Nuovo Masada

agosto 26, 2008

MASADA n. 772. 26-8-2008. L’ombra che cresce

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:38 am

Lettera aperta di 11 preti contro il governo – B vuole abolire l’obbligatorieta’ dell’azione penale – Da Pechino a Londra – La scuola pubblica e’ in grave pericolo – Zanotelli difende l’acqua – Il capitalismo finanziario – L’Unita’ decapitata – La prossima piazza – B ha detto che la sua riforma della giustizia realizzera’ il programma di Falcone

COLPISCONO STRANIERI E ROM PER GARANTIRE LA SICUREZZA
“DEI RICCHI E DEI POTENTI”: 11 PRETI ATTACCANO IL GOVERNO

www.adistaonline.it/?op=articolo&id=43211&PHPSESSID=e33a91411425f5e875a77aea90e5207c

ADISTA. “Siamo fortemente preoccupati di quanto sta avvenendo nel nostro Paese, tanto piu’ nel contesto di un dibattito sulla sicurezza caratterizzato da toni e contenuti che ricordano periodi cupi della storia d’Italia e d’Europa: la decisione di prendere le impronte digitali ai bambini Rom ha suscitato giusta indignazione e ha rivelato se ancora ce ne fosse stato bisogno la vera faccia di una politica asservita soltanto agli interessi dei ricchi e dei potenti”. E’ netta la posizione che 11 preti – don Pierluigi Di Piazza, don Federico Schiavon, don Franco Saccavini, don Giacomo Tolot, don Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, don Alberto De Nadai, don Luigi Fontanot, don Mario Vatta, don Albino Bizzotto, padre Alessandro Paradisi – hanno assunto il 4 luglio scorso nella lettera aperta Accoglienza, sicurezza e legalita’ per tutti: no alle discriminazioni e al razzismo. I firmatari esprimono “preoccupazione e disagio” rispetto al clima politico e culturale che si e’ creato in questi ultimi mesi intorno al dibattito sull’immigrazione e sui rom, denunciando la costruzione di un “clima di paura”, di cui si e’ resa “complice una strategia mediatica disattenta alle esigenze dei piu’ poveri”: il governo Berlusconi ha proposto soluzioni “fondate sulla garanzia delle armi e dell’esercito, sulla penalizzazione di alcune categorie di persone e sulla crescita del controllo con la conseguente limitazione del diritto alla riservatezza della sfera personale”.

In questo modo – spiegano gli 11 preti – “si alimenta un giudizio negativo nei confronti di tutti gli immigrati irregolari ed un’ombra su tutti gli stranieri, si avallano pregiudizi inaccettabili verso tutti i nomadi e cosi’ via”. La lettera rintraccia nell’accoglienza degli stranieri, nella condivisione con i poveri e nella incessante pratica della giustizia i valori evangelici fondanti la vita di ogni cristiano. E’ inaccettabile che certi provvedimenti “siano varati evocando l’identita’ e le radici cristiane in modo ideologico, capzioso ed evidentemente strumentale”.
I firmatari esortano la Chiesa tutta a condannare ogni atto di discriminazione e razzismo, non senza esprimere parole di solidarieta’ nei confronti di Famiglia Cristiana, all’arcivescovo di Milano, il card. Tettamanzi, e alla Fondazione “Migrantes”. Ma si vedono costretti ad esprimere anche vivo rammarico nei confronti delle gerarchie: “Non riusciamo a comprendere le parole di compiacimento dei responsabili della Conferenza Episcopale Italiana sul nuovo clima politico esistente nel nostro Paese” (v. Adista n. 47/08), poiche’ “il dibattito in corso e’ inquietante per i suoi tratti disumani nei confronti dei diversi, degli stranieri e dei nomadi e per la sistematica identificazione tra i problemi e le persone, tra la soluzione delle questioni ed il rifiuto, la ghettizzazione o l’espulsione”. Un atteggiamento, questo, che tanto piu’ preoccupa in quanto raccoglie consenso “anche in chi si dichiara cristiano e frequenta la chiesa”.
L’aberrazione di fondo – si legge nel testo – sta nel considerare la questione della sicurezza esclusivamente nei termini della “nostra sicurezza”, quando invece e’ “una condizione che riguarda il diritto di tutte le persone, per il solo fatto che vivono sulla faccia del Pianeta”. “Del male e del bene – chiarisce – possiamo essere tutti protagonisti e responsabili”. L’insicurezza e’ “strutturale, riguarda i milioni di persone impoverite e affamate, oppresse e sfruttate, vittime della guerra e di violenze tremende, condizioni di cui in un modo o nell’altro siamo complici; mentre pretendiamo sicurezza per noi contribuiamo all’insicurezza di gran parte dell’umanita’”.

Gli 11 preti invitano i lettori ad attuare concrete forme di testimonianza del dissenso. Alla Chiesa chiedono di accogliere i suggerimenti del card. Tettamanzi (v. Adista n. 51/08): “Nel momento in cui la Chiesa contesta giustamente il reato di clandestinita’ dovrebbe contemporaneamente ampliare di molto la disponibilita’ all’accoglienza nelle tante strutture di sua proprieta’; esse potrebbero essere gestite in collaborazione fra volontariato e istituzioni pubbliche, diventando cosi’ un’alternativa concreta e sostenibile alla detenzione nei Cpt”. Dal mondo politico, infine, esigono “un’assunzione di responsabilita’ piu’ seria e adeguata”, “per non favorire, come la legge attuale, la clandestinita’” e “per non considerare gli immigrati una forza lavoro necessaria e poi una presenza indesiderata”. (Giampaolo Petrucci)

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Il legame

Ho tolto l’abito
alla serena e tumultuante bellezza
per investigare le impalcature, se avevano un legame
con lo spirito. Certe combinazioni -
inspiegabili -
come formule delicatissime di aneliti porfirinici
e clorofilla,
suggerivano di tracciare certe curve
nello spazio del foglio, secondo una
memoria ignota, perduta; oppure
la tavola periodica degli elementi,
la riconoscevo nell’ordine e nelle rispondenze
di una bellezza sempre attesa.
Queste
sono le pagine della bellezza primordiale,
dove l’intensita’
si e’ espressa..
Dove la geometria con la sua durezza rigorosa
ha immesso le sue forme e ognuna
si e’ poi tramutata e commista.

