
Il fallimento Alitalia – Il fallimento umanita’ – Il fallimento scuola – Il fallimento calcio – Il fallimento America
Giornalismo e’ diffondere cio’ che qualcuno non vuole si sappia; il resto e’ propaganda. Il suo compito e’ additare cio’ che e’ nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.
(Horacio Verbitsky)
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Jada e Joy sinti, carbonizzati
Doriana Goracci
A Legnaro, in provincia di Padova dal 30 agosto al 9 settembre 2008 si tiene la 130a sagra paesana edizione 2008 con corteo storico d’apertura, il palio delle contrade e sue regole per lo svolgimento, sul sito del comune, per chi volesse partecipare e sapere a quale contrada appartiene, ci sono dei numeri da chiamare. A quale contrada saranno appartenuti, la ragazza di 16 anni e il suo fidanzato di 19, morti bruciati nel rogo della loro giostra?
La notizia e’ di oggi, c’e’ chi conclude che “Il rogo non avrebbe avuto origine dolosa” o che “una volta estinte la fiamme, i Vigili del Fuoco si sono accorti dei corpi di due ragazzi rimasti intrappolati nell’attrazione” oppure si inizia con “un incendio di probabile origine dolosa ha distrutto un capannone della fiera cittadina”, e infine dando il tutto per scontato e scrivendo un appello: “Inquirenti indaghino su attentato razzista”. Stavolta nessuno, dico nessuno nelle prime agenzie stampa, parla della loro nazionalita’, del fatto che sono giovanissimi e coppia, che lavorano entrambi per la stessa comunita’ in cui vivono, che dico… vivevano. Alcuni azzardano che si erano appartati. Riassumendo le notizie e’ accaduto che a Legnaro, nel padovano, alle 3,30 del 2 settembre, nell’area dove si svolge la tradizionale festa del paese, si sono levate fiamme altissime da un capannone adibito anche a giostra,’Alladin Labyrinth’, ed è stato dato l’allarme. Nel rogo sono morti anche due giovanissimi fidanzati, entrambi giostrai e Sinti: lei aveva 16 anni e lui 19 e hanno un nome: Giada Dalla santa Casa e Joy Torrinunti. Il sindaco della citta’, Giovanni Bettini, e qui nuovamente cito: “non si sbilancia ma ammette che l’incendio potrebbe avere origine dolosa. Il sospetto e’ che si tratti di un regolamento di conti tra famiglie di nomadi giostrai per motivi ancora sconosciuti. Escludo nel modo piu’ assoluto che si tratti di un’aggressione a sfondo razzista. Qui la citta’ non c’entra nulla. Si tratta di problemi tra famiglie di giostrai. Nei giorni scorsi avevamo sentito di dissapori tra di loro, ma si tratta di ipotesi tutte da provare”.
Di diverso parere, Il Gruppo EveryOne e altre associazioni che tutelano i diritti dei Rom e dei Sinti, e che hanno più volte lanciato l’allarme-razzismo nel Padovano, dove l’intolleranza raggiunge punte gravissime: “Riteniamo che ci siano tutte le basi per vagliare attentamente l’ipotesi di un attentato a sfondo razzista, indirizzando le indagini in tal senso. E’ assurdo pensare che i Sinti, giostrai o meno, regolino i propri diverbi con un efferato omicidio, che nelle loro comunità è considerato come il reato più grave in assoluto, per il quale i responsabili sarebbero immediatamente messi al bando”.
Ho appurato che la maggioranza dell’amministrazione comunale alle ultime elezioni si è formata con i ‘moderati’ e il solo consigliere Stefanino Criconia della Lega Nord Liga Veneta, seppure in minoranza e’ l’unico in tutte e quattro le commissioni. Forse a lui bisognerebbe rivolgere la domanda: quale cura e attenzione, in tempi cosi’ drammatici, viene utilizzata in seconda commissione, quella che si occupa di attivita’ culturali, sportive, socio assistenziali?
Rimane una scritta su un muro “Brucia il rom” lasciata lo scorso 30 agosto da un gruppo razzista locale nel territorio di Vigodarzere, un comune limitrofo del padovano, dopo aver incendiato una baracca sull’argine del Brenta.
C’e’ poco da sottovalutare, resta la cenere.
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Ci pisciano addosso e ci dicono che piove
Marco Travaglio
La notizia di oggi e’ che l’operazione Alitalia e’ un grandissimo successo per il governo. Chi l’ha detto? Il presidente del Consiglio Silvio B che si loda e si imbroda da solo, anche perche’ dagli esperti ha ricevuto soltanto pernacchie e critiche, per non parlare della stampa e di tutti gli operatori internazionali che si misurano sul libero mercato e non sull’italietta autarchica che sta ritornando insieme ai rigurgiti di fascismo giustamente denunciati da Famiglia Cristiana. Non si capisce bene che cosa stia festeggiando questo signore visto che negli ultimi 15 anni e’ stato Presidente del Consiglio per circa 7, cioe’ la meta’: in questi quindici anni, Alitalia ha perso 15 miliardi di euro di soldi nostri, quindi la meta’ dei soldi persi e’ colpa sua, dei suoi governi, e l’altra meta’ e’ colpa dei governi di csx perche’ la politica ha sempre tenuto le mani su Alitalia e, come vedremo, continuera’ a tenercele anche dopo averla fatta fallire innumerevoli volte.
Prodi e Padoa Schioppa, una delle poche cose buone fatte dal governo di csx, avevano trovato la quadra: erano riusciti a convincere AirFrance a rilevare tutto. Il che avrebbe comportato niente fallimento, niente ricorso alla legge Marzano sulle aziende decotte, nascita di un polo europeo molto grosso, avrebbe compreso AirFrance, KLM e Alitalia, che si sarebbe potuto misurare sui mercati internazionali dove ormai le compagnie aeree sono grandi, consorziate, fondate su alleanze tra piu’ Paesi.
Ce la saremmo cava con 2150 esuberi: questo era il piano che era stato presentato da Messieur Spinetta, e cosi’ sarebbe stato se si fosse chiusa la trattativa con i francesi subito, all’inizio della primavera, mentre adesso ne avremo 6-7000, di esuberi, cioe’ il triplo. L’AirFrance avrebbe pagato un miliardo e settecento milioni per comprarsi le azioni dell’Alitalia e avrebbe investito 750 milioni, in pratica avrebbe sborsato e ci sarebbero arrivati dalla Francia la bellezza di due miliardi e seicento milioni. Ora vedremo che, invece, quei soldi glieli diamo noi. Non solo non li incassiamo, ma li perdiamo. In piu’ sarebbe stata salvata e ristrutturata Malpensa e sarebbe stato potenziato l’aeroporto di Fiumicino. Questo, in sintesi, era cio’ che era stato concordato tra il governo Prodi e l’AirFrance e che e’ saltato perche’ sono arrivati B e suoi lanzichenecchi e perche’ i sindacati, completamente accecati dal breve periodo, non hanno saputo scegliere tra un piccolo sacrificio oggi e un enorme dissanguamento domani.
