Nuovo Masada

giugno 18, 2008

MASADA n. 727. 18-6-2008. Il grimaldello

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Il decreto salva-premier – Un premier che si rende improcessabile con la forza della legge, militarizza lo Stato, censura i giornalisti, usa lo Stato come un grimaldello per difendere solo se stesso nella distruzione cinica di ogni democrazia.

L’Irlanda ha detto NO alla perdita di diritti dei lavoratori, alla distruzione dei servizi pubblici, all’invio di soldati in una forza militare europea, a contribuire al settore bellico e nucleare, alla sudditanza alla NATO

Stato e Chiesa concubini

Creata la battaglia con migliaia di morti, fu chiaro che serviva solo a un omicida a nascondere un morto assassinato. Creata l’emergenza, fu chiaro che serviva solo a un premier corrotto per stravolgere la legge e salvare se stesso dalla giusta condanna

“…in Italia quella tra cittadino e legalita’ e’ una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni e’ basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio…”
(Gherardo Colombo)

A volte ritornano
Viviana

Il mostro che ritorna ( i film horror insegnano) non e’ mai diventato piu’ umano. Lo zombi ripete come un automa gli stessi atti che produsse da mostro, con un intento ulteriore di autoconservazione assassina. Nei film horror, quando il mostro appare debellato, gli spettatori sanno benissimo che cosi’ non e’, la sua mano arpionata riappare dal bordo della piscina o dalla fossa dove lo si credeva sotterrato, per agguantare la vittima alla caviglia e l’orrore ricomincia. Cosi’ il governo Berlusconi 2 o 3 o 4. E la serie delle atrocita’ si ripresentera’ identica e piu’ infame, in un horror senza fine. La domanda e: i custodi dov’erano? Chi vigilo’ su quelli che disertarono? Chi fece patti scellerati con l’assassino? Chi apri’ la porta che doveva restare chiusa? E dove sono ora i nuovi custodi? Chi ci aiuta adesso? Come mai tutto questo e’ potuto succedere? Come lo permettiamo ancora?
Ma la notte e’ vuota e nessuno sembra rispondere alle nostre domande.

Franco da Cento manda

Il vero volto del Cavaliere
Ezio Mauro (un po’ riassunto)

Nel mezzo della luna di miele…., la vera natura di B emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessita’ e da un’emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. B resta B, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la liberta’ di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell’opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura.
La Repubblica vive un’altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme.
In un solo giorno – dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l’ambizione del Quirinale – B ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalita’ democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la liberta’ di informazione da un lato, e l’obbligatorieta’ dell’azione penale dall’altro.
Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell’azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d’udienza, che tuttavia si traduce in un’alterazione sostanziale del principio di obbligatorieta’ dell’azione penale. Principio istituito a garanzia dell’effettiva imparzialita’ dei magistrati e dell’uguaglianza dei cittadini.
La nuova norma (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza…) obbliga i giudici a dare “precedenza assoluta” ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell’intervento: la sospensione “immediata e per la durata di un anno” di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino “in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di 1° grado”. Giusto il suo…B stava per finire il suo processo davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l’accusa di aver spinto l’avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all’estero.
Mancano 2 udienze alla sentenza… Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici… anche se il discredito internazionale sara’ massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all’avv. Ghedini (difensore privato di B e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha gia’ giudicato incostituzionale, perche’ viola l’uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verra’ presentato in Parlamento per la 2°volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna dx che gli italiani hanno scelto per governare il Paese.
Non gli basta vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori… Ancora una volta gli serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere…
Lo ha fatto e lo rifa’.
Opera di uno che abita la Repubblica da estraneo, da usurpatore, che vive il suo stesso trionfo come abusivo, da uno che usa il potere legislativo (Parlamento) per bloccare il giudiziario (Magistratura).. un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l’establishment italiano puo’ accettare banalizzandolo…
Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con Napolitano, garante della Costituzione, che era gia’ intervenuto contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d’urgenza. Poi … contro l’ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia e oggi vede un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come “correzione” in un decreto che parla di tutt’altro.
Che c’entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual e’ il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L’unica urgenza – come l’unica sicurezza – e’ quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potra’ accettarla. Come non puo’ accettarla il Pd, che ha appena accolto il dialogo sulle riforme quando non si puo’ parlare di regole con chi le calpesta.
Mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, B interviene sulla liberta’ di cronaca. Vuole leggi che blocchino le intercettazioni, impedisce la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il giornalista e fino a 400 mila euro per l’editore, vieta la pubblicazione “anche parziale o per riassunto” degli atti delle indagini preliminari “anche se non sussiste piu’ il segreto”, fino all’inizio del dibattimento. Questa e’ la morte dell’informazione… per 4-6 anni, anche 10. E se si indaga un prete, c’e’ l’obbligo di informare l’autorita’ ecclesiastica e se e’ un Vescovo il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano…
Non sara’ piu’ dato al cittadino di sapere la corruzione dei suoi politici.
Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all’Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternita’ di Sacca’ a B, dei “pizzini” di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. ..
Insomma non si deve formare una pubblica opinione, un’opinione consapevole in quanto informata.
Rimarra’ il disorientamento, la paura del cittadino che sa che non esiste piu’ un’azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali.
Questo resta agli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernita’ a cui B lascia solo una vibrazione di consenso, un’adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d’animo, che si risolve nella delega. Tutto questo viene fatto in nome dell’emergenza..
Il governo sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l’esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d’eccezione perenne. Cosi’ B scrive a Schifani che la norma blocca-processi (o salva-premier) “e’ a favore di tutta la collettivita’”, anche se si applica “a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sx hanno intentato contro di me per fini di lotta politica”.
E’ una giornata vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l’azione. A dimostrazione che B e’ pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo gia’ vivendo.
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SALTANO ANCHE I PROCESSI DEL G8? INTERVENGA NAPOLITANO
Comitato Verita’ e Giustizia per Genova