Pier Luigi Bacchini
..
Colpo di sole estivo
Di Pietro
www.antoniodipietro.com/2008/08/colpo_di_sole_estivo.html

I senatori del governo e dell’opposizione di facciata si sono riuniti e, in seguito ad un colpo di sole estivo, hanno partorito l’Atto di Sindacato Ispettivo che esprime in misura molto chiara la volonta’ di riformare la giustizia piegandola al controllo politico. Non lo affermo solo io, ma anche Bruno Tinti, procuratore aggiunto presso la Procura di Torino e autore del libro “Toghe rotte”.
Nell’articolo, pubblicato sull’Unita’ di ieri, Bruno Tinti spiega in pochi punti come l’abolizione dell’obbligatorieta’ penale sia un errore clamoroso che puo’ portare a interpretazioni locali della giustizia e a pesanti interferenze politiche sulla scelta dei reati da perseguire.
L’autore evidenzia inoltre una serie di riforme della giustizia per rendere la macchina piu’ efficente con risorse gia’ esistenti ed evitando clamorosi colpi di spugna. Una democrazia non puo’ esistere se la Giustizia e’ sotto il controllo dell’Esecutivo.
Riporto l’articolo di Bruno Tinti dal titolo “Giustizia, che cosa fare subito”.

“Il 29 luglio alcuni senatori del PdL e del PD hanno partorito l’ “Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00019″, contenente una somma di proposte in materia di giustizia che, con lodevole eufemismo, possono dirsi poco condivisibili. Qui ne commento una.
La pattuglia mista inviata in missione esplorativa propone: “a) l’abolizione dell’obbligatorieta’ dell’azione penale, con la previsione di un procedimento per la fissazione dei criteri per l’uso dei mezzi di indagine e per l’esercizio dell’azione penale nonche’ di un procedimento che veda la partecipazione dei pubblici ministeri e di altri soggetti istituzionali e che individui un soggetto istituzionale politicamente responsabile di fronte al Parlamento per la loro effettiva ed uniforme implementazione a livello operativo;”.
Detta cosi’, c’e’ da essere ragionevolmente sicuri che i cittadini non capiscano nemmeno di cosa si stia parlando; proviamo a tradurre.

Obbligatorieta’ dell’azione penale significa: ogni volta che viene scoperto un reato si deve processare chi viene sospettato di averlo commesso. Il suo contrario e’ appunto la non obbligatorieta’ dell’azione penale: non per tutti i reati scoperti si debbono fare processi ma solo per alcuni. E’ un po’ come dire che, se uno abita in una grande casa, puo’ decidere di pulire tutte le stanze; oppure di pulirne solo una parte.
Ma perche’ si dovrebbe fare una cosa del genere? E’ ovvio che e’ piu’ bello e salubre vivere in una casa pulitissima piuttosto che in una pulita solo a meta’. La risposta e’ ovvia: perche’ non si hanno abbastanza domestici per pulirla tutta; oppure si hanno domestici pigri e fannulloni; oppure di alcune stanze non si ha proprio bisogno ed e’ inutile pulirle. Cosi’ si debbono prendere delle decisioni: assumere piu’ domestici (ma magari non me lo posso permettere); licenziare quelli pigri (e’ inutile, sono uno peggio dell’altro); traslocare in una casa piu’ piccola (non ce ne sono o mi dispiace). E allora mi tocca lasciare alcune stanze sempre sporche, non c’e’ niente da fare. (Ndv: ma c’e’ anche un’altra ipotesi, che magistrati consenzienti lascino nel cassetto quelle indagini e quei processi per cui il potere politico non vuole che si proceda. La cosa finora e’ stata fatta ma veniva considerata un reato. Da ora in poi sarebbe lecita. E ci possiamo giurare che non si trattera’ di reati minor io che riguardino poveracci).
Quindi, tornando alla giustizia, si puo’ anche decidere di non fare tutti i processi che si dovrebbero fare e mandare impuniti un sacco di delinquenti; se le risorse non ci sono c’e’ poco da fare. Ma prima bisognerebbe vedere se questo e’ proprio vero; se, in realta’, prima di garantire l’immunita’ (parola ormai sdoganata da apposito provvedimento legislativo) a chi delinque, non sia possibile trovare altre risorse o usare bene quelle che ci sono. Cio’ perche’ la non obbligatorieta’ dell’azione penale ha dei costi non da poco. A parte l’immoralita’ di non perseguire chi ha commesso un reato, che si traduce anche in un messaggio criminogeno nei confronti dei cittadini (commettete pure reati, tanto non vi facciamo niente); c’e’ un problema difficile da risolvere: chi sceglie quali reati perseguire e quali no?
Le soluzioni praticabili sono due: il fai da te e il lascia fare al legislatore. Che vuol dire, nel 1° caso, che ogni procura della repubblica decide quali reati privilegiare e quali lasciar perdere; e, nel 2° caso, che il Parlamento (o magari addirittura il Governo, cosi’ si perde meno tempo in discussioni inutili) stabilisce quali processi si debbono fare e quali no.
La prima soluzione e’ certamente sbagliata: magari in Sardegna il reato piu’ frequente e grave (nel senso che da’ origine a faide sanguinose ed infinite) e’ l’abigeato (furto di bestiame); e al Nord ci si dedica con entusiasmo al falso in bilancio e alla frode fiscale; e magari al Centro e al Sud predominano corruzione e abusi d’ufficio. Che si fa? Il codice penale applicato a macchia di leopardo? E se poi un procuratore sardo arriva a Milano e si mette in testa che, anche li’, l’abigeato e’ una realta’ criminosa gravissima? Chi lo controlla? Anzi, chi li controlla tutti questi procuratori dotati di un potere cosi’ grande di cui pero’ non rispondono a nessuno?
Insomma questa strada e’ sicuramente sbagliata.
La seconda e’ assai peggiore. Che succederebbe nel nostro Paese se fosse la politica a stabilire quali reati vanno perseguiti e quali no? Non a caso ho usato il termine “politica” per indicare l’assetto organizzativo cui allude l’ “Atto di Sindacato Ispettivo” della pattuglia di senatori in servizio estivo. Perche’, sia il “procedimento per la fissazione dei criteri per l’uso dei mezzi di indagine e per l’esercizio dell’azione penale” sia il “procedimento …. per la loro effettiva ed uniforme implementazione a livello operativo” hanno una caratteristica: l’individuazione, quale boss di tutto il procedimento, di “un soggetto istituzionale politicamente responsabile di fronte al Parlamento”. Dunque una scelta politica dei reati da perseguire e di quelli da lasciar perdere.
(ndv:eppure questo e’ proprio quanto ventilato da B che ebbe a dire che “il governo doveva decidere anno per anno cosa fosse reato e cosa no, il che prefigura un attentato anche piu’ grave alla giustizia).
Bene. Qualcuno ha dei dubbi sulla categoria nella quale sarebbero alloggiati i reati di falso in bilancio e gli altri reati societari? O quelli di frode fiscale? O quelli di corruzione? O quelli di abuso edilizio? O quelli di abuso di ufficio? Mi viene in mente anche il reato di finanziamento illecito dei partiti politici ma quasi non lo scrivo perche’ mi viene da ridere.
(Ndv: gia’ B disse che intendeva depenalizzare la bancarotta fraudolente dopo aver depenalizzato il falso in bilancio, reati per cui in USA per es. si prendono anche 30 anni di carcere.).
Affidare alla classe politica la scelta dei reati da non perseguire produrrebbe in automatico una lista dei reati tipici della classe politica stessa.
Sicche’ si vede bene che abbandonare il principio dell’obbligatorieta’ dell’azione penale (puliamo tutta la casa) e adottare quello della non obbligatorieta’ (ne puliamo solo alcune stanze) e’ una scelta complicata. E pero’ puo’ anche darsi che sia necessaria. Ma allora prima vediamolo, se e’ proprio necessaria.

