Nuovo Masada

Novembre 18, 2008

MASADA n. 826. 18-11-2006. Questioni di coscienza civile

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 8:27 am

La liberta’ solo per i seguaci del governo, solo per i membri di un partito – per numerosi che possano essere – non e’ liberta’. La liberta’ e’ sempre unicamente liberta’ di chi la pensa diversamente.”

Rosa Luxemburg
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Numero redatto da Mariapia Folli

Lui disse: Proviamo a cambiare posizione questa sera?
Lei disse: Che bella idea! Tu stiri e io mi stendo sul divano e dormo!

“…E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verra’ il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantita’ di cose che potremo costruire la piu’ grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la piu’ grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.”

Ray Bradbury “Fahrenheit 451″

Andre’ Frenaud

LA VITA, IL VENTO

La vita che di volata acciarpava
la burrasca di primavera e poi via,
la vita – il vento e le sue cento promesse
mai mantenute – e poi via,
le sue cento prodezze e il disastro
e poi via, la vita, il vento,
la vita, si’ dolce quando le va
.

Hermann Goering

L’istruzione e’ pericolosa. Ogni persona istruita e’ un nemico del nostro futuro
.
Non dobbiamo avere paura dell’azione dei malvagi, ma del silenzio degli onesti

Martin Luther King
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Amici
“Ma noi italiani che cosa stiamo aspettando?
Sei il solito tardo, noi stiamo aspettando che sia troppo tardi”
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Insensibile, ne’ benevolo, ne’ spietato, sottomesso a leggi rigorose o affidato al caso, il mondo non sa di se’. Non lo si puo’ capire perche’ si presenta impersonalmente, se lo si riesce a chiarire in qualche particolare, resta comunque incomprensibile nella sua totalita’. Cio’ non toglie che io conosca il mondo anche in un altro modo. Un modo che me lo rende affine e che mi consente di sentirmi, in esso, a casa mia, al sicuro. Le sue leggi sono quelle della ragione, per cui, sistemandomi in esso, mi sento tranquillo, costruisco i miei strumenti e li conosco. Mi e’ familiare nelle piccole cose e in quelle che mi sono presenti, mentre mi affascina nella sua grandezza; la sua vicinanza mi disarma, la sua lontananza mi attira. Non segue i sentieri che attendo, ma anche quando mi sorprende con insospettate realizzazioni o inconcepibili fallimenti, alla fine conservo, anche nel naufragio, un’indefettibile fiducia in esso.

K. Jaspers, Filosofia II,1
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GRANDI OPERE E CRISI FINANZIARIA
Marco Cedolin

Fra le tante soluzioni volte a contenere la dilagante crisi finanziaria che sta sconvolgendo i mercati, accanto all’iniezione di liquidita’ consistente nello stanziamento di centinaia di miliardi di euro (o dollari) di denaro pubblico destinati a sostenere il sistema bancario e alla nazionalizzazione degli istituti di credito volta a metterli al riparo dagli imprevisti, molti fra politici ed economisti sembrano indicare una terza via che a loro dire dovrebbe garantire ottimi risultati nel medio periodo.
L’idea sarebbe quella di destinare altri centinaia di miliardi di denaro pubblici ad un massiccio piano di costruzione di grandi infrastrutture, rifacendosi a quanto messo in atto da Roosevelt dopo la crisi del 29, stimolando in questo modo tanto la crescita economica del Pil quanto la ripresa dell’occupazione. Al fine di sostenere questa strategia alcuni uomini politici, tanto del PD quanto del PDL, intendono proporre in sede europea una risoluzione che consenta ai Paesi membri di superare il tetto del 3% previsto dai parametri di Maastricht, considerando gli esborsi in favore delle reti TEN non piu’ come spese generanti indebitamento, bensi’ come investimenti destinati allo sviluppo infrastrutturale europeo. Un escamotage che potrebbe permettere di reperire le risorse finanziarie per le numerose tratte TAV attualmente allo stato di progetto, semplicemente contraendo nuovi debiti come gia’ fatto in passato, senza doversi preoccupare del vincolo dei parametri di stabilita’
Senza entrare nel merito di quanto abbia realmente inciso il massiccio programma infrastrutturale di Roosevelt negli anni 30 sulla ripresa economica statunitense, credo occorra comunque portare delle riflessioni volte a dimostrare come la presunzione di trasporre quella “strategia” all’interno della realta’ attuale, oltretutto nella forma pensata dalla nostra classe dirigente, rappresenti un’idea peregrina senza costrutto alcuno.
L’Italia ( e L’Europa) del 2008 e’ costituita da un territorio ad altissima densita’ di popolazione e d’infrastrutture, assolutamente non paragonabile con gli Stati Uniti degli anni 30. Il livello d’inquinamento e la percentuale di terreno ricoperto da materiali inorganici nelle zone nevralgiche del nostro Paese, come la pianura padana, sono tali da non permettere fisicamente l’insediamento di nuove grandi infrastrutture, se non al prezzo di ridurre il territorio stesso allo stato di ambiente invivibile ed eliminare definitivamente la residua attivita’ agricola sopravvissuta fino ad oggi.

