
Il tempo ciclico – Commercio abusivo e missioni internazionali – Disarmo, una speranza per il pianeta – 8per mille, piu’ soldi al Molise che al Terzo Mondo – l’Iran minaccia il mondo – Morire di FAO – La Spectre
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“E’ questa la capacita’ venuta meno all’uomo di oggi, che non e’ in grado di “immaginare” gli effetti ultimi del suo “fare”.
(Psiche e teche. L’uomo dell’eta’ della tecnica. Umberto Galimberti)
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“Le illusioni durano ancora a dispetto della ragione e del sapere”
Giacomo Leopardi
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Gonfia il Capitale, crepa il lavoro
Viviana Vivarelli
Che il primo evasore d’Italia avrebbe aiutato padroni, evasori, mafiosi, finanzieri e violatori di legge era nel suo DNA, chi lo ha eletto lo sapeva benissimo e lo ha votato esattamente per questo. Piccola e grande delinquenza nazionale, ignoranza, grettezza, egoismo e odio vincenti, col beneplacito di una sciagurata e corrotta Chiesa che svende 2000 anni di cristianesimo per piccoli interessi di bottega.
E collusa con Berlusconi era la Lega, formata in gran parte da gente che le tasse non le vuol pagare proprio e i doveri civici non li riconosce: liberi professionisti, bottegai, piccoli imprenditori, faccendieri, ladri di stato e mafiosi (c’e’ anche una Lega siciliana).. che piu’ che il federalismo fiscale intendono perseguire l’intascamento fiscale privato e il liberi-tutti, alla faccia della giustizia sociale, del bene collettivo e dei servizi pubblici, e contro ogni diritto e dovere di uno Stato civile, arroccata a difesa di piccole avidita’ di territorio e di piccole rapine e pronta ad agitare gli spettri del razzismo, della xenofobia, dell’italiofobia, dell’odio per ogni universale per la difesa del piu’ triste particolare.
E collusi col totalitarismo di Berlusconi sono sempre stati quelli di An, quelli della retorica d’accatto, i patriottardi, pronti a sciogliersi nel Pdl per difendere piccoli poteri corporativi e personali, resuscitando tetri simulacri di odio, guerra, repressione, tortura, machismo, antidemocrazia e incivilta’.
Dunque gli elettori del Popolo delle Liberta’ (liberta’ da manette, leggi, processi e fisco) saranno ben contenti, ricevono esattamente quello che hanno chiesto, i neri patti impliciti sono stati rispettati.
Per niente contenti sono invece quelli che hanno votato per il Pd, operai, lavoratori dipendenti, pensionati, invalidi, parti deboli della societa’, classe media e bassa, cittadini onesti e conformi alla legge, costituzionalisti… Quelli che hanno approvato programmi astratti che hanno visti gettati nel cesso per realta’ concrete che erano il contrario esatto di quello che avevano votato, dalla guerra in Kossovo, al proseguimento delle missioni in Medio Oriente, ai 30 miliardi annui in armi, ai 98 regalati ai pirati delle lotterie, ai diritti del lavoro traditi, l’informazione imbavagliata, la Costituzione violata, il principio di uguaglianza calpestato, i beni pubblici come l’acqua svenduti, la base di Vicenza data via, la Tav, le morti bianche, il carovita piu’ alto d’Europa, e altri orrori come la pletora di burocrati o gli sprechi di stato, mentre nulla si e’ fatto per la pace, la questione morale, la pulizia del parlamento, la giustizia, il conflitto di interessi, il risparmio, i precari, le energie sostenibili, l’ambiente…
Quelli che escono da 60 anni di speranze nella sinistra, quelli della lunga e paziente attesa, hanno visto una sinistra sempre più sbilenca e deforme che si suicidava in nome del neoliberismo e della globalizzazione, omologata al peggio della destra, mentre disconosceva e tradiva ogni radice, ogni programma, storia, guida, ideale, sia nella parte moderata e centrista che in quella piu’ radicale ed estrema.
Quei cittadini che avevano nutrito per cosi’ tanto tempo fede e speranza, hanno avuto la beffa di votare dei partiti, convinti che fossero all’opposizione mentre andavano a braccetto di quella cricca di piduisti-mafiosi-catto-capitalisti che sta distruggendo l’Italia e l’ha fatta diventare il paese piu’ corrotto d’Europa, una cricca che Berlusconi rappresenta al 300%. Quegli elettori si sono visti rifilare in 7-8 anni di governo del csx la stessa tetra sfilza di abnormita’ che odiavano, abnormita’ inesistenti in qualsiasi paese civile e che distruggeva non solo ogni loro ideale ma anche ogni loro diritto.
E come ultima insostenibile beffa, mentre il fascismo ogni giorno avanza, dovevamo addirittura vedere il peggiore aiuto che gli si potesse dare per realizzare un pieno totalitarismo: quel presidenzialismo forte a diretta elezione popolare che gia’ l’equivoco D’Alema cerco’ di introdurre con la bicamerale e che i suoi tristi eredi Veltroni e Franceschini si preparano a regalare al nuovo Duce d’Italia.
Noi non riusciamo nemmeno a comprendere quale sciagurato progetto anti italiano ci sia dietro le manovre di D’Alema, dietro la collusione di Prodi o l’astensionismo di Veltroni. Quello che invece risulta chiarissimo e’ che questa gente ci odia e che i loro interessi, non sappiamo quanto sporchi, sono “contro” i nostri diritti.
