Nuovo Masada

ottobre 31, 2008

MASADA n. 816. 31-10-2008. Una scuola a perdere

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:40 pm

Ci sono 9 milioni di studenti in Italia. Uccidere la scuola vuol dire uccidere il loro futuro.

Giu’ le mani dal nostro futuro!

E’ il fallimento della politica quando si porta in piazza la violenza.

Questo non e’ un movimento, e’ un’onda che si sta trasmettendo a tutti i livelli.

L’Onda ha fatto della non violenza la sua bandiera.

Leon: “Non capiamo perche’ i soldi ci siano per le banche e le spese militari ma non per la scuola”.

Noi non abbiamo paura, perche’ ci hanno tolto tutto, anche il futuro. Anche il sogno.”
..
Da Luca P
Avanzo da Repubblica mi pare esemplare:

“Dice un’insegnante in piazza della Repubblica – non sono ancora le nove, la pioggia e’ intensa e tutti sono gia’ zuppi d’acqua e non se ne curano – : “E’ come se mi avessero messo davanti allo specchio. Io ho i capelli neri e loro mi dicono che sono biondi. Li ho corti e quelli dicono che ho i capelli lunghi. Dicono che sono strabica, incartapecorita dagli anni e sdentata e invece io so di essere giovane con gli occhi e i denti giusti. Dicono che sono depressa e io invece so di essere energica e decisa. Quel che dicono di me, non mi racconta, non mi descrive. Quella non sono io. Questa non e’ la scuola che abito e conosco. Hanno bisogno di trasfigurarla per poterla
distruggere in silenzio e nel disinteresse dei piu’. Ecco perché sono qui. Sono qui perche’ non voglio vedere distrutta la scuola pubblica che e’ la mia scuola e la scuola di tutti. Vorrei fare io una domanda a tutti: chi ne parla, conosce davvero la scuola?”.


Avanza il cupo piano di privatizzazione dello Stato messo in atto da Berlusconi.
Si comincia privatizzando la scuola pubblica. Si procedera’ privatizzando tutto il resto.
Alla fine nessuno dei diritti sanciti dalla Costituzione sopravvivera’, sparira’ lo stato sociale e i cittadini italiani, salvo i piu’ ricchi, se la vedranno molto ma molto brutta.

Da ieri il decreto Gelmini sulla scuola dell’infanzia e primaria e’ legge

Il 1° colpo alla scuola pubblica e’ stata sferrato e la Gelmini promette tra una settimana il 2° colpo all’universita’, mentre i giornali di B si scatenano contro i baroni, per spezzare il fronte di opposizione che ha coinvolto tutto il paese e ha visto dalla stessa parte studenti, docenti, personale amministrativo e famiglie in una delle piu’ grandi proteste popolari della storia repubblicana.
Coloro che si perdono dietro minuzie come il voto in condotta e il grembiulino riflettano sui fini AZIENDALISTICI con cui la scuola pubblica viene svenduta al neoliberismo peggiore, sull’intento di trasformare le scuole in Fondazioni private, non sovvenzionate dallo Stato, il cui costo sara’ rigettato sulle famiglie tagliando fuori le classi meno abbienti, in un chiaro discorso di destra, classista e feudale, totalmente antidemocratico, che ha l’intento di ostacolare l’accesso alla cultura e alla formazione alla maggior parte delle persone.
Chi minimizza la portata di questa legge rifletta sui modi con cui si tenta di annullare la scuola come un diritto della democrazia, universale, gratuito e aperto a tutti, per farne una merce immessa sul mercato per l’uso di pochi privilegiati! E rifletta sulle forme autoritarie con cui questo disegno anticostituzionale e’ stato portato avanti, con diktat autoritari, con un decreto e un voto alla fiducia, senza consultazione alcuna dei settori interessati o degli esperti della scuola, senza alcun rapporto con chi la scuola la usa o ci lavora, senza riferimento ai principi didattici, pedagogici, educativi e formativi che dovrebbero presiedere al suo funzionamento, senza alcuno sguardo sul futuro che la scuola dovrebbe aprire o facilitare e senza alcuna concessione alle giovani generazioni e al loro futuro.

Per Scuola primaria in Italia si intendono i 5 anni delle elementari. Per passare alle medie c’era un esame che la Moratti ha tolto.
Fino al 1990 c’era un maestro unico per classe. Dopo sperimentazioni di molti anni, il maestro unico e’ stato sostituito da quello che si chiama MODULO: 3 maestri per 2 classi, o 4 maestri su 3 classi (molti pensano che ci siano 3 maestri per ogni classe). Ogni classe ha un “maestro prevalente” che si occupa degli allievi per la maggior parte delle ore e rappresenta quel punto di riferimento che prima era il maestro unico, per cui lo spaesamento dei bambini che molti denunciano e’ pura fantasia. Ma nella legge della Gelmini il termine “maestro prevalente” e’ scomparso e si parla di “maestro unico”, il che fa temere che anche le altre figure educative e di sostegno spariranno.
Ognuno dei 3 insegnanti oggi ha una specificita’: lingua o dell’espressione, matematica e scienze.
Dal 1999 ogni scuola ha una sfera relativa di autonomia di insegnamento entro la quale si organizza a suo modo. Ora tale autonomia scompare. Tornera’ quando le scuole diventeranno fondazioni, come assicura la Moratti, ma a quel punto saranno diventate totalmente enti privati senza sovvenzione dello stato. E la privatizzazione sara’ completata.

Con la nuova riforma della Gelmini tornera’, dal 2009, il MAESTRO UNICO, il quale passa da 24 ore settimanali a 30 (si immagina con aumento dello stipendio). All’insegnante unico sara’ affiancato l’insegnante di inglese che pero’ ora gia’ in molte scuole manca. Per le ore aggiuntive si dice che saranno pagate dalle casse di ogni scuola, e, poiche’ queste casse sono vuote si teme che anche le ore aggiuntive andranno a sparire.

La Gelmini dice che, col ritorno al maestro unico, si libereranno dei maestri che si occuperanno del TEMPO PIENO che aumentera’ del 50% (ma hanno fatto i conti e dicono che non tornano). Il tempo pieno sara’ pagato dalle scuole (ma con quali fondi?) o dagli enti locali (ma con quali fondi? Si immagina dunque che i Comuni metteranno altre tasse, poiche’ sono gia’ stati falcidiati dalla sottrazione dell’ICI e di quote della sanita’ e non tollererebbero altri oneri). La soluzione piu’ ovvia e’ che le famiglie che vorranno il tempo pieno se lo dovranno pagare da sole e questo si abbattera’ come una scure sulle madri lavoratrici meno abbienti e mettera’ in crisi menage familiari che gia’ oggi stentano a sopravvivere. Insomma la manovra aggrava il tenore di vita dei piu’ poveri.
La Gelmini giura di razionalizzare la scuola primaria eliminando gli sprechi e che in questo modo si spendera’ meno ma con migliore qualita’ (e nessuno ha capito come questo avvenga perche’ chi vuole migliorare la scuola ci investe, non ci disinveste).