Questi nuovo piano Fenice, che pare l’araba Fenice che risorge dalle sue ceneri, e’ una truffa: sono abilissimi a chiamare le cose con un nome diverso da quello reale per nascondere la realta’.
L’Alitalia viene divisa in due societa’.
La Bad Company, la discarica, rimane a noi, allo Stato, con tutti i debiti. E’ una societa’ che contiene debiti.
La Good Company, invece, e’ quella meravigliosa, profumata, balsamica. Quella va ai privati, 16, scelti privatamente con trattativa privata da B e dai suoi uomini, che hanno ottime armi per chiedere piccoli favori agli imprenditori in vista di restituirli in grande stile, come vedremo, con vari conflitti di interessi.
Quindi noi ci teniamo i debiti e quel poco che vale di Alitalia lo regaliamo ai privati che fanno anche la figura dei salvatori della Patria.
La Bad Company, affidata a uno che si chiama Fantozzi, e’ dunque piena di buchi e li ripianeremo noi. I conti pubblici verranno ulteriormente sfasciati, saranno piu’ in rosso che mai e noi pagheremo progressivamente una “tassa Alitalia” anche se non la chiameranno cosi’, ce la nasconderanno sotto qualche voce strana. Anche perche’ Alitalia viene incorporata ad AirOne che a sua volta e’ piena di buchi. Oltre a non incassare, spenderemo, probabilmente, intorno al miliardo di euro – 1/3 dei tagli alla scuola decisi da questo governo – e in piu’ avremo 6-7000 persone per la strada che verranno messe in cassa integrazione a zero ore, avranno vari scivoli, ovviamente pagati con la cassa integrazione sempre con soldi nostri, e alla fine qualcuno verra’ licenziato e – questi sono liberisti – vogliono infilare del personale in esubero nelle Poste.
Un mese fa ci avevano detto che le Poste sono sovradimensionate e devono ridurre il personale, adesso ci raccontano che il personale delle Poste aumentera’ perche’ arriveranno gli steward, le hostess, forse qualche pilota. Verranno travestiti da postini cosi’ risolveremo il problema. Naturalmente pagheremo noi.
La Good Company, quella buona che viene regalata ai privati nell’ambito della famosa usanza tutta italiana di privatizzare gli utili e statalizzare le perdite, e’ formata da 16 grandi e lungimiranti capitani coraggiosi che, tutti insieme, sono riusciti a mettere da parte la miseria di un miliardo di euro; che non basta, naturalmente, a rilanciare Alitalia.
Basti pensare che il prestito ponte, fatto ad aprile dal governo Prodi morente su richiesta del nascente governo B, era di 300 milioni e l’Alitalia in 3 mesi se li e’ mangiati. Dove prenderanno questi soldi? Mica li tirano fuori dalle loro tasche: in gran parte arriveranno dalle banche che sono molto coinvolte, come vedremo, in questa cordata. Taglieranno tutto il tagliabile, ridurranno le rotte internazionali, squalificheranno ulteriormente Fiumicino, Malpensa restera’ al palo con Bossi, la Moratti e Formigoni che ululeranno alla Luna: mentre prima se la prendevano col governo di csx adesso gli sara’ un po’ piu’ difficile prendersela con il loro. In compenso abbiamo una caterva, un groviglio, una giungla di conflitti di interessi perche’ non c’e’ solo quello di B.
Il conflitto di interessi, non risolto da nessuno quando ce l’aveva soltanto lui, adesso e’ diventato un’epidemia e ce l’hanno in tanti.
1° conflitto di interessi: abbiamo Carlo Toto, proprietario dell’AirOne, che con 450 milioni di debiti riesce a piazzare il colpo della vita. L’AirOne viene incorporata all’Alitalia, intanto il nipote Daniele e’ stato candidato ed eletto nel Pdl. E’ li a vigilare, evidentemente. Abbiamo tre soggetti che sono impegnati in opere pubbliche e sono addirittura pubblici concessionari dello Stato. Lo Stato, in questo conflitto di interessi, li ha convocati facendogli sapere che era bene per loro se aderivano all’appello del Presidente del Consiglio. Sono Salvatore Ligresti, noto immobiliarista, assicuratore, palazzinaro, pregiudicato per Tangentopoli. Marcellino Gavio, un altro che ai tempi di Di Pietro entrava e usciva dalla galera. L’ottimo Marco Tronchetti Provera che dopo aver ridotto come ha ridotto la Telecom e’ anche lui nel settore immobiliare. In piu’ abbiamo la famiglia Benetton, l’apoteosi del conflitto di interessi perche’ e’ pubblico concessionario per le Autostrade, e’ gestore, dopo averlo costruito, dell’aeroporto di Fiumicino, e in futuro sara’ uno dei proprietari di Alitalia. Come gestore di Fiumicino decidera’ lui quali tariffe far pagare all’Alitalia per usare Fiumicino. Tutto in famiglia.
Gli immobiliaristi di cui sopra, e di cui anche sotto come vedremo, sono tutti molto interessati a una colata di miliardi che sta arrivando su Milano e la Lombardia per l’Expo. L’Expo prevedere 16 miliardi freschi per pagare nuove infrastrutture, costruzioni, palazzi, due autostrade, due metropolitane, una tangenziale, una stazione, ferrovie, ecc… indovinate chi si accaparrera’ questi lavori? Esattamente coloro che hanno fatto i bravi e hanno accolto l’appello del governo.
Poi abbiamo Francesco Bellavista Caltagirone che con l’ATA ha delle mire su Linate. Abbiamo Emilio Riva, un acciaiere eccezionale supporter di B. E abbiamo l’ottima famiglia Marcegaglia: non solo c’e’ la Emma, che e’ un’ottima valletta di B, che cinge con il suo braccio nelle riunioni di Confindustria come se fosse una Carfagna o una Brambilla qualsiasi, ma abbiamo anche la sua famiglia, il gruppo imprenditoriale Marcegaglia, famoso per condanne e patteggiamenti assortiti da parte del padre e del fratello della signora. Che e’ presidente di Confindustria, tra l’altro, e quindi tratta per conto di tutti gli industriali con il governo e privatamente si e’ infilata in questa meravigliosa avventura.
Abbiamo la banca Intesta dell’ottimo banchiere Passera, banchiere di csx che si e’ messo subito a vento, e che fungera’ con il conflitto di interessi: prima ha fatto l’advisor per trovare la soluzione per Alitalia e poi e’ entrata nella compagine azionaria della nuova Alitalia, la Good Company.
Abbiamo i fratelli Fratini che sono, anche loro, immobiliaristi toscani, magari interessati a mettere un piedino a Milano in occasione dell’Expo, per prendere la loro fettina di torta.
Abbiamo un certo Davide Maccagnani che e’ molto interessante: Alberto Statera su Repubblica ha raccontato chi e’, uno che produceva missili per testate nucleari e adesso si e’ riconvertito all’immobiliare. Si presume che avra’ anche lui le sue contropartite sotto forma di terreni.
In realta’ gli interessi stanno a terra anche se Alitalia dovrebbe volare.
Poi, dulcis in fundo, il presidente dei 16 campioni del Tricolore, che e’ Roberto Colaninno, che gia’ ha dei meriti storici per avere riempito di debiti, comprandola a debito, la Telecom ai tempi della Merchant Bank D’Alema & C. a Palazzo Chigi, e adesso si propone anche lui per il suo bel conflitto di interessi familiare in quanto suo figlio, Matteo, e’ ministro ombra dell’industria del Pd. Cosi’ ombra che non ha praticamente proferito verbo di fronte a questo scandalo nazionale perche’ prima era contrario, naturalmente alla soluzione B, poi e’ arrivato papa’. Come si dice “i figli so’ piezz ‘e core”, ma pure i padri! Ha detto “sono un po’ in imbarazzo”, poi il giorno dopo ha detto “no, non sono per niente in imbarazzo”. Insomma, non ha detto niente e soprattutto continua a rimanere ministro molto ombra, diciamo ministro fantasma, dell’industria del Pd.
Fatto interessante: qualche anno fa furono condannati in 1°grado per bancarotta nel crack del Bagaglino Italcase, una brutta e sporca faccenda immobiliare, alcuni big dell’industria e della finanzia italiana come il banchiere Geronzi, Marcegaglia papa’ – il papa’ della valletta – e Colaninno Roberto – papa’ del ministro fantasma. Bene, tutti e tre a vario titolo sono impegnati, dopo la condanna in 1° grado, in questa meravigliosa avventura, perche’ anche Mediobanca si sia mossa dietro le quinte poiche’ Geronzi sta per diventare il padrone unico della finanza italiana eliminando anche quei pochi controlli che venivano dalla gestione duale della banca che fu di Cuccia. Insomma, questo e’ il quadro. E’ interessante perche’ probabilmente sono state violate una mezza dozzina di leggi, d’altra parte non ci sarebbe B se fossimo tutti in regola con la legge.
Intanto la legge del mercato: vengono addirittura sospese le regole dell’Antitrust e i poteri del garante dell’antitrust perche’ bisogna dare tempo di consumare tutti questi conflitti di interessi e queste occupazioni del libero mercato. Intanto, il matrimonio Alitalia-AirOne che sgomina qualsiasi concorrenza in Italia soprattutto sulla tratta Milano-Roma. Sara’ gestita in monopolio da questa nuova Good Company dove c’e’ dentro Toto e l’Alitalia. Non ci sara’ concorrenza, non si potrebbe e allora si sospendono le regole. Che sara’ mai, una piu’ una meno… un piccolo lodo Alfano per la nuova Alitalia non si nega a nessuno. La concorrenza va a farsi benedire: i prezzi quindi li fissera’ il monopolista quindi non ci sara’ possibilita’ di gare al ribasso.
La condizione che ci era stata imposta dalla Commissione europea, dal governo europeo, per autorizzare il famoso prestito ponte che ha consentito all’Alitalia di fumarsi quegli ultimi tre00 milioni di euro, era che l’Alitalia per un anno non si espandesse, restasse esattamente cosi’ com’era. Con questo accordo viene violata quella condizione perche’ Alitalia si mangia AirOne e quindi si espande, altroche’! Ben prima di quell’anno che era stato imposto dalla Commissione europea che quindi, se le parole e gli accordi hanno ancora un senso, dovrebbe condannarci e vietarci questa operazione.
In piu’ viene cambiata un’altra legge Italia, la legge Marzano sulle imprese decotte, che dovra’ essere modificata perche’ questi capitani coraggiosi mica entrano in Alitalia rischiand qualcosa: non rischiano niente! Vogliono mettersi preventivamente al riparo dal rischio che qualche creditore o dipendente della vecchia Alitalia si rivalga sulla nuova, cioe’ chieda loro di sobbarcarsi qualche rischio. Verranno tutelati in tutto e per tutto, saranno inattaccabili, anche loro anche uno scudo spaziale, il loro piccolo Lodo Alfano per cui se qualcuno gli chiede qualcosa fanno finta di niente, dicono “io non so chi sei, mi trovo qua per caso”. Nessun rischio di revocatoria o di rivalsa da parte dei creditori e dipendenti. E dove andranno a rivalersi? Naturalmente dalla Bad Company, quella decotta, quella nostra, dello Stato: pagheremo tutto noi. Per cambiare gli ammortizzatori sociali, altra deroga alla legge Marzano perche’ ci sara’ bisogno di risorse per queste 6-7000 persone che finiranno per la strada o alle Poste, come ci e’ stato raccontato spiritosamente, in quanto non siamo attrezzati per far fronte a questa fiumana di lavoratori in uscita. In piu’, il governo promette di detassare le aziende che assumono ex dipendenti dell’Alitalia. E’ un’altra cosa spettacolare: l’Italia e’ piena di aziende decotte, di gente che finisce per la strada: quei lavoratori li’ si fottono, mentre gli ex-lavoratori Alitalia avranno il privilegio di poter andare da alcune aziende che se li assumeranno avranno riduzioni fiscali. Cosi’: cittadini di serie A e cittadini di serie B.
L’Europa ci tiene d’occhio anche perche’ il prestito ponte aveva anche escluso che per un anno la societa’ Alitalia venisse messa in liquidazione in regime concordatario. L’Alitalia aveva dunque garantito di pagare tutti i creditori. Adesso, se la nuova societa’ non li paga, quelli si rivalgono ma non solo. La Good Company dovra’ comprarsi tutti gli aerei e gli slot dalla Bad Company – l’attuale Alitalia moribonda – e rifare tutti i contratti dei dipendenti o almeno di quelli che terra’ con se’. Quanto paghera’ tutti questi beni la Good alla Bad? Se li pagassero per quello che valgono sulla carta, la vecchia Alitalia probabilmente avrebbe i soldi per onorare i suoi debiti, circa 2-2.5 miliardi di euro. Naturalmente, visto l’aria che tira, se i nuovi proprietari tirano fuori un miliardo di euro per comprare quella roba e’ gia’ tanto. Quindi, la vecchia Alitalia rimarra’ in profondo rosso, non avra’ i soldi per pagare i creditori, e i creditori da chi andranno? Non potendo andare dalla Good che e’ immunizzata andranno dal governo che dovra’ tirare fuori i soldi. A questo punto ci arriva addosso l’Europa perche’ se lo Stato paga i debiti di un’azienda si configura come aiuto di Stato. Questo e’ vietato perche’, altrimenti, tutte le altre aziende d’europa si incazzano e dicono “perche’ noi dobbiamo andare avanti con le nostre gambe e se non ce la facciamo falliamo mentre in Italia lo Stato interviene a rabboccare quando i conti delle sue societa’ sono in rosso?”. Ci arrivera’ addosso una procedura di infrazione, con condanna, con multa che aggravera’ ancora la spesa di questa operazione folle e faraonica. In piu’, la nuova Alitalia, dato che sara’ l’unico soggetto solvibile dovra’ sobbarcarsi, allora si’, tutti i debiti che lo Stato non poteva pagare. Dovra’ pagare tutti i creditori e rimborsare quei trecento milioni di prestito ponte allo Stato, visto che la Bad Company e’ dello Stato. Lo Stato non puo’ restituirsi i soldi da solo, sarebbe una partita di giro.
Come avete visto B ha risolto brillantemente anche l’emergenza Alitalia con lo stesso sistema con cui dice di aver risolto l’emergenza monnezza a Napoli: nascondendo il pattume sotto il tappeto. Che succedera’ in futuro? Questi 16 capitani coraggiosi devono rimanere fermi per 5 anni. Dopo 5 anni possono rivendere le loro quote della Good Company. Secondo voi che cosa fanno? Sono 16 soggetti nessuno dei quali ha il minimo interesse e il minimo background per occuparsi di voli. Non gliene frega niente dell’Alitalia, gliene importa in virtu’ delle contropartite. Prenderanno le loro quote e le venderanno a quello che sta per diventare il partner industriale, quello che sa come si fa a volare, che sara’ AirFrance se vincera’ Tremonti o Lufthansa se vincera’ Gianni Letta che ha gestito questa operazione. Entro il 2003 questi possono rivendere. E che faranno? Svenderanno, come si sa, ai francesi o ai tedeschi, cosi’ i francesi dell’AirFrance si prenderanno la compagnia italiana, che diventera’ compagnia francese – non ci sara’ piu’ nessuna bandierina da nessuna parte, e’ tutto finto che questa sia una cordata italiana – a condizioni migliori di quanto se l’avrebbero presa se si fosse dato retta a Prodi e Padoa Schioppa. Pagheranno 4 lire invece che due miliardi e seicento milioni che si erano impegnati a pagare. La prenderanno anche molto piu’ snella perche’ non ci saranno piu’ i dipendenti in esubero e i debiti da cui li avremo liberati a spese nostre. Questa si’ e’ la svendita di Alitalia ai francesi e agli stranieri, mentre quella di Prodi non lo era. Avremo cosi’ una compagnia francese che si chiamera’ Alitalia e che probabilmente raschiera’ via molto presto il simbolino dalle ali degli aerei.
Ci resta comunque una consolazione in tutto questo: in questi 5 anni potranno continuare a fare il bello e il cattivo tempo in Alitalia: potranno continuare a metterci il naso, avendo portato loro questi imprenditori. Faranno fare a questi imprenditori piu’ o meno quello che vorranno, sono tutti imprenditori assistiti o amici dei politici, nel solco di quella tradizione per la quale Alitalia e’ sempre rimasta in rosso: che la gestivano con criteri politici e non manageriali.
Pensate soltanto che un mese fa il governo B ha stanziato un milione di euro per ripristinare l’imprescindibile volo Roma-Albenga tanto caro al ministro Scajola che sta a tre km da Albenga, cioe’ Imperia, e ci tiene ad atterrare con l’aereo nel cortile di casa. E’ meglio che rimanga ancora un po’ in mani italiane perche’ la gestiscono cosi’, un po’ come il vecchio ministro Nicolazzi gestiva le Autostrade e si faceva fare lo svincolo a Gattico, proprio sotto casa sua, nella famosa autostrada Roma-Gattico.
Ci resta un’altra consolazione, cioe’ il fatto che ritorna il comunismo: B che convoca imprenditori, cambia leggi, organizza cordate, il governo che dirige gli affari dell’impresa privata, sistema debiti, sposta dipendenti, fa piani quinquennali, ecc. ricorda tanto la grande Unione Sovietica di Stalin, di Breznev, di Cernienko. Il modello Putin sta entrando in Italia e sta tornando il dirigismo, la pianificazione sovietica. Il Cavaliere, che non sa e non ha mai saputo cosa sia il libero mercato, ripristina, se Dio vuole, l’industria di Stato. L’ultimo vero comunista e’ lui. Passate parola.”
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Ma perche’?
Pegaso bloggher di di pietro
Ma perche’ quando a vendere Alitalia era Prodi tutti a sbraitare ora e’ tutto OK. tre spunti:
1) esuberi tutti i sindacati a gridare allo scandalo ora, con molti piu’ esuberi …. silenzio su tutto.
2) chiusura hub di milano. Bossi pronto a tirare fuori i fucili ….. adesso chiudono entrambi gli hub Lega… non pervenuta.
tre) perdite. air france si accollava tutto ma non e’ una ditta italiana. Ora debiti allo stato Italiano, nuova compagnia libera da ogni fardello ed air france pronta a rientrare senza i pesanti debiti. E i bananas ad esultare.
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Il fallimento Alitalia
Alberto Albertini
Mi trovo seriamente imbarazzato di fronte all’informazione. I titoli, quelli di prima pagina, quelli che lasciano l’imprinting nel lettore frettoloso, parlano di salvataggio dell’ALITALIA. Ad aver cura di spulciare gli articoli le notizie e i commenti interni, appare evidente che non si tratta di un salvataggio bensi’ di un fallimento a tutti gli effetti, seppur atipico, nel senso non soggetto a rispettare le regole.
Se ho capito bene, sono cosi’ facile a sbagliarmi, verra’ costituita una societa’ ex novo, cioe’ che non ha nulla a che vedere o spartire con Alitalia e nemmeno Air One, salvo appropriarsi del nome, delle rotte, dei clienti. Il capitale, presumo, non sara’ costituito da banconote versate di tasca propria dai soci nella cassa, ma da titoli di vario valore o valore variabile e finanziamenti bancari (Intesa ha promesso il 10% ). Con questi finanziamenti la societa’ potra’ acquistare i velivoli dove trovera’ la migliore offerta che casualmente sara’ quella di Alitalia in “liquidazione”. Quanto versera’ questa societa’ per rilevare il materiale di proprio interesse, sia a pezzi o riunito nella cosiddetta “buona societa’”, non si sa ancora. Per giunta verra’ consentito un ingresso di minoranza a societa’ concorrenti.
Mi sembra l’aspetto piu’ interessante, se non preoccupante, perche’, se nella prima trattativa Air France doveva investire grosse cifre e quindi sarebbe stata interessata e costretta a far fruttare l’investimento, ora, senza sacrifici, Air France o altri, potranno intervenire negli affari della nuova compagnia, venire a conoscenza delle strategie e porre quindi in atto le competizioni adeguate. Inoltre era l’unica company a versare liquidita’ allo stato ( comprava le azioni, sia pure svalutandole ) ed alleggerire effettivamente i debito.
Per quanto riguarda la “cattiva societa’”, essa si trovera’ a carico tutti debiti, gli esuberi e gli azionisti. La clausola che il rilevatore della societa’ avrebbe dovuto farsi carico anche dei debiti, in questo caso e’ scavalcata a pie’ pari perche’ non risulta rilevata la societa’ in fallimento e nemmeno quella buona. Si parla di un miliardo e 100 di debiti, esclusi i tre00 milioni che i contribuenti hanno gia’ pagato ( il finto prestito ). Quanto valutiamo il costo di 5-7 mila esuberi per 5-7 anni? Quanto verra’ rimborsato ai piccoli investitori ( e ai grandi, cioe’ lo stato? Si da’ per scontato che perde tutto?) e a quale quotazione di mercato?
Usare il fondo frodi fiscali, significa ammettere che di questo nella sostanza si tratta e comunque implica depauperare il fondo che deve far fronte alle frodi che non siano di stato e comunque pagato dai contribuenti. Cosa che richiama ancora il problema delle possibili perdite della nuova gestione: saranno le banche a rimetterci, cioe’, noi. Chi rischia?
Parallelamente al piano di salvataggio doveva essere commissionato anche il piano di fallimento. Chi lo vuol fare? I termini ci sono.
Ora, i quotidiani che vivono dei proventi della vendita ai loro lettori, che titoli di prima pagina vorranno dare all’operazione per essere coerenti con il loro interesse?
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Una scuola a perdere
gb bloggher di Di Pietro
Secondo me lo scopo di B non e’ riformare ma affondare una volta per tutte la scuola pubblica, offrendo infine un servizio piu’ scadente e a costi piu’ alti rispetto a oggi, come vuole l’ideologia di questa gente. Per gli amici degli amici e l’Alitalia il governo e’ stato interventista a livelli sovietici, ma sulla scuola e sulla sanita’ (per la seconda hanno proprio abolito il ministero), saranno di sicuro iperliberisti. Del resto presto le scuole diventeranno fondazioni private, la svolta e’ alle porte. Avremo una scuola pubblica scadente per gente normale e gli immigrati, dove magari insegneranno il Lombardo e il Veneto, e una scuola privata di qualita’ per ricconi che servira’ a rendere il piu’ possibile perpetua la societa’ divisa in Caste (e pure li’ insegneranno Storia, Lingua e tradizioni venete, lombarde ecc.). Per effettuare questa lucida demolizione della scuola pubblica non serve una persona preparata, per gli scopi distruttivi di B quell’incompetente della Gelmini e’ piu’ che sufficiente, come lo fu la Moratti l’altra volta. Probabilmente chi decide sono consiglieri o consulenti della Ministra, lei fa la valletta e dice cosa succedera’. In piu’ non ci scordiamo dei Ciellini, che come sempre sono belli pronti a buttarsi sull’affare delle scuole private, su cui sono gia’ fortissimi. Come per tutti gli altri campi, non si vede cosa possa fermare B questa volta, se non un’opposizione tosta. Altro che dialogo.
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Ali’ Baba’ e i 16 ladroni
Da Luigi bloggher di di Pietro
ILNUOVOGIORNALEDI M C E
Il giornale che parla dei diritti della gente e che da voce a chi voce non ha
“E’ mai possibile che in questo Paese riappaiono sempre i soliti furbetti di quartiere? Abbiamo visto Alimont; Cirio; Parmalat; scalate bancarie; bond argentini etc. etc., ora si inserira’ anche Alitalia? “
I contribuenti italiani hanno il diritto di sapere la verita’.
Descrizione storica di alcuni nomi della cordata Alitalia gia’ noti.
La cordata preannunciata da B in campagna elettorale dopo tanti mesi e’ finalmente realta’.
Voglio segnalare, affinche’ tutti li conoscano, un breve profilo di alcuni tra i “capitani coraggiosi” che piloteranno Alitalia fuori della crisi.
Roberto Colaninno
Da manager diventa imprenditore senza capitali. Conquista Telecom facendo debiti. Insieme a Gnutti e Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. Hopa (controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura societa’ con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 1tre,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano telecom detendone solo il 1,5%. C’e’ il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie risriservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia la Consob non ha accertato). Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”. Telecom viene gestita cosi’ bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della societa’. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per conflitto d’interessi.
Marco Tronchetti Provera
Subentra a Colaninno e lascia nel 2006 dopo aver causato danni disastrosi alla societa’ (il titolo crolla) ed ai piccoli azionisti. Certo anche lui come azionista ci rimette (circa 100 milioni di euro), ma ne incassa 295, tra stipendi e stock options.
Carlo Toto
Parte dall’azienda di famiglia, la Toto costruzioni, che sotto la sua guida di Carlo negli anni ‘60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto e’ di casa all’Anas e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L’accusa per falso riguarda l’appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Patteggia 11 mesi di condanna per le mazzette pagate per l’appalto di un mega-parcheggioNel giugno ‘94 compro’ il suo primo Boeing a un fallimento per quattro milioni di dollari. Anche grazie a quel Boeing, che poi fu rimesso a nuovo dalle officine Lufthansa, Toto fini’ per firmare un preziosissimo accordo di partnership – era il 2000 – con la compagnia tedesca. Al matrimonio con Lufthansa Toto portava una dote ricca: Air One aveva occupato sistematicamente tutte le rotte nazionali «trascurate» da Alitalia. Quando tuttavia Toto si propone come acquirente di Alitalia, le banche che avrebbero dovuto sborsare 2 miliardi di euro, manifestano scarsa fiducia nell’operazione. Vanta una grande amicizia con il segreterio generale della Cisl Bonanni, uno di quelli che ha detto “no” all’accordo con Air France.
Francesco Bellavista Calatagirone
Lo troviamo socio di Hopa, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla societa’ off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell’ inchiesta sull’ aggiotaggio Antonveneta. Insieme a Sergio Bille’ (gia’ Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.
Gilberto Benetton
Partecipa con Tronchetti Provera all’operazione Telecom, acquistata da Colaninno. Nel 1999 acquista l’altra grande azienda pubblica privatizzata, cioe’ la societa’ Autostrade. Anche in questo caso l’operazione avviene attraverso il debito, che poi dovrebbe essere pagato dalla nuova “gallina dalle uova d’oro” (Autostrade appunto). Nel 2005 la societa’ insieme ad Argofin di Marcellino Gavio entra in Impregilo, alla vigilia della gara per il Ponte di Messina.
Marco Fossati
La Star e’ l’azienda storica della famiglia. La finanziaria Findim entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la societa’ nei prossimi due anni migliorera’ fortemente.
Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella societa’ di Mediaset. Per convincere Silvio B, Fossati ha addirittura portato Alierta (della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.
Marcellino Gavio
I suoi successi “autostradali” prendono le mosse dai rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. All’epoca del Ministro Prandini (pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco e’ stato imputato in processi per corruzione (e’ stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell’ambito dei processi di Mani Pulite). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l’appalto per l’allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugio’ all’estero, a Montecarlo, fino al settembre ‘93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvo’ grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro Lunardi ed Emilio Fede: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso Argofin controlla un terzo di Impresilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Ligresti
Chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la mafia, e’ finito in carcere per l’inchiesta “mani pulite” e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Speculatore su aree edificabili, di lui si sa che passava le mazzette direttamente a Craxi propria manu e che e’ stato piu’ volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico.Il suo ex rivale in affari B lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della Rcs Media Group, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. Insieme a Gavio e Benetton e’ socio di Impresilo, coinvolta nella vicenda dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Mancuso
Nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del Banco di Sicilia, con il consenso di Toto’ Cuffaro
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La privacy di Panorama
Mariarosa
Pare che le intercettazioni pubblicate da Panorama fossero ancora coperte da segreto istruttorio e che le conclusioni delle indagini non fossero state ancora comunicate agli interessati.
Lo rivela l’autore stesso del pezzo.
Il fascicolo con la trascrizione delle intercettazioni trasmesso da una Procura all’altra era ancora coperto da segreto istruttorio perche’ non comunicato alle parti interessate.Da queste intercettazioni, peraltro, emergerebbero solo dichiarazioni che dimostrano come Prodi non avesse avuto nessuna intenzione di raccomandare parenti e amici a nessuno; ma solo FAR PRESENTE/INFORMARE che …suo nipote svolgeva una certa Ricerca che tale ditta farmaceutica avrebbe potuto valutare e prendere in considerazione(Ma non interessava!).
Quindi e’ tutto come previsto: Maurizio Belpietro ha permesso la pubblicazione di intercettazioni vietate, ben sapendo che pagare una penale, val bene un investimento per la causa del suo capo di governo, affinche’ potesse attaccare le intercettazioni che lo riguardano in prima persona, perche’ accusato di corruzione dalla Procura di Napoli nella vicenda di Agostino Sacca’, in veste di capo dell’opposizione che tenta di corrompere il direttore di una rete televisiva pubblica, peraltro teorica concorrente delle sue, a scopi personali. Oltre a far sapere di voler mettere sul piatto un’altra legge ad personam all’ordine del giorno del suo governo altrettanto ad personam.
DIRE DISONESTA’ E’ ANCORA POCO
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Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Le intercettazioni
Di Pietro
“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Ancora una volta B si accinge a prendere un altro provvedimento in materia di giustizia. E, ancora una volta, lo fa per tutelare i suoi privati interessi (vedi vicenda Sacca’) e per frenare, in ogni modo e ad ogni costo, le attivita’ di indagine dei magistrati (noi forse non ancora sappiamo il perche’, ma evidentemente lui lo sa bene).
Ora B vuole impedire ai magistrati – salvo che per alcuni casi particolari – di utilizzare le intercettazioni telefoniche durante le loro indagini. Non solo. Vuole anche impedire che i giornali possano informare adeguatamente l’opinione pubblica su cio’ che i potenti di Stato si dicono al telefono, quando vengono intercettati.
Per cercare il consenso parlamentare anche da parte dell’opposizione, ha lasciato prima che Panorama (giornale di famiglia) pubblicasse alcune intercettazioni telefoniche su Prodi e poi gli ha espresso solidarieta’, dicendo che queste cose non si fanno. Insomma, con una “faccia di bronzo” senza pari, prima ha dato una coltellata e poi ha detto che gli dispiace!
Con tutti i problemi economici e finanziari in cui versa il paese e con la maggior parte degli italiani che non riescono ad arrivare a fine mese, B anche quest’autunno vuole tenere occupato il Parlamento e l’opinione pubblica su questioni di nessun reale allarme sociale (semmai ad allarmarsi e’ solo chi non vuol far sapere che cosa ha spiattellato al telefono). Anzi, proprio la riduzione della possibilita’ di fare intercettazioni potra’ creare maggiore allarme sociale. Infatti i primi ad approfittarne saranno i delinquenti che torneranno a dirigere i loro traffici anche via telefono. Inoltre d’ora in poi non si potra’ nemmeno piu’ venire a conoscenza dei loro sporchi affari. Per intenderci, se gia’ fosse vigente e funzionante questa nuova legge sulle intercettazioni che vuole fare B, nessuno avrebbe saputo niente su casi come Telecom, Cuffaro, Mastella, Del Turco, Calciopoli, Bancopoli e compagnia bella.
La giustificazione formale di tale decisione sarebbe l’abuso che si fa da parte dei giornalisti nel pubblicare le intercettazioni telefoniche ancora coperte da segreto istruttorio. Ma per fatti del genere il reato c’e’ gia’. L’art. tre26 del codice penale prevede il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio da parte del pubblico ufficiale (es. magistrato, poliziotto, cancelliere, etc) o dell’incaricato di pubblico servizio (es. centralinista, trascrittori, ausiliari vari). Ed anche la pena non e’ indifferente: da 6 mesi a tre anni (peraltro insieme al giornalista che concorre nel reato). Si ritiene troppo bassa questa pena? Bene, aumentiamola allora (pero’ solo per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio e non anche per il giornalista che fa il suo mestiere in quanto – se lui pubblica un atto segreto coperto da segreto istruttorio – vuol dire che a monte c’e’ stato qualcuno che glielo ha dato e non poteva ne’ doveva darglielo).
Ma l’esigenza di tutelare la privacy che c’azzecca con la volonta’ di impedire ai magistrati di utilizzare le intercettazioni per fare le indagini? Sarebbe come dire che – siccome capita qualche volta che un chirurgo usi il bisturi per ammazzare la moglie – bisogna impedire d’ora in poi ai chirurghi di usare il bisturi in sala operatoria.
E poi, una cosa e’ tutelare la privacy fino a quando l’interessato non sia ancora stato messo a conoscenza delle sue telefonate intercettate, altra e’ impedire ai giornalisti di rendere noti all’opinione pubblica – una volta messi a conoscenza dell’interessato – i risultati delle indagini. Per dire, e’ certamente meglio che si sia saputo – attraverso la lettura delle intercettazioni telefoniche contenute nel provvedimento restrittivo – le ragioni per cui Del Turco o la sig.ra Mastella sono stati arrestati (cosi’ almeno l’opinione pubblica se n’e’ fatta un’idea).
La verita’ e’ molto piu’ banale: si vuole, ancora una volta, approfittare di una questione reale (la pubblicazione anzitempo di talune intercettazioni telefoniche) per raggiungere un obiettivo immorale, piduista e fascista: mettere il bavaglio alla magistratura e la museruola alla libera informazione.
Di fronte a tutto cio’, noi dell’Italia dei Valori non vogliamo restare a guardare, anche perche’ non condividiamo l’annunciato ammiccamento, anche su questo tema, da parte di molti esponenti del Pd.
Per questo, sfidiamo il Governo B e la sua maggioranza ad approvare subito quest’altra legge della vergogna. Cosi’, subito dopo –contestualmente al referendum sul Lodo Alfano che abbiamo gia’ attivato – attiveremo una raccolta di firme anche per promuovere un referendum contro la “legge-strozzaindagini”. Lo sfidiamo soprattutto a “non buttare il sasso e ritirare la mano”. Se davvero B e’ convinto che questa e’ una legge che i cittadini italiani vogliono, non si nasconda dietro l’invito agli elettori di non andare a votare. Dica loro di andare ed esprimere liberamente il proprio pensiero. Voglio proprio vedere chi ha piu’ ragione!
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C’e’ un solo modo per ribattere a Berlusconi quando attacca Veltroni dandogli di giustizialista: dire che concorda punto per punto con Di Pietro contro chi della giustizia fa letame.
Ma Veltroni difende la sua reputazione davanti a un Berlusconi o davanti al popolo italiano?
Viviana
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L’uragano Gustav punta la Louisiana e’ iniziata la nuova fuga da New Orleans
Daniele Zaccaria
Katrina, una cicatrice indelebile nel cuore dell’America, una storia tragica e assurda che ha messo a nudo tutte le contraddizioni del paese piu’ ricco e potente del pianeta che all’improvviso si e’ ritrovato il terzo mondo in casa; incapace di proteggere le dighe, di assistere la popolazione inghiottita dalle acque, di sfamare e dissetare i profughi, di ritrovare i dispersi, di evacuare gli abitanti. Lo Stato, in quella vicenda, ha semplicemnte abdicato ai suoi compiti rendendosi complice di un massacro. I morti ufficiali furono 1500 (ma sono cifre al ribasso) e i danni provocati supararono gli 80 miliardi di dollari. Per l’amministrazione Bush, che prima sottovaluto’ la gravita’ dell’uragano e poi naufrago’ nella sconcertante gestione degli aiuti ai superstiti, Katrina e’ stato il colpo di grazia. Ancora piu’ della guerra all’Iraq e di tutte le altre sciagurate campagne internazionali.
Da quel momento la popolarita’ del presidente e’ colata a picco senza piu’ riuscire a risalire la china. Troppo evidenti e marchiani gli errori, le negligenze, la supponenza del governo. Addirittura urticanti le immagini di George.W, che nelle ore in cui Katrina scuoteva il Mississippi si faceva fotografare dai flash mentre consegnava un premio musicale a un ignoto cantante country del Texas.
Stavolta pero’ tutti sono avvertiti e a New Orleans e’ gia’ stato avviato il programma di evacuazione. Certo, gli argini e le dighe che proteggono la citta’ dall’esondazione del lago Ponchartrian in questi tre anni sono stati rinforzati, probabilmente la citta’ riuscirebbe a sopportare meglio un uragano di quella potenza. Ma nessuno se la sente di rischiare. Gustav, come ha spiegato in una conferenza stampa il governatore del Mississipi Haley Barbour, dovrebbe colpire New Orleans intorno alla mezzanotte di lunedi’ ora locale (circa le otto di martedi’ mattina in Italia) e non e’ escluso che possa gingere fino a “forza 5″. L’evacuazione e’ iniziata ieri nelle contee di Harrison e Hancock e lunedi’ nella contea di Jackson. In particolare nell’area metropolitana di New Orleans sono a rischio circa un milione di persone che vivono disseminate nelle roulotte, nei trailers e nelle “bidonville” che popolano le degradate periferie della citta’.
Tra gli effetti collaterali di Gustav ce n’e’ anche uno piu’ elettorale. L’urgano sta infatti mettendo a rischio la Convention repubblicana che iniziera’ domani a Minneapolis per incoronare Johan McCain come candidato alla Casa Bianca. Per macabra ironia della sorte, il discorso del presidente Bush in programma proprio domani, quando Gustav avra’ raggiunto il Paese (a Mineapolis sono previste piogge torrenziali). In quello che dovrebbe essere il passaggio di testimone della destra americana, la presenza minacciosa dell’uragano appare quasi come una nemesi della natura contro la cattiva politica.
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Giuseppe Bertolucci sul film La Rabbia su Pasolini
Liberazione
“Cos’e’ stato Pasolini nell’ambito culturale italiano?
Fondamentalmente un poeta travestitosi di volta in volta da antropologo, filosofo, sociologo. E il dovere di un poeta e’ cercare il bello. Poi cercando la bellezza molto spesso ci si imbatte nel vero. Per questo e’ stato definito reazionario dai suoi contemporanei che l’hanno criticato per questa spregiudicata intromissione in campi non suoi. Quando, invece, questa nostalgia del mondo arcaico e contadino era nata soltanto dal suo mondo poetico. Un mondo che stava cadendo a pezzi e per il quale andavano lanciati allarmi. Non vedo Pasolini come un profeta, ma come un aruspice, l’antico sacerdote che sventrava le vittime e nelle loro viscere leggeva il futuro. Le intuizioni di Pasolini sulla televisione, che abbiamo recuperato ne La Rabbia, sono datate ’6tre. Gia’ allora, in un’epoca che non riteniamo di eta’ dell’oro della tv, aveva compreso come questa fosse uno strumento micidiale per l’omologazione di massa del pensiero.
Per un ventenne imbarbarito da ore di tv cosa suggerirebbe di cogliere nel pensiero pasoliniano?
Sia gli allarmi sulla realta’ ancora accesi, nonostante la cultura politica italiana abbia cercato di spegnerli. Sia quel senso di liberta’ creativa e inventiva che Pasolini e pochissimi altri autori avevano negli anni ’60. Lui, da vero grande libero pensatore che ha saputo prendere posizioni culturali forti, ne La Rabbia rielabora e reinterpreta i cinegiornali con sfrontato spirito libero, un atteggiamento oggi estremamente limitato.
Ci sono altri cineasti che possono attualmente prendere il testimone di Pasolini?
Non e’ un problema della singola persona, ma del regime del pensiero mediatico unico. Il cinema e’ poi in grande crisi. Si e’ passati dagli anni ’70, epoca di Salo’ , in cui il cinema, in solitudine, creava dibattito culturale, stili di vita, sensi comuni; ad oggi, dove il cinema e’ circondato da mille fonti audiovisive. Anche i film piu’ riusciti, di successo commerciale come Gomorra , non riescono piu’ a creare un immaginario visivo. Cosa che riesce magnificamente ai reality show o allo sport.
Tra gli illustri scomparsi possiamo inserire anche il concetto pasoliniano di borghesia…
Oggi l’impero mediatico come un ferro da stiro ha cancellato le diversita’ sociali e culturali rendendo impraticabile il termine borghese. Certo, esistono isole di potere economico e politico, contro le quali e’ legittimo lottare. Ma in Italia rimane il vuoto dello sviluppo di una vera rabbia, proprio come dice Pasolini nel film: la Resistenza in Italia ha inglobato qualsiasi possibilita’ di ribellione dentro il discorso politico. In Italia la rabbia e’ immediatamente rivoluzione, non e’ mai esistita nel significato di pura ribellione come ai tempi di Socrate.
Da bellaciao.org
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Con la scusa del calcio
Paolo De Gregorio
Purtroppo continuo a indignarmi per quel fenomeno che viene definito “tifo calcistico”, e in particolare delle varie organizzazioni di “ultras”, che non ha nulla a che vedere con lo sport e i suoi valori, che invece sono il sano agonismo, la lealta’, il riconoscimento della vittoria e della superiorita’ dell’avversario.
Messo questo punto fermo, che di sport non si tratta, il fenomeno, diffuso su tutta la penisola, di consistenti organizzazioni di giovani che vogliono essere protagonisti, temuti, vincitori di qualche cosa, magari di una battaglia con la polizia o di aver cacciato i viaggiatori dal treno Napoli Roma o di scontri con altre tifoserie, ci rivela senza alcun dubbio un desiderio profondo di protagonismo, di vittoria, di soggettivita’, che nella vita e nel lavoro di tutti i giorni sono frustrati profondamente da emarginazione, precariato, lavoro subalterno, disoccupazione, mancanza di prospettive e di futuro.
Il “tifo” ultras e’ una miscela confusa, ma esplosiva, di frustrazioni sociali, che viene tollerato per incanalare questo profondo scontento e farlo detonare nella “guerra sportiva”, offrendo simboli e bandiere, dando sfogo a frustrazioni che, senza questa valvola, facilmente si trasferirebbero sul terreno della societa’ e della politica.
La dimostrazione “scientifica” che il potere politico e sportivo non vogliono eliminare questo fenomeno sta nel fatto che sarebbe facilissimo vietare le trasferte, con il loro seguito di scontri e devastazioni, imponendo ai club di vendere i biglietti SOLO ai residenti, e allo stadio si entra soltanto con biglietto nominale e carta di identita’, che attesta identita’ e residenza.
Per la polizia controllare l’attuazione di un simile provvedimento sarebbe molto facile, ma nessun politico o dirigente sportivo rischia la faccia su un provvedimento del genere, proprio perche’ intuiscono il ruolo sociale di questa potente valvola di sfogo che fa sentire vivi quelli che nella societa’ sono solo comparse.
Gia’ i romani con il “panem et circenses” avevano capito come continuare a tenere sotto la plebe.
Lascia a bocca aperta l’analisi della “intellettuale” scrittrice Elisa Davoglio che scrive che gli ultras “hanno una identita’ vissuta come valore, hanno una loro etica e sono un movimento di grande aggregazione e con loro serve il dialogo”.
Che siano una grande aggregazione e’ vero, ma sono solo una massa di frustrati, la loro identita’ e’ una “ode-delega” ai presidenti capitalisti delle SpA del calcio a cui chiedono solo di comprare piu’ giocatori per vincere e chiedono qualche biglietto gratis e soldo per le trasferte. Quanto al “dialogo”, in perfetto stile intellettuale e sgusciante, si evita di dire chi dovrebbe dialogare e perche’, visto che il fenomeno sta benissimo ai “poteri forti e pensanti”.
Una cosa e’ importante, non farsi ingannare dalle dichiarazioni sdegnate dei politicanti, dei giornalisti, dei dirigenti sportivi.
Essi sono tutti complici e non desiderano cambiare nulla, anche perche’ infiltrare e neutralizzare questi movimenti sarebbe un gioco da ragazzi per le forze dell’ordine se dessero veramente fastidio a chi e’ al potere.
Una sola cosa e’ certa, che viviamo in una societa’ corrotta, a cominciare dal presidente del consiglio, una societa’ drogata in cui un cittadino su tre consuma droghe o alcol, la gioventu’ si diverte solo se si sballa, e si ammazza al ritorno dalle discoteche, pure lo Sport e’ pieno di droghe, anabolizzanti e altre diavolerie che portano nel tempo gravi malattie. Del tifo sportivo abbiamo detto e assomiglia a una guerra contro tutto e tutti, e i soli “valori” rispettati in giro sono la ricchezza, la furberia, i vincenti, la bellezza fisica, la visibilita’.
E’ il risultato capolavoro del “pensiero unico” di ispirazione piduista, che ha allontanato dalla partecipazione politica e dall’impegno sociale, veicolando, con l’importante potere televisivo, modelli culturali che hanno esasperato competizione, individualismo, moda, scelte musicali, miti del denaro, che negli ultimi 25 anni hanno trasformato l’Italia in quella che e’. E il calcio in mano ai capitalisti ha collaborato alla formazione di testa e cuori.
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I 5 ultras presi dalla polizia sono stati immediatamente rilasciati. In nome della tolleranza zero, si immagina. Ma Berlusconi ha avuto la faccia di dire che Veltroni e’ caduto cosi’ in basso da dover criticare anche questo. Non ci sono commenti.
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Oggi non ho voglia di ridere.
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