
L’attacco alla scuola avanza. – Un maestro di conoscenza: DARIO FO
“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, puo’ essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicita’. La lotta per questo obiettivo e’ una prova che puo’ riempire degnamente una vita.”
Enrico Berlinguer
La 2° tappa della legge Gelmini, sulle universita’, e’ stata momentaneamente congelata per evitare ulteriori disordini. La rassegna stampa e’ stata molto lenta a segnalarlo e cio’ da solo dice che razza di informazione ci propinano. Il tempo reale ormai esiste solo sui blog. Le notizie ‘Ansa ultima ora’ sul web sono ferme al luglio dell’anno scorso e danno notizie su Prodi!? Qui, se cade un meteorite o c’e’ un colpo di stato, ce lo diranno l’anno dopo!
Se il congelamento dovesse risultare vero e’ ora di battere il ferro finche’ e’ caldo, perche’ solo un popolo deciso su quello che vuole puo’ far cadere il governo con tutta la sua marmaglia
Purtroppo la bravata fascista dei 30 spranghisti di Piazza Navona ha fatto precipitare le cose, voltando un movimento pacifico in guerra, purtroppo questa infamita’ e’ stata supportata da polizia e Governo cosi’ da far vedere ben chiari i mandanti (la ricostruzione dei fatto del sottosegretario Nitto Palma e’ infame!), purtroppo le incitazioni “all’omicidio” poliziesco di Cossiga e i “consigli” a una piu’ feroce violenza di Gelli hanno gettato un’ombra cupa sui modi “democratici” con cui il Governo intende rispondere alla protesta di un intero paese
Se 3 milioni di persone scesero in piazza e fermarono il tentativo di smantellamento dell’articolo 18 sui lavoratori, possiamo e dobbiamo bloccare anche questo tentativo micidiale e maldestro di distruzione della scuola pubblica. E’ ora che la protesta popolare persista e si allarghi. B aspetta solo che le acque si calmino per riprendere la sua offensiva e fare della scuola pubblica, gia’ diritto di democrazia, una scuola privata a pagamento, privilegio dei piu’ ricchi. A questa privatizzazione ne seguiranno altre: sanita’, giustizia, trasporti, acqua.. per trasformare uno stato democratico in un mercato liberista.
La scuola e’ un patrimonio di tutti e deve essere difesa da tutti!
Urge continuare a richiedere con fermezza il ritiro della legge Gelmini!
La piazza deve diventare ancora piu’ grande e che ogni persona di buona volonta’ affianchi la protesta, perche’ la democrazia o e’ difesa da tutti o non sara’ di nessuno.
Ogni rallentamento dell’azione in questo momento aprirebbe un panorama tragico per il nostro paese, col ritorno a un feudalesimo di mercato e a un regime in cui solo i piu’ ricchi godono di diritti, mentre questi sono negati alla maggioranza delle persone.
Se non difendiamo la democrazia adesso, domani potrebbe essere troppo tardi.
La battaglia di civilta’ ci riguarda tutti. E ognuno di noi, chiunque sia, ha il dovere e il diritto di parteciparvi!
Se la democrazia non e’ qui, non sara’ in nessun luogo!
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Dobbiamo anche chiedere con fermezza le dimissioni dell’attuale indegno Ministro della scuola Maria Stella Gelmini!
E’ ora di tornare a uno stato civile in cui le nomine dei Ministri abbiano un minimo di decenza non siano decise, alla moda del re Sole, in camera da letto o in giardino! E dove una non diventa Ministro perche’ ha come sponsor un condannato a 9 anni per collusione mafiosa come la Prestigiacomo.
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Repubblica
Universita’, stop del governo “Prima calmiamo le acque“
CLAUDIO TITO
www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/stop-universita/stop-universita.html
Il clima e’ troppo acceso. Adesso dobbiamo andare avanti con un po’ piu’ di calma”. B accende il semaforo rosso. La riforma dell’universita’ deve attendere. Maria Stella Gelmini lascera’ per un po’ nel cassetto il suo “piano” per gli atenei.
Le manifestazioni di questa settimana, insomma, un effetto l’hanno avuto. E B non vuole correre rischi. Non ha alcuna intenzione di incendiare la piazza. Soprattutto in una fase in cui le proteste di studenti e professori sembrano sempre piu’ intersecarsi con le difficolta’ della crisi economica. “Ora – e’ quindi la scelta del presidente del Consiglio – andiamo avanti con un po’ di calma”.
Il 2° passo studiato dal governo per ristrutturare l’Istruzione pubblica, dunque, verra’ rallentato. Il provvedimento – stavano esaminando pure l’opzione di un nuovo decreto – era previsto per la prossima settimana, ma i tempi si allungheranno. Di un bel po’. Eppure solo 4 giorni fa l’intervento era stato annunciato con tutti i crismi dell’ufficialita’ dallo stesso ministro dell’Istruzione. “Entro una settimana presentero’ il piano sull’universita’”, aveva scandito dopo il si’ del Senato alla sua riforma scolastica. Del resto, pure B fino a qualche giorno fa sfidava tutti gli scettici, compresi quelli del cdx, ripetendo: “E ora tocca all’universita’”.
Qualcosa, pero’, negli ultimi giorni e’ cambiato. Le proteste degli studenti. Le manifestazioni dei docenti. La stagnazione dell’economia. Il clima nei confronti dell’esecutivo non e’ piu’ lo stesso. Sul tavolo del premier i sondaggi lo confermano. Gia’ una settimana fa i dati avevano impensierito B e adesso ha avuto una controprova. La riforma Gelmini non e’ popolare, soprattutto e’ stata percepita in senso negativo dalle famiglie. “Non si puo’ insistere subito sullo stesso punto”, ha allora fatto sapere.
Bisogna che si calmino le acque per non trasformare la protesta in un rogo in cui si saldano studenti medi, studenti universitari e professori.
Come va ripetendo Bossi “e’ inutile far unire anche gli universitari alla protesta della scuola”. B ha dovuto prendere atto anche delle resistenze all’interno della maggioranza. “Occorre trovare i finanziamenti adatti – ha avvertito ieri il ministro delle Riforme – perche’ l’universita’ e’ una cosa importante”.
E in effetti il piano, che e’ gia’ pronto nel cassetto del ministro dell’Istruzione, si metterebbe nella scia della manovra economica approvata a luglio scorso. Il decreto di Tremonti, cioe’, che ha sforbiciato gli stanziamenti per gli atenei nei prossimi 3 anni. Nel 2009 il Fondo per il finanziamento ordinario dell’universita’ e’ stato ridotto di oltre 700 milioni, gli importi per l’istruzione universitaria di 1600 milioni, i soldi per il “diritto allo studio” ridotti del 60% e persino le risorse per le facolta’ “non statali” – tanto care a B – decrescera’ di 60 milioni. Ma “al momento e’ meglio evitare di andare subito anche sulla riforma dell’universita’”.
Un suggerimento su cui giovedi’ scorso ha battuto con insistenza pure Fini. Il quale ha sottolineato i rischi di uno scontro che coinvolga i docenti e i giovani universitari. Gli esperti di An poi sono usciti allo scoperto chiedendo un confronto con tutte le parti in causa e bocciando preventivamente la strada del decreto e della fiducia. “Servirebbe – ammette anche Caldoro- un patto con il mondo dell’universita’. Un patto di stabilita’ condiviso”.
