
Il mondo della scuola insorge – Circo Massimo il giorno dopo
“In questo momento storico, con un governo che sta aggravando la situazione del Paese piu’ di quanto non stia gia facendo la congiuntura internazionale degli eventi, fare opposizione non puo’ essere una scelta, ma un preciso ed urgente dovere morale.”
Di Pietro
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.. e l’onda si forma, gonfia, sale, frange, schiuma
scintilla
aduna le ribollenti energie marine
trasforma la mareggiata inerte in vita
sovrumana
sfida ed esulta nel fragore che canta
ed esalta
si slancia intrepida e gigantesca a sfidare
il sole
Viviana
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“La vostra crisi non la paghiamo”
(slogan)
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Materiale tratto prevalentemente da bellaciao.org
Milano, la lezione di piazza Duomo dove l’Onda reinventa la protesta
Curzio Maltese
Ieri mattina, mentre i capannelli di anziani discutevano se aveva piu’ ragione il Feltri a scrivere che la polizia doveva “manganellare gli studenti nelle parti molli”, oppure il Cossiga a volerli “mandare tutti all’ospedale, senza pieta’”, si sono presentati i ragazzi dell’Onda milanese con i banchetti per tenere le lezioni in piazza. La prima, bellissima, del professor Roberto Escobar, filosofo della politica e raffinato recensore della pagina culturale del Sole 24 Ore, sul tema attualissimo: “Paure e controllo sociale”. I capannelli si sono ritratti schifati. “Occhio, sono quelli la’, i balordi del Leoncavallo”.
Il Leoncavallo era un famoso centro sociale degli anni Settanta, rimasto da allora un mito piu’ per la dx che per la sx. Nessuno ha trovato ancora il coraggio di comunicare ai pensionati di piazza del Duomo, ai consiglieri di An in giunta, a B stesso e alle redazioni di Libero e Giornale che purtroppo il Leoncavallo, sentina di tutti i mali, covo di comunisti drogati, non esiste piu’ da anni. L’hanno deportato a Greco ed e’ ridotto a un locale di reduci. I ventenni di oggi semmai si trovano al centro sociale Il Cantiere, in via Monterosa, o in quelli della Bicocca. Comunque Roberto Escobar non ha proprio l’aria dell’agitatore rosso, in piu’ non parla in professorese e ha un bel senso dell’umorismo, quindi alla fine qualche benpensante si e’ staccato dal gruppo, con passo timido, verso l’adunata di sovversivi.
C’e’ un’astuzia da guerriglieri mediatici degli studenti milanesi, pochi e accerchiati nella roccaforte del Cavaliere, che meriterebbe di essere studiata dall’opposizione, dalla sx. Se a Milano la sx non si fosse estinta da tempo. “Saremo imprevedibili”, avevano promesso e hanno mantenuto. Il rapporto di studenti mobilitati, rispetto a Roma, e’ di uno a 10. Per non parlare dei professori “fiancheggiatori”, 4 gatti. Eppure riescono a far parlare di se’ ogni giorno.
Si dividono pezzi di citta’ sulle cartine, come l’altro giorno per il blocco del traffico, e danno l’impressione cosi’ di essere moltissimi. Nell’aula della Statale che fu il tempio dei liderini sessantottini, da Capanna a Cafiero, specialisti nel discettare sulle prospettive planetarie del capitalismo, assisto a un collettivo sul tema della comunicazione. Discorsi ruvidi ma affascinanti. Del tipo: “Occupazioni, slogan, cortei, tutta roba che puzza di vecchio. Dobbiamo inventarci ogni giorno una cazzata buona per i notiziari, fare come lui. Il Berlusca quando deve distrarre l’attenzione dal taglio del tempo pieno che fa? Scatena il dibattito sul grembiulino“. E quindi vai con le trovate. Un giorno la lezione in piazza sfidando i capannelli, un altro il sit-in coi libri sulle linee del tram, un altro ancora i messaggi in bottiglia da distribuire ai passanti, poi la festa aperta a tutti (“un momento ludico ci vuole”). “Qualcuno ha un’altra idea?”. Sembra una riunione creativa di pubblicitari.
Marco prende la parola: “Bisogna trovare il modo di non farsi criminalizzare. Di non farsi fottere come i lavoratori dell’Alitalia o i fannulloni dell’impiego pubblico o gli immigrati delinquenti. Se ci trovano un’etichetta, tipo che siamo comunisti o non vogliamo studiare, ce l’abbiamo nel c..“. Per ora, in qualche modo, ce l’hanno fatta a sfuggire all’iscrizione nelle liste nere del nuovo maccartismo. A svicolare dalla caccia alle streghe che concentra ogni volta la rabbia di tanti contro una micro categoria in genere di poveri cristi.
Hanno vent’anni, non sanno nulla del ’68, poca roba del ’77, non s’interessano di politica e neanche all’antipolitica. Non e’ un trucco per non passare “da comunisti”. Soltanto negli ultimi dodici anni, dal ’96 al 2008, l’astensionismo al voto dei ventenni e’ raddoppiato, dal 9 al 18 per cento. Ma sono nati e cresciuti in pieno berlusconismo, nel cuore dell’impero, e hanno sviluppato gli anticorpi giusti. Oltre a una vera ossessione per la comunicazione. “E’ anche esperienza di vita”, chiarisce Luca, 21 anni, Scienze Politiche “Per arrangiarci in fondo che facciamo? Lavoriamo al call center, facciamo i baristi, le consegne, qualcuno lavoricchia in pubblicita’. Insomma tutto il giorno a contatto con il pubblico, la gente normale”.
“E la prima regola per comunicare i contenuti di una lotta e’ non farsi etichettare dalla politica. Non saremo mai l’esercito di nessun partito“, aggiunge una bella ragazza alta e mora, dal piglio lideristico. Eta’? 22 anni., nome Cossutta. Parente? “Nipote”. Una rivendicazione di autonomia politica dalla nipote dell’Armando Cossutta, il boss del Pci milanese, l’uomo di Mosca, il rifondatore del comunismo, fa un certo effetto. “Intendiamoci, ciascuno ha le sue idee. Ma qui si tratta di comunicare la sostanza. Oggi per esempio siamo qui a discutere del perche’ sui media ha avuto tanto spazio il piccolo scontro con la polizia dell’altro giorno e non gli argomenti contro la legge”. Carlotta guida un gruppo di guerriglieri mediatici che ogni mattina fa monitoraggio su stampa, radio e tv, analizza, studia come “fare notizia”.
Alcuni dimostrano un vero talento. La protesta a Scienze Politiche nasce per esempio da una rivista, Acido Politico, la migliore rivista universitaria di questi anni, creata, diretta e scritta quasi per intero fino all’anno scorso da uno studente, Leo. Per esteso il nome e’ Leonard Berberi, albanese, nato a Durazzo, arrivato in Italia a dieci anni, senza parlare una parola d’italiano. Nessuno l’ha messo in una classe differenziata, si e’ diplomato e laureato col massimo dei voti ed e’ arrivato primo al test di ammissione del master di giornalismo della Statale. Nel movimento milanese sono molti i figli di immigrati e moltissimi gli studenti del Sud. Alla ministra Gelmini, che lamenta l’eccesso d’insegnanti meridionali al Nord, bisognera’ un giorno comunicare la percentuale di studenti meridionali nella piu’ prestigiosa universita’ milanese, la Bocconi: 45 per cento.