Quello delle grandi infrastrutture, a parita’ di capitale investito, risulta essere in assoluto il settore che genera i piu’ scarsi risultati in termini di occupazione, sia quantitativamente sia qualitativamente, dal momento che larga parte degli occupati vengono impegnati in mansioni di basso livello estremamente pericolose, come potrebbe confermare qualunque serio economista. A questo proposito Marco Ponti, fra i piu’ quotati economisti italiani che alla luce della sua carriera certo non puo’ essere tacciato di simpatie ambientaliste, in una recente intervista
alla mia domanda:
I promotori dell’Alta velocita’ (sia pubblici che privati) affermano che la costruzione delle nuove tratte puo’ costituire un volano in grado d’incrementare l’occupazione all’interno dei territori attraversati dai progetti. Davvero la costruzione di grandi infrastrutture, e’ in grado di creare “posti di lavoro” in ambito locale? E la prospettiva occupazionale le sembra in grado di giustificare l’investimento di decine di miliardi di euro di denaro pubblico in grandi infrastrutture come il TAV?
Risponde:
Questo argomento appare davvero debolissimo. Si tratta di opere ad alta intensita’ di capitale, non di lavoro (basta visitare un cantiere della TAV). Ma soprattutto, il confronto va fatto con spesa pubblica in altri settori, per loro natura ad alta intensita’ di lavoro, come l’assistenza agli anziani, o il recupero edilizio ecc. Inoltre si tratta di occupazione temporanea, con forti picchi, che poi scompare alla chiusura dei cantieri, con tutte le conseguenze sociali che questo comporta. Il motivo vero sembra essere invece quello di trasferire soldi pubblici all’industria italiana, visto che negli appalti la concorrenza funziona pochissimo.
Qualunque ipotesi volta a sostenere l’occupazione destinando capitali miliardari alla costruzione di grandi infrastrutture si palesa dunque come una velleita’ priva di fondamento totalmente disancorata dalla realta’.
Perche’ la messa in cantiere delle grandi infrastrutture abbia un senso (che vada al di la’ della mera costruzione di Pil e debito pubblico) occorre inoltre che esse rivestano un carattere di pubblica utilita’ e permettano nel tempo un ritorno economico dell’investimento. La maggior parte delle grandi opere di cui e’ prevista la costruzione non rispondono assolutamente a questi requisiti.Tanto le tratte TAV che dovrebbero far parte delle reti TEN, quanto le decine di inceneritori che stanno per sorgere come funghi o le centinaia di parcheggi sotterranei che determineranno lo sventramento dei centri storici delle nostre citta’, non sono mai stati oggetto di un serio studio concernente i costi/benefici dell’opera, essendo stati valutati solo ed esclusivamente dal proponente della stessa che per forza di cose non si manifesta certo come un soggetto in grado di esprimere un parere oggettivo. Per suffragare la presunta utilita’ delle infrastrutture vengono inoltre sistematicamente presi come riferimento dei modelli previsionali (di crescita dei flussi di traffico, della produzione di spazzatura, del numero di auto circolanti ecc.) basati esclusivamente sulla crescita economica dei decenni passati e pertanto assolutamente inattuali alla luce della realta’ contemporanea.
Pensare di uscire dalla crisi finanziaria e dalla recessione attraverso investimenti che incrementeranno il debito pubblico (scimmiottando in qualche maniera la politica di Roosevelt) non sembra gia’ in se’ essere una buona idea. Indirizzare tali investimenti verso opere infrastrutturali incompatibili con l’integrita’ del territorio, bucando montagne ricche di amianto ed uranio, prosciugando le falde idriche, avvelenando l’aria ed il suolo con emissioni nocive, mettendo a repentaglio la stabilita’ degli edifici dei centri cittadini e non preoccuparsi del fatto che tali opere una volta edificate non saranno utili ne’ tanto meno fonte di un ritorno economico lo e’ sicuramente ancora di meno.

marcocedolin.blogspot.com/2008/10/grandi-opere-e-crisi-finanziaria.html
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Lo “sviluppo” e’ simile ad una stella morta,
di cui ancora percepiamo la luce,
anche se si e’ spenta da tempo,
e per sempre
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Gilbert Rist
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NO TAV, NO MAF
Marco Cedolin

Ci sono note di colore che meglio di qualsiasi altro accadimento riescono a fotografare perfettamente lo stato di profondo degrado nel quale ormai giacciono sia l’informazione che la politica all’interno di questo disgraziato Paese. Note di colore che sembrerebbero rubate ai cartoni dei Simpson o a qualche commedia del filone demenziale, ed invece appartengono drammaticamente al lemmario dei nostri TG e dei mestieranti della politica che proprio davanti alle telecamere giorno dopo giorno costruiscono la propria immagine, cambiando opinione alla bisogna, cosi’ come fanno con gli abiti le modelle durante un defile’.