La 2a puntata del pacchetto Gelmini prende spunto proprio dai “tagli” stabiliti dal ministro dell’Economia. Il progetto punterebbe a bloccare la “proliferazione” dei corsi, a cancellare le sedi distaccate considerate in eccesso e a trasformare gli istituti in Fondazioni di diritto privato (il decreto 112 gia’ contemplava la “possibilita’” per i singoli di atenei di compiere questa scelta che diventerebbe invece obbligatoria). Non solo.
Si sospenderebbero i concorsi per i professori – quelli gia’ banditi nel 2007 e nel 2008 – per attuare il blocco del turn over. I docenti italiani assunti a tempo indeterminato sono circa 65 mila e in Germania “solo” 40 mila. Ma non e’ piu’ il tempo di forzare la mano.
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Sito segnalato
lanuovasinistra.blogattivo.com/Primo-blog-b1.htm
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I migliori
Cesare Beccarla (bloggher)
Se i migliori e piu’ capaci intellettuali facessero il loro dovere di dichiarare le loro opinioni e le loro idee sulla situazione attuale del nostro Paese governato dalle mafie, massonerie, dalle lobbies, dalle caste, dal clero, forse avremmo una speranza di rinascere di risorgere di ritornare a vivere e sperare.
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La politica, la democrazia, esistono ed hanno senso solo se le persone hanno gli strumenti minimi di comprensione e di analisi per iteragire e “scegliere” veramente.
Leggete i dati sull’analfabetismo e il dealfabetismo in Italia!
E non stiamo parlando di istruzione: il 12% dei laureati e’ dealfabetizzato! Non sa piu’ leggere! il 12% capite?
Trovate qui le analisi di Tullio De Mauro e alcuni dati statistici dall’ultima campagna di rilevazioni internazionale comparativa dell’Unicef:
damianorama.wordpress.com
“5 italiani su 100 tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. 38 lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficolta’ una scritta e a decifrare qualche cifra. 33 superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, e’ oltre la portata delle loro capacita’ di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale e’ un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una societa’ contemporanea”.
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Francesco Raparelli
Proposte di discussione dalla Sapienza occupata
L’onda e’ diventata una grande mareggiata che ha invaso la citta’ di Roma, milioni di studenti, insegnati, ricercatori, docenti universitari, bambini, un’alleanza senza precedenti ha chiesto di poter decidere sul proprio presente e sul proprio futuro. Intanto, migliaia di studenti scendevano in piazza in tutta Italia. Non si e’ trattato semplicemente di uno sciopero dei sindacati confederali, cosi’ come il 17 ottobre non si e’ trattato semplicemente di uno sciopero dei sindacati di base: in entrambi i casi si e’ trattato di un’esplosione sociale strabordante, incontenibile nelle sigle, cosi’ come nelle piattaforme. E’ il mondo della formazione in quanto tale che e’ sceso in piazza e ha bloccato il paese per chiedere l’immediata sospensione della legge 133 e del Dl 137, adesso divenuto legge.
L’onda anomala della Sapienza e di tutti gli atenei in mobilitazione in giro per l’Italia non poteva non contribuire alla mareggiata di ieri. Siamo stati parte pur essendo indipendenti dai sindacati, pur avendo costruito dal basso, facolta’ per facolta’, ateneo per ateneo la nostra partecipazione. Solo a Roma 200.000 studenti si sono concentrati in piazza Esedra per poi dare vita ad un corteo alternativo che ha raggiunto e assediato il ministero dell’Istruzione. Un’altra grande giornata gioiosa e radicale che ha visto protagonisti non solo gli studenti delle facolta’ occupate della Sapienza, ma anche gli studenti di Roma 3 e di Torvergata, gli studenti medi di tantissime scuole romane, studenti universitari e medi provenienti da altre citta’ italiane.
Sulla scorta di questo bilancio attivo in primo luogo ci chiediamo come trasformare la potenza dello sciopero generale in uno strumento di conflitto continuativo con il governo che, non solo sembra poco interessato al dialogo, ma usa la minaccia, l’arroganza, le provocazioni neofasciste (la difesa dei picchiatori di Blocco studentesco, la sigla che fa riferimento all’associazione di chiara ispirazione neofascista Casa Pound, in questo senso parlano chiaro), per replicare ai movimenti. Per un verso l’assenza e il blocco delle procedure parlamentari, per l’altro l’offensiva e la criminalizzazione del movimento studentesco che mai come in questo momento e’ radicato, ampio e sostenuto dalla maggioranza del paese. La retorica della minoranza o dei facinorosi non tiene piu’ di fronte alla forza dei fatti: ogni giorno decine di migliaia di studenti in piazza, lezioni all’aperto, seminari nelle occupazioni, blocchi della circolazione, azioni di protesta creativa, centinaia di facolta’ e scuole occupate. Minoranza e’ il governo, la sua ostilita’ nei confronti della democrazia e delle grandi istituzioni pubbliche della formazione. Di fronte a quanto sta avvenendo poi sul terreno dei contratti, ci sembra scontato avanzare una proposta che non parla della saldatura tradizionale tra mondo della formazione e mondo del lavoro, ma che prova a nominare in forme comuni la risposta e l’opposizione sociale alle politiche del governo, all’arroganza di confindustria, ai provvedimenti che vogliono far pagare la crisi economica globale agli studenti, ai precari, ai lavoratori. Ci sembra questa l’occasione per promuovere uno sciopero generale “coordinato e continuativo” che, categoria per categoria, blocchi il paese e la produzione di ricchezza. “Noi non pagheremo la vostra crisi” e’ uno slogan che sta correndo di bocca in bocca e che sta facendo emergere una rivolta generazionale senza precedenti. Le sigle sindacali (confederali e di base), indipendentemente dalle loro divergenze programmatiche, dovrebbero avere la capacita’ di capire quanto sta accadendo nel paese e quale domanda di rottura e di trasformazione si sta radicando ed estendendo socialmente. Capire, ma anche agire di conseguenza e questa azione non puo’ essere che lo sciopero, generale e generalizzato.
Per quanto riguarda il movimento universitario e studentesco riteniamo fondamentale costruire al meglio le giornate del 7 novembre e del 14: per un verso la mobilitazione dislocata, citta’ per citta’, per l’altro la grande manifestazione nazionale a Roma. In entrambi i casi e’ necessario fare uno sforzo organizzativo importante, ma in particolare il 14 richiede l’impegno di tutti gli atenei in mobilitazione. In primo luogo, infatti, dobbiamo fare in modo che la manifestazione riesca al meglio, anche perche’, con buona probabilita’, si trattera’ di un decisivo momento di opposizione e di conflitto non solo nei confronti della legge 133, ma anche nei confronti del progetto di riforma organica dell’universita’ promesso dalla Gelmini e che dovrebbe essere reso pubblico al termine della prossima settimana. In secondo luogo dobbiamo rendere possibile, e organizzarci di conseguenza, lo spostamento di decine di migliaia di studenti: iniziare da subito un
percorso di trattativa sulla mobilita’ e’ quindi fondamentale.
Riteniamo infine indispensabile dare vita ad una grande occasione di discussione assembleare nazionale a Roma e pensiamo che le giornate del 15 e del 16 novembre possano essere le piu’ adatte: la scadenza del giorno prima, infatti, renderebbe possibile a tante e tanti di trattenersi nelle facolta’ occupate della Sapienza e di poter partecipare alla discussione e di estenderla alle scuole e agli studenti medi in mobilitazione. Pensiamo ad un’assemblea che si ponga in primo luogo l’obiettivo di garantire l’estensione e la durata di questo straordinario movimento. Questo significa discutere innanzi tutto di contenuti e pratiche di lotta: come qualificare e far emergere in primo piano il tema dell’autoriforma; che tipo di rapporto promuovere con le realta’ sindacali e le esperienze di lotta del lavoro precario; come dare continuita’ alle pratiche di conflitto e di blocco della citta’; come trasformare la mobilitazione contro la legge 133 e l’eventuale riforma in mobilitazione generale contro la crisi economica. In secondo luogo la discussione dovra’ provare a definire forme e metodi della relazione nazionale, assumendo che non esistono ricette e che le soluzioni da raggiungere dovranno essere all’altezza della forza, dell’ampiezza e della ricchezza di questo movimento. Invitiamo tutte le facolta’ occupate, gli atenei in mobilitazione a riflettere su proposte e idee da condividere, per far si che l’assemblea diventi una grande occasione di espressione e di organizzazione, nel segno dell’autonomia e dell’irrappresentabilita’ del movimento studentesco.