BAMBINI DI 2-3 ANNI. La Gelmini promette di aumentare il servizio educativo per i bambini tra i 2 e i 3 anni (sezioni primavera introdotte dalla Moratti) con 30 milioni per il 2008-2009, 50 per il 2009-2010, aumentando il servizio regionale e prevedendo che nelle aree montane possano essere accolti piccoli gruppi di bambini di 2-3 anni anche nelle scuole dell’infanzia, pero’ nello stesso tempo prevede la chiusura di almeno 3600 scuole piccole, che saranno proprio quelle di montagna! Le scuole piccole in Italia in realta’ sono 10.000 e anche qui i conti non tornano. La chiusura di queste scuole (tutte le scuole montane) comportera’ lo spostamento di una massa enorme di bambini a scuole di altri comuni che saranno lontane e disagevoli con altre spese per le famiglie, ma si segue il principio aziendalistico di chiudere quel che costa troppo, come se la cultura e l’istruzione fossero prodotti aziendali di mercato.
Inoltre aumenta il numero di allievi per classe, che possono salire a 29, con ulteriore aggravio per il maestro unico che alla fine non sara’ nemmeno nella possibilita’ di curare gli allievi.

ACCORPAMENTI. Si privilegiano le scuole che riuniscono sotto un unico direttore scuole dell’infanzia, elementari e medie, prevedendo la chiusura e accorpamento delle piu’ piccole (che sono la meta’ del totale). Anche questo accentramento permettera’ di risparmiare perche’ ogni istituto avra’ un solo direttore scolastico e meno personale amministrativo.

Il TEMPO DELLO STUDIO diminuisce.
Mentre tutto il mondo civile alza il tempo dell’obbligo scolastico, per dare a tutti una base di istruzione comune (e questo e’ un fondamentale principio democratico di equita’), la Gelmini lo diminuisce, facendolo scendere da 16 anni a 14.
Anche qui si gioca al ribasso. E noi abbiamo gia’ un ritardo storico e un gap culturale rispetto ad altri Paesi europei, con punte critiche soprattutto in alcune regioni del sud, che arrancano nello sviluppo economico e nei processi di modernizzazione. E’ solo da poco che l’Italia e’ arrivata all’obbligo scolastico fino ai 16 anni. Altri Paesi della Comunita’ Europea sono molto piu’ avanti da piu’ tempo. Per di piu’ abbiamo indici altissimi di evasione scolastica, con ricadute sociali enormi.
In Inghilterra l’obbligo di istruzione gratuita fino a 16 anni e’ del 1970. La Gelmini ha riabbassato a 14 anni l’obbligo scolastico che era stato riportato da Fioroni a 16 anni. Non e’ un caso se poi in Italia ci sono dei fenomeni fortissimi di analfabetismo di ritorno e di abbandono. Se si vuole elevare il livello culturale e scolastico del paese bisogna investire e non tagliare. Il contrario di quello che fa il ministro anche nel campo dell’istruzione per gli adulti. Ci sono parti del territorio dove i ragazzi smettono presto di andare a scuola per finire per strada, fare lavori in nero o ingrossare le fila della criminalita’ organizzata.

La sua manovra prevede una riduzione generale delle ore scolastiche: le superiori perdono un anno, scendono da 5 a 4 anni, e ci si diploma un anno prima. I bambini della primaria usciranno alle 12,30. Agli istituti tecnici e professionali si scende da 36 ore a 32. Nei Licei classico, scientifico, linguistico e delle scienze le ore scendono da 33 a 30. Insomma si studiera’ di meno. E non si vede come questo potra’ aumentare la qualita’ e la preparazione.
Sotto la Moratti c’era stata la moltiplicazione dei tipi di scuola superiore che erano arrivate a 900. Ora si semplifica. E si semplificano anche gli indirizzi degli istituti tecnici e professionali. Si accorpano classi di concorso con la stessa base culturale e professionale.
Si aumenta l’importanza delle materie di base. Nei licei classici cresce l’importanza di inglese e matematica.

STRANIERI. Si prevedono corsi di italiano pomeridiani per stranieri e corsi al mattino per bambini stranieri (qui la Lega chiede classi differenziali separate al mattino per bambini non italiani proseguendo sulla sua linea di apartheid e rifiuto dello straniero e parla ipocritamente delle classi ponte come di “discriminazioni temporanee positive” ).
E il Governo vuole che non siano “consentiti ingressi nelle classi ordinarie” oltre il 31 dicembre, il che vuol dire per es. che un bambino appena arrivato si dovra’ fare 3 mesi di classe ponte ma non potra’ entrare in una classe normale fino a ottobre del prossimo anno.
La Lega chiede anche che gli stranieri “siano spalmati sul territorio” (!) per non affollare le stesse classi: “una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri, oltre che ‘nelle classi ponte’, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell’educazione alla legalita’ e alla cittadinanza”, pretesa pomposa e magniloquente che riferita a bambini risulta solo ridicola, non si immagina come un bambino piccolo possa essere educato alla legalita’ e alla cittadinanza quando la prima cosa che riceve e’ una discriminazione personale.

SOSTEGNO. Si dice che non saranno toccati gli insegnanti di sostegno e che il personale docente che si occupa degli alunni diversamente abili sara’ confermato ma i timori delle famiglie di bambini con problemi sono fortissimi, perche’ gia’ si sono visti progressivamente abbandonati dallo Stato. E infatti la Finanziaria di Tremonti prevede tagli per l’80% degli insegnanti di sostegno.

CHIUSURA SCUOLE. Si dice che non si toccano le scuole di montagna ma nello stesso tempo che queste scuole saranno accorpate a quelle dei comuni maggiori. In Italia ci sono piu’ di 10.000 classi con meno di 10 studenti, che saranno eliminate, mentre aumentera’ il numero di bambini per classe. Si dice che ogni scuola sara’ esaminata caso per caso pero’ i tagli sono stati fatti prima e senza qualsiasi valutazione preventiva.

GRADUATORIE. La Lega ha voluto graduatorie provinciali e non nazionali e vorrebbe il principio di territorializzazione, cioe’ che ogni scelta del personale scolastico desse la priorita’ in graduatoria a chi e’ nato sul posto e parla il dialetto locale- si immagina che debba anche essere bianco e cattolico. Domani dovra’ anche essere tesserato come sotto il Duce?- sempre in onore del principio dell’odio allo straniero. Qui lo straniero e’ chiunque non sia nato in una provincia. Il principio della nazionalita’ viene estromesso dal principio del campanile.

