
Guardare il fiume fatto di tempo e di acqua
E ricordare che il tempo e un altro fiume.
Sapere che noi ci perdiamo come il fiume
E che i volti passano come l’acqua.
Sentire che la veglia e un altro sogno
Che sogna di non sognare e che la morte
Che la nostra carne teme e questa morte
Di ogni notte, che si chiama sogno.
Vedere nel giorno e nell’anno un simbolo
Dei giorni dell’uomo e dei suoi anni.
Convertire l’oltraggio degli anni
In una musica, una voce e un simbolo.
Vedere nella morte il sogno, nel tramonto
Un triste oro, tale e la poesia
Che e immortale e povera. La poesia
Torna come l’alba e il tramonto.
Talora nel crepuscolo un volto
Ci guarda dal fondo di uno specchio:
L’arte deve essere come questo specchio
Che ci rivela il nostro proprio volto.
Narrano che Ulisse, sazio di prodigi,
Pianse d’amore scorgendo la sua Itaca
Verde e umile. L’arte e questa Itaca
Di verde eternità, non di prodigi.
Ed e’ pure come il fiume senza fine
Che scorre e rimane, cristallo di uno stesso
Eraclito incostante, che e’ lo stesso
Ed è altro, come il fiume senza fine.
(Arte poetica – Jorge Luis Borges)
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Chi si contenta gode.
In questa citta’ di lebbrosi, io sono quello con le piaghe piu’
belle.
(da “Il grande inganno)
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Globalizzazione, crisi finanziarie, incertezza economica, provocano spaesamento e paura. C’e’ terrore della storia, della grande storia: quasi che correnti di instabilita’ (immigrazione, terrorismo, economia globale…), venendo da lontano, ci trovassero indifesi. Che di meglio allora che gridare al pericolo e perimetrare le frontiere presidiandole? Ma, alla lunga, questo non dara’ sicurezza, perche’ l’insicurezza e’ piu’ profonda. Viene dalla mancanza di visione condivisa del futuro.
Andrea Riccardi
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In questo clima assurdo di risiko bancario, crisi dei subprime, crollo delle banche, si vocifera di una unione tra i due colossi italiani, UniCredit e Intesa San Paolo, dove il tandem Profumo di Passera promette faville.
Sauro
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Spudoratezze
Viviana Vivarelli
Il premio “faccia di tolla” lo diamo a Lutvak, il mastino del liberismo americano.
Ha avuto la spudoratezza di dire a Ballaro’ che nessun risparmiatore e nessun cittadino subira’ danno dalla crisi finanziaria, perche’ essa colpira’ “solo” i grandi speculatori che hanno trattato titoli eminentemente sofisticati! E Berlusconi e’ li’ pronto a ripetere l’emerita balla. Come se i 140.000 risparmiatori convinti a prendere titoli Parmalat non gridassero il contrario. Davvero si cagano sotto dalla paura che tutti vadano a ritirare i soldi in banca e si agitano tutti per confondere le acque.
Ci dovrebbe essere una punizione immediata per mentitori cosi’ squallidi, ci basterebbe una gran mano spalmata di merda che la sbatta sulla bocca di chi mente appena dice certi spropositi.
E dunque i fallimenti a catena delle banche riguarderebbero solo poche migliaia di avventurosi?
E i fondi pensione o i mutui immobiliari o i crediti verso gli enti locali o il rischio che le banche si chiudano sui tuoi risparmi senza renderteli mai piu’ come in Argentina, per Lutvack e Berlusconi, sarebbero cose che riguardano solo pochi investitori privilegiati?
E anche i miliardi di miliardi che vengono sottratti al bene della collettivita’ per salvare le grandi banche anche quelli non ci toccherebbero per niente? Quante volte hanno salvato dal fallimento la banca di Sicilia, il banco di Napoli, il banco di Sardegna, quando non si versano soldi per salvare fallimenti cittadini, come gli ulteriori 140 milioni a Catania o fallimenti aziendali come i 2 miliardi che ancora ci costera’ Alitalia? Quante migliaia di miliardi sono stati dati alla Fiat? Quanto ci costano queste regalie ai peggiori? Quanti servizi pubblici in meno ci costeranno? Quante tasse in piu’?
Non e’ vero che come dice Tremonti i soldi mancano. E’ vero che i soldi ci sono ogni volta che si devono sostenere i truffatori, gli inadempienti, gli inetti, i ladri di stato e mancano quando si deve pensare al bene pubblico.
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Dizionario:
Hedge found: l’hedge found e’ un prodotto bancario a rischio elevato, con sede legale generalmente negli Stati Uniti o comunque in un territorio off-shore, e’ una forma d’investimento alternativa, creata per cercare guadagni assoluti, cioe’ profitti a prescindere dall’andamento dei mercati. Ad essi partecipa un numero ristretto di soci, a cui e’ chiesto un elevato investimento minimo. Sono fondi poco regolamentati con un grado di trasparenza ridotta,sia sulle partecipazioni come sulla composizione in azionario o obbligazionario, che invece devono essere obbligatoriamente noti per gli altri fondi.
In Italia attualmente la legge prevede che questo tipo di fondo non puo’ essere sollecitato da banche, assicurazioni o altri normali canali distributivi.
Generalmente gli investitori sono persone molto ricche, fondi pensione, compagnie assicurative, fondazioni, banche ed investitori istituzionali o organizzazioni semigovernative.
Stock option : azioni che normalmente vengono date gratuitamente ai manager piu’ raramente ai dipendenti di una societa’ quotata a prezzo inferiore di quello corrente dell’azione.
Entrambi non pagano alcun prezzo d’acquisto.
Se il soggetto non esercita il diritto di riscatto, anche se l’andamento della societa’ e’ cattivo, non ci rimette niente. Viceversa se l’andamento e’ buono, puo’ rivenderle e acquisire il plus valore. Azioni e opzioni vengono distribuite come incentivo ad aumentare la produttivita’.
Sub prime : prestiti concessi ad un soggetto a rischio di adempimento, come i mutui concessi senza garanzie. Negli Stati uniti questi mutui sono stati dati lo stesso creando una larga fascia di cattivi debitori che normalmente non avrebbero avuto accesso al credito, creando una bolla speculativa che ha alimentato a dismisura il mercato immobiliare. Quando il tasso di interesse e’ stato alzato, tutti questi debitori si sono trovati a non poter pagare piu’ il loro debito senza avere beni di garanzia su cui le banche potevano rifarsi.
Centinaia di migliaia di debitori sono stati costretti all’insolvenza e per molte compagnie prestatrici e’ stata presentata istanza di bancarotta.
Il sistema finanziario americano si e’ basato su una assoluta mancanza di controlli.
Vigilanza bancaria : Deaglio: “Il sistema della vigilanza bancaria negli Stati Uniti puo’ essere definito una farsa, frutto di un’ideologia che esaltava la capacita’ di autoregolarsi del mercato e bollava come oppressiva e liberticida anche solo una supervisione attenta e dettagliata delle operazioni da parte della banca centrale. Tale ideologia, che oggi subisce un tempestoso tramonto, non ha mai pienamente attecchito in Europa, e in particolare in quella continentale: mentre il governo della moneta si accentrava nella Banca Centrale Europea, le singole banche centrali non hanno rinunciato, e anzi hanno intensificato la vigilanza sul sistema, con vari gradi di severita’. Questa vigilanza e’ al massimo in Italia, ed e’ questo uno dei motivi per cui il Governatore della Banca d’Italia e’ stato nominato presidente del Financial Stability Forum, con l’incarico di proporre nuove regole per ottenere un mercato efficiente.