Il processo penale e’ lunghissimo (troppo dice, con ragione, la pattuglia di senatori). Allora rendiamolo piu’ corto. Ci avete provato? Avete nominato i giudici necessari, bandendo i relativi concorsi (restano scoperti circa 1500 posti)? No, vero? Avete assunto il personale amministrativo che manca (il 30 % dei funzionari amministrativi)? No, vero? Avete comprato computer, stampanti, fotocopiatrici, autovetture, sistemi informatici moderni, insomma quello che serve per lavorare? No, vero? Allora perche’, prima di lasciare sporca meta’ della casa, non provate a procurarvi le risorse necessarie per tenerla pulita tutta?
Ma perche’, mi pare di sentirli, mica viviamo nel paese dei puffi, noi tutti questi soldi non li abbiamo. E magari hanno ragione. Allora proviamo con le soluzioni che non costano niente.

Avete ridisegnato le circoscrizioni giudiziarie e abolito piu’ o meno la meta’ dei tribunali e delle procure italiane? Anche questo no, eh? Eppure lo sapete che otterreste un sacco di risorse in piu’ per far funzionare quelli che restano e che risparmiereste anche un sacco di soldi. Eh, ma come si fa con gli amministratori locali, compagni di partito che non ne vogliono sapere di far perdere alla loro citta’ il tribunale; magari perdono qualche voto… E gli avvocati delle piccole citta’ dove li mettiamo, anche loro sono elettori. Mi rendo conto…

Avete previsto un diverso regime delle notifiche, per esempio l’obbligo per ogni avvocato di avere un indirizzo e-mail e la validita’ delle notifiche effettuate in questo modo (cosi’ si risparmiano gli ufficiali giudiziari)?

Avete previsto l’obbligo per ogni imputato di eleggere domicilio presso il suo avvocato? Cosi’ non dobbiamo fare i salti mortali per trovarlo ogni volta e rinviare il relativo processo.

Avete previsto l’abolizione del processo d’appello (per tutti, non solo in caso di appello del pubblico ministero; che diamine, accusa e difesa con pari diritti, lo dite sempre). Eppure dovreste sapere che nella maggior parte dei Paesi occidentali (che vengono sempre portati ad esempio, in genere a sproposito, quando conviene) il processo d’appello non esiste.

Avete previsto la depenalizzazione di quei reati che potrebbero essere puniti con una multa ad opera di Vigili Urbani, ASL, Ufficio delle Imposte, INPS etc. (dalla sosta con il tagliando falsificato all’omesso versamento delle ritenute INPS)?

Avete previsto una delle decine di riforme che qualsiasi magistrato e’ in grado di indicarvi, che non costerebbero niente, farebbero risparmiare soldi e renderebbero celere il processo? Dimenticavo, senza toccare le garanzie difensive, per carita’, siamai che un colpevole abbia meno chances di scamparla. Ma certo che non avete fatto nulla di tutto questo.

Allora perche’ decidere di lasciare meta’ della casa sporca senza prima sbattersi per vedere come e’ possibile tenerla pulita? Sara’ che, in quelle stanze buie e non frequentate, qualcuno ci si trovera’ bene?”

Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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Da Pechino a Londra
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VITTORIO SABADIN
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4926&ID_sezione=&sezione==

