
I braccialetti di Rutelli- La lunga notte dello stupro – L’Europa vuole aborto libero e sicuro – Europa a destra, Sud America a sinistra – Primarie Usa. Gli accordi del NAFTA non piacciono ai democratici – Il “vescovo dei poveri,” Fernando Lugo, Presidente del Paraguay – Campagna Abiti Puliti. Sfruttatori e sfruttati delle Olimpiadi di Pechino 2008 – Gli albanesi sui gommoni invertono la rotta
“In due dobbiamo incollare 120 paia di scarpe all’ora” – dice una lavoratrice della fabbrica di Dongguan in Cina. “Lavoriamo senza tregua e se non siamo abbastanza veloci, non riusciamo a fornire suole per la fase successiva. E se rallentiamo, rallenta tutta la catena di montaggio. Per questo i supervisori ci stanno addosso, ci assillano continuamente“.
In occasione delle Olimpiadi vi preghiamo di riprendere e diffondere l’appello della campagna ‘abiti puliti’ che le organizzazioni no global portano avanti dal 1990, per denunciare le tremende condizioni di lavoro degli operai asiatici, schiavizzati dalle imprese occidentali con la delocalizzazione del lavoro, strumento primo di giganteschi utili, mentre cresce la disoccupazione dei paesi delocalizzatori, con governi e organizzazioni internazionali indifferenti a capitali fatti in un modo così sporco, che si basa solo sullo sfruttamento e sulla sofferenza di troppi infelici, una realta’ intollerabile in un mondo che si dice civile e che appare cosparso di chiese trionfanti mercati predatori e eserciti invasori, ma dove la parola pietà e la parola giustizia sembrano ignorate. Molte di queste aziende disumane sono del tessile, dell’abbigliamento sportivo e degli articoli sportivi, e riceveranno un forte incremento di utili dalla visibilità del loro marchio e dalle commissioni per queste Olimpiadi, ma una sensibilizzazione sullo sfruttamento del lavoro e’ necessaria per tutte le imprese neoliberiste in genere, per realizzare un mondo migliore e non precipitare questo pianeta nei danni immani di un mercato deregolarizzato che sta già devastando la vita sul pianeta.
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……. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio e’ cortese, io stesso
credo di non sapere piu’ di chi e’ la colpa.
(Franco Fortini)
Da Dazebao
Campagna Abiti Puliti. Sfruttatori e sfruttati delle Olimpiadi di Pechino 2008
Alessandro Ambrosin
Le industrie sportive che sponsorizzano le Olimpiadi Cinesi del 2008 sono sul banco degli imputati.
L’ingente movimento di miliardi di dollari che le aziende intascano, grazie alle delocalizzazioni nei paesi in via di sviluppo, e’ il frutto dei diritti sistematicamente violati ai danni dei lavoratori. Lo dice il rapporto Play Fair 2008 (in Italia “Campagna Abiti Puliti, introdotta da Luciano Gallino, prof. di sociologia a Torino e da Valeria Fedeli, pres. Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio).
In sostanza la visibilita’ del “Marchio”…che alimenta la fonte di guadagno non e’ dovuta solo all’iniziativa imprenditoriale, ma soprattutto alla possibilita’ di creare un risultato direttamente proporzionale tra lo sfruttamento e il profitto.
Come riportato nel rapporto PlayFair 2008, le produzioni delle maggiori aziende sportive sono localizzate prevalentemente nei paesi emergenti, come la Cina, l’India, la Cambogia e la Thailandia, dove migliaia di lavoratori percepiscono un salario medio che oscilla tra i 25 dollari al mese e i 116. Salari insufficienti per garantire una sopravvivenza dignitosa al lavoratore, obbligato a turni di impiego che a volte superano le 12 ore giornaliere e a continue vessazioni. Ma non solo. Le precarie condizioni ambientali e sanitarie con le quali sono costretti a convivere migliaia di operai all’interno delle fabbriche, l’autoritarismo verticistico, e la costrizione di dormire nei luoghi di lavoro sono situazioni decisamente al limite della sopportazione umana. Regole disumane che il lavoratore, ricattato e ricattabile, deve accettare passivamente pur di non di perdere l’unica fonte di sopravvivenza.
Parlare di rappresentazione sindacale o di tutela dei diritti e’ una mera chimera, nell’impossibilita’ negata di una rappresentanza sindacale e nella privazione di ottenere contratti regolari. Si calcola che le tre piu’ importanti societa’ di abbigliamento sportivo, Nike, Adidas e Puma, che vantano una forza lavoro di almeno 800mila dipendenti nei paesi in via di sviluppo, incrementeranno i propri profitti di almeno il 50% durante la competizione sportiva delle Olimpiadi cinesi. Ma anche le altre industrie europee e italiane che producono in questi territori non sono esenti da questo processo redditizio.
Per questo la campagna Fair Play 2008, grazie alla testimonianza diretta dei lavoratori coinvolti, pone drammaticamente sotto gli occhi il dilagante fenomeno degli sfruttati dalle multinazionali. A distanza di anni dalla denuncia del libro della Klein “No Logo”, la situazione in questo contesto e’ addirittura peggiorata. Il mercato continua la sua avanzata inesorabile e il valore dei lavoratori e della loro vita umana e’ una semplice equazione matematica. Sfruttatori con le tasche piene e sfruttati sottomessi al gioco dei potentati economici.
www.dazebao.org:80/index.php?option=com_content&task=view&id=2161&Itemid=74
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Chiedi condizioni di lavoro dignitose e sostenibili per gli operai sfruttati
www.playfair2008.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=ioc_form2&lang=en
In Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l’uno. Gli stessi possono arrivare a 232 ore di straordinario al mese con salari pari alla metà di quelli minimi.