VOTO. Si torna a pagelle con voto numerico, che alle elementari sara’ affiancato da un giudizio.
I bambini di elementari e medie con due o piu’ insufficienze saranno bocciati (pensare a un bambino di prima che viene bocciato e’ aberrante!). Nella primaria si arrivera’ alla bocciatura solo in casi eccezionali con decisione assunta all’unanimita’ dai docenti (ma non c’era il maestro unico?). Alla secondaria di 1° grado ci dovra’ essere l’accordo della maggioranza dei professori. Si immagina che alle superiori con due insufficienze si venga bocciati (spariscono i corsi di recupero?).
Torna il voto in condotta e con 5 si e’ bocciati.

TESTI. I testi scolastici adottati devono durare almeno 5 anni alle elementari e 6 alle medie e superiori, “salvo appendici e aggiornamenti” (e questa scappatoia annulla quanto detto).
Torna lo studio (ma quando era andato via?) di educazione civica, “Cittadinanza e Costituzione”.

EDIFICI. Si dice che sono previste risorse destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, impianti e strutture sportive pero’ nella Finanziaria queste voci non ci sono dunque e’ una balla! Una scuola su due in Italia non ha le certificazioni di sicurezza. E’ tutto uno sfascio, dall’agibilita’ statica a quella igienico sanitaria, alla prevenzione anti-incendi all’abbattimento delle barriere architettoniche (imposto per legge ma disatteso e nelle scuole ci sono oltre 170mila disabili).

Chi frequenta la Ssis, la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, introdotti dalla Moratti torna in graduatoria.

Le bugie della Gelmini

La spesa, specie del personale, e’ fuori controllo e negli ultimi 10 anni e’ aumentata di 10 miliardi a fronte di una diminuzione degli alunni.”
Falso
Che la spesa per l’istruzione in 10 anni sia aumentata e’ ovvio, visto che dal 1997 al 2007 ci sono stati ben 5 rinnovi contrattuali. Ma non e’ vero che sia aumentata rispetto al PIL. Al contrario, dal 1997 al 2007 e’ diminuita dello 0,2-0,3% sia in termini di spesa del ministero che di spesa pubblica complessiva per l’istruzione. Siamo al 3.29% contro una media OCSE del 3,8%. Inoltre in Italia va all’istruzione il 9,3% della spesa complessiva, mentre negli altri paesi siamo al 13,2%. E non e’ vero, nemmeno, che gli alunni siano diminuiti negli ultimi 10 anni: sono invece aumentati di oltre 152.000 (+ 2%) mentre il numero dei docenti e’ diminuito del 2,38%.

Il 97% della spesa per l’istruzione e’ destinata agli stipendi del personale. Per cui occorre ridurre il personale.”
Falso.
I dati ministeriali dicono che la spesa per gli stipendi del personale e’ il 74% del totale, sotto della media europea e OCSE (OCSE: 79,8% del totale). La voce stipendi e’ il 93% del bilancio (cioe’ 39,2 miliardi su 42 miliardi e 396 milioni di euro totali).
Il ministro finge di ignorare che ci sono oneri a carico delle Regioni per 2 miliardi e 263 milioni e degli EE.LL. per altri 8 miliardi (edilizia scolastica, trasporto, mensa e diritto allo studio).

La spesa per alunno e’ piu’ alta della media OCSE
Falso.
Cio’ sembrerebbe vero per la scuola primaria, 6.835 dollari per alunno contro 6.252, ma non per la secondaria di 2° grado, 7.648 dollari contro 7.804.
Ma anche per la primaria non e’ vero. In Italia il costo della spesa per l’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili o per l’educazione degli adulti e’ interamente a carico (96.000 insegnanti, ovvero il 12% del totale) del bilancio statale. In altri paesi hanno fatto scelte diverse e i costi di interventi diversi non figurano nelle statistiche. Inoltre il Ministero retribuisce ben 25.000 docenti di religione cattolica, un costo questo che altri paesi non hanno! Altri paesi non hanno tante montagne come l’Italia. E altrove alcuni servizi (prestati da personale parascolastico) non gravano sul bilancio dell’istruzione, mentre in Italia tutto grava sulla scuola.

“Ci sono 700 scuole sottodimensionate”
Qui si confonde sedi amministrative (700) e plessi scolastici.
Questi ultimi dovrebbero essere mantenute perche’ si tratta di scuole dell’obbligo ma la Gelmini vuole chiuderle e le famiglie dovranno farsi carico delle spese di trasporto verso comuni piu’ distanti

Aumenteremo la qualita’ col maestro unico e l’orario a 24 ore
Qui siamo alla farsa. Le 24 ore non le vuole nessuno. Con la Moratti risulto’ che il 70,3% delle famiglie sceglieva le 28-39 ore settimanali. Solo il 4,1% aveva scelto le 27 ore proposte dalla Moratti, mentre il 25,6% optava per il classico tempo-pieno di 40 ore. E lei intende abbassare il tempo scolastico a 24 ore! 4 al giorno!
Il numero delle classi a tempo pieno e’ andato sempre aumentando. Il ritorno al maestro unico aggraverebbe i problemi delle famiglie, scaricando altrove i costi. Quello della Moratti e’ poi un modo di pensare che considera il tempo pieno un parcheggio, e non un lavoro di istruzione fatto in un arco completo di tempo. Pensa cosi’ sola una che di didattica non capisce niente.
Il maestro unico e’ un fatto grave che viola persino la Costituzione, la quale garantisce l’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole, autonomia che non puo’ essere pregiudicata, come pure ha chiaramente ribadito dalla Corte Costituzionale.

Quello che il ministro tanto pomposamente chiama “riforma” e’ solo una manovra di tagli per mandare in malora la scuola pubblica e sacrificare i meno abbienti, tagliando loro ogni strada per il futuro. E’un regresso sociale su tutta la linea.
I risultati immediati sono la riduzione secca di oltre 130 mila lavoratori che potrebbero diventare molti di piu’ per il numero crescente di abbandoni a seguito di un sistema scolastico dequalificato dai tagli e che vedra’ diminuire gli studenti delle superiori anche per la cancellazione dell’obbligo scolastico a 16 anni.

Inoltre si crea un impedimento al ricambio e al ringiovanimento della classe docente.
Coi tagli all’universita’ e alla ricerca si mandano a casa i piu’ giovani, gli attuali precari, che da molti anni (anche 20!) contribuiscono con la loro professionalita’ a formare alunni e studenti.
Il governo vorrebbe reinvestire solo una piccola parte dei risparmi prodotti con i tagli. Molte delle promesse della Gelmini in Finanziaria nemmeno compaiono. Quello che compare invece e’ il chiaro e mirato smantellamento della scuola pubblica.
Questa legge e’ contro tutti, destra e sinistra, poveri e ricchi.

