Nuovo Masada

Novembre 14, 2008

MASADA n. 823. 14-11-2008. La sentenza della vergogna

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 9:55 am

(foto presa da bellaciao.org)

Il processo del G8 si chiude con un’assoluzione per mandanti e comandanti – Il vuoto della giustizia – L’ultima vergogna – La canzone di Saviano – I viaggetti di Scajola e il curriculum di Brunetta – Cossiga insulta Caruso e Caruso gli risponde
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Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati“.
Bertold Brecht.
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La criminalita’ non e’ solo al governo e nelle forze di polizia ma anche nella magistratura.
Disgraziato il paese in cui la giustizia e’ morta.
Disgraziato il paese dove le leggi non sono amministrate da uomini liberi ma da servi.
Siano maledetti coloro che hanno protetto questo scempio che aprira’ la strada a scempi peggiori, finche’ questo paese somigliera’ a un Cile o a una Argentina, nell’incuria devastante di tutti. Siano maledetti tutti coloro che perpetrarono il male o ne furono complici e siano maledetti quelli che il male lo assolsero, perche’ non hanno giustificazione alcuna di fronte alla legge di Dio e degli uomini e su di loro sta la condanna unanime di tutti coloro che furono perseguitati. Questi giudici si sono messi dalla parte dei persecutori e hanno perso il diritto di dirsi dalla parte dai giusti, hanno perso ogni veste di difensori umani. Le loro mani sono sporche di sangue come quelle degli assassini. Essi sono la vergogna d’Italia.
La storia dira’ che a Genova avvenne la piu’ grande violazione dei diritti democratici mai avvenuta in un paese occidentale, ma che una congrega di giudici vili e venduti ne assolse i carnefici, mentre i politici di ogni colore rifiutarono vilmente di giudicarne i mandanti politici. Quei siedono ancora sugli scranni del potere e sono pronti a ripetere le loro azioni feroci perche’ non hanno cuore e non hanno anima.
Noi li vituperiamo con tutte le nostre forze e vituperiamo questo povero popolo incapace di capire e di difendersi e messo inerme e legato nelle mani di menti criminali.
Il male si deve tagliare alla radice. Se lo si lascia crescere indisturbato senza porvi un freno non fara’ che dilagare e occupare ogni spazio umano, fino a divorare l’intero organismo. Ma se chi ha la potesta’ e il dovere di arrestarlo non adempie al suo compito e anzi il male lo assolve, lo premia e lo alimenta, non avremo davanti che la morte.

Viviana

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Scuola Diaz, si chiude l’ultimo grande processo sul G8 di Genova

Quella notte di sette anni fa alla scuola Diaz
La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l’irruzione notturna della polizia defini’ quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto cio’ che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti.
Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell’ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati.
…I poliziotti furono accusati di falsificazione delle prove: le due molotov, i picconi e le spranghe esibiti come tali, secondo l’accusa, sarebbero stati rispettivamente trovati nelle aiuole di corso Italia e in un cantiere aperto nel complesso scolastico. Secondo gli avvocati difensori, pero’, le presunte falsificazioni sarebbero state causate dalla fretta e dal disordine di quei momenti.

www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=88263
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“Vergogna”, grida il pubblico nell’aula. Come a luglio, per il verdetto sulle violenze nella caserma di Bolzaneto. Un’altra sentenza “dimezzata” dove si dice che, in quella Scuola Diaz, accadde di tutto: si sfioro’ la tortura e si tento’ di ingannare la giustizia creando prove false, nascondendo delle bombe molotov portate dentro dai poliziotti nel tentativo di giustificare l’assalto, i pugni, i calci e le manganellate. Ma i giudici si rifiutano invece di pronunciare cio’ che la logica dei fatti e delle responsabilita’ pretenderebbe: che tutto questo fu ordinato e deciso da chi comandava le forze dell’ordine, in quella notte feroce e sbagliata del 21 luglio 2001.
Spariscono dal processo i vertici della polizia, rimasti in carriera nonostante quelle imputazioni gravissime, promossi e chiamati a nuove responsabilita’ sia negli anni del centrodestra che in quelli del centrosinistra.
Ma che giustizia e’ allora questa di Genova? Dove per anni un gruppo di pm ha ricostruito, pezzo per pezzo, il grande puzzle di quelle giornate di straordinaria violenza, di sospensione improvvisa dei diritti costituzionali e del concetto stesso dell’habeas corpus. Ma dove poi i collegi giudicanti hanno dato pieno corso alle loro richieste solo nel caso del dibattimento contro i dimostranti giudicati per le distruzioni e gli assalti. “Dimezzata” invece la sentenza per i fatti di Bolzaneto, “dimezzata” ieri sera quella della Scuola Diaz: solo chi stava li’, chi picchiava e chi truccava le carte delle prove penali e’ stato condannato. nessuno dei capi, invece, paghera’. Una giustizia che sembra far pensare, inevitabilmente e aldila’ della stessa volonta’ dei giudici, che forse qualcuno resta piu’ uguale degli altri. E con quel morto di piazza Alimonda, Carlo Giuliani, per il quale mai nessuno e’ stato obbligato a raccontare la verita’.

Ettore Boffano
Da bellaciao.org
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Viviana

Dalla cosiddetta sinistra che ormai sembra una destra ribollita e riciclata escono proposte oscene come quella di mettere sotto controllo i blog. E del resto ci aveva provato anche Fioroni a introdurre forme di censura cinesi con la scusa dei siti pedofili.
Mai che escano richieste nobili e necessarie come rendere reato la TORTURA, e aggravarne le pene se a commetterla sono forze di polizia!
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Da Dazebao
G8. Vertici della Polizia assolti. Il pubblico: “Vergogna, vergogna!”
Giovanni Mazzamati

“Incomprensibile, vergognosa!” Sono queste le prime parole dette da Giuliano Giuliani, padre di Carlo, ucciso a Genova durante i fatti del G8 appena appreso il verdetto emesso dal Tribunale. E “Vergogna, vergogna!”, e’ stato il grido che si e’ levato dal pubblico appena letta la sentenza che ha assolto tutti i vertici della Polizia ed ha inflitto pene nettamente inferiori a quanto richiesto dal Pubblico Ministeroper chi “manualmente” opero’ la mattanza alla Scuola Diaz di Genova.
Alcuni ragazzi fuori dal Tribunale commentano: “E’ morta la giustizia!”Giuliani e’ rimasto senza parole. Aveva preferito non assistere all’atto finale del processo e quando l’abbiamo raggiunto telefonicamente ha detto che doveva riprendersi dalla choc subito e che preferiva per ora affidare al silenzio il suo sdegno. Da una prima lettura si evince che i poliziotti che si scagliarono contro i giovani inermi fecero tutto da soli. Non ebbero nessuna indicazione su come comportarsi e, stante alle assoluzioni dei vertici si puo’ desumere che gli imputati di maggior grado addirittura non si siano mai accorti di niente. Un vergogna cui nessuno puo’ ragionevolmente credere, quella che il Tribunale di Genova ha voluto far passare come una verita’. Vediamo nei particolari il verdetto emesso dai giudici dopo 11 ore di camera di Consiglio, presieduta da Gabrio Barone. Bisognera’ attendere le motivazione della sentenza ma gia’ da ora si pua’ desumere che il Pm presentera’ ricorso.
I primi commenti
I sottosegretario all’interno Alfredo Mantovano esalta la sentenza perche’ indica che: “le responsabilita’ sono individuali, non e’ stato ordito nessun complotto”. Di tutt’altra opinione, invece, Vittorio Agnoletto, euro-parlamentare di Rifondazione Comunista: ” Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunita’ per le forze dell’ordine.” Mentre Oliviero Diliberto del Pdc parla di sentenza vergognosa e sottolinea che “pagano sempre i sottoposti mai i capi”.