La ditta Yue Yuen di Hong Kong fabbrica 1/6 delle scarpe mondiali per oltre 30 multinazionali. “Nel 2007, essa gestiva in Cina 210 linee di produzione che davano lavoro al 70% della manodopera totale impiegata dall’azienda. Nei prossimi anni la Cina continuera’ a essere il suo maggior produttore anche se alcune linee potrebbero essere trasferite nelle zone interne del paese dove la manodopera costa ancora meno, e altre sono in trasferimento in Vietnam e Indonesia”. Pur avendo alle spalle 15 anni di codici di condotta dei committenti, un proprio codice di condotta e un programma per la responsabilita’ sociale di impresa, Yue Yuen non paga ancora un salario dignitoso ai propri dipendenti. “Addirittura in molti casi i lavoratori non ricevono nemmeno il salario minimo garantito per legge”.
Il rapporto fa luce anche sulle condizioni dei lavoratori che cuciono palloni sportivi in Thailandia, India e Cina. Alla Joyful Long sul Delta del fiume Pearl in Cina che fornisce Adidas, Nike, Umbro e Fila, lo straordinario può arrivare a 232 ore al mese mentre i salari medi sono la meta’ del minimo legale. “Non abbiamo risparmi percio’ non abbiamo soldi per le emergenze. Una volta ho dovuto impegnare la mia bombola gas per la cucina per avere il denaro necessario a curare mia moglie in emergenza. La situazione e’ simile per tutti noi. Un mio amico ha venduto persino il suo sangue”, dice un confezionatore di palloni a domicilio in India.
Attraverso la petizione sul sito www.catchtheflame.org la Campagna chiede condizioni dignitose per i lavoratori che producono per le Olimpiadi. “Se vogliamo che i Giochi Olimpici siano equi, devono innanzitutto essere dignitose le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che producono per le Olimpiadi”.
www.abitipuliti.org.
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Questo è il mercato neoliberista, un mercato che commpe i bambini, infantilizza gli adulti, e ingoia i cittadini.
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Il solo fatto di collegare visibilmente il proprio marchio alle Olimpiadi, come sponsor o come fornitore ufficiale, può valere per le maggiori imprese dell’abbigliamento sportivo parecchi miliardi di dollari, incremento di vendite e aumento del valore delle azioni in borsa. Un marchio può valere il 40% della capitalizzazione di mercato d’una società.
Le prime 3 società al mondo dell’abbigliamento sportivo sono Nike (americana), Adidas e Puma (tedesche).
Oltre il 95% della loro produzione totale è delocalizzata in paesi poveri. La Nike non produce praticamente nulla negli USA. La Adidas ha una sola fabbrica in Germania, con appena 300 dipendenti. Qualcosa di più Puma. Il rapporto tra le forze di lavoro occupate in patria e quelle occupate all’estero è incredibile: forse 2-3000 persone occupate in progettazione, marketing e amministrazione, rispetto a 700-800.000 operai in paesi ad alto sfruttamento del lavoro che vanno dalla Cina all’India, dalla Thailandia alla Cambogia.
Grazie a questa organizzazione mondializzata del lavoro, nel 2007 i 3 maggiori produttori dell’abbigliamento sportivo hanno conseguito profitti per quasi 4 miliardi di dollari, con un aumento del 50% in media rispetto alle Olimpiadi del 2004. Mentre valgono in Borsa, in totale, più di 50 miliardi di dollari, di cui 20 attribuibili solamente al marchio. Le Olimpiadi saranno un altro balzo di profitti, con un aumento azionario anche superiore.
Sappiamo che persino nella recessiva Italia il settore dell’abbigliamento continua a tirare con profitti enormi, ma nessuno denuncia che essi sono dovuti in gran parte allo sfruttamento di lavoro nero interno (in Gomorra Saviano spiega il meccanismo del lavoro nero in Campania utilizzato dalle maior dell’abbigliamento nostrano che aprono anche ai guadagni smisurati del falso) che usano anche forme di schiavismo del lavoro in Asia (in Italia nell’affare sguazza la criminalita’ organizzata che controlla le condizioni di lavoro e si pone come mediatrice tra imprese e operai, niente che un sistema fiscale con l’obbligo e la trasparenza di carichi e scarichi non metterebbe immediatamente in luce).
L’industria mondiale dell’abbigliamento, specie sportivo, impone in Asia uno sfruttamento intollerabile della manodopera, con paghe che vanno dai 25 dollari al mese del Bangladesh ai 116 dello Sri Lanka e che soprattutto oscillano sui 60-80 dollari al mese, salari che non bastano nemmeno per mangiare e a fronte di orari di 10-12
ore al giorno, in ambienti malsani e condizioni abbiette, sotto la sferza di capi brutali, la costrizione di dormire in fabbrica (12 persone per stanza), senza tutele sindacali con la paura perenne di essere licenziati.
Le prossime Olimpiadi sono un’occasione impedibile per chiedere libertà sindacale, salari dignitosi, condizioni di lavoro vivibili, difese dal licenziamento.
