Nuovo Masada

Agosto 28, 2008

MASADA n. 774. 28-8-2008. L’Alitalia di Calatrava

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Alitalia in disfatta- Giustizia in estinzione – Travaglio sull’Unita’ e Falcone

Bloggher

W l’Italia:
Venezia: dopo 12 anni di lavori e’ stato ultimato il ponte di Calatrava.
spesa prevista 4,7 milioni di euro
spesa sostenuta 20 milioni di euro
il ponte non puo’ essere utilizzato nemmeno dalle mamme che spingono le carrozzine perche’ e’ a schiena d’asino, grande Calatrava! Hai dimostrato di essere un vero architetto contemporaneo.
Per rimediare verra’ costruita un’ovovia che impieghera’ 17 minuti per attraversare gli 80 metri del canal grande, insomma quasi 13 secondi al metro, record mondiale.
20 milioni per 13 secondi al metro.
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Ellekappa
E allora si torna ad Air France
Garantita comunque l’italianita’ dei 56 milioni di persone che pagheranno i debiti

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Staino
-Il triplo dei licenziamenti e i debiti a carico nostro. Ma e’ vero questo bilancio dell’affare Alitalia?
-Certo. I bilanci se non sono per le sue aziende non li fa mai falsi
.”
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La cordata
La stampa

Chi non ha imbarazzo a contestare la “leggenda degli imprenditori coraggiosi” e’ un battitore libero come l’udc Bruno Tabacci, gia’ presidente della Regione Lombardia: «Ora tenteranno di venderla come la salvatrice di Alitalia, ma la cordata “bipartisan” avra’ un rischio pari a zero. Il gioco e’ tutto qui: gli imprenditori prendono il ramo sano (parte della flotta, i voli, un tot di personale), mentre tutto il resto – debiti pregressi e personale eccedente – e’ a carico dei contribuenti. Piu’ avanti gli “italiani” faranno anche un accordo con una grossa compagnia straniera. Per loro meglio di cosi’ non potrebbe andare…».
Ma se il progetto decollera’, ognuno dei 16 dovra’ mettere sul piatto decine di milioni di euro. Un uomo dalle parole calibrate come Enrico Morando, coordinatore del governo-ombra, scuote la testa: «Il Presidente del Consiglio li ha pregati, loro non rischiano nulla, perche’ dovrebbero dire di no? Gli imprenditori, magari con simpatie politiche diverse, cosi’ si ingraziano il capo del governo e questo gli tornera’ utile. Ma presto si capira’: anche stavolta siamo all’eterna storia italiana, privatizzazione degli utili e pubblicizzazione dei debiti». Sostiene Massimo Calearo, il pragmatico imprenditore vicentino eletto nelle file del Pd: «Chapeau per gli imprenditori che ci mettono i soldi, ma i debiti li pagano gli italiani».
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Di Pietro- Alitalia

La questione Alitalia rappresenta una truffa colossale che in questi tristi mesi di agonia della societa’ ha sconfinato nell’illegalita’, oltre che far precipitare la gia’ poco rosea immagine internazionale di questo Paese ai minimi storici. Definii l’interferenza di B sulla trattativa con Air France un vero e proprio atto di insider trading.
In campagna elettorale, B promise di rimettere in piedi la compagnia di bandiera e di avere una cordata tutta italiana pronta e disponibile all’acquisto nel giro di 4 settimane come scrisse Il Giornale. Quella menzogna costo’ cara al popolo italiano, e ai dipendenti di Alitalia mal consigliati anche dai loro “protettori”, i sindacati. Dopo aver preso ai cittadini 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto alla compagnia di bandiera, oggi B e’ promotore interessato di una nuova compagnia che a costo zero sfrutta il marchio e le rotte del vettore Alitalia, scaricando i debiti sullo Stato e su una miriade di piccoli azionisti che perderanno tutto.
Grazie a lui perderanno il lavoro 7000 dipendenti (con Air France si parlava di 2100 esuberi). Ancora una volta i debiti di Alitalia e della Bad Company ricadranno sui cittadini, allo stesso tempo nascera’ una nuova compagnia utile a B e ai suoi amici del cuore.
Ma il governo insiste ed Tremonti tuona: “Ci hanno lasciato due disastri: Napoli e l’Alitalia. Il primo B lo ha risolto a fine luglio, domani risolvera’ Alitalia”. A Napoli nulla e’ stato risolto per aver spazzato due strade del centro citta’ e le responsabilita’ di quella situazione perpetrata con un decennio di governi alternati non e’ stata mai affrontata rimuovendo le cause politiche. In quanto ad Alitalia, questo governo l’ha aggravata e l’aggravera’ a spese dei cittadini.
Non sono contrario al fatto che Alitalia rimanga “italiana”, a patto che lo sia nel rispetto delle regole del libero mercato e nel rispetto degli interessi dei cittadini italiani e non di una cerchia ristretta di privilegiati.

Felice Belisario (Idv)

Consiglio dei ministri, convocato per domani, approvera’ un ddl delega ad hoc per il commissariamento di Alitalia e deroghe alla legge antitrust. Altro che risanamento della compagnia di bandiera, Alitalia e’ una vera e propria truffa di Stato a danno dei contribuenti.
Nell’indifferenza di una ormai asservita stampa di regime, il “trucchista” di Arcore, dopo aver sfilato dalle tasche degli italiani 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto ad Alitalia, oggi e’ il primo sponsor di una nuova e pulita compagnia aerea che conserva a costo zero il marchio e le rotte, scaricando i debiti sullo Stato e sugli altri azionisti privati e mettendo sul lastrico 7000 dipendenti. Alla faccia del libero mercato e della tutela dei risparmiatori e dei lavoratori.
E’ una vergogna senza limiti per favorire, nel silenzio delle autorita’ di vigilanza, una cordata che sembra avere molti padrini negli schieramenti solo a parole contrapposti.
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Gli utili a loro e i debiti a noi
Viviana