Di fronte a un rinnegamento cosi’ imponente del popolo italiano, della Repubblica, della Democrazia, dei valori della sx socialista e del centro cattolico, non ci sono parole, si resta allibiti come dinanzi a un immane misfatto storico.
E che quelli che sono rei di questo misfatto e lo hanno premeditato possano anche vantare l’autorita’ di tirarcene fuori e’ del tutto escluso. Costoro sono totalmente immersi in intenti cosi’ ostili al popolo italiano che non possiamo desiderane altro che la loro estinzione totale come di elementi velenosi cresciuti nel corpo della nazione contro cui urgono vigorosi anticorpi.
Questo non e’ un tradimento che potra’ essere assorbito facilmente o da cui possano venire nuove albe.
Vedere anche partiti di estrema sx cadere nell’inerzia e nella spartizione interessata di potere e di governo, dimentichi di tutto quello che avevano promesso, vedere addirittura aumentare il precariato, le morti sul lavoro, le lungaggini amministrative, le inutilita’ processuali, l’impunita’ dei criminali, la corruzione, veder aumentare grazie alla loro inettitudine il carovita, le iniquita’, le spese in armi, vedere addirittura un Bertinotti che difende i privilegi della casta o l’indulto ai ladri di stato o le missioni militari o la censura all’informazione, o un D’Alema partecipare alle scalate bancarie e alla protezione di una corrottissima Bankitalia, vedere i voti congiunti a favore dell’indulto, o contro i PM o contro l’informazione o le intercettazioni, e di protezione invece per gli illeciti della casta o del perverso potere bancario e finanziario, vedere addirittura la cosiddetta sx veltroniana o il cosiddetto centro rutelliano che plaude il Lodo Alfano o il Trattato di Lisbona … e’ qualcosa di cosi’ spregevole che per costoro non puo’ esserci ne’ perdono ne’ assoluzione.
Dinanzi ai nostri occhi attoniti c’e’ un fascismo sempre piu’ arrogante e deciso che marcia alla velocita’ del lampo, accrescendo di giorno in giorno le proprie impunita’ nella devastazione di un intero paese, con governanti che ormai scalano tutti i vertici della corruzione politica, della distruzione dei principi democratici e dei diritti civili.
Contro questo tornado di iniquita’ giace l’inetto Veltroni, l’astensionista, il nullafaciens, scalzato nel suo interno da un D’Alema piu’ insidioso che mai che gli toglie di sotto i piedi l’ala dei suoi contractors, Bassolino che si nega alla stupida raccolta di firme di ottobre dicendo che non firma contro un governo con cui “collabora” (ma poi quando mai si fa opposizione con una raccolta di firme?! Perfino Beppe Grillo saprebbe fare di meglio!), Cacciari che altrettanto viziosamente si nega, la Bresso che promette una firma in quanto cittadina ma non in quanto governatrice del Piemonte (sig), la diaspora e’ iniziata. Tra poco Veltroni sara’ solo a farsi la sua unitile firma, dopo le sue tante inutilissime astensioni. Ci si puo’ astenere dal prendere una posizione se si fa gli eremiti su Monte Athos, ma se si sta in Parlamento astenersi equivale a un hara kiri, e’ la morte politica.
E, quando l’hara kiri sara’ compiuto, se l’alternativa sara’ un nuovo perverso D’Alema in combutta col Cavaliere per una seconda perversa bicamerale, all’insegna di quel “dialogo” collusivo che Ratzinger e Napoietano tanto impetrano… le braccia ci cadono, il cuore ci duole e ci sentiamo dentro la morte di ogni possibile futuro.
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Sauro segnala, da wikipedia
Il tempo ciclico nell’eta’ dei greci, e la sua caduta nell’eta’ della tecnica
(Da Galimberti)
Al tempo dei greci antichi, cosi’ come nel mondo induista, non si pensava che il tempo fosse lineare e non esisteva l’idea di un progresso. Il tempo era ciclico, una ruota dove ogni evento si ripeteva. Non era pensabile che l’uomo potesse esercitare un controllo sul cosmo o imporre ad esso i propri fini. La dimensione dell’uomo era inserita armonicamente all’interno dei cicli naturali che si susseguivano necessariamente e senza alcuno scopo. Il ciclo si manifesta con l’esplicitarsi di cio’ che era implicito: il seme diventava frutto alla fine del ciclo di crescita e maturazione stagionale, e il frutto coincideva col fine del seme, col dispiegarsi completo dell’energia e delle potenzialita’ implicitamente contenute in esso. Tutto si ripete, non esiste progresso, dunque fondamentale e’ la memoria, la parola degli anziani, l’esperienza, e l’educazione come trasmissione della memoria e dell’esperienza.
Ma l’uomo, da sempre, e’ tentato di conciliare il tempo ciclico di una natura che si ripete col tempo dell’uomo, che e’ un guardare mirato. L’uomo ha la necessita’ di progettarsi, di lanciarsi verso un obiettivo che dia senso alla sua esistenza. Tutto resta in armonia se egli osserva i limiti posti dalla natura, innanzi tutto la sua mortalita’, altrimenti si macchiera’ di tracotanza, l’unico vero peccato riconosciuto dalla saggezza greca.
