Nuovo Masada

settembre 25, 2008

MASADA n. 791. 25-9-2008. Questo e’ il turbo capitalismo, bellezza.

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:03 pm

New comunismo

- Cosi’ una vignetta sul New York Times ha raffigurato il presidente, il ministro del tesoro Henry Paulson e il governatore della Riserva federale Ben Berkanke. In essa, in divisa sovietica, la troika infila una bandiera con la falce e il martello sovrimposti alle stelle e strisce nelle tombe del capitalismo e dell’impresa privata. Sulla bandiera campeggiano le scritte Grandi assicurazioni, Auto di Detroit e Banche di Wall Street. L’allusione e’ chiara: dando i soldi dello stato alle societa’, e tradendo cosi’ il mercato, la troika ha abbracciato il comunismo. La vignetta, che ha destato scalpore, e’ dovuta a un capitalista di ventura, William Perkins III, di Houston nel Texas, la culla di Bush. I giorni scorsi, in piena tempesta finanziaria, Perkins guadagno’ 1 milione e 250 mila dollari acquistando i titoli della banca d’affari Goldman Sachs mentre calavano e rivendendoli mentre salivano proprio grazie all’intervento del governo. Ma il colpo di fortuna, compiuto nel crollo delle borse, infurio’ l’investitore invece di rallegrarlo: “Comprai le azioni perche’ ero convinto che la Goldman Sachs riprendesse da sola” ha spiegato Perkins “non perche’ mi aspettavo un sussidio pubblico. Sono un liberista, e credo che chi rischia debba sapere perdere, non solo guadagnare”. La troika era gia’ stata accusata di “socialismo” dai repubblicani ma Perkins ha voluto andare oltre. Si e’ rivolto a uno studio di disegnatori neri di Houston, Otabenga Jones (Ota Benga fu un pigmeo messo in mostra a uno zoo di New York un secolo fa), specializzato in satira politica. E questi si sono ispirati al famoso monumento di Iwo Jima, dei marines che piantano la bandiera sul monte conquistato in Giappone nella seconda guerra mondiale.
Ennio Caretto

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Ma quale libero mercato?
Lorenzo della Corte

A parte il fatto che si tratta di una semplice conseguenza del modo di produzione capitalistico dove la famosa “libera concorrenza” non e’ mai esistita e dove i piu’ forti capitalisticamente controllano come sempre gli apparati statali e non guardano in faccia nessuno: quindi niente super cattivi, ma semplice sistema capitalista!
Ma quello che e’ straordinario e’ che mentre i capitalisti ricorrono anche alla nazionalizzazione ed all’intervento dello stato in difesa dei propri interessi, la sinistra anche quella radicale si “vergogna” ad invocare gli stessi strumenti in difesa dei posti di lavoro e dei salari ed accetta supinamente una “liberta’” che e’ solo a senso unico! Allora dobbiamo rivendicare la nazionalizzazione delle banche e del sistema finanziario, delle risorse energetiche, dei servizi pubblici, delle aziende in crisi, ecc.ecc.
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Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

Facciamo l’ipotesi, cosi’ astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale pero’ formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’e’ una certa resistenza; in quelle scuole c’e’ sempre, perfino sotto il fascismo c’e’ stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (e’ tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perche’ in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi diro’, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono piu’ facili, si studia meno e si riesce meglio. Cosi’ la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo e’ il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa e’ la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho gia’ detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serieta’. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo e’ il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico
.”

(Pubblicato sulla rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950).
da golem www.golemindispensabile.it/index.php?_idnodo=16935&_idfrm=61
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Qualcuno, sui muri di Milano, ha scritto:

Non sara’ il buio a far dormire la sua anima
Torna alla terra di origine il rifiutato Abba
torna alla terra dove i suoi spiriti lo attendono

Torna la’ dove l’uomo primigenio si mosse
e popolo’ la terra

Partirono i suoi per giungere
alle nostre strade ingrate
quale viaggio
dovettero affrontare
e qui diversi a guadagnare la vita

Corrono per le vie della metropoli
i giovani neri e bianchi a gridare
la loro voglia di vita
di gioia e di futuro
corrono e gli storpi restano indietro

Non sara’ il buio a far dormire la sua anima

vive nei cuori dei ragazzi
nei cuori che sono il futuro”.

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Dispute paradossali
Viviana

I nostri emeriti ministri La Russa e Maroni si litigano, e non e’ la prima volta, su una questione di lana caprina che sembra attestarsi sulle parole. Dopo la strage di Caserta dice il ministro Maroni che la camorra ha sferrato un colpo contro lo Stato. Minimizza La Russa riducendo tutto a una piccola lotta tra bande. Come diceva la buon’anima un tempo: “La mafia non esiste, cose da picciotti sono!”
E cosi’ tra picciotti, guaglioni e balilla, minimizzando, minimizzando, la commissione antimafia agonizza, la criminalita’ organizzata si fa i suoi affari di governo, il fascismo dopo 60 anni sta che e’ una meraviglia, le devastazioni degli ultras sono uno svago domenicale e anche il nazismo, con Borghezio, gonfia le penne e va a Colonia a fare la sua bella figura. E i tremila militari nullafacenti che passeggiano sul territorio chi vanno ad arrestare? Forse il professore che minaccia di bocciatura l’allievo rompipalle? Questo ha deciso la Cassazione! Lo metteremo assieme ai lavavetri e ai raccoglitori di pomodori casertani, i veri nemici d’Italia!
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Riccardo Orioles
Niente birra ai nazisti”

“Non si serve birra ai nazisti”. A Colonia, su tutti i tavolini, c’era questo cartello. C’erano folle di cittadini, in tutte le strade, decisi a non lasciar passare i nazisti. C’era un sindaco con le idee molto chiare: questa citta’ e’ antinazista e nazisti non ne vuole. Cosi’, pacificamente, senza eccitarsi troppo e ridicolizzando i violenti, i tedeschi hanno mandato a quel paese gli estremisti della “destra europea”.
In Italia le cose sarebbero andate (e vanno) ben diversamente. Se invece che a Colonia fossimo stati a Verona, il corteo dei nazisti si sarebbe svolto, le grida di Heil Hitler e Duce Duce si sarebbero sprecate, ci sarebbe stato uno stillicidio di immigrati picchiati e gay mandati all’ospedale. Qualcuno dei cittadini, con “l’aria da sovversivo”, magari ci avrebbe lasciato la pelle. E il giorno dopo il governo avrebbe tranquillamente dichiarato “vabbe’, cose che succedono, niente di straordinario in fondo”, mentre un ministro avrebbe inneggiato alla Gestapo e un altro alle Ss.
Due generazioni dopo Hitler e Mussolini, i tedeschi sono antifascisti e gli italiani no. I tedeschi hanno legge e ordine, gl’italiani camorra e Calderoli. I tedeschi sono civili e democratici, gl’italiani votano a destra e si menano a ogni occasione. I tedeschi, sicuri di se’, lavorano con due milioni di turchi senza problemi. Gli italiani, insicuri e svenevoli, sono il paese piu’ impaurito del mondo e digrignano i denti appena vedono un altro essere di diverso colore. Eppure i fascisti “duri” erano i tedeschi, noi italiani eravamo i “brava gente”, gli Alberto Sordi, anche in camicia nera, paciocconi e umani. Come mai tanto tempo dopo loro si sono civilizzati e noi no?
Il fatto e’ che il tedesco, persona seria, ha saputo fare i conti con se stesso. Ci voleva coraggio per farlo. Le guerre, Auschwitz, le grandi piazze vocianti di Norimberga. I tedeschi hanno guardato in faccia tutto questo, hanno ragionato freddamente sui loro orrori. Ne hanno individuato i meccanismi, le radici, e hanno deciso “mai piu’”. Non hanno avuto un partito neonazista (come da noi il Msi) corteggiato e infine assunto al governo. Non hanno avuto un neonazismo giustificato e coccolato. Li’, se un ministro dicesse “Onore alle Ss!” sarebbe sbattuto a calci un attimo dopo fuori dal governo. Non c’e’ un sindaco neonazista di Amburgo o Brema. Li’ si ricordano ancora del passato. Ne accettano la responsabilita’, da uomini. Non lo vogliono piu’.
Noi, “brava gente”, in realta’ siamo dei minorenni. “Non siamo stati noi”. Siamo stati ingannati da Mussolini, costretti dai tedeschi, imbrogliati. Noi non volevamo. Non volevamo ammazzare i sindacalisti, o impiccare i libici, o bombardare gli etiopi con l’iprite. L’abbiamo fatto senza accorgercene, senza volerlo davvero, senza colpa. E dunque, tranquillamente, ci siamo assolti – e’ stato un gioco. E adesso siamo pronti a ricominciare.
Qualunque operaio nero, qualunque straniero, dopo quindici giorni d’Italia capisce benissimo la differenza. Fra noi italiani simpatici, brava gente, ma in fondo semifascisti e violenti, e un qualunque europeo noioso e grigio, ma civile.

riccardoorioles@gmail.com
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Don Aldo scrive
Occhio non vede, cuore non duole“!

“Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”!
Il detto popolare e’ diventato programma politico di un governo che, eletto dal popolo, governa il popolo in nome del popolo perche’ rimanga sempre e solo popolo.
L’occhio magico del Grande Fratello, nelle sue sei versioni gemelle (Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Canale 1, Canale 4 e Canale 5) e’ calamitato de ben altri panorami.
Loro non vedono “certe cose” e se non le vedono vuol dire che non esistono.
E’ bastato ripulire le quattro strade del centro di Napoli per dire che il problema Rifiuti e’ stato risolto.
E’ stato sufficiente non parlare piu’ di discariche per far credere al popolo bue che il problema non esiste piu’.
Il rubinetto delle informazioni dall’Iraq e dall’Afganistan e’ stato chiuso e si apre solo quando c’e’ qualche ferito italiano da denunciare, per dire che in quei paesi la vita scorre normale.
Di contro a questa regia di occultazione dei problemi, si pone, speculare, la militarizzazione dell’ordine e della morale.
La presenza dell’esercito viene spalmata a mo’ di analgesico sulle piaghe della societa’: contro la prostituzione e la droga, per l’ordine nelle scuole e per la sicurezza nelle strade.
La macchina del consenso nasconde la mano assassina e plateizza il braccio del samaritano.
Chi semina violenza vuol farsi passare come nemico della violenza.
Il grande truffatore lotta contro i ladri di galline.
I fautori del guadagno facile richiamano al sacrificio le vittime del lavoro che non c’e’ piu’.
E guai a porsi dei “perche’”!
Si passa per mentecatti. No, anzi, per comunisti!
Ma su questi ed altri temi, voglio tenere alta l’attenzione.
Li riprenderemo tutti, uno per uno, perche’ nessuno, in basso, abbia a dire: “Ma io non sapevo”…
E nessuno, in alto, possa presentarsi come Salvatore!
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Robin Hood a rovescio: Bush “salva” i megaricchi con i soldi di tutti.
Il manifesto
Paolo Cacciari

Ho l’impressione che la casta degli oligarchi, la nuova e’lite di «mega-ricchi» – come li definisce Herve’ Kempf – che governa l’economia mondiale abbia messo a segno il piu’ grande colpo della storia. Un colossale flusso di denaro, 1.000 miliardi di dollari, transitera’ dalle casse delle banche centrali americane ed europee – cioe’ dalle riserve statali accumulate con i proventi fiscali dei cittadini – ai portafogli dei grandi investitori finanziari. In realta’ i mutui degli americani poveri non c’entrano nulla.
Pensate a quale piano planetario di edilizia economica e popolare si sarebbe potuto realizzare con solo una parte delle somme sborsate! I mutui sono stati il veicolo con cui creare ad arte una esposizione debitoria inesigibile – drogando i prezzi di mercato degli immobili e, di conseguenza, sopravalutando i titoli ipotecari nelle mani degli istituti di intermediazione. Un gioco da ragazzi, una «shock economy», direbbe Naomi Klein, pianificata e provocata dalle stesse autorita’ monetarie «regolatrici » dei mercati e dalle agenzie di rating e di controllo. Basta seguire i movimenti di quel Alan Greenspan, gia’ presidente della Federal Reserv, ritenuto l’inventore della linea dei «consumi in deficit» e accostato dal nostro Tremonti a Bid Laden come principale nemico dell’America, che e’ ora il consulente del piu’ grande Hedge Fund (lo Jp Morgan) che sta comprando le banche in fallimento.
Ovviamente, con il sostegno in denaro della stessa Federal Reserv. Insomma, ci stanno turlupinando. Oggetto degli spettacolari salvataggi con i nostri soldi non sono ne’ i mutui dei «poveri» americani, ne’ le «generose» banche di intermediazione che li hanno concessi, ne’ le «sprovvedute» societa’ di assicurazione che hanno stipulato polizze contro le bancarotte. Temo che i veri beneficiari, in ultima istanza, siano coloro che hanno preso nel loro portafoglio i «titoli spazzatura» e che pretendono comunque gli interessi e le rendite pattuite. Sono i grandi investitori istituzionali, i fondi pensione, le fondazioni, i fondi sovrani dei paesi orientali, gli sceicchi del petrolio… tutti coloro, insomma, che stanno finanziando gli investimenti produttivi, industriali, infrastrutturali, militari negli Stati Uniti. E non possono fallire perche’ lascerebbero a secco «la piu’ grande economia del mondo», la nostra protettrice e il nostro faro di civilta’. La crisi finanziaria in corso non e’ altro che un giro tortuoso per saldare una tranche dei loro crediti. Sono sicuro che i maghi della finanza creativa (la «setta degli avidi » che dirigono il tavolo da gioco degli hedge fund) stanno gia’ studiando quale dovra’ essere la prossima «bolla speculativa» da gonfiare e far saltare – assieme alle casse degli stati – al momento buono. Il dubbio che mi tormenta e’ che a sinistra si creda ancora nella «patologia» della crisi, come eccesso speculativo dell’arciliberismo, e non si veda invece nella «sequenza delle crisi» (come ci dice cinicamente Cipolletta) la patologia del turbocapitalismo, insaziabile divoratore di risorse e di umanita’.
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Once we were bankers
Eugenio Benetazzo