Ma quanti elettori leghisti hanno rivotato Lega o Berlusconi dopo un battage propagandistico che diceva “Salviamo Malpensa”? Sembrava votassero i salvatori della patria. Ma quale Uomo della Provvidenza?
Tanto per dimostrare quanto e’ falsa questa gente e come ha estorto i voti in modo fraudolento, Matteoli ha detto seccamente che non ci sara’ nessun salvataggio di Malpensa. E per tutti coloro che il voto lo hanno dato per salvare posti di lavoro, grazie a Berlusconi di licenziati ce ne saranno almeno 5.000 di piu’ che a marzo, dunque ringrazieranno il grande statista.
Sapere poi che 16 di Confindustria godranno di regali e appalti gratis, mentre su di noi saranno scaricati i debiti Alitalia proprio ci conforta. E poi la stessa cosa si ripetera’ con le Ferrovie ed altri carrozzoni? Gli utili a loro e i debiti a noi? Questa e’ plutocrazia, ma sfacciata!
E poi vedete bene di non mandare piu’ altri spudorati in televisione a dire “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”! Spero che al prossimo che lo dice gli caschi la lingua! Gli italiani li hanno messi in ginocchio nudi e poi li hanno violentati. Altro che tasche! Almeno abbiano il pudore di non ripetere slogan che sono insulti a chi gia’ soffre
Insomma Alitalia e’ un lavoro coi fiocchi!
E poi ci vengano a dire, come l’altra volta, che Berlusconi ha mantenuto tutte le sue promesse!?
Intanto il truffaldino Tremonti ha fatto una Finanziaria che prevede un tasso di crescita dello 0,9 mentre siamo scesi allo 0,1 e se continua cosi’ te la saluto la Finanziaria!
Gia’ pensano di rimettere l’Ici, che ancora non ci siamo scaricati, pero’ maggiorata. Razionalizzazione la chiamano.
Hanno dato poteri speciali ai sindaci sceriffo con la scusa di colpire la microcriminalita’ e l’unica cosa che abbiamo visto sono multe ai bambini sugli scivoli
E continuano a vantare i 400 euro ai piu’ miseri quando con Prodi erano 600.
Siamo al ridicolo.
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E ora la riforma della Giustizia
Viviana Vivarelli

Depenalizzazioni dei reati finanziari, condoni alle violazioni ambientali, fiscali, edilizie e di cantiere, leggi fatte apposta per aumentare le spaventose ricchezze di Berlusconi e la sua impunita’, stravolgimento della Giustizia con la salvezza perpetua di tutti gli inquisiti ricchi e potenti, prescrizioni facili, avocazioni dei processi prim’ancora dell’inizio, attacco ai Pm, rallentamento o annichilimento della Giustizia, vergognoso Lodo Alfano, dopo lo spregevole indulto dove Berlusconi ha chiesto tassativamente anche il voto di scambio mafioso e con cui sono andati liberi i carnefici del G8 di Genova insieme a tutti i ladri di Stato bypartisan, mentre continua l’abominio della mancanza del reato di tortura.
… come se cio’ non fosse gia’ una valanga che schiaccia uno stato Civile, arriva l’edificante discorsetto di Ghedini sulla riforma della Giustizia (che la Lega votera’ alla pecorina come ha votato tutte le leggi di protezione di Roma ladrona, dei delitti di mafia e del disegno della P2)
Non si rendera’ certo piu’ agile ed efficiente il processo o piu’ giusta e tassativa la pena, non si elimineranno i 3 gradi di giudizio che non esistono in nessun paese civile, ne’ si togliera’ la prescrizione per reati gravissimi come la strage, non si doteranno di maggiori e piu’ moderne risorse i tribunali o la polizia invesigativa, non si elimineranno obbrobri come la legge Fini-Giovanardi sugli spinelli (a Milano usa cocaina una persona su 3) o la Bossi-Fini sui migrati, che riempie le carceri di poveretti senza permesso di soggiorno
No: Ghedini parla di ulteriori “depenalizzazioni di reati”!?
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Un retroterra inquietante
Viviana Vivarelli

Quando su un cosiddetto imprenditore e sul gruppo di criminali che lo supporta si appuntano sospetti di gravissimi reati e si puo’ ipotizzare che i peggiori non siano ancora emersi (tutte le stragi di Stato, e in primo luogo l’assassinio di Falcone e della sua scorta) e appaiono in modo pesantissimo inquietanti relazioni con una criminalita’ organizzata che e’ la peggiore del mondo.. e appare anche che a tali criminali arrivano messaggi di rassicurazione addirittura sulla tv di Stato dalle massime Istituzioni..
Quando questi gravissimi reati restano in Italia misteri irrisolti sui quali, quando non si puo’ fare di meglio, si impone il segreto di Stato (e sara’ bene ricordarsi che negli atti processuali dell’assassinio di Falcone compaiono i nomi di B e Dell’Utri), mentre i media si affannano servilmente a focalizzare ogni attenzione su fatti di cronaca spicciola, saltando a pie’ pari ogni approfondimento sui grandi delitti pubblici (vd furto di 20 miliardi dell’UE in Calabria, o dei 98 miliardi nelle lotterie)..
Quando una cricca di soggetti al potere non solo ha goduto di improvvisi e misteriosi arricchimenti, e risulta da ogni evidenza che questa cricca ha stretti legami con mafia, camorra, ‘ndragneta e il gruppo eversivo della P2..
Quando anche l’opposizione si annulla e sembra uno straccio ai piedi di un monarca, del tutto incapace di contestazione politica e addirittura compromessa in possibili affari sporchi, spartizioni inconfessabili, reati finanziari, scalate bancarie.. e dunque ricattabile fino al punto da fingere validi motivi per appoggiare il peggio, o, al limite, astenersi da qualunque giudizio rinnegando la sua stessa base popolare..
..allora uno magari crede che sia arrivato l’uomo tanto forte che ci si deve arrendere senza combattere e che anzi sia lecito evitare di contrastarlo (vd conflitto di interessi mai risolto o l’aver permesso la sua candidabilita’ sin dall’inizio, visto che le legge la vietava)

Ma io seguo l’incitamento di Chesterton per l’uomo vivo: “E’ impossibile, ma tentero’”.
Dopotutto sono una che e’ nata invalida e doveva morire a 35 anni e che ha sempre combattuto per il semplice fatto di voler restare in vita, di voler continuare a respirare. I 35 anni sono passati e sono sempre qui, ho vinto la mia personale battaglia e la mia vita stessa dimostra a cosa si puo’ arrivare se non ci si arrende.
La storia insegna che non esiste tirannia che non possa cadere e non esiste utopia che, se trova un numero sufficiente di combattenti, non si possa realizzare.
Solo chi rinuncia prima di combattere ha gia’ perso. E questo ha fatto la sinistra dei Ds, di D’Alema, di Fassino, di Violante, di Veltroni.. hanno perso prima di cominciare la battaglia, hanno spianato la strada ad un governo di criminali che intende distruggere la nostra Costituzione, la nostra fragile democrazia, la nostra voglia di liberta’. Ma se all’opposizione c’e’ ormai una manica di venduti e di imbelli che non ci e’ piu’ di nessun aiuto, nel popolo c’e’ gente che la pensa diversamente e non si arrende e quella gente alla fine riuscira’ a organizzarsi e a vincere. Lo hanno fatto in Brasile, lo faremo noi.
Il Pd attuale mi da’ il pessimo esempio di una sinistra che era forte di radici e di valori e che era la terza in Europa e con Veltroni si e’ degradata in un disfattismo sterile che troppo spesso puzza di collusione privata, ma sono sicura che anche questo ha la sua funzione di spingere altri ad una pulizia morale e a un attivismo evolutivo che e’ molto lontano dalla inquietante inerzia.
Qui di governi ombra ce ne sono 2, uno e’ quello di Veltroni, l’ombra dell’inefficienza, l’altro quello dei cloni cortigiani che ubbidiscono senza pensare e annullano la loro responsabilita’ personale di deputati o ministri o elettori, l’ombra del servilismo.
Contro l’ombra degli yesman, poniamo la luce di chi dice NO! Io questa Italia non la voglio!
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Le critiche a Di Pietro
Viviana Vivarelli