Le imprese produttrici ricavano il 40% dei loro introiti dal marchio, cioe’ dalla loro immagine sul mercato, e sarebbe controproducente che si diffondesse nell’opinione pubblico discredito, facendo sapere, per es., che ciò che esse vendono a 200 dollari, è prodotto da minori pagati poco più 50 centesimi l’ora. I loro enormi guadagni sono fatti sul sangue, sul dolore e sull’iniquità. I capi-aguzzini, le barbare condizioni di lavoro, gli orari inumani e i salari miserabili sono applicati nelle fabbriche indonesiane o cinesi o cambogiane, ma sono ordinati da società statunitensi ed europee. E queste devono essere richiamate dagli organismi internazionali all’osservanza delle regole sul lavoro dell’Onu, dell’Ocse, dell’Oil e del Parlamento Europeo.
“Sono stanca da morire adesso… Nessuno di noi ha tempo di andare in bagno o di bere un bicchier d’acqua. Ciononostante, stiamo lavorando senza sosta. Se non siamo abbastanza veloci, non riusciamo a fornire le suole per la fase successiva, e se rallentiamo, rallenta tutta la catena di montaggio. Per questo i supervisori ci stanno addosso, ci assillano di continuo. Siamo stanche e sporche”
(Operaia che produce scarpe per la New Balance a Dongguang, Cina)
Il mercato cinese per i prodotti sportivi ha un potenziale annuo valutato tra 4,2 e 5,6 miliardi di dollari. La Nike è già presente in più di 3.000 centri commerciali e in Cina apre un negozio al giorno. Adidas possiede più di 2.500 outlets in 300 città e spera di espanderli fino a 5.000.
Le Olimpiadi di Pechino sono costate ad Adidas tra gli 80 e 100 milioni di dollari
in cash, servizi, prodotti e uniformi..
La Nike, con l’80% della fornitura di scarpe e indumenti sportivi alle squadre cinesi professioniste di pallacanestro e una spesa in pubblicità e sponsorship pari a 1,9 miliardi di dollari nel 2007, si colloca in cima alla classifica dei top spender mondiali.
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ISTRUZIONI:
Andate al sito : www.fairolympics.org
Nel riquadro “Act now”, cliccate su uno dei loghi che appare in alto (Kappa, Fila, Umbro, Lotto, ecc., IOC (comitato olimpico internazionale)).
Nella riga “First name”, digitate il vostro nome; nella riga “Last name”, il vostro cognome; nella riga “email”, il vostro indirizzo di posta elettronica; nella riga “country”, selezionate con il menu a discesa il paese. E’ facoltativo inserire l’indirizzo e la citta’.
Premere tasto “Next”. Viene visualizzato il testo della lettera con la vostra firma. Scendete e selezionate “Send as e-mail”, premete il tasto “Continue”. Il testo viene inviato.
Ora dalla stessa finestra potete selezionare un altro marchio (scendete e selezionate “send as e-mail e poi “continue”) fino a che non avete inviato tutti i messaggi
In particolare sono i marchi italiani che in questo momento devono essere tenuti sotto pressione poiche’ non hanno ancora dato alcuna risposta.
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“Intendo sperimentare in alcune aree test della citta’ i braccialetti della segnalazione personale. E’ una cosa molto discussa e che ha bisogno di una verifica. Si tratta di braccialetti per persone che si sentono in situazioni di pericolo che possono trasmettere un impulso di fronte alla percezione di un pericolo. Una sperimentazione che si puo’ fare nella capitale”.
Rutelli
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Mauro
Il PD sara’ il partito che in parlamento si opporra’ al sessismo e al fascismo del PDL.
E Rutelli, piu’ realista del re, si sta portando avanti con il cosiddetto lavoro “sporco”.
La proposta del braccialetto anti-stupro e’ la cosa piu’ disgustosa che poteva venire in mente al piu’ rozzo maschilista sulla faccia della terra.
A parte l’aspetto offensivo ,quello cioe’ di avanzare una proposta grottesca ed inutile ai fini di un’ipotetica “lotta al barbaro stupratore”, ho trovato di pessimo gusto il fatto che venisse “adombrata”, nella sua ridicola inutilita’ dopo due tremendi ,atroci atti di violenza nei confronti di due donne.
Ho pensato alla “lettera scarlatta” di Hawthorne, l’apposizione della A sul petto delle adultere, ai monatti de “I promessi sposi”, durante l’epidemia di peste, con il campanellino.
E’ sempre la stessa logica aberrante, alla donna va apposto un marchio ,genetico, poco importa che sia per “presunta difesa”, “per esposizione al pubblico ludibrio”,o “altro”.
Presto si apporranno altri marchi, la M per mestruata, la MM per donna in menopausa, la F per frigida e cosi’ sia.
La battuta “amara” piu’ felice e’ stata quella di Liberazione:
E’ perche’ non un campanellino per i pisellini dei maschi?
Mala tempora corrunt..
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La lunga notte dello stupro
Doriana Goracci – Megachip
Nel fervore primaverile del 2008, le elezioni che hanno decretato la vittoria della destra sembrano spegnere ogni giudizio politico come le previsioni metereologiche che danno la stagione del “risveglio sociale”, accompagnata da temperature fresche e piogge. Secondo Giancarla Codrignani, non avendo votato e avendo reso pubblica questa intenzione, non si ha piu’ diritto ad esprimere un giudizio politico, cosi’ scriveva il 7 aprile del 2008.
Partiamo allora dallo stupro per una ricerca informatica ed esprimere dubbi semantici e sociali. Tra le migliori esercitazioni sul tema, e’ emblematica la storia di Indigenes, film ribattezzato dal sito la Destra in “Stupratori”: era il 7 aprile del 2007, un anno prima delle considerazioni della scrittrice democratica.
