Nuovo Masada

Novembre 24, 2008

MASADA n. 830. 24-11-2008. Uomini piccoli, carote pure

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 3:46 pm

Lega=apartheid – Le insicurezze del cercare sicurezza – Occorre una nuova ideologia – 600.000 precari cacciati dal lavoro – Donne contro la violenza – Non c’e’ crisi. Basta spendere – L’acqua svenduta – Ora le carote vanno bene anche piccole – Dead man

Oggi rimpiangiamo persone che un tempo ci facevano schifo
Vaime
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Profezie: “Informazione si’, educazione no. Chi e’ che stabilisce come si educa? Chi e’ il ministro dell’educazione televisiva? Puo’ anche capitare un imbecille che rende tutti imbecilli.”
Vaime
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“E’ proprio vero che i cretini non sono piu’ quelli di un tempo. Ora si sono informatizzati”
Vaime
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“E i non cretini?”- chiede una signora – “Chi sono?” Risponde Vaime: “ Non si sa, ma l’unica cosa certa e’ che nessuno ha l’opportunita’ di scegliersi la categoria a cui appartenere.”

“Mothoke motho ka batho babang : l’uomo diventa uomo soltanto attraverso gli altri, insieme agli altri, per gli altri (antichissimo detto africano)
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La Lega vuol vietare ogni soccorso sanitario ai migranti

La Lega vuol far retrocedere questo paese dal novero delle nazioni civili.
E’ l’ennesimo gravissimo atto nazista della Lega che vuole introdurre in Italia razzismo e apartheid.
Questa non e’ democrazia. Questa non e’ civilta’.

Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) di Modena contro la legge leghista che vuole vietare i pronto soccorso ai migranti. Firma qui
appelli.arcoiris.tv/salute/

L’art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell’individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce ai poveri il diritto alle cure gratuite, anche nell’interesse di tutti
Il DL 286/ 98 all’art. 35 prevede la gratuita’ delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e senza risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorieta’ di referto, come per i cittadini italiani
La Lega Nord ha presentato un emendamento che prevede l’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 e abolisce la gratuita’ della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e poveri e propone inoltre l’obbligo per le autorita’ sanitarie di denuncia
Questa infamia non e’ soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma anche un pericolo per la tutela della salute generale, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l’abolizione del diritto alla cura
L’emendamento privera’ della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti per Decreto invisibili e senza diritti in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti dell’uomo e del bambino.

Non bastava alla Lega essersi associata coi piu’ pericolosi nazisti di questo paese, con piduisti, mafiosi e criminali, non le bastava aver dato appoggio a tutte le nefandezze di Berlusconi, aver fatto classi differenziali, aver reso reato l’essere clandestini, qui si calpesta il diritto fondamentale di un essere umano: quello alla vita.
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Se le vittime invocano il carnefice
Andrea Marcon

Lo dico subito: tira una brutta aria. E non parlo della crisi economica, che deve peraltro ancora produrre i suoi effetti piu’ devastanti, ma della cappa di regime che comincia a calare sulle nostre teste. Lo so: la parola “regime” e’ una delle piu’ abusate e sfruttate dai burattini dello spettacolo politico e mediatico tutte le volte che vogliono screditare i loro rivali, dimenticandosi che le parole sono pietre e andrebbero ben soppesate prima di essere pronunciate.
Chiarisco allora subito che parlando di “regime” non mi riferisco alla chiusura del Parlamento, all’occupazione del Palazzo della Televisione, alla repressione poliziesca o militare, insomma a tutti i mezzi utilizzati dalle classiche dittature. Il regime di oggi e’ quello (sedicente) democratico, che negli ultimi tempi sta sperimentando nuove tecniche di repressione del dissenso.
Dai comitati No Tav a quelli No Dal Molin, dagli ultras agli studenti, passando per coloro che in Campania e non solo si sono opposti alla costruzione di inceneritori: eccole le ultime cavie del laboratorio “democratico”. Il metodo e’ sempre lo stesso. In primo luogo occorre spostare l’attenzione dall’oggetto della contestazione, che si evita accuratamente di approfondire, ai suoi autori; il secondo passaggio e’ quello di criminalizzare quest’ultimi o comunque considerarli esclusivamente un problema di ordine pubblico, spesso artatamente ingigantito; l’inevitabile conseguenza e’ quella di invocare e quindi realizzare “leggi speciali” che affrontino l’”emergenza” garantendo la “sicurezza” (tra virgolette abbiamo messo i termini chiave che vengono costantemente evocati come veri e propri mantra in queste situazioni).
Ecco allora le limitazioni alla liberta’ di movimento, aberrazioni giuridiche come il reato in flagranza differita (un vero e proprio ossimoro), la qualifica di terroristi a chi si rifiuta di vivere in un ambiente contaminato, la schedatura di chi esercita il diritto costituzionale di manifestare liberamente, etc etc.
Tutto cio’ e’ ovviamente gravissimo, ma non e’ a mio avviso l’aspetto piu’ preoccupante della situazione. Il vero dramma comincia a prender corpo con l’assordante silenzio che accompagna simili provvedimenti. Assordante, perche’ tanti ne parlano sui giornali e nelle tribune televisive, mille voci si accavallano e si sovrappongono, mille punti di vista si esprimono finendo per elidersi reciprocamente. Alla fine cio’ che resta veramente e’ appunto il silenzio, o al massimo una flebile vocina. Ed e’ una vocina che dice: “Ma guarda se io devo stare a preoccuparmi di questi disgraziati che fanno a botte nelle strade e a tutta ‘sta gente che ne parla litigando in televisione mentre io faccio fatica ad arrivare alla fine del mese! Ma metteteli in galera tutti!”. Questo e’ il vero regime: l’intorpidimento delle coscienze se non addirittura l’ottenimento dell’invocazione a che esso si imponga in nome del quieto vivere. Cio’ che piu’ dovrebbe colpire osservando coloro che ancora hanno la voglia ed il coraggio di scendere in piazza per far valere i loro diritti, e’ la solitudine che li circonda. Fatta eccezione per gli strumentali quanto falsi appoggi di determinate parti politiche, costoro rappresentano sempre e solo se’ stessi. Sembra ad esempio che lo scempio della Tav sia un problema da lasciare ai valsusini o che l’occupazione militare del nostro Paese da parte di una potenza straniera riguardi solo i vicentini. Le problematiche sollevate faticano ad affermarsi per quello che sono, e cioe’ delle questioni di principio che ci coinvolgono tutti e finiscono col sembrare delle rivendicazioni corporative e di bottega. L’esasperato individualismo coltivato per decenni dal nostro modello di sviluppo, l’atomizzazione della societa’ perseguita dal sistema economico e politico, produce oggi i suoi effetti. Il Ribelle non e’ piu’ l’icona di una comunita’ ma un soggetto “altro”, se non addirittura il fastidioso insetto che turba il nostro grigio tran tran quotidiano: invece di seguirlo, si chiede di schiacciarlo. E quale Stato di polizia puo’ essere piu’ perfetto di quello che viene invocato dalle sue vittime?

