
Il profitto e’ sempre privato.
Il debito e’ sempre pubblico...
Manlio Tummolo (bloggher di aprileonline)
Il fallimento del liberismo non e’ di oggi: di oggi sono l’imbecillita’ e l’ignoranza di quelli che vi sono voluti tornare. Tutta la critica sociale del XIX secolo, e non solo Marx tanto per intenderci, ha tuonato per quanto vanamente contro l’idea che la somma degli egoismi dei singoli avrebbe dato come risultato il progresso del benessere generale (vedi la “mano invisibile” di Adam Smith o il “lassaiz faire, lassaiz passer” dei fisiocratici). Le crisi economiche mondiali (gia’ allora) avevano dimostrato che il liberismo avrebbe condotto ad una ricchezza enorme in pochi, alla miseria generalizzata nei restanti. La lotta dei lavoratori, quantunque spesso distorta e deviata, e l’intervento di uno Stato retto da principi piu’ razionali, hanno condotto ad un rapporto piu’ positivo che, pero’, dati i presupposti, resta sempre provvisorio e debole. E’ ovvio che, come nella storia sono stati dissolti lo schiavismo classico ed il feudalesimo con annessa servitu’ della gleba, dovra’ venire il giorno, se l’umanita’ non ha deciso di distruggere i fondamenti della societa’ e di se stessa, dell’abolizione del capitalismo e di ogni altra forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il tempo sara’ forse lungo, piu’ lungo di cio’ che ci si aspettava nel XIX secolo, ma il risultato sara’ comunque inevitabile, purche’ l’umanita’ se ne renda conto e si renda altresi’ conto della necessaria metodologia per raggiungere questo fine, che non puo’ piu’ essere lo scioperetto, la manifestazione con fischietti, tamburi, e sventolio di bandiere, ma la partecipazione in prima persona, senza deleghe cieche a chicchessia, dei lavoratori allo studio per la soluzione dei problemi sociali .
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Noam Chomsky
“Le leggi economiche, stabilite dai padroni, sono fatte appositamente, per derubare meglio chi lavora e sono sempre pronte ad essere cambiate, nel momento in cui non si dimostrino piu’, corrispondenti a tale scopo.”
” Una multinazionale e’ piu’ vicina al totalitarismo di qualunque altra istituzione umana“.
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Una cosa deve essere ben chiara: nel mondo capitalista solo il lucro e’ sacro, tutto il resto sono favole che devono essere raccontate ai popoli stupidi e che saranno manovrate al contrario quando il sacro lucro lo richiedera’.
In questo rigirare le ideologie secondo l’interesse del momento, la Chiesa dara’ sempre il suo supporto deviando l’interesse per l’economia (che il popolo ha sempre capito poco) su diatribe a base sessuale, che il popolo ha sempre capito di piu’.
Solo questo puo’ spiegare come mai, anche nel momento attuale, un americano a basso livello culturale possa appassionarsi di piu’ ai gay o all’aborto che al fallimento a catena delle grandi banche e alla crisi recessiva che sta investendo l’America.
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Guido Rossi
Le vecchie formule risultano dunque superate. Nelle strutture dei mercati ormai azionisti e creditori, imbrigliati in innumerevoli e sovente opachi strumenti finanziari, stanno perdendo sempre piu’ autonomia fino a confondersi. L´azionista e’ solamente uno degli investitori e non e’ piu’ il solo a rappresentare l´interesse sociale.. I modelli sui quali erano costruiti il diritto societario e quello dei mercati finanziari sono totalmente fuori uso e inadatti a interpretare le nuove realta’ del capitalismo finanziario globalizzato.
Oggi siamo nel bel mezzo della ricerca. E questa e’ la sfida per un nuovo paradigma scientifico che deve stare lontano dalle false vuote formule del “capitalismo sociale di mercato” e simili, ma deve incominciare a esaminare senza pregiudizi e preconcetti la nuova realta’ che sembra sfuggita di mano.
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Un fallimento di sistema
Viviana Vivarelli
1.300 miliardi di perdite nel mondo per “i titoli tossici”.
Fallimenti di banche a catena in USA e UK.
Solo la Borsa italiana ha perso circa 30% del suo valore da gennaio.
Il governo italiano prevede la stagnazione (piu’ 0,1% il Pil)
La Confindustria parla di recessione (meno 0,1% il Pil)
Con un colpo d’ala i governi occidentali rovesciano le roboanti dichiarazioni neoliberiste e impongono pesanti atti di statalismo assoluto, senza che i cittadini possano decidere o no se devono essere impoveriti a forza per salvare societa’ decotte e fallimentari che finora hanno fatto tutto quello che hanno voluto come hanno voluto nell’assenza di organi superiori e di leggi superiori.
I poveri devono salvare i ricchi. Se finora sono stati sfruttati e perseguitati per mantenere la voracita’ senza fine di una classe di giocatori d’azzardo, ora devono essere strozzati per impedire ai cinici giocatori di fare fallimento. Questo e’ il contrario esatto della democrazia. E’ uno sfruttamento senza fine, propagato con una menzogna senza fine.
La Casa Bianca che fino a ieri giurava di non poter far nulla per aiutare 40 milioni di cittadini sotto la soglia di poverta’, ora valuta di poter fare di tutto per salvare dal fallimento i grandi magnati del crimine finanziario. Il neoliberismo si rivela quello che e’ sempre stato: una menzogna spudorata per salvaguardare una casta di plutocrati immorali.
Da Bush padre ad oggi l’intento della Casa Bianca e’ stato costante e premeditato: tagliare le tasse ai ricchi e proteggere i loro squallidi giochi di potere mentre si riduceva lo stato sociale, si privatizzava la sanita’ e si peggiorava la scuola pubblica. Questa scelta perversa porta ora l’intero Stato americano al fallimento.
In Italia Berlusconi vuole perpetuare lo stesso sistema: l’impunita’ dei ricchi, l’avidita’ senza limite dei potenti, l’oppressione dei poveri, l’ideologia menzognera sbandierata con impudenza, la falsita’ come sistema di governo, la collusione e il tradimento di chi dovrebbe controllare o contrastare.
Ma e’ davvero questo che vogliamo?
E’ davvero questo che deve ripetersi in Europa?
I regimi neoliberisti hanno predicato il libero mercato come punto forte di discrimine contro le nazionalizzazioni e i vincoli all’economia dei regimi socialisti.
Secondo le leggi neoliberiste, lo Stato non puo’ intervenire in aiuto ai cittadini e deve diventare sempre piu’ leggero, privatizzando i servizi, dissolvendo lo stato sociale e non ponendo vincoli all’economia, perche’ la legge di mercato si pone dogmaticamente come il non plus ultra e deve essere la libera concorrenza a produrre benessere per tutti; su di essa il Governo non deve intervenire perche’ purifica via via il mercato dagli elementi peggiori, portando avanti quelli piu’ capaci, con conseguente riduzione dei prezzi e miglioramento dei servizi.
Ma la libera concorrenza non c’e’ stata. Al suo posto abbiamo visto fusioni, cartelli, monopoli e conflitti di interessi, con la connivenza dello Stato e il silenzio degli organi di controllo. I grossi gruppi si sono rafforzati con le sovvenzioni pubbliche e con leggi di facilitazione e aiuto di ogni tipo che sono arrivate non solo a rendere il crimine impunito ma a premiarlo. Al posto dei miglioramenti per i cittadini, abbiamo visto anarchia, trasgressione, crimine, violazione di norme fondamentali, attacchi ai diritti dei lavoratori e dei consumatori, e, infine, stagflazione, cioe’ aumento dei prezzi anche in presenza di riduzione della domanda. Tutti i principi economici del neoliberismo si sono dimostrati fasulli. I fatti li hanno smentiti clamorosamente, provando in modo assoluto che il neoliberismo era un imbroglio: l’imposizione micidiale di una cricca di magnati che difendeva se stessa con la complicita’ dello Stato, in assenza di qualsiasi democrazia. I principi neoliberisti sono cosi’ menzogneri che, quando si sono profilati gli enormi fallimenti, lo Stato si e’ rimangiato ogni ideologia ed e’ intervenuto riversando sulla collettivita’ i debiti privati.
Noi non assistiamo solo al crollo delle grandi banche di affari americane o dell’Alitalia, ma al fallimento di un sistema che finora ha portato al mondo solo iniquita’, miseria, menzogna, guerra, rovina.
Se i media tacciono su questo immane fallimento, e’ perche’ fanno parte essi stessi del sistema che sta crollando.
Ma che in simile situazione si pensi ancora ad accettare un Trattato di Lisbona che fa parte del crollo neoliberista e’ totalmente folle.
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Leo Sansone (aprile online)
Il settembre nero del liberismo
….La mela avvelenata dei mutui immobiliari sub-prime ha provocato un disastro che rischia di far crollare l’economia americana, quella europea e quella asiatica. Bush, per coronare “il sogno americano” permettendo ad ognuno diventare proprietario della propria casa e per puntellare l’economia Usa, ha consentito spaventose speculazioni concedendo mutui immobiliari a tassi iniziali inesistenti o risibili. I crediti di quei mutui facili sono stati trasformati in titoli e venduti sui mercati internazionali a banche, grandi e piccoli risparmiatori.
Ma quando si e’ affacciata la “frenata” nell’economia Usa (rialzo del tasso di interesse di Greenspan e dunque dei mutui), sono cominciati i guai (ma non erano prevedibili?) . Molti proprietari non sono piu’ riusciti a pagare le rate dei mutui e i prezzi delle abitazioni sono cominciati a calare. Le conseguenze finanziarie sono state devastanti. I titoli contenenti i mutui sono diventati “tossici” e le quotazioni sono discese in picchiata.
Cosi’ da un anno si sono susseguiti i fallimenti di grandi e piccole aziende. Le 4 grandi banche d’affari americane addirittura non hanno retto: Lehman Brothers e’ fallita dopo 158 anni di successi; Merril Lynche e’ stata venduta; Morgan Stanley e Goldman Sachs, pur di salvarsi, hanno alzato le mani e si sono trasformate da banche d’investimento in normali istituti di credito.
Non solo. Henry Paulson, il segretario al Tesoro Usa, ha gettato alle ortiche i sacri principi del liberismo e ha nazionalizzato Fannie Mae e Freddie Mac, le due grandi agenzie semipubbliche per garantire e riassicurare i mutui. Se fossero crollate c’era il rischio di un crack dell’intera economia americana. Per la stessa ragione e’ stata nazionalizzata anche l’Aig, la piu’ grande compagnia di assicurazioni degli Usa.
Ma Paulson, per tentare di evitare il peggio, e’ andato oltre. Ha proposto, mentre le Borse mondiali hanno bruciato centinaia di miliardi di dollari a settembre, un maxi piano di 700 miliardi di dollari per comprare “i titoli tossici” e restituire serenita’ alla finanza mondiale, in allarme per il possibile arrivo di una nuova Grande depressione stile 1929. “E’ la sola cosa che effettivamente potevamo fare”, ha precisato il segretario al Tesoro. Alla faccia del tanto decantato rispetto per il mercato e per il no ad ogni intromissione della politica nell’economia.
Il presidente Bush proprio ieri ha chiesto al Congresso Usa di approvare rapidamente il piano. “Siamo di fronte ad una crisi che sta mettendo a rischio l’intero sistema finanziario americano”. 700 miliardi di dollari sono una cifra enorme di denaro pubblico, chiesta ai contribuenti americani come unica soluzione per risanare i mercati finanziari infettati dai “titoli tossici”, ma non si capisce bene chi gestira’ e come la gigantesca operazione.