Ancora un anno prima, nel 2006, al Festival di Cannes arrivo’ il film di Rachid Bouchareb di produzione francese dal titolo Indigenes. Era diretto da un francese di origini maghrebine, fu ” un ripasso utilissimo a tutti ma soprattutto ai nostri cugini francesi, che vedranno il film nelle sale” cosi’ diceva l’Unita’. E’ la storia delle donne violentate nel 1944 in Ciociaria, “marocchinate”: 110.000 soldati francesi, marocchini, algerini e tunisini, guidati dal generale Juin, pied noir, che stando al racconto della Liberazione, si dedicarono al saccheggio, ruberie, violenze come in parte fu raccontato nel romanzo La Ciociara del 1957 di Alberto Moravia e poi con il grande film omonimo di Vittorio De Sica.
Nel film si racconta dei soldati africani delle ex colonie francesi che combatterono per la liberazione della Francia nel 1944-45. In seguito a questa battaglia il generale Alphonse Juin avrebbe dato ai suoi soldati cinquanta ore di “liberta’”, durante le quali si verificarono le violenze denominate marocchinate. Subito dopo l’uscita in sala di Indigenes e la petizione sulle pensioni di guerra, Jacques Chirac annuncio’ che queste pensioni pagate ai veterani sarebbero state equiparate a quelle versate ai loro colleghi francesi, dopo una controversia durata decenni.
Ora le cifre di questi stupri ballano come chi le fa danzare per le elezioni, per cui lo storico francese Jean Christophe Notin sostiene che i casi giudicati siano 150 e 350 le persone coinvolte. Ma Rai educational ce ne da’ ben altre, ad esempio: lo storico Giovanni De Luna sostiene che si oscilli tra un massimo di 60 mila e un minimo di 300. Il 13 settembre 1944, pochi mesi dopo la liberazione di Roma e di tutto il basso Lazio, la direzione generale della Sanita’ Pubblica scrive al Ministero dell’Interno che circa 3100 donne sono state violentate tra la provincia di Frosinone e quella di Latina, l’allora Littoria. Tra il 12 e il 27 maggio,le truppe marocchine ripeteranno queste tragiche violenze anche a carico di altre popolazioni nella Val d’Orcia in Toscana e nel Viterbese. Continua poi con una breve cronologia dello stupro in cui si dice che nel 1945 il Tribunale militare internazionale di Norimberga ignora lo stupro e l’abuso sessuale, nel 1949 la Quarta Convenzione di Ginevra include la prima norma internazionale contro la pratica dello stupro, nel 1993-1994 gli Statuti del tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia e per il Ruanda, menzionano per la prima volta lo stupro tra i crimini contro l’umanita’. Nel febbraio del 2001, il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia condanna con una sentenza storica tre miliziani serbo-bosniaci per lo stupro e la riduzione in schiavitu’ sessuale di donne bosniache. Il capo d’accusa per la prima volta viene considerato un crimine contro l’umanita’.
….In una consecutio di pura violenza mediatica, le notizie recenti parlano di un bambino napoletano di 8 anni con la famiglia nel trevigiano, picchiato dai compagni, perche’ considerato “portatore di rifiuti”. Una signora padovana invalida e con un figlio reclama la casa popolare che ha visto preferire una famiglia di emigrati. Seguono comunicati dolenti e segreti sui nuovi battesimati del 2008 come ad esempio quattro egiziani in Sicilia, nel palermitano, due tunisini in Calabria, una donna nel viterbese. Un sindaco Ds del viterbese che ha prestato 5.000 euro del comune per la difesa giuridica di cinque ragazzi accusati di stupro. Ma i musulmani che morirono per liberarci dal nazismo, quegli infedeli, vivono oggi tra noi.
Era il 6 giugno del 2006 e Beppe Grillo scriveva: “Nel maggio del 1944, in Ciociaria, i liberatori alleati scatenarono le truppe marocchine del generale Juin, i “goumiers”, contro la popolazione civile: 3500 donne tra gli 8 e gli 85 anni stuprate, 800 uomini sodomizzati e uccisi tra cui don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia che mori’ per le ferite. Alcuni mariti che proteggevano le loro mogli vennero impalati.
Da allora si parla di “marocchinato” per indicare chi e’ stato vittima dei liberatori franconordafricani.
Da oggi si potra’ parlare di “ammastellato” per chi sara’ vittima dell’amnistia”.
Scorrendo la cronaca recente, il 3 aprile del 2008, viene fuori su Napolionline un fatto di otto mesi prima, in cui si racconta di una ragazza di 22 anni, immigrata regolare sulla metropolitana napoletana .Aveva partorito da dieci giorni la sua bambina e stava andando a trovarla al Policlinico, lei ancora debolissima e la piccola ancora ancora in incubatrice: non ha il biglietto. Viene invitata da una guardia giurata di 58 anni a seguirla in uno sgabuzzino per la multa, lui la stupra. Lei lo denuncera’ insieme al marito. Otto mesi dopo, mentre lui continua a lavorare, sara’ arrestato. Ma i musulmani che morirono per liberarci dal nazismo, quegli infedeli, vivono oggi tra noi.
Pochi giorni fa, il cadavere di una giovane donna e’ stato trovato avvolto in un sacco, in piccolo centro montano della provincia di Lecco, trovato da un addetto di un istituto di sicurezza privato. E con l’occasione, si rammenta che il 28 agosto, sempre nel Lecchese, erano stati trovati, sempre avvolti in sacchi, i cadaveri di due giovani prostitute rumene. Ma sembra che nessuno abbia reclamato queste scomparse…
Allora tornando agli Indigenes-Stupratori, malgrado l’originale non si trovi, rimane invece la traduzione dell’associazione nazionale vittime civili del volantino in francese e arabo che giro’ tra i groumiers:” Soldati! Questa volta non e’ solo la liberta’ delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’e’ un vino tra i migliori del mondo, c’e’ dell’oro. Tutto cio’ sara’ vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di cio’ che troverete al di la’ del nemico. Nessuno vi punira’ per cio’ che farete, nessuno vi chiedera’ conto di cio’ che prenderete”.
Un crescendo di azioni anche futuriste come ben descritto da Ftm, in prima persona: “Azionefuturista Roma 19 ottobre 2007 nasce RossoTrevi 16 gennaio 2008 lancio di palline in piazza di spagna Firenze 16 febbraio2008…Arte contro arroganza del potere e i falsi moralismi, aprile 2008 azionefuturista web FREE-TIBET FREE- KAREN, i passatisti,le mortifere istituzioni SONO STATE colpite e affondateEccoci!!!…. PRONTI ALLO SCONTRO”
Insomma Mala Aria, che tutte e tutti hanno delegato all’attuale governo, sperando di tenere fuori il disordine e la paura e convivere serenamente con la propria comunita’, la propria famiglia, gli usi e le tradizioni locali, fosse pure come nei paesi, in cui con ritmo sempre piu’ serrato, le donne per la festa della Madonna delle Grazie che fa 200 anni, lavorano da mesi a fare fiori di carta.
Poi, botteghe chiuse, qualche rissa e arresto domiciliare, un saluto veloce, ognuno al suo televisore, magari a vedere la presentazione di un film mai uscito in Italia come “Stupratori” e una sbirciatina dalle persiane e si va a letto: in tutta sicurezza e con una pillola. Notte lunga.
www.megachip.info
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Da notizie radicali
Il Consiglio d’Europa: “Gli stati garantiscano l’aborto legale e sicuro”.
Mirella Parachini
Gran rilievo hanno dato i giornali di ieri alla visita di Ratzinger negli Stati Uniti con i soliti titoli del tipo «Il Papa e Bush, impegno “in difesa per la vita”», «Ratzinger “l’americano” in piena sintonia con Bush», «Il Papa da Bush: “Dio benedica l’America. Accordo con Washington sulla lotta all’aborto e al terrorismo» … Peccato che nessuno si sia accorto che il giorno prima l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha votato una risoluzione che chiede che venga garantito il diritto all’aborto senza rischio e legale in Europa.
L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e’ composta da parlamentari provenienti da 47 paesi europei in rappresentanza di 800 milioni di Europei. Dopo un dibattito-maratona durato 4 ore, l’assemblea ha approvato la risoluzione con 102 voti favorevoli contro 69. Il rapporto, redatto dalla Commissione sulle Pari Opportunita’ per le donne e gli uomini del Consiglio d’Europa e presentato dalla parlamentare socialista Gisela Wurm, ha evidenziato che sebbene la maggior parte dei paesi europei consenta l’aborto in caso di pericolo di vita della madre, in diversi paesi, quali Andorra, l’Irlanda, Malta, Monaco e la Polonia l’aborto e’ illegale o severamente limitato.
La risoluzione sottolinea che in “nessun caso l’aborto deve essere considerato un metodo di pianificazione familiare” ma mette in guardia sulle conseguenze dell’illegalita’ che comporta aborti clandestini piu’ traumatici e pericolosi e il cosiddetto “turismo” abortivo.
Infatti il rapporto evidenzia l’”offerta di aborto ” addirittura pubblicata sui giornali. La stima del numero di aborti clandestini in Polonia viene riportata, nel rapporto, a 180.000 ogni anno.
La risoluzione denuncia pero’ anche quella che viene chiamata la “inaccessibilita’ de facto” nei paesi membri dove pure l’aborto e’ legale, per i numerosi vincoli imposti che di fatto restringono l’accesso ad un aborto senza rischi: l’assenza dei medici che accettino di praticare l’aborto (per le clausole di obiezione di coscienza); l’assenza di strutture di cura; le consulenze mediche obbligatorie ripetute; i lunghi tempi di riflessione e d’attesa.
L’obbligo del couselling e’ generalmente controproducente e di fatto non riduce – come segnalato nella audizione in Commissione da C.Fiala, presidente della Fiapac (Federazione Internazionale di Aborto e Contraccezione) il numero delle gravidanze non desiderate e degli aborti. Di fatto non fa che ritardare l’epoca della gravidanza in cui avviene l’interruzione, con le conseguenze fisiche e psichiche che cio’ comporta per la madre in termini
“La risoluzione va in controtendenza rispetto al clima determinatosi in Italia di criminalizzazione dei ‘medici abortisti’ e delle donne che fanno richiesta di interruzione di gravidanza proprio perche’ denuncia l’eccesso di vincoli e restrizioni che caratterizzano le legislazioni piu’ avanzate in Europa in materia d’aborto” ha dichiarato il bioeticista della ‘Consulta di Bioetica’, Sergio Bartolommei.
La socialista Wurm e’ chiara e netta: non solo l’aborto non deve esser vietato ma laddove e’ legale vanno garantite alla donna, cui spetta l’ultima decisione, le condizioni ottimali per l’accesso senza rischi essendo un suo diritto inalienabile.