Fare delle sterili critiche nel momento attuale a uno come Di Pietro, che almeno per qualcosa lotta, mi sembra controproducente. Tra l’altro Di Pietro di e’ dimostrato persona non rigida, com’e’ la maggior parte dei politici che di evolvere se si cura proprio e vuol solo far cassa ubbidendo al padrone di turno, rinnegando anche la propria base elettorale come hanno fatto Bossi e Fini, per ricavi personali. Di Pietro invece e’ uno che cresce ed e’ in grado di superare se stesso, come si e’ visto con l’autocritica sul voto per la commissione governativa del G8.
Ma gli idioti non oppongono certo questo a Di Pietro, bensi’ piccole beghe di carattere finanziario interne al suo partito. Non si battono certo sui valori, e Di Pietro ne ha, ma sugli interessi. Di lui si deve cogliere il buono, la passione, e il fatto che oggi in Italia mantiene con grande coraggio e sprezzo del pericolo l’unica barricata visibile contro la deriva totalitaria di Berlusconi.
Di Pietro e’ uno che rispetta la legge e la difende. Berlusconi, che la giustizia non la rispetta e la legge la stravolge secondo i suoi interessi, ha coniato per lui la parola “giustizialista”.
I berlusconiani lo odiano al punto da averlo chiamato populista, sinistroide oltranzista, giustizialista, persino catto-comunista! Stupidaggini! Odiano in lui l’ex poliziotto e l’ex giudice, lo odiano come l’evasore odia la guardia di finanza onesta, come l’assassino odia il giudice che lo condanna, come il ladro odia il pretore. Perche’ e’ la controfaccia di un regime che campa sulla corruzione, sulla menzogna, sull’inganno, sulla sporcizia.
Sanno che e’ l’unico che si e’ opposto al vergognoso Lodo Alfano che rende impunibile Berlusconi e che e’ l’unico che si opporra’ alla vergognosa riforma della Giustizia, che fara’ una Giustizia a misura di criminali, a misura di un Toto’ Riina, un Gelli, un Provenzano,
perche’ l’opposto di giustizialista e’ criminale.

Certo fa comodo a Berlusconi fare la vittima e dare ad intendere che il giustizialista e’ uno che fa politica usando la legge penale a sproposito, in modo persecutorio. Fino a questo punto si sono stravolti i giudizi e le teste degli italiani!
E contro la futura riforma (ma dovremmo dire distruzione) della Giustizia si schiera Ferrero, come i girotondini, i costituzionalisti, i democratici, i liberali, e spero si schiereranno i grillino con le loro liste civiche e i loro voti alle prossime amministrative ed europee.
Immagino che Veltroni “si asterra’”, verbo ormai inqualificabile e insopportabile, e che, ogni volta che si ripete, fa venire i conati di vomito.
Ma se Veltroni venisse pure estromesso dai giochi sporchi di un intrigante D’Alema che prendesse il suo posto, cadremmo dal pilatismo veltroniano all’inciucio gia’ visto nelle bicamerale, anzi Berlusconi provoca anche, dicendo che certi suoi stravolgimenti costituzionali come la riduzione in servitu’ della Magistratura o il premierato forte erano gia’ nella bicamerale, per cui passando da Veltroni a D’Alema passeremo dall’ignavia alla complicita’. E non so quale orrore sia maggiore.
Ma a favore della prossima riforma di Alfano si schierano, sapete chi? I radicali, che concordano in tutto: separazione delle carriere, due CSM uno per i giudici e uno per i PM, aumento dei membri a nomina governativa.. anzi avrebbero anche voluto la responsabilita’ penale del giudice, completamente indifferenti al fatto che questa riforma elimina l’equilibrio dei poteri che servirebbe a un maggior controllo reciproco, dando poteri smisurati al premier e riducendo la magistratura alla sua merce’.
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La riforma di Alfano
Viviana Vivarelli

