persone arrestate. I giornalisti stranieri sono stati espulsi. Persino persone delle ambasciate sono state fermate. Censurate le vie tradizionali del web. Il regime cerca di bloccare tutte le vie di comunicazione. Ahmadinejad ordina il black out dell’informazione. Ma i twitter, gli sms da 130 lettere volano su internet, 100 messaggi l’ora informano il mondo. Coi twitter il mondo sa la verita’.
Obama non puo’ intervenire o avvalorerebbe l’accusa che la rivolta delle piazze sia sostenuta dall’America. La comunita’ internazionale assiste allibita allo scempio di un popolo. Obama promette che riprendera’ quanto prima i colloqui con Ahmadinejad con la massima cautela. Il G8 annuncia sanzioni contro l’Iran. Il Consiglio dei Guardiani ufficializza in tv la vittoria di Ahmadinejad, il prescelto di Kameney Si accusa l’occidente di fomentare la rivolta. Intanto continuano le manifestazioni e gli arresti..
Canto di lotta iraniano

Stay Neda
Resta, Neda
gli uccelli cantano
i boschi sono verdi
c’e’ la fioritura
e’ Primavera
non te ne andare, Neda
Resta, Neda
canta con la tua gente nelle strade
grida lunga vita alla vita!
Abbasso la morte!
Di’ al sole di splendere
Di’i’ al freddo di andarsene
Non te ne andare Neda.
Resta, Neda
guarda questa citta’
le fondamenta scosse dei palazzi
quanto sono alti gli aceri di Teheran
La ‘polvere’ ha reso l’aria irrespirabile per gli oppressori
Non te ne andare, Neda.
Non avere paura
E’ il frastuono dei fuochi d’artificio, non dei proiettil
e la scintilla di un fuoco
noi siamo in fiamme
noi siamo il fuoco
Grazie ai manganelli e agli spari
noi siamo fuoco ardente
Non te ne andare, Neda.
O Neda, o Neda
Respira
Alzati
batti sulla gabbia
esci dalle sbarre
Non te ne andare, Neda.
Non te ne andare, Neda
Aspetta
guarda oltre le nuvole
Sua signoria il Sole vuole che vieni anche tu
E’ proprio come te, ma
non te ne andare, Neda.
Mandana
iranian.com
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ASCOLTA
www.iranian.com/main/video/2009/jun/seda-neda
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“E’ incredibile di quante cose uno possa scrivere, senza saperne quasi niente”.

L’Iran, il nostro sconosciuto fratello
Viviana Vivarelli
Abbiamo tentato di capire cosa succede in Iran ma senza risultato. Per quanto in Italia ci si possa irritare per le invasioni di una Chiesa spesso soverchiante e impicciona, non abbiamo mai conosciuto una dominazione teologica della pesantezza di quella che domina l’Iran in modo medievale, e questo paese con i suoi usi e la sua cultura cosi’ devastante per il mondo femminile e cosi’ fanatizzante per quello maschile ci presenta un enigma di difficile comprensione come se guardassimo un mondo alieno. Anche se la sofferenza e’ uguale in tutto il mondo, uguale l’oppressione, uguale il tentativo di evolvere verso un mondo piu’ giusto, ugualmente solidale la vicinanza ad un popolo oppresso, ci sono coordinate che ci sfuggono perche’ non rientrano nella nostra mentalita’.
Difficile e’ vedere nella prospettiva giusta chi proclama l’insurrezione delle piazze come un grande movimento di liberta’ e chi invece lo legge come istigata da potenze occidentali. Difficile capire cosa sarebbe meglio per il futuro dell’Iran. Se le forme oppressive e insopportabili di chi violenta le elezioni, inganna il popolo, e infierisce sulla gente nelle piazze, bloccando ogni informazione ci fa reagire violentemente, restano pero’ per noi confuse le aspirazioni e le possibilita’ e non chiare le motivazioni, dal momento che l’antagonista di Ahmadinejad non sembra meglio di lui.
Ho chiesto a un’amica iraniana che vive in Italia di farmi chiarezza, ma non ne ho ricevuta.
Sashinka e’ figlia di un uomo che ha tradotto il libro di una prigioniera politica iraniana, comunista, ora rifugiata in Inghilterra, lei lo ha sistemato, sono riusciti a farlo pubblicare, ma non e’ stato facile distribuirlo. Purtroppo anche la sinistra, a cui questa prigioniera appartiene, nonostante le torture subi’te da questa donna, non ha ritenuto idoneo far girare le sue memorie, perche’ si sentiva “distante” dalle sue posizioni politiche.