www.movimentozero.org:80/mz/
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Armando ricorda:
Pier Paolo Pasolini
L’alba meridionale

Torno, ritrovo il fenomeno della fuga
del capitale, l’epifenomeno (infimo)
dell’avanguardia. La polizia tributaria
(quasi accertamento filosofico
sugli incartamenti di un poeta)
fruga in quel fatto privato che sono i soldi,
contaminati da carita’, dolenti
di inspiegabili consunzioni, e pieni
di senso di colpa, come il corpo da ragazzi:
pero’ con mia gongolante leggerezza perche’ qua,
non c’e’ da accertare nulla, se non la mia ingenuita’.
Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Cosi’ nella vigilia
della Preistoria che a tutto cio’ dara’ senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori

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L’alba di una nuova ideologia
Mauro Maggiora

Non piu’ di venti giorni fa il cinefilo Veltroni, tribuno dimezzato, dal Circo Massimo di Roma declamava: «Questa e’ la piu’ grande manifestazione di massa del riformismo italiano perche’ in Italia un cittadino su tre si riconosce e crede nel riformismo moderno».
Riformismo, modernismo: parole vuote che risuonano sinistramente, un’eco cupa, la tabula rasa dell’economia globalizzata.
Tra i clangori di fabbriche che delocalizzano, esternalizzano, chiudono cancelli trasformando ampie zone del paese in aree cimiteriali.
Parole che, curiosamente, continuano a rimbalzare nei salotti dei canali di scarico mediatico, generalmente associati alla religione suprema, il post-ideologismo.
Essere post-ideologici e’ la conditio sine qua non per un politico “delegato”, che non puo’ piu’ essere militante, pena l’esilio in soffitta. Solo un’idea “pragmatista” puo’ essere funzionale a questa societa’, che sociologi all’Alberoni hanno ribattezzato “liquida”, e mai termine fu piu’ felice.
La societa’ liquida ovviamente e’ un prodotto organico di scarto della fisiocrazia francese settecentesca, un “laissez faire, laissez passer” de noantri.
I post-marxisti e post-democristi hanno ridotto la politica degli ultimi quindici anni in un feroce e gretto pragmatismo, hanno annichilito le idee, la cultura, il parlar per immagini (proprio delle ideologie).
Hanno trasformato il progetto politico e sociale, la tradizione, la lettura storiografica, il pensiero in una portineria condominiale, una rivendita di pezzi di stato e di sovranita’.
Noi pensiamo che mai come oggi ci sia bisogno di ideologismo e di un’osservazione della realta’ grandangolare. Pensiamo che ci sia bisogno di un’ideologia che diriga l’azione, secondo la definizione di Pareto.
Non certo l’ideologia marxista, quella che il filosofo preveggente Baudrillard aveva gia’ ampiamente liquidato negli anni Settanta definendola «una limitata critica piccolo-borghese, solo un passo in piu’ verso la banalizzazione della vita».
O quelle che glorificano il discrimine etnico, religioso, reddituale o «l’estasi della comunicazione», per citare ancora Baudrillard.
Piuttosto un’ideologia che ci affranchi dalla schiavitu’ del globale, dal valore d’uso, dalla libera circolazione delle merci e dei capitali, dall’industrialismo, dalla trita ritualita’ della delega democratica.
L’antimodernismo. Lo zerismo.
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Da bellaciao.org
La cacciata degli invisibili
Antonio Sciotto

