Nuovo Masada

ottobre 29, 2008

MASADA n. 814. 29-10-2008. Anima inseguita da ombre

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:21 am

Dati e sondaggi – Berlusconi in calo di consenso e di soldi – La scuola piu’ povera d’Europa – Studenti senza partito e senza paura – Bambini da spalmare – Il Cile e il liberismo – Italiani all’estero – Tel Aviv e il palazzo della pace

Come anima inseguita da ombre
Aspetto tremante che il sole torni

(Dal bellissimo film “Una giusta distanza”)

Non esiste ….che un padre non sia pronto a difendere i propri figli.
Paolo

Di Pietro in un comizio

L’unico facinoroso e’ Berlusconi: con migliaia di persone in piazza ha il dovere quanto meno di ascoltare e non di irridere ne’ insultare“.
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Dati di fatto

In Germania il 99% dei furti ha un colpevole che paga, in Italia il 99% e’ impunito.
Negli USA circa 11.000 evasori in 7 anni sono finiti in galera, in Italia nessuno.
I parlamentari italiani sono 1.000 e guadagnano mediamente 20.000 euro mensili netti tutti i mesi. Da poco si sono ri-aumentato lo stipendio di 1300 euro.
E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, e’ stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficolta’ nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela. Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche “ingannevoli”. I numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze e’ aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.
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Ci mancavano giusto i pomodori OGM anti-cancro!
Non riuscivamo a capire come mai Veronesi fosse a favore degli incineritori cancerogeni e degli OGM. Ora comincia a esser chiaro..
La sua fondazione e’ finanziata dai massimi costruttori di incineritori o produttori di inquinamento e non si sputa sulla mano che ti nutre.
E i pomodori geneticamente modificati li vuole produrre direttamente lui. E’ nell’affaire!
Si diceva che tira piu’ un pelo di fica di una mandria di buoi. Si dovrebbe dire che tira di piu’ un milione di business della salute di un intero popolo.
Qui e’ tutto mercato, anche il cancro, dal produttore al consumatore, circuiti malefici che si autoalimentano. Ti inquino, poi ti curo, e’ tutto un business!
Questo e’ un altro che se lo passano tra poli come una reliquia. Come De Gennaro!
La conclusione e’ amarissima: “Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perche’ non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti contro la democrazia tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica”. E il futuro appare fosco: “Ci siamo appena distratti, che gia’ un’altra norma ‘razziale’ impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso”.
Famiglia Cristiana.
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Sondaggi
Viviana

Ho visto solo sondaggi che chiedevano se si era d’accordo con il 5 in condotta o i voti numerici.
La gente ha risposto di si’.
Ma questo si’ e’ stato allargato al totale del decreto Gelmini.
Sono manipolazioni.
La gente e’ disinformata, poi la si interroga facendo bene attenzione a non informarla e i risultati sono bizzarri. Alla fine sembra che dica quel che non ha detto.
E’ come se ti mostrassi una torta marcia sopra un piatto e ti chiedessi se e’ giusto mettere un piatto sotto una torta e poi riferissi che eri d’accordo anche col marcio che c’era sopra.
Se avessero chiesto se era giusto tagliare 8 miliardi alla scuola pubblica, licenziare 137.000 persone, tagliare un anno alle superiori, tagliare due ore alle elementari, tagliare il tempo pieno, ridurre di un anno la scuola dell’obbligo, chiudere 3.600 scuole, tagliare la ricerca, credete che avrebbero di si’? Ma io queste domande non le ho lette in nessun sondaggio.
I giornali sono maligni, si fanno le pippe e riferiscono fischi per fiaschi, ovviamente per calcolo o servilismo.
Basta vedere i tg dove si continua a insistere sul diritto di studio o si fanno interviste cretine….
Voglio vedere a forza di difendere il diritto allo studio contro le manifestazioni di protesta dove vogliono arrivare.
Basta sentire Berlusconi che ripete che gli studenti sono pochi facinorosi di sinistra imbeccati da giornali di partito…
E nessuno che dice che invece i partiti non c’entrano e anzi ci sono anche persone di destra a protestare perche’ la scuola e’ di tutti.
Un’informazione idiota, falsa e cattiva.
E i partiti mentono come respirano.
Basta sentire Cota che giura che il tempo pieno non sara’ tolto o la Gelmini che dice che anzi sara’ aumentato, falsita’ simili andrebbero punite con la forca.
Ma la gente non sa fare due piu’ due e ha sempre creduto al potere.
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La scuola piu’ povera d’Europa

Ogni punto percentuale del PIl equivale a 12 miliardi di euro.
La spesa per la scuola in Italia e’ agli ultimi posti tra i paesi europei.
Dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)
Nel 2005 gli Stati hanno investito in scuola rispetto al loro PIL :

Italia 4,4
Francia 5,7
Portogallo 5,4
Norvegia 7,0
Polonia 5,5
Media OCSE 5,4

Per andare alla pari con la media europea il governo italiano doveva investire nella scuola almeno 12 miliardi di Euro in piu’. Invece tagliera’ per 8 miliardi. Dunque ci fara’ andare sotto di 20 miliardi di euro. E’ come ammazzare del tutto un ferito grave.
Rispetto all’intera spesa pubblica si spende per la scuola
in Italia il 9,3
Spagna 11
Irlanda 14
Messico 23
Corea 15
Nuova Zelanda 19,4
Stati Uniti 13,7
Repubblica Slovacca 19,5
La Media OCSE e’ 13,2

Siamo i peggiori. Ci dovremmo vergognare! E’ uno sputo in faccia alle giovani generazioni, a quanti vivono nella scuola, alla ricerca scientifica..
E in simili condizioni Berlusconi ha la faccia di ordinare altri tagli massicci? Quest’uomo odia il paese!
Si pensi quanti tagli piu’ intelligenti si potevano fare.
Per es.: abbiamo 107 Province che sono enti inutili che addirittura ostacolano la manutenzione di strade e scuole, interferedo con altri enti locali e paralizzandosi a vicenda, enti parassitari a fondo perduto. Ci costano 115 miliardi di euro. Perche’ Berlusconi non ha tagliato qui? Forse perche’ qui i partiti parcheggiano i loro clienti e nella scuola no?
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Costituzione

Art 33 della Costituzione:….”Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
Si puo’ essere contrari alla legge Berlinguer ma bisogna ricordare bene tutto cio’ che e’ successo in merito alla parita’ scolastica. La legge 62 /2000 del Ministro Berlinguer riconosceva alle scuole private paritarie di svolgere un servizio pubblico, ma non prevedeva finanziamenti in quanto tali, si limitava a confermare contributi per le scuole elementari parificate e materne non statali previste da leggi precedenti. E’ stata la legge finanziaria 2006 a introdurre il finanziamento alle scuole paritarie di tutti gli ordini e gradi indipendentemente dall’assolvimento di convenzioni o funzioni assistenziali.
Il decreto del 2007 del Ministro Fioroni riconosce alle scuole paritarie private di svolgere una funzione pubblica, al pari della scuola statale e prevede finanziamento a tutte le scuole paritarie, di ogni ordine e grado, che autocertifichino di non avere fini di lucro e cosi’ riconosce una parita’ che portera’ a finanziamenti crescenti verso il privato. Sulla linea tracciata da Fioroni, il Governo sta diminuendo risorse alla scuola statale per darle a quella privata.
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Donatella della Porta, docente di sociologia

“La vera novita’ di questa protesta e’ la base sociale. Ci sono studenti, professori, ricercatori e genitori. Una base sociale ampia, con generazioni diverse che danno a questa mobilitazione una ricchezza mai vista in passato.
I partiti sono tagliati fuori.
Di sicuro questo non e’ un movimento partiticizzato. I ragazzi stessi dicono a chiare lettere di non voler essere strumentalizzati o etichettati. Ed e’ un atteggiamento che testimonia un calo di fiducia nei partiti. Ma la politica c’e’, eccome. La si vede nel porre temi non corporativi, definendo l’oggetto della protesta in modo ampio: dalla scuola alla societa’.
I ragazzi che non vogliono un futuro senza certezze, gli insegnanti vedono a rischio il loro lavoro. E anche i docenti universitari: per loro la precarieta’ prende corpo nei tagli previsti e nello stop ai progetti di ricerca. Non a caso la protesta negli atenei e’ nata nelle facolta’ scientifiche.”
Questo e’ un movimento orientato verso la non violenza e la protesta creativa. E’ chiaro il tentativo di inventare forme di protesta nuove, nuovi slogan, nuove parole d’ordine. La fantasia al potere insomma.
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Fuori piove ma nulla sposta i diecimila studenti che assediano l’ingresso di Palazzo Madama. Giornata di tensione quella che segna la vigilia del voto sul dl Gelmini, e a 48 ore dalla manifestazione in programma il 30 a Roma. Le citta’ d’Italia sono tutte un corteo, una fiaccolata, un sit in di protesta. Si organizzano pullman e treni per giovedi’, i sindacati annunciano che sara’ “una giornata storica per la scuola italiana”. Il decreto Gelmini si avvia verso l’approvazione, domattina a partire dalle 9. Berlusconi, “sereno”, dice che “non si puo’ mentire per sempre” e ribadisce: “La riforma e’ sacrosanta”.(repubblica)
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Ne’ rossi ne’ neri, solo liberi pensieri
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A Roma oggi sette cortei che hanno attraversato la citta’ nonostante la pioggia. Con loro anche genitori, sotto il ministero dell’Istruzione, alcuni vestiti da Re Magi per portare in “dono” alla Gelmini quindicimila firme contro il decreto.
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Per vedere l’ultimo Ballaro’
www.ballaro.rai.it
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Edoardo

In quale stato democratico un popolo scende in piazza un giorno si’ e l’altro pure?
Si protesta contro un decreto legge del governo, e questo non prende minimamente in considerazione l’ipotesi di analizzare tale protesta ma etichetta il popolo come ebete e rincitrullito dalla bugiarda opposizione…?
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…in piazza, per la prima volta, sinistra e destra si mescolano. Segno evidente che la norma di legge scontenta anche l’elettorato del Pdl e che la preoccupazione sul futuro dell’istruzione e della ricerca, quando si volge lo sguardo fuori dai palazzi e all’interno della scuola, non ha colore politico.
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Ma perche’ i sindacati hanno indetto uno sciopero della scuola il 30 quando il decreto sara’ approvato il 29?
Ma davvero era questo il primo giorno utile?
C.R.
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Comunicato La sapienza
NOI NON ABBIAMO PAURA!

Dopo le minacce di Berlusconi respingeremo anche le infiltrazioni neo-fasciste
In queste settimane in tutta Italia, nelle scuole e nelle universita’, un nuovo movimento sta dilagando. Un’onda anomala che e’ impossibile ricondurre ai vecchi schemi della rappresentanza politica e che mette al centro una composizione del tutto nuova, che esprime bisogni e desideri molteplici e che rifiuta l’attuale modello di gestione economica fatto di precarieta’ e di dismissione della formazione pubblica. Un movimento irrapresentabile e non strumentalizzabile.
Di fronte a questa forza e gioia collettiva i tentativi di bloccarci sono stati molteplici. In un primo momento la minaccia dell’uso della polizia contro le occupazioni di scuole ed universita’ poi ritrattata dal Presidente del Consiglio Berlusconi. Ora, da qualche giorno, stiamo assistendo ad un altro tentativo di provocazione, amplificato da alcune testate giornalistiche e televisive. Alcune organizzazioni di estrema destra, estranee ai linguaggi ed alle pratiche del movimento, che si richiamano ad ideologie del passato e che si ispirano esplicitamente a valori incostituzionali come il fascismo ed il razzismo, stanno provando ad infiltrarsi all’interno dei cortei e delle occupazioni.
Utilizziamo questo termini, infiltrazione, perche’ si tratta di una minoranza identitaria ed ideologica estranea al movimento, che ha due obiettivi precisi: provocare spaccature interne e tentare di ricondurre un movimento irrapresentabile al vecchio schema destra-sinistra, a cui poi segue la retorica degli opposti estremismi. Vorremmo precisare, contrariamente a quanto riportato oggi da alcuni quotidiani, che ieri alla Sapienza non e’ avvenuta alcuna aggressione nei confronti degli attivisti di Azione Universitaria.
Ribadiamo che noi non abbiamo paura, ne’ dall’utilizzo della forza pubblica da parte del governo, ne’ delle violenze perpetrate da gruppi neo-fascisti, che abbiamo gia’ visto in azione la scorsa estate, alla Sapienza, quando avvenne l’aggressione da parte di Forza nuova a danni di alcuni studenti. Come in quell’occasione, continueremo a respingere ogni forma di provocazione con le pratiche intelligenti e determinate che ci appartengono.
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Avvisi ai naviganti
Paolo De Gregori

Cari studenti,voi che vi ribellate alla strisciante demolizione della scuola pubblica, cercate di tenere conto della esperienza di chi queste cose gia’ le ha vissute e non vi fate fregare.

-prima cosa, autogestitevi in prima persona il movimento e non permettete a partiti, sindacati, o estranei di parlare a nome vostro
-sappiate che ogni movimento viene immediatamente infiltrato da poliziotti, carabinieri, elementi di parte avversa, servizi segreti, che, oltre a fare la spia, spingono verso forme di violenza che il governo non vede l’ora di reprimere (ricordare i fatti di Genova)
-ricordatevi che dietro la strategia governativa di ridimensionare la scuola pubblica vi e’ la martellante richiesta da parte del Vaticano di dare piu’ spazio e soldi alle scuole cattoliche e in genere a quelle private, per arrivare ad una situazione simile a quella degli USA dove le scuole pubbliche sono parcheggi riservati alle classi subalterne, senza qualita’ e con insegnanti demotivati, e tutte le altre sono private, costose, con grande eccellenza didattica e di mezzi, fino alle universita’, quelle TUTTE private e cosi’ costose da essere vietate ai poveri. L’esclusione delle classi subalterne dal potere viene pianificata nella scuola, e in Italia si vuole copiare il modello anglofono
-tenete conto che il vostro sapere, anche il piu’ brillante e di eccellenza,sara’ offerto a una societa’, quella capitalista, che tratta gli esseri umani senza tener conto della loro salute, fisica e mentale, li sfrutta e li spreme come limoni e li getta via quando non gli servono piu’, ricattandoli precarizzandoli, in una profondissima divisione di classe.