Sashi dice:
“Ho capito cose in questi anni e con quel libro che mi hanno parecchio amareggiata. In merito a cio’ che si dice di Mousavi, purtroppo e’ la verita’. Mousavi era uno dei boia del regime di Khomeini e, a mio avviso, sta cavalcando l’onda di dissenso per le lotte di potere che ci sono all’interno delle fazioni. Ma al di la’ di questo, il popolo, che non ha grandi alternative di voto e che comunque si e’ attenuto ai programmi del signor Mousavi, si e’ sentito tradito perche’, evidentemente, per la maggior parte non ha votato Ahmadinejad. Io credo che la protesta della gente vada al di la’ delle urne. Gli iraniani non ne possono piu’: le donne sono trattate come animali, i giovani (il 70% degli iraniani ha meno di 30 anni) si drogano tutti, i poveri sono troppi e tutto questo prosegue da 30 lunghi anni. La sinistra, ahime’, sta sempre comodamente seduta in poltrona a giudicare le situazioni senza riflettere fino in fondo. In ogni caso e’ vero che Mousavi non e’ un’alternativa… Quando si parla di Iran, la premessa e’ che, dal 1980, il paese e’ in mano a una teocrazia, cioe’, presumibilmente, a un “governo di Dio”. Non aggiungo niente di nuovo se dico che dal 1981 al 1989, l’attuale avversario politico di Ahmadinejad, MirHossein Mousavi, era primo ministro della Repubblica Islamica, fomentava la guerra Iran – Iraq, auspicava la tortura, le impiccagioni, la violenza sessuale a danno delle prigioniere politiche condannate a morte e ancora vergini. Non stupisco nessuno, neanche se ricordo che le elezioni in Iran sono quanto di piu’ lontano dall’idea di democrazia ed e’ piu’ che comprensibile che gli articoli dei cosiddetti “illuminati” siano pieni di queste, ormai scontate, notizie. Ma come in ogni discorso che sia scontato, c’e’ un “pero’”. Mi chiedo quanti di quelli che, come me, sperano in un mondo migliore, desiderano l’uguaglianza sociale tra le persone, lottano perche’ non si muoia piu’ di fame, quanti, appunto, si sentano a proprio agio ripetendo quello che dicono gli ayatollah, e cioe’ che la protesta post – elettorale iraniana e’ orchestrata dall’occidente. Dietro a un’affermazione del genere, se ci si ferma a questo, c’e’ tutta la superficialita’ tipica degli intellettuali seduti in poltrona e di quelli che il popolo lo amano solo nelle pagine di storia. Dietro a questa affermazione isolata, c’e’ anche un vergognoso disprezzo per il popolo, quel popolo che dal 12 giugno 2009 sta protestando e sta subendo le conseguenze della totale illiberta’ di un regime crudele e incapace di sopportare una sola parola di critica nei suoi confronti, figuriamoci una rivolta. Ma qual’e’ il problema di fondo? La insensata credenza per cui la Repubblica Islamica sarebbe una roccaforte contro gli Stati Uniti, porta all’altrettanto insensata giustificazione di un regime sanguinario che non ha niente da invidiare alla Germania nazista. Ci sono fiumi di libri di esiliati politici iraniani – un esempio e’ ‘Sotto il cespuglio della bella di notte’, di Nasrin Parvaz – in cui si descrivono le barbare pratiche della Repubblica Islamica, non solo contro i comunisti, ma contro tutti quelli che non la pensano come loro.
Quindi, certamente Mousavi non e’ l’alternativa e certamente e’ stata fatta una grossa campagna elettorale che ha illuso la gente con la promessa della partecipazione, senza dubbio ci sono forze occidentali interessate al declino della Repubblica Islamica, ma c’e’ anche la gente. C’e’ il 70% della popolazione che ha meno di 30 anni, che non sopporta piu’ il clima nefasto in cui e’ costretta a vivere. Ci sono le donne – di cui i compagni intellettuali spesso si dimenticano – che pur laureandosi trovano difficilmente lavoro, che pur essendo uguali ai maschi, senza i maschi non sono nessuno. Le donne che sono costrette a mettere dei fazzoletti in testa con la scusa della religione, ma che vengono spinte dal regime a prostituirsi per due pecore o una vacca. Con queste premesse e postille dovremmo fare i conti, appoggiando e rispettando un popolo che sta pagando il prezzo del suo dissenso, ma che e’ lontano anni luce dal concetto di martirio promulgato dal Corano. Dovremmo fare un bagno di umilta’ e, almeno col pensiero, scendere in piazza con loro”.
Poiche’ sono dura a capire, le ho chiesto: “Ma se Mousavi e’ un carnefice come Ahmadinejad, perche’ il popolo lo ha votato ed e’ pronto a morire per lui?”
Mi ha risposto: “Parteggiano per Mousavi perche’ ha fatto delle promesse. Con la moglie al fianco ha parlato di apertura verso le donne e poi ha detto che avrebbe liberato i prigionieri politici (gli stessi che ha mandato lui in galera). Di fronte a queste e a tante altre promesse e’ difficile preferire Ahmadinejad.”
Noi restiamo senza parole.
Si puo’ essere tanto disperati da accettare di morire per scegliere tra due carnefici quello minore?