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DARIO FO
Dario Fo ha onorato la nostra repubblica con un lavoro costante e lunghissimo di intelligenza, civilta’ e democrazia. La sua opera e’ sempre stata una scuola vivente di crescita morale, la sua persona e’ un magnifico esempio di educazione etica diretta che ha foggiato molte giovani generazioni agli ideali piu’ alti che uno Stato possa avere. Non solo parola ma slancio civile, lotta perpetua contro il fascismo, l’oppressione e l’idiozia, fede nei valori della liberta’ e della bellezza, cultura in cammino.
Uomo di grande formazione e conoscenza, finezza e acume, e’ famoso in tutto il mondo che ci invidia un genio simile.
Era candidato al Nobel gia’ da 22 anni quando e’ arrivato l’ambito riconoscimento e tutto il mondo ha applaudito al Nobel, meno ovviamente la demenziale dx italiana che si e’ scagliata contro di lui.
Fo ha sempre fatto un teatro di denuncia sociale. Dopo l’avvento al potere di B e il carattere sempre piu’ autoritario e antidemocratico del suo governo, il teatro di Fo si e’ specializzato in un attacco a tutto campo contro il tiranno, nella produzione civile e politica di opere satiriche contro B, produzione che lo ha reso inviso alla dx fascista piu’ di un orzaiolo nell’occhio del diavolo.
Nella scomparsa progressiva di un’opposizione di governo, la sua voce ha brillato anche piu’ forte in un paese ormai rincoglionito e abbassato al livello di uno zombi.
Nel 2005 Fo ha ricevuto la laurea honoris causa all’Universita’ della Sorbona di Parigi; nel 2006, ha avuto la laurea honoris causa dall’Universita’ La Sapienza di Roma (l’unico insieme a Pirandello e Eduardo de Filippo).
All’estero si meravigliano che l’Italia non abbia premiato di piu’ questa persona magnifica, che ha onorato cosi’ il nostro paese, ma la funzione della dx, e purtroppo anche della sx di governo, e’ stata sempre mirata all’appiattimento della cultura e allo spreco delle intelligenze. Il modo con cui e’ sempre stata affossata la scuola da ogni governo negli ultimi 14 anni ne fa fede.
Dario Fo rappresentera’ sempre nella storia del nostro paese la rivincita irrefrenabile di liberta’, immaginazione, cultura, intelligenza, arguzia, civilta’ e bellezza. E’ il genio italiano al massimo livello.
Ci insegna che non importa quale tipo di lavoro fai e in quale piega della societa’ operi, ma se metti nel tuo lavoro e nella tua vita tutta la passione, l’amore, la partecipazione sociale, la fedelta’ a ideali alti e puri e lo spirito di volonta’ e sacrificio, il mondo scavera’ un sentiero per arrivare alla tua capanna (Emerson).
Dario Fo e’ quanto di piu’ contrario alla destra di regime possiamo immaginare, che in Italia piu’ che mai si presenta come appiattimento di intelligenza, abitudine al servilismo, massificazione verso il basso, cultura televisiva, volgarita’ di stile e sostanza, incivilta’ diffusa, affronto alla democrazia e alla liberta’. Contro tutto questo Fo si batte come un leone.
La scelta di dargli il Nobel e’ stata giustissima, in considerazione dell’originalita’ del suo lavoro, la passione ardente della sua vita, il senso onnipresente di liberta’ e bellezza che ha trasmesso a tutte le giovani generazioni.
Dario Fo e’ scuola vivente, e’ scuola di vita, e’ passione, ardimento, genialita’, bellezza. E’ fiamma vivente che nel sacro fuoco del teatro ha rappresentato una pedagogia di civilta’ decisa a battersi per sempre per cio’ che e’ il meglio per l’uomo.
Il primo insegnamento che Fo da’ ai giovani, contro il carrierismo, l’avidita’ e l’aggressivito’ cinica e rampante della dx, e’: se non puoi essere un re, sii un buffone, ma sii il miglior buffone dell’Universo!
La seconda lezione: se libererai per primo te stesso, la tua immaginazione, il tuo estro creativo, il tuo amore per gli uomini, la tua passione civile, la tua indipendenza di giudizio e di sentimento, se libererai la tua mente, la tua coscienza e il tuo cuore, allora solo sarai in grado di liberare anche gli altri.
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I meriti e i titoli di Dario Fo li abbiamo visti.
Vediamo ora la concorrenza.
Maria Stella Gelmini: anni 35, laurea in legge,
esame di abilitazione ad avvocato dato a Catanzaro, perche’ qui promuovevano cani e porci (il 93% di promossi contro il 94% di respinti a nord), una vera industria di esamifici con esami taroccati che riempie gli alberghi della citta’
Alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo di 2.295 su 2.301 partecipanti che hanno fatto lo stesso identico compito con lo stesso identico errore («recisamente» al posto di «precisamente»)Entra un commissario e fa: “Scrivete”. E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo. (siamo sotto il governo di B)
La Gelmini e’ stata presidente del consiglio del comune di Desenzano del Garda fino al 2000, anno in cui fu sfiduciata per “inoperosita’”.
Non ha alcuna competenza di scuola, didattica, pedagogia o psicologia.
Il suo maggiore titolo e’ quello di essere stata presentata a Berlusconi dal giardiniere di Villa Arcore, Giacomo Tiraboschi.
Giovanni Sartori la cita sulla prima pagina del Corriere come esempio di incompetenza:
«Sono anche a qualificazione zero il ministro della Giustizia Alfano e il ministro dell’Istruzione, una ignotissima Mariastella Gelmini».
A rincarare la dose ci pensa Bossi, che le rimprovera di essere arrivata al vertice del ministero senza essere un’insegnante. Lei va all’ Istituto tecnico commerciale Enrico Tosi, a due passi da Cassano Magnago, dove e’ nato di Bossi a dire: «Mi pare che nemmeno Bossi sia un eminente costituzionalista. E anche Castelli ha fatto il ministro della Giustizia non essendo ne’ avvocato ne’ magistrato»
E’ vero. Dell’incompetenza e dell’arretramento culturale dei membri di questo governo e particolarmente della Lega eravamo tristemente edotti, ma sentircelo confermare dal Ministro dell’istruzione e’ stato un vero piacere. Un governo di incompetenti arroganti e famelici, lei per prima.
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Uno dei nostri migliori politologi, Ilvo Diamanti scrive:
Il ‘68 e’ finito andate in pace
(sunto)
www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/diamanti-mappe/diamanti-mappe.html
Il 68 ha 40 anni, ds e sx lo evocano ma a torto. Allora la contestazione giungeva in Italia per contagio internazionale, dai campus USA e del maggio parigino. Il 68 fu un passaggio d’epoca internazionale, che contestava societa’, economia, religione, cultura e politica. E marco’ uno stacco generazionale tra figli e genitori. Ma nulla si ripete uguale. Nel 68 genitori, professori, politici, padroni, e autorita’ del clero venivano contestati in quanto autoritari, e il 68 fu una rivoluzione antiautoritaria, che innovava etica e valori, stili di vita e costumi sessuali.