Il rapporto comunque evidenzia che “il mezzo migliore per evitare l’aborto e’ evitare le gravidanze indesiderate dando ai giovani adulti a cominciare dalla scuola una educazione sessuale e i mezzi di contraccezione accessibili e ad un costo ragionevole”. Un accesso piu’ facile ai mezzi contraccettivi d’urgenza (come la pillola del giorno dopo) ad un prezzo abbordabile e togliendo le restrizioni alla loro vendita, contribuira’ di molto ad evitare il ricorso all’aborto.
L’altro aspetto significativo e’ che la Commissione ha ritenuto irrilevante, da un punto di vista morale, la tecnica utilizzata per l’interruzione di gravidanza. Insomma, la socialista Wurm restituisce alla donna il suo giusto posto e ruolo di essere umano autonomo e libero nonche’ all’altezza di assumere le decisioni migliori per se’, senza dover sottostare ad alcun obbligo se non quello della sua coscienza. “Piu’ la decisione della donna e’ rapida, piu’ potra’ essere proposto alle donne - conclude il rapporto della socialista Wurm – l’aborto farmacologico con la RU 486 che evita i rischi inerenti ad ogni intervento chirurgico“.
www.lucacoscioni.it:80/il_consiglio_d_europa_gli_stati_garantiscano_l_aborto_legale_e_sicuro
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Da Dazebao
Europa a destra, Sud America a sinistra
Raffaele Principe
La sx vince in Paraguay con Lugo e scompare in Italia con L’Arcobaleno. Era gia’ scomparsa in Francia, in Spagna, in Grecia, in Inghilterra. Sopravvive solo in Germania, per non dire dell’Est Europeo.
E’ vero che in Europa c’e’ Zapatero e i socialisti francesi, greci e socialdemocratici tedeschi. Anche nella Scandinavia la socialdemocrazia ha una sua forte presenza. Ma questa sx non ha mai posto il superamento del capitalismo come suo orizzonte e si e’ candidata, e ha anche vinto, per affermare e ampliare il welfare state. In sostanza si candida al governo (all’amministrazione della cosa pubblica) e non ambisce a cercare un modello nuovo di societa’, con nuovi attori e nuove forme di produzione.
Poi c’era un’altra sx, ieri Comunista o Euro- Comunista ed extraparlamentare che avevano come orizzonte la costruzione di una societa’ socialista. Modello che aveva nella statalizzazione dei mezzi di produzione il suo nocciolo fondativo. Sappiamo tutti come e’ andata a finire nell’ex Unione Sovietica e Paesi satelliti. Resiste formalmente con questo modello la Cina e Cuba, con la prima sempre piu’ una parodia di societa’ socialista e una realta’ protocapitalistica.
Che la sx radicale non alloggi piu’ in Europa e si sia trasferita in America latina?
Lugo, Morales, Chavez, Lula, la Kirchner, Ortega ecc. sono i nuovi simboli ed attori di una sx reinventata e adattata alle esigenze nazionali. Si presentano con connotati e storie diverse, programmi e strategie non sempre convergenti. Ma hanno un tratto in comune. Opposizione se non ostilita’ agli Stati Uniti.
Possiamo dire che non sono piu’ il “cortile di casa” degli USA e del capitalismo mondiale.
Queste figure, alcune nuove altre gia’ sulla scena da anni, sono l’espressione di movimenti reali costituiti dalle masse povere e diseredate di quel continente, ma anche espressione di un nuovo ceto operaio e di un nuovo mondo del lavoro, nato dalla delocalizzazione portata avanti dal capitalismo occidentale negli ultimi 20 anni.
Se in occidente, e in particolar modo in Europa (dalla Francia, al Belgio, all’Olanda all’Italia, alla Germania), la parola d’ordine e’ Sicurezza, in quel continente la parola d’ordine e’ Riscatto.
Se la sicurezza in Europa e negli Stati Uniti si declina con leggi sempre piu’ repressive contro gli immigrati, con muri fisici (non solo il muro di Padova, ma anche quello statunitense al confine con il Messico) e legislativi, il riscatto del Sud America si declina con la nazionalizzazione delle risorse naturali, in primis il petrolio e il gas, con programmi sociali: un nuovo Welfare.
…Per capire dove va il mondo oggi, succintamente dobbiamo dire cosa e’ stato il mondo del ’900.
Perche’ in Europa occidentale e’ emersa la sx riformista (soprattutto dopo la 2° guerra mondiale), che a prescindere se governava o meno, contava e partecipava alle grandi scelte strategiche, mentre negli USA, in modo piu’ temperato emergeva comunque una sx con il Partito Democratico e i sindacati.
La sx e le grandi organizzazioni di massa hanno trovato un punto d’incontro nel loro conflitto diffondendo il welfare state, alimentato dall’aumento del PIL e dalla produttivita’. Per cui senza togliere… niente a nessuno (se pensiamo che anche la Riforma agraria in Italia e’ stata fatta risarcendo i titolari della proprieta’, o le nazionalizzazioni) l’aumento del PIL, sostenuto per lunghe fasi, veniva ripartito fra il ceto borghese e le masse proletarie. La quota da assegnare all’uno o all’altro era (e per alcuni aspetti e’ ancora) demandata al “conflitto sociale”, tramite contratti di lavoro, riforme come quella sanitaria o dell’istruzione, piani nazionali straordinari: Cassa per il Mezzogiorno, autonomia al Trentino, edilizia pubblica ecc. In questi 50 anni si e’ assistito ad una grande trasformazione del territorio, ma anche ad una grande trasformazione degli strumenti produttivi (le fabbriche e le aziende in genere) con trasferimento di risorse naturali dal resto del mondo verso l’occidente.