Ormai da un paio d’anni, senza che nessun politico o giornalista abbia avuto a dolersene piu’ di tanto, sul Monte Musine’, praticamente all’ingresso della Valle di Susa, campeggia un’enorme scritta “NO TAV” non dipinta con la vernice, bensi’ realizzata pazientemente con teli e reti da cantiere per opera di un nutrito gruppo di valsusini.
Qualche giorno fa un ugualmente nutrito gruppo di NO TAV si e’ recato sul Musine’ alla luce del sole e, dopo che le guardie forestali avevano proceduto all’identificazione di ogni singolo partecipante, ha provveduto a risistemare la scritta originaria danneggiata dalle intemperie, premurandosi, in pieno accordo con la sensibilita’ di tutti gli altri attivisti valsusini, di affiancare ad essa un’altrettanto eloquente scritta “NO MAFIA”, chiudendo in questo modo il cerchio che vede le grandi opere come una delle principali fonti di arricchimento delle organizzazioni mafiose, come tanta letteratura e altrettanti processi stanno a dimostrare.

Per una strana ironia del destino, la’ dove la primigenia scritta NO TAV (senza dubbio espressione di un sentimento partigiano) aveva suscitato al piu’ una stizzita indifferenza, la neonata scritta NO MAFIA (che dovrebbe rappresentare il sentimento di qualsiasi italiano) ha invece scatenato una vera e propria levata di scudi della quale si sono fatti interpreti tanto gli organi d’informazione quanto i politici locali piu’ in vista.
Perfino il TG3 regionale si e’ sentito in dovere di dedicare un servizio carico di livore al “drammatico” avvenimento, mentre il quotidiano la Repubblica ha approfondito la questione all’interno di un articolo.
I giornalisti della RAI si sono profusi in uno dei loro migliori campionari di cattiva informazione, travisando completamente la realta’ e fornendo informazioni fasulle, arrivando ad affermare che la scritta sarebbe stata tracciata con la vernice (mentre si tratta di teli) da mani ignote (mentre l’hanno composta alla luce del sole persone che hanno fornito le proprie generalita’) per collegare l’alta velocita’ Torino – Lione a chissa’ quale riferimento mafioso, riferimento che in Italia ormai sfugge solamente a chi per mestiere fa il belatore nei TG nazionali.
Il balioso vicegruppo di Forza Italia alla camera Osvaldo Napoli, ex sindaco di Giaveno ed ex avversario del TAV quando nel 1997 lo definiva “una follia senza limiti”, evidentemente contrariato oltremisura dal fatto che qualcuno abbia avuto l’ardire di osteggiare la mafia, ha letteralmente perso le staffe arrivando a definire sulle pagine di Repubblica i NO TAV come “gli estremisti della Val di Susa, personaggi disgustosi, vigliacchi e incapaci di razionalita’” che andranno rintracciati (hanno gia’ lasciato i loro nomi) e puniti a norma di legge (quale legge, quella che dovrebbe tutelare la mafia?) senza esitazione.
Il cangevole presidente della Comunita’ montana bassa Valle di Susa Antonio Ferrentino, ex DS, ex NO TAV (diventato famoso in Italia grazie agli innumerevoli passaggi in TV all’ombra della bandiera con il treno crociato) ha dichiarato al TG3 che si tratterebbe di una provocazione che non puo’ essere attribuita alla Valle, da rigettare come gli altri estremismi, lasciando intuire che nel territorio da lui amministrato opporsi alla mafia e’ cosa disdicevole, provocatoria ed estremistica.
Il maneggevole deputato del PD Giorgio Merlo di Pinerolo, approdato alla corte di Veltroni dopo lunga esperienza fra scudi crociati e margherite, sempre sulle pagine di Repubblica non ha esitato a manifestarsi sodale con le parole di Osvaldo Napoli, dimostrando di fatto che in tema di mafia e grandi opere, PD e PDL mantengono la stessa visione d’insieme senza che esista alcuna sbavatura.