Il sistema bancario italiano puo’ essere considerato una navicella sana che regge bene un mare in gran tempesta, nel quale la nave ammiraglia, ossia il sistema americano, imbarca acqua ed e’ inclinata sul fianco mentre le altre navicelle europee hanno qualche vela ammaccata. Nessuno sa come la tempesta si evolvera’”.
Sidney Winter:
«Abbiamo scoperto che la nostra ricchezza e’ di qualche migliaio di miliardi di dollari inferiore alle attese e ora dobbiamo decidere come ci dividiamo la sberla ».
Il debito americano e’ superiore al PIL.
La Federal Reserve non ha piu’ margini di manovra. Ha gia’ impegnato la meta’ delle riserve, circa 500 miliardi, in prestiti al mercato e finanziamenti al Tesoro.
E non e’ nemmeno chiaro se le tocchera’ anche fare le due iniezioni di capitali freschi per 100 miliardi ciascuna per la nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae.
L’apertura dell’ombrello del Tesoro sopra l’ombrello della Fed ben segnala la gravita’ del momento, portata all’estremo dal rischio di un imminente tracollo di Goldman Sachs e Morgan Stanley, le ultime due banche d’investimento rimaste su piazza.
Il rischio America dipendera’ dalla capacità di generare reddito mentre si va esaurendo la spinta ai consumi indotta dai tagli fiscali di Bush, costati 160 miliardi al bilancio federale e non piu’ replicabili. Il debito pubblico arriva a 15 mila miliardi contro un prodotto interno lordo di 14300 miliardi. Il rischio e’ che la crisi finanziaria colpisca anche i fondi pensione.
Nel 2005 la ricchezza netta pro capite (case e risparmi meno i debiti) era pari a 176 mila dollari, più 38,2% a valori costanti rispetto al 1995 e la ricchezza netta pro capite degli italiani era pari a 134 mila euro. L’americano medio dispone di una ricchezza inferiore a quella dell’italiano.
I critici radicali sostengono che il piano salvabanche non salverebbe il mercato.
Lo stato avrebbe l’opportunita’ di mettere buone regole alle banche, ma non lo fara’ perche’ i ministri vengono da quelle stesse banche. Il segretario del Tesoro e’ un banchiere della Goldman Sachs in quiescenza e il massimo consigliere economico di Obama, da ministro di Clinton, abolì il Glass Steagal Act, che per mezzo secolo aveva tenuto a freno il delirio di onnipotenza dei banchieri, per poi diventare un boss di Citicorp.
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QUINTO INCENERITORE IN CAMPANIA SIAMO AL DELIRIO!
Paola Nugnes
Gravissima la spaccatura tra l’informazione ufficiale di stato e lo stato dei fatti sul territorio,.
Quinto inceneritore in campania: SIAMO AL DELIRIO!.
Il bilancio di massa del decreto ’90 convertito in legge, conta a fronte di 2.800 tonnellate di rifiuti al giorno prodotti dalla regione Campania al lordo della differenziata, 4 inceneritori in grado, insieme ai cementifici in funzione di smaltire fino a 4.500 tonnellate! e gia’ a riguardo ci ponevamo molte domande e ne ponevamo, senza risposta a chi di dovere, ma ora, a cosa serve il 5° inceneritore? ( e la raccolta differenziata a cui siamo obbligati per legge?)
Vogliamo uscire da questa informazione demagogica e parlare all’intelligenza degli italiani?
Costruire 5 inceneritori per bruciare balle non bruciabili? Prima troppo umide per bruciare e ora mummificate e quindi troppo secche per bruciare?
Bruciare ecoballe che non si sarebbero potute accatastare, ma che si formarono contravvenendo alle disposizioni della gara di appalto, con gravissimo danno territoriale, a costo di un vero e proprio disastro ambientale. Ora si vuole, per smaltire quelle stesse eco balle “fuori legge”, che la magistratura ha dichiarato non bruciabili, anomale, con altissime percentuali di arsenico, che contengono oggetti pericolosi, costruire 5 inceneritori su quello stesso territorio, facendo pagare il costo dell’operazione anche pecuniario agli stessi cittadini che hanno subito il danno? Quegli stessi cittadini che andrebbero risarciti con bonifiche e cura del territorio ? e non con “compensazioni” !
Altrove si propone a causa della crisi del petrolio di recuperare plastica dalle discariche…e qui si pensa ancora a costruire inceneritori?
Se non ci fossero i benefici CP6 varrebbe ancora la pena?
Se negli anni 90 si costruivano inceneritori era perche’ non erano ancora noti gli studi sulle nanoparticelle, ma ora che sappiamo possiamo continuare, come facemmo con l’amianto, fingere ancora una ventina d’anni di non sapere, e continuare a costruirne?
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Se tutto il potere e’ nei custodi, chi vigilera’ sui custodi?
Viviana Vivarelli
Il sistema bancario e’ marcio e poiche’ esso rappresenta la mano attiva del liberismo getta sullo stesso la stessa cupa condanna di fallimento e iniquita’.
La domanda e’: chi fa le regole?
Che i governi siano pesantemente complici dello sfacelo finanziario appare ovvio.
Berlusconi dice: “Non perderete un euro, i depositi dei cittadini sono al sicuro”.
Parla la bocca della verita’. Non poteva dire diversamente chi ha allocato la propria figlia in Mediobanca. Non potendo entrare nel salotto buono, se l’e’ comprato. Ora e’ ovvio che difenda anche qui i suoi interessi bancari e non gli giovi affatto diffondere panico nei risparmiatori. La stessa insistenza con cui gli organismo europei hanno negato fino all’ultimo la gravita’ della crisi e’ sospetta. L’hanno negata persino nella compromissione di tre stati nel salvataggio della Fortis.
Due cose saltano all’occhio: le banche americane hanno l’obbligo di dichiarare, giorno per giorno, i loro asset, i loro investimenti, con la massima trasparenza, noi italiani no.
Ancora: chi nel sistema finanziario americano si comporta da gangster finisce in galera con pesanti penalizzazioni di 20, 30 anni. Da noi i reati finanziari sono stati depenalizzati da Berlusconi tanto da allontanare gli investimenti esteri dall’Italia, il falso in bilancio e’ stato addirittura premiato perche’ ci incorreva anche il premier e il suo piu’ fidato consigliere Dell’Utri, e chi doveva controllare non l’ha fatto macchiandosi di reati finanziari rimasti impuniti, come Fazio governatore di Bankitalia, che ha praticato l’insider traiding (uso speculativo di informazioni riservate per influire sul mercato a proprio vantaggio) ma non ha subito nessuna punizione, anzi e’ stato difeso in modo bypartisan e addirittura non ha nemmeno lasciato l’ufficio a Bankitalia.