Questa societa’, nella quale tutti voi aspirate di lavorare e produrre, e’ immersa in una profonda crisi, originata da luridi truffatori, travestiti da banchieri, che hanno infettato il mondo con i loro titoli tossici, ci hanno guadagnato somme colossali (che hanno gia’ fatto sparire), e pretendono anche che questa crisi sia pagata dai soldi pubblici, quelli che dovrebbero servire alla scuola o alla sanita’.
Non solo, ma il modello di sviluppo voluto e realizzato dalla classe capitalista oggi smascherato e fallimentare, sta generando una crisi ancora piu’ grave, che si sommera’ a quella finanziaria, e si tratta del collasso ambientale, a totale responsabilita’ di chi considera la nostra madre terra una discarica di fumi e rifiuti tossici, che i suddetti padroni preferiscono affidare alla mafia per risparmiare sul loro corretto smaltimento.
Chiunque voglia avere un futuro DEVE fare i conti con queste crisi, che non sono cicliche, ma strutturali, e rivelano la necessita’ assoluta che l’economia sia guidata dalla politica (da una buona politica), e non come oggi dove le lobby multinazionali e i padroni dei media dettano legge.
Bisogna chiedere che non un solo euro pubblico sia buttato per sostenere le banche, perche’ esse sono complici dei capitalisti, sono compari. Chi ha spacciato titoli fasulli ne deve rispondere fino al fallimento e i suoi responsabili vanno processati. Risulta intollerabile che chi ha sempre gridato ai 4 venti le virtu’ del “libero mercato” e spernacchiato ogni ruolo statale, oggi chieda alla mano pubblica di ripianare i fallimentari bilanci delle proprie truffe, magari tagliando i fondi destinati a scuola e sanita’.
Naturalmente non immagino uno Stato gestore, ma regolatore dell’economia e faccio un esempio rispetto alla riconversione energetica: obbligare ogni nuova costruzione ad essere realizzata con criteri di autosufficienza energetica ed idrica, con pannelli fotovoltaici e recupero in cisterna sotterranea dell’acqua piovana, stesso obbligo per tutti i capannoni industriali. In pochi anni non si parlerebbe piu’ di fare centrali atomiche, perche’ il fabbisogno energetico sarebbe soddisfatto. Decisioni di un ministero per l’energia, non anarchia liberista
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Italiano di Firenze all’estero
Mariapia

Copio questa intervista:

L’altra sera stavo camminando per San Frediano quando incontro Francesco, un mio vecchio amico. Lo saluto un po’ formalmente, come si fa con persone che non vedono da diversi anni. Dopo i saluti e i “tutto bene” cioe’ quando eravamo gia’ in procinto di darci l’arrivederci, Francesco mi dice che adesso vive ad Edimburgo. Rimango sorpresa, non mi sembrava il tipo di ragazzo che lascia il belpaese, e colgo la palla al balzo per chiedergli un’intervista per la mia rubrica.

Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?
“Tante, troppe cose. Era il 2003, avevo 25 anni e lavoravo gia’ da un po’ di tempo con mio padre al ristorante di famiglia; tuttavia avevo il progetto di aprire un piccolo bar tutto mio ed ho quindi cominciato a muovermi per realizzare il mio sogno. Tutto era pero’ troppo ostico e ho capito che rimanendo a Firenze non sarei andato da nessuna parte. Ho cosi’ cominciato a pensare di trasferirmi a Edimburgo perche’ ho sempre amato la Scozia, fin da quando la visitai per la prima volta a 9 anni. Inoltre la mia vita stava diventando monotona e piatta ed ero insoddisfatto dei miei rapporti interpersonali. Cosi’ decisi: sarei partito per Edimburgo, di punto in bianco e avrei provato la ad aprire il mio locale”

Come e’ stato l’inizio di questa nuova vita?
“Mi sono subito trovato bene. Edimburgo e’ deliziosa, ogni piccola stradina e’ caratteristica con i suoi giocolieri di strada; il castello che guarda la citta’ poi gli da’ un che di fiabesco. Per due anni ho lavorato come cameriere dopo di che, con i soldi guadagnati e con l’aiuto dei miei genitori, sono riuscito ad aprire un piccolo ristorante italiano nella zona di Leith”

Quali sono i pregi e i difetti degli scozzesi?
“Gli scozzesi sono generalmente gente amichevole, ospitale ma anche molto fiera delle proprie tradizioni; sono pragmatici e molto creativi allo stesso tempo. E’ anche vero che sono molto tirchi!! Pero’ questo e’ tipico piu’ nella Scozia provinciale e di campagna che di Edimburgo. Ovviamente non bisogna mai generalizzare e soprattutto in una citta’ come Edimburgo si trova tutto e il contrario di tutto”.

Pensi mai di tornare in Italia? E cosa cambieresti dell’Italia e della Scozia?
“Pensare ci penso, ma mai seriamente. Mi manca un po’ Firenze, ma a Edimburgo ho ormai molti amici, la fidanzata e un un’attivita’ commerciale che mi da’ molte soddisfazioni. Penso che rimarro’ per sempre su. Adesso sono tornato a Firenze per una capatina di tre giorni, giusto per salutare i miei e sento in giro che i problemi sono sempre i soliti. In Italia ci si lamenta molto di tutto ma si fa poco per risolvere i problemi. Dell’Italia cambierei in toto l’organizzazione del mondo del lavoro che penalizza enormemente i giovani e chi vuole fare impresa. Gli Scozzesi a differenza degli italiani si lamentano poco e lavorano molto, nonostante piova sempre si respira una grande allegria in giro. Ecco cosa cambierei di Edimburgo: il tempo!!”

Concludendo, puoi dirmi qualche curiosita’ riguardo Edimburgo e i suoi abitanti?
“Appena arrivato non parlavo bene l’ inglese e cosi’ prima di parlare con un tizio dissi: ‘Sorry for my english’ (scusa per il mio inglese ndr) e lui mi guardo’ in modo estremamente torvo. Gli scozzesi sono tremendi non vogliono neanche sentire la parola Inghilterra o inglese, sono parole tabu’ per loro. Il loro inglese infatti e’ fortemente dialettale. E non provate a parlargli di Scozia e Inghilterra come di uno stato solo altrimenti finirete all’ospedale!”. Francesco e’ stato estremamente loquace, lo saluto e mi rimetto in marcia.

In pochi anni questo giovane – di cui invio l’intervista – andando all’estero ha cambiato una vita insoddisfacente in una vita appagante, con accesso alle opportunita’ di piccola impresa che sono negate in Italia.
Noi siamo corporativisti, da centinaia di anni siamo fatti cosi’. Un taxista padre lascia la professione al figlio e via per generazioni.
Soffriamo di questa cancrena sociale costituita da caste e corporazioni che non trova rimedio, peggio della lebbra.
Per quanto riguarda la casta del taxisti si puo’ saltare la catena del taxi” di padre in figlio” dedicandosi all’autonoleggio che offre della aperture fuori dai canali ufficiali della “casta che castra” dei taxisti.
Le caste anziche’ sparire si stanno moltiplicando, non sara’ una degenerazione genetica?
Quando finiremo di tagliarceli in tutti i settori della vita economica italiana non si sa. Invece di aprirci ci piace chiuderci l’un l’altro nel gavagno (cesto per raccogliere le vipere).
Si, noi italiani ci leghiamo con le nostre mani, dal piu’ piccolo al piu’ grande pensando sempre e solo “al proprio particulare”, ma questa antica visione ci sta tagliando fuori dal nuovo spirito planetario che avanza.
Le radici identitarie vanno conservate, ma non fossilizzate.
Per essere sicuri di non venire fuori dalla fossilizzazione abbiamo votato il “jolly cavaliere che non siamo ancora stanchi di vedere”.
Stiamo facendo la muffa, stiamo implodendo dalla paura, siamo dei cagasotto, ma non sta bene dirlo e non lo si puo’ dire, non e’ elegante e non va scritto..
Avevamo piu’ coraggio quando eravamo morti di fame in quanto non avevamo niente da perdere.
Del resto e’ noto che noi italiani siamo “imbellicosi”.Bella questa elegante definizione linguistica del filosofo e antropologo Carlo Tullio Altan.
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Don Aldo manda:

Raniero La Valle
BAMBIMI DA SPALMARE

Per impedire a tutti i costi l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, la destra oltranzista americana ha cercato di far passare il candidato democratico per un musulmano amico dei terroristi, diffondendo tra l’altro 28 milioni di copie di un video che in tal modo lo colpisce. Esemplare e’ stata a questo proposito la replica di Colin Powell, l’ex segretario di Stato di Bush, che nel dichiarare il proprio appoggio ad Obama ha detto: «Mi da’ fastidio quello che dicono alcuni repubblicani: “Obama e’ musulmano”. E’ cristiano, lo e’ sempre stato. Ma la vera risposta sarebbe: e anche se fosse musulmano? Non c’e’ niente di male a esserlo, questa e’ l’America». Questa e’ l’America; ma ancora di piu’ si potrebbe dire: questo e’ il mondo moderno e civile.
Su Obama cominciano a nascere molte speranze. Un afro-americano alla presidenza degli Stati Uniti! Forse non cosi’ i padri fondatori, cristiani bianchi e puritani com’erano, si erano immaginati quella «citta’ sul monte» che avevano inteso costruire. Per Colin Powell, «sara’ un segnale che elettrizzera’ il mondo intero». Secondo gli osservatori piu’ intelligenti Obama cerchera’ di costruire questa nuova figura dell’America avvicinandosi all’Europa e tornando a incontrare la sua cultura magnanima e accogliente: non piu’ Guantanamo, non piu’ Abu Ghraib, non piu’ scontri di civilta’. Ma sarebbe una catastrofe se le parti si invertissero, e in questo ritorno gli Stati Uniti trovassero un’Europa matrigna, intollerante e razzista.
Proprio cosi’ sarebbe l’Italia se vi prendesse piede la cultura professata dalla sua attuale maggioranza di governo, quale si e’ espressa nella mozione per la discriminazione nelle scuole fatta approvare dalla Lega Nord. Molti altri guai si profilano per la scuola italiana, e contro una tale politica scolastica e’ in atto una mobilitazione in tutto il Paese, di cui non occorre qui ripetere le ragioni. Ma una cosa va notata: che per giustificare l’idea di separare i bambini stranieri o «spalmarli» in piu’ istituti, come dice l’on. Cota, al fine di preservare l’identita’ italiana, la Lega fa ricorso a una categoria identitaria – fatta di religione, cultura, lingua, usi, doveri, diritti e bandiera – che invece strenuamente nega nella sua politica generale, per giustificare il secessionismo in salsa federale e rivendicare la specificita’, padana e non italiana, delle popolazioni nordiste.
Ed e’ allora proprio alla Lega che va rivolta la domanda: ma di quale identita’ parlate quando pretendete che i bambini stranieri vi siano «integrati» per essere accolti? Forse che i bambini di lingua tedesca di Bolzano sono prima integrati nella cultura italiana? Forse che gli ebrei devono essere integrati nell’identita’ cristiana dell’Italia e dell’Europa, per poter essere considerati a pieno titolo cittadini italiani ed europei? Forse che il papa tedesco doveva farsi ribattezzare nel Tevere per fare il vescovo di Roma?
In realta’ cio’ che questa fazione pretende dagli stranieri in Italia non e’ l’integrazione, che armonizza i diversi, ma e’ l’omologazione che impone il modello dominante e cancella tutte le differenze. La definizione piu’ agghiacciante di questa ideologia c’era gia’ nel libro di Tremonti «La paura e la speranza»: «L’inclusione degli “altri” in Europa puo’ proseguire solo se gli “altri” cessano di essere “altri” e diventano “noi”». Gli altri devono «rinunciare alla propria identita’», noi dobbiamo imporre i nostri valori non perche’ debbano o possano «essere necessariamente valori universali», ma perche’ sono «definiti come tali da “noi” e per “noi”», e passano «necessariamente attraverso una “rivendicazione di potere”».
Qui si va oltre la scuola. Il libro di Tremonti scontava l’arrivo della crisi capitalistica globale (donde la «paura»), che poi effettivamente e’ sopraggiunta, non certo perche’ abbiamo perduto o non abbiamo difeso la nostra soggettivita’, ma perche’ ci hanno tradito i nostri denari e abbiamo perduto i nostri profitti. Ma cio’ che e’ veramente pauroso e’ che la risposta alla crisi sia l’arroccamento nelle propria presunta identita’ e nei propri particolari valori, per combattere contro tutti gli altri che non siano «noi» e che non diventino «noi».
Questa e’ l’ideologia da battere, se l’America e l’Europa insieme vogliono ancora essere strumenti di civilta’ nel mondo che viene.
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Il potere dei blog

Per anni si e’ discusso, con grandi polemiche, dei media che non tengono conto dei blog. Possiamo dire che in questi giorni i siti del movimento per la scuola sono diventati una agenzia per i giornali, una fonte, una delle fonti, attendibile, fresca, ricca di informazione e da guardare sempre per poter poi capire quello che succede in strada. La rete e’ diventata lo spazio della cronaca. E’ un salto dal quale sara’ difficile tornare indietro.

zambardino.blogautore.repubblica.it/2008/10/28/?ref=hpsbsx
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Pasquale manda
C’erano una volta i Chicago Boys
Alessandro Armato