La morale che si evince da questa vicenda surreale e’ una sola e si puo’ sintetizzare in un consiglio a tutti i movimenti che in Italia si battono contro le grandi opere e le nocivita’.Gridate e scrivete pure NO TAV, NO Mose, NO inceneritore, NO Ponte, NO Centrale, NO rigassificatore, NO discarica, NO basi di guerra, ma non azzardatevi ad aggiungere NO mafia perche’ in quel caso politici e giornalisti perderanno davvero la testa e non esiteranno ad additarvi come estremisti pericolosi da rinchiudere.

marcocedolin.blogspot.com/2008/11/no-tav-no-mafia.html
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Ho letto i due articoli che posto sotto e ho capito la malattia che noi, italiani d’eta’ importante, abbiamo.
Rabbia e idrofobia.
Siamo affetti da rabbia e la rabbia genera idrofobia, per cui non possiamo bere alle fonti della civilta’, dello sviluppo culturale e politico che, unico, puo’ salvare questo paese.
La straordinaria elezione di Obama non apportera’, a breve termine, alcun bene morale e civile al paese per cui noi, appartenenti alle generazioni nate tra l’inizio del secolo scorso e il 1950, forse moriremo arrabbiati e assetati poiche’ il collasso e’ molto grave e le parti sane dell’organismo Italia sono poche e troppo giovani per avere voce e ascolto.
Per le piu’ giovani generazioni ci sara’ una svolta positiva, la guarigione, ma noi non ci saremo
C’e’ sempre la consolazione della mia nonna: la fine e’ una volta sola, una sola per tutti, ragazzuola!
Mariapia
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Per una nuova politica
Una missione per la politica
Tito Boeri

Sono in molti in Italia ad avere issato lo spinnaker sperando di gonfiarlo col ponente teso che spira dopo la vittoria di Barack Obama. Ma non basta usare vele con nomi anglosassoni e agitare le bandiere di “chi puo’” per tornare a essere politicamente competitivi. Il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha di fronte a se’ un´agenda obbligata e margini di manovra molto ristretti. Ha vinto con un programma meno radicale di quello di Hillary Clinton. Ne’ si intravedono sin qui quei grandi cambiamenti nelle coalizioni di governo, i cosiddetti “political realignments”, che preludono alle grandi svolte nella politica americana. I ripetuti messaggi di continuita’ con l´amministrazione Bush lanciati nella prima conferenza stampa da presidente degli Stati Uniti in pectore sono indicativi.
Investire sul futuro di Obama e’ percio’ un´impresa ad alto rischio. Molto meglio investire sul passato di Obama, sulla sua incredibile campagna elettorale, fatta di primarie vere, dall´esito spesso imprevedibile perche’ molto piu’ partecipate che in passato, e di internet, come strumento di comunicazione e di finanziamento. Abbiamo molto da imparare dal candidato Obama nel migliorare i processi di selezione della classe politica all´interno del nostro paese.
Il suo “yes, we can” e’ soprattutto un riconoscimento alla democrazia di internet, alla sua capacita’ di moltiplicare il potere delle idee, al di la’, se non contro, i grandi mezzi di comunicazione. Ma internet non sarebbe bastato se non ci fossero state regole che permettono una vera competizione all´interno dei partiti, aperta anche a chi sta fuori dall´establishment.
Chi vuole raccogliere la bandiera di Obama deve accettare queste regole, deve permettere una vera competizione nel mercato del lavoro dei politici. Ne abbiamo disperato bisogno. I problemi del nostro paese sono in gran parte problemi di inadeguatezza della nostra classe dirigente, a partire dalla classe politica.
