Nuovo Masada

settembre 3, 2008

MASADA n. 778 . 3-9-2008. Salvare la speranza

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Film: ‘La masseria delle allodole’ – La globalizzazione si sta incartando – Aberrazioni: la stagflazione – Dieci incidenti atomici in meno di un anno, non sara’ troppo? – I giovani asfaltati – Cambiare tutto (Obama) per non cambiare niente (l’imperialismo americano) – L’andazzo della Casta peggiora – Rilasciati tutti gli sportivi napoletani imbecilli che hanno devastato il treno della trasferta: un milione di danni. E la tolleranza zero? – Disillusione politica, delusione esistenziale
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Ethel Barrymore
Si cresce il giorno in cui si ride per la prima volta di se stessi
..
Ma se ritorni non sei tu, e’ mutata
la tua storia terrena, non attendi
al traghetto la prua,
non hai sguardi, ne’ ieri ne’ domani;
perche’ l’opera Sua (che nella tua
si trasforma) dev’esser continuata
.

(E. Montale – Iride)
..
La terra ci fornisce sul nostro conto piu’
insegnamenti di tutti i libri, perche’ ci oppone
resistenza. Misurandosi con l’ostacolo
l’uomo scopre se stesso
.

A. de Saint Exupery – Terre des Hommes

Film. Recensione. ’La masseria delle allodole’, dei fratelli Taviani
Viviana Vivarelli

‘La masseria delle allodole’ e’ un bellissimo film, uscito nel 2007, dei fratelli Taviani, e riproposto in questi giorni da sky.
Quando il film uscii, mi rifiutai di vederlo, disorientata dalle recensioni aggressive che lo presentavano come un film violento su un eccidio. L’eccidio c’e’, naturalmente ed e’ stato uno dei piu’ efferati della storia, ma il modo con cui le cose sono presentate puo’ modificarle totalmente e non occorre presentare un carnaio alla Dario Argento per creare turbamento nello spettatore, l’esistenza del male va ben oltre e puo’ diventare un discorso d’anima che crea turbamenti ben piu’ profondi dei facili sensazionalismi a cui certo cinema ci ha abituato. L’insistenza della critica sull’eccidio mi aveva fatto pensare a uno di quei film dove c’e’ una specie di compiacimento ossessivo su qualche fatto nero della storia, come Garage Olimpo, e ne sono fuggita perche’ temo l’esibizione della crudelta’ e l’abuso della sofferenza, quando divengono strumentali o esorbitano il messaggio per farsi esibizione finalizzata a se stessa. Dimenticavo che i fratelli Taviani non sono Tarantino ma la loro qualita’ si esprime con un afflato d’anima, intenso, che tocca le corde del cuore e che i loro film vanno al di la’ della storia per diventare emblematici e sono pura bellezza.
I Taviani hanno un profondo senso civile, che si vede gia’ nella scelta dei loro soggetti, ma una specie di pudore dei sentimenti, una protezione contro l’aggressivita’ sfacciata ed esosa del male, come se volessero difendere i loro spettatori dai suoi eccessi, che risultano anche di maggiore condanna quando non sono ostentati, cosi’ che penetri piu’ profondamente un messaggio di alta civilta’.
Sono, i Taviani, gli artigiani del cinema italiano, si vestono anche da artigiani, con certe gabbanelle marroni da falegname e lavorano da tempo in perfetta simbiosi e armonia, come due falegnami che insieme costruiscono un magnifico tavolo, solo che essi costruiscono film, caso forse unico di due fratelli registi. Come gli artigiani di un tempo, si pensi agli artigiani rinascimentali, curano con grande accuratezza le loro opere e questa cura traspare in ogni minuto dettaglio, in ogni pur piccola costruzione e ricostruzione, in ogni istante di luce e di ombra, in ogni bellissimo oggetto ed espressione, in ogni movimento e colore, di bellezza come di sentimento.
Certo, non tutti i loro prodotti sono risultati eccezionali, alcuni loro film restano come incompiuti, senza quel tocco che fa gridare al capolavoro, e il piu’ grande, per me, resta, ‘La notte di San Lorenzo’, che pure parla di un eccidio, dei tedeschi contro la povera popolazione di un paesino della campagna toscana nel secondo dopoguerra. Qui invece siamo in Turchia e l’eccidio viene perpetrato contro una comunita’ di armeni.
Ma il luogo e il tempo non contano, conta l’eterna lotta tra il male e la vita, tra la guerra e l’amicizia, tra la bellezza e la morte. Conta il messaggio fondamentale che alla fine l’amore e l’umanita’ vincono sempre.
‘La masseria delle allodole’ e’ un film di rara qualita’ che parla della solidarieta’, della bellezza e dell’amore. Se i critici mi avessero detto questo, sarei andato a vederlo. Invece sottolinearono soprattutto l’evento storico, che pure c’e’ ed e’ terribile.

Gli armeni sono una minoranza perseguitata, un popolo appassionato e fiero, di grande umanita’ e poesia. E’ un gruppo etnico che oggi conta circa 8 milioni di persone sparse nel mondo, originari del Caucaso e dell’Anatolia orientale. Uno stato armeno esisteva gia’ nel sesto secolo a.C. Nel 301 d.C. l’Armenia fu la prima nazione a farsi cristiana. Nel tempo, gli armeni subirono attacchi e invasioni da parte di vari dominatori. Dopo il 1820 una parte di loro fu inglobata nell’impero russo e una parte resto’ nell’impero ottomano dove subi’ varie ondate persecutorie. La piu’ grave avvenne nel 1915, alla fine dell’impero ottomano e fu un genocidio di efferata crudelta’, quello di cui parla il film.
Infuriava la Prima Guerra Mondiale, la Turchia stava contro i russi e gli armeni furono accusati di complottare con loro. E’ difficile stabilire il numero di assassinati, ma si stima che un milione o un milione e mezzo di armeni sia stato massacrato in modi orribili. Ma i governi turchi, e anche il governo attuale di Erdogan, si sono sempre rifiutati di riconoscere l’orrore.
Oggi gli USA premono per motivi petroliferi affinche’ la Turchia sia inglobata in Europa, perche’ la sua posizione e’ strategica e favorirebbe le vie del petrolio e del gas americane e il governo Berlusconi si e’ fatto portavoce di questa richiesta per favorire l’alleato americano, ma troppe incognite pesano ancora sulla storia dello Stato turco, la scarsa democrazia, la persistenza della pena di morte, le torture, le terribili prigioni, la mancanza di garanzie per gli imputati, gli eccidi perpetrati contro le minoranze come gli armeni un tempo e i curdi oggi, le ferite ai principi fondamentali dell’uomo… aprono forti perplessita’ sull’opportunita’ di far aderire la Turchia alla Comunita’ Europea e ora il confessionalismo integralista islamico del nuovo presidente Erdogan, messo in crisi dalla sua stessa Corte Costituzionale, allontana ancor di piu’ da una valutazione di civilta’ di questo Stato, che con l’Europa ha proprio poco da spartire.

Gli eventi tragici del film sono avvenuti appena 90 anni fa ed e’ mancata totalmente un’autocritica storica. E non basta che Bush dica di aver bisogno della Turchia nella sua lotta al “terrorismo” o che piu’ palesemente la sua alleanza gli convenga per le vie petrolifere per fare della Turchia un paese democratico.
L’eccidio degli armeni e’ una di quelle aggravanti che mettono in forse l’accettazione dell’UE alla richiesta di adesione della Turchia, ma le autorita’ di Ankara hanno sempre rifiutato l’accusa di eccidio sugli armeni e intendono reiterare i loro attacchi ai curdi, reagendo con livore agli stessi USA, mentre Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera, appare determinata ad andare fino in fondo.

Il film si apre proprio nel 1915, quando scoppia la prima guerra mondiale, e racconta la storia di una benestante famiglia armena, colta, elegante, armoniosa, partendo dalla morte del nonno. Ai funerali partecipa anche il generale capo della guarnigione turca, perche’ tra turchi e armeni i rapporti sono buoni. Ma i Giovani Turchi avanzano col loro estremismo avido di sangue e richiedono capri espiatori contro cui, come poi faranno i nazisti con gli ebrei, scatenare la furia popolare. Non si tratta di una furia ideologica ma dell’istinto brutale che troppo spesso si riaccende nei popoli e che li porta ad attaccare il diverso.
Gli ordini saranno di decapitare gli armeni maschi e deportare donne e bambini. Questo avviene, e il film sara’ poi la storia del lungo viaggio delle donne deportate nel deserto, con la giovane e bellissima Nunik che fara’ di tutto per salvare tre bambini. Il viaggio e’ costellato di atti atroci, donne stuprate o arse, bambine impalate e altri orrori, ma la mano dei registi e’ leggerissima, tocca solo indicativamente le stragi, e passa da una prima storia d’amore tra Nunik e un ufficiale turco a una seconda, tra uno dei soldati turchi e Nunik e, se la prima e’ segnata dalla passione, la seconda e’ connotata dalla tenerezza, come a dire che non esistono nemici e la natura puo’ unirci nei modi e nei termini piu’ impensati, per cui e’ la legge della vita alla fine a vincere.
C’e’ un’altra morale nel film che e’ quasi da parabola: i superstiti saranno salvati dai mendicanti, gli ultimi della Terra salveranno i tre bambini di una famiglia agiata ma non prevaricatrice che ha fatto della carita’ e dell’amicizia la sua prima norma. La carita’ non va mai perduta.
Ma c’e’ nel film anche una gravissima accusa che va molto al di la’ della storicita’ degli eventi: la gratuita’ del male. Nella lunghissima peregrinazione nel deserto delle poverette gia’ e comunque condannate a morte c’e’ lo strazio del male che intende godere se stesso infliggendo torture infinite assolutamente prive di scopo.
Perche’ il male non ha scopo. Il male e’ scopo a se stesso.
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L’acqua e’ insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L’amore, da un’impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve

Emily Dickinson

La masseria delle allodole non e’ solo un film ma anche un racconto bellissimo di Atonia Arslan di cui puoi leggere in www.literary.it/dati/literary/bettiol/scrittura_e_memoria.html
Il racconto nacque per caso quando chiesero all’autrice bambina di partecipare a un sermone collettivo a Padova sui Sermoni di Sant’Antonio, e ricordo’ quello che il nonno le aveva detto:
“Questa e’ la casa visibile che conduce alla casa invisibile. Qui tu sarai sempre a casa. Hai sentito quello che ha detto il Santo: Dio e’ consolazione e conoscenza, e’ vicinanza nella malattia, cuore caldo che batte vicino al tuo. Qui ci sono tutti i nostri morti. La nonna Antonietta, la mia mamma giovinetta,tutti i miei fratelli scomparsi nella deportazione…”.
Devi tornare Molti anni dopo la scrittrice comprese che suo dovere speciale era quello di riscattare dall’oblio la tragedia del popolo armeno.
Ancora nel 2005 il Consigliere stampa dell’ambasciata di Turchia in Italia dichiaro’ che il presunto genocidio armeno partiva da campagne denigratorie, le stesse parole con cui Berlusconi liquido’ la questione cecena per non disturbare l’amico Putin.
Lo storico francese Yves Ternon, nel suo libro Gli Armeni, affermo’ che quello che era stato fatto era stato un annientamento predeterminato e sistematico degli armeni.
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Ora tu passi lontano, lungo le croci del labirinto,
lungo le notti piovose che io m’accendo
nel buio delle pupille,
tu, senza piu’ fanciulla che disperda le voci

Strade che l’innocenza vuole gnorare e brucia
Di offrire, chiusa e nuda, senza palpebre o labbra
!

Poiche’ dove tu passi e’ Samarcanda,
e sciolgono i silenzi tappeti di respiri,
consumano i grani dell’ansia

e attento: fra pietra e pietra corre un filo di sangue,
la’ dove giunge il tuo piede
.

Cristina Campo

Siamo tutti criceti della politica noi oppositori di questo collasso politico.”
Mariapia
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LA DANZA DELLA PIOGGIA
DI MARCO D’ERAMO
Il Manifesto

Mai avremmo pensato che il nostro naso offrisse una presa tanto facile. E’ un anno esatto che ogni mese ci ricantano lo stesso ritornello ogni volta fiduciosi che noi ci cadiamo come broccoli. Ad agosto dell’anno scorso, quando scoppio’ la bolla dei mutui subprime, ci dissero che si’, segnali di recessione erano innegabili, ma la crisi si sarebbe risolta presto, e comunque sarebbe stata di bassa intensita’. Poi qualcuno riesumo’ il termine stagflazione, come fosse una parolaccia.
Di solito l’inflazione coincide con la crescita, mentre la stagnazione economica va di pari passo con la deflazione: la stagflazione e’ l’aberrante situazione in cui si hanno insieme stagnazione e inflazione. Nel novembre 2007, a New York giuravano che una stagflazione sarebbe stata impossibile negli Usa perche’ le industrie straniere non avrebbero ricaricato sui clienti americani la svalutazione del dollaro, ma avrebbero mantenuto i prezzi bassi (avrebbero cioe’ fatto dumping) per non perdere quote di mercato; e che comunque un crollo dei consumi in Usa avrebbe provocato un ribasso generalizzato delle materie prime (dopo un anno l’inflazione e’ record e l’economia Usa e’ in piena stagnazione): la stessa canzoncina ci e’ stata fischiettata due settimane fa, quando il petrolio e’ sceso dai 147 dollari a circa 110: ma ieri e’ gia’ tornato sopra i 119, cioe’ sempre il 70% in piu’ rispetto all’agosto 2007.
Quando poi a marzo la Federal Riserve (la Banca centrale Usa) intervenne per salvare Bearn Sterns, «i mercati» (da declinare sempre al plurale) sospirarono di sollievo, e vaticinarono che «la crisi era ormai alle spalle». Da allora non si contano le profezie oracolari che ci predicono «il peggio ormai passato», «una ripresa in vista», «la luce visibile alla fine del tunnel».
Nel frattempo la super verde e’ a 1,45 euro al litro, la pasta e’ rincarata del 30% nell’ultimo anno, i saldi estivi sono stati un flop, il turismo a Roma ha segnato un – 20% di presenze, e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta. Piu’ le previsioni incoraggianti si moltiplicano, piu’ stiamo al verde. D’altronde non e’ peregrino ricordare che in periodo di crisi si scatena sempre la caccia al capro espiatorio. Fu cosi’ dopo il 1929; lo stesso sembra avvenire nella felice Italia del 2008, con cacce a romeni e zingari e l’esercito per le strade.
Come possono coesistere una situazione minacciosa e un discorso lenitivo, quasi vasellinoso? La ragione principale e’ che in economia le aspettative producono realta’ e le profezie tendono ad autorealizzarsi: se pensiamo che l’inflazione crescera’, ci precipiteremo a comprare merci prima che esse rincarino, ma la stessa corsa agli acquisti provochera’ un rialzo dei prezzi e quindi quell’aumento dell’inflazione da cui voleva premunirsi; idem se c’e’ un’attesa generale di recessione: se prevediamo che guadagneremo meno soldi, tenderemo a risparmiare, a procrastinare o a limitare acquisti, e cosi’ contribuiremo a rallentare l’economia provocando quella recessione che temiamo. Ecco perche’ l’informazione sull’economia e’ la piu’ filtrata, manipolata e distorta. Perche’ l’informazione non riferisce sull’economia, ma la crea. Se i guru ci convincono che le cose stanno migliorando, forse aumentera’ la nostra propensione a spendere, e quindi le cose miglioreranno davvero. E’ lo stesso motivo per cui da anni ci mentono spudoratamente sul tasso d’inflazione reale: ci vorrebbero convincere che, tra il 2001 e oggi, l’inflazione ha viaggiato solo sul 3% annuo e cioe’ che in 7 anni i prezzi sono aumentati meno del 25% in tutto: ma a chi la raccontano? Anche qui, la menzogna non e’ innocente: diffondere il tasso d’inflazione reale inciderebbe sui meccanismi di scala mobile, sul recupero del fiscal drag, sulla rivalorizzazione delle pensioni, il che aumenterebbe a sua volta l’inflazione.
La verita’ e’ che fino a oggi, con le banche centrali, «i mercati» si sono comportati come rapinatori a mano armata: con la pistola puntata sulla propria tempia hanno costantemente ricattato i governi: «O ci aiutate, o ci facciamo saltare le cervella», cioe’ provochiamo nelle borse mondiali un crollo da bomba H. Ogni due mesi si e’ ripetuta la stessa minaccia e ogni volta i banchieri centrali sono corsi in soccorso a suon di centinaia di miliardi di euro (milioni di miliardi di vecchie lire). Il soccorso e’ avvenuto sotto tre forme: o 1) quella – usata soprattutto dalla Banca centrale europea – che pudicamente viene chiamata «iniezione di liquidita’», quasi che le economie fossero da intubare con flebo; oppure 2) un calo dei tassi d’interesse (usato soprattutto dalla Fed), e quindi una svalutazione in termini reali della propria moneta; o, infine, 3) il salvataggio vero e proprio di banche e fondi, come hanno fatto la Banca centrale d’Inghilterra con la Northern Rock o la Fed stessa con Bear Sterns. In ogni caso, i soccorsi ai mercati sono stati, o sono, o saranno pagati dai contribuenti: e una parte della crisi sta proprio in questo: che stiamo tutti pagando per la folle bolla speculativa dei mutui edilizi. I tre strumenti usati dai banchieri centrali rientrano nella piu’ pura ortodossia monetarista che, come dice la parola stessa, sostiene che l’unico intervento pubblico nell’economia debba essere quello che incide sull’offerta di moneta, attraverso il meccanismo dei tassi d’interesse o del mero conio («l’iniezione di liquidita’»). Secondo Milton Friedman e la scuola di Chicago, il mercato, cioe’ il moto statistico browniano di miliardi di interessi ed egoismi individuali, costituisce infatti il metodo piu’ efficiente e piu’ razionale di allocazione e sfruttamento delle risorse. Ragion per cui qualunque azione statale di controllo o di regolamentazione dei mercati tende semplicemente a renderli piu’ irrazionali e meno efficaci: da qui la grande fortuna del termine deregulation. La supply side economics conquisto’ l’egemonia del pensiero economico negli anni ’70 quando la ricetta keynesiana si rivelo’ incapace di risolvere i problemi creati dalla prima crisi petrolifera, in particolare la stagflazione che ne segui’.
La crisi attuale consuma invece la vendetta postuma del keynesismo, poiche’ le pure ricette monetariste si rivelano incapaci di risolvere una crisi che combattono come un pugile che sale sul ring con un braccio legato. I decisori mondiali delle politiche monetarie si sono rifiutati infatti fino a oggi di ricorrere allo stimolo pubblico dell’economia: grandi opere, ammodernamento delle infrastrutture, piu’ investimenti statali nell’istruzione e nell’innovazione tecnologica. La ragione per cui le ricette monetariste sono del tutto inadeguate e’ che in precedenza le stesse ricette hanno fatto si’ che nei 7 anni scorsi, quasi ovunque nei paesi ricchi, il potere d’acquisto delle famiglie e’ rimasto stagnante, quando non e’ sceso in termini reali, pur in una fase di crescita economica. La terapia monetarista ha eliminato ogni possibile spazio di manovra da poter sfruttare invece oggi: ha cioe’ curato la malattia ma ucciso il paziente.
Ma la fede nel monetarismo e nella liberta’ «dei mercati» e’ cosi’ cieca, cosi’ integralista, da impedire ai nostri politici persino di solo prendere in considerazione misure alternative. E se qualcuno ci provasse, fosse pure l’astuto Tremonti, ecco che subito lo fermerebbero gli austeri banchieri di Francoforte (quelli stessi che tanto elogiavano Padoa Schioppa causandone la rovina), ricordandogli che la nostra sovranita’ monetaria e’ limitata. Il fondamentalismo liberista dei nostri governanti e’ la vera ragione per cui la crisi continuera’ a devastare le nostre povere, private finanze, nonostante tutti i discorsi incoraggianti che ci ammanniranno con un bel sorriso ipocrita, da «vu cumpra’» dell’alta finanza.

www.bellaciao.org/it/spip.php?article20830#forum14103

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Incidente in Belgio, un atomo tira l’altro
Anna Maria Merlo
Bellaciao.com

Quando si tratta di nucleare, le reticenze e l’opacita’ dell’informazione sono di rigore. L’ultimo episodio e’ successo in Belgio. Ieri, delle auto delle polizia munite di altoparlanti si sono finalmente decise ad informare la popolazione nella cittadina di Fleurus (20mila abitanti), chiedendo di non consumare frutta e verdura coltivata sul luogo, di non bere l’acqua del rubinetto e il latte prodotto nelle fattorie della zona. Queste misure si applicano anche ad altri comuni vicini della regione di Charleroi.
L’incidente aveva pero’ avuto luogo nel fine settimana scorso. In questo caso non si tratta di una centrale nucleare, ma di un laboratorio dell’Istituto dei radioelementi, un’istituzione riconosciuta di utilita’ pubblica, il secondo produttore mondiale di radioisotopi ad uso medico. Nello scorso fine settimana, il personale aveva constatato una fuga di iodio radioattivo e informato in seguito l’Agenzia federale belga del controllo nucleare.
Il borgomastro di Charleroi, Jean-Jacques Viseur, si e’ detto ieri «sorpreso» e «scontento» di non essere stato informato dei rischi in tempi decenti: «E’ solo per caso che sono venuto a sapere che alcuni comuni del circondario di Charleroi erano anch’essi implicati dai consigli dati agli abitanti, di non consumare i prodotti degli orti». Il sindaco si inquieta: «Nessuno si e’ preso la briga di avvertirmi. Se non viene rispettato l’obbligo di informare il sindaco della citta’, cosa succedera’ in caso di una vera catastrofe?»
Gli ecologisti accusano il governo e l’Istituto dei radioelementi di aver avuto una reazione troppo lenta. L’Agenzia federale belga per il controllo nucleare ha classificato l’incidente al livello tre su una scala di sette. Si tratta del piu’ grave incidente nucleare avvenuto in Belgio negli ultimi anni. Inizialmente, era stato presentato come inoffensivo per la popolazione. «La popolazione e’ inquieta – afferma il borgomastro di Fleurus, Jean-Luc Borremans – e’ normale, il nucleare fa paura, ma io ho fiducia nei professionisti del settore che mi dicono che la situazione e’ senza pericolo» e che la proibizione di consumare frutta, verdura, latte e acqua «e’ una semplice misura di prevenzione». Ma il borgomastro si e’ comunque informato presso le autorita’ se era il caso di distribuire ai suoi cittadini le capsule di iodio previste in caso di inquinamento nucleare. «Per il momento, non e’ il caso» ha detto, rassicurato.
La produzione dell’Istituto dei radioelementi e’ stata pero’ sospesa da martedi’ scorso. Il borgomastro sottolinea che cosi’ si corre il rischio di privare di medicine alcuni malati di cancro: «Si tratta di un’impresa che ha un ruolo umanitario non trascurabile. Bisogna mantenere la testa fredda». Dell’incidente sono stati informati tutti i paesi del’Unione europea, oltre alla Croazia e alla Svizzera, che fanno parte del dispositivo Ecurie (acronimo di European Community Urgent Radiological Information Exchange).
La dinamica del caso belga ricorda quella dei recenti incidenti nucleari avvenuti in Francia all’inizio di luglio. A Tricastin prima, a a Romans-sur-Isere poi, le autorita’ hanno prima cercato di passare sotto silenzio la fuga radioattiva, poi hanno minimizzato la portata degli incidenti. In Francia, gli incidenti riguardavano delle centrali nucleari. A Tricastin, l’Autorita’ francese per la sicurezza nucleare (Asn) aveva chiesto la sospensione dell’attivita’ solo dopo alcuni giorni di polemica crescente, dopo che si era verificata una fuga di 75 chilogrammi di uranio. L’azienda aveva gia’ dato l’allarme con 12 ore di ritardo e prima che la popolazione venisse informata dell’incidente e’ passato altro tempo. Poi e’ stato detto che si trattava di un incidente minore, di livello uno. Ma in seguito si e’ scoperto che sul sito c’erano anche scorie di origine militare, che da trent’anni venivano accumulate senza precauzioni.
A Romans-sur-Ise’re la fuga era dovuto alla rottura di una canalizzazione che collega un laboratorio di produzione del combustibile nucleare con la stazione di ritrattamento. «Nessun impatto sull’ambiente, le quantita’ di uranio sono molto deboli», aveva rassicurato l’Asn, ma il ministero dell’ambiente ha dovuto prevedere analisi sulla radioattivita’ intorno a tutte le 58 centrali nucleari francesi. Tricastin e Romans-sur-Ise’re sono due siti di filiali di Areva, l’ex Gogedim, il gigante al vertice del programma di esportazione del nucleare portato avanti da Sarkozy, che non perde occasione per propagandare «l’energia del futuro», che ha gia’ venduto un po’ dappertutto, dalla Libia alla Cina, dai paesi del Golfo al Sudafrica. Gli ecologisti accusano le autorita’ di mancare di trasparenza: «L’informazione e’ stata tenuta sotto stretto controllo dall’Asn – denuncia France, Nature, Environnement – la politica ha perso il controllo del nucleare».
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Con quest’ultimo fanno dieci “incidenti atomici”in meno di un anno: questo e’ il nucleare sicuro che vogliono appiopparci!
Bloggher
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La paralisi dei grandi poteri
Da Bifo

Sull’Herald del 2 agosto un articolo di David Brooks intitolato “Missing Dean Acheson”.
Sottotitolo: “Il nostro nuovo mondo pluralistico ha dato origine a una globosclerosi, incapacita’ di risolvere un problema dopo l’altro.”Il tema e’ quello della impossibilita’ di decidere.
Brooks ricorda con nostalgia i bei tempi in cui il gruppo dirigente americano prendeva
decisioni sulla base dei suoi interessi e li imponeva senza tante storie, con le buone o con le cattive (generalmente con le cattive) a tutto il mondo dominato.
A partire dagli anni ’40 il potere e’ stato fortemente concentrato nelle mani della classe dirigente occidentale, ma oggi il potere e’ disperso.
“La dispersione dovrebbe in teoria essere una buona cosa, scrive Brooks, ma in pratica multipolarita’ significa potere di veto sull’azione collettiva.
Questo nuovo mondo pluralistico ha dato origine alla globosclerosi, incapacita’ di risolvere un problema dopo l’altro.”
“Questa settimana per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, un tentativo di liberalizzare il mercato globale e’ fallito. Il Doha round ha subito un collasso perche’ il governo indiano non voleva offendere i piccoli contadini in previsione delle prossime elezioni.”
A David Brooks dei piccoli contadini indiani non gliene puo’ fregare di meno. Il suo problema e’ la fine della capacita’ di decisione economica da parte delle grandi potenze occidentali.
In effetti, nel corso dell’estate 2008 abbiamo avuto tre segnali impressionanti della fine della decisione politica, della fine del globalismo e della fine dell’egemonia occidentale. Il G8, il WTO, ed infine la NATO sono entrati in una sorta di paralisi.
All’inizio di luglio c’e’ stato il summit G8 di Hokkaido. Posti di fronte alla necessita’ di decidere qualcosa a proposito di processi che avanzano con velocita’ impressionante e distruggono il futuro del pianeta e dell’umanita’ (cambiamento climatico, crisi alimentare, crisi finanziaria) i capi delle potenze mondiali hanno fatto come suol dirsi scena muta.
Dovevano decidere qualcosa sul cambiamento climatico. La risoluzione finale relativa al cambiamento climatico dichiara semplicemente che nel 2050 le emissioni inquinanti saranno la meta’ di quelle attuali. Questo e’ quello che hanno stabilito i “Grandi”. Come accadra’ questo dimezzamento? Nessuno lo sa, nessuno lo ha detto. Ma tanto chi se ne frega, nel 2050 saremo tutti morti (probabilmente a causa del cambiamento climatico) quindi nessuno potra’ recriminare.
Alla fine del mese di luglio c’e’ stato l’incontro di Ginevra del Doha Round del World trade organisation, dove e’ definitivamente fallito l’accordo sulla liberalizzazione del commercio internazionale – che per gli occidentali significa liberta’ di penetrazione nei mercati altrui e difesa protezionistica dei mercati propri.
Il WTO, l’organismo contro cui ci battemmo a Seattle nel 1999, quando il movimento no-global venne alla luce del sole, sembra defunto, non certo per la forza dei movimenti di contestazione, ma a causa dell’emergere di contrasti d’interesse inconciliabili, per il rifiuto che le nuove potenze economiche oppongono al globalismo a senso unico occidentale.
Poi c’e’ stata la guerra in Georgia. La lunga onda dell’89 e’ finita, ora rifluisce.
La Nato non ha potuto difendere in nessuna maniera il suo alleato georgiano, dimostrando che la presidenza Bush ha portato il sistema militare americano all’impotenza.
E l’Unione europea si trova ormai spaccata in due: da una parte coloro che per timore dell’aggressivita’ russa vogliono puntare le armi contro Mosca, e dall’altra coloro che per timore della potenza energetica russa vorrebbero trovare un compromesso.
Sullo sfondo, mentre i vertici globali falliscono uno dopo l’altro, la guerra euroasiatica tende a saldarsi in un fronte variegato nel quale l’occidente perde tutte le battaglie.
La battaglia iraqena e’ ormai perduta da anni, la battaglia afghana sta diventando un inferno. La battaglia iraniana volge a favore dell’oltranzismo nazional-islamista di
Ahmadinejad e Khamenei, e la bomba sciita si delinea all’orizzonte mediorientale come una minaccia sempre meno immaginaria. La battaglia libanese diventa ogni giorno piu’ pericolosa per Israele, con il saldarsi di un fronte Siria-Hezbollah. E per finire, piu’ spaventosa di tutte, la battaglia pakistana sta rivelandosi un rovescio per gli americani. Il generale protetto dalla Casa Bianca deve andarsene, e Ahmad Gul, l’uomo forte dell’esercito, dichiara che il principale nemico del paese sono gli Stati Uniti d’America (e
l’India dove la mettiamo?). Ah… dimenticavo: Kim Iong Il ha appena comunicato che la Corea del Nord riprende la produzione della bomba nonostante i mezzi accordi ottenuti dall’amministrazione Bush qualche mese fa.
Il clan Bush e’ riuscito in un capolavoro impensabile: la piu’ grande potenza del mondo si e’ messa progressivamente in condizione di minorita’ militare e di paralisi politica. Com’e’ potuto accadere?
Occorre una nuova descrizione del mondo. Quelle di cui disponiamo non valgono piu’.
Fino al 1989 disponevamo di una descrizione del mondo che si era formata nel secondo dopoguerra, e delineava il futuro sulla base dell’opposizione tra capitalismo e socialismo.
Nel 1989 quella descrizione bipolare venne sostituita con una descrizione unipolare, fondata sull’egemonia della NATO e sul predominio di un nuovo modello di espansione capitalista.
Per un ventennio l’egemonia militare ha messo l’occidente in una posizione di predominio, che permetteva alla popolazione americana di indebitarsi illimitatamente, di mantenere un tenore di vita largamente superiore alla forza produttiva americana, e di consumare le risorse senza alcuna considerazione per il futuro del pianeta ne’ per la sopravvivenza della
specie umana.
L’11 settembre del 2001, con un’azione di eccezionale efficacia strategica, qualcuno (poco mi importa qui sapere chi) ha spinto la piu’ grande potenza militare di tutti i tempi a compiere una serie di azioni completamente insensate, autodistruttive, di cui 7 anni dopo, si misurano a pieno gli effetti. Dopo 911 il presidente degli Stati Uniti, che qualche mese prima non conosceva il nome del presidente golpista del Pakistan, decideva di lanciare una guerra poi un’altra guerra, senza considerarne le implicazioni geopolitiche, culturali, religiose, militari.
Non so se questo sia dovuto all’ignoranza sbalorditiva del gruppo dirigente americano, o al cinismo di gruppi economici come la Halliburton la Bechtel la Texaco ecc che hanno considerato piu’ importante il loro interesse economico immediato che la disfatta strategica del loro paese (non lo so ne’ qui mi interessa, per quanto si tratti di una questione
appassionante). Mi limito a constatare l’evidenza: le guerre euroasiatiche scatenate dagli anglo-americani si sono risolte in una successione di sconfitte strategiche irrimediabili. L’egemonia militare dell’occidente e’ finita. Per sempre, credo.
Ma la sconfitta militare sta provocando una crisi di credibilita’ che ha risvolti finanziari ed economici. Il popolo americano ha potuto appropriarsi delle ricchezze del pianeta grazie all’(apparente) superiorita’ militare della NATO. Ora, dopo la disfatta strategica dell’occidente nel continente euroasiatico, il gioco e’ scoperto. L’occidente non dispone piu’ della sua forza di ricatto.
Ora il pianeta gli presenta il conto. Temo che sara’ salato. Non si puo’ piu’ contare sul debito illimitato.
Il 15 agosto e’ uscito sulla Repubblica un articolo di Nouriel Roubini, professore alla Stern school della New York University. Titolo: “La tempesta perfetta”.
Il quadro che descrive Roubini e’ quello di una recessione generalizzata, profonda, e di lungo periodo. Questo non e’ cosi’ grave, di recessioni ne abbiamo viste tante nel corso del novecento, prima o poi se ne esce. Il problema e’ che stavolta la recessione coincide con la fine del predominio occidentale sul pianeta.
L’occidente puo’ accettare un ridimensionamento, che significa prima di tutto una riduzione del consumo energetico, e del consumo in generale?
Gli americani accetteranno di rinunciare al privilegio economico e finanziario di cui hanno goduto negli ultimi venti anni? Saranno capaci di farlo?
Dopo il crollo del sistema di credito immobiliare, si sta aprendo il problema delle carte di credito. Dopo la bolla dei mutui sulla casa, e’ sul punto di esplodere anche la bolla dell’indebitamento privato. Mi pare che qui ci sia un nucleo essenziale della crisi finanziaria che si sta trasformando in recessione di lungo periodo: la fine della possibilita’ di indebitarsi indefinitamente puntando una rivoltella alla tempia del creditore.
Ora il creditore ha scoperto che la rivoltella e’ scarica. Accettera’ l’occidente, accettera’ il popolo americano di pagare il suo debito? Il debito. Cio’ che dobbiamo agli altri.
Oppure scegliera’ di usare l’arma estrema, la violenza impensabile, per riaffermare il proprio diritto di depredare il futuro di tutti?
Il pericolo che si delinea all’orizzonte e’ senza precedenti.
Non e’ vero che sia tornata la guerra fredda. Magari. La Guerra fredda era fredda perche’ gli americani non avevano l’acqua alla gola e perche’ l’Unione sovietica era un sistema totalitario, ma il gruppo dirigente del PCUS aveva una logica politica diversa da quella della mafia e del KGB coalizzati.
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Il grande boato
Manuela Bellandi

E’ tutto pronto per il grande boato.
Se avverra’ tra un anno o tra 10 storicamente e’ un battito di ciglia.
Ma la crescita all’infinito e’ una follia economica e…. intellettuale.
Ora siamo alla decrescita forzata, ma non essendo determinata dalla volonta’ di fermare i criminali economici si arrivera’ al default senza avere ottenuto che l’argenteria di famiglia sia restituita..
La gente ha paura di pagare il prezzo, ma lo paghera’ maggiormente in cambio di nulla…
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Giovani ‘asfaltati’
Mariapia

Ci sono oggi giovani ‘asfaltati’, appiattiti, cioe’ stesi disperati.
Non ci sono speranze a breve per la loro vita. Per noi e’ diverso, il percorso della nostra vita e di alcune generazioni a noi vicine e’ stato grandioso; poi ora siamo vecchi e possiamo vivere delle risorse accumulate, poche o tante, ma ci sono.
Pensioni garantite mentre per loro non si sa se ci sara’ la pensione.
Loro vivono un tempo psichico e materiale diverso dal nostro. Noi gli abbiamo trasmesso l’idea che loro sarebbero andati anche piu’ lontani di noi:
1°- nel campo del benessere civile, sociale dove si sperava di togliere tante asprezze, tanti disagi e diversita’ di classe:
2° – nel campo personale con conseguimento di titoli di studio e affermazione professionale che li avrebbe resi economicamente agiati:
3° – indirizzandoli nella scelta di lavori intellettuali e quasi mai artigianali, per cui la grande parte dei giovani di 30-50 anni sono affluiti in un unico ambito di lavoro e ora in quello c’e’ il sovraffollamento di offerta e molto di piu’.
Non c’e’ lavoro di piccolo livello intellettuale in Italia, le procedure informatiche e tecnologiche hanno sostituito l’uomo, gli impiegati, i tecnici delle varie specializzazioni, via tutti, la macchina informatizzata li ha sostituiti come categoria di lavoratori.
Negli ospedali una macchina e un solo tecnico svolgono il lavoro di tre tecnici.
Poi i giovani non si prestano allo sfruttamento, e lo sfruttamento e’ una delle regole dell’accumulazione del capitale, una delle regole dello sviluppo che ancora stiamo vivendo e allora il capitale investe sempre piu’ in macchine o esporta il lavoro in paesi dove si vive (si fa per dire!) con un dollaro al giorno
Dove finiremo?
Io spero che non venga a mancare l’impegno per stanchezza, per scoramento e che anche lo scrivere quattro righe tutti i giorni sia un apporto modesto ma non inutile.
Quattro righe, e vorrei che fosse quasi una preghiera, pero’ non rivolta ai vari dei, ma rivolta come raccomandazione da essere umano verso altro essere umano, In un tempo di frammentazione delle classi e isolamento sociale quale e’ questo, questa preghiera di restare vigili e vicini in un luogo virtuale, dove la vicinanza diventa vicinanza di spirito, desidererei fosse significativa.
Certo che quando mori’ Konrad Lorenz nel 1989 ed io acquistai il libro “Salvate la speranza”, frutto dei suoi colloqui con un giornalista, io, pur cercando di essere informata, non pensavo che oggi, vent’anni dopo, saremmo giunti cosi’ vicino alla fine della mia idea della specie umana. E’ un’idea superata la mia e serve un nuovo pensare.
Sara’ il tempo dell’uomo dopo l’uomo, quello che approda in modo definitivo alla ragione e al sentimento non poggiandosi solo su emozione e sensazione.
Cosi’ potra’ essere un mammifero fiero di esserlo, consapevole di esserlo e non piu’ inventore di favole straordinarie e poi autore di tragedie vergognose.
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Falsi miti sventolano
Taxi Libero (bloggher)

Anche impegnandosi sono grinte che non riusciranno mai a nascondere la puzza di marcio degli interessi che in questi anni hanno difeso. Ma il sistema industriale e finanziario che li ha messi in sella ha capito che non e’ piu’ il momento di mostrare lo sguardo truce. Troppo smaccato il piano egemonico condotto a livello planetario, troppo volgare la retorica patriottarda con la quale si e’ giustificata ogni nefandezza e restrizione di liberta’, troppo palese la violazione dei principi in nome dei quali gli stessi americani dicono di agire.
Intendiamoci, nessun passo indietro da parte dei veri padroni della sedicente democrazia americana. Ma un bel restyling quello si’, era necessario. Adesso e’ arrivato il momento di mettere in scena il pupazzo liberal, tollerante, giovane, moderato. Insomma, il “poliziotto buono”. Si sono voluti superare: ce lo propongono addirittura nero (ma non troppo), tanto per dimostrare quanto sono democratici nel paese delle grandi opportunita’. Finira’ l’invasione dell’Afghanistan? Non scherziamo, “la lotta al terrorismo deve continuare” (Obama I); niente piu’ appoggio ai guerrafondai sionisti? Macche’, “Israele rimane il nostro fraterno alleato in Medioriente” (Obama II); finira’ lo Stato di polizia internazionale? “Chiudero’ Guantanamo” (Obama III, ma le altre decine di prigioni segrete della Cia? Ah gia’, quelle non fanno notizia). E l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito, dall’Iran alla politica sanitaria nazionale, dall’ambiente all’appoggio alle multinazionali, dalla difesa dei diritti umani alle ingerenze negli affari dei paesi sudamericani, etc.
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Obama, Obama..
Andrea Marcon (bloggher)

Pensavamo che con le cosiddette primarie del Pd italiano si fosse toccato il fondo della farsa elettorale e pseudo democratica, ma fortunatamente gli Americani sono sempre un passo davanti a noi. Se la “vittoria” di Veltroni era scontata quanto ridicola, la corsa alla Casa Bianca ha gia’ il suo vincitore prima di iniziare ufficialmente. Istruttiva, come sempre in questo senso, la lettura del Corrierino della Sera, che ha dedicato alle amenita’ pronunciate dal “candidato” Obama a Berlino il titolo centrale della prima pagina come se si trattasse di straordinarie rivelazioni di un Presidente gia’ in carica, sottolineando pure l’entusiasmo della folla davanti a frasi come “Europa ed America devono tornare alleate” (ohibo’, e adesso cosa sono? possibile che Obama abbia voluto ammettere che adesso sono l’una suddita dell’altra?). Non mancava poi l’annotazione circa l’amore del nostro eroe per l’Italia, un classico che fa sempre presa sulla tipica mentalita’ provinciale nostrana.
Questo antipasto di nauseabonda melassa mi ha subito fatto pensare a Bush. Gia’ ora mi trovo a rimpiangere questo autentico criminale internazionale e la sua cricca di orridi fiancheggiatori, da Cheney a Rumsfield alla Rice. Perche’ di questi personaggi si puo’ dire di tutto, ma non che non siano persino lombrosianamente fedeli a quello che rappresentano: lo sguardo ebete di George W, la faccia da intrallazzone malcelata sotto una finta aurea di rispettabilita’ di Dick e Donald, l’aspetto innaturale da iena appena uscita dal parrucchiere di Condoleeza.
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I Tagli all’editoria, un altro Robin Hood al contrario
Viviana

Con la Finanziaria i tagli all’editoria sono stati fatti (la nostra raccolta firme diventa inutile per certi versi) in quanto taglia i fondi pubblici alla piccola editoria, lasciandoli ai grandi gruppi (e’ la solita politica Banana degli aiuti ai grossi abbandonando per strada i deboli)
Cosi’ si taglieranno i fondi al Manifesto ma non a Sole24ore. Se l’intento di Grillo era di avere una stampa non ambedded, che, non piu’ pasturata da grossi interessi confindustrali o governativi si liberasse, il risultato e’ stato al contrario di aumentare il peso dei grossi interessi eliminando quelli contrari, e dunque distruggendo la voce di qualsiasi eventuale sx. In quanto a giornalucoli come Libero, Il Foglio, il Giornale ecc., non manchera’ mai loro il contributo del padrone.
Attualmente abbiamo una trentina di testate a rischio sopravvivenza.
In pratica tutti i giornali di opposizione spariranno. Gli italiani sono pessimi lettori e con la tv hanno peggiorato ancora il loro tasso di lettura, meno di un libro all’anno, pochi giornali per lo piu’ di gossip o sport. Resistono i piccoli giornali di cronaca locale, come Il resto del Carlino, uno dei giornali piu’ venduti in Italia, pur essendo Bologna solo un grosso paesone di anziani. Ma sul loro valore culturale non ci scommetteremmo.
Vita del Pd dice: “Il governo si e’ reso responsabile dell’agonia e persino della morte di circa 100 testate, da quelle cooperative, ai giornali non profit, alle testate di partito, alle emittenti radiofoniche e televisive locali, ai giornali delle minoranze linguistiche e degli italiani all’estero. Per numerose esperienze il taglio di oltre un terzo di un gia’ misero finanziamento pubblico puo’ essere davvero letale”.
“E’ stato un delitto perfetto, si elimina la natura di diritto soggettivo ai contributi diretti e si fissa un limite di spesa a un fondo destinato ad estinguersi. Dai 414 milioni di euro attuali (ne occorrerebbero 540) si passa a200. cosi’ muore una parte dell’informazione e di noi (Il Manifesto)
..
Non bastava riprendere l’abuso degli aerei blu che con Mastella avevano destato tanto scandalo.. aereo di Stato per andare alla partita…
Gli sprechi e gli abusi di casta continuano, anzi peggiorano

Giancarlo
SI FA PRESENTE AL SIG. FINI,
che il cancelliere Angela Merkel (terza potenza mondiale), quando va in vacanza a Ischia, ci va con un normale volo di linea, transfert con bus con tutti, imbarco su normale traghetto.
Vi posso indicare a Berlino la trattoria vicino al Bundestag, dove si reca a mangiare con altri deputati, come un’allegra brigata di studenti. Senza scorta, perche’ non e’ una ladra,e i cittadini le vogliono bene
..
Rocco Papaleo segnala:

CASTA SICULA – NEGLI ULTIMI ANNI DELL’ERA CUFFARO GLI STIPENDI DI ASSESSORI E DEPUTATI REGIONALI SONO AUMENTATI DEL 115% (GUADAGNANO PIU’ DI UN MINISTRO) – SE PASSA IL FEDERALISMO, CONTI A RISCHIO…

Sergio Rizzo-Corriere della Sera

C’e’ un numero che da solo spiega perche’ il federalismo fiscale e la Regione siciliana non possono andare d’accordo. Si trova nel rapporto appena sfornato dalla Corte dei conti dove si denuncia che nel triennio 2005-2007 l’indennita’ di carica per i componenti della giunta regionale siciliana e’ aumentata del 114,77%. C’e’ scritto proprio cosi’: +114,77%. Mentre nel Paese infuriava la bufera sui costi della politica, mentre a Roma si cercava di salvare la faccia proponendo sforbiciate qua e la’, mentre Romano Prodi tagliava del 30% il suo stipendio e quello dei suoi colleghi, la spesa per l’indennita’ degli assessori siciliani magicamente piu’ che raddoppiava.
Con il risultato che oggi un componente della giunta regionale guadagna piu’ di un ministro. Chi e’ assessore e deputato regionale porta a casa piu’ di 14 mila euro netti al mese. Gli assessori esterni se ne devono invece far bastare 11 mila o giu’ di li’. Il loro stipendio e’ infatti di 18.120,70 euro lordi al mese: 217.448 l’anno. Circa 15 mila piu’ di un ministro non parlamentare. Va da se’ che con la riforma federalista questo andazzo non potra’ continuare. Ma i sacrifici a cui saranno chiamati gli assessori faranno ridere rispetto al resto dei problemi. Il personale, per esempio. La relazione della Corte rivela che nel triennio 2005-2007 la spesa per gli stipendi e’ aumentata del 18,1%, il triplo dell’inflazione.
Nel 2007 i dipendenti sono costati 714 milioni, il tre7% piu’ del 2001. All’esplosione ha contributo, spiegano i magistrati contabili, «il notevole ampliamento del numero di dipendenti a tempo determinato a seguito della decisione assunta dalla giunta regionale di procedere alla contrattualizzazione» di alcuni precari. Quanti erano? tre.496.
..
Se poi ci si mettono anche i vandali cretini dello sport
Un milione di euro, i danni prodotti da 1.500 emeriti imbecilli di sportivi napoletani sul treno occupato dalla loro trasferta

La resa dello Stato
www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/calcio-tifosi/resa-stato/resa-stato.html 02/09/2008
GIUSEPPE D’AVANZO

Le cose del calcio hanno un gran pregio: smascherano l’ipocrisia nazionale, ci rivelano quanto “politica” e ideologica sia la strategia della “tolleranza zero” che governi di ogni colore hanno proposto nel tempo. Nella prima giornata del campionato di calcio, la
“tolleranza zero” e’ diventata massima tolleranza. Non avviene per una sventura o per un’avventura.
I fatti sono noti. Un paio di migliaia di tifosi organizzati del Napoli hanno invaso la stazione ferroviaria di piazza Garibaldi; assalito un treno; costretto i viaggiatori ad allontanarsi e preteso che il convoglio raggiungesse Roma, dove i prepotenti – molti con il passamontagna a coprire il volto – sono stati accolti da trenta bus che li hanno accompagnati – gratis – all’Olimpico dove sono entrati senza alcun controllo dal cancello principale, molti senza biglietto, alcuni con sacchi di bombe carta.
Il viaggio ha provocato danni alle cose (vagoni, bus) per quasi 600 mila euro (ora si parla di un milione). E tutti a chiedersi come sia potuto accadere quel che, con un eufemismo, il sottosegretario agli Interni Mantovano definisce “una catena di anomalie”.
A porre la domanda in giro e’ la solita solfa italiana che riduce il fare al dire. Le Ferrovie dicono di aver fatto sapere che, nel giorno del rientro dalle vacanze per migliaia di italiani, non c’era possibilita’ di formare treni speciali. Il Calcio Napoli si difende ricordando di aver
avvertito i tifosi delle difficolta’ delle Ferrovie. Il questore di Napoli, poverino, arriva a sostenere che quando e’ partito il treno era tutto a posto, tutto tranquillo, gli adrenalinici viaggiatori avevano – tutti – il biglietto delle ferrovie, dello stadio e nessuno – nessuno – era
armato. Nemmeno chesso’ una “lama” o un petardo.
A sua volta, la questura di Roma spiega che, una volta che la banda di animals (1500/2000) e’ giunta nella Capitale, l’opzione piu’ illuminata prevede di condurli nel recinto dello stadio per “ridurre il danno”: “Perdi la faccia, e’ vero, ma eviti che se ne vadano a distruggere il centro della citta’, che sarebbe molto peggio”.
Come sempre dopo queste “catastrofi dello Stato”, suonano alte le grida di sdegno. Il giorno dopo, sono a basso prezzo e nessuno si tira indietro. E poi nascono per durare poco o niente. Piu’ o meno un anno fa, eravamo nella stessa situazione, ricordate? A febbraio era stato ucciso l’ispettore di polizia Filippo Raciti, il “decreto Amato” aveva incarognito i provvedimenti del predecessore Pisanu: possibilita’ di arresto in flagranza differita anche dopo 48 ore dai fatti; divieto di vendita cumulativa dei biglietti; biglietto nominativo; divieto di esporre striscioni che incitano alla violenza; nuovi reati (invasione di campo, fino a 4 anni); pene aggravate per le lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale se “in occasione di manifestazioni sportive” (fino a 10 e 16 anni).
Il periodo di relativa quiete che ne segue lascia sbocciare un’ottimistica attesa che presto va delusa. Novembre 2007. Un poliziotto ammazza nell’area di servizio di Badia al Pino, Arezzo, Gabriele “Gabbo” Sandri, poco dopo una rissa tra laziali e juventini. L’omicidio
scatena una guerriglia in mezz’Italia (gli ultras chiedono la sospensione delle partite), a Roma vengono assaltate la sede del Coni e un paio di caserme. Anche allora, appena dieci mesi fa, si ode un solo grido: basta, tolleranza zero! Divieto delle trasferte di massa delle tifoserie violente. Sospensione delle partite in caso di incidenti anche lontano dallo stadio e lungo le vie di trasporto.
Sono le soluzioni che, anche in queste ore, tornano ad affacciarsi. E ieri come oggi, saranno inutili perche’ il problema non sono le leggi (che ci sono, e severissime), ma la loro applicazione che e’ leggera, distratta, occasionale. Perche’? Perche’ a una donna islamica con il velo sara’ vietato di entrare in un museo, ma un paio di centinaia di animals potranno attraversare la capitale con il passamontagna sul volto. Che cosa giustifica la “tolleranza zero” per quella donna e la “massima tolleranza” per gli animals del calcio?
Una spiegazione, al di la’ del luogo comune della politica e dell’ipocrisia del mondo del calcio, ci deve essere e voglio azzardarne una.
Puoi permetterti la tolleranza zero con chi e’ stato spogliato dei suoi diritti, privato di ogni statuto politico e di ogni prerogativa fino a ridurlo a non-cittadino, come non-cittadini sono gli immigrati contro cui si esercitano le politiche di tolleranza zero.
I violenti degli stadi che, spesso nelle loro periferie vivono la stessa condizione di denizens degli immigrati, diventati “tifosi” e “massa” recuperano uno status – addirittura una dignita’, quasi un diritto di cittadinanza – perche’ fanno parte dello spettacolo e lo spettacolo, con i tempi che corrono, ha sempre una positivita’ impetuosa, indiscutibile, intoccabile. E’ lo spettacolo cui partecipano a restituire ai violenti diritti, voce, un linguaggio, uno spazio, un potere, un’illusione, l’impunita’. Impunita’ che non avrebbero se, fuori dello spettacolo, scatenassero la loro collera sociale (nello spettacolo, i gesti dello spettatore “non sono piu’ i suoi, ma di un altro che glieli rappresenta”).
E’ dunque il potere dispotico dello spettacolo a rendere immuni gli ultras perche’ e’ lo spettacolo che li tiene lontani dal conflitto sociale, e un prezzo bisognera’ pur pagarlo per quel beneficio. Forse accade addirittura di piu’. Nei riti di guerra simulata, le tifoserie violente interpretano con la tribalizzazione dell’identita’, l’occupazione di uno spazio territoriale, il radicamento delle appartenenze, l’evocazione di simboli e slogan politici e della coppia amico/nemico, una tendenza sociale piu’ che condivisa; una vocazione condotta fino al limite della patologia che non si vuole o puo’ condividere, ma nemmeno smentire al di la’ di una condanna di circostanza. Che, con il nuovo giorno, si puo’ lasciare cadere da qualche parte per ricominciare ancora una volta daccapo. Non e’ accaduto questo finora? E non e’ questo che ancora accadra’?
..
Mariapia manda
Questa lettera a Galimberti era su “la Repubblica delle donne, supplemento di Repubblica