Come dice l’economista della Bocconi Tito Boeri, in 10 anni il salario di ingresso nel mondo del lavoro e’ diminuito dell’11%. Apparentemente l’occupazione e’ aumentata ma essendo diminuiti i compensi, non e’ aumentato il PIL, la poverta’ si e spalmata su una base piu’ grande. E si sono creati 4 milioni e mezzo di precari intrappolati nella loro condizione insostenibile, senza la possibilita’ di passare da un lavoro a tempo determinato a uno a tempo indeterminato. Il tempo passa ma i precari restano precari, con una fissita’ delle condizioni di sfruttamento che da’ una rendita iniqua alle aziende. I tagli della scuola di 87.000 posti di lavoro colpiscono tutti loro. La poverta’ non solo aumenta ma raddoppia, come aumentano le disuguaglianze. In Italia, a differenza di altri paesi, non e’ stata mai costruita alcuna rete di protezione della poverta’. Il 20% delle famiglie italiane sono sotto la soglia della poverta’. E’ una percentuale da paese sottosviluppato. E nessun partito si ‘e’ occupato seriamente di questo.

Un altro orrore che si perpetua e’ lo stagismo, altro regalo alle imprese, per cui prima di percepire un qualche salario devi sottostare a sei mesi di lavoro non pagato che poi si raddoppia in altri sei mesi.

A Pisa abbiamo il CNR e l’eccellenza delle universita’, la Normale. Chi frequenta la Normale e’ sottoposto a un tour de force ingente. Non solo deve avere la media del 27 ma oltre agli esami esterni deve sostenere gli esami interni. Un tempo uno studente eccezionale ma povero poteva mantenersi grazie alle borse di studio. Ma se la Normale diventa una Fondazione, aumentera’ le rette, e con le borse di studio non sara’ piu’ possibile a uno studente geniale e stacanovista ma povero di mantenersi.

La Gelmini ha voluto l’eliminazione del turn over, che manteneva una certa quota di ricambio. Adesso su 5 docenti che vanno in pensione si aprira’ solo un posto di lavoro. Con questo freno al ringiovanimento dei docenti ordinari e i tagli alla ricerca, l’universita’ smettera’ di essere una universita’ e si trasformera’ in un maxiliceo.
I professori universitari ordinari, i cosiddetti baroni, sono 20.000. (In America, con 5 volte piu’ popolazione, sono 675.000)
In Italia essi costituiscono una classe gia’ troppo vecchia. Il 57% ha piu’ di 50 anni. Il 22% piu’ di 60. Spesso sono delle nullita’. E questo grazie a leggi che hanno promosso a docente ogni sorta di persone anche non qualificate, per lo piu’ parenti di eccellenti per i quali si sono fatti concorsi ad personam. Gli ultrasessantenni, ad esempio, sono solo il 13,3% in Francia e l’8% in Gran Bretagna. Contemporaneamente i giovani occupano, negli stessi Paesi, rispettivamente 11,6% e il 16%, mentre in Italia si fermano al 4,6%.
Ma non basta: i docenti italiani, oltre ad essere anziani, sono anche duri da mandare in pensione. In base a “un’antica tradizione normativa”, e’ stabilito che i docenti universitari vengono messi fuori ruolo all’età di 72 anni, per poi andare definitivamente in pensione a 75 (e non a 65 come le altre categorie di lavoratori). La Moratti ha abolito la permanenza fuori ruolo e fissato a 70 anni la pensione ma solo per i nuovi assunti.
Boeri ricorda che abbiamo solo 3 professori ordinari sotto i 35 anni, quando Einstein ha fatto tutto il suo lavoro prima dei 35 anni.
Ma ogni volta che si affronta l’eta’ pensionabile per i dinosauri dell’universita’, tutti si ribellano, perche’ non vogliono toccare i loro protetti. E cosi’ continuera’a mancare qualsiasi valutazione di merito per ordinari e per precari.
In Inghilterra fanno periodicamente valutazioni serie su docenti e ricercatori, da noi non esiste nulla di simile e si entra solo per cooptazione, in quanto figli o parenti di.
Con la legge della Gelmini che per ogni 5 che se ne vanno ne prenderanno uno solo e l’invecchiamento aumentera’.
Boeri dice giustamente che si e’ guardato solo a tagliare, non a selezionare, i tagli sono indiscriminati e non tengono conto di nessun criterio di merito. Ci sono molti vizi nell’Universita’ attuale ma la Gelmini non ne sana nessuno. Da anni si chiede di misurare la qualita’ di chi opera in universita’ e si sono anche creati criteri di misurazione ma i governi non ne hanno mai fatto di niente e la dequalificazione dell’universita’ avanza da molti anni, bloccando tutto il paese. Nessuno si preoccupa di verificare quante pubblicazioni sono prodotte ogni anno e chi le fa. E i concorsi si continuano a fare ad personam.
I tagli continuano da 15 anni indiscriminatamente. Ogni governo ha peggiorato la sua parte.
Ci sono ricercatori che sono precari da 20 anni e con paghe ridicole da 800 euro al mese.
Molti di loro sono a contratto, tra pochi mesi torneranno disoccupati e la loro ricerca cessera’.
A Pisa i precari sono 3259, il 67 %.
Al CNR di Pisa i precari sono 455.
I governi non hanno mai considerato l’universita’ una risorsa, ma un salvadanaio da cui attingere. Il messaggio che si da’ forte e chiaro e’ che la ricerca non interessa. Ma un governo a cui la ricerca non interessa e’ gia’ morto sul piano del mondo.
Chi entra in un posto di lavoro parte gia’ con un salario piu’ basso del 20% e non recuperera’ mai durante la carriera lavorativa. Vive gia’ in una condizione di apartheid perche’ i suoi diritti non sono riconosciuti e riceve meno di quanto da’. Mentre chi entra in un’azienda cresce col tempo, chi ha un lavoro discontinuo non cresce mai, non ha speranze.
Cosi’ lo Stato punisce i suoi elementi migliori. L’universita’ non riesce a trattenerli, e non accoglie nemmeno quelli di altri paesi che non sono incoraggiati a venire da noi. Il nostro sistema formativo e’ come un colino, prepara persone che vanno via ad arricchire altri paesi, la nostra scuola spende, altri godono i frutti. Il sistema formativo fa di tutto per scoraggiare i talenti e per spingerli ad andarsene. In questo modo la nostra economia va sempre piu’ indietro. C’e’ la stupidita’ al potere. E purtroppo non solo a destra. Prodi ha speso 30 miliardi di euro in armi, per di piu’ comprate in America, se avesse destinato parte di questa quota in ricerca avrebbe investito in vita e non in morte.
I rapporti tra impresa e universita’ stanno a zero. Mortificata la ricerca, le nostre imprese vivono di sfruttamento del lavoro, di evasioni fiscali e di sovvenzioni governative, escludono il progresso e si riducono a produrre beni a basso contenuto di capitale umano con cui non sfondano sul mercato mondiale, merci a basso costo che deprimono le strategie aziendali e le mettono a rischio di crisi.