(Mentre Obama pensa a come creare 2 milioni e mezzo di posti di lavoro in piu’ e a investire in scuola e ricerca) il trio Brunetta-Tremonti-Gelmini licenzia 300 mila precari tra statali e scuola. Altrettanti sono a rischio nell’industria. 600.000 persone del tutto prive di ammortizzatori e a futuro nero.
E intanto Sacconi decurta i salari degli apprendisti
600 mila e’ una cifra enorme, quella dei precari che perderanno il lavoro l’anno prossimo, per l’effetto combinato della crisi, dei «non» interventi del governo e dello stop alle assunzioni del malefico trio. Davanti a loro si apre il baratro, con il mercato del lavoro gelato dalla recessione e l’assenza di qualsiasi ammortizzatore sociale. Dalla sera alla mattina, niente proroga, poche speranze di trovare qualcos’altro, e nemmeno un euro. Un incubo.
Michele Gentile, della Cgil nazionale calcola: 47 mila contrattisti a termine, 20 mila Lsu, 10 mila interinali, 80 mila rapporti di collaborazione. 130 mila a termine del mondo della scuola. Totale quasi 300 mila lavoratori.
Se passa anche al Senato l’emendamento alla legge 1167 di Tremonti, dal 1° luglio 2009 non si potra’ stabilizzare nessuno che abbia oltre 3 anni di precariato alle spalle, fatti salvi quelli che abbiano concluso l’iter concorsuale entro il 30 giugno 2009 (con un 40% di posti riservato a chi abbia 3 anni di anzianita’).
E’ l’annullamento delle precedenti finanziarie Prodi, che autorizzavano alla proroga indefinita dei contratti e davano la possibilita’ di stabilizzare tutti i precari.
Il decreto 112 varato da Tremonti quest’estate prevede tagli per 34 miliardi di €, in particolare stoppando il turn over nel pubblico: si autorizza solo un’assunzione a fronte di 10 uscite. Dopo luglio 2009 sara’ Brunetta a scegliere chi assumere, con un ruolo discrezionale enorme.
Nella sola ricerca (2000 precari) ne potranno essere assunti si’ e no 450 entro il prossimo anno. E questi concorsi riguardano solo i 47 mila contrattisti a termine, mentre gli altri atipici in diverse forme sono praticamente gia’ cancellati da Brunetta.
Nel settore privato i precari sono almeno 300 mila nelle industrie metalmeccaniche, piu’ colpite dalla crisi della domanda. Molti lavorano da piu’ di 5-6 anni nella stessa fabbrica, senza contare la complicazione dei tanti immigrati, che rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno. Cgil e Fiom chiedono ammortizzatori per tutti, e la sospensione della legge Bossi-Fini.
Sacconi ha spiegato genericamente che il governo «allarghera’ i beneficiari di integrazione al reddito, tenendo conto anche dei soggetti piu’ deboli». Non si capisce pero’ chi avra’ diritto, visto che si escludono i precari, il terziario e l’artigianato. In piu’ mentre finora le retribuzioni degli apprendisti non potevano mai essere inferiori di due livelli rispetto a un pari mansione, ora sono decurtabili a piacere. Liberalizzata e’ anche la formazione degli apprendisti: non ci sara’ piu’ bisogno di una certificazione pubblica, potra’ essere svolta tutta in azienda.
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Non da sole, per le giornate a venire
Doriana Goracci