Ricordate i Chicago boys? Erano un gruppo di economisti cileni, oppositori di Allende, formatisi all’Universita’ di Chicago e poi divenuti consulenti di Pinochet. Sono stati gli architetti del modello capitalista e competitivo imposto a punta di baionetta dalla Dittatura e poi, per tanti anni, additato come “faro di salvezza” per tutta l’America Latina dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale) e da una pletora di economisti cresciuti nel dogma del mercato.
Privatizzare le industrie pubbliche, smantellare lo stato sociale (favorendo la nascita di un sistema pensionistico e sanitario privato), attrarre capitale straniero, eliminare le barriere doganali, frenare l’inflazione: era questa la ricetta dei Chigago boys, contenuta in un piano conosciuto come El Ladrillo (il mattone), gia’ confezionato alcuni mesi prima del golpe dell’11 settembre 1973 e poi divenuto il programma economico della Dittatura.
Con l’attuazione del Ladrillo, il Cile e’ passato improvvisamente dallo statalismo estremo del governo di Unidad Popular all’anti-statalismo, altrettanto estremo, del regime pinochettista. Una svolta che, come viene ormai unanimemente riconosciuto, ha avuto come peccato originale quello «di non nascere pacificamente nel corso degli anni, di non sorgere dalla discussione e dal tira e molla della democrazia, ma di essere stata instaurata da una dittatura militare», come ha scritto Arturo Fontaine Talavera in Sobre el pecado original de la transformación capitalista chilena (Ed. Norma, Colombia, 1992).
Su tutta la vicenda grava l’ombra di Washington. E’ risaputo che il colpo di stato di Pinochet ha avuto una regia nordamericana: e’ stato preparato e attuato da alcuni settori della societa’ cilena in coordinazione con la Cia e il Dipartimento di stato Usa, allora retto dal premio Nobel per la pace (sic) Henry Kissinger. E’ plausibile, pertanto, che anche i Chicago boys abbiano agito in coordinazione con i guru dell’economia dell’Universita’ di Chicago, allora impegnati, assieme all’establishment statunitense, ad architettare un modello economico dinamico e vincente da contrapporre al grigiore e alla staticita’ dello statalismo socialista; un modello che, dopo il crollo del comunismo, sarebbe diventato la sostanza stessa della globalizzazione neoliberale.
Negli ultimi decenni, la Chicago School of Economics e’ stata la roccaforte del mercatismo, nonche’ la culla di alcune delle teorie piu’ pericolose della finanza, derivati inclusi. Ricoperta di premi Nobel per l’economia, l’Universita’ di Chicago e’ stato anche il think tank dove ha preso forma l’ideologia neoconservatrice che ha imperato con i presidenti della famiglia Bush. «Dal pensiero neoclassico di Friedrick von Hayek al monetarismo di Milton Friedman, alle aspettative razionali di Bob Lucas, alle ipotesi del mercato efficiente di Eugene Fama, fino a George Stiglitz e Gary Becker, e’ alla scuola di Chicago che si sono ispirati Margaret Thatcher e Ronald Reagan. E’ la’ che sono stati costruiti i pilastri del liberalismo e della deregolamentazione su cui ha poggiato, a partire dagli anni 80, il ciclo economico», ha scritto recentemente Mario Platero sul Sole 24 ore.
E’ nelle aule di Chicago che e’ stato concepito il «miracolo cileno», espressione coniata proprio da Milton Friedeman, che plaudeva apertamente alle riforme economiche neoliberali varate da Pinochet. L’economista doveva essere consapevole del fatto che il liberismo ideale poteva essere imposto solo con la forza, perche’ la popolazione non avrebbe mai accettato di spogliarsi volontariamente di ogni tutela statale. Quello cileno molto probabilmente e’ stato davvero un “esperimento”, come molti sostengono. L’idea era vedere se il modello funzionava, per riproporlo poi in giro per il mondo.
Fino a ieri il modello sembrava funzionare. Chi lo criticava, anche con argomentazioni di spessore, veniva considerato un passatista, un risentito o un fannullone. Ma non era tutto oro quello che luccicava e i nodi sono venuti al pettine. Le «magnifiche sorti e progressive» del neoliberismo e della finanza creativa si sono rivelate l’ennesima fallace illusione umana. La Grande Crisi che sta travolgendo il sistema finanziario internazionale, e che minaccia di tradursi in una severa depressione dalle conseguenze politiche e sociali incalcolabili, segna probabilmente la fine (almeno temporaneamente, perche’ prima o poi rialzera’ la testa) della religione del Dio-mercato, cosi’ appassionatamente predicata dagli economisti di Chicago.
Il massiccio e generalizzato intervento degli Stati per salvare le banche a corto di liquidita’ suggerisce che la scuola di Chicago e i suoi adepti, come i Chicago boys, verranno presto relegati nel passato. Molto probabilmente i suoi economisti finiranno sul banco degli imputati per aver incoraggiato gli eccessi che hanno portato alla catastrofe finanziaria dei nostri giorni; e c’e’ da aspettarsi un revival keynesiano, un ritorno alle politiche economiche degli anni Cinquanta, dove lo Stato aveva un ruolo importante. Segno dei tempi e’ il conferimento del Nobel per l’economia a Paul Krugman, il neokeynesiano piu’ appassionato e aggressivo del nostro tempo.
I primi segnali forti di rottura vengono proprio dall’America Latina, dove non ha mai smesso di esistere una tradizione antiliberista che mescola nazionalismo populismo e socialismo. Dall’8 all’11 ottobre si e’ tenuta a Caracas (Venezuela) la Conferencia Internacional de Economía Política: Respuestas del Sur a la Crisis Económica Mundial, cui hanno partecipato economisti ed esponenti di governo di diciassette Paesi in via di sviluppo, tra cui Venezuela, Ecuador, Cina e Corea del Sud. La linea emersa dall’incontro invita le nazioni ad “adottare delle misure di garanzia del benessere e dei diritti dei popoli… e a non ricorrere al salvataggio dei banchieri responsabili della crisi, cosi’ come accade in Europa e negli Stati Uniti”; si e’ parlato inoltre della “costruzione di una nuova architettura finanziaria internazionale”.
Si e’ chiesto, tra l’altro, che i governi riprendano il controllo dei rispettivi sistemi bancari nazionali e chiudano tutte le ramificazioni di banche nei paradisi fiscali; “prevengano le fughe di capitali” con “controlli immediati sui cambi” e sui movimenti di capitali; “considerino di sospendere i pagamenti del debito pubblico”; prendano della misure d’emergenza per assicurare “la sovranita’ energetica e alimentare” e difendano le popolazioni migranti che sono espulse dalle loro nazioni.
Pochi giorni dopo il termine della conferenza di Caracas, la presidente argentina Cristina Fernández ha lanciato un annuncio shock: sopprimera’ il sistema dei fondi pensione privati –uno dei cardini attorno cui e’ ruotata la deregulation in America Latina negli anni Novanta –per tornare alle pensioni statali obbligatorie, da integrare eventualmente, a discrezione dei singoli, con pensioni private.
Il sistema pensionistico privato argentino e’ un’eredita’ dell’era Menem. Vige dal 1994 e conta con 9,5 milioni di affiliati. Adesso il governo prendera’ in consegna i fondi dei lavoratori detenuti dalle entita’ che fino ad oggi li hanno amministrati. E’ gia’ pronto un progetto di legge con la riforma da sottoporre al parlamento. I maggiori sindacati – CGT, CTA – appoggiano l’iniziativa.
La ragione ufficiale di questa piccola rivoluzione e’ che la crisi finanziaria ha messo in crisi le entita’ che amministrano i fondi pensione argentini; questo pregiudica i futuri pensionati e pertanto lo Stato interviene. Sono molte pero’ le voci critiche che, data la sofferenza dei bilanci nazionali, vedono nell’iniziativa un disperato quanto opportunistico tentativo dello Stato di fare cassa per evitare una nuova insolvenza. Il tempo dei Chicago boys, comunque, sembra proprio finito.

www.gennarocarotenuto.it/4084-cerano-una-volta-i-chicago-boys/
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Tel Aviv: il palazzo della PACE
Paolo De Gregorio

L’architetto “progressista” Fuskas, la cui categoria detesto con tutte le forze, spunta come il prezzemolo in TV, e oggi l’ho visto inaugurare una sua creatura, il palazzo della Pace di Tel Aviv.
Degli architetti che ho conosciuto ricordo l’enorme narcisismo e la sopravvalutazione dell’estetica a scapito della funzionalita’, fino all’uso di materiali costosi e termodispersivi che rendono costosissime la gestione delle loro opere.
Per secoli le classi dominanti hanno, in maniera esclusiva, goduto del rapporto con le cose belle, la pittura, la musica, le case principesche, ma la storia ci dice che questa raffinata capacita’ di godere dell’arte e della bellezza non corrispondeva poi a sentimenti umani migliori visto lo sfruttamento esercitato sui sudditi e la crudelta’ nel reprimere sempre ogni rivolta.
Nello specifico dell’opera realizzata a Tel Aviv, qualunque coscienza di elementare democrazia si sarebbe sottratta al ruolo di dare ad Israele una volonta’ di PACE, difficile da attribuire a persone che hanno cacciato dalla propria patria tre milioni di palestinesi, con cui si esercitano al tiro al bersaglio quando e come vogliono, data la enorme superiorita’ di mezzi militari forniti dai loro complici americani.
Nel tempo libero, questi pacifisti israeliani, fanno prove di bombardamento dei siti nucleari iraniani, che sono i cattivi che vogliono la bomba, mentre i buoni israeliani gia’ ne hanno centinaia con cui minacciano pesantemente i propri vicini.
Purtroppo l’unica Pace possibile e’ proprio quello del terrore, ossia che si stabilisca un equilibrio militare per cui nessuno muoverebbe guerre alla leggera, visto che il prezzo da pagare sarebbe molto grande.
Gia’ la resistenza Hezbollah in Libano, per la prima volta con qualche arma che non fossero le pietre, ha dato l’idea che per Israele non ci saranno piu’ passeggiate di salute come nel passato.
Per arrivare alla PACE non servono costosi palazzi celebrativi, serve solo rimuovere le cause dei conflitti. Riconoscere per prima cosa il diritto dei palestinesi di avere uno Stato, che e’ l’unica condizione perche’ anche Israele possa vantare lo stesso diritto, che oggi invece e’ solo una prepotenza.
Questi architetti, che si pavoneggiano con le loro inutili opere, parlano di PACE, ma in fondo gli sta bene il mondo come e’ oggi, a misura dei piu’ ricchi e piu’ armati.
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Logiche liberiste
Paolo De Gregorio

Trovati in pochi giorni negli USA 700 miliardi di dollari per finanziare i mascalzoni che hanno progettato e realizzato le truffe finanziarie. Si premiano i delinquenti in nome della continuita’ del capitalismo che ha i compari dentro le banche.
Per la crisi ambientale, anche essa provocata dallo stesso modello criminale di profitto, guerre, consumismo, rifiuti tossici, discariche, inceneritori, sprechi, non c’e’ un euro, anche se migliaia di scienziati da anni avvertono che la crisi ambientale prossima ventura provochera’ disastri enormi e irreversibili per almeno 30 anni.
Si continua una guerra, quella in Iraq, per rubare il petrolio a questo paese, guerra costata gia’ 3.000 miliardi di dollari, un milione di morti, centinaia di migliaia di invalidi, con lo scopo di disporre di piu’ petrolio da bruciare e quindi di accelerare l’arrivo della crisi ambientale.
Il capitalismo, nella sua sembianza piu’ evoluta, quella americana, e’ cosi’ ottuso da spendere somme enormi per accelerare la corsa verso la crisi ambientale ormai prossima, anziche’ spendere le stesse somme per uscire dall’uso dei combustibili fossili, somme adeguate a riconvertire in 10 anni tutto il sistema energetico (escluso il nucleare) e lasciare per sempre il petrolio sotto terra.
Non e’ piu’ possibile offrire fiducia politica al liberismo irresponsabile che ha trasformato il mondo in un formicaio impazzito dove le merci, per lo piu’ inutili, viaggiano freneticamente dove lo richiede il mercato, inquinando in modo intollerabile con navi, aerei, tir, mentre aumentano gli affamati, la siccita’, gli eventi naturali estremi, la crisi del settore della pesca, dei cereali, dell’acqua potabile.
Qui e ora c’e’ bisogno di una strategia di medio periodo (10 anni), in cui si tagliano tutte le spese militari a favore della riconversione energetica di ogni paese con energie rinnovabili, si blocchi la deforestazione con il divieto di importazione di legname non coltivato, si capisca finalmente che la ricchezza di un paese non e’ avere molti abitanti (le famose culle vuote della destra e del Vaticano), ma la ricchezza e il benessere dipendono dal rapporto tra territorio e numero di abitanti e le cose devono essere in equilibrio. La sostenibilita’ ambientale di un territorio si misura dal fatto che riesce a dare da mangiare a tutti i suoi abitanti senza dipendere da nessuno e altresi’ produce l’energia sufficiente per vivere e lavorare.
Qui in Italia, la vera espressione dell’ottusita’ verso la prossima crisi ambientale, e per questo enormemente nociva, e’ la presenza di un governo Berlusconi, che in Europa blocca gli obblighi comunitari di diminuire le emissioni ad effetto serra del 20%, e va cercando alleati, anzi complici, per questa follia, diventando il maggior fattore di nocivita’, da cacciare quanto prima.
Il proposito di Obama, se fosse eletto, e’ quello di spendere ogni anno 15 miliardi di dollari per le energie alternative, cifra ridicola rispetto ai circa 600 miliardi di dollari spesi ogni anno dagli Usa per l’apparato militare.
Cosi’ vince l’ottusita’, e di fatto si ferma il progresso evolutivo della specie umana, che dovrebbe seguire la scienza, la razionalita’, e correggere le evidenze di una crisi di sistema
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Perdite Mediaset
Roberto

Autunno nero per la pubblicita’. Vanno in rosso i giornali, va in rosso la tv. E per le tv di Berlusconi, si sussurra, e’ profondo rosso. Conti alla mano: la Rai – se la crisi di spot perdura – secondo i calcoli della Sipra, la sua concessionaria, perdera’ almeno 40 milioni di euro.
Mediaset, che ormai vende spot a prezzi stracciati e ha anche problemi d’ascolto, rischia di rimetterci almeno il doppio di questa cifra. E cosi’ quella frase buttata la’ da Berlusconi venerdi’ scorso alla cena con gli industriali («Mi domando come facciate a dare pubblicita’ alla Rai, che trasmette programmi da cui si diffondono panico e sfiducia»), e mai smentita, non sembra tanto l’appello del politico contro la tv pubblica che non sta “in riga”, ma il disperato tentativo da imbonitore di rosicchiare qualche spot in piu’ alla concorrenza.

Come potete ben vedere quando si “consigliano” gli industriali a non fare piu’ pubblicita’ sulle reti rai il nano lo dice per interesse generale o per il suo tornaconto????
La pubblicita’ e’ un’arma, tutti lo sanno pero’ nessuno ha il coraggio di denunciare, le agenzie che controllano i flussi pubblicitari, controllano anche la liberta’ dei beneficiari delle fette pubblicitarie.
Una quindicina di giorni fa avevo fatto un post dove riflettevo sulla crisi e piu’ in generale sulla crisi pubblicitaria e mi chiedevo; essendoci meno risorse ed essendo che Mediaset vive di pubblicita’ di stare attenti agli aiuti di stato anche per le televisioni.
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La Tuscia manifesta
Doriana Goracci