Forse avevano ragione i cinesi nel dire che molti giornalisti occidentali sono andati a Pechino con qualche pregiudizio.
Gli atleti avrebbero dovuto restare soffocati dall’inquinamento, migliaia di contestatori avrebbero dovuto essere arrestati e malmenati per le strade e nessun inviato avrebbe potuto fare liberamente il proprio lavoro. Tutto questo, nella sostanza, non e’ avvenuto, le Olimpiadi sono state un successo globale privo di importanti incidenti, ed e’ certamente con un grande respiro di sollievo che la bandiera dai cinque cerchi e’ stata consegnata ieri nelle mani del sindaco di Londra, Boris Johnson, al quale toccheranno ora i problemi. Non e’ infatti certo che la Gran Bretagna riuscira’ a superare nel 2012 la grandiosita’ dei Giochi cinesi. E la loro organizzazione, a causa della recessione in arrivo e della fuga degli sponsor, rischia di trasformarsi in un terribile incubo.
Le autorita’ cinesi ripetono spesso che vorrebbero esser giudicate dagli sforzi fatti, piuttosto che dai risultati raggiunti. Muovere in qualunque direzione un Paese di 1,3 miliardi di abitanti richiede tempo, e in fondo l’importante e’ che la direzione resti quella giusta. Le Olimpiadi potevano essere un’occasione per progredire nell’apertura verso il mondo esterno e nelle riforme democratiche interne, com’e’ avvenuto nella Corea del Sud dopo i Giochi di Seul del 1988. Oppure potevano essere il contrario, con il rischio di mostrare al mondo il proprio volto peggiore, repressivo e incurante dei diritti umani. Molti puntavano sulla seconda opzione e non e’ certo un caso che le rivolte in Tibet e nelle altre province che reclamano l’indipendenza siano scoppiate in occasione dei Giochi, alla ricerca di un palcoscenico mondiale altrimenti negato. Pechino rischiava percio’ di ritrovarsi a gestire durante le Olimpiadi decine di sollevazioni analoghe, trasmesse in mondovisione.
Il duro intervento nel Tibet e’ stato certamente una macchia, ma probabilmente dal punto di vista di Pechino in quel momento non c’erano alternative. E poi perche’ i cinesi dovrebbero preoccuparsi, quando quasi tutti i leader occidentali fanno discorsi a sostegno dei tibetani e poi rifiutano di ricevere il Dalai Lama, minacciano di boicottare le Olimpiadi e poi ci vanno, perfettamente consapevoli di dover fare i conti con il risentimento di quella che presto diventera’ la prima economia del mondo? Anche in fatto di diritti umani, sembrano pensare i cinesi, nessuno ha piu’ l’autorita’ morale per darci lezioni. Non certo l’America di Guantanamo e di Abu Ghraib, con George Bush costretto a fare la coda dietro il Presidente albanese per essere ricevuto da Hu Jintao, ne’ la Russia di Putin che proprio nei giorni delle Olimpiadi muoveva i suoi carri armati in Georgia, incurante di colpire i civili nei bombardamenti, e non escludeva l’uso di armi nucleari se qualcuno avesse contrastato i suoi interessi. Anzi, paragonando i Giochi con quanto accadeva in Ossezia, l’Occidente ha certamente sentito piu’ nemica Mosca che Pechino e anche questo ha contribuito al successo d’immagine delle Olimpiadi. La Cina non ha bisogno delle armi per conquistare il mondo: lo sta gia’ silenziosamente facendo con le sue banche.
Il risultato delle Olimpiadi cinesi sara’ difficilmente replicabile, non solo dal punto di vista politico. Nessuno sa quanto sia davvero costato costruire impianti e strade, chiudere fabbriche inquinanti e costruirle nuove lontano dalla citta’, radere al suolo interi quartieri deportando gli abitanti, dimezzare il traffico e rallentare la produzione e l’economia per quasi un mese.
Tutte cose che non saranno possibili nei prossimi quattro anni a Londra, dove il budget dei Giochi del 2012 viene aggiornato in continuazione. Solo quello per la sicurezza e’ passato da 838 milioni di sterline a 1,4 miliardi, quello per gli interventi nei trasporti ha raggiunto gli 897 milioni e quello per gli impianti e il villaggio olimpico 1,8 miliardi. Ma in realta’, con una recessione alle porte, un’inflazione che punta al 5% e con il costo delle materie prime da costruzione in crescita esponenziale, nessuno puo’ fare previsioni sul conto finale, che potrebbe anche raddoppiare. E mentre i costi salgono, gli sponsor – che hanno sostenuto Pechino con due miliardi di dollari – sono in fuga, vittime della crisi economica, ma anche di valutazioni non proprio positive sul rapporto tra soldi impegnati e benefici ricevuti. «Quali nomi ricordate delle Olimpiadi?», si domandava ieri l’Independent. Rebecca Adlington? Chris Hoy? Manulife? Atos Origin? I primi due hanno vinto l’oro, gli ultimi due lo hanno speso: 50 milioni di sterline ciascuno per niente.
Importanti marchi come Johnson&Johnson e Kodak si sono gia’ ritirati, e altri seguiranno. Dei 650 milioni di sterline che si sperava di ottenere in sponsorizzazioni ne sono stati raccolti appena la meta’ e il rischio che i Giochi si trasformino in un bagno di sangue per le casse della citta’ e’ molto elevato.
Forse le Olimpiadi cinesi saranno ricordate a lungo come quelle che hanno chiuso un’epoca, ormai possibili solo in un Paese molto ricco e non ancora del tutto democratico, che ha bisogno di investire sulla propria immagine. A Londra le organizzarono l’ultima volta nel 1948, in un Paese in rovina devastato dalla guerra. Non c’erano sponsor ne’ tv, e furono belle lo stesso.
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SCUOLA PUBBLICA: UN BENE COMUNE IN GRAVE PERICOLO

Appello alla mobilitazione contro la privatizzazione della Scuola Pubblica in difesa della liberta’ d’insegnamento e dei diritti dei lavoratori

Lo stato d’animo dei lavoratori della Scuola oscilla dallo sconforto alla rabbia nel rilevare la persistente inadeguatezza del sindacato e delle opposizioni nel contrastare il processo di privatizzazione dei beni comuni in generale e dell’istruzione in particolare, come se non esistesse da parte di tali soggetti la consapevolezza che ci si stia avviando precipitosamente ad un punto di non ritorno, ragion per cui occorre ora e subito senza alcun indugio una massiccia mobilitazione per contrastare un attacco senza precedenti ai principi della Costituzione, ai diritti dei lavoratori e al loro salario e all’etica stessa della convivenza civile.

Il mondo della Scuola e’ molto preoccupato dalle nuove norme che ridisegnano il sistema dell’istruzione, gia’ peraltro dissestato dai provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi 15 anni, le quali rappresentano il grimaldello per scardinare in via definitiva cio’ che resta della Scuola Pubblica: si inquadrano infatti in una strategia piu’ ampia di demolizione di tutte le strutture pubbliche e di disintegrazione dei diritti di chi vi lavora al fine di velocizzare il trasferimento di servizi e funzioni pubbliche ai privati.
La riduzione del personale che interessa tutto il pubblico impiego e riguarda la Scuola nella misura di 100.000 docenti e 43.000 del personale ATA e la chiusura di piu’ di 2000 istituti nei piccoli comuni determinera’ il collasso di un sistema fiaccato peraltro dall’enorme riduzione dei finanziamenti (circa 8 miliardi di euro entro il 2012). Infatti, come in altri settori, il governo e’ deciso ad imporre alla Scuola con la forza le sue scelte, con una prova “muscolare” esternata mediante l’interessamento allo stesso disegno di ben tre Ministeri: MIUR, P.A. e MEF, con il cosiddetto “commissariamento” economico del Ministro Gelmini e con l’introduzione di regole neo-autoritarie che pretendono di coprire il vuoto creato con la riduzione della Scuola ad un involucro pressoche’ vuoto da dare in pasto all’iniziativa privata.

Premesso che per poter ricostruire in Italia una Scuola Pubblica che sia sanata dai guasti di questi anni, e’ necessario abrogare le leggi Moratti, alle quali si riferiscono i pessimi interventi legislativi di questo governo, riteniamo indispensabile:

-Il ritiro del DDL n. 953/2008 Aprea, proposta di legge anticostituzionale che porterebbe a compimento la completa distruzione della Scuola dello Stato, visto tra l’altro che ogni singolo istituto avrebbe un’organizzazione di tipo aziendale, mentre gli insegnanti perderebbero totalmente la loro funzione, in quanto privi di liberta’ reale di insegnamento.
-Il ritiro del DDL Gelmini, presentato il 1 agosto 2008, che tra l’altro introduce, in linea con il disegno di legge Aprea, l’assunzione diretta del personale a tempo determinato con nomina biennale da parte dei dirigenti scolastici.
-L’eliminazione di tutte quelle norme, presenti in leggi e decreti vari, come il DL n. 112/2008, il DL n. 93/2008 e il DL n. 97/2008, che stravolgono la Scuola, ne deregolamentano il lavoro e le tolgono la possibilita’ di svolgere quel ruolo che le prescrive il testo Costituzionale, prevedendo tra l’altro tagli su tagli, incremento del rapporto alunni-docenti, accorpamento di scuole e di classi di concorso (flessibilita’), diminuzione del tempo scuola, “rimodulazione dell’organizzazione didattica nella primaria” (maestro unico?). La logica di tutto si riassume nel disegno di far cassa distruggendo la Scuola e svendendola ai privati.