Sembra che il cosiddetto decreto salva B, fra i vari effetti collaterali, abbia la sospensione dei processi in corso contro agenti, funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine per i fatti del G8 di Genova del 2001. Sarebbe una beffa, dopo 7 anni di indagini e udienze, e un atroce atto di ingiustizia per le centinaia di vittime degli abusi compiuti nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz e per tutti i cittadini democratici. Sarebbe un atto cosi’ grave, che stentiamo a credere che possa davvero compiersi.

Com’e’ noto, i procedimenti giudiziari sono alla vigilia della sentenza di 1°grado: quella per i maltrattamenti inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto, riguardante 45 agenti, e’ stata messa in calendario per il prossimo mese di luglio; quella per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari alla scuola Diaz, riguardante 29 funzionari e dirigenti di polizia, e’ attesa per novembre.
Se davvero il parlamento decidesse di bloccare questi delicati processi, saremmo di fronte a un atto sostanzialmente eversivo: si impedirebbe alla magistratura di fare la sua parte in merito ad eventi che hanno segnato una gravissima caduta dello stato di diritto, gettando discredito sulle nostre forze dell’ordine e sull’intero ordinamento democratico italiano.
Si impedirebbe a centinaia di persone, vittime degli abusi nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz, di aspirare a un risarcimento morale attraverso la giustizia; si impedirebbe a tutti i cittadini di recuperare fiducia nella legalita’ costituzionale, che a Genova fu sospesa e che il parlamento si appresta ad accantonare.
Ci appelliamo al presidente della Repubblica, garante della Costituzione, affinche’ ci risparmi questo scempio.
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A Bologna Cofferati si ricandida?
Mariapia

Cofferati si ricandida e si faranno le primarie. Altro candidato PD potrebbe essere La Forgia, deputato PD. Bassa marea, vento di garbino…A Bologna si dice: “Tumla mel e mettla piz..”,. che sarebbe “di male in peggio”.
Manca una classe politica, i nostri cosiddetti politici sono una casta, e come tutte le caste si dedicano a relazioni chiuse tra i membri.
Una casta e’ ” ….una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di membri che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema. Inoltre il sistema si autodefinisce, di fatto, ovvero il dominio di esistenza di un sistema autopoietico coincide con il dominio topologico delle sue componenti”.
Questa definizione di Humberto Maturana che riguarda i sistemi biologici, funziona bene anche per i sistemi sociali che sono, in certi casi, come dei cancri veri e propri, un autopoiesi degenerata.
Il dominio topologico di questa nostra classe politica e’ “stare a Roma a sgavazzare alle spalle della gente”.
“Ma com’e’ che il brutto sempre si ripete?” Non e’ che il brutto si ripeta e basta: il medioevo e’ durato parecchio, ma nel suo procedere faceva maturare un nuovo tempo.
Diamogli tempo, a questo nuovo spirito, di nascere e permettiamogli, come nel medioevo, di rendere insicura la nostra vita, le nostre strade, la nostra salute, di bruciare le nostre vecchie certezze.
Oggi un poco di nausea allo stomaco la sento, ma ho visto un gran tempo nei miei sogni e tiro in alto, ho capito che e’ una vocazione cosi’ radicata che mi ci devo abituare.
Tutto va a rotoli ma io deve continuare a spostare macerie, a salvare una pietra, a piantare un fiore…..a lavorare, a lavorare…
Non e’ un merito, e’ un dato biologico a cui non ci si puo’ sottrarre.
Ma oggi, con tutto quello che accade, una bustina contro il vomito me la prendo.
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Sul no irlandese al remaque della defunta Costituzione UE
Viviana