Il marketing del movimento milanese in ogni caso funziona e l’Onda comincia a ingrossarsi. Dal mondo dei docenti arriva solidarieta’. Il preside di Scienze Politiche, Daniele Checchi, per primo ha proclamato un giorno di blocco didattico in appoggio alla protesta. La preside di Psicologia alla Bicocca, Laura D’Odorico, ha aderito con entusiasmo: “Era ora che gli atenei si svegliassero dalla rassegnazione decennale a tagli brutali fatti passare come riforme“.
Lo stesso rettore della Statale, Enrico Decleva, finora assai tiepido, se n’e’ uscito a sorpresa con un’intervista a Radio Popolare in cui ha ammesso: “Con questi ultimi tagli la Statale non potra’ chiudere il bilancio del 2010“. Non e’ neppure vero che l’Onda milanese non faccia politica, almeno nelle alleanze. A cominciare dalla piu’ classica, cioe’ sfruttare le divisioni nel campo nemico.
A Milano, in Lombardia, nelle universita’ il vero potere e il vero consenso non e’ neppure berlusconiano: si chiama Comunione e Liberazione. Ovvero Formigoni. Ovvero uno che da mesi e’ impegnato, da dx, nel fare opposizione a qualsiasi iniziativa del governo. Non sara’ un caso se uno dei Formigoni boys, Francesco Cacchioli detto “Bencio”, responsabile della lista ciellina a Scienze Politiche, che incontro per i corridoi della Statale, dice: “Questa roba qui non e’ una riforma, e’ una completa idiozia, una serie di colpi di mannaia senza dietro alcun disegno politico. Noi cattolici finora abbiamo contestato certi modi, i picchetti, i cortei, roba di sx. Ma diciamo la verita’, nella sostanza non e’ che abbiano proprio torto“.
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Sul “red carpet” con gentilezza
Angelo Melone
Il nome lo hanno trovato da soli, precedendo la corsa degli organi di informazione a dare l’ennesima definizione di “generazione…”. E l’Onda, in effetti, rende bene l’idea delle mille facce che questa protesta degli studenti sta assumendo.
La prima – forse la piu’ sorprendente – il rapporto disincantato e sereno con una parte dei loro professori (negli atenei, e molto spesso anche nelle scuole). Saranno tutti soggetti pericolosi, questi docenti che dialogano, ma di sicuro chi continua a parlare di nostalgie e scimmiottamenti del ’68 (e tanto piu’ del ’77) dovrebbe interrogarsi. E si scoprirebbe a dir cose paradossali solo assistendo alla giornata intera di lezioni nelle principali piazze italiane. Non sit-in, quasi sempre lezioni vere con richiesta ai passanti di fare silenzio.
E lo stesso vale per l’unico momento di tensione dell’intera giornata in Italia: chi avrebbe mai pensato che una protesta giovanile potesse farsi sfuggire il “red carpet” della Festa del Cinema? In questo – a differenza di quasi tutte le sensazioni che trasmette questo movimento – siamo di fronte a una storia che si ripete. Eppure, anche in questo caso, non proprio uguale: le immagini che giungono da Roma sono di una selva di ragazzi seduti davanti all’Auditorium, molta polizia, pubblico che entra – con un po’ di difficolta’, ma entra – e dopo un’ora tutti a casa.
“Pericolosi provocatori”, come li vede il premier da Tokyo? Per favore… Piuttosto e’ chiaro che questa e’ una generazione che chiede un confronto sul suo futuro, e appare pronta ad averla con chi e’ disponibile: forse non basta convocare i rappresentanti delle organizzazioni al Ministero per dirgli che la legge non si cambia.
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Decine di migliaia di studenti, docenti, ma anche bambini e genitori in tutta Italia hanno partecipato alle manifestazioni contro i tagli del ministro Gelmini
Scuola, la protesta continua cortei in strada e lezioni in piazza
Licei occupati, autogestioni e scioperi
Gli studenti non si fermano e la protesta contro i decreti del ministro Gelmini continua nelle scuole e negli atenei. Lezioni in piazza, scuole occupate, cortei e manifestazioni sono in corso in tutta Italia. Sul fronte delle polemiche innescate dal premier Silvio B su un possibile intervento delle forze dell’ordine si e’ espresso il capo della polizia, Antonio Manganelli, che ha detto: “Siamo chiamati a garantire i diritti di tutti, sia nell’esprimere il dissenso che il consenso”. Sul versante economico e’ invece intervenuto il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, a sostegno di scuola e universita’ che, ha dichiarato, sono “una priorita’ per il nostro paese” e richiedono quindi “interventi importanti”, fra i quali la revisione degli “incentivi che guidano l’apprendimento come l’attivita’ di insegnamento”.
Roma, corteo in periferia. Un corteo spontaneo si e’ mosso questa mattina per le strade del quartiere di Centocelle, alla periferia della capitale, con oltre 2.500 giovani secondo quanto rende noto l’Unione degli studenti di Roma.
Trieste, manifestazione “in bianco”. Sei mila persone – diecimila per gli organizzatori – hanno manifestato questa mattina nel centro di Trieste. Il corteo, aperto dai compagni di classe di un ragazzo morto ieri in un incidente stradale. Studenti universitari, delle scuole superiori, docenti, genitori, e ricercatori – ma anche bambini delle elementari con striscioni contro il maestro unico – hanno manifestato insieme.
Migliaia in corteo a Potenza. Migliaia di studenti delle scuole medie superiori di Potenza (circa cinquemila secondo fonti della Questura, molti di piu’ secondo gli organizzatori) hanno percorso in corteo le principali strade della citta’ per protestare contro la riforma della scuola. A Matera gli studenti universitari sono riuniti in assemblea permanente. Assemblee anche in alcuni istituti superiori.
La Spezia, la protesta si allarga. Dopo il liceo scientifico Pacinotti, occupato da tre giorni, alla Spezia gli studenti hanno occupato anche il liceo sociopedagogico Mazzini. E questa mattina si vota al liceo classico Costa che ha gia’ attivato da ieri una forma di sospensione didattica con le aule aperte anche al pomeriggio, l’interruzione dei saggi e delle interrogazioni.
Perugia, lezione in piazza. Lezione universitaria sulle scale della sala dei Notari del palazzo dei Priori, tra centinaia di visitatori incuriositi. Andrea Capotorti, del dipartimento di matematica, ha tenuto la sua lezione (“ufficiale”, ha specificato) cercando di superare i megafoni degli animatori di Eurochocolate, tra bambini che giocavano nei vari stand e turisti che si fermavano incuriositi ad ascoltare. A Perugia, la protesta all’universita’ proseguira’ lunedi’ prossimo con un’assemblea generale, alla presenza del rettore, Francesco Bistoni, mentre martedi’ e’ in programma una manifestazione, anche con la partecipazione degli studenti delle scuole superiori.
Napoli, assemblea in strada. Due i cortei contro i tagli del governo questa mattina a Napoli. Gli studenti, dopo aver bloccato una corsia di via Marina sedendosi a terra per un’assemblea pubblica, hanno ripreso il loro percorso verso piazza Municipio scandendo slogan contro il ministro della Pubblica istruzione.
Agropoli, studenti si legano a cancelli. Legati e imbavagliati ai cancelli della scuola alcuni studenti del liceo classico e scientifico di Agropoli (Salerno) che questa mattina, dopo tre giorni di corteo nel centro della cittadina cilentana contro il decreto Gelmini, si sono legati ai cancelli del liceo classico. Oltre che legati, gli studenti, decine, sono anche imbavagliati e sorreggono un cartello con la scritta “Studenti non strumentalizzati”.