Il cacciatore ha uno sguardo mirato sul bosco, il suo arco diventa strumento e la lepre l’obiettivo. Ma tra il mezzo e il fine sta un quid incontrollabile, il Kairos, o tempo della grazia, il momento magico in cui mezzo e fini si incontrano su un diverso piano. Anche il kairos, sia pur cosi’ imprevedibile, fa parte del suo destino. Il kairos e’ la circostanza favorevole che egli deve saper cogliere perche’ e’ un dono dato dal cielo al suo manifestarsi. L’uomo antico conosceva l’armonia tra il tempo naturale, il tempo umano e il kairos, e in tale equilibrio si accordava al cosmo (inteso come bellezza o ordine universale),
Oggi l’uomo della tecnica ha sconvolto questo equilibrio, egli non si accorda piu’ col cosmo ma lo vuole dominare, vuole imporre la sua tirannia al mondo. Con l’eta’ della tecnica abbiamo scatenato quel Prometeo che gli dei avevano incatenato, determinando il trionfo della techne sulla necessita’ della natura, fino al paradosso di non avere piu’ una tecnica come strumento nelle mani dell’uomo ma un uomo come ingranaggio inconscio entro un apparato tecnico.
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Ricostruzione mista con o senza granita
Doriana Goracci
Giro di vite contro il commercio abusivo sulla spiagge. A Montalto Marina, contro l’abusivismo sulla costa viterbese e’ partita la caccia e cacciata di extracomunitari intenti a vendere oggetti contraffatti. “Il 7 agosto, intorno alle 10, sono entrate in azione e sono state fermate diverse persone di “origine” nord africana. Tutta la merce e’ stata confiscata e posta sotto sequestro, cosi’ come prevede la legge, tra le cose sequestrate anche un carrello “granite”, un extracomunitario vendeva lo sciroppo gelato al di fuori di ogni regola sanitaria. Un grazie alle forze dell’ordine arriva dai commercianti del posto che piu’ volte avevano segnalato il problema”.
Ma veniamo ad altre Imprese: la partecipazione di quelle italiane alla ricostruzione dell’Iraq. Viene convocata per l’autunno la prima riunione di una Commissione Mista allargata alle imprese: questo hanno stabilito il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e il ministro per l’Energia Elettrica della Repubblica dell’Iraq Kareem Wahid Hasan Al Ubaydi.
Le imprese italiane in Iraq, tra cui Turbocare Torino, Selex e Aansaldo (Finmeccanica), sono presenti ed interessate alla realizzazione di progetti nei settori della generazione elettrica, dell’estrazione petrolifera, dello sfruttamento del gas naturale.
L’Italia, uno dei principali partner della “ricostruzione” dell’Iraq, ha stanziato per la ricostruzione civile circa 300 milioni di euro a dono e messo a disposizione una linea di credito di 400 milioni di euro.
Scajola ha aggiunto: “Le opportunita’ di partecipazione dell’industria italiana al processo di ricostruzione dell’Iraq sono notevoli anche alla luce del netto miglioramento delle condizioni di sicurezza del Paese . Abbiamo le carte in regola per giocare un ruolo da protagonisti in questa fase di rinascita dell’economia e della societa’ irachena. Ci aiuta anche l’apprezzamento umano e culturale nei nostri confronti del popolo e del Governo iracheno”.
Gia’… il 12 maggio del 2005 nell’aeroporto Fabbri a Viterbo, il capo di stato maggiore dell’Esercito rispondendo ai giornalisti disse: “Per l’Iraq e’ meglio non parlare di calendario, e’ bene parlare di risultati da ottenere. Dell’Iraq e’ meglio parlare in termini di successo della nostra presenza e di volonta’ del governo iracheno di consentire la presenza delle forze estere sul proprio territorio, cioe’ fino a quando si sentira’ sicuro di avere proprie truppe, da noi addestrate, idonee a garantire la sicurezza del paese. A quel punto ci diranno che non hanno piu’ bisogno di noi e noi ce ne andremo”.
L’Aves di Viterbo ha preso parte praticamente a tutte le missioni internazionali che si sono succedute dal 1951, anno della costituzione, sia sotto l’egida dell’Onu sia della Nato.
Nel 2004 circa 300 militari e una ventina di elicotteri sono stati impegnati in missione di pace o d’interdizione in Kosovo, Bosnia, Albania e Iraq. Inoltre, uno squadrone opera in Libano nel quadro della missione Onu Unifil.
Non era forse marzo del 2004 che “Cinque elicotteristi della base dell’aviazione dell’esercito di Viterbo si sono rifiutati, a dicembre, di partire per l’Iraq”? Che il loro rifiuto era stato motivato con il fatto che i loro elicotteri non erano abbastanza protetti da attacchi missilistici e che i militari dovevano raggiungere l’aeroporto di Tallil e il 26esimo gruppo Reos: 3 Chinook, 4 Grifoni e 110 uomini? A costruire la pace? A ricostruire i danni della guerra?
Se il motto del 1940 del reggimento del RT di Civitavecchia era : “Intelligenze ed armi congiungo”, rimane quello dell’Aves, 4º RVS “Scorpione”, coniato a Viterbo nel 1976 : “Res non verba” – Fatti, non parole.
E’ anche in vendita in internet con eBay come patch da applicare, magari su una manica, con a fianco la scritta GUASTATORI, compralo Subito a euro 8,00 Spese di spedizione euro 3,50 Spedizione in Tutto il mondo Luogo in cui si trova l’oggetto: Italia.
Il 6 giugno 2008 , la sede di via dei Gracchi di Forza Nuova a Roma, “che non scherza!”, chiedendo la “Liberta’ per i Camerati Romani”, promuove con altre sedi, un bel concerto e riusa il motto in calce al suo messaggio: Res non Verba.