Non da sole: oh, come ci sta a cuore! Cosa stara’ a cuore, al Pd: la solitudine di noi donne? Ma certo! Camminando ieri 22 novembre 2008, per le strade del centro di Roma alla Manifestazione delle donne contro la violenza, mi sono fermata a guardare, colpita, una serie di manifesti attaccati lungo il percorso, correttamente, negli spazi consentiti: ”NON DA SOLA” e a fianco : Piu’ prevenzione. Piu’ solidarieta’. Piu’ liberta’. Il 24 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne con Vittoria Franco e Walter Veltroni Lunedi’ 24 novembre ore 16,30 – 19,30 Roma, Teatro Centrale – via Celsa, 6 (Piazza del Gesu’).
Partiamo dal luogo dell’incontro, Piazza del Gesu’. Prende il nome dall’omonima chiesa dell’Ordine dei Gesuiti e la notorieta’ dal Palazzo Cenci-Bolognetti che, dal 1942 al 1994, fu la sede nazionale del partito della Democrazia Cristiana: davvero una piazza straordinaria. C’era pure dappresso in quella piazza, un cestino della carta straccia, nella controllatissima Roma, dove le Br lasciarono un volantino durante il sequestro Moro e dove poche centinaia di metri piu’ in la’, fu ritrovato anche il corpo, a via Caetani, vicinissima non solo a quella del Gesu’ ma anche a via delle Botteghe Oscure, dove c’era il Pci… Esamino meglio gli attori protagonisti della storica Giornata Mondiale: la senatrice Franco e’ una garanzia come vuole il programma. A luglio del 2007, presso la festa dell’Unita’, sosteneva in un’intervista rilasciata a Edoardo Semmola per Resistenza Laica: “Sto nel Partito Democratico per renderlo piu’ laico. Spogliamoci della non negoziabilita’ dei valori e delle convinzioni”. E la memoria corre, non alla Rosy Bindi, con la quale dialogo’ in quella Festa ma alla sua “compagna” di partito, la signora Binetti, che con molta coerenza non si e’ mai spogliata: lei si, previene qualunque “fantasia” di interruzione della gravidanza e della vita.
Mentre aspettavo di riprendere lo spezzone del corteo delle donne di Action, (presenti alla pari con donne migranti come l’ultimo giorno di propaganda elettorale dello scorso aprile-le sole a contestare a Roma l’Ultracorpo Ferrara) ho ripensato a questo altermondialismo, pan-africanismo, internazionalismo della nostra opposizione che cura, fa “ponti” nella realta’ quotidiana in Italia. E allora mi sono detta come saranno messe oggi, queste donne migranti e viaggiatrici, rispetto alla “solitudine”? Mi e’ apparsa la Turco: quella signora che era in Piazza Navona, lo scorso 24 novembre 2007, che forni’ ben altri numeri da grattare e vincere, stizzita e fotografatissima star della giornata, allora ministro della Salute, con le altre deluse senza palco: Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna di Forza Italia , Giovanna Melandri allora ministro dei Giovani e lo Sport, passato a certa Meloni e Barbara Pollastrini, che per Pari Opportunita’, dovette cedere il testimone a una del rigo-piano di sopra.
Torniamo alla Livia che creo’ tanti luoghi di prima accoglienza, gratuiti e ospitali, per la prima volta nella storia della Repubblica, insieme a nonno Napolitano con una legge che prende il loro nome nel 6 marzo del 1998, la n.40, detti Centro di permanenza temporanea (all’articolo 12 della legge), per tutti gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile”.
Che ne e’ stato di quell’intento tutto femminile di regolamentare l’immigrazione, favorendo da un lato l’immigrazione regolare e scoraggiando l’immigrazione clandestina? L’immigrata regolare puo’ affrontare il percorso di acquisizione della cittadinanza, configurato dalla legge, facilmente? Tale percorso e’ caratterizzato da una serie di tappe verso l’acquisto dei diritti propri del cittadino pleno iure, inclusivo del diritto al ricongiungimento familiare, del diritto al trattamento sanitario e alla salute e del diritto all’ istruzione? Quante e quali clandestine, diventano destinatarie di un provvedimento di espulsione dallo Stato?
Le donne che arrivano sulle nostre coste, con imbarcazioni certo non da diporto, sono dimuinite o aumentate?
Ma queste sono polemiche da basso cortile, a noi rinfranca sapere che c’e’, sempre e comunque, magari in Ombra piuttosto che in Onda, questa attivita’ febbrile: un bel servizietto domani al Tg del Lazio, per ricordare che le donne del mondo non camminano da sole, se accompagnate da tutte queste donne, portatrici di istanze e progetti, pari opportunita’ e formazioni e con la perenne protezione dei loro compagni di partito, laddove le amministrazioni democratiche e condivise, concedono loro, di governare e proporre.
Sarebbe interessante per noi donne, apprendere l’arte e la pratica dismessa del fai da te, nel trovare casa, sanita’, istruzione, lavoro: forse”basterebbe” ascoltare le storie di quelle sconosciute indispensabili migranti che spesso vivono nelle nostre case, siedono sui mezzi pubblici se trovano un posto, vanno al mercato, al discount, fanno fare la pipi’ al cane, puliscono deretani e bagni pubblici , a volte subendo i bisogni ingovernabili maschili?
Faremmo bene a far accomodare a certe poltrone, solo per le Giornate con Dedica, quelle e quelli che ricorderanno le morte, le vittime e diranno: mai piu’ sole!Ferme restando, per carita’, le Misericordine che si affannano a curare la Vita e il Movimento che la finanzia …
Si accedera’ dunque al Teatro, centrale per eccellenza e a questa ennesima “rappresentazione”, gratuitamente, senza Colloquio Motivazionale di Orientamento. Affrettatevi donne migranti e sorellanze tutte, il Teatro sara’ gremito di badanti, tate e serve di ogni colore e di ogni parte del mondo: non piu’ sole, non da sole, qui’ in Italia ma accompagnate dal Pd. Per chi dovesse rimanere fuori, puo’ chiedere “protezione e sicurezza”- “prevenzione e solidarieta’” alla Rinnovata Casa delle Liberta’.

Senza problemi
Alessandro D’Agostino (bloggher)

Ma avete sentito cosa ha detto ieri?
In Abruzzo davanti a 150 vecchi rincoglioniti, Berlusconi ha detto queste parole:
“Le aziende Italiane non hanno problemi nel continuare a produrre, perche’ ci penseremo noi a sostenerle e a tenerle in piedi sovvenzionandole e quindi non hanno problemi di liquidita’, siete voi che dovete farle sentire tranquille continuando a spendere e a fare circolare il denaro, e basta con questo allarmismo sui problemi, perche’ se si parla sempre e solo di problemi allora ci saranno problemi, ma se si parla di soluzioni, allora ci saranno le soluzioni”.
Qualcuno lo fermi, da lontano o da vicino non importa ma qualcuno lo deve fermare.
Uno che parla in questo modo e con questi argomenti non solo e’ pazzo ma e’ anche pericoloso, e quello che e’ peggio e’ che ci sono anche un sacco di persone scappate dal reparto di geriatria psichiatrica che gli danno ragione.
Riaprite i manicomi, vi prego.
Questo e’ un caso per Picozzi coadiuvato da Lucarelli e Bruno, ma non so se riuscirebbero a spuntarla.
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Della privatizzazione dell’acqua
Viviana Vivarelli