Assemblee e autogestione in Calabria. La protesta prosegue anche in Calabria dove anche in provincia gli studenti si mobilitano in cortei e assemblee. Nel cosentino, ad Amantea, l’autogestione e’ in atto al liceo scientifico, all’istituto professionale, al commerciale e all’industriale. Per lunedi’ le scuole superiori della cittadina tirrenica hanno programmato un corteo con dibattito in piazza. In provincia di Catanzaro assemblee si svolgono al liceo Campanella di Lamezia Terme con gli studenti che hanno realizzato striscioni contro la riforma e discusso dei suoi aspetti. Proteste anche al liceo scientifico di Sersale.
Occupazioni e scioperi a Enna. La protesta degli studenti contro il decreto Gelmini si estende alla provincia di Enna. Dopo Palermo e Catania, da questa mattina a Enna e’ scattata l’occupazione in molti istituti, mentre gli studenti del Professionale non sono entrati a scuola per una giornata di sciopero. A Nicosia sono in autogestione gia’ da ieri tutti gli istituti superiori. Ore autogestite sono state organizzate anche nelle scuole superiori di altri Comuni ennesi. Al momento situazione tranquilla dall’universita’ Kore di Enna dove lunedi’ il ministro della Giustizia Angelino Alfano terra’ una lezione magistrale su “giusto processo tra efficienza della giustizia e garanzie di sistema”, in occasione dell’avvio dei corsi di Giurisprudenza.
Cacciari, una debâcle del ceto politico. “Sono decenni che non si fa una riforma di sistema della scuola; e’ una debâcle di tutto il ceto politico italiano” ha affermato Massimo Cacciari, sindaco di Venezia ed esponente del Partito Democratico, ospite del dibattito di Omnibus su La7. “Ci si puo’ stupire soltanto che questa esplosione di proteste dei giovani sulla scuola sia tardata tanto”, ha detto Cacciari.
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L’ira dei ragazzi miti “B ci teme“
Curzio Maltese
Roma, l’Onda occupa senza nostalgie.
Non ci sono le assemblee oceaniche del ’68 ne’ le tensioni violente del ’77.
“Movimento piu’ partecipato degli ultimi trent’anni”
“Sai cosa c’e’? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno a sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter piu’ pagare l’affitto e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, della crisi mondiale e dell’aumento delle bollette. Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma se mi dicono che domani non c’e’ piu’, l’hanno tagliato nella finanziaria, allora basta. Non mi spaventa piu’ B che dice di voler mandare la polizia. Non mi spaventa nulla, sono stufo. E finalmente, respiro”. Marco e’ uno degli studenti della Sapienza che occupano la facolta’ di Lettere. E’ lui ad aver proposto in assemblea alla Sapienza lo striscione che oggi e’ su tutte le facolta’ occupate d’Italia: “Io non ho paura”, in risposta alle minacce di B, al solito smentite. “Non scrivere leader, che mi sfottono. Promesso?”.
Sono le nove e sulla Roma autunnale e’ calata un’improbabile notte di primavera. Improbabile come questo movimento, nato nel momento peggiore, cresciuto oltre ogni previsione, senza neppure il tempo di darsi un nome. Per trovarlo hanno indetto un referendum sul sito della rivolta universitaria, www.UniRiot.org e l’ha spuntata “Onda anomala”. In breve, “l’onda”, “noi dell’onda” dicono, come fossero contradaioli.
Avete presente il ’68, il ’77? Altra storia. L’arrivo alla facolta’ occupata e’ confortante o deludente per chi ha in mente e negli occhi la Sapienza delle assemblee oceaniche sessantottine o il teatro di guerra della cacciata di Lama. C’e’ un gran silenzio. Si sentono echi di radiocronache di pallone, autoambulanze lontane, perfino un coro classico che prova nella facolta’ di Fisica. Pochi ragazzi nella piazza, sui viali qualche sperduto capannello. Vuoi vedere che e’ la solita montatura nostalgica di un ’68 che non puo’ tornare? Ma dentro le aule, i dipartimenti brulicano di centinaia di ragazzi che discutono, studiano, lavorano al computer, organizzano le manifestazioni del gran giorno, oggi, davanti al Senato. Tessono reti in tutta Italia ed e’ un bollettino di guerra: “Ore 11: Occupata Roma Tre! Ore 15: occupata Ingegneria! Ore 19: occupata l’Orientale di Napoli!”. E poi Firenze, Cagliari, Napoli, Bologna: “Stiamo vincendo!”. Giancarlo Ruoco, capo dipartimento di Fisica, 49 anni, un passato giovanile nei movimenti, osserva: “Il paragone di numeri col ’77 e’ improponibile, ma di sicuro questo e’ il movimento studentesco piu’ partecipato degli ultimi trent’anni. Non c’e’ Pantera o protesta contro la riforma Moratti che tenga. Allora eravamo quasi piu’ docenti che studenti in piazza. Ora sono il doppio, il triplo, e sembrano decisi ad andare fino in fondo“.
Quando i telegiornali della sera hanno diffuso il diktat poliziesco di B, i ragazzi piu’ grandi hanno brindato con birre e applausi, fra gli sguardi perplessi e intimoriti delle matricole. Che c’e’ da festeggiare se il premier minaccia manganellate? “Il fatto e’ che gli stiamo mettendo paura, noi a loro. E’ la reazione scomposta di uno che si sente debole, che non si aspettava tutto questo, non ha una strategia e pensa di risolvere al solito modo, con la polizia, come si trattasse di rifiuti, camorra o periferie insicure”. Chi parla e’ Luca, 23 anni, un’ottima laurea in lettere a Milano, venuto a Roma per specializzarsi in filologia romanza. E’ di Monza: “Perfino li’ hanno cacciato la Gelmini da un comizio, e non se l’aspettava. A Monza, dov’e’ nata la Lega, cinquant’anni di Dc. Non hanno proprio capito che la politica non c’entra, la sx qui non comanda niente. Quando e’ venuta la ragazza mandata da Veltroni (Giulia Innocenzi, ndr), chiaramente in vista della manifestazione di sabato, le abbiamo strappato i volantini. La Cgil ha cercato di mettere il cappello sul movimento e li abbiamo costretti ad arrotolare le bandiere rosse. Per me il Pd significa poco, l’opposizione e’ inesistente, B non e’ chissacche’, non mi suscita nessun sentimento. E’ soltanto un vecchio che fa discorsi vecchi. Insomma, qui non c’entra la politica, c’entra la vita. Il mio futuro, quello di Francesco, Vanessa, Ilaria…”.
“La mia vita attuale e’ questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene, lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto pure che un Padoa- Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione o del fannullone. Ma non che taglino i fondi all’universita’ per fare affari con l’Alitalia, aiutare la Fiat o le banche dei loro amici. La crisi io non la pago. Questa settimana di proteste e’ stata la piu’ bella esperienza di questi anni. Si respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto. Ai vostri tempi era magari diverso. I corsi universitari duravano mesi, avevi sempre gli stessi compagni, gli stessi professori. In ufficio o in fabbrica eri solidale con l’altro operaio o impiegato. Ora io seguo decine di corsi dove non incontro mai le stesse persone e poi lavoro in un call center dove il mio vicino di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le cuffie e non c’e’ neppure la pausa caffe’. In questi giorni ho alzato la testa, mi sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo”.
E’ una rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventu’. Non e’ una rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non e’ possibile. Non e’ possibile per un giovane essere “normale”. Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. . Anche un po’ secchioni. Luca e altri, con Francesco e Vanessa, ieri ospiti di Santoro, hanno tirato l’alba a studiare la legge Gelmini nei minimi particolari, scovando un’infinita serie di contraddizioni. Un bel lavoro e anche una lezione per l’opposizione parlamentare che deve aspettare la Gabanelli per accorgersi della norma salvamanager infilata nel decreto Alitalia. “La legge e’ piena di cazzate” mi spiegano “Taglia i fondi per la ricerca, che in Italia e’ l’uno per cento del Pil contro il tre della media europea e del trattato di Lisbona. Riduce il numero dei ricercatori che da noi sono 3 ogni mille abitanti, contro l’obiettivo di 8. Non taglia le sedi universitarie, che in Italia sono 115, piu’ di una per provincia, con decine di corsi frequentati da un solo studente. Soltanto Roma ha sedi decentrate a Civitavecchia, Rieti, Pomezia: Ma quelle rispondono a interessi clientelari“.
Ilaria, che incontro a Fisica, “ci vediamo sotto la lapide di Fermi”, snocciola dati statistici come formule, sospira e conclude: “Non che m’interessi piu’ di tanto, perche’ fra un anno vado in Inghilterra. Pero’ mi sembra giusto dirlo, protestare finche’ si puo’”. Il Dipartimento di Fisica, quello di Fermi e Amaldi, e’ il f iore all’occhiello della gloriosa e ormai sfasciata Sapienza. E’ quarta nelle classifiche europee, fra le prime dieci del mondo, dentro un’universita’ che non compare neppure fra le prime cento. La fuga dei cervelli all’estero e’ la norma e cresce di anno in anno.
Nell’”Onda” Fisica e’ stato il laboratorio creativo. Il corpo docente, fra i migliori d’Italia, ha appoggiato senza riserve la protesta. “Tanto con l’appello contro la lectio magistralis del Papa ci aveva gia’ criminalizzato. Peggio non puo’ succedere”. Fernando Ferroni, professore di fisica delle particelle elementari, presidente dell’istituto nazionale di fisica nucleare, uno degli scienziati che ha collaborato all’accensione dell’Lhc al Cern di Ginevra, e’ solidale ma pessimista sulle sorti dell’Onda: “Hanno ragione da vendere ma il clima culturale e’ il peggiore possibile. Non c’e’ sensibilita’ per questioni complesse come la formazione, la ricerca. Il governo fa discorsi primitivi, insensati ma efficaci. L’opposizione ne sa poco o nulla. Non ha capito la portata del disegno. Qui stanno dismettendo l’istruzione pubblica, un pezzo per volta. E’ una cosa mai successa in nessuna parte del mondo civile. Negli Stati Uniti, il paese piu’ malato di iper capitalismo, l’universita’ pubblica rimane ancora fortissima. Uno studente di Fisica puo’ scegliere di pagare quattromila dollari a Berkeley o quarantamila a Stanford, ma la qualita’ e’ la stessa, alla fine si spartiscono lo stesso numero di premi Nobel. Per non parlare dell’Europa. Qui invece fra pochi anni l’istruzione pubblica, di questo passo, sara’ relegata alla marginalita’, alla serie B, a quelli che non possono permettersi di meglio. Il tema e’ enorme, tocca l’essenza dei diritti di cittadinanza, ma temo che non passera’. Criminalizzeranno la protesta, faranno scoppiare qualche incidente, e i media andranno dietro l’onda, l’altra, quella del potere. Bisognerebbe bucare questo muro di conformismo, ma come?”
Gli studenti si sono posti il problema d’”inventarsi qualcosa di nuovo”, ne discutono in assemblea, su Internet, chiedono idee, consigli. “L’importante e’ evitare paragoni col passato, gli slogan in rima, le bandiere della politica, le stesse forme di lotta di fronte alle quali la gente dice “l’ho gia’ visto”e passa oltre” spiega Laura, 23 anni, delegata alla comunicazione di Fisica. “Ci siamo inventati le lezioni in pubblico, con la lavagna a Piazza Farnese, un successo con i passanti che si fermavano a chiedere. Venerdi’ (oggi, ndr) saremo a Montecitorio“.
Sono rimasti a discutere le nuove forme di lotta fino alle tre, poi e’ entrato Stefano con le birre. “Che ha fatto la Roma?” “Lasciamo perdere… Ao’, ma la volete smettere col dibattito? E fateve ’na birra, ’na canna, che so”. Bisogna fare la colletta per i cornetti. Che cosa? “Al picchettaggio offriamo cornetti agli studenti che vogliono entrare. Li hai mai visti i picchetti con i cornetti? Lo voglio vedere B che manda l’esercito. A noi non ci fregano con le provocazioni, non ci vedrai mai fare questo”. E mostra il gesto della P38″. Chissa’ se non li fregano. Quarant’anni fa era cominciato con le colazioni ai bambini poveri, i sit-in pacifici, il clima da “Fragole e sangue”, ingenuo e fiducioso. Fino alla prima carica della polizia. Stefano prende la chitarra, sono ormai le tre, per tenere sveglia la truppa. Nella musica sono conservatori, l’eterno rock, i vecchi cantautori, da De Andre’ a Ligabue, che ormai viaggia per i cinquanta. Alle 4 crolla pure il cantante, qualcuno si rinchiude nei sacchi a pelo, altri s’infrattano, qualcuno riprende a discutere fino all’alba, a parlare dei propri sogni, come tutti a vent’anni, mentre il sole sorge sempre da un’altra parte.
www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-3/scuola-2009-3/scuola-2009-3.html
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Quei numeri che non si ingabbiano
ANGELO MELONE
I numeri tenta di darli il Ministero dell’Interno con un comunicato serale: dall’inizio della protesta “300 manifestazioni, 150 scuole e 20 facolta’ occupate”. Ma solo le notizie che riempiono le agenzie e intasano sul web le centinaia di siti della protesta mostrano l’inadeguatezza delle cifre ufficiali a descrivere questo movimento degli studenti. Non e’ questione di buona o cattiva fede, e’ che tutti – non solo il ministro Gelmini o il presidente del Consiglio alle prese con la solita pantomima – sono spiazzati davanti a una protesta che non vuole essere definita, svicola da qualunque tentativo di abbraccio della politica organizzata e, anzi, tende a organizzarsi da solo, apparentemente con il massimo della semplicita’.
E cosi’ spuntavano fuori occupazioni a raffica, scuola dopo scuola, cortei nei luoghi piu’ disparati delle citta’ e pronti a sciogliersi alla prima richiesta delle forze dell’ordine. Convocati da chi? “Dalla nostra assemblea”, risposta semplicissima e completamente spiazzante rispetto alle minacce mediatiche di B o alle accuse di oscure strumentalizzazioni rivolte alla sx. Tutte interpretazioni lontanissime dalla realta’ per una generazione che sembra non volersi far definire, si muove con il massimo della spontaneita’ e si organizza online rapidamente e- appunto – con il minimo delle tradizionali sovrastrutture.
“Vogliamo studiare di piu’, siamo pacifici e abbiamo speranze: non reprimete il nostro futuro“, scrivono in un appello pubblicato anche dal nostro sito. Con una traduzione molto pragmatica che e’ divenuta lo slogan di mille striscioni: “Non pagheremo noi la vostra crisi“. Il balletto di minacce del premier e le manovre del governo sulla riforma suonano lontane. E questo e’ il vero pericolo: sara’ in grado la societa’ – tutta – di rispondergli?
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B contro l’Onda – “In piazza gruppi di facinorosi”
Da Pechino il presidente del Consiglio torna sulle polemiche relative alle proteste nelle scuole e nelle universita’: “Nei cortei ci sono facinorosi che hanno il supporto dei giornali”. La rete studenti medi: “Dichiarazioni irricevibili”. Continua la mobilitazione nelle universita’ e nelle superiori
..lezioni in piazza A Roma i docenti di Fisica e quelli di Scienze politiche dell’universita’ La Sapienza faranno lezione davanti alla Camera dei deputati, mentre un corteo di studenti andra’ a protestare all’Adisu, l’agenzia per il diritto allo studio, accusata di aver alzato le rette delle residenze universitarie.