Era per il ferragosto dello scorso 2007 che scrissi a proposito di commercio contraffatto che “Sei militari dell’Aves sono stati indagati per un traffico di tappeti dall’Afghanistan: due tenenti colonnello, tre capitani e un maresciallo hanno ricevuto 6 avvisi di garanzia dalla Procura militare di Roma…alcuni militari in servizio ad Herat in Afghanistan, avrebbero approfittato dell’occasione per portare in Italia tappeti di pregio. Ma e’ sul modo in cui questi tappeti erano acquistati poi fatti arrivare a destinazione, che si concentrano gli accertamenti. Essendo una zona a rischio, era impossibile andare da soli al mercato e acquistarli direttamente. Per questo, sarebbero stati organizzati veri e propri servizi con tanto di scorta armata”. Non so come sia finita l’inchiesta, oggi prossimi al ferragosto 2008.
Intanto possiamo consumare Legalita’ in Sicurezza, fossero pure solo granite.
Come disse Catone: Rem tene verba sequentur – Le parole saranno una conseguenza: tieni stretto il concetto.
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Disarmo: una speranza per il pianeta
Paolo De Gregorio
“Se l’umanita’ vuole dare una svolta alla propria storia deve porsi il problema di far cessare le guerre. Per parlare di pace, non si puo’ non parlare di disarmo”. Queste le parole di Umberto Veronesi nel suo articolo sull’ultimo numero de “L’Espresso”, intitolato “fate la scienza, non fate la guerra”, parole su cui sono totalmente d’accordo e che costituiscono la consapevolezza che si puo’ parlare di etica, non violenza, pacifismo, ma se non si parla di disarmo, si resta nell’impotenza di quanti per 50 anni hanno battuto inutilmente queste strade, appelli religiosi compresi.
Veronesi vuole anche incoraggiarci informandoci che dopo il Costarica, che nel 1949 aboli’ l’esercito, oggi vi sono 24 Stati sovrani che non hanno forze armate (Islanda, Filippine, Nuova Zelanda, Austria, Messico, Svizzera, ecc.).
Vi e’ anche uno specchietto che parla di spese militari, che indica senza ombra di dubbio, chi crede fermamente nella propria potenza militare come mezzo per risolvere i rapporti tra Stati destinando ad essa, come gli USA 547 miliardi di dollari all’anno, a fronte della Cina (58 miliardi di dollari) e della Russia (35 miliardi di dollari); gli USA sono l’unica potenza ad avere 900 basi militari dislocate in tutto il mondo, basi che testimoniano, piu’ di qualunque teoria o propaganda per i cretini, la volonta’ di dominare attraverso la forza militare (i dati sulle spese militari sono dell’Istituto internazionale di Stoccolma di ricerca per la Pace).
Nello svolgersi del pensiero di Veronesi, pero’, non si tiene conto dell’esistenza di questo blocco che deve garantire l’egemonia imperiale su materie prime, globalizzazione, penetrazione delle multinazionali occidentali in tutti gli Stati, flussi monetari e finanziari, e addirittura egli sostiene che il colonialismo e’ tramontato.
Purtroppo l’ottimismo e la spinta etica di Veronesi non consentono di definire neo-colonialista l’aggressione Usa all’Iraq, e giudicare dello stesso segno la minaccia di aggredire l’Iran per la sua volonta’ di avere l’arma nucleare.
La PACE nel mondo e il disarmo sono impossibili senza mettere per prima cosa in luce il ruolo degli Usa, e senza dire che la loro politica di forza e’ incompatibile con la pretesa di essere definiti uno Stato democratico.
La proposta di Veronesi di mettere in piedi una Conferenza mondiale di scienziati, intellettuali, religiosi, premi Nobel, con lo scopo di gestire i soldi di una autoriduzione mondiale delle spese militari da utilizzare per le emergenze planetarie e’ impossibile, se gli Usa continuano a pretendere una egemonia militare globale, e quindi costringono altri Stati a percorrere la strada degli armamenti.
L’unica strada che io vedo percorribile e’ quella dei singoli Stati che si liberano del peso delle spese militari (l’Italia spende ogni anno 33,1 miliardi di dollari) pretendendo che questo denaro sia destinato alla ricerca scientifica e quindi al progresso, che finalmente venga rispettata la Costituzione che non prevede di intraprendere guerre fuori dei nostri confini, e costringere i preti a prendere posizione su questo tema, visto che per ora difendono a spada tratta la vita dei feti surgelati o dei malati terminali e si dimenticano di esortare i cristiani a non costruire e a non usare le armi, come le loro regole imporrebbero.
Senza pensare a “consensi globali” sarebbe bello vedere una battaglia italica per il disarmo, e finalmente uscire dalle chiacchiere e puntare alla radice del problema. Chi, come Emergency, cura gli effetti e non le cause delle guerre, pur in perfetta buona fede e onesta’, resta una Croce Rossa, magari di sinistra, e le guerre dureranno ancora per millenni.
Le strade di chi vuole rimuovere le cause di un fenomeno, e di chi vuole curarne solo gli effetti, sono destinate a non incontrarsi mai..
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L’Iran minaccia il mondo!
Paolo De Gregorio
Qualche volta cerco di entrare nella testa di un ragazzo di 14 o 15 anni, che trova un giornale aperto sul tavolo e vede a tutta pagina un titolo come quello di oggi 7 agosto sul Corriere della Sera che recita: “L’IRAN minaccia Israele e il mondo –Nessuna opzione esclusa per fermarlo” .