Il giovane Ministro della Giustizia Angelino Alfano e’ uno dei tanti yesman di Berlusconi, pronti a mettere la loro firma e il loro nome su attentati alla democrazia preparati fuori dai siti di Governo.
Siamo in attesa della “bellissima” riforma della giustizia di Berlusconi ma possiamo immaginare da che parte tenda. Gia’ il ‘Malefico’ ha detto di realizzare “le idee di Falcone” e con questo ha ammazzato due volte Falcone e tutte le vittime della mafia.
Chissa’ gli assassini di Falcone che risate si sono fatte!
Dopo Mangano “eroe”, i “cari amici” di Schifani e la scomparsa del 41 bis, l’humorismo mafioso di Berlusconi sta segnando una categoria nuova: le gag di Cosa Nostra, a ulteriore tortura degli incaprettati. E un sistema della Giustizia che esca da grinfie simili sara’ un capolavoro che fara’ ridere mafiosi e criminali ancora di piu’ a maggior ludibrio dell’Italia.
Staremo a vedere come cio’ sara’ valutato dalla “nuova” Unita’ di Conchita, anche se era un’opposizione che volevamo e questo nuovo hara kiri del quotidiano Pd stampera’ le esitazioni veltroniane, ovvero il pensiero che non c’e’ del partito che non c’e’. Il partito monco, senza mani, come senza mani sara’ tra poco anche la Giustizia, mentre non sara’ piu’ cieca ma ci vedra’ benissimo. Tutto conforme. Soru ci ha fatto un brutto scherzo e non glielo perdoniamo.
Per la Giustizia le premesse sono allarmanti.
Nulla da sperare sullo snellimento del sistema penale, l’eliminazione di almeno uno degli appelli, una revisione delle prescrizioni, lo sfoltimento della valanga di inutili carte.
L’avvocato Ghedini, che e’ il difensore di B e il vero latore dalla riforma, dice che le carceri sono piene. Lo dice “per il nostro bene”. E’ lo stesso discorso dell’indulto, che ora l’ipocrita Alfano addossa alla sx come se B non lo avesse sollecitato e votato.
Ghedini non dice che le carceri sono piene di piccoli spacciatori e migranti senza permesso di soggiorno e basterebbe abolire le inique leggi Bossi-Giovanardi che punisce i fumatori di spinelli o Bossi-Fini contro chi e’ senza permesso di soggiorno per realizzare un sostanziale sfoltimento. Non dice che le carceri si sono riempite dopo queste due leggi e che si riempiranno ancora di piu’ con la Lega al Governo.
Per l’ineffabile Ghedini la riforma della Giustizia dovrebbe consistere nel “depenalizzare” un numero maggiore di reati, come se B non ne avesse depenalizzati abbastanza!
Lo ha detto a Radio Radicale. “Il maggior problema della giustizia e’ che c’e’ troppa gente in carcere!”
L’America di Bush colleziona il primato delle carceri col maggior numero di detenuti e manda i8n carcere anche i rei finanziari, per 30 anni, e non se ne fa un problema, ma lo scopo primo del Governo Berlusconi e’ di restare a piede libero. Questi non ci dormono la notte dalla paura del carcere, e’ il loro incubo peggiore, e siccome loro sanno quel che hanno fatto anche se noi non lo sappiamo, li possiamo capire. Restare fuori da ogni carcere e non tenere nemmeno un processo eliminando proprio la fattispecie del reato e’ il loro maggior scopo (mettiti nei panni di Riina, farebbe uguale).
E ci possiamo giurare che ad essere depenalizzati non saranno i reati contro la persona ma quelli finanziari, quelli che interessano la Casta e non certo il comune cittadino, e che, interessando anche gli affari sporchi della sx, saranno approvati universalmente come lo fu l’indulto. Insomma: non basta rendere impunito Berlusconi, qua si vogliono rendere impunibili tutti! Tutta la propaganda elettorale sulla famosa “sicurezza” a questo tende. A rendere LORO piu’ sicuri di non essere presi.
Il percorso di questa gentaglia ha avuto due fasi:
1°- ordiniamo la non obbligatorieta’ della legge penale, le procure sono ingorgate, i processi infiniti, mancano risorse e i governi gliene segano sempre piu’, nessun giudice riuscira’ mai a sfoltire tutti i processi assegnati che si ammucchiano rovinosamente, lasciamo che i giudici decidano loro quali reati devono passare prima!
2°-Poi Ghedini, che e’ una volpe doppia, ha detto: “Calma! Qua ci diamo la zappa sui piedi. Non tutti i giudici stanno dalla nostra parte. Rischiamo che qualche toga mandi avanti i processi degli amici o esecutori di B e siamo fregati! E poi non ci converra’ mai dare qualsiasi discrezionalita’ a un giudice. Devono stare ai comandi. Restasse anche solo una toga che non riusciamo a comprare, quella sarebbe un pericolo!”
Cosi’ si passa alla via piu’ facile: poiche’ hanno paura di essere colti su un reato, eliminano il fatto come reato!
E questo vedremo!
Poi pero’ non venga la Lega a scassare gli zibidei con la sicurezza, l’ordine e la giustizia! Questa e’ esattamente la giustizia che voteranno e che si ritroveranno: un paese di impunibili. Siamo gia’ il paese piu’ corrotto d’Europa, ci aspetta il Terzo Mondo.
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Marco Travaglio
Ora d’aria

Lo schema ormai e’ un classico. Al Tappone minaccia di impalare i magistrati. L’Anm insorge, il Pdl la accusa di essere al servizio della sinistra, il Pd invita Al Tappone a non compromettere il dialogo sulle riforme «ma anche» i magistrati a non arroccarsi su posizioni corporative. Poi arriva il Ghedini o l’Angelino Jolie di turno e dice che no, impalarli forse e’ troppo: si potrebbe garrotarli, come gesto di buona volonta’. A quel punto saltano su i pontieri del Pd che elogiano le «aperture» dei «moderati» Ghedini o Angelino in vista di un sereno confronto sulla Giustizia.
E’ accaduto per il Lodo Alfano: Berlusconi blocca 100 mila processi, poi bonta’ sua si accontenta di bloccare i suoi e il Pd esulta per la grande «vittoria dell’opposizione».
E’ riaccaduto l’altro giorno: Al Tappone, citando Falcone (che probabilmente gli e’ apparso in sogno), minaccia di abolire l’obbligatorieta’ dell’azione penale, separare le carriere e infilare qualche altro politico nel Csm. Poi Ghedini e la Bongiorno si accontentano di separare le carriere e politicizzare vieppiu’ il Csm. E subito dal Pd si levano voci per la riapertura del dialogo, mentre Latorre se la prende con l’Anm («esagera») e Violante addirittura propone di portare da 1 a 2 terzi i membri laici, cioe’ politici, del Csm (un terzo nominato dal Parlamento, un altro terzo designato dal capo dello Stato, che potrebbe presto essere Al Tappone: geniale). E’ l’eterna strategia rinunciataria e gregaria del «meno peggio» che – diceva Sylos Labini – prelude sempre a un peggio peggiore.
A parte la patologica ossessione del Cainano per la stessa parola Giustizia, non esiste alcuna ragione per modificare l’azione penale, il Csm e le carriere dei magistrati (fra l’altro gia’ di fatto separate dalla demenziale controriforma Castelli-Mastella). Ma stavolta, per creare dal nulla un’emergenza che non esiste, si cita a sproposito il pensiero di Falcone, ignorando l’appello della sorella Maria a leggere quel che davvero diceva Giovanni. Per esempio i due discorsi, citati a sproposito in questi giorni, del 5.11.1988 e del 12.5.1990 (Fondazione Falcone, «Interventi e proposte», Sansoni, 1994). Falcone criticava le derive corporative del Csm e dell’Anm e chiede ai colleghi piu’ «professionalita’ e competenza tecnica» per rendere un miglior servizio ai cittadini, difendere meglio «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura» e attuare «i valori di uguaglianza e di solidarieta’ sanciti dalla Costituzione». Altro che manometterla.
La figura del «giudice impiegato», con la sua «carriera ispirata a criteri di anzianita’ senza demerito», finisce col fare il gioco di quei «settori esterni alla magistratura che valutano questa figura di giudice-impiegato come funzionale a certi progetti politici, che non tengono in sufficiente conto il valore essenziale per la democrazia di un controllo di legalita’ efficace e rigoroso nei confronti di chiunque». Capito? Di chiunque. «L’affermazione ricorrente di taluni settori della politica circa la ormai completa attuazione della Costituzione – diceva Falcone – va nettamente respinta: i valori costituzionali sono quotidianamente posti in discussione» mentre «e’ piu’ acuta l’insofferenza di certi settori dell’economia e della politica avverso il controllo di legalita’».
Col nuovo Codice di procedura, in arrivo di li’ a un anno, Falcone sosteneva che il pm avrebbe dovuto specializzarsi con «una sua specifica professionalita’, che lo differenzia necessariamente dalla figura del giudice». Ma «non si tratta di esprimere preferenze o timori per un pm dipendente dall’esecutivo o per carriere separate all’interno della magistratura; anche se su questi temi ci si dovra’ confrontare al piu’ presto con mente scevra da preconcetti per elaborare e proporre le scelte ritenute piu’ idonee».