Oggi tutto e’ diverso. Siamo in piena crisi finanziaria ed economica. Prevalgono insicurezza, precarieta’, paura per il futuro.
40 anni fa i docenti stavano dall’altra parte della barricata. Oggi, sono coi manifestanti. Ma ogni categoria ha le sue rivendicazioni. I docenti si sentono marginalizzati, i precari temono di non essere mai assunti, gli studenti manifestano contro il furto di futuro, le famiglie paventano le enormi spese private che si abbatteranno su di loro se la scuola diventa un’azienda.
Il richiamo al 68 oggi non ha senso.
Ne parla la sx radicale per nostalgia, sperando che il movimento eroda il consenso del governo e le renda la base sociale perduta. Ne parla con malizia la dx al governo. La Gelmini ha detto: “Si torna alla scuola della serieta’, del merito e dell’educazione”. Dando per scontato che oggi nella scuola non vi siano serieta’, merito ed educazione, e ci porta indietro di 40 anni. Sacconi dice: “Il sessantottismo e’ il cancro di questo Paese. Una metastasi prodotta dall’Universita’ corporativa figlia della sx degli anni 70″
Si vuole il ritorno dell’autorita’, delle istituzioni e del patriarcato.
Blair si espresse cosi’ e anche Sarkozy dicendo che gli studenti dovevano alzarsi in piedi quando entrava l’insegnante.
In Italia il 68 e’ appassito, coi suoi miti ed eroi. Il sindacato resiste solo tra i pensionati. Solidarismo ed egualitarismo sono morti.
Il ritorno dell’autorita’ che prelude al fascismo non e’ ostacolato da ideali o politiche, ma da una societa’ frammentata e corporativa. E di etica sessuale manco a parlarne, visti i danni della tv berlusconiana e degli es. di governo. Arrivismo, consumismo e velinismo di massa hanno distrutto ogni morale.
Dunque gli studenti non si preoccupino del 68. Ognuno viva il suo tempo! Essi marcino da soli, senza cattivi maestri! Il loro futuro e’ ora, non 40 anni fa.
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Carlo Guglieri (bloggher)
HO VISTO
Ho visto strane cose nei trent’anni trascorsi lavorando in un’azienda privata di credito. Ho assistito ad un’evoluzione… anzi, ad un’involuzione delle attivita’ aziendali, ad un progressivo depauperamento qualitativo, governato da una classe dirigente sempre piu’ ingorda, boriosa ed incapace. Gli “unti dal Signore”, “misteriosamente” proiettati nell’organigramma, a volte si manifestavano. Era sempre in occasione della presentazione, da parte di altri Istituti, di prodotti o servizi innovativi; allora entravano in fibrillazione ed, al grido di “facciamolo anche noi”, mobilitavano le maestranze alle loro istruzioni. Noi pensavamo: speriamo che, almeno questa volta, riusciamo a copiare questo prodotto migliorandolo, ed offrendolo a miglior prezzo. Come il Giappone che era divenuto Potenza Economica mondiale. Ma non era mai cosi’. Il principio basilare della “concorrenza” veniva sistematicamente tradito. A volte, per tastare il polso, mi divertivo a sottoporre loro un problema operativo. Quasi sempre mi sentivo rispondere: lavori qui da vent’anni e non sai ancora risolverlo? Senza mai, peraltro, indicare alcun procedimento risolutivo. Pero’ qualcosa, di male in peggio, facevano: producevano a getto continuo “circolari operative” cui le maestranze dovevano rigorosamente attenersi. Solo se “le cose” andavano male. Perche’ i Clienti piu’ importanti non dovevano essere “disturbati” dalle disposizioni Aziendali. Se le cose andavano male, comunque, la colpa era dell’impiegato che aveva omesso il proprio dovere, nell’interesse del Cliente. C’era anche un importante “Servizio Ispettivo” che vedeva solamente le “cose” che l’Azienda gli indicava. Operava ciclicamente nelle unita’ operative; ma tornava con la “pistola fumante” solo dai luoghi che doveva colpire. Gli “eletti” levitavano comunque, nascondendo le mani sporche ma ostentando aureole e stimmate, verso un fulgido futuro. Le caste sono cosi’. Tutte. Ordini professionali, Partiti, Sindacati ed Organizzazioni in generale.
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Radicali e scuola
Viviana
I radicali, maestri del referendum, rifiutano quello proposto in un momento di follia da Veltroni sulla scuola.
I radicali non sono ne’ di dx n di sx, e non sono attribuibili a nessun schieramento, sono una razza a parte, una tribu’ a rischio di estinzione, come certe tribu’ amazzoniche, con un certo nomadismo da manzanza di sede certa, e che sopravvive solo su certi temi particolari.
La dx non li sopporta per la loro difesa dei carcerati, dei gay, dei malati terminali, delle donne, delle droghe leggere..
La sx non li sopporta per la loro difesa della guerra, dell’imperialismo americano, delle multinazionali, del liberismo e per il loro odio verso i sindacati e i diritti del lavoro.
Morto Pannella, spariranno o confluiranno nel Pdl come ha fatto Capezzone e come dovrebbe fare anche Taradash.
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Questo decreto e’ solo l’inizio
Viviana Vivarelli
Quello che molti non sanno o fingono di capire e’ che la manovra della dx di privatizzare la scuola pubblica e gestire ogni scuola come un’azienda privata non si riduce al primo decreto Gelmini sulla scuola primaria, ma consiste in molte fasi che progressivamente distruggeranno la scuola italiana e elimineranno il diritto allo studio per tutti.
Il 1° atto di questa nefandezza si e’ sostanziato nella Finanziaria, addirittura triennale, di Tremonti che ha fatto tagli alla scuola di 7,8 miliardi, prim’ancora che fossero definite le linee di violenta distruzione del sistema.
Prima si sono fatti i tagli, poi le leggi che li avrebbero giustificati. Queste leggi sono solo all’inizio, il decreto Gelmini appena convertito in legge e’ solo il 1° di una serie di decreti votati alla fiducia con cui B si muove come un carrarmato autoritario all’attacco della scuola per decretare la fine di un diritto universale e pubblico.
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Il fascismo ha sempre avuto in odio l’intelligenza, la creativita’ e la cultura.
La sua forza si basa sui non pensanti.
Il modello a cui tende sono le sfilate di soldatini del Reich, niente affatto diversi dalle sfilate di soldatini dell’URSS. Una massa di teste vuote perfettamente servili dominate da una gang di malfattori, che pone se stessa al di sopra di tutti e usa il manganello, la censura, la tortura, l’intimidazione, la sopraffazione come metodo di governo.
Milioni di persone che marciano pacificamente in piazza per difendere i loro diritti e il loro futuro rappresentano la democrazia.
Trenta ragazzotti scalmanati muniti di spranghe, spalleggiati da poliziotti indegni e rappresentati in parlamento da un sottosegretario governativo che rovescia la verita’ dei fatti rappresenta il fascismo.
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Fare critiche alla scuola e’ troppo facile!