La legge 133 della Gelmini non tocca in alcun modo gli abusi di potere, le iniquita’ e gli sprechi. Non colpisce i baroni, ma gli studenti e le loro famiglie. I partiti non toglieranno ma ii baroni perche’ li hanno messi loro. Non toglieranno mai il clientelismo e il nepotismo perche’ e’ il loro vizio cronico, perche’, togliendo quel vizio, sparirebbero anche loro. Perche’ sono una casta che devo il suo unico potere proprio sul clientelismo e sul nepotismo. Non metteranno mai il criterio del merito e della competenza perche’ secondo quei criteri dovrebbe sparire loro per primi.
Dunque non andranno mai a vedere quante cattedre inutili ci sono e non diranno mai che quelle cattedre inutili le hanno moltiplicate loro stessi per allargare il loro malgoverno.
Non si puo’ chiedere a una cattiva politica di rinnegare i propri strumenti, perche’ essa si definisce in essi.
Dice Boeri: “La flessibilita’ e’ sacrosanta, ma la flessibilita’ non e’ la precarieta’, che e’ invece la maledizione del sistema”.

In questa legge non c’e’ nulla che scalfisca il malgoverno delle universita’.

Non esiste nessuna riforma. Questa e’ solo una politica di tagli e Tremonti lo dice con la massima crudezza che vuole solo reperire fondi. E questo quando in tutti i paesi civili, malgrado la crisi e proprio per battere la crisi, si investe sulla scuola. Sarcozy annuncia che aumentera’ i fondi per la ricerca del 55%. Lo stesso la Svezia. Obama promette se sara’ eletto di aumentare di 14 miliardi di dollari i fondi per la scuola.

Ignazio Marino, uno dei piu’ grandi chirurghi italiani dei trapianti, una delle eccellenze del nostro paese, ha ricordato che “Brunetta ha definito i ricercatori capitani di ventura e ha detto che e’ un bene che non abbiano un posto fisso e siano costretti a girare, perche’ se si fermano a fare ricerca, si uccidono”.

I manifestanti in piazza protestavano contro tutto questo. Il Giornale li ha definiti ostaggi del passato, brutta copia del 68. Questo vuol dir fingere di non capire e insultare la gente. L’onda rifiuta queste demonizzazioni.
Il Governo si appella al diritto di chi rifiuta le proteste e vuole continuare come s nulla accadesse. Contro il diritto di sciopero si decanta il diritto allo studio. Come se chi tenesse alla scuola solo chi non sciopera. La destra cita i 3000 interventi contro le piazze sul blog Facebox,m ma gli studenti italiani sono 9 milioni. E a Milano c’erano 250.000 persone contro la Gelmini e 22 a favore.

I tagli colpiranno l’Universita’ con cifre progressive:
nel 2009 63,5 milioni di euro
nel 2010 190
nel 2011 201
nel 2012 417
nel 1013 455.

La legge Gelmini dice chiaramente che le tasse ora potranno essere stabilite dagli atenei in deroga alla normativa ordinaria, il che vuol dire una cosa sola: aumenti a piacere!
Del resto l’intento della Gelmini e’ stato esplicito: trasformare le universita’ pubbliche in enti privati, fondazioni, perche’ le fondazioni non godono di contributi pubblici. E’ la privatizzazione indiscriminata.

Alessandra Lanzara

A Berkeley, la piu’ prestigiosa universita’ del mondo, in California, lavora una ricercatrice italiana che e’ stata premiata come la migliore del mondo, si chiama Alessandra Lanzara, ha 34 anni, e’ professore associato, una cosa che da noi non accadrebbe mai. E’ il miglior regalo che abbiamo fatto aglio Stati uniti. Si e’ laureata in fisica alla Sapienza di Roma ed e’ partita per un post dottorato all’Universita’ di Standford negli Stati Uniti per due anni. Per quanto venisse dichiarata la migliore ricercatrice del mondo, l’Italia non le ha offerto nulla, mentre le universita’ americane le offrivano docenze e fondi di ricerca per milioni di dollari.
Oggi e’ professore associato dell’Universita’ di Berkeley, capo di un gruppo di ricerca di dieci persone e con un budget annuo da gestire pari a due milioni di dollari all’anno. Studia i superconduttori, quei materiali che possono offrire resistenza elettrica nulla. Cerca come poter condurre l’energia elettrica senza sprecarne (si pensi che ora il 33% si disperde). Se fosse rimasta in Italia l’avrebbero messa in uno scantinato a 1200 euro e l’avrebbero dimenticata. Dice: “Una volta che fossimo capaci di costruire materiali superconduttori su grandi scale, si aprirebbe uno scenario di applicazioni impensabili. L’energia elettrica si potrebbe trasferire anche su lunghissime distanze senza alcuna perdita; si potrebbero avere treni che viaggiano alla velocita’ degli aerei utilizzando il principio della levitazione magnetica una proprietà dei superconduttori. Stiamo lavorando anche sui semiconduttori per applicazioni nel campo fotovoltaico. Il sogno è poter realizzare una rete elettrica che utilizzi l’energia solare per alimentare le abitazioni, uffici etc. e quindi ridurre la dipendenza dal petrolio”.

Chi in Italia investirebbe nelle particelle? Eppure da quegli studi nasce la TAC, la risonanza magnetica ecc.

Ma come mai l’Italia lascia emigrare all’estero i cervelli migliori? Il nostro paese preferisce comprare le tecnologie da altri paesi invece dovrebbe essere nell’interesse delle aziende italiane investire in questo tipo di ricerche.
Negli Stati Uniti la connessione fra aziende e universita’ e’ molto stretta e permette alle varie facoltà di ricevere fondi per la ricerca. Ma da noi?
Molti elogiano la preparazione delle universita’ americane ma secondo Alessandra le universita’ italiane non hanno niente da invidiare ricordando tutti gli italiani che lavorano con successo nella Silicon Valley. Allora come mai l’Italia e’ cosi’ indietro nella ricerca rispetto agli Stati Uniti? il problema sta nelle differenza fra sistema pubblico e privato?
“Non credo sia questo il problema- dice Alessandra – L’Universita’ di Berkeley dove lavoro e’ pubblica e nella graduatoria delle universita’ americane e’ al secondo posto allo stesso livello di universita’ private come Harvard. Il problema di fondo e’ di mentalita’ e di mezzi. Le universita’ italiane hanno bisogno di più fondi per la ricerca. Basti pensare che in media in Italia si affidano budget di ricerca fra i 100 ed i 200 mila euro l’anno contro il milione di dollari degli Stati Uniti e poi dobbiamo cambiare mentalita’. L’Italia deve fare largo ai giovani. Negli Usa a 32 anni un giovane e’ pronto per fare il professore ma soprattutto gli viene affidata piena libertà di decidere la direzione della ricerca. In Italia a 40 anni forse e’ solo l’inizio per fare il professore!”.
Per Alessandra oltre ad incrementare i fondi basterebbe cambiare i modi con cui si scelgono i docenti universitari vengono scelti. L’Italia e’ uno dei pochi paesi al mondo in cui per diventare docente universitario bisogna fare un esame, un concorso. Negli altri paesi vengono scelti in base a quello che producono, e’ interesse dell’Universita’ scegliere il cavallo vincente”.
La ricerca e’ un settore importante per il futuro di un paese. Le sue scoperte hanno sostanziali ricadute sulla vita di tutti ed e’ un valore economico inestimabile. Ma qui ogni politico e’ solo attento al proprio potere personale e a tutti quegli strumenti illeciti che lo perpetuano.
..
Stefano Manoguerra