Due anni dopo, Falcone denunciava «la forte tentazione dei partiti di occupare anche l’area riservata al potere giudiziario» che «rischia di scardinare l’assetto costituzionale della divisione dei poteri» e un «progetto di delegittimazione della magistratura» con «attacchi e sospetti sui giudici antimafia», accusati di «pretese scorrettezze nella gestione dei ‘pentiti’» e di essere «professionisti dell’antimafia». Poi tornava ad auspicare una formazione specifica per pm e giudici, la cui «autonomia e indipendenza» vanno «tutelate», anche se «in modo diverso». E citava «l’obbligatorieta’ dell’azione penale costituzionalmente garantita», proponendo di «ridiscuterla e approfondirla», ma in senso esattamente opposto a quello oggi in voga: «Negli Usa gli agenti sotto copertura (gli infiltrati, ndr), pur di raggiungere risultati utili alle indagini, possono commettere impunemente reati», mentre in Italia l’azione penale obbligatoria lo impedisce. Non, dunque, creare zone franche per i colletti bianchi, ma, al contrario, consentire a magistrati e poliziotti di incastrarli anche con agenti infiltrati. Cosi’, chiudeva Falcone, «garantire la legalita’ – cioe’ la punizione dei colpevoli dopo un giusto processo – sara’ una conquista autenticamente rivoluzionaria». Parole che, se Falcone non fosse morto, o se qualcun altro le ripetesse oggi, farebbero gridare allo scandalo e al giustizialismo. Tutto il resto sono balle.
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Molly Bezz
-Sospesi 100.000 processi: associazione a delinquere, usura, porto d’armi abusivo, sfruttamento di bottane, ricettazione, immigrazione clandestina, traffico d’armi, stupro e violenza privata!
-Minchia, Schifanuzzu! Finalmente la legge Mangano
!
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Marco Travaglio
Le cose non si dovevano dire

Leggo e rileggo il comunicato dell’editore e, lo confesso, continuo a non capire. Una sola cosa capisco: il licenziamento di Antonio Padellaro da direttore dell’Unita’ non dipende dal fatto che Padellaro non e’ abbastanza “multimediale”.
Sgombero subito il campo da un paio di equivoci. Primo: sono molto affezionato al principio di autorita’, nonche’ al motto lombardo “offele’, fa el to meste’”. Dunque riconosco agli editori il potere di nominare i direttori che piu’ li aggradano e non penso affatto che l’umile collaboratore di un giornale debba metter becco nelle loro decisioni. Ma, siccome a questo giornale collaboro fin dal 2002, avrei preferito che qualcuno spiegasse ai lettori e ai giornalisti dell’Unita’ perche’ l’avventura di questo giornale morto nel 2000 e risorto nel 2001 grazie al duo Colombo-Padellaro, a una redazione tenace disposta a ogni sacrificio e a un pugno di editori coraggiosi debba concludersi cosi’ bruscamente e inspiegabilmente. Secondo: sono abituato a basarmi sui fatti e dunque non faro’ processi alle intenzioni, ergo non diro’ una parola sul nuovo direttore, Concita de Gregorio, se non che e’ un’ottima giornalista e una persona squisita, che ho avuto modo di sentirla un paio di volte nelle ultime settimane, che mi ha garantito massima continuita’ e liberta’, che le auguro i migliori successi.

Ma il punto e’ cio’ che e’ accaduto finora, negli ultimi tre mesi sottotraccia e negli ultimi tre giorni alla luce del sole. Prima le voci. Poi l’intervista di Walter Veltroni al Corriere della Sera che, all’indomani dell’acquisto dell’Unita’ da parte di Renato Soru, auspicava un “direttore donna”, cioe’ il licenziamento di Padellaro (che purtroppo e’ maschio). Li’ s’e’ avvertita la prima, violenta rottura: non e’ usuale che un segretario di partito licenzi un direttore di giornale e indichi le caratteristiche del successore, specie se quel giornale non appartiene ne’ a lui ne’ al suo partito. Se, nell’autunno del 2002, pur provenendo da tutt’altra storia e tradizione, accettai con gioia la proposta di Colombo e Padellaro, mediata dal comune amico Claudio Rinaldi, di collaborare all’Unita’ con una rubrica quotidiana, fu proprio perche’ l’Unita’ non era piu’ un giornale di partito, ma un giornale libero, che rispondeva soltanto ai suoi editori, direttori e lettori. Infatti in questi 6 anni mi sono sentito libero di scrivere in assoluta autonomia, senza mai subire le benche’ minima censura. Ora quel fatto da troppi trascurato – l’intervista di Veltroni – comporta una svolta non da poco, un peccato originale destinato inevitabilmente a incombere sul futuro. Il secondo fatto e’ che l’uscita di scena di Padellaro segue, a 3 anni di distanza e in qualche modo completa, quella di Colombo, l’altro direttore che aveva resuscitato l’Unita’. E attende spiegazioni piu’ plausibili delle chiacchiere sulla “multimedialita’”.
Il giornale va male? Pare di no, anche se paga le scarse risorse finanziarie (e pubblicitarie) e, politicamente, la grande depressione seguita al biennio della cosiddetta Unione al governo. Se dunque non e’ un problema di copie (la media giornaliera di 48 mila, con 274 mila lettori, e’ tutt’altro che disprezzabile, visti i chiari di luna, e speriamo di non doverla mai rimpiangere), e’ un problema “di linea”. Lo stesso che era stato sollevato nel 2005, quando fu allontanato Colombo.