In USA i dirigenti malfattori che hanno portato i loro istituti al fallimento perdono anche ogni liquidazione. In Italia i dirigenti che hanno portato a fallimento Alitalia, Ferrovie, Telecom ecc. se ne escono con milioni di euro di premio, il tentativo di limitare i tetti delle liquidazioni d’oro e’ abortito in Parlamento sempre per veto bypartisan, e anzi i presidenti di consiglio di entrambi gli schieramenti hanno premiato i furfanti con nuovi prestigiosi incarichi e anche quando ci sono stati reati contro i cittadini (come le intercettazioni di Telecom) sono stati considerati titoli di merito, visto che Tronchetti Provera ora entra trionfalmente in Mediobanca. Se la patente di onesta’ o di capacita’ non e’ richiesta in politica, sembra assolutamente superflua in banca, dove l’unica patente richiesta e’ l’alta raccomandazione. Ma cosi’ sistema bancario e sistema politico presentano solo complicita’ in corruzione. E da una tale complicita’ e’ arduo aspettarsi nuove regole.
Se i governi si guardano bene dal richiedere regole alla finanza mondiale e se i G8 sono ormai delle inutili e grottesche parate da cui non esce mai una moralita’ finanziaria, cosa dovremmo aspettarci? Che le banche redimano se stesse, uscendo da quella giungla di speculazioni incontrollate e ad alto rischio che le stanno portando ad autodistruzione? Dovremo aspettare che il criminale si imponga da solo quelle regole che la sua condotta ha sempre rifiutato? Il principio primo del liberismo, che il mercato si autoregola, sta clamorosamente fallendo. Il dogma “ne’ lacci ne’ laccioli” ci sta conducendo a questo: un baratro che dovrebbe essere sanato da soldi pubblici, cioe’ dalla ricchezza dei cittadini. E’ giusto che chi ha speculato sul rischio riversi ora lo stesso sulla collettivita’? E’ giusto che i governi si pieghino a questa nuova truffa sul bene pubblico?
E si puo’ credere davvero che il mercato porra’ a se stesso da solo delle regole? L’anarco-capitalismo ci ha portati al baratro e sbaglia Ostellino a citare il Financial Times nel suo elogio sperticato alla liberta’ di mercato. Se la liberta’ di mercato e’ questa, insistere sull’assenza di regole e’ criminale. Non si sta difendendo una liberta’ legittima, si sta difendendo una anarchia che porta a rovina il mondo e insistere in questa difesa e’ accanimento demoniaco.
Ma chi dovrebbe porre queste regole? Si noti che nel disastro attuale il silenzio della Banca Europea e’ assordante. Ma come? Ci spingono a forza verso l’adesione a un Trattato di Lisbona che in pratica sancisce la morte del parlamento europeo, cioe’ dei nostri rappresentanti nazionali, per dare le leve del potere a una cricca di ignoti burocrati da cui dipendera’ il nostro futuro, ci impongono un’Europa delle banche e non dei popoli, e quella Banca Europea che ne dovrebbe essere il vertice in una situazione di sfacelo come quella attuale non apre nemmeno bocca!? Anzi la stessa Europa che bollava come peccato capitale l’aiuto di un governo a un’azienda nazionale decotta, urlando che non si potevano violare le leggi del libero mercato, ora non dice verbo sull’elargizione di miliardi e miliardi di beni pubblici per salvare i mostri della speculazione.
E che si dovrebbe dire allora sulla grande tutrice del liberismo a livello planetario? Quella Banca Mondiale che ha imposto i crismi liberisti sino alla rovina di stati come l’Argentina e che ha aumentato a sproposito il debito del terzo mondo, paralizzando intere aree del pianeta con grandi opere perverse come le grandi dighe invasive o che ha finanziato guerre di devastazione e rovina o ha imposto privatizzazioni sconsiderate ai paesi poveri dell’Africa e ora, dinanzi all’immane crisi di sistema, non apre bocca, non ha nulla da dire, non fa nemmeno quel minimo di autocritica che le dimensioni della crisi richiederebbero?
Ma se in questo mondo tutti comandano ma nessuno si autoregola, cosa dobbiamo aspettarci e da chi?
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Asset allocation in carta Bianca
Doriana Goracci
Oggi c’e’ chi non consente attacchi alle “sue” banche e promette che non perderemo neanche un euro.
E’ l’inizio di un tumultuoso ottobre finanziario e il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, rassicura i depositari di conto corrente delle banche iscritte al Fondo interbancario di garanzia, spiegando che, in caso di fallimento, saranno coperti fino a 103mila euro per conto, aggiungendo pero’ e pure, che: “I pronti contro termine non sono garantiti, mentre i titoli di stato, preferibilmente a scadenza non troppo lunga, costituiscono ancora un investimento relativamente sicuro” e che sono “A rischio anche i risparmi di chi ha investito in obbligazioni bancarie, soprattutto quelle rilasciate dalle grandi banche d’affari, ora nell’occhio del ciclone”. Poi affondando il coltello nella piaga, paventa: “Nel malaugurato caso che fallisca una banca come Unicredit, che ha 10-12 milioni di correntisti, ci si chiede che capienza possa avere il Fondo interbancario di garanzia”. Tutti quelli che leggono, potrebbero in parte impensierirsi ma ce ne sono altri che quasi sorrideranno, avendo non risparmi ma debiti, come lo Stato e le sue amministrazioni.
Da anni chiedo invano, laddove mi sia possibile fare la domanda e magari ai diretti interessati, perche’ la maggior parte della stampa nazionale e locale, non pubblica le quotazioni dei Titoli di Stato, i cui regolamenti, tagli e incrementi all’asta, vengono fatti dal Tesoro, quelli che garantiscono nel tempo il Debito Pubblico, dove i cittadini-risparmiatori, diventano creditori dello stato debitore, pagando l’intermediazione bancaria, s’intende e le tasse: la domanda non ha mai avuto risposta, tantomeno chiara e precisa, alla faccia della trasparenza e dell’informazione. Dal 1973 al 2003, impiegata in Borsa, ebbi modo di impiegare il tempo al patrimonio-tesoro di Gestione per una grande banca, quella del fu Mattioli. Andarono in quota dagli anni ‘90, tramite le Banche o Sim, i fondi comuni d’investimento, quelli che consentivano di fare i “giardinetti”, di avere un “paniere” di primizie internazionali, oppure di dormire sonni tranquilli e assai poco remunerati con i Monetari o gli Obbligazionari. Concludevano che ce n’era per tutti i gusti, che in base all’eta’ e alle aspettative, si faceva diversificazione con le quote, da muovere ogni tanto, da cambiare come un abito: ad hoc. Quando furono spalmati a tappeto e con tutte le arti, questi giardinetti comuni, non si poteva tornare indietro, al neolitico dei Bot e dei Btp, non si poteva neanche guardarli sui giornali, tanto erano vecchi brutti e sporchi e i bancari, addetti alla consulenza finanziaria, divennero promotori senza esserlo, dispensando affettuosi o perentori consigli, in assoluta buonafede: ci credevano e compravano anche loro, spazzatura. Non basto’ il fallimento del Fondo Pensione Comit, la dismissione degli immobili di prestigio a 4 soldi, gli esodi forzati e volontari, continuarono a dispensare con cura, gli orto-giardinetti del tutto virtuali, senza odori e sapori, se non quello dell’appagamento dell’occhio, grazie a un bel Prospetto Informativo di etti di pagine, a caratteri minuti ma firmati, con Torta su misura. Negli ultimi anni, l’inclinazione per i titoli di stato, appariva un vezzo da contadina con le scarpe numero 40 e il cervello da burina, come se avessi proposto galline ruspanti e zucchine storte. Che fine avrebbe fatto con una tata-operatrice controtendenza, l’Asset Allocation? Gia’. Era stata coniata questa parola magica che diversificava i profili psicologici della clientela in: Conservativo- Prudente-Equilibrato-Dinamico-Aggressivo.
