Nuovo Masada

Luglio 2, 2008

MASADA n. 738. 2-6-2008. Leggi canaglia e inciuci per omissione

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 5:37 pm

Nessuno difende piu’ la Costituzione – Assente Veltroni alla manifestazione a Roma contro le leggi canaglia – Genocidio ebraico e impronte rom – E Pirlo? – Il reato di prostituzione in strada – “La Questua” – Ballando sul Titanic – I falsari dei prezzi – S. Anna di Stazzema, Berlusconi richiude l’armadio della vergogna- Il popolo perseguitato

Montanelli diceva “Gli italiani si dividono in 35 milioni di fascisti e 35 milioni di antifascisti”.
Ma, come diceva un bloggher, “Di fascisti ve ne sono due categorie. I cretini e i bugiardi. Talvolta, anzi spesso i due insiemi si intersecano.”
Ma ora siamo arrivati al punto che dobbiamo diffidare anche dei cosiddetti antifascisti. Cosa sono diventati dunque costoro? Cretini o bugiardi? Come Violante? Come Veltroni? O semplicemente vigliacchi, pronti a vendersi al piu’ arrogante?
Hanno messa in vendita la Costituzione e la gara ormai, da D’Alema e Veltroni, da Berlusconi a Calderoli, e’ a chi la distrugge di piu’. Una gara al massacro, con la compiacenza del centro e la benedizione del Santo Padre.
Sono 60 anni che speriamo che qualcuno realizzi il testo costituzionale. Un testo degno di uomini liberi. Quello che faranno e’ ridurlo al lastrico e farne la legge fondamentale degli schiavi.
Oggi siamo costretti a vedere messo in croce e da ambedue le parti anche quell’articolo che e’ il suo primo fondamento e senza di cui usciamo direttamente dalla democrazia, l’Art.3 che dice:
“Tutti i cittadini hanno pari dignita’ sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”. Il testo doveva essere piu’ esplicito di fronte ai corruttori di costumi e dichiarare che tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge penale senza distinzioni istituzionali, soprattutto che e’ uguale davanti alla legge e alla pena anche il Presidente del Consiglio che crede di poter delinquere in pace e poi usare gli strumenti del potere non come servizio del bene collettivo ma come grimaldello per scansare una pena e annullare un processo.
E come picco di maggiore onta e vergogna dobbiamo anche vedere un Papa che plaude a questo massacro e si dichiara felice di quanto accade per i suoi piccoli sporchi interessi di bottega. Il Papa ”gioisce”. Ma di cosa c’e’ oggi da gioire, perdio?


Arcais chiede a Veltroni di dirgli una buona ragione per cui non partecipera’ alla manifestazione di Roma.
Veltroni di ragioni ne da’ due:
-non va in piazza “coi soliti noti”
-il Pd e’ un grande partito e non partecipa “aggratis”.
“Ma queste- obietta Arcais- non sono ragioni, sono insulti.”
Chiamare Arcais, Pardi, Colombo… “i soliti noti” e’ un’offesa, perche’ sono persone che hanno lottato tutta la vita per la democrazia.
“Dici poi che non partecipi “aggratis”. – aggiunge Arcais – “Dicci il prezzo. Noi abbiamo solo la nostra credibilita’ democratica. Non abbiamo le risorse di Berlusconi. Prima di indire questa manifestazione ti abbiamo invitato dalle pagine dell’Unita’, che dovrebbe essere il tuo giornale e che tu hai diretto, a organizzare tutte le forze democratiche del Parlamento e del paese per bloccare questa leggi vergogna e canaglia. Non puoi prima rifiutarti e poi lamentarti. Una prima manifestazione c’e’ gia’ stata a Bologna. Perche’ a Bologna si’ e a Roma no? Cosa ti fa paura? Non capisci che se non ci si muove subito sara’ poi piu’ difficile a settembre a Roma? Si puo’ peccare in due modi: per atti o per omissione. Mi sembra che il tuo rifiuto sia un inciucio per omissione. Cerchero’ ogni giorno di convincerti affinche’ il tuo partito non manchi in questo giorno di lotta democratica.”

temi.repubblica.it:80/micromega-online/walter-il-tuo-e-un-inciucio-per-omissione/

La vergogna della sinistra non e’ solo questo ma aver permesso che tutto questo accadesse.

Ma Di Pietro alla manifestazione ci sara’

Come valuta Veltroni Di Pietro? Uno dei “soliti noti”? O uno che le cose le fa ”aggratis”?
Perche’ lui le cose come le fa? A pagamento? A ricatto? Ad usum delphini? Gratia berlusconis?
Quando Fini scendeva in piazza Berlusconi e’ sempre stato dalla sua parte e viceversa.
Quando la Lega e’ scesa in piazza, FI e’ sempre stata dalla sua parte e viceversa.
Ma quando l’Italia democratica scende in piazza, Veltroni si astiene! E sconfessa anche il suo unico alleato Di Pietro. Come pensa di poter vincere? Coi voti della sola segreteria?

Esau’ vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie.
Il Vaticano ha venduta la giustizia per un regalo alle scuole private.
La Lega ha venduto un intero paese per un diritto fiscale locale.
E Veltroni per cosa ci vende?
….
Etica e politica
Don Aldo manda

Il populismo e’ la democrazia senza la costituzione. Senza diritti, regole, contrappesi e poteri divisi. Soggetti sociali, che accettano e apprezzano la propria minorita’, delegano in bianco a “fare le cose” un decisore che “renda loro giustizia”. E’ una drastica semplificazione dei processi istituzionali e rappresentativi, una versione caricaturale della democrazia: domina il numero, la maggioranza. Non e’ la prima volta che succede, anzi nella storia della democrazia questa versione dimidiata e tendenzialmente autoritaria e’ ricorrente nelle fasi di crisi e di disorientamento. Ma dobbiamo accettare intanto un’implicazione di cio’ che ha rivelato il risultato elettorale: la democrazia ha vinto con i numeri e tali numeri sono mossi in primo da un meccanismo di imitazione invidiosa
Quale popolo si esprime in questa maggioranza? Sebbene le componenti siano diverse, e non poche siano state le frustrazioni anche delle componenti moderate e progressiste indotte a scegliere la soluzione piu’ semplicista e piu’ drastica, l’elemento dirimente e’ il manifestarsi del popolo qual e’. Ovvero quale risulta essere dopo essere stato plasmato da successive ondate di modernizzazione: nella dimensione del benessere materiale ed acquisitivo e nell’esposizione alla cultura di massa. Nella sua cultura c’e’ una componente trash molto marcata, come risulta dal linguaggio che e’ stato sdoganato anche in politica, dalla rinuncia alle buone maniere, dalla preferenza per una volgarita’ ostentata, per lo stile da avanspettacolo o da convention.
Il kitsch e’ l’elemento unificante tra rappresentati e rappresentanti…”

E’ l’inizio della relazione che Carlo Donolo ha tenuto al recente seminario “Etica e politica”, tenutosi ad Ostia Antica il 14 Giugno scorso.
La domanda che mi vado facendo ormai da tempo e’ proprio questa: Chi ha ridotto il popolo in questo stato disastrato e disastroso?
Prigioniero del proprio particolare, affetto da bulimia di consumo, volgarizzato nei gusti e nelle pretese, reso orfano di ideali e di scommesse, evirato delle sue potenzialita’ rigeneratrici, disposto a vendersi al primo imbonitore.
Questo e’!
E’ la tecnica del violentatore di professione che, novella amantide alla rovescia, prima stordisce le sue vittime e poi le sodomizza.
Ci sara’ da qualche parte, e dove, un centro di recupero?
Certamente non le istituzioni politiche, anch’esse sottoposte ad una specie di mutilazione genetica si’ da trasformarle in veri e propri caravanserragli.
Chi ha riempito le Camere di puttane e profittatori, mentitori e ricattatori, ladri e opportunisti, camaleonti e doppiogiochisti?
Lui, il Vampiro di Arcore.

Dice Donolo:

“Era pero’ storicamente necessario che il popolo si mostrasse nudo, per rivelare fino in fondo le patologie della nostra democrazia politica, ora essa stessa messa a nudo. Il popolo nudo e’ l’emblema della crisi cognitiva di lunga durata del nostro paese, derivante certo dalla formula fatale iniziale “istituzioni deboli e partiti forti”: esaurita la sua spinta propulsiva – gia’ arrivata al limite tra ‘68 e mani pulite – essa ha generato mostri. La sinistra con il suo imperante politicismo ed economicismo giustamente non ci ha capito niente. Il tamponamento e’ avvenuto con il ricorso a modernismi di facciata tra veltronismo e berlusconismo, tra precarie chimere liblab e robuste transazioni sul terreno degli interessi capaci di farsi forti; senza una propria cultura delle regole [2].
Della societa’ non sa e non vuole sapere, essendo ormai sradicata, e cosi’ ecco arrivata la dura lezione delle cose.
Se il popolo e’ nudo lo e’ perche’ lo sono anche i poteri e la politica. Sarebbe compito delle istituzioni offrigli l’opportunita’ di giochi piu’ intelligenti, ma questo e’ diventato molto difficile da quando la classe politica, specialmente a livello nazionale, si e’ adattata ad essere il riflesso passivo (altro che politiche attive, di cui si parla tanto senza nemmeno sapere cosa sono) dell’esistente, rafforzandolo proprio nelle sue pieghe e impulsi piu’ oscuri. Mai che nel discorso politico abbiano avuto qualche peso significativo e non retorico la sostenibilita’ ambientale, la coesione sociale e territoriale, le questioni ormai gravi di giustizia sociale, le grandi questioni nazionali che solo se affrontate possono in parallelo farci superare la crisi cognitiva dominante che insidia la democrazia. E la democrazia e’ apprendimento o decade a rituale irrilevante. Nuda non puo’ restare. Solo il popolo, rivestendosi, la puo’ salvare. “
..
Impronte Rom
Don Aldo manda

«Con semplicita’ e veemenza – In simplicitate, vehementer
di Paolo Farinella, prete

Il «Decreto di polizia relativo al marchio di identificazione degli Ebrei» del 1 settembre 1941 in attuazione del «Primo decreto supplementare alla legge sulla cittadinanza tedesca del 14 novembre 1935» cosi’ sancisce: «Art. 1. (a) Agli Ebrei di eta’ superiore ai sei anni, e’ proibito mostrarsi in pubblico senza il simbolo giudeo della Stella di Davide. (b) Tale simbolo e’ rappresentato da una stella a sei punte di stoffa gialla bordata di nero, di formato equivalente al palmo di una mano. In essa deve essere inscritta, a caratteri neri, la parola “GIUDEO”. La stella deve essere cucita sul lato sinistro del petto degli abiti in modo ben visibile. Art. 2. Agli Ebrei e’ proibito: (a) uscire dall’area in cui risiedono senza un permesso scritto rilasciato dalla Polizia locale; (b) indossare medaglie, decorazioni, o altre mostrine». Questo accadeva 70 anni fa ad opera di uno che la storia ha classificato come pazzo e genocida, supportato dal governo di Mussolini, i cui epigono sono oggi al governo in Italia.
A 70 anni di stanza, oggi, in Italia, il governo di un signore, psicologicamente tarato, appena reduce dal baciamano del papa a cui ha profuso la sua fedelta’ ai principi della Chiesa, per mezzo del suo ministro degli interni vara una norma che impone l’assunzione delle impronte digitali ai bambini «rom». Siamo ripiombati con veemenza indietro di oltre 70 anni in pieno delirio nazifascista. Logicamente questo provvedimento serve a tutelare i bambini stranieri dal male italiano che li circonda. Se mai e’ esistita una civilta’ cristiana, oggi crolla sulle impronte dei Rom come ieri e’ crollata sulle stelle gialle degli Ebrei. Il settimanale «Famiglia cristiana» che contribui’ alla caduta di Prodi e alla sconfitta di Veltroni, ha perso i gangheri e oggi parla di «indecenza» e richiama il ludibrio a cui furono sottoposti gli Ebrei da Hitler prima e da Mussolini poi fino al genocidio di Stato.
La Chiesa ancora oggi paga un prezzo esorbitante e si discute sul suo «silenzio» di fronte all’olocausto dell’Agnello di Dio. Non si puo’ tacere. Non si deve tacere perche’ tacere per un cristiano e per un uomo degno di questo nome e’ complicita’, connivenza e correita’. Chi tace e’ doppiamente colpevole: davanti alla propria coscienza e davanti alla Storia.
Il papa tedesco che da giovane, come egli stesso ha ammesso, gli hanno rubato la gioventu’ costringendolo a militare nell’esercito demoniaco nazista, dovrebbe essere edotto piu’ di ogni altro e piu’ di ogni altro dovrebbe gridare opportune, inopportune che nessun governo per alcun motivo puo’ schedare nessuno. Il papa ha ricevuto Berlusconi con le fanfare e gli ha anche regalato la penna d’oro con la quale forse il pio devoto, gia P2 e massone, firma i decreti immorali che negano alla radice la ragione cristiana dell’agire politico e civile. Sappiamo anche che il papa il 29 giugno 2008 ha sfoggiato un nuovo look, mostrando alle golose tv il nuovo design del pallio giurisdizionale e la vecchia ferula di Pio IX, in sostituzione del pastorale col Crocifisso in uso da Paolo VI. Che anche il papa sia diventato musulmano dal momento che toglie il crocifisso dal suo pastorale? Il ritorno all’uso di Pio IX e’ altamente simbolico per quello che si prepara nei prossimi. Oggi intanto e’ un grande balzo in avanti verso l’oscurantismo irrazionale dei tempi passati? I difensori della civilta’ cristiana che tuonano sui segni della civilta’, non hanno niente da dire?
Negli stessi giorni lo stesso papa riceveva in visita privata il sindaco di Roma con moglie «invelettata nera» alla mussulmana: forse si sono dimenticati di dirgli che il sindaco e’ discendente diretto e orgoglioso di quel partito fascista che in Italia varo’ le leggi razziali contro Ebrei, zingari, omosessuali e altre minoranze. Poiche’ pero’ era impegnato a rifare il suo guardaroba e a contar cappelli, palli, ferule e messe in latino, probabilmente il papa ha delegato Famiglia Cristiana a parlare in suo nome, visto che e’ stata la prima presa di posizione decisa e ufficiale di un organo «cattolico» significativo. Ora aspettiamo che, finita la ricognizione canonica del guardaroba, papa, cardinali, curia romana, cei e affini, gridino all’universo mondo che «comunque si giri la frittata, prendere le impronte digitali, o imporre un qualsiasi segno distintivo dell’identita’ personale o etnica e’ un attentato alla Maesta’ di Dio e ad ogni persona che ne e’ l’immagine sulla terra. Chiunque lede la dignita’ umana di chiunque cessa di essere cristiano, si esclude dai sacramenti e dalla grazia di Dio. Come e peggio dei divorziati. Chi pecca contro la persona, immagine di Dio, si scomunica da solo perche’ se cio’ vale per gli embrioni, a maggior ragione vale per le persone, qualunque sia lo stato sociale, giuridico o morale (innocente, colpevole, delinquente, deviato, depravato, santo, peccatore, puro, lercio, ecc.)».
Per porre un segno contro questa ignominia aberrante, da domenica prossima, 6 luglio 2008, celebrero’ la Messa con la stola viola in segno di lutto e con incisa su di essa la stella di Davide gialla come promemoria profetico di rifiuto in nome di Dio e della mia coscienza di questa indegna indecenza che deturpa in modo irreversibile la dignita’ civile, giuridica, morale e cristiana del mondo intero. La stola e’ la stessa che feci fare per solidarieta’ al popolo d’Israele, quando esigeva una patria nella sua terra di origine. Oggi quella stola che ha difeso i Giudei, difende i Palestinesi e i Rom. Sul mio altare da oltre trent’anni e’ accesa la menorah ebraica per ricordarmi sempre che Gesu’ e’ un Ebreo di nascita, un Giudeo di cultura ed etnia e che se vivesse oggi, il governo Berlusconi gli prenderebbe le impronte digitali, lo marchierebbe a fuoco giallo e lo dichiarerebbe extracomunitario irregolare, dopo essersi profuso in baciamano al papa. Peccato che il papa e i cardinali e i vescovi non guidino la macchina e quindi non sappiano che la targa vaticana, SCV, e’ un acronimo, scoperto da Giuda e tenuto nascosto perche’ significherebbe: «Se Cristo Vedesse!».

Note a latere: Quanto a Veltroni, il Uolter ombra, non possiamo che prendere atto: Requiem aeternam…! Amen.
..
I processi di Berlusconi
Da Wikipedia

Berlusconi è stato coinvolto in numerosi processi. Tutti quelli arrivati a termine sono finiti in sentenze di proscioglimento o di assoluzione o in decreti di archiviazione. Per cui risulta incensurato. Eppure in molti processi Berlusconi e’ stato giudicato colpevole di una serie di reati: corruzione giudiziaria, falsa testimonianza, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio. In questi casi, dopo un esito del 1° o del 2° grado di giudizio sfavorevole, i procedimenti non sono finiti con una sentenza di condanna, grazie ad amnistie, al riconoscimento di circostanze attenuanti che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione, o a nuove leggi che lui ha fatto approvare cosi’ da cambiare le pene e la struttura dei reati contestati, come per il falso in bilancio che e’ stato depenalizzato. Cosi’, in molti casi cambiando le pene, depenalizzando o prescrivendo, ha impedito ai giudici di emanare una sentenza di colpevolezza nei tempi previsti. In altri casi le indagini sono state archiviate, in assenza di elementi sufficienti alla determinazione di un reato.
Sicuramente se non avesse fondato un partito sarebbe finito in bancarotta o in galera, ma se e’ ancora libero e’ stato grazie alle “leggi ad personam” varate dal suo governo per evitargli la condanna. Resta il fatto che, sebbene non abbia mai scontato alcuna pena, in molti casi è stato riconosciuto colpevole di reati. Ma questo a Berlusconi non basta. Non gli basta uscire al rotto della cuffia ogni volta con espedienti vari che deturpano sempre piu’ il codice penale e processuale. Non gli basta non essere condannato. Berlusconi non vuole piu’ essere processato.
Gia’ nel 2003 Berlusconi tento’ol Lodo Schifano di rendersi improcessabile. La legge fu giudicata incostituzionale dalla Corte. Oggi, grazie alla compiacenza del Ministro Alfano, che si comporta come fosse il suo segretario personale, Berlusconi ci riprova.
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha detto no al Lodo Alfano anche se non puo’ pronunziarsi sulla Costituzionalita’ del decreto (emanato in condizioni di necessita’ e urgenza, e infatti tra due udienze si arriva alla sentenza di colpa per aver pagato 600.000 euro la falsa testimonianza di Mills sui diritti tv Mdiaset, qui purtroppo il recesso si celebra anche all’estero e per questo reato si prevedono 8 anni di carcere. Berlusconi a questo punto diventa matto e vuole l’impunita’ per tutta la legislatura, anzi ha congegnato una legge per cui allo scadere della legislatura diventerebbe presidente delle Repubblica e per 14 anni non sarebbe processabile ne’ punibile.
Malgrado il parere negativo del CSM, oggi Napolitano ha autorizzato il Lodo.
..
Curzio Maltese – “La questua” – (Feltrinelli)

Sull’onda del celebre libro “La Casta” di Rizzo e Stella, dedicato ai costi della politica, Maltese appofondisce i costi della religione. La conclusione e’ che la Chiesa cattolica costa agli italiani ben piu’ del sistema politico, e non e’ nemmeno espressione della volonta’ popolare. Tra 8 x mille (di cui solo una piccola parte va in opere di carita’), esenzioni ICI, finanziamenti alle scuole private, stipendi degli insegnanti di religione, finanziamenti per il restauro degli immobili, sanita’, turismo, e privilegi di ogni sorta (perfino il consumo di acqua del Vaticano e’ a carico nostro), il costo complessivo annuo supera i 4 miliardi e mezzo di euro. E la destinazione di questa fortuna non e’ affatto documentata (il sostentamento del clero, per via della crisi delle vocazioni, assorbe piuttosto poco).
(http://form@paolodune.it)
orsig.blogspot.com/
..
Bi bi
Preghiera del cittadino onesto
Signore, tu che hai mandato l’angelo a liberare Simon Pietro dalla galera,
mandane un altro che vi rinchiuda Silvio per sempre!
..
Da bellaciao
Andrea Pirlo e’ un sinti

Come molti sapranno il calciatore italiano Andrea Pirlo e’ di origine Sinti. Visto che da domani iniziera’ la schedatura di tutti i nomadi, compresi quindi i Sinti e compreso quindi lo stesso Pirlo, chiedo ad Andrea Pirlo di rifiutarsi di vestire la maglia italiana della nazionale che si appresta a disputare gli Europei.
Pirlo deve essere coraggioso e rifiutarsi di vestire la maglia della nazione che intende discriminare il suo popolo. Chiedo a Pirlo di compiere un gesto forte e coraggioso: RIFIUTATI DI GIOCARE PER I TUOI OPPRESSORI, E’ IL MINIMO CHE PUOI FARE!

(sinti equivale a rom o nomade; rom non equivale a rumeno. Ma la regola che vale e’: sinti ricco equivale a nero ricco o islamico ricco, eccezione per cui il razzismo si sospende, si e’ razzisti solo con i poveri. Sapete dirmi perche’ sinti oggi sostituisce l’ebreo, l’islamico puo’ sostituire il nero, il leghista equivale al nazista, e c’e’ sempre gente che ha bisogno di qualcuno da odiare? Perche’ deve attaccare sempre qualcosa, etnia, colore, religione per fare campagne di discriminazione contro gruppi sociali?
Chi delinque deve essere punito ma proprio Lega e FI hanno depenalizzato al punto che ormai in galera non ci va nessuno e hanno cosi’ ridotto la custodia cautelare al punto che esce anche la banda del Gargano o restano liberi Previti e Berlusconi e ora unite sospendono 100.000 processi con cause fino a 10 anni per ogni sorta di reato grave. E con tutti i loro gravissimi insulti all’ordine e alla sicurezza hanno poi la faccia di fare campagne di odio per discriminare addirittura dei bambini? Ma perche’ questa gente deve essere tanto malvagia da saper solo odiare? E nello stesso tempo abbrutisce la legge per mantenere libero un ladro come Berlusconi? Che differenza c’e’ costoro e le camicie brune che sostenevano Hitler? E perche’ la storia deve ripetersi cosi’ crudelmente?
Contro Mussolini fecero l’Aventino, contro B abbiamo le facce lesse di Veltroni, Violante e Finocchiaro?
..
Mariapia
1921 Prove palesi di fascismo e contro prove palesi a sinistra di resistenza con pericolo di vita, con perdite di vite degli oppositori.
2008 prove palesi di fascismo e contro prove eleganti dell’opposizione con parole colte e che non vadano a toccare ne’ vita, ne’ soldi, ne’ privilegi.
E’ giusto, hanno studiato in Parlamento notte e giorno i sistemi “che piu’ sporchi non si puo’ per diferdere” un sudato lavoro”, ora bisogna difenderlo.
Bell’esempio di compattezza di lavoratori e che i sindacati e le sinistre imparino.
..
Piazza del dissenso
Aggressive ed offensive” sono le azioni del governo
di Giuseppe Giulietti

Ci e’ capitato in talune occasioni di non condividere modi e forme di alcune esternazioni di Antonio Di Pietro. Proprio per questo, tuttavia, troviamo singolare e pericoloso il tentativo politico e mediatico in atto teso a far credere che l’anomalia italiana sia solo rappresentata da lui e che il clima sia stato avvelenato dalle sue parole. Prima, ben prima, delle “colorite espressioni” di Di Pietro, Silvio Berlusconi ed i suoi fedelissimi avevano sferrato l’assalto ai giudici, alla libera informazione, al CSM, alla Corte Costituzionale, sino all’estremo oltraggio rappresentato dall’annunciata schedatura dei bimbi rom, oltraggio che ha suscitato l’indignazione di un giornale di assoluta moderazione quale e’ “Famiglia Cristiana”. In tutti questi casi abbiamo dovuto registrare non “parole odiose” ma addirittura “azioni odiose” che hanno gravemente inquinato la vita politica e civile. Chiunque coltivasse ancora qualche dubbio potra’ visitare il sito di Articolo21 (www.articolo21.info) e leggere le interviste ai due magistrati: Antonio Ingroia e a Giovanni Salvi. Al termine di queste letture potrete ancora pensare che alcune delle espressioni usate da Antonio Di Pietro sono state non opportune, ma di sicuro non avrete piu’ dubbi sul fatto che le azioni di questo governo siano “aggressive ed offensive” persino nei confronti della Costituzione. Non ci sembra poca cosa!.
..
Il futuro e’ gia’ cominciato
Furio Colombo

LA FRASE DEL GIORNO: “Ci vuole una legge che introduca il reato di prostituzione in strada”. Editto di Alemanno, iI nuovo sindaco di Roma (Corriere della Sera, 27 giugno)
Cominciamo a capire che cosa servira’ il “Ministero per le semplificazioni” (perfetta istituzione orwelliana) affidato al dentista Calderoli (del resto la stessa gente aveva affidato il Ministero della Giustizia all’Ing. Castelli, noto tecnico dei rumori).
Il Ministro delle semplificazione dovra’ spiegare se strada sta per “all’aperto” o “dovunque ma non in casa” o se invece solo esenti coloro che “esercitano” in piazza, o in Largo Toniolo.
Spettera’ inoltre all’illustre semplificatore spiegare come sia possibile che il luogo definisca il reato, anziche’ definire il reato nella descrizione di uno specifico atto, dovunque accada.
Esempio: picchiare la moglie in strada, con una brutta scena davanti a tutti, e’ un reato piu’ grande che picchiarla tranquillamente tra le appartate mura domestiche?
Ed esiste (e come si distingue nel codice) il furto con destrezza da fermi o in movimento? Commetterlo sull’Eurostar e’ un aggravante? E un clandestino sull’Eurostar e’ piu’ clandestino di un clandestino in bus? E la prostituzione in treno?
Comunque avrete notato che la virile cultura del fare, che disprezza le lungaggini dell’andare a spiegare in Parlamento, sta venendo avanti con una sua lista di nuovi reati (il reato di clandestinita’, il reato di prostituzione, ma solo se commesso in Via Angelo Silvio Novaro) tutti facili da imputare perche’ pochi avranno a disposizione l’avvocato Ghedini, tutti facili da “portare a sentenza” dura e pura non appena avranno finito di schedare i bambini, tutti a beneficio delle nostre semivuote galere.
Il futuro e’ gia’ cominciato. Un banale dettaglio: prima bisogna estirpare il cancro della societa’. Come chi? I giudici.
..
Ballando sul Titanic
Paolo De Gregorio

Vi sono molte persone scandalizzate dalle poco edificanti telefonate tra il Berlusca e Sacca’ e altri attendono, leccandosi i baffi, le annunciate intercettazioni di contenuto erotico tra il cavaliere e qualche attricetta,e il furbo Di Pietro alza i toni dello psicodranna per qualche voto in piu’ da sottrarre allo spento e rassegnato Veltroni.
La cosa non mi appassiona perche’ non c’e’ niente da stupirsi, la politica in mano agli affaristi e’ ormai degradata, le persone non vengono piu’ elette ma nominate dai comitati di affari, il linguaggio normale e’ quello delle intercettazioni e le dichiarazioni paludate e altisonanti in TV risultano ridicole e artificiali in bocca a personaggi da galera.
Trovo pero’ drammatico che si parli di queste cose, delle impronte digitali ai rom, del lodo Schifani, del ruolo golpista della magistratura per la quale si invoca il “napalm”, invece di cercare di fronteggiare le due enormi emergenze attuali, che sono l’aumento del costo del petrolio e la crisi finanziaria, originata dai mutui “subprime”, che il governatore Draghi ci ha avvertito che ci piombera’ addosso molto presto.
La stagnazione in cui siamo, e una prevedibile recessione, non sono legate a fattori ciclici congiunturali, ne’ il problema e’ la “produttivita’” per ottenere piu’ spazio nei mercati.
La questione vera e’ una crisi di “sistema” e per sistema intendiamo la “globalizzazione”, che ha alla base del suo funzionamento enormi consumi di petrolio per trasportare le merci, merci che dunque costano molto di piu’ per essere prodotte e trasportate e cosi’ non trovano piu’ mercato.
La “decrescita” e’ in atto, e non sara’ “felice” come qualche buontempone spera, ma sara’ feroce con i piu’ poveri, e soprattutto non sara’ governata dalla politica che ormai, in Italia, e’ in mano ad affaristi incapaci, alleati di mafiosi, massoneria e Vaticano.
Se questo e’ l’orizzonte piuttosto fosco che si delinea, una classe dirigente degna di questo nome (che non c’e’ ne’ a destra ne’ a sinistra), dovrebbe urgentissimamente occuparsi di realizzare almeno due cose che riguardano la sopravvivenza dei cittadini: la autosufficienza energetica e quella alimentare.
Lo scenario che dovremmo ricordarci e’ quello dei supermercati vuoti e dei distributori di benzina all’asciutto dopo solo 3 giorni di sciopero dei TIR. Visto che bruciamo il 30% di tutta l’energia prodotta in Italia (con gas e petrolio) per illuminare e riscaldare le case, con un massiccio e immediato piano energetico per portare il fotovoltaico su ogni tetto di case e capannoni industriali, in pochi anni (2), si potrebbe incominciare ad uscire dalla totale dipendenza dal petrolio, per poi pensare a quelle grandi centrali di solare termodinamico (progetto Rubbia) per una indipendenza energetica totale. Persone responsabili, politici non politicanti, insieme agli scienziati,dovrebbero lavorare a questo piano 24 ore su 24 e lo farebbero con il consenso della gente a cui va detta la verita’ e non illusa su fantomatiche “riprese economiche”.
Non dipendere piu’ dalla “globalizzazione” per i rifornimenti alimentari e’ altrettanto necessario come non dipendere piu’ dal petrolio. Va governata una riconversione dell’agricoltura che offra ristoro ai consumi interni, legata al territorio e ai suoi bisogni, per produrre alimenti che viaggino il meno possibile e vengano consumati freschi e di stagione, tenendo presente che in molti paesi gia’ sappiamo di razionamenti e tumulti per il prezzo dei generi alimentari importati.
Forse ricordate che pochi giorni fa vi sono state manifestazioni di pescatori in tutta Italia e anche in Europa che sostenevano di non potere andare piu’ a pescare per gli alti costi del carburante, che peraltro i pescatori pagano 0,80 centesimi assistiti dallo Stato.
Se io avessi il potere di governare, la mia bussola sarebbe il risparmio energetico e l’autonomia alimentare, e deciderei le seguenti cose:
i pescatori che chiedono soldi allo Stato sono quelli della pesca a strascico e della pesca d’altura, pratiche altamente distruttive per il mare e con forti consumi di nafta,che impoveriscono le risorse perche’ il prelievo e’ troppo spinto e danneggiano la piccola pesca costiera. A questi imprenditori privati andrebbe semplicemente tolto il sussidio della nafta agevolata e anche l’aiuto finanziario per l’acquisto dei mezzi navali, che oggi e’ a carico dello Stato. In poco tempo ci sarebbe un forte ripopolamento dei banchi di pesce con un incremento di addetti alla piccola pesca costiera, il consumo di pesce sarebbe distribuito su tutto il territorio e non esportato e l’inquinamento legato ai grandi consumi di nafta annullato. Questo sarebbe un esempio di governo, se si ha in testa dove ci sta portando la crisi energetica e la futura crisi alimentare, e darebbe retta a cio’ che dicono gli scienziati e a quello che dicono i vecchi pescatori, che prima che si adottasse la tecnica della pesca a strascico, trovavano pesce abbondante a pochi metri da casa
..
I falsari dei prezzi
Mario Deaglio

Scampato al naufragio e giunto senza forze su una spiaggia sconosciuta, Gulliver si risveglia prigioniero dei lillipuziani, una razza di uomini alti appena quindici centimetri; mentre dormiva, l’hanno tutto avviluppato con piccoli lacci e laccioli che non gli consentono di muoversi. L’allegoria settecentesca di queste vicende, narrate nel notissimo romanzo satirico di Jonathan Swift, appare particolarmente adatta a descrivere le condizioni attuali dell’Italia, cosi’ come emergono con impietosa chiarezza nella relazione annuale che Antonio Catricala’, presidente dell’Antitrust, ha presentato ieri: l’eroe addormentato e spossato, reduce da un naufragio, potrebbe benissimo essere l’Italia del 2008, mentre i lillipuziani sono le varie corporazioni, i vari interessi incrociati che tengono prigioniero il paese, che, pur potenzialmente molto forte, non riesce a liberarsi.
Si prenda a esempio il settore alimentare che tanto interessa la spesa quotidiana: in 267 circuiti alimentari messi sotto osservazione dall’Antitrust nel 2007, il ricarico medio sul prezzo finale e’ stato del 200 per cento, con punte fino al 300 per cento, assai piu’ che in quasi tutti gli altri paesi avanzati. Il che significa che dal produttore al consumatore il prezzo aumenta esageratamente non per la «cattiveria» di qualcuno ma per la lunghezza della «catena», ossia per il maggior numero di intermediari.
Insomma, sulla vendita degli alimentari vive in Italia un numero proporzionalmente maggiore di persone che in altri paesi e la preoccupazione di garantir loro da vivere fa vivere un po’ peggio tutto il Paese. Quello che succede per gli alimentari e’ solo un caso della vastissima enciclopedia dei nostri orrori economici quotidiani presentata da Catricala’.
Sono infatti assai numerosi i settori, in cui i «circuiti» produzione-distribuzione quasi non si fanno concorrenza tra loro, ma intrattengono rapporti fissi e consolidati. Per conseguenza, quando dall’estero importiamo tensioni inflazionistiche, queste vengono semplicemente spostate in avanti sui prezzi perche’ nessuno ha un vero incentivo a far concorrenza al «collega». Forse se nella realta’ italiana ci fossero meno «colleghi» e piu’ «competitori» (una parola che, non a caso, suona strana alle nostre orecchie) dal punto di vista dei prezzi le cose andrebbero meglio.
Operando senza farsi una sana guerra commerciale, che rappresenta una delle basi di un sistema di mercato che operi in un paese democratico, e’ facile che gli operatori compiano delle trasgressioni ai danni dei consumatori. L’Antitrust ha accertato nel 2007 quasi un’infrazione al giorno del Codice del Consumo. Il viaggio tra le oltre 250 pagine di questa relazione narra, tra l’altro, di pubblicita’ ingannevoli o con informazioni carenti nel settore dei telefoni; di proposte di voli scontatissimi che riguardano solo pochi posti e non tengono conto di tutte le voci di costo; di offerte finanziarie nelle quali non e’ sempre chiara l’indicazione del tasso da pagare; fino alle imprese della cosmetica, sul cui presunto «cartello» per tenere prezzi alti l’Antitrust sta lavorando da pochissimo tempo.
L’Italia, insomma, si scopre paese di intese, tacite o palesi, implicite o esplicite, tra imprese di vari settori che dovrebbero lottare l’una contro l’altra e invece non si fanno concorrenza. Piu’ si sale, piu’ si toccano punti dolenti: dalle banche, forse l’unico settore in cui la sensibilita’ dell’opinione pubblica si e’ effettivamente risvegliata in questi anni, alle societa’ di assicurazioni e alle imprese energetiche e petrolifere. Si scoprono cosi’ quelli che Catricala’ chiama i «cartelli segreti» che negli Stati Uniti aprono le porte della galera. L’Antitrust, ci assicura, sta lavorando a una dozzina di casi.
E soprattutto ci sono le «chiusure» al vertice: quasi la meta’ delle societa’ quotate in Borsa annovera imprese concorrenti tra i propri soci. Incredibilmente quattro su cinque contano tra i loro consiglieri di amministrazione persone che siedono anche nel consiglio dei loro concorrenti. Non fa meraviglia che per un’impresa il modo migliore di crescere non e’ fare concorrenza ma acquistare un’impresa concorrente che gia’ indirettamente conosce molto bene; che i «salotti buoni» in cui un ceto dirigenziale ritrova la propria omogeneita’ siano piu’ rilevanti di una buona concorrenza in cui lo stesso ceto sperimenti le proprie differenze.
Non e’ necessario accettare posizioni estreme che vorrebbero ridurre tutto a concorrenza per concludere che nelle forti limitazioni della concorrenza, nell’esistenza di corporazioni e di interessi che dovrebbero essere contrapposti e che invece sono collegati sta uno dei motivi per cui, nel corso della storia, dopo ottime partenze ogni tanto in Italia tutto tende a fermarsi; precisamente come e’ successo in questi ultimi 15-20, quando l’Italia-Gulliver nata con il miracolo economico e’ stata gradualmente avviluppata dalle corde dei piccoli e «cattivi» lillipuziani che ne hanno gradualmente limitato la liberta’ d’azione.
Anche senza erigerla a principio generale, qualche dose in piu’ di concorrenza, invocata in linea di principio ma disattesa in pratica, farebbe sicuramente bene, dal settore petrolifero a quello delle libere professioni. Accettare un aumento di concorrenza significa prendersi dei rischi (il che agli italiani non piace quasi mai) ma non accettandoli avremo una grande certezza: quella di precipitare al fondo delle classifiche europee non solo della crescita ma anche della ricchezza, un’isola di strana poverta’ a Sud delle Alpi che gia’ comincia a formarsi – come mostra il confronto con la piu’ concorrenziale Spagna – e che tra venti-trent’anni gli altri paesi europei guarderanno con curiosita’ e un po’ di compassione.

mario.deaglio@unito.it
..
Le piccole storie di Annamaria

Questa mattina sono arrivata in ufficio con abbondante anticipo sull’orario di apertura, e cosi’ ne ho approfittato per andare a far lavare la mia macchinina. Poverina, gridava vendetta. Recentemente si era beccata anche una bella doccia di uova lanciate dall’alto, ed aveva un aspetto davvero dimesso.
Ieri sera, andando via, mi sono fermata al solito semaforo. C’era un signore che lava i vetri, sempre lo stesso. Sta li’ da anni, con un bellissimo turbante bianco sul capo. Ogni volta si avvicina, mi saluta, mi prende la mano e me la tiene a lungo tra le sue. Nel mentre mi chiede di me, dei miei figli, di come stiamo. Poi la lascia, e senza dire nulla o chiedere permesso inizia a pulirmi il vetro. Solitamente lo lascio fare, per me e’ comodo, per lui qualche spiccio in piu’. Ieri, invece, ho gridato: “Nooooo! Non ho spicci, e poi non vedi?!” Un ragazzo con il motorino, fermo accanto a me, che ha assistito alla scena, mi fa: “Non preoccuparti se non ne hai, ce li ho io”. Poi, rivolgendosi al signore che cercava di ripulire il vetro da mesi di sporcizia dice: “Dovresti lavargli la macchina, non il vetro!”. Scoppia un fragorosa risata, ci guardiamo e lui mi fa il complimento piu’ bello del mondo. Con uno sguardo dolcissimo e divertito mi dice: “Metti tanta allegria. Davvero…metti una grande allegria”.
Io trovo gli spicci, il semaforo torna verde, e ciascuno riparte per la propria strada.
La giornata era stata di una pesantezza indescrivibile, ma quel piccolo episodio ha reso la serata meno grigia e stanca.
Chissa’, forse la vita e’ nient’altro che questo, mentre si e’ in attesa dei fuochi d’artificio.
..
Mariapia

E’ vero, ci raccontavamo storie, storie di noi, di piccoli episodi anche familiari.
Pure del male ai denti.
La politica ci avvelena, ci rende nemici, amari e anziche’ unirci ci distanzia.
Non dovremmo lasciare che questo accada. no, non permettiamolo.
POLITICA
La manifestazione che l’ARCI ha indetto a Bologna il 30 giugno contro le leggi carognose ha visto il PD partecipare con tre parlamentari PD e un IdV, il segretario provinciale PD, le bandiere che ci piace portare in giro, insieme a quelle dell’ARCI.
ORE 18: un caldo bestiale ma eravamo numerosi e lieti.
Riprendiamoci la partecipazione sociale con o senza l’ufficialita’ del PD. Il PD “aderiva” all’iniziativa…ma……
Non importa, eravamo in tanti.
Riprendiamoci quanto i partiti, aziende parassitarie, vorrebbero togliere al paese.
Muoviamoci e facciamo cose, vero Paola? Ognuno dove gli va, senza inutili censure o
presunzioni che troppa sinistra ha da piu’ da quasi un secolo, dal 1917.
Al Circolo per portare la propaganda diamo qualche soldino ai boys scout e sono bravissimi, qualche vecchio comunista brontola, ma lui le gambe per certe cose non le ha piu!
La loro dirigente di zona e’ iscritta al circolo.
Niente inciuci ma voglia di fare e rifare, dove serve.
Cari saluti a cari amici.
Maria-Pia
..
Se l’Italia perde la bussola
Sandra Bonsanti

Via via che i tornanti ti portano lassù dove il confine tra l’azzurro del cielo e il verde forte delle cime degli alberi si fa sempre più sfumato ti chiedi ancora oggi, 64 anni dopo, come poterono le bestie di Reder salire e salire nel silenzio della natura, pronti a far fuoco e bruciare ogni essere umano che avrebbero trovato dietro l’ultima curva, nella chiesetta, sul sagrato, nelle povere case. La ferocia colpì il 12 agosto del ’44 e non risparmiò nessuno, fino a quel lancio in aria di una bimba di tre anni per poterla uccidere come un uccellino da divorarsi poi allo spiedo. Un tiro a segno che i nazisti ripeterono anche in altre stragi, ovviamente riservato ai più piccini.
A Sant’Anna di Stazzema la saletta del museo della Resistenza e’ affollato per l’addio dell’ex procuratore di La Spezia, De Paolis, da ora trasferito a Verona, insieme ad una decina di procedimenti già avviati e che riguardano le stragi di civili in Emilia Romagna. Altri processi invece, quelli che riguardano lo sterminio di civili in Toscana vanno al tribunale militare di Roma, la’ dove i documenti furono sepolti fino al 1994 nel famoso ormai Armadio della vergogna. L’appello di Liberta’ e Giustizia perche’ La Spezia potesse finire il lavoro che ha fatto in questi anni ormai e’ carta straccia: questo governo ha risposto in maniera sprezzante e sbrigativa in Parlamento sulla necessita’ di andare avanti sulla via del risparmio. Che orrore, onorevole Giuseppe Cossiga, sottosegretario alla Difesa, perche’ non viene a dirlo a questi cittadini, sopravvissuti e familiari delle vittime (come ha fatto nell’aula di Montecitorio la settimana scorsa), che costa troppo processare e condannare i boia di Reder, e comunque ormai quanto tempo è passato… Quanto al governo precedente, il vero autore della Finanziaria che conteneva la disposizione della chiusura dei tribunali militari, senza prevedere la continuità di quello di La Spezia superimpegnato nei processi, ognuno pensi in cuor suo quello che vuole pensare. Io, d’abitudine penso male e dunque sono convinta che non per caso nacquero gli armadi della vergogna, non per caso ancora oggi ci sono verità scomode: non tanto la storiella della guerra fredda e bisognava dare una mano alla Germania (che e’ stata ed e’ piu’ rigorosa di noi a individuare i colpevoli), quanto il problema delle responsabilita’ italiane di chi collaboro’ nel ’44 e responsabilità italiane nel decidere di nascondere, nel 1960, tutto ciò che era gia’ emerso dalle indagini degli Alleati nell’armadio romano.
Ora l’impegno col sindaco e i cittadini di Sant’Anna cosi’ come per quelli di Marzabotto e delle altri stragi ancora non andate a processo è quello di seguire il lavoro di Roma e Verona, affinché tutto non vada perduto, e affinche’ siano dotati della polizia giudiziaria necessaria a finire le indagini e i processi, al piu’ presto.
***
Il ritorno alla normalita’, da quel luogo sacro della nostra storia, e’ scomodo e brusco. Nessuno oggi può pensare che quel tempo possa tornare, che oggi la democrazia corra rischi di guerra civile, che il fascismo sia alle porte, che qualunque paragone e collegamento agli anni di Mussolini sia giustificabile o verosimile. Ma il mio amico Luigi Bianchi, il miglior notista politico della prima Repubblica, mi ricorda una idea che ossessionava il leader liberale Giovanni Malagodi: “Ci sono dei momenti nella storia in cui un Paese impazzisce, non vede più quello che succede e perde il senso delle cose”. Mi chiedo: l’Italia puo’ essere un paese sull’orlo di “impazzire”? Stiamo diventando un paese di ciechi, un popolo che non vuole sapere e non vuole guardare?
A questa domanda e’ piu’ difficile rispondere. C’e’ un pezzo di Paese che e’ molto preoccupato, ad esempio, dalla affermazione, ribadita e spiegata esplicitamente da uomini dell’ entourage di Silvio Berlusconi che la vera e prima Costituzione e’ quella che si manifesta nel corpo elettorale e nel Parlamento, ed essa prevale e deve prevalere sulla Costituzione del ’48, sulla Corte Costituzionale, sulla Magistratura e via dicendo.
Il popolo sovrano, il popolo a cui a ogni piè sospinto si fa riferimento nel varare leggi che ledono il diritto dei cittadini, la giustizia uguale per tutti, nell’imporre le impronte ai bambini dei campi nomadi…
Un popolo che sa cosa vuole e dove vuole andare, in cerca di sicurezza per se’ e per il Capo il quale solo sa interpretare la volonta’ popolare. “Gli italiani vogliono questo…” ci dicono con ferrea certezza all’unisono gli uomini della PdL . “Gli italiani ci hanno votato perche’ facessimo questo…”.
Allora, dove puo’ andare un popolo che sta perdendo la bussola? Come si chiama come si definisce questa cosa, il perdere la bussola, in termini storici e politici? Siamo vicini all’ “impazzimento” di Giovanni Malagodi? Come possono e devono reagire le forze politiche, i singoli cittadini, le associazioni della società civile?
Gli italiani vogliono davvero che leggi ordinarie come il vecchio Lodo Schifani stabiliscano una immunita’ ad personam per salvare Berlusconi dalle accuse di corruzione? E’ per questo che hanno votato gli italiani?
L’attuale Lodo Alfano, legge ordinaria, ci dicono presidenti emeriti della Corte Costituzionale, e’ incostituzionale. La legge che sospende i processi forse anche. Ma se una istituzione come la Corte le boccera’, come rispondera’ Berlusconi? Attacchera’ tutto e tutti?
Ci resta l’arma del referendum: un referendum che, se queste leggi ordinarie saranno approvate, non potra’, non dovra’ essere perso. Un referendum, o alcuni referendum in cui il Paese si gioca tutto, cioe’ la forza e la validità delle sue Istituzioni. Un referendum o dei referendum che sarebbe da irresponsabili far nascere da forze isolate, anche se contano sul richiamo della piazza. Un referendum o dei referendum che devono e possono solo scaturire da un Comitato promotore molto ampio, simile a quello che porto’ sedici milioni di italiani a bocciare lo stravolgimento della Costituzione, due anni orsono.
Non Di Pietro e basta (a lui l’onore di averlo proposto per primo). Ma Di Pietro e il Pd, e la sinistra radicale, e Liberta’ e Giustizia e Micromega e i sindacati che vorranno starci e i mille comitati ancora esistenti in Italia. Se referendum sara’, nessuno dovra’, a nostro parere, tirarsi indietro. Perche’ per vincere il populismo di Berlusconi (contro una legge ordinaria serve il quorum, non dimentichiamolo mai), non bastera’ la piazza di Grillo e Di Pietro.
Servira’ uno sforzo di tutti, che superi rivalita’ vecchie e nuove. E chiediamo che tutta l’attuale opposizione ci sia. Come ci sara’ Liberta’ e Giustizia, con la forza della nostra determinazione.
Forse il Paese non e’ ancora impazzito. Ma non ci tireremo indietro, se il popolo di Berlusconi pensa di demolire la nostra Repubblica.

www.libertaegiustizia.it
..
Ma come sperare ancora quando la risposta del Pd e’ stata: “Facciamola questa legge, ma a partire della prossima legislatura..”. E allora la pazzia ha vinto.
L’esercito non perse perche’ i soldati non sapevano dove fosse il nemico. L’esercito perse perche’ i generali lo tradirono.
..
Carmelo

e’ arrivato il momento di riappropriarci della Politica, di quello che ci importa e che importera’ pure a coloro che verranno dopo di noi. Come fa lo Sberlusconi a parlare in nome dell’interesse dei cittadini per difendere le sue leggi vergogna, per me e’ totalmente incomprensibile!
Vi prego, mobilitatevi come potete per far sentire la vostra viva voce! Ci se ne frega se uno e’ di Destra, di Centro o di Sinistra. Oggi ci stiamo giocando lo stato di diritto, l’uguaglianza di fronte alla Legge, il diritto all’informazione, il poter conoscere cio’ che i nostri governanti e i nostri dipendenti pubblici fanno dietro alle nostre spalle. Tutte cose ovvie in uno stato occidentale e moderno. O no? Ci sono voluti almeno 300 anni di dialoghi, di confronti, di guerre e di riconciliazioni per realizzare questi diritti sacrosanti, per poi cancellare il tutto nel giro di giorno in difesa di un piduista-corruttore? Non ci posso credere!!!
..
Il lungo esodo
Geraldina Colotti
Il Manifesto

Secondo i dati dell’Unione europea, i rom sono il popolo che piu’ subisce discriminazioni nel Vecchio continente. Non trovano casa, ne’ lavoro, hanno grandi difficolta’ a portare i loro figli a scuola soprattutto se si spostano. E la loro aspettativa di vita e’ dieci volte inferiore alla media europea. Quello rom e’ il popolo piu’ transnazionale che esista – secondo dati del Consiglio d’Europa sarebbero circa 10 milioni sparsi in tutto il mondo – ma e’ anche quello che catalizza lo stesso tipo di discriminazioni, sotto ogni bandiera: in ogni contesto, quando la situazione politica o economica si fa difficile per le classi popolari, per loro si ripete un destino di persecuzioni secolari.
L’unica parentesi – nei soli 70 anni in cui le classi dominanti hanno avuto vita dura in certe parti del mondo – e’ stata per loro quella dell’ex-Unione sovietica, nei primi tempi della rivoluzione bolscevica e nella ex-Jugoslavia di Tito. Tempi in cui in nome di un’uguaglianza non formale, ai rom sono stati garantiti quei diritti basilari che oggi si vedono negati dappertutto.
Nei paesi dell’ex-area socialista, pero’ i rom furono le prime vittime del processo di balcanizzazione: quel modello che a Bush piace esportare nel pianeta. Nel ’99, dopo la guerra della Nato contro la Serbia, l’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) ha espulso circa 100.000 rom, col pretesto che fossero colonne dell’esercito serbo. Dopo quella pulizia etnica, oggi, dei 120.000 che vivevano in Kosovo prima del ’99, ne restano solo 30.000 circa.
Ma siccome anche quello di spaccare il vaso per poi aggiustare i cocci con un «imperialismo caritatevole» e’ un business che funziona, nel 2005 il Programma delle nazioni unite per lo sviluppo (Pnud) e la Ue con il sostegno della Banca mondiale, hanno lanciato un piano di assistenza per quelle aree in preda alla barbarie del «tutti contro tutti»:
il decennio per l’integrazione dei rom che intendeva favorire l’accesso all’educazione, al lavoro, alla salute e alla casa – quel «misero» corredo di diritti che quelle aree senza rispetto per le «liberta’ e le differenze» comunque garantivano – in nove paesi dell’Europa dell’est e dei Balcani. Piu’ di tre anni dopo, pero’, gli esperti sono costretti a registrare il fallimento di quei piani, soprattutto perche’ gli stati non perseguono politiche di «vera integrazione». Una tendenza che si riscontra in quasi tutti i paesi d’Europa, a dispetto dei fiumi di parole spesi sul rispetto delle «differenze» e di un multiculturalismo incapace, pero’, di coniugare il dibattito sul riconoscimento pubblico della diversita’ culturale e identitaria in quello, piu’ ampio, della rappresentanza e della giustizia sociale.
La lingua romani dei rom italiani – scrive Santino Spinelli – contiene imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati», e vocaboli dei dialetti italiani: testimonianza del lungo esodo e della loro ibridazione. Per ricordare a chi torna lombrosianamente a «misurare» le identita’, che misurando il patrimonio genetico di chi risiede da lungo tempo in qualche luogo si riscontrano le differenze genetiche ma non quelle che corrispondono ai confini degli stati.
..
Antonio Amati

Chi addita ai ROM la colpa del malessere italiano circa la sicurezza, pensando che espellendoli vengano risolti tutti i problemi, si e’ fatto delle grandi illusioni.
Primo perche’ i reati commessi dai ROM sono una minima parte del totale (solo i Carabinieri lo scorso anno hanno effettuato 94000 arresti)
Secondo da in una nazione che ha tra morti sul lavoro, incidenti stradali migliaia e migliaia di morti l’anno, affermare che il problema della sicurezza e’ dato dai ROM significa spararla grossa!
Senza contare che ancora non riusciamo a debellare camorra, mafia etc…!!!!
Terzo, molti di loro sono cittadini europei (UE) se non addirittura italiani, quindio e’ IMPOSSIBILE espellerli….
Vi premetto che a me i ROM non stanno per nulla simpatici con il loro stile di vita,ma indicare i ROM come i responsabili del problema sicurezza e’ come additare all’IVA sulla vendita degli ombrelli i mali dell’economia italiana….
..
La cordata “scordata
Sante Marafini

“Servono sacrifici”. Con il passare del tempo si delinea sempre di piu’ il quadro drammatico dell’Alitalia. Stavolta e’ il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola a non fare mistero della situazione. Anche perche’, dopo le indiscrezioni che parlano di 4mila esuberi, il governo si trova alla prese con un mantenimento delle promesse elettorali sempre piu’ problematico. “Non stiamo parlando di un’azienda che va bene, parliamo di una azienda che e’ sull’orlo del fallimento il piano industriale che sara’ presentato – prosegue Scajola – chiedera’ sacrifici a chi desidera investire e al Paese nel suo complesso con alcuni tagli”. Nessuna smentita. Nessun ridimensionamento dei tagli.
D’altronde dopo aver vanificato l’interessamento di Air France (che limitava gli esuberi a 2mila persone), puntando tutto su una presunta cordata di imprenditori italiani, Berlusconi si trova ora nella situazione di dover gestire un’azienda sull’orlo del fallimento. In attesa di una cordata italiana ancora tutta da vedere. Lo stesso Scajola non va oltre una debole speranza. Quella che “l’advisor Intesa Sanpaolo riesca nella missione di mettere insieme una cordata per il salvataggio e un piano industriale che permetta il rilancio della compagnia”.
Speranze vaghe a fronte di tagli di posti di lavoro. Che allarmano i dipendenti. Pronti a ricordare a Berlusconi le promesse fatte sotto elezioni. L’Anpac, infatti, fa notare che i circa 6mila unita’ sono “circa il triplo di quanto originariamente previsto nella proposta di Air France-Klm”. Ricordando a Berlusconi “il giudizio molto critico sulla proposta franco-olandese, considerandola eccessivamente penalizzante per la compagnia di bandiera e per il paese”. Dunque un simile piano “risulterebbe decisamente incoerente con le indicazioni della presidenza del consiglio e dell’intero governo e dunque irrealizzabile” avvertono i piloti.
..
Umberto Eco ha inviato questa lettera a Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi, promotori della manifestazione dell’8 luglio in Piazza Navona.
Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarieta’ per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si e’ sovente tentati di dimenticare:
1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.
2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perche’ questo e’ il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora e’ in pericolo la democrazia.
..
http://www.masadaweb.org

2 Commenti »

  1. Brava Vivivana, continua così a denunciare le schifezze del governo e del’opposizione, leccaculo di mister B. o altro, e bene ha fatto grillo e la guzzanti a criticare Napolitano, anch’esso amico del sistema dei mangia-mangia per non dire di peggio… e nello stesso tempo a criticare pure il clero anch’esso immischiato nei poteri forti, P2, Cia, Sisma e compagnia bella, e così facendo si continua con questi elementi a far tramontare tutte le speranze di un’Italia più pulita, più uguale e più giusta. Ma se la gente non si riprende e non prende coscienza “avoglia” questi avvoltoi a succhiare il sangue all’Italiani! Altro che Berty notte che più notte non si può, e vendolein…!!!che dovevano essere quelli che dovevano cambiare questo mondo capitalista di merda, ma loro erano solo “poveri” infiltrati…che schifo!
    Nando

    Commento di nando — Luglio 9, 2008 @ 8:26 pm | Replica

  2. Vedete fascisti dapertutto.. questo governo non ha nulla di fascista, è una monarchia liberista capitalista, quello per cui combatteva il vero fascismo.

    Commento di aprire gli occhi — Luglio 12, 2008 @ 8:29 pm | Replica


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.