Riporto una mail giunta a Masada. Leggendo i commenti al no irlandese su bellaciao o su Aprileonline, ho l’impressione che sugli interessi dell’UE molti si siano fatti delle pippe mentali o che l’infiltrazione del neoliberismo a sx abbia prodotto piu’ danni ideologici del desiderabile. Addirittura qualcuno e’ arrivato a scrivere che il no irlandese e’ dovuto al carattere “cristiano” di questo paese o a un comportamento filo-Bush,. Quante sciocchezze! Come se la Bolkestein, per dirne una, fosse stata un’operazione altamente desiderabile o come se la sx europea contasse oggi un po’ meno di niente o si fossero viste mai delle leggi europee a favore del lavoro o del welfare. Insomma tutto questo fervore a favore dell’Ue da parte di persone che si dicono di sx mi suona molto sospetto, prova ulteriore del disfacimenti ideologico di una parte sociale che ha perduto da tempo la bussola di cio’ che e’ e di cio’ che vuole. In quanto poi ai valori democratici, una democrazia si misura anche sull’informazione corretta che riesce a dare ai cittadini, e la misura della decadenza italiana e’ enorme anche sulla disinformazione costante dei nostri media, servi di gruppi capitalisti che decentrano l’attenzione su falsi obiettivi e funzionano come megafoni di un potere turpe e vizioso a dx come a sx. E che l’Italia sia serva del capitalismo e’ riscontrabile anche nella disinformazione voluta attorno all’Europa. Per il No irlandese non c ‘e’ stato un solo articolo decente che spiegasse le ragioni dell’Irlanda, solo preconcetti e false mitologie. Siamo arrivato al punto che se qualcuno si oppone ai banchieri e alle grandi corporazioni europee viene demonizzato ‘a prescindere’. Ma che organismi capitalisti siano demonizzati da chi si dice di sx e’ orribile. Ed e’ ben noto che la nostra televisione si guarda bene dal tenerci aggiornati su Bruxelles e Straburgo, come fossimo marginali all’Unione e non membri a pieno diritto. Dai nostri eurodeputati (D’Alema in testa) non e’ venuto l’impulso a un solo emendamento utile alle classi operaie, ai consumatori o ai cittadini ed e’ noto che D’Alema a Strasburgo si annoiava quanto quegli incompetenti della Lega. Persino quando piu’ fervevano le lotte contro la Bolkenstein, e la CGIl era in primo piano per rifiutare il turpe appiattimento che si tentava su diritti e salari, la sx ufficiale e i suoi media tacevano e non informavano.
Ma poi di quale democrazia dovremmo farci portavoce noi che un referendum non lo abbiamo mai fatto ne’ sulla Costituzione ne’ sul Trattato di Lisbona che sostanzialmente la ripropone al 95% con gli stessi abusi e le stesse priorita’ del capitale?
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Delenda Irlanda ovvero Le regole democratiche
Nicolai Chiazza