La sentenza

Assolti i vertici della polizia: Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all’intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese.

Ecco le condanne: 4 anni di cui 3 condonati a Vicenzo Canterini, ex capo Reparto Mobile di Roma; 2 anni a Michelangelo Fournier, ex vice di Canterini; 3 anni a Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emilio Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone. Tre anni anche a Pietro Troiani; due anni e sei mesi a Michele Burgio; un mese a Luigi Fazio.

Assolti, invece, oltre a Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Per Alfredo Fabbrocini i pm avevano chiesto l’assoluzione.

Questa la ricostruzione dei fatti di quella drammatica notte

Quella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 restera’ comunque nella storia come uno dei momenti piu’ bassi della vita democratica della Repubblica Italiana. Dopo un pomeriggio di scontri, culminati nella morte del giovane Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda da un colpo esploso dal carabiniere Mario Placanica, i manifestanti del G8 si accamparono nella scuola Diaz per trascorrere la notte. Ricorda Fausto Bertinotti, allora segretario di Rifondazione comunista una sua telefonata al capo della polizia che era Gianni Di Gennaro il quale rispose: “ Cosa vuole che faccia, quella non e’ un’ambasciata”. Diceva la verita’. Era infatti ben altra cosa. Poco prima della mezzanotte la polizia fece irruzione nel plesso scolastico e inizio’ una vera e propria mattanza. Vennero effettuati 92 arresti, ma si registrarono 83 feriti, di cui 3 con prognosi riservate. Dei fermati, solo 69 furono condotti direttamente in carcere, mentre i restanti 19 vennero accompagnati alla Caserma di Bolzaneto. Per tutti, comunque, scatto’ l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, associazione a delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All’interno della scuola, infatti, le autorita’ dissero di aver rinvenuto due bottiglie incendiarie e che proprio quegli ordigni rappresentavano il motivo della perquisizione, in ottemperanza al dettato dell’articolo 21 del testo unico per la sicurezza pubblica.

Le dichiarazioni dei no global presenti alla Diaz, pero’, misero subito in discussione la versione offerta dalla polizia, affermando che le moltov non erano nel plesso scolastico. Da subito ci fu il sospetto che quelle bottiglie incendiarie fossero state introdotte dall’esterno per giustificare una vera e propria spedizione punitiva che non aveva altro fine che quello di incutere terrore nei manifestanti per farli desistere da qualsiasi altra azione di protesta.
Per la mattanza della Diaz furono rinviati a giudizio dal giudice 28 poliziotti tra funzionari ed agenti, tra cui anche alcuni esponenti di spicco come Francesco Gratteri, allora dirigente del Servizio Centrale Operativo ed oggi a capo dell’Anticrimine, oppure Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’Ucigos ed attuale capo di un dipartimento dell’Aisi, cioe’ l’ex Sisde, o Gilberto Calderozzi, ex vicedirettore ed oggi capo del Servizio Centrale Operativo. I 92 ragazzi arrestati furono, invece, tutti prosciolti.
Le indagini hanno rivelato come quel sospetto circa le molotov fosse assolutamente fondato e l’ultima prova di una lunga serie che conferma questa versione e’ un filmato proiettato in un documentario della Bbc e depositato dalle parti civili circa un mese fa.

Giovanni Vianello (bloggher)

Come Italiano e soprattutto come Essere Umano sono terrorizzato dalla sentenza riguardo i fatti avvenuti nella scuola Diaz durante il g8 di Genova e vorrei condividere con voi l’amarezza delle lacrime che scendono dal mio viso……….
Cade una lacrima x ogni colpo ricevuto da ragazzi, amici e fratelli da parte di chi dovrebbe proteggerci…….
Cade una lacrima perche’ i soldati ricevono ordini e non prendono iniziative come si vuol far credere……
Cade una lacrima x ogni frase offensiva che riceve chi crede nei propri ideali e li manifesta pacificamente……..
Cade una lacrima perche’ chi dovrebbe legiferare in nome della democrazia, e’ contento che ci sia stato “nessun complotto” e non chiede scusa a chi ha subbito un provato abuso di potere da parte di un funzionario pubblico………
Cade una lacrima perche’ la democrazia forse viene coperta, soffocata e uccisa soprattutto dall’indifferenza della gente……..
Cade una lacrima perche’ se nel passato del mio Paese c’e’ una vergogna chiamata “Fascismo” , mi chiedo come si chiami la vergogna che viviamo ora……
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Fabio Castellucci (bloggher)

Il Servo ADORA essere servo, ed odia l’uomo libero perche’ in lui vede specchiata la sua POCHEZZA e miseria evolutiva.
Visionari, uomini evoluti, precursori, innovatori, geni…
non temono il Potere in se’. Inteso come ristretto gruppo di comando e controllo.
Temono la cieca brutalita’ del SERVO, che lecca la mano dell’OPPRESSORE ed uccide chi lo vuole “liberare”…
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Armando Di Napoli

La politica che schifo
i politici tutti infami
sprecano parole
per coprire
tutto quello
che hanno rubato
teatranti professionisti
conoscono i copioni a memoria
a che servono le promesse
prima delle elezioni
se dopo i fatti
traslogono nei forni
dell’egoismo

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Alessandro Tauro (bloggher)
L’ULTIMA VERGOGNA (aspettiamo le prossime)

Oltre 108 anni per 29 imputati. Queste le richieste dell’accusa.
Lesioni aggravate, falso ideologico, calunnia, arresto illegale, violazione della legge sulle armi. Un golpe accompagnato dalla violazione sistematica ed aleatoria dei piu’ elementari diritti umani.
La sentenza: 13 condannati, 16 assolti. Tutti i vertici ne escono “puliti”.
Basta poco a lavare le macchie di sangue dalle proprie mani.
Spaccare una vetrina, ribaltare una macchina o dare fuoco ad un cassonetto sono atti che prevedono pene di anni di carcere. L’essere responsabili di uno dei peggiori massacri a danni di civili mai visti negli ultimi anni, nel mondo che tende a definirsi “civile”, e’ un atto da premiare con promozioni e nuovi incarichi.
I piccoli pesci in questo paese pagano anche per le colpe dei grossi.
Caro Silvio, non servono lodi ministeriali, leggi ad personam, ostruzionismi governativi e parlamentari, blocco dei processi, indulti e riduzione dei fondi per ostacolare la giustizia italiana. Basta lasciare le sentenze in mano a magistrati come questi.
E’ questa la giustizia italiana: forte con i deboli, debole con i forti. Le aule dei tribunali di questo paese assomigliano sempre piu’ a quelle del governo. Tra un magistrato ed un ministro forse cio’ che cambia e’ il look. Ma tanto sempre di colore nero stiamo parlando…

alessandrotauro.blogspot.com/2008/11/quando-la-magistratura-uccide-la.html
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Alex (bloggher)

