Nuovo Masada

Aprile 30, 2008

MASADA n. 689. 30-4-2008. Amarezza

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 6:38 am

Sindaco di Roma Alemanno – L’economia dei gamberi – Amarezza – Vicenza – Bossi grida e minaccia – L’era del fair play – Lazzaro risorge, di Travaglio – Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva. Dai Privilegi intoccabili e tagli impossibili – Cacciari, aristocratico conservatore – Hanno negato -Persuasori occulti – Due padri per una sconfitta – L’educazione ai valori di sinistra e’ morta – Addio bello guaglione

Something is happening but you don´t know what it is, Do you Mr.John?”
“Qualcosa sta succedendo, ma tu non sai di cosa si tratta. Non e´vero mr.John?”

I versi di Dylan si adattano benissimo ieri come oggi ai politici che vedono che sta accadendo qualcosa ma non capiscono cosa succede intorno a loro. (Maro)

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A Roma diventa sindaco Alemanno

A Roma piu’ del 45% non e’ andata a votate…il partito del non voto e’ stato il vero vincitore delle elezioni politiche e amministrative. Ma e’ una magra consolazione. Languidamente tutti i partiti hanno sciftato su questo rifiuto degli italiani, come di cosa di nessun valore. I giornali con loro, allineati al vincitore. La casta diventa sempre piu’ forte, a scapito del consenso. Quel che conta e’ vincere. Se e’ a mani basse, meglio.
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L’economia dei gamberiBeppe Grillo

Nel 2008 la crescita della produzione in Italia e’ stimata in 0,5%. Solo qualche mese fa si scommetteva sull’unoequalcosa%. Finira’ sotto lo 0%. Una possibile stima e’ di MENO 0,5%. Ci sara’ una recessione dura, ma all’italiana. Il calo della produzione equivale a un calo dell’occupazione. Una recessione si traduce in centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno. In Italia l’occupazione invece salira’ e scenderanno gli stipendi. E’ il trend degli ultimi anni.
Come funziona? Si trasforma un lavoratore dipendente in precario. Un terzo dello stipendio di prima, addio alla pensione e nessuna sicurezza (che costa) sul lavoro. L’equazione e’ semplice. Piu’ recessione = meno stipendio, piu’ precari (e quindi piu’ occupazione) e piu’ caduti sul lavoro. Il numero di precari e’ arrivato a circa cinque milioni, c’e’ spazio per migliorare. L’intera popolazione italiana. L’abolizione dell’articolo 18 di cui si discute e’, in fondo, un aiuto alla crescita del precariato e dell’occupazione. E anche dei morti di fame. La recessione e’ mondiale, ma la coppa del mondo l’abbiamo gia’ vinta noi. Stime di crescita in Europa e dintorni per il 2008: Slovacchia 7,4%, Russia 7,0%, Ucraina 6,4%, Polonia 5,3%, Repubblica Ceca 4,8%, Turchia 4,6%, Norvegia 3,4%, Irlanda 3,2%, Grecia 3,1%, Svezia 2,5%, Olanda 2,3%, Ungheria 2,2, Belgio 1,9%, UK-Germania 1,7%, Francia-Danimarca-Portogallo 1,6% (*).
Siamo gli ultimi degli ultimi, ma proposte reali per il rilancio del Paese non ci sono. Il motivo e’ semplice: per cambiare vanno travolti gli equilibri sui quali si regge il Sistema. Che da solo non si riformera’ mai. Quanti sono rimasti a produrre reale ricchezza in Italia? Quanti sono i parassiti? I primi diminuiscono, i secondi aumentano a vista d’occhio insieme ai precari, ai nuovi poveri, al debito pubblico. Prima dell’euro si svalutava la lira, oggi si indebita, con allegria, la Nazione con nuove emissioni di titoli di Stato.
I problemi economici del Paese, per esempio l’Alitalia, si risolvono indebitandolo. Ma la corda si spezzera’. Nel 2008 pagheremo circa 70 miliardi di euro di interessi sui titoli emessi. Circa quattro finanziarie, belin. Nel 2009 gli interessi saranno di piu’, per tre motivi. Il primo e’ che l’Italia e’ considerata a rischio e per competere con i titoli di Stato degli altri Paesi deve garantire interessi piu’ alti. Il secondo e’ che il debito pubblico aumenta. Il terzo e’ che la nostra produzione sta calando. Alla catastrofe, ma con ottimismo.
(*) Fonte: Consensus Economics
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Amarezza
Doriana Goracci

I giochi elettorali sono compiuti, non erano truccati, tutto quello che andava fatto e’ diventato un fatto, definito e chiaro nella sua potenza: hanno vinto i migliori, scesi in Campo. Sembra che un po’ tutti noi, quelli che non hanno partecipato se non votando o
astenendosi, abbiamo voglia di capire perche’: non accade a chi ci ha governato, tentano gia’ di mettere i cocci a posto e il vaso trabocca da un pezzo.
Cosa cambia davvero nella nostra vita? A sentire i programmi conoscendo la storia passata, molto.
Ci sara’ lavoro per tutti, si faranno aereoporti, ponti, linee ferroviarie veloci, si edifichera’, si commercera’, si riscopriranno i valori veri, si portera’ la pace in ogni angolo dove c’e’ guerra, si esportera’ la razza italica, la musica e la nostra cultura, in un mixer leggero e
duro, con severo controllo del fare di ognuno. Non c’e’ posto per tutti in questo paese di Bengodi, chi non ama la minestra puo’ andarsene e chi la minestra non l’ha, non si sogni di entrare. I cardinali avranno un bel da fare nel presenziare e inaugurare i luoghi di convivenza e traffico delle merci.
Anche noi volendo avremo un bel da fare…ci dovremo attrezzare come in tempi di guerra,
come quando emigrarono in tanti, nello stesso stivale e fuori. Anche allora le carceri erano piene come gli ospedali e i manicomi. Anche allora la cultura non era libera, anche allora gli italiani inneggiarono al vincitore. Ad alcuni le gare non piacquero mai e non si sentirono ne’ vinti, ne’ vincitori. Continuarono a fare il maestro, l’operaia, il contadino, l’impiegata,
il disoccupato, il fuoriuscito, la casalinga, il dipendente di un padrone e della sua consorte. Il calendario lo sfogliano le stesse persone di sempre, donne e uomini, nella loro lotta per la vita che vorrebbero meno difficile e amara.
Sono pochi quelli in vita che hanno visto la guerra qui’, a casa, che hanno ancora nelle orecchie i bombardamenti, la ricerca del cibo, la disperata paura di perdere i propri cari e perdersi. Ma la tecnologia e i media ci hanno abituato in questi ultimi cinquant’anni a non
meravigliarci piu’ di niente, a non appassionarci piu’ a nulla, se non a comando, come le lacrime che scivolano giu’ a notizie lontane e smorfie di disgusto per quelle vicine.
Ronde punizioni esemplari repressione manipolazione revisionismo sono tutte cose che non ci riguardano, perche’ noi facciamo la stessa vita di sempre, non e’ cambiato nulla,
neanche le feste: dal 25 aprile si va al primo maggio, con qualche santo in mezzo da festeggiare localmente. Non e’ cambiato niente.
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Hanno negato
Viviana

Hanno negato la stangata in ogni modo, per far fede alla regola che si vince sempre, non si perde. Una regola che ha permesso, fin qui, di non fare mai le analisi delle sconfitte, delle scelte perverse, del malessere popolare, delle richieste inevase, delle proteste della base, delle piazze e del loro scontento, perfino dei rifiuti ad personam. La sordita’ e l’impudenza hanno negato la verita’ fino a ieri. Dopo la sconfitta di Rutelli a Roma, 7 punti di differenza, qualcuno ha cominciato a dire che si’, forse, qualcosa non andava… Ma penso si riferisse ai romani che sono andati al mare. Non a se stessi.
I giornali intanto si allineano maggiormente al nuovo padrone. Il Riformista lo era gia’. La televisione stava ai comandi. Anche rai3, persino sul satellite. Si prepara lugubre una nuova bicamerale che come l’antica ci fara’ a pezzi. Quella non era riuscita, questa e’ cosa fatta.
La sinistra italiana sembra gia’ un museo delle cere. La seconda repubblica e’ finita. Inizia il secondo ventennio. A meno che morte non li separi. Ma i dittatori, per legge universale, hanno vita eterna.
Dobbiamo ricominciare da noi. Sempre piu’ soli. Lo eravamo anche prima. Ma molti non ci credevano. La speranza fa negare anche l’evidenza. E l’utopia a volte tradisce la realta’. L’utopia ha occhi di sole che si lasciano abbagliare e non vedono il buio che sta fuori, ma se il buio non lo vedi non lo combatti. Ora il buio ci sovrasta. E sapere di essere tra tanta gente che la democrazia non la vuole e’ la tristezza maggiore, e non parlo solo di elettori ma di quelli che in alto la dovevano difendere, e non lo fecero per interesse personale, abulia, parassitismo, ignavia, tradimento, stolidita’, gia’ vinti nella coscienza prima di esserlo alle urne.
Un paese diviso, per meta’ trionfante, per meta’ distrutto. Che deve partire da se stesso sapendo che non potra’ fidarsi di nessuno, perche’ il potere divora quelli che incorona ma appiattisce chi perde.
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Vicenza
Ivo

A Vicenza la sinistra tutta intera, non il Pd come affermano molte testate, vince Zingaretti, se doveva essere un referendum sulla base americana tra candidati non c’e’ storia, ammesso che il candidato del Pd non sia un voltagabbana, il comitato Dal Molin e’ stato chiaro anche qui a Torino al V2-day, i due candidati sono antitetici sulla costruzione della base.
Se qualcosa puo’ insegnare dopo la catastrofe topo gigio, non e’ al centro che si deve guardare, quelli sono tutelati dal mediatico e basta, minoranza si’ ma con gli attributi, lasciamo i cosiddetti entusiasti del messia di Arcore galleggiare nel loro brodo, quando si affanculeranno da soli cambieranno scelta delle crocette in cabina elettorale.
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Da Repubblica

Inevitabile un riferimento alle due emergenze attuali: Alitalia e termovalorizzatori. “Per Alitalia abbiamo piu’ imprenditori di quanti ne servano e anche lo Stato potrebbe intervenire”, e “sulla questione degli esuberi parleremo con i sindacati”. Il premier in pectore ha prospettato il modello delle Ferrovie come soluzione per uscire dalla crisi della compagnia! Quanto ai termovalorizzatori “e’ necessario fare in modo che siano giudicati opere di interesse nazionale in modo che nessuno possa fermare la loro realizzazione”.
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Bossi grida e minaccia
Alessandro Cardulli
da Dazebao

Lo spettacolo ha inizio. Il pubblico non manca, ha pagato il biglietto per vedere all’opera per la terza volta Berlusconi e la sua squadra. La scena e’ rappresentata dalle aule di Palazzo Madama e Montecitorio a ranghi completi per la sedute inaugurali.
Manca la sinistra, quella vera, l’unica che e’ rimasta in questo paese da quando Veltroni e il Pd hanno adottato come parola chiave il riformismo, rifuggendo dall’orrido socialismo, anche se moderato, e ancor piu’ da un qualsiasi contatto con chi, ostinatamente, tenta di collocarsi entro il panorama europeo dove la parola sinistra ha ancora diritto di cittadinanza.
Le Camere sono lo specchio della crisi di questo paese, del terremoto che ha sconvolto grandi citta’ e piccoli paesi, che ha colpito la Capitale, Roma, una vera e propria calamita’ nazionale. E non si scorge neppure in lontananza quella fase di assestamento che segue i terremoti. Ma quelli politici hanno un percorso tutto particolare che parte della elezione del presidente del Senato, Renato Schifani, un siciliano ex democristiano, passato in Forza Italia.
Eletto al Senato per la prima volta nel 1996 nel collegio Altofonte-Corleone. Gia’ Corleone.,cittadina da cui ha preso nome uno dei piu’ potenti clan mafiosi, quello dei “ corleonesi”, appunto, prima con Toto’ Riina e poi con Bernardo Provenzano, arrestato dopo 43 anni di latitanza. Torniamo a Renato Schifano, avvocato di Cassazione che nell’ultima legislatura ha ricoperto il ruolo di presidente del gruppo dei senatori di Forza Italia..
Non ha mai brillato nel firmamento istituzionale, una figura grigia, si potrebbe dire, che l’ha spuntata sul governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, grazie alla “sicilianita’” ed ai voti portati al Pdl dal Mpl di Lombardo e anche dall’Udc di Cuffaro, ex presidente della Regione, che si e’ “imbattuto” nella giustizia ed ha riportato una condanna. Diventa la seconda carica dello Stato, la terza verra’ aggiudicata domani alla Camera quando Gianfranco Fini sara’ eletto presidente. Un atto dovuto da Berlusconi cui il leader di An, dopo averne detto peste e corna, era tornato con la coda fra le gambe, un premio “ fedelta’” come nei concorsi a punti nelle catene dei supermercati.
Mentre Schifani con 178 voti (qualche consenso in piu’ di quelli della maggioranza, forse da parte di senatori a vita) e’ stato eletto al primo colpo, Fini dovra’ attendere la quarta votazione. Nel frattempo anche Gianni Alemanno che deve abbandonare lo scranno parlamentare si e’ presentato alla Camera per raccogliere la sua dose di applausi. Le opposizioni, quella del Pd,in primo luogo come gesto di “ cortesia” hanno deciso di votare scheda bianca. Dietro gli applausi e i sorrisi della maggioranza berlusconiana pero’ gia’ sono carichi i “ fucili”, argomento tanto caro a Bossi il quale e’ gia’ pronto a disseppellire l’ascia di guerra, i fucili appunto.
Bossi ha parlato a nuora per rispondere a suocera. Rivolgendosi alla sinistra ha affermato di non sapere cosa vuole ma” noi siamo pronti; se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi.” A chi gli ricorda l’invito di Berlusconi ad usare toni un po’ piu’ moderati il “senatur” replica : “ I fucili sono sempre caldi.” Ancora rivolto al cavaliere lo definisce “ sposa della Lega”, un offesa indelebile per un “macho” come il berlusca. E come sposa fedele “ esegua gli ordini”. Gli ordini riguardano il governo. “ Alla fine.-sbraita Bossi- trovera’ la soluzione. Sono fiducioso senno’ avrei preteso i ministri prima del voto dei presidenti delle Camere, quando avevo il coltello dalla parte del manico”. Non contento, richiama i cronisti e precisa: “Questa e’ l’ultima occasione o si fanno le riforme, il federalismo, o facciamo casino”. Poi torna a “trecentomila uomini” definendoli “ martiri pronti a battersi. E non schreziamo. Mica siamo quattro gatti. Credete che avremmo difficolta’ a trovare gli uomini? Verrebbero giu’ dalle montagne”. Insomma fra Martiri, fucili e coltelli lo spettacolo e’ iniziato.

http://www.dazebao.org:80/index.php?option=com_content&task=view&id=2207&Itemid=78
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L’era del fair-play
Ulderico

Sono rimasto abbastanza sorpreso nel vedere a Prima Porta (non e’ un errore) di Vespa un’atmosfera da convivio postfunerale in cui si chiede ai vinti con toni pacati di riconoscere legittimita’ morale e intellettuale alla destra postfascista. E loro riconciliano e riconoscono, anzi dicono questa e’ la naturale conclusione di una politica dell’alternanza! Che sollievo perdere! Ma perche’ da dx chiedete questo? E’ a Voi stessi che dovete rivolgervi e chiedervi che ruolo ha ancora la vostra storia anche quella recente quando tutti e voi con loro, con diversi accenti vi siete precipitati verso un centro che non c’e’. Non c’e’ perche’ la politica non esiste piu’ e quando cerca consensi allora e’ (reazione regresso, slogan, idiozia. Quando poi si ritrova nel salotto televisivo diventa un’unica melassa: se io fossi un eremita islandese che comprende l’italiano, ditemi come faccio a sapere chi e’ a destra e chi a sinistra tra un Ronchi e un Fioroni?
Mai destra vincente mi e’ parsa cosi’ smarrita: forse e a ragione, non conosce la misura di una citta’ come questa, eterna. Ma poi mi risveglio subito vedendo i saluti romani e le croci celtiche in Campidoglio e capisco di chi si tratta. Ricordate che questo vento di destra si sente solo perche’ i gruppi dirigenti della sinistra hanno gettato la spugna con Berlusconi oltre 15 anni fa. I risultati del voto sono trucchi scenografici che rischiano pero’ di diventare l’unico fondale della nostra vita politico sociale. Non accettiamoli nei fatti e nella vita di ogni giorno qui a Roma e mettiamo la destra sociale di fronte alle contraddizioni che la assalgono dall’interno. Ma che destra sociale e’ quella che prende ordini da Berlusconi? Mi auguro che Alemanno sia inerte perche’ tutto quello che potra’ fare e’ solo peggiorare la vita di tutti noi (meno turisti, meno ricchezza, meno prestigio internazionale, qualche rumeno in meno – se va bene- e una citta’ incattivita squallida e triste come Milano)
Spero di tornare prima di 5 anni..
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Alberto manda
Lazzaro risorge
Marco Travaglio

Walter Veltroni ce l’ha messa tutta per recuperare l’enorme dislivello che separava il Pd dal Pdl a causa del discredito accumulato dall’Armata Brancaleone dell’Unione. Forse la vittoria era una mission impossible, anche se, come osserva Giovanni Sartori, non s’e’ mai vista una campagna elettorale senz’attacchi all’avversario (e a quell’avversario, poi…) e
con “nuove” candidature cosi’ infelici. Ma siamo sicuri che la sconfitta fosse cosi’ ineluttabile e Berlusconi cosi’ invincibile, visto che fra l’altro il Pdl ha perso 100 mila voti rispetto a quelli raccolti da Forza Italia e An nel 2006 e solo la Lega e’ cresciuta? Flash back a 5 mesi fa. Novembre scorso: il Cavaliere ha appena fallito l’ennesima “spallata” a Prodi sulla finanziaria. Gli alleati lo scaricano e danno per scontato che il governo reggera’ fino alle europee del 2009. Din! rinfodera i propositi di ribaltone. Mastella dice che Prodi durera’ 5 anni. Il Cavaliere convoca vertici a Palazzo Grazioli a cui partecipa da solo. Fini, Casini e Bossi celebrano i funerali della Casa delle liberta’. Bossi cerca il dialogo con Prodi sul federalismo. Casini parla addirittura di conflitto d’interessi. Fini di riforma della tv. Isolato, disperato, politicamente morente, Silvio fonda il nuovo partito sul predellino della Mercedes. Casini se ne sta alla larga. Bossi si fa una risata. Il piu’ duro e’ Fini: «Altro che
teatrino della politica: siamo alle comiche finali. Nessuna possibilita’ che An si’ sciolga nel nuovo partito. Silvio con me ha chiuso. Se vuoi fare il premier deve fare i conti con me, che ho pure 20 anni di meno: mica credera’ di essere etemo! Lui a Palazzo Chigi non ci tornera’. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avra’ mai piu’. Si faccia
appoggiare da Veltroni…» (18 novembre). Giornali e tv berlusconiani lo attaccano alzo zero. «Berlusconi», sbotta Fini, «ha distrutto la Cdl. E noi dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti. Tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora» (16 dicembre). A quel punto solo la sinistra puo’
salvare il Cavaliere. E infatti lo salva. E’ li apposta. Replay della Bicamerale di D’Alema. Uolter usa i 3 milioni di voti delle primarie non per rafforzare il governo Prodi e gli oppositori intemi a Berlusconi, ma per aprire un “tavolo delle riforme”. Con chi? Con Silvio. Che lo elogia estasiato: «E’ un vero riformista, spero non si faccia condizionare dai
suoi». E Walter: «L’intesa con Berlusconi e’ indispensabile». Mastella, minacciato dalla riforma elettorale e dal referendum che taglieranno i partitini, rovescia il governo con la scusa dell’arresto della moglie. Berlusconi s’infischia delle riforme e punta dritto al voto. La pecora Fini torna all’ovile, con Bossi e l’Mpa. Cosi’ il 13 aprile Lazzaro risorge per la seconda volta. E si riprende l’Italia, mentre la sinistra si suicida. Viene in mente Nanni Moretti: «Con questi dirigenti non vinceremo mai». O Corrado Guzzanti-Rutelli-Alberto Sordi: «A Berlusco’, ricordate de l’amici, ricordate de chi t’ha voluto bbene!».
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Dal Corriere
Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva
Privilegi intoccabili e tagli impossibili

Rizzo e Stella

All’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici, fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere e’ nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta».
C’e’ scritto nel protocollo d’intesa coi sindacati. Non toccano a loro le seguenti mansioni: a) ricevimento dei pasti; b) predisposizione del refettorio; c) preparazione dei tavoli per i pasti; d) scodellamento e distribuzione dei pasti; e) pulizia e riordino dei tavoli dopo i pasti; f) lavaggio e riordino delle stoviglie. Scopare il pavimento si’, se proprio quel pidocchioso del direttore didattico non ha preso una ditta di pulizie esterna. Ma scodellare no. Ed ecco che le scuole materne e primarie, dove le bidelle (pardon: «collaboratrici scolastiche») sono passate allo Stato, hanno dovuto inventarsi questo nuovo ruolo. Svolto da persone che, pagate a parte e spesso riunite in cooperative, arrivano nelle scuole alle 11, preparano la tavola ai bambini, scoperchiano i contenitori del cibo, mescolano gli spaghetti gia’ cotti con il ragu’ e scodellano il tutto nei piatti, assistono gli scolaretti, mettono tutto a posto e se ne vanno. Costo del servizio, Iva compresa, quasi un euro e mezzo a piatto. Mille bambini, 1.500 euro. Costo annuale del servizio in un Comune di media grandezza con duemila scolaretti: 300.000 euro.
Una botta micidiale ai bilanci, per i Municipi: ci compreresti, per fare un esempio, 300 computer. Sulla Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia, hanno provato a offrire dei soldi alle bidelle perche’ si facessero loro carico della cosa. 800 € in piu’ l’anno? «Ah, no, no me toca…». Mille? «Ah, no, no me toca…». Millecinque? «Ah, no, no me toca…». Ma ve lo immaginate qualcosa di simile in America, in Francia, in Gran Bretagna o in Germania?
E sempre li’ torniamo: chi, se non la politica, quella buona, puo’ guidare al riscatto un Paese ricco di energie, intelligenze, talenti straordinari, ma in declino? Chi, se non il Parlamento, puo’ cambiare le regole che per un verso ingessano l’economia sul fronte delle scodellatrici e per un altro permettono invece agli avventurieri del capitalismo di rapina di muoversi impunemente con la liberta’ ribalda dei corsari?
Napolitano ha ragione: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, necessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe piu’ facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’emendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «milleproroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla dx berlusconiana, ma apprezzato dalla sx, in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato o della Camera il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi e’ comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legislatura entrante. Cosi’ che l’Udeur di Clemente Mastella incassera’ complessivamente 2 milioni e 699.701 € anche se non si e’ neppure ripresentata alle elezioni. E con l’Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 €), i Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920).
E sarebbe piu’ facile se i 300 milioni incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), piu’ 50 per le Europee (anche quando non ci sono), piu’ 50 per le Politiche alla Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e piu’ 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormita’ in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. Certo che ha ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i partiti a spendere sempre di piu’, di piu’, di piu’. Per la campagna elettorale del ’96 An investi’ un milione di € e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne investi’ 8 e ne ricevette 64. E cosi’ tutti gli altri, dai diessini ai forzisti. Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’e’ da toccar ferro. «Un fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno tagliato, se vogliamo usare l’unita’ di misura di Paperon de’ Paperoni, dei costi della politica. A parole, pero’. Solo a parole. Nella realta’ e’ andata infatti molto diversamente.
E si sono regolati come un anziano giornalista grafomane… «Tutto bene il mio editoriale, caro?». «Scusi, maestro, dovrebbe tagliare 87 righe». «Togliete gli asterischi». Questo hanno fatto, dal Quirinale alle circoscrizioni, nel divampare delle polemiche sulle spese eccessive dei nostri palazzi, palazzetti e palazzine del potere: hanno tolto gli asterischi. Sperando bastasse spargere dello zucchero a velo per guadagnare un po’ di tempo. Per tener duro finche’ l’ondata d’indignazione si fosse placata. Per toccare il meno possibile un sistema ormai cosi’ impastato di interessi trasversali alla dx e alla sx da essere diventato un blocco di granito.
Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioe’ l’abissale differenza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piuttosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. E’ mai possibile che una regalia al Pdl o al Pd, a Boselli o a Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) piu’ alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Prodi e B e avrebbe potuto essere cambiata con un tratto di penna, e’ ancora la’. A dispetto delle denunce, dell’indignazione popolare, delle promesse e perfino di una proposta di legge, firmata a dx da Alemanno e a sx da Di Pietro. Proposta depositata in un cassetto della Camera e lasciata li’ ad ammuffire. Ma se non ora, quando?
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Da Rekombinant
Cybergal
Cacciari, aristocratico conservatore

…ho l’impressione che Massimo Cacciari abbia scritto il suo congedo dalla
politica in forma di intervista. Mi riferisco a Duemilauno. Politica e futuro (Feltrinelli, pagg. 112, lire 20.000) che Cacciari ha scritto in dialogo con Gíanfranco Bettin. E mi riferisco alla sua parabola politica: gli anni di militanza nel Pci, anche in Parlamento, poi un settennio nel ruolo di Doge di Venezia, la sua rottura con il Pds, la sua sconfitta alle Regionali, il suo ruolo tra i democratici di Prodi e ora al fianco di Rutelli. E poi, probabilmente il suo abbandono della politica, congiunto al suo atteso ritorno nei territori spaesati della filosofia.
Eppure qualche anno fa si parlava di lui come del probabile leader della nuova sx; nei sondaggi nel popolo di sinistra era contrapposto a D’Alema e Veltroni. I giornali che navigano nel Banal Grande, trasformarono l’oscurita’ del filosofo veneziano nell’immagine del bel tenebroso, quasi piacione metafisico, ove la Foresta nera non rimandava ad Heidegger o a Junger ma alla sua folta barba scura e il suo spirito tragico fu tradotto nella lotta politica in vocazione al menagramo. Ma poi apparve troppo filosofo, troppo tragico e aristocratico, quasi sprezzante verso gli altri, e la sua immagine fu legata al teatro La
Fenice, che ando’ distrutto mentre era sindaco. Infine c’e’ il clima di oggi, piuttosto ostile verso gli intellettuali in politica e la sxa. Tutto questo cospira per restituire Cacciari alla filosofia.
Ma qual’e’ il messaggio politico che Cacciari lancia in bottiglia nel mare di Venezia? E’ un messaggio di dx sociale. Ma come, lui cosi’ radicalmente di sx, lui cosi’ radicalmente asociale? Lascio da parte le sue letture “reazionarie”, i suoi amori proibiti con molti pensatori della tradizione e della rivoluzione conservatrice, o la sua “antropologia negativa” che lo pone in compagnia nutrita di un pensiero pessimista e aristocratico di intonazione conservatrice (”sono convintissimo che l’uomo e’ troppo cattivo per essere libero” scrive Cacciari). Mi soffermo invece sulle linee di destra sociale che si
evincono da queste pagine.
“Non sei solo in questo destino” e’ l’incipit del libro, che potrebbe sottoscrivere chiunque abbia una visione comunitaria della vita, non legata semplicemente alla dimensione del fare e del produrre… Il dialogo poi si svolge sul filo della critica alla globalizzazione, al pensiero unico fondato sul primato del calcolo, alla monocultura della mente che coincide con la “ratio economica”, all’omologazione planetaria, alla spoliticizzazione. In positivo il riferimento e’ alla comunita’. Chi legge de Benoist e Accame, solo per fare un paio d’esempi, qui si sente a casa. Il suo riferimento esplicito e polemico e’ all’homo consumans… Cacciari critica “l’individualismo nella fase piu’ idiota” e “la modernita’ feroce del nostro tempo..Ma dove il pensiero di Cacciari coincide perfino in senso lessicale con
la dx sociale e’ nella formulazione dell’alternativa, quando parla di Welfare community, una specie di terza via tra il vecchio Welfare state e l’attuale liberismo. L’espressione Welfare community e’ il cavallo di battaglia di Alemanno, leader della dx sociale con Storace, e
della rivista Area. Anzi, questa espressione l’avevo sentita solo da loro. Idea suggestiva, anche se non so esattamente come si possa realizzare: occorrera’ pur sempre uno Stato che organizzi e governi questa comunita’ del benessere. Senza un potere e una sovranita’ e’ difficile pensare a una specie di comunita’ autogestita; non c’e’ partecipazione che
possa esprimersi senza decisione…
E questa l’implicita obiezione che sorge, ad esempio, dal libro Geofollia che un intellettuale di dx, Aldo Di Lello, ha pubblicato in questi giorni. Di Lello si sofferma sul nesso tra
mondializzazione tecnico-economica e cosmopolitismo umanitario. E’ curioso notare che la critica alla globalizzazione di Di Lello e’ analoga a quella svolta su altri piani da Cacciari; differisce l’esito, perche’ Di Lello ritiene che l’unico argine alla globalizzazione siano ancora gli Stati nazionali e le sovranita’ territoriali. Mentre Cacciari, come e’ noto, predilige il federalismo, e ritiene che l’unica risposta al globale sia il locale. Anche se l’impressione e’ che il locale sia solo una modalita’ del globale, una specie di nicchia e di oasi di ristoro del Mercato Globale. Dunque una specie di piega, di anfratto omogeneo o perlomeno funzionale alla globalizzazione.
E’ qui che sorge la contraddizione del pensiero di Cacciari: e’ possibile rispondere alla globalizzazione con il federalismo, si puo’ davvero ritenere che la politica, la differenza, il pensiero non calcolante, possano essere salvati dal trasferimento di piani e poteri su base
locale? A leggere le pagine conclusive della sua intervista, ho l’impressione che il suo progetto non fuoriesca dagli orizzonti della globalizzazione. Del resto, non a caso Bettin auspica una “globalizzazione dal basso”. Ma soprattutto basta spingersi nelle pagine
propositive di Cacciari per notare che la risposta e’ tutta giocata all’interno della globalizzazione, del primato dell’economia, la riforma fiscale e l’orizzonte etico della societa’ globale.
Mentre Cacciari critica l’antipolitica e le attribuisce l’avvento della dx, di fatto abbandona il terreno della politica e si sposta nel dominio della tecnica e dell’economia. Persino la valorizzazione delle comunita’ originarie, del principio di sussidiarieta’ e delle diversita’
locali sono giocati da Cacciari dentro questo acquario, anche per timore di esprimere una versione colta del leghismo. E’ curioso e paradossale ma quando Cacciari si sottrae ai percorsi marxisti dell’internazionalismo proletario, ritradotto nella “globalizzazione dal basso”, finisce con l’offrire un punto d’incontro – in altitudine – tra dx sociale e
dx leghista. Probabilmente, in questa eterogenesi dei fini vi e’ la ragione ultima del naufragio politico di Cacciari. D’altra parte questa e’ l’alternativa: o cedere alla globalizzazione, cercando di fornirle un supplemento etico e ideologico nel nome
dell’internazionalismo umanitario, oppure risponderle, elaborando una critica della modernita’ e del mondialismo, che conduce inevitabilmente nei paraggi del pensiero comunitario, tradizionale e antiumanitarista.
Un’altra soluzione non c’e’ e non e’ politicamente esprimibile: lo dimostra proprio il percorso politico di Cacciari e il suo esito impolitico. L’impossibilita’ della teoria si riflette nell’impossibilita’ della prassi. Del resto, anche la nobilta’ della sconfitta, evocata da Cacciari, lo avvicina ai grandi conservatori aristocratici. Ai vinti si addice il blasone dell’hidalgo.
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Da repubblica
Due padri per una sconfitta
Massimo Giannini

Lo tsunami del 13 aprile sommerge la Capitale. Com’era prevedibile, l’onda lunga della dx italiana travolge anche l’ultima, flebile “resistenza” romana. La vittoria a Sondrio o a Vicenza e’ un pannicello caldo, che non lenisce ma semmai acuisce la ferita profonda patita dal csx, prima a livello nazionale e poi, dopo i ballottaggi, a livello locale. Con la trionfale marcia su Roma di Alemanno la sconfitta del Pd diventa disfatta. Una che non e’ orfana, ma stavolta ha almeno due padri.
C’e’ un padre, sul piano della proiezione politica romana. Si chiama Rutelli. Nonostante l’ottimo passato da sindaco negli ormai lontanissimi anni ’90, stavolta e’ stato un handicap, non una risorsa. Non e’ un giudizio politico, ma numerico. Il candidato alla provincia del Pd Zingaretti, nelle stesse circoscrizioni in cui si votava anche per le comunali, ha ottenuto 731 mila voti contro i 676 mila ottenuti da Rutelli. Vuol dire che quasi 60 mila elettori di centrosinistra, con un ragionato ancorche’ masochistico calcolo politico, hanno votato “secondo natura” alla provincia, mentre hanno fatto il contrario per il Campidoglio.
Piuttosto che votare l’ex vicepremier del governo Prodi, hanno annullato o lasciato bianca la scheda. In molti casi hanno addirittura votato Alemanno. Dunque, a far montare la “marea nera” della Capitale che ha portato alla vittoria il candidato sindaco del Pdl ha contribuito un’evidente “pregiudiziale Rutelli” a sx. Soprattutto nelle aree piu’ radicali. Che magari non ne hanno mai apprezzato “l’equivicinanza” tra le disposizioni della Curia vaticana e le posizioni della cultura laica. E che forse, punendo Rutelli, hanno deciso di dare una lezione al Pd, colpevole di aver “cannibalizzato” la sx nel voto nazionale di due settimane fa. Con una campagna elettorale imperniata su un principio giusto (l’autosufficienza dei riformisti) ma declinato nel modo sbagliato (il principale “nemico” e’ la sx). Cosi’ Veltroni, salvo che negli ultimissimi giorni, ha finito per perdere di vista il vero avversario, cioe’ Berlusconi. Adottando nei confronti del Cavaliere una forma di parossistica “pubblicita’ involontaria”, con la trovata non proprio geniale del “principale esponente dello schieramento a noi avverso”, ripetuta ossessivamente, fino all’assurdo, e cosi’ trasformata in un boomerang.
Di questa disfatta, quindi, c’e’ un padre anche sul piano della dimensione politica nazionale. Quel padre si chiama Veltroni. Il leader del Pd ha scontato un deficit oggettivo: nella partita sulla sicurezza, determinante nel giudizio degli elettori in tutta Italia e nelle singole citta’, ha dovuto inseguire il Pdl. E da sempre, in quello che Barbara Spinelli sulla Stampa definisce il “populismo penale”, la dx eccelle storicamente sulla sx. Semplicemente perche’, nella percezione dei cittadini impauriti (giusta o sbagliata che sia) “does it better”: puo’ farlo meglio. Ma il leader del Pd ha pagato anche un errore soggettivo: non ha capito che la sfida su Roma avrebbe richiesto un altro “metodo di selezione”, piu’ consono all’idea del Partito democratico costruito “dal basso”, che gli elettori avevano iniziato a conoscere e ad apprezzare con le primarie.
La candidatura di Rutelli, al contrario, e’ il frutto dell’ennesima alchimia di laboratorio. Una collocazione di “prestigioso ripiego”, per un dirigente che e’ gia’ stato sindaco due volte, che ha corso e perso un’elezione politica nel 2001, che e’ stato vicepremier nel 2006 e che ora, nel nuovo organigramma del Pd sconfitto il 13 aprile, rischiava di ritrovarsi senza un “posto di lavoro”. L’opinione pubblica, di sxa ma anche di centro e di dx, ne ha tratto la sgradevolissima impressione di una nomenklatura che usa le istituzioni come “sliding doors”. Porte girevoli, dalle quali si entra e si esce secondo opportunita’ pratica personale, e non secondo utilita’ politica generale.
Ora, sul terreno di questa incipiente Terza Repubblica, per il cdx si aprono le verdi vallate del governo nazionale e locale, da Milano a Roma, con la fine di quello che Ilvo Diamanti definisce il “bipolarismo metropolitano”. Per il csx, al contrario, non restano che macerie. Risultati alla mano, e’ difficile contestare l’irridente sberleffo di uno striscione della dx che, in serata, inneggiava a “Veltroni santo subito”, lungo la scalinata del Campidoglio: “Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento. Candidando Rutelli ha perso Roma”.
L’analisi e’ rozza, ma ha un suo fondamento. Ora il Pd corre un rischio mortale. All’indomani della disfatta, un regolamento di conti al vertice sara’ inevitabile. Ma a un anno dalle elezioni europee, nelle quali si votera’ con il proporzionale, un possibile ritorno al passato (cioe’ alla vecchia e agonizzante divisione Ds-Margherita) sarebbe imperdonabile.

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sei/giannini-roma/giannini-roma.html
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Persuasori occulti
Terence McKenna

Cio’ che turba piu’ di tutto e’ il fatto che il contenuto della televisione non e’ una visione bensi’ un flusso di dati prodotti industrialmente che possono essere sottoposti a “igienizzazione” per “proteggere” o per imporre determinati valori culturali. Cosi’ ci troviamo di fronte ad una droga persuasiva ed assuefacente che presenta un’esperienza il cui messaggio consiste in qualunque cosa i trafficanti di questa droga desiderano. E’ concepibile un terreno piu’ fertile di questo per favorire la crescita di razzismo e totalitarismo? Negli Stati Uniti esistono piu’ televisori che famiglie; il televisore medio resta acceso 6 ore al giorno e la persona media lo guarda per oltre cinque ore, quasi un terzo del tempo trascorso in stato di veglia. Per quanto siamo tutti consapevoli di questi semplici fatti, sembriamo incapaci di trarre debite conclusioni e reagire alle loro implicazioni. E’ soltanto in tempi molto recenti che si sono avviati seri studi degli effetti della televisione su salute e cultura. Eppure nessuna droga in tutta la storia e’ mai riuscita ad isolare cosi’ rapidamente e cosi’ completamente l’intera cultura dei propri utilizzatori dal contatto con la realta’. Ed in tutta la storia nessuna droga e’ riuscita cosi’ completamente a rimodellare a propria immagine e somiglianza i valori della cultura che ha infettato. La televisione e’, di sua stessa natura, la droga per eccellenza della societa’ del dominio. Il controllo del contenuto, l’uniformita’ del contenuto, la ripetibilita’ del contenuto, ne fanno inevitabilmente uno strumento di coercizione, di lavaggio del cervello e di manipolazione. Induce nel telespettatore uno stato di trance che e’ il punto di partenza necessario per il lavaggio del cervello. Come con tutte le altre droghe e con tutte le altre tecnologie, la caratteristica fondamentale della televisione non e’ suscettibile di riforma, non piu’ di quanto lo sia la tecnologia che produce i fucili automatici di assalto. La televisione e’ arrivata precisamente nel momento giusto, dal punto di vista dell’e’lite della societa’ del dominio. I quasi centocinquant’anni di epidemie di droghe sintetiche, a partire dal 1806, avevano condotto a sentimenti di disgusto nei confronti dello spettacolo della degradazione umana e del cannibalismo spirituale creati dalla vendita istituzionale della droga. Allo stesso modo in cui la schiavitu’ infine, quando non conveniva piu’, divenne odiosa agli occhi di quelle stesse istituzioni che l’avevano creata, cosi’ anche l’abuso delle droghe ha scatenato una reazione contro questa particolare forma di capitalismo pirata. Le droghe pesanti vennero messe al bando, ma naturalmente a questo punto prosperarono i mercati neri. Poco importa: le droghe come strumenti palesi di politica nazionale erano stati in questo modo rinnegati. Le guerre dell’oppio sarebbero naturalmente continuate, ci sarebbero stati casi di governi e di popoli costretti da altri governi e da altri popoli a produrre o ad acquistare droghe, ma in futuro queste guerre sarebbero state sporche e segrete: “sotto coperta”. A mano a mano che le agenzie di intelligence nate nella scia della II Guerra Mondiale si mossero per prendere le loro posizioni di “copertura profonda” come cervelli dei cartelli internazionali della droga, la mente del popolo si andava sintonizzando sulla TV. Appiattendo, modificando e semplificando, la televisione fece bene il proprio lavoro e creo’ una cultura post-bellica americana del genere Ken e Barbie. I figli di Ken e di Barbie emersero brevemente dall’intossicazione televisiva verso la meta’ degli anni Sessanta, grazie all’utilizzo di allucinogeni. “Ahia!” esclamarono i dominatori che in quattr’e quattr’otto resero illegali gli psichedelici e misero fine ad ogni ricerca sul campo. Per gli hippy andati fuori strada venne prescritta una doppia dose di videoterapia e cocaina, e rapidamente guariti essi si trasformarono in yuppie orientati al consumo; soltanto pochi renitenti sfuggirono a questo livellamento dei valori. Quasi tutti impararono ad amare il Grande Fratello, e quei pochi che non lo amano ancora destano perplessita’ nel gallo dominatore mentre razzola il terreno del pollaio nella sua perplessita’: “ma che cosa e’ successo negli anni Sessanta.
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L’educazione ai valori di sinistra e’ morta
Viviana Vivarelli

Alla base della politica c’e’ l’informazione e alla base della democrazia c’e’ l’educazione. Un tempo la sx era centro di educazione civile e sociale, insegnava ideali universali e collettivi, la lotta di classe e il rispetto umano. Piano piano ha perso i suoi ideali, ha trascurato i suoi legami coi suoi elettori, ha tagliato soprattutto i suoi rapporti col mondo del lavoro e col mondo giovanile, traditi quest’ultimi da quel D’Alema che ha svenduto i diritti del lavoro per un piatto di lenticchie che nemmeno ha mangiato. I centri sociali sono diventati di csx fino a paventare strane unioni con la Margherita e strani connubi col Vaticano. Alle riunioni delle case del popolo si vedevano solo vecchi. Ma vecchi erano anche i discorsi che strani personaggi di finta sx venivano a fare ogni tanto, sempre piu’ autoreferenziali, sempre meno di sx. Ricordo un Cacciari a Bologna che doveva disquisire sulla differenza tra dx e sx e di tutto parlo’ fuor che di quella, dando l’idea che forse se l’era dimenticata. Un tempo alla base della politica della sx c’era l’educazione, che era soprattutto un’educazione di civilta’, di valori e di liberta’, di storia nella storia. Dopo D’Alema-Violante apparve sempre piu’ chiaro che l’educazione aveva lasciato il posto all’omologazione, ma cio’ cui ci si omologava con fervore non era un modo moderno di fare politica, alla Zapatero, ma una fotocopia della dx, dalla Bolognina in avanti, Fassino passando e Prodi distruggendo, fino a quel bipartitismo all’americana voluto fortemente da Veltroni che la sx l’ha totalmente disfatta, con 2 partiti simili a 2 bottiglie dallo stesso contenuto ma con l’etichetta leggermente diversa. Dopo il rinnegamento di ogni simbolo, di ogni ideale e di ogni valore, dovevamo vedere anche la scomparsa del color rosso sostituito da un verdolino acerbo, mentre qualcuno cominciava a blaterare di un leghismo di csx. Alla fine, gli elettori, tra il nero autentico e il suo OGM, hanno preferito il nero autentico.
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Addio bello guaglione
Paolo De Gregorio

Non e’ che sia entusiasta di commentare la sconfitta di Rutelli a Roma, ma alcune verita’, che nessuno afferma, vengono fuori dai fatti e credo sia utile metterle in circolazione.
-striscione della destra esposto in piazza del Campidoglio dopo la vittoria di Alemanno:
Con le primarie hai fatto cadere/il governo Prodi/ Con le elezioni politiche hai cacciato/i i comunisti dal Parlamento/ Candidando Rutelli hai perso Roma/ WALTER SANTO SUBITO
-dichiarazione di Bersani, colui che nelle intenzioni di D’Alema dovrebbe sostituire Veltroni: “inutile dire che non abbiamo perso, ora bisogna radicare il partito sul territorio”!!!???
-Paola Binetti: “credo che la sconfitta di Rutelli sia dovuta al disimpegno della sinistra arcobaleno”
Mi limito a queste due dichiarazioni, della cui pesantezza rimango sbalordito.
Uno dei massimi dirigenti del PD ammette che il suo partito non ha radici sul territorio e che dunque il PD e’ un partito inventato a tavolino, centrista e interclassista, che ha reciso ogni connotazione di sinistra, che nelle intenzioni astratte e velleitarie dei suoi fondatori doveva avere il consenso dei moderati. Questo a fronte di una esperienza storica che ha gestito l’interclassismo e il centrismo con una fortissima e capillare presenza sul territorio, quale era quella del partito democristiano, organicamente legato alla altrettanto fitta e capillare rete della Chiesa cattolica, imbattibile sul piano della conoscenza dei sentimenti popolari, della gestione delle clientele e dei favori personali, integrato con le potenze mafiose nel meridione.
Veltroni e il gruppo dirigente da lui creato e’ radicato esclusivamente in certe fasce di media e alta borghesia, che a Roma ha pensato all’Auditorium e alla festa del Cinema, invece che alle periferie, e’ chiuso nella Casta del Palazzo da 40 anni e ha ammesso di aver avuto lo schifoso opportunismo di rimanere nel PCI anche se non si e’ mai sentito comunista per non interrompere la sua carriera di politicante. Nel piu’ benevolo dei giudizi e’ un infiltrato che ha contribuito, insieme ai “miglioristi” (Napoletano in testa), a liquidare dall’interno il PCI. La sua avventura centrista e’ comunque senza futuro perche’ vi e’ un certo Berlusconi che, con le sue portaerei mediatiche e il radicamento della Lega, occupa gia’ saldamente il centro.
L’altra verita’ che volevo evidenziare e’ sulla dichiarazione della “teodem” Binetti che si stupisce del fatto che la “sinistra arcobaleno” non ha votato Rutelli, dimostrando che l’astensione dal voto pesa eccome, e che punire i tipi che come lei e Rutelli (che hanno bocciato tutte le delibere progressiste a favore dei conviventi DICO-PACS) e’ un godimento e una vendetta che si sono meritati.
Personalmente non sono andato al seggio per punire Prodi di:
-non aver fatto una legge sul conflitto di interesse
-non aver abolito subito le leggi “ad personam” a favore delle ruberie
-non aver fatto una legge sul riassetto televisivo con non piu’ di una rete per ogni concessionario (RAI compresa)
-aver approvato il raddoppio della base USA di Vicenza
-essere rimasto in Afghanistan
-non aver fatto subito una nuova legge elettorale, unilateralmente, per cancellare la porcata berlusconiana
-non aver mantenuto l’impegno sui diritti delle coppie conviventi.
L’astensione vota e pesa. Il vecchio giochetto di dire che favorisce l’avversario non funziona piu’. Se Prodi avesse fatto quei provvedimenti non sarebbe caduto e la responsabilita’ che oggi ci ritroviamo Berlusconi e’ solo sua.
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http://www.masadaweb.org

1 Commento »

  1. Questa volta non ti parlo di questioni tecnico-informatiche…
    Mi è caduto l’occhio sul tuo titolo “AMAREZZA”.
    Sì, molte delle persone che conosco l’hanno provata, insieme ad un senso di sgomento per aver visto in pochi mesi una “spallata” che nemmeno il Berlusca avrebbe osato sognare.
    E mi dicono “come fai ad essere tranquillo?”
    Io non sono “tranquillo”. Sono FIDUCIOSO, perchè vedo moltissime persone – soprattutto giovani – che, nonostante i tradimenti dei politici, hanno ancora dignità, idee e volontà per entrare in gioco.
    Solo insieme a loro si può ripartire verso la democrazia. Voltandi le spalle ai condottieri prezzolati, appollaiati in tv – con la faccia ben truccata ed incerata – a vendere slogan, a parlare di cose che non conoscono, perchè non fanno parte della loro vita (ma della nostra sì).
    Certamente la nostra sarà una strada in salita; bisogna riunire le forze migliori, ogni giorno, un po’ alla volta.
    Vorrei mandarti in allegato un po’ della mia fiducia (è ottima anche per digerire l’amarezza)
    Un abbraccio, rb

    Commento di rb — Maggio 1, 2008 @ 2:02 pm | Replica


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