Viviana
Magari qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza su tutto quello che ha deteriorato la scuola e dare a Cesare quel che e’ di Cesare, dal 6 politico e la promozione facile impetrati dalla sx, alle lauree brevi, la proliferazione delle superiori fino a 900 licei, la moltiplicazione delle cattedre inutili e delle sedi distaccate volutidalla Moratti, l’abbattimento delle competenze tecniche o scientifiche, fino a quella cosa inutile e perversa che sono i corsi SISS o alle lauree prese su internet sempre volute dalla Moratti. Ma il popolo della dx sembra rivestito di piombo su questo punto e, come esulto’ per la Moratti ieri, cosi’ esulta per la Gelmini oggi, senza nemmeno osservare che la manovra della Gelmini distrugge totalmente quello che la Moratti aveva fatto.
Ma chi credete che abbia abolito gli esami a ottobre, il voto in condotta o l’educazione civile? Chi credete che abbia trasformato la scuola in un diplomificio facile? Chi pensate abbia svalutato l’esame di diploma al punto da produrre il 99% di promossi con argomento a piacere? Chi ha lasciato che gli edifici scolastici cadessero in rovina o che i giovani italiani fossero i piu’ ignoranti di lingue straniere, diritti civili o scienze di tutta l’UE?
E aggiungiamoci anche la calata di brache anticostituzionale dei fondi pubblici dati alle scuole private e i privilegi dati al personale confessionale scelto dal vescovo ma pagato dai contribuenti, a cui ognuno ha dato il proprio peggio, da Di Pietro che e’ sempre stato a favore delle scuole private, ai DS che le hanno favorite, a Fioroni che ha sancito la finanziarizzazione pubblica degli istituti confessionali fino a questa indecente distruzione della scuola pubblica.
Poche cose indegne la Moratti non arrivo’ a fare: introdurre in modo sistematico il revisionismo storico nei libri di storia con svalutazione di Risorgimento e Resistenza e rivalutazione di Fascismo e Capitalismo. Ma questi ci arriveranno.
Tra le cose che la Moratti tento’ di fare senza riuscirci ci mettiamo pure il creazionismo, che e’ il tentativo delle sette cattoliche americane delle country piu’ retrive che fanno capo a Bush di abolire l’evoluzione darwiniana in nome di una interpretazione restrittiva della Genesi, per cui le specie animali non evolvono nei millenni e l’uomo non discende dalla scimmia, ma tutto nasce, gia’ pronto, dall’atto creativo e istantaneo di Dio.
Se vincera’ MacCain, il creazionismo tornera’ in auge e allora magari avremo un ennesimo decreto Gelmini che lo proclama teoria scientifica ufficiale per l’Italia.
Davvero qui a forza di regressioni ci manca solo che sia ripristinata la teoria geocentrica del cardinale Bellarmino!
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Cos’e’ la scuola dell’obbligo?
Viviana
Manacorda: “La scuola dell’obbligo non puo’ essere la scuola della competizione mirata all’immediato posto di lavoro, dev’essere scuola della convivenza, della cultura generale formativa, della cittadinanza”
Uno stato democratico riconosce certi diritti come preminenti per il benessere e lo sviluppo dell’intero corpo sociale.
Possedere una yacht non e’ un diritto pubblico riconosciuto in cui lo stato rinvenga il suo interesse generale. Far si’ che tutti i cittadini frequentino la scuola dell’obbligo invece si’.
Se tutti hanno una stessa base di partenza, obbligatoria e gratuita, il livello globale di un paese si alza con beneficio collettivo.
Per questo lo stato non impegna fondi pubblici perche’ qualcuno si compri uno yacht, che e’ un interesse privato, ma lo fa per mantenere la scuola, che e’ un interesse pubblico.
La scuola pubblica e’ pagata dallo stato, cioe’ da tutti noi. Se i ragazzi studiano, si alza il grado culturale di un paese; se aumenta il numero di laureati, se la ricerca avanza, tutti stanno meglio. Il paese e’ piu’ civile.
Per questo, via via che il progresso sociale e’ avanzato, gli anni della scuola dell’obbligo sono cresciuti da 5 a 8.
La legge De Mauro-Berlinguer prevedeva di unificare elementare e media accorciando il percorso di un anno, per mettere tutti gli studenti nella condizione di frequentare 3 anni di scuola superiore ottenendo una qualifica.
La scuola dell’obbligo doveva arrivare ai 18 anni, dopo di che si poteva entrare nel mondo del lavoro.
Con la Moratti l’innalzamento dell’obbligo scolastico e’ stato annullato mentre e’ stato mantenuto l’obbligo formativo, che prevede che gli studenti, dopo le medie, si iscrivano o alle superiori o a un corso di aprendistato.
Finora l’obbligo scolastico e’ stato fino ai 16 anni. Se il ragazzo non frequentava la scuola, la polizia interveniva sulla famiglia.
La Gelmini lo ha riportato a 14 anni.
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Una polizia da riformare
Viviana
Pensare che la polizia debba riformare se stessa e’ pura follia. La polizia e’ funzionale al potere.
In UK i bobby erano disarmati, ma quando si tratto’ di domare gli hooligan hanno saputo farlo.
Da noi la polizia a Napoli in piazza del Plebiscito sotto il ministro Bianco del csx si comporto’ in modo repressivo e barbaro identicamente alla polizia al G8 di Genova sotto Scajola e il cdx.
E la protezione governativa dei poliziotti peggiori si e’ sempre perpetuata, oggi come ieri, da parte del potere (Nitto Palma e’ stato vergognoso!) identica dalla dx alla sx (il processo al G8 e’ una vergogna nazionale!), mentre da nessun partito e’ mai stata chiesta l’istituzione del reato di tortura, con aggravanti fortissime per l’agente di sicurezza che abusa dei suoi poteri.
Se siamo l’unico paese d’Europa a non prevedere la tortura della polizia come reato, allora siamo in condizioni di barbarie e incivilta’.
Se il 1° quotidiano d’Italia, il Corriere, pubblica un articolo di fondo con un vergognosissimo Panebianco che in piena Abu Graib fa l’elogio della tortura, e nessuno chiede che lo si cacci istantaneamente a calci in culo, allora c’e’ davvero qualcosa di insano in questo paese.
per l’articolo criminoso vedi
www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2006/08_Agosto/13/PANEBIANCO.shtml
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Della divisa..
Viviana
Comunque se proprio il grembiulino e’ l’unica cosa che interessa….
In Inghilterra non esiste il grembiulino, ne’ nero ne’ di altri colori, c’e’ la divisa, ogni scuola ha la sua divisa diversa di foggia e colore e la diversità indica anche il grado di costosita’ della scuola, per cui diventa un altro indicatore economico.
In genere la divisa consiste in pantaloni scuri o gonna a pieghe, camicia bianca, cravatta e giacca. Un totale che rappresenta una bella spesa suppletiva per le famiglie, considerato che ogni articolo va moltiplicato per due per permettere il ricambio.
Esteticamente queste divise, se sono in ordine, sono molto carine e si deve ricordare che l’UK e’ un paese che ama etichette e divise in ogni forma e situazione. Agli adulti possono anche piacere.
I ragazzi invece, specie gli adolescenti, odiano queste divise e le violentano in ogni modo possibile: portano la camicia sopra i pantaloni, si arrotolano le maniche, si mettono scarpe impossibili, tengono i calzini abbassati o arrotolati, slentano la cravatta o la aprono. Le ragazzine accorciano le gonne in modi impossibili o stringono più che possono i pantaloni o si legano la camicia sotto il petto. La prima cosa che fa una classe quando esce di scuola (ho una scuola vicino a casa e li vedo spesso) e’ slacciarsi, allentarsi e togliersi tutto quello che possono, come fosse una maledizione.
In Australia la divisa comporta anche un cappello obbligatorio, anche per l’asilo, per la difesa contro i raggi solari cancerogeni del buco dell’ozono.