…La rete studenti medi fa sapere che incontreranno il ministro Gelmini per chiederle di ripartire da capo e di fermare i tagli mostruosi sul comparto dell’istruzione. I tagli devono essere fermati perche’ sotto intendono una privatizzazione e una dismissione del sistema pubblico che nessuno vuole”.
Ma B replica che esistono dei gruppi di facinorosi che ricevono supporto dalla stampa. Irricevibile. Cosi’ non ci e’ sembrato in questi giorni di grandi mobilitazioni, dove centinaia di migliaia di studenti sono scesi in piazza e hanno occupato i luoghi pubblici pacificamente, senza atti di violenza e di vandalismo. Chiediamo al ministro Maroni e al ministro Gelmini che venga rispettato il diritto di manifestare e di esprimere le proprie idee.
A Catania, assemblee nell’ex monastero dei Benedettini e a Scienze Politiche.
A Napoliassemblea in Piazza Quattro Giornate.
A Palermo, nella facolta’ di Scienze della Formazione. Due licei dichiarano l’autogestione.
Roma, sit-in a Circo Massimo.
Milano, lezione in piazza Duomo che si trasformera’ in una grande aula, per coinvolgere tutti in una protesta contro la legge 133 “che porterebbe al collassso del sistema universitario pubblico”.
Bologna, 1500 persone in piazza Nettuno a Bologna, trasformata in un’aula a cielo aperto con tanto di banchi e una lavagna, anche in occasione del collegamento con la trasmissione ’Annozero’. Tappezzata di striscioni anti Gelmini la facciata di palazzo D’Accursio, sede del Comune di Bologna. Tra i manifestanti anche alcuni ricercatori del Cnr e dell’Istituto nazionale di astrofisica che si sono vestiti da fantasmi per testimoniare la mancanza di attenzione nei confronti dell’universita’.
Siena, fiaccolata contro il decreto Gelmini di 8000 di persone lungo le strade del centro storico. Moltissimi gli studenti in corteo, che avevano sfilato gia’ nel pomeriggio in un’altra iniziativa, insieme a lavoratori e esponenti politici. In piazza Salimbeni hanno preso la parola esponenti dei sindacati, dei partiti, delle associazioni studentesche, dei genitori e dei lavoratori.
Pavia, proseguono le proteste in scuole e universita’.All’Universita’ sono stati bloccati gli esami di Diritto Penale a Giurisprudenza in quanto mancavano i dottorandi, per protesta, che facevano parte della commissione. A Mortara (Pavia) gli studenti dell’istituto tecnico hanno occupato la scuola, sfilando in centro citta’ contro la riforma prevista dal governo. Alcuni hanno anche trascorso la scorsa notte all’interno dell’istituto: insieme ai ragazzi, per controllare che non succedesse nulla di grave, anche il preside.
Anche la facolta’ di Musicologia entrera’ in agitazione.
B: “Difendero’ il diritto di andare a scuola” “Io non ho cambiato assolutamente atteggiamento, vale quello che ho detto, e ne ho parlato anche con il ministro dell’Interno: se lo Stato vuole essere Stato deve difendere il diritto dei cittadini a frequentare le scuole e le universita’”. “Se ci sono dei facinorosi che vogliono manifestare hanno tutte le strade possibili e immaginabili per farlo, ma non devono impedire l’accesso alle strutture pubbliche a chi non condivide quelle proteste”. “Nessun dialogo con chi mi chiama dittatore” Nessun dialogo con la sx “che mi chiama dittatore”. “La protesta non mi interessa. Io ho una maggioranza in parlamento, ho avuto un voto e degli apprezzamenti dal pubblico. Siccome da sx non sono mai venute cose giudiziose e positive io vado avanti a realizzare il mio programma indipendentemente da tutti i teatri e teatrini che mette in campo la sx”. “In piazza gruppi di facinorosi” “In tantissime manifestazioni organizzate dall’estrema sx e dai centri sociali, cosi’ come mi ha confermato il ministro dell’Interno, ci sono dei facinorosi: non tutti naturalmente, dei piccoli gruppi, ma nei cortei organizzati da queste entita’ ci sono facinorosi che hanno il supporto dei giornali”. .
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“E’chiaro che B vuole evitare l’allargamento del conflitto sociale spostando tutto sul piano dell’ordine pubblico, e non considerando le istanze che studenti, ricercatori, docenti, famiglie stanno proponendo“. Lo affermano in una nota gli Studenti di Sx. “L’attacco del governo e’ mirato a colpire i fondamenti dell’Universita’ pubblica e a sancirne il definitivo declino, reintroducendo un forte classismo nell’istruzione in base al censo. Da parte di un governo autoritario come l’attuale, attaccare cosi’ duramente l’istituzione universitaria e’ il modo migliore per tentare di reprimere ogni sviluppo di una coscienza critica e di ogni forma di dissenso. Noi non cadremo in questo ricatto“.
Milano, Scienze politiche sospende la didattica e proclama una giornata di “universita’ aperta” accolta dal preside che comunica che saranno organizzate “lezioni su alcuni problemi rilevanti della realta’ sociale e politica italiana”.
Padova, maestre e scolari invadono piazza dei Signori. Scuole elementari in piazza. Un migliaio tra maestre, scolari e genitori hanno presso possesso pacificamente di piazza dei Signori per un pomeriggio di riflessioni e proposte sulla scuola pubblica, arricchito da giochi, merende e spettacoli di artisti di strada. La manifestazione e’ promossa dal Comitato padovano “Genitori e insegnanti per la scuola pubblica”. Molti i bambini che indossavano magliette con un cuore e lo slogan “Noi amiamo la scuola pubblica”.
Salta la trattativa tra gli studenti dell’Udu e il ministro Gelmini. L’Unione degli universitari fa sapere che “il tavolo e’ chiuso in quanto non e’ stata accolta la nostra richiesta di abrogazione degli art.16 e 66 della legge 133, per noi prerogativa per l’apertura del dialogo”. Per questo, l’Udu rilancia “le iniziative di protesta”, assieme a “tutte le altre realta’ che condividono questa grande battaglia di democrazia che deve diventare propria dell’intera societa’ civile”.
Camilleri: “Gli studenti hanno il diritto, anzi il dovere, di esprimere dissenso soprattutto su una cosa cosi’ seria come un decreto legge che provoca un certo sommovimento nella scuola, che provoca un impoverimento di insegnanti, di ore di studio e di strumentazioni”. “Le richieste degli studenti vanno fatte con civilta’, ma con altrettanta civilta’ vanno accolte”.
I giovani Prc: “Da Gelmini dialogo farsa” “E’ indecoroso e strumentale il tentativo della ministra Gelmini di ottenere avallo al decreto sulla scuola attraverso l’apertura di un tavolo fittizio con sigle studentesche piu’ o meno compiacenti”. Lo afferma Domenico Ragozzino, responsabile scuola e istruzione dei giovani Prc.
Studenti Roma Tre: “Non vogliamo essere strumentalizzati come movimenti politici, facendo credere di essere utilizzati come marionette nelle mani di qualcuno”. Lo ha detto un rappresentante del movimento degli studenti dell’ateneo Roma Tre, Cesare Cagnetta, ricevuto oggi durante gli incontri del ministro Gelmini con gli studenti. Cagnetta ha criticato i criteri dell’incontro con gli studenti “convocati assieme a gruppi e associazioni politiche di giovani, in quanto si tratta solo di un’operazione mediatica che non ha dato possibilita’ ai veri movimenti di esprimersi”.