Sento il marcire, lo sento, lo percepisco chiaramente
Lo vedo lungo la strada che tutto porta e nulla nasconde.
Lo vedo nelle aiuole che delimitano le carreggiate intasate dei nostri spostamenti fatti pattumiere abusivamente.
Lo vedo nel nero al bar, dove lo scontrino scompare ingurgitato dalla cassa
Che mangia soldi mentre di conseguenza un posto letto in ospedale viene sottratto a chi necessita disperato.
Vedo il marcire al pronto soccorso notturno dove la colonna dei potenziali ricoverati perde la pazienza e muore noiosa leggendo rotocalchi al neon e incrociando poche parole
Lo vedi sul tabellone degli arrivi di Bologna che piattamente luminoso urla solo di incredibili ritardi e soppressioni
… e tutti a testa china ad aspettare il buio della giornata alla fine
In fila sulle pensiline lungo le rotaie che viscide attraversano il paese.
Vedo il marciume su file interminabili di striscioni pubblicitari, dove l’oro sembra a portata di mano ma dietro e’ nascosta l’immaterialita’ di un secondo che si batte con l’infinito di un mutuo.
Vedo il marcire nei debiti di chi compra pilotato da istinti televisivi
Vedo il marcire di questo paese nei palinsesti della Rai Stato che da un’isola improbabile ci urla e si deride e la sera si fa pesante e nelle case si sogna sbavando seduti sul divano
Sento il marcire uscire dalle casse della radio, interlocuzioni censurate, rapporti tra esseri umani tarpati della necessaria liberta’ trasformarsi in abominevoli spot reclamizzanti poverta’ e amenita’
Vedo il marcire dai Suv che pesanti arrogantemente succhiano avidi dai nostri barili di petrolio sputando veleni e bestemmie sfrecciando senza mai incastrarsi speronando il traffico da dietro vetri affumicati dalle idee negative di chi li guida
Sento il marcire nelle discussioni lungo la strada, dove il popolo rallenta parlando di calcio e poi come impazzito da una palla si fa prendere a calci dal padrone di turno
Sento il marcire nella scuola dove il grembiule nasconde l’anima capitalistica dei nostri figli, appiattisce le firme e rende tutti uguali
Mentre l’apparato scolastico interno e’ incapace paralizzato a combattere il bullismo fascistoide che schiaccia il pensiero libero e leggero
Vedo il marcire sugli sguardi ai semafori, Calcutta italiana si riversa al rosso contro i nostri parabrezza tra gocce di pioggia e riverberi di lampioni strofinando merda da una macchina all’altra
Vedo il marcire nell’urina che riempie gli intonaci in centro, che li tinge di scuro e lo vedo nella bottiglia di birra abbandonata li’ nei pressi dove tutti veniamo riflessi e sputati veloci oltre una curvatura di vetro che fredda ci segue per poi scordarci in pochi attimi.
Vedo il marcire nelle campagne dove l’agricoltura ha seminato villette a schiera e piscine
Vedo il marcire nelle fabbriche che chiudono per far posto a centri commerciali mentre il dio capitalista ci deride e ci spoglia di tutto.
Vedo il marcire nell’ignoranza che a perdita d’occhio dilaga che non legge e non ascolta ma digita sms di buona mattina seduta sulla tazza del cesso
Vedo il marcire nella spesa dove tutto quello che acquisti puzza di sudore e dolore, di poverta’ e mancanza di diritti, di petrolio e sa di lontano perche’ il vicino non conviene pu’ a nessuno
Vedo il marcire nei miei figli che aspettano di diventare solo quello che siamo noi
E marcisco all’idea

Per le violenze di Roma

I 60 fascisti di Blocco Studentesco arrivati col camioncino a Piazza Navona portando spranghe di ferro, senza che polizia li fermasse, e’ da dire che avevano dato noia gia’ da prima. Avevano conquistato a botte la testa del corteo, malmenando i ragazzini delle medie, tanto che una professoressa indignata era andata a protestare contro la polizia chiedendo aiuto, ma i caschi blu immobili non erano intervenuti. E allo scoppio dei tumulti hanno aspettato cinque minuti prima di muoversi. Dai filmati sembra che conoscessero bene i fascisti tanto da chiamarli per nome.
Se la destra, il Giornale in testa, demonizza l’Onda richiamandosi al 68, risulta invece dall’evidenza uno schema gia’ collaudato nel 68 come a Genova: la familiarita’ di certi poliziotti con i vandali, l’attesa prima dell’intervento, le battute anti comuniste che escono dalla bocca dei poliziotti stessi, il loro odio verso i manifestanti e la loro confidenza con i vandali fascisti. Da prototipo anche la ricusazione di tale evidenza da parte della destra ufficiale e il tentativo di rovesciare l’interpretazione dei fatti. Di prammatica anche il questurino travestito da vandalo che partecipa all’assalto insieme ai fascisti. Evidentemente del 68 e’ rimasto solo questo. E lo sproloquio di Cossiga che incita al morto ne e’ l’epitome classica e schifosa.
..
RIDIAMARO : -)

Zeta due
CONSIGLIO AI GOVERNANTI: PER EVITARE DI DISCUTERE IN CONTINUAZIONE SUI NUMERI DEI PARTECIPANTI A QUESTE OCEANICHE MANIFESTAZIONI di
METTETE I TORNELLI NELLE PIAZZE!
..
Silvano Rizzo

www.casapound.org
non e’ uno sbirro…
non e’ un infiltrato…
non e’ un leader…
gli ha telefonato Kossiga, gli ha detto di fare il provocatore in cambio di una pizza…
tutto qui!
..
Marco Travaglio
Meno male che Silvio c’e’