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In fondo al vicolo della solitudine
Mohammad Roshan
mi metto a sedere in fondo al cieco della solitudine
i giorni con pazienza
e le notti in attesa
il passare del tempo
il passare della vita
hanno detto finch’e passa
non ci sara’ dolore
e’ passato, ma con dolore
hanno detto : questo passera’ pure
e’ passato, ma duramente
ora che faccio…
con quale passione, quale speranza
assisto al passaggio della vita
in fondo al vicolo della solitudine
..

Sashinka Gorguinpour
Avvertiti i tuoi singhiozzi
sento la disperazione
travolgermi.
Tu che non piangi mai,
cadi sulle mie deboli
gambe.
Il tuo dolore e’ mio,
il massacro e’ nostro.
..

Quello che scrive wikipedia
Dopo vari governi inefficienti Reza Khan sconfisse i capi tribali, rafforzo’ la sua autorita’ su esercito e polizia e si proclamo’ shah di Persia fondatore della dinastia Pahlavi, creando un esercito forte, in grado di dominare il paese. Sostenuto dall’esercito e da una pubblica amministrazione centralizzata e fedele, lo Shah supero’ l’opposizione delle elite religiose, mise fuori legge il partito comunista e ridimensiono’ il potere degli ulema (saggi islamici) attraverso un sistema di istruzione laico (Universita’ di Teheran, meno fondi alle madrase) e la riorganizzazione dell’amministrazione giudiziaria (no alla sharia, necessita’ della laurea in legge per essere giudice, supremazia dello stato). La laicizzazione dell’amministrazione giudiziaria e dell’istruzione erano solo parte di un piu’ ampio programma per modernizzare l’economia.
Negli anni ’20 e ’30 fu creata l’infrastruttura di un’economia moderna: rete ferroviaria, Banca Nazionale, comunicazioni postali e telegrafiche. Si sviluppo’ anche una industria interna, che produceva beni di consumo alternativi a quelli di importazione. Negli anni ’30 diminui’ il peso del commercio estero con la Russia mentre aumento’ quello verso la Germania.
Il petrolio era una fonte importante di entrate pubbliche: scoperto per la prima volta nel 1908 porto’ nel 1909 alla fondazione dell’Anglo-Persian Oil Company e nel 1915 furono costruite le raffinerie di Abadan. La produzione di petrolio rendeva bene alla Persia, ma creava anche un forte risentimento contro gli stranieri che lo estraevano. Nel 1933 il governo pretese una riduzione dei territori concessi per la ricerca del petrolio e il pagamento di un reddito fisso in cambio di una proroga fino al 1993. Questo ando’ bene durante la Grande Depressione ma non dopo la Seconda Guerra Mondiale.Questa fase dello sviluppo creo’ un piccolo settore moderno in un’economia e in una societa’ molto arretrate. La Seconda Guerra Mondiale pose fine a questi esperimenti: la Russia e l’Inghilterra, preoccupate di tenere aperte la via di rifornimento persiana e al suo petrolio cominciavano ad esigere che tedeschi fossero espulsi, e costrinsero lo shah ad abdicare a favore del figlio, Mohammad REZA PAHLAVI.
Gli anni dal 1941 al 1953 videro gli Stati Uniti sostituirsi gradualmente a russi e inglesi, e aiutarono i persiani a resistere ai sovietici che occupavano le province settentrionali, esigevano concessioni petrolifere e appoggiavano i movimenti separatisti del Kurdistan e dell’Azerbaigian. Sul finire degli anni ’50 la Persia lotto’ anche per ottenere il controllo dell’Anglo-Iranian Oil Company.
Nel 1951 Mohammad MOSSADEQ,andato al potere dopo aver deposto lo Shah, e capo del Fronte Nazionale Iraniano, fece approvare dal Parlamento una legge per nazionalizzare la compagnia petrolifera. Ne scaturi’ un’accanita lotta di tre anni in cui le potenze europee boicottarono il petrolio della Persia.
Dopo alterne vicende la C.I.A. aiuto’ l’esercito e lo Shah a riprendere il potere (Operazione Ajax). La controversia con le compagnie petrolifere fu risolta nel 1954 con la creazione della National-Iranian Oil Company e di un consorzio di compagnie straniere. Cosi’ le compagnie straniere riuscirono ad evitare la nazionalizzazione e conservarono il controllo sul prezzo e la commercializzazione del petrolio.
Il colpo di Stato del 1953 pose fine alla lotta per il potere e ricreo’ un regime accentrato e autoritario basato sull’appoggio straniero, e favorevole alla modernizzazione economica e sociale. Sotto il profilo tecnico il restaurato regime dello SHAH era una monarchia costituzionale, ma in pratica lo Shah esercitava un potere assoluto; controllava sia l’esercito che la Savak, la polizia segreta. Inoltre dipendeva dagli Stati Uniti, e aderi’ cosi’ al Patto di Baghdad (1955) e dal 1959 alla Cento.
La Persia mantenne stretti rapporti con Israele, negli anni ’70 aiuto’ il sultano dell’Oman a reprimere l’opposizione e nel 1975 costrinse l’Iraq a definire le frontiere controverse nella zona del basso Eufrate. Tuttavia negli anni ’70 relazioni buone rimasero anche con l’Unione Sovietica.