L’Ugl universita’ annuncia l’adesione allo sciopero del 14 novembre. “Vista la mancata convocazione da parte del ministro Gelmini per apportare modifiche a un testo che riteniamo estremamente dannoso per l’universita’, la ricerca e l’alta formazione in Italia, convintamente scioperiamo il 14 novembre”, annuncia in una nota il segretario di Ugl universita’, Clara Valli.
Roma, corteo universitari verso Festival Cinema. “Spiegheremo – dice una studentessa – il significato della nostra mobilitazione e che il sapere deve essere accessibile a tutti”.
Ricercatori: “Nessun dialogo con Gelmini”. Per sedersi al tavolo con il ministro Gelmini, i ricercatori chiedono come condizione preliminare il ritiro dei provvedimenti che stabiliscono i tagli e il blocco del turn over. Lo ha detto Giovanni Ricco, portavoce dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca, uscendo dal ministero. “L’incontro e’ durato molto poco. Questi provvedimenti liquidano la ricerca nell’universita’”.
Toscana, il presidente Martini ha incontrato gli studenti che occupano il polo di Scienze sociali di Novoli.
Donadi (Idv): “L’unico facinoroso e’ B“
“Credo che l’unico facinoroso a questo punto sia B. In piazza stanno protestando giovani, famiglie, insegnanti: il presidente del Consiglio in un primo momento ha pensato di mandargli contro la polizia, in perfetto stile sudamericano, quindi pentitosi di questo ruolo alla Pinochet si e’ riscoperto Don Abbondio e come sua consuetudine si e’ rimangiato le parole del giorno prima. Tutte iniziative non degne di un primo ministro”.
Roma, la mobilitazione continua
Assemblea al liceo Tasso di Roma.
Migliaia di studenti di Roma Nord, tra cui quelli degli istituti superiori Pasteur, De Amicis, De Santis, Einaudi, Fermi, Talete e Seneca, hanno sfilato in corteo dal Circo Massimo a Palazzo Madama, dove sono stati raggiunti da circa 300 studenti del Liceo classico Virgilio, sotto occupazione.
Rottura studenti-Gelmini. “Non ritirera’ decreto”
’Abbiamo consegnato al ministro la nostra lettera invitando a prendere atto del processo di mobilitazione ampio, plurale e democratico e a bloccare immediatamente i provvedimenti su scuola e universita’. Lei ci ha detto che andra’ avanti’’.
Pistoia, la polizia ha segnalato, alla Procura della Repubblica, 20 studenti di istituti superiori per episodi di violenza privata e danneggiamento avvenuti durante le occupazioni. Picchettaggi, allontanamento dei dipendenti e atti di vandalismo sarebbero, tra le altre, le azioni illegali che i magistrati stanno verificando.
Mattinata di proteste a Milano
600 studenti in piazza Duomo dalle 9 per le lezioni all’aperto tenute da alcuni professori. 30 ragazzi del collettivo Liceo classico Manzoni, per raggiungere il corteo, hanno rallentato la corsa del tram. E’ arrivata la polizia con quattro volanti e ha identificato due 19enni. Da piazza Duomo un gruppo di universitari si e’ avvicinato agli agenti dicendo: “Non hanno fatto niente”. Qualcuno azzarda: “Ti ribaltiamo la macchina”.
Rete Studenti Medi: “Nessuna trattativa fino a ritiro decreto”
“L’aumento delle proteste di questi giorni ha portato allo slittamento del decreto al Senato e alla convocazione degli studenti dal Ministro. Per questo non tradiremo mai le richieste che vengono dalle piazze: nessuna trattativa fino a quando il decreto non sara’ ritirato e i tagli alla scuola verranno fermati”.
Sapienza, assemblea a ingegneria e nuove iniziative. Durante la notte, 400 studenti hanno continuato a lavorare sulla legge 133, elaborando nuove proposte.
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A scuola, a scuola! ALDINI BOLOGNA
Federico Serra
Una scuola occupata e’ sempre un bello spettacolo. I pavimenti pieni di adolescenti col loro fisiologico brusio evocano un fertile fermento, come di campi appena seminati.
Alle Aldini c’erano tanti colori nei vestiti, nelle borse, nelle scarpe. E nelle facce. Era un’interessante fotografia dell’adolescenza del 2008, non edulcorata, non criminalizzata: realistica.
Chiedevano allo scrittore Stefano Tassinari come continuare la loro lotta, come farsi sentire di piu’. Erano interessati al loro futuro, a non ritrovarsi ghettizzati in una scuola povera, che precluda loro strade e scelte.
Le classi ponte e gli studenti “stranieri” non erano il loro primo problema. Ma neanche l’ultimo. Il loro problema era una societa’ migliore, una societa’ che potesse prevedere tutte le possibilita’ per tutti, che non creasse privilegiati e svantaggiati.
Le classi “ponte” vanno nella direzione opposta e quando se ne e’ parlato lo hanno capito, anche quelli delle file di mezzo, senza la kefia al collo. Anche perche’ chi si segrega nella classe differenziata, prima o poi si incontrera’: nei corridoi, al bar, al campetto, al parco, a ballare, all’aperitivo. Ci si litighera’, ci si giochera’ insieme a basket, ci si litigheranno amori, ci si innamorera’ vicendevolmente. Italiani e stranieri sono inesorabilmente destinati ad incontrarsi, a mescolarsi e, un giorno, a confondersi. Meglio trovarsi subito coi gomiti che si toccano sui banchi di scuola, scontrandosi, se necessario, ma in un ambito che possa gestire il conflitto, conducendolo ai binari del confronto.
E tutti quei ragazzi delle Aldini, seduti sul pavimento della loro scuola, mescolando l’odore dei loro sudori e dei loro ormoni, lo stavano gia’ facendo, senza bisogno di classi e di ponti.
Prima di essere italiani e stranieri erano studenti uniti, un sabato mattina, nella loro lotta. Nella lotta di tutti.
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Scommettere su un movimento che ci richiama alle nostre responsabilita’
Loredana Fraleone
Avevamo previsto la risposta di massa alle misure dell’accoppiata Gelmini/Tremont sul sistema d’istruzione, dalla scuola all’universita’. Facile previsione del resto, dal momento che e’ stato messo in discussione e colpito tutto il mondo della formazione, dai bidelli ai ricercatori, dai genitori agli studenti. Certo non speravamo tanto! La mobilitazione e le manifestazioni, ultima quella bagnata ma bellissima del 17 scorso, segnalano un’estensione del movimento, che sta rimettendo in circolo aria buona nella malsana societa’ italiana.
Un’occasione straordinaria per noi e tutta la sx, che non ha saputo vedere, nel recente passato, la devastazione culturale di questi anni e si sorprende ad ogni atto di razzismo, ad ogni disinvolta misura tesa all’emarginazione ed alla cancellazione dei diritti.
Non e’ un caso che il mondo della produzione culturale sia stato lasciato sostanzialmente solo nei processi di privatizzazione che da anni l’attraversano, “distrazione” che la sx fino agli anni ottanta non aveva mai avuto. Veltroni, da questo punto di vista, porta delle responsabilita’ enormi, che da sole basterebbero a considerarlo un guastatore di professione dell’accesso alla cultura intesa come bene comune.
Il movimento di questi giorni, che coinvolge soggetti contigui al mondo variegato della produzione culturale, puo’ accendere una luce anche su questo.
….Il problema piu’ grande da fronteggiare oggi non e’ l’estensione del movimento, che ormai non fa che allargarsi, ma la sua tenuta unitaria e sedimentazione, anche per questo e’ fondamentale che l’intero nostro partito e tutta la sx ne assumano consapevolmente la centralita’ ed il valore strategico.