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4 novembre, festa dell’unita’ nazionale
EXIDOR
Cari nipotini,
dopodomani ricorre il novantesimo anniversario della vittoria italiana nella battaglia del Piave, consacrata a Vittorio Veneto.
Dopo la disfatta di Caporetto, l’Italia era piombata nella disperazione piu’ oscura.
Ma dopo poco tempo facemmo il miracolo.
Un esercito di straccioni, male equipaggiati, male alimentati, malamente gestiti da generali incompetenti che ci mandavano ancora all’assalto alla baionetta contro le nuove mitragliatrici austriache che ci falciavano come spighe di grano, quell’esercito di straccioni dicevo, riusci’ nell’impresa piu’ ardua.
Seicentomila morti, quasi tutti con una divisa addosso, seicentomila veneti, calabresi, lombardi, sardi, toscani, emiliani, pugliesi, piemontesi, lucani, da ogni regione d’italia erano venuti ad arrossare col loro sangue le acque del Piave in nome di una Patria che chiedeva di respingere l’austriaco oltre il confine, e di riprenderci Trento e Trieste.
Ce l’abbiamo fatta, contro i gas, contro le mitragliate, contro le granate, i reticolati, i cecchini, contro il freddo e il fango delle trincee, contro la fame, la paura, le malattie, le ferite, la disperazione.
Ce l’abbiamo fatta.
Dopo Caporetto, Vittorio Veneto.
Dopo il buio, la luce.
Non mollate.
Se ce l’abbiamo fatta noi in quelle condizioni, voi DOVETE farcela, e senza tanti piagnistei.
Siate degni di discendere da una generazione che fu cancellata per il bene delle generazioni successive.
Buona fortuna, e ricordatevi di noi.
I ragazzi del ‘99
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Al contrario Mauro Maggiora
Ragazzi del 99
Ironia ermetica a parte:
Mah, io rifiuto la retorica risorgimentale che ha avuto come sua naturale continuazione la retorica della grande guerra.
La grande guerra e’ stata, in realta’, un genocidio, che ha annientato un’intera generazione: milioni di giovani fanti, spesso poverissimi, immolati per una causa che non li riguardava, carne da macello per i cecchini austriaci.
Come ogni guerra, banalmente, una guerra per valori borghesi combattuta dalla classi piu’ umili e piu’ indifese..Che ha determinato, poi, la retorica della “vittoria mutilata”, che ci ha portato dove ben sappiamo.
Se si parla dei morti del 15-18 in un senso cosi’ agiografico non siamo messi molto bene..
Non eroi, vittime..Pessimo esempio…
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DARIO FO
“Diminuire le spese militari per salvare la cultura”. “La cultura sta vivendo un momento di crisi ed in piu’ ora stanno mancando anche quei pochi finanziamenti statali. Eppure l’Italia ha comprato decine di aerei militari che costano circa 1 miliardo di dollari l’uno: per salvare la cultura basterebbe togliere un 10% a quelle spese inutili “
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Memoria
Viviana
Per un decennio, dopo il 71, ho abitato nell’hinterland milanese e ho frequentato gli spettacoli di Dario Fo, in tenda o nel piccolo teatrino barocco dalle poltrone rosse, in un’epoca in cui Milano non era soltanto da bere ma produceva pensiero e immaginazione, creativita’ e rinascita, una grande Milano, non quella che e’ diventata ora.
Se dovesse definire Dario con una parola, lo chiamarei “un Liberatore”.
Ho fatto una volta un corso che e’ piaciuto molto sui grandi personaggi, “I liberatori”, 12 maestri spirituali che hanno aiutato l’uomo a liberarsi dall’egoismo, dall’ignoranza, dall’uso limitato delle proprie facolta’, dalla pigrizia morale, dal pregiudizio… per una nostra possibile evoluzione. Non ho parlato di lui e me ne pento. Tornassi indietro lo includerei.
Capisco l’avversione di chi e’ imprigionato nel fondo della caverna e non vuole altra vita che quella prigione. Capisco la sua difficolta’ ma non partecipo. Dario ha lavorato anche per lui.
Ogni volta che lo vedevo, si rinnovava quello scatto al pensiero che Dario Fo sempre provoca negli spettatori, quello slancio della liberta’ che e’ la molla della democrazia, quel sentire comune che innalzava il livello della nostra partecipazione personale alla storia.
La mia ammirazione per l’intelligenza sua, di sua moglie e della sua splendida equipe e’ sempre stata costante. Quel teatro e’ stato per me una scuola che superava le convenzioni ipocrite del potere e dopo mi e’ molto mancato.
Arrivare a Bologna ha significato toccare con mano la bassezza dell’intelligenza stantia e mediocre, una citta’ di vecchi governata da vecchi, dove la cultura e l’intelligenza sembrano morte e sepolte, dove la politica e’ morta abitudine e dove le grandi personalita’ sembrano inesistenti. Dove persino la sx radicale sembra viziata da smanie di protagonismo irrazionali che si disperdono spesso in modo verboso e puramente autoreferenziale senza costruire niente, senza progredire in niente.
A Dario la mia piu’ grande riconoscenza
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Citazioni da Dario Fo
“Prima regola: nella satira non ci sono regole” E questo penso sia fondamentale. Per di piu’ ti diro’ che la satira e’un’espressione che e’ nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioe’ e’ un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilita’ di certi canoni che intruppano la gente“.
“Quando un popolo non sa piu’ ridere diventa pericoloso“.
“Quello che fa paura e’ che i politici non hanno nessun programma, per questo sono incapaci di andare incontro ai bisogni della gente. Non dobbiamo permetter loro di agire senza controllo, e visto che non ci danno gli spazi per esercitare questo controllo, dobbiamo prenderceli, come ha fatto Beppe“.
“In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa“.
“…e finalmente si arrivera’ al punto che anche noi italiani potremo gridare: Per Dio, siamo immersi nella merda fino al collo, ma e’ per questo che camminiamo a testa alta!”
“Fermare la diffusione del sapere e’ uno strumento di controllo per il potere perche’ conoscere e’ saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere“.
“La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune, anzi e’ piu’ vero o, almeno, piu’ credibile.”
“Tu bada ben – dice quasi a se’ stesso Machiavelli negli scritti di governo – che l’aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti e’ bastante, poiche’ non e’ tanto la novita’ che conta, ma produrre il nuovo. Quindi ascolta e pruovoca il popolo perche’ parli a costo di causare in te risentimento. Non credere che questo sia disordine e perdita di tempo e che si facci meglio a non descutere et computare. Non e’ il tempo che si conzuma nel confronto cosa da deprecare. L’errore che non truovera’ mai rimedio e’ quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina piu’ spediti che mai. Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte piu’ che non lo sia il raggionevole. Trista gente e’ quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate“.
“Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ‘26. Nel ‘43 avevo 17 anni. Fin a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi e’ arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera.”
“La dimensione delle verita’; ce n’e’ una, quella del padrone che noi cerchiamo di confutare se non altro di dire da dove nasce“.
“La cultura non si puo’ ottenere se non si conosce la propria storia“.
“Si e’ perduto il contatto con la base: con i giovani, con le donne, con gli operai, con i ceti piu’ deboli. Le sezioni sono svuotate, nessuno incontra piu’ gli elettori. Non si fanno piu’ lotte ideali, e nemmeno si riesce piu’ a entrare nel merito dei problemi. Gli studenti, ad es, per questa sx non esistono. Anche il problema della scuola e’ stato svenduto ai cattolici piu’ retrivi con quell’assurdita’ del “bonus” gratuito, che in soldoni tolgono alla scuola pubblica per dare alla privata. Cioe’ levano ai poveri per dare ai ricchi. Cosi’ avremo una scuola per ricchi e una per poveri
La responsabilita’ principale va a chi ha avuto il maggior peso nella coalizione del csx: i Democratici di sx e i loro leader indiscusso negli anni cruciali, D’Alema. I DS hanno subi’to un calo gravissimo, sono ai minimi storici: e per forza. Senza piu’ contatti con gli operai, le donne, i giovani, gli studenti, che razza di partito credevano di essere?
Il partito di una media borghesia sbullonata. Infatti i risultati si vedono. Hanno rinunciato anche ai valori del pacifismo, della tolleranza, della risoluzione delle controversie con le armi della politica. E si sono appiattiti sui peggiori falchi Nato e Usa durante i bombardamenti sulla ex-Jugoslavia, vere e proprie stragi, stroncando qualunque tentativo di intervento graduale, politico, pacifico, non violento.
Adesso bisogna capire la lezione per risalire. Se D’Alema la capisse, potrebbe essere lui l’uomo della risalita. Ma non credo che la capira’: dovrebbe, prima, prodursi in un’autocritica feroce, e non mi pare il tipo. La sua chiave politico-culturale e’ stata quel sostanziale opportunismo da furbacchioni che ha svenduto via via i valori e la storia del movimento operaio, della non violenza, della Resistenza, di Mani Pulite, e di tutto cio’ che aveva a che fare con gli ideali in politica Quell’opportunismo che fino all’ultimo non ha voluto risolvere alla radice il problema B nell’illusione di governalo dandogli corda.”.
“Non sara’ possibile battere il terrorismo senza tagliare i ponti tra questo e la grande finanza internazionale, senza chiudere il sistema di paradisi fiscali e segreti bancari che fanno tanto comodo ai padroni del mondo.
Bonificare le zone grigie della finanza internazionale sarebbe uno straordinario passo in avanti nella battaglia contro il terrorismo. Molto piu’ efficace che bombardare Kabul ma costerebbe qualche sacrificio anche alle grandi multinazionali, alle grandi banche, ai grandi speculatori che nei paradisi fiscali ci sguazzano.
Se sparando a un terrorista colpisci per sbaglio un bambino va bene. Ma di rischiare di colpire il portafoglio un banchiere non se ne parla neanche.
La prima regola nel grande gioco e’ gioca con i fanti e lascia stare i santi”.
“A quando risalirebbe l’inizio della superiorita’ occidentale?
Al 1800, con lo schiavismo e il colonialismo?
Al 1900, con le guerre mondiali (e’ ormai dimostrato che ne’ Hitler ne’ Stalin fossero di origine musulmana. E neppure Roosvelt era di razza orientale, nonostante abbia sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki).
Oppure si tratta di una superiorita’ post bellica… con l’apartheid in Usa fino agli anni sessanta, la guerra del Vietnam, i proiettili all’uranio degli anni novanta?
Le polemiche feroci di queste settimane, impostate sulla classifica dei valori di civilta’ tra le varie culture e religioni, ci hanno fatto scoprire il permanere di un punto di vista che credevamo estinto. Ancora molti sono convinti che la fame del mondo non sia colpa delle furbizie commerciali globalizzate che strangolano le economie locali. Molti credono veramente che quei popoli soffrano dell’indigenza e della miseria per ragioni che niente hanno a che vedere con il colonialismo, lo sfruttamento delle loro ingenti ricchezze minerarie e lo strozzinamento bancario che si pratica sui prestiti bancari. Essi, da sempre, fin dalle loro origini, sono miserabili..
Miserabile la loro cultura, la loro conoscenza, la loro civilta’.
Chi parla di culture superiori dovrebbe poi sapere che usa parole che fertilizzeranno la malapianta del razzismo. E questo dovrebbe far
riflettere i media sulle loro grandissime responsabilita’.”
“Sono iniziati i bombardamenti a tappeto sull’Afghanistan, muoiono donne, bambini, interi villaggi vengono sterminati, per carita’, un errore umano, 4 volontari delle organizzazioni umanitarie vengono centrati in pieno dalla solita bomba intelligente: spariti. La guerra sta provocando migliaia di morti anche tra i civili in fuga, senza cibo, senza medicine e senza la possibilita’ di ricevere soccorsi.
E tragicamente si rischia che il numero dei morti tra i civili afgani, continuando con questo ritmo le incursioni intelligenti a colpi di centinaia
di missili per volta, raggiunga lo stesso numero di trucidati americani nell’orrendo attacco alle torri di New York e al Pentagono. Ed ecco
realizzato il paventato occhio per occhio.
E nessuno tra i sostenitori di Bush sembra leggere l’assurdita’ di questa situazione. Nessuno di loro riesce a sentire per questi morti senza cellulare la stessa pieta’, la stessa indignazione. E meno male che si ripete a tormentone che questa e’ una guerra umanitaria
E’ interessante notare come avviene questa cancellazione del senso di umanita’, questa mostruosa capacita’ di distinguere un morto da un altro e di collocarli all’interno di due categorie mentali completamente diverse.
La morale che rende possibile questo doppio salto mortale logico e’ quella del fine che giustifica i mezzi.Se il fine e’ giusto (punire i terroristi) qualunque costo collaterale (uccidere civili innocenti) e’ accettabile.
Al contrario noi pensiamo che per raggiungere un fine giusto si possano compiere solo azioni che rispecchiano la giustizia del fine.
Siamo convinti di questo, non solo per imprescindibili ragioni morali, ma anche perche’ abbiamo dato un’occhiata alla storia e abbiamo notato che ogni volta che si e’ cominciato a giustificare i mezzi con il fine sono successi disastri.”Il fine giustifica i mezzi” portava i comunisti di mezzo mondo a non vedere che in Unione Sovietica c’era la dittatura e che l’invasione della Cecoslovacchia era un crimine vergognoso”.
“La stessa filosofia ha portato gli Usa a sostenere dittatori e assassini come Pinochet, i colonnelli greci e argentini, Saddam e Bin Laden quando servivano a proteggere gli interessi economici e militari statunitensi.
Ora questa idea perversa fa si’ che nella coalizione anti-talebani siano bene accetti dittatori, torturatori, criminali, signori della guerra. Ora si sostengono i loro governi antidemocratici e oppressivi. Si chiude un occhio quando uccidono oppositori che hanno il solo torto di chiedere nel loro paese gli stessi diritti concessi negli Stati Uniti d’America… Non ci si rende conto che la filosofia del fine che giustifica tutto e’ parte centrale del problema terrorismo. Sostenendo oggi i regimi totalitari, perche’ ci servono contro i Talebani, si stanno allevando i terroristi di domani.
E questo allarme lo manifestano decine di intellettuali sui piu’ importanti giornali americani a partire dal New York Times. Il piano di Bush ci sembra completamente delirante. Dice di voler colpire i sostenitori dei terroristi ovunque essi siano al governo. L’idea e’ quella di tempestare scientificamente l’Afghanistan e cosi’ indurre Iraq e Siria a sotterrare gli oppositori senno’ peggio per loro. Se il progetto non funziona si passa all’Iraq. E se poi la Siria ancora continua con la sua ambiguita’ si sistema anche lei. Si tratta evidentemente di una logica militare da battaglia navale che manca di qualsiasi senso della realta’. Non si calcolano assolutamente le reazioni che questa guerra puo’ innescare. Non si capisce che si sta giocando col fuoco sopra una polveriera e che nessuno puo’ sapere che cosa succedera’ se si comincia ad allargare a dismisura il conflitto. Si sta scommettendo su eventi che possono innescare reazioni a catena spaventose.””.
«Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti.»
«Se un povero ti chiede l’elemosina e tu hai cinque monete le prime tre monete dagliele per mangiare ma le altre due dagliele perche’ si compri un libro.» E la prima cosa che fecero gli operai fu quella di mettere in piedi le biblioteche. Senza conoscenza non c’e’ cultura, senza cultura non c’e’ vita.”
“La situazione politica italiana e’ disperata. Abbiamo una classe politica che non si preoccupa dei problemi che abbiamo. In altri tempi erano importanti i movimenti operai, il partito comunista, quello socialista, gli anarchici, i liberali: erano tempi brillanti dal punto di vista della espressione collettiva. Oggi tutto lo sforzo si concentra sul conseguimento del potere”.
Berlusconi ha creato leggi per se stesso, annullando regole esistenti, usando la televisione per farsi propaganda.. e’ un mentitore ed un conosciuto ipocrita. D’altro canto la sx non e’ stata capace di imporre leggi civili o annullare alcuni obbrobri. Non so se veltroni sia di sx o di dx, non so se sia un lupo travestito da pecora. Nella creazione del Partito Democratico ha fatto cose strane e spiacevoli: un partito che era di sx e’ diventato di centro eliminando importanti opzioni intermedie come i socialisti, i radicali”.
“La sinistra non e’ stata capace di imporre leggi civili o annullare alcuni obbrobri” £Non so se Veltroni sia un lupo travestito da pecora. Nella creazione del Partito Democratico ha fatto cose strane e spiacevoli: un partito che era di sinistra e’ diventato di centro eliminando importanti opzioni intermedie come i socialisti, i radicali”.
“Ci troviamo in una situazione folle con una grave crisi dell’economia mondiale che porta sfiducia e paura, il terrore appunto. Finalmente un terrore nuovo che non ha niente a che vedere con quello propagandistico tipico di certi partiti di una volta, il terrore di uscire la sera. A nessuno poteva importare che mancava il lavoro alle persone, che le scuole e le universita’ erano alla sfascio. La chiave era anche la paura verso gli stranieri. Finalmente ora c’e’ una nuova paura terrore che spacca tutto. E la chiave ora e’ la fiducia. Bisogna avere fiducia, si dice, una fiducia immensa soprattutto nelle banche anche se queste non ne hanno piu’ fra di loro e non si prestano nemmeno i soldi. Le banche infatti evitano di farlo soprattutto da quando hanno capito certi giochi, certa mondezza che ha fatto crollare all’estero alcuni istituti e mette a rischio anche i nostri. L’unico che ha fiducia nelle banche in realta’ e’ solo Berlusconi e qui, tiriamo il fiato. Ha fiducia soprattutto nella sua. E’ ora che la gente si svegli.Prima di tutto dobbiamo smetterla di farci imbrogliare. Prima regola dunque e’ informare e poi c’e’ bisogno di colmare quel vero disastro che e’ il vuoto assoluto di conoscenza. Senza conoscenza non c’e’ civilta’. Ci sono momenti della nostra storia che sono stati mozzati. Io ho 82 anni e cerco sempre, continuo a studiare, penso che sono ignorante e quindi continuo a informarmi. Se poi si riesce a informare facendo teatro e divertendo ben venga
“Per questi non e’ importante il disastro che combini ma i soldi che fai“.
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La Sapienza ha dato una laurea ad honorem a Dario Fo per sottolineare come egli sia un punto di riferimento centrale della cultura italiana, un grande maestro di teatro che ha dato vita ad una graffiante visione satirica dei problemi della societa’ contemporanea, reinventando per l’uomo di oggi la figura del giullare come fustigatore dei costumi e sopportando percio’ assai spesso l’ostracismo delle istituzioni italiane”.
Sul Daily Telegraph sono stati presentati al pubblico i nomi dei cento individui che, in tutto il mondo, si sono contraddistinti per popolarita’, cultura, potere intellettuale, realizzazione professionale e paradigm shifting (capacita’ di impatto e innovazione in un determinato settore).
Nella hit parade dei geni che popolano il pianeta, gli italiani hanno saputo ritagliarsi un angolino. Ma il merito spetta a Dario Fo, che si e’ aggiudicato il settimo posto.
A individuare i cento nomi sono stati sei esperti di creativita’ della Creators Synectics, societa’ britannica che nel corso dell’estate ha inviato circa 4 mila email agli inglesi invitandoli a scegliere i loro geni “preferiti”.al settimo posto ennesimo parimerito, questa volta tra il nobel italiano Dario Fo e Steven Hawking, fisico britannico fra i piu’ importanti e conosciuti del mondo.
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Sul movimento della scuola:
“Non mi piace la spocchia con cui questo governo, e Berlusconi per primo, guarda a questo movimento, ovvero come a qualcosa di passeggero, come uno sfogo. Ma questa non e’ una bolla di sapone”.
“La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale.”
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Crepuscolo
Alessio Onori (bloggher)
Quanta amarezza sentire Dario Fo raccontare del lento ma inesorabile crepuscolo della nostra civilta’. L’Italia sara’ una delle prime, ma tutta la civilta’ contemporanea rischia il tramonto se non sapra’ darsi nuove regole etiche e comportamentali tese ad una profonda rivisitazione dell’attuale sistema capitalistico verso una maggiore equita’ e attenzione nei confronti di uno sviluppo equilibrato e sostenibile. La storia ci insegna che ogni civilta’ nasce, fiorisce, si espande, declina e poi muore. L’italia in quest’ottica sara’ in balia degli eventi e le possibilita’ di una rinascita sono purtroppo nelle menti ma non nelle mani delle persone piu’ istruite, che hanno ben compreso l’importanza della conoscenza e del fatto che non si puo’ piu’ barare e accumulare ricchezze sulla pelle di moltitudini di poveracci, senza produrre e redistribuire nulla, semplicemente sfruttando tutte le imperfezioni della mafiosa economia nostrana.
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Dario Fo:
“E ancora di piu’ stupisce constatare che non e’ stata realizzata nessuna delle azioni che molti ritenevano essenziali per distruggere la reale capacita’ operativa dei terroristi: agire immediatamente sul segreto bancario e i paradisi fiscali, dove si annida la gran parte del potere dei terroristi. Annullare il debito col terzo mondo e convertirlo in investimenti strutturali a favore dei miserabili del pianeta e stabilire regole di protezione per le economie deboli e aprire i cordoni della Banca Mondiale a favore del microcredito…
No, si sarebbe trattato di misure troppo onerose per questo benedetto capitalismo speculativo. E, soprattutto, come ha detto un noto economista americano: non possiamo entrare nei caveau segreti di migliaia di banche, a questo punto dovremmo bombardare anche la Svizzera. E’ meno rischioso bombardare l’Afghanistan.
E non ci si e’ neanche preoccupati di distruggere le infinite coltivazioni di oppio afgane e pakistane che insieme pare producano addirittura l’80% dell’eroina mondiale, con relativo gioco di riciclaggio dei narcodollari che coinvolge gran parte del sistema finanziario dei paesi “liberi”.
Quel che succede invece e’ che, mentre si bombardano le citta’, il grosso dei talebani se ne sta ammassato a nord, lungo la linea del fronte contro i ribelli afgani filo-occidentali. Ma queste truppe non sono state ancora attaccate ne’ dal cielo ne’ da terra dalle forze anglo-americane. Perche‘?”
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Manuela Bellandi
“Il problema non e’ cio’ che si puo’ dire, ma quante orecchie sono in grado di ascoltare”.
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