Nel passaggio dalla Prima alla seconda Repubblica il processo di selezione della nostra classe politica e’ solo peggiorato. Una volta esistevano i partiti di massa che svolgevano al loro interno la selezione. Contavano le decisioni dei vertici, ma anche i militanti potevano dire la loro. Difficile essere candidato senza il gradimento della base, anche in un collegio elettorale sicuro. Poi i partiti di massa si sono sgonfiati, il rapporto fra militanti ed elettori e’ crollato, e sono rimasti quasi solo i capi partito a selezionare la classe politica. Il loro potere e’ sopravvissuto alla crisi dei partiti, in alcuni casi si e’ addirittura rafforzato grazie alla crisi dei partiti, come dimostrano i tanti one-man party che sono fioriti negli ultimi anni.
Cosa ha dato a questi comandanti senza esercito tanto potere? Sicuramente il finanziamento pubblico dei partiti che ha messo ingenti risorse a disposizione delle segreterie. Ma anche regole elettorali, come le liste bloccate, che hanno reso autocratica la selezione dei politici. Come e’ stato usato tutto questo potere dai segretari dei partiti? Male, molto male, almeno dal nostro punto di vista. Abbiamo avuto parlamentari sempre piu’ vecchi e sempre meno istruiti, come documentano i dati raccolti da un gruppo di ricercatori coordinati da Antonio Merlo dell´Universita’ della Pennsylvania (www.frdb.org). La quota femminile e’ rimasta piu’ o meno la stessa. Sono, invece, aumentate le cooptazioni all´interno della classe dirigente: la quota di manager tra i nuovi parlamentari, ad esempio, e’ costantemente cresciuta fino a toccare il record nelle ultime elezioni, con un manager ogni quattro nuovi eletti.
La candidatura di qualcuno dell´establishment rientra spesso in uno scambio di favori. Meglio se il candidato e’ inesperto e non intende fare carriera in politica. Anche a costo di sguarnire le commissioni parlamentari, e’ bene tarpare le ali a potenziali concorrenti. Fatto sta che in Italia c´e’ una fortissima rotazione nei parlamentari: un deputato su tre rimane in carica per un solo mandato, contro, ad esempio, uno su cinque negli Stati Uniti. E´ un bene? Niente affatto. La politica e’ una professione impegnativa, si impara facendo.
Oggi l´Italia e’ dominata da un gruppo ristretto di politici a vita che danno l´illusione del ricambio permettendo a innocui “volti nuovi” di entrare a Montecitorio o a Palazzo Madama. Non si investe in nuovi parlamentari. Ne’ i nuovi parlamentari investono in una carriera tra gli scranni: semmai il Parlamento diventa un parcheggio, una pausa in cui coltivare reti di relazioni utili per il dopo.
Il tutto avviene, ovviamente, a carico dei contribuenti. Ed e’ un carico elevato dato che gli stipendi dei parlamentari sono aumentati a tassi da boom economico (+4% l´anno) dal 1980 ad oggi, mentre il Paese entrava progressivamente in una lunga fase di stagnazione. La nostra ben pagata pattuglia al Parlamento Europeo e’ storicamente quella coi tassi di rotazione piu’ alti dell´Unione: addirittura un parlamentare su tre lascia prima della fine del suo mandato. E´ un mestiere complicato quello del parlamentare europeo. Quando si comincia a imparare qualcosa, si sono gia’ fatte le valige, meglio i bauli, del rimpatrio.
I cappellini pro-Barack sono “one size fits most”, una taglia va bene per molti, ma non per tutti. Chi vuole metterseli in testa deve accettare di cambiare le regole di selezione della classe politica. Basta col finanziamento pubblico dei partiti. Basta con le liste bloccate. Meno parlamentari e, quei pochi, scelti con cura dalla base dei partiti nell´ambito di primarie vere, il cui esito non e’ precostituito dalle segreterie. C´e’ qualcuno lassu’ disposto a raccogliere questa sfida?

