Nuovo Masada

Novembre 22, 2008

MASADA n. 828. 22-11-2008. Un mondo senza rispetto

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 8:52 am

Un quarto dei mammiferi e’ in estinzione – Un precario scrive a Brunetta: “Ma quali pubblicazioni?”- Ignazio Marino sull’eutanasia – Parigi si pente di aver privatizzato l’acqua – Sollecitiamo Obama – L’universita’ di destra che piace al Pd – Fatti di incivilta’ quotidiana visti da Orioles – Premiati Balzano, Fisk e Don Gallo – Lo squallido Villari – La tortura, un abominio che in Italia non e’ penalizzato

Numero fatto da Mariapia Folli

SUA BASSEZZA

Un politico molto basso sta facendo un comizio quando dalla folla si ode un grido:
- A nano!
Il politico adirato si guarda un po’ in giro ma continua il suo comizio. Poco dopo, ancora la voce:
- A nano!
L’oratore sempre piu’ arrabbiato guarda verso il pubblico ma non riesce a vedere chi e’ stato e continua il suo discorso. Nuovamente si sente la solita voce:
- A nano!
A questo punto il politico inferocito interrompe il comizio e:
- Mi rivolgo a quella persona che mi sta offendendo, ricordandogli che io ho un figlio alto un metro e ottanta!
- A nano cornuto!!

LA GARA DI CANOA

Ci saremo chiesti 10, 100, 1000 volte come mai in Italia le cose non vanno molto bene. Purtroppo la risposta non e’ cosi’ semplice da trovare. A mio parere uno degli aspetti principali e’… leggete quanto segue e troverete la risposta!

Una societa’ italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini.
Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivo’ il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.
Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.
Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.
Il gruppo di progetto scopri’ dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava,
mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.
In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacita’ gestionale: ingaggio’ immediatamente una societa’ di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.
Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.
Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi.
Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: “Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli piu’ responsabilita’ “.
L’anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.
La societa’ italiana licenzio’ immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante cio’ pago’ un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.
La societa’ di consulenza preparo’ una nuova analisi, dove si dimostro’ che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.
Al momento la societa’ italiana e’ impegnata a progettare una nuova canoa
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Da secoli le religioni servono ai dominanti per tenere in pugno le genti, i subalterni.
Dal 1775 un poco di democrazia era apparsa sul pianeta, ma l’agonia del pianeta mette in allarme dominanti e subalterni e in queste situazioni estreme le scelte sono sempre le piu’ pericolose e illiberali per le popolazioni che ancora pensano in termini animali, cioe’ con l’istinto.
L’istinto dice al mondo animale: segui il capo che e’ il piu’ dotato.
Nella maggior parte dei casi per gli animali, il fenomeno funziona perfettamente ma per “l’animale uomo” no.
Purtroppo il nostro sviluppo cerebrale non e’ tale da toglierci dall’istinto e proiettarci nel pensiero cosciente e quindi ricaviamo un danno sia dalla nostra piccola coscienza ancora molto egoica sia dall’istinto che non e’ piu’ adatto ad una specie attrezzata di mille strumenti di distruzione e oppressione
Anche la fine dell’esistenza, come nel caso di Eluana Englaro e altri simili, serve per opprimere e spaventare le genti.
Mille isole di Pasqua per noi all’orizzonte?
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Un quarto delle specie di mammiferi e’ a rischio di estinzione

Solo in Italia sono in pericolo, con diversi gradi di vulnerabilita’, l’orso – che si trova nella categoria piu’ critica sia sulle Alpi che sugli Appennini – e la foca monaca, la lince, il lupo (dai 500 agli 800 esemplari in Appennino) e non se la passa proprio bene il gatto selvatico. Ma in tutto il mondo un quarto delle specie di mammiferi, almeno 1.141 su 5.487, sono a rischio di estinzione (con 188 specie di mammiferi «criticamente in pericolo» e quasi 450 «in pericolo«), mentre il 5% di specie in pericolo e’ in ripresa grazie ad efficaci programmi di conservazione.
E’quanto rileva la Lista Rossa IUCN (Unione mondiale per la conservazione della natura) che classifica le specie secondo i diversi livelli di minaccia con gli effetti provocati da fenomeni quali il cambiamento climatico, il degrado o la perdita degli habitat naturali, lo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento. La nuova Lista e’ stata presentata a Barcellona nell’ambito del Congresso Mondiale IUCN. Sono sempre piu’ vicini all’estinzione, nel mondo, mammiferi marini come il narvalo e il delfino Irrawaddy e specie terresti come i canguri arboricoli. Il riferimento alla Lista Rossa come strumento scientifico per la conservazione delle specie e degli habitat e’ supportato dal WWF. «Per molte specie, le popolazioni sono numericamente in declino mentre le minacce aumentano di numero e intensita’, rendendo sempre piu’ difficile la loro sopravvivenza – ha dichiarato Gianfranco Bologna del WWF Italia – Fermare la corsa verso l’estinzione delle specie a rischio e’ possibile, quando la motivazione politica e’ alta e quando le comunita’ locali comprendono il valore e i vantaggi che la conservazione delle specie e’ in grado di offrire. Il caso dell’elefante africano e’ un esempio classico di quanto sia possibile fare. Ma anche quando l’azione di conservazione da’ i suoi frutti e’ sempre necessario tenere alta la guardia, per estenderne l’efficacia e garantire i risultati nel lungo termine».

www.diariodelweb.it/Articolo/Societa/?d=20081007&id=48482
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La morte dei delfini