Once we were bankers, cioe’ una volta eravamo banchieri, cosi’ si presenteranno tra 10 anni davanti ad una pinta di birra in un qualche squallido pub di alcolizzati, molti consiglieri di amministrazione di istituti di credito e di banche d’affari che sono destinati a fallire nei prossimi trimestri. Ormai le prime pagine dei giornali si sprecano con titoli sempre piu’ drammatici del tipo siamo innanzi ad un altro 29, i mercati collassano come nel ‘29, panico in borsa come nel ’29 e cosi’ via ricalcando su questo stile. E pensare che quando due anni fa scrissi prima, “Duri e Puri: Aspettando un nuovo 1929” , e successivamente, “Best Before: Preparati al peggio”, venni letteralmente bannato come un ridicolo catastrofista e censurato da quasi tutti i forum finanziari per il pessimismo ostentato. A distanza di due anni adesso fanno tutti a gara a scimmiottare il mio pensiero, i miei avvertimenti ed i miei consigli: andate a vedervi come in Marzo di quest’anno preannunciavo il fallimento
( http://http://it.youtube.com/watch?v=M42jzhI64bw ) di tre banche americane con largo anticipo! Ma per quanto si sforzino di tentare di dare una spiegazione tecnicamente raffinata ed inattaccabile, la maggior parte di questi giornalisti, analisti e trader di borsa non fa altro che dimostrarsi un mero replicante di notizie clonate ed apprese di sfuggita dalla televisione o lette avidamente in qualche redazionale economico.
Non siamo innanzi ad un altro 1929, ma gia’ come scrivevo con inaspettato anticipo nel 2006, abbiamo di fronte un nuovo 1929, ovvero uno scenario macro economico di crisi globale che non ha precedenti storici e che non si puo’ spiegare riduttivamente ancorandosi ai vecchi ed obsoleti modelli econometrici. Dalla Northern Rock alla Indymac, dalla Bear Stearns alla Fannie Mae, dalla Lehman Brothers alla AIG ( American International Group ), troviamo un denominatore in comune: piu’ grande e’ la banca, piu’ la probabilita’ che essa sia stata oggetto di contagio finanziario tende ad aumentare. Gia’ qui individuiamo un primo elemento distintivo: il 1929 vide una carneficina di piccoli istituti di credito cascare uno dietro l’altro quasi ad effetto domino, mentre i grandi colossi bancari di allora rimanevano relativamente immuni dal crash economico.
Nel 2008 assistiamo ad una caratteristica situazionale esattamente opposta: piu’ sono ridotte le dimensioni della banca, piu’ elevata diventa la presunzione di stabilita’ finanziaria. Questo e’ una naturale conseguenza della gestione ordinaria dell’attivita’ bancaria per un piccolo istituto di credito: infatti difficilmente quest’ultimo ha spinto all’estremo l’erogazione dei mutui ad intervento integrale, difficilmente ha rapporti ed interessi strategici con le grandi realta’ bancari e difficilmente, infine, ha ideato e progettato prodotti finanziari strutturati con il fine unico di ottenere ingenti facili profitti e sodomizzare contemporaneamente con grande eleganza la propria clientela. Ecco perche’ ho sempre appoggiato, per esempio, il circuito del credito cooperativo (attenzione pero’ che nel cesto ci potrebbe essere sempre qualche isolata mela marcia).
Comunque che la crisi e’ solo all’inizio, tutt’altro che passata ! Pensate all’estate scorsa, quando iniziarono le prime avvisaglie dei subprime statunitensi: dai media nazionali ci venne subito raccontato che non ci si doveva preoccupare in quanto l’Europa piu’ di tanto non era coinvolta. Le stime iniziali sulle perdite presunte ammontavano a circa 250 MLD di dollari. Oggi siamo ad oltre i 2000 MLD.
Generalmente gli Stati Uniti anticipano gli altri mercati con sei/nove mesi, percio’ e’ presumibile aspettarsi nei prossimi mesi momenti poco incoraggianti anche per la situazione finanziaria in Europa. Tanto per dare qualche spunto di riflessione portiamo ad esempio il caso sovietico con il governo russo che e’ dovuto intervenire per sostenere le prime tre banche del paese: non da meno si e’ deciso di congelare le quotazioni di borsa per due giorni consecutivi.
In Europa chi con certezza se la sta passando molto male sono il Regno Unito e la Spagna. Per il primo si sta vivendo un momento di forte preoccupazione per le sorti di HBOS (Halifax Bank of Scotland), la piu’ antica e prestigiosa banca inglese, mentre la Spagna sta vivendo la peggior crisi immobiliare della sua storia. Molto presto anche nel paese della paella ci scappera’ il morto.
A sentire gli insiders degli Uffici Legali, anche l’Italia non se la passa cosi’ bene come le discutibili rassicurazioni del Presidente del Consiglio a Porta a Porta darebbero a pensare. Solo nella mia regione ci sono alcuni istituti di credito con oltre 5.000 contratti di mutuo di ultima generazione in sofferenza, alcuni sono riusciti a cartolarizzarli (scaricando quindi su di voi il rischio di default), altri li hanno ancora sul groppone. Prestate attenzione a sottoscrivere prodotti di liquidita’ con tassi di interesse molti allettanti: rappresentano il disperato tentativo di drenare liquidita’ dal mercato. Lo stesso Draghi ha cambiato in meno di sei mesi le sue posizioni e convinzioni sulla crisi in atto. Voglio riportarvi un esempio emblematico che mi ha visto partecipe in prima persona: tre mesi fa una prestigiosa (si fa per dire) ed imponente banca italiana non mi ha consentito di incassare per contanti un suo assegno CIRCOLARE di 1.500 euro sostenendo che non aveva liquidita’ sufficiente in cassa, invitandomi pertanto a tornare il giorno successivo. I dipendenti della filiale pensavano fosse una candid camera, ma quando mi hanno sentito chiamare il 112 per verbalizzare lo stato di insolvenza, improvvisamente hanno fatto spuntare fuori una mazzetta di banconote da 5 euro e qualche blister di monete da 2 euro e si sono letteralmente messi a contare sull’unghia euro su euro!
La crisi assumera’ presto anche un altro volto quando iniziera’ ad emergere anche il marcio del sistema industriale anch’esso drogato e sovralimentato dal debito facile e dalle promesse illusorie del turbocapitalismo sfrenato. Il ridimensionamento dei fidi e delle esposizioni debitorie con il rientro forzato dagli scoperti sta gia’ facendo le sue vittime. Solo nella provincia di Vicenza tre recenti casi eclatanti di imminente default industriale hanno gia’ colpito grandi aziende leader di mercato, passando dal settore tessile a quello metalmeccanico.
La Cassa Integrazione che colpisce migliaia di lavoratori e lo spettro dell’insoluto quotidiano che inquieta il sonno di imprenditori si occuperanno di fare il resto, andando ad alimentare l’altra faccia della crisi quella socioeconomica. Persino Confindustria ormai non riesce piu’ a nascondere la gravita’ dell’attuale periodo storico, sottolineando come il nostro paese sia in piena recessione, purtroppo di natura strutturale e non ciclica come ci vogliono erroneamente convincere i media.
L’effetto detonatore finale tuttavia lo dovrebbero dare i Credit Default Swaps ovvero i CDS, per non dilungarmi eccessivamente con terminologie tecniche troppo noiose, li potete considerare come sofisticate polizze assicurative che coprono il rischio per un sottoscrittore di un obbligazione che la stessa non venga poi onorata alla scadenza prestabilita. Ecco quindi come si spiega il comportamento discriminatorio della FED riguardo ai recenti fallimenti e salvataggi: alcune banche sono state nazionalizzate (quindi il popolo americano si e’ preso in quel posto le perdite capitalizzando gli istituti), mentre altre sono state abbandonate al loro destino. Questa strategia discriminatoria e’ stata implementata sapendo benissimo che ci saranno altre banche da salvare nei prossimi trimestri e soprattutto perche’ il fallimento di alcuni istituti come Fannie Mae o Freddie Mac avrebbe comportato perdite per successivi rimborsi assicurativi legati ai CDS notevolmente superiori agli aiuti federali.
La Fed e le altre banche centrali non so fino a dove si spingeranno: ormai e’ una consuetudine ascoltare da piu’ di un anno rumors del tipo sono state immesse ingenti iniezioni di liquidita’ per stabilizzare il sistema. Questo tipo di notizia viene presentata come se fosse una fenomenale medicina per tutti i mali del sistema, ma purtroppo non e’ cosi’ ! Piu’ si vuole intervenire a sostegno del malato moribondo, piu’ si acconsentira’ di farlo sopravvivere intubato ed alimentato artificialmente. Solo una crisi dalle conseguenze ingestibili, proprio come quella che stiamo vivendo, potra’ gettare le basi e le condizioni per ridisegnare e riorganizzare completamente ripartendo da zero sia il sistema monetario che quello di accesso al credito. Ma questo comporterebbe decretare la fine della globalizzazione e della intoccabile influenza dei potenti banchieri del pianeta, a strepitoso vantaggio di tutti i popoli della Terra.
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Mariapia manda

Da critica liberale
Manifesto dell’Italia che “non ci sta”
per uno “spazio lib-lab”

1. C’e’ un’Italia che non ci sta.
C’e’ un’Italia che non si rassegna ne’ allo sconfortante quadro politico nazionale ne’ al tracollo civile ne’ al conseguente disastro economico e sociale.
E’ un’Italia democratica, laica, europea, riformatrice, in varie forme da liberale a socialista, senza la cui voce si e’ destinati ai margini della modernita’. Un’Italia che vuole la restituzione delle effettive condizioni di democrazia, un Parlamento davvero rappresentativo, la riaffermazione dei diritti civili e sociali, la costruzione di una libera economia di mercato non disgiunta da politiche di equita’ sociale, la costruzione di una societa’ aperta.
2. Questa Italia e’ ormai da decenni priva di un riferimento politico organizzato. Ma ora la situazione e’ diventata drammatica.
Il Paese e’ in mano a una coalizione di partiti espressione di una destra populista che in ogni altro paese occidentale sarebbe limitata a frange marginali perche’ profondamente illiberale, col culto primordiale del Capo e del Padrone, allergica alla democrazia, affarista, clericale, corporativa, protezionista, euroscettica, xenofoba e omofoba, in alcuni settori dichiaratamente fascista. Una destra particolarmente pericolosa perche’ contesta apertamente l’identita’ di un’Italia unita e fondata sulla resistenza ai totalitarismi; perche’ vuole imporre la cancellazione o l’adulterazione della memoria storica nonche’ l’affermazione di uno Stato etico che prevarichi la sfera delle libere scelte private dei singoli.
A questa destra affastellata e unita dal potere non si oppone con la necessaria forza un partito che si autodefinisce democratico, ma in effetti e’ monocratico e senza pratica di vita democratica, senza riferimenti internazionali, privo d’una cultura politica con qualche omogeneita’, carente di valori, di ideali, di progetto, perfino di radicamento. Un partito che dal berlusconismo sta mutuando linguaggio, mentalita’, pratica del potere, ormai anche programmi e strategia.
Queste due formazioni, composte perlopiu’ da un mediocre personale politico, – ove non vi sia una sempre auspicabile inversione di tendenza nel Pd – corrono il rischio di fondersi definitivamente, nell’immagine pubblica come nella concreta dialettica parlamentare, in un cartello di interessi antidemocratici finalizzato al rafforzamento e all’estensione degli aspetti truffaldini del sistema elettorale, alla distruzione forzosa per legge di ogni competitore politico, all’illegale mantenimento del pieno controllo politico delle televisioni, alla pretesa e all’accondiscendenza verso i conflitti d’interesse. Tra inverosimili riverenze reciproche, questo accordo rischia di sancire la rovina del paese e il suo definitivo distacco dall’Europa liberaldemocratica. Fuori dal Parlamento, ma ancora con una significativa forza organizzativa, si agita una inutilizzabile sinistra ottocentesca, che sogna la rivoluzione comunista e coltiva il residuo orticello massimalista, estranea com’e’ alla concezione che considera prioritarie la democrazia e la nonviolenza, lontanissima da una moderna teoria dell’economia di mercato, incline al laicismo ma troppo spesso disposta al suo accantonamento.
3. Eppure, in un Paese che si mostra corrivo a questo desolante panorama, in assenza di minime condizioni di libera informazione, nonostante un dibattito pubblico drogato, in un sistema economico corporativo e familista, nel crescente degrado della legalita’ e dei costumi civili, resiste un’Italia che non ci sta.
Un’Italia che crede nel valore e nella pratica delle liberta’, nelle virtu’ civiche, nei diritti umani, nel pluralismo culturale ed esistenziale, nella convivenza civile, in un’Europa che si e’ costruita nella lotta all’intolleranza e al dogmatismo.
Un’Italia che esige l’affermazione della cultura delle regole e il ristabilimento dello Stato di diritto. Che persegue l’indirizzo d’una sempre maggiore divisione tra il potere politico, il potere economico e il potere mediatico. Che non tollera che gli individui siano sottoposti a imposizioni o a forme di rappresentanza comunitaristico-religiosa.
Un’Italia che crede nella necessita’ dell’Europa e vuole il rilancio del processo d’integrazione federale.
Un’Italia che pretende l’instaurazione di una vera liberta’ di coscienza e di vita contro le pretese e i privilegi clericali, con la ferma difesa del principio della laicita’ delle istituzioni.
Un’Italia che reclama un sistema di informazione libero da condizionamenti padronali, dal monopolio berlusconiano e dalla lottizzazione.
Un’Italia che esige trasparenza e certezza di regole nell’economia e nel diritto societario, e una seria disciplina antimonopolistica.
Un’Italia che vuole le sanzioni penali strettamente limitate a fattispecie inequivocabilmente definite e davvero uguali per tutti, ma che vuole anche finirla con l’incertezza del diritto e con l’eterna sequela di condoni, indulti e deroghe.
Un’Italia che intende garantire indipendenza ai magistrati e liberare l’amministrazione pubblica dalla colonizzazione partitica, pretendendone pero’ efficienza, autorevolezza e responsabilita’.
Un’Italia che chiede il rispetto di un’etica pubblica esigente, fatta di trasparenza e cultura del servizio da parte di una classe dirigente radicalmente rinnovata.
Un’Italia che sente il bisogno di liberare le energie della societa’ riattivando la mobilita’ sociale, riconoscendo il merito, costruendo un quadro di eguaglianza delle opportunita’.
4. Questa “Italia che non ci sta” delinea di fatto uno spazio in cui la sinistra si ridefinisce finalmente sulla base dell’incontro delle esperienze liberali, democratiche e socialiste europee. Uno spazio lib-lab, che in passato e’ stato rappresentato in maniera insoddisfacente e parziale da una somma di partitini che hanno avuto i loro meriti, ma anche le loro colpe, e che comunque non esistono piu’ e non vale la pena di rimpiangere e di riesumare.
Non e’ guardando indietro che questa Italia avra’ finalmente voce. Ma puntando in prospettiva a una nuova rappresentanza politica nel centrosinistra e operando fin da adesso in queste battaglie, delle quali i firmatari del Manifesto sottolineano la necessita’ e l’urgenza.
Questa Italia e’ ancora determinata a “non mollare”.

www.criticaliberale.it/GetStandardPage.aspx?xml=Box1&id=5
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Sauro manda
Alitalia: Epifani, l’ultimo no? Non e’ stato il mio

“Scaricabarile indegno di paese civile, governo si assuma sue responsabilita’”
“La Cgil, per la parte che le competeva, l’accordo con la Cai lo ha firmato”. Cosi’ il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista a ‘La Stampa’, all’indomani del ritiro dell’offerta da parte della Compagnia aerea italiana per l’acquisto di Alitalia. “Abbiamo firmato per il personale di terra – spiega – perche’ tra il personale di terra i sindacati favorevoli a firmare, ossia Cisl, Uil, Ugl e noi, rappresentiamo piu’ del il 51% dei lavoratori. Per il personale di volo non e’ cosi’. Non si puo’ firmare un accordo separato se si rappresenta meno della meta’ dei lavoratori”.
All’ipotesi che la Cgil sia caduta in una trappola, Epifani risponde: “Trappola? Hanno cominciato a dare la colpa a noi prima che la trattativa fosse finita. Una trattativa strana, anomala, dove goni giorno si dava un ultimatum e tra un giorno e l’altro non si lavorava, specie sui problemi dove esistevano distanze piu’ ampie. Insomma c’era un clima di strumentalizzazione. Uno scaricabarile indegno di un paese civile. Piuttosto che cercare capri espiatori, il presidente del Consiglio e il governo si assumano le loro responsabilita’ per come hanno gestito tutta la vicenda”.
Quanto alla lettera inviata ieri al presidente della Cai, il leader della Cgil risponde: “Era un tentativo estremo di allargare il consenso; e ne avevo avvertito l’ingegner Colaninno. La posizione finale della Cgil e’ quella del suo segretario generale, espressa nella lettera che ho inviato a Colaninno”. Una lettera, aggiunge, “spedita alle 13,30, annunciandogliela per telefono. Mancavano piu’ di due ore alla scadenza dell’ultimatum. Era in equivoca”. Sul fallimento della trattativa, inoltre, Epifani sostiene: “Io credo che sia stata la Cai a tirarsi indietro. Si sono accorti che non riuscivano a risolvere il problema del personale di volo. Il clima sociale all’interno dell’azienda si era surriscaldato. Gia’ da qualche giorno trapelava che all’interno della cordato c’erano contrasti; deve aver pesato anche la crisi finanziaria mondiale”.
Sul da farsi, il segretario generale della Cgil, conclude: “L’azionista di maggioranza di Alitalia, ovvero il governo, ha il dovere di tentare tutte le strade che consentano di trovare una soluzione. IN tutte le direzioni, quelle che c’erano e sembra non ci siano piu’, e quelle nuove che si possano trovare. Il fallimento dell’Alitalia sarebbe un dramma non solo per i lavoratori ma per l’intero paese. Non credo che far venire giu’ le macerie possa servire a qualcuno”.
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Graziano manda:
La fabbrica della cattiveria

Il tasso di cattiveria sta crescendo sempre piu’. Sulla cattiveria si stanno costruendo rendite elettorali e fortune politiche e antipolitiche. Le macchine economiche, mediatiche, sportive e di altro tipo funzionano facendo venire fuori il peggio dalle persone e dal paese. Ovunque esasperazione, invidia, risentimento, livore, paura. L’Italia di questi anni e’ la fabbrica della cattiveria.
Perche’ usiamo questa definizione un po’ infantile di «cattiveria» e non utilizziamo invece altre parole che hanno un piu’ affermato pedigree culturale: crudelta’, violenza, ecc…? Lo facciamo perche’ ci sembra piu’ proporzionale e piu’ giusto che molti dei fenomeni di questi anni siano privati della nobilitazione rovesciata che queste altre parole si sono conquistate nel discorso della modernita’, per riportare le cose alla dimensione infantile e priva di trascendenze culturali della cattiveria.
I singoli, come le societa’, sono disposti a riconoscere dentro di se’ la presenza della crudelta’, della violenza, e a dare ad esse una valenza «naturale» e positiva nello sviluppo della vita, aiutati in questo dalle scienze, dalla filosofia, dalla letteratura, dalla psicanalisi, dalle teorie economiche, politiche e sociali, dall’etologia ecc… Sono molto meno disposti a riconoscere la presenza dentro di se’ di certe piccole, impresentabili inclinazioni cui sono stati dati nomi piu’ infantili e meno culturalmente protetti, come e’ appunto quello di «cattiveria».
Questa parola italiana deriva in linea diretta dal latino captivus, prigioniero, e sta a indicare chi e’ fatto prigioniero in guerra e vive in servitu’, come dice il vocabolario etimologico Ottorino Pianigiani del 1907, secondo il quale l’esclusione dalla lingua italiana del latino malus e l’uso in sua vece di cattivo trae forse la sua origine «da una confusione d’idee particolare, che richiama alla mente le invasioni barbariche del Medio Evo, la innumerevole quantita’ di prigionieri, le loro lacrime, la loro disperazione, che trascorre in rabbia, in ferocia. Tutta l’istoria di quei tempi nefandi sta racchiusa nella voce Cattivo». Secondo il Cortelazzo Zolli il latino captivu(m) e’ passato attraverso l’espressione latina cristiana captivus diaboli, «prigioniero del diavolo» al significato di «malvagio» (altra parola pressoche’ cancellata dal linguaggio).
Eppure la cattiveria non e’ certo scomparsa dalla vita personale e sociale, come e’ invece quasi scomparsa dalla lingua. E’ significativa la torsione di senso che questa parola ha subito nel corso del tempo, fino ai nostri giorni. Oggi, nel linguaggio adulto, questa parola e i suoi derivati vengono usati per lo piu’ in forme impersonali e improprie, come ad esempio: il cattivo stato dell’economia, il cattivo stato dei conti pubblici, o della salute, ecc… Sembra che quasi soltanto i bambini continuino a usarla in senso personale e forte («Cattivo! Sei cattivo!»…) e che solo per merito loro non sia scomparsa come altre parole del passato che sono a poco a poco cadute in disuso, che sono state cancellate o censurate attraverso uno spostamento di significato per un’azione collettiva all’interno del campo di forze della lingua. Con questa parola i bambini continuano ancora oggi a indicare qualcuno che si comporta male, che fa il male, qualcosa che considerano molto brutto, qualcosa di inaccettabile, di ingiustificabile

www.ilprimoamore.com/rivista.html
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Mariapia
Nutrire la speranza non significa essere degli illusi e correre dietro ai sogni, significa essere sempre piu’ umani, ogni giorno di piu’, compiendo i gesti della cura quotidiana per la nostra piccola vita per prima cosa, poi per la grande Vita che e’ sempre parte della nostra vita.
Uno dei compiti piu’ faticosi che esistano: occuparsi delle piccole cose
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TORNANDO ai TORNADO
Doriana Goracci

Tornando ai Tornado, impiegati in Missioni di Pace,“A Maronna v’accumpagni”, era il 7 novembre del 2001 e l’Italia apprese che
le forze militari italiane «sono parte integrante» dell’operazione «Enduring Freedom» contro il terrorismo internazionale e, per alcune aliquote, avranno anche compiti di attacco. Lo rese noto il Ministro della Difesa Martino, aggiungendo che” potranno essere impiegate dal Comando di Tampa, negli Stati Uniti, con tempi e modalita’ che saranno di volta in volta concordati a livello militare”.L’Italia offri’ agli Stati Uniti, per la partecipazione alle operazioni contro il terrorismo, 6-8 aerei Tornado da ricognizione, una nave appoggio, un cacciatorpediniere o in alternativa la portaerei Garibaldi, e una fregata. Per le operazioni terrestri mise poi a disposizione del comando di Tampa 2.700 militari: 200 per l’Aeronautica, 1.100 per la Marina, 700 fra Esercito e Carabinieri (questi ultimi saranno utilizzati nell’ultima parte della missione), suddivisi tra reparti corazzati dotati di blindocentauro, del Genio, del Boe (Bonifica ordigni esplosivi), delle trasmissioni e del supporto logistico. Intanto sarebbe stato individuato un nucleo di circa 300 soldati specialisti pronti a intervenire nei Balcani per sostituire e disimpegnare imarines americani che servivano in Afghanistan.L’intervento italiano poteva anche contare su una componente spaziale. La scelta cadde sul satellite Sicral per telecomunicazioni. La sua posizione in orbita geostazionaria consente gia’ ora la copertura dell’Afghanistan.
Ci dissero i Costi: per una partecipazione militare di almeno sei mesi gli italiani avrebbero pagato 2.500 miliardi di lire.
Il sostegno dell’Italia poteva svilupparsi in due fasi. Subito, potevano essere mandati nei cieli afghani dai 6 agli 8 aerei Tornado da ricognizione, velivoli preziosi per il rilevamento a terra, soprattutto nei giorni in cui le nuvole coprono la visibilita’ ai satelliti. Aggiunsero che “Se invece per gli americani sono piu’ utili i cacciatorpedinieri ne potremmo spedire uno o due in grado di compiere azioni di difesa aerea e caccia ai sommergibili. Fosse poi necessaria una nave rifornitrice, potremmo renderne disponibile una della classe Vesuvio”.Conclusero che in un secondo tempo, “quando le operazioni belliche saranno concluse, e ci sara’ bisogno di scorta armata e supporto alle organizzazioni umanitarie, saranno pronte le nostre truppe di terra. Secondo la disponibilita’ manifestata da Martino, l’Esercito puo’ mettere in campo un migliaio di uomini. Cosi’ divisi: un reggimento blindato di circa 400 uomini dotati di carri Centauro e 4 elicotteri Mangusta, un mezzo rapido e preciso. Poi, una compagnia del genio (122 uomini), un’altra specializzata nella difesa nucleare, batteriologica e chimica (116 militari), gruppi di sminatori ed esperti nella ricerca di ordigni esplosivi, e infine una compagnia di carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania. C’e’ la possibilita’ che del contingente facciano parte anche alcune donne in divisa”.
Il 23 ottobre Martino entro’ in dettaglio: “I carabinieri, in particolare, potrebbero essere impiegati in caso di amministrazione Onu di un Afghanistan
liberato dai taliban. Il mix di truppe dell’esercito di terra e’ stato selezionato dallo Stato maggiore italiano tenendo conto di due criteri: flessibilita’ di fronte a un impiego per ora imprevedibile, risparmio assoluto visto il pericoloso sbilanciamento delle forze armate italiane nei Balcani. «Il comando Usa potrebbe chiedere anche un’aliquota del Col Moschin per operazioni a terra, ma i nostri specialisti non sono stati addestrati al teatro afgano», dice un analista militare, «e ci sarebbero problemi di trasporto tattico, gli elicotteri da utilizzare sarebbero quelli americani».
Martino, nella sua audizione alla Camera, individuo’ le varie fasi dell’operazione Afghanistan:” dopo la prima fase dei bombardamenti e quella dell’avanzata di terra, l’Italia pensa a una fase di stabilizzazione in cui potrebbero essere utili aerei da ricognizione tattica e aerei da trasporto. Per questo la Difesa ha messo a disposizione degli Stati Uniti un aereocisterna da rifornimento in volo B707, 8 Tornado da ricognizione (sono aerei da caccia a cui vengono applicati “pod” fotografici), un aereo da trasporto C130. Anche l’Aeronautica ha il vantaggio di un’estrema rapidita’ di schieramento, a patto di trovare in zona gli aeroporti da cui far operare i Tornado oppure il C130. L’esperienza insegna che muoversi in ritardo penalizza innanzitutto
l’Aeronautica, come avvenne durante la guerra del Golfo, quando i Tornado furono schierati in uno degli emirati piu’ lontani dal Kuwait per il ritardo con cui il governo italiano decise di entrare nella coalizione antiSaddam Hussein. L’Aeronautica, infine, e’ pronta a trasferire in Pakistan anche un primo gruppo di soldati del “BOE”, il gruppo di bonifica degli ordigni esplosivi”.
Siamo all’oggi, 23 settembre 2008, Afghanistan:

l’Italia inviera’ 4 Tornado in Afghanistan. Lo ha deciso il Cdm che ha approvato la proroga delle missioni internazionali per il 2008.”Sono soddisfatto – ha detto il ministro della Difesa, La Russa, facendo l’annuncio – era giusto che anche i Tornado italiani partecipassero alle attivita” di copertura del nostro contingente e di quello dei Paesi alleati. Il Tornado e’ un caccia che puo’ svolgere missioni di attacco e ricognizione. In Afghanistan fara’ solo osservazione. Operativi quindi, entro la meta’ di ottobre, 4 aerei Tornado che l’Italia ha messo a disposizione della Nato. Lo ha confermato il Capo di stato maggiore
della Difesa Vincenzo Camporini, a margine della cerimonia dedicata a Salvo D’Acquisto. Gli aerei faranno un volo senza scali dall’Italia fino all’Afghanistan facendo numerosi rifornimenti in volo. Saranno inoltre dotati di un particolare ‘pod’ che consentira’ agli aerei di trasmettere le immagini riprese dalle telecamere direttamente a terra senza bisogno di rientrare in aeroporto per guardare le riprese.Costi: per tre mesi: 13 milioni di euro.Storia del velivolo amico della Pace: “veterano delle varie guerre del Golfo contro l’Iraq ed il conflitto dell’Afghanistan, il Tornado (costruito da un consorzio di societa’ aerospaziali europee formato da EADS, British Aerospace e Alenia Aeronautica) e’ il velivolo d’attacco europeo piu’ avanzato oggi in servizio, in attesa che l’Eurofighter EF2000 Typhoon raggiunga la piena maturita’ e capacita’ operativa, in grado di svolgere anche le missioni aria-superficie. Creato da uno studio-progetto emesso fin dal 1960, con il quale si intendeva dotare la maggior parte delle aeronautiche militari europee di un velivolo da bombardamento multiruolo, il Tornado PA vola per la prima volta il 14 Agosto del 1979 a Manching in Germania. Costruito dal consorzio “joint venture” Panavia, fu sviluppato e costruito (dopo la rinuncia di molti dei paesi europei a dotarsi del nuovo velivoli, visti i considerevoli costi di gestione) come MRCA – Multi Role Combat Aircraft, destinato alle forzee aeree di Gran Bretagna, Germania e Italia, le quali dovevano necessariamente sostituire rispettivamente i vecchi Avro Buccaneer e Lockheed F-104G Starfighter. La configurazione scelta doveva rispettare le specifiche del progetto che richiedeva ali a geometria variabile, formula bimotore, cockpit biposto in tandem (pilota nel posto anteriore e WSO – Weapon Syustem Officier – in quello posteriore), comandi “fly by wire” e una cellula particolarmente robusta per sopportare le sollecitazioni dei voli a velocita’ supersonica condotti a bassa e bassissima quota. Il risultato e’ un velivolo dll’aspetto tozzo, relativamente piccolo e caratterizzato da grosse prese d’aria poste ai fianche della fusoliera e con una deriva verticale imponente. Il Tornado IDS (Interdition Strike) e’ una eccellente piattaforme per lo sgancio di molti tipi di arma aria-superficie, comprese le bombe termonucleari B-61 a caduta libera. Il sistema d’arma e’ basato su di un radar multi-funzione di tipo doppler Texas Instruments con mappatura digitale del terreno GMR (Ground Mapping Radar) . L’apparato comprende anche un TFR (Terrain Following Radar) integrato, per consentire il volo a bassissima quota seguendo in automatico il profilo del terreno, sottolineando cosi’ come missione primaria del bombardiere l’attacco condotto in profondita’ (Deep Strike) a basse quote ed alte velocita’, dietro alle linee nemiche. L’impianto propulsivo e’ formato da due turboreattori RB199 in grado di spingere il velivolo fino a 1.482 km/h a livello del mare. La robustezza della cellula, le ali ad apertura variabile e la dimensione della deriva posteriore, conferiscono eccezionale stabilita’ e notevole agilita’ alle alte velocita’, raggiunte a bassa quota.
Le prime versioni del Tornado IDS, denominate Gr.Mk1 per il Regno Unito, avevano la possibilita’ di montare anche un telemetro laser racchiuso in un pod da montare nella parte anteriore della fusoliera proprio sotto il muso dell’aereo. Il bombardiere e’ inoltre dotato di sonda per il rifornimento in volo. Dopo l’esperienza della Guerra del Golfo nel 1991, si e’ deciso di dotare il velivolo di un visore FLIR (foward looking infra-red) in grado di dirigere le bombe a guida laser della famiglia Paveway, dando vita cosi’ alla versione aggiornata Gr.4 in servizio con la Royal Air Force.
L’aeronautica militare inglese, a meta’ degli anni settanta, sviluppo’ il Tornado F.2 ADV (Air Defense Variant) per sostituire nel ruolo di difesa aerea i vecchi Lightning e Phantom. Il Tornado F.2 (poi denominato F.3) mantiene una comunanza di parti con l’IDS di circa l’80%. Nonostante cio’, l’aereo ha incontrato notevoli problemi durante le fasi di sviluppo, a cominciare dall’impianto radar di tipo doppler Marconi/Ferranti Fox-Hunter. L’intercettore Tornado ADV si riconosce per la fusoliera allungata nella parte anteriore, con il radome contenente il radar che risulta piu’ affusolato ed appuntito.
Questa variante e’ stata acquistata anche dall’Italia e dall’Arabia Saudita.
Per la Germania e l’Italia e’ stata sviluppata anche una nuova versione dedicata alla guerra elettronica (missioni SEAD – Soppression of Enemy Air Defense) chiamata ECR (Electronic Combat and Reconnaissance). Simile al Tornado IDS, questo velivolo monta i nuovi e piu’ potenti motori RB199 Mk.105, oltre ad una nuova dotazione avionica in grado di svolgere il tipo di missioni previste. In Italia, il Tornado IT-ECR e’ entrato in servizio nel 1998 con il 50° stormo – 155° gruppo ETS (Pantere Nere), tra i pochi reparti volo europei specializzati nella guerra elettronica”.Tornando ai Tornado, che non se ne sono mai andati dagli scenari di Pace, i ministri ombra del Pd Difesa ed Esteri, si chiedono e chiedono al Governo, di riferire alle Camere: “In quale scenario e in quale contesto si colloca l’invio dei tornado in Afghanistan? Si presuppone un cambio di strategia nella missione? E in questo caso con quali obiettivi e quali impegni per le nostre forze armate? Sono interrogativi su cui e’ necessario che il Governo riferisca al piu’ presto al Parlamento, mettendo le Commissioni competenti nelle condizioni di esprimersi”. La Pinotti e Fassino, con storico aplomb, aggiungono, che sia individuata ” l’azione politica e diplomatica necessaria a rendere efficace una strategia che non puo’ essere limitata alla sola dimensione militare”. A Maronna v’accumpagni, pure a voi.
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Notizie del giorno
Paolo De Gregorio

-Clinton Bill, imperterrito, continua con la sua strategia contro Obama, aggiungendo alle gia’ elencate qualita’ della signora Sarah Palin, l’aggettivo “bollente” che, secondo la sua fissazione sessuofobica, sarebbe una qualita’ capace di attrarre molti elettori ed elettrici.
Cosa c’entri il “sex-appeal” con la capacita’ di decidere sulle guerre e sui disastri finanziari e’ una logica che lasciamo volentieri a questi americani deficienti, rimarcando pero’ la schifosa doppiezza di questo ex presidente che boicotta il candidato nero del suo stesso partito a favore della coppia repubblicana, come vendetta per la trombatura della moglie e per coltivare un’ultima speranza di tornare alla Casa Bianca.
E noi che ci lamentiamo di Mastella!

-in Finlandia (dove uno studente ha ucciso 10 ragazzi), in perfetto stile americano, ci sono 56 armi ogni 100 abitanti ed e’ il terzo paese al mondo per possessori di armi da fuoco.
Anche qui, come negli Usa, servizio militare e insegnamento religioso sono una sola cultura. Sono cristiani luterani, nazionalisti, anticomunisti, catechismo e addestramento militare vanno di pari passo, e cio’ dimostra che cosi’ il “cristianesimo” e’ una buffonata, non ha valori uguali per tutti, ma e’ una religione che si adatta alle varie situazioni, anche stravolgendo totalmente il messaggio evangelico.
“Ama il prossimo tuo come te stesso, non uccidere” per i cristiani (dalle Crociate in poi) sono diventate “opinioni” di un buontempone, da rivedere e correggere a seconda delle situazioni. In Italia e’ un crimine contro la vita togliere corrente a un feto surgelato, in America i marine sono legionari di Dio e uccidono allegramente in suo nome.
Il vero ruolo di tutte le religioni e’ politico. Esse sono state sempre con il potere costituito, dai faraoni in poi, e hanno avuto delegato l’importantissimo ruolo politico di controllare i poveri e gli ignoranti, dandogli false speranze per l’al di la’, sterilizzandoli e spingendoli alla rassegnazione nella vita sociale.
Quando poi i preti hanno governato direttamente, si sono distinti per ferocia e disprezzo totale dei principi cristiani, dandoci la certezza assoluta che le loro parole sono vuote e false.

-persino Giuliano Ferrara da’ lezioni di teologia a Bagnasco, reo di aver fatto una apertura sul tema del testamento biologico, bacchetta il Cardinale per uno “smottamento verso l’eutanasia”, rincara: “la vita e’ sacra e non e’ nel nostro potere di comando”.
Caro Ferrara, Bagnasco non e’ un integralista idiota come te, che sei andato nelle piazze a predicare contro la legge sull’aborto. Bagnasco e’ un politico che si rende conto che un sacco di gente vuole decidere da sola il proprio destino e vuole soffrire il meno possibile, e quindi, non potendo fermare questo processo, cerca una mediazione per regolamentarlo. Testamento biologico, eutanasia, cremazione, devono diventare servizi obbligatori, gratuiti e semplici, che rispettino la sovrana volonta’ dell’individuo. Chi e’ cattolico semplicemente non chiedera’ questi servizi.

-in India un manager di una ditta italiana (la Graziano Trasmissioni), responsabile del licenziamento di duecento dipendenti, e’ stato linciato dagli operai, sprangato a morte. Il ministro del Lavoro indiano Oscar Fernandes ha difeso gli operai.
Si spera che gli operai italiani si facciano rispettare guardando con interesse alla esperienza indiana.
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La riforma Gelmini e La Stampa

Davvero meraviglia la faccia tosta con cui Berlusconi ci venne a decantare, prima, la riforma Moratti, portando la medesima in palmo di mano, e oggi con la stessa faccia tosta fa carta straccia della riforma Moratti e riporta la scuola indietro di 40 anni.
Sentir focalizzare ogni attenzione della stampa sul grembiulino o il 5 in condotta e’ sommamente ridicolo. Ma inaccettabile e’ anche minimizzare quanto accade, come fa il quotidiano La Stampa.
Una scuola che anticipa il diploma di un anno, riporta l’obbligo scolastico da 16 anni a 14, toglie un’ora al giorno alle elementari (20%), giura che manterra’ il tempo pieno (40 ore) mentre riduce da 3 a uno i maestri (24 ore) e porta a 35 gli studenti per classe, non merita proprio di essere difesa.
Luca Ricolfi sbaglia a dire che la riforma non e’ quel cataclisma che le famiglie denunciano e che il risparmio sara’ di soli 3,6 miliardi, quando Tremonti stesso ha dichiarato che di miliardi ne rispamiera’ 8, giusto quel che gli manca per il regalo dell’Ici alle classi abbienti e le donazioni all’Alitalia.
Tutti (meno Ricolfi) ritengono che il danno ci sia e grande: un netto peggioramento di una scuola gia’ falcidiata dai pagamenti alle private. E sbaglia Ricolfi a dire che non ci saranno gli 87.000 posti di lavoro in meno, che’ anzi questi saranno 137.000 mettendoci il personale impiegatizio. O forse dimentica il progetto di chiudere tutte le scuole dei piccoli comuni sotto i 600 allievi che fara’ sparire 2000 scuole italiane?
Questo e’ un colpo mortale alla scuola pubblica e minimizzarlo risulta offensivo.
In quanto alla minaccia di eliminazione del tempo pieno, come faranno i genitori che lavorano? Dovranno pagarsi le baby sitter o avranno un doposcuola a pagamento, magari di qualche cooperativa Cl che gia’ ha molti servizi mensa? E i cittadini pagheranno lo stesso o di piu’ per una scuola ridotta al meno?
La Gelmini dice che 40 anni fa le ore scolastiche erano 24 ore e c’era un solo maestro, puo’ essere, e, se lei intende riportarci all’Italia di Mussolini, ci sta riuscendo, ma un popolo civile in genere va avanti e non indietro, e in 40 anni qualche progresso e’ stato fatto. Intanto non siamo piu’ alla piccola scuola di paese, le classi sono multietniche, le ore di religione sono raddoppiate, e’ stato introdotto l’inglese e, dove si puo’, anche il computer, agli allievi non si chiede piu’ solo di saper leggere, scrivere e far di conto, la vita e’ diventata piu’ complessa e vuole preparazioni nuove. La Gelmini ci aggiunge anche l’educazione civica…con pause, ritardi ecc, si arriva a 2 ore di scuola effettiva al giorno. Questo non ci allineera’ ai paesi piu’ progrediti…
Un governo serio investe in istruzione, formazione insegnanti, edilizia scolastica, strutture, laboratori di ricerca. Un governo che si fonda su promesse elettorali demagogiche e sostegno a compagnie corrotte fa questo.
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Topi
Mariapia

Piu’ passa il tempo e piu’ la cosa appare probabile: discendiamo dai topi ed esattamente da quelli di fogna, grossi e feroci, le pantegane.
s. f. (settentr.) Grosso topo di fogna. ETIMOLOGIA: voce veneta, dal greco póntikos ‘topo’, propr. ‘del Ponto Eusino’

Topo alcolizzato
Vive in Malesia ed e’ stato scoperto e studiato dai ricercatori dell’universita’ tedesca di Bayreuth.
Il ptilocerco dalla coda a piuma si ciba prevalentemente di una particolare palma asiatica, il cui nettare ha un contenuto alcolico del 3,8%.
Ogni giorno il topo alcolizzato assume l’equivalente di nove bicchieri di birra senza dare mai segni evidenti di uno stato di ebbrezza.
E’ la dimostrazione scientifica che noi discendiamo dai topi (i leghisti almeno, vedi grappa).

E la destra e la sinistra
Mariapia

La Sinistra? Le cose che deve fare la sinistra? Ma l’umanita’ di quale mano e’?
Io penso che ci si debba fare una domanda e darsi una risposta, guardandosi attorno e partendo dall’inizio del secolo scorso.
La sinistra, sul pianeta Terra, ha avuto soltanto piccoli episodi di vitalita’, ed e’ una creatura fragile, immatura e ingenua che ha bisogno di molte cure
Tanti che si sono definiti di sinistra erano e sono come il lupo di Cappuccetto Rosso… “e in un sol boccone se la mangio’ “
Smettiamo di pensare, noi Cappuccetti Rossi, che arrivera’ il prode cacciatore a salvarci.
Ricordiamoci che i dominanti, tutti i dominanti del mondo animale sono sempre “i piu’ forti”. Noi umani “siamo animali” della grande catena animale della Terra, e dimentichiamo continuamente Darwin.
Quando i subalterni l’avranno compreso bene potranno fare come Davide con Golia, ma al momento siamo fermi a Cappuccetto Rosso.
Per capirlo bene occorre studiare, poi studiare, poi ancora studiare, iniziando con le relazioni parentali che porgono un buonissimo insegnamento e allenamento.
Cambiamo la storia studiando, senza attendere salvatori vestiti da dio che poi sono dei pelosi lupi mannari.
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DESTRA E SINISTRA
Viviana Vivarelli

Sul piano pratico e’ difficile vedere qualche differenza tra la destra e la sinistra attuali, almeno in Italia, poiche’ ogni ideologia e’ stata del tutto annientata dai politici del nostro tempo. La casta non ha omologato solo i privilegi ma anche i principi. Siamo in una notte dove tutte le vacche sono nere.
Sembra che per tutti lorsignori ci siano solo due scopi: il potere e il denaro, che non hanno sembianze ne’ di destra ne’ di sinistra e sono perseguiti allo stesso modo da entrambe le parti. Pecunia non olet e nemmeno fa distinzioni ideologiche. Per dirla in modo brutale, il potere si differenzia solo per quantita’, mai per qualita’. Per cui tra le parti sono piu’ facili i compromessi e le spartizioni su un piano amoralmente paritario.
Sul piano ideologico, si possono fare delle distinzioni puramente teoriche e personali di cio’ che “potrebbe” costituire discrimine tra destra e sinistra, ma tanto per fare retorica, dal momento che la storia prova facilmente che nei fatti i governi di destra e di sinistra hanno rovesciato ogni propaganda possibile per comportarsi male allo stesso modo.
La pace e’ un valore di sinistra? E i diritti del lavoro lo sono? O lo e’ lo stato sociale? La difesa di banche corrotte o di societa’ decotte e’ di sinistra o di destra? La socializzazione delle perdite di compagnie private rientra nel libero mercato? I 260.000 miliardi di lire regalati alla Fiat erano di destra o di sinistra? E i mille miliardi di dollari con cui si salvano in USA due banche di che colore sono? E la copertura dei reati finanziari di Bankitalia? E la Costituzione e’ di destra o di sinistra ? E se mai fosse di sinistra, come mai la sinistra fa di tutto per distruggerla? Le liste elettorali preconfezionate da che parte stanno? E l’indulto ai ladri di stato? E l’impunita’ alle massime cariche? O la tendenza a un regime presidenziale forte? E l’allargamento del precariato e la distruzione dello stato sociale? E l’adesione al Trattato di Lisbona mai sottoposto a consultazione popolare di che parte e’? E gli OGM? E la base americana a Vicenza? O i 30 miliardi di spese in armi in Iraq?
E’ solo su basi utopiche che posso considerarmi di sinistra e non di destra. Ma se voglio farlo, mi occorre un’ulteriore distinzione perche’ c’e’ sinistra e sinistra.
La sinistra utopica non puo’ essere ovviamente nessuno degli stati totalitari storici e nemmeno quella specie di poltiglia indifferenziata che fa capo a personaggi incolori come Veltroni o opportunistici come D’Alema,
ma deve per forza identificarsi in qualcosa che non c’e’ e che al momento nessuna forza politica vuole: una parte politica intenzionata a realizzare una democrazia largamente partecipata.
La sinistra prima rivoluzionaria, poi totalitaria, e’ gia’ ampiamente fallita sul piano storico e ha del fascino solo per pochi giapponesi nella boscaglia, mentre la sinistra moderata sempre piu’ indifferenziata e cedevole nei confronti della destra puo’ anche raccogliere gli ultimi opportunisti ma sta esalando gli ultimi respiri e non e’ nemmeno da prendere in considerazione.
Nel caso dello stato totalitario (Cina, Cuba, Russia ecc.) la condanna e’ fin troppo facile, perche’ i risultati hanno negato le premesse e il popolo che pure aveva partecipato alla rivoluzione e’ rimasto poi estraneo a ogni gestione del potere, e’ stato dunque fregato sia nel caso classico di una rivoluzione popolare che ha rovesciato le classi egemoni (alta borghesia capitalistica) per portare al potere i rappresentanti delle classi media e bassa che in altri casi. La storia ha ampiamente provato che la nuova burocrazia si assolutizza come classe al potere ricostruendo una piramide gerarchica dal vertice piu’ o meno ristretto, e che i cittadini continuano a starne fuori come prima, al posto del potere dell’aristocrazia o del censo si pone il potere dei politici e dei burocrati e le cose non cambiano o addirittura peggiorano. I risultati in termini di democrazia non sono tanto diversi se la rivoluzione e’ di destra, religiosa, militare o capitalista (vedi Cina, o Iran, o Pakistan)
Quando il potere rimane nelle mani di pochi che governano contro gli interessi dei cittadini tenendo questi ultimi lontani dalle scelte politiche, si ha comunque un regime comunque lo si chiami. Il resto e’ propaganda.
Se invece la distribuzione del potere fosse diversa e ci fosse una democrazia partecipata a cui contribuisce il maggior numero possibile di cittadini senza lo sclerizzarsi al comando dei soliti pochi, entreremmo in un genere nuovo, mai praticato in questo paese, la piramide sarebbe rovesciata ed aumenterebbero i poteri dei cittadini, sia per la scelta dei loro rappresentanti, sia per il loro controllo, trattamento e eventuale rimozione.
L’unica sinistra accettabile dunque e’ quella che allarghi il potere ai cittadini e che produca una democrazia partecipata piu’ ampia possibile, con facile ricambio e responsabilità immediata e anche penale di chi gestisce il potere pubblico, accompagnata da un sistema agile e frequente di consultazione popolare e di controllo sugli eletti, e con un’ossatura forte di valori morali praticati dagli organi pubblici. Qualcosa di simile alla socialdemocrazia svedese. Ma in Italia non se ne vede traccia.
La destra e’ per antonomasia il contrario di una democrazia partecipata. I suoi caratteri sono piu’ facili da vedere:
- potere accentrato, autoprotetto e senza controllo e ricambio, scelte politiche, economiche o fiscali.. solidamente nelle mani di chi ha anche i capitali al fine di difendere e aumentare gli stessi contro gli interessi e i diritti dei cittadini, alleanza con il potere religioso, confessionalismo con assunzione dei tabu’ morali della chiesa di stato come ulteriore deterrente della liberta’ del popolo, netto discrimine tra gli abusi e i privilegi di una casta e il resto dei cittadini che si vedono tagliare i diritti fondamentali e non hanno potere alcuno sulle scelte politiche, rigido controllo dei media, assenza di equilibrio tra i poteri e tendenza ad accentrare ogni potere nell’esecutivo con dipendenza di tutti gli altri (come e’ chiaro, a parte alcuni particolari, anche un regime di sinistra puo’ presentare questi caratteri)
Sempre una sinistra inesistente e demoratica, oltre a garantire un crescente grado di partecipazione democratica, dovrebbe difendere:
-i diritti umani
-i diritti civili
-l’uguaglianza di tutti davanti alla legge
-l’uguaglianza di trattamento senza discrimine di sesso, nazionalita’, etnia, religione, classe, colore ecc.
-lo stato sociale
-i servizi pubblici: scuola, sanita’, trasporti… a costo minimo e cura massima
-la giustizia giusta e la pena certa
-la difesa del territorio, dell’ambiente e delle risorse naturali
-la fiducia nell’evoluzione e nel progresso..
Non continuo perche’ mi prende la demoralizzazione…
..
Libro
22 cose che la sinistra deve fare e non ha ancora fatto
Iacopo Fo

Questo e’ il titolo di un libro uscito nel 2002 che ho firmato insieme a Franca e Dario.
Evidentemente la Banda del Collasso non ha avuto tempo di dargli un’occhiata.
1) Ripartire dalla gente
2) Sviluppare la cultura alternativa
3) Sviluppare l’economia della cooperazione e della solidarieta’ come alternativa concreta al capitalismo della speculazione
4) Utilizzare nuove forme di lotta. Voti ogni volta che fai la spesa
5) Opporsi alla corruzione attraverso il controllo popolare
6) Opporsi alla corruzione attraverso l’unificazione dei percorsi burocratici
7) Opporsi alla corruzione attraverso l’eliminazione dei regolamenti inutili e la loro sostituzione con il buon senso
8) Lotta per la legalita’ e sostegno allo sviluppo economico, attraverso la razionalizzazione delle leggi sulla truffa, il raggiro, i fallimenti, i debiti non pagati, la disonesta’ commerciale, i danni morali e materiali, la responsabilita’ professionale. Lotta all’illegalita’ attraverso il potenziamento e lo snellimento dei tribunali penali e civili
9) Lotta all’illegalita’ attraverso iniziative internazionali che portino all’abolizione del segreto bancario e dei paradisi fiscali
10) Lotta contro lo spreco energetico e l’inquinamento attraverso il sostegno diretto alle nuove tecnologie ecocompatibili
11) Rilancio della cooperazione e della piccolissima impresa. Puntare sulle capacita’ individuali per costruire un’economia solidale
12) Formazione permanente e sviluppo delle potenzialita’ umane. Centralita’ del metodo didattico dell’asilo Diana di Reggio Emilia. Riforma della didattica scolastica in questa direzione
13) Sviluppo della rete di comunicazione indipendente
14) Razionalizzazione del sistema sanitario
15) Rinuncia alla guerra come strumento per dirimere i contrasti
16) Abolizione del sistema di finanziamento diretto alle imprese e sua sostituzione con investimenti sulle infrastrutture
17) Lotta allo spreco e razionalizzazione della spesa pubblica
18) Riconoscere la globalita’ dell’individuo
19) Scegliere la cultura dell’ironia e del ridere
20) Abbandonare le strutture organizzative piramidali e scegliere la rete
21) Immaginare la societa’ del futuro
22) Imparare a sognare
..

http://www.masadaweb.org

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