Questo e’ un problema di non poco conto. Se “la mano invisibile del mercato”, come la chiamava Adam Smith, e’ rimasta scottata e non puo’ piu’ lavorare, e’ giusto che intervenga “la mano dello Stato”, ma dovrebbe essere visibile ed efficace. Si dovrebbe sapere, visto che si fa pagare il contribuente, se i 700 miliardi di dollari di capitali pubblici saranno gestiti direttamente dal Tesoro o da un altro ente modello Iri. Si dovrebbe sapere se “i titoli tossici” acquistati sul mercato saranno parcheggiati presso il Tesoro o presso un altro ente pubblico.
Questo enorme impegno finanziario, inoltre, dovrebbe essere inquadrato in una teoria sull’intervento pubblico in economia. Non c’e’ solo l’esperienza della programmazione economica socialista, che in Italia e nei paesi dell’Europa occidentale diede buona prova di se’. Rimaniamo in America. Franklin Delano Roosevelt negli anni Trenta del secolo scorso lancio’ il New Deal, basato sulle tesi keynesiane, per superare la tragedia economica e sociale provocata dalla Grande depressione del 1929. Bush, invece, negli ultimi mesi di presidenza, sembra voler solo pompare 700 miliardi di capitali pubblici verso le banche e il sistema finanziario privato che ha perso la sua scommessa speculativa sul mattone cartolarizzato, dopo la sconfitta al gioco d’azzardo innescata sulle Borse nel 1986 sui titoli dell’alta tecnologia.
Sembra che il peggio ancora non sia passato, pare che la crisi possa causare ancora gravi danni.
“Il bicchiere qualche volta puo’ essere mezzo pieno: di veleno”, dice un protagonista di Scoop, un film di Woody Allen.
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La crisi morale del capitalismo
Giorgio Ruffolo (uno dei maggiori intellettuali del socialismo italiano)
Repubblica
Credo che l´uragano passera’ senza travolgere l´economia mondiale. Il segretario di Stato Paulson, quello cui, come dice l´Economist, si rizzano in testa i capelli che non ha, aveva fatto, finalmente, la cosa giusta. Aveva lasciato fallire una grande banca, evitando che gli rovinasse addosso con un altro salvataggio. Subito dopo pero’ ha dovuto cedere alla pressione del mondo finanziario, intervenendo nel ben piu’ costoso salvataggio del colosso assicurativo Aig. Cosi’, una volta ancora, le voragini aperte nel libero mercato saranno colmate dai contribuenti. Quali saranno le conseguenze nessuno, neppure lui, lo sa. C´e’ chi teme che questo nuovo tremendo colpo possa coinvolgere l´intero sistema. Ma l´economia capitalistica e’ piu’ forte della devastatrice finanza che ha generato. E tuttavia, questa crisi puo’ essere fatale al capitalismo sotto un aspetto piu’ generale e piu’ profondo. Dal punto di vista strettamente economico, dietro l´inestricabile groviglio delle tecnicalita’, c´e’ una realta’ inoppugnabile: la sproporzione dell´indebitamento americano (di tutti, privati, banche, Stato) rispetto al reddito, e della finanza rispetto all´economia reale. E’ diventato presente cio’ che era evidente. Tranne che per gli estatici ammiratori delle tecnicalita’ finanziarie. Vorrei parlare invece del colpo mortale che questa crisi di inizio secolo sta portando al «turbocapitalismo», minandone la credibilita’ morale.
Ogni sistema storico di organizzazione della societa’ ha bisogno di una base di legittimazione morale. Gli schiaccianti dominatori degli antichi imperi avevano bisogno di un dio che li sovrastasse, loro e le loro piccole regine. Quando i mercanti del Medioevo entrarono nella polis ebbero bisogno di un faticoso compromesso con la Chiesa, da loro abbondantemente finanziata, per superare tortuosamente lo scandalo dell´interesse. L´ideologia economica del nascente capitalismo ebbe origine nelle scuole di filosofia morale. La migliore legittimazione non gli fu offerta pero’ dai dubbi princi’pi delle virtu’ weberiane ma da quelli piu’ pratici dell´utilitarismo che insegnavano a trarre dall´egoismo, e non dalla virtu’, l´energia necessaria per promuovere la ricchezza, a vantaggio, si diceva, di tutti. Insomma, il capitalismo si giustifica non con le sue premesse, ma con i suoi risultati. E non c´e’ dubbio che, fino a tutta la meta’ del secolo ventesimo, i suoi risultati in termini non solo di crescita economica, ma di progresso sociale, siano stati tali, non dico da compensare ma da sopportare gli enormi costi impliciti nella crescita. Cio’ che sta succedendo nel mondo ci dice che la promessa di una estensione universale del benessere e’ incrinata dall´esperienza di un mondo sempre piu’ instabile e ingiusto. Il «miracolo» della finanza internazionale, che ha realizzato enormi spostamenti di ricchezza dai paesi piu’ ricchi ai paesi piu’ poveri si traduce, all´interno di quei paesi, in un gigantesco divario tra i gruppi sociali emergenti e quelli lasciati ai margini. In India l´estrema ricchezza e l´estrema poverta’ sono aumentate. La stessa cosa sta avvenendo in Cina. Dall´ultimo rapporto della Banca Mondiale risulta che il livello di poverta’ e’ aumentato nel mondo a 1,4 miliardi di uomini e di donne, che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. L´indice Gini della disuguaglianza relativo alla popolazione mondiale e’ aumentato negli ultimi quindici anni di sette punti, poco meno del 20 per cento. Ma e’ soprattutto negli Stati Uniti che la disuguaglianza tra classi medie impoverite ed e’lites arricchite si e’ imposta. Lo stesso indice Gini che era caduto al 41 per cento nel 1970, e’ aumentato negli ultimi trent´anni a 47. Cio’ che sta succedendo, dice Robert Reich, dice David Rothkorpf, non e’ solo un aumento delle disuguaglianze, ma una vera e propria secessione sociale: un 1 per cento della popolazione che dispone del 40 per cento del prodotto nazionale. Ma che c´entra tutto questo con i disastri finanziari di oggi? Moltissimo. Negli ultimi venti anni e’ proprio l´allocazione delle risorse della economia guidata dai mercati finanziari che si e’ tradotta in termini reali in un aumento delle disuguaglianze e in una devastante pressione sulle risorse naturali: in direzione opposta ai bisogni reali dell´umanita’. Nel piu’ ricco e indebitato paese del mondo, gli Stati Uniti, la sproporzione tra i guadagni dei condottieri delle grandi imprese, anche quelli che le hanno portate al disastro, e la gente comune sono diventati sbalorditivi. Le risorse mondiali sono state indirizzate da un sistema finanziario poderoso verso un gigantesco indebitamento, sostenuto da un credito sfrenato. Il nome turbocapitalismo si adatta bene a questo sistema sventato. La spesa mondiale annuale della pubblicita’ che alimenta i consumi e l´inquinamento, ammonta a 500 miliardi di dollari, quella della ricerca sanitaria a 70 miliardi. A 62 miliardi quella destinata dai paesi ricchi ai paesi poveri. Ripeto: non credo che siamo alla vigilia di un nuovo collasso capitalistico. L´economia mondiale dispone di immense risorse mobilitabili nell´emergenza. Siamo di fronte pero’ al fallimento morale di una promessa. Quando un sistema perde la sua legittimazione etica, perde anche la sua vitalita’ storica. Un sistema fondato sulla dissipazione e sulla ingiustizia ha il futuro contato. Poco meno di trent´anni fa un brillante economista inglese immaturamente scomparso, Fred Hirsch, scrisse un libro profetico: i limiti sociali allo sviluppo. Cio’ di cui soprattutto il capitalismo soffre, egli affermava, era uno sbriciolamento della sua base morale. Cio’ di cui soprattutto aveva bisogno, era «un rientro morale». Non se ne vedono le tracce.
Credo che l´uragano passera’ senza travolgere l´economia mondiale. Il segretario di Stato Paulson, quello cui, come dice l´Economist, si rizzano in testa i capelli che non ha, aveva fatto, finalmente, la cosa giusta. Aveva lasciato fallire una grande banca, evitando che gli rovinasse addosso con un altro salvataggio. Subito dopo pero’ ha dovuto cedere alla pressione del mondo finanziario, intervenendo nel ben piu’ costoso salvataggio del colosso assicurativo Aig. Cosi’, una volta ancora, le voragini aperte nel libero mercato saranno colmate dai contribuenti. Quali saranno le conseguenze nessuno, neppure lui, lo sa. C´e’ chi teme che questo nuovo tremendo colpo possa coinvolgere l´intero sistema. Ma l´economia capitalistica e’ piu’ forte della devastatrice finanza che ha generato. E tuttavia, questa crisi puo’ essere fatale al capitalismo sotto un aspetto piu’ generale e piu’ profondo. Dal punto di vista strettamente economico, dietro l´inestricabile groviglio delle tecnicalita’, c´e’ una realta’ inoppugnabile: la sproporzione dell´indebitamento americano (di tutti, privati, banche, Stato) rispetto al reddito, e della finanza rispetto all´economia reale. Sul perche’ e sul come abbiamo ragionato tante volte. Non ci torno. E’ diventato presente cio’ che era evidente. Tranne che per gli estatici ammiratori delle tecnicalita’ finanziarie.Vorrei parlare invece del colpo mortale che questa crisi di inizio secolo sta portando al «turbocapitalismo», minandone la credibilita’ morale. Ogni sistema storico di organizzazione della societa’ ha bisogno di una base di legittimazione morale. Gli schiaccianti dominatori degli antichi imperi avevano bisogno di un dio che li sovrastasse, loro e le loro piccole regine. Quando i mercanti del Medioevo entrarono nella polis ebbero bisogno di un faticoso compromesso con la Chiesa, da loro abbondantemente finanziata, per superare tortuosamente lo scandalo dell´interesse. L´ideologia economica del nascente capitalismo ebbe origine nelle scuole di filosofia morale. La migliore legittimazione non gli fu offerta pero’ dai dubbi princi’pi delle virtu’ weberiane ma da quelli piu’ pratici dell´utilitarismo che insegnavano a trarre dall´egoismo, e non dalla virtu’, l´energia necessaria per promuovere la ricchezza, a vantaggio, si diceva, di tutti. Insomma, il capitalismo si giustifica non con le sue premesse, ma con i suoi risultati. E non c´e’ dubbio che, fino a tutta la meta’ del secolo ventesimo, i suoi risultati in termini non solo di crescita economica, ma di progresso sociale, siano stati tali, non dico da compensare ma da sopportare gli enormi costi impliciti nella crescita. Cio’ che sta succedendo nel mondo ci dice che la promessa di una estensione universale del benessere e’ incrinata dall´esperienza di un mondo sempre piu’ instabile e ingiusto. Il «miracolo» della finanza internazionale, che ha realizzato enormi spostamenti di ricchezza dai paesi piu’ ricchi ai paesi piu’ poveri si traduce, all´interno di quei paesi, in un gigantesco divario tra i gruppi sociali emergenti e quelli lasciati ai margini. In India l´estrema ricchezza e l´estrema poverta’ sono aumentate. La stessa cosa sta avvenendo in Cina. Dall´ultimo rapporto della Banca Mondiale risulta che il livello di poverta’ e’ aumentato nel mondo a 1,4 miliardi di uomini e di donne, che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. L´indice Gini della disuguaglianza relativo