Nuovo Masada

luglio 6, 2008

MASADA n. 741. Il peggio che avanza

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:40 pm

Zanotelli – G8 di Sapporo – Sistema bancario – La nuvola di sudiciume – Rom e Sinti tra noi – Il no al trattato di Lisbona – Il castello di carta di Beppe Grillo

Sauro manda
Quo vadis Italia?
Pino De Luca

….L’Italia sta colmando rapidamente, molto piu’ rapidamente di altri paesi, il gap che separa la democrazia rappresentativa dalla democrazia rappresentata. Circa un anno fa, prima delle elezioni, con un amico di tradizione socialista, tentammo di spiegare per quale ragione il “popolo” si accaniva contro la “casta”. Cercammo di spiegare che quella ondata aveva origine e target nel fatto indiscutibile che gli organismi rappresentativi erano stati
svuotati di potere e quindi di valenza. Da qui tutto lo scontento del “popolo” per i privilegi dei quali godevano i suoi rappresentanti.

Dalla sciagurata “riforma del Titolo V”, sciagurata nel metodo e nella sostanza, in poi, il disegno di svuotare la Carta costituzionale, senza avere il coraggio di dirlo con chiarezza, e’ stato un susseguirsi di denigrazione e sfaldamento di ogni componente elettiva bollata
sostanzialmente come inutile, inefficiente e d’intralcio allo sviluppo.
Ovviamente prima si e’ dato spazio e si sono promosse classi di eletti che personificassero l’inutilita’, l’inefficienza e il peggio del peggio: mafiosi, corrotti, inetti, drogati, parassiti di ogni risma hanno infettato e, purtroppo, infettano il piu’ alto organismo previsto dalla Costituzione Repubblicana. So bene che gran parte dei “rappresentanti del popolo” sono anche brave persone ma la modalita’ di elezione che hanno accettato, fatta
sostanzialmente di cooptazione da parte del capo, li rende privi di forza e di credibilita’ e soggetti al potere del boss di turno. E’ nato cosi’ un Paese nel quale l’ignoranza e’ stata posta come criterio primario per essere “eletti”, un Paese nel quale la carriera e’ inversamente proporzionale alla conoscenza e direttamente proporzionale alle conoscenze. Ora bisogna adeguare le forme a questa sostanza perche’ venga risolto il contrasto tra democrazia formale e democrazia reale. Bisogna sterilizzare i magistrati che
fanno indagini sgradite, i giornalisti che parlano troppo liberamente e tutti coloro che non sono funzionali a questo ordine, immaginate se un mondo come questo puo’ sopportare i rom oppure i bambini di qualunque etnia che non sopportano di essere solo dei consumatori di pappine e merendine. Si chiamano bambini “troppo vivaci” per i quali si chiama la “tata” oppure il prozac+.
Lo scrivemmo due anni orsono che il “Metodo Aspen” stava lavorando ad un “nuovo ordine locale” oltre che globale. Oggi ne abbiamo avuto conferma ufficiale. Oggi che ricorre il 59esimo anniversario della scomunica che Pio XII fece ai comunisti. Eppure quei pochi rimasti continuano a litigare come i capponi di Renzo, non piu’ divisi bensi’ trivisi, ciascuno in tre parti minori ognuna delle quali non e’ d’accordo nemmeno con se stessa su cose che francamente sono incomprensibili. Temo che ogni parte sia d’accordo solo su
un aspetto, meglio inventarsi una discussione politica che lavorare, almeno finche’ dura ….
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Mi vergogno
Alex Zanotelli

Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che e’ stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi») e ci sono 60 milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perche’ ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’e’ che ci ha fatto perdere la memoria in tempi cosi’ brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?”
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunita’ cristiane. Si prospetta un lavoro urgente, tanto piu’ urgente quanto piu’ vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro e’ quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo cosi’ e, anche, chi puo’ avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversita’.
Mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perche’, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omerta’.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e cosi’ fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza piu’ vergogna.
Non possiamo tacere: perche’ le parole hanno un peso e formano le coscienze, soprattutto quelle dei giovani, ma non solo le loro. Hanno un peso e invadono la mente, autorizzando, quantomeno, i gesti violenti che poi diventano, qua e la’, pogrom, pestaggi di gruppo, distruzione di povere cose.
Vogliamo esprimere solidarieta’ e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.

Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla liberta’ di movimento e di dimora nell’interno della comunita’ politica di cui e’ cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunita’ politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si e’ cittadini di una determinata comunita’ politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualita’ di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualita’ di cittadini, alla comunita’ mondiale».

Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa” e ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che cio’ accada di nuovo oggi.
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Un nano in odore di mafia
Carlo Carli

Mentre sale il costo dell’energia, aumenta l’inflazione e la gente fatica sempre piu’ a fare quadrare i conti, il governo e tutti i giornalisti venduti parlano da due mesi dei problemi personali di un nano in odore di mafia che sembra la copia perfetta di un grosso trafficante colombiano. Ma in che paese viviamo, ci siamo rimbecilliti ?
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Rosa blu
Tutto il nostro lodato progresso tecnologico – la nostra molta civilta’ -
e’ come la scure nella mano di un criminale patologico
.
(A. Einstein)
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La radicalita’ della violenza
Cheng Shi

Guardare in faccia “la radicalita’ della violenza» in cui si e’ trasformata la «legalita’» o l’ordine pubblico (perche’ dove non c’e’ il diritto non esiste che violenza e sopruso radicale), e’ appunto imparare a pensare nell’Apocalisse: prendere atto che solo per freni residuali non siamo ancora ridotti allo scontro di tutti contro tutti dell’Iraq o del Kenia, ai quartieri separati fra sunniti e sciiti, alle bidonville etnicamente ripulite dai kikuyu, alle bande armate di saccheggiatori o a quelle, peggiori, di «poliziotti» col mitragliatore, che se sono kikuyu ammazzano i passanti luo.
Quei freni sono morali, ma stanno cedendo: e la «classe dirigente» ne affretta allegramente lo sfascio, dando l’esempio di ruberia e illegalita’ impunita, di favoritismi e furberie di ogni genere che allentano quel che resta di legalita’, e anche solo di decenza.
E cio’ non avviene solo in Italia
“La violenza e’ oggi scatenata a livello del pianeta intero», dice Girard, «provocando cio’ che annunciavano i testi apocalittici: una confusione tra i disastri causati dalla natura e i disastri causati dall’uomo, la confusione del naturale e dell’artificiale».
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La solidarieta’ essenziale
Don Aldo

Di fronte alla pericolosa inversione a U che la societa’ italiana sta compiendo, assecondata e favorita dalla religione fascista delle identita’ e delle paure e benedetta dalla politica narcisista vaticana, trovo quanto mai attuale il richiamo del Che

Che Guevara:
Se senti il dolore degli altri come tuo, se l’ingiustizia sul corpo dell’oppresso e’ l’ingiustizia che ferisce anche la tua pelle, se la lacrima che cade dal volto disperato sara’ la lacrima che anche tu versi, se il sogno dei disperati di questa societa’ crudele e senza pieta’ sara’ il tuo sogno di una terra promessa, allora avrai vissuto la solidarieta’ essenziale“.
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Don Aldo

Muoviamoci, prima che sia tardi.
Lui,
l’innominabile,
fuori dalle regole,
fuori dall’etica,
fuori dalla grammatica,
fuori di senno,
fuori dai gangheri,
che sta anche fuori dai coglioni
!
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Manovra finanziaria
Annarita manda

I provvedimenti assunti dal governo con la manovra finanziaria non rispondono a nessuna delle richieste sindacali a partire dalla piattaforma unitaria sul fisco. Hanno un solo pregio, quello di averci fatto capire tutto in una volta che i prossimi tre anni saranno di tagli su tutto il versante del sociale.
Avevamo concordato con il governo precedente un piano per la salute che era coperto da risorse crescenti anno per anno per i prossimi 3 anni.
L’attuale governo, invece, ci dice che nei prossimi 3 anni avremo un progressivo taglio di risorse fino a 6 miliardi di Euro, mettendo in ginocchio tutte le Regioni, dalle piu’ virtuose a quelle che sono impegnate in una impegnativa azione di rientro dal deficit.
Il rischio e’ che tutte le ricadute negative siano sui cittadini. Certamente gravera’ su di loro la reintroduzione dei ticket sulla specialistica che noi eravamo riusciti ad evitare con il precedente governo. L’attuale governo puntualmente li reintroduce, ben sapendo quanto sono odiosi, iniqui e tali da far costare alcune prestazioni pubbliche addirittura di piu’ di quelle private. Ma forse e’ proprio questo il suo obiettivo: rendere piu’ vantaggioso il privato rispetto al pubblico.
Per non parlare dei tagli agli Enti locali e alle Regioni che facilmente si tradurranno in ulteriori tagli ai servizi e, di conseguenza, ricadranno esattamente sulle stesse persone a reddito fisso che hanno bisogno di protezione sociale.
La stessa carta per gli acquisti, non ben definita, non ancora finanziata, ma certamente riservata solo ai piu’ poveri, si connota come la vecchia carta annonaria di epoca fascista. Non di pieta’ hanno bisogno le famiglie meno abbienti, ma di una vera politica di contrasto alla poverta’.
Chiediamo al governo di aprire un confronto vero con le parti sociali e di cambiare profondamente questo impianto che ricade solo su lavoratori e pensionati.
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G8 di Sapporo. Nove anni dopo Seattle
Bifo

Una nuova strategia anzi due
Per le donne e per gli uomini
che non accettano la schiavitu’ e la guerra

Nel 1999 a Seattle comincio’ una rivolta morale. Dopo l’attacco contro il summit del WTO milioni di persone in tutto il mondo dichiararono che il globalismo capitalista e’ un fattore di devastazione psichica e ambientale. Per due anni il movimento globale attivo’ un efficace processo di critica delle politiche neo-liberiste, aprendo la strada alla speranza di un cambiamento radicale.
Poi, dopo la battaglia di Genova cambio’ lo scenario narrativo di fondo e la guerra conquisto’ il posto centrale della scena. Il movimento non fermo’ allora la sua azione, ma la sua efficacia fu rapidamente ridotta a zero, come dimostro’ l’immensa manifestazione mondiale del 15 febbraio del 2003, che non riusci’ a fermare la guerra criminale lanciata dai peggiori assassini che la storia umana conosca. Il movimento non riusci’ a
diffondersi allora nella vita quotidiana della societa’ di tutto il mondo, non riusci’ a dar vita a un processo di autorganizzazione del lavoro tecnico-scientifico.
Oggi, nove anni dopo Seattle, mentre i padroni del mondo si riuniscono a Sapporo per prendere atto di un fallimento colossale delle loro politiche, ma anche per ribadirle nonostante tutto, dobbiamo inventare una nuova strategia per il movimento, anzi forse due. Una strategia (anzi forse due) che parta dalla consapevolezza che il potere
globale e’ oggi fondato sulla guerra, e che una dittatura militare sta prendendo forma nel mondo: una dittatura le cui radici sono profonde nei processi di produzione, nella cultura razzista e nell’odio interetnico e inter-religioso che i papi e gli ayatollah hanno seminato nella mente spaventata e ignorante della maggioranza dell’umanita’.
La politica neoliberista ha distrutto l’idea stessa di una sfera pubblica nel campo dell’economia e in quello dei media. Ha privatizzato ogni frammento della produzione, della comunicazione, del linguaggio e perfino dell’affettivita’.
La competizione ha preso il posto della solidarieta’ in ogni aspetto della vita e il crimine e’ divenuto la forma prevalente della relazione economica.
La guerra globale e’ il compimento naturale di questa mutazione criminale del modo di produzione capitalista. E la devastazione sistematica dell’ambiente fisico e psichico e’ l’effetto naturale di questa mutazione, l’impero del Caos
Le forze democratiche si aspettano qualche sollievo dalla possibile vittoria di Barack Obama alle prossime elezioni americane. Ma vediamo bene il paradosso della situazione. Gli Stati Uniti d’America hanno perduto la loro egemonia militare, perche’ il fanatismo religioso, il fondamentalismo islamico, il nazionalismo russo risorgente, e il terrore sono
strategicamente vincenti nel territorio euro-asiatico. Dall’Afghanistan al Pakistan dall’Iraq all’Iran al Libano, dal Caucaso all’Ucraina, l’egemonia occidentale sta perdendo terreno. Inoltre, la crisi finanziaria apre la strada a un collasso del potere americano, e la recessione inflattiva che si sta diffondendo dovunque produce disordine e sfiducia nelle societa’ occidentali, e queste, prive di una prospettiva egualitaria, si trasformano
in razzismo.
Nel decennio della presidenza Clinton era possibile parlare (seppure mai in maniera molto convincente) di un Impero americano, ma dopo l’inizio della guerra infinita, coloro che avevano parlato di impero americano hanno dovuto parlare di un colpo di stato all’interno dell’impero. Se le cose sono cosi’ dobbiamo ammettere che questo colpo di stato ha ottenuto il suo scopo. I guerrafondai hanno perso le loro guerre (la guerra in Iraq e’ stata
un fallimento completo, la guerra in Afghanistan si trascina verso la sconfitta, la guerra in Iran non si vincera’ mai). Cionostante hanno vinto la guerra per il profitto da petrolio e per un aumento della spesa militare, e quel che e’ peggio hanno vinto la loro guerra contro la pace e contro l’umanita’.
Oggi, mentre alla Casa Bianca si puo’ attendere che entri una persona di sentimenti democratici, l’Impero americano cade a pezzi e il Caos e’ l’unico Imperatore del mondo.
Che possiamo fare in un panorama distopico di questo tipo? Quale strategia possono elaborare le donne e gli uomini che vogliono la pace e la giustizia? Forse non una strategia e’ quello che ci occorre, ma due. Nessuna speranza e’ in vista, dal momento che la svolta criminale del capitalismo sta producendo effetti irreversibili nella cultura e nel comportamento della societa’ planetaria, dividendola in tre sezioni prive di ogni
universalita’ e di ogni sentimento solidale.
Un terzo dell’umanita’ e’ unpericolo di vita: la fame si sta diffondendo come mai prima. La crisi energetica diffonde aggressivita’ e inflazione. La guerra devasta le case e le terre.
Un terzo dell’umanita’ vive in condizioni di sfruttamento semi-schiavistico, con orari di lavoro che non hanno piu’ limiti e con salari decisi unilateralmente dai capitalisti. Ma sono talmente terrorizzati dalla precarieta’ e dalla paura di finire nell’abisso della fame e
dell’emarginazione che sono costretti ad accettare qualsiasi ricatto.
Un terzo dell’umanita’ e’ armata fino ai denti per difendere i suoi livelli di vita e di consumo conro l’esercito dei migranti che premono ai confini della societa’ occidentale.
Io penso che dobbiamo ritirarci ed evitare ogni scontro, ogni conflitto che sarebbe oggi inevitabilmente perdente. Dobbiamo creare una sfera autonoma e sicura per quella piccola minoranza della popolazione del mondo che vuole salvare l’eredita’ della civilita’ umanista e le potenzialita’ dell’Intelletto generale, che sono in serio pericolo di una militarizzazione definitiva.
Dobbiamo preparaci a una lunga fase di barbarizzazione e di violenza. Nel primo decennio del secolo siamo entrati in un’era che assomiglia a quella che in Europa chiamiamo Medio Evo. Mentre il territorio era devastato da invasioni e l’eredita’ delle civilta’ antiche era distrutta, gruppi di monaci salvarono la memoria del passato e soprattutto i semi di un possibile futuro.
Noi non possiamo sapere se l’epoca barbarica durera’ per decenni o per secoli, ne’ possiamo dire se l’ambiente fisico e psichico del pianeta sopravvivero’ all’attuale devastazione criminal-capitalista. Ma sappiamo di sicuro che non abbiamo ne’ le armi per affrontare i distruttori, e dunque dobbiamo salvare noi stessi e la possibilita’ di un futuro umano.
Questa strategia da sola non e’ sufficiente quando le cose sono caratterizzate da un indeterminismo profondo e le prospettive sono cosi’ imprevedibili come nel momento attuale.
Non possiamo al momento dire quali conseguenze produrra’ la fine dell’egemonia americana, ne’ quali sviluppi avra’ la guerra che si svolge dal Pakistan alla striscia di Gaza. E non possiamo immaginare quali effetti produrra’ la guerra civile a bassa intensita’ che si sta combattendo in Europa per motivi etnici, ne’ quali conseguenze produrra’ la recessione che corrode l’economia e la sopravvivenza dei lavoratori occidentali. Per
il momento abbiamo assistito ad un’evoluzione razzista e fascista della cultura operaia in Europa, ma domani chi lo sa.
Io penso che mentre ci ritiriamo nei nostri monasteri non dovremmo dimenticare di prepararci per un improvviso rovesciamento delle prospettive.
Dobbiamo essere pronti alla prospettiva di un lungo periodo di sottrazione monastica, ma anche alla prospettiva di un improvviso rovesciamento del panorama politico globale.
Provate a immaginarvi la rivolta degli operai cinesi contro il capitalismo nazional-socialista, o l’esplosione di una aperta guerra razziale in Europa, il collasso del sistema militare americano incapace di far fronte a una nuova ondata di terrorismo. Provate a immaginare il collasso apocalittico degli eco-sisteni di zone nevralgiche del mondo.
Questi scenari sono perfettamente realistici nel prossimo futuro e potrebbero provocare un mutamento radicale dell’atteggiamento politico della maggioranza della popolazione mondiale. Dobbiamo essere preparati a questo, dobbiamo preparare la narrazione per un simile rovesciamento, e soprattutto dobbiamo creare l’esempio vivente di un altro stile di vita che non sia basato sul consumismo e sull’ossessione della crescita e sulla nevrosi
della competizione.
Il nostro compito centrale nel prossimo futuro e’ la ridefinizione dell’idea stessa di benessere, di ricchezza e di felicita’. Il nostro compito e’ la creazione di monasteri in cui si sperimenti il benessere frugale. Critica della naturalizzazione del paradigma della crescita, elaborazione culturale di un nuovo paradigma basato sull’abbandono dell’ossessione della crescita, finalizzato alla frugaita’, alla produzione ad alta intensita’ di sapere, alla solidarieta’, e alla pigrizia, e al rifiuto della competizione.
Il capitalismo ha identificato il benessere e l’accumulazione, la felicita’ e il consumismo la ricchezza e lo spreco delle risorse naturali e psichiche.
Dobbiamo diventare l’esempio vivente di uno stile di vita in cui il benessere sia unita alla frugalita’, la felicita’ alla generosita’, e la produzione sia unita con la pigrizia e il dolce far niente.La ricchezza non ha nulla a che fare con il consumo compulsivo e con l’accumulazione ossessiva.
La ricchezza e’ il piacere di essere, e il godimento del tempo.
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Sistema bancario
Diego

L’economia reale si basa sulla quantita’ di denaro in circolazione. Se c’e’ poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora di piu’ il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi.
I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L’aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A meta’ del 1929, ben 9 milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l’interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantita’ enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero piu’ potuto pagare i debiti.
Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realta’ e’ una truffa. Cio’ significa che noi paghiamo oltre l’1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e dominano con metodi mafiosi.
Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani.
L’elite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la criminalita’. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perche’ possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.
Senza una classe operaia in piedi e che combatta per i diritti, tutta la societa’ e’ sbilanciata, e tutta la societa’ finisce per pagare questo squilibrio!
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LA NUVOLA DI SUDICIUME
Francesco Merlo

C’e’ una nuvola di sudicio attorno al governo dell`Italia che non rimanda al valore della seduzione ma al disvalore dell`impotenza depravata. E’ la sindrome di don (Silvio) Rodrigo, che non era un tirannello, ma un assatanato di scalpi femminili.
E si sa che la psicanalisi mette in correlazione positiva l’assatanamento con l`impotenza: quanto piu’ le cerchi, tanto meno te le godi, quanto piu’ strafai e ti strafai, tanto meno ce la fai. Ebbene, nessuno ha capito la natura di questa nuvola di sudiciume meglio di Silvio Berlusconi, che l`ha chiamata infatti pornopolitica e la teme piu’ della spazzatura di Napoli. Nessuno meglio di lui sa che in quelle intercettazioni definitivamente naufraga l`incallito seduttore che si fa bello e intelligente per conquistare le donne, e al suo posto emerge lo sporcaccione che traffica per acquistarle.
Il mito dell`uomo cacciatore che si affina, fa il pavone e tira fuori colorate atmosfere, per sempre cede il passo alla maschera drammaticamente stanca che, la sera, affaticato dal lavoro, ha paura del riposo come della morte e dunque trova ancora la forza di telefonare ad Agostino Sacca’ e raccomandare – tra sospiri di inutile sofferenza – la scosciata che lo fa impazzire, la matta che abita le sue ossessioni, la ristoratrice che devasta il suo desiderio.
Nell`epoca dove la realta’ e’ quella zona grigia dove non si sa quanto caffe’ ci sia nel caffe’, quanta cioccolata nella cioccolata, e quanto in un`ossessione sessuale ci sia di commedia e quanto di dramma, anche la vita privata di Berlusconi e’ ormai un gorgo inestricabile di fiction e di realta’. Ed e’ esattamente quel che egli aveva sempre cercato.
Ebbene, adesso che c`e’ arrivato, vorrebbe bloccare tutto: il vero, il falso, il vero falsificato e il falso autentico.
Soprattutto vorrebbe con un decreto legge ripristinare il suo mito di seduttore.
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Rom e Sinti. Informiamoci prima di criminalizzare e condannare
Pietro Petruzzelli
Repubblica

E’ vero, alcuni rom e sinti rubano, come alcuni siciliani sono mafiosi, come alcuni veneti tirano pietre dai cavalcavia, come alcuni professionisti frodano il fisco, ma il fatto che “alcuni” vadano fuori dalle regole non ne sancisce una generale e aprioristica negazione dei diritti. Molti italiani di etnia Rom e Sinta, perche’ la maggior parte di quelli che vivono nel nostro territorio sono italiani a tutti gli effetti, vivono mescolati con noi senza che nessuno se ne accorga.
In Italia ci sono pittori, professori universitari, neurologi, campioni sportivi, impiegati rom e sinti, per non parlare di quello che accade nel resto d’Europa. In Bulgaria il maggior cardiochirurgo del paese e’ rom.
Quanti di quelli che amano la musica sanno che il primo grande jazzista europeo Django Reinhardt era zingaro? Quanti sanno che Yul Brynner era zingaro? Cosi’ come Michael Caine e Bob Hoskins. Persino Charlie Chaplin e Rita Hayworth avevano una parte di sangue zingaro nelle vene.
Quanti tifosi che la domenica affollano gli stadi sanno che diversi loro beniamini sono zingari? (Zurlo per es.)
Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l’elemosina. Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Si impedisce a rom e sinti di viaggiare e nello stesso tempo di fermarsi. Eppure ci aspettiamo gratitudine. Vorremmo andare in mezzo a loro e vederli piegati in quattro per ringraziarci.
Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle citta’, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l’interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra che prendono ad esistere ai nostri occhi solo in campagna elettorale. Gli “ultimi” sono un ottimo argomento di discussione, un nuovo campo di battaglia. Alla fine delle ostilita’, poi, i vincitori andranno a fare festa, i vinti si leccheranno le ferite e il campo di battaglia devastato sara’ ripianato e pressato a dovere con un bel rullo per essere pronto, quando sara’ il momento, per nuove battaglie.
Noi crediamo di conoscerli, ma in realta’ non sappiamo niente di cio’ che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa e’ la loro quotidianita’.
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Rosa blu

La differenza fra ricchi e poveri
e’ che i ricchi si fanno pagare per tutto,
mentre i poveri devono pagare per tutto.
Jean Anouilh
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Uomini e alberi
Mario z

Ci sono due tipi di essere umano…
Gli uomini o i caporali direbbe Toto’…
Ci sono uomini che piantano un albero, pur sapendo che durante la loro vita non potranno godere del piacere di vedere l’albero crescere e superare il tetto della propria casa.
Questi uomini lo piantano perche’ amano gli alberi.
Questi uomini vogliono trasmettere questo amore alle generazioni che verranno.
Ci sono uomini che pensano non valga la pena piantare un albero perche’ tanto non lo vedranno crescere abbastanza da superare il tetto della propria casa.
Questo e’ il male dell’Italia, siamo governati da esseri umani che si concentrano sulla convenienza immediata, quella del consenso, delle leggi ad personam, delle leggi populiste.
L’esempio crea metastasi in tutti i settori, in tutti i ceti sociali… Tutti si sentono giustificati e autorizzati nel saccheggiare cio’ che rimane.
Non ci sono piu’ statisti che piantano alberi, ci sono solo avidi che saccheggiano il frutteto.
Fra non molto l’Italia rimarra’ senza alberi.
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RIDIAMARO . – )
Ermanno c
Dire che il governo berlusconi si stia occupando del popolo mi pare come i dottori che attorno al moribondo parlano di ferie.
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Diego

La matematica non e’ un’ opinione, l’economia e’ una personale interpretazione delle banche!
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I PROMESSI SPOSI

La vita pubblica italiana e’ ormai la replica perfetta della poltiglia televisiva. Un blob grondante di volgarita’ e stupidita’ dove si capisce benissimo chi comanda e chi serve, come si ottiene il successo, quali sono il ruolo delle donne e i compiti del pubblico: applaudire e ridere a comando. Chi non sta al gioco, e’ cancellato dallo schermo.
Nella prossima versione per le scuole de I Promessi Sposi, Lucia la da’ senza tante storie a Don Rodrigo, che se ne vanta al cellulare con l`Innominato e gli chiede di trovare un posto a lei e a Renzo.
Don Abbondio siede da tempo alle massime cariche dello stato, Azzeccagarbugli e’ ministro di giustizia. E` difficile pero’ cambiare il finale, Perche’ in questi casi, alla fine, arriva sempre la catastrofe, arriva la peste. Per quanto Don Ferrante, ministro dell`economia, sia molto ottimista.

Curzio Maltese
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Davide

Giorni fa sono andato al supermercato e un’anziana signora mi ha dimostrato, con poche parole, di aver capito tutto della vera natura di QUESTA Europa.
“l’Europa e’ quella cosa che mi fa pagare 3 euro al kilo le pesche che raccolgono a 10 km da qui, e gli ananas del Costarica meno della meta’. andassero-affanculo tutti!”
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Davide Lak

Se non altro Berlusconi ha inventato una nuova ideologia politica: la fellaziocrazia.
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Chip Sai
“I posti a rischio sono 300.000.”…
“Che coincidenza!… lo stesso numero dei fucili di Bossoli!”
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No al Trattato di Lisbona
Viviana Vivarelli

Perche’ dovremmo guardare di buon occhio il Trattato di Lisbona che riprende al 95% la Costituzione europea, gia’ respinta da Francia e Olanda, e che ora e’ respinto da Irlanda, Polonia e Repubblica Ceca?
Perche’ Prodi prima e B poi ci hanno tenuti bene all’oscuro su cio’ che l’Unione comporta?
Perche’ noi italiani dovremmo accettare il divieto di un referendum sui trattati internazionali quando questi possono peggiorare la nostra vita o possono comportare la svendita del territorio e gravi pericoli sulla popolazione come avviene per le basi militari americane?
Perche’ gli stessi trattati possono essere stipulati in forma semplificata e segreta dai capi di Governo senza nemmeno informare la popolazione o essere discussi in Parlamento?
Che razza di democrazia e’ mai questa dove il popolo deve pagare interventi in guerre a cui non ha mai chiesto di partecipare e che deve sostenere con forti tasse e un aggravamento del deficit? Perche’ Prodi ci ha costretti a pagare quasi 30 miliardi di euro in armi e B ci ha messo di forza in una guerra aggressiva in Afghanistan con altri aggravi di spese e senza che cio’ sia stato mai votato democraticamente? Quali vantaggi vengono a noi da queste guerre? Noi che paghiamo la benzina piu’ cara d’Europa..che sopportiamo il peso di una occupazione americana piu’ gravoso d’Europa, che abbiamo il carovita piu’ alto (stiamo superando anche la Svezia allontanando turismo e benessere) insieme alle tasse piu’ dure, che paghiamo persino il latte, il pane, il latte per neonati, le medicine… coi prezzi peggiori d’Europa. Il pane 1,50 contro l’1,30 europeo. Il latte 1,50 contro la media UE di 0,90.
Diventano ridicoli i 2,9 miliardi di € di riduzione del deficit di Prodi a fronte ai suoi quasi 30 miliardi di spese in armi. La riduzione sarebbe stata ben piu’ marcata con un conseguente ridimensionamento del tasso degli interessi a cui ognuno di noi e’ costretto e che tengono al palo questo paese, penalizzando impresa e cittadini.
E ora con la ratifica del Trattato dovremmo impegnarci ad altre spese per un esercito europeo? Per fare guerre che l’UE potrebbe decidere a favore di multinazionali oppressive che negano i diritti umani? Con la scusa del terrorismo? Come avviene in America.
Perche’ nessuno ci ha mai detto quanto l’Europa delle banche e delle multinazionali peggiorera’ la vita dei lavoratori e dei cittadini?
Perche’ dovremmo accettare una direttiva Bolkestein che livellera’ i salari al trattamento peggiore vigente tra i paesi europei?
O di essere impoveriti da un Banca Europea che utilizza come unico strumento economico il rialzo del tasso di sconto che produrra’ solo un peggioramento dei mutui a tasso variabile, senza toccare il carovita o le speculazioni dei mediatori, o le regole perverse della Borsa o delle Banche o del mercato, e che rendera’ piu’ poveri i poveri, facendo solo crescere la recessione e aggredendo anche gli investimenti della imprese?
E tutto perche’ una Europa neoliberista si guarda bene dall’aiutare le fasce medie e basse, o dal regolare il fisco o le speculazioni in modo equo o dal toccare i grandi capitali frutto di ladronerie.
Il «Rapporto sullo stato sociale 2008» presentato a Roma mostra chiaramente come l’Europa neoliberista marci verso un progressivo smantellamento dello stato sociale, impoverendo di denari e di diritti le classi piu’ deboli europee e peggiorando le condizioni dei lavoratori. Quei lavoratori reduci da due secoli di lotte civili e che ora sono sospinti verso il modello cinese in una collusione mostruosa tra il modello capitalista e l’ex modello comunista, dove l’unica cosa chiara e’ l’aumento di miseria dei miseri.
Sono almeno 30 anni che questa deriva dalla democrazia e dal progresso procede indisturbata in Europa.
In luogo di divenire una grande e indipendente potenza mondiale in grado di contrastare l’arroganza americana e capace di sedare i conflitti del mondo, questa Europa, inserita nel dominio neoliberista dei grandi globalizzatori economici procede solo nello sfruttamento delle proprie popolazioni e nella corrosione dei loro diritti, con una funzione ancillare all’economia americana, di cui surroga il peggio, dagli OGM ai polli alla varechina dall’acquisto di armi alla sudditanza petrolifera, dalle guerre infinite all’economia fatta con la guerra, fino al ripudio di quei sistemi sociali su cui si e’ sempre misurata la civilta’ di un aggregazione e che in USA sono scarsi e liminari, fino a ripeterne le soperchierie violente come i ricatti imposti ai paesi africani che in cambio di poche aperture al commercio dovrebbero subire la colonizzazione dei loro servizi.
Perche’ dovremmo accettare l’adesione a una Europa, complice della Banca Mondiale, del WTO, di un mercato ipercapitalista incontrollato e cinico, di un sistema neoliberista che ha affamato il mondo, ha inquinato il pianeta, ha fatto enormi opere pubbliche inutili e distruttive del clima e del territorio, un sistema che ha spinto paesi enormi come l’Argentina al collasso e i cui dettami disumani spingeranno presto anche noi al completo fallimento?
In 30 anni questa Europa non e’ mai stata protagonista di progressi civili e sociali, ma si e’ prestata a collusioni e protezioni delle classi finanziariamente egemoni, ad un’ambigua politica estera, ad un aumento dei rischi sociali, a un passaggio crescente dei pesi dello stato sui piu’ deboli. In 30 anni l’Europa dei banchieri, dei magnati, dei grandi speculatori e delle grandi multinazionali non e’ mai diventata l’Europa dei popoli.
Questo risulta bene dal «Rapporto sullo stato sociale 2008», elaborato dal dipartimento di economia pubblica della Sapienza di Roma e dal Criss, e curato da Felice Roberto Pizzuti, docente di economia pubblica alla Sapienza.
“L’accresciuta instabilita’ dei mercati globalizzati, l’evoluzione demografica e i mutamenti dei sistemi produttivi e di welfare dei paesi piu’ sviluppati hanno concorso ad aumentare l’incertezza nelle relazioni economiche e sociali, e la parte di esse che ricade sugli individui.”
Una delle mostruosita’, e solo l’ultima partorita da queste repellente Europa, e’ la distruzione delle 48 ore di lavoro, grande conquista del mondo del lavoro che si batteva per le 35 ore con un cambiamento drastico quanto intollerabile verso le 60 ore che con gli straordinari potrebbero diventare 65.
“Piu’ in generale, «nell’ambito di politiche macroeconomiche rivolte essenzialmente al risanamento e alla compressione dei bilanci pubblici, le istituzioni del welfare sono state oggetto di interventi restrittivi». In Italia, come nel resto d’Europa.
E ora questo innalzamento di un quarto di punto del tasso di sconto in previsione di futuri rialzi!?
Esempi di questi passaggi peggiorativi e a senso unico sono state le riforme pensionistiche (in Italia tutte sempre al peggio, da Prodi a Berlusconi, come sempre in aumento sono state le tasse, da Prodi a Berlusconi. E i fondi pensione risultano un vero fallimento). In peggioramento gli orientamenti europei in materia di mercato del lavoro, che hanno aumentato la precarizzazione, i rischi, la distruzione di futuro, la riduzione di ammortizzatori sociali (da D’Alema all’ultimo piano economico triennale di B).
Ci mettiamo anche i danni prodotti da passaggio all’euro che hanno arricchito una casta di commercianti disonesti senza controllo, e l’abolizione dei meccanismi di indicizzazione dei salari ai prezzi, con la scusa di combattere l’inflazione, o il contenimento dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni (che in Italia mostrano i salari e le pensioni piu’ basse del continente).
Ci aggiungiamo il trade-off, la tendenza comune a tutti i governi europei a ridurre la spesa pubblica, non aumentando i controlli e la razionalizzazione o combattendo i furti di Stato e gli sprechi o aumentando le pene a carico di funzionari corrotti ma riducendo o privatizzando i servizi, il che si traduce in un peggioramento di vita delle classi che stanno fuori dai circuiti di ricchezze spesso abusive, illegali e impunite.
Lamentarsi poi della contrazione della domanda e’ da ipocriti, visto che ognuno sa che la piramide sociale poggia il benessere dell’intera Nazione non sul picco ristretto dei consumi dei ricchi ma sulla domanda della grande base di quelli che ricchi non sono ma sono numero e come numero tengono attivo il mercato e quindi la produzione e quindi anche la ricchezza.
La conseguenza di questa perversione economica e insostenibile che chiamano neoliberismo globalizzato e’ la sottrazione di futuro, il calo delle intraprese, la riduzione delle nascite, la precarizzazione dell’esistente, la crisi della speranza, la percezione di una poverta’ crescente e di una progressiva riduzione di diritti e democrazia, la caduta dei partiti e della politica e dell’economia in genere, non piu’ considerati in grado di operare per il benessere collettivo ma visti come strumento di una prevaricazione intollerabile di pochi.

Dice il rapporto:
“L’esempio italiano non e’ che un tassello di una tendenza di lungo corso in atto in tutta Europa. A differenza dei principali paesi europei pero’, in Italia e’ la spesa pensionistica ad assorbire la quota piu’ rilevante della spesa sociale complessiva. La spesa sanitaria e’ pari al 6,8% del Pil, contro una media europea (l’Europa a 15) del 7,7% del prodotto lordo. Per non dire della spesa per la famiglia (1,1% del Pil, contro una media del 2,2%) e di quella per la disoccupazione (0,5% del Pil, contro l’1,7%). Complessivamente la nostra spesa per gli ammortizzatori sociali e’ pari a un terzo di quella europea. Anche per quanto riguarda l’istruzione, siamo sotto la media europea, con un investimento di risorse pari al 4,5% del prodotto interno lordo. Poverta’ e disuguaglianze nella distribuzione del reddito sono in aumento ovunque, ma e’ ancora l’Italia il paese dove le disuguaglianze intergenerazionali sono piu’ persistenti. E dove piu’ scarsa, per converso, e’ la mobilita’ sociale.”

Cosi’ l’Europa e’ segno ormai non del progresso democratico di tutti ma del regresso verso forme di feudalesimo imposte sempre piu’ intollerabili e meschine.
Di tutto questo regresso l’Europa ormai e’ simbolo. Un vortice che implode su se stesso, distruggendo le poche risorse evolutive e civili, ma ostinato nel non voler modificare la causa prima del suo fallimento: la sua ideologia disumana, il mondo ridotto a mercato in mano a pochi squali, i reali valori della vita ridotti a merce, la distruzione dell’uomo in nome del profitto, il predominio incontrollati di pochi su tutti.
Se questa e’ l’Europa della Costituzione del 2004 o il Trattato di Lisbona del 2008, questa Europa e’ contro di noi.
..
Nel Trattato di Lisbona si reintroduce persino la pena di morte da usare contro insurrezioni popolari.

Lettera da due fratelli di sangue
Nando Dalla Chiesa – Pina Maisano Grassi

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76847

Gentile Magistrato,
ci rivolgiamo a Lei senza conoscere, e in fondo senza volere conoscere, il Suo nome. Non sappiamo d’altronde neanche a chi queste righe debbano essere piu’ propriamente indirizzate: se ai Magistrati della Corte di Cassazione che hanno prodotto giurisprudenza in materia o al Magistrato del Tribunale di Sorveglianza che tale giurisprudenza ha scrupolosamente applicato.
Una cosa sappiamo con certezza: che un noto esponente del clan mafioso dei Madonia – uno dei piu’ feroci – e’ stato sottratto al regime del carcere duro per la ragione che non risulterebbero piu’ «attuali» i suoi rapporti con Cosa Nostra. E si capisce. Che motivo vi sarebbe di imporre un regime detentivo piu’ severo a chi, provatamente, non intrattiene piu’ rapporti significativi con l’organizzazione criminale da cui proviene? Vede, gentile Magistrato, l’idea di sottoporre i mafiosi a un regime carcerario particolare, come gia’ era stato fatto – e con successo – con i terroristi, divenne specifica norma di legge sulla spinta di due Suoi colleghi di una certa competenza ed esperienza, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Piu’ esattamente sulla spinta delle due distinte stragi con cui la mafia, forse non da sola, decise di fermarli. I Suoi colleghi, infatti, si erano convinti che i capi mafiosi usassero il carcere come luogo da cui continuare a pieno titolo, e talora con maggior prestigio, l’esercizio del comando, attivita’ tanto piu’ rispettata e consentita dal resto dell’organizzazione quanto piu’ i capi stessi potessero esibire una certa benevolenza della magistratura e delle istituzioni verso di loro.
Intervenendo sul regime detentivo, pensavano sempre i Suoi colleghi, i mafiosi sarebbero stati neutralizzati, emarginati, messi nella condizione di non fungere piu’ da punti di riferimento per le trame e gli affari criminali, perfino spogliati del loro carisma e prestigio. E gli affari stessi ne sarebbero risultati ostacolati, sia pure temporaneamente rallentati o spezzati, dando luogo a sbandamenti, incertezze e faticose ricostruzioni delle gerarchie mafiose. Insomma, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino caldeggiavano questo provvedimento per colpire alla radice lo storico, «felice», eversivo rapporto tra mafia e carcere.
Lei invece ha ragionato in modo diverso. Lei ha ritenuto che se il carcere duro funziona, ossia interrompe i rapporti del mafioso con la sua organizzazione, ebbene questo debba avere come conseguenza la soppressione dello stesso regime di carcere duro. Ovvero: siccome funziona, lo aboliamo. Sappiamo come lei argomenta: dobbiamo farlo, perche’ non risultano piu’ «attuali» i rapporti del soggetto criminale con la mafia. E lo sostiene anche se i magistrati di Palermo insistono nel sottoporre alla Sua attenzione gli effetti devastanti di una simile valutazione.
In fondo la sua logica, apparentemente fantastica, parmenidea, disvela un nucleo di razionalita’ insuperabile. Sicche’ proviamo perfino una punta di ammirazione davanti a un tale costrutto aristotelico, a tanta perfezione cartesiana. C’e’ davvero nel Suo provvedimento una razionalita’ che ci affascina e conquista. Che evoca in noi la celebre immagine del domatore di pulci il quale, dopo avere tagliato le zampette alla pulce preferita e dopo averle inutilmente ordinato di saltare, annoto’ con qualche eccitazione «e’ scientificamente provato che con il taglio delle zampe le pulci perdono l’udito».
Forse Lei si chiedera’ come mai questa lettera aperta – e dal destinatario incerto – Le arrivi a doppia firma. E proprio con queste due firme. Semplicemente, ieri mattina ci siamo sentiti dopo avere appreso le prime contraddittorie notizie di stampa sulla Sua decisione. Per chiederci se il boss con tanta e rotonda razionalita’ sottratto al regime del carcere duro, fosse quel Madonia che ha ucciso il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa oppure quel Madonia che ha ucciso l’imprenditore Libero Grassi (sa, questi sono clan numerosi, e per di piu’ uccidono a grappoli…). Finche’ abbiamo concluso, da «fratelli di sangue» quali siamo, che non ce ne importa niente di saperlo. Che quanto e’ accaduto, quel che Lei ha deciso, ci basta per farci rimpiangere, una volta di piu’, il prefetto e l’imprenditore. Per accarezzare, dentro di noi, l’idea che essi avevano delle istituzioni, delle leggi e dei loro doveri. Per ricordare quei due Suoi colleghi (di toga, anche se non di modi di pensare) che pagarono anche questa idea, per Lei assurda, del carcere duro per i mafiosi; convinti com’erano che dalla mafia si uscisse solo o con la morte o sposando la giustizia dello Stato. Abbiamo pure immaginato, nella nostra telefonata, che il potere politico, sempre cosi’ sfrontatamente invasivo verso l’amministrazione della giustizia, stavolta rispettera’ scrupolosamente la divisione dei poteri, cardine e fondamento (come sappiamo) di ogni democrazia.
Grazie, gentile Magistrato, per averci restituito d’un colpo, con la Sua «lectio magistralis» di logica giuridica, il senso delle geometrie e delle distanze che separano gli uomini e i loro mondi etico-affettivi. Le assicuriamo che, ogni tanto, questi richiami alla realta’ fanno bene anche a noi.
..
Le braccia sbagliate
Niccolai Caiazza

“A volte cerchiamo l’amore nelle braccia sbagliate”, cantava Claudio Lolli negli anni
Settanta.
Nella preparazione della manifestazione dell’8 luglio di piazza Navona i vari capi di partito stanno creando un problema per tentare di incarrellare una manifestazione che secondo l’intenzione deve essere popolare, per questo si fa in una piazza. Se si chiama il popolo a manifestare non si possono stabilire norme di cosa si puo’ dire e cosa no.
La questione del diverbio e’ se si puo’ criticare il presidente della Repubblica Napolitano, oppure no. Il presidente della Repubblica e’ il garante della Costituzione, per cui conviene tenerlo al di fuori della polemica, per non intaccarne l’autorita’. Da verificare e’ pero’ se sta realmente garantendo la Costituzione oppure no in questo momento. Intanto ha lasciato passare il decreto sulla immunita’ del Premier, e cercato di chiudere la bocca a Nicola Mancino, che aveva osato pronunciare dei dubbi sul decreto. Formalmente Napolitano puo’ anche avere ragione nel dire che non e’ “compito del Csm” pronunciarsi. Pero’ la sostanza e’ che il decreto e’ passato alla Camera e potra’ essere approvato a maggioranza. Una concessione fatta che poi ne tirera’ altre. Lo stesso percorso fece Ciampi che fece passare tutte le leggi anche quelle anticostituzionali. All’epoca di Ciampi, guai a toccarlo, per molti era “l’unica persona di cui poter avere fiducia” dicevano in tanti. L’ultima che fece passare fu la legge elettorale.
Napolitano da quando e’ arrivato al governo Berlusconi non esprime piu’ “forte indignazione” per le vittime del lavoro, ha espresso invece collera per il fatto che gli irlandesi, si sono rifiutati di avallare i principi di una dittatura della oligarchia capitalista europea espressi nel cosiddetto Trattato di Lisbona. Perche’ non si dovrebbe poterlo criticare? Non si puo’ dire che siccome la manifestazione “e’ contro Berlusconi” le altre critiche sono escluse. Questa mostra solo la intenzione di manipolare il risentimento della massa e incanalarlo solo su un punto che e’ funzionale alle manovre parlamentari. La critica e’ tale solo se e’ libera.
Non e’ aggrappandosi a Napolitano che si potra’ fermare la deriva. Ma promuovendo mobilitazioni di massa che potrebbero dare come frutto una nuova organizzazione anticapitalista. Tutti i partiti sono invischiati col potere e sono responsabili della disfatta delle masse lavoratrici per cui nessuno di loro puo’ avere diritto a dettare condizioni a una manifestazione di massa.
..
Pietro Barbera
Clandestini

Approdano, talvolta.
Nel cuore i compagni perduti
gli affetti spezzati,
nella mente l’ignoto,
negli occhi una strascicata speranza.
Nude mani
come artigli sulla vita,
sottratta alla furia delle onde
alla barbarie
alla fame,
scavano fosse di liberta’.
Clandestini sull’arida terra
occultati sotto pietre di silenzio
annegati negli abissi dell’indifferenza.
Spargono tracce di sangue lungo il cammino
inghiottite dalle acque, sorbite dalle zolle,
volatilizzate verso il rosso sole.
Fantasmi…
Impalpabili….
Clandestini….
Come la nostra solidarieta’.
Alziamo solo barricate
contro l’uomo.
Il tempo ha sempre sbriciolato
muraglie e civilta’,
depennato confini,
stendendo spesse coltri di pieta’
sopra ogni odio.

..
Il castello di carte
Beppe Grillo

Il castello di carte Italia sta per cadere. Potrebbe avvenire in autunno. Insieme alle foglie cadranno le carte, le imprese, i posti di lavoro. Il castello e’ stato costruito, una tessera alla volta, in piu’ di vent’anni. L’Italia e’ stata spolpata dall’interno. Al suo posto ci sono le carte da gioco. Ora non sta piu’ in piedi. I venti della recessione americana, delle truffe finanziarie, dai future ai subprime, del costo del denaro, dell’aumento del petrolio e delle materie prime stanno soffiando. Chi e’ in salute potra’ guarire, chi ha gia’ la broncopolmonite, come l’Italia, finira’ in ospedale o dal becchino.
Le imprese italiane stanno scomparendo, sono una specie in via di estinzione. Il sistema produttivo si sta desertificando sotto l’effetto serra dei partiti e delle lobby. 245.843 aziende hanno chiuso nel 2007. Il 22,5% delle piccole e medie aziende, che sono sempre piu’ a rischio per il caro greggio. Le grandi aziende stanno anche peggio. Telecom Italia potrebbe licenziare 20.000 persone, Alitalia 8.000, la Fiat un numero a piacere. I posti a rischio sono 300.000. Le imprese che resistono sono sempre piu’ indebitate. Sopravvivono grazie ai debiti con le banche, a fine 2007 sono arrivati a 780 miliardi di euro, in sette anni sono aumentati del 72,4%.
La situazione e’ grave, ma non e’ seria. Gli italiani hanno gli stipendi piu’ bassi d’Europa, i costi per i servizi, dalla telefonia alle autostrade, mediamente piu’ alti d’Europa. I precari sono ormai la normalita’, stimati in circa sei milioni. I parlamentari hanno emolumenti piu’ alti dei loro colleghi europei e si eleggono tra di loro. Gli industriali hanno privatizzato lo Stato insieme ai partiti e si spartiscono i dividendi sui bisogni primari dei cittadini, dall’acqua, all’elettricita’, ai rifiuti.
L’Italia e’ gia’ in un’economia di guerra. In futuro i militari presidieranno le banche al posto delle discariche. Lo psiconano pensa ai suoi processi. Ma l’emergenza e’ l’economia. Lo stipendio alla fine del mese. L’Italia e’ come una mongolfiera che sta precipitando. Bisogna liberarsi di ogni peso, di ogni costo inutile. I dipendenti pubblici sono quattro milioni, piu’ della popolazione dell’Irlanda. Le imprese vanno liberate da uno stillicidio di tasse e di anticipi. La legge 30 va abolita. Le regioni autonome lo siano con i loro redditi, altrimenti dichiarino la secessione dall’Italia che le mantiene.
I politici discutono del nulla, ma il castello di carte cadra’ e gli italiani cercheranno, come hanno sempre fatto nella Storia, i capri espiatori.
..
Il nuovo fascismo
Rosso di seppia

Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo, non e’ stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d’informazione, non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre
..
Senza faccia!
Maurizio Dati

Senza faccia! Annuncia di andare in tv, nelle sue tv, si sceglie l’argomento e poi rinuncia dicendo che l’argomento scelto dal conduttore non era opportuno. Senza faccia!
Non una parola sulla crisi economica delle famiglie. Sui licenziamenti di Telecom. Sulle morti bianche ogni giorno. Sui rifiuti e le scelte scellerate che stanno adottando. Sullo scandalo dei mutui raddoppiati. Sulla class action sospesa. Sulla benzina divenatat oro liquido. Senza faccia!
Ma si’, uscissero queste nuove intercettazioni ! Non ce ne dovrebbe fregare piu’ di tanto di queste porcherie su donne, scambi di sesso e potere, ma ben vengano se servono a far smuovere le coscienze di chi ha mandato questi truffatori al governo.
Ah dimenticavo. Impregilo accusata di truffa aggravata, col patrimonio sequestrato dalla procura, ha ricevuto gli elogi e i complimenti dal capo del governo.
Come dire: faccio uno scippo ad una vecchietta, mi beccano, mi processano e il sindaco del paese mi fa i complimenti!
SONO SENZA FACCIA, SENZA VERGOGNA.
.
Edo Hard

Piu’ grosso e’ il loro patrimonio e piu’ sono miseri
VIVA LA GENTE NORMALE CHE PRETENDE UN PAESE NORMALE
..
L’espresso :

E’ la carta segreta dell’accusa che ‘L’espresso’ ha potuto leggere: due paginette sperdute tra le centinaia di migliaia di atti che De Pasquale vorrebbe ripercorrere nel suo intervento finale. E’ un file cancellato dal computer di Mills, ma recuperato dai detective di Londra. Scorrendolo si scopre che Bernasconi nel 1999 promise all’avvocato molto piu’ dei 600 mila dollari fatti poi rientrare in Inghilterra. Ma che invece, scrive il legale inglese a un misterioso interlocutore, “voleva farmi un regalo di circa 500 mila sterline”. E questa non e’ l’unica sorpresa del processo Berlusconi-Mills. Di che cosa si sia finora discusso in tribunale gli italiani del resto non lo sanno. Le tv non si sono fatte vedere. I giornalisti nemmeno, salvo qualche cronista inglese e alcuni stoici colleghi milanesi che, da marzo 2007, hanno seguito le udienze riuscendo pero’ a pubblicare ben poco.
Per questo, nel luglio dello scorso anno, il duo Ghedini-Longo ha detto chiaro e tondo che quello contro Berlusconi “e’ un processo di cui meno si parla e meglio e’ per il cliente”. Per questo ora la requisitoria di De Pasquale fa paura. Se il pm riuscira’ a intervenire, buttera’ sul tavolo nuovi documenti, i file di Mills, i bonifici bancari giunti da poco per rogatoria, le testimonianze rese in un aula semideserta, che raccontano come, secondo l’accusa, per 13 anni il Cavaliere e i suoi uomini abbiano tentato di risolvere le loro grane giudiziarie distruggendo prove, pianificando versioni di comodo e versando milioni di sterline al loro avvocato londinese. Al centro del processo infatti non c’e’ solo la presunta mazzetta contestata dall’accusa. C’e’ anche un pagamento di 2 milioni e 400 mila sterline, definito da Mills “inaspettato”, versato a titolo di compenso professionale, su esplicito consenso del presidente del Consiglio, dopo un incontro avvenuto ad Arcore nel luglio del 1995.
..
Ma un uomo che paga e corrompe con milioni di euro di quanti miliardi di euro ha derubato il popolo italiano?

Per fare delle buone leggi
servono buoni parlamentari,
ma se in parlamento
avete dei criminali
potete gia’ anche sapere
a quale tipo di leggi
andrete incontro.
(Carl William Brown)
..
Per Veronica:
“Basta una donna stupida per tener testa a un uomo intelligente.
Ma ci vuole una donna molto intelligente per tener testa a un idiota”
Rosa blu
..

http://www.masadaweb.org

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