Tra il 1960 e il 1977 lo Stato avvio’ un programma per consolidare il suo governo autocratico, velocizzare la modernizzazione, compiere riforme culturali (voto alle donne) e agrarie per coinvolgere anche la gente della campagna. Un aspetto cruciale fu la riforma agraria in Iran che spesso non diede ai contadini neanche il minimo per sopravvivere. In effetti programmi dello Shah tendevano soprattutto a creare imprese di grande dimensione patrocinata dallo Stato dove vi era una forte meccanizzazione che creo’ una quantita’ eccedente di manodopera. La stessa sorte tocco’ ai nomadi e al bestiame. Alcune di queste grandi imprese fallirono creando carestie ed un movimento migratorio su vasta scala soprattutto verso Teheran. Si investi’ molto anche nel settore industriale che tuttavia non riusciva a competere sui mercati internazionali. Tutto questo porto’ a un’acuta inflazione e a un peggioramento del tenore di vita di tutti coloro che non erano legati all’industria. In campo sociale furono fatte varie riforme per migliorare la condizione femminile (istruzione, lavoro, divorzio, diritto di voto).
I programmi di rinnovamento suscitarono i timori della societa’ e l’opposizione alla natura autoritaria del regime.
Negli anni ’60 e ’70 l’opposizione era diffusa ma dispersa. Il partito Tudeh e l’Unione Nazionale vennero schiacciati dalla Savak e le rivendicazioni delle minoranze curde, arabe e beluci regolarmente frustrate. La sconfitta di Mossadeq apri’ un periodo di calma degli ulema che sotto la guida dell’Ayatollah Burujirdi rimasero politicamente inattivi. Negli anni ’60 si creo’ una rete nazionale di comunicazione che aveva come centro la citta’ di Qum. Negli anni ’60 le scelte del governo provocarono l’accanita opposizione degli ulema che esplose nel 1963 quando lo shah decise di convocare un referendum nazionale sulla riforma agraria e inasprendo i controlli polizieschi sulle attivita’ degli ulema a Qum. Ci furono le dimostrazioni guidate dall’Ayatollah KHOMEYNI, che nel 1964 fu esiliato in Iraq. Importante fu anche lo sviluppo del movimento per la riforma religiosa che voleva gli ulema non piu’ disinteressati alla politica ma attivamente impegnati. Si creo’ cosi’ fra il 1967 e il 1973 la Husayniyya Irshadun, una universita’ informale che voleva rivitalizzare lo sciismo.
Khomeyni nella sua opera “Il governo islamico” affermo’ che gli ulema dovevano ribellarsi contro gli abusi della monarchia. Durante gli anni 70 la reazione a questa situazione porto’ a un inasprimento del regime. In queste condizioni politiche la scintilla della rivoluzione scaturi’ da una dimostrazione svolta dagli studenti religiosi a Qum contro un assassinio attribuito alla Savak. La polizia sparo’ e uccise alcuni dimostranti e le proteste si ripeterono ogni 40 giorni con recite sulle pubbliche piazze di poesie dei principali poeti persiani classici: un sottile e colto richiamo all’orgoglio nazionale che affascino’ e fece riflettere un numero enorme di cittadini anche poco politicizzati. Nel mese di Muharram (autunno 1978), e dimostrare apertamente contro il regime erano gia’ milioni di persone.
Tutto si blocco’, l’esercito (dopo una prima cruenta ma inutile reazione, visto che le manifestazioni non si fermarono), lentamente comincio’ a rifiutarsi di uccidere i propri compatrioti, che seguitavano a scendere ogni giorno di piu’ nelle piazze.
Lo Shah fuggi’ e un nuovo regime ando’ al potere. La vittoria della rivoluzione porto’ alla costituzione in Iran di un governo islamico ispirato da KHOMEYNI, dopo una prima fase in cui l’esecutivo fu guidato dal nazionalista Mehdi BAZARGAN.
Si puo’ concludere dicendo che la rivoluzione costituzionalista del 1906 e la rivoluzione iraniana del 1979 sono l’espressione non gia’ di una costante ostilita’, bensi’ di una ricorrente possibilita’ di confronto fra Stato e religione. Tale rivoluzione riveste un’importanza epocale: per la prima volta infatti dei capi religiosi sono riusciti a opporsi con successo a un regime moderno ma privo di una solida base di consenso.
Dal 1980 al 1988 il paese e’ costretto a fronteggiare l’attacco dell’Iraq: SADDAM HUSSEIN, approfittando della sensibile ostilita’ occidentale verso il regime khomeinista e della debolezza del nuovo regime, cerca di sostituire a proprio esclusivo vantaggio l’Iran nel suo ruolo di “guardiano del Golfo Persico”.