E’ facile che questo ragazzo si fermi solo al titolo e il martello compressore della disinformazione dell’editoria privata, cioe’ “libera”, gli dara’ altre occasione di vedere titoli simili e le sue convinzioni si faranno sempre piu’ forti.
L’immensa forza della stampa privata, cioe’ del 90% di quella circolante, sta nel ripetere bugie fino a farle diventare verita’, e nel praticare l’omissione scientifica di notizie imbarazzanti o sgradite ai suoi padroni.
Se il nostro ipotetico ragazzo leggesse l’articolo, scoprirebbe che le parole del titolo sono del ministro della difesa israeliano Barak in una intervista del “giornalista” Davide Frattini che gli fa domande di comodo, e la cosa sembra ambientata a Fontana di Trevi, dove Toto’ e Nino Taranto sono i compari che devono confezionare il “pacco” per vendere la Fontana al credulone di passaggio.
Nessuna domandina semplice semplice sul perche’ l’Iran non dovrebbe considerare una minaccia l’arsenale nucleare israeliano e quindi avrebbe il diritto di mettersi sullo stesso livello di questa minaccia, gia’ esistente e pesante nei rapporti di forza fra i due paesi, o sul perche’ Israele ha diritto ad esistere e non la Palestina, nessuna domanda sull’affermazione che l’Iran minaccia il mondo, senza avere ancora gli strumenti per rendere credibile e possibile questa minaccia, nessun riferimento alla tracotanza americana che per bocca della Clinton ha minacciato di vaporizzare” l’Iran se attacchera’ Israele.
E perche’ quando Israele uccide palestinesi si parla di operazione militare, e quando i palestinesi uccidono israeliani e’ “terrorismo”?
E magari sarebbe bene ricordare ai lettori che questo attacco all’Iran e’ cominciato per mano americana dopo la rivoluzione komeinista del 1979, che sottrasse il paese alla egemonia Usa, e per vendicare questo affronto gli americani armarono e spinsero il loro complice dittatore Saddam Hussein, facendogli fare una inutile guerra contro l’Iran con un milione di morti, guerra per procura, perche’ ambivano a mettere le mani sul 40% del petrolio mondiale.
E si potrebbe ricordare che questa operazione sporca fu decisa da Bush padre, petroliere di passaggio alla Casa Bianca, e che da qui nacquero tutti i successivi interventi nell’area con le varie guerre del Golfo, fino alla attuale aggressione all’Iraq di Bush figlio, che complessivamente sono costate un altro milione di morti, sempre da attribuire alle iniziative Usa.
Sono 30 anni di guerre, prepotenze, sangue, torture, distruzioni, grazie alla politica egemonica di Usa e Israele, che oggi si sentono “minacciati” dall’Iran e cercano in Occidente complici per creare una psicosi a favore di un attacco preventivo anche all’Iran.
Questo sproposito, di far passare coloro che sono minacciati concretamente di guerra preventiva per coloro che minacciano il mondo, e’ possibile solo per l’asservimento dei media che appoggiano massicciamente questa politica, anche se l’Europa ne e’ pesantemente danneggiata, e ci fa capire il devastante potere di avere in mano giornali e televisioni che fabbricano “verita’” come quella dell’Iran che minaccia il mondo.
Karadzic, responsabile della morte di 10.000 musulmani e’ in galera all’Aia a disposizione del Tribunale Internazionale.
Bush padre e figlio sono responsabili di due milioni di morti musulmani e sono a piede libero..
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8×1000, piu’ soldi al Molise che al Terzo Mondo
Raphael Zanotti
La Stampa.it
La televisione, dove l’unico spot circolante di tante chiese e’ quello della Chiesa Cattolica, ci ha abituati a pensare all’8×1000 come a una magnifica occasione per aiutare i derelitti della Terra.
Nella pubblicita’ compaiono bambini di Paesi poveri, fame e miseria. Far tornare un sorriso su quei volti emaciati e’ facile: basta apporre una firma sulla dichiarazione dei redditi e si destina una quota dell’Irpef a tante persone in difficolta’.
Una bella favola. Peccato che resti, appunto, una favola. La Chiesa Cattolica destina solo il 20% di quello che riceve con l’8×1000 per fare della carita’ (fonte Cei). Il resto lo incamera.
Le istituzioni laiche non fanno meglio. Tra il 2001 e il 2006 lo Stato italiano, attraverso l’8×1000, ha destinato all’Africa 9 milioni di euro per combattere la piaga della
fame: un quinto di quanto ha dato per la regione Lazio (43 milioni). E pensare che il Continente Nero, con i suoi oltre 800 milioni di abitanti, ha preso piu’ degli altri.
All’Asia, 4 miliardi di individui, e’ arrivato un milione e mezzo: il prezzo di una villa in Sardegna. O se si preferisce un quarto di quanto il governo ha stanziato – prelevandolo dallo stesso fondo al solo Molise (7,2 milioni di euro).
Seguono l’America Centrale con 610mila euro e quella Meridionale con 560mila, poco piu’ e poco meno di 10mila euro all’anno.
E sarebbe andata ancora peggio se nel 2006 tutta la quota statale, ovvero 4,7 milioni di euro, non fosse stata completamente destinata a progetti contro la fame nel mondo. Evidentemente la beneficenza va di moda solo negli spot.