Pertanto le nostre rivendicazioni riguardano i seguenti punti:

-La difesa del carattere statale della Scuola di tutte e di tutti, in modo che venga garantita l’esistenza delle scuole private, ma senza oneri per lo Stato, come prevede la Costituzione.
-L’opposizione al disegno di aziendalizzazione della Scuola e dell’ingresso dei privati nella gestione degli istituti.
-La difesa dello stato giuridico professionale degli insegnanti e il rifiuto di ogni meccanismo di carriera pseudo-meritocratica, come quello previsto nel disegno di legge Aprea, con concorsi e livelli di carriera, che romperebbero i rapporti esistenti nella Scuola ancora prevalentemente solidaristici, propri di un ambiente educativo, e instaurerebbero inadatti rapporti concorrenziali tipici delle aziende.
-La difesa della liberta’ di insegnamento, baluardo costituzionale della laicita’ e della democrazia.
-La salvaguardia del contratto nazionale e il contemporaneo rifiuto della possibilita’ di assunzione da parte dei dirigenti scolastici, perche’ l’insegnante, nella sua liberta’ garantita dallo Stato democratico, non puo’ dipendere della singola scuola ma dal sistema complessivo della pubblica istruzione.
-L’assunzione di tutti i precari e il superamento del precariato, che colpisce il lavoratore come persona e non permette alla Scuola di funzionare con continuita’ garantendo l’attuazione dei progetti didattici e la crescita dei rapporti interpersonali allievi-insegnanti.
-Il rifiuto di una deriva regionalistica dell’istruzione, quale emerge dalle strampalate proposte della Lega, che vorrebbe affidare le cattedre ai docenti autoctoni.
-La difesa dei diritti e delle tutele dei lavoratori della Scuola e, il rigetto di tutte quelle norme vessatorie, come quelle su permessi e malattie, volti a creare un clima denigratorio nei loro confronti. Essi devono poter svolgere il proprio ruolo con il rispetto di cui hanno diritto e senza preoccupazioni estranee al delicato lavoro che hanno il compito di svolgere.
-L’opposizione ai tagli di cattedre e di finanziamenti che rendono impossibile insegnare, perche’ in classi sovraffollate e senza finanziamenti viene reso vano ogni progetto didattico e reso impossibile l’apprendimento e la crescita educativa. Non c’e’ qualita’ senza i mezzi per fare buona scuola e questa, in nome del risparmio a senso unico, non puo’ essere ridotta ad una caserma con docenti “militarizzati” e ridotti a “fustigatori” dei propri alunni.
-La difesa del tempo scuola, normale, pieno e prolungato con doppi insegnanti, perche’ l’apprendimento avviene solo con i tempi distesi e vanno rispettati i processi cognitivi di tutte e tutti.
-La difesa dell’obbligo scolastico e il rifiuto del doppio canale morattiano, che reintroduce l’incivile divisione tra scuola vera e scuola per famiglie svantaggiate.
-La salvaguardia dell’insegnamento di sostegno e del diritto all’istruzione per tutti, senza discriminazioni etniche e linguistiche e quindi difesa dell’insegnamento di sostegno in classe e per tutte le ore necessarie e garanzia dell’ausilio didattico dei mediatori linguistico-culturali per assicurare il diritto allo studio degli alunni stranieri.

Consapevoli che per evitare il baratro e rompere lo stato di assedio che vede alleati governo, poteri forti e mezzi di informazione occorre una risposta immediata, determinata e sinergica di tutti, ci rivolgiamo a quanti sentono l’importanza del ruolo svolto nella societa’ dalla Scuola dello Stato e, in particolare, a tutte quelle persone, quei movimenti, quei soggetti politici, sindacali e associativi che in questi giorni hanno gia’ elevato la loro protesta o comunque in passato hanno lottato contro lo sfascio prodotto dagli scorsi governi per iniziare a far sentire la nostra voce di protesta.

Inoltre facciamo appello a tutti i comitati presenti nel paese gia’ in parte organizzati in una rete di mutuo soccorso, visto che ci troviamo di fronte ad un attacco a mitraglia da parte di questo “regime” contro i beni comuni essenziali per la vita civile; infatti, il disegno che colpisce la Scuola e’ un’articolazione di quello complessivo di stampo autoritario che distrugge l’ambiente e uccide nei territori i cittadini per mancanza di tutele, che militarizza le citta’, perseguitando gli immigrati, i rom e le persone in genere attraverso ridicole proibizioni, che salva coloro che commettono reati mentre permette la strage di operai uccisi per mancanza di sicurezza e li massacra con una deregolamentazione selvaggia dei rapporti di lavoro. Crediamo che solo lottando tutti insieme per il bene di tutti possiamo vincere questa battaglia di civilta’ e per questo chiediamo di iniziare con il segnale di una firma di tutti a questo appello!

Il Forum Insegnanti

Per aderire all’appello cliccate sul link:
www.foruminsegnanti.it/appello2008/
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Zanotelli difende l’acqua

APPELLO
S.O.S ACQUA

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noe’ (Cosenza ), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)
Cosi’ il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia e’ oggi tra i paesi per i quali l’acqua e’ una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua.. queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo e’ un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora piu’ grave e’ il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettivita’ territoriali. I Comuni, in particolare, non sono piu’ dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere e’ di garantire che i dividendi dell’impresa siano i piu’ elevati nell’interesse delle finanze comunali .“
Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra costituzione!
Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la piu’ grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni.) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.
E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!
L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania.
L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo lancia una proposta che diventera’ operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventera’ una multi-servizi che includera’ Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri ( tariffe piu’ basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’universita’ degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano ) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un Comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori , (una SPA di cui il 46% delle azioni e’ di proprieta’ dell’ Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le bollette dell’acqua!”, e’ l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sara’ anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.
Mi chiedo amareggiato: ”Ma dov’e’ finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Ma cosa succede in questo nostro paese? Perche’ siamo cosi’ immobili ?Perche’ ci e’ cosi’ difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori?
Perche’ il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
E’ giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua.
Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioe’ che l’acqua e’ un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunita’ locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente, senza essere S.P.A .
“L’acqua appartiene a tutti e a nessuno puo’ essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in societa’ pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo piu’ basso possibile .”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana?
Quand’e’ che prendera’ posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo nel mondo milioni di morti per sete!)
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI: ”Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignita’ umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.
Quand’e’ che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua ?
L’acqua e’ vita. “L’acqua e’ sacra, non solo perche’ e’ prezioso dono del Creatore - ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perche’ e’ sacra ogni persona , ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non e’ una merce, ma un diritto di tutti.
Diamoci da fare perche’ vinca la vita!