Vedo sempre meno bloggher che prendono le difese incondizionate di questa opposizione, che per sua stessa dichiarazione, ha ripudiato ogni connotato di sx e non si capisce piu’ che bestia sia, persiste qualche raro bloggher che continua in modo idiota a osannare B, non si capisce in nome di che, e delira caricato di odio contro inesistenti “comunisti” dimostrando di avere il cervello ormai in pappa per una insistente propaganda che evidentemente per qualcuno e’ stata vincente sui fatti.
Possiamo capire che qualcuno sia prigioniero dei viaggi da drogato del suo cervello e si inventi un paese che non c’e’, una malattia mentale.. Quello che possiamo capire meno e’ come si possa accettare senza batter ciglio che i diritti di noi cittadini siano progressivamente distrutti in un crescente immiserimento del paese. Non solo i diritti democratici ma anche i normali diritti di uso di beni comuni come l’aria o l’acqua.
La vicenda dell’acqua e’ offensiva del senso comune.
Tremonti ordina che l’acqua passi nelle mani di poche multinazionali che aumenteranno di migliaia di volte le bollette lasciando le spese di manutenzione sulle nostre tasche e togliendosi fuori, in quanto multinazionali, da qualunque obbligo di legge, di sanita’, di potabilita’..
Questo scempio e’ gia’ avvenuto in alcuni paesi del mondo producendo vere rivolte delle popolazioni, alcune sedate nel sangue. E’ a questo che si vuole arrivare? A rivolte civili?
Ci sono paesi che hanno pagato lo scotto delle privatizzazioni, se ne sono pentiti amaramente e adesso tentano, come da Parigi, di ripubblicizzare l’acqua.
Come se questo non fosse mai avvenuto, i politici degli ultimi governi e parlamenti (Prodi e’ inqualificabile come B) si sono lasciati tentare dalle laute tangenti offerte loro dalle multinazionali dell’acqua e Tremonti e’ arrivato a questa infame legge che ordina una privatizzazione che pagheremo tutti con un aumento stratosferico delle bollette e una caduta a picco della qualita’ e della salute.
Mentre sul territorio i sindaci di dx, sx e Centro e anche Lega, vedono di colpo in che guaio si sono cacciati e che la privatizzazione dell’acqua costera’ un colpo mortale alle nostre finanze, in alto la manfrina e il complotto di ogni parte politica per il saccheggio del paese e’ massima e sono tutti d’accordo a svendere in modo malefico qualcosa su cui non avevano diritto di mettere le mani, perche’ l’acqua e’ un bene nostro, ci appartiene e non puo’ essere oggetto di mercato essendo l’elemento di maggiore importanza per la vita.
Se mai una maledizione massima puo’ levarsi contro questi sciagurati senz’anima ne’ faccia che hanno occupato le istituzioni per fare mercimonio personale di questo sciagurato paese, qua io la pongo con forza.
Vedere con quanta bieca comunella da malfattori si sono messi d’accordo per incaprettarci e svenderci e’ ignobile.
E pensare che in questo turpe mercato ci sono dentro allegramente presunti cattolici come Prodi e Formigoni, presunti amanti del territorio come Bossi e Calderoli, presunti eredi di una sx popolare come Veltroni o D’Alema rende tutto l’intrallazzo anche piu’ orrido e ripugnante.
Ma la beffa maggiore e’ dover vedere le elezioni europee, dover votare per un parlamento che non avra’ alcun valore legislativo ma solo “consultivo” e che prendera’ gli ordini da burocrazie finanziarie e bancarie che noi non potremo eleggere ne’ controllare, le quali stanno portando avanti quell’iperliberismo che a livello mondo ha toccato il totale disastro, e vedere che, malgrado cio’, tali autorita’ sono intenzionate con accanimento ad ingrassare multinazionali, come quelle dell’acqua, col preciso intento di indebolire e immiserire i popoli europei per il loro maledettissimo lucro.
Cosi’ non ci basta l’indegno Tremonti che ordina la privatizzazione dell’acqua (e poi di tutto l’esistente), non ci basta l’infame B che vuol mettere in ginocchio questo paese, ci diranno che sono le direttive europee a volerlo!
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Don Aldo
Articolo 12 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo

Nessun individuo potra’ essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, ne’ a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni“.