Sembra che le regole democratiche siano valide solo quando a vincere siano i capitalisti o i partiti che li sostengono. Dopo la vittoria del No contro il Trattato di Lisbona in Irlanda, c’e’ stata una effusione di teorici e politici da tutti i lati, per dimostrare che il risultato non era valido e comunque non poteva avere conseguenze. Scusate, ma perche’ non lo avete detto prima che il referendum era inutile tanto non se ne sarebbe tenuto conto, potrebbe chiedere uno stupito cittadino irlandese. Addirittura la Repubblica titolava: “L’ira di Napolitano”. Il quale dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso, perche’ prima afferma che “le piazze non sono il sale della democrazia”(e su questo bisogna dargli atto che quando fu ministro dell’Interno nel 2000 ordinó la repressione dei dimostranti a Piazza del Gesú a Napoli, aprendo la strada a quelli che gli succederanno per Genova l’anno dopo); quando peró non sono le piazze a pronunciarsi ma sono le urne, allora il loro responso non puó avere conseguenze, e se gli Irlandesi non sono d’accordo col Trattato allora possono anche uscire. Cioe’, come si permettono di disubbidere? Con la stessa arroganza padronale B vorrebbe ignorare il referendum sul nucleare che si tenne in Italia. Sarkozy dal canto suo minimizza e considera benevolmente il risultato come “un incidente”. Basta solo che stiano attenti la prossima volta e non succedera’ piu’. Del resto e’ semplice: basta promettere durante la campagna elettorale che si terra’ il referendum sul Trattato, ma poi una volta al governo cambiare opinione, come ha fatto lui. Il capo del Partito laburista dell’Olanda aveva preso l’ impegno prima delle elezioni di indire un referendum su Trattato, solo che dopo ha cambiato opinione, o ha dovuto ubbidire ai padroni delle banche che si sa che non scherzano.
Agli Irlandesi gliene stanno dicendo di tutti i colori: che hanno ubbidito al diktat degli USA, che vogliono sabotare l’UE. (Ma quando a sabotare la UE e’ la Gran Bretagna, nessuno si permette di interloquire. La GB come la Danimarca ha uno statuto speciale: non sono sottomesse all’Euro pero’ partecipano alle decisioni in merito; la GB e’ addirittura titolare di gran parte delle azioni della Banca centrale europea, pero’ non e’ sottomessa all’Euro e puo’ gestire la propria moneta).
Il papa avrebbe anche lui influenzato la decisione di votare No perche’ il Trattato permetterebbe l’aborto e i matrimoni gay: per cui, facile equazione: gli Irlandesi sono cattolici, dunque hanno seguito le direttive del papa. Ma il papa dice pure che non bisogna scopare nei weekend…
Ma oltre al papa, agli americani, agli antieuropeisti per principio, ci sarebbe da prendere in considerazione anche la popolazione che ha votato No e che forse aveva i suoi motivi.
Il professor Harry Browne nel numero di questa settimana di SinPermiso (www.sinpermiso.info) scrive tra l’altro:
“Il problema del Trattato e’ che risultava fin troppo facile per i votanti collegare le presenti disgrazie economiche dell’Irlanda con la sua posizione in Europa. Nella misura in cui cresceva la disoccupazione l’attenzione si rivolgeva agli immigrati dell’Europa dell’Est che lavorano qui; allorquando i prezzi delle case esplodono, il presidente della BCE suggerisce un prossimo aumento dei tassi di interesse; allorquando i contadini si preoccupano del loro futuro, la UE fa accordi con la Organizzazione Mondiale del Commercio per consentire l’importazione di manzo sudamericano per i mercati europei; proprio quando i pescatori, disperati a causa del prezzo del combustibile, organizzano blocchi nei porti chiave, vedono le loro condizioni aggravarsi ancor piu’ a causa delle quote di pesce pescato imposte dalla UE, che li obbligano a disfarsi di tonnellate di pesce.”
Ancora il prof Browne mostra che: “La vittoria del No, oltre ad aver avuto una partecipazione senza precedenti e’ stata dovuta, e’ dovuta al voto delle aree povere di Dublino, Cork, Limerick e altre citta’, e con grande margine favorevole al No al voto delle regioni rurali piu’ povere dell’Est dell’Isola e alla frontiera con il NordIrlanda. Le comunita’ di pescatori hanno votato massivamente No.
L’ex primo ministro Garret FizGerald ha descritto il risultato attuale della votazione come quello che ha espresso la maggiore contrapposizione di classe di tutta la storia dell’Irlanda.” Se ognuno lotta per i propri interessi, ebbene il Trattato era nell’interesse delle grandi banche e del grande capitale, il No e’ nell’interesse dei lavoratori. .”
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Dal MANIFESTO
L’ISOLA DI SMERALDO HA DETTO NO
Europa a passo di gambero
Orsola Casagrande

Un voto conservatore e nazionalista, si comincia gia’ a dire. Anche se non e’ proprio cosi’. Il fronte del no infatti era costituito dai socialisti, dal Sinn Fein (unico partito rappresentato in parlamento a schierarsi per il no) e dai sindacati (che hanno fatto una campagna capillare nei posti di lavoro). Non certo la dx della Repubblica irlandese. Che invece era schierata con il si’ (nelle sue sfumature, dal Fine Gael al Fianna Fail). Ci sono naturalmente gruppuscoli ultra nazionalisti che cavalcano la vittoria, ma sono appunto gruppetti. Molti elettori intervistati hanno detto di non aver capito che cosa esattamente prevedeva il trattato. Gia’ con la Costituzione europea si era rivelato del resto un problema di comprensione e informazione. Certo non e’ piaciuta agli irlandesi l’idea di perdere il controllo su questioni economiche e politiche che in questa isola ancora appassionano.
Il no ha fatto una grande campagna per esempio sui diritti dei lavoratori che con il trattato di Lisbona sarebbero stati seriamente compromessi, cosi’ come il potere e il primato dei servizi pubblici. E poi c’era la questione della neutralita’ alla quale il paese (la repubblica irlandese non ha mai aderito alla Nato) non e’ disposto a rinunciare, nonostante ogni tanto i governi (di dx) l’abbiano calpestata.
Non e’ un caso che molte donne intervistate (le donne sono quelle che piu’ massicciamente hanno votato contro il trattato secondo i sondaggi) abbiano portato come motivo del loro no la loro contrarieta’ a mandare i soldati irlandesi (figli, mariti, fratelli) a combattere in una non meglio specificata forza armata europea.
Un altro punto di forza nella campagna per il no e’ stato quello dei soldi dei contribuenti irlandesi spesi per andare a finanziare l’industria bellica e quella nucleare. Altri due temi su cui gli irlandesi da anni si battono.

www.ilmanifesto.it/argomenti-settimana/articolo_ed782f82f73a025ae48596bb346a24a2.html

“Ma che razza di democrazia e’ una democrazia che non informa, che non permette la conoscenza e la discussione ai cittadini? Il referendum per lo meno, costringe i burocrati a fare politica nel territorio e mettersi in discussione, e i cittadini a pesare i pro e i contro”.
Maurizio
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Loris Ipanov

Noi non abbiamo mai votato in un referendum per le Costituzione europea perche’ in Italia non sono ammessi i referendum sui trattati internazionali. Penso conosciate il perche’. I nostri (per altri versi benemeriti) padri costituenti hanno in questo modo blindato l’ art. 7 della Costituzione, che recepisce il Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato italiano voluto da Mussolini ( per l’appunto un trattato internazionale ). Ritengo che un passaggio cosi’ fondamentale come l’adozione della Costituzione Europea o anche il Trattato di Lisbona dovrebbe necessariamente essere sottoposto al voto popolare. Penso che sia una richiesta ragionevole e che potrebbe essere condivisa anche dal cittadino irlandese, che dimostra di avere – beato lui – marmoree certezze ( il pensiero unico si presenta sempre un po’ cosi’, perentorio, apparentemente necessario ). Nel caso di voto sono convinto che se ne vedrebbero delle belle… (Ma si dovrebbe prima modificare la Costituzione…)
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Concubini
Don Aldo

Ci sono stati momenti, nella storia, nei quali la chiesa, nella assenza soporifera della societa’, ha svolto funzioni di supplenza nel campo della cultura e della salute e dell’arte e della comunicazione si’ da tener desta l’attenzione verso le fasce deboli.
Di converso, la storia ha visto altri momenti in cui la societa’ stessa ha aperto varchi inediti e altrimenti impensabili verso conquiste sociali ed umanistiche di fronte ad una chiesa dormiente e riluttante se non recalcitrante.
Per una sorta di legge di compensazione, e’ sempre accaduto che quando la societa’ dormiva era la chiesa a stare sveglia o, quando questa dormiva la societa’ stessa lottava vigilante.
Nel secolo scorso, poi, nel pieno degli anni sessanta, abbiamo avuto la fortuna di vivere il felice connubio tra una societa’ aperta ed una chiesa profetica che si fecondavano a vicenda, in un rapporto di reciproco stimolo. Erano gli anni del dialogo tra Marxismo e Cristianesimo, tra John Fitzgerald Kennedy, Nikita Sergeevic Kruscev e papa Giovanni XXIII.
Il mondo intero gemeva le doglie del parto, tentandosi di liberare definitivamente dalla notte del nazifascismo, dalla violenza dello stalinismo e dalla dittatura del clericalismo. In quella fucina di sogni e di ideali ho maturato la mia vocazione di prete, socialista ed antifascista.
Oggi, 16 giugno 2008, quel mondo aurorale sembra distante anni luce.
Oggi viviamo una eccezione unica nella storia con una chiesa affarista, concubina con uno stato opportunista e con una chiesa opportunista che fornica impudentemente con uno stato affarista. Il tutto nella piu’ completa indifferenza della societa’ sia ecclesiale che politica e sotto i sorrisi beffardi e gli abbracci osceni delle autorita’ sia politiche che ecclesiali.
I fattori principali di questo sprofondamento in basso sono il berlusconismo e il Ruinismo.
Il primo e’ qui inteso non come semplice forma politica, ma come antropologia. Come “linguaggio”, direbbe Revelli. “Come modo di dare volto e voce ai peggiori vizi privati degli italiani (la volgarita’, l’egoismo, il farsi i fatti propri senza guardare in faccia nessuno, il frodare il fisco e corrompere i giudici), sdoganandoli”. (Marco Revelli su Carta 17.3.07 in una lettera a Fausto Bertinotti).
Gli effetti sono sotto la vista di tutti: “La decadenza di un intero popolo e della sua creativita’, l’omologazione in basso dei costumi e delle credenze, gli ostacoli messi sistematicamente tre la gambe di chi ha meno di 30 anni, lo scempio della moralita’ e delle regole, lo svilimento della costituzione, l’assassinio del bello, il servilismo appagato e appagante, lo “squadrismo culturale”, l’imbecillita’ del nuovo ceto politico…”, come denunciava gia’ Filippo Ceccarelli su La Repubblica del 22 marzo di due anni or sono.
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Don Aldo manda
SEMBRANO PECORE, MA SONO LUPI

Dalla finestra del mio studio il panorama appare decisamente invernale, nonostante la primavera astronomica sia iniziata da tre giorni. Vedo precipitare dalle nubi raggrumate un misto di acqua e neve al punto da non distinguere se e’ l’acqua a nevicare o non sia la neve a piovere. Il che mi indigna. Ora la confusione ha infettato anche la meteorologia e il gioco del “qui-pro-quo” ha contaminato anche le identita’ delle stagioni. Dopo un inverno di secca, in cui le cime del Monte Bianco hanno registrato perfino gli otto gradi sopra lo zero, ora la primavera mi si presenta infreddolita e tutta bagnata di neve!

“Piove. Governo ladro!”
Il detto popolare, espressione iniziale di una ignoranza diffusa, sedimentazione di quella pigrizia mentale propria di chi non vuol vedere, si presenta oggi come concentrato sapienziale di una coscienza altamente avvertita. Aggiornato alla nostra situazione si dovrebbe dire: “Non piove? Governo ladro”, la’ dove il “governo” non e’ l’amministrazione politica della cosa pubblica bensi’ la gestione economica della umana comunita’. Non contenti di aver desertificato la terra ora vogliono desertificare anche il cielo. Negli ultimi 30 anni sono scomparsi 600mila Kq. di foresta amazzonica brasiliana, una superficie equivalente a due volte quella dell’Italia. L’acqua potabile sara’ una delle risorse naturali che piu’ scarseggeranno in questo inizio del nuovo millennio. Il petrolio e il carbone si esauriranno verso la meta’ di questo secolo. Alla base di questo processo di saccheggio si nasconde una visione limitata della terra. La si considera unicamente ed esclusivamente come una riserva morta di risorse da sfruttare e non come qualcosa di vivo, la Pacha Mama degli indigeni o la Grande Madre degli antichi.
L’antica religione poneva l’uomo come custode del giardino, perche’ lo coltivasse e lo custodisse. La nuova religione impone l’uomo come padrone del mondo e la terra come oggetto di sfruttamento e merce di scambio.

Il Dio totalizzante dell’economia
Nell’editoriale di un piccolo ma grande libro edito nel 2000 dalla societa’ cooperativa editoriale L’Altrapagina: “Economia come Teologia?”, si legge: «L’Economia contemporanea funziona come una teologia, ossia una visione del mondo complessiva che ha per chiave di volta la divinita’. Mentre pero’ nella teologia il divino impedisce al discorso di chiudersi, perche’ Dio e’ una dimensione insondabile, il dio del sistema economico imprigiona l’uomo in uno schema chiuso e totalizzante, poiche’ si tratta di un dio perverso».
Riccardo Petrella, autore assieme a Enrique Dussel e Enrico Chiavacci, si e’ addirittura divertito a utilizzare i simboli della teologia cristiana per dare una descrizione di questa nuova divinita’: “il capitale e’ il Padre che ama e giudica, l’impresa e’ il Figlio, cioe’ l’incarnazione del Padre, il mercato e’ lo Spirito che anima gli individui e li stimola alla competizione perche’ diano il meglio di se stessi e conquistino piu’ ricchezza. Ma le analogie con l’universo teologico per Petrella non si fermano qui. Il Vangelo della competitivita’, che ci viene indottrinato da tutti i pulpiti che contano, ha pure i suoi comandamenti, che si potrebbero riassumere nella triade: liberalizzazione, deregolamentazione, privatizzazione”.

Avere o Essere? Si “e’”, se si “ha”
L’indottrinamento, in questo ultimo ventennio, e’ stato cosi’ pervasivo e persuasivo che non esistono piu’ terreni vergini. Il “pensiero unico” ovvero il monoteismo della merce, per dirla con l’espressione cara a Giancarlo Zizola, ha contaminato non solo il mondo della produzione e delle sue opere ma anche il mondo del pensiero e dei suoi sogni.
Da ogni pulpito, ormai, con l’euforia propria dei neofiti, i profeti del libero mercato ci ripetono in continuazione che il mercato e’ economicamente molto efficace. Il fondamentalismo liberista della globalizzazione ridefinisce ogni forma di vita in termini di merce, la societa’ in termini economici e il mercato come mezzo e fine dell’iniziativa umana. Per essi il mercato e’ l’unico strumento adatto alla distribuzione di cibo, acqua, salute, istruzione e altre necessita’ vitali. Il mercato diventa l’unico criterio organizzativo e amministrativo e si trasforma in metro della nostra umanita’ al punto di rendere identitario cio’ che alla fine degli anni sessanta Erich Fromm poneva in termini alternativi: Essere o Avere. Oggi si e’ se si ha!
Questo e’ il nuovo dogma e la mercantilizzazione del tutto il suo corollario.

Il capitale senza limiti e vincoli
Gli effetti sono cosi’ devastanti da qualificare come terrorista per antonomasia il mercato stesso, cosi’ come
Pasquale Gentili sul notiziario di Radie’ Resch n. 79: «Chi incute terrore, oggi, si chiama mercato…e questi si maschera dietro svariati personaggi, culture e anche religioni! E’ un potentissimo terrorista, senza volto, che si trova ovunque, come Dio, e che, come Dio, crede di essere eterno. La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e fabbricare guerre. Per vendere le sue guerre semina paure! Compie attentati che non compaiono sui giornali: ogni minuto uccide di fame 12 bambini».
Insomma il disastro e’ totale, con l’aggravante di una impotenza assoluta di intervento da parte della politica e perfino del diritto.
Ci si chiede come si sia potuto arrivare a tanto, dopo le grandi conquiste che hanno accompagnato la nascita dello Stato Sociale keynesiano all’inizio dello scorso secolo.
A me sembra che la causa principale vada ricercata gia’ in quella antica tradizione liberale che e’ propria dell’Occidente, secondo la quale l’unico potere che e’ stato tematizzato come oggetto di limiti e vincoli (si pensi allo “Stato di Diritto”) e’ il potere pubblico, mentre invece il potere privato e’ stato confuso, per una vecchia operazione ideologica, con la liberta’. Il potere economico, il potere del capitale, il potere della libera iniziativa economica, i diritti civili stessi sono stati puramente e semplicemente identificati con la liberta’.

Necolonizzazione e Delocalizzazione
Su questo, che potremmo ritenere l’underground “culturale” si e’ venuto poi ad innestare il fenomeno della cosiddetta “globalizzazione” e che io piu’ propriamente chiamerei “neocolonizzazione”. Con la globalizzazione, dunque, si e’ imposta come prassi normale la delocalizzazione in forza della quale le imprese scelgono l’ordinamento loro piu’ conveniente. In tal modo dislocano le loro produzioni nei Paesi peggiori dal punto di vista della tutela dei diritti, Paesi in cui non esistono garanzie dal lavoro, in cui i salari sono bassissimi, in cui si puo’ inquinare senza nessun limite, in cui si possono corrompere i Governi, in cui praticamente si ha mano libera. Si veda il caso della Cina, la’ dove i salari sono addirittura 40 volte piu’ bassi di quelli della Germania. Le ricadute sulle nostre societa’ sono quanto mai devastanti: disoccupazione, precarizzazione del lavoro, abbassamento dei salari e via decadendo…
Gli osservatori piu’ acuti, una volta liberisti ad oltranza, di fronte a questo ritorno boomerang dagli effetti destabilizzanti, incominciano a parlare, timidamente, della necessita’ a che gli Stati, per i problemi nazionali, ed un ante sovranazionale, per i problemi internazionali, riprendano il loro ruolo di “garanti” in un movimento globale non piu’ gestibile. La “mano provvidenziale” di cui parlava Smith e’ ormai scomparsa dall’economia. Ciononostante tutto continua come se nulla fosse. Nell’immaginario collettivo, cui fa da supporto anche una certa politica sedicente di sx, c’e’ bisogno ancora di piu’ mercato, piu’ concorrenza, piu’ crescita.
“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci” (Mt. 7,15). “Allora se qualcuno vi dira’: Ecco, il Cristo e’ qui, o: e’ la’, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli…” (Mt. 24,23-24). A qualcuno queste citazioni potrebbero sembrare strumentali, se non blasfeme. Non ci si scandalizzi. Se l’autore dell’Apocalisse ha potuto individuare nell’Impero Romano la figura dell’anticristo, non spetta forse a noi, cristiani del terzo secolo, dare nome e cognome ai novelli falsi profeti?
E non spetta ancora a noi dare voce e carne e sangue a quel Sogno di Dio perche’ non resti piu’ sogno? Sogno di una umanita’ fraterna e compartecipe, includente e coinvolgente, pacifica e pacificatrice.

La gratuita’ della pioggia (per ora)
Fuori, al di la’ dei vetri appannati dall’umidita’, il sole sembra forzare la primavera e la pioggia, non piu’ equivoca, sembra ora piu’ autentica. Lo scroscio ritmico si fa eco di danza e modula la sua musica sulle note profetiche di un monaco che, sembra, la Cia ha voluto zittire: «Lasciatemi dire una cosa, prima che la pioggia diventi una merce che loro potranno controllare e distribuire a pagamento. “Loro” sono quelli che non riescono a capire che la pioggia e’ una festa e non apprezzano la sua gratuita’, pensando che cio’ che non ha prezzo non ha valore, che cio’ che non puo’ essere venduto non ha consistenza, per cui l’unico modo per rendere reale una cosa e’ metterla sul mercato. Verra’ il giorno in cui vi venderanno anche la vostra pioggia. Per il momento e’ ancora gratuita, e lascio che mi bagni. Celebro la sua gratuita’ e la sua illogicita’».
Il monaco e’ Thomas Merton; anno del Signore 1965!
..
DIARIO AZZURRO n.240del 17.06.2008
SILVANO AGOSTI

Forse varrebbe la pena di dare la vita perche’ i miei simili potessero davvero smettere di credere e adorare entita’ remote, divinita’ irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se, chiunque egli sia.
Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione vitale agli esseri umani, immaginare una umanita’ intenta a scoprire la propria preziosita’.
Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia sulla Francia.
Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto piu’ perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni.
Non ci sono piu’, per alcune ore tifosi di questa o quella squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti uniti nel vivere in profondita’ la vittoria dell’Italia.
Dunque esiste la possibilita’ di ritrovarsi, insieme, a festeggiare la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati dalla socita’ e dal destino.
Questa sera nelle vie di Roma non c’e’ piu’ dissidio o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio.
Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornera’ a vagare negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi sia la tassa imposta dallo Stato.
Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie altrimenti spietate e senza alcun freno.
Intanto, fino a tarda notte sara’ un piacere per me immaginare che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di liberta’, capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare dei prodotti della terra, del tempo per vivere,
e soprattutto della possibilita’ di scoprire la propria e l’altrui preziosita’.
Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della vita sull’esistenza.

Tu, cara, mi scrivi:

….
Con noi
o senza di noi
verra’ il tramonto
e sara’ magnifico.

Non ti spiare,
Contemplati!,
Non pedinarti,
precedi i tuoi gesti,
e, invece di sognare,
scolpisci nel tempo
con desideri e progetti.

Chiedi tutto
Ma solo a te stessa,
Agli altri offri
I frutti
Della serenita’
E dei silenzi. Vedrai, tacendo,
Diverrai famosa.
Se parli torni
A essere mortale.

Ora vieni da me,
E, tra le mie braccia,
Fa cio’ che vuoi.

..
Italia serial killer
Doriana Gorac ci

L’Italia e’ ripartita, uno straordinario laboratorio politico e umano per strategie internazionali, la storia e’ vecchia come quella tela che una certa donna greca prese a tessere, dissimulando una fine che rimandava, aspettando l’arrivo dello sposo, in lotta lontano.
Lei era a casa, non se ne era mai andata, non le raccontavano il mondo attraverso i Media, sentiva che la fine era vicina e il principio della resistenza si ostinava a tenerlo in mano con una spola.
Vanno anche le donne oggi con una borsa gonfia di ansie e timori, in giro per la citta’, a fare spesa, al lavoro, a cercarlo, a tirare somme sempre piu’ personali e meno collettive.
Parlano le istituzioni per noi, sembrano essere ritornati gli sposi. Sono tornati con bastoni ed eserciti, con vecchie regole e nuovi decreti, a garanzia della sicurezza nostra e loro: cosa temere?
Mafia, massoneria , condita con quel pizzico sostanzioso di Chiesa sembrano aver allungato i processi in Sicilia, il popolo acclama e conferma chi crei oggi la strategia della tensione: questa e’ la democrazia.
C’e’ un grande via vai di eserciti: ci ritornano al fronte, quello lontano e quello alla porta di casa.
Mi ritorna alla mente Genova: i racconti delle anziane signore alla sua periferia , dove fui ospitata per due notti in una casa modesta con mia figlia, nel luglio del 2001. Andando a fare la spesa, i soldati chiedevano il documento, senza che gli abitanti rientrassero in zona rossa o gialla.
Erano fuori eppure erano dentro, come oggi, tutte e tutti coloro che ancora galleggiano nell’Incantesimo: rimane un ragno a tessere la tela e noi dobbiamo svegliarci prima che ci diano un nuovo serial da seguire, senza fine, come la guerra dichiarata alla Terra, in nome nostro.
..

http://www.masadaweb.org

1 commento »

  1. …per l’ Irlanda, tutto vero quello che scrivi, ma occorre valutare tutti gli aspetti della CE.
    Se non esistesse, quanti disoccupati in più avremmo ? Che potere di acquisto avremmo con le nostre vecchie lire? Faremmo la fame, gli operai prima di tutto. Chi potrebbe permettersi un mutuo casa con le vecchie lire ?

    Molte sono le cose che non vanno, ma siamopure sempre su una banca che ci permette di navigare, magari con il maldimare.

    Franco

    Commento di MasadaAdmin — giugno 20, 2008 @ 1:38 pm | Replica


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