www.libertaegiustizia.it
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Per una nuova politica
Il tempo lungo del ricambio
Nadia Urbinati
la Repubblica

La vittoria di Barack Obama ha riaperto le ferite della sinistra italiana dimostrando una volta di piu’ come sia misera la sua condizione: e’ piu’ facile per un nero essere eletto alla Casa Bianca che per un partito riformista vincere le elezioni in Italia. Che cosa c´e’ che non va e perche’ l´Italia e’ cosi’ refrattaria al cambiamento in meglio e cosi’ irrimediabilmente conservatrice e facile al cambiamento in peggio? Che cosa ha portato Obama a vincere che puo’ costituire un insegnamento per la sinistra italiana? Con tutta onesta’ penso che guardare in questo modo all´America di Obama, cercare nella vittoria di Obama una guida per la sinistra italiana, sottolinea una debolezza che e’ ancora piu’ macroscopica di quella che la sconfitta dell´aprile scorso ha registrato. Fare domande giuste puo’ aiutare a dare risposte adeguate. Obama non puo’ essere un modello per nessun paese che non sia l´America. Mai come in questo caso l´America si e’ confermata un´eccezione. Quanto tempo un francese dovra’ aspettare per vedere un africano varcare la soglia dell´Eliseo o un italiano quella di Palazzo Chigi? Dunque, l´America non puo’ essere imitata. Ne’ vale accalappiarne gli slogan. Lo slogan “I can” dimostra il coraggio (tutto americano) di chi lo ha forgiato e voluto perche’ solo chi ha la consapevolezza della propria forza sa essere ragionevolmente responsabile da rischiar. Proviamo a immaginare il senso del ridicolo che quello slogan poteva gettare su Obama se egli fosse stato sconfitto. La vittoria di Obama puo’ essere di un qualche aiuto solo se ci consente di vedere meglio i nostri problemi (i problemi del Partito democratico e in senso generale dell´opposizione). Il problema italiano e’ la mancanza di leadership. Leadership e’ una parola complessa. E’ un nome singolare-collettivo che e’ fatto di tante componenti: dalla formazione scolastica, alla struttura dei partiti, al sistema di selezione a tutti i livelli della societa’, all´ordine istituzionale e, ultimo, ma primo-al sistema etico e di valori. Tutto questo insieme compone la leadership di un paese democratico. Come si puo’ intuire si tratta di una forma di vita e di societa’, non semplicemente di una qualche riforma o di ingegneria elettorale o accomodamenti a puzzle.
Il tempo di formazione e consolidamento delle classi politiche (delle quali la leadership e’ parte) e’ un tempo lungo. Anche se con le elezioni si possono cambiare i rappresentanti in tempi relativamente brevi, il pool da dove i possibili candidati emergono o si formano non e’ azzerato ad ogni elezione. La societa’ politica (partiti e movimenti hanno bisogno di stabilita’ e continuita’ nel tempo). Questo mette in evidenza la tensione interna alle democrazie elettorali: ricambio periodico e in tempi brevi come norma del ciclo elettorale, ma riconferma dell´eletto per piu’ di un mandato come regola di prudenza, anche perche’ per far si’ che un politico renda conto agli elettori e’ almeno necessario che si ricandidi. In sostanza, il paradosso e’ che se si vuole che l´elezione svolga la sua funzione di incentivo-deterrenza sull´eletto non ci deve essere un ricambio continuo, con i rischi evidenti di formazione oligarchica (e’ su questo aspetto che i critici della democrazia hanno insistito sistematicamente per gettare discredito su questo sistema politico). Comunque sia, la classe politica democratica e’ a un tempo stabile ed esposta al mutamento.
Tuttavia, mutamenti troppo repentini e radicali sono un problema e dovrebbero essere un´eccezione. Ad insegnarcelo e’ proprio il caso italiano, perche’ i problemi che oggi ci attanagliano hanno avuto origine quando la classe dirigente nazionale (i suoi partiti moderati, soprattutto) e’ stata liquidata con il codice penale nello spazio di una manciata di mesi. Da allora, siamo alla ricerca di una classe politica, se non eccelsa almeno di valore meno mediocre di quella che abbiamo, e soprattutto meno corrotta. Per anni si e’ pensato che l´ingegneria elettorale potesse risolvere il problema e si e’ imboccata la strada assurda di cambiare sistema elettorale praticamente ad ogni legislatura, e a seconda dell´interesse della maggioranza di turno. Una stabile regolarita’ nel ricambio della leadership politica richiederebbe sistemi elettorali stabili. La stessa logica ha precipitato l´erosione del partito della sinistra. Il paradosso italiano potrebbe essere cosi’ sintetizzato: tutto cambia e tutto peggiora perche’ nulla muta. E infatti, non c´e’ parola piu’ abusata di “riforma”. L´esempio del sistema scolastico e’ quanto di piu’ sconfortante: in pochi anni lo abbiamo cambiato e ricambiato e cambiato ancora in ogni ordine e grado eppure pochissimo e’ cambiato nel sistema di reclutamento o di pulizia morale nei metodi di assegnazione degli incarichi. Il risultato non e’ una scuola migliore e piú aperta al merito ma una scuola peggiore piu’ esposta ai rischi di classismo; e questo ovviamente non aiuta a formare o consolidare una classe dirigente, politica e sociale che sia. La continua rincorsa a riformare (ogni governo disfacendo quello fatto dal precedente ? anche non aveva fatto cose pessime) ha contribuito a destabilizzare piu’ che a consolidare un sistema efficiente e giusto di selezione. Riformare l´involucro senza cambiare l´atteggiamento mentale ed etico degli attori e’ tra le ragioni quella che piu’ ha contribuito a generare le disfunzioni delle quali ci lamentiamo.

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Graziano manda
it.youtube.com/watch?v=njG7p6CSbCU

Working Class Hero (canzone) – John Lennon

Appena nati vi fanno sentire piccoli
non dandovi tempo, invece di darvelo tutto
finche’ il dolore non e’ cosi’ grande che non sentite piu’ niente
bisogna essere un eroe della classe operaia

Vi feriscono in casa e vi feriscono a scuola
vi odiano se siete intelligenti ma disprezzano uno stupido
finche’ non diventate cosi’ fottutamente pazzi
da non riuscire a seguire le loro regole
bisogna essere un eroe della classe operaia

Quando vi avranno torturati e spaventati per venti bizzarri anni
si aspetteranno che intraprendiate una carriera
mentre non potrete funzionare, tanto sarete impauriti
bisogna essere un eroe della classe operaia

Vi mantengono drogati di religione, sesso e TV
e voi pensate d’essere cosi’ intelligenti, fuori da qualunque classe e liberi
ma siete ancora fottuti zotici, a quanto vedo
bisogna essere un eroe della classe operaia

C’e’ spazio al vertice, continuano a dirvi
ma prima dovete imparare a sorridere mentre uccidete
se volete essere come la gente sulla montagna
bisogna essere un eroe della classe operaia

Se vuoi essere un eroe, seguimi e basta
Se vuoi essere un eroe, seguimi e basta

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Su Eluana
Don Aldo (sacerdote) manda:

Esprimo tutta la mia rabbia e la mia indignazione per questa protervia miopistica e per l’ottusa caparbieta’ con la quale, ancora una volta, la gerarchia ecclesiastica (che si continua a voler spacciare semplicisticamente e arrogantemente come “La Chiesa”), affronta il problema.
Innanzitutto, a monte di questa sua posizione trovo una “immagina di Dio” alquanto blasfema e lontana da come Dio si propone nella Storia dell’Allenza con Abramo e nella persona di Gesu’ di Nazareth.
Un Dio che mi da’ la vita e che continua e tenermi in costante ricatto e il cui dono sembra essere un dono a rendere mi fa pensare alla pusillanimita’ dei ragazzini cha si scambiano doni e che quando litigano ne esigono la restituzione. Con questo Dio non ho niente a che fare: non mi appartiene e non gli appartengo.
Dio e’ colui che da’, da’ una volta per sempre, disinteressatamente e senza interessi di ritorno. Questo e’ il Dio della mia fede.
Un punto centrale del messaggio biblico e’ che Dio ha dato la vita all’uomo e l’ha data in abbondanza. Nel 3° discorso di Mose’, Deuteronomio 30,15, leggiamo: “Io pongo oggi davanti a te la vita e la morte”, cosi’ come in Geremia 21,8 leggiamo: “Ecco, io vi metto davanti la via della vita e la via della morte”. Quindi la vita e’ nelle mani dell’uomo ed e’ dell’uomo la responsabilita’ piena di scegliere, sia di vivere che di morire. Si trattasse anche, ma non e’ questo il caso di Eluana, di dover scegliere tra la vita e la morte, l’uomo ha la liberta’ di scelta! Non e’ condannato a dover scegliere la vita!
Nel caso di Eluana, poi, si pongono due problemi che possiamo esporre con due interrogativi:
1. Un vita semplicemente biologica e’ vita umana o no?
2. Ci troviamo di fronte ad interventi di cura o a quello che comunemente viene chiamato “accanimento terapeutico”?
Io ritengo che quanto al primo interrogativo si possa tranquillamente affermare che la vita vegetativa non e’ vita umana e che, in riferimento al secondo, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “accanimento terapeutico”.
E allora, se cosi’ e’, si puo’ dire o e’ scandaloso gridare: “lasciatela morire in pace”! LASCIATELA MORIRE IN PACE!?
Come corollari, in questo bailamme osceno nel quale politici e chierici, mestatori e sanguisughe, si tuffano come corvi su carogne putrescenti (carogne sarebbero le discussioni, sia chiaro, non le vittime!) e’ necessario ricordare che:
1. Il compito della chiesa non e’ quello di fare leggi ma di testimoniare i valori che professa
2. Uno stato laico, nei suoi ordinamenti, non puo’ far riferimento alla morale della religione dei suoi cittadini, fossero anche maggioranza, ma al senso comune del retto sentire come minimo comune denominatore.
3. A certi livelli, come in questo caso, va comunque rispettata la coscienza delle persone coinvolte nel dramma, soprattutto quando un’azione non interferisce nella vita di altri o nella societa’ nel suo complesso.
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Antonio Scherillo segnala:
LIl sovversivo Obama, da Il Napoli

“Dopo l’elezione di Barack Obama a uno degli incarichi piu’ importanti al mondo ho cercato un po’ di cosine che aveva detto in un suo discorso. Il discorso e’ quello di Denver, quando e’ stato scelto come candidato democratico alla presidenza. Spero siate seduti, perche’ ci sono delle cose veramente sovversive.
Ad esempio ha detto che il governo dovrebbe fare quello che non si puo’ fare da soli: proteggere i cittadini e garantire un’istruzione a tutti i bambini, preoccuparsi dell’ambiente e investire in scuole, strade, scienza e tecnologia.
Caspita, e’ praticamente l’esatto opposto del programma del nostro, di governo.
Ma Obama quella volta ha detto pure di peggio: ha promesso di investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per le fonti energetiche rinnovabili.
Poi si e’ spinto pure piu’ in la’. Rendetevi conto, ha detto “assumero’ un esercito di nuovi insegnanti pagandoli meglio e appoggiandoli nel loro lavoro”. Quest’uomo e’ chiaramente un nemico del progresso e della decenza. Inoltre in quel discorso ha parlato di garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani e addirittura di garantire ai lavoratori il congedo retribuito per malattia.
Evidentemente delirava: queste cose, ce le dice ogni giorno chi governa da noi, sono nocive e da eliminare. Pensare che gli americani, a quanto pare, le desiderano ardentemente.
E pensare che noi, almeno per ora, ce le abbiamo.”
..
Viviana
Visto che tutti dicono: “Obama sono io”, si potrebbe fare un giochino: dare una scheda con test come quelli per la patente ai nostri politici, con questi punti del programma di Obama mescolati a quello che sta facendo Berlusconi, o anche l’opposizione a piacere con quello che ha fatto quando era al governo, chiedendo loro di segnare con una crocetta quelli con cui sono d’accordo (e sempre sperando che tutti sappiano chi e’ Obama, perche’, vista la figura fatta con le Iene….)
.. e poi ci si fa due risate tra noi su questi figli di puttana
ma, mi raccomando, che l’esame sia bypartisan!
..
I lavativi della P.A.
Viviana