alla popolazione mondiale e’ aumentato negli ultimi quindici anni di sette punti, poco meno del 20 per cento. Ma e’ soprattutto negli Stati Uniti che la disuguaglianza tra classi medie impoverite ed e’lites arricchite si e’ imposta. Lo stesso indice Gini che era caduto al 41 per cento nel 1970, e’ aumentato negli ultimi trent´anni a 47. Cio’ che sta succedendo, dice Robert Reich, dice David Rothkorpf, non e’ solo un aumento delle disuguaglianze, ma una vera e propria secessione sociale: un 1 per cento della popolazione che dispone del 40 per cento del prodotto nazionale. Ma che c´entra tutto questo con i disastri finanziari di oggi? Moltissimo. Negli ultimi venti anni e’ proprio l´allocazione delle risorse della economia guidata dai mercati finanziari che si e’ tradotta in termini reali in un aumento delle disuguaglianze e in una devastante pressione sulle risorse naturali: in direzione opposta ai bisogni reali dell´umanita’. Nel piu’ ricco e indebitato paese del mondo, gli Stati Uniti, la sproporzione tra i guadagni dei condottieri delle grandi imprese, anche quelli che le hanno portate al disastro, e la gente comune sono diventati sbalorditivi. Le risorse mondiali sono state indirizzate da un sistema finanziario poderoso verso un gigantesco indebitamento, sostenuto da un credito sfrenato. Il nome turbocapitalismo si adatta bene a questo sistema sventato. La spesa mondiale annuale della pubblicita’ che alimenta i consumi e l´inquinamento, ammonta a 500 miliardi di dollari, quella della ricerca sanitaria a 70 miliardi. A 62 miliardi quella destinata dai paesi ricchi ai paesi poveri. Ripeto: non credo che siamo alla vigilia di un nuovo collasso capitalistico. L´economia mondiale dispone di immense risorse mobilitabili nell´emergenza. Siamo di fronte pero’ al fallimento morale di una promessa. Quando un sistema perde la sua legittimazione etica, perde anche la sua vitalita’ storica. Un sistema fondato sulla dissipazione e sulla ingiustizia ha il futuro contato.Poco meno di trent´anni fa un brillante economista inglese immaturamente scomparso, Fred Hirsch, scrisse un libro profetico: i limiti sociali allo sviluppo. Cio’ di cui soprattutto il capitalismo soffre, egli affermava, era uno sbriciolamento della sua base morale. Cio’ di cui soprattutto aveva bisogno, era «un rientro morale». Non se ne vedono le tracce.
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L’ideologia del Libero Mercato non e’ ancora finita
Naomi Klein
Qualunque cosa gli eventi di questa settimana vogliano dire, nessuno dovrebbe dare credito a quello che si continua a ripetere in giro e cioe’ che la crisi finanziaria attuale sancisce la morte dell’ideologia del “libero mercato”. L’ideologia del libero mercato e’ sempre stata serva agli interessi del capitale, e la sua presenza viene e va in funzione della sua utilita’ a quegli interessi.
Durante gli anni del boom economico, e’ comodo predicare il laissez faire, dato che un governo assente permette alle bolle speculative di gonfiarsi.
Quando poi queste bolle esplodono, l’ideologia diventa un ostacolo, e sparisce temporaneamente fintanto che il governo galoppa in soccorso dei mercati.
Ma una cosa e’ certa: e cioe’ che l’ideologia tornara’ di nuovo in maniera prepotente, non appena le attivita’ di soccorso saranno terminate.
L’ingente debito che lo stato sta accumulando per garantire la liberta’ provvisoria agli speculatori, sara’ solo una parte dei costi globali causati da questa crisi, costi che includeranno la razionalizzazione attraverso pesanti tagli dei programmi sociali, oltre ad una rinnovata spinta alla privatizzazione di quel poco che e’ rimasto del settore pubblico. Ci e’ anche stato detto che le nostre speranze per un futuro meno inquinato sono, purtroppo, troppo costose.
Quello che non sappiamo e’ come reagira’ la gente. Considerando che in Nord America, tutte le persone al di sotto dei 40 anni sono cresciute con qualcuno che ripeteva loro che il governo non poteva fare nulla per migliorare le loro esistenze, che il governo e’ il problema e non la soluzione, che il laissez faire era l’unica possibilita’. In questo momento stiamo assistendo ad un governo iperattivo, intensamente deciso ad intervenire, apparentemente desideroso di fare qualsiasi cosa per salvare gli investitori da loro stessi.
Questo spettacolo solleva necessariamente una domanda: se lo stato puo’ intervenire per salvare quelle corporations che hanno corso dei rischi elevati nei mercati interni, perche’ non puo’ intervenire per impedire che milioni di Americani vengano dichiarati falliti perche’ impossibilitati a pagare i loro mutui? Allo stesso modo, se e’ possibile avere in breve tempo la disponibilita’ di 85 milioni di dollari per rilevare il colosso delle assicurazioni AIG, perche’ una spesa sanitaria basata sulla contribuzione individuale – che potrebbe tutelare gli americani dalle pratiche predatorie delle compagnie assicurative del trattamento sanitario – appare oggi un sogno tanto irrealizzabile? E se altre corporations hanno bisogno dei soldi dei contribuenti per restare a galla, perche’ mai i contribuenti non possono chiedere nulla in cambio – come dei limiti agli stipendi dei top manager, e delle misure di sostegno nei confronti degli ulteriori tagli occupazionali?
Ora che e’ evidente a tutti che se il governo puo’ realmente intervenire nei periodi di crisi, diventera’ molto piu’ difficile in futuro perorare la causa del libero mercato.
