Nuovo Masada

settembre 18, 2008

MASADA n.788. 18-9-2008. L’era dei fallimenti

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:46 pm

Non si puo’ dire che i tempi contemplino validi successi: in Borsa, banca, Alitalia, morale, economia. Il marcio si assomma.

Che un gruppo di attivisti cattolici, molto attivisti e molto cattolici, fischi Romano Prodi, rientra nel novero delle possibilita’. Ma che lo stesso gruppo di attivisti cattolici applauda Berlusconi e’, invece, puro surreali­smo politico. Non esiste niente, sotto il sole, piu’ anticristiano di Berlusconi. L’edonismo, le poppe in vendita., il fracas­so mondano, il consumismo bulimico sono state la mission (riuscitissima) delle sue televisioni. Se c’e’ qualcosa che ha definitivamente azzerato la dimensione spirituale di que­sto paese, o quel poco che ne restava, questo qualcosa e’ la te­levisione commerciale. Ora la crapula, i quattrini e le tette come unico orizzonte della vita possono anche andare be­ne a noi altri miscredenti. Si sa che siamo sazi e disperati (come disse Biffi) e dunque dediti, per ingannare il tem­po, alle piu’ sozze pratiche. Ma un cattolico? Un cattolico, Gesu’ santo, come accidenti fa ad applaudire Berlusconi? Sulla base di quale abbaglio demoniaco puo’ trasformare in idolo un tipetto al quale interessa solo cio’ che si compera e si vende? Berlusconi e’ il classico mercante che il fondatore del cristianesimo avrebbe buttato fuori dal Tempio. Si vede che il Tempio, nel frattempo, lui se l’e’ comperato.”
Don Aldo.
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USA, Fallimenti banche
I TEMPI SONO MATURI
DI JAMES H. KUNSTLER
Clusterfuck Nation

Si e’ scoperto che il vero uragano la scorsa settimana si e’ scatenato a Wall Street, non a Galveston. Questa mattina, Manhattan e’ coperta sino al collo dalle rovine del sistema bancario e in questo momento (7 a.m.) nessuno sa quanto lontano e quanto in profondita’ si diffondera’ il danno. La paura, naturalmente, e’ che siamo testimoni di una classica situazione a “castello di carte” o a “domino”, e che la morte di Lehman Brothers e Merrill Lynch si ripercuotera’ in un collasso generalizzato di tutto il consenso di valori che supporta i mezzi di scambio.
Almeno una cosa dovrebbe essere chiara: tutto cio’ e’ avvenuto a causa della negligenza e della inettitudine dolosa delle autorita’ regolatrici, cioe’ del partito repubblicano, e che tutto il clamore che circonda oggi Sarah Palin dovrebbe essere spazzato via rivelando questo gruppo per quello che in realta’ e’: il partito che ha fatto naufragare l’America. Spero che uno o due funzionari della campagna elettorale di Barack Obama stiano leggendo questo blog. Potete iniziare la ridefinizione dell’opposizione in questo esatto momento. I repubblicani devono essere chiaramente identificati come il partito che ha fatto naufragare l’America.
Molte cose che stanno per accadere questa settimana saranno interessanti da vedere e ascoltare, ma una domanda estremamente importante che gia’ possiamo farci e’: com’e’ possibile che Bank of America compri Merrill Lynch per $ 50 miliardi dopo essersi assunta le passivita’ di quel fantoccio di pezza noto come Countrywide? Ma questo piccolo dettaglio potrebbe venir perso nel rumore assordante, mentre altre banche o organizzazioni simili iniziano a schiantarsi come alberi di sequoia in un parco nazionale.
Vorrei proprio sapere se questo spettacolo di rovine dara’ una risposta alla domanda se l’America entrera’ in una iperinflazione o in una implacabile deflazione, ma l’effetto finale sara’ comunque che il denaro lascera’ il sistema a cumuli. E se non sara’ il denaro di per se’, sara’ quella rappresentazione del denaro fatta di certificati, contratti, contropartite e gentlemen’s agreement. Questo e’ il giorno in cui l’America si ritrova un paese molto piu’ povero. Il capitale che pensavamo fosse li’, se n’e’ andato.
Gran parte di esso e’ stata in realta’ trasformato negli anni in ville ad Hampton, jet Gulfstream e altri giocattolini che adesso finiranno su Ebay o su qualcosa di simile, mentre ci trasformeremo nella nazione-svendita-da-cortile con una liquidazione generale dei beni rimanenti. Naturalmente, il problema in una situazione come questa, dove assolutamente chiunque sta cercando di sbarazzarsi delle azioni, e’ che ci sono davvero pochi compratori sulla scena, percio’ i prezzi di tutte queste cose vanno giu’ giu’ giu’. Tutto e’ in vendita e nessuno ha denaro.
Questo era essenzialmente lo stato di cose nella Grande Depressione degli anni 30, e l’unica via di fuga da quella situazione si rivelo’ essere la mobilitazione per la guerra. E subito dopo quella terribile guerra noi eravamo l’unica nazione industriale che non era stata bombardata sino a essere ridotta in rovine. Per di piu’ avevamo a nostra disposizione davvero una bella fornitura della materia primaria dell’industria, il petrolio. Percio’ spendemmo i successivi trent’anni facendo mucchi di belle cose e vendendole alle persone di altri paesi (prestando loro il denaro necessario all’acquisto) sino a che queste nazioni non si furono risollevate e furono in grado di pagare i debiti. E dopo il 1975, il club degli industriali prese un gruppetto di nuovi membri e tutti iniziarono a farci le scarpe.
Percio’, mentre la nostra base industriale svaniva, e le nostre fabbriche diventavano vecchie e cadenti, e la nostra forza lavoro veniva sempre scavalcata da forze lavoro piu’ economiche, ci imbarcammo alla ricerca della “nuova economia”. Questa fu rappresentata, in momenti successivi, come l’economia dell’informazione, l’economia dei consumatori, l’economia dell’ high-tech, eccetera. Erano tutte balle il cui scopo era nascondere la verita’—cioe’ che eravamo diventati una societa’ che non produceva piu’ cose di valore e non generava piu’ autentica ricchezza. L’atto finale di questa farsa e’ stato quello della cosiddetta “industria finanziaria”.
Tale industria si rivelo’ essere piu’ sinceramente devota alla produzione di complesse truffe. Queste truffe erano cosi’ accuratamente progettate che sono serviti 20 anni per rivelarle, ed erano attaccate alle cose principali con cui l’opinione pubblica americana costruisce la propria identita’: case-e-alloggi. Percio’ gran parte della gente si ritrova con il reale pericolo di diventare senzatetto e fallita.
In genere riconosciamo che un qualche maligno e massiccio trasferimento di ricchezza e’ avvenuto nel processo del fiasco dei mutui, ma rimane da vedere se un qualche residuo di questa ricchezza puo’ essere veramente trattenuto sotto forma di valuta, contratti e presunti titoli. Il generale regolamento dei debiti che sta avvenendo ora potrebbe lasciare una terribile quantita’ di queste cose totalmente priva di valore.
Dovremo essere spaventati dalle implicazioni politiche di questa Grande Implosione di presunta ricchezza. Un qualche gruppo di persone dovra’ fare pulizia in questo caos. Andando verso un’importante elezione, e’ difficile immaginare che il popolo americano dia il compito di fare pulizia allo stesso gruppo che ha creato il caos—non importa quante faccette buffe riesca a fare in televisione Sarah Palin. Entrambi i partiti, sino ad oggi, hanno fatto in modo di ignorare la crescente crisi del sistema bancario e della valuta, ma non possono ignorare le sequoie che si schiantano attorno alle loro caviglie e scuotono la terra su cui si trovano.
In gioco ora sara’ la questione della credibilita’, in tutte le sue dimensioni sociali umane. Il nostro denaro e’ credibile? L’autorita’ dei nostri funzionari eletti e’ credibile? I nostri valori e le nostre idee sono credibili? Queste sono le domande che determineranno il genere di futuro in cui ci troveremo.
Percio’, per iniziare questo processo e per chiarire la situazione,vorrei spingere i lettori di questo blog a identificare il partito repubblicano con il suo nuovo marchio: il partito che ha fatto naufragare l’America. Almeno allora potremo restaurare un valore cardinale nella tremante struttura di cio’ che affermiamo credere: che le azioni hanno delle conseguenze, che non si puo’ semplicemente truffare e saccheggiare una societa’ e andarsene via con il malloppo.
Spargete la parola, cambiate il tono di questa campagna elettorale e continuate a mettere i vostri commenti. Questa sara’ una settimana importante.
Titolo originale: “A Ripe Moment”
Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com

Fallimento Alitalia
Paolo De Gregorio

Sull’Alitalia ho da dire delle cose sgradevoli, ma non aprirei bocca se non fossi convinto di descrivere una realta’ in cui partiti, sindacati, lavoratori, in concorso tra di loro, hanno dato il peggio di se’, e sono TUTTI responsabili dei privilegi corporativi, del rigonfiamento degli organici, degli sprechi, che hanno portato la compagnia ad essere gia’ da tempo fuori mercato. L’Alitalia e’ sempre stata una greppia di Stato, molto simile alla RAI, dove i partiti e i sindacati hanno sistemato parenti ed elettori, dove non si e’ mai verificato un licenziamento, e le 9 sigle sindacali interne hanno chiesto il superfluo e l’impossibile, con la certezza che lo Stato avrebbe sempre ripianato ogni buco finanziario. Questo e’ successo fino a 4 mesi fa quando il governo Prodi fu sollecitato da B a concedere un prestito ponte di 300 milioni di euro per non far fallire la compagnia. Politicamente la colpa e’ di tutti i governi degli ultimi 10 anni poiche’ la crisi Alitalia era da tempo cronica e conosciuta. Pero’ la cosa piu’ fastidiosa e arrogante e’ stato l’intervento del Cavaliere per far fallire l’intesa con Air France, millantando una soluzione capitalistica, che poi si e’ visto voleva semplicemente, in perfetto stile padronale, scorporare la parte di Alitalia che perdeva, e consegnare ai suoi amici imprenditori la parte attiva al netto dei debiti. Come al solito socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Siccome su questa faccenda ha puntato molto della sua credibilita’, spero proprio che l’intera compagnia fallisca, che di questo fallimento sia considerato interamente responsabile B e i lavoratori, che hanno sempre dimostrato di essere corporativi, divisi, legati a doppio filo con la politica, pieni di sindacatini autonomi, paghino questo loro comportamento e sia previsto per loro solo cio’ che e’ previsto dalle attuali regole per la generalita’ dei lavoratori. Quanto al servizio svolto dall’Alitalia, in pochissimo tempo sarebbe sostituito da altre compagnie e per gli italiani sarebbe molto meglio non essere piu’ chiamati a ripianare i debiti con le tasse, per la magra soddisfazione di possedere una compagnia di bandiera.
..
Mattia F

IO, SE FOSSI DIO…
Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle liberta’ che avete
avete ancora la liberta’ di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la liberta’ di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Si’, vabbe’, lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia
.

Ma in fondo tutto questo e’ stupido
perche’ logicamente
io se fossi Dio
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio e di vendetta
e neanche di perdono
perche’ la lontananza e’ l’unica vendetta
e’ l’unico perdono.
E allora
va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io
.
.
Non ci si stupisce piu’
Maddalena Bolognini

Cosi’ si diffonde la malattia dell’intolleranza come la peggiore delle epidemie, quando ogni giorno il confronto civile lascia il passo allo scontro verbale, all’insulto gratuito.
Non ci si stupisce piu’ in questo paese alla deriva.
Non ci si stupisce a Verona, se un ragazzo italiano viene picchiato a morte per una sigaretta e per il vestito che non segue la massa.
Non ci si stupisce a Livorno se mani bestiali danno fuoco al giaciglio dei rom facendo ardere vivi 3 bimbi del campo.
Non ci si stupisce a Roma se si sprangano 3 romeni, solo perche’ romeni,
se si perseguitano 2 gay che passeggiano in strada, solo perche’ sono gay.
Non ci si stupisce a Genova, se uno studente dell’universita’, colpevole di essere nero, viene preso a bastonate da 13 aguzzini forti della bestialita’ del gruppo e della predicazione dell’odio.
Il disprezzo per l’altro e’ ormai come un virus, che viene inoculato attraverso conflitti metropolitani diventati normalita’.
Cosi’ e’ la comunita’ di Sant’Egidio a chiedere un ripensamento, tornare ad una soglia minima di civilta’, per sconfiggere la ferocia, ed invita ad una veglia di preghiera, contro ogni odio questa sera a Milano.
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Milano – Veglia di preghiera per rispondere alla violenza dopo la tragica aggressione che ha provocato la morte di un giovane italiano di origini africane

Violenza assurda, occorre recuperare una soglia minima di civilta’
La morte di Abdul William Guibre, ucciso brutalmente a Milano il 14 settembre, seguita di poche ore all’aggressione di un romeno vittima di un’imboscata a Roma sono una ferita grave e un segnale ulteriore del clima violento e minaccioso che una predicazione di odio e anti-immigrati, anti-rom e anti-romeni ha incoraggiato fino a una soglia non piu’ accettabile.
La tolleranza verso facili individuazioni di capri espiatori, un discorso pubblico che ha indicato a piu’ riprese in minoranze e in “categorie” di persone e non nei singoli responsabili la causa di fatti di cronaca amplificati a dismisura sembrano avere abbassato la soglia di civilta’ della vita nelle nostre citta’.
Con dolore la Comunita’ di Sant’Egidio invita tutti ad abbassare i toni, a non rincorrere “percezioni di insicurezza” che in realta’ rischiano solo di essere interpretate da frange di violenti come autorizzazioni a imprese di pseudo-giustizia “fai da te”. Occorre respingere la violenza e l’intolleranza che crescono nella convivenza urbana con atti conseguenti, bloccando comportamenti e discorso pubblico troppo spesso inquinati da toni violenti e razzisti.
L’ingiusta scomparsa di Abdul, giovane di origini africane, cittadino italiano, ci spinge a ribadire con forza la necessita’ di ritrovare le ragioni della convivenza perche’ Milano e tutte le citta’ italiano non diventino citta’ invivibili per i piu’ deboli e a rischio per chi non accetta un clima violento

L’omicidio di Abdul Guibre

“Non ci rompete piu’ i coglioni con gli immigrati, vecchie facce di merda! Roma, sono cazzi tuoi, ti facciamo un culo cosi’! E d’ora in poi i nostri schei col cazzo che li vedete!” – Mario Borghezio, 15 settembre 2008-
L’omicidio di Abdul Guibre e’ l’ennesima, tragica, dimostrazione che questo paese e’ davvero piu’ insicuro: da quando il razzismo e la xenofobia sono stati sdoganati, da quando il “diverso” e’ stato additato come capro espiatorio di tutti i mali, le nostre citta’ sono diventate il regno incontrastato di fascisti di vecchia e nuova generazione, piu’ o meno consapevoli di esserlo. In segno di lutto e di solidarieta’ con la famiglia di Abdul, MicroMega ha modificato il proprio sito per far posto ad un banner, “Siamo tutti Abdul”, che invitiamo a diffondere nel web, e invita tutti i cittadini di Milano e tutti coloro che possono a partecipare ai funerali. Perche’ con Abdul e’ stata uccisa un’altra parte di democrazia in questo paese. Siamo tutti Abdul “Per Abdul! Perche’ non succeda piu’!” Sabato 20 manifestazione a Milano. L’appello di Don Gino Rigoldi, Nico Colonna, Renato Sarti e Moni Ovadia. Una manifestazione a Milano sabato 20 settembre per ricordare Abdul Guibre, il giovane di origine africana ucciso domenica scorsa, e chiedere che un episodio del genere non si verifichi piu’. “Abdul e’ stato ucciso per niente o per futili motivi… come dice l’arido linguaggio della magistratura – si legge in un appello firmato da Don Gino Rigoldi, Moni Ovadia, Renato Sarti e Nico Colonna a sostegno della manifestazione -. Chi ha preso la spranga non l’ha fatto per paura o per legittima difesa, ha commesso un delitto a sfondo razzista, mosso da odio e rancore, considerandosi legittimato dal sentire intollerante, sciaguratamente diffuso”. “Questa Milano – prosegue l’appello – non ci appartiene. Non ci appartengono la violenza e il razzismo che si manifestano sempre piu’ apertamente, in uno stillicidio di episodi quotidiani di intolleranza di cui sono vittime donne e uomini, quasi sempre inermi. La dilagante campagna razzista e la costruzione del nemico ‘altro’ diventano funzionali a nascondere la questione politica della sicurezza sociale, della coesione e della giustizia sociale per tutti. L’altro e il diverso vengono additati quali cause del malessere sociale ed esistenziale. Il potere e lo sfruttamento si alimentano anche in questo modo”. “Per questo – conclude l’appello – per ragioni etiche, culturali e politiche, gridiamo con forza che non ci appartiene l’ideologia sicuritaria, incentrata sulla repressione e sulla costruzione di alibi culturali che autorizzano le ronde e la violenza privata. L’omicidio di Abdul e’ l’ultimo segnale di un’escalation xenofoba, che va arrestata. La Milano democratica e antirazzista deve reagire. Milano deve reagire”. L’appuntamento per il corteo e’ fissato per sabato 20 settembre alle 14.30 a Porta Venezia. Alla manifestazione partecipera’ anche l’Arci, che e’ tra i promotori dell’iniziativa. Secondo l’associazione l’omicidio di Abdul e’ “conseguenza di un clima culturale che si sta pericolosamente diffondendo nel Paese e che rischia di farci piombare nella barbarie. Un clima in cui sembra che chiunque si senta autorizzato, per il piu’ futile dei motivi, a farsi giustizia da se’. Nel grave episodio di Milano – prosegue l’Arci – non possiamo non attribuire una responsabilita’ alle amministrazioni locali e agli esponenti del mondo politico che, soffiando sul fuoco dell’intolleranza e in nome della sicurezza, hanno condotto una vera e proprio guerra alla pacifica convivenza al solo scopo di raccogliere facili consensi su un tema complesso come l’immigrazione”. “Come abbiamo detto piu’ volte si vuole alimentare ‘la sindrome del nemico’. Si fornisce un facile capro espiatorio individuando il problema nel diverso, nel cittadino piu’ debole, per sopperire all’incapacita’ di proporre soluzioni al disagio, all’emarginazione, alla poverta’ in cui stanno scivolando tante famiglie italiane”.
Dalla newsletter di Gerardo Orsi http://orsig.blogspot.com/

Mariapia
Rileggo la canzone di Gaber perche’, in generale, io sto andando all’indietro per trovare lo slancio per il grande balzo… all’ingiu’? Cancella cancella.
No no , scherzo, ma faticosamente; io coltivo la speranza perche’ profuma di uono mentre la disperazione puzza, e poiche’ ho il naso delicatoe i cattivi odori mi chiudono il naso, non ho alternative.
Coltivare la speranza non significa condividere il pensiero e il modo di vivere degli italiani.
C’e’ poco coraggio in Italia nel segnalare che nella propria casa ci sono angoli sporchi e dire male dei lavoratori italiani che lavorano in modo inadeguato rispetto al loro contratto, pare un oltraggio.
Noi attualmente viviamo lo sfascio di un’azienda dove, con diverse responsabilita’, sono coinvolti anche molti dipendenti di vari gradi.
Ognuno avrebbe dovuto rispettare il proprio impegno, ma cosi’ non e’ stato, di modo che il sasso lasciato scivolare dall’alto, dai vertici, e’ sceso lungo il fianco della piramide generando in valanga inarrestabile senza trovare nessun ostacolo.
Un grande sindacalista, Giuseppe Di Vittorio, ripetutamente si raccomandava ai lavoratori di ” lottare bene e lavorare bene”. Due cose che devono stare insieme e diceva” tu hai solo quelle cose e quelle sono il tuo onore, mentre il tuo padrone ha tante alternative.
Anche Don Milani diceva pressapoco le medesime cose ai suoi ragazzi, ma a dirle oggi si pare dei vecchi barbogi moralisti, come se parlare della correttezza del modo i lavorare sia diventanto un dire assurdo, quasi come parlare della castita’ femminile prima del matrimonio, che lo e’ davvero un dire assurdo.
Oggi essere dentro ad una grande azienda e non avere rispetto per la mansione che si e’ chiamati a svolgere e’ un grave peccato sociale; oggi in particolare lo e’ poiche’ e’ tanto faticoso avere un lavoro in quanto l’uomo sta per essere reso inutile dalle tecnologie, dalla sua umana e tenera fragilita’ e dall’avidita’ di un capitalismo mostruoso.
Oggi non applicarsi nel lavoro significa non avere cervello per se’ e non vedere la Vita nela sua realta’.
E cosi’ rileggo Gaber, Pasolini, Tullio-Altan, cerco di allontanare i cattivi odori di questi tempi, poi, dato che sono alta un metro e cinquanta. mi preparo al grande balzo, quello che sara’.
Ma io forse straparlo in quanto sono stata fortunata, io a undici anni andavo a lavorare nove ore al giorno….. senza paga, l’apprendistato era cosi’.
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Citazione dal blog

http://www.debaser.it/recensionidb/ID_3204/Giorgio_Gaber_Io_non_mi_sento_italiano.htm

Gaber ci parla, e sempre senza peli sulla lingua, “senza se e senza ma”, scandendo le sillabe e declamando sornione e sarcastico quello che l’ipocrisia collettiva non consente mai di dire, scovando spietatamente “i mostri che abbiamo dentro”. Il titolo di questo disco-testamento non inganni: la satira contro il forzato patriottismo da tre soldi con il quale stanno tentando di lavarci il cervello e’ confinata solo alla buffa marcetta che da’ il titolo all’album (e d’altronde il glorioso inno di Mameli che cos’e’, se non una buffa marcetta?). Il filo conduttore invece riguarda un ambito molto piu’ vasto della stretta Italietta: e’ un’appassionata dichiarazione di non appartenenza al Pensiero Unico, quello in cui “Il tutto e’ falso, il falso e’ tutto”, come ripete ossessivamente il brano che apre l’album. Chiunque pensi che il mondo, seguendo unicamente le leggi del mercato e dell’immagine, andra’ verso l’autodistruzione, preceduta da un progressivo imbarbarimento, puo’ sottoscrivere queste parole, ma il modo con cui Gaber sa proporle e’ unico. Anzi, sono piu’ modi: senza alcun spiraglio di speranza (“Il tutto e’ falso”, “I mostri che abbiamo dentro”) oppure con moderata fiducia in una una possibile salvezza, come in “Non insegnate ai bambini”, che invita a non contaminare almeno le future generazioni con la “morale” dominante e “Se ci fosse un uomo”, che non a caso chiude il disco con l’incerta fede in un nuovo tipo di umanita’ che dovra’ popolare uno spazio che (per ora) e’

Mi scusi presidente, ma… io non mi sento italiano
di Giorgio Gaber

Mi scusi presidente, ma…io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente non e’ per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Puo’ darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori non voglio giudicare i nostri non lo sanno o hanno piu’ pudore.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale e’ la periferia.
Mi scusi Presidente ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto e’ calcolato e non funziona niente.
Sara’ che gli italiani per lunga tradizione son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’e’ un’aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos’e’ il Rinascimento.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese forse e’ poco saggio ha le idee confuse ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente ormai ne ho dette tante c’e’ un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo e’ un teatrino.
Mi scusi Presidente lo so che non gioite se il grido “Italia, Italia” c’e’ solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo per fortuna o purtroppo per fortuna per fortuna lo sono.

Prima delle elezioni avevo dei dubbi sulla nicchia (poco) ecologica che e’ l’Italia.
Dopo tante letture comprendevo che la storia del paese era piu’ complessa che altrove, prima per via del territorio e successivamente per via di fusioni sia genetiche sia culturali che non erano ancora compiute, ma che rapidamente,pensavo ingenuamente, si sarebbero compiute in senso positivo ed evolutivo.
Le liberazioni dalle piu’ svariate negative circostanze a volte causano strani effetti, e puo’ essere che noi si sia piu’ adatti a carota e bastone che all’autodeterminazione.
Dopo le ultime elezioni osservo che in effetti le fusioni si sono compiute, ma non secondo la mia sciocca previsione, e il risultato e’ la piu’ ampia degenerazione pensabile accompagnata dal conseguente arretramento civile che
segna le etnie e i gruppi umani quando l’integrazione anziche’ produrre evoluzione produce regressione.
Accade nel mondo vivente sia tra animali sia tra piante. La decadenza.
A volte la Natura si riprende dopo un avvenimento avverso e non resta che affidarsi a lei poiche’ la nicchia Italia e’ letteralmente impazzita, e se non ci pensa lei noi non siamo assolutamente in grado di uscire dalla condizione che, senza sapere e volere, abbiamo prodotto.
Noi siamo ignari, ignoranti, doppiamente ignoranti e di piu’, quindi assolutamente incapaci a produrre un movimento positivo per uscire da questa appestata palude, ma conservo una piccola speranza che Madre Natura possa salvare se’ e noi in modi che io non conosco.
Guardo le piante colpite da parecchi anni dalla malattia batterica detta “colpo di fuoco” e so che stanno lentemente guarendo.
Non e’ stato trovato nessun rimedio per fermarla, tranne l’abbattimento delle piante o potature drastiche, ma lentamente, nel tempo di trenta anni circa, la malattia e’ regredita.
Io che sono una donnina molto buona, su alcuni abbattimenti e potature sarei d’accordo, ma…..troppa presunzione la mia!
Noi forse ce la caviamo in trecento anni.
Non farti abbattere che sei forte!!!
Certo faccio fatica a sentirmi italiana, mi sento parte di un quinto mondo di cui siamo ora gli unici rappresentanti e che comprendera’ i paesi in precedenza detti civilizzati e sviluppati che (avanzano) a ritroso.
Si’, come Gaber, faccio fatica, me se e’ vero che il paradiso si conquista con la fatica, sono quasi pronta.

Mi scusi presidente, ma… io non mi sento italiano
di Giorgio Gaber

Mi scusi presidente, ma…io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente non e’ per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia.
Puo’ darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia.
Mi scusi Presidente non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori non voglio giudicare i nostri non lo sanno o hanno piu’ pudore.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale e’ la periferia.
Mi scusi Presidente ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto e’ calcolato e non funziona niente.
Sara’ che gli italiani per lunga tradizione son troppo appassionati di ogni discussione.
Persino in parlamento c’e’ un’aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos’e’ il Rinascimento.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese forse e’ poco saggio ha le idee confuse ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente ormai ne ho dette tante c’e’ un’altra osservazione che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo e’ un teatrino.
Mi scusi Presidente lo so che non gioite se il grido “Italia, Italia” c’e’ solo alle partite.
Ma un po’ per non morire o forse un po’ per celia abbiam fatto l’Europa facciamo anche l’Italia.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo per fortuna o purtroppo per fortuna per fortuna lo sono
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Il passato riaffiora nei discorsi pubblici e nelle discussioni politiche
Come il fascismo, che a 60 anni dalla caduta continua a riemergere
Prigionieri del passato

Festeggiamo la fine del neo-liberismo. Con molta attenzione agli effetti
redazione-IT. IT – ECONOMIA
Rodolfo Ricci

Non ce lo dicono, non ce lo diranno, faranno di tutto per far finta di niente; ma il 7.7.08 e’ una data storica: in questo giorno, 19 anni dopo il crollo del socialismo reale, 7 anni dopo il crollo delle torri, e’ finito ufficialmente il pensiero unico neo-liberista, l’ideologia che ha dominato e controllato il mondo nell’ ultimo trentennio e forse qualcosa di piu’.
Con la nazionalizzazione dei due mega-istituti di credito ipotecario dai nomi che ricordano vagamente i cartoons, Fannie Mae e Freddie Mac, finisce l’ideologia del libero mercato, quella imposta dentro e fuori i confini degli USA e dell’Europa, fino alle lande piu’ desolate dei continenti della poverta’, nei paesi che dovevano essere sottoposti alla ricetta degli “aggiustamenti strutturali” imposte da FMI e Banca Mondiale che null’altro richiedevano se non la progressiva resa dello Stato e della Politica a vantaggio dell’acquisizione delle risorse e dei beni pubblici da parte del libero meccanismo del mercato che tutto regola e tutto decide come una vasta macchina mistica che “regge il sole e l’altre stelle”.
Che il meccanismo naturale del mercato portato al parossismo dagli adepti della scuola di Chicago fosse solo una delle piu’ grandi imposture della storia, lo avevano sperimentato da tempo molte popolazioni del globo; e le innumerevoli gravissime crisi economico-sociali di grandi paesi come il Messico, la Turchia, il Brasile, la Russia, l’Argentina e il permanere nella miseria piu’ nera dei paesi africani ed asiatici che a questa ricetta si sono sottoposte, come ampiamente dimostra Joseph Stiglitz nei suoi lavori, ne davano gia’ ampia dimostrazione.
Ma cio’ che e’ accaduto il 7.7.08 ne costituisce il suggello indiscutibile, poiche’ proviene da uno dei centri fondamentali dell’economia mondiale e dal governo del paese guida del neo-liberismo.
Gia’ le nazionalizzazioni delle grandi banche inglesi coinvolte nella crisi dei mutui sub-prime ne avevano fornito un precedente, ma la dimensioni dell’operazione della Federal Reserve sugli istituti Fannie Mae e Freddie Mac, vanno al di la’ di ogni aspettativa: come ricorda Federico Rampini su “La Repubblica” di ieri, l’iniezione di liquidita’ operata per evitare il fallimento delle due banche e a cascata dell’intero sistema finanziario USA e mondiale, ma soprattutto l’entita’ dell’assunzione dei rischi che gli USA si assumono con questa operazione e’ impressionante e non ha precedenti: si tratta di 5.200 miliardi di Dollari, cioe’ circa 3 volte l’intero PIL italiano e un terzo del PIL USA.
Cio’ significa che i cittadini americani, si ritrovano, d’un tratto, con un debito superiore del 30% a quello gia’ abissale del giorno prima. Un debito in mano in gran parte alla Cina, il maggior detentore dei titoli di stato americani.
Cosa accadra’ ora?
Intanto e’ bene notare che, assieme alla fine dell’ideologia neo-liberista, la neo-inaugurazione della procedura di trasferimento delle perdite o dei rischi ai cittadini, (socializzazione dei costi), segue la fase storica della privatizzazione degli utili, in un susseguirsi di momenti che ricalcano i cosiddetti cicli economici: espansione = privatizzazione degli utili, contrazione o recessione = socializzazione delle perdite.
(Ne abbiamo un’ esempio unico nel nostro paese, con l’operazione di “salvataggio” dell’Alitalia del governo Berlusconi, per il quale i due momenti sono addirittura sincronici e in quanto tali disvelano tutta la loro qualita’: in una volta sola, si asserisce e si decide come tecnicamente inoppugnabile un’operazione che da’ ai privati la possibilita’ di fare utili e allo Stato e ai cittadini di pagare le perdite passate e future attraverso l’istituzione di “good” and “bad” company).
In entrambi i momenti, a rimetterci sono i lavoratori, nella fase ascendente in quanto viene loro estorto gran parte del valore prodotto, nella fase discendente in quanto vengono loro addebitati i costi e i rischi di produzioni e transazioni: l’obiettivo rimane comunque quello di accrescere o di tutelare e rendere inalterati i patrimoni acquisiti delle classi dirigenti.
L’alternanza tra le due fasi o cicli corrisponde ad altrettanti momenti di lotta di classe nazionale e internazionale con diversa intensita’ che si succedono comunque dentro i recinti del sistema capitalistico.
Lo Stato e le sue prerogative e funzioni, vengono utilizzate e modificate a seconda della maggiore utilita’ richiesta nelle due diverse fasi. Altrettanto dicasi per le cosiddette “regole” internazionali che dovrebbero conformare l’azione dei diversi modelli capitalistici nazionali.
Possiamo gioire per la fine di un’ideologia, e quindi del fatto che da oggi in poi, il primo che si alzi a sostenere che l’unica via giusta e’ quella del lasseiz-faire, puo’ essere tranquillamente mandato a quel paese!
Non possiamo gioire del fatto che cio’ venga pagato di nuovo a carissimo prezzo dai lavoratori e dalle classi subalterne!
Inoltre, la storia ci insegna che le conseguenze di una scelta come quella operata il 7 settembre, non resteranno racchiuse dentro i confini degli USA. L’approvvigionamento di capitali e risorse per puntellare un sistema gia’ ampiamente debilitato dalle guerre intraprese negli ultimi due decenni dal paese che aspirava ad inaugurare il nuovo secolo americano, e, parallelamente dai modi in cui e’ stata sostenuta la fase di sviluppo attraverso l’indebitamento colossale delle famiglie americane (non solo per le case, ma anche per l’acquisto di beni quotidiani attraverso il sistema di credito al consumo, carte di credito, ecc.), la privatizzazione di tutti i beni comuni fino a quelli ambientali, fanno presagire ulteriori effetti a catena e un’ azione di “socializzazione mondiale” dei costi e dei rischi dell’economia americana le cui forme sono al momento difficili da prevedere, ma la cui casistica e’ storicamente nota.
La variabile nuova e’ quella per cui il palcoscenico degli attori mondiali e’ cresciuto e non si limita piu’ alle due sponde dell’atlantico e al sol levante.
L’altra variabile, tutta politica, e’ quella per la quale una volta riconfermato e riconosciuto il meccanismo tipico del capitalismo, si apre un grande spazio potenziale di azione che potrebbe riportare i lavoratori, le proprie organizzazioni e la complessa moltitudine degli uomini e delle donne del mondo a giocare il proprio ruolo dopo decenni di latitanza o sudditanza all’egemonia neoliberale.
Sapranno e potranno, classi dirigenti allevate in questo trentennio, comprendere e riconoscere la fine di un epoca e l’inizio di una nuova opportunita’?
Sarebbe auspicabile, ma se e’ vero che struttura e sovrastruttura sono due sfere molto compenetrate e che si legittimano vicendevolmente, credo che si vada incontro ad un necessario periodo di transizione e ricostruzione: un new deal generalizzato in cui sono chiamate ad emergere e ad aggregarsi le nuove soggettualita’.
(Segr. FIEI)

http://www.emigrazione-notizie.org:80/news.asp?id=5530

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da Eddyburg
Italia, condominio degli estranei
Ilvo Diamanti

Non e’ facile percepire quanto sia cambiato il mondo intorno a noi, in poco tempo. Non il Mondo. Ma il “piccolo” mondo che ci circonda. Il territorio. Il nostro paese, la nostra citta’, il nostro quartiere, le case e le strade vicino a casa nostra. E’ avvenuto tutto in fretta, negli ultimi anni, anzi, negli ultimi decenni. I nostri occhi si sono abituati a vedere scomparire gli spazi, l’orizzonte. Si sono abituati a non vedere. Per cui “non” vediamo piu’, senza rendercene conto.
D’altronde, la casa e’ una vocazione nazionale. L’Italia: Paese di piccoli paesi, un Paese di compaesani (come lo ha definito, con una formula felice, il sociologo Paolo Segatti). Ha sempre inseguito il mito della “casa”. Luogo e, al tempo stesso, simbolo di una societa’ centrata sulla famiglia. Dove le case si trasmettono per via generazionale, dai genitori ai figli. Una societa’, per questo, “stabile”, quasi immobile, anzi: immobiliare (abbiamo detto, in altre occasioni). Per cui la dilatazione edilizia non ci ha spaventati. Ci e’ sembrata naturale. Una casa per ogni famiglia. E per ogni figlio, se possibile. Non ci siamo accorti, anche per questo, del cambiamento intorno a noi. E, comunque, ci siamo abituati. L’abbiamo percepito come un costo necessario. D’altronde, tutto ha un prezzo e non si puo’ pretendere di conquistare il benessere, se non la ricchezza, senza rinunciare a qualcosa. Un pezzo di paesaggio, un frammento di ambiente, un metro di territorio, un po’ d’aria, un angolo di orizzonte. E, via via, una cerchia di relazioni personali e sociali, una scheggia di vita quotidiana. Fino a ritrovarsi racchiusi in una nicchia, da soli in mezzo agli altri. Non vorremmo replicare la ballata del ragazzo della via Gluck. Lamentare che “la’ dove c’era l’erba ora c’e’… una citta’”. (Anche se la nostalgia e’ un vizio che conviene, a volte, coltivare). Ci interessa, tuttavia, segnalare che il processo immobiliare, negli ultimi due decenni e soprattutto negli ultimi anni, ha assunto una velocita’ cosmica e un’estensione devastante, quanto gli effetti che ha prodotto. In Italia piu’ che altrove. Secondo le valutazioni di Maria Cristina Treu (Presidente del CeDaT – Centro di Documentazione dell’Architettura e del Territorio del Politecnico di Milano), negli anni Novanta (dati Eurostat) le costruzioni, in Italia, hanno sottratto all’agricoltura circa 2.800.000 ettari di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ettari di campagna (il doppio della superficie del Parco Nazionale dell’Abruzzo). D’altra parte “l’Italia e’ anche il primo paese d’Europa per disponibilita’ di abitazioni; ci sono circa 26 milioni di abitazioni (di cui il 20% non occupate), corrispondenti a un valore medio di 2 vani a persona». Ragionando sui dati Eurostat di Germania e Francia (come ha osservato l’economista Giancarlo Coro’), emerge che negli anni Novanta l’Italia ha urbanizzato un’area piu’ che doppia di suolo rispetto alla Germania (1,2 milioni di ettari) e addirittura 4 volte quello della Francia (0,7 milioni di ettari). I riferimenti statistici piu’ recenti (Cresme/Saie 2008) sottolineano come questa tendenza, negli ultimi anni, abbia conosciuto una ulteriore, violenta accelerazione. Dal 2003 ad oggi, infatti, sono state costruite circa 1.600.000 abitazioni (oltre il 10% delle quali abusive). Per contro, e’ noto che, da vent’anni, la popolazione in Italia non solo non e’ cresciuta ma e’, al contrario, calata sensibilmente. E solo negli ultimi anni ha dato segni di ripresa, grazie al contributo degli immigrati.
Il nostro Paese si e’, dunque, urbanizzato in modo ampio, rapido, violento. Ma per ragioni che solo in parte – limitata, peraltro – si possono ricondurre alla “domanda sociale”. All’evoluzione demografica, ai cambiamenti negli stili e nell’organizzazione della vita delle persone. Semmai e’ vero il contrario: gli stili e l’organizzazione della vita delle persone hanno subito mutamenti significativi e profondi in seguito alla rivoluzione immobiliare del nostro territorio. Anche se si tende a dimenticarlo, visto che l’attenzione si e’ concentrata altrove: sulle conseguenze economiche e finanziarie del fenomeno a livello globale. Visto che la casa e l’edilizia, dopo essere state, per anni, il principale motore della crescita, da qualche tempo si sono trasformate nel principale motore della crisi.
In Italia, peraltro, i comuni hanno finanziato la loro “autonomia” e fronteggiato il calo dei trasferimenti dello Stato soprattutto con gli oneri di fabbricazione e la fiscalita’ legata alla casa (l’Ici). Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali, industriali si sono moltiplicate. Senza limiti. Senza troppi vincoli. Ci hanno guadagnato in molti. Immobiliaristi e banche. Gli enti locali. Ma anche molti privati (impresari, ma anche proprietari di terreni). Cosi’, abbiamo consumato in fretta il territorio, l’ambiente e, negli ultimi tempi, lo sviluppo e i risparmi. Ma anche (soprattutto, vorremmo dire) la societa’. Che esiste dove, quando e se ci sono relazioni, associazioni, luoghi e occasioni di incontro. Proprio quel che si e’ perduto in questi anni, nelle stesse zone dove esistevano e resistevano legami di comunita’ radicati e solidi. Come nel Centronord e soprattutto nella pedemontana del Nord e nel Nordest: aree policentriche, disseminate di piccoli paesi. Provate a girarle facendo attenzione ai cartelli che fiancheggiano le strade. Molti dei quali annunciano che li’ vicino sta sorgendo, oppure e’ sorto, un “villaggio Margherita” oppure Quadrifoglio, un “quartiere Europa” o Miramonti. Tanti insediamenti grandi o piccoli, disseminati di palazzi, villette a schiera, appartamenti di varia metratura, garage interrati. Intorno: prati un po’ esangui, strade e rotonde. Rotonde, rotonde e ancora rotonde. Magari una pista ciclabile. Al centro una piazza – veramente finta – attrezzata con panchine e magari un prato. Perlopiu’ ridotta a parcheggio, dove i bambini non giocano e gli adulti non si fermano a parlare. Accanto: altri quartieri e altri villaggi nuovi. Sorgono senza seri progetti di integrazione, socializzazione. Senza politiche finalizzate a costruire relazioni sociali, oltre agli immobili. Ne’ ad alimentare la vita pubblica, oltre alla rendita privata. Localita’ artificiali, dove confluiscono migliaia e migliaia di persone. Migliaia e migliaia di estranei. Di stranieri, immigrati: anche se sono veneti, lombardi, marchigiani. “Italiani veri”: da generazioni e generazioni. Ma in realta’: apolidi. Abitanti del “villaggio Margherita” e del “condominio Europa”.
E’ cosi’ che siamo diventati un paese di stranieri. Individui poveri di relazioni, sempre piu’ soli e impauriti. Che passano la gran parte del loro tempo in casa. Con scarsi ed episodici contatti con il mondo circostante. Principale fonte di conoscenza del mondo: la televisione. Comunicano con gli altri attraverso i cellulari e – i piu’ competenti – le e-mail. Abituati a relazioni senza empatia, frequentano i centri commerciali, non solo per “consumare” ma per uscire di casa, per incontrare gente. Si tuffano nelle notti bianche, negli eventi di massa. Dove gli altri sono “folla” e restano “altri”. Estranei.
Questo ci pare il problema principale, oggi. La scomparsa della societa’, sostituita da un’opinione pubblica pallida. Artificiale. Atomizzata. Non “Opinione”, ma “opinioni”, raccolte dai sondaggi, rappresentate “dai” e “sui” media. Piu’ che “opinione pubblica”: pubblico. Spettatori. Persone senza citta’. Non-cittadini.
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Il crac della Lehman e lo schiaffo al Tesoro Usa
di FEDERICO RAMPINI

E’ una disperata corsa contro il tempo per limitare i fallimenti a catena tra i colossi bancari americani. Nel giro di poche ore ieri sera i convulsi negoziati tra il governo, la banca centrale e i big di Wall Street hanno prodotto due sorprese.
Un drammatico fiasco, e un potenziale colpo di scena positivo. Da una parte la merchant bank Lehman Brothers non ha trovato acquirenti e sembra condannata alla liquidazione fallimentare. Dall’altra Bank of America sarebbe disposta a salvare, acquistandola, un’altra gloriosa istituzione sull’orlo del crac: Merrill Lynch.
La crisi attuale e’ talmente grave che l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan la definisce “un evento che si verifica una sola volta in un secolo”. Mentre i suoi successori si affannavano senza successo al capezzale della Lehman Brothers, lui lanciava una previsione sinistra: “Altre banche falliranno”. Bill Gross, fondatore e presidente di Pimco, uno dei maggiori fondi d’investimento del mondo, parla di uno “tsunami finanziario” e rivela che tutti i colossi bancari sono fragili: “Ormai solo il Tesoro puo’ ancora mobilitare dei capitali”.
Ma il Tesoro degli Stati Uniti, nella persona di Henry Paulson, ieri sera viveva una prova durissima. Erano le ultime ore utili per affrontare il crac annunciato della Lehman Brothers, quarta banca d’investimento di Wall Street con 25.000 dipendenti. Arrivato al terzo giorno di consultazioni tese e frenetiche con tutti i maggiori banchieri d’America, piu’ alcuni europei e asiatici, Paulson ha dovuto incassare un’umiliazione.
La Barclays, terza banca britannica, si e’ chiamata fuori dopo essere stata per tutto il weekend la candidata piu’ gettonata per comprarsi almeno il “pezzo sano” di Lehman. “Non ci sono sufficienti garanzie per proteggerci da ulteriori perdite nascoste nei bilanci della Lehman”, e’ stato il pesante verdetto dei dirigenti Barclays prima di eclissarsi. Quel no inglese ha fatto vacillare il delicato edificio che il segretario al Tesoro aveva tentato di costruire durante tutto il weekend, con l’appoggio della Federal Reserve e della Sec (l’autorita’ di vigilanza sui mercati).
L’ipotesi di lavoro fino a quel momento era stata la divisione in due del “cadavere” Lehman Brothers. Da una parte quel poco di attivita’ ancora sane e redditizie, da vendere al migliore offerente. Dall’altra una “bad bank” da costituire infilandoci dentro tutto il patrimonio a rischio: dagli investimenti immobiliari ai famigerati “credit default swaps”, contratti di assicurazione contro il fallimento, titoli altamente speculativi che sono l’epicentro di un nuovo collasso finanziario. In questa “cattiva banca” andrebbero stipati degli attivi finanziari dal valore cosi’ dubbio che gli esperti li definiscono “toxic assets”, un termine piu’ adatto a descrivere una discarica di rifiuti contaminati dalla diossina.
La “cattiva banca”, nelle speranze del Tesoro, dovrebbe essere salvata con l’intervento di tutti i principali attori di Wall Street. Proprio quelli convocati nella sede della Federal Reserve di New York per tre interminabili giornate di trattative, da venerdi’ sera a ieri sera: Citigroup, JP Morgan Chase, Morgan Stanley e altri. Un vertice interminabile e convulso, che fino a tarda sera non ha trovato alternative a una liquidazione fallimentare.
E dietro il crac di Lehman gia’ si profilano all’orizzonte altre possibili bancarotte: il disastro dei “credit default swaps” ha fatto crollare del 30% in una sola seduta di Borsa il valore del colosso assicurativo Aig; nel campo bancario le prossime vittime potrebbero essere la cassa di risparmio Washington Mutual e la Merrill Lynch.
Ma e’ proprio per Merrill Lynch che a sorpresa nella tarda serata di ieri e’ spuntato il “cavaliere bianco”, nelle vesti di Bank of America. Seconda banca americana, con una vastissima rete commerciale, molto insediata nelle attivita’ tradizionali, e apparentemente un po’ meno martoriata dalle perdite sui mutui e sulle attivita’ speculative. Bank of America ha improvvisamente rivelato la sua disponibilita’ a trattare l’acquisto di Merrill Lynch, arginando almeno in parte l’effetto-domino che minacciava di travolgere una dietro l’altra le principali merchant bank di Wall Street.
Il ministro del Tesoro dopo i salvataggi di Bear Stearns e la nazionalizzazione di Fannie e Freddie e’ in serie difficolta’. Lo si accusa di scaricare sul bilancio pubblico oneri che verranno pagati dagli americani per generazioni. Inoltre Paulson deve vedersela con le richieste di salvataggi che non vengono da Wall Street bensi’ da Detroit: i tre colossi agonizzanti dell’industria automobilistica (General Motors, Ford e Chrysler) hanno chiesto al Congresso gigantesche sovvenzioni per scongiurare il fallimento. I colletti blu dell’industria automobilistica sono un elettorato in bilico fra McCain e Obama. Dire si’ alle richieste di aiuti dei banchieri di Wall Street, e negare la ciambella di salvataggio a Detroit, potrebbe avere conseguenze cruciali nel voto del 4 novembre.

SILVANO AGOSTI
Spiagge del sud

Sono ancora intimidito dalle profonde emozioni provate qualche giorno fa sulla magnifica spiaggia di Santa Maria di Leuca.
Stavo arrivando oltre le ultime dune fino alla spiaggia vera e propria quando ho trovato di fronte a me una scena che cerchero’ di descrivere.
Due donne, una avanti con l’eta’, l’altra giovanissima, sostenevano un adolescente magrissimo, quasi un’ombra, e si muovevano a una lentezza che rasentava l’immobilita’.
Per compiere un paio di metri impiegavano anche una decina di minuti.
Un trio impossibile che si muoveva verso la riva del mare.
Nessuno dei tre parlava, ma di tanto in tanto la ragazza giovane sorrideva e l’anziana le rispondeva socchiudendo gli occhi.
Dopo circa tre quarti d’ora i tre arrivano a sfiorare le onde e, senza mai fermarsi, procedono verso l’azzurro solare del mare e lentamente incominciano a nuotare, aiutando il ragazzo che si abbandona all’acqua che lo sorregge, mentre le due donne muovendo i piedi e il braccio libero dalla presa, lo trascinano sulla superficie tranquilla del mare.
Sembrano ora una creatura acquatica, una sorta di manta gigantesca che ricorda vagamente forme umane.
I tre disegnano una grande O, e il loro muoversi nell’acqua diviene sempre piu’ sciolto e naturale, poi, dopo tre circonvoluzioni intorno a un centro invisibile, tornano verso la riva.
Nell’uscire dall’acqua i loro movimenti ridiventano lentissimi e, ora che li vedo frontalmente venire verso di me, mi ricordano una vera e propria “pieta’” perche’ le donne ora non sorreggono piu’ il povero ragazzo ma lo portano, leteralmente, facendo ondeggiare il suo fragile corpo sgocciolante.
Alla fine lo stendono quasi fosse un panno su un pontile in legno.
L’adolescente problematico sembra veramente felice ed esprime il suo stato di estasi battendo ritmicamente le labbra e facendole vibrare.
Ora la ragazzetta si e’ seduta poco discosto da me e si sta asciugando le gambe, poi si accinge a dipigersi le unghie con della lacca scarlatta.
Ho il desiderio irresistibile di parlarle e le chiedo.
“Siete fratelli?”
“No siamo sorelle.”
“E il ragazzo?”
“Nostra madre lo ha adottato. E’ un reduce palestinese, rimasto orfano di tutta la famiglia e unico superstite di un villaggio raso al suolo da aerei israeliani.”
“Parla?”
“No e’ completamente sordo e muto. Ma noi comunque non capiremmo la sua lingua.”
Rimango stordito di fronte a una cosi’ speciale solidarieta’.
Poi la ragazza sussurra in gran segreto.
“Gli vogliamo molto bene.”
..
Notizie del giorno
Paolo De Gregorio

-Una buona notizia: meno fondi alla Chiesa cattolica dall’otto per mille. In aumento chi sceglie lo Stato.
Sono 967 milioni di Euro, quasi duemila miliardi delle vecchie lire, che vengono sottratti al gettito fiscale e quindi ai servizi per i cittadini, nel perverso meccanismo che vede lo Stato finanziare le religioni e in particolare quella cattolica a cui si riferisce la cifra di circa un miliardo di Euro l’anno.
Viene così violata apertamente e impunemente la laicita’ dello Stato e il principio che tutte le religioni devono vivere con i contributi dei loro fedeli, dati direttamente alle loro Chiese.
Ma all’interno di questa legge illegale vi e’ un trabocchetto di ispirazione gesuitica, per cui il cittadino che non firma esplicitamente, ne’ per lo Stato ne’ per altri, vede comunque ripartito, proporzionalmente, il suo otto per mille tra tutte le confessioni religiose e lo Stato.
I laici e coloro che vogliono che le tasse siano spese per i cittadini sono avvertiti, bisogna firmare per lo Stato e passare parola, perche’ sulle cose che contano non c’e’ informazione, ma mafioso silenzio.

-Malato mentale: Marco Confortola, l’alpinista scampato alla morte sul K2 (morti 11 scalatori), si sottopone domani all’amputazione di tutte le dita dei piedi perchde’ congelate. Chiede ai medici di fare un bel lavoretto perche’ vuole presto riprendere a scalare. Magari l’operazione potrebbero fargliela prima al cervello.

-Con grande sprezzo del ridicolo, la moglie del premier inglese Sarah Brown, con Naomi Campbell e alcuni stilisti di moda, hanno deciso che vogliono diminuire, nel mondo, la mortalita’ infantile e quella delle partorienti.
Si sono dunque addossate il pesante onere di fare alcune telefonate agli amici (una ventina) per organizzare una sfilata di moda nel tendone del “British Fashion Council”. Gli abiti poi, messi all’asta, saranno venduti e i soldi affidati ad una associazione benefica che si chiama White Ribbon Association.
Tralasciando le ridicole velleita’ della operazione, questa appare una ignobile trovata pubblicitaria per far passare per filantropi i miliardari della moda che fanno soldi contando sulla stupidita’ umana e sull’esibizionismo.

-Sulla rivista “Chi”, la signorina Raffaella Fico, nota per la prestigiosa partecipazione all’ultimo “grande fratello”, mette all’asta la sua verginita’ per un milione di Euro. La sofferta decisione e’ stata presa perche’ vuole comprarsi una casa a Roma e pagarsi un corso di recitazione.
Luminose conquiste femministe!
Si consiglia l’avvenente fanciulla di rivolgersi al settore dei frustrati sado-masochisti, perche’ gli uomini sani di mente non sanno che farsene di una vergine, e preferiscono esperte e calde puttanone.
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http://www.masadaweb.org

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