Anche gli onorevoli fanno parte della Pubblica Amministrazione e sono a servizio dello Stato come tutti.
Brunetta e’ un buffone se crede di fare il moralista colpendo solo i gradini piu’ bassi della PA. Anzi, se non comincia a colpire anche quelli piu’ alti, finisce proprio nel fango di chi spara balle
Se vuole colpire l’assenteismo, parta da quello dei parlamentari, dei ministri e del presidente del consiglio.
Nessuna norma puo’ essere seria se non parte dall’alto.
Intanto si penalizzino seriamente i pianisti impedendo loro di votare anche per gli assenti, e si pubblichi la graduatoria dei piu’ assenteisti del parlamento penalizzandoli con l’espulsione dalle liste elettorali, e se sono senatori a vita e’ lo stesso.
Poi si ponga fine a quello scandalo che sono le doppie cariche, vietate dalla Comunita’ Europea e inesistenti in altri stati.
Mi chiedo quanti di noi possono fare un secondo lavoro a tempo pieno senza aver lasciato il primo nei gradini piu’ bassi della PA?
I casi sono due: o una carica pubblica non e’ un lavoro e allora non dovrebbe essere pagato, o l’avidita’ dei politici e’ tale da far loro occupare tutto quello che possono e allora si deve metter loro un freno.
Mi chiedo come sia possibile che uno come Matteoli sia sindaco e ministro? Fara’ male ambedue le cose. Mi chiedo come sia accettabile che l’intero esercito di avvocati di Berlusconi sia in parlamento o che un parlamentare continui a fare l’avvocato, magari difendendo mafiosi o imputati dell’altro schieramento (vedi Pellegrino).
Permettere questo scempio dei doppi incarichi significa far crollare la pubblica autorita’ a livelli molto meschini.
Conservare questo scempio vuol dire mandare a puttana tutto il risanamento per una presunta serieta’ del lavoro che Brunetta dice di voler fare
Il lavoro e’ un onere ma e’ anche un diritto che comporta doveri
Se non si rispetta il relativo dovere, dovrebbe esserci il licenziamento anche e soprattutto per le alte cariche! Niente dovere, niente diritto
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Panus
Be’, se i fannulloni stanno a sinistra, i nani stanno a destra… Ma Brunetta dimentica che buona parte dei dipendenti pubblici attualmente in servizio sono stati fatti assumere nella pubblica amministrazione, con tanto di raccomandazione, dal partito nel quale lui militava, cioe’ il partito socialista di Bettino Craxi. Quindi, il nanetto Brunetta dovrebbe passarsi la mano sulla coscienza, e dovrebbe chiedere scusa al Paese per aver contribuito ad assumere, quando era socialista craxiano, tanti fannulloni.
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Aprileonline
Questione di coscienza civile

Quando il Ministro della Programmazione Economica Scajola era al dicastero degli Interni, l’Alitalia istitui’ un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino che – ovviamente – fu immediatamente cancellato dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo aveva registrato un quantitativo max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero
fisso: il ministro Scajola Claudio.
Col governo Berlusconi-4 il volo e’ stato immediatamente ripristinato (grazie a un finanziamento – straordinario – di un milione di euro) all’aeroporto di Albenga (che e’ minuscolo e sta a ben 50 km da quello di Genova! ).
Ora l’aereo e’ un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista; i passeggeri sono otto nella migliore delle ipotesi e il passeggero fisso e’ – sempre – Scajola Claudio.
L’ATR 47 costa all’Alitalia (all’incirca) 100.000 (centomila) euro a settimana. Cosi’ il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova, per quest’anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell’ azienda Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di € 6.200.000 (sei milioni e duecentomila euro).
E questa e’ l’Italia. E questa e’ la nostra politica. E questo e’ il nostro Ministro della Programmazione Economica (!!!).
E questa e’ una delle verita’ di Alitalia e dei suoi lavoratori
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http://www.masadaweb.org

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