Questa sentenza e’ grottesca.
Sono stati condannati solo pochi agenti, come se avessero agito di loro iniziativa, come se non avessero agito davanti agli occhi di tutti i loro colleghi che nulla hanno fatto per fermarli.
Se e’ vero che i vertici non avevano impartito le istruzioni, allora quegli stessi vertici devono dimettersi, perche’ in una situazione cosi’ delicata non sono stati nemmeno in grado di gestire i loro uomini, e perche’ evidentemente a questi stessi uomini non avevano impartito un giusto addestramento.
La sentenza non aveva solo connotati politici, doveva anche stabilire e ribadire l’assoluto divieto da parte di qualsiasi forza dell’ordine di agire di propria iniziativa, di usare strumenti disumani, di comportarsi come la gestapo.
Questa sentenza, a mio avviso, crea un pericolosissimo precedente, e di fatto sancisce l’impunibilita’ di uno strumento come la tortura da parte delle forze dell’ordine.
Solo 13 agenti sono stati condannati, con pene lievissime.
Tutti gli altri, compresi i vertici che dovevano assumersi la responsabilita’ di cio’ che e’ successo (altrimenti che vertici sono?), sono stati ASSOLTI PER LEGITTIMA TORTURA.
A me questa cosa, soprattutto in un momento storico come questo, fa molta paura
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Il vuoto del diritto
GIUSEPPE D’AVANZO (repubblica)

Come per Bolzaneto, la sentenza del processo per i pestaggi nella scuola Diaz e’ una sentenza pessima, quali saranno le motivazioni che la sosterranno. E’ soprattutto una sentenza imprudente e pericolosa. Vengono condannati soltanto i “picchiatori” del Reparto Mobile di Roma, il comandante, il suo vice, i capisquadra.
Con loro, condannati i due poliziotti che s’inventarono, trasportandole nella scuola, le due bottiglie molotov che avrebbero dovuto giustificare la “perquisizione” diventata massacro di 93 persone sorprese nel sonno. Come per Bolzaneto, questa sentenza avrebbe dovuto spiegare come, perche’, con la responsabilita’ di chi, nasce in una democrazia un “vuoto di diritto” che liquida le regole del diritto penale e le garanzie costituzionali e consegna la nuda vita delle persone, spogliata di ogni dignita’ e diritto, a una violenza arbitraria, indiscriminata, assassina.
La risposta del tribunale e’ stata, piu’ o meno, questa: c’e’ stato un gruppo di esaltati che e’ andato oltre il lecito, tutto qui, e due disgraziati che per metterci una pezza, a frittata fatta, hanno manipolato una prova. L’intera catena di comando, a cominciare dal capo della polizia (nel 2001, Gianni De Gennaro) si e’ fatta prendere la mano e ingannare come l’ultimo del piu’ sprovveduto dei gonzi. Cosi’ il Dipartimento della pubblica sicurezza e’ stato convinto a stilare un comunicato in cui non c’e’ una frase che non risulti falsa o controversa.
E’ fuor di dubbio che la ricostruzione dell’accusa ne esca a pezzi. L’assoluzione dei “vertici apicali” della polizia (Giovanni Luperi e Francesco Gratteri) smentisce il lavoro dei pubblici ministeri. Avevano sostenuto che l’”operazione Diaz” fu “decisa, pianificata e organizzata dal vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza”; che “l’iniziativa era diretta al riscatto dell’immagine delle forze di polizia gravemente compromessa dall’inefficace azione di contrasto alle violenze e degenerazioni dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta contro il vertice del G8″.
Al contrario, per il tribunale non c’e’ stata alcuna pianificazione del Dipartimento e le violenze brutali, i fermi e gli arresti illegali sono farina del sacco di un pugno di subalterni che non sono riusciti a controllare il loro odio. L’esito minimalista del processo non spiega troppe cose (le perquisizioni arbitrarie, la costruzione di false prove, “la totale inosservanza delle regole del diritto”, quella notte e nei giorni successivi) e soprattutto non “chiude” lo strappo creato tra le istituzioni e una generazione che, in quei giorni, si riaffacciava sulla scena politica dopo un lungo letargo.
Quale che siano le motivazioni della discutibile sentenza, e’ su questo vulnus tra lo Stato e la societa’ che bisogna riflettere perche’ i pestaggi della Diaz e le torture di Bolzaneto pongono questioni che sarebbe dissennato accantonare o anche soltanto trascurare. Qual e’ il mestiere delle polizie in questa congiuntura politica? E quali sono le garanzie che venga svolto in modo corretto?
In uno “Stato legislativo”, dove quel che conta e’ la legalita’ e chi esercita il potere agisce “in nome della legge”, le burocrazie sono “neutrali”, uno strumento puramente tecnico che serve orientamenti politici diversi e anche opposti, e le polizie hanno una funzione meramente amministrativa di esecuzione del diritto. Questo governo, in carica anche nel 2001, ha inaugurato la sua stagione “riformatrice” con ben altre convinzioni. Non vuole essere l’anonimo esecutore di leggi e norme. Non intende governare in nome della legge, ma in nome della “necessita’ concreta”. Pretende che si muova dietro le “emergenze” (autentiche o artefatte, che siano), dietro le “situazioni” che ritiene prioritarie. Berlusconi s’immagina alla guida di uno “Stato governativo” che si definisce per la qualita’ decisiva che riconosce al comando concreto, applicabile subito, assolutamente necessario e virtualmente temporaneo, sempre conflittuale perche’ esclude e differenzia.
In questo scorcio di legislatura si sta creando cosi’ un paradigma istituzionale “duale” che affianca alla Costituzione una prassi di governo che vive di decreti con immediata forza di legge e trasforma il comando in un ininterrotto “caso d’eccezione” (immigrazione; sicurezza; Alitalia; rifiuti di Napoli; riforma della scuola).
Nello “stato d’eccezione”, le polizie hanno un ruolo essenziale. Berlusconi evoca con regolarita’ un “diritto di polizia” e un uso della violenza o minaccia poliziesca quando i suoi obiettivi appaiono non condivisi o in pericolo (contro gli immigrati, contro i napoletani incivili, contro le proteste negli aeroporti, contro le manifestazioni degli studenti). Chi, nelle burocrazie, non sta al gioco, va a casa. Come e’ accaduto ieri al prefetto di Roma, Carlo Mosca, custode di una concezione di burocrazia professionale che, alla decisione politica (impronte per i bambini rom), oppone il rispetto della legge e della Costituzione.
Mosca e’ stato “licenziato” perche’ Berlusconi chiede – al contrario – che le burocrazie condividano la capacita’ di assumersi il suo stesso rischio politico, come fossero un’e’lite politica e non istituzionale e non neutrale. E’ una novita’ di cui bisogna tener conto. E’ quel che esplicitamente chiede alle polizie Francesco Cossiga con la sua “ricetta democratica”.
Cossiga ha spiegato come distruggere l’Onda, il movimento degli studenti: “Bisogna infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le citta’. Dopodiche’, forti del consenso popolare, le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”.
Cossiga (un uomo che sarebbe sciagurato considerare soltanto uno spericolato irresponsabile) dice quel che altri, nella destra di governo, pensano soltanto. Le polizie, nello “Stato governativo” preteso dalla destra, non dovrebbero piu’ avere soltanto una funzione di mera esecuzione del diritto, ma farsi agenti attivi della sovranita’ del governo, muoversi in quell’area indifferenziata tra violenza e diritto che sempre definisce, nel caso d’eccezione, il comando del sovrano e il potere delle polizie.
Ora quel che si paventa per il domani e’ gia’ accaduto ieri, a Genova, durante i giorni del G8. E’ accaduto proprio nelle forme augurate oggi da Cossiga. Black Bloc che distruggono la citta’ senza alcun contrasto. Black Bloc che si allontanano indisturbati mentre appare la polizia che si avventa contro i manifestanti inermi, pacifici, a braccia alzate e, nella notte, contro i 93 ospiti della scuola Diaz che si preparano al sonno o nel garage Olimpo di Bolzaneto dove vennero ancora umiliati e torturati. Con il risultato che una generazione che, per la prima volta, scopriva la dimensione politica fu consegnata alla paura, alla solitudine, alla disillusione.
Dopo sette anni, la situazione non e’ diversa. Il governo e’ lo stesso, solo piu’ lucido, determinato e coeso intorno alla figura del leader carismatico. Nelle strade c’e’ un nuovo movimento di giovani che rifiuta un progetto di ordine sociale che annuncia esclusioni e differenze, che si oppone alla caduta di ogni garanzia di eguaglianza. Che cosa faranno le burocrazie dello Stato? Che cosa faranno le polizie sospinte nello spazio stretto tra la politica e il diritto, tra la violenza e la legge? Il processo di Genova ci dice che in uno Stato che si presenta come questurino c’e’ chi e’ disponibile a un’illegalita’ criminale quando il dissidente diventa un “nemico” da annientare.
Sono buone ragioni per non accontentarsi di una sentenza, per non chiudere il “caso Genova” nel perimetro di un’aula giudiziaria. In un tempo di aspri conflitti sociali, gia’ inquinati da un estremismo fascista che minaccia l’informazione, il sindacato dei lavoratori, le proteste sociali e le forme di dissenso, il Paese deve sapere se puo’ contare su una polizia fedele alla Costituzione o dovra’ fare i conti anche con una burocrazia della sicurezza gregaria di un governo che prevede il rischio assoluto, il conflitto continuo, lo “sfondamento”, una polizia sottomessa a un ordine capace di riservare all’interno del Paese la stessa ostilita’ che si riserva a un minaccioso “nemico” esterno.
Anche ora che la sentenza di Genova circoscrive le responsabilita’ a pochi “fuori di testa”, dalle forze dell’ordine dovrebbero giungere all’opinione pubblica limpide e inequivoche rassicurazioni. Chi ha a cuore la Costituzione, nelle istituzioni, nella societa’, nella politica, dovrebbe invocarle. Perche’ le sentenze per la Diaz e Bolzaneto piu’ che rasserenare, inquietano. Piu’ che medicare le ferite, le fanno ancora sanguinare.
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A Genova c’e’ l’acquario
Doriana Goracci