E’ qui riconosciuto il diritto alla riservatezza, alla cosiddetta privacy. Non e’ sinonimo di diritto ‘all’anonimato’ o ‘ad essere solo/a’, bensi’ come diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni quale presupposto per l’esercizio di molti altri diritti di liberta’.
E’ un classico diritto “negativo”, nel senso che lo stato (e qualunque altro soggetto) deve astenersi dall’interferire in modo arbitrario o illegale nella vita privata della persona. Non significa pero’ ‘inerzia’ delle istituzioni. Alla ‘astensione’ deve infatti accompagnarsi la ‘protezione’ del diritto fondamentale
L’articolo 17 del Patto internazionale sui diritti civili e politici riprende integralmente l’articolo 12 della Dichiarazione. Ci sono vari tipi di privacy. Uno riguarda la diffusione via Internet di dati personali: la loro divulgazione potrebbe indurre a comportamenti discriminatori o razzistici. C’e’ un diritto alla privacy in campo medico e anche in campo politico. In questo secondo caso tra le garanzie dei diritti democratici c’e’ quella della segretezza del voto.
Siamo in presenza di un diritto particolarmente complesso, difficile ed esigente per una molteplicita’ di ragioni. Innanzitutto perche’, coinvolgendo onore e reputazione, tocca la sfera piu’ intima e sensibile della dignita’ umana, interpella cioe’ il valore dei valori dell’intera costruzione giuridica dei diritti umani. Allo stesso tempo, la sua protezione e la stessa interpretazione dei suoi contenuti deve confrontarsi con l’evoluzione di una tecnologia sempre piu’ pervasiva e invasiva e con le esigenze, sempre piu’ impellenti, della sicurezza sociale e collettiva, interna e internazionale.
La protezione del diritto alla privacy comporta che ci siano appropriate normative dei singoli stati, le quali dispongano per l’istituzione di appositi organi di garanzia e la messa in opera di adeguate procedure.
La Costituzione italiana e’ molto dettagliata al riguardo, ma in presenza di una fenomenologia in costante evoluzione e complessificazione, anch’essa ha bisogno di essere aggiornata e integrata, in via continuativa, da una piu’ specifica normativa, nonche’ dalla giurisprudenza e dagli ‘interventi’ (sanzionatori) ad opera dell’Autorita’ (indipendente) di garanzia dei dati personali (Garante della privacy).
L’articolo 12 della Dichiarazione universale menziona luoghi ed ambiti in cui il diritto alla riservatezza deve essere particolarmente garantito: famiglia, casa, corrispondenza. Il concetto di famiglia e’ quello definito dall’articolo 16 della stessa Dichiarazione, peraltro da ‘inculturare’, senza snaturarne il senso, negli ordinamenti interni degli stati. Il Comitato diritti umani (civili e politici) delle Nazioni Unite ha stabilito che per ‘casa’ deve intendersi il luogo in cui la persona risiede o realizza la sua abituale occupazione, e sollecita gli stati a specificare, nei rapporti che sono obbligati a presentargli periodicamente, il significato che nelle rispettive societa’ viene dato anche alla famiglia. Ma evidentemente l’onore e la reputazione possono essere messi a repentaglio anche in altri ambienti e situazioni.
Afferma lo stesso Comitato che “poiche’ tutte le persone vivono in societa’, la protezione della privacy e’ necessariamente relativa”. Anche la privacy ha dunque dei limiti, a condizione pero’ che siano rigorosamente previsti e disciplinati dalla legge.
Certamente legittima e’ la video-sorveglianza nei luoghi pubblici. Quanto legittima e’ in altri ambienti? Fin dove possono arrivare le esigenze di intelligence (’ci’mici’ in case private, intercettazioni telefoniche, pedinamenti)? La ‘legittimita’’ dell’interferenza puo’ arrivare fino a denudare le persone con il metaldetector nei posti di controllo di polizia all’imbarco negli aeroporti (non in cabine riservate)?
E c’e’ la privacy di soggetti particolarmente vulnerabili: bambini, anziani, persone con disabilita’, immigrati, detenuti, degenti negli ospedali, … . Anche essi sono titolari di un diritto fondamentale, ma quanto funzionano nei loro riguardi gli strumenti di protezione? E come proteggere la riservatezza, l’onore e la reputazione dall’invadenza tentacolare di Internet?
Si pensi alla voragine di fango putrido alimentata da messaggi messi in circolazione tramite reti informatiche, cellulari, sms e fotografie, che offendono pudore, onore e reputazione di vittime innocenti, o allo sbattere sui giornali la foto di chi riceve un avviso di garanzia con la prospettiva di un processo a distanza di anni. In questo secondo caso c’e’ violazione dell’onore e della reputazione, oltre che del diritto alla presunzione d’innocenza. Quando giornalisti assediano le abitazioni di parenti di caduti sul lavoro o in incidenti stradali o in missioni internazionali di pace, con lunghe zummate sui volti stravolti dei familiari e con l’insistenza perche’ rispondano a: come si sente? che cosa prova in questa triste circostanza? C’e’ violazione o meno del diritto alla privacy? Tra il diritto d’informare (quale informazione?) il pubblico dei lettori o dei teleutenti e il diritto alla riservatezza, al rispetto dell’onore e della reputazione di una persona, quale deve prevalere? Nell’odierna societa’ dello ’strillo’ e del ‘reality’, onore e reputazione sono relativizzati, pare anzi che ci si vergogni di parlarne: roba d’altri tempi. Eppure, in moltissimi casi c’e’ sicuramente la lesione dell’onore e della reputazione della persona, non soltanto la maleducazione o la sguaiataggine.
Insomma, il diritto alla privacy tocca l’essenza della dignita’ umana nel suo quotidiano incarnarsi: l’ingiusta perdita dell’onore e della reputazione equivale alla distruzione di una vita. Cosa fare? Certamente, rafforzare gli strumenti e le istituzioni di garanzia, a cominciare dall’Autorita’ indipendente, soprattutto dare spazio adeguato a questa tematica nei programmi di educazione scolastica e di formazione continua, nella consapevolezza che, insieme col Garante, e’ la societa’ civile in quanto tale che deve sentirsi responsabile e vigilare
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dalla Stampa.it
Arriva la carota no-limits
MARCO ZATTERIN