Tempi che s’intrecciano con l’indispensabile rimonta culturale sulle destre, con il disvelamento del ruolo micidiale che il “progressismo” Veltroniano ha giocato in questa fase.
Non riesco ad immaginare la ripresa di un’organizzazione comunista in questo paese che non lavori alacremente su questo terreno e non vi costruisca sopra un suo senso.
Anche un partito costantemente boicottato da una non irrilevante minoranza interna, che e’ ormai anche esterna, puo’ scommettere su un movimento che lo richiama alle sue responsabilita’ dell’oggi e del domani e puo’ rilanciarsi in acque dove nuotare come un pesce.
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Circo Massimo
da aprileonoline
Un fiume democratico
Marzia Bonacci
Ci sono i numeri e sono consistenti. Quelli del prima e quelli del dopo. In mezzo, infatti, si e’ realizzato un successo che, sebbene fosse stato preparato e annunciato dagli stessi protagonisti, non era comunque vissuto come una certezza assoluta. Cosi’ i due milioni e mezzo di persone che sono scese per le strade della capitale, rispondendo “yes, we can” all’appello lanciato in estate dal segretario Walter Veltroni, sono oggi in concreto l’oggetto tangibile della soddisfazione del leader democratico e del suo partito.
I numeri del prima, quelli dell’organizzazione della piazza guidata da Beppe Fioroni e Achille Passoni (lo stesso che organizzo’ la mobilitazione della Cgil di Sergio Cofferati nel 2002 in difesa dell’articolo 18), erano importanti: 1000 pullman, 50 treni speciali, 2 navi dalla Sardegna, 4500 volontari, 500 solo per il servizio d’ordine e la vigilanza, 500 giornalisti, 30 emittenti tv. E poi il palco del Circo Massimo da cui il leader avrebbe parlato, con alle spalle la nomenklatura del partito, studiato in modo grandioso e con l’intento di dare l’impressione simbolica di un appuntamento di popolo, con il capo in carica vicino ai militanti e non estraneo deus ex machina: 28 metri di lunghezza, 16 di profondita’ e una grande copertura antipioggia, sei totem alti 8 metri allestiti nel piazzale ai piedi della Fao e con affisse le parole d’ordine di questa opposizione e di questa forza riformista (lotta al precariato, difesa della scuola pubblica, diritti etc).
Un evento, insomma. Preparato da una efficiente macchina organizzativa ma anche dal contesto politico, soprattutto recente, con le dichiarazioni del premier in merito all’invio delle forze dell’ordine nelle scuole e negli atenei in protesta che sicuramente hanno dato un loro contributo al successo di oggi. Un successo che Veltroni aveva in parte annunciato ma che pure lo impensieriva, sapendo che si giocava il tutto per tutto: credibilita’ esterna e interna, ruolo di leader dell’opposizione ma anche del partito, spaccato fino alla fine anche sull’opportunita’, in particolare con l’incedere delle crisi, di scendere in piazza oppure rimandare l’appuntamento. Aveva detto solo ieri: “Sara’ una delle piu’ grandi manifestazioni politiche che vi siano state in Italia” , animata da “moderati stanchi di essere presi in giro dal governo” e segno di “un’opposizione serena, che vuole unire e non dividere”. Tre profezie, tutte e tre avveratesi. Due milioni e mezzo secondo il Pd, ma anche se la cifra cambiasse nelle rilevazioni della questura, il dato rimane inalterato: e’ stata una piazza di grandissima partecipazione. Ed effettivamente anche sulla sua connotazione il segretario ha avuto ragione.
Percorrendo i due cortei, il primo partito da piazza Esedra (centro) e l’altro da piazza dei Partigiani (Ostiense), e confluiti poi al Circo Massimo dove ha parlato Veltroni, si aveva la sensazione che proprio la serenita’ e la compostezza siano i tratti caratteristici di questo popolo riformista. Tante, tantissime, totalizzanti le bandiere del Pd. Poche e disperse qua e la’ quelle dell’Idv, dei Verdi e, forse una o poco piu’, della Sx arcobaleno. Sventola la Cgil, l’Arci e qualche Che Guevara in rosso. Gli striscioni di apertura dei due grandi serpentoni erano emblematici di quale sia la cultura di questa militanza democratica. Quello che ha aperto la marcia dal centro riportava infatti la frase di Leopoldo Elia, padre costituente morto recentemente. “Noi abbiamo il dovere morale di tenere in vita tutte le liberta’ conquistate per i nostri figli e nipoti, di conservarle, valorizzarle e difenderle”. Richiamo alla Carta che fra i democrats e’ ancora molto sentito e che Veltroni stesso non lesina mai di citare nei suoi interventi pubblici. L’altro, quello che inaugurava il serpentone di via Ostiense, era un tributo a Vittorio Foa, scomparso solo pochi giorni fa: “Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente”. C’e’ in questa scelta la testimonianza simbolica della Resistenza e dell’antifascismo come valori assoluti di riferimento a cui il popolo del Pd non vuole rinunciare. Anche un richiamo all’idea di Patria, non intesa in senso nazionalistico come accade a dx, ma come unita’ di un Paese che e’ nato sulle ceneri di una lotta civile sanguinosissima. Non a caso l’Inno di Mameli e’ suonato ripetutamente dalla banda che sfila tra la folla, cantato con convinzione da questi manifestanti riformisti, anche dai piu’ giovani. Ma quando parte Bella Ciao, il coro e’ altrettanto forte, soprattutto con l’Associazione dei partigiani a fare da cassa di risonanza. Dunque Costituzione come conquista della lotta al fascismo e della Resistenza: sono questi i valori del fiume democratico sceso fra le strade capitoline.
Ma anche il rifiuto dell’intolleranza in tutte le sue forme molteplici, da quella a sfondo sessuale a quella etnica, come dimostrano i due spezzoni che si confondo nel corteo e che sfilano dietro agli striscioni “Stop omofobia” e “Razzismo, no a chi soffia sul fuoco”. Ma si guarda anche al vento di cambiamento che potrebbe spirare oltreoceano, lo stesso a cui sta particolarmente attento il segretario, e a quello che potrebbe provenire da zone difficili del nostro Paese. Uno striscione e’ stato dedicato ad Obama ed un altro allo scrittore di Gomorra perche’, per i democratici che camminavano per Roma, “Siamo tutti Saviano”. Dunque innovazione della politica e della societa’, speranza di vedere una rivoluzione generazionale e pacifista nel mondo, ma anche una sterzata di legalita’ nel Sud soffocato dal sistema criminale.
C’erano poi i lavoratori: i precari, quelli della pubblica amministrazione, i ricercatori e gli insegnanti, gli immigrati. Sono le vittime preferite di questo governo e quelle che in grande maggioranza hanno animato la manifestazione, dove la presenza del sindacato di Guglielmo Epifani e’ molto rilevante.
E la scuola, oggetto principale di riferimento di striscioni e cartelli. Una tragedia, questa riforma Gelmini, che si abbatte come una mannaia distruggendo lavoro e sistema educativo. Eppure nel testimoniare la preoccupazione, che aveva come protagonisti soprattutto giovani volti, non e’ venuta meno l’ironia. “Si ai cremini, No a Gelmini”, oppure “Meglio bionda che Brunetta”, recitavano i cartelli sparsi.