Rappresentanza politica e spaesamento

Ho 58 anni. Ho lavorato dai 15 ai 55 per 8 ore quotidiane a cui non potevi sfuggire, per desiderio di indipendenza economica e altro ancora. E oggi sono qui non sapendo se mi sia arresa all’evidenza. Che non sono solo i risultati elettorali vomitevoli (per me) nel nostro Paese. C’e’ dell’altro. Dal “fronte” sfilacciato di cui mi sento parte ricevo e-mail, interventi e riflessioni da parte di compagni, amici, che per fortuna non vogliono arrendersi. E resto li’ come una scema e non mi sento piu’ neppure amareggiata ma solo stanca, stufa, delusa e fuori dal tempo. Non e’ antipolitica questo mio status e nemmeno depressione; e’ che quando guardo fuori non trovo piu’ la Storia. La nostra Storia. Guardando fuori vedo precari giovani e anche attempati, vedo morti sul lavoro. Queste due cose non sono litanie della mia generazione ma e’ la realta’ che rende non credibile la nostra Costituzione. Guardando fuori vedo quasi sparito il senso civico che e’ la prima forma di convivenza e rispetto altrui. Guardando fuori poi c’e’ la Tv, trombone onnipresente, arena di vuoto. Quel vuoto che poi viviamo come in un teatro dell’assurdo. Ed e’ con questo vuoto che si fa il pieno di voti. Si vive di fretta e frastornati da un tipo di vita e di valori che non sono quelli che desideravo per il bene del mio Paese. Tutti corrono sempre anche quando vanno a yoga o a ginnastica a botulino o silicone; i vecchietti sono li’ con le loro badanti e una manciata di pastiglie; guidando l’auto si telefona e si mangia. Qualche volta resta steso il pedone. Sui mezzi pubblici facce immusonite, ogni tanto sale qualcuno che ha fatto il salto nella follia e ogni poco sale chi si mette a suonare e cantare per una moneta. Dovrebbe fare allegria ma anche io mi innervosisco. I bambini corrono anche loro, impegnatissimi in mille attivita’ e anche loro mangiano. Pare un mondo sempre affamato ma che mangia panini, salatini, aperitivi, goloserie frettolose. Poi si va dal dietologo, ci vanno tutti ormai, dopo aver mangiato tanto. E si va anche dallo psicologo perche’ quel rapporto con se stessi, sano, non avvitante, non ossessivo, fa paura. Eppure a me pare ancora una via, la strada, maggiormente curativa di altri sistemi, per poter essere soggetti della societa’ e non oggetti, numeri. Non crede? A volte, stremati e demotivati o annoiati, dipende, si infila la via della malattia, ahime’ vera o per fortuna presunta, psicosomatica. Lo svilimento e’ arrivato sin qui; ed essere troppo scettici o polemici e’ un rischio. Così come e’ un rischio lasciarsene irretire, e’ un labirinto in cui ti puoi perdere. Ecco, vivo tutto (e lo è) come contraddizione. Mi sento presa in giro e non so da chi. Sento stress attorno a me e una grande solitudine, che non ha niente a che vedere con la “beata solitudo” capacita’ positiva e costruttiva del nostro esistere. Soli siamo nati e soli moriremo, no? Sara’ una tappa della vita? Oppure e’ un disagio piu’ comune di quanto si possa immaginare? Grazie per avermi letto e per molto altro. Silvia Rizzi
silvia.rizzi@gmail.com
..
Günther Anders:
Noi siamo tornati a essere quello che siamo sempre stati, fino all’intermezzo che si e’ protratto per alcuni millenni: esseri astorici“.

Risponde Umberto Galimberti
Non pensiamo mai agli effetti esistenziali che può produrre la scomparsa di una rappresentanza politica, al senso di spaesamento che sconcerta gli individui, fino a dar loro l’impressione di essere fuori dalla storia o di essere appartenuti a una storia ormai fuori corso, nonostante che i valori rivendicati e testimoniati nella loro biografia appaiono a essi ancora validi, anzi fattori essenziali per una societa’ in cui riconoscersi. Per molti la politica non riveste alcun interesse, per altri ha i tratti di una partita di calcio dove chi vince si esalta e chi perde per qualche giorno si deprime, ma ci sono anche persone che, non vedendo i valori per cui sono vissuti rappresentati da nessuno, avvertono una sorta di esclusione sociale, assaporando fino in fondo l’impotenza del singolo a cambiare una societa’ che si muove non in un’altra direzione, ma in nessuna direzione, mentre il vuoto d’orizzonte e’ riempito da un appiattimento su un presente momentaneamente saturato da gratificazioni consumistiche e da competizioni individuali sui posti di lavoro dove si e’ persa ogni traccia di solidarieta’. Confrontandosi con gli altri, queste persone appaiono ingenue, i loro valori illusioni tramontate, l’immagine che a loro ritorna e’ quella di chi si e’ ingannato per una vita e ancora non ha capito che la solidarieta’ e l’aiuto reciproco sono le virtu’ dei deboli o comunque di chi non ha la forza di affermarsi sugli altri. Le idee per cui queste persone sono vissute vengono confinate nelle “ideologie” e la loro storia relegata nella “storia del secolo scorso”. In questo modo si sentono “vecchi” se non addirittura fuori dalla storia. La loro depressione non e’ esistenziale, ma l’effetto di una crisi culturale. E siccome non riescono ad aggrapparsi alla gioia diffusa dalla pubblicita’ televisiva, guardano al futuro senza speranza, in una sorta di resa, perche’ le loro idee e i loro valori a livello politico non li rappresenta piu’ nessuno. Ma grazie a Dio non possono cambiare idee se non sconfessando la loro biografia. E c’e’ solo da sperare che questa loro ostinazione possa essere raccolta da qualche istanza politica capace di dire ancora e nonostante tutto che una societa’ non ha futuro a colpi di sfrenato individualismo e indifferenza per chiunque ci passi accanto piu’ debole o piu’ sfortunato di noi.
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http://www.masadaweb.org

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