L’Iran khomeinista resiste all’urto, sia pure pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, e tiene testa a Saddam per otto anni, uscendo alla fine sostanzialmente vincitore, avendo respinto le intenzioni di Saddam. L’Iraq fu finanziato da Egitto, dai paesi arabi del Golfo Persico,dall’ Unione Sovietica e dai Paesi del Patto di Varsavia, dagli Stati Uniti (dall’inizio del 1983), dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Germania, dal Brasile e dalla Repubblica Popolare Cinese (che vendette anche delle armi all’Iran). Tutti questi paesi fornirono intelligence, agenti per armi chimiche cosi’ come altre forme di assistenza militare a Saddam Hussein.
Invece i principali alleati dell’Iran durante la guerra furono la Siria, la Libia e il Nord Corea. L’attacco di Saddam, che prese a pretesto alcune dispute territoriali mai risolte sullo Shatt al-Arab, invece di mettere in crisi il regime di Khomeyni risveglio’ il sentimento patriottico e indirettamente legittimo’ agli occhi degli iraniani il regime islamico.
Alla morte di Khomeyni, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di “Guida Suprema” della Rivoluzione Islamica viene assunto (su disposizione dello stesso Khomeyni) dall’ayatollah ʿAli KHAMENEI, che cerca di riformare l’economia incoraggiando l’iniziativa privata e limitando lo strapotere delle bonyad, le associazioni caritatevoli, e del bazari.
La politica estera, che gia’ durante gli ultimi anni del potere di Khomeyni si era fatta piu’ pragmatica, inizia a tessere nuove relazioni con le repubbliche dell’Asia centrale, con la Turchia, con l’India e con la Cina. Molto importante e’ stato il ruolo dell’Iran come paciere e stabilizzatore dell’area centro-asiatica a cavallo del millennio: attualmente l’Iran gode di buoni rapporti diplomatici e commerciali con tutte le repubbliche ex-sovietiche.
Sforzi sono stati fatti anche per riavvicinare il paese all’Occidente, che hanno dato discreti risultati con l’Unione Europea: attualmente l’Iran e’ partner commerciale principalmente di Germania e Italia. Tali tentativi si sono tuttavia scontrati contro la ferrea contrarieta’ degli Stati Uniti alla riammissione dell’Iran negli organismi internazionali, decisiva ad impedire un pieno ritorno alla normalita’ dei rapporti internazionali di questo Paese.
L’Iran si e’ gia’ dotato da una ventina d’anni, ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l’Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae). L’accerchiamento americano dell’Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l’uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: decisione che vari paesi temono possa nascondere un tentativo di costruzione di armi nucleari. Cio’, insieme alle dichiarazioni fatte del presidente AHMADINEJAD circa “la sparizione dalla carta geografica dello Stato di Israele”, ha provocato la reazione di Israele e di quella parte della comunita’ internazionale che sostiene fermamente lo Stato ebraico, originando una crisi dagli sviluppi che sono impossibili da prevedere.
In proposito, Maḥmūd Aḥmadinejād sostiene il diritto dell’Iran ad avere la propria tecnologia nucleare, cosi’ come ne dispongono molti altri paesi (Europa, USA, Israele, Cina, Giappone, Russia, ecc.).
Un’importante decisione di politica economica e’ il progetto di aprire per marzo 2006 una borsa nella quale gli operatori scambieranno per la prima volta partite di gas e petrolio in euro oltreche’ in dollari, sulla falsariga di quanto deciso nel 2000 dall’Iraq di Saddam Hussein.
In seguito alle elezioni presidenziali del 13 Giugno 2009, vinte ufficialmente da Aḥmadinejād, ma sulla cui regolarita’ l’opposizione ha espresso forti dubbi, la tensione sociale del paese e’ notevolmente aumentata, sfociando in manifestazioni non autorizzate e scontri di piazza, con un numero indefinito di morti provocato da un intervento delle forze dell’ordine, giudicato eccessivo all’interno dello stesso Governo, probabilmente affiancate da un certo numero di basiji. Forte commozione ha destato in tutto il mondo la visione degli ultimi istanti di vita di Neda Agha-Soltani.
L’Iran e’ una repubblica islamica. I creatori del nuovo stato hanno instaurato una sorta di sistema duale. Da una parte organi politici non elettivi (cui si accede per cooptazione), in cui risiede il cuore del potere; dall’altra gli istituti (Parlamento, Presidente) eletti dal popolo.
Al vertice della piramide del potere e’ la Guida Suprema (Rahbar), massima espressione della Velāyat-e faqīh (La tutela del giurisperito), per la quale operano in subordine anche altre istituzioni della Repubblica Islamica.
La Guida Suprema, dal 1989 l’Ayatollah Khamenei, nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, composto da 12 membri, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica (il suo giudizio e’ insindacabile) e certificare la loro competenza e quella del parlamento, al pari delle piu’ alte cariche giudiziarie. La Guida Suprema e’ inoltre comandante in capo delle forze armate. In sua assenza il potere e’ esercitato da un consiglio di capi religiosi, scelti da un’assemblea di esponenti religiosi sulla base del loro curriculum e del grado di stima goduto presso la popolazione.