C’erano infatti molte mamme e molti figli a camminare tra la folla. Famiglie venute da tutta Italia che si potevano incontrare fin dalla mattina nelle vie del centro: un treno o un pullman arrivato in anticipo, magari da Torino o da Gravina di Puglia, ha offerto la possibilita’ di una visita prima di confluire tutti a piazza Esedra. Cosi’, armati di bandiere, zainetti e panini, a piccoli gruppetti si aggiravano nei pressi del Colosseo o di Palazzo Chigi guardando gli edifici del potere, passato e presente. Un’immagine rassicurante, lontana dai “facinorosi” o dai “terroristi” di cui ha parlato il governo. Ma pur sempre arrabbiati, soprattutto verso il premier, perche’ l’antiBsmo, come cultura di fondo, resta infatti una costante di questo popolo democratico.
Contestano il dominio della tv spazzatura, dell’informazione monopolizzata, dell’attacco alla scuola e alla pubblica amministrazione, la presenza di un conflitto di interessi ancora irrisolto: in questo senso non sembra cambiato nulla rispetto ad occasioni di protesta analoghe. Eppure in questo ciclo che ritorna, ripresentando contenuti identici, qualche recente certezza si e’ fatta spazio: ora hanno un nuovo partito, il Pd, e una nuova convinzione, cioe’ che il futuro politico sara’ quello di un’opposizione senza sconti e senza mediazioni. Perche’, ecco un’altra certezza, B e’ sempre B ma “Un’altra Italia e’ ancora possibile”, come recitava il cartoncino bianco-verde che molti di loro si giravano tra le mani.
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Domande
Viviana
Perche’ Veltroni ha detto che la politica non deve entrare nelle banche?
Doveva essere piu’ chiaro, le hp sono troppe
Tentiamone alcune:
-era una strizzatina alle scalate bancarie di taluni del Pd, tipo D’Alema
-o un riferimento alla banca di B o all’ingresso della figlia in Mediobanca
-parlava della banca di Lodi leghista
-o di Fazio e Bankitalia protetto nei suoi reati in modo bypartisan e pure dal Vaticano
-o a B finanziato dalla banca della mafia
-o mirava piu’ alto, alle guerre, ai commerci di droga, al riciclaggio di denaro sporco che le banche peggiori appoggiano in nome di una politica del mondo feroce e assassina..
Personalmente la sua frase mi ha ferito e l’ho trovata inopportuna e stravagante
Siamo agli inizi di una terribile crisi, finanziaria e reale, che portera’ recessione a tutto il mondo. La crisi si deve alla condotta deregolata e anarcoide del sistema bancario. Urge una regolazione di questa condotta a partire dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, per passare a regole piu’ rigide e meno canagliesche per il credito e la Borsa nei singoli Stati. E’ indispensabile pretendere che i governi, ovvero la politica, mettano veti alla speculazione finanziaria e regole giuste per il credito. Vista cosi’, la frase di Veltroni e’ idiota
Poi siamo membri della Comunita’ Europea e non possiamo ignorare che voteremo per un Parlamento Europeo privo di potere legislativo che contera’ quanto il 2 di picche, mentre il vero potere sara’ nelle mani della Banca Europea, anarcoide e dissoluta, pronta a divorare i diritti dei cittadini e dei territori per arricchire poche corporazioni di magnati, e in cui Trichet e’ libero di fare canagliate come Greenspan in barba a fondi pensione, TFR, mutui ecc (anche Trichet stava per aumentare i tassi)
Ora l’UE delle banche ci ordina di privatizzare l’acqua pubblica. Domani la scuola, la sanita’, i trasporti.. e la sx lo dovrebbe lasciar fare per buttarci in pasto ai vizi neoliberisti? Ma che sx sarebbe?
Il neoliberismo e’ la piaga del nostro tempo. I suoi danni sono sotto gli occhi di tutti. Le Banche sono il ganglio di questo sistema infernale. La collusione delle banche col sistema neoliberista peggiore e’ piu’ che evidente, come con la peggiore criminalita’ organizzata, e sta portando a rovina il mondo… e Veltroni insiste nel dire che la politica si deve tenere fuori dalle banche. Ma questa e’ follia pura!
Qualcuno ha notato quante volte Veltroni ha detto la parola ‘sx’?
E quante volte ha detto la parola ‘riformista’?
La sx sappiamo benissimo cos’e’ o almeno cosa dovrebbe essere: diritti, valori, ideali. Giustizia e uguaglianza, democrazia di popolo e evoluzione di tutti.
Il riformismo e’ una parola vuota dentro cui c’e’ tutto e il contrario di tutto, e non necessariamente cio’ che e’ migliore e moderno.
La parola riformismo e’ un termine alla moda introdotto da quel volpone di B, ma sa il cielo se abbiamo mai visto qualcosa di piu’ ingannevole, assassino e frodatore..!
E’ riformismo anche aver eliminato le preferenze elettorali e aver calpestato i referendum, aver precarizzato il lavoro, delegittimato il parlamento o la Magistratura, monopolizzato i media, rese impunibili le massime cariche.. e’ riformismo il decreto Gelmini, le classi diffenziali, la privatizzazione dell’acqua pubblica, le sovvenzioni alle scuole confessionali, l’assenza di pena ai reati, la criminalita’ in Parlamento.. e’ riformismo aumentare i poteri del premier diminuendo gli organi di controllo, raddoppiare la pubblica amministrazione col federalismo, dare piu’ poteri ai sindaci, tagliare la sicurezza, la scuola e la sanita’, dominare unilateralmente i media, distruggere la voce dell’opposizione…
E’ riformismo sdoganare la guerra aggressiva, il fascismo, i caduti di Salo’ o Al Alamein, i movimenti neonazi, il secessionismo leghista, la P2, la mafia, i ladri di Stato, l’evasione premiata dei soliti noti..
Francamente io continuo a pensarmi di sx, ma ormai di una sx che non ha rappresentanza ufficiale se qualcuno mi desse di riformista lo prenderei come una offesa.
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http://www.masadaweb.org
Ciao tutti, ciao Vi
domani c’è il voto per trasformare il decreto in legge, e il governo ha
detto che voterà senza spostare una virgola…
L’opposizione ha detto che ceercherà di fare ostruzionismo.
I ragazzi, persino studenti di destra (a parte quelli ligi e bigi che hanno
detto che vogliono continuare a fare le lezioni), assediano il Senato e a
manifestare nella altre città.
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Io credo che proprio su questa cosa il governo, se insiste, ci sbatterà come
si dice.. le corna!
Perché i ragazzi, che non sono tutti 13enni, ma anche gente di oltre 20 anni
che non sa che diavolo farà nel futuro prossimo e venturo, ha issato questa
parola d’ordine “Non pagheremo noi la vostra crisi”! cioè: Voi volete dare
i soldi alle banche che hanno stramangiato, hanno fatto debiti alle spalle
di illusi o di poveracci, e ora volete ribaltare la crisi della finanza
capitalista di nuovo sulle nostre spalle, facendo tagli a una voce di
bilancio così vitale per un paese come la Scuola, l’università e la
ricerca?? Noi andiamo avanti!! tanto, che abbiamo ancora da perdere….”
Ecco, io penso che, al di là del fatto che sono probabilmente tutti figli di
famiglia e a nessuno manca un tetto, il pane o le scarpe.. adesso.. al di là
del fatto che non sono ideologizzati come potevano esserlo gli studenti del
’68-69, questo movimento è destinato a durare, nei fatti concreti e anche
nell’immaginario dei ragazzi stessi che si sentono, come quelli 40 anni fa,
protragonisti del proprio presente.
Incrociamo le dita che qualche emulo deficiente di Kossiga non ci metta lo
zampino.
Ciao!
Paola
Commento di MasadaAdmin — ottobre 28, 2008 @ 4:40 pm |