Mio nipote, due anni fa quindicenne, all’ennesimo racconto di cio’ che successe a Genova nel luglio 2001, mi disse che dovevo farmene una ragione: i suoi compagni sapevano tutto dell’11 settembre di quell’anno e di Genova conoscevano l’esistenza dell’ Acquario.
Se l’Onda, non diventera’ un moto artificiale di acque, mosso dai motori dei partiti e dei loro consociati ma sara’ consapevole del passato e del presente, in lotta per il proprio futuro auto organizzato, forse un po’ piu’ di studenti e giovani di questo vecchio Paese, capira’ cosa e’ successo a Genova e cosa ci facevano 8 signori della guerra e la stampa del mondo, in quell’estate infame. A qualunque eta’ si fossero assaggiate una ad una, come grani di rosario, quelle giornate, si sarebbero fatti i conti con l’apertura della stagione della Caccia per gli uni e della Raccolta di consensi dall’altra, concepite al tavolino del potere di allora e di oggi, e si sarebbe rimasti per un bel pezzo rintronati dall’assenza di legalita’, allo stato puro.
Oggi, 13 novembre, sono stati assolti i vertici della polizia per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova: nell’aula, la sentenza e’ stata accolta con grida di Vergogna! La stessa che provai io, che in quelle strade ci sono stata con una figlia allora di sedici anni e i suoi compagni, con i giorni di “ferie” che chiesi allora, gli stessi che mi fecero “gudagnare” dopo alcuni anni il premio della pubblicazione con tanti altri, in un libro “Genova, luglio 2001: io non dimentico”, a sostegno del Comitato Verita’ e Giustizia per Genova. Ma oggi, 13 novembre, e’ diventato definitivo anche il decreto della Corte di Appello di Milano che autorizza a sospendere l’alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana Englaro, una ragazza che lo era, piena di vita, 17 anni fa: altri signori e monsignori del potere tuonano allo scandalo, alla vergogna, per questa sentenza e minacciano responsabilta’ morali.
Oggi a Roma pioveva forte, tanto che a decine i treni sono stati soppressi e riportavano a casa migliaia di pendolari e le stazioni mostravano tutto lo sfascio, allagate come se non avessero tetti: non c’erano scioperi come quelli a vagoni preannunciati o spontanei. E sono partiti i treni questa notte, concessi da Trenitalia, “a prezzo di mercato”, per tutti quegli studenti delle scuole superiori e universitari, dottorandi e ricercatori precari in mobilitazione che parteciperanno per due giorni alla Manifestazione- Assemblea contro la riforma voluta dalla Gelmini, ministro di questo Governo, consentito dal precedente. E sul treno del ritorno ho conosciuta una ragazza di Amburgo, Carolina, con una grande valigia, che andava a trovare come ogni mese il suo fidanzato a Viterbo e mi ha chiesto se avevamo notizie di Roberto Saviano, conosciuto per i suoi scritti all’Universita’ che lei frequenta, corso d’Italiano, mi ha chiesto quando saremmo arrivate, lei era da cinque ore in cammino dall’Aereoporto: ho potuto risponderle solo non so, non so…
Dopo 7 anni come nella novella raccontata dalla nonna in cui “Sette paia di scarpe ho consumate di tutto ferro per te ritrovare, sette verghe di ferro ho logorate, per appoggiarmi nel fatale andare”, rimangono giusto sette fiasche colme di lacrime e amare e il gallo canta e sembra che non ci si vuol svegliare, malgrado la novella e’ ancora vera e tutta da completare. Buon cammino allora, ragazze e ragazzi e come dice Vecchioni, sappiate che il viaggio e’ lungo e il giorno viene e c’e’ chi sempre si domandera’ “mi conviene?”. Sta a noi non vendere l’anima e il futuro al Mercato: ci tratta da merce e scadente.
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Armando Di Napoli
Abu Graib come Genova