Alex Zanotelli
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FINANZIARIZZATI E PREOCCUPATI
Camillo Coppola

Lo scollamento della finanza dalla base produttiva non e’ pianificato da governi o gruppi finanziari, ma dall’autonoma necessita’ di accrescersi del Capitale. Il quale, se l’industria arranca e i profitti diminuiscono, deve trovare altre fonti di valorizzazione, non importa quanto fittizie.
Intervistato dal Sole 24 Ore Guido Rossi ammette che la crisi in corso e’ peggiore di quella
del ’29 e nasce da un preoccupante problema strutturale: “Questo e’ un mercato completamente fuori da qualunque controllo; 45mila miliardi di dollari non sono altro che scommesse sulla capacita’ delle grandi imprese di restituire i debiti contratti. E’ la totale
finanziarizzazione del capitalismo”.
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L’Unita’ decapitata
Paolo De Gregorio

I giornalisti farebbero bene a riflettere sulla triste vicenda del giornale di “sinistra” “l’Unita’”, che, acquistato dal capitalista Soru, fa come quelli di destra, caccia il direttore (Padellaro) per sostituirlo con una giornalista notoriamente piu’ moderata e vicina alle posizioni politiche di Veltroni.
Se si fa un’operazione del genere, cosi’ palesemente autoritaria, e’ segno che il mestiere di giornalista non e’ un esercizio di liberta’ e di autonomia informativa, ma e’ un mestiere di impiegato in un partito, si devono aggiustare le notizie alla linea editoriale decisa dal padrone, ergo, la “liberta’ di stampa” e’ la liberta’ del suddetto padrone.
Non e’ un caso che proprio i padroni parlino sempre di liberta’. Infatti, essi possono esercitare tutta la liberta’ che vogliono in quanto il 98% delle liberta’ possibili, compresa quella di informazione, sono date solo dal denaro.
Anche il soldato Travaglio, che scrive sull’Unita’, credo che avra’ vita difficile, e se si pieghera’ alle logiche che hanno fatto buttare fuori Padellaro, perdera’ ogni credibilita’.
Sarebbe bello che uno come Travaglio, cosi’ rigoroso e incalzante nell’inchiodare i potenti, traesse spunto da questa vicenda per dire alcune semplici cose: “l’unica “stampa libera” puo’ derivare solo da una associazione di liberi giornalisti, che non dipendono da nessuna proprieta’ editoriale, che si legano tra di loro in una redazione, nominano il capo redattore, che deve essere dimissionario ogni anno, e che non puo’ avere piu’ di due mandati, stabilendo come giornalisti, senza nessuna ingerenza, la propria ‘linea editoriale’ e il linguaggio piu’ adatto a raggiungere la fetta di societa’ a cui si vuole arrivare.”
Solo questo assomiglierebbe a un giornale libero, e su Internet sarebbe possibile farlo, basterebbe sottrarsi alla bramosia di denaro e di visibilita’ che l’editoria padronale offre ai suoi impiegati, sapendo benissimo quanto e’ facile corrompere nel profondo le persone che arrivano al privilegio, al grande benessere, alla notorieta’, al ruolo riconosciuto di opinionista che sposta sentimenti, convinzioni, voti elettorali.
Ci domandiamo perche’ non si realizzi un grande quotidiano “on-line” che faccia da esempio e sia scuola di giornalismo per tutti, coinvolgendo i tanti valenti giornalisti che gia’ oggi sono attivi, gratuitamente, su Internet, a cui chiedere contributi sulle realta’ regionali, sulle tante emergenze che oggi vi sono in tutta Italia e che rappresentano quella realta’ nascosta dal nostro sistema mediatico-padronale.
Il monopolio editoriale crea l’’opinione pubblica’. Va infranto con regole nuove e nuove modalita’. Siamo in piena dittatura e il suo frutto e’ il “pensiero unico” che oggi domina, con il risultato che gli operai votano per i loro padroni, che l’emancipazione femminile sia fare la “velina” o vestire alla moda, che l’individualismo e’ vincente e ognuno si difende da solo tanto la vita e’ una guerra di tutti contro tutti, che l’energia nucleare e una energia “pulita”, che gli inceneritori sono salutari, che l’inquinamento e la sovrappopolazione sono invenzioni dei “catastrofisti”, che Berlusconi e’ onesto e disinteressato, che i preti non fanno politica, che la Cina non rispetta i diritti umani ma un milione di morti in Iraq sono funzionali a espandere la democrazia.
Viviamo in un mondo di bugie e di falsificazioni e tutto cio’ succede perche’ non c’e’ libera stampa.
..
La prossima piazza
Stefano Olivieri