Ora l’esperienza nata 7 anni fa dalla straordinaria alchimia di questi due direttori, capaci di coinvolgere e coalizzare in una sorta di campo-profughi collaboratori delle piu’ varie provenienze e culture, oggettivamente si chiude. Si finisce il lavoro e si completa il disegno avviato nel 2005, quando Furio fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale.
Tre anni fa il disegno si compi’ a meta’, magari nella segreta speranza che Antonio capisse l’antifona e riconsegnasse il giornale al partito che l’aveva ucciso.
Padellaro, pur con la sua diversa sensibilita’ rispetto a Colombo, l’antifona non la capi’. Continuo’ a scrivere e a farci scrivere in assoluta liberta’. Beccandosi le reprimende piu’ o meno sotterranee di molti politici del Pd e quelle pubbliche del Caimano. Il quale avra’ tanti difetti, ma non quello di nascondere simpatie e antipatie. Lui i veri oppositori li riconosce subito e, a suo modo, li onora molto meglio di chiunque altro. Infatti, a dimostrazione del nostro successo, nei giorni delle ultime elezioni torno’ a sventolare minacciosamente l’Unita’ additandola a nemico pubblico numero uno (chi sostiene che l’antiberlusconismo fa il gioco di Berlusconi, mentre le vere spine nel fianco del Cavaliere sono i “riformisti”, spieghera’ forse un giorno perche’ lui abbia continuato a sventolare l’Unita’, anziche’ Il Riformista o Europa, sempreche’ ne abbia notata l’esistenza).
Ora, e’ evidente che la chiusura di questo ciclo non si deve a lui. E’ il padrone di quasi tutto, ma non ancora di tutto. Lo si deve a chi, nel centrosinistra, vedeva in questa Unita’ una minaccia. Salvo poi, si capisce, meravigliarsi insieme a Nanni Moretti se l’opinione pubblica latita (o forse, piu’ propriamente, non trova sponde politiche, punti di riferimento, occasioni di manifestarsi e manifestare).
Nell’Agenda Unica del Pensiero Unico del Padrone Unico, mentre la gran parte dell’opposizione dialogava o andava a rimorchio, l’Unita’ ha continuato a proporre pervicacemente un’altra agenda, un altro pensiero, un altro vocabolario. A dire le cose che, altrove, non si possono dire e a vedere le cose che, altrove, si preferisce non vedere. Nel paese dove, come ha detto efficacemente Gianrico Carofiglio all’Espresso, “da 15 anni Berlusconi e’ il padrone delle parole della politica”, perche’ “ha scelto lui i nomi con cui chiamare le cose e gli argomenti”, l’Unita’ portava ogni giorno in prima pagina altre parole, continuando ostinatamente a chiamare le cose col loro nome, non con gli pseudonimi berlusconiani e dunque “riformisti”: su questa Unita’ la guerra e’ guerra, non missione di pace; il separatismo e’ separatismo, non federalismo fiscale; il razzismo e’ razzismo, non sicurezza; il monologo e’ monologo, non dialogo; l’inciucio e’ inciucio, non riformismo; il regime e’ regime, non governo di destra con cui dialogare; i mafiosi sono mafiosi e i corrotti corrotti, non vittime del giustizialismo; i processi sono processi, non guerra tra giustizia e politica; le leggi incostituzionali sono leggi incostituzionali, non risposte eccessive a problemi reali; Mangano era un mafioso e chi lo beatifica non “fa una gaffe”: e’ come lui.

Mentre scrivo, ho appena letto l’addio di Padellaro. E mi tornano alla mente le nostre mille telefonate all’ora di pranzo (mi sveglio tardi) per decidere insieme la rubrica del giorno. Scambi di battute e trovate che nascevano cazzeggiando e ridendo fra noi fino alle lacrime e poi finivano regolarmente nel “Bananas”, poi nell’”Uliwood Party”, infine nell’”Ora d’aria”. Articoli che, come spesso ci ripetevamo, potevano uscire su un solo quotidiano: questo. Quello che dava il nome alle celebri feste estive, dalle quali sono bandito da quattro anni, pur scrivendo sull’Unita’ quasi ogni giorno da sei (ma ora han cambiato opportunamente nome). “Un giorno – mi diceva spesso Antonio, tra il serio e il faceto – me le faranno pagare tutte insieme, le tue rubriche, insieme al resto. Ma scrivi tutto, e’ troppo divertente. E poi, cazzo, si vive una volta sola…”. Ora che quel giorno e’ arrivato, mi sento soltanto di dirgli grazie. Per avermi sopportato, da gran signore e da liberale autentico, a suo rischio e pericolo. E’ stata una splendida avventura. Speriamo che continui ancora a lungo.
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Lettera aperta a Marco Travaglio
Paolo De Gregorio

Nel tuo articolo “Le cose che non si dovevano dire”, a proposito del licenziamento di Padellaro all’Unita’, scrivi la seguente frase: “sono molto affezionato al principio di autorita’, dunque riconosco agli editori il potere di nominare i direttori che piu’ li aggradano”.
Incredibilmente mostri di non aver compreso che il “liberismo” editoriale, che tu rispetti, e’ il sistema che ha portato il pensiero unico, ha concentrato nelle mani di pochi capitalisti la proprieta’ di quasi tutti i media (Tv compresa), ma non di tutti solo perche’ si possa dire che siamo in democrazia, ma e’ sicuramente un potere che fa vincere le elezioni.
Non mettere in evidenza, in modo chiaro e definitivo, che il capitalismo si garantisce l’eternita’ e l’egemonia culturale e politica attraverso la proprieta’ editoriale, e’ come dire che la Tv e i giornali non sono stati decisivi a Berlusconi per prendere il potere, ma e’ stato eletto per la sua onesta’ e il suo disinteresse per il denaro.
Caro Travaglio, bisogna “urlare” che la “liberta’ di stampa” non esiste, i meccanismi che consentono ai capitalisti di selezionare i loro impiegati giornalisti sono raffinati e collaudati, trionfa fra questi il fatto che i proprietari contano sulla autocensura e sull’omissione,una volta che e’ stata stabilita quella “linea editoriale” che e’ un soave e democratico suggerimento del padrone, ma piu’ dura dell’acciaio.
Quella sparuta e ininfluente minoranza di giornalisti che cercano di essere indipendenti, dai partiti o dalla proprieta’, prima o poi vengono messi a tacere, spesso in modo subdolo e silenzioso.
Il vero giornalismo puo’ nascere solo se giornalisti col pallino della indipendenza si associano tra loro, fanno una redazione, e cominciano in Internet a scrivere e cercare collaborazioni in tutta Italia, tra quei moltissimi che lo fanno senza fini di lucro, ma per passione civile.
Se nessuno fa questo, e se nessuno, neanche tu, sostiene che solo i giornalisti associati tra loro possono essere indipendenti, e’ segno che il denaro e il prestigio televisivo sono diventati privilegi irrinunciabili, e se qualcuno comunque ti fara’ lavorare, ti usera’ solo per dimostrare che e’ aperto e democratico.
Anche Pasolini scriveva qualcosa sul Corriere della Sera, il giornale faceva la figura aperta e liberale, ma era una goccia nel mare, e nessuno e’ mai diventato indipendente leggendo quel giornale.
La battaglia che viene prima di qualunque altra, semplicemente per tornare alla democrazia, e avere una “opinione pubblica” anche antagonista, e’ questa sui “media”.
Boicottare il canone Tv per incrinare il potere dei partiti, puntare ad una “public company” che compri Tv regionali e cominci a fare informazione, fare dei buoni quotidiani “on-line”diretti da giornalisti indipendenti (senza stipendio), sono le cose da fare, incominciando subito, senza farsi distrarre e senza disperdere forze e tempo con raccolte di firme inutili o referendum che possono essere facilmente aggirati
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L’allievo ripetente
Marco Travaglio