Striscia il potere
l’arroganza baciata
dalla nefandezza
mette tutto oscenamente
in ginocchio
stessa ferocia inaudita
una voce di una goduriosa musicalita’
annuncia il taccuino dell’orrore
meno uno affogato
in una pozza di sangue
volano con destrezza
ed esperienza i manganelli
rompendo nelle camere della barbarie
costole e teste
chiazze di sangue e vomito
crocifisse a pareti
sono testimonianze
senza limiti di torture e disumanita’
corpi ammaccati ammassati
uno sopra all’altro
di un carnaio ospite dell’atrocita’
esseri umani vestiti di stracci sodomizzati
cavie di elettro shock
in esatta imitazione
dell’impero nazista
prigionieri tenuti a bada
da ammaestrati infami pastori tedeschi
tutto documentato fotografato
ripreso alla perfezione
nei minimi particolari
dall’occhio della telecamera masochista
per affogare le vittime
legandogli dei massi ai colli
e spingerli incatenati alla sconfitta
negli abissi della trucidita’
Abu Graib com Genova
seviziata insanguinata
calpestata violentata
assassinata
ed i colpevoli carnefici fuorilegge
vestiti dall’odore marcio
di una legge abusiva
vantandosi delle loro sporche nequizie
vanno a spasso fra la gente

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La canzone di Saviano
it.youtube.com/watch?v=OdzDVygN7Mk
video shock contro la camorra: Il cappotto di legno

Il cappotto di legno e’ la bara che la Camorra ha promesso a Saviano.
Il testo e’ di Saviano stesso, musica di Lucariello, voce degli Almamegretta, gruppo rapper napoletano

Traduzione

E’ l’una e lucido la pistola
Tiro un’altra striscia al volo
Butto dentro il caricatore
Con la madonna sul cuore
So che lei poi mi perdonera’
Quando questa storia sara’ finita
I flash in testa ancora
Su una fotografia a colori
gli occhi di un bravo ragazzo
i capi di casale
dicono che sia un buffone
dobbiamo creare paura
ha mischiato “uomini” con gente di fognatura
fumo fuoco e sangue
intanto passa il tempo
quando una calibro 45 ti da’ un bacio in una tempia
vento di vendetta otto botte in petto
“tardarielli” ma non “scordarelli”
a mettere proiettili incandescenti nelle budella
quello che vedo sono
un braccio senza nome
faccio quello che vogliono
e lo faccio bene
devo guardarlo a terra fino a quando non muore
cappotto di legno prima delle botte in petto…
in testa il casco e’ nero lucido
mentre dentro sei putrido
ti guardi intorno ogni giorno
e sai di non essere l’unico
saluto i ragazzi giu’ al palazzo
mentre il becchino sta abbassando un’altra cassa nel fosso
per me la rabbia e’ come ossigeno nelle ossa
lo sai chi sbaglia paga
faccio sgommare la ruota
stringo la mano sulla pistola di nuovo
lettere bollenti come proiettili
che sfondano il silenzio
e sfondano il cervello di chi non pensa
senza paura levo la sicura
otto colpi al petto dalla schiena nel buio
e anche se questo buffone avesse ragione
in testa suona sempre la stessa canzone d’amore
devo guardarlo a terra fino a quando non muore
mentre lo guardo a terra fino a quando non muore
cappotto di legno prima delle botte in petto…
sono di casale
la capitale di una multinazionale criminale
nulla si muove
le strade asfaltate sono poche
come tappeti rossi
che portano alle ville dei boss
mercedes lamborghini quante ne vuoi
qui non sono macchine ma sangue e cemento
e se si alza una mano si alzano tutte
e adesso sparateci tutti.

..
Costruiamo un’esistenza con quello che riceviamo; costruiamo una vita con quello che diamo”.
Churchill
..
RIDIAMARO : – )

Da uno striscione de l’Onda
“Berlusconi, se hai i capelli e’ solo grazie alla ricerca!”
..
…”- C’e’ un’onda che sta arrivando, – disse Sybil nervosamente.
- Faremo finta di non vederla. La snobberemo, – disse il giovanotto. – Due snob – Prese in mano le caviglie di Sybil e spinse in basso e in avanti. Il materassino si rizzo’ sopra la cresta dell’onda. L’acqua inondo’ i capelli biondi di Sybil, ma il suo strillo era pieno di gioia”…
J.D. Salinger, Un giorno ideale per i pescibanana
………………………………………………
Da Mariapia

Come Sandra Bonsanti temo che l’Italia sia ad un punto di degrado civile cosi’ totale che quasi nessuno ne esce sano, capace di operare.
Dall’alto al basso e viceversa c’e un cancro sociale che ci ha attaccati e non ce ne siamo accorti.
Capitalisti del c… che rubano e rubano e falliscono, l’alta dirigenza (cito solo il Tronchetto dell’infelicita’, Libonati e Prati di Alitalia per brevita’, altrimenti mi passa la notte a scriverli tutti!), di cui abbiamo abbiamo una chiara conoscenza, e che per quanto riguarda l’aggettivo alto, gli si confa’ solo per il livello degli stipendi e bonus vari; aggiungiamo una classe politica che giustamente chiamiamo casta, poi uniamo insieme tutte le classi subalterne, noi tutti italiani travolti da una meschinita’, una svogliatezza, una furberia , una
imbellicosita’ e un’acquisenza vergognosa verso l’alto e una rissosita’ verso il basso degna di popoli che non sono mai usciti da uno stato di primitivita’ dovuto a circostanze di miseria culturale e materiale molto grave, e ci si rende conto che se non fossimo a questo livello economico ancora di sufficienza alimentare, il cancro ci avrebbe gia’ spinti all’autodistruzione, alla guerra civile.Dove e’ iniziata la valanga che ci sta per travolgere?
Non vorrei finire etilista per la depressione, ma comprendo un paio di barboni che vivono sotto il portico di S. Luca, tra cartoni di vino e barattoli di birre.
Mp