Un altro potenziale avanzamento deve essere fatto nei confronti delle future speranze di mercato riguardo le privatizzazioni. Per anni le banche di investimento internazionali hanno fatto pressione sui decisori politici al fine di ottenere due nuovi mercati: quello che sarebbe stato ottenuto attraverso la privatizzazione delle pensioni pubbliche, e l’altro che sarebbe nato attraverso una nuova ondata di privatizzazioni o privatizzazioni parziali di strade, ponti e sistemi idrici. Entrambe questi due sogni sono ora diventati molto piu’ difficili da vendere: gli Americani non sono nello stato d’animo di mettere i loro risparmi, individuali o collettivi, nelle mani dei giocatori d’azzardo di Wall Street, specialmente ora che sembra che i contribuenti dovranno pagare per ricomperarsi i loro risparmi non appena scoppiera’ la prossima bolla speculativa. Con l’Organizzazione Mondiale del Commercio che parla a sproposito, questa crisi puo’ anche essere un catalizzatore per un approccio radicalmente alternativo per regolare i mercati mondiali ed il sistema finanziario. Gia’ ora stiamo assistendo ad uno cambio di approccio nei confronti della “sovranita’ alimentare” nei paesi in via di sviluppo, invece che consentire l’accesso al cibo e ai capricci dei commercianti di derrate alimentari. Forse e’ giunto il momento di applicare strumenti come la tassazione degli scambi, che rallenterebbe gli investimenti speculativi, cosi’ come altre forme di controllo globale del capitale.
E ora che nazionalizzazione non e’ piu’ una parolaccia, le multinazionali del petrolio e del gas devono stare attente: qualcuno deve pagare affinche’ si possa avere un futuro meno inquinato, e ha piu’ senso se la gran massa dei fondi necessari a questo scopo provenga da un settore ad elevata profittabilita’ che e’ anche il principale responsabile delle nostre crisi climatiche. E’ sicuramente un ragionamento piu’ condivisibile che non la creazione di un’altra pericolosa bolla speculativa nel mercato degli scambi petroliferi.
Ma la crisi a cui stiamo assistendo ha bisogno di cambiamenti molto piu’ profondi di questi. Il motivo per cui e’ stato consentito a questi mutui spazzatura di proliferare, non e’ stato perche’ il regolatore non e’ stato in grado di comprendere il loro rischio. E’ stato perche’ noi abbiamo un sistema economico che misura il nostro benessere collettivo esclusivamente attraverso la crescita del PIL. Fintanto che i mutui spazzatura hanno alimentato la crescita economica, il nostro governo li ha supportati attivamente. Quindi quello che effettivamente viene chiamato in causa da questa crisi e’ l’accettazione incondizionata della crescita a qualsiasi costo. Cio’ a cui questa crisi ci dovrebbe fare arrivare e’ un modo radicalmente diverso per misurare il benessere ed il progresso delle nostre societa’. Comunque, nulla di tutto questo potra’ mai accadere senza una grandissima pressione pubblica sui decisori politici in questo periodo cruciale. E non sto parlando di una pressione gentile ma di quelle mobilitazioni di piazza e quelle azioni dirette e pacifiche che condussero al New Deal durante il 1930. Senza di esse, ci saranno solo cambiamenti superficiali, ed un ritorno, il piu’ presto possibile, all’ideologia del libero mercato.
The Guardian
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VERONA; il comune nega la bandiera della pace ai missionari
Il comune di Verona, per tramite di un suo assessore (cognome Di Dio, scherzo del destino..) , nega la possibilita’ di esporre la bandiera della pace a missionari dell’ordine comboniano. La motivazione sarebbe quella che la bandiera in questione e’ associata all’estrema sinistra. Cosa non vera, dato che migliaia di scout e persone di movimenti ecclesiastici la usano spessissimo in occasione delle loro manifestazioni.
Ci sono state di recente manifestazioni a Verona dove assessori e sindaco hanno partecipato a cortei con insegne della destra estrema, forse la Pace e’ piu’ minacciosa di quei simboli? Chi e’ che trova minacciosa la Pace, in un mondo di guerrafondai e macellatori di popoli, donne, bambini e intere generazioni?
http://soslombardoveneto.blogspot.com/
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Ciao Alitalia
Doriana Goracci
All’alba, il gatto ha camminato sopra la mensola del camino e ho sentito un tonfo di cocci: un risveglio forzato. E’ andato in pezzi uno dei miei “tesori” raccattati nei mercati che ho percorso nella vita, raccogliendo la spesa quotidiana e i piccoli vizi di cose inutili ma che mi piace avere e guardare. Era-e’ il caso di dire- un grande piatto dai colori furiosi del rosso autunnale, occupato da un albero dai rami secchi, che sembravano gridare al cielo, pieta’. Era l’opera numerata 928/2500 , titolata “Settembre” 1991 di tal Andrea Picini, come scritto nel retro su uno dei pezzi a terra che ho raccolto, ancora mezza addormentata e portava il marchio Alitalia e il piccolo stemma dai tre colori. Ho scoperto oggi che l’autore e’ “Andrea Picini, artista romano nato nel 1935 e prematuramente scomparso nel 2003, uno dei piu’ schivi e appartati ma anche poliedrici e geniali Maestri del secondo Novecento, pittore, incisore, scultore ed esoterista, diavolo e santo ma comunque uno di quei rari artisti del nostro tempo -come ha scritto di lui Fulvio Abbate- in grado di trasmettere con la sua opera autentiche emozioni.” Scopro ancora, tanto per farmi del male, che si tenne a Palazzo Venezia una mostra, “Il Diavolo e l’Acquasanta”, di Andrea Picini nel gennaio- febbraio 2005 con le sue opere selezionate , riconosciuto ormai come “uno dei maggiori artisti del secondo Novecento”…
E’ il primo danno che mi fa il gatto, che riesce a camminare con zampe di velluto non solo sui tetti ma anche tra cose delicatissime e …frangibili. Questo piatto l’avevo comprato sei anni fa, affascinata dai colori e da un anziano signore malmesso con carrettino che, al mercato rionale di Ponte Milvio a Roma, mi disse che era una rarita’, ancora con l’imballo se lo volevo: mi costo’ 10.000 lire, come un pigiama acrilico del banco vicino. Me ne faccio una ragione di molte cose, per abitudine e carattere: l’avevo messo in un posto precario, ho sottovalutato la sua importanza come tante altre volte, pensavo di avergli dato valore, prendendolo tra un mucchio di carabattole, non l’ho usato mai…una cosa bella, esposta tra le altre ed e’ bastata una mossa involontaria, per esporlo alla fine…volato per l’ultima volta, neanche buono per fare un bel fuoco, li’, dabbasso: giusto forse da scriverne, metafora quotidiana.