Di straordinario e’ che sono usciti…dalle aule, sono in piazza a Viterbo e senza sole. La cronaca della protesta degli studenti viterbesi, e’ di un giornale online, “di parte”, che piu’ di parte non si puo’ ma che non ha potuto fare a meno di registrare e fotografare: una sua “spalla” on line, prontamente titola- GLI STUDENTI PROTESTANO CONTRO IL DECRETO GELMINI: IDEE CONFUSE E POCA INFORMAZIONE – Ieri dominava-MANIFESTAZIONE STUDENTESCA CONTRO LA LEGGE 133: PREVISTI FORTI DISAGI ALLA VIABILITA’ che mi ricorda Altra Stampa Nazionale, che senza dire chi e perche’, consigliava, in altri tempi, percorsi alternativi e disagi alla cittadinanza: Repubblica in testa. L’indegna opera di disinformazione, continua con il tg Rai 3 del Lazio, appena trasmesso la cui annunciatrice prima dell’eccezionale inviato Fausto Pace, corrispondente del TG3 Regione, premiato a Capranica il 18 ottobre per il giornalismo, dice che ci sono stati disagi per la viabilita’, come quelli annunciati ieri. Ma non basta, si chiude il servizio con panoramiche del corteo e con un’intervista ad un bel ragazzotto con le idee chiare, lui si, figlio di mamma, che in incerto italiano dichiara che lui non e’ andato alla manifestazione, perche’ lui non protesta, studia e vuole pensare al futuro… Ma vediamo “cosa si cerca di far passare”… Continua ad essere in evidenza la “protesta modello, che dimostra l’attaccamento di studenti e professori alla scuola con l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia, Aldo Fabbrini, che ha fatto visita domenica ai ragazzi del liceo statale classico – linguistico “Mariano Buratti” di Viterbo, che hanno deciso di portare avanti un progetto complementare alle normali lezioni, per dire no alla riforma Gelmini, con il Presidio dell’istituto nelle ore pomeridiane fino alle 19 e ieri, giorno di festa (domenica ndr), con lezioni aggiuntive gratuite e laboratori gestiti dagli studenti. Proprio ieri – continua Fabbrini – sono andato a trovarli e cio’ che ho visto e’ l’esatto contrario del messaggio che qualcuno sta cercando di far passare. Non solo infatti non viene impedito ad alcuno di seguire le normali lezioni, ma ce ne sono di altre in orari in cui di solito chi lavora sta a casa e chi va a scuola si prende una pausa. Insomma, il dissenso stavolta e’ tutto fuorche’ la classica scusa per marinare la scuola, Esprimo grande compiacimento per l’iniziativa – conclude Fabbrini – e per l’appoggio dei professori e della preside Agata Severi a questa forma di protesta”. Cosi’ il testo della Provincia di Viterbo, a cui ha fatto eco la stampa, reiterando il tutto. Ottima ricetta di Disinformazione, oltretutto a carico dei contribuenti dell’Informazione Pubblica, che vanta Pari Opportunita’. Ma fatemi il piacere, andatevi a far marinare…
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Tra le maestre imitate ovunque
Berlusconi ha fatto male i conti
CURZIO MALTESE

A New York sono sorte negli ultimi dieci anni scuole materne ed elementari che copiano quelle emiliane perfino negli arredi. Via i banchi, le classi prendono l’aria delle fattorie reggiane che ispirarono Loris Malaguzzi, con i bambini impegnati a impastare dolci sui tavolacci di legno, le foglie appese alle finestre per imparare a conoscere i nomi delle piante.
Si chiama “Reggio approach”, un metodo studiato in tutto il mondo, dall’Emilia al West, con associazioni dal Canada all’Australia alla Svezia.
Se la scuola elementare italiana e’, dati Ocse, la prima d’Europa, l’emiliana e’ la prima del mondo, celebrata in centinaia di grandi reportage, non soltanto la famosa copertina di Newsweek del ’91 o quello del New York Times un anno fa, e poi documentari, saggi, tesi di laurea, premi internazionali. Non stupisce che proprio dalle aule del “modello emiliano”, quelle doc fra Reggio e Bologna, sia nata la rivolta della scuola italiana. La storia dell’Emilia rossa c’entra poco.
A Bologna di rosso sono rimaste le mura, tira forte vento di destra e sul voto di primavera incombono i litigi a sinistra e l’ombra del ritorno di Guazzaloca. “C’entra un calcolo sbagliato della destra, che poi fu lo stesso errore dell’articolo 18″, mi spiega Sergio Cofferati, ancora per poco sindaco. “Il non capire che quando la gente conosce una materia, perche’ la vive sulla propria pelle tutti i giorni, allora non bastano le televisioni, le favole, gli slogan, il rovesciamento della realta’. Le madri, i padri, sanno come lavorano le maestre. E se gli racconti che sono lazzarone, mangiapane a tradimento, si sentono presi in giro e finisce che s’incazzano”.
Che maestre e maestri emiliani siano in gamba non lo testimonia soltanto un malloppo alto cosi’ di classifiche d’eccellenza, o la decennale ripresa della natalita’ a Bologna, unica fra le grandi citta’ italiane e nonostante le mamme bolognesi siano le piu’ occupate d’Italia. Ma anche il modo straordinario in cui sono riusciti in poche settimane a organizzare un movimento di protesta di massa.
Stasera in Piazza Maggiore, alla fiaccolata per bloccare l’approvazione dei decreti sulla scuola, sono attese decine di migliaia di persone. “E’ il frutto di un lavoro preparato con centinaia di assemblee e cominciato gia’ a meta’ settembre, da soli, senza l’appoggio di partiti o sindacati che non si erano neppure accorti della gravita’ del decreto”, dice Giovanni Cocchi, maestro.
Il 15 ottobre Bologna e provincia si sono illuminate per la notte bianca di protesta che ha coinvolto 15 mila persone, dai 37 genitori della frazione montana di Tole’, ai tremila di Casalecchio, ai quindicimila per le strade di Bologna. Genitori, insegnanti, bambini hanno invaso la notte bolognese, ormai desertificata dalle paure, con bande musicali, artisti di strada, clown, maghi, fiaccole, biscotti fatti a scuola e lenzuoli da fantasmini, il logo inventato dai bimbi per l’occasione. Ci sarebbe voluto un grande regista dell’infanzia, un Truffaut, un Cantet o Nicholas Philibert, per raccontarne la meraviglia e l’emozione. C’erano invece i giornalisti gendarmi di Rai e Mediaset, a gufare per l’incidente che non e’ arrivato.
Perche’ stavolta la caccia al capro espiatorio non ha funzionato? Me lo spiega la giovane madre di tre bambini, Valeria de Vincenzi: “Non hanno calcolato che quando un provvedimento tocca i tuoi figli, uno i decreti li legge con attenzione. Io ormai lo so a memoria. C’e’ scritto maestro “unico” e non “prevalente”. C’e’ scritto “24 ore”, che significa fine del tempo pieno. Non c’e’ nulla invece a proposito di grembiulini e bullismo”.
Il fatto sara’ anche che le famiglie vogliono bene ai maestri, li stimano. Fossero stati altri dipendenti statali, non si sarebbe mosso quasi nessuno. Marzia Mascagni, un’altra maestra dei comitati: “La scuola elementare e’ migliore della societa’ che c’e’ intorno e le famiglie lo sanno. Con o senza grembiule, i bambini si sentono uguali, senza differenze di colore, nazionalita’, ceto sociale. La scuola elementare e’ oggi uno dei luoghi dove si mantengono vivi valori di tolleranza che altrove sono minacciati di estinzione, travolti dalla paura del diverso”.
Come darle torto? Ci volevano i maestri elementari per far vergognare gli italiani davanti all’ennesimo provvedimento razzista, l’apartheid delle classi differenziate per i figli d’immigrati. Rifiutato da tutti, nei sondaggi, anche da chi era sfavorevole alla schedatura dei bimbi rom. “Certo che il problema esiste”, mi dicono alla scuola “Mario Longhena”, un vanto cittadino, dove e’ nato il tempo pieno “ma bastava non tagliare i maestri aggiuntivi d’italiano”.
E se domani il decreto passa comunque, nel nome del decisionismo a tutti i costi? “Noi andiamo avanti lo stesso”, risponde il maestro Mirko Pieralisi. “Andiamo avanti perche’ indietro non si puo’. Non vogliono le famiglie, piu’ ancora di noi maestri. Ma a chi la vogliono raccontare che le elementari di una volta erano migliori? Era la scuola criticata da Don Milani, quella che perdeva per strada il quaranta per cento dei bambini, quella dell’Italia analfabeta, recuperata in tv dal “Non e’ mai troppo tardi” del maestro Manzi”.
Ve lo ricordate il maestro Alberto Manzi? Un grande maestro, una grande persona. Negli anni Sessanta fu calcolato che un milione e mezzo d’italiani sia riuscito a prendere la licenza elementare grazie al suo programma. Poi torno’ a fare il maestro, allora con la tv non si facevano i soldi. Nell’81 fu sospeso dal ministero per essersi rifiutato di ritornare al voto. Aveva sostituito i voti con un timbro: “Fa quel che puo’, quel che non puo’ non fa”. E’ morto dieci anni fa. Altrimenti, sarebbe stasera a Piazza Maggiore.
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ILVA
Edy