Per una nuova politica
Il dubbio
Sandra Bonsanti

Primo: il possibile candidato e un suo chiaro progetto politico. Secondo: la costruzione meticolosa e radicata nella societa’ del consenso per sostenerlo. Sembra banale la formula per un rinnovamento profondo della politica e delle strategie che consentirebbero al centro sinistra disastrato di cominciare a guardare alla prossima legislatura senza dover contare sulla autodistruzione della destra oggi al governo.
Ma e’ possibile, da noi, pensare e muoversi in questa direzione? E’ possibile immaginare un rinnovamento cosi’ profondo della politica da consentire di realizzare un cambiamento profondo, una sorta di autentica rivoluzione che conquistasse la fiducia di generazioni diverse, dai diciottenni ai loro padri, dagli anziani a chi per la prima volta sarebbe portato ad associare un senso di positivita’ alla parola “politica”?
E quanto siamo lontani dal poter non dico preparare, ma almeno puntare a qualcosa del genere, qualcosa che tutti abbiamo immaginato guardando all’America di Obama, seguendo i suoi primi passi da presidente eletto anche se non ancora insediato?
Si guarda in questi giorni agli Usa con u n senso di ammirazione e insieme di invidia: e’ palese a tutti che niente di simile e’ possibile da noi, che si tratta di paesi assolutamente diversi, che nessuna esperienza puo’ esser trasferita di peso da una situazione all’altra. Tutto questo e’ persino banale premetterlo. Ma e’ meglio farlo, a scanso di equivoci.
Non e’ inutile invece cercare di capire cosa ha funzionato laggiu’, per farne comunque tesoro, se e’ vero che il mondo e’ sempre piu’ piccolo, che la gente e’ sempre piu’ vicina nel tempo e nello spazio. Puo’ servire ad esempio partire dal fatto che sia loro che noi siamo stati governati da personaggi come Bush e Berlusconi che nelle rispettive immense diversita’ la pensano pero’ allo stesso modo su alcuni capitoli fondamentali della realta’ contemporanea, impersonano tratti di “vecchiaia” abbastanza simili, e comunque sono ascrivibili a una destra conservatrice di esperienze e valori.
Primo, dunque, il candidato. Qui, veramente e’ impossibile se non inutile cercare da noi qualcuno che assomigli a Obama: il tratto fondamentale del nuovo presidente americano e’ questo suo esser cittadino del mondo, un individuo che ha le sue radici culturali e storiche in uno spazio immenso che va da Harvard a Giacarta alle Haway a Chicago e all’Africa profonda. Un altro cosi’, difficile davvero trovarlo. Ti fa pensare quanto siamo piccoli noi, eternamente impegnati a rafforzare radici, a cercare radici, che certo devono esserci ma che devono allargare l’orizzonte di ognuno, non restringerlo e renderlo meschino, grigio, escludente.
Uno cosi’ non c’e’ da noi, ma forse non c’e’ nemmeno in altri luoghi, in altri paesi. Basterebbe molto meno. Basterebbe trovare qualcuno che avesse la forza di imporre la propria credibilita’ ed autorevolezza, la propria provata competenza un proprio progetto di Italia a tanti milioni di italiani di sinistra, di centro e di destra che avessero voglia di lavorare per cambiare la storia di questo nostro Paese. E’ facile dire: se da noi ci fosse uno cosi’, i capi e i capetti attuali dei partiti che per tanto tempo si sono autotramandati il potere lo farebbero fuori in men che non si dica, erigerebbero un muro invalicabile anche ai piu’ coraggiosi supporter. Mi chiedo se questo sia assolutamente vero o se non ci sia in questa certezza anche una buona dose di pigrizia a cercare, a muoversi.
Secondo: il lavoro per costruire il consenso. Anche in questo caso il paragone con gli Usa e’ quasi impossibile. Obama ha avuto l’intuizione di cominciare quasi due anni fa, affidandosi a coloro che lui conosceva meglio: i cosi’detti “organizzatori di comunita’”, un lavoro da lui fatto nelle periferie di Chicago. Sono giovani quasi tutti appena laureati che ha mandato in giro per gli Stati e le citta’ e le campagne a lavorare “oltre” il partito, tra la gente, nelle riunioni scolastiche, in quelle sportive, nella associazioni di volontariato. La sua teoria della “politica dal basso” e non imposta “dall’alto” adesso viene studiata dai politologi di mezzo mondo che stanno analizzando le ragioni di un successo cosi’ strepitoso. E’ la politica dell’ascolto, che ha consentito ad Obama non solo di conoscere dal profondo i bisogni e i sogni degli americani, ma anche di preparare i progetti per realizzarli. E che gli ha permesso di costruire quella rete di volontari e di finanziatori, piccoli e grandissimi, che hanno consentito l’organizzazione di una campagna elettorale vincente.
La nostra societa’ civile e’ certamente stanca e delusa. Incapace di sognare. Inadeguata a progettare. Bravissima a criticare e lamentarsi. Invecchiata. I giovani si mobilitano per la loro scuola o per dichiarare guerra alla mafia, che sono grandi obiettivi, ma non per la “politica” dei partiti.
Per la prima volta nella mia vita, mi sono chiesta mentre bussavo alla porta dei cittadini di Chester, Pennsylvania chiedendo loro di andare a votare, se avrei ancora la voglia e l’energia di farlo per una campagna elettorale italiana. Per la prima volta nella mia vita credo di essermi detta di no, perche’ c’e’ troppo, troppo da far muovere in Italia. Ma il dubbio di sbagliarmi non mi da’ pace.

www.libertaegiustizia.it/speciali/speciali_leggi_articolo.php?id=607&id_sezione=16
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Mario manda
I viaggetti del Ministro della Programmazione Economica

Quanto ci costa Scajola. Quando era Ministro dell’ interno l’Alitalia istitui’ un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, che – ovviamente – fu immediatamente cancellato dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo aveva registrato un quantitativo max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero fisso: il ministro Scajola Claudio. Tragitto: 50 km!
Col governo Berlusconi-3 il volo e’ stato immediatamente ripristinato (grazie a un finanziamento – straordinario – di un milione di euro) all’aeroporto di Albenga (che e’ minuscolo e sta a ben 50 km da quello di Genova! ).
Ora l’aereo e’ un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista ; i passeggeri sono otto nella migliore delle ipotesi e il passeggero fisso e’ – sempre – Scajola Claudio.
L’ATR 47 costa all’Alitalia (all’incirca) 100.000 (centomila) euro a settimana. Cosi’ il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova, per quest’anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell’ azienda Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di € 6.200.000 (sei milioni e duecentomila euro). E questo qui e’ il Ministro della Programmazione Economica (!!!)
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Brunettae-curriculum

Anni 58. Gia’ venditore ambulante di gondolette di plastica, poi professore associato e consulente di De Michelis.
A 25 anni coordina la commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilita’ che gli costa l’odio delle Br, non lo ammazzano perche’ ha la scorta, ammazzano Biagi a cui la scorta era stata tolta. Diventa consigliere socialista del Cnel, in area socialista. Nel 93, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 95 entra nella squadra che scrive il programma di FI e nel 99 entra nel Parlamento europeo, qui fa un po’ il lavativo, in 10 anni va alle sedute una volta su 2, frequenza 57,9%, insomma un assenteista, come a dire uno della PA che stesse a casa 150 giorno l’anno. Oltre non va perche’ senno’ gli dimezzano la diaria.
Ma anche quando ci sta non fa nulla, in 10 anni compila due, dico 2, relazioni. Per 8 anni non fa niente di niente. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta “non hanno mai lavorato in vita loro”, a Bruxelles faticano molto piu’ di lui: nell’ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Ma appena e’ nominato Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, gli scatta l’efficientismo (quello degli altri) e parte con la lotta contro i fannulloni.
Come dice il proverbio: Non c’e’ nessuno come un lavativo per punire altri lavativi.
La sua presunzione e’ smisurata, e’ convinto di dare il meglio di se’ alla politica, altrimenti come economista si considera da Premio Nobel.
Signore, perdonalo! E dai a noi la forza di sopportarlo o i mezzi per cacciarlo
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Copio:
Obama Re del web