Nessuno piu’ cercava sul Sole 24 ore il listino e le quotazioni dei Buoni del Tesoro poliennali: quel foglio rosa, era moda sotto il braccio o in borsetta, da anni 80. C’erano invece i Fondi, poi anche Pensione, volontari e involontari se rimanevi zitto, chiusi o aperti, deducibili, non alla comprensione e le Polizze Vita, per cui l’Operatore finanziario, non piu’ Borsinista o Promotore, divento’ anche assicuratore e psicologo, tant’e’ che intuendo propensioni, aspettative, caratteristiche psicosomatiche, brandendo l’impignorabilita’, l’insequestrabilita’, l’assoluto silenzio, quelle cartelline, garantivano tutti i casi della vita e della morte, arricchendosi anch’esse della formula inglese: Unit Linked! Mi sono tornati spesso alla mente, quei contratti di borsa, scritti a mano, che chiedevano in certi momenti prestabiliti dell’anno, anche solo con 10.000 lire, di concorrere all’estrazione di premi distribuiti dai titoli di stato, e poi la Rendita, il Redimibile, la Ricostruzione, i Buoni Alfa Sud che ti facevano vincere anche una auto della stessa Casa e nome, o certi che non ricordo come si chiamavano, per passare una vacanza in Sardegna, e il film di Antonioni, l’Eclisse, il lungometraggio che giro’ a Piazza di Pietra nel 1962, dove i fili dei telefoni erano lunghi ed elastici fino a raggiungere dalle cabine, il Recinto delle Grida.
Erano ancora i tempi del Parco Buoi, degli Agenti di Cambio, di Sindona, l’Immobiliare Roma, lo Ior. Vennero poi, quelli dei Bot People e ci fu chi curo’ il risparmio, come un allevamento di cozze, affondato nella mota e contiguo ai porti. I titoli erano cartacei. gli acquirenti risparmiatori, se li tenevano a casa, li chiamavamno cassettisti: qualcuno riesumo’ pure le azioni dell’Isotta Fraschini, pote’ farci almeno un quadro. Oggi tutti i titoli sono dematerializzati e si pagano contanti, senza rinvii a fine mese borsistico.
Eh … “L’ Asset”…”Assettiamoci” che e’ meglio e non facciamo domande, diamocela da soli la risposta e in silenzio, altrimenti da buoi diventiamo pure cani che abbaiano alla luna e se dicono ma non lo dicono, di avere Carta Bianca, ricordiamoci di Toto’: ” E pulitevici il culo!”. Era il film “i Due Colonnelli”, 1962, stessa data dell’Eclisse, a cui segui’ l’Avventura e la Notte.
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Nuova Alba manda un passo dell’Alfieri:
“Chi, preposto alle leggi puo’ farle, distruggerle, interpretarle, impedirle o sospenderle o anche soltanto eluderle con sicurezza e impunita’. Chi, usurpatore o legittimo, uomo tristo o bono, uno o molti, abbia una forza effettiva che basti a cio’ fare, e’ tiranno. E ogni societa’ che lo ammetta e’ tirannide. E ogni popolo che lo sopporta e’ schiavo”
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Un Film : “Miracolo a Sant’Anna, di Spike Lee
Cosimo Rossi (da bellaciao)
Un miracolo? Solo retorica da zio Tom Spike Lee non ha capito nulla
Un miracolo? Solo retorica da zio Tom Spike Lee non ha capito nulla.
Bianco o nero, giallo o rosso, un razzista e’ sempre un razzista. Edotto o all’insaputa, celebre o ignorante, un indifferente e’ sempre un indifferente.
E Spike Lee si e’ dimostrato un razzista nero e indifferente. Niente piu’.
Dove sbagliano gli ex partigiani e i loro apostoli dell’Anpi e’ nell’intonare la solita litania sulla resistenza negata, tradita, revisionata da un’opera di fantasia. Stiano tranquilli, che non sara’ Lee a riscrivere la storia italiana ne’ un suo film tratto da un romanzo.
Pare pure che Miracolo a Sant’Anna non sia un gran che e tantomeno c’e’ l’obbligo di vederla. A proposito della guerra civile che ha dilaniato l’Italia, del resto, il presidente della camera Gianfranco Fini ha detto parole che possono essere considerate definitive e condivise da una sinistra moderna, cosciente e senza complessi di retaggio tardo dottrinario.
Lasciamo perdere i partigiani traditori. Che ci sara’ pure chi ha ceduto alla tortura o alla paura: e’ umano e piu’ che umano. Lasciamo perdere i civili inermi. Che ci sara’ pure chi si e’ approfittato lasciando giusto un paghero’ per il saccheggio. Lasciamo perdere.
Piuttosto sono Sant’Anna e tutto lo stazzemese che non sentivano il bisogno di razzismo e indifferenza. Tantopiu’ nel momento in cui si firma sotto il nome loro e dei loro morti. Questo proprio no.
Non questione della legittima sceneggiatura da un romanzo di fantasia. E’ questione che non si puo’ volere la moglie ubriaca e la moglie piena. E allora: o si dice che si tratta di fantasia oppure si pontifica sulla guerra di liberazione in Italia. Le due insieme no, sono una pretesa arrogante. Di quell’arroganza tutta statunitense che magari non t’aspetti nell’autore di Lola darling , Fa la cosa giusta , Malcom X .
Ma di quell’arroganza tutta grana, limousine, party esclusivi, manie eccentriche, guardie del corpo e fastidio per la plebe che tanta intellighenzia progressista d’oltreoceano invece dispensa a piene mani. Compreso Lee evidentemente.
Lasciamo perdere la resistenza. Ma non Sant’Anna, quella no: non i suoi morti, non le loro famiglie, non la sua storia viva.
Basta esserci stati, da quelle parti, per sapere. Per sapere, ad esempio, di che tempra son fatti sulle Apuane: montanari a picco sul profumo di mare. Per sapere che originale meticciato sono di anarchia, comunismo e fede cristiana. Per sapere che su quelle montagne passava quella “via della liberta’” attraverso cui cavatori e partigiani anarchici conducevano giu’ ebrei, ricercati, disertori oltre la linea Gotica verso i territori liberati.
Per sapere che tra quelle gole d’amore, d’anarchia, miseria e carita’ non c’e’ bisogno di retorica da zio Tom ne’ lezioni di brigata Buffalo per avere in spregio plurisecolare la discriminazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Per sapere che i tedeschi li avrebbero accoppati a vangate e messi volentieri sotto sale per mangiarseli d’inverno (e si dice forse su qualche cucuzzolo l’abbian pure fatto), tanto li detestavano tutti quanti.