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Dagli amici ci guardi Iddio….
Paolo De Gregorio
Per avere opinioni prima bisogna conoscere i fatti, quelli veri. Con la marea di bugie, omissioni, interpretazioni che girano e’ difficilissimo farsi una opinione seria, anche se dicono che in democrazia si sa tutto, ma e’ vero esattamente il contrario, cioe’ la notizie importanti, soprattutto quelle sulla economia e la finanza le sanno in pochi.
Quanti sanno che il debito pubblico americano e’ il piu’ alto del mondo e supera il prodotto interno?
Quanti sanno a quanto ammontano e dove sono i titoli spazzatura che quei truffatori del sistema finanziario americano hanno sparso in tutto il mondo?
Perche’ si definisce “democratico” un paese che spende per gli armamenti 547 miliardi di dollari l’anno, piu’ della meta’ delle spese di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme, a fronte dei 58 miliardi di dollari della Cina e dei 35,4 della Russia?
Un paese che ha 900 basi militari all’estero e’ un paese che difende il suo territorio nazionale o e’ un paese imperiale pronto a muovere guerra contro chiunque non si sottomette ai suoi voleri?
Perche’ gli Usa mantengono in Europa una enorme potenza militare quando non vi alcun nemico da fronteggiare, e fanno di tutto per crearseli questi nemici circondando la Russia di basi militari e armando paesi come la Georgia che hanno delle controversie con la Russia?
Perche’ l’Europa assiste come uno spettatore ad una strategia, contro i suoi interessi, che ha messo la Russia contro la UE, che e’ una politica decisa a Washington e calata sulle nostre teste come se fossimo una colonia?
Perche’ tutti parlano di “terrorismo” senza spiegare che nessuno diventa terrorista per diletto o indole cattiva, ma e’ una risposta per violenze subite, una vendetta, e il primo colpevole e’ chi ha scagliato la prima pietra o chi occupa la terra altrui?
Perche’ non viene definita blasfema e fuori del messaggio cristiano la potente Chiesa evangelica che definisce i marine “legionari di Dio” ed e’ stata decisiva nella elezione e rielezione del criminale Bush?
Perche’ nessuno in Italia, ne’ di destra ne’ di sinistra mette in discussione il Patto Atlantico che oggi e’ il cappio al collo contro lo sviluppo europeo verso Est, contro l’autonomia europea, dove questi falsi alleati scaricano i loro titoli spazzatura, e dove stanno creando insostenibili tensioni militari con la Russia?
Se si parlasse di queste cose verrebbe fuori l’assurdita’ di una alleanza che non e’ tale, ma e’ una imposizione subita dagli europei, che sono senza dignita’ ne’ volonta’.
Essere amici di questi truffatori e guerrafondai non e’ giustificabile sul piano morale, ne’ su quello economico, ne’ su quello geopolitico, ne’ su quello monetario che ha visto l’Euro sconfiggere il dollaro e diventare la piu’ importante moneta di riferimento al mondo, anche perche’ l’economia europea nel suo complesso ha gia’ superato quella Usa.
Gli americani oggi sono i nostri piu’ acerrimi nemici, temono una definitiva perdita di egemonia e il solo terreno che possono percorrere per fermare questo declino e’ la guerra. Liberarsi da questo abbraccio di falsi amici e’ la cosa piu’ importante che puo’ fare l’Europa per il suo futuro.
Loro in America, noi in Europa, senza rancore, ma ognuno a casa sua!
Come ricordo gli possiamo lasciare Veltroni nella sua casa di Manhattan.
Paolo De Gregorio
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Mariapia manda
Gerard Manley Hopkins
Conforto della carogna
No, non banchettero’ di te, o disperazione, conforto della carogna.
E non sciogliero’ – per quanto lente possano essere – queste ultime
fibre d’uomo.
In me, e neppure, assai stanco, assai stanco, gridero’: “piu’ non
posso”. Io posso.
Qualcosa posso, sperare, desiderare che venga giorno, non scegliere
di non essere.
Ma oh, Tu terribile, perche’ hai voluto spietato far sentire su di me
il peso del tuo piede destro che fa contorcere il mondo? Gravare su
di me una zampa di leone?
Scrutare con profondi occhi voraci le mie ossa contuse? e scuotere,
In turbini di tempesta, me qui rammucchiato; me anelante di poterti
evitare e fuggire?
Perche’? Affinche’ la mia pula potesse disperdersi; il mio grano
rimanere mondo e puro.
Anzi in tutta quella sofferenza, in quel tumulto, dacche’ (sembra)
baciai la verga,
La mano piuttosto, il mio cuore, oh guarda! avviluppo’ forza, raccolse
gioia, vorrebbe ridere, rallegrarsi.
Rallegrarsi per chi tuttavia? per l’eroe il cui tocco celeste mi
scaglio’ giu’, il cui piede mi calpesto’?
O per me che ho lottato contro di lui? O per quale dei due? Per l’uno
e l’altro?