E’arrivato alla vittoria mettendo in campo il popolo della rete. Ha puntato sull’altra faccia dell’America, quella che non rientra di default nella fascia liberal di sx, ma che forse ancor di piu’ rappresenta il futuro degli Usa, un’America di individui, che quotidianamente costruiscono la propria identita’ e il proprio futuro lavorando in rete, in competizione e collaborazione fra loro
Non che abbia trascurato qualche mezzo di comunicazione durante la campagna elettorale.. Ma Internet ha fatto la differenza
il 5 novembre 2008 e’ iniziata una nuova era. Quella di Internet. Obama lo aveva intuito. E questo gli ha garantito la vittoria. Ha scommesso sul fatto che questo popolo non si mobilita dall’esterno ma agisce naturalmente: essere in rete significa intervenire, valutare, decidere, esprimersi, rivendicare, reagire. L’unica condizione e’ usare il suo linguaggio e assumere i suoi contenuti. Parlare con questo popolo significa accettare il confronto e mettere in condivisione con un popolo unico e infinito le proprie idee, significa mettersi in gioco e sapere che una volta entrati, una volta cittadini del web, congedarsi e’ impossibile.Con questa logica Obama ha costruito il suo blog e ha raccolto 600 milioni di dollari, a colpi di 20/30 dollari per volta, armando un esercito di bloggisti, twitteriani, facebookisti, youtubisti, che non si ritirera’ una volta conquistata la Casa Bianca. I suoi spot arrivano anche negli iTunes Store della Apple, alcuni fan gli hanno costruito un quartier generale su Second Life, e sui principali social netnetwork. Sotterra letteralmente il povero McCain: su MySpace ha oltre 700mila amici, contro i 170 mila del rivale, su Facebook ne conta piu’ di due milioni
.. una societa’ compatta che sta in rete senza gerarchie, che e’ la migliore garanzia per chi sul web trova il suo business. Obama ha vinto chiamando in gioco 28 milioni di americani
La rete ormai e’ un modo di essere

www.affaritaliani.it/
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Internazionale surfista

La marea sale. L’onda cresce. Imbracciamo le tavole. Siamo l’esercito del surf.
Siamo quelli che credevate assopiti. Quelli disposti a tutto per un posto nel mondo.
Che credevate timorosi, impauriti, docili a ogni riforma. Bamboccioni, fuori corso, perditempo, inetti. E invece eccoci qui, a fare surf nelle piazze, nelle scuole, nelle stazioni, nelle universita’. A fare surf sulle riforme, sul ministro, sulla crisi, sui ricatti, sul nostro presente e il vostro futuro.
Facciamo surf sull’anti-politica, perche’ l’unica politica possibile e’ il nostro surf.
Facciamo surf sui percorsi formativi, sugli avviamenti professionali, sui muretti delle discipline, sugli steccati delle conoscenze. Sulla miseria di oggi, sulla precarieta’ di domani.
Abbiamo imbracciato le tavole e abitiamo le pieghe dell’onda.
Lo studente e’ oggi in Italia, dopo rom e rumeni, la categoria sociale piu’ generalmente disprezzata. Sia che faccia quello che dovrebbe fare, andare a scuola o all’universita’, sia che faccia altro, lavorare o andare a divertirsi, la categoria sociale dello studente (meglio conosciuta come «i giovani») e’ da alcuni semplicemente compatita e dai piu’ apertamente temuta.
Quelli che compatiscono lo studente sono in genere coloro che li frequentano.
RK
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L’orrido Cossiga su Il Tempo scrive a Caruso

Caro Caruso,
ho chiesto in giro chi fossi visto che sembravi non ricordare che cosa siano stati gli anni di piombo. Sei quel Francesco Saverio Caruso che una volta ha affermato: «Treu e Biagi assassini. Hanno armato le mani dei padroni, per incrementare i profitti a scapito della sicurezza», Caruso, capo dei black block e dei no global, poco prima del termine del governo Prodi ripudiato dagli stessi amici del partito di Rc additato come uno sconsiderato estremista, il geniale inventore dello slogan «Dieci, cento, mille Nassiriya!». Vedo che sei diventato un moderato, e non un pacifista, ma un pacifico. Ti ho sempre considerato un ragazzo intelligente ma, come molti, non hai compreso che, forse in una forma eccessivamente paradossale, io sostengo che occorre tollerare quella che il prof. Franco Piperno, gia’ leader di Autonomia, ha giustamente chiamato la “violenza a bassa intensita’”, violenza inevitabilmente collegata a grandi movimenti, anche sindacali, come l’odierna “Onda studentesca”, se non si vuole che essi siano strumentalizzati da movimenti di sx estrema come i Centri Sociali o di estrema dx come il Blocco Studentesco e Casa Pound e non cerchino il collegamento con gli unici movimenti rivoluzionari che oggi esistono e cioe’ quelli che fanno riferimento alla galassia di Al Qaeda. Ho gia’ detto piu’ volte che forse, se avessimo tollerato – dico noi: i dc e i comunisti, il ministero dell’Interno e il suo omologo, la Vigilanza del PCI – la “violenza a bassa intensita’” del movimento studentesco e di Autonomia, che impedi’ al segretario generale della Cgil Luciano Lama di parlare all’Universita’ di Roma e di dare a Bologna alle fiamme la sede della Federazione comunista, forse non si sarebbe innescato quel processo che dal movimentismo porto’ alla lotta armata. E’ noto a molti, non a te Caruso e guarda caso non a Fassino e a Veltroni (l’esistenza dell’amico Ugo Pecchioli, capo della cosi’ detta “Vigilanza” del PCI, detto il “ministro ombra dell’Interno”, e’ stata “censurata” insieme a quella di Togliatti, di Longo, di Secchia, di Berlinguer e di Natta) che i governi a guida DC non avrebbero potuto usare il “pugno duro” nei confronti del “movimentismo” senza un PCI e una Cgil, allora e giustamente “cinghia di trasmissione” tra il partito e l’intera classe lavoratrice, che non solo li sostenesse ma li spronasse. Ma vi e’ ancora chi ignora che la “politica della fermezza” nel caso Moro fu voluta anzitutto dal PCI.
La DC avrebbe certamente e subito trattato con le Br in cambio della liberta’ e della vita di Moro avrebbe riconosciuto le Br come soggetto politico e liberato tutti gli appartenenti alla lotta armata che erano in prigione. Ricordo bene quando Berlinguer e Pecchioli vennero da me, ministro dell’Interno, a protestare perche’ il Governo aveva agevolato i tentativi della Dc di colloquiare e trattare con le Br tramite la Croce Rossa e poi “Amnesty International”, minacciando la caduta del Governo se si fosse continuato su questa strada.
Con i ragazzi della scuola media e dell’Universita’ che manifestano occorre avere pazienza e tolleranza, e cercare di capire che cosa li muova, oltre i confusi interessi alla scuola e all’educazione. E bisogna far questo per impedire, come e’ avvenuto negli anni di piombo, che avvenga la saldatura tra il movimento studentesco le frange piu’ di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br. Le forze di polizia se mandate in piazza a fronteggiare qualunque movimento, devono far rispettare la legalita’. E’ compito dell’autorita’ politica valutare se uno strappo alle legalita’, ad esempio l’occupazione della Stazione Tiburtina o Ostiense, non ricordo, o qualche vetrina infranta e qualche bottiglia molotov, non sia da tollerare ad evitare che il movimentismo diventi qualcosa d’altro.
E vorrei ricordare all’amico Caruso che fu il suo ex-leader e mio amico Bertinotti a dire una volta che io sono stato il ministro dell’Interno italiano piu’ democratico, che fui nominato pres. del consiglio dei ministri da Pertini contro la volonta’ della Dc, e che fui poi eletto prima pres. del Senato e poi pres. della Repubblica con i voti del Pci. E vorrei ricordare a Caruso che io ho cercato sempre di comprendere perche’ tanti giovani si siano dati alla lotta armata, che ho sempre considerato la lotta armata non come “terrorismo”, ma come una “guerra civile strisciante” che confusamente ed erroneamente si richiamava alla “rivoluzione” e alla “Resistenza incompiuta”. Poiche’ io non voglio che si ritorni a quei tristi tempi, io penso che nei confronti dell’”Onda” occorra tolleranza e dialogo.
E penso che per evitare uno “scivolamento” del movimento occorre anche sopportare qualche stazione occupata, qualche automobile bruciata e qualche vetrina sfondata….
Per finire, vorrei raccomandare a chi si occupa di “movimenti” e di ordine pubblico, ed anche a te, amico Caruso, di vedere il film tedesco sulla Banda Baader-Meinhof e sulla dolorosa trasformazione di una generazione.
..
La risposta di Caruso a Cossiga
altrosud.wordpress.com/2008/11/10/a-cossiga/