Per sapere che i partigiani erano di famiglia lungo quelle creste che in parte avevano reso anzitempo zona franca, attraverso cui i tedeschi potevano passare indenni consegnando le armi in ritirata. Per sapere che da quelle parti c’erano brigate partigiane capaci di vietarsi e vietare la pena di morte con piu’ disciplina civile degli eserciti regolari.
Per sapere che all’alba tersa di quel 12 agosto 1944 dei bengala dalla costa dettero il segnale di partenza alla spedizione nazista di Walter Reder. Per sapere che era guidata dalle Ss italiane, cioe’ dai repubblichini.
Per sapere che procedette man mano verso la vetta in una mattanza di impiccagioni, plotoni d’esecuzione, mitragliatrici, bombe a mano e fiamme purificatrici. Per sapere che culmino’ alla chiesa di Sant’Anna di Stazzema dove donne, bambini e anziani furono spinti, chiusi e massacrati a colpi di granata. Per sapere che non c’e’ persona che almeno una volta non sia salita su in cima fino all’ossario un 12 agosto.
Basta esserci stati per saperlo. E Spike Lee c’e’ anche stato. Solo che non c’era.
Sapesse quante aspettative aveva suscitato nei giovani e nei meno giovani per il solo fatto che proprio lui andava a girare il suo film: quante attese, quanta curiosita’, quanto entusiasmo. Ma Lee non si e’ mai fatto vedere ne’ ha mai dato considerazione alcuna a chicchessia: sempre trincerato dietro schiere di gorilla, vetri oscurati, residenze e set invalicabili.
Non che avrebbe cambiato la storia di fantasia del film. Figurarsi. Avrebbe solo dato a Lee l’occasione di conoscere una storia vera e viva, che palpita ancora in una comunita’ dove gran parte delle famiglie piange una vittima; l’occasione di conoscere Sant’Anna oltre che filmarla liberamente. Ma per abbassarsi a conoscere quel che si benedice col proprio talento artistico occorre appunto non aver la puzza al naso del razzismo, dell’indifferenza e dei quattrini a palate. E invece Lee ce l’ha. Peccato per il suo naso.
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Mariastella Gelmini: “Universita’ pubblica: non faremo prigionieri”
Gennaro Carotenuto
Nel 2009, per la prima volta in 800 anni di storia, e come mai e’ successo al mondo, nessun nuovo ricercatore prendera’ servizio in Italia. In nessun ateneo e in nessuna disciplina.
Mentre in tutto il resto d’Europa e del pianeta si investe di piu’ in ricerca, da noi fino a fine legislatura e’ stato programmato solo di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti.
Ecco come nell’Universita’ di Mariastella Gelmini il lento declino e’ divenuto un crollo verticale per l’Universita’ e la ricerca scientifica pubblica in Italia.
Immaginate un laboratorio universitario in Farmacia dove si fa ricerca sul cancro. Immaginate che vi lavorino cinque tra professori e ricercatori di ruolo. Con la legge 133, approvata il 6 agosto in un’aula sorda e grigia e in un paese in vacanza, nessuno dei loro collaboratori precari, per quanto indispensabili e meritevoli, potra’ entrare in ruolo senza che TUTTI i cinque gia’ strutturati non vadano prima in pensione. Ergo: quel laboratorio e’ destinato a chiudere e il precario meritevole deve andarsene a vincere il Nobel negli Stati Uniti.
E’ questo l’effetto della scellerata applicazione del blocco del turn over sul pubblico impiego alla docenza universitaria. Non si vivacchia, non si tira piu’ a campare; questa volta e’ scoppiata la bomba atomica. Da qui alla fine della legislatura il numero dei docenti universitari italiani si contrarra’ di almeno 8.000 unita’ (-13% e piu’ del doppio degli esuberi Alitalia) ma nessuno se ne scandalizza. Anzi, succedera’ con il plauso dell’opinione pubblica teleguidata a caccia del fannullone e lo sberleffo del Gian Antonio Stella di turno, che sguazza facendo soldi calunniando chi lavora equiparandolo all’impunito, al corrotto, all’incompetente, al nepotista.
La draconiana controriforma Gelmini e’ una giocata demagogica che colpisce l’Universita’ indiscriminatamente. Il giusto per il peccatore, le discipline in soprannumero come quelle strategiche, l’eccellenza come lo svacco. Taglia le scienze esatte come le umanistiche. I giovani brillanti ma non i vecchi baroni. Altro che meritocrazia! L’obbiettivo apertamente dichiarato, “dobbiamo tagliare”, e’ portare l’Universita’ pubblica alla paralisi e preparare il terreno alla grande riforma della privatizzazione ch’e’ nero su bianco nella stessa 133.
Finora i governi di centro-destra e centro-sinistra alternatisi negli ultimi anni, con i ministri Berlinguer, Moratti, Mussi, avevano almeno riconosciuto che il reclutamento di nuovi ricercatori fosse fondamentale per il nostro paese. L’obbiettivo deciso dalla UE a Lisbona vincolerebbe l’Italia entro il 2010 a raggiungere il 3% di prodotto interno lordo dedicato alla ricerca. E’ il minimo per non regredire nel sottosviluppo. L’Italia e’ ferma all’1% ed ha la meta’ dei ricercatori e docenti della media dei paesi europei, 2,7 contro 5,1 ogni mille abitanti. Sono numeri catastrofici ma che rimpiangeremo gia’ da domani.
Se l’Italia volesse essere in media con l’Europa (gia’ indietro a USA e Asia) dovrebbe avere 117.000 persone strutturate. Invece il personale strutturato e’ di appena 62.000 unita’ e la legge 133 lo fara’ scendere nel 2012 a 54.000. E siccome la 133 e’ vessatoria soprattutto verso i giovani, chi restera’ avra’ un’eta’ media altissima: 55 anni, contro i 41 della Spagna e i 42 della Gran Bretagna.
Facciamola breve con i numeri. Il Sole24ore commenta trionfalmente che il governo finalmente metta un freno alla bulimia dell’universita’. Balle! E’ un esercizio retorico di demonizzazione che nasconde la realta’. Dei 5.204 concorsi banditi nel 2008, 3.327 sono per nuovi ricercatori. Gli altri 1.800 sono avanzamenti di carriera in un paese dove non e’ reato il falso in bilancio ma e’ molto malvisto il voler progredire. Ebbene con 1984 pensionamenti la legge 133 stabilisce che appena 397 vincitori di concorso su oltre cinquemila prenderanno servizio nel 2009. E quasi tutti i 397 fortunati, in un paese di 60 milioni di abitanti –elementare legge del piu’ forte- saranno avanzamenti di carriera. Escono i vecchi e non vengono fatti entrare i giovani.
Il 2009 sara’ dunque il primo anno in 800 anni di storia dell’Universita’ nel quale nessun giovane (o al massimo una decina di panda raccomandatissimi) entrera’ in servizio. L’Italia sara’ il primo paese sviluppato al mondo a compiere un passo cosi’ grave. I concorsi sono truccati? L’universita’ italiana ha problemi gravi? Il governo non ripulisce il sistema e butta il bambino con l’acqua sporca, bloccando la vita dei meritevoli. La legge 133 proprio sulla meritocrazia mette infatti la pietra tombale e un vincitore di concorso dovra’ aspettare il 2013 per entrare in ruolo. Nel frattempo? Posto non c’e’ piu’ per nessuno, in maniera indiscriminata. Fa cosi’ schifo l’Universita’ italiana che un 6 d’agosto qualsiasi ne e’ stata eseguita l’eutanasia comunicando la notizia ad esequie avvenute?
Il fatto e’ che, sempre per la legge 133, le Universita’, nella loro autonomia, potranno scegliere se rimanere pubbliche e languire come post-Licei di pessima qualita’, oppure privatizzarsi trasformandosi in Fondazioni. Si saranno cosi’ liberate del costituzionale diritto allo studio e si finanzieranno con fantomatici investimenti privati oltre che con quote d’iscrizione all’americana, da 10 o 20.000 Euro l’anno.
Gli atenei che rimarranno pubblici saranno assediati come nel Medioevo: senza fondi ne’ strutture, con un personale invecchiato, che non fa piu’ ricerca perche’ oberato di docenza, con stipendi che non recuperano neanche l’inflazione e senza alcuna possibilita’ di carriera ne’ per i docenti ne’ per gli studenti. Questi, senza piu’ valore legale del titolo di studio saranno a tutti gli effetti dei laureati di serie B.
L’universita’ privatizzata intanto, 10 o 15 in tutto il paese, ritrasformata in universita’ classista (ma con i figli della vera classe dirigente gia’ andati tutti a studiare all’estero come avviene da sempre nel terzo mondo), sara’ cosi’ docile e funzionale e forse perfino efficiente. Ma fuori ci saranno solo macerie.
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Sauro ricorda:
Il monito di Calamandrei
“Facciamo l’ipotesi, cosi’ astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale pero’ formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si a accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’e’ una certa resistenza; in quelle scuole c’e’ sempre, perfino sotto il fascismo c’e’ stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (e’ tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a
trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perche’ in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei
premi, come ora vi diro’, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono piu’ facili, si studia meno e si riesce meglio. Cosi’ la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, questo e’ il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa e’ la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho gia’ detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serieta’.
Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo e’ il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico“
Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950.
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Il razzista precisa
Paolo De Gregorio
Qualche giorno mi sono beccato del “razzista” perche’ sostenevo che l’immigrazione aveva spostato a destra le classi subalterne che hanno patito sulle loro spalle un mercato del lavoro piu’ difficile, una guerra tra poveri, e vissuto il disagio della coabitazione difficile nelle periferie. La destra economica e imprenditrice, che ha beneficiato in Europa di questo esercito pronto a tutto pur di lavorare, e’ la stessa che sul fronte politico ha giocato la carta xenofoba promettendo a quelle stesse classi subalterne di liberarle dalla immigrazione. Ieri in Austria si e’ confermato questo gioco politico con la vittoria della destra che il piu’ importante politologo austriaco, Anton Pelinka, ha commentato cosi’: “hanno conquistato i nuovi poveri e i perdenti, sono maschi, operai, era sbagliata l’analisi marxista classica che diceva che le classi proletarie e l’impoverimento avrebbero portato il sorgere automatico del socialismo. E’ vero il contrario, portano gli elettori all’estrema destra”. Dico io: capitale e lavoro sono due facce della stessa medaglia e sono intimamente legati nei loro destini. Se non vi e’ un partito che in modo convincente lotta per il superamento del lavoro salariato, per eliminare i padroni e il capitalismo, gli operai scelgono il padrone. In Austria, come nel resto d’Europa, vi e’ un partito socialdemocratico privo di identita’, come tutti quelli europei, che dovrebbero rappresentare la sinistra, l’alternativa, e invece e’ un partito velleitario, che vorrebbe mettere solo qualche regoletta allo strapotere capitalista e conservare il ruolo di rappresentante e mediatore dei conflitti sociali. Sulla questione immigrazione, come Veltroni in Italia, questi partiti la accettano supinamente e non vogliono tener conto della montante rabbia di quelli che teoricamente dovrebbero rappresentare. La destra europea sta vincendo sulle ambiguita’ e debolezze di queste pseudo sinistre che appoggiano l’immigrazione, senza tener conto della stagnazione economica che non crea piu’ un solo posto di lavoro e trasforma molti immigrati da potenziali lavoratori in sbandati papponi spacciatori, di cui nessuno sentirebbe la mancanza.
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Fine di un’epoca
Sauro
Si sente un gran parlare da economisti di ogni genere, accreditati quanto improvvisati.
Ma ancora non ho sentito dire ne’ letto quale e’ il fine ultimo di questa crisi che un signore a capo del piu’ potente e ricco stato (almeno fino a questo momento) della terra ha definito: “la crisi piu’ grave dopo quella del 1929”. Bruscolini, signori e signore. Bruscolini.
Leggo di fine del turbo capitalismo, crollo del sistema capitalistico. Alternative reali, tangibili, praticabili, al capitalismo oggi non ce ne sono. Nel futuro chissa’, ma oggi non ce ne sono.
Il mercato e’ per sua natura spietato, freddo, cinico. Non risparmia e non guarda in faccia a nessuno. Tutti coloro che vi hanno avuto a che fare lo sanno, a qualsiasi livello.
Negli anni ’80, e’ cosa assai nota a tutti, due signori, tali Ronald Reagan (pace all’anima sua) e Margaret Thacher (ormai piu’ di la’ che di qua) introdussero, nell’anima del capitalismo, una parolina magica: DEREGULATION.
Questa, insieme alla GLASNOST (poi dissoluzione URSS, caduta del muro di Berlino) sono stati cambiamenti che hanno segnato il NOSTRO TEMPO.
Deregulation era sinonimo di: MENO STATO, PIU’ MERCATO. E’ un dato oggettivo.
Ha significato PRIVATIZZAZIONI a go go, ovunque il capitalismo volesse essere alla page, in linea con le direttive del MERCATO.
Nel 2001 ha significato il DEFAULT = FALLIMENTO di uno stato come l’Argentina, uno dei paesi con piu’ risorse al mondo, quanto meno agricole – alimentari, applicando alla lettera le regoline d’oro della DEREGULATION.
Ora siamo alle resa dei conti. Vorrei avere davanti a me i teorici della DEREGULATION, di fronte alle misure elemosinate dal Presidente degli Stati Uniti d’America, dal suo ministro del Tesoro, dal capo della sua Banca Centrale, che vengono accusati dal loro Congresso di essere troppo “SOCIALISTI”! e sapere cosa ne pensano, adesso, quei teorici.
E’ facile fare della teoria quando si hanno le spalle coperte e appannaggi miliardari.
A questo, ci ha portati la DEREGULATION degli anni ’80 di reaganiana e thacheriana memoria. La DEREGULATION ha decretato la morte di se stessa, e nessuno la rimpiangera’. Tutto il resto sono chiacchiere da borsino di periferia.
Adesso aspettiamo di vedere i cadaveri passare sotto i ponti, di cui il MERCATO sente la puzza molto in anticipo rispetto a quando la notizia arriva a noi mortali, e speriamo di non dover temere il peggio, ma le prospettive non sono buone, il MERCATO e’ vendicativo, pervicace.
Il mercato e’ come quando guardate le vostre fotografie di venti anni fa: il raffronto e’ IMPIETOSO.
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Caduta autunnale
JAMES KUNSTLER – Clusterfuck Nation
ameshowardkunstler.typepad.com
C’e’ talmente tanta gente a cui stanno per essere fatte le scarpe questa settimana che la scena americana potrebbe essere confusa con il piu’ grande festival di Clog Dancing [la danza degli zoccoli irlandese] che si sia mai visto al mondo, ma uno sguardo piu’ attento ci rivelera’ un cerchio di scheletri saltellanti.
La scorsa settimana il momento maturo per una foto a Washington e’ risultato essere giovedi’ notte quando il segretario al tesoro Paulson e il presidente della FED Bernanke sono usciti da una rapida riunione con Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti, e, come quasi ogni altro momento topico della legislatura, hanno tentato di rassicurare la nazione che il suo sistema finanziario non e’ diventato qualcosa di simile ad un autotreno pieno di pesce avariato. Non so voi ma io ho colto due distinte sensazioni sulle loro facce in quel tableau: 1) una maledetta paura, e 2) la totale mancanza di convinzione di sapere quello che stanno facendo.
Il risultato della riunione e’ stato un ridicolo piano per cui il Tesoro degli U.S.A. dovrebbe assorbire tutte le perdite di un’abbuffata durata 20 anni durante la quale Wall Street ha creato e venduto al dettaglio la piu’ complessa serie di truffe mai vista sul pianeta terra. Musica di sottofondo della foto poteva essere il fruscio di diverse migliaia di miliardi di dollari che escono dal sistema finanziario americano per non farvi piu’ ritorno.
Il giorno seguente (venerdi’) molti particolari del piano hanno cominciato ad emergere – come la totale mancanza di meccanismi di riesame per il nuovo potere del Tesoro di monetizzare i fallimenti e le frodi degli affari privati – e in risposta il mercato azionario si e’ impennato. Altre nuove caratteristiche del riformato panorama del capitale hanno preso forma piu’ tardi quello stesso giorno, come il nuovo tentativo di eliminare le vendite allo scoperto in modo da garantire che d’ora in poi le scommesse di mercato possano essere piazzate solamente sulla faccia superiore del tavolo. Sara’ interessante vedere quanto questa riforma risolvera’ le cose nei giorni a venire.
Durante il weekend, tutti questi giocatori si sono ritirati nei loro bunker dorati per negoziare i dettagli, finche domenica notte, tra le altre cose, Goldman Sachs e Morgan Stanley – gli unici due giganti degli investimenti rimasti in piedi – hanno annunciato la loro trasformazione in “regular banks” in modo da essere qualificati a ricevere altri autocarri di prestiti governativi in cambio di qualche rimasuglio di titoli fraudolenti che ancora giacciono nelle loro cassette.
Un altro provvedimento vorrebbe che il tesoro salvasse anche le compagnie estere frodate – in effetti salvare il mondo sembra per lo meno, come dire, un tantino ambizioso.
Questa mattina, diverse nuove questioni sono state sollevate dal Congresso, improvvisamente resuscitato, per esempio se il grandioso progetto di liberazione su cauzione debba premiare Wall Street con le sue recenti turpitudini e incentivare futuri misfatti, e mi sembrano obiezioni sufficienti ad incasinare il processo prima ancora che sia stato reso effettivo – il che, naturalmente, tenderebbe a rivoltare l’intero nauseabondo carico di problemi di nuovo sul binario da cui siamo deragliati. Penso che vedremo presto cosa succedera’.
In qualunque modo vogliate dipingere questo grottesco panorama, sembra veramente si sia aperto un nuovo capitolo nella storia degli U.S.A. Fondamentalmente siamo una nazione molto piu’ povera di quanto non fossimo appena due anni or sono, e con una capacita’ di progettare la nostra politica nel mondo, o perfino nei nostri settori e regioni piu’ agitate, molto ridotta. La parte piu’ problematica e’ la questione della legittimita’ che e’ ora sospesa sul proscenio come una ghigliottina. Contando sul vecchio detto che la storia non si ripete totalmente, io penso che, per come sta emergendo, la situazione sia piuttosto simile alla crisi di legittimita’ che precedette la guerra civile. Allora, negli anni ’50 del XIX secolo, i due partiti simbiotici della nazione entrarono in una zona di fatale discredito. La Casa Bianca era stata occupata da cravatte vuote come Fillmore, Pierce, e Buchanan e tanta diffidenza accumulata intorpidi’ i centri del potere mandando in convulsione la nazione.
Allora in questione c’era il grande, infettivo ed irrisolto problema della gestione della schiavitu’. Il partito Whig nella sua maldestra e codarda inettitudine spari’ cosi’ velocemente dalla scena da sembrare che fossero stati rapiti in un nanosecondo da un imbarazzato Dio Onnipotente. Nel vuoto creato mise piede un goffo avvocato dell’Illinois – grandemente deriso dalla parte piu’ rozza di quella che poi sarebbe stata chiamata “stampa” per la sua somiglianza ad una scimmia con una canna fumaria per cappello. Egli porto’ un fatto cruciale nel suo emergere: dispiego’ una potente retorica che individuo’ l’essenza della crisi e chiari’ a tutti che cosa c’era in ballo – a quel punto le convulsioni iniziarono sul serio.
Il partito repubblicano e’ assimilabile ai Whigs di oggi. Il loro candidato presidente, John McCain, si sta allontanando dal suo stesso partito come se si trattasse di scappare da una colonia di lebbrosi. In effetti non scherzo quando etichetto quello repubblicano come il partito che “ha ridotto l ‘America ad un relitto”, poiche’ credo che sara’ veramente cosi’ che la storia nella sua versione popolare li considerera’ quando i rottami della loro amministrazione saranno spazzati via. Ma la storia non si ripete mai perfettamente, l’attuale personaggio che viene dall’Illinois, Barack Obama, non ha ancora offerto una vera soluzione della crisi, nonostante sia oppresso dal fatto che tutti si aspettano che sia in grado di farlo. Come il suo lontano predecessore, egli viene deriso dai piu’ rozzi di quelli che oggi chiamiamo i “media” – Fox News e gli aizza-imbecilli dei radio talk-show.
Alcune delle questioni ancora da chiarire riguardano il comportamento del pubblico americano nel senso piu’ esteso. Noi abbiamo ostinatamente negato l’evidenza della crisi energetica che incombe su ogni cosa che facciamo (come la schiavitu’ incombeva nel 1850), dal modo in cui abitiamo il territorio a quello con cui facciamo i nostri affari utilizzando piu’ di 240 milioni di autovetture e camion che nel loro andirivieni fanno i solchi nell’asfalto, per finire con le lagune di parcheggi che corrono sopra le pianure, una volta fiorite, e oggi sostituite daiWalMart.
Mr. Obama non scherza neanche quando allude a cambiar faccia all’America, sebbene la storia non abbia ancora rimato a sufficienza per la sua retorica da convincerlo a chiarire in modo crudamente particolareggiato i termini di questo cambiamento. E anche se fosse in grado di districare questa matassa non potra’ prevenire questo sconvolgimento piu’ di quanto Lincoln abbia potuto evitare la guerra civile. Con quella prima crisi l’America imparo’ duramente quanto tragica possa essere la vita e determino’ il nostro carattere nazionale per un secolo – finche’ non abbiamo buttato via tutto per diventare una societa’ di clown sovralimentati con Ronald McDonald al posto di Dio Onnipotente. Questa parata di entusiasta idiozia sta per avere una fine. Come ogni altro in questa terra stracolma e nervosa sono in attesa di vedere cosa accadra’ nei giorni a venire.