Il delfino Irrawaddy e’ un animale curioso e intelligente, come tutti i delfinidi e i cetacei in generale. Aiuta i compagni feriti o malati a venire in superficie per respirare e si sono registrati casi di uomini in difficolta’ riportati sulla riva sulla groppa. Per non parlare della straordinaria possibilita’ di comunicazione che questi animali presentano, con una gamma di frequenze molto superiore a quella non solo dell’uomo, ma anche dei pipistrelli. Un gioiello evolutivo, insomma, come lo sono anche altri abitanti dei mari della Terra, per esempio il tonno rosso, magnifico animale che, pur essendo un pesce, presenta comportamenti tipici di chi ha sangue caldo. Il delfino Irrawaddy e’ il mammifero maggiormente minacciato di estinzione sul pianeta Terra: nei mari delle Filippine ne rimangono solo 77 esemplari, decimati dall’inquinamento, dall’espansione delle attivita’ dell’uomo e dalla pesca accidentale. E anche il tonno rosso sta per arrivare alla fine della sua lunga storia sulla Terra a causa dell’amore degli uomini per i filetti crudi: cacciato fino al limite estremo per soddisfare la nostra voglia di sushi.
Un quarto delle specie di mammiferi e’ oggi in pericolo e la lista rossa stilata dalla comunita’ scientifica internazionale (IUCN) si allunga ogni giorno di piu’: 1.141 specie su 5.487 sono a rischio di estinzione e le cause sono sempre le stesse; espansione antropica, inquinamenti di vario genere, caccia e pesca indiscriminate e effetti del surriscaldamento climatico indotto dalle attivita’ industriali. In Italia la foca monaca viene ormai avvistata solo sporadicamente, le linci alpine sono meno di un centinaio, non ci sono quasi piu’ gatti selvatici puri e camosci e orsi appenninici non se la passano tanto bene. Ma e’ importante che questi animali sopravvivano? La risposta e’ si’, e non solo per la continuita’ di specie che magari non avremo mai occasione di vedere, ma perche’ e’ importante che la ricchezza della vita non sia intaccata in un pianeta che si impoverisce di natura ogni anno che passa. Inoltre la biodiversita’ fornisce gratuitamente agli uomini tutta una serie di servizi che lascia stupefatti: depurazione delle acque, controllo sulla siccita’ e sulle alluvioni, rigenerazione dei suoli, decomposizione naturale dei rifiuti, impollinazione delle coltivazioni, dispersione dei semi, protezione delle coste dall’erosione, stabilita’ del clima, mantenimento del paesaggio. E’ possibile anche dare un prezzo a questi valori: fra 35.000 e 60.000 miliardi di dollari, un valore di molto superiore al PIL mondiale di un anno. Eppure queste considerazioni non sono sufficienti per porre un freno alla crisi biologica, nonostante si sappia benissimo cosa fare: proteggere e conservare natura come se si trattasse del bene piu’ prezioso, piu’ dei titoli e delle azioni bancarie, tanto per dire. Se si reagisse alla distruzione dell’ambiente come si fa per la crisi finanziaria delle borse mondiali forse avremmo gia’ fatto un passo avanti. E ne avremmo tratto un beneficio piu’ duraturo.

www.e-coop.it/portalWeb/consumatoriHome.portal;jsessionid=JX18sAlolN1pAlm0vOoHYjlX3eaYmxUNZTCKvdIshk9rrphZ2sk8!857480852?_nfpb=true&_pageLabel=consumatoriHomeDocumento&cm_path=%2FCoopRepository%2FCONSUMATORI%2FCoopItalia%2Fdocumento%2Fdoc00000060914
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A quanto l’estinzione di homo sapiens sapiens?

Noi abbiamo bisogno della Terra, ma la Terra non ha bisogno di noi

“Homo sapien sapiens”, ma chi sara’ stato quel bell’ingegno che lo ha cosi’ denominato? Un tipo pieno di umorismo o un presuntuoso pieno di se’? “Homo insanus” sarebbe stato piu’ esatto.
Si sa che gli animali hanno un linguaggio per comunicare e sarebbe interessante sapere cosa pensano di noi. Penso che se ne sentirebbero delle belle.
mp
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Quelli che non si estinguono mai: i furbacchioni
Lettera di un precario a Brunetta

Gent.mo Ministro Brunetta
mi presento: sono uno dei tanti precari dell’Universita’ Italiana. Ho terminato il mio dottorato nel 2005 e lavoro ora con degli assegni di ricerca annuali all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Facolta’ di Agraria.
SapendoLa rinomato Professore Ordinario, addirittura in passato prossimo al Nobel (stando alle Sue dichiarazioni durante la puntata di Matrix del 18 giugno 2008), mi sono incuriosito e ho raccolto alcune informazioni circa il Suo curriculum. A quanto ho trovato, Lei e’ diventato Associato con la grande sanatoria del 1982. Al tempo la Sua attivita’ editoriale constava in una monografia e due saggi, nessuno dei quali su riviste internazionali.
Sono poi passato a consultare il sito ISI Web of Science, che come Lei certo sapra’ e’ un po’ la Bibbia per quelli come noi che lavorano nel mondo della ricerca: vi si trovano tante informazioni utili come il numero di lavori pubblicati su riviste internazionali, il numero di citazioni e parametri di impatto della propria attivita’ scientifica come l’H index. Spesso faccio delle ricerche per confrontare il mio curriculum con quello dei colleghi, capire a che livello mi trovo rispetto a quelli piu’ bravi di me, e spronarmi a fare meglio.
Consultando la Sua pagina ad oggi ho trovato due lavori, uno del 1993 e nel 2001. Il numero totale delle citazioni ai Suoi lavori ISI assomma a zero. Anche il mio curriculum e’ comunque abbastanza modesto, faccio attivita’ di ricerca dal 2003, ho 9 pubblicazioni ISI, un totale di 38 citazioni ed H index di 4. Dico modesto senza ironia in quanto vi sono altri precari nel mio stesso settore di ricerca che hanno pubblicato di piu’ di me.
Per concludere e non tediarLa ulteriormente, mi chiedevo quindi se, forte della Sua esperienza, potesse darmi qualche consiglio per muovermi meglio nel mondo della ricerca e magari raggiungere il tanto agognato posto fisso che Lei ricopre dal 1982. Sa com’e’, gia’ lavorare con i tagli ed i blocchi al turn-over e’ difficile, in piu’ quando dico in giro che sono precario spesso mi guardano come se fossi un fannullone, e io mi vergogno molto perche’ so bene che di questi tempi non c’e’ quasi insinuazione peggiore..

diversamentestrutturati.noblogs.org/post/2008/11/18/caro-brunetta
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Ignazio Marino: «Fine naturale. Dai giudici nessun via libera all’eutanasia»

Il senatore del Pd: «Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il testamento biologico, ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita. Non si tratta di eutanasia. Si tratta solo di accettare la fine naturale della vita. L’eutanasia e’ una iniezione di veleno per fermare il cuore, in questo caso si tratta di’ interrompere una terapia, come avviene nel caso di un malato di tumore che rifiuta la chemioterapia. Non condivido l’accusa alla magistratura di fare invasioni di campo: sono costretti a occuparsi di questi temi perche’ da 4 legislature il Parlamento non riesce a scrivere una legge. Eppure, secondo uno studio Eurispes del 2007 l’87% degli italiani vuole una legge. Se le posizioni del centrodestra saranno quelle del ministro Sacconi sara’ piu’ facile ora fare una legge. Se invece, a destra ma anche da noi, prevarra’ chi cerca il conflitto e usa espressioni violente sara’ piu’ difficile. Rispetto al caso Welby la situazione e’ diversa. Nel caso di Welby sono state rispettate le leggi italiane, a partire dalla Costituzione che non prevede un dovere del paziente a sottoporsi alle terapie. Chi puo’ esprimere il suo consenso alle terapie e’ gia’ garantito, il problema, e per questo serve una legge, e’ per chi non lo puo’ esprimere, come nel caso di Eluana. Eluana e’ in uno stato di tale alterazione della coscienza che non provera’ dolore, fame o sete.».
Circa il testamento biologico, il punto su cui ci si divide e’ chiaro: si intende o meno riconoscere all’individuo il diritto alla scelta anche sulla fine della vita oppure si ritiene che questa liberta’ non spetti al singolo? Io vorrei una legge che consente alle persone di esprimersi su questo: chi pensa che non vorrebbe vivere in uno stato in cui vi e’ la ragionevole certezza di non recuperare l’integrita’ intellettiva deve poter comunicare questa sua volonta’. Negli Usa sono i parenti e gli amici dell’ammalato a prendere questa decisione insieme ai medici. In Italia e’ piu’ opportuna una comunicazione esplicita da parte dell’interessato. Nel caso in cui non ci sia una comunicazione, allora le terapie proseguiranno. Nel Pd ci sono proposte diverse sul testamento biologico. La mia proposta e quella di Veronesi sono analoghe, tanto che lui ha formato anche la mia, sottoscritta da 101 senatori, laici e cattolici, anche del centrodestra».

l’Unita’
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Da Leo
Parigi fa marcia indietro sull’acqua pubblica
www.liberation.fr/economie/0101267274-paris-remunicipalise-son-eau

Gia’ durante le elezioni municipali, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe si era schierato per una ripubblicizzazione dell’acqua, la cui distribuzione era fino ad allora nelle mani della Suez e Veolia. L’attuale maggioranza municipale parigina di sinistra, composta dal Partito Socialista, Verdi e Partito comunista, ha mantenuto la promessa. Anne le Strat, incaricata della gestione idrica nel municipio di Parigi, ha informato della creazione di un’impresa sotto il controllo del municipio di Parigi, che in futuro prendera’ la gestione dell’acqua in questa citta’. Il contratto con la Suez e Ve’olia finira’ alla fine del 2009. Secondo Le Strat «l’acqua di Parigi sara’ pubblica al 100 per cento. Solo alcuni subappalti marginali, per i quali fosse dimostrata una maggiore efficacia da parte di un privato, potrebbero essere destinati a delle imprese». «La qualita’ della rete – aggiunge Le Strat – e’ globalmente buona». La nuova impresa «Acque di Parigi» iniziera’ a funzionare dal 1 gennaio 2010. I trecentottanta lavoratori della Suez-Veolia saranno trasferiti nella nuova impresa municipale.
Studi comparativi hanno dimostrato i costi piu’ elevati dell’acqua nelle citta’ che sono sotto la gestione di queste due multinazionali francesi, tristemente note in America Latina. L’ipotesi di ri-municipalizzare la distribuzione delle acque, e’ attualmente dibattuta in numerose citta’ della Francia.
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Addio George, Benvenuto Barack
http://susysto@yahoo.it

Dopo 8 lunghi anni di Bush – un nuovo inizio!
Gli interessi costituiti sono ancora li’, ma la vittoria di Obama porta per gli Usa la opportunita’ di unirsi finalmente alla comunita’ mondiale per occuparsi delle sfide urgenti sui cambiamenti climatici, i diritti umani e la pace.
Dopo anni, anche decenni, di sfiducia, cogliamo questo momento di unita’, riconciliazione e speranza per inviare un messaggio di calorose congratulazioni ed un invito a lavorare insieme al nuovo Presidente degli Americani.
Abbiamo costruito un gigantesco muro vicino alla Casa Bianca a Washington, dove il numero di firme sotto al nostro messaggio ed i messaggi personali da tutto il mondo cresceranno nelle prossime ore. Abbiamo anche chiesto ad Obama di ricevere personalmente la nostra petizione da un gruppo di membri di Avaaz. Raggiungiamo 1 milione di firme e messaggi per Obama! Firma il link qui sotto e gira questa mail ad altri:

www.avaaz.org/it/million_messages_to_obama

Questo e’ un momento di festa per la democrazia, ma gli squali stanno gia’ girando in tondo – compagnie petrolifere, costruttori di armi, lobbisti conservatori, e la potente cricca neo-con che ci ha regalato la guerra in Iraq stanno gia’ pressando furiosamente per affievolire le possibilita’ di cambiamento. Obama ha promesso unita’ nazionale, e questi interessi chiederanno un alto prezzo per quella unita’.
Agiamo rapidamente per fare in modo che le genti del mondo siano ascoltate, ora che Obama si trovera’ di fronte a scelte cruciali nei prossimi giorni su come mantener fede alle sue promesse elettorali per assicurare un trattato globale robusto sul clima, abolire la tortura e chiudere la prigione di Guantanamo, ritirarsi con prudenza dall’Iraq e raddoppiare gli aiuti per far passare alla storia la poverta’ nel mondo. Di rado abbiamo avuto maggiori chance di essere ascoltati da un Presidente Usa.
Faremo notare che sulle tematiche piu’ urgenti che si trovano ad affrontare Obama ed il popolo Americano – dalla crisi finanziaria ai cambiamenti climatici – abbiamo bisogno di lavorare assieme come un mondo unito, per ottenere il cambiamento. Firma sotto e inoltra questo messaggio:

www.avaaz.org/it/million_messages_to_obama
Con speranza,
Ricken, Brett, Alice, Iain, Paula, Paul, Graziela, Pascal, Milena e tutto il tema Avaaz.

Ed ecco la lista di 10 promesse fatte in campagna elettorale da Obama che riguardano il mondo intero:
Ridurre le emissioni di anidride carbonica degli Usa dell’80% entro il 2050 e svolgere un ruolo forte e positivo nel negoziare un trattato vincolante per rimpiazzare il Protocollo di Kyoto in scadenza
Ritirare le truppe dall’Iraq entro 16 mesi, senza mantenere basi permanenti nel paese
Stabilire l’obiettivo chiaro di eliminare le armi nucleari dal pianeta
Chiudere il centro detentivo di Guantanamo Bay
Raddoppiare gli aiuti Usa per dimezzare la poverta’ estrema entro il 2015 ed accelerare la lotta a Aids/Hiv, tubercolosi e malaria
Aprire relazioni diplomatiche con paesi come Iran e Siria, per perseguire la pacifica risoluzione delle tensioni
De-politicizzare i servizi segreti in modo che non si ripetano mai piu’ manipolazioni come quelle che hanno spinto gli Usa in Iraq
Lanciare uno sforzo diplomatico all’altezza di fermare le stragi in Darfur
Accettare di negoziare solo nuovi accordi commerciali che contengano protezioni ambientali e del lavoro
Investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per supportare le energie rinnovabili e raggiungere un milione di auto elettriche in strada entro il 2015
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CHI SIAMO
Avaaz.org e’ un’organizzazione non-profit e indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa “voce” in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed e’ composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229

Come si vede dal video nessuno stringe la mano a Bush

Fanno proprio come se non ci fosse. L’uomo piu’ potente del mondo e’ diventato invisibile. Sic transit gloria mundi. Ma e’ una cosa persino imbarazzante.
L’unico che ossequia Bush in modo incomprensibile al mondo e’ il nostro leader Berlusconi.
Ossequiare i peggiori e andare contro il giudizio del mondo e’ forse una caratteristica di
Berlusconi. Diranno anche di lui che e’ stato il peggior presidente del suo paese?

video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_cf5a2c68-b719-11dd-9147-00144f02aabc&vxBitrate=300
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Portate alla luce del giorno gli inganni dei potenti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li gettera’ via. La sola divulgazione di per se’ non e’ forse sufficiente, ma e’ l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri“.
Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer

L’universita’ di destra che piace al Pd

La destra propone un piano di ristrutturazione universitaria che in verita’ trova sostegno anche da parte dei democratici. E’ dal 2004 che esponenti dei Ds (da Rossi a Toniolo) si dimostrano interessati al modello americano degli atenei-fondazioni, tanto da aver depositato anche proposte di legge che vanno in questa direzione della privatizzazione accademica
Non e’ davvero complicato capire perche’ il ministro Gelmini continui a rivolgere inviti alla collaborazione all’omologo ministro-ombra del Pd Maria Pia Garavaglia. Con il passare dei giorni diventa sempre piu’ evidente che una questione centrale nel disegno governativo di distruzione dell’universita’ pubblica e’ la trasformazione degli atenei statali in fondazioni private, resa possibile dall’art. 16 delle legge 133.
Il fatto e’ che proprio su questa materia la destra sa bene che la cosiddetta opposizione (almeno per quanto riguarda il Pd) e’ totalmente d’accordo con il governo. La collaborazione auspicata dal ministro Gelmini e’ quindi a costo-zero, anzi servira’ a facilitare e ad accelerare il disastro.
La cosa era gia’ ben nota a chi si interessa di universita’. E’ almeno dal 2004 che i Ds si agitano per promuovere il modello americano delle universita’-fondazioni, strumentalizzando la questione del merito: una questione seria, che andrebbe affrontata garantendo parita’ nelle posizioni di partenza e obiettivita’ delle valutazioni, e non imboccando scorciatoie “mercatiste”, basate sulla generalizzazione del modello economico dell’efficienza. Gianni Toniolo e Nicola Rossi hanno scritto innumerevoli articoli e animato convegni al riguardo. Rossi e’ autore di una proposta di legge (depositata nel febbraio 2006) in tutto e per tutto identica a quanto oggi disposto dal governo. In due parole, l’idea e’ trasformare le universita’ oggi pubbliche in soggetti di diritto privato (in proprieta’ private), liberandole di tutti i vincoli oggi esistenti.
Le universita’ private debbono potere imporre tasse senza alcun limite (oggi il gettito proveniente dalle tasse studentesche non puo’ superare il 20% del fondo di finanziamento di ciascuna universita’), gestire in modo discrezionale i rapporti di lavoro con il personale docente e non-docente (di fatto precarizzato) e governare didattica e ricerca secondo criteri aziendali, cioe’ pretendendo che siano redditizie in termini economici.
In cambio (di questo regalo) i privati riceveranno in dote la proprieta’ dei beni immobili gia’ in uso alle universita’ trasformate in fondazioni. E, per non farsi mancare nulla, incamereranno questo enorme patrimonio pubblico senza pagare nemmeno un euro di imposte e tasse sul suo trasferimento.
Qualche giorno fa l’on. Garavaglia ha voluto chiarire che la proposta di Rossi non e’ un’opinione personale, ma riflette la posizione del Partito democratico. Ha rilasciato un’intervista ad Aprile online che merita di essere letta con attenzione. Sostiene in sostanza, il ministro-ombra, che le fondazioni vanno bene, purche’ lo Stato continui a fornire loro finanziamenti pubblici (cio’ che peraltro il comma 9 dell’art. 16 gia’ dice chiaramente). Lamenta che la 133 non e’ abbastanza esplicita sul reclutamento e la governance delle future fondazioni, ma afferma che non c’e’ ragione di essere contrari poiche’ “la fondazione in quanto tale puo’ essere neutra come strumento giuridico”.
C’e’ il piccolo particolare che la legge puntualizza che le future fondazioni “perseguono i propri scopi secondo le modalita’ consentite dalla loro natura giuridica” (privatistica), “operano nel rispetto dei principi di economicita’ della gestione” (servono a fare profitti) e potranno dotarsi di regolamenti amministrativi “in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici”. E’ davvero difficile non capire che il governo ha in mente vere e proprie imprese private, dove l’immediata redditivita’ economica sara’ l’unico fine gestionale, per il cui perseguimento non vi saranno limiti giuridici di sorta. Altro che poco espliciti!
La verita’ e’ che su questo impianto “modernizzatore” destra e Pd sono pienamente d’accordo. Veltroni finge di chiedere la revoca dei provvedimenti sull’universita’ contenuti nella 133, ma la sua e’ pura propaganda. Del resto perche’ mai dovrebbe essere contrario alle fondazioni proprio lui che continua a considerare gli Stati Uniti, culla delle universita’ private, il modello sociale al quale ispirarsi?
Ma c’e’ dell’altro. Abbiamo detto privatizzazione. Va a braccetto con questa linea di tendenza (anzi, ne e’ un corollario) la frammentazione del sistema universitario. Si avranno universita’ di serie a e di serie b. Non ci sara’ piu’ l’universita’ italiana, ma tante strutture separate l’una dall’altra. E difatti l’abolizione del valore legale del titolo (per cui essersi laureati non sara’ piu’ sufficiente per partecipare a un concorso, ma occorrera’ avere ottenuto la laurea in determinate sedi universitarie) e’ uno degli obiettivi dei “riformatori” in entrambi gli schieramenti politici. Vista cosi’, la distruzione dell’universita’ pubblica si inscrive in quel piu’ generale processo di frammentazione del Paese che e’ a sua volta una tragedia a cui stiamo assistendo nell’indifferenza complice o nella generale incomprensione.
Vanno in questa direzione lo smantellamento del modello contrattuale incentrato sul contratto collettivo nazionale e, naturalmente, il federalismo fiscale. E anche in questo caso la destra dilaga dove la controparte ha aperto la diga: il processo di frammentazione del Paese prende avvio con la regionalizzazione della sanita’ pubblica, con la privatizzazione delle pubbliche amministrazioni, con la riforma del Titolo V della Costituzione, con la riforma presidenzialistica delle Regioni: tutte “innovazioni” introdotte dai governi di centrosinistra.
Non dovrebbe essere molto difficile capire che un Paese frammentato e’ senza difese, senza anticorpi contro l’iniziativa dei poteri sociali forti. L’impresa potra’ giocare le aree povere contro le piu’ avanzate per abbattere ulteriormente salari e tutele. E la spesa pubblica sociale sara’ ulteriormente ridotta e squilibrata ponendo in concorrenza le diverse zone del Paese.
Questa e’ la vera partita oggi in corso, che dimostra come lo Stato non sia soltanto il “comitato d’affari della borghesia” ma anche una struttura di tutela dei diritti e uno strumento di lotta contro la prepotenza dei privati. Per questo la destra vandalizza la Costituzione e privatizza a piu’ non posso. Approfittando della complice inerzia di chi avrebbe il compito di sbarrarle la strada.
Alberto Burgio
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Eppure siamo un paese dove mai in 60 anni di vita democratica e’ accaduto che un’azienda abbia fatto una donazione a un’universita’. Rendere le universita’ fondazioni private segnerebbe la loro definitiva morte o renderebbe le tasse universitarie cosi’ alte che sono pochissimi se le potrebbero permettere. C’è una tale follia in questa collusione nell’errore che si rimane allibiti.
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Viviana manda:
Fatti di incivilta’ quotidiana di ieri e di oggi
Da La catena di San Libero di Riccardo Orioles

La lezione di Cossiga: detto=gia’ fatto

1) “Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto”:
- I black bloc, a Genova nei giorni del G8, vennero visti e fotografati insieme con poliziotti. L’assalto al centro-stampa dei pacifisti, alla Diaz, venne effettuato anche per impadronirsi degli hard-disk con le foto.
2) “Lasciare che devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta’”:
- I black bloc vennero lasciati liberi di fare quello che volevano. Vennero invece picchiati i boy-scout e i pacifisti cattolici.
3) “Dopo di che, massacrare i manifestanti senza pieta’ e mandarli tutti in ospedale”:
- Fatto.
4) “Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti”:
- La vittima serve a provocare la reazione incontrollata degli oppositori e a proclamare quindi lo stato d’emergenza (”le maniere forti”). Nel ‘77 il “movimento” cadde nella trappola. Nel 2001 no.
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Assoluzioni mafiose

I principali mafiosi (Riina, Provenzano, Bagarella, Liggio, Di Cristina, ecc.) vennero assolti piu’ volte dalla magistratura prima di Falcone (Bari giugno 1969, Catanzaro luglio ‘74, ecc.). La giustizia siciliana era allora prevalentemente impegnata a perseguire altri reati (pubblicita’ “oscene”, ragazze scollate, ecc.). Solo dopo, con i “comunisti” Costa, Terranova, Ciaccio Montalto, Chinnici, e poi col pool di Falcone, emerse un settore di magistrati orientati a compiere il proprio dovere. Fino a quel momento, il livello civile dei magistrati siciliani era stato abbastanza lontano dagli standard occidentali. Questo contribui’ notevolmente all’impoverimento della societa’ siciliana, e ai numerosi omicidi (piu’ di cento fra sindacalisti, comunisti e altri oppositori) perpetrati dalla mafia per mantenere il potere.
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G8

Non mi sembra che, su Genova, ci sia molto altro da dire. Si parla di commissioni d’inchiesta, ma e’ demagogia; l’Italia non e’ piu’ credibile, su questi argomenti, come istituzioni. Come per i paesi del Terzo Mondo, la competenza e’ ormai delle Corti internazionali. E perche’, d’altra parte, la destra dovrebbe fare le inchieste che la sinistra non volle quando poteva? Davvero una tragedia come Genova deve servire da motivo retorico a personaggi, come Di Pietro, che appena insediati nel proprio ufficio tolsero, per prima cosa, la targa che ricordava Carlo Giuliani? No, chiudiamola qui. Prendiamo atto. La destra e’ una destra fascista, non-europea. L’opposizione e’, con ogni evidenza, inadeguata. Le istituzioni, i giudici? Velo pietoso. “Il coraggio, chi non ce l’ha, non se lo puo’ dare”, scrisse uno scrittore cattolico di questo Paese. No, le tragedie nostre – a quanto pare – dobbiamo risolvercele noi.
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Noi?

Noi, chi? Noi, una generazione. Non e’ il presidente Obama la cosa importante. E’ l’elettorato di Obama. Che c’era e c’e’, solo che nessuno lo vedeva. Viviamo in un paese terribile, in cui una parte (minoritaria ma non trascurabile) della popolazione e’ ormai assestata su valori criminali e uccide il negro e picchia la ragazza. Ma molto piu’ numerosi, grazie a Dio, sono gli italiani civili e buoni; e sono i giovani, e ogni giorno che passa prendono piu’ coscienza. A loro ormai e’ affidato questo Paese.
Oh, la mia vecchia Sicilia, che pareva abitata – i tavolini dei bar, i circoli dei “galantuomini”, i palazzi – da scimmie arcaiche, feroci (”I fimmini o’ su postu!”) e tracotanti, quante in realta’ ne nascondeva, di queste giovani forze, nel suo profondo! E come seppero farla emergere i giovani, quando ne venne il tempo! Franca Viola, Falcone, la primavera di Orlando, la Pantera: nessuna di queste cose era prevista, eppure avvennero tutte; nessuna fu mai persa del tutto, ciascuna per un tratto fu vincente.
Cosi’ sara’ ora in questi anni, dappertutto. La diga e’ rotta, possono ringhiare e stridere, ma non fermare l’ondata. Genova, dopo Genova, andra’ avanti. Non funzionano piu’ le trappole dei Cossiga. Pieta’ per chi ha avuto paura, disprezzo per chi chiacchiera ora e prima non ha fatto. Noi, si va avanti.
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Manganelli

Il capo della polizia Manganelli si e’ dichiarato disposto in questi giorni a “fare luce su quanto e’ successo”. E’ stato molto lodato dai politici per questo. A me sembra qualcosa di sudamericano. Se Manganelli ha qualcosa di nuovo da dire, ha avuto tutto il tempo per farlo nella sede istituzionalmente delegata ad ascoltarlo, e cioe’ il processo. “Garantisco io”, “mi assumo io tutte le responsabilita’” ecc. puo’ dirlo il capo della polizia messicana, per rabbonire i peones; in Inghilterra esistono meccanismi diversi (responsabilita’ della catena di comando, separazione dei poteri, dimissioni). La scelta fra Inghilterra e Messico qui ormai e’ stata fatta e lacrime, maldipancia, happening piu’ o meno sinceri adesso non servono a niente, tranne che a indorare la pillola a chi vorrebbe ancora credere di essere in Europa.
Poche settimane fa, d’altra parte, di fronte all’impasse per la nomina della Vigilanza Rai (ma figuriamoci se Dell’Utri lascerebbe mai passare un antimafioso come Orlando!) c’e’ stato l’episodio, anche questo messicano, del capo del Partido Colorado che propone al Partido Blanco: dateci questa carica e in cambio noi vi diamo la Corte Costituzionale. Un modo, come dire, gelminiano, di intendere le istituzioni. Altro che Inghilterra.
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Spranghe

Roma. Una ragazza di 21 anni, Ilaria R., bloccata da un gruppo di nazisti sul treno Roma-Ciampino (portava una kefia) e pestata a sangue. Prognosi di cinque giorni.
Firenze. Aurica C. rom 33 anni, selvaggiamente picchiata da una commerciante del mercato di Sant’Ambrogio dopo essere stata insultata.
Bologna. Quattro ragazzi pestati in pieno centro da un gruppo di naziskin: “Comunista!” e “Partigiano di merda!”. Uno e’ grave.
La polizia italiana e’ in grado di impedire questi episodi? E’ necessario che i cittadini si organizzino direttamente per mantenere l’ordine pubblico contro questi reati? Quelli che alla fine fossero costretti a farlo, avrebbero diritto all’esimente – prevista dal codice – dello “stato di necessita’”?

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Da Mariapia

Brrr.Questi poeti moderni in poche e terribili parole raccontano il futuro, come la musica moderna.
Mi sento come una creatura che proviene da un mondo vivo e caldo, seppur doloroso, ed entra dentro a una gelida camera mortuaria.
???che fare????
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Il pendio

Vivi accanto a me, a me identico:
come una pietra
nel fianco scavato della notte.
O questo pendio, amato,
dove ininterrottamente rotoliamo
noi pietre
da un rigagnolo all’altro
di piu’ ogni volta arrotondate.
Piu’ somiglianti. Piu’ sconosciute.
O quest’occhio ubriaco
da queste parti errante come noi
a volte in uno soltanto
con meraviglia guarda
.

Paul Celan
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Altrachiesa
Come i piccoli passi fanno la storia
di Enzo Mazzi, da l’Unita’

Due lampi hanno squarciato il cielo pumbleo che toglieva luce, respiro e speranza. Sulla scena mondiale il movimento dal basso che ha portato all’elezione di Obama e a livello nazionale l’esplosione del movimento per la scuola di tutti per tutti.
Ma non basta l’enfasi. Occorre forse guardare piu’ a fondo e interrogarsi sul significato storico dei due eventi. Acuire lo sguardo.
Il bombardamento mediatico e’ imponente. Vogliono impedirci di vedere l’onda lunga di un immenso movimento dal basso da cui vengono i due lampi che ci ridanno luce e forza.
Nella vittoria attuale di Obama c’e’ l’emersione e il riscatto di tutti i movimenti che nella storia di secoli hanno lottato per l’uguaglianza dei diritti, per la cittadinanza universale, per la giustizia e la pace, contro ogni discriminazione, contro ogni razzismo, contro la cultura di guerra. Obama-presidente potra’ deluderci. Ma intanto con lui si e’ aperto uno squarcio dal quale emergere la fiumana di magma incandescente che muove la storia, che potra’ ingrottarsi di nuovo ma non fermarsi.
Lo stesso si puo’ dire del movimento per la scuola. Non e’ una increspatura di superficie. Con lo sguardo, affaticato ma non stanco, di chi ha partecipato con determinazione alla lotta per la trasformazione della societa’ e della scuola fin dal secolo scorso, ritengo che siamo ancora una volta di fronte a un segno, sia pure contraddittorio, incerto e fluttuante, di un vero processo storico rivoluzionario, responsabile, lento e globale, che cioe’ investe tutti i campi del vivere e del convivere e che procede con emersioni e ingrottamenti.
Proprio in questi giorni cade il quarantesimo compleanno del parto da cui, nell’autunno del ’68, e’ nata la Comunita’ dell’Isolotto di Firenze. La festa di compleanno la stiamo celebrando con la nostra partecipazione al movimento in difesa della scuola di tutti e per tutti che abbiamo chiamato scuola/tenda in opposizione alla scuola/carcere. La scuola cioe’ che si modella sui bisogni di ragazze e ragazzi diversi, che respira col nostro respiro, che cresce perche’ noi cresciamo, che libera la nostra creativita’ e curiosita’, che ci aiuta a porre domande piu’ che insegnare risposte, la scuola di tutti per tutti aperta al respiro del quartiere e del mondo. La scuola/tenda ce la siamo conquistata con un forte movimento in cui l’esperienza educativa della Comunita’ dell’Isolotto e’ stata una notevole fonte di ispirazione che solo uno sguardo preconcetto e meschino puo’ ignorare. E ora portiamo nel movimento attuale la testimonianza di questa continuita’ resistente.
Nel nostro piccolo pensiamo di contribuire insieme a tanti a costruire un senso della storia basato sull’asse dei grandi movimenti dal basso anziche’ sull’immobilita’ del dominio dall’alto.

temi.repubblica.it/micromega-online/come-i-piccoli-passi-fanno-la-storia/
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Noi Siamo Chiesa”: Si accetti la sentenza sul caso Englaro

Vittorio Bellavite, portavoce nazionale di “Noi Siamo Chiesa”:”Si accetti la sentenza sul caso Englaro. Lo richiede il messaggio di liberta’, di umanita’ e di rispetto della vita e della morte contenuto nel Vangelo.”
“Finalmente la magistratura ha chiuso il caso Englaro secondo i principi generali del diritto, secondo la stessa normativa internazionale, secondo le attese della famiglia e secondo la stessa predichiarata volonta’ di Eluana.
Non condividiamo le mobilitazioni a favore della vita che sono state fatte e che si faranno, contestando le sentenze della magistratura. La situazione di fatto di questa povera ragazza, strappata alla vita nel fiore della giovinezza, vince qualsiasi argomentazione di segno contrario.
Ci meravigliamo, con sofferenza, della linea delle autorita’ ecclesiastiche. Essa ci sembra ideologica, tesa a difendere principi, del tutto astratti, che noi riteniamo lontani dal messaggio di liberta’, di umanita’ e di rispetto delle vita e della morte che sono contenuti nel Vangelo.
Nel mondo cattolico si stanno diffondendo posizioni diverse dalla pretesa ortodossia indicata dai vertici della Conferenza Episcopale. Ne sono testimonianza le 856 adesioni al documento.
Si torni a ragionare pacatamente, non si faciliti su questa vicenda nel nostro paese, che ha altri gravi problemi di cui occuparsi, un clima di scontro che e’ gravemente dannoso alla societa’ e alla stessa funzione evangelizzatrice che e’ compito della nostra Chiesa”.

www.noisiamochiesa.org
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Bravi politici, hanno imparato dalla chiesa cattolica, promuovi e rimuovi.
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Balzani, Fisk e Don Gallo finalisti del Premio Alta Qualita’ 2008

Uno scienziato pluripremiato, un grande giornalista e un sacerdote che cammina con gli ultimi: questi i tre finalisti del Premio Alta Qualita’ 2008 che si terra’ a Bologna nei giorni 19-20 novembre. Istituito da un ente privato (Granarolo S.p.A.) e promosso in collaborazione con il Comune di Bologna, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Premio da otto anni valorizza personalita’ di rilievo nazionale ed internazionale che, con la loro attivita’ nei piu’ svariati campi, testimoniano una qualita’ superiore dell’esistenza.

Vincenzo Balzani, docente di Chimica presso l’Universita’ di Bologna, e’ considerato il maggior esperto di nanotecnologie in Italia e tra i primi nel mondo. Sin dai primi anni Sessanta il suo interesse e’ rivolto all’azione della luce sulla materia, in particolare al problema della fotosintesi artificiale. Negli ultimi quindici anni si occupa di principalmente di chimica supramolecolare. All’incessante lavoro accademico e nell’ambito della ricerca, Balzani affianca da tempo l’impegno sul fronte ambientale, sostenendo la necessita’ di affrontare con urgenza l’incombente crisi energetica.

Robert Fisk, giornalista, corrispondente del quotidiano inglese The Independent, e’ considerato dal New York Times l’inviato di guerra piu’ famoso al mondo. Si occupa da piu’ di trent’anni di Medio Oriente. E’ stato cronista delle due guerre americane contro l’Iraq, di due guerre in Afghanistan e delle diverse fasi del conflitto israelo-palestinese. Unico giornalista occidentale ad aver intervistato Bin Laden, ha fatto della sua professione una missione volta a raccontare oltre e contro ogni informazione di potere, andando direttamente sul campo per osservare, approfondire e riportare in maniera indipendente.

Don Andrea Gallo, sacerdote, ha fondato nel 1975 la Comunita’ di San Benedetto al Porto a Genova, che accoglie tutti coloro che si trovano in condizioni di disagio, con particolare attenzione a tossicodipendenti e malati psichici. Pacifista, sempre dalla parte degli ultimi, per le amministrazioni e’ un interlocutore profondamente critico ma sempre ascoltato. Lo ricordiamo nei giorni del G8 cercare fino all’ultimo una mediazione tra protesta e istituzioni ed usare parole di grande chiarezza sulla morte di Carlo Giuliani.

Tre personalita’ di spicco si incontrano per parlare di scienza e coscienza, di informazione e potere, di conflitti sociali e conflitti dell’anima. Testimonianze di un impegno costante che rappresenta una scelta di vita e un’importante occasione di crescita per la collettivita’.

Lo squallida caso dello squallido Villari
Viviana

Se Mastella ha affossato intenzionalmente il governo Prodi, il mastelliano Villari (ora Margherita) intende affossare la leadership di Veltroni, accontentando in un colpo solo Berlusconi e D’Alema, che, come sempre trama nell’ombra. Il gioco si ripete. Lo squallore aumenta.
Che sia regolare che Berlusconi comperi un mastelliano del cda, in quale si autodelega e si vota insieme al centrista Mazza unendosi ai voti della destra e che Pannella ci venga a dire: “Accettiamo lo stato di fatto e chiudiamola li’” mi pare orribile.
Forse che una commissione vigilanza piratata da uno pagato da Berlusconi che dovrebbe vigilare sulla RAI sarebbe una cosa da accettare? Forse che Pannella che si era assunta la responsabilita’ dei digiuni di rinuncia si e’ stancato di digiunare e vuole solo che la querelle sia chiusa e bona li’? Puo’ la forma di qualcosa che non e’ nemmeno mai stato formalizzato oltrepassare la sostanza, cioe’ il fatto che se a vigilare sulla Rai non e’ l’opposizione mediante un delegato di sua fiducia, la vigilanza stessa diviene una burletta?
Ma che squallore questa cosa da qualunque parte la si guardi!
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Carlo Azeglio Ciampi:
Gli italiani sono presi da una strana cupidigia di servitu’. E piu’ Berlusconi straccia il tessuto istituzionale, piu’ loro chiedono di essere servi”.
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Carmelo scrive:

Il modello americano oramai e’ scaduto. I frammenti del glorioso passato sono evidenti. Non so come lo si possa difendere ad oltranza. Se gia’ la CIA non vede un futuro, come possiamo noi? Ma, come ben sappiamo, in Italia ancora ci sono tanti nostalgici del fascismo. Ho l’impressione che l’Italia sia un paese che molto difficilmente riesce a sciogliersi dal passato. Non mi meraviglia che per qualche decennio ci dovremo sopportare i nostalgici del bushismo o del berlusconismo. Gia’ vedo Gasparri in TV con il bastone e le rughe a prendersela con quel “maledetto ecologista di Obama”… :-( (( Ahime’, quante ne dovremo sopportare ancora???
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I pazzi al potere
Paolo De Gregorio

Invece di occuparsi dei problemi dei cittadini e di preservare gelosamente la laicita’ dello Stato e della politica, in Spagna, il presidente socialista del Parlamento, tale Jose’ Bono, ha accolto la viscida richiesta del parlamentare democristiano e membro dell’Opus Dei, Jorge Fernandez Diaz, di esporre in Parlamento una targa ricordo di una suora franchista, Suor Maravillas, morta 35 anni fa e canonizzata dal Vaticano, il cui grande merito sociale era quello di aver scelto una vita casta e sacrificata, dormiva vestita e seduta, solo 5 ore per notte, s’imponeva privazioni e umiliazioni per offrire le sue sofferenze a Dio.
E malgrado la maggioranza dei deputati socialisti abbia protestato per questa decisione, sembra tuttavia che questa cerimonia si fara’.
Mi sfugge la logica che in un Parlamento, a maggioranza socialista, si voglia celebrare un personaggio che simboleggia l’incontro storico ancora attuale, tra estrema destra e religione, in un paese in cui e’ ancora soffocante e antidemocratico il peso della Chiesa e dell’Opus Dei, le stesse forze responsabili dell’alleanza con i falangisti e della guerra civile spagnola, nata dal rifiuto di accettare la vittoria repubblicana alle elezioni. La pretesa della destra religiosa spagnola di esporre in Parlamento una targa ricordo della sado-masochista reazionaria suor Maravillas, e’ pari a quella di pretendere che l’immagine del Che Guevara sia esposta nella Basilica di San Pietro.
La politica suscita tanta diffidenza, sfiducia,disaffezione,perche’ non e’ piu’ in grado di esprimere valori, convinzioni, coerenze. Non e’ in grado nemmeno di separare il sacro dal profano, e’ totalmente subordinata al potere economico capitalista che la parola socialista non significa piu’ niente.
Simbolicamente questa sortita della destra spagnola e la incertezza dei socialisti, non promette niente di buono, in una fase in cui chiunque sia al potere deve fronteggiare una situazione di recessione, di disoccupazione, che se arrivera’ a certi livelli, travolgera’ molti governi, dimenticando chi sono i veri responsabili: gli Usa e le loro truffe finanziarie.
Quelli che parlano di targhe ricordo per suor Maravillas mi sembrano proprio dei matti fuori dal tempo.
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Non esiste in Italia il reato di Tortura

Siamo unici in Europa in questa barbarie. Questa assenza spiega la cautela con cui i giudici di Genova hanno in pratica condonato tale reato ai funzionari di polizia implicati negli orrori di Bolzaneto e della Diaz. Ma tale reato e’ contemplato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essa dovrebbe essere superiore alla legislazione nazionale. Come e’ possibile che i giudici italiani non abbiano sentito tale superiorita’ e non l’abbiano rispettata? Possono adesso le vittime o i loro famigliari appellarsi al tribunale europeo? Per vedersi riconosciuti quei diritti che una lacunosa quanto colpevole giustizia italiana ha fino adesso calpestato?

Don Aldo manda:

Articolo 5 . Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Nessun individuo potra’ essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti“.

Non sono ammesse deroghe al divieto, neppure nel contesto di ’stati di necessita’’.
La tortura figura nell’elenco dei crimini contro l’umanita’, come tale perseguibile anche ai sensi del Diritto internazionale penale e del Diritto internazionale umanitario.
Quanto vietato dall’articolo 5 e’ tra le cose piu’ ripugnanti che l’essere umano possa mettere in atto a danno dell’integrita’ psichica e fisica di persone in condizioni di particolare vulnerabilita’. Al perentorio divieto sancito dal diritto si accompagnano sdegno, ribrezzo, incondizionata condanna morale.
La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degranti, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984, stabilisce all’articolo 1 la seguente definizione di tortura:
Qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un reato che essa o una terza persona ha commesso o e’ sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o col suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate“.
Si evince che per questa fattispecie di crimini occorre che il soggetto che li perpetra abbia uno status, piu’ o meno elevato, di pubblica autorita’. Se questo manca, la fattispecie criminologica assume altro nome. Il danno prodotto dai comportamenti interdetti puo’ essere di natura sia fisica sia psicologica. Il comma 3 dell’articolo 2 della citata Convenzione dispone che “l’ordine di un superiore o di un’autorita’ pubblica non puo’ essere invocato a giustificazione della tortura“. In altre parole, il subordinato puo’ rifiutarsi di eseguire l’ordine del suo superiore e questo non puo’ punirlo.

Nei primi mesi della guerra nella ex Jugoslavia, all’inizio degli anni 90, ci furono molti disertori. L’Assemblea dei Cittadini di Helsinki, la rete di societa’ civile sognata in carcere da Vaclav Havel e da altri difensori dei diritti umani di “Charta 77″,diffuse allora un documento in cui, con puntuale richiamo del comma 3 citato, si sosteneva la legittimita’ (diritto-dovere) della diserzione dalla guerra civile (fratricida) assimilando questa alla tortura.
In materia e’ anche in vigore una Convenzione europea del 1989. In virtu’ sia di questa sia della Convenzione ONU del 1984 sono in funzione due appositi Comitati formati da esperti indipendenti, col compito di monitorare l’applicazione delle rispettive Convenzioni e, per il Comitato europeo, anche di effettuare visite direttamente nei luoghi di detenzione temporanea (posti di polizia) o permanente (carceri).
Nonostante la pressione esercitata dai pertinenti organi delle Nazioni Unite, il Codice penale italiano non contiene ancora una norma che preveda, espressamente, il reato di ‘tortura’. Nei primi anni 2000, ci furono dibattiti e proposte in Parlamento. Ci fu chi avanzo’ una proposta con una definizione di tortura per cosi’ dire lassista avuto riguardo all’entita’ delle sofferenze psichiche, nel senso che, perche’ si configurasse il reato, occorreva che la minaccia di inflizione di danno venisse iterata. Insomma, non sarebbe bastato che il pubblico ufficiale dicesse una sola volta “se non parli, ci saranno gravi conseguenze per tuo padre o tua sorella”. Avrebbe dovuto ripetere la minaccia due, tre, quattro volte. Vergogna. Il tentativo era di snaturare il concetto fissato dalla Convenzione Onu.
Occorre vigilare perche’ in Italia il concetto di tortura sia mutuato alla lettera dall’articolo 1 di detta Convenzione.
Nei regimi autoritari la pratica della tortura e di atti equivalenti e’ all’ordine del giorno. Circolano tuttora manuali di addestramento, anche di sofisticato taglio ‘medico’, su come infliggere tortura che non comporti pero’ la morte dei torturati. Nella storia recente, si ricordano, tra gli altri, i casi del Cile e dell’Argentina. Piu’ vicino a noi, ci sono i casi di Abu Ghraib e di Guantanamo, abbondantemente corredati di testimonianze, fotografie (e qualche blanda condanna).
Nella situazione di insicurezza che stiamo vivendo, occorre vigilare perche’ si spengano sul nascere le tentazioni di autoritarismo (v. i Patriot Acts), cioe’ di disinvolta violazione dei diritti umani, compreso quello all’integrita’ fisica e psichica, e di elementari principi dello stato di diritto. Senza dimenticare che la pratica del razzismo e della xenofobia si traduce in atti inumani, crudeli e degradanti, assolutamente vietati al pari della tortura.
L’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ratificato dall’Italia nel 1977) dispone:
1. Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge.
2. Qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all”ostilita’ o alla violenza deve essere vietato dalla legge
“.
In sostanza, il razzismo viene equiparato alla guerra. Terreno comune: tortura e comportamenti affini.
Nei nostri paesi democratici, antidoti efficaci sono l’educazione degli operatori della giustizia e delle forze di polizia (e di custodia) al rispetto dei diritti umani e il monitoraggio capillare condotto dalle organizzazioni di societa’ civile e di volontariato.
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http://www.masadaweb.org

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