La Ue cancella i vincoli di peso e dimensioni dell’ortofrutta “Il cibo comincia a scarseggiare, obbligati a cambiare”
Sullo schermo a dodici stelle va in onda la vendetta della minizucchina. La Commissione Ue liberalizza la vendita di 26 prodotti ortofrutticoli, abolendo l’obbligo di rispettare gli standard comunitari di misura e dimensione. L’obiettivo e’ frenare i prezzi e tagliare la burocrazia. Un segnale dell’Europa che cambia. Era ora. Quando la stampa popolare inglese sferro’ un attacco frontale a Bruxelles accusandola di voler raddrizzare le banane commise un errore clamoroso. A Palazzo Berlaymont nessuno aveva mai pensato ad intervenire sulla forma di quello che la musica legge-
ra ha elevato al rango di «unico frutto dell’amore». Piuttosto, per tutelare i consumatori, si erano stabilite misure e requisiti per altre trentasei tipi di frutta e verdura. Si e’ era cosi’ deciso, ad esempio, che una zucchina buona dovesse misurare almeno 7 centimetri e al massimo 35, per un peso compreso fra 50 e 450 grammi. Per anni tutti i campioni incompatibili anche per pochi millimetri sono stati banditi dai supermercati. Ma adesso si cambia.
Un po’ perche’ si sono ravveduti, un po’ perche’ la minore disponibilita’ di cibo sta colpendo i bilanci delle famiglie, Bruxelles s’e’ decisa a liberalizzare una parte della gamma di frutta e verdura europea. La mossa sara’ sottoposta oggi ai Ventisette dai quali si attende un via libera contrastato. Nove stati
membri (fra cui la Germania) sono favorevoli alla deregolamentazione, mentre quindici si oppongono senza avere una maggioranza di blocco. Nel fronte del «no» spiccano Italia, Francia e Spagna. I quali, spiegano fonti diplomatiche, «non sono
contro la semplificazione, ma temono che la mossa penalizzi i loro produttori a vantaggi dei paesi del Nord, prevalentemente venditori, che potrebbero offrire merce di minor qualita’ e in modo poco trasparente».
La proposta sul tavolo, che la commissaria per l’agricoltura Mariann Fischer Boel vuole fare entrare in vigore dal prossimo luglio, intende eliminare i vincoli per 26 tipologie, lasciando i distributori alimentari nazionali liberi di decidere sui parametri della loro offerta. Non ci sa-
rebbero pertanto piu’ standard delizie quali albicocche, carciofi e melanzane, si potrebbero-mettere sugli scaffali meloncini da sei centimetri, asparagi piu’ corti di sedici, mini zucchine da 66 millimetri o maxi da 400. Cio’ che oggi e’ fuorilegge sarebbe riabilitato e andrebbe sul mercato a prezzi inferiori. «Non credo che forma e grandezza di un cetriolo siano cosi’ importanti per il consumatore -spiega una fonte di Bruxelles – se puo’ pagarli meno un contesto di rincari».
L’intervento non sara’ finale. Bruxelles conserva i suoi standard in dieci settori, pesanti in quanto rappresentano comunque il 75% del mercato ortofrutticolo continentale. Allo steso tempo, una norma si occupa della frutta danneggiata che potrebbe essere venduta a un prezzo inferiore rispetto alla pri-
ma scelta con un’etichetta chiara che certifichi 1 ‘ idoneita’ «alla cottura».
I tecnici della Fischer Boel sono soddisfatti per una cassetta di motivi. Il nuovo regolamento puo’ contribuire a calmierare i listini e impedire sprechi divenuti inaccettabili (le carote troppo sottili non saranno buttate). Soprattutto, porta avanti la politica di sburocratizzazione dell’Ue. «Semplicemente non riteniamo che l’ortofrutta debba essere regolata da noi», dicono a Bruxelles. Un numero? Il regolamento abolisce 300 pagine di legislazione europeo. Un piccolo passo, ma sempre meglio che niente. Tocchera’ al consumatore fare la scelta migliore e piu’ adatta alle loro tasche.
….
Film
da bellaciao.org
Dead man
Vittoria Oliva

Ogni notte e ogni mattina
nascono alcuni alla rovina
Ogni mattina e ogni notte
Nascono alcuni a soave diletto
nascono altri ad infinita notte