A capo dello Stato vi e’ il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale. Il suo mandato ha durata quadriennale e vigila sul buon andamento del potere esecutivo. Il presidente e’ stato eletto regolarmente ogni 4 anni a partire dal 1985.
Dopo la sua elezione, il Presidente nomina e presiede il Consiglio dei Ministri, coordina le decisioni del governo e seleziona le decisioni governative da sottoporre al parlamento.
Il parlamento iraniano, monocamerale, chiamato Majles dell’Iran, e’ composto da 290 membri, eletti con voto diretto e segreto, anch’essi con mandato quadriennale. L’assemblea e’ stata eletta regolarmente ogni quattro anni dal 1980.
Tutta la legislazione deve essere vagliata, sin dal suo inizio, dal Consiglio dei Guardiani in base al principio della cosiddetta vilāet-e faqih, ossia la “tutela del giurisperito”, per controllare che le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica, nell’accezione propria dello Sciismo duodecimano. I sei membri laici del Consiglio, giuristi nominati dal parlamento, si pronunciano solo sulla costituzionalita’ delle leggi, mentre i sei membri religiosi, nominati dalla Guida Suprema, esaminano la loro conformita’ con i dettami islamici.
Al vertice del sistema costituzionale e politico vi e’ la Guida Suprema, eletta a scrutinio segreto da una Assemblea di Esperti a sua volta eletta, ogni otto anni dal 1983, a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale.
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Ahmadinejad attento, non li puoi fermare, 150.000 twitter (cinguettii) l’ora parlano di liberta’
“Alta sui naufragi dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla lungo un facile vento
di sazieta’, di impunita’…”
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varieta’
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanita’ di verita’
per chi ad Aqaba curo’ la lebbra con uno scettro posticcio
e semino’ il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternita’
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
e’ appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere
Smisurata preghiera
Fabrizio de Andre’
Sentila a www.youtube.com/watch?v=tNMll_7YsSE
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Dark Mythic Flames of history
Sweep far across an eastern sea
Seething through society
Destroying all tranquility
Chronicles from ancient lands
Gripped tautly by medieval hands
Black the red hearts which they fan
Turn the world back into sand
Misguided by theocracy
Blinded with hypocrisy
Untruths form its self prophecy
To justify atrocity
In the smoke truth must be found
As hate bleeds love into the ground
Spreads disdain without a bound
Hope cries loud amid no sound
Shed the chains shed the tears
Cross the bridge over the fear
A new age will unite all here
Where free souls may shine so clear
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“E’ pericoloso avere ragione quando il governo ha torto.”
Voltaire
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Chi e’ stato veramente imbrogliato nelle elezioni in Iran? Le donne
Christian Science Monitor
Cio’ che colpisce nelle proteste degli iraniani contro le frodi nelle elezioni del 10 giugno e’ il numero di donne in prima linea. Fra tutti gli imbrogliati alle urne, devono sentirsi le piu’ negate. Per la prima volta, durante le controllate campagne elettorali presidenziali della Repubblica islamica, il movimento delle donne e’ stato in grado di fare le proprie richieste chiaramente ed in modo indipendente, sebbene il Consiglio dei Guardiani, organo non elettivo composto da 12 membri di sesso maschile, non ha permesso a nessuna candidata di presentarsi. Il coraggio del movimento delle donne nel confronto con la teocrazia patriarcale (in cui la “polizia morale” ancora sciama per le strade in cerca di donne truccate) puo’ essere stato una delle principali ragioni per le quali il regime ha manipolato il conteggio dei voti, e per cui il leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, e’ stato costretto a mettere in piedi uno show ordinando di vagliare le prove della frode. I potenti chierici iraniani sanno che l’avanzamento della democrazia e la liberazione delle donne vanno mano nella mano. Hanno visto di recente l’elezione di donne in Kuwait e Iraq, mentre il gruppo a loro piu’ prossimo in Libano, Hezbollah, le elezioni le ha perse. Percio’ stanno tentando di fermare allo stesso tempo il movimento delle donne e l’aprirsi
della democrazia in Iran, per mantenere la loro “rivoluzione” sciita e il loro potere. Pure, le frodi elettorali sono state eseguite con tale sfacciataggine e tale sconsideratezza che il “vincitore”, il presidente Mahmoud Ahmadinejad, probabilmente trovera’ difficoltoso il governare. E l’occidente dovrebbe esitare un attimo, prima di consorziarsi ad un regime
la cui legittimazione sta scemando, che opprime apertamente meta’ della sua popolazione, e che vede le donne come una minaccia alla sicurezza. Quale paese si sentirebbe fiducioso nel siglare un accordo con un regime che prende per i fondelli la sua stessa gente nelle cabine elettorali?