Il no del Cainano alla preferenza per le europee ha motivazioni alte e nobili: “Voglio che in Europa vada gente altamente qualificata e, nelle commissioni, professionisti di ogni materia. Solo scegliendo noi chi va in lista, siamo sicuri di una rappresentanza che difenda i nostri interessi”. A parte qualche imprecisione nell’uso dei pronomi (“scegliendo noi” al posto di “io”) e degli aggettivi (“nostri interessi” in luogo di “miei”), resta da capire il ruolo che Al Tappone riserva, nella nostra (anzi sua) democrazia, all’elettore. Se vuole avere a Bruxelles “gente qualificata”, basta candidare gente qualificata, poi i cittadini scelgono i migliori. Invece l’ami du peuple, quello che “il popolo sovrano”, “la gente e’ con noi”, “abbiamo preso i voti”, “siamo al 70%”, considera gli elettori un branco di decerebrati da tener lontani dalle decisioni, senno’ votano gente sbagliata. Solo lui sceglie i “professionisti”. Infatti vuole la Carfagna, nota professionista, portavoce del governo. Ma e’ all’Europa che riserva i pezzi piu’ pregiati della collezione. Commissario ai Trasporti: Antonio Tajani, un ex giornalista che di trasporti s’intende perche’ guida l’auto e prende l’aereo. Ex commissario alla Liberta’ e Giustizia: Rocco Buttiglione, purtroppo rimpatriato non appena apri’ bocca. Anche le eurodeputate piu’ qualificate le ha scelte lui: Iva Zanicchi ed Elisabetta Gardini. Dovreste vederle, nell’apposita commissione “Ok il prezzo e’ giusto”.
Due cosi’ gli elettori non le avrebbero mai scelte. Meno male che c’e’ lui.
..
Mark Kaps
Ma hanno preso a sprangate quelli della CAI?
..
Alessio
Mamma, ma chi so questi?”
“no niente…dei nevrotici…dei nostalgici..”
“e legateglie er braccio!”
..
Berlusconi: “Sinistra scandalosa”
Ha parlato padre Pio.
..
Ma com’e’ che i picchiatori fascisti e i poliziotti in borghese avevano entrambi lo stesso blusotto grigio scuro con cappuccio?
Si servono dallo stesso fornitore?
Usano anche lo stesso camioncino?
Ma il tocco di eleganza era quel rivestimenti tricolore che ricopriva le spranghe. Che raffinatezza patriottica!
…………………………………………………………………………

30 ottobre 2008: l’Italia s’e’ desta!
Grazie ragazzi!

Tutte le citta’ d’Italia, piccole e grandi, percorse dai cortei pacifici, studenti ed insegnanti insieme, cittadini e lavoratori che si uniscono, case con striscioni ai balconi, i macchinisti che salutano coi fischi delle macchine gli studenti sul ponte della liberta’ a venezia, parroci che benedicono le manifestazioni, ecc ecc. Tutti questi episodi manifestano una evidenza che a molti sembrava nascosta: l’opposizione a Berlusconi ed alla sua banda di saccheggiatori razzisti c’e’, esiste, nonostante tutto.
L’Italia non e’ di Berlusconi, non tutta e probabilmente neanche la maggioranza.
La giornata di oggi travalica il problema della scuola, pur grave, ed emblematico; oggi e’ uscito allo scoperto un movimento di popolo che urla a gran voce che l’Italia non solo e’ migliore, ma e’ contro la destra che lo governa, non e’ disposta ad accettare il saccheggio della cultura, delle istituzioni, della democrazia,e soprattutto della verita’, che le si vuole imporre.
Da oggi riparte una nuova storia; anche in gente come me sfiduciata e abbattuta dai troppi tradimenti di questi ultimi mesi, rinasce la fiducia che in questo paese la democrazia sia salvabile, il futuro possa essere migliore, la verita’ e la giustizia possano essere obiettivi raggiungibili e non meri sogni nostalgici.
Ed e’ proprio questa marea multicolore di ragazzi e ragazze che si muovono per difendere la scuola ed il sapere, che non si sono dati per vinti, che hanno rifiutato di dire come tanti, troppi loro padri “ma a che serve, tanto non c’e’ nulla da fare” che mi ha ridato fiducia.
L’augurio e’ che questo movimento continui, la resistenza sara’ lunga, ci aspettano momenti duri, difficili, la vile provocazione messa in campo ieri a Roma non e’ che un assaggio, ma occorre perseverare col metodo della nonviolenza, l’”arma” vincente dei movimenti di popolo.
Non bisogna rispondere alle provocazioni, occorre avere la capacita’ di imporre i “nostri” metodi, democratici e non violenti, e non lasciarsi trascinare nel vortice della violenza dove comunque “loro” saranno sempre piu’ forti.
Quel vecchio piduista , rancoroso e pieno di odio verso il mondo che e’ Cossiga ha rivelato chiaramente quale e’ la strategia (tra l’altro la sua confessione da’ finalmente ragione a chi per anni ha parlato di strategia della tensione): provocatori in mezzo al movimento per trascinarlo in una spirale di violenza; chi accetta questo piano o e’ complice o, nella migliore delle ipotesi, un povero imbecille, come quelli che anche oggi cercano lo scontro con la polizia.
Dunque “forza ragazzi”, siamo con voi e dobbiamo renderlo evidente anche nei prossimi giorni; come cittadino e come nonviolento non posso non unirmi a voi.
Come gli operai nel ’45 quando occuparono le fabbriche per difenderle dal saccheggio dei nazisti, oggi, in situazione certo meno tragica, ma non per questo da sottovalutare, studenti ed insegnanti occupano scuole ed universita’ per difenderle da quella banda di saccheggiatori che governa il paese (e non lo governa perche’ e’ maggioranza, altra colossale mistificazione, ma perche’ una legge truffa ed il tradimento di Veltroni glielo ha consegnato).
Questi giovani, (e dire che molti “vecchioni” saccenti, talvolta anch’io, han straparlato di giovani ignoranti, tutti stadio e videogiochi) stan difendendo non solo la scuola e la cultura, la principale nemica del “berlusconismo”, ma la democrazia stessa: tutti gli italiani vi devono ringraziare della lezione che ci state dando!
Questa e’ una giornata memorabile: qui a Torino, da dove scrivo, oggi splende un raggio di sole, ma e’ sulla societa’ civile italiana che oggi splende il sole, e speriamo che non tramonti in fretta. Oggi e’ rinato un movimento popolare.

Paolo Candelari
Movimento Internazionale della Riconciliazione
..
Un milione a Roma. 600 a Jesi. 8000 a Venezia. 5.000 a L’Aquila sotto la pioggia battente. 350 a Lipari . 10.000 a Messina. Tafferugli a Bologna con 5 feriti, 30.000 persone. 100.000 a Milano. Moltissime scuole elementari chiuse in tutta la provincia di Rovigo. Rovigo e Adria 200. 600 a Mantova. 10.000 a Bologna. 10.000 a Bergamo. 200.000 in Sicilia. A Palermo 100mila, a Catania 20 mila, a Messina 10 mila, a Trapani 6 mila, 10 mila a Trapani e 5 mila a Caltanissetta”. A Cefalu’ 1.500. 3000 a Bari. Il 90% delle scuole italiane oggi e’ rimasto chiuso per protestare contro il governo . I sindacati parlano ”di incredibile riuscita dello sciopero e della manifestazione di Roma” che, sempre secondo gli organizzatori, vede una partecipazione ormai giunta oltre il milione di persone.
Anche le musiche di Verdi e Rossini suonate dall’orchestra del Teatro Regio, oggi, alla manifestazione del mondo della scuola torinese. I lavoratori dell’Ente lirico subalpino hanno voluto in questo modo testimoniare la vicinanza agli studenti, agli insegnanti e ai genitori, almeno 50mila 500 ad Aosta. 1.500 a Bolzano. 10.000 a Cagliari. 2000 a Brescia. 10.000 a Genova. 5000 a Bari.
Beppe Grillo era stato fischiato da una trentina di persone dei centro sociali, ma poi e’ stato applaudito, ha ricevuto un camice da parte dei chimici precari e ha proseguito un pezzo di strada con loro
Pochi facinorosi? Si vede che la vecchiaia oltre alla vista offusca il cervello!
..
In un sistema democratico se si vuole riformare un servizio pubblico, e tanto piu’ un settore delicato come la scuola, cosa si fa?
Si parte da una commissione di esperti in didattica, pedagogia, psicologia e organizzazione scolastica, si studiano anche altri paesi per cercare cio’ che e’ meglio, moderno ed efficace. Si stila un progetto articolato e chiaro che si affida a un ministro competente. Si presenta il progetto al parlamento che lo discute a fondo e fa i necessari emendamenti. Si pubblica la legge di riforma provvista dei necessari finanziamenti perche’ non esiste legge di riforma migliorativa che non preveda investimenti di sorta