Quella notte, quell’anno di oscurita’ ora passata, io misero giacqui,
lottando (mio Dio!)
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Luca manda:
IN ITALIA
GIANNA NANNINI
Ci sono cose che nessuno ti dira’…
ci sono cose che nessuno ti dara’…
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezza verita’
dove fuggi?
in italia pistole in macchine
in italia machiavelli e foscolo
in italia i campioni del mondo
sono in italia
benvenuto
in italia fatti una vacanza al mare
in italia meglio non farsi operare
in italia non andare all’ospedale
in italia la bella vita
in italia le grandi serate e i gala
in italia fai affari con la mala
in italia il vicino che ti spara
in italia…
Ci sono cose che nessuno ti dira’
ci sono cose che nessuno ti dara’…
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verita’
dove fuggi?
in italia i veri mafiosi sono
in italia i piu’ pericolosi sono
in italia le ragazze nella strada
in italia mangi pasta fatta in casa
in italia poi ti entrano i ladri in casa
in italia non trovi un lavoro fisso
in italia ma baci il crocifisso
in italia i monumenti
in italia le chiese con i dipinti
in italia gente con dei sentimenti
in italia la campagna e i rapimenti
in italia…
Ci sono cose che nessuno ti dira’…
ci sono cose che nessuno ti dara’…
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verita’
dove fuggi?
in italia le ragazze corteggiate
in italia le donne fotografate
in italia le modelle ricattate
in italia impara l’arte
in italia gente che legge le carte
in italia assassini mai scoperti
in italia volti persi e voti certi
in italia
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Cipputi
Gli italiani evadono le tasse per 316 miliardi di euro l’anno
Questa la stima calcolata dalla Cgia di Mestre dopo aver elaborato una serie di dati ministeriali e dell’Istat che gli ha permesso di mappare questo triste fenomeno.
Nel dettaglio, esistono 4 aree importanti d’evasione. La prima e’ la piu’ diffusa e riguarda l’economia sommersa che, secondo l’Istat, sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 200 miliardi di euro l’anno. L’esercito di lavoratori in nero e’ composto da circa 3 milioni di unita’ di lavoro standard. Di questi 2.300.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro.
La seconda e’ l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, in almeno 3 regioni del Mezzogiorno, controllano buna parte dell’ economia di quei territori. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” si attesta sui 100 miliardi di euro l’anno.
La terza area e’ quella composta dalle grandi societa’ di capitali. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 50% circa delle grandi societa’ di capitali italiane dichiara per piu’ anni redditi negativi o pari a zero. In pratica su un totale di circa 800.000 societa’ di capitali il 50% non versa un euro al fisco italiano, almeno per quanto riguarda le imposte sul reddito. Si stima un’evasione/elusione fiscale attorno ai 10 miliardi di euro l’anno.
Infine c’e’ l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 6 miliardi di euro l’anno
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Ridiamaro : – )
Mark Kaps
Si copula poco ma in compenso abbiamo una cupola..
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Umberto
La benzina a 1,5 euro? a 2, a 5 euro?
Che me frega a me! Io metto sempre e solo 10 euro.
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Sandro
I POLITICI DICONO CHE LA MAFIA PUO’ ESSERE SCONFITTA.
MA COME? CHE CAZZO DICONO?
SI SCONFIGGONO DA SOLI?! SI FANNO AUTOGOAL?!
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Federico
Ma quando comincia il Processo d’Appello in cui e’ stato condannato in 1° grado a 9 anni per associazione mafiosa Marcello Dell’Utri ?
..ma… si potra’ dire o e’ diffamazione anche quella?
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Beppe Lattuga
Nando, ricordate sempre che ‘Americani so forti. America’ facce Tarzan, co Travaglio che fa Cita.
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Maurizio Dati
Ma se hanno nominato onorevoli e ministri scegliendo tra le loro ex segretarie,
praticamente per nominare le sottosegretarie dovranno cercare tra le addette alle pulizie?
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Schifani chi? Quello socio di mandala’?
Antonio P
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“Camerata Veltroni”.
“Presente”!.
otsugua loi
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Un regazzino e’ entrato a na tabaccheria e se compra ‘n pacchetto de sigarette!
Ar pacchetto ce stava scritto “il fumo rende impotenti”.
Sto regazzino torna indietro dar tabbaccaio e je dice ” Scusame,me poi da quelle cor cancro”?
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Graziano manda
Dedicato ai servi striscianti del potere
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si porto’ via tutti i pensieri
e le regine del ”tua culpa”
affollarono i parrucchieri
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci
potenti lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo
…
Non voglio che mi si compiaccia,” rispose il viaggiatore di Sirio “voglio che mi si istruisca; ditemi, per cominciare, quanti sensi hanno gli uomini del vostro globo.”
“Ne abbiamo 72” disse l’accademico di Saturno “e ogni giorno ci lagniamo che sono pochi. Con l’immaginazione andiamo oltre i nostri bisogni; ci sembra di essere troppo limitati con 72 sensi, e l’anello, e le 5 lune; nonostante tutta la nostra curiosita’ e le passioni che risultano dai 72 sensi, abbiamo il tempo di annoiarci.”
“Lo credo bene” disse Micromegas “nel nostro globo abbiamo circa mille sensi, e ancora ci rimane non so che vago desiderio, non so che inquietudine che continuamente ci avverte che siamo poca cosa, e che esistono esseri assai piu’ perfetti. Ho viaggiato un poco; ho visto mortali che ci sono assai inferiori; ne ho visti di assai superiori; ma non ne ho visti che non abbiano piu’ desideri che veri bisogni, e piu’ bisogni che soddisfazioni. Forse un giorno arrivero’ in un paese dove non manca niente; ma finora nessuno m’ha dato notizie positive di quel paese.”
Da “Micromegas” di Voltaire
Alessio
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