Secondo la sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti dal 2001 al 2006 lo Stato italiano ha elargito 272 milioni di euro grazie all’8×1000 degli italiani. Ma se si vanno a guardare le aree di intervento, le differenze sono enormi: 179 milioni (il 66%) sono serviti per finanziare progetti di conservazione di beni culturali; 59 milioni (il 22%) per affrontare calamita’ naturali; 22 milioni (l’8%) per l’assistenza ai rifugiati; solo il 4% e’ andato a progetti contro la fame.
Una scelta difficile da spiegare, a meno che non si entri nel dettaglio e s’intuiscano
alcuni meccanismi che governano la classe politica italiana.
Se si scorrono i progetti finanziati nei 6 anni presi in esame, si scopre che il 40% circa ha riguardato il restauro di chiese, abbazie, conventi e parrocchie.
Un aspetto che non e’ sfuggito alla Corte che, in adunanza pubblica, ha chiesto conto alla rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali di tanti finanziamenti a enti religiosi. La risposta e’ stata che il patrimonio artistico, culturale, storico e architettonico degli enti religiosi in Italia e’ di grande eccellenza. Vero, ma la Corte non ha potuto che richiamare alle norme che regolano la distribuzione dell’8×1000 e che parlano di bilanciamento nella scelta dei progetti e di urgenza degli stessi.
La disparita’ di trattamento, invece, e’ evidente. Tanto piu’ se si tiene conto di altri dati. I numeri parlano da soli: i 315 milioni di euro attribuiti allo Stato dal 2001 al 2007 impallidiscono di fronte ai 6.546 milioni ricevuti dalla Chiesa Cattolica.
E’ il ritorno dello spot televisivo? I creativi sono bravi, ma non cosi’ tanto. A meno che non si voglia annoverare in questa categoria (e il personaggio di sicuro lo merita) anche l’attuale ministro delle Finanze Giulio Tremonti. E’ sua l’idea del meccanismo di redistribuzione che tanti mal di pancia fa venire ai laici che siedono in Parlamento ma non solo.
Non tutti gli italiani dichiarano a chi deve andare il loro 8×1000. Solo il 40% lo fa scegliendo tra Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, Luterani, Comunita’ ebraica, Avventisti o Assembleari. E il restante 60%?
In altri Paesi, dove la donazione deve rispecchiare una volonta’ esplicita del contribuente, questa quota rimane allo Stato e quindi a disposizione di tutti. In Italia viene invece ridistribuita secondo le proporzioni del 40%, dove i cattolici vanno forte. Alla fine circa il 90% dell’intero gettito va alla Chiesa. Si tratta di quasi un miliardo di euro all’anno, 991 milioni nel 2007.
E pensare che quando nacque l’8×1000, la sua funzione era quella di sostituire la congrua per il pagamento dello stipendio ai sacerdoti. Lo Stato era anche disposto a mettere di tasca propria il denaro necessario per arrivare alla cifra di 407 milioni di euro nel caso i fondi fossero risultati insufficienti. Oggi gli stipendi dei preti rappresentano un terzo
dell’8×1000 che va alla Chiesa, ma nessuno ha mai osato mettere in discussione la cifra, nemmeno la commissione bilaterale italo-vaticana che aveva il compito di rivedere le quote nel caso il gettito fosse stato eccessivo.
Del fiume di denaro che va alla Chiesa Cattolica, la Cei destina il 20% per opere caritatevoli, il 35% per pagare gli stipendi dei 38mila sacerdoti italiani e il resto, circa mezzo miliardo di euro, viene ufficialmente utilizzato per non meglio precisate «esigenze di culto», «catechesi» e «gestione del patrimonio immobiliare». Forse anche per questo lo slogan scelto dai Valdesi per un loro spot radiofonico di qualche tempo fa era: «Molte scuole, nessuna chiesa». La pubblicita’ in questione e’ stata vittima di una sorta di censura: per mesi non e’ stata mandata in onda. Non e’ l’unica disparita’ che lamentano le altre confessioni religiose.
Diversamente dai cattolici, infatti, Valdesi, Luterani, Comunita’ Ebraiche, Assembleari e Avventisti ottengono i fondi (volontariamente sottoscritti dagli italiani) solo dopo tre anni. Alla Cei, invece, lo Stato versa un anticipo del 90% sull’introito dell’anno successivo. Le vie del Signore, in alcuni casi, si fanno scorciatoie. Ma le disparita’ tra religioni diverse non
sono le uniche che si possono riscontrare tra i finanziamenti statali dell’8×1000.
Nonostante i criteri di scelta dicano che, per finanziare i progetti, e’ necessario tener conto di vari fattori, tra cui anche quello della maggiore o minore popolazione presente sul territorio su cui insiste il progetto, ci sono regioni che paiono baciate dalla fortuna. In 6 anni all’Abruzzo sono andati 13 milioni di euro, quanto la Sicilia e la Toscana, e quattro volte l’Umbria (3 milioni di euro). E che dire delle Marche (22 milioni di euro), che ha
ricevuto piu’ del doppio di una regione come il Piemonte? Capire perche’ questo accade e’ praticamente impossibile.
Il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio, che si occupa della distribuzione dei fondi, dichiara di aver tenuto conto dei criteri scelti dalla Presidenza, ma anche «della commissione tecnica di valutazione», dei «pareri non vincolanti delle Camere», di imprecisate «indicazioni arrivate da autorita’ politiche» e dei
suggerimenti delle «commissioni parlamentari». Come dire: di tutti. Il risultato e’ stata la solita guerra tra lobby, che pero’ ha provocato un effetto perverso: l’enorme frammentazione dei finanziamenti.