In un regime nazi-fascista che si fa?
Si parte dalla legge del bilancio dove si includono abusivamente 8 miliardi di tagli “prim’ancora che il progetto di riforma sia noto”, di tagli non di investimenti, si impone detta legge di bilancio in 9 minuti e mezzo, impedendo qualsiasi emendamento
Si usa tale Finanziaria abusivamente per introdurre pesanti modifiche dello Stato sicuri che nessuno potra’ opporsi con referendum perche’ la Costituzione lo vieta per leggi finanziarie, si comincia a smantellare la struttura della scuola partendo dalla scuola primaria e imponendo il suo peggioramento con un decreto, firmato da una inesperta totale, un documento logorroico, ripetitivo, oscuro, scritto in un italiano pessimo e involuto, un vero faldone di oscenita’ letteraria, senza consultare nessuno specialista del settore, senza creare una commissione, senza confrontarsi con l’opposizione, senza predisporre alcuna precauzione. Si impone quel decreto col voto alla fiducia cosi’ da eliminare ogni possibile emendamento. E si fa in modo che l’opinione pubblica creda che la manovra consista solo nel decreto ignorando la finanziaria
Si prosegue dopo una settimana con atti analoghi che smantellano l’universita’ e cosi’ via.
Si ignora la protesta dell’intero paese.
E poi salta fuori una come Giulia che chiede candidamente cosa c’e’ che non va!!
..
La dichiarazione di Gasparri: “La piazza e’ stalinista”
Fantastico Gasparri, che sempre ci prende!
Nemmeno al Luna Prak ci sono tipi cosi’.
Ma la piu’ autobiografica fu: “Questo e’ un paese di cretini in malafede!” Che autoritratto finissimo! A volte la natura concede agli incapaci degli sprazzi di autoriconoscimento.
Mi sa che si diverte!
..
Annamaria FARINA
“(…) Visto da Roma, l’evento di ieri ha un particolare totalmente assurdo. Qualsiasi romano ieri sera, davanti a queste immagini in TV, se ha un minimo di presenza di spirito deve essersi sbellicato dalle risate. Perche’ nell’angolo che vedete, tra Piazza Navona e via Agonale, la presenza di un camioncino e’ plausibile quanto quella di un’astronave aliena. In quel luogo, zona pedonale da decenni, e’ assolutamente impossibile entrare con qualsivoglia veicolo nei giorni normali: auto, moto, motorino, si viene fermati dagli agenti e ricacciati indietro. Occorre fare anticamere di ore in Comune, tirar fuori euro sonanti, pregare in ginocchio per ottenere un permessino di 3 minuti al carico-scarico. Entrare cosi’, con un camion e’ del tutto improponibile. Ieri, poi, tutta la zona era completamente blindata, non si entrava neanche in triciclo a partire da Lungotevere e Corso Rinascimento (a 50 metri dall’angolo che vedete c’e’ il Senato). E’ uno sforzo sovrumano immaginare come un camion, pieno di giovini e di bastoni, sia potuto arrivare in quell’impossibile luogo e per giunta in un giorno caldo come quello di ieri. L’unica e’ che li abbiano fatti passare apposta, non c’e’ altra spiegazione. Quel camion li’ e’ un pugno in un occhio, suona da messinscena lontano un miglio, agli occhi di un romano appare istintivamente come una scenografia teatrale. (…)”

http://tinyurl.com/6angdp..

..
Luca c manda

Caschi, passamontagna e bastoni.
E quando passa Cossiga un anziano docente urla: “Contento ora?”
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona e’ stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti

CURZIO MALTESE

Aveva l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo de’ Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo de’ Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato e’ partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola e’ bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo e’ uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’universita’ di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’e’ un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’e’ gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? E’ un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, e’ angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massi’, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’e’ il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finche’ non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verita’, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “E’ contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedi’ scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le citta’. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta’ e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine si’”.
E’ quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto e’ memorabile: “Non li abbiamo notati”.
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Si’, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giu’ le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno ne’ caschi ne’ bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finira’ in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza piu’ una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello piu’ piccolo. “Mi sa che e’ finita, oggi e’ finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlera’ soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passera’ l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. E’ il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.

Vauro
Guerra dei numeri
Biancaneve e i 7 nani
2 per la questura
..
Berlusconi
Scandalosi
Scandalosamente tanti.
..
La Lega contraria alla distribuzione della Costituzione nelle scuole
E’ giusto, ci sono i bambini, e c’e’ il pericolo che ci credano.
..
La Gelmini non capisce.
Poverina, se non li avessimo eliminati, le daremmo un insegnante di sostegno.
..

http://www.masadaweb.org

1 commento »

  1. Abbiamo visto chi stava contro la Gelmini, una grandissima parte del paese, gli studenti, parte dei docenti, i ricercatori, le famiglie.
    Abbiamo visto chi stava dalla parte della Gelmini: 60 bastardi fascisti con le spranghe, coi loro amici poliziotti e altrettanti bastardi fascisti in parlamento che hanno avuto la faccia tosta di difendere questi e quelli.
    L’onda e il 60 sono due cose diverse.
    Ma i fascisti bastardi sono sempre gli stessi.

    Blog di questa sera è intitolato “I ragazzi della SilvioB”. Ogni altro commento è superfluo.

    Oggi c’era discussione sui fatti di Piazza Navona alla Camera. L’aula: deserta!
    Il Cielo li colpisca per la loro infamia!

    Vi ricordate quando Berlusconi indisse il suo convegno con dell’Utri per i giovani di Forza Italia al palasport di Firenze? E come modelli da seguire invitò Mambro e Fioravanti? E dell’Utri era indagato per collusione mafiosa e partecipazione alla strage di Capaci?

    Ma cosa altro vi serve?

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 31, 2008 @ 8:32 pm | Replica


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Gravatar
Logo WordPress.com

Please log in to WordPress.com to post a comment to your blog.

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Theme: Rubric. Blog su WordPress.com.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.