TARANTO: BATTAGLIA SUI VELENI DELL’ILVA
Sul loro tavolo c’ era il futuro del piu’ grande stabilimento siderurgico d’ Europa, l’ Ilva di Taranto. E la salute di centinaia di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedere o meno alla fabbrica l’ Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una carta necessaria per la prosecuzione dell’ attivita’. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia.

Continua su :ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/26/taranto-battaglia-sui-veleni-dell-ilva.html
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Non lo fermano i cali

Al 26 di ottobre i sondaggi Mannheimer danno in calo Berlusconi ma non danno in rimonta Veltroni.
Il Pdl perde consensi per come gestisce male le manifestazioni della scuola contro il decreto Gelmini e per l’incapacita’ assoluta di reazione alla crisi finanziaria.
A settembre Berlusconi godeva del 60% di consensi oggi e’ sceso bruscamente al 40%. La cocciutaggine sul decreto Gelmini gli costa un brusco calo. E’ molto pericolosa attaccare le famiglie italiane sui figli. Possono svegliarsi di colpo dal coma e cominciare a pensare.
Il Pd pero’ non coglie l’occasione per rafforzarsi (i soliti pirla). Gli italiani non perdonano allo scarso Veltroni di non fare l’opposizione dura promessa e di mettersi per di piu’ contro Di Pietro che invece e’ tempista e fa un’opposizione netta e chiara facebdosi portavoce delle richieste della gente (pero’ manca la sua voce sulla scuola. Purtroppo im passato ha difeso la scuola privata, e ora?).
In questo momento Veltroni ha perso il consenso di 2/3 dei suoi elettori. Gli elettori ci sono e in piazza si sono visti. Ma lo scontento rimane.
Berlusconi si e’ incaponito e ripete che sulla scuola non si tratta e che il decreto Gelmini sara’ presentato al Senato senza la minima variazione. Questo non piace affatto e viene considerato molto male.
Si continua anche con le menzogne. Cota ripete come un automa che non andra’ perduto un solo posto di lavoro, quando solo a Bologna la Cisl ha calcolato che se ne perderanno 700. Quando poi cominceranno a chiudere le piccole scuole o sparira’ il tempo pieno la gente sara’ furiosa.
Continueranno cosi’ entrambi, errore su errore? Berlusconi si e’ messo contro anche Famiglia cristiana. Sul decreto Gelmini gli italiani si sono parecchio arrabbiati. L’87% di loro lo rifiuta. Si puo’ considerarsi democratici imponendo qualcosa che e’ rifiutato dall’87%?
Ma si rifiuta anche il comportamento fiacco e di scarso contrasto di Veltroni.
Impareranno qualcosa dai loro errori?
Qui o si sveglia qualcuno o si muore.
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RIDIAMARO : – )
CATENE DI PREGHIERA

Dalle dolci colline umbre si leva forte la voce “spirituale” dei docenti di Assisi che vi invitano a formare catene di preghiera in tutta Italia. AFFINCHE’ SI CONVINCA CHE E’ PIU’ ADATTA A FARE ALTRO PREGHIAMO PER LEI!!!!

Inviato da MAESTREINLOTTA UMBRIA
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Giuseppe Esposito

Il futuro ci attende a braccia conserte.
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Iniziamo a sopravvivere OGGI.
Per domani ci stiamo organizzando !
Edy
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Omar Simpson impazziva quando gli si guastava la tv… cosi’ matt groening, l’autore, ha voluto rappresentare l’uomo moderno; un egocentrico individualista teledipendente
Franco Muzzi
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C’e’ chi nasconde i fatti anche a se stesso perche’ ha paura di dover cambiare opinione.
Marco Travaglio
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Luca Popper
Consumate i pomodori OGM anticancro: Garantisce Veronesi!
Non dimenticate di fare il vaccino per il papilloma virus, che vi preservera’ dal carcinoma alla cervice!
Ricordate anche di comprare casa vicino a un inceneritore. Se non fa male, non puo’ essere che salutare!
Chissa’ come avra’ fatto a sopravvivere nel passato l’umanita’, senza tutto questo meraviglioso progresso…
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Ormai non la chiamano piu’ Maria Stella Gelmini. Passera’ ai posteri come Maria Star Egi’da.
Chi di egi’da colpisce…
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Berlusconi e il suo autista al ritorno da una convention del Pdl, per abbreviare il percorso scelgono di tagliare passando un per una stradina di campagna.
All’improvviso esce dalla boscaglia una maiale, l’autista non fa in tempo ad evitarlo e lo investe uccidendolo sul colpo.
L’autista chiede al principale cosa fare, sulla strada non ci sono che loro ed e’ propenso a scappare lasciandolo li.
Silvio, da magnanimo qual’e’, gli dice di andare nella fattoria che si intravede perche’ li ci saranno sicuramente i proprietari del povero animale.
L’autista si incammina ed entra nella fattoria.
Silvio attende, 15 min, 30 min, 45 min, un ora.. e l’autista ancora non si vede. Fa per scendere quando da lontano lo vede camminare con difficolta’ e carico di prosciutti salami e ogni ben di dio…
Notando il suo dipendente visibilmente ubriaco chiede perentorio:
“Ma cribbio cosa fai? Dove vai ubriaco e carico di tutta quella roba?”
“Cavaliere, io sono entrato -hic- e ho solo detto: salve sono l’autista personale di Berlusconi, l’ho ucciso io quel porco…. “
..
“E’ meglio la peggiore delle democrazie che la migliore di tutte le dittature.”
Pertini

Mi manca tanto, lui avrebbe saputo deve mettergli la pipa. ,-(
Uno dei tanti
..
EXIDOR

Un nano che parla di crescita.
Un Papa che parla di poverta’.
Una ministra dell’Istruzione che non sa un cazzo.
Banche che chiedono finanziamenti alle famiglie.
Giudici inquisiti da delinquenti.
Facciamo cosi’:
affidiamo gli asili a Erode
e la presidenza dell’Avis al Conte Dracula
che completiamo l’album.
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Mario Angelino
Berlusconi ha definito Mangano un eroe ed e’ stato eletto presidente del consiglio.
Non e’ Cossiga a farmi paura, sono 30 milioni di miei connazionali a terrorizzarmi!
..

http://www.masadaweb.org

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