Durante la campagna per le elezioni, le femministe iraniane hanno trovato un sostegno nel candidato dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi, ex primo ministro. Egli ha promesso di sciogliere la “polizia morale”, di riformare le leggi che trattano le donne ingiustamente, e di nominare donne ad alte cariche. Ha fatto la campagna con sua moglie, Zahra Rahnavard, una eminente studiosa autrice di quindici libri. I due sono apparsi come una coppia i cui
membri si amano l’un l’altro, mostrando una moderna eguaglianza alle donne iraniane. Ma al voto Mousavi ha “perso”, persino nella sua citta’ natale, il che e’ un altro segno di come tutto fosse fissato in anticipo. Dall’altro lato, il signor Ahmadinejad ha un forte record negativo verso le donne. Ha cambiato il nome del centro governativo “Per la artecipazione
delle donne” in “Centro per le donne e gli affari familiari”. Ha limitato l’accesso delle donne ai gradi piu’ alti dell’istruzione ed ha proposto leggi che permettono agli uomini di divorziare dalle loro mogli senza neppure informarle e di non pagare loro gli alimenti. Piu’ di tutto, il suo regime ha incarcerato dozzine di donne coinvolte nella campagna “Un milione di firme”, un movimento popolare che ha avuto inizio nel 2006 per riformare il sistema legale e mettere fine alla discriminazione di genere. I membri del movimento sono stati assaliti nelle proprie stesse case e la campagna marchiata come illegale.
Quindi non e’ una vera sorpresa, il vedere donne a stento velate confrontarsi con il regime durante le proteste post-elettorali. Se la falsa vittoria di Ahmadinejad puo’ aver rafforzato la posizione dei chierici nei confronti dell’occidente, ha pero’ chiaramente mostrato la loro debolezza interna. In effetti, le donne iraniane non si faranno cancellare.
Sashinka Gorguinpour
Aiuto, non c’e’ piu’ nessuno in questo
deserto gremito di passanti,
che mi riecheggi una nota familiare!?!
Paura, ti levi assassina sulle mie ferite
aperte , grondi sul mio viso
come una pioggia di stagione.
L’attesa si scioglie ogni volta
con la stessa catastrofe,
speranza che sei illusione.
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Tutto il mondo ha potuto sapere cosa succedeva a Teheran, malgrado la censura di Ahmadinejad, grazie a twitter (termine che simula il cinguettio di un uccellino), l’homepage che riceve i messaggini sms di non piu’ di 140 lettere, Cosi’ i dimostranti hanno mandato coi cellulari i resoconti di quanto facevano e i cellulari con video hanno filmato scene e momenti raccapriccianti e tutto il mondo ha visto e saputo quello che il regime tentava di nascondere. Twitter e’ stata la voce democratica dell’insurrezione contro i brogli di Ahmadinejad sostenuto dall’Ayatollah Kameney.
Per vedere come si fa:
aranzulla.tecnologia.virgilio.it/twitter-a-cosa-serve-e-come-usarlo-935.html

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ZAHRA
Film: ‘La lapidazione di Soraya’
Zahra un nome che i musulmani conoscono bene, perche’ che Fatima az-Zahra era una delle quattro sorelle del profeta Maometto. Oggi Zahra e’ il nome di due importanti e rappresentative donne nell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. La columnist del Washington Post Kathleen Parker traccia le loro storie, una delle quali finita tragicamente.
Una delle donne e’ Zahra Rahnavard, la carismatica e coraggiosa moglie del candidato presidenziale riformista Mir Hossein Mousavi sconfitto alle recenti elezioni da Ahmadinejad. L’altra e’ Zahra Khanun, parimenti carismatica e coraggiosa, rappresentata in un nuovo film intitolato ”The Stoning of Soraya M,” (La Lapidazione di Soraya M.), che racconta la storia di una iraniana messa a morte con false accuse di adulterio.
Nel caos dell’Iran post-elettorale, scrive Parker, sta emergendo la questione femminile, ovvero quanto oppressivamente vengono trattate le donne nel Paese Islamico. Un’oppressione di cui in Iran non si parla spesso, e nemmeno in Occidente. Ma i diritti umani sono al centro di quanto sta accadendo in Iran in questi giorni. Scrive Parker: «Un governo che opprime il suo popolo può sopravvivere solo con la violenza, come il mondo può constatare dando uno sguardo alle strade e alle piazze di Teheran. E in Iran, come nel resto del mondo musulmano, la violenza contro le donne – e contro gli omosessuali e tutti coloro che sono considerati inferiori dai mullah maschilisti – non soltanto e’ permessa, ma anche giustificata sulla base della dottrina religiosa».
Il mondo potra’ conoscere la storia dell’altra Zahra dal film ”The Stoning of Soraya M.”, una storia vera basata sul libro con lo stesso nome del giornalista franco-iraniano Freidoune Sahebjam.
Il film inizia quando il giornalista e’ costretto a fermarsi in un piccolo villaggio a causa di un guasto alla macchina. Zahra Khanun, sfidando la disapprovazione degli abitanti del villaggio, lo invita a causa per raccontargli come il male ha visitato il villaggio. In breve, la nipote di Zahra, Soraya, madre di quattro figli, era stata accusata di adulterio dal marito violento ed infedele, che aveva chiesto il divorzio perche’ voleva sbarazzarsi di lei avendo un’altra relazione. Quando Soraya rifiuto’, l’uomo e i mullah, la accusarono di adulterio. Come si evince dal titolo del film, Soraya fu trovata colpevole e lapidata nella pubblica piazza. Scrive Parker: «La scena della lapidazione e’ talmente realistica che non potro’ mai dimenticarla».