L’Italia e’ in rosso, basta parlare di dialogo. E la prossima piazza non potra’ essere di nessun partito. Al posto della tessera conteranno i portafogli vuoti e i cuori stretti dalla disperazione. E con i soldi se ne sono andati via i sogni di un mondo solidale, multiculturale, dove la parola liberta’ si coniughi solo al plurale. Guai a chi uccide i sogni! Non ci saranno bandiere ma pugni stretti verso l’alto, non ci saranno slogan ma urli di rabbia e di disperazione, e guai al governo che contasse su questo per una prova muscolare, sarebbe la catastrofe. Mi dispiace per il PD, che aveva fatto sperare milioni di italiani, e poi non ce l’ha fatta, ma la prossima piazza il Pd se la dovra’ conquistare sul campo, perche’ il vaso e’ colmo e a riempirlo, oltre a B, e’ stato anche il disincanto di chi ha votato contro e ha visto il suo partito o scomparire del tutto dal parlamento oppure – ed e’ forse anche peggio a questo punto – continuare pervicacemente a prendere pesci in faccia per cercare un dialogo indifendibile, che puzza di inciucio da lontano. Perche’ con una dx padrona e arrogante, cinica e cattiva non si discute, neanche per salvare la forma. Con un governo che strappa le regole, che fa e disfa secondo le convenienze del padrone, che da’ la caccia ai rom, agli omosessuali, ai diversi e ai senzatetto che rovistano nei cassonetti ma dimentica i truffatori, i corruttori e i bancarottieri, che regala la barboncard ai pensionati indigenti mentre consegna l’intero castello di Notthingam alle banche e ai petrolieri (il petrolio e’ calato di 30 € al barile e la benzina alle pompe di 10 centesimi se va bene…), e che strozza i contratti di operai e dipendenti con un inflazione programmata che e’ meno di 1/3 di quella reale, ebbene con un governo cosi’ non solo non si dialoga, ma si scende in piazza e si rimane li’. Contateci la prossima volta, vedrete quanti elettori fanatici di B con il portafoglio vuoto saranno insieme a noi, contateli pure ad uno ad uno, sara’ istruttivo per i sondaggisti del cavaliere.
Hanno vinto con la promessa di togliere l’ICI a tutti, e ora temono che il boomerang gli torni indietro proprio in coincidenza con le prossime elezioni locali. Perche’ tutti i comuni hanno dovuto tagliare i servizi ai cittadini, e quelli rimasti costano di piu’. Avevano promesso di salvare Alitalia, la compagnia di bandiera. Grasso che cola se restera’ la bandiera, perche’ l’esodo dei licenziati sara’ biblico e con Alitalia si volera’ – se va bene – da Malpensa a Pontedilegno, cosi’ Bossi e’ contento. Avevano promesso di sistemare i nostri figli precari, e ce li hanno davvero sistemati per le feste, spianando di nuovo la strada ai ricatti delle lettere di dimissioni anticipate consegnate ai padroni all’inizio del lavoro e rendendo legale cio’ che perfino la legge Biagi non aveva osato fare, cioe’ licenziare su due piedi e poi pagare una semplice multa al posto del reintegro imposto dal giudice. Hanno mostrato la mortadella a Prodi in parlamento, pero’ adesso hanno reintrodotto i ticket sanitari, tanto i loro ricchi elettori vanno solo in cliniche non convenzionate. Ma dico: come si puo’, ma perche’ si deve dialogare con questi mostri ? Il PD stia attento, sono gia’ tanti i suoi elettori che hanno estratto il cartellino rosso, e presto chiederanno ragione di quell’aggettivo “democratico” messo li’ come esca per le allodole. Ma noi non siamo allodole, e se ne accorgeranno tutti ben presto.
Non siamo andati in ferie, siamo rimasti in ferie in citta’, e abbiamo tirato fuori l’eskimo dal baule. Perche’ non ci sono soldi neanche per il quotidiano, figuriamoci una vacanza. Non solo gli operai, non solo i disoccupati o i cassintegrati, e neanche soltanto i precari. Piu’ passa il tempo e piu’ e’ difficile definire i margini in questa valle di lacrime dell’Italia che paga, paga sempre, sta sempre e soltanto dalla parte sbagliata del banco. E il banco vince sempre, l’inflazione e’ una bestia viva e vitale, altro che l’1,7 % sciorinato da Tremonti. Ci prenderanno per fame, ma attenzione, perche’ la fame e’ una bestia ancora piu’ brutta.
Siamo in regime fascista, se ne e’ accorta perfino Famiglia Cristiana. E non e’ un caso che il nuovo duce prediliga le camice nere nel suo guardaroba. Meglio cominciare a chiamare persone e cose con il loro nome, si evitano equivoci e si rendono ancora piu’ evidenti i confini fra chi vuol battersi per i diritti di tanti e chi intende invece impegnarsi per i privilegi di pochi.
..
B ha detto che la sua riforma della giustizia realizzera’ il programma di Falcone!?
Stefano Alletti (bloggher)

Ogni giorno mi sento sempre piu’ frustrato. Sono tornato ieri a Palermo, la mia terra, atterro all’aeroporto Falcone Borsellino, facendo la strada verso casa vedo il monumento dedicato a Falcone, poi passo da via Notarbartolo e vedo l’albero davanti casa di Giovanni Falcone pieno di bigliettini. Poi, per la prima volta da diversi mesi, vedo il telegiornale e sento Berlusconi pronunciare il nome di Falcone. Mentre si vede Cuffaro in Parlamento che bacia Dell’Utri. E’ una presa per il culo che solo un popolo come quello italiano puo’ subire. In nessun altra parte del mondo si e’ mai vista una truffa ai cittadini di questa portata. E non dipende solo dall’informazione, dipende anche dalla nostra cultura. In Francia per esempio quando il governo propone una legge che ai cittadini non sta bene, si scende a manifestare si blocca un paese, si incendiano le macchine e si fa un tale bordello che i politici sono costretti a ritirare la legge messa in discussione. Questo e’ un popolo! Noi in Sicilia siamo delle pecore perche’ se avessimo un decimo dell’attaccamento alla terra che hanno i francesi avremmo gia’ sconfitto da tempo la mafia.
Noi invece chi votiamo? Cuffaro, Berlusconi e Dell’Utri. Allora scusatemi se vi dico che Falcone e Borsellino non li meritavamo, ci meritiamo il ducetto mafioso dello psiconano.
E Vaffanculo questa volta lo dico a noi Siciliani!
..
RIDIAMARO : – (

Alzo Zero

COSTANTE ED UGUALE A ZERO
Berlusconi ha detto che la sua riforma della giustizia si ispira a Falcone.
Tempo fa aveva paragonato il ministro Carfagna a S. Maria Goretti.
Non c’e’ che dire, LA CREDIBILITA’ DELLE SUE AFFERMAZIONI SI MANTIENE COSTANTE.
..
Michele d

Su dai! Un po’ di ottimismo…qualche notizia buona:
-Prodi ha confermato oggi che non tornera’ in Politica…
-i soliti 9-10 milioni che vanno avanti ed indietro per l’Italia dovrebbero essere tutti tornati a casa…quindi e’ finito lo scassamento di palle degli esodi e controesodi di agosto
-Da domani riniziano i lavori in Parlamento….quindi tra le loro idiozie ed il ritorno di Zelig a breve ci sara’ da ridere…
-oggi ho visto 2 Tg ma non e’ stato intervistato Capezzone! Forse sta male o gli e’ successo qualcosa di grave….
-Sheva e’ tornato al Milan e stasera c’e’ Inter-Roma finale di Supercoppa! Almeno nei Tg nazionali e Mediaset sanno di cosa parlare….
-esistono ancora dei clandestini stupratori! Pensavo che fossero tutti spariti perche’ impauriti da Maroni e Borghezio! Erano 100 giorni che non si parlava piu’ di loro…pensavo all’ennesimo miracolo del genio di Arcore
-le Olimpiadi sono finite!!! Alle prossime Olimpiadi di Londra partecipera’ per la prima volta la delegazione della razza superiore padana. Il portabandiera della Padania sara’ il figlio di Bossi ma sembra che ci siano delle difficolta’ nel far comprendere al “genietto” il difficile compito di attraversare la pista di atletica con la bandiera in mano.