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Da Chiaiano
Oggi circa 7000 persone hanno manifestato per lo jatevenne day, contro la discarica di Chiaiano e in generale per difendere la Campania da un ‘piano rifiuti’ che in realta’ e’ un crimine economico, sociale e ambientale! Insieme ai comitati venuti da molte parti della Campania (Giugliano, Acerra, Terzigno, Ponticelli..) e a realta’ nazionali come i No Dal Molin di Vicenza, sono scesi in piazza migliaia di napoletani e soprattutto di cittadini di Chiaiano e Marano. Un successo che non era scontato, dopo 5 mesi di resistenza, dopo le violenze della polizia a maggio e dopo la propaganda spesa a piene mani (e anche il denaro) da parte del governo Berlusconi. La manifestazione di oggi dimostra che sara’ dura per il governo e il commissariato fare la discarica!
Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava. un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio e’ di chi lo vive e non puo’ essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto
pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business!.Specie dopo la lettera-propaganda inviata oggi a tutti i giornali. Nessuna delle due condizioni e’ stata accettata.
Percio’, al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male, abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio. Abbiamo vissuto con emozione la
compattezza con la quale un corteo di gente comune e’ avanzato e anche le tante case intorno che su richiesta del corteo hanno acceso le luci per contrastare il buio incipiente. (Cosi’ come abbiamo apprezzato i commercianti che oggi hanno raccolto l’appello alla serrata contro la discarica).
Ma la polizia ha preso a manganellare furiosamente e a caricare. Soltanto a quel punto il corteo si e’ autodifeso come poteva, perche’ mai piu’ permetteremo un 23 maggio e sono nati dei blocchi su via Cupa del Cane (quella delle cariche) e delle strade intorno. Ma quest’aggressione gratuita dimostra quale sia il concetto di democrazia di chi sta
occupando incostituzionalmente i nostri territori per fare i suoi affare in nome ‘dell’emergenza’. Quei blocchi rappresentano anche un simbolo: se insisteranno a fare quest’assurda discarica riprenderemo a bloccare, pubblicamente e in massa. Cosi’ come mercoledi’ accoglieremo ‘degnamente’ il premier Berlusconi per ricordargli l’assaggio di democrazia che ci ha fatto vedere oggi…!
Dopo le cariche, con una ragazza fermata e diversi feriti, abbiamo capito meglio il senso dell’azione di stamane, quando carabinieri con mitra puntati al volto hanno fermato tre attivisti che portavano al corteo le sue coreografie. I ragazzi sono rimasti sequestrati in caserma per due ore. Sequestrati dei pannelli di plexigas su cui erano disegnati degli alberi. Li hanno classificati come ‘armi improprie’. Ci chiediamo che arma impropria sia un pannello…? Evidentemente serve solo a pararli, i colpi, ma loro avevano deciso di caricare gente piu’ indifesa possibile. La compattezza e la determinazione del corteo, dei tantissimi
cittadini e attivisti venuti dalla Campania e da altre parti d’Italia, ha evitato il peggio.
Gia’ da domani e’ convocata l’assemblea sul presidio per pianificare il prosieguo della lotta, mentre invitiamo tutte le realta’ ambientaliste a costruire insieme una grande mobilitazione regionale contro chi sta dilaniando la Campania.
Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano
Rete Campana ‘Salute e Ambiente’
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Abusi
Viviana Vivarelli
Dove sono quei bloggher che insultavano Prodi per una donazione ai figli in tempi di detassazione? E plaudivano la pubblicazione di innocue intercettazioni in cui Prodi chiedeva consigli per dei parenti, urlando ai protezionismi famigliari con false recriminazioni per portare acqua al mulino dei veti? Dove sono ora quei puritani del diritto di fronte agli atti sfacciati di Berlusconi e al suo uso privato di denaro pubblico?
Tacciono sul fatto che uno degli uomini piu’ ricchi del pianeta vada a farsi massaggiare da Messegue’ usando aerei di Stato? O sul fatto che metta la figlia in Mediobanca in palese conflitto di interessi, o porti in Parlamento la sua manicure o al Governo le sue pompinare? Urla l’interesse privato in conflitto con quello pubblico!
E che dire di Scapagnini, il medico personale, quello che dava Berlusconi per immortale, fatto sindaco di Catania per i suoi intrugli, protetto con legge speciale confezionata per la sola Catania per provvidenziali contributi alle sue mani bucate, e che ha portato a picco la citta’ senza che uno solo dei media ne accennasse? Ora Scapagnini e’ condannato a 2 anni e 6 mesi, insieme a 8 assessori comunali per abuso di ufficio e violazione della legge elettorale. Perche’ nessuno degli esagitati nemici di Prodi ha parlato dei contributi previdenziali concessi 3 giorni prima delle elezioni comunali del 2005, ai dipendenti “per i danni causati dal cenere dell’Etna”? 4.000 impiegati che ricevettero dai 300 ai 1000 € in busta paga per votare Berlusconi. E’ cosi’ che si guadagna il consenso? Il ridicolo e’ che poi Catania e’ stato l’unico Comune che non ha beneficiato dell’esenzione ICI, anzi la tassa e’ aumentata per far fronte al buco finanziario del Pdl di 800 milioni di €, ma si parla di un miliardo!
Scapagnini scappa rasentando la bancarotta e Berlusconi lo premia facendolo senatore (il cavallo di Caligola faceva meno danno!) Ma Fede si questo tace. E’ una voragine ma Berlusconi regala altri 140 milioni (sono sempre i nostri), dicendo che il motivo non e’ assistenzialistico. Forse clientelare? Forse criminale?
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Massimo Donadi
Premio al clientelismo
Il prestito a Catania e’ un premio al clientelismo e agli sprechi. Il comune di Catania e’ un buco nero, ha debiti per un miliardo di euro, pari quasi a quelli di Alitalia. Una voragine dovuta ad uno scandaloso saccheggio delle risorse pubbliche.
In questa situazione devastata, al posto di attivare le procedure previste dal Testo Unico per gli Enti Locali, il Cipe ha erogato un prestito di 140 milioni di euro a fondo perduto. Abbiamo presentato un ordine del giorno per impegnare il governo affinche’ il prestito diventi rimborsabile in tempi brevi e per attivare, d’intesa con la Regione, le procedure previste per gli enti locali in stato di dissesto.
La Corte dei Conti ha denunciato piu’ volte le gravi responsabilita’ degli amministratori e dell’ex sindaco Scapagnini, al centro anche di indagini della magistratura, ed ha rivelato un quadro di clientelismo disastroso: un dipendente comunale ogni 72 abitanti. E’ intollerabile che una situazione del genere sia sostenuta dal centrodestra con ulteriore sperpero di denaro pubblico.
Con questo prestito si premia il comune piu’ sprecone d’Italia e si incentiva il clientelismo. E’ l’antitesi dei principi del federalismo che a parole tutti dicono di voler realizzare.
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