Zahra in italiano significa ”Raggio di Luce”.
blog.libero.it/taniarocha/7257081.html
Uno dei film piu’ potenti e piu’ importanti dell’anno
vedi il trailer
www.movieplayer.it/film/23317/the-stoning-of-soraya-m/
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Nella foto Mousavi con la moglia Zahra

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Il vero volto del cambiamento nelle elezioni iraniane non e’ stato il leader d’opposizione Mousavi, bensi’ sua moglie, Zahra Rahnavard. E’ stata lei ad impersonificare la parola “cambiamento” agli occhi di milioni di uomini e soprattutto donne d’Iran. Per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, una donna appariva sui manifesti elettorali stringendo la mano del marito. Sotto lo chador nero ne portava uno colorato. Durante la campagna Rahnavard ha viaggiato in lungo e in largo per il paese, a volte da sola, chiedendo l’espansione dei diritti per le donne, migliori opportunita’ di educazione e di lavoro. Alle conferenze stampa si presentava pesantemente truccata, in completa noncuranza delle leggi vigenti in Iran che invece lo proibiscono.
La sua figura, il suo approccio al femminismo, la sua storia possono aiutarci a comprendere pero’ quanto sia distante e limitata la nostra comprensione dei processi di democratizzazione nel mondo islamico.
Il suo impegno nel movimento femminista iraniano ha riguardato solo l’ultima parte della sua vita. Nata con nome di Zohre Kasemi, il suo zelo religioso l’ha portata a cambiarlo in Zahra, il nome della figlia del profeta Muhammad, e Rahnavard, che significa “colei che e’ sulla via (dell’islam)”. Nata in un’importante e agiata famiglia, fa il debutto sulla scena politica tra le fila del movimento di opposizione all’autoritarismo dello shah, mentre era ancora studentessa di storia all’ Universita’ di Teheran. Dopo la rivoluzione appoggiava le riforme dell’Ayatollah Khomeini. Nel frattempo inizia il suo percorso femminista. Nel corso della sua vità fondera’ vari gruppi e movimenti di donne e dirigera’ una rivista per donne, attraverso la quale fara’ conoscere il suo pensiero: rispetto e promozione dei valori dell’Islam e ripudio del movimento femminista del paese, considerato troppo filo-occidentale. Janet Afary, autrice di Sexual Politics in Modern Iran, ricorda che non fu prima degli anni ’90 che Zahra Rahnavard inizia a lavorare in contro tendenza rispetto al governo del paese per eliminare le restrizioni al lavoro femminile. Denunciava pubblicamente la situazione delle donne in Iran, considerate ancora come cittadine di serie B. Durante il governo di Khatami, che apprezzava le sue idee, veniva infine nominata direttrice della al-Zahra Women’s University nel 1997. Da quel momento iniziava una serie di campagne per ottenere una legislazione piu’ severa contro le violenze contro le donne, ma senza successo. Ahmadinejad, infine, la rimuoveva dalla presidenza dell’Universita’.
Quando una giornalista occidentale le chiedeva se si conderasse come una Michelle Obama d’Iran, ha risposto di no. “Sono una seguace di Zahra (la figlia del Profeta)” ha detto in inglese, aggiungendo che ha rispetto per “tutte le donne impegnate”.
Il femminismo di Zahra Rahnavard non e’ meno autentico per il fatto di essere autenticamente iraniano. A noi occidentali piacciono i cambiamenti radicali. E ci piace che accadano in fretta. Sconvolgimento generale, statua del dittatore di turno abbattua e missione compiuta. Questo non e’ possibile evidentemente in posti cosi’ radicalmente diversi come l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan o l’Iran. Una vera democrazia ha bisogno di tempo. Non e’ importante che domani le donne iraniane gettino via all’unisono i loro veli. Del resto, molti, analizzando il discorso di Obama al Cairo, hanno ormai concluso che il dibattito velo si/velo no non rientra più tra le cose che devono importare quando si pensa al cambiamento nei paesi islamici. Le donne come Rahnavard dimostrano al mondo che indossare uno chador non ti rende una donna afona e sottomessa. Essere femminista non significa essere laica ne’ occidentale. E’ necessario che noi donne occidentali espandiamo la nostra definizione di cosa sia una femminista, di cosa sia una femminista iraniana, di cosa sia la democrazia.
mondodonna.blogosfere.it/2009/06/zahra-rahnavard-il-vero-volto-della-speranza-a-teheran.html
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RIDIAMARO : – )
La vignetta amara di BUCCHI:
“Se continua cosi’, invece delle schede bisognera’ ricontare gli iraniani”
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http://www.masadaweb.org
Brava, bel blog. Lo leggerò poco alla volta!
Commento di IVAN — luglio 1, 2009 @ 4:52 pm |