Staino sull’Unita’, dopo i recenti passaggi del giornale:

Testamento biologico:
“Dichiaro fin da ora che, nel caso mi levino dall’Unita’, D’Alema, Velarono e il pd in genere non c’entrano nulla!”
..
Tutti gli anni e’ una storia
Ti chiedi a che serve scalzare
tre o quattro viti
sotto un sole che spacca le pietre,
e la schiena ti crepa davvero
se alzi uno zappone a prima mattina.
Ma poi, hai rotto, impalato, inzolfato,
il ramato l’hai preso a credenza,
da quando hai veduto le prime tue foglie
non hai piu’ dormito, nessuno ha dormito.
Poi, che ci fai con un vino
che vendi a due soldi.
Tutti gli anni e’ una storia.
Col tempo potresti cambiare le viti
come ha fatto il barone,
così l’uva ti cresce pisciarella,
ma chi ha soldi per questo.
Adesso che piove
hai bisogno di un paio di scarpe,
la sera ti guardi tua figlia
le sue labbra sempre screpolate,
e dici Genova, un posto a Milano,
si trovasse una qualche amicizia, una chiave,
la porta del Vaticano.
Ti spieghi cosi’ come un poco per volta
una via perde un vecchio buongiorno,
se ne vanno quei cari proverbi
ch’erano gli ori di tutto un vicinato
.

Franco Costabile
..

http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. Non si può che condividere in pieno quanto sopra hai scritto.
    Aggiungo che già negli anni ’50-’60 era invalso il vezzo degli editori di cambiare l’aspetto dei testi mentre il contenuto era solo spostato. Ma da allora ad oggi tutto è stato portato alla ennesima potenza.
    Ho sfogliato i libri dei miei nipoti (3a e 5a elem.)sono rimasto inorridito per la quantità di nozioni inutili,le evidenziazioni coloratissime in ogni pagina, il peso inverecondo; e poi: quaderni per questo, quadernoni per quello. Materiale per lo più inutile (ed io aggiungo: dannoso). E compiti per casa e per le vacanze, e studiare questo e quello.
    Risultato: odio (giustificato) per i libri. Analfabetismo diffuso (lo si riscontra a dal blog) per coloro che hanno frequentato le scuole più recentemente.
    I libri di parecchi anni fa, delle più svariate discipline: pochi colori, concetti essenziali, facili da ritenere, di prezzo contenuto.
    Io credo che un buon insegnante oggi dovrebbe rifiutarsi di adottare, per certe materie universali, i libri di testo proposti dall’andazzo comune, soprattutto nelle scuole superiori.
    Lui stesso dovrebbe far la lezione e darne la traccia gli allievi (fotocopia) abbandonando – dirigenza permettendo -le tante pugnette descritte nei programmi ufficiali.
    Sarebbe il modo migliore per valutare le capacità di chi insegna.

    Mirto s

    Commento di MasadaAdmin — agosto 26, 2008 @ 12:27 pm | Replica

  2. C’è un bel post di Viviana V sulla scuola. Voglio dire anche la mia. Sono una docente meridionale, ma, scusate, credo di alzare il livello della scuola.
    Mi ha offeso la Gelmini, spuntata alla guida di un ministero senza aver dimostrato i suoi meriti, almeno noi non li abbiamo conosciuti, altri poi non so.
    Bene, la scuola è allo scatafascio più completo.
    In questa settimana nella mia scuola si svolgono i ridicoli, beffardi, inconcludenti, esami di riparazione. Faccio presente che a carico delle nostre tasche si sono tenuti nelle scuole i corsi per il recupero. Corsi farsa, durati 15 ore con insegnanti che avevano studenti di varie classi: chi doveva recuperare la grammatica latina, chi doveva recuperare una parte della letteratura, chi doveva recuperare….e via dicendo. E l’insegnante a districarsi in questo caos. La retribuzione ovviamente una miseria, ma se si uniscono le migliaia di miserie, viene fuori una grossissima cifra spesa per non risolvere il problema. Alunni “ciucci” come prima, se non più confusi di prima e, come volevasi dimostrare, TUTTI saranno promossi. Lo vedrete dal resoconto finale. Come l’esame di Stato, alla fine TUTTI promossi. Viva la scuola italiana, viva i genietti italiani!
    I presidi odiano nel vero senso della parola bocciare qualcuno, per non perdere popolazione scolastica e, soprattutto quest’anno, con le restrizioni dell’organico, per evitare l’accorpamento delle classi.
    I professori temono di bocciare per non perdere la titolarità per restrizione dell’organico.
    Questa è la situazione della scuola italiana, nuda e cruda. L’hanno distrutta, la scuola, continuano a distruggerla e poi dicono che gli insegnanti meridionale fanno abbassare il livello culturale; se la scuola pubblica regge ancora, sia pure traballando paurosamente, è per un puro miracolo. Vogliono l’ignoranza e, credetemi, gli studenti seri sono per davvero una minoranza. Questo lo si dice da anni, lo dicono i rapporti europei che siamo gli ultimi

    Maria Rollo

    Commento di MasadaAdmin — agosto 26, 2008 @ 12:30 pm | Replica

  3. Scusate se torno a parlare di scuola. Il fatto è che la scuola la tengo nel mio DNA e il sangue mi sale in faccia quando ne parlo.
    Ho parlato poc’anzi della ineffabile situazione che si è verificata nella mia scuola con i corsi di recupero per gli alunni “sospesi”, ora si dice così, non più rimandati. Ma credo che la situazione sia generale in tutte le scuole.
    Ora vorrei fare un discorso più psicologico. Il permissivismo, il buonismo, il “tutti promossi” è micidiale per gli adolescenti e i giovanissimi. Il danno che si compie verso di loro è irrimediabile, un danno pauroso. In questa fase della vita il proprio sè è ancora in fase di eteronomia, c’è bisogno di regole, di strutturare la personalità in base a principi saldi che piano piano portano la persona a diventare autonoma. E’ il superamento delle prove, degli ostacoli, le cadute, la ripresa, lo sforzo che forgia uno spirito forte e maturo.
    Questo non è una novità per nessuno, anche senza aver letto trattati di età evolutiva, una persona semplicemente ben pensante lo sa. Eppure a scuola si ignora tutto questo. Il facilismo, il lasciar correre, il promuovere senza merito è quanto di peggio si possa fare ad un giovane. Si prepara la sua infelicità futura. Uomini col culo sul velluto damascato, queste cose non ve le ha mai dette nessuno? Siete distruttori della gioventù, del futuro

    Maria Rollo

    Commento di MasadaAdmin — agosto 26, 2008 @ 12:33 pm | Replica


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