Con la globalizzazione questa divisione per macro aree incomincia ad essere sempre piu’ incrinata e anche il “patto tra i produttori” viene sempre piu’ messo in discussione. Non solo dal ceto borghese capitalistico, ma anche dagli immigrati che cercano di sfuggire al triste destino a cui il capitalismo li ha destinati nei loro paesi di origine. Sia che si trasformino in operai con salari di fame nei loro paesi, sia che si trasformino in esercito di riserva in occidente, essi minano il “patto tra produttori” ed e’ per questo che entrano in collisione con le masse occidentali che si sentono minacciate e si affidano alle sirene della “sicuritate”.
Al contrario in Sud America le masse diseredate si sentono spogliate ed escluse da quel “patto fra produttori” stipulato in occidente, ma solo destinate alla indigenza e alla marginalita’. Ed allora si affidano alla sx che ne promette il riscatto, contro “i venduti locali” (vecchia classe dirigente”) ma anche contro l’occidente. Che le chiama ad un nuovo protagonismo e anche ad un nuovo patto fra produttori, i cui attori siano tutti locali, o quantomeno disposti a stare alle regole dettate localmente e non piu’ con gli occidentali a dettare loro le regole, come nel passato. Questi movimenti non combattono le aziende in quanto tali, non sognano la collettivizzazione della proprieta’, ma che il capitale si localizzi, se proveniente da fuori, o si crei in loco e partecipi al “patto fra i produttori locali”.
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Da Dazebao
Primarie Usa. Gli accordi del NAFTA non piacciono ai democratici
Simone Di Stefano
A New Orleans si e’ tenuto un vertice a tre Bush, il primo ministro canadese, Stephen Harper e il presidente messicano Felipe Calderón.
Il summit, organizzato non a caso nella citta’ travolta nell’agosto 2005 dall’uragano Katrina, e’ stata un’occasione d’incontro e di discussione tra i tre paesi coinvolti nell’accordo di libero commercio del Nord America (NAFTA – North Athlantic Free Trade Agreement). Il patto, arrivato al suo 14° anno, rappresenta un terreno arduo, non solo nei dibattiti di politica internazionale in tutto il continente americano. Nelle primarie che porteranno alle presidenziali del prossimo novembre, i democratici hanno piu’ volte ribadito che vorrebbero rivedere alcuni punti del trattato o fare in modo che gli U.S.A. ne escano.
Ispirato al modello dell’Unione Europea, il NAFTA regola il libero mercato tra Stati uniti, Messico e Canada. Il valore dei beni e servizi commerciati ogni anno e’ in continuo aumento, lo scorso anno e’ arrivato a circa 923 miliardi di dollari. L’obiettivo per il prossimo futuro e’ arrivare a un miliardo di miliardi di dollari. All’enorme ricchezza che ruota attorno all’accordo va aggiunto il numero dei posti di lavoro generati. A detta dello stesso Calderon, il merito dell’aumento dei posti di lavoro in Messico e la conseguente diminuzione dell’immigrazione clandestina verso i paesi del nord, in gran parte e’ da ricondurre a questo accordo. Hillary e Obama, invece, vedono male l’accordo per la gran quantita’ di posti di lavoro persi negli U.S.A. dal 2000. La loro opposizione al NAFTA preoccupa Canada e Messico, che ora sperano in una vittoria del repubblicano McCain. Intanto Bush esorta i membri del Congresso ad approvare i patti per il libero scambio con altri tre paesi, Colombia, Corea del Sud e Panama…
Intanto oggi sui giornali americani, oltre al dibattito sulle primarie democratiche, si discute su come affrontare l’aumento del petrolio, che oggi ha toccato quota 3,50 dollari al gallone. Molte ditte di autotrasporti statunitensi stanno facendo risparmio di carburante, mentre alle pompe di benzina i proprietari non riescono piu’ a tenere a freno le proteste dei trasportatori e degli automobilisti. Mentre dalla Svizzera, Jorge Ferrer, il ministro consigliere della Missione Permanente di Cuba a Ginevra, rivolgendosi al WTO, si dice preoccupato per la sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo, in pericolo per molti motivi, tra cui l’aumento del costo del carburante.
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Da Dazebao
Il “vescovo dei poveri,” Fernando Lugo, Presidente del Paraguay
Sergio Vasarri
Fernando Lugo, vescovo di San Pedro, 57 anni e’ il nuovo Presidente del Paraguay.
…L’affermazione di Lugo va oltre le aspettative, raccogliendo quasi il 41% delle preferenze contro Blanca Ovelar, candidata del partito al potere, staccata di 10 punti (30,8%) e all’ex generale golpista di destra Lino Oviedo (22%), un caro amico in casa Cia e negli ambienti vicini alla destra conservatrice statunitense.
Vittoria netta e storica. Il vescovo rosso pone fine ad uno dei domini piu’ longevi della storia recente: quello del Partito Colorado, ininterrottamente al potere dal 1947, anche dopo la fine della dittatura del generale Stroessner (1989), egli stesso membro del Colorado. Con l’elezione del “vescovo dei poveri” non solo vince l’opposizione dopo 60 anni, ma finalmente si realizza una reale transizione da un sistema politico ingessato dai suoi legami con un regime dittatoriale di estrema destra e si intraprende un cammino di pieno riconoscimento dei diritti e della pratiche democratiche.
I Paraguaiani hanno scelto un futuro alternativo, quello promosso da Lugo e dalla sua Alianza Patriotica por el cambio, una coalizione di sx che riunisce organizzazioni sindacali, popolazioni indigene e contadini. In molti chiedevano un cambio di leadership che riuscisse a contrastare la cronica poverta’ e la disoccupazione, le disuguaglianze e la dilagante corruzione, la massiccia emigrazione forzata, ed in molti hanno invaso pacificamente e festosamente le strade della capitale Asuncion per portare in trionfo il vescovo-presidente…
Un altro duro colpo, forse quello decisivo, alle oligarchie militari neo-fasciste che hanno a lungo imposto regimi di terrore e di ingiustizia sociale nel continente latino-americano. Se infatti si eccettua la Colombia del conservatore Uribe, tutta l’America Latina e’ governata da leader di sx (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Argentina) o di centro-sx (Cile, Brasile, Uruguay, Peru’), spesso espressione delle popolazioni indigene emarginate per secoli dal potere. Il vescovo Lugo, sospeso dal Vaticano, si e’ impegnato a promuovere un programma di redistribuzione della ricchezza e delle terre, e la rinegoziazione dei trattati sulle fonti di energia col Brasile. Il Paraguay, infatti, e’ un serbatoio immenso di acqua potabile e i suoi bacini sono fondamentali per la produzione di energia idroelettrica, cosi’ come lo sono i suoi giacimenti di gas.
Lo stesso Duartue dice: “Per la prima volta nella nostra storia, una parte politica trasferisce il potere ad un’altra senza un colpo di Stato, senza spargimento di sangue e senza guerre fratricide”…
I venti di democrazia e di cambiamento sociale soffiano forti in America Latina e sembrano non arrestarsi piu’.
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Gli albanesi sui gommoni invertono la rotta
Antonio Pagliaro
C’e’ una immagine di Antonino Caponnetto che non sono mai riuscito a dimenticare, e che non voglio dimenticare. Sale in auto, dopo le stragi del 1992, e si rivolge a un giornalista. E’ in lacrime, il giudice Caponnetto. “E’ finita, e’ tutto finito”, sussurra, con un filo di voce, mentre tiene la mano del giornalista. 15 aprile 2008, sono passati sedici anni e la
sensazione e’ uguale, con una consapevolezza nuova: stavolta hanno vinto davvero loro, e lo hanno fatto senza stragi. Non ci sara’ nessuna reazione, nessun popolo dei lenzuoli, nessuno scendera’ nelle piazze a gridare contro. Il golpe morbido e’ compiuto e nessuno
protestera’.
Adesso i treni arriveranno in orario e saremo a casa in tempo per la sigla di Buona Domenica. La videocrazia e’ compiuta: trent’anni di Mediaset hanno ridotto il Paese a un popolo di spettatori ipnotizzati. Agli italiani non interessa nulla della mafia e dell’antimafia. Non interessano i mandanti delle stragi del 92/93. Non interessano i pregiudicati al governo, le figure losche alle presidenze delle camere. Gli italiani guardano il Grande Fratello e ridono.
E’ finita, ed e’ finita perche’ ho sentito ragazzi ventenni parlare per slogan, e sembravano i titoli di Libero, che pure non leggono perche’, di fatto, non leggono. Soprattutto non leggono un libro dall’edizione illustrata di Pinocchio, scrivono solo sms e ripetono con lo sguardo nel vuoto “Prodi mortadella”, “Prodi ha tassato pure l’acqua”, “Berlusconi toglie il bollo auto”, “E’ perseguitato”, “I giudici sono comunisti”. Sono i titoli di Libero, ma li hanno sentiti a Retequattro. I giovani italiani: speri che si informino su internet e si indignino, e invece sono in coda per partecipare al Grande Fratello, e ti fanno dubitare: che senso ha il
suffragio universale? Perche’ gli zombi cresciuti a Enrico Papi ed Elisabetta Canalis, deboli e ipnotizzati, possono decidere chi governa un Paese? Esprimono la loro opinione o semplicemente non hanno nessuna opinione e ripetono gli slogan? Perche’ chi vota come Iva Zanicchi puo’ decidere che Schifani fa il presidente del Senato? Chi vota come Iva Zanicchi lo sa chi e’ Schifani? Non sono piu’ elettori, sono audience.
E’ finita. L’intellettuale di sx vestito di cachemire non vota, ma chi non vota delega e di fatto da’ il 50% del suo voto a Berlusconi. L’intellettuale di sx vestito di cachemire e’ chiuso in cabina, ma il Titanic affonda mentre l’audience continua a mandare sms pieni di kappa. L’Europa ride e presto usciremo dall’euro. Bossi fa sgrunt e i suoi sgherri picchieranno i negri e gli zingari, e sara’ legale farlo sotto l’unico governo razzista d’Europa. Inceneritori e nucleare. Tutto in mano alla mafia. La mafia che fa le strade risparmiando sul cemento: speriamo che a zu Toto’ abbiano spiegato che una centrale nucleare non e’ uno svincolo della Catania – Messina. Se crolla, fa piu’ danno.
E’ finita. Prima o poi si disfano anche di Napolitano. Gli strumenti li conoscono bene. Berlusconi soddisfera’ la sua ossessione: sara’ presidente della Repubblica, repubblica che nel frattempo sara’ diventata presidenziale perche’ avranno massacrato anche la Costituzione.
Se fossi Bush bombarderei Arcore. Ma io sono Obama.
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