Caro Emerito Presidente, mi permetto di scriverLe sollecitato dalla sua lettera pubblicata su “Il Tempo” di oggi. Innanzitutto vorrei farle presente che non sono il capo dei noglobal o dei blackblok e ancor meno il geniale inventore dello slogan sui morti di Nassirya. Non sono diventato un moderato e un pacifico, in quanto a suo confronto lo sono sempre stato. Del resto mentre io giocavo a 3 anni con il mio primo trenino, lei pianificava l’omicidio di Giorgiana Masi, una studentessa di 20 anni uccisa dai proiettili di un agente infiltrato nel corteo del 12 maggio 1977, di cui ancor’oggi in una recente intervista al Corriere lei afferma di conoscerne il nome del barbaro assassino. Le violenze poliziesche con le loro pallottole eternamente vaganti che guarda caso si conficcavano sempre nei cuori di giovani studenti, da Francesco Lorusso a Giorgiana Masi, erano una costante durante il suo mandato di ministro degli interni. E le complicita’ e le connivenze della burocrazia comunista e sindacale non possono certo essere un’attenuante o ancor peggio una giustificazione a quell’ignobile strategia della tensione che ha insanguinato le strade e le piazze del nostro paese negli anni settanta. Per questo capira’ che sentir dire proprio da Lei, che a mio avviso fu non il migliore ma il peggior ministro degli interni della storia della repubblica, alcune esortazioni rivolte ai vertici delle forze dell’ordine sul modo con cui trattare le recenti mobilitazioni studentesche, passando da un “picchiare a sangue professori e studenti” al desiderio perverso di una vittima “preferibilmente una donna o un bambino”, capira’ il senso di inquieitudine. L’attenuante che molti rivolgono nei suoi confronti di una senilita’ avanzata e dei suoi inevitabili effetti collaterali, tuttavia non puo’ sminuire il valore storico delle sue affermazioni che ci restituiscono alcuni squarci di una verita’ che per decenni lei stesso e gli apparati istituzionali hanno sistematicamente negato, cioe’ come dinanzi alle insorgenze sociali di allora, lo stato scelse di porre in essere una strategia criminale di violenza assassina per sospingere i movimenti sul terreno dello scontro armato. Ripensi alle sue azioni se veramente, come scrive, vuol sforzarsi di “comprendere perche’ tanti giovani si siano dati alla lotta armata”. Alle loro istanze radicali di trasformazione, la risposta furono i suoi carri armati nelle piazze, i carri armati della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista. Tornando all’oggi pero’ probabimente Lei nemmeno si rende conto della distanza siderale che intercorre tra i suoi schematismi e il mondo reale. Gli studenti in piazza avranno risvegliato in lei nostalgici ricordi, ma il mondo nel frattempo e’ cambiato, e con esso i movimenti, gli studenti e la lotta. Il movimento contro la Gelmini, con il suo carattere moltitudinario, il suo esodo culturale dalle cosiddette categorie del novecento, la sua irriducibilita’ alle forme tradizionali e incancrenite della politica, non si riesce a comprimere sul terreno della compatibilita’ ne’ tantomeno sconfiggere sul terreno della violenza. Non ci riescono i manganelli che anziche’ intimorire e desertificare, rafforzano ed estendono la mobilitazione. Non ci riescono le infiltrazioni neofasciste, che tentano invano di riportare un’altrettanto archeologica strategia degli opposti estremismi. Il movimento inizia a far paura nei palazzi del potere perche’ il suo slogan “non pagheremo noi la vostra crisi” allude anche ad una ricomposizione delle figure sociali colpite dai processi selvaggi della capitalismo neoliberista: milioni di persone, disoccupati, precari, studenti, lavoratori, altroche’ la saldatura fantasmagorica – perche’ di fantasmi e null’altro si parla – tra il movimento studentesco e le frange piu’ di sinistra del sindacato, gli anarco-sindacalisti e le Nuove Br che lei cita nella sua lettera. Dopo i suoi continui appelli alla polizia che dal punto di vista penale rasentano l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, Lei oggi scrive che nei confronti dell’ “Onda” ci vuole tolleranza e dialogo. In verita’ dialogare con chi ha una pistola in una mano e il manganello nell’altra non viene proprio naturale. Tuttavia, se ha un po’ di tempo, faccia una telefonata a Trenitalia affinche’ garantisca il diritto a manifestare per tutti gli studenti in vista del corteo nazionale del 14 novembre a Roma. Pero’, La prego, sui treni speciali niente bombe. Grazie. Cordialmente
Francesco Caruso
..

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