William Blake

Diceva William Blake: “Creare un sistema oppure finire schiavo di quello di un altro uomo”.
Ieri sera mi sono vista ‘Dead man’ di Jim Jarmusch. Tutti danno l’interpretazione di un viaggio verso la morte, del mito in chiave western di Caronte che traghetta verso l’inferno, o di un viaggio agli inferi con un Virgilio che si fa chiamare Nessuno come Ulisse.
Io invece l’ho interpretato come un viaggio di iniziazione all’inferno della vita finche’ ci saranno padroni e schiavi finche’ nascono alcuni alla rovina nascono alcuni al soave diletto.
Tutto il film, come succede, in genere, nei film e nella letteratura americana e’ impostato sul viaggio. Il viaggio di iniziazione all’inferno della vita di William Blake, no non e’ il poeta, e’ solo un caso di omonimia, avrebbe potuto esserlo pero’, sai quanti sono poeti che non riescono a diventare poeti in questo inferno di vita, infatti, lui, sul suo cuore ferito a morte porta una rosa di carta, senza profumo, una rosa di carta che gli ha donato una prostituta prima di crepare ammazzata: ammazzata prima che potesse realizzare il piccolo sogno di fare rose non di carta ma di seta profumate con profumo francese: ne’ pane ne’ rose!
La parte iniziale e’ una lunghissima sequenza di viaggio in treno, infatti dove va il protagonista? va in verso la citta’ a cercare lavoro…. LAVORO?! …lo sapete ultimamente per me basta la parola…e subito mi viene una interpretazione del film tutta mia e solo mia. Ormai lo sapete che di qualsiasi cosa parlo dalla mondezza ai morti di lavoro e non lavoro, appunto, alla crisi, alla immigrazione, alla guerra dico BASTA! per stoppare questo Sistema, per far pagare veramente la crisi ai capitalisti bisogna RIFIUTARE IL LAVORO SALARIATO, fare sul serio i fannulloni, cosi’ Brunetta almeno si mette tranquillo! E non ripetetemi come campiamo Vitto’? che io di un film su uno zombi contornato da zombi vi sto a parlare!
Colla sua aria interdetta e stralunata, quasi una caricatura di Pierrot, il vestito buono, i capelli e il cappello stile fidanzatini di Peynet, quasi per sottolineare la sua diversita’ dal contesto anche nell’acconciatura, W. B. incomincia il suo viaggio di iniziazione, il fuochista del treno lo avvisa cosa ti credi di trovare alla fine?..solo la morte..e infatti appena arriva al posto di lavoro il padrone lo minaccia con un fucile; appena arriva in citta’ a cercare lavoro si trova coinvolto in un duplice omicidio, Wanted dal padrone e dalla legge del padrone, tallonato da sicari: lo sapete che i padroni “giocano” sempre sul doppio binario: truppe “legali” e truppe “illegali” o fasci, o killers stile western, e per di piu’ ferito mortalmente al cuore, zombi: FOTTUTO IN PIENO!
Questo succede a cercare lavoro; tra l’altro ho visto, oggi, che a Torino e’ crollato il tetto di una scuola con morto uno, per ora, e feriti, cosa siete tornati a fare a scuola ragazzi? la scuola prepara al lavoro e ora si comincia a morire pure a scuola, non vi siete accorti che qui sta crollando tutto? tornate a fare lezione in piazza che e’ piu’ sicuro!
Morto, semi morto, semi vivo, zombi o semi zombi lui continua il suo viaggio in questo inferno che gli sta intorno, contornato da personaggi infernali che hanno una sola etica, diciamo cosi’, quella della violenza piu’ spietata e disumana, tanto disumana da essere fredda, asettica quasi, senza passione, senza furore, scontata al massimo: un dato naturale, e per questo ho detto quasi etica, ed anche W B diventa un pistolero per forza trainante: la negazione della western in un western per confermare: cosi’ gira il mondo ragazzi finche’ nascono alcuni alla rovina nascono alcuni al soave diletto. Questi versi sono ripetuti spesso nel film, ci fosse uno che ha soave diletto, pero’, metafora coi controcazzi!
Perche’ a pensarci bene, forse i padroni hanno “soavi diletti”? hanno diletti di comodita’ di agi, hanno DILETTO! a spadroneggiare sulle vite altrui: niente di soave. Gli infami, i venduti, i servi, gli scherani, gli stronzi, i traditori, i figli di puttana che ci colpiscono alle spalle e contaminano con la loro presenza tutto e tutti hanno “soavi diletti”? hanno le loro misere briciole, hanno i loro ossi gia’ spolpati dai potenti su cui si affannano a rosicchiare gli avanzi, la loro vita: o con i denti a rosicchiare ossi marciti o con la lingua a leccare il culo dei potenti: alla faccia dei “soavi diletti”! Nascono alla perenne notte pure loro tutti quanti, perche’ le tenebre , sono tenebre: non fanno luce. E per confermare questo dato, il film non solo e’ in bianco e nero, piu’ nero che bianco, ma per tutto il film c’e’ il tormentone di tutti questi esseri abietti che perennemente stanno alla ricerca del tabacco, dal padrone all’ultimo servo dei servi: tutti alla ricerca di una “soavita’” effimera. E il povero W B quasi tutto il tempo a dire” non ho tabacco, non fumo”: lui ha solo una rosa di carta, ma tutti da lui vogliono quello che non ha, quello che non puo’ dare.
Naturalmente ha un Virgilio a suo livello, un indiano col regolamentare ciuffo di penne, ma un indiano anomalo, mezzo indiano mezzo bianco, cacciato dalla sua tribu’, portato come fenomeno da baraccone in Inghilterra, come esempio di uomo primitivo da “educare” alla regole civili (richiamo al ragazzo selvaggio di Truffaut), riesce ad evadere, riesce a tornare in America , restando uno sbandato con nel cuore i versi di William Blake. Almeno lui un soave diletto l’ha veramente! E’ l’unico nel film che ha un sogno soave, un’aspirazione soave e per questo soave diletto che ha nel cuore cura il povero zombi e lo protegge, anche lui ,pero’, con tutto il suo sogno soave, anzi proprio per questo sogno, si mette in testa che il povero omonimo e’ la reincarnazione del poeta, per questo diletto soave vuole farlo ricongiungere al Grande Spirito tramite fungo magico al posto del tabacco, povero W B che e’ solo un ragazzo con la rosa di carta. Un viaggio che e’ una iattura, una iattura che significa l’impossibilita’ non solo di realizzarsi, ma di essere in questa societa’ di merda.
Vagano o leggeri delle loro nefandezze o schiavi di sogni irreali gli umani inganni seminando gli uni e gli altri perche’ nessuno gusti il frutto della vita

www.controappunto.org
www.youtube.com/watch?v=OUDsYvj8DZk&feature=related
www.youtube.com/watch?v=kbFaElMVwfY&feature=related
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RIDIAMARO : – )
L’angolo delle reazioni a caldo

NO TONINO, NO PARTY
Berlusconi: “DiPietro e’ un uomo di violenza”
Dipietro: “nun e’ vere, io so’ di Campobasso”

Exidor X
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Capezzone, lei prima era il delfino di Pannella: ora e’ la triglia di Berlusconi!”
(Antonio Cornacchione)
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Per Silvio Berlusconi Mani Pulite mise fine a 50 anni di benessere e progresso.
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Dagli striscioni del movimento degli studenti:

“Noi contiamo
Voi contateci”

“E’ meglio perdere un ministro che un maestro”

Ma non era meglio che pagavo l’ICI?””

“Gelmini e Carfagna, sarte subito”

“In questo paese ci sono piu’ possibilita’ per i ricercati che per i ricercatori”

“La Gelmini nuoce gravemente all’istruzione”

Sempre sulla Carfagna: “Bella donna! Ma che tariffe!”
(Sabina Guzzanti)
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da Edoardo
Nel Transatlantico gremitissimo Berlusconi cerca a gran voce il capogruppo del PDL:
“Bocchino !!”
e la Carfagna sgranando gli occhi:
“ADESSO??”
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Da Vaime
Questo e’ un paese che non si fa mancare ne’ i delinquenti ne’ i cretini

“La cosa che funziona di piu’ e’ proporre cose gia’ fatte. E tutti sono contenti”
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E per finire consoliamoci con Flaiano che diceva che “Vincere e’ volgare
con nessun riferimento alla sinistra
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http://www.masadaweb.org

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