Se ognuno vuole la sua fetta di torta, per quanto piccola, l’esito e’ scontato: l’8×1000 si perde in una serie infinita di rigagnoli. Il 78% dei finanziamenti erogati, ovvero tre su quattro, e’ inferiore a 500.000 euro.
Quasi la meta’ (43,22%) e’ compreso tra i 100 e i 500 mila euro. Chi dovrebbe evitare tutto questo e’ la Presidenza del Consiglio. Per legge dovrebbe essere il filtro che da’ unitarieta’ e razionalita’ agli interventi, ma non accade.
La Corte rileva che i ministeri si rivolgono direttamente al dicastero delle Finanze per i progetti. Questo ha un ulteriore conseguenza: se si elimina la responsabilita’ della Presidenza del consiglio, chi controlla gli esiti dei lavori? Il regolamento stabilisce che, passati 21 mesi, se questi non sono iniziati, il finanziamento viene revocato. Sarebbe dovuto accadere per esempio per la Chiesa della Martorana di Palermo, per il Complesso di Santa Margherita Nuova in Procida o per la Chiesa di santa Prudenziana a Roma. Non
e’ avvenuto.
Di fronte a questi risultati non stupisce la disaffezione dei cittadini. Nel 2004 il 10,28% dei contribuenti aveva affidato il suo 8×1000 allo Stato. La percentuale e’ scesa all’8,65% nel 2005, all’8,38% nel 2006 e al 7,74% nel 2007. Forse avranno contribuito le leggi che in questi anni hanno decurtato la quota statale senza tener minimamente conto delle finalita’ per cui era stato istituito l’8×1000.
Nel 2001 sono stati prelevati 77 milioni di euro per finanziare la proroga della missione dei militari italiani in Albania e nel 2004 il governo Berlusconi ha deciso una decurtazione di 80 milioni di euro anche negli anni successivi per sostenere la missione italiana in Iraq.
Le decurtazioni dal 2001 al 2007 sono ammontate a 353 milioni di euro, piu’ dei 315 milioni rimasti nel fondo 8×1000. Siamo lontani anni luce dai bambini dello spot in tv.
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Morire di FAO
Carmine Tardone
la Voce della Campania
Ormai i vertici mondiali sulla “emergenza fame” servono a smentire puntualmente gli obbiettivi annunciati dai vertici precedenti.
Nel 1996, al primo vertice mondiale sull’alimentazione, promosso dalla Fao, il numero delle persone mal nutrite era pari a circa 800 milioni. S’indico’ un obbiettivo strategico: dimezzare entro il 2015 gli individui afflitti dalla fame.
Nel 2002, nel secondo vertice, le persone prive di cibo adeguato, invece di diminuire, aumentarono di altri 30 milioni.
Nel 2004 di altri 22 milioni.
Nel 2008 sforiamo un miliardo di persone.
Questi dati rendono ancor piu’ drammatica la passerella burocratica formale dell’ultima conferenza FAO di giugno 2008. Al vertice hanno partecipato 40 capi di stato e centinaia di “leader” per non decidere nulla o quasi. E alcuni capi di stato assolutamente “indigeribili”, come Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran, colui che ha negato l’olocausto, gioca con il nucleare e vuol distruggere Israele.
E’ stato presente anche il presidente-padrone dello Zimbabwe Robert Mugabe. Vuoto progettuale, estenuanti e inutili compromessi aggiunti alle presenze imbarazzanti: appaiono insomma ancor piu’ drammaticamente visibili l’impotenza globale e le poverta’ reali.
Questa occasione non e’ servita nemmeno a fare chiarezza sulle statistiche: i dati sopra ricordati sono palesemente sottostimati rispetto al dramma reale della fame nel mondo, ma nascondono anche un’altra contraddizione. Il numero dei senza cibo puo’ essere la risultante di fattori che sono diametralmente opposti: A) perche’ i cittadini che soffrono la fame muoiono (mortalita’ diretta, natimortalita’, abortivita’ spontanea, calo della fertilita’ dovuto a carenza alimentare); B) perche’ i mal nutriti possono raggiungere la soglia della nutrizione di sopravvivenza.
Come si vede, tutti e due i fattori determinano una riduzione, ma la prima e’ semplicemente una causa di decessi. In questi anni e’ aumentato l’indice di mortalita’ giornaliero, passando dai circa 20.000 al giorno ai 25.000-30.000, per cause direttamente o indirettamente legate alla scarsita’ di cibo.
In questo breve commento e’ da sottolineare come sia emerso, sotto il profilo strategico, quel pensiero “unico” dominate di questi anni ovvero: “maggiore produzione = maggiore disponibilita’ = prezzi piu’ bassi e/o redditi piu’ alti = maggiore potere d’acquisto = maggiore domanda”. In alcuni periodi, tale teoria, apparsa anche suggestiva, si e’ rivelata inconsistente perche’ e’ stata totalmente smentita dalla realta’; aumento clamoroso dei prezzi su scala mondiale, insieme ad un contestuale aumento delle produzioni alimentari mondiali.
Negli ultimi anni, secondo recenti stime, sono aumentate di circa il 20% le calorie pro capite disponibili nel mondo. La mal nutrizione e’ drammaticamente cresciuta nel quinto della popolazione piu’ povera e, contemporaneamente, nei paesi ricchi occidentali e’ aumentato il numero degli ipernutriti (negli Stati Uniti e’ stata raggiunta una media di consumo pro capite di circa 4000 calorie e in Europa superiamo le 3500).
Sembra giunto il momento di superare una cultura del compromesso e affermare, con tutte le forze, una sequenza, anche teorica, alternativa al pensiero unico accennato e cioe’: “riduzione della poverta’ = maggiore potere d’acquisto = maggiore domanda = maggiore produzione”.
Come uscirne? Cominciando a rendere visibili tutte le gravi contraddizioni, come quella di un’Europa che eroga incentivi per non coltivare la terra “set aside” (incentivi per non coltivare), oppure “Decoupling” (aiuti disaccoppiati, vale a dire per non produrre). O utilizzare la terra per produrre carburanti e non cibo! Bisogna creare, ormai, una premessa fondamentale anche sotto l’aspetto politico e cioe’ considerare il cibo un diritto dei cittadini come l’assunto di una moderna civilta’ e non un’ipocrita “aspirazione”, cosi’ come e’ stata derubricata l’alimentazione nei recenti trattati internazionali.
Per concludere: vanno rotti quei legami perversi che si sono consolidati in questi ultimi anni, opzioni teoriche sbagliate (OGM in aumento e riduzione della fame: falso!), riduzione delle politiche di contrasto alle poverta’, crescita nella illegalita’ della gestione degli aiuti (il livello di corruzione, altissimo, e’ in crescita soprattutto nei paesi maggiormente disastrati sotto il profilo economico). Per riprendere una discussione vera, non piu’ rinviabile, di una nuova politica globale come bisogno insostituibile della societa’ di oggi.
www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7502
Ripresi da orsig.blogspot.com/
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Michael Santhers
Il governo attua
l’Arsenio Lupin tax
-il suo ministro,saggio
bilancia con la Robin Hood tax
-L’opposizione inerme
avalla la Pilato tax
-Il popolo impreca
la caritas tax
-Mi consenta
dice Gesu’ d’Arcore
dopo di me il diluvio
ci vuole la Noe’ tax
www.santhers.com
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La Spectre
Mariapia
Sul disegno del capitalismo mondiale cui scrive da tanti anni Chomsky . Di quel disegno la gente comincia appena appena ora a comprendere sia l’ampiezza sia la distruttivita’.
Il sindacato mondiale dei potenti, “La Spectra” al momento e’ molto forte, la gente e’ intontita dai media e molto spaventata.
Quando non avra’ piu’ nulla da perdere si muovera’ poiche’ questo e’ naturalmente scritto nel nostro DNA.Io continuo a fare il tifo per Edison e spero nell’invenzione della lampadina che illumini una nascente nuova democrazia.
Scienziati del sociale e dell’umano, fatevi sentire!!!
Questo paese, per cronica arretratezza civile e culturale, subisce piu’ pesantemente le conseguenze di quel disegno, ma poiche’ la cosa riguarda l’intero pianeta, nel tempo di venti anni accadra’ che un inedito pensiero, quello “sopra”, quello “oltre”, portera’ a un nuovo equilibrio democratico.
Sempre che riusciamo a risolvere positivamente l’esperimento della rana e del calore, cosa che ci riguarda molto da vicino, in particolare in questi primi giorni di agosto.
” Una rana viva buttata in una pentola d’acqua fredda sul fuoco si intorpidisce per il calore che aumenta poco a poco e si ritrova morta bollita mentre una rana buttata in una pentola di acqua bollente si scotta e salta fuor”i.
La rana e’ l’Italia e l’acqua e’ il brodo della globalizzazione. Parla di questo il libro “La rana cinese”, libro che ci spiega cosa dovrebbe fare l’Italia per rinascere nell’epoca dei draghi d’oriente, per saltare dalla pentola insomma, e lo scrive uno che di successi se ne intende: Riccardo Illy. marketingarena.it/2006/11/23/la-rana-nella-pentola-bollente/
Il bene piu’ grande che la Vita ha, e noi con lei, e’ la conoscenza – la meraviglia della sua cassaforte, un DNA che non invecchia mai e si rinnova sempre! – e mi auguro che la conoscenza epistolare che passa in Internet possa tra poco, quando i giovani e bambini che imparano tutti l’inglese saranno in grado di comunicare efficacemente, possa portare, insieme ad altre “innovazioni civili e culturali”, a quel bene che cerchiamo in tanti.
Ai parrocchiani che chiedevano al proprio parroco la ragione per cui ripetesse sempre la stessa predica, rispose che, finche’ non l’avessero imparata bene, lui doveva ripeterla, e dopo l’apprendimento, sarebbe andato avanti.
Ripassiamo Chomsky.
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http://www.masadaweb.org
Leggo e leggo, mi sforzo di comprendere e…..forse mi sbaglio o sono male informata, ma la mia impressione, tuttavia, è che non sia una minoranza di italiani a comportarsi male, ma sia proprio la maggioranza degli stessi.
La ragione e’ un antica storica carenza di coscienza civile degli italiani,poi si puo’ aggiungere che da oltre trent’anni la carenza e’ diventata una pandemia e pochi ne sono immuni.Spero, ma non troppo, nella scoperta di un buon vaccino, altrimenti via tutti.
mariapia
Commento di mariapia — Agosto 13, 2008 @ 8:18 am |