
Programma di Berlusconi- Programma di Di Pietro
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Siamo a 50 giorni dalla consultazione popolare. Si vota tra il 13 e il 14 aprile sia per le politiche che per le amministrative di quei comuni o province che rinnovano gli amministratori locali e si vota per il Governatore della Sicilia in cui si e’ dimesso Cuffaro.
Il fatto che negli stessi giorni si voti in molti seggi sia per le amministrative che per le politiche rende piu’ complicati i giochi elettorali e gli apparentamenti locali di liste che sul piano nazionale sono divise.
Siamo sempre in un sistema maggioritario e bipolare ma gli schieramenti risultano al momento 4:
Pdl, di Berlusconi, con FI, e AN che rinunzia alla propria identita’, sparendo come partito, e con il Movimento per l’Autonomia siciliana (MPA) di Raffaele Lombardo, che viene candidato governatore della Sicilia contro la Finocchiaro
Pd, di Veltroni a cui si unisce l’Idv di Di Pietro che non rinuncia al proprio simbolo ne’ al proprio programma, e i Radicali
Nuovo centro con Udc di Casini a cui stanno confluendo la Rosa Bianca di Tabacci (non e’ chiaro chi si prenda Mastella)
Sinistra arcobaleno, con Rifondazione (PRC), Verdi, Comunisti italiani (PdCI), Sinistra democratica (SD)
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Berlusconi presenta un programma in dieci punti programmatici
1) FAMIGLIA – E’ «intesa come comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna». La Cdl prosegue con il criterio del quoziente familiare e con il bonus bebe’, prevedendo anche «un sostegno alle famiglie meno agiate per l’acquisto di latte artificiale, fino ai tre mesi di eta’ dei nuovi nati». E ancora, il libretto per aiutare le famiglie nel costo degli studi, il sostegno per una libera scelta tra pubblico e privato, gli investimenti in asili aziendali e sociali, il «bonus locazioni» per giovani coppie e meno abbienti per sostenerli sugli affitti.
2) SUD – Si punta a completare le infrastrutture previste nel piano decennale per superare la questione meridionale, alla realizzazione del federalismo fiscale con misure di fiscalita’ di sviluppo per le aree svantaggiate, di zone e porti franchi. E ancora, contrasto alla criminalita’ e sviluppo della banca del Sud.
3) SVILUPPO ECONOMICO E COMPETITIVITA’. La Cdl punta a creare un milione di posti di lavoro, con piena occupazione al Sud. Occorre poi più concorrenza in diversi settori (banche, assicurazioni, energia, autostrade, telecomunicazioni). E ancora, principio della immediata portabilità del conto da una banca all’altra e nuova legge sulle professioni. Per il rilancio dell’economia si punta su: detassazione degli utili, riduzione del cuneo fiscale, detassazione integrale degli straordinari, rimborsi Iva in 60-90 giorni e obbligo di versarla solo dopo il reale incasso della fattura. Nel programma figura poi l’ulteriore sviluppo della legge sui distretti industriali, una «basic tax» del 5% per microiniziative imprenditoriali di giovani e anziani, l’abolizione totale sulla tassa delle piccole insegne commerciali e la graduale e progressiva riduzione dell’Irap. La Cdl punta anche alla riduzione dell’Iva sul turismo, ad incentivare l’arrivo in Italia di residenti esteri, all’uso degli sportelli postali per combinare il microrisparmio con la domanda di microfinanziamenti per piccoli investimenti produttivi. Quanto al settore agricolo, si tratta di proseguire con il «disegno strategico di questi anni» prevedendo tra l’altro un Piano Unico di sviluppo rurale di concerto con le Regioni.
4) FISCO. L’obiettivo della Cdl è portare la pressione fiscale sotto il 40%, «con la focalizzazione sulla famiglia attraverso una no tax area specifica», tenendo conto della composizione del nucleo, del lavoro della casalinga, dei disabili o anziani a carico. Si punta poi ad aumentare il contrasto all’evasione fiscale attraverso la riforma della riscossione, un maggior coinvolgimento dei comuni all’accertamento tributario, nuove misure sul contrasto d’interessi tra prestatori di servizi e consumatori sul modello della detrazione del 36% per i lavori dell’edilizia abitativa e la riforma degli studi di settore.
5) FINANZA PUBBLICA. La Cdl propone un «grande patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori e investitori» per la realizzazione del federalismo fiscale, la riduzione del debito attraverso l’immissione sul mercato di «una quota corrispondente di patrimonio pubblico» e l’offerta a risparmiatori e investitori di maggiori e migliori opportunita’ di impiego dei capitali. L’effetto stimato è un punto di Pil di riduzione del debito e uno di maggiore crescita. Il che, sommato alla sperata riduzione dell’evasione al 30% fa assumere alla Cdl «che tutte le ipotesi di intervento di finanza pubblica siano ampiamente coperte».
6) CASA. Al primo punto c’e’ il riscatto da parte degli inquilini delle case di proprietà pubblica, poi la detassazione degli investimenti in riscaldamento, di quelli per la costruzione di nuovi posti auto sotterranei. E ancora, un fondo pubblico di garanzia per i mutui dei condomini per lavori di manutenzione, la stabilizzazione delle norme fiscali sui lavori di ristrutturazione, l’agevolazione di interventi di riqualificazione urbana.
7) SANITA’ – Il capitolo tra tutti meno copioso. Il nodo saliente è il completamento per l’eliminazione delle liste attesa. Prevista anche la riforma della legge 180 (malati mentali), «fortemente avvertita dalle famiglie». Si punta anche all’educazione sanitaria nelle scuole.
RICERCA ED ENERGIA. Sono previsti incrementi degli investimenti pubblici nella ricerca pubblica e privata e la libera trasformabilità delle Università in Fondazioni. E ancora, «l’importazione dalla Francia in Italia dei 4 fondi di fondi per finanziare gli investimenti in ricerca», il raddoppio della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca. Per l’energia: rigassificatori per ridurre la dipendenza dall’estero, termovalorizzatori per «eliminare lo scandalo della spedizione all’estero dei rifiuti solidi urbani, incentivi alla diversificazione e alle fonti rinnovabili, quella del funzionamento degli impianti elettrici ad olio attraverso il ricorso al carbone pulito e partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima generazione».
9) SOCIETA’ SOLIDALE. La Cdl conferma l’intento di portare le pensioni minime a 800 euro mensili, «attraverso il recupero dell’inflazione», le agevolazioni per gli ultra settantenni, l’assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate, la stabilizzazione del 5X1000 e introduzione di una seconda aliquota analoga a sostegno delle famiglie con disabili. E ancora, il tesseramento e l’assicurazione gratuita dei giovani che praticano sport e il potenziamento del servizio civile.
10) GIUSTIZIA E SICUREZZA TERRITORIALE. Nel mirino della Cdl i piccoli reati, specie i furti, che devono essere repressi attraverso «un inasprimento delle pene» anche correggendo le leggi che hanno allontanato gli Uffici giudiziari dai territori dove sono commessi i reati. Confermato l’aumento a 10 mila unità di poliziotti e carabinieri di quartiere, mentre si sottolinea il rafforzamento del contrasto all’immigrazione clandestina e l’ingresso in Italia di immigrati nei limiti delle quote. Si insiste poi sulla certezza della pena e sull’inasprimento di quelle previste per violenza su donne e minori.
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Programma di Di Pietro in 11 punti
1- Lavoro
Miglioramento della Legge 30, garantendo reddito e riqualificazione nei periodi di non occupazione e prevedendo agevolazioni fiscali per i lavoratori precari
Per i giovani, salario minimo di ingresso di 1000/1100 Euro
Controlli effettivi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e rigore nell’applicazione delle sanzioni.
2. Sicurezza
Rimpatrio immediato ed effettivo degli immigrati clandestini e obbligo, per quelli condannati, di scontare le pene nei Paesi di origine.
Piu’ Polizia nelle strade e piu’ video sorveglianza nel territorio
Inasprimento delle pene per i reati contro i minori e contro le donne
3. Legalita’
Reintroduzione del reato di falso in bilancio
Eliminazione del conflitto di interessi di ogni tipo e ad ogni livello
Pene certe e processi penali e civili piu’ rapidi (possibilita’ di applicazione della pena dopo il secondo grado di giudizio e sospensione della prescrizione dopo il rinvio a giudizio).
4. Economia
Meno burocrazia per le imprese e detassazione degli investimenti in ricerca
Liberalizzazione dei servizi pubblici
Diminuzione del carico fiscale sulle imprese.
5. Informazione
Fine dei duopolio Rai-Mediaset in attuazione delle direttive europee e delle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di giustizia europea.
Revisione dei criteri di assegnazione ed effettivo controllo sull’utilizzo dei finanziamenti pubblici all’editoria
Fuori la politica dalla Rai
6. Salute
Nomine e incarichi nelle Asl e negli ospedali secondo criteri di competenza e professionalita’ valutati da organi indipendenti
Realizzazione di strutture mediche di eccellenza su tutto il territorio nazionale
Maggiori finanziamenti alla ricerca medica.
7. Politica
Incandidabilita’ al Parlamento per i condannati con sentenza passata in giudicato
Restituzione agli elettori della scelta dei candidati
Riduzione del numero dei componenti delle Assemblee elettive (Parlamentari e consiglieri comunali provinciale e regionali)
8. Famiglia e diritti delle persone
Riconoscimento di un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto
Agevolazioni sulla prima casa per le giovani coppie
Diffusione capillare di asili e asili nido con orari di apertura identici a quelli di lavoro e creazione di un sistema di tutele per le lavoratrici madri
9. Scuola/Universita’
Integrazione Universita’/Imprese su progetti di ricerca e innovazione
Diffusione delle nuove tecnologie informatiche (Wi Max) e loro insegnamento a partire dalle scuole elementari
Insegnamento di elementi di lingua inglese a partire dagli asili
10. Lotta a sprechi e inefficienza pubblica
Obbligo di gestione unificata dei servizi generali nei comuni con meno di 5000 abitanti
Riduzione di almeno il 50% del numero di Societa’ a partecipazione pubblica sia dello Stato che degli Enti Locali
Abolizione delle Province nelle aree Metropolitane e abolizione delle Comunita’ montane
11. Ambiente e qualita’ della vita
Sviluppo energie rinnovabili (finanziamento auto elettriche, pannelli solari, centrali elettriche e autonome)
Incentivazione del trasporto pubblico
Realizzazione nelle realta’ inadempienti di un ciclo di rifiuti basato su raccolta differenziata, riutilizzo del riciclabile e smaltimento ecocompatibile.
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Del programma del nuovo centro di Casini non si sa nulla e sono incerti anche i componenti.
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Tutto quel che si sa della sinistra arcobaleno e’ che si sono riuniti in un teatrino e hanno presentato un inizio generico di programma, dicendo che: Rc conta per un 45%, Verdi e Pdci rispettivamente per un 19%, Sinistra democratica un 17% .
Per ora chiedono:
-parita’ uomo/donna (era l’ora!), 4 proposte: garantire l’applicazione delle norme antidiscriminazione con l’alternanza uomo-donna; presenza significative delle donne come capilista in circoscrizioni importanti; visibilita’ nelle tribune e sui media; connotazione mista dei gruppi che si occupano localmente e nazionalmente della formazione delle liste.
-incompatibilita’ tra diversi incarichi (lo esige l’Europa)
-ineleggibilita’ dopo un certo n° di legislature (Quante non si sa, ma sembra che la piazza di Grillo qualcosa abbia prodotto)
-leader Bertinotti (niente elezioni democratiche?)
-sono stati presentati 5 racconti di vita su diritti civili, lavoro, precarieta’, legalita’ e ambiente.
-questi 5 temi saranno sottoposti al voto a fine settimana per arrivare entro i primi di marzo a qualcosa di compiuto e ufficiale. Speriamolo!
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Berlusconi dice che velarono gli ha copiato il programma. A noi non sembrerebbe, piuttosto ci sembrano entrambi discutibili, dispendiosi, contraddittori, larghi di promesse ma silenziosi sui metodi da usare, impossibili da realizzare perche’ richiederebbero una tale mole di finanze e di capacita’ che nessuno dei due sembra possedere.
La dx e’ piu’ “liberista”, il Pd ha un programma moderato e inadeguatamente alternativo Intanto D’Alema ha riconfermato il monopolio delle tv a Berlusconi. Si vede che della libera informazione, della democrazia e delle leggi europee anche nel Pd se ne sbattono.
Per quel che riguarda la sinistra arcobaleno, al momento siamo ancora molto vaghi. Noi penseremo che darsi una mossa sarebbe il minimo, ma si vede che qui siamo all’elogio della lentezza.
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Sia che le tre proposte di legge di Beppe Grillo siano esaminate dal futuro Governo o che siano rimandate alle calende greche, certo e’ che non sono passate inosservate, visto che molti partiti non hanno potuto ignorarle e hanno messo qualcosa piu’ o meno tutti nei loro programmi.
Grillo aveva chiesto: “Non piu’ di 2 legislature“.
E piu’ o meno tutti lo accettano anche se con molti distinguo, numeri variabili e parecchie eccezioni. De Mita almeno viene fatto fuori, salvo che non lo ripeschino con qualche trucco (80 anni e 11 legislature sono davvero troppi, erano troppe anche le ombre sulle banche dei figli create coi soldi del terremoto, e tuttavia il vegliardo sta gia’ raccogliendo firme per essere riammesso in lizza); certo si temono espedienti come interpretazioni ampie del divieto, eccezioni, piccole sospensioni e balle varie.
L’art. 22 dello statuto del Partito democratico limita le legislature a 3, cosi’ su 196 deputati 40 sarebbero fuori, avendo superato i 3 mandati, tra essi D’Alema (6), Fassino (4), Bianco (9), Violante (8), Mattarella (7), Soro e Castagnetti (4), Visco (7), Rutelli (5), Rosy Bindi con Amato e Melandri (4), Fioroni con Parisi e la Pollastrini (3).
Liberarsi solo di questi sarebbe gia’ un successo (a qualcuno spiace per la Pollastrini che ha condotto una buona battaglia per i Dico e per Rosy Bindi che tra gli ex dc e’ la migliore)
Sull’altro punto di Grillo: “La non candidabilita’ di condannati in 3° grado“, Di Pietro esclude gia’ quelli condannati in 2°, B finge di aderire ma obietta: “sempre che non siano condannati per motivi politici”, da toghe rosse si immagina, e sara’ il 100% dei casi, lui compreso (idem exAN e Lega), le prescrizioni fatte da se stessi non valgono. La Prestigiacomo ha gia’ detto che Dell’Utri ha avuto una condanna politica e Casini candida Cuffaro senatore, si vede che anche lui ha avvertito la mafia per motivi politici e come pregiudicato non conta.
Gli elettori sghignazzano su questi mezzucci, questi perdono la faccia e il senso generale e’ che la forte protesta dei grillini qualcosa l’ha ottenuta, se non altro una certa vergogna generalizzata di questi spudorati.
Visto che Veltroni ha ripreso il divieto di Grillo di ripresentarsi per piu’ di 3 legislature (lui aveva detto: non piu’ di 2) in Senato non sarebbero ricandidabili 24 senatori su 83; sparirerebbero Anna Serafini moglie di Fassino(5), Anna Finocchiaro e Livia Turco (6), Massimo Brutti (5), Morando e Maccanico (4), Bianco, Treu, Benvenuto, Manzella e Calvi (3). Per non parlare di Marini (6), Zanone (6) e Follini.
E allora Veltroni? Di legislature ne ha 5! Cosa fa? Boccia se stesso?!
Questa gente non e’ seria. Appena apre bocca e’ subito chuiaro che mente!
Ora vorremmo che certe persone, come il caro Scalfari, visto che certi politici fingono di far proprie le proposte di Grillo, gli chiedesse scusa oppure che scrivesse qualche lenzuolata di insulti a questi politici che pongono dei limiti allo strapotere di se stessi chiamandoli, come ha fatto con noi, teppaglia, barbari, antipolitica e antidemocrazia..!
Resta il 3° punto richiesto da Grillo:
“I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta”
Qui notiamo con rammarico che solo Di Pietro si e’ curato di rendere agli elettori la sovranita’ che gli altri hanno scippato e lo ringraziamo. I vari capi partito fingono invece che questo non sia mai avvenuto e che non siamo piu’ una democrazia. Non si curano nemmeno di dirci quando avverra’ il nostro passaggio a una democrazia presidenziale forte (leggi: regime), e sara’ una di quelle cose che faranno in modo bypartisan prima possibile, senza chiederci il voto, mentre le varie promesse dei programmi fotocopia resteranno promesse da marinaio. Ma di che lamentarci? Voto delegittimato e regime presidenziale sono i punti clou del programma di Gelli che dx e sx si sono premurate di realizzare!
Brindiamo alla nuova conferma di D’Alema che il regime mediatico di Berlusconi non sara’ toccato!
La vecchia volpe non si smentisce: voleva o no distruggere la sinistra? Obiettivo centrato! Da D’Alema, s’intende!
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Se rinasco
ti chiedo d’essere una pala eolica
stagliata su di un cielo azzurro come questo
piantata sulle colline dolci e verdi
tra la Campania e la Puglia.
Con i miei bracci roteanti al vento
tutto il giorno a rinfrescare
le giovani spighe di maggio.
Se non si puo’,
almeno un giglio del campo.
Oppure scegli tu che farai meglio
pero’ almeno un fiore giallo della rucola
o la formica che lo scala.
Un muro a secco di pietra di selce,
un tratturo di campagna,
un mucchio d’ossa di case della masseria disabitata.
O una pianta di borragine coi fiori viola,
vicino a quella macchia rossa di papaveri.
Se non si puo’
allora zolla di terra,
sterco che la concima,
biancofiore d’aglio, serpe di grano.
Se non si puo’,
qualunque cosa
tranne l’uomo.
Rossella Tempesta
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Un libro
NOSTRA ECCELLENZA
Storie vere, ne’ di Destra ne’ di Sinistra perche’ un’altra Italia e’ (gia’) possibile
Chiarelettere editore, Reverse, 182 pp., 12 euro
Dal web
Cirri e Solibello, conduttori di Caterpillar, programma cult di Radio2 in onda da dieci anni con 500mila ascoltatori al giorno, raccolgono in queste pagine il ritratto di un’Italia che sembra di fantasia e invece e’ realta’. Un’Italia matura, consapevole, folle e geniale al tempo stesso, dove il chiacchiericcio della politica televisiva sembra lontano anni luce, dove i problemi si affrontano e si risolvono. Anche divertendosi a farlo e a raccontarlo. C’e’ il prete che celebra matrimoni civili, e quello che dice messa nella casa del popolo, c’e’ il vescovo che predica il digiuno dall’automobile, l’imprenditore pavese che vende il riso ai cinesi e il supermercato col tetto fotovoltaico. Ci sono le auto, che vanno col metano ricavato dai liquami delle fogne. C’e’ il sindaco che ha costruito i vigili urbani di cartone e quello che invece lascia le multe al contrario per ringraziare chi parcheggia bene. Ci sono comuni dove i dipendenti vanno a raccogliere funghi per rimpinguare le casse del municipio e altri che hanno fatto i soldi con la discarica di rifiuti che i vicini non volevano. E poi ci sono quelli che risparmiano energia, vivendo meglio. Scuole, condomini, aziende, artigiani e multinazionali. Persone molto differenti, capaci di cambiare stili di vita e di consumo. Da subito, perche’ il vecchio pianeta non puo’ aspettare.
C’e’ chi ci prova. I trasporti pubblici devono per forza essere a pagamento?
A Verbania dicono di no, e hanno sperimentato il servizio gratuito.
In Sicilia, a Castelbuono, gli asini fanno servizio di nettezza urbana, con un risparmio in bolli, assicurazione, manutenzione e gasolio.
A Sogliano al Rubicone, vicino Cesena, una discarica all’avanguardia fa guadagnare al comune circa 11 milioni di euro l’anno. Che diventano sostegno ai cittadini per l’acquisto della prima casa, bonus per ogni nuovo nato di 1500 euro, i trasporti scolastici e l’asilo nido gratis. A Bellizzi, provincia di Salerno, nei luoghi dell’ “emergenza rifiuti”, si arriva al 60% di raccolta differenziata, e immondizia per le strade non se ne e’ mai vista.
Storie vere, ne’ di destra ne’ di sinistra. Non sembra Italia. E viene voglia, come fanno gli autori, di esultare, fare la ola, intonare cori, appendere striscioni e picchiare sui tamburi. Perche’ c’e’ sempre l’intuizione di un uomo, di una donna, di un sindaco, di un imprenditore, di un prete, a dirci che l’Italia non e’ solo quella che raccontano i tg.
Massimo Cirri, toscano trapiantato a Milano, 48 anni. Psicologo nel servizio sanitario nazionale al mattino e conduttore radiofonico nel pomeriggio; prima a Radio Popolare, poi alla Rai, Radio2, con Caterpillar. Alla sera autore teatrale con Lella Costa. Ha scritto per Diario, Linus, Smemoranda, Tango e Cuore. E’ stato autore televisivo per Fuori Orario (1987-88, Rai 3), Saxa Rubra (1994, Rai 3), Mitiko (2006, La 7).
Filippo Solibello, milanese, 35 anni, passa le sue giornate dietro a un microfono da quando ne aveva venti. Inizia a Radio Popolare di Milano, per poi approdare in Rai nel 1997 a Caterpillar (Radio2), prima come inviato, poi, dal 2000, come conduttore insieme a Massimo Cirri. Nel 2004 realizza per Rai 3 Star Trekking insieme a Claudio Sabelli Fioretti.
Augias ha parlato di questo simpatico libro.
Tra l’altro e’ stato detto:
“C’e’ un primario romano che ha portato l’equipe della Ferrari in sala parto perche’ insegnasse come si fa in emergenza. Certo che tra una macchina che entra e un bambino che esce c’e’ differenza. Ma certo anche non si sono mai visti dei carabinieri al capezzale della Ferrari”.
Poi c’e’ il sindaco che ha fatto le fontanelle di acqua buone e anche gassata.
E un istituto tecnico in provincia di Rimini, che si chiama Leon Battista Alberti, in cui dei professori motivati, con un preside motivato, mettendo insieme la provincia di Rimini che gli ha dato finanziamenti, hanno costruito i primi motorini a metano mai fatti al mondo.
Nessuno ci aveva mai pensato, non la Honda, non i giapponesi, non i centri di ricerca dell’universita’. Li hanno realizzati trasformando a metano le moto normalmente in circolazione. Per la prima volta al mondo lo hano fatto in una scuola pubblica italiana, un istituto tecnico italiano. Tu vai in giro con questi motorini che funzionano come gli altri pero’ sono a metano e quando vai a fare rifornimento ti accorgi che per percorrere 130 km hai speso un euro, un euro e dieci al massimo. E dietro c’e’ questo pezzetto di scuola che funziona in maniera strepitosa.
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Graziano manda
Mafia (Squallor) Cerruti, Bigazzi, Savio
Il mio bisnonno, il mio nonno e mio padre
Aveva fondato questa societa’ “Aumm aumm”,
invece ’sti quattro fetient’e mmerda ci hanno sconfessato.
Che male facevamo? Niente.
Davamo a quelli che volevano quello che… che pigliavamo.
Trenta tonnellate di cocaina all’anno. Un’inerzia.
Cinque milioni di spinelli. ‘Na chiavica.
Noi come famiglia badavamo piu’ ai nostri fatti che ai loro.
Avevamo cominciato con i fiammiferi,
e dopo un anno importammo il sapone di Marsiglia,
che tanto bene faceva lavare alle nostre donne.
Ci allargammo mano mano e cominciammo a importare il callifugo Ceccarelli
Ne vendemmo una dozzina e ci cominciammo ad arricchire.
Mio padre, buon uomo, mori’ a venticinque anni, tarda eta’,
per un attacco di diarrea, fatta dai figli di fichi fin… fichi Findus.
Ma oggi non ne voglio parlare:
sono allegro, si sposa mia figlia.
Con un onorevole di Roma.
Avevo invitato tutti, quei cornuti, e non sono venuti.
Anche l’ex ministro della sanita’:
mi ha inviato una supposta, se la mettesse nel culo!
Gli ho dato tanti di quei miliardi, guarda qua come mi trovo: prrr!
Sta per finire l’allegria, adesso torno a parlare.
Mio zio, un ottimo uomo, Calogero,
avevamo dato a lui tutti i nostri segreti,
e quello non si va a pentire?… Infame.
- Tonino, sei un infame!…
Statte zitta, donna, vai a lavare.
Disse tutto al pool, ci vennero ad arrestare una mattina alle cinque, dico io,
venite alle quattro di pomeriggio, io la mattina dormo…
Ci portarono all’Ucciardone, e li’ tutti uomini di rispetto:
“Buonasera, Don Michele, buonasera, don Miche’, buonasera…” – Buonasera ‘o cazz!
Siamo rovinati, il traffico e’ finito. M’hanno ammazzato pure un cane
E un piccolo dinosauro che avevo comprato da Spielberg, Giurassi,
Giurassi a te, che te la faccio paga’.
Ma… volevo dire e’ un’altra storia ma non lo dico,
finimmo tutti nella mmerda ma un giorno ci risolleveremo,
perche’ se no i programmi come li fanno?
Mafia, che fare, se non c’e’…
www.actionext.com/names_c/children_of_bodom_lyrics/edit_dont_stop_at_the_top.html
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Mille euro al mese
TITO BOERI
In una campagna elettorale dominata sin qui solo dalla gara nel promettere tagli alle tasse, senza ovviamente spiegare come verranno finanziati, ha fatto finalmente capolino una proposta a costo zero per le casse dello Stato che puo’ ridurre la poverta’ fra chi lavora nel nostro paese. Walter Veltroni ha anticipato che il programma elettorale del Partito democratico prevede l’istituzione di un «compenso minimo legale» di almeno 1000 euro «per ogni precario». Non conosciamo ancora i dettagli di questa proposta (contrariamente a quanto riportato da molti giornali, chi scrive non partecipa alla stesura del programma del Partito democratico), ne’ perche’ Veltroni abbia parlato di «compenso minimo» anziche’ di «salario minimo», il termine comunemente utilizzato in tutti i paesi in cui questo strumento esiste. Siccome crediamo da tempo che questo istituto andrebbe introdotto anche in Italia, come in molti paesi Ocse, ci permettiamo di offrire qui alcuni suggerimenti su come meglio strutturare questo strumento.
Il salario minimo serve a proteggere le categorie maggiormente a rischio di emarginazione e sfruttamento e non rappresentate dal sindacato, come molti lavoratori con contratti flessibili e immigrati. Il salario minimo riduce il numero di working poor, di persone che vivono al di sotto della soglia di poverta’ nonostante abbiano un lavoro, un fenomeno crescente in Italia. Bene stabilirlo in termini di paga oraria (e non mensile) affinche’ possa coprire anche prestazioni temporanee e part-time. Dovrebbe essere fissato per legge e riguardare tutte le prestazioni lavorative svolte nel nostro paese, inclusi i contratti a progetto. In molti paesi (ad esempio Francia, Olanda e Stati Uniti) il salario minimo viene differenziato per eta’ in modo tale da tenere conto della minore produttivita’ di chi non ha precedente esperienza lavorativa. Da noi forse e’ piu’ utile differenziarlo per macroregioni, tenendo conto dei forti divari nel costo della vita, sulla base degli indici che l’Istat si appresta finalmente a pubblicare.
Gli effetti del salario minimo sono stati ampiamente sperimentati e studiati in altri paesi. Rimediando a una situazione in cui i datori di lavoro hanno un potere di mercato eccessivo, un salario minimo fissato a un livello non troppo alto puo’ creare piu’ occupazione, come avvenuto ad esempio negli Stati Uniti. L’esperienza dei paesi latino-americani ci dice che non e’ affatto ovvio che il salario minimo crei lavoro nero; potrebbe avvenire esattamente il contrario. Come avvenuto nel Regno Unito, che lo ha istituito dieci anni fa, bisognerebbe comunque monitorare gli effetti della sua introduzione e tenere conto di queste analisi nell’aggiustarne il livello nel corso del tempo.
Il sindacato si e’ sin qui opposto in Italia all’introduzione del salario minimo perche’ teme che tolga rilevanza alla contrattazione collettiva. In realta’ il salario minimo e’ inferiore ai minimi fissati nei contratti collettivi e copre lavoratori tagliati fuori dalla contrattazione collettiva. Semmai il salario minimo riduce l’eccessiva interferenza della giurisprudenza nella libera contrattazione fra le parti a livello di azienda.
Veltroni ha presentato la sua proposta come strumento di contrasto al cosiddetto precariato. Perche’ davvero il salario minimo ottenga questo risultato e’ bene che la sua introduzione sia contestuale a interventi che facilitino l’ingresso dei giovani dalla porta principale del mercato del lavoro, come il contratto unico proposto anche su queste colonne con Pietro Garibaldi. Il salario minimo interviene sul livello retributivo. Il contratto unico sulla stabilita’ del posto di lavoro. Sono, dunque, strumenti complementari. Di dubbia efficacia, invece, gli incentivi fiscali per la conversione dei contratti flessibili in contratti a tempo indeterminato. In Spagna hanno finito per essere un regalo a quei datori di lavoro che avevano gia’ previsto di trasformare alcuni contractos temporales in contratti a tempo indeterminato, senza effetti di rilievo nel facilitare la trasformazione di contratti temporanei in altri piu’ stabili. Andrebbe inoltre spiegato come verrebbero finanziati questi sgravi fiscali. Il vantaggio delle proposte del salario minimo e del contratto unico e’ che sono a costo zero per i contribuenti. Merce rara, purtroppo, nei programmi elettorali.
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Commenti
Viviana
Di Pietro vuole lo spostamento di rete 4 sul satellite come esige l’Europa e una sola rete per Mediaset o per qualunque editore privato. Il Corriere fa un sondaggio che sembra avere il consenso degli italiani.
Si puo’ notare che nel programma di Veltroni non c’e’ una sola riforma della tv, come non c’e’ un solo accenno alle liste prefabbricate che hanno scippato la sovranita’ agli elettori, come non si dice una sola parola sui modi per combattere l’evasione fiscale, i reati finanziari, il conflitto di interessi, le doppie cariche, e in particolare non si dice nulla sui modi di combattere la mafia, anzi si elimina velocemente la Borsellino che era stata eletta dai cittadini come chiaro segno anti-mafia per sostituirla con la Finocchiaro, scelta dall’alto e che sara’ una brava persona ma non ha il suo valore altamente simbolico ne’ ha lavorato come lei per la societa’ siciliana. Ovviamente inutile sperare in proposte sula tv da Berlusconi che anzi peggiorera’ per quanto e’ possibile leggi e Costituzione, a scapito della giustizia, della liberta’ e della democrazia. E se qualcuno e’ un regime di destra che vuole, ci pensi bene perche’ non se ne conosce uno che sia stato un bene.
Per chi abbia voglia di votare scheda bianca, nulla o stracciata o con nomi di non candidati, tipo Beppe Grillo, o parole come Vaffanculo, ricordiamo che tutte queste schede potrebbero andare come premio di maggioranza a chi vince (e in questo momento vince Berlusconi, per cui la cosa lo rallegrerebbe molto). Questo naturalmente va benissimo per chi voglia votare Berlusconi, va meno bene negli altri casi. La cosa non e’ ancora chiara ma potrebbe essere possibile.
Sul web si dice da molte parti che le schede bianche e nulle fanno percentuale votanti ma sono poi messe in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza….ma la legge relativa non la troviamo. Nel dubbio e’ meglio astenersi da schede bianche o nulle.
Alcuni affermano pero’ che esiste un metodo di astensione piu’ efficace, cosi’ da non regalare il proprio non-voto al partito di maggioranza. Si dice, ma nemmeno questo e’ sicuro, che l’elettore puo’ recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione.
Certo e’ che l’attacco di Di Pietro all’orrido sistema televisivo italiano va proprio contro tutti gli indecenti inciuci che, dal patto vergognoso sulla bicamerale di D’Alema a Violante fino al nuovo patto D’Alema-Berlusconi di oggi, hanno permesso l’ascesa di Berlusconi, la protezione di Mediaset, tutta la munnezza televisiva che ha inquinato anche psicologicamente e culturalmente questo popolo, la disinformazione e la volgarita’, inesistenti altrove, i tg alla Riotta o alla Fede o alla Minneo, il premio alla cortigianeria alla Vespa, la violazione delle leggi italiane e europee, la manipolazione politica e culturale, l’asservimento della RAI addirittura alla “segretaria” di Berlusconi, il suo arricchimento smisurato grazie alla concessione di un ammontare pubblicitario vietato dall’UE che penalizza la stampa, obbligandola a piegarsi alle richieste politiche dei vari clienti pubblicitari??Non bastava la vergogna di una RAI politicizzata e lottizzata! Non bastava la vergogna di un consiglio RAI arroccato a difesa del peggio, di un Petruccioli inverecondo e attaccato alla poltrona, e dover pagare noi persino la multa di 14.379.307 euro per la nomina illegale di Meocci!
Possibile che non ci sia una sinistra decente che sappia opporsi a tutto questo? Siamo gia’ penalizzati dall’UE per aver fatto l’immonda riforma Gasparri che la Corte Costituzionale si e’ guardata bene dal bocciare e dobbiamo pagare una multa di 400.000 euro “al giorno” solo per questa illegalita’ senza contare un carrozzone RAI dilagante sugli sprechi!
La Rai ha 11.654 dipendenti contro i 4.644 di Mediaset, ha piu’ di 1.600 giornalisti. 1.600 giornalisti per fare queste schifezze di telegiornali di 4 minuti l’uno (quando la BBC manda continuamente in onda notiziari di mezz’ora!) 11.000 dipendenti che non sono capaci nemmeno di produrre programmi in proprio da vendere ad altre tv! E che si sono ridotti solo a comprare format! La Rai ha 2 volte e mezzo i dipendenti di Mediaset. E ne va della liberta’ di informazione, rigorosamente sancita dall’art. 21 della Costituzione. Cosa fanno? E che altro deve fare l’Europa per convincerci a rientrare nella legalita’ e a tornara e essere un paese civile? Nella classifiche mondiali siamo al quarantesimo posto per la liberta’ di informazione! Vogliamo peggiorare? E Veltroni si limita a dire che migliorera’ “la qualita’ della televisione”! Forse pensera’ di mandare in onda qualche bel ciclo di film di autore. Permettetemi di dire che non ci basta! In quanto alla sua promessa elettorale di fare qualcosa contro il duopolio televisivo, e’ D’Alema stesso a sconfessarlo a radio Anch’io : “Questo programma non prevede l’esproprio di due televisioni a Berlusconi”. …
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La Rai spreca e Mediaset incassa
Numero di dipendenti e costi generali: sono i due punti deboli della Rai. Se entrambi avessero gli stessi parametri del gruppo del Biscione, dai conti di Viale Mazzini emergerebbe una redditivita’ superiore a quella di Mediaset.
di Giuseppe Turani
Da Affari & Finanza, La Repubblica,
Milano. Sara’ che avere il presidente del consiglio che e’ anche il tuo proprietario aiuta, ma certo i confronti fra i conti della Rai e quelli di Mediaset (e degli altri editori) sono assolutamente devastanti. Se si sommano i risultati dei bilanci degli ultimi 5 anni (compresi quindi anni in cui Berlusconi non era a palazzo Chigi) si ottiene come risultato che Mediaset ha messo insieme un utile netto di 1742 milioni di euro, la Rai invece arriva appena a 145: neanche un decimo di quello che ha fatto Mediaset. E pensare che le due aziende, come dimensioni, non sono molto diverse. La Rai ha fatturato nel 2003 poco piu’ di 2700 milioni di euro, Mediaset e’ arrivata a poco piu’ di 3 mila milioni. La differenza piu’ grande sta nella composizione di questo fatturato. L’occasione per esaminare questi bilanci e’ data dalla pubblicazione sul sito di Mediobanca del bilancio Rai 2003 riclassificato dagli esperti della R&S della stessa Mediobanca.
Nel caso della Rai piu’ del 51 per cento dei ricavi arriva dal canone, e solo il 38 per cento dalla pubblicita’. Nel caso di Mediaset, invece, piu’ del 95 per cento dei ricavi arriva dalla pubblicita’. In sostanza, si tratta di due aziende simili (tutte e due fanno Tv), ma una si ritrova con meta’ dei ricavi che arrivano dal canone (si suppone con spese di acquisizione molto basse). L’altra, bene o male, deve andarseli a cercare tutti e deve anche cercare di mettere poi quella pubblicita’ dentro programmi che mantengano comunque una certa audience (altrimenti crolla tutto).
Mettiamo pure nel conto che la Rai deve fare tante cose (per compiti istituzionali), ma certo il confronto fra le due aziende rimane impressionante. E rimangono impressionanti molte altre cose. La Rai impiega un numero di giornalisti che non ha uguali in Italia: 1688 nel corso del 2003. Mediaset se la cava con meno di un quarto, 411. Ma spesso capita che il Tg5 sia piu’ visto del Tg1 e, comunque, fra i due non c’e’ poi questa grande distanza. Ma quello che resta agli atti, come si puo’ vedere dalla tabella pubblicata qui a fianco, e’ che in Italia nessuna azienda editoriale, per quanto complessa e articolata, impiega tanti giornalisti come la Rai (che pero’ ha tutte le testate regionali).
Se poi dai giornalisti si passa a considerare i dipendenti in totale siamo di nuovo di fronte a un’esagerazione. In Rai ci sono quasi 11.500 dipendenti contro gli appena 5.600 di Mediaset. E nessun’altra azienda editoriale in Italia arriva alla meta’ dei dipendenti che ha la Rai.
Ma il dato veramente sconcertante, che lascia davvero perplessi, e’ quello del fatturato per dipendente. Questo indice misura, in qualche modo, quello che in media produce ogni dipendente. Ebbene, la Rai, salvo il gruppo editoriale Monti, e’ l’azienda editoriale italiana che presenta il rapporto piu’ basso: appena 243 mila euro per dipendente. A Mediaset, giusto per continuare con questo confronto, ogni dipendente “produce” piu’ del doppio: 535 mila euro.
E qui, purtroppo, non si sfugge. O i dipendenti Rai fanno veramente poco, o sono in troppi, o l’azienda li impiega in attivita’ che non si traducono in fatturato. Quello che e’ certo, perche’ sta scritto nei bilanci, e’ che in media il dipendente Rai porta a casa meno della meta’ di quello che porta a casa un dipendente Mediaset.
Ma dove si capisce che la Rai e’ un’azienda aliena, che non vive su questa Terra e con le regole in vigore presso le aziende televisive, e’ nell’analisi del suo fatturato e dei suoi costi.
Proviamo. Per ogni 100 euro di fatturato della Rai, 39,4 se ne vanno per costi diversi di esercizio, cioe’ il funzionamento della macchina produttiva e per l’acquisto di prodotti. In pratica il 40 per cento dei proventi della Rai se ne va per questa voce. In Mediaset, ad esempio, i costi diversi di esercizio assorbono meno del 29 per cento del fatturato. Insomma, solo qui ci sono dieci punti percentuali buoni di differenza. Che cosa fara’ mai la Rai che non facciano anche a Mediaset? Portano la colazione in camera ai funzionari? Li trasportano in giro per Roma in Rolls Royce? Non si sa.
Subito dopo questa voce, arriva la vera botta: il costo del personale. Alla Rai il costo dei dipendenti assorbe il 32 per cento del fatturato (un terzo). A Mediaset siamo appena al 12 per cento: venti punti percentuali in meno. Se la Rai riuscisse a avere un costo del personale in linea con quello di Mediaset (e degli altri gruppi editoriali) avrebbe un bilancio piu’ ricco del 20 per cento.
In sostanza, rispetto a Mediaset la Rai spende (per ogni cento euro di fatturato) 10 euro in piu’ per i costi generali e 20 euro in piu’ per il personale. Se questi costi fossero allineati a quelli dell’azienda del Biscione, la Rai avrebbe un utile piu’ alto di 30 euro (per ogni cento euro di fatturato) e quindi potrebbe presentarsi al mondo denunciano un utile corrente prima delle imposte di 36 euro invece che di 6,1 che dichiara. Una bella differenza. Ma non e’ finita. Infatti anche i 6,1 euro (sempre su ogni 100 di fatturato) che la Rai denuncia oggi come utile corrente prima delle imposte e’ un po’ (molto) taroccato. Nel 2003 l’azienda ha adottato nuovi criteri per calcolare gli ammortamenti. Se fosse rimasta su quelli vecchi, l’utile appena citato invece di essere uguale a 6,1 euro su 100 di fatturato, sarebbe appena di 2,4 euro. Insomma, se la Rai avesse gli stessi costi di Mediaset avrebbe un risultato finale di oltre 36 euro (per ogni 100 di fatturato) contro i 24,7 di Mediaset: sarebbe cioe’ piu’ redditizia dell’azienda di Berlusconi. In conclusione: la Rai, come azienda (grazie alla pubblicita’ e al canone) e’ assai meglio di Mediaset. Solo che poi, nel corso dell’anno, un buon 30 per cento del fatturato viene impiegato in non si sa bene che cosa (personale e costi vari, appalti, ecc.). La Rai sarebbe una bellissima azienda, e molto redditizia, solo che il 30 per cento del suo utile potenziale viene sprecato in dissennatezze varie e assortite.
In realta’, le cose stanno ancora peggio di quel che si e’ visto fin qui. Nel 2001 e nel 2002 la Rai ha chiuso i propri bilanci in perdita (48 milioni di euro nei due anni) e nel 2003 avrebbe perso ancora. Si e’ invece presentata con un utile finale di 83 milioni di euro, ma solo perche’ ha trovato il modo di fare 104 milioni di euro di ammortamenti in meno. A “parita’ di ammortamenti” nel 2003 la Rai avrebbe perso 21 milioni di euro, esattamente come nel 2001 (quando ne aveva persi 22).
La Rai, se vogliamo guardare i veri conti e non le alchimie di bilancio, e’ un’azienda strutturalmente in perdita: sono tre anni di fila che non guadagna un solo euro. Negli stessi anni il suo concorrente diretto (e unico, cioe’ Mediaset) porta a casa utili che stanno mediamente fra i 200 e i 400 milioni di euro.
Si dira’: ma la Rai ha obblighi che le derivano dal suo essere un servizio pubblico. Puo’ essere, anche se poi non e’ tanto chiaro che cosa significa oggi, per la Rai, essere un servizio pubblico. Ma il problema cambia solo natura: questo essere servizio pubblico costa cifre spaventose. Negli ultimi cinque anni, se facciamo il confronto con Mediaset, l’essere servizio pubblico e’ costato 1600 milioni di euro. Una somma con la quale chiunque di noi saprebbe pensare e realizzare qualche servizio assai piu’ pubblico e utile di quello ipoteticamente fornito dalla Rai.
In realta’, come abbiamo visto prima, questi 1600 milioni di euro “sprecati” se ne vanno in stipendi (costosissimi, i piu’ cari del panorama editoriale italiano) e in costi vari (acquisti di prodotti, appalti, servizi generali, ecc.). Insomma, qui di pubblico, a quanto pare, c’e’ assai poco. Sembra tutta roba molto privata, quasi personale.
www.repubblica.it/online/lf_dietro_il_listino/040920rai/rai/rai.html
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Dal Corriere
Di Pietro: 4 punti secchi: una sola tv pubblica senza pubblicita’, pagata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti; l’esecuzione della sentenza europea su Europa 7 e lo spostamento di Rete 4 sul satellite; limite di una sola rete per i concessionari privati (come Mediaset); abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria.
«La Corte europea ha detto che .. si deve ristabilire la legalita’, ridando a Europa 7 quello che e’ di Europa 7 e trasferendo Retequattro sul satellite. Quindi dico a Berlusconi: se non vuoi rispettare la legge e le sentenze italiane, rispetta almeno quelle europee» ha spiegato Di Pietro. “Su questa materia cosi’ come su altre, quali il conflitto di interessi, Italia dei Valori ha sempre espresso posizioni molto ferme e chiare (Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera). Siamo consapevoli che tali posizioni dovranno ora essere oggetto di un confronto con il Pd per arrivare a una posizione condivisa che a quel punto sara’ anche per noi vincolante»
La risposta del Pd da Marco Follini, responsabile delle politiche dell’informazione del partito: «La posizione del Pd in materia di informazione e’ contenuta nei due disegni di legge che giacciono in Parlamento. Il nostro obiettivo e’ portarli a buon fine. Punto. E’ ovvio che tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione».
Cicchitto, il cocainomane posto da B come candidato in Sicilia, dice che Di Pietro e’ il braccio armato di Veltroni e punta a distruggere Mediaset, la 1° azienda televisiva del Paese, con inevitabili e disastrosi effetti sull’occupazione. Gasparri dice che la proposta metterebbe in ginocchio la RAI. La Vedova ricorda che un referendum sulla tv e’ stato gia’ bocciato dai cittadini ai cittadini italiani. Pero’ una domanda sorge spontanea: l’attacco a Mediaset e’ il programma di Veltroni? Sarebbe utile per tutti saperlo».
Anche la Sinistra Arcobaleno, con Sergio Bellucci, responsabile Comunicazione di Rifondazione Comunista, prende le distanze dal programma dell’Italia dei Valori sull’informazione. «Lo spazio pubblico delle comunicazioni e’ un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Per questo deve essere difeso e valorizzato contro ogni tentativo di ridimensionamento o depotenziamento. Le proposte di Di Pietro in materia di comunicazione sembrano al momento troppo vaghe per prestarsi a una vera discussione.
www.corriere.it/politica/08_febbraio_18/radicali_pd_bonino_6e261b42-de1f-11dc-ab0c-0003ba99c667.shtml
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Nando della Chiesa
PER NON DIMENTICARE.
•Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l’11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro – cosi’ ci venne detto – i morti di New York.
•Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l’immunita’ delle piu’ alte cariche dello Stato.
•Ho visto aprire l’ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l’imposta di successione sui patrimoni piu’ grandi. E l’ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l’appellabilita’ delle sentenze di assoluzione.
•Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l’eta’ pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.
•Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari piu’ delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
•Ho visto piu’ di mezzo Senato applaudire in piedi l’appoggio alla guerra preventiva in Iraq.
Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.
•Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare “vacca” e “gallina”.
•Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali piu’ gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
•Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salo’ ai combattenti delle forze armate e ai partigiani
PER NON DIMENTICARE.
PER NON DIMENTICARE.
wwwmondolibero.blogspot.com/2006/04/nando-dalla-chiesa-ho-visto.html
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(Nella foto Miro’)
http://www.masadaweb.org
Grazie Viviana, il tuo lavoro così accurato mi fa respirare una boccata d’aria pura, mi deprime leggere tante cose orrende, ma poi subito il tuo esempio di reazione “fattiva” mi fa recuperare energie disperse…
Grazie!!!!Continua e continuiamo.
Commento di rossella — Febbraio 22, 2008 @ 4:24 pm |
Dice una canzone: Come si cambia… ovvero il confronto fra il
programma di Antonio Di Pietro del 13.02.2008 e il programma definitivo del 21.02.2008 (dopo l’accordo con il PD di Veltroni):
Punto 5 programma 13.02.2008
- Una sola televisione pubblica, senza pubblicità
- Limitazione della proprietà per i concessionari privati ad una rete Televisiva
- Eliminazione dei finanziamenti pubblici dell’editoria
Punto 5 programma 21.02.2008
- Fine dei duopolio Rai-Mediaset in attuazione delle direttive europee e delle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di giustizia europea.
- Revisione dei criteri di assegnazione ed effettivo controllo sull’utilizzo dei finanziamenti pubblici all’editoria
- Fuori la politica dalla Rai
Inoltre:
Il punto 1: – Miglioramento della legge 30 (percentuale massima di precari in azienda al 10%, detassazione rispetto al lavoro dipendente)
diventa: – Miglioramento della Legge 30, garantendo reddito e riqualificazione nei periodi di non occupazione e prevedendo agevolazioni fiscali per i lavoratori precari
Il punto 4: – Incentivazioni per la produzione del Made in Italy in Italia…
è scomparso;
Il punto 7: – Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature….è scomparso;
il punto 8: – Estensione dei diritti alle coppie di fatto diventa:
- Riconoscimento di un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto
il punto 10: – accorpamento dei ministeri…è scomparso;
…e a pensare che con la prima stesura del programma Di Pietro affermava: “portare il Partito Democratico verso un programma che è rispondente all’obiettivo dell’Italia dei Valori”….
Sandro
Commento di MasadaAdmin — Febbraio 23, 2008 @ 8:17 am |
C’è qualcosa di vecchio nella discussione politica, di ripetuto, un meccanismo logoro che non aggancia l’attenzione. È ancora possibile parlare di riduzione delle tasse quando si sa che è la promessa che tutti fanno su di un tema che lascia grandi margini di effetto demagogico cui più nessuno crede? Non sarebbe più efficace spiegare quali cose occorre fare per poter poi raggiungere certi risultati?
Le proposte della nuova sinistra sono ineccepibili. Però c’è, più che un dubbio una certezza: con questa legge elettorale, la sinistra, o prende la maggioranza relativa, che automaticamente diventa maggioranza assoluta, oppure rimane in una lista d’attesa che rischia di essere infinita. Dov’è il progetto? In quale modo pensa di raggiungere una posizione influente? La strategia? In altri termini qual’è la mossa per fare un passo avanti, considerando l’improbabilità di raggiungere la maggioranza relativa?
Certo ora c’è un elemento nuovo. Veltroni ha sventato i piani dell’oppositore con una scelta apparentemente sbagliata. Questo gli è stato riconosciuto ma chi ha saputo trarne vantaggio per ora è solo il PD. La legge elettorale è ignobile però è con questa che si devono farre i conti.
Penso da tempo che la sinistra non sa non può e forse non vuole rigenerarsi in un partito unitario. Questo potrebbe avvenire con il contributo di elementi esterni nuovi, dopo aver azzerato la situazione. Quale migliore opportunità di questa per farlo. Una legge elettorale che non consentirà alcun respiro alle forze minori, forse già in partenza rassegnate all’opposizione, potrebbe rappresentare l’opportunità per la prima mossa strategica. Portare alla vittoria lo schieramento che ne ha le possibilità potenziali, contro il suo l’impegno a dare priorità ed esecuzione ad una nuova legge elettorale proporzionale. Eventualmente ritornare a fare elezioni vere subito dopo. Il tempo occorrente sarebbe già sufficiente ad organizzare una nuova sinistra. Certo, come alcuni generali preferiscono perdere la guerra piuttosto che dare il merito della vittoria di una battaglia ad un loro collega, anche in politica questo può succedere. Occorre la pressione dei movimenti e organizzazioni in grado di diffondere opinioni.
La campagna elettorale di Veltroni è sdrucita deludente: promesse, il momento sbagliato per farlo. Nonostante questo, la speranza di un passo avanti, comporta la sua vittoria.
Alberto
Commento di MasadaAdmin — Febbraio 23, 2008 @ 8:21 am |
Mi sono state chieste informazioni sulla rete di tv locali di Berlusconi con cui il Cavaliere iniziò il suo impero mediatico.
Si può vedere:
http://www.tvlocali.tv/cronistoriatvlocali.htm
1982- SONO 18 LE EMITTENTI LOCALI COLLEGATE ALLA RETE CHE POCHI ANNI DOPO SARA’ COMPRATA da Berlusconi
o
strano.net/stragi/stragi/nomi/berlusca.htm
Sul finire degli anni 70 il grande fervore organizzativo di Berlusconi sul versante televisivo si concretizza nella costituzione di alcune nuove società: il 12 novembre 79, l’editore piduista registra la società canale 5, nell’80 nascono la Videotime SPA e la Videotime finanziaria, rispettivamente con 7 e 100 miliardi di capitale, Berlusconi acquista la quota maggioritaria di Teletorino international, nell’83 rileva Italia 1 dalla Rusconi e nell’84 acquisisce rete 4 dal gruppo Mondadori.
Ma nessuna fra tutte le reti del cavaliere può trasmettere su scala nazionale perché una serie di sentenze della Corte Costituzionale precludono alle imprese private la possibilità di gestire in qualsiasi modo attività televisive aventi carattere nazionale.Nell’estate 81 in attesa di un’ennesima sentenza della corte costituzionale nel settore, Berlusconi dichiara che non si può fare televisione se non si è collegati con tutto il paese e con l’estero; la corte si pronuncia ribadendo il limite per le televisioni locali a trasmettere solo in ambito locale. Forte di questa sentenza la RAI si rivolge alla magistratura denunciando Canale 5 ed altri circuiti per “la contemporaneità delle trasmissioni, non via etere, ma a mezzo videocassette su varie emittenti, intaccando così il privilegio monopolistici”.
Il 16 Ottobre 1984 tre pretori di Torino, Roma e Pescara fanno chiudere le reti televisive di Berlusconi per violazione dell’Art. 215 del codice postale che limita all’ambito locale le trasmissioni delle Tv private. Il 20 Ottobre Craxi con un decreto annulla l’ordinanza dei pretori. Il decreto verrà annullato dal Parlamento perché anticostituzionale, ma Berlusconi continuerà a trasmettere indisturbato fino al 1990, quando la legge Mammì toglierà ogni ostacolo alle reti di “sua emittenza”.
http://www.mondodisotto.it/berluska/5versoilfarwesttelevisivo.htm
Il “Piano” della Loggia P2 prevede che, costituito il circuito di Tv locali, la Rai-Tv venga “dissolta in nome della libertà di antenna” fino alla abolizione del monopolio
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Una dettagliata spiegazione della storia di Berlusconi e delle sue tv connesse col piano di Gelli è nel bel sito:
http://www.rifondazione-cinecitta.org/pidue.html
viviana
Commento di MasadaAdmin — Febbraio 23, 2008 @ 8:25 am |
Cara Viviana, sempre a proposito di apparentamenti, mi sembra ormai chiaro che Brerluskoni e Veltroni da soli non vanno da nessuna parte e devono necessariamente scendere a patti con i “partitini” o prima o dopo elezioni. Ugualmente i “partitini” se non si apparentano con quelli più grossi, rischiano di non superare le soglie di sbarramento e quindi hanno interesse ad unirisi ad i più forti prima delle elezioni, perdendo però potere contrattuale !! Come vedi il problema per loro è solo riuscire a carpire più seggi parlamentari possibili, non potendogliene fregar di meno di programmi, riforme e problemi della gente comune !!
MaxVinella
Commento di MasadaAdmin — Febbraio 23, 2008 @ 9:01 am |
Veltroni dovrebbe sbattere a calci in culo fuori dal PD la Binetti e i suoi teodem e NON CI SONO DUBBI CHE STRAVINCEREBBE LE ELEZIONI… non gli è bastata la lezione dei vari Mastella, Dini & Co. Fuori dai coglioni anche i radicali e Emma Bonino, tutti quelli che non farebbero altro che affannarsi per “distinguersi”, perché ancora sono legati alