Nuovo Masada

settembre 5, 2008

MASADA n. 780 . 5-9-2008. Leggi vergogna sulla scuola

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:54 am

Trasformare i sudditi in cittadini e’ miracolo che solo la scuola puo’ compiere.
Piero Calamandrei
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Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non e’ ormai piu’ una virtu’, ma la piu’ subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne’ davanti agli uomini ne’ a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.
Don Milani
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Come diceva Don Milani, iI nostro e’ un Paese dalle grandi risorse, ma e’ anche composto in maggioranza da cattolici non praticanti, e da cittadini non praticanti, a giudicare da certi comportamenti e dalla diffusione di certi reati, dalla prescrizione o depenalizzazione di altri, o dalla distruzione bypartisan della Costituzione, o dal modo in cui il voto viene carpito e viene sprecato. L’onta massima nella storia di questo paese e’ stato l’arrivo di governanti sistematicamente non praticanti, per definizione e assolutismo, i quali usano il potere solo per personali interessi, contravvenendo alla regola prima di ogni governo, che e’ di provvedere almeno parzialmente alla propria Nazione. La nuova genia di questi governanti paradossali ritiene al contrario che sia la Nazione a dover servire in modo strumentale agli interessi della casta che ne sta al vertice, intendendo per Nazione il territorio, cio’ che vi si trova, i cittadini, le loro vite, i loro diritti, i principi democratici che ne stanno a fondamento, i diritti civili, i diritti del lavoro, i diritti a una libera emancipazione sociale e morale.
Tra tutti i governanti paradossali, Berlusconi puo’ essere considerato, senza dubbio, il peggiore.
Portando alla conduzione di ogni settore del paese una rapacita’ aziendalistica e un concetto proprietario, ha trasformato la cosa pubblica in cosa privata, amministrandola con la regola del padrone assoluto che si serve della ‘sua roba’ secondo la sua convenienza del momento, in un quadro di assolutismo in cui devono essere smantellate tutte le difese del lavoratore e del cittadino come inutili intralci ai suoi desideri. La scuola, come altri settori pubblici, e’ caduta in questa pretesa autoritaria che puo’ chiamarsi in un solo modo: neofascismo.
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Viviana Vivarelli

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Con Berlusconi ogni settore pubblico di questo paese non ha fatto che scendere nella classifica mondiale dei primi 110 paesi. Ora e’ la volta della scuola. La scuola elementare italiana era la sesta nel mondo. Dove la vogliono buttare?
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Nel 2006 Berlusconi disse a Prodi: ‘Mica pensera’ che un figlio di un operaio possa fare l’avvocato?’
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Secondo la teoria neoliberista i servizi pubblici devono essere privatizzati, in particolare per i meno abbienti la scuola pubblica deve essere sostituita da unita’ piu’ o meno autosufficienti, possibilmente finanziate da privati o rilasciate a un ovvio destino di degradazione, mentre le classi sociali che potranno permetterselo avranno a disposizione scuole chiaramente migliori ma a pagamento, i cui prezzi siano abbastanza alti da costituire uno sbarramento ovvio per gli emergenti non di casta, cosi’ che la discriminazione tra ricchi e poveri risulti con chiara evidenza e si impedisca alle classi media e bassa di elevarsi a ruoli di potere o di conoscenza.
Cosi’ e’, appunto, la scuola americana
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Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini

Fatta Ministro da Berlusconi alla giovane eta’ di 35 anni, nasce nel 1973 vicino a Brescia, il padre figura come un ex sindaco democristiano, la madre e’ maestra come la sorella, ma si diffonde subito la voce che in realta’ Mariastella sia figlia di un prete molto discusso e, al momento della nomina a Ministro, figura su wikipedia come figlia naturale di Padre Eligio, che negli 60 era amico di molti personaggi vip come i calciatori del Milan e poi fu condannato a 4 anni di carcere per truffa nei primi anni 70 assieme al fratello Don Pierino Gelmini, quello che ebbe anche problemi con la legge per abusi sessuali su minori. I due sacerdoti sono sempre stati aiutati dal centrodestra. Ma, dopo la nomina a Ministro, i dati relativi a chi sia il padre vero di Mariastella scompaiono da Wikipedia. Contemporaneamente scompaiono dal web anche quasi tutti i riferimenti a Don Gelmini, e anche i dati sul padre legale, che pure e’ stato sindaco.
Mariastella si laurea in Giurisprudenza e si specializza in diritto amministrativo, ma non fa l’esame di Stato per avvocato a Brescia, come sarebbe naturale, bensi’ a Reggio Calabria, e fa anche un anno di praticantato a Reggio Calabria, perche’ la percentuale degli ammessi risulta oltre il triplo degli ammessi a Brescia.
Mariastella fa una carriera fulminea, a 21 e’ presidente del Club Azzurri di Desenzano del Garda, a 25 e’ prima eletta alle amministrative ricoprendo, fino al 2002, la carica di presidente del consiglio del comune di Desenzano del Garda, due anni dopo e’ sfiduciata da presidente del consiglio comunale per inoperosita’ (Brunetta non ha niente da dire?).
Malgrado la fannullaggine, la fanno assessore al territorio della provincia di Brescia dove lavora attorno ai parchi, diventando poi assessore all’agricoltura. Coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, viene eletta alla Camera dei Deputati a 33 anni nel 2006 e confermata nel 2008 nelle liste del Popolo della Liberta’.
Una giovanissima Ministro, pescata da Berlusconi non si sa come e non si sa dove, le cui referenze sono scarse e i cui dati biografici sono poco chiari, e messa a presidiare la scuola italiana, o a distruggerla, secondo consegna.
Dopo un primo momento di attesa arriva la botta. Dopo la riforma scandalosa della Moratti, le nuove leggi finiranno per distruggere la scuola italiana completamente.
La Gelmini comincia con un taglio di quasi 150.000 persone, il piu’ grande taglio che si sia mai visto alla scuola pubblica. Seguono altre azioni distruttive:

-Tagli per 8 miliardi di euro in 3 anni
-Riduzione dei fondi per la ricerca
-Trasformazione delle universita’ in fondazioni
-Stile aziendalistico nelle scuole, in ogni scuola la direzione potra’ scegliere a suo piacere gli insegnanti
-Riduzione di 134.000 dipendenti, tra insegnanti e impiegati
-Abolizione di 2000 scuole di piccoli Comuni (chiusura delle scuola con meno di 600 studenti)
-Aumento degli alunni per aula fino a 35-40
-Abolizione del tempo pieno nei grandi Comuni
-Riduzione del numero delle ore scolastiche
-Riduzione degli anni delle Superiori da 5 a 4
-Abolizione della scuola dell’obbligo fino a 16 anni
-Abolizione degli insegnanti di sostegno per allievi disabili e per allievi extracomunitari
-33 ore di Educazione civica
-Ritorno dei voti numerici
-Ritorno del maestro unico alle elementari
-Ritorno dei grembiulini neri
-Ritorno degli esami di riparazione
-5 in condotta

Le riforme sono imposte ad arbitrio, con decreto legge, senza previa consultazione con i sindacati che vengono, di fatto, estromessi.
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Forum Insegnanti
info@foruminsegnanti.it
www.foruminsegnanti.it

UNA VALANGA DI NO ALLE LEGGI VERGOGNA SULLA SCUOLA

Massiccia adesione all’appello contro la privatizzazione della Scuola Pubblica

Cresce in misura esponenziale la rabbia dei cittadini di fronte al virulento attacco alla Scuola Pubblica operato dal governo attraverso una serie di provvedimenti, ultimo in ordine di tempo quello relativo al ritorno al maestro unico, che, se non bloccati con fermezza, falcidieranno migliaia di posti di lavoro in tutti gli ordini di scuola ed abbasseranno la qualita’ dell’istruzione.
Saranno chiusi migliaia di istituti nei piccoli centri e non solo, si avranno classi piu’ numerose dappertutto, meno ore di lezione per gli studenti e meno sostegno per gli alunni disabili, il tempo pieno scomparira’.
In compenso le scuole saranno trasformate in fondazioni e governate dal dirigente che potra’ assumere direttamente i dipendenti, senza il passaggio per pubblico concorso, e da un consiglio di amministrazione controllato da soggetti privati. E’ chiaro, percio’, l’intento di trasformare la Scuola in un sistema aziendalistico-feudale mortificando cosi’ il principio della liberta’ d’insegnamento.
I docenti, pero’, sono molto piu’ svegli di quanto i governanti credano e non hanno avuto difficolta’ a comprendere qual e’ la verita’ nascosta dietro l’ipocrita copertura dei proclami populisti della Gelmini: distruggere la scuola statale per svenderla ai privati, come del resto sta avvenendo per tutti i beni pubblici.
La reazione dei cittadini e’ stata immediata e, tra le altre iniziative che si stanno muovendo da piu’ parti, proprio in questi giorni sul sito www.foruminsegnanti.it e’ stato lanciato un appello alla mobilitazione contro la privatizzazione della Scuola Pubblica, che in poco tempo, al ritmo di centinaia di firme al giorno, ha raccolto da tutta Italia una considerevole quantita’ di adesioni, per questo ci si attenderebbe in particolare dai sindacati l’appoggio ai lavoratori in fermento e la proposta di forme adeguate ed incisive di lotta.
La raccolta di firme procedera’ sia nella modalita’ online che nelle scuole e nelle citta’ su appositi moduli scaricabili dal sito stesso all’indirizzo www.foruminsegnanti.it/appello2008
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Paola B

Ed e’ tagliando 150.000 posti, cancellando il tempo pieno, riducendo materie e orari alle scuole medie inferiori e superiori e riducendo anche l’attuale organico degli insegnanti di sostegno, nonostante l’aumento delle iscrizioni di alunni diversamente abili che si pretende di innalzare il livello della nostra scuola ?
I giovani, e meno giovani, finora impegnati nella ricerca e nella didattica nelle forme di reclutamento classiche (dottorati di ricerca e incarichi di supplenza malpagati), avevano per anni tirato il fiato aspettando il momento di succedere ai maestri. Cio’ avverra’ in proporzioni limitatissime e un vasto patrimonio di conoscenze e preparazione andra’ perduto.
In compenso, secondo la nuova ministra, le Universita’ potranno trasformarsi in fondazioni private e raccogliere contributi e donazioni da parte dei privati. I privati, se vorranno scucire qualche euro, baderanno al sodo. Chi finanziera’ studi di letteratura greca, diritto costituzionale, geomorfologia?
E resta sempre un dubbio. Non sara’ una privatizzazione di stampo italiano o, se si preferisce putiniano (date le amicizie di B.)? Un meccanismo in cui una folla di avidi roditori privati capitalizzera’ a proprio vantaggio fondi pubblici? Con una classe docente trasformata a poco a poco in una truppa di esecutori obbedienti?
Chi vorra’ finanziare la liberta’ della critica?
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La Gelmini e’ un ministro davvero “unico”
Beatrice Magnolfi

Il governo ha deciso di dare il colpo di grazia all’istruzione pubblica in Italia. E la Gelmini e’ un pessimo ministro.
Ci ho messo molto a convincermi. Nei suoi confronti ero animata da un pregiudizio positivo. Mi pareva una intelligente; certamente ambiziosa, ma anche seria e sgobbona. Magari un po’ troppo conservatrice, ma determinata a capire la scuola pubblica e a riformarla per davvero.
Mi erano piaciute le prime esternazioni: sulla meritocrazia, sugli insegnanti sottopagati, sull’educazione civica obbligatoria.
Poi e’ arrivata la manovra d’estate, con quasi 8 miliardi di euro tagliati alla scuola. Una scelta sciagurata, che va in direzione opposta allo sviluppo e alla crescita. Uno schiaffo gravissimo al neoministro dell’istruzione, oltre che a tutto il mondo della scuola. Mi aspettavo una reazione forte: che minacciasse le dimissioni, che attaccasse Tremonti (come faceva la Moratti), che si raccomandasse al Cavaliere.
Ma lei non ha fatto neppure una pieghina, anzi ha parlato d’altro: il voto di condotta, i grembiulini e le divise disegnate dagli stilisti, gli insegnanti meridionali. Una cavolata dietro l’altra, fatta apposta per accarezzare gli amarcord nostalgici o gli spiriti neo-razzisti dei suoi elettori in vacanza. I giornali hanno rilanciato nel gossip estivo, con tanto di sondaggi fra gli elettori.
Nel frattempo a viale Trastevere si sono affilate le forbici e, dietro il fumo delle dichiarazioni folcloristiche, sono emersi i veri contorni del piano- Gelmini. Non solo non si investe sulla scuola, come dovrebbe fare un paese che voglia uscire dalla crisi, ma si destruttura quel poco che funziona nel sistema.
La scuola elementare torna al maestro unico, come negli anni ‘60. Si colpisce l’unico segmento di eccellenza della scuola italiana, cancellando una ottima riforma.
Senza alcuna motivazione educativa, ma solo per fare cassa, viene riesumato l’insegnante tuttologo, che dovra’ essere preparato in tutte le materie e sara’ l’interlocutore unico di tutti i bambini. In un’eta’ decisiva per la formazione (i bambini di oggi non sono quelli degli anni ‘60), si perde l’occasione di avere un’alternanza di figure, diversamente specializzate, che preparino alla scuola secondaria anche nel metodo.
Inoltre, diminuiscono le ore di scuola e si rende piu’ difficile, se non impossibile, il tempo pieno. Con buona pace delle madri che lavorano.
Infine, verranno chiuse tutte le scuole con meno di 600 studenti. Nella sola Toscana sono a rischio di chiusura 148 scuole, sopratutto nei piccoli centri, sull’Appennino o nell’arcipelago.
Come si fara’? I sindaci dovranno organizzare i trasporti? i bambini dovranno alzarsi all’alba? E cosa andranno a fare i circa 150.000 fra insegnanti e personale non docente che verranno tagliati? Non ci sono risposte da parte del ministro.
L’unica news che la riguarda, verte sulla sua carriera professionale, scandalosamente poco meritocratica. Si scopre dalla Rete che la bresciana Gelmini e’ diventata avvocato grazie al praticantato (falso) e alla residenza (falsa) in Calabria, cioe’ nella regione (parecchio meridionale) che ha il record di promozioni all’esame di procuratore, tanto che una legge dello stato ha cercato di correggere questo andazzo scandaloso.
Cara Gelmini, se capita una maestra unica come lei, cosa imparano i bambini? A copiare dal vicino di banco, a rubare la merendina o a fare la firma falsa sul diario? E se e’ vero che “il comportamento e’ importante come il profitto”, non si sente inadeguata a fare il ministro dell’istruzione?
*ministro per la Semplificazione del governo ombra del Pd. www.beatricemagnolfi.it
Aprileonline
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(La Gelmini ha fatto parlare di se’ anche per un attacco agli insegnanti del sud, per i quali aveva prospettato dei corsi di ricupero, poi rapidamente smentiti).

Come Berlusconi non ‘sta’ capita

Ha detto:
«La scuola e’ elemento unificante dello Stato e i programmi devono essere uguali per tutti, ma la scuola si deve aprire al contesto territoriale e alzare la propria qualita’ abbassata dalle scuole del sud».
«Nel sud alcune scuole abbassano la qualita’ della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti
».
Non si puo’ far finta di nulla, non si puo’ non porre il problema quando tutte le classifiche nazionali e internazionali (Ocse Pisa) segnalano questa grave arretratezza. L’impegno del Ministero e’ colmare il gap esistente tra scuole del Nord e scuole del Sud con più formazione e aiuti sia per i docenti che per gli studenti. L’Unione Europea mette a disposizione delle regioni del Sud dei fondi che io desidero investire nella scuola, destinandoli sia ai professori che agli studenti per elevare la qualita’ della didattica».
Poi arriva la smentita:
Non ho mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualita’ della scuola italiana. Chi riporta il mio pensiero in questo modo e’ in grave malafede e vuole creare una polemica che chi conosce il mio pensiero sa che non ha fondamento.”

Tutto nel piu’ perfetto stile berlusconiano.
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Piove sul bagnato
La Gelmini introduce l’Educazione Civica, 33 ore annue sotto il nome di ‘Cittadinanza e Costituzione’ (ma non c’era gia’?)
Educazione Civica…gia’ mi pareva che era proprio una materia a cui il governo Berlusconi faceva molta attenzione!

Guido Gargiulo (bloggher)
non si puo’ non essere favorevoli al ritorno dell’Educazione Civica a scuola, potrebbe essere l’occasione per far diventare materie curricolari l’Educazione ambientale e quindi il corretto smaltimento dei rifiuti e l’Educazione alla mobilita’, per insegnare sicurezza stradale ed utilizzo dei mezzi pubblici, sulla Costituzione ho qualche perplessita’: i ragazzi non capirebbero!!
Mai come in questi anni e’ stata strapazzata
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Mariarosa

Solo propaganda, signor Guido, da anni si fa tutto quello che lei ha scritto.
O meglio. E’ previsto dai Programmi che si debba fare, poi sta a i DOCENTI inserirlo nel PIANO dell’OFFERTA Formativa, cosi’ si chiama il progetto d’istituto che prevede lo svolgimento di tematiche ambientali, sociali, di sicurezza stradale, della raccolta differenziata (si fa da piu’ di 10 anni!) e perfino di educazione alimentare e di prevenzione ai cibi –spazzatura (patatine, merendine e cibi preparati con lettura degli ingredienti).
La lettura ed il commento di alcuni articoli della Costituzione s’inizia gia’ nella Classe 5° della Scuola Primaria-ex elementare.
Puo’ darsi che ci siano Scuole in cui questa materia si faccia in modo incompleto e/o parziale, ma penso che almeno alcuni argomenti attuali siano svolti: la sicurezza stradale, l’accoglienza e la solidarieta’, la raccolta differenziata, l’inquinamento ambientale, il Risparmio energetico, ecc
I testi scolastici contengono molte pagine nel merito.
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Bloggher

Per quanto riguarda l‘educazione civica nelle scuole, ai miei tempi, sulla pagella, nell’elenco delle materie, c’era “Storia ed Educazione civica”, fino alle Superiori comprese. Lo so, erano altri tempi. Ho fatto le Elementari negli anni 50, quando nelle case non c’erano ancora gli elettrodomestici, la TV, il telefono. La TV e’ entrata in casa mia quando gia’ ero alle Superiori. Si studiava di piu’, non avevamo le distrazioni che ci sono oggi e si arrivava “all’esame di stato” preparati (prima della riforma del 1969). Non esistevano i programmi spazzatura, tipo il Grande Fratello, L’isola dei famosi, etc dove la volgarita’ e l’insipienza regnano sovrane.
Noi ex ragazzi dei tempi che furono, siamo cresciuti e maturati, attraverso il buon esempio, garantito dalla famiglia, dalla scuola, dalle istituzioni e dalla societa’ tutta. Avevamo punti di riferimento molto forti e profondi.
Oggi dove sono i punti di riferimento? I genitori seguono insieme ai propri figli i programmi televisivi a cui ho accennato che non possono, oggettivamente, essere definiti educativi.
I modelli da seguire e da imitare dovrebbero essere altri. La pubblicita’ martellante ed ossessiva mirata ad un consumismo selvaggio, non e’ una buona cosa. I docenti non riescono piu’ a svolgere la propria professione con serenita’, passione ed autorevolezza. L’interferenza dei genitori nella scuola, attraverso i consigli di classe, non l’ho mai condivisa. Avendo avuto un figlio, l’ho accettata e subita ma sono dell’idea che ciascuno debba fare il proprio mestiere al meglio senza condizionamenti esterni ed interessati.
Conosco docenti universitari che lamentano gravi carenze negli studenti: in primis, nella lingua italiana, scritta e parlata ed in secondo luogo, nel presentarsi agli esami impreparati in quanto gli studenti non studiano sufficientemente e la cosa grave e che non se ne rendono conto. Sono talmente superficiali e distratti da non capire che occorre piu’ rigore e autodisciplina per studiare di piu’ al fine di poter superare le relative prove. Devo dire che sono anche demotivati dai cattivi esempi di questa societa’ malata e corrotta che non e’ in grado di rappresentare, offrire e garantire punti di riferimento e modelli sani e positivi, da seguire.
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Bloggher

dubito che l’educazione civica sia mai scomparsa dai programmi scolastici, almeno nei documenti ufficiali – nel 1985 fu chiamata ‘educazione alla convivenza democratica’, nel 1996 (Dini presidente del consiglio) si ritorno’ a parlare di ‘educazione civica’ e la Moratti la trasformo’ in ‘educazione alla convivenza civile’, dandole carattere piu’ trasversale (cioe’ non di sola competenza dell’insegnante di storia o diritto), e quindi anche un po’ annacquando il tutto.
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SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA

Nella Finanziaria 2006 Berlusconi non aveva stanziato fondi a sufficienza per il rinnovo del contratto della Scuola, Prodi si era guardato bene dal porre rimedio nella Finanziaria 2007 e in definitiva gli arretrati relativi al 2006 i lavoratori della scuola non gli hanno visti, ne mai li vedranno.
Il Governo Prodi ha sottoscritto l’intesa del 29 maggio, ma a distanza di pochi mesi non ha previsto nella Finanziaria 2008 fondi a sufficienza per il rinnovo contrattuale relativo al biennio economico 2008 – 2009.
Adesso e’ tornato Berlusconi che di sicuro, cosi’ come ha fatto Prodi, non vorra’ saperne degli arretrati del 2008.
Per interrompere la spirale perversa l’unica possibilita’ che verra’ offerta da Berlusconi sara’ quella delle modifiche al modello contrattuale. Se ci fosse stato Prodi la proposta sarebbe stata identica.
I Governi non rispettano le regole, minacciano i sindacati di continuare a non rispettarle a meno che non siano disposti a concordare nuove regole, a detta dei Governi, capaci di tutelare maggiormente i lavoratori.
Il ricatto nei confronti dei lavoratori e’ evidente: se volete i vostri soldi dovete essere disposti a cambiare il contratto. Probabilmente anche il 29 maggio e’ andata cosi’: dati per persi gli arretrati del 2006, per cercare di portare a casa almeno tutti quelli del 2007, all’epoca in parte ancora in forse, i Sindacati hanno firmato l’intesa sulle modifiche al contratto.
da Retescuole.it
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www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4849&ID_sezione=&sezione=

Bentornato 7 in condotta
ANTONIO SCURATI

..A che cosa varra’ reintrodurre l’educazione civica in un Paese in cui il disprezzo di ogni civismo paga preziosi dividendi politici? Che senso avra’ per delle sedicenni uniformarsi indossando un grembiule se saranno le loro madri per prime a insegnar loro che la distinzione sociale si conquista con una griffe e una scollatura vistosa? Il messaggio contraddittorio dei padri.
Perche’ un ragazzo dovrebbe educarsi attraverso la disciplina quando gli uomini delle istituzioni che gliela impongono devono il potere all’ostentato rifiuto d’ogni disciplina?
Il rischio e’ quello di una tremenda situazione da doppio legame: il padre che intima al figlio «imitami!», ma, al tempo stesso, gli ingiunge «non m’imitare!». Il risultato e’, come sappiamo, la schizofrenia. Personale e sociale.
Ci si potrebbe consolare, e perfino esaltare, all’idea di una scuola «isola felice», extraterritoriale rispetto alla ferinita’ della vita sociale. Ma solo a condizione che sia un’isola nella corrente. Altrimenti quella legione d’insegnanti mandati a far valere la disciplina, a insegnare l’educazione civica, a far indossare il grembiule, finiranno come una retroguardia massacrata in un’imboscata. Suoneranno il loro corno, sputeranno il loro sangue. Intanto la testa dell’esercito, ignara del loro inutile sacrifico, marcera’ in tutt’altra direzione.
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Silvia (bloggher)

La mia esperienza triennale di vita all’estero e’ stata determinante per comprendere che in Italia “vige” un sistema trasversale, inamovibile ed inossidabile dove gli intrecci perversi sono ramificati in ogni dove. Con l’ingordigia e l’egoismo (sia a destra che a sinistra), non si puo’ governare per il bene comune e nell’interesse dei cittadini. Troppi sono i conflitti di interesse che interessano i parlamentari nostrani. All’estero i cumuli di incarichi e le doppie e triple professioni, sono proibite.
In altri paesi europei CIVILI, si costruisce e si legifera per andare incontro ai bisogni dei cittadini e i risultati sono evidenti e tangibili.
In Italia tanto bla-bla e buoni propositi ma i FATTI…..sono cambiate le persone, le famiglie ed e’ cambiata la societa’.
Io non mi trovo a mio agio in questa societa’, non mi trovo a mio agio nel malcostume che imperversa ovunque. Da tempo ho perso la speranza in un futuro migliore, decente e decoroso per tutti. Sono stanca e stufa di governanti incompetenti, incapaci, inconcludenti, sadici ed arroganti che tutelano i propri interessi e privilegi, alla faccia delle fasce piu’ deboli ed indifese della popolazione. L’Italia, nel corso degli ultimi due decenni, e’ scesa sempre piu’ in basso, sprofondando in un declino e degrado irreversibili. E il peggio deve ancora venire!
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Una societa’ ingiusta
Viviana Vivarelli

Dopo il razzismo, l’omofobia, la xenofobia, il fanatismo, il clientelismo, il confessionalismo e il nepotismo, era proprio il momento di introdurre un bel ‘classismo’ attraverso la scuola pubblica. Proprio ci voleva!
Dunque vediamo i fatti:
Gli insegnanti presentano il tasso piu’ basso di assenteismo di tutto il pubblico impiego.
I loro stipendi sono da fame.
I tempi per essere assunti a tempo indeterminato sono eterni. Ci sono insegnanti che sono precari da 30 anni. Ce ne sono che sono precari fino alle soglie della pensione e ne ricavano poche centinaia di euro, dopo una vita passata a trasmigrare da una scuola all’altra con zero garanzie.
Nemmeno la sinistra ha saputo tutelarli e dare loro un contratto civile.
La Moratti non solo ha fatto riforme estremamente discutibili (si vedano i 2000 tipi di istituti superiori) ma ha tentato di svalutare sia il loro status sociale che i livelli di preparazione degli allievi, snaturando ogni tipo di selezione e merito.
Ma il Ministro Fioroni, nella sua inettitudine, non ha fatto di meglio, tentando di ridurre anche l’introduzione dell’inglese e dell’informatica che almeno a parole facevano parte del programma di Berlusconi e allargando ancor piu’ le sovvenzioni alle scuole confessionali.
Oggi la proposta di trasformare le scuole in fondazioni come meno risorse pubbliche e piu’ allievi fa rabbrividire. E ancor piu’ di fronte a sprechi immani che si realizzano in altri settori (si vedano solo i 98 miliardi di euro praticamente condonati ai gestori delle lotterie che hanno evaso il fisco, o i 5 miliardi di euro regalati a Gheddafi che hanno sconcertato i media di tutta Europa per la loro inconmprensibilita’, o la promessa di un deciso impegno guerresco a Bush in medio Oriente, o il recupero dell’uso abnorme di aerei di Stato da parte di Ministri e alti funzionari).
La nostra societa’ rischia sempre piu’ di diventare una societa’ teledipendente, dove il livello cultuale, sociale e morale sono in caduta libera. Il tentativo di Berlusconi di creare una scuola classista e’ spregevole. Il paese tutto rischia una pesante regressione, dove si accamperanno integralismi, razzismi ed egoismi d’ogni genere.
Se la societa’ e’ ingiusta, reprimere la scuola la rendera’ ancora piu’ ingiusta.
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Un paese allevato a tifoserie e spamming
Stefano (bloggher)

Una sera invernale dei primi anni 80 mi trovai bambino per caso sul treno che porta da Roma a Ostia con mia madre.
Su quel treno ho assistito ad uno scontro post derby.
Ragazzi giallo e rossi contro ragazzi azzurri…urla, schianti, calci… un mattatoio.
Ricordo che la metro andava incurante nel buio con questo carico di passeggeri, in mano a questi vigliacchi…ricordo una suora anziana che dal silenzio provo’ ad alzare la testa e ricordo l’umiliazione fatta bestemmia e sputi che l’ha riannegata nel silenzio vigliacco di tutti noi.
Mi ricordo bambino, i neon dentro il treno, unica fonte luminosa spettrale che dipingeva uno scenario pauroso.. poi l’arrivo della polizia a Ostia antica, la fuga e la partenza del convoglio e loro che ritornavano su come vermi non so da dove…sembrava non volessero piu’ sparire. Ricordo l’arrivo a Ostia e l’uragano urlante che si allontanava accompagnato da allarmi e botti di macchine devastate.
Assistere a cio’ mi ha fatto odiare profondamente il calcio…non ho mai, e ripeto mai, visto una partita in vita mia e se ci provo le urla che provengono dallo schermo mi agghiacciano.
Dopo 20 anni un altro treno esplode e nessuno fa nulla.
Il potere politico li teme e li tiene saldi a un guinzaglio fatto di biglietti e catene, reti e manganelli.
Si sentono forti perche’ possono vedersi in tv la sera…”io c’ero” e diventare reali dentro una massa di animali.
Si sentono forti ma sono vigliacchi quando gli levano il lavoro o gli riducono il salario.
Se tutta questa forza-rabbia repressa venisse convogliata in valori etici superiori la classe dominante sarebbe sull’orlo dell’estinzione.
Mi immagino la piazza riunita per manifestare contro il potere, l’immagino incazzata come se fosse uno stadio…mi immagino lottare per un diritto sociale e non per difendere un calciatore sporco di miliardi, mi immagino la borsa e i grandi economisti riflettere e correggere la loro pazzia spinti dalle urla di rabbia…
Mi immagino questa forza pronta ad esplodere ogni volta che la comunita’ riceve un torto…
poi mi guardo intorno e mi deprimo seriamente.
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Aldo Sandulli
PER L’UNIVERSITÀ DELLA CONCORRENZA E DEL MERITO

Nella classifica mondiale annuale per il 2007, appena pubblicata dalla rivista britannica
Times solo due atenei italiani figurano tra i primi 200: Bologna (173°) e Roma La Sapienza (183°). Altre 7 università della penisola sono collocate tra la 300° e 400° posizione: nessuna tra queste appartiene al mezzogiorno d’Italia.
Guidano la classifica, come sempre, le strutture americane ed inglesi, ma sempre piu’ numerosi ed in ascesa sono gli atenei asiatici e, in particolare, quelli cinesi.
Il dato, che registra il graduale declino internazionale dell’istruzione superiore italiana, e’
confermato dal ranking diffuso, circa un mese fa, dall’universita’ Jiao Tong di Shangai (che tiene conto, pero’, anche degli istituti di formazione post-laurea). Questa rilevazione, elaborata con parametri parzialmente diversi, fornisce un risultato analogo, quanto meno sotto il profilo della perdita di competitivita’ dell’università italiana. Con l’eccezione di due strutture di reale eccellenza, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Sissa di Trieste, che sono tra le prime 20 della classifica mondiale, nessun altro ateneo italiano e’ compreso nelle 200 posizioni di testa. Le prime sono la Statale di Milano (215°), Pisa (261°) e Padova (278°).
L’atteggiamento con cui vengono solitamente accolti in Italia i ranking universitari e’ di
indifferenza e di scetticismo, in particolare per quanto riguarda i criteri di rilevazione. Tuttavia, il rilievo di questi dati non deve essere sottovalutato: essi, da un lato, costituiscono un importante segnale di allarme e, dall’altro, forniscono utili indicazioni circa l’orientamento da seguire nel futuro.
Se esaminato piu’ da vicino, il dato diffuso da Times-Qs sugli atenei di Bologna e di Roma La Sapienza si presta a rilievi di grande interesse. Il 1° elemento da considerare riguarda il peer review score, il giudizio fornito dai “pari” e, cioe’, dagli scienziati stranieri sulla qualita’ degli studiosi che lavorano nei due atenei. Qui il risultato e’ di assoluto rispetto: 79/100 per Roma La Sapienza e 78/100 per Bologna. Cio’ significa che l’universita’ italiana, pur attraversando una grave crisi, e’ ancora in grado di risollevarsi, perche’ il livello dei suoi scienziati di punta e’ tuttora assai elevato, anche se non e’ consentito sapere, in base ai
dati, quanto tempo essi dedichino effettivamente all’universita’. In ogni caso, tenendo conto soltanto del peer review le due universita’ citate sarebbero posizionate attorno alla 50° posizione mondiale.
Questo rilievo positivo e’ tutto sommato confermato dall’indice delle “citazioni” di tali universita’ da parte degli altri atenei: discreto per Roma La Sapienza (71/100) e sufficiente per Bologna (62/100).
Il secondo dato riguarda il tasso di occupazione dei neo-laureati dei due atenei. Il risultato e’ appena sufficiente: 66/100 per Bologna e 63/100 per Roma La Sapienza. Pertanto, ottenere la laurea in queste due universita’ non rappresenta un valore aggiunto al fine di un accesso rapido al mondo del lavoro. La ragione e’ evidente: il valore legale del titolo di studio e l’assenza di competizione tra atenei fa sì che acquisire il diploma a Bologna piuttosto che in una universita’ telematica sia considerato, dal settore pubblico e dalle imprese private, del tutto equivalente. Cio’ che conta da noi e’ il titolo comunque ottenuto, non la serieta’ e la tradizione dell’istituzione che l’ha erogato.
Il terzo gruppo di dati riguarda il rapporto tra docenti e studenti ed il grado di attrazione di
docenti e studenti stranieri da parte delle due universita’. Qui il risultato è particolarmente deludente. Rapporto docenti/studenti: 24/100 per Bologna, 11/100 per Roma La Sapienza. Appeal per studenti stranieri: 26/100 per Bologna, 21/100 per Roma La Sapienza. Appeal per docenti stranieri: 21/100 per Bologna, 15/100 per Roma La Sapienza.
Questi dati forniscono rilevanti indicazioni. In primo luogo, gli atenei statali di maggior prestigio e tradizione soffrono di gigantismo, perdendo di competitivita’ a causa del numero, assai elevato, di studenti: una citta’ come Roma, ad esempio, dovrebbe seguire la direzione intrapresa da Parigi, della disarticolazione e del decentramento.
In 2° luogo, l’abilita’ dei docenti rappresenta soltanto una tra le ragioni che determina la scelta dell’ateneo nel quale studiare: uno studente straniero, che ha la possibilità di optare tra universita’ di tutto il mondo, pretende qualcosa in piu’, nell’era delle comunicazioni elettroniche, di un professore, un gesso ed una lavagna. Esige servizi all’avanguardia, che, tranne rarissime eccezioni, non puo’ ottenere in Italia, a causa della esiguita’ di risorse finanziarie e della loro distribuzione “a pioggia”.
In 3° luogo, per attirare studenti stranieri occorrerebbe, oltre che prestare servizi adeguati,
avviare insegnamenti e corsi di laurea in lingua inglese.
In 4° luogo, per attrarre professori e ricercatori stranieri, i docenti dovrebbero essere retribuiti in misura proporzionata ai meriti acquisiti.
In 5° luogo, prima di pensare ad attrarre docenti stranieri, ci si dovrebbe occupare di invogliare bravi laureati italiani a proseguire gli studi. Sotto questo profilo, i dati confermano il declino della ricerca italiana: su mille laureati italiani soltanto due proseguono gli studi, contro i 18 finlandesi.
Per poter gradualmente risollevarsi, il sistema universitario italiano dovrebbe avviare al piu’ presto un tragitto di rinnovamento, mirante al perseguimento di 5 principali obiettivi:
incremento delle risorse finanziarie; introduzione di forme di concorrenza (verso l’alto) tra atenei; predisposizione di meccanismi premiali del merito; valorizzazione di un’autonomia responsabile delle universita’; sviluppo di un sistema di valutazione serio e funzionante.
Il punto di partenza e’ costituito dalle risorse finanziarie pubbliche.
L’Italia spende per la ricerca soltanto l’1,1% del PIL e quest’anno si avra’ un ulteriore calo dei fondi. Il Giappone e gli Usa spendono tre volte tanto; i paesi UE, in media, il doppio.
E’ del tutto ovvio che, senza risorse pubbliche, la crescita e’ impossibile. Se non si investe in ricerca ed innovazione, il paese e’ destinato a posizioni di retroguardia e ad una
prospettiva di medio periodo di recessione economica. Non e’ soltanto questione di fondi pubblici, ma anche di finanziamenti privati. L’industria e la finanza italiana investono pochissimo nella ricerca, dimostrando limitatezza di orizzonti e scarso coraggio imprenditoriale. Infine, e’ questione anche di giustizia distributiva. Se e’ indubbio che i capaci e meritevoli ma privi di mezzi debbono essere aiutati in tutti i modi possibili nella prosecuzione degli studi, garantendo borse di studio, alloggio e quanto altro, vi e’ da ragionare sul fatto se anche coloro che appartengono a famiglie che non sono affatto prive di mezzi debbano versare tasse di iscrizione esigue rispetto ai costi reali: in primo luogo, non si puo’ pretendere di ricevere le medesime prestazioni non dico di Yale, Oxford od
Harvard, ma neppure della finlandese Uppsala University, della cinese Tsinghua University o della giapponese Tohoku University, ovviamente collocate, nella classifica Times-Qs, in posizioni notevolmente migliori rispetto ai nostri atenei; in secondo luogo, le spese reali che lo Stato sostiene per gli studenti universitari vengono coperte attraverso la leva fiscale, con la conseguenza che l’universita’ dei figli di famiglie abbienti e’ pagata da tutti con le tasse, sia da coloro che hanno poco sia da coloro che non hanno figli o che non hanno figli che proseguono gli studi.
Risponde a criteri di giustizia, poi, che le risorse, ove reperite, non vadano attribuite “a
pioggia”, ma vadano distribuite, nel rispetto di prefissati parametri, premiando le istituzioni virtuose ed i progetti di ricerca prestigiosi ed innovativi. Cio’, tra l’altro, consente di introdurre una concorrenza dall’alto tra atenei, consistente nella spinta ad elaborare progetti di ricerca ambiziosi e ad ottenere risultati scientifici all’altezza, al fine di attrarre maggiori finanziamenti pubblici e privati. Vi deve essere, poi, una concorrenza dal basso, dettata dalla circostanza che gli studenti siano invogliati a scegliere gli atenei di maggior prestigio scientifico, in cui lavorano i migliori docenti e che forniscono i migliori servizi.
Il profilo del merito è strettamente collegato a quello della concorrenza. Un ateneo puo’
liberamente scegliere uno studioso di scarso valore, ma sapendo che questa scelta la paghera’, in termini di numero e di qualità delle iscrizioni. Oggi, in assenza di competizione, nessuno scotto viene pagato dagli atenei che compiono scelte di comodo. Inoltre, se un docente è un bravo e laborioso didatta ed un valente e produttivo scienziato deve poter essere retribuito in proporzione al suo valore. Cio’ al fine: di dare a ciascuno in base ai meriti; di motivare ad una maggiore resa e ad una produzione scientifica piu’ proficua ed elevata; di concentrare le energie degli scienziati all’interno degli atenei, evitando che siano invogliati a coltivare attivita’ collaterali al di fuori degli stessi. Vi sono tanti modi di fare il professore universitario in Italia: si puo’ lavorare tanto e bene e
cio’ accade in moltissimi casi; ma si può anche fare pochissimo e ricevere il medesimo stipendio a fine mese. Dietro il paravento della liberta’ di insegnamento e della scienza si e’ celato per decenni lo scambio tra sostanziale omogeneita’ (verso il basso) del trattamento economico ed assoluta liberta’ di gestione del tempo dedicato dai professori all’universita’ (in particolare, nei settori delle professioni).
Anche la disciplina relativa al tempo pieno e definito pare inadeguata ai tempi, poiche’ gli obblighi da rispettare per il tempo pieno sono facilmente aggirati e l’attenzione solitamente
dedicata dai professori a tempo definito all’attivita’ universitaria e’ veramente irrisoria; occorrerebbe, invece, rinvenire standard oggettivi di prestazione, sotto il profilo quantitativo, da far rispettare da chiunque insegni in un ateneo. Occorre rifuggire, poi, dalla ricorrente tentazione (bipartisan e tipicamente italica) di incidere sulle politiche del personale universitario a colpi di ope legis, anziche’ attraverso la regola del concorso pubblico. Circa la selezione dei ricercatori e dei professori, infine, sarebbe necessario tornare, in tempi brevi, per tutti i posti di ruolo, a concorsi nazionali, gli unici suscettibili di garantire un certo grado di omogeneità delle valutazioni: tuttavia, al fine di evitare gli inconvenienti del passato, occorrerebbe porre estrema attenzione, in sede di formulazione
della normativa, al profilo del rispetto rigido dei tempi da parte delle commissioni di concorso.
L’autonomia universitaria merita tutela e, al proposito, bisogna rilevare che, sotto il profilo
della definizione dei programmi e dei corsi universitari, nell’ultimo quindicennio, ne sia sempre stata concessa poca. Tuttavia, occorre rilevare che gli atenei e, in particolare, quelli del mezzogiorno, hanno fatto un pessimo uso degli spazi di autonomia (in particolare, per cio’ che riguarda la politica del personale docente e tecnico-amministrativo), che si e’ tradotta spesso nella creazione di lobbies locali e, talvolta, di veri e propri piccoli feudi. (segue)

www.irpa.eu/public/File/Forum/Per%20l’universit%20della%20concorrenza.pdf
..

http://www.masadaweb.org

1 commento »

  1. Scusa, poichè mi sembri ben informata,che cosa vuol dire ” abolizione della scuola dell’obbligo a 16 anni”? e dove posso leggere per intero questa orribile cosa? Grazie

    marina s

    La scuola ha 2 obiettivi: istruzione e lavoro.
    In una società rigidamente classista la scuola è un privilegio di cui godono solo le classi abbienti. Il livello culturale crea un discrimine tra classi alte e basse, perché la cultura è una risorsa che insegna a capire, valutare e scegliere, è uno strumento di forza e arricchimento nella vita. Un tempo la differenza era tra gli analfabeti e chi sapeva almeno leggere, scrivere e far di conto. Oggi la vita è più complessa e anche chi non sa usare un computer è considerato analfabeta come chi non conosce un minimo di inglese o non capisce un segnale stradale. Ma il solco più grave è tra chi non riesce nemmeno a capire il senso di un articolo di giornale o non sa decifrare una bolletta o un conto bancario. La cultura è un’autodifesa.
    In una società democratica si cerca di dare una base di opportunità uguale per tutti e nasce la scuola dell’obbligo, una base scolastica tesa a creare un minimo di istruzione di cui tutti possano godere.
    La scuola dell’obbligo è un diritto-dovere, a cui dovrebbe corrispondere l’iscrizione gratuita e libri gratuiti per i non abbienti. Il Ministro Berlinguer voleva portarla ai 18 anni. Ma la Moratti annullò tutto riportano l’obbligo alla terza media. Ora la Gelmini peggiora le cose
    Con il maxi-emendamento al dl 112/08 si stabilisce che l’obbligo di istruzione si attua anche nei corsi triennali regionali professionali che non sono finalizzati all’istruzione ma al lavoro
    In terza media i ragazzi che andranno a lavorare presto diranno se scelgono la scuola dell’istruzione o i corsi del lavoro
    Prodi aveva posto a 16 anni l’obbligo a ricevere una istruzione anche attraverso i corsi professionali, stabilendo rigorosamente chi poteva farli e come, chiedendo requisiti di qualità in termini di docenti, di strutture, di dotazioni laboratoriali. La Gelmini cancella l’obbligo di dare un’istruzione fino a 16 anni .Si peggiora addirittura la Legge Moratti, che aveva previsto il diritto-dovere nell’istruzione e formazione professionale fino a 17 anni.
    L’obbligo tornerà a 14 anni con la possibilità di fare 2 anni formazione professionale. Insomma si torna a una scuola che separa ricchi e poveri

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 5, 2008 @ 12:26 pm | Replica


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