Questa si’ che e’ una notizia: il nostro premier e’ un allievo di Giovanni Falcone ed e’ ansioso di “mettere in pratica molte sue idee in materia di giustizia”. Dev’essere per questo che si tenne in casa per due anni un mafioso travestito da stalliere, Vittorio Mangano, poi fatto arrestare e condannare da Falcone a 11 anni per mafia e traffico di droga. Dev’essere per questo che da 30 anni va a braccetto con Marcello Dell’Utri, condannato a 9 anni per mafia dal Tribunale presieduto da Leonardo Guarnotta, gia’ membro del pool antimafia con Falcone e Borsellino.
Dev’essere per questo che, quattro mesi fa, defini’ “eroe” Mangano, l’uomo che, scarcerato nel 1991, era divenuto reggente del mandamento di Porta Nuova e come tale aveva preso parte alla decisione della Cupola di Cosa Nostra di uccidere Falcone e Borsellino, e che poi fu riarrestato per tre omicidi per cui fu condannato due volte all’ergastolo in primo grado, dopodiche’ mori’ nel 2000.
Dev’essere per questo che, nel 2003, dichiaro’ che i magistrati sono“matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”, perche’ “per fare quel mestiere devi avere delle turbe psichiche”, parole che fecero insorgere Maria Falcone e Rita Borsellino, poi costrette a querelare Schifani per averle insultate.
Dev’essere per questo che il centrodestra ha riportato in Cassazione, con una legge ad hoc, il gia’ pensionato Corrado Carnevale, nemico acerrimo di Falcone e grande annullatore di condanne di mafiosi: il giudice “ammazzasentenze” che, in varie telefonate intercettate nel 1993-’94 (dopo Capaci e via d’Amelio), definiva spregiativamente “i dioscuri” Falcone e Borsellino, li dipingeva come due incapaci con “un livello di professionalita’ prossimo allo zero”, chiamava Falcone “quel cretino” e “faccia da caciocavallo”, aggiungeva “Io i morti li rispetto, ma certi morti no”, “a me Falcone… non m’e’ mai piaciuto”, poi insinuava addirittura che Falcone facesse inserire in Corte d’appello la moglie Francesca Morvillo per pilotare i processi e “fregare qualche mafioso”. Dev’essere per questo che ancora un mese fa i berluscones annidati nel Csm hanno votato per la nomina di un altro nemico giurato di Falcone, Alberto Di Pisa, a procuratore capo di Marsala contro il candidato designato dalla commissione, Alfredo Morvillo, cognato di Falcone.

Anziche’ rammentare allo Smemorato di Cologno questi semplici dati di fatto, politici e commentatori di chiara fama e fame si son subito avventurati nell’esegesi del pensiero di Falcone sulla separazione delle carriere e l’obbligatorieta’ dell’azione penale. Senz’accorgersi (o accorgendosi benissimo) che, scendendo sul suo terreno truffaldino, la danno vinta al premier. Come hanno giustamente osservato la sorella Maria e Peppino Di Lello, che col giudice lavoro’ fianco a fianco nel pool, Falcone non chiese mai la separazione delle carriere ne’ la fine dell’azione penale obbligatoria. Si limito’, senza indicare soluzioni, a porre il problema di una distinzione delle funzioni tra pm e giudici (“comincia a farsi strada la consapevolezza che la carriera dei pm non puo’ essere identica a quella del magistrati giudicante: investigatore l’uno, arbitro l’altro”), che fra l’altro oggi e’ gia’ ipergarantita dalle ultime controriforme, e di una “visione feticistica della obbligatorieta’ dell’azione penale”. Ma era il 1988 e non c’era ancora al governo un premier plurimputato, pluriprescritto e plurimpunito grazie a leggi da lui stesso varate. E, soprattutto, Falcone pose quei problemi per tutelare meglio l’indipendenza di tutta la magistratura dalla politica e l’efficacia dei processi (negli Usa l’azione penale discrezionale consente persino di garantire l’immunita’ ai mafiosi pentiti in cambio della collaborazione).

Berlusconi pone gli stessi problemi, ma con tutt’altri scopi: non quelli di Falcone, ma quelli della P2, di cui era membro con tessera n.1816: mettere le procure e l’azione penale al guinzaglio del governo o comunque della politica. E poi c’e’ un fatto che taglia la testa al toro: fino al 1989 Falcone era giudice istruttore, carriera giudicante. Poi fece domanda al Csm e passo’ alla requirente, cioe’ divenne pm, procuratore aggiunto a Palermo. Stesso percorso fece Borsellino, prima giudice, poi procuratore a Marsala, infine aggiunto a Palermo. Con le carriere separate, non avrebbero mai potuto. Di che parla, dunque, questo presunto allievo di Falcone? Prenda qualche ripetizione, possibilmente non da Dell’Utri, poi si ripresenti all’esame.
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Ma sappi questo: che negli ultimi giorni ci saranno tempi difficili poiche’ gli uomini saranno amanti di se’ stessi, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, sleali, ingrati, ribelli ai genitori, senza affezione naturale, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza padronanza di se’, senza amore per la bonta’, traditori, testardi, gonfi d’orgoglio, amanti piu’ dei piaceri che di Dio, aventi una forma di santa devozione ma, per questo, mostrandosi falsi alla Sua potenza.
Da questi allontanati
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Timoteo 2, cap. 3, versetti da 1 a 5.
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Black out sinistra
www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

Il Paese va in malora, Berlusconi accumula denari, potere e immunita’, ma i sinistri apparati della sinistra sembrano accorgersi di nulla. Tutti occupati – come ai tempi irosi e lieti del loro ultimo governo – a azzannarsi tra loro.

Riassumendo. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e’ in guerra con l’altra meta’ del partito democratico piemontese per via di un grattacielo, di una banca e per incompatibilita’ di carattere. Renato Soru, governatore della Sardegna, viene trascinato in tribunale da un tale Antonello Cabras, segretario del suo stesso partito, che lo accusa di essere poco meno di un dittatore. Massimo Cacciari, sindaco di Venezia definisce i leader democratici (quando va bene) dilettanti e inconcludenti. Agazio Loiero, altro sinistro, nonche’ governatore di Calabria, e’ in definitiva rotta di collisione con i suoi ex compagni di partito. L’alleato Di Pietro ha varato una sua lotta permanente a Walter Veltroni e annuncia di candidarsi da solo alle prossime elezioni per la presidenza della Regione Abruzzo decapitata dopo l’arresto di un’altra bandiera della sinistra democratica, Ottaviano Del Turco. Veltroni ricambia Di Pietro con la medesima ostilita’ ogni qual volta si stanca di prendersela con il suo nemico storico Massimo D’Alema. Il quale restituisce il disprezzo, estendendolo volentieri a Arturo Parisi, ex ministro della Difesa del governo Prodi, che a sua volta detesta sia Veltroni che lo stesso D’Alema. Antonio Bassolino, il re dalemiano della spazzatura napoletana, governatore della Campania, anziche’ dimettersi e scomparire, sconfessa Veltroni, elogia Berlusconi, e prepara la sua candidatura al parlamento europeo come buonuscita estera per il suo capolavoro (inter)nazionale. Altri litigi si segnalano in Sicilia, in Molise e perfino dove il pd non esiste quasi piu’, come in Lombardia. Avanti cosi’, bene, e che poi qualcuno spenga la luce.
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Molly Bezz
-L’offensiva del caimano richiede una risposta pronta e di sinistra.
-Potremo scinderci in molte correnti.

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Crisi del carovita
Viviana Vivarelli

Intanto che a Berlusconi interessa la riforma della Giustizia per dare la botta finale a un sistema giudiziario che ormai e’ diventato una burletta ad personam e ad castam, il carovita aumenta in modo incontrollato.
Mai che a questa gente interessasse qualcosa delle difficolta’ economiche del popolo italiano.
Tremonti va a Bruxelles a sproloquiare sulle speculazioni in Borsa sul petrolio (quando le stesse speculazioni magari lo fanno abbassare di prezzo). Perche’ va a farsi ridere dietro dagli europei e non controlla affatto la lobbyes di potere italiani, come quella esosa e intollerabile dei mediatori, che senza controllo alcuno per massimare i loro profitti fanno lievitare i prezzi dal produttore al consumatore?
Lo sa Tremonti che la frutta e verdura italiana costano all’estero (e ci sono dentro anche i costi del viaggio) anche il 30% in meno che in Italia?
Perche’ dobbiamo essere il paese dove lo stesso prodotto costa sempre e inesorabilmente di piu’? Chi sono gli speculatori che ci affamano e continuano ad aumentare i prezzi dei prodotti italiani mentre la domanda cala inesorabilmente? E perche’ non e’ su costoro che si appuntano i controlli del governo invece che fare sterili campagne contro rom e badanti?
Perche’ a Londra, che e’ la citta’ piu’ cara del mondo, devo pagare il latte un euro invece che un euro e mezzo e il latte in polvere per la mia nipotina della stessa marca a qualita’ 9 euro e 860 contro 19 euro e 80 in farmacia e 17,70 in Italia?
Perche’ noi dobbiamo sempre essere il paese dove le stesse medicine costano piu’ care? Le assicurazioni piu’ care? I servizi bancari? I libri scolastici che raggiungono prezzi insostenibili con in piu’ la beffa ridicola della finanza che fa blitz sulle cartolerie? Un paese dove la benzina ha un prezzo piu’ alto e sale sempre anche quando il costo del barile scende, per garantire alte accise a uno Stato ladro e imbroglione?
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RIDIAMARO : – )

Beppino Garibaldi
gazzettino di bitonto online :

momenti di panico oggi in piscina: un leghista stava affogando..sotto la doccia ! prontamente un addetto alla sicurezza lo ha tirato a se.. praticandogli subito la respirazione artificiale. il malcapitato se l’e’ cavata con un forte spavento ma sta bene…
la direzione della piscina onde evitare il ripetersi di eventi simili ha apposto un avviso all’ingresso: vietato l’accesso ai leghisti non accompagnati da italiani…
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Antologia di Mark Kaps

I giorni delle elezioni eravate consenzienti. Non di stupro si tratta.
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“Rialzati italia”.. defibrillatore.. la stiamo perdendo..
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Veltro’, stai gia’ facendo scaldare i rivoluzionari d’ottobre?
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Ma questi peracottai vogliono solo il filetto di Alitalia?
Uno non acquista debiti e crediti?
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Alessandro T

Io non so perche’ continuo ad incazzarmi e sto qui a scrivere e rompermi i coglioni.
Quando la mattina ti alzi, ascolti i TG e la prima notizia e’ il mancato accordo sui diritti televisivi del calcio? E non solo, ma servizi sulle turbe che questo provochero’ ai milioni di appassionati……
TURBE?????? TURBE?????? Ma dove cazzo viviamo? Senza il calcio si turbano?
MA ANDATE AFFFANCULO TUTTI VA!!!!!!
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Marco Olmo

Alitalia
Italiani stuprati e …stupidi.
300 milioni di euro buttati, 7.000 esuberi piu’ quelli dell’indotto
Stuprati gli Azionisti Alitalia.
Agli azionisti il compito di pagare il debito oceanico.
Ai soliti noti del tipo Benetton, Colanninno, Ligresti,Tronchetti ecc che con modeste quote formeranno la nuova Societa’ di gestione, i profitti!
Evvai !!!
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Viviana

Favoloso!
C’e’ su radio radicale quella faccia di bronzo di Nicolo’ Ghedini che ad una ascoltatrice che chiedeva come mai si arrivasse ad invocare la pena di morte per gli emarginati economici e sociali, mentre per gli inquisiti eccellenti si stravolgeva la legge per assolverli sempre e comunque spesso senza nemmeno un giorno di carcere.
E Ghedini, serafico, con quelle sue manierine da educando, rispondeva che tutto quello che Berlusconi aveva fatto, anche il Lodo Alfano, era stato “per il bene della collettivita’”!
T’adoriam, dogma divino!

Poco prima avevo sentito Alfano dichiarare che il maggiore problema della giustizia italiana era di avere troppe pene e che si sarebbe proceduto a grandi depenalizzazioni. Sempre per il bene di tutti, si intende!
Proprio quello che ci vuole! Per il bene della collettivita’!
Evvai con la scarcerazione dei mafiosi, con la glorificazione dei reati finanziari e la santificazione della corruzione di Stato.
Ora una bella depenalizzazione della bancarotta fraudolenta non ce la leva nessuno! Per il nostro bene, naturalmente, infatti si sa che l’operaio e il pensionato come il precario, se non fanno due o tre belle bancarotte fraudolente al giorno non sono contenti!
E poi non ci si venga a chiedere come mai in Italia non investe piu’ nessuno e il nostro premier all’estero lo guardano come una razza estrema.
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Johnny G

Dopo aver visto di quanto sono aumentati gli stipendi agli assessori della regione Sicilia,ed il numero di precari assunti, capisco il perche’ hanno votato CUFFARO. BRUNETTAAAAAAAAAA dove cxxxo sei. Devi salire su una scala per vedere sta gentaglia?
E pensare che BOSSI sta proponendo di eleggere i PM. Provate ad immaginare chi voterebbero in Sicilia. Altro che federalismo fiscale; prima bisogna fare un giretto con il lancia fiamme e solo dopo con un forte getto dei pompieri.
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http://www.masadaweb.org

1 Commento »

  1. [...] 28, 2008 · Nessun Commento Gli utili a loro e i debiti a noi di Viviana Ma quanti elettori leghisti hanno rivotato Lega o Berlusconi dopo un battage propagandistico che [...]

    Pingback di Nei cieli padani volano gli asini e i paduli « Il Blog Della Libertà — Agosto 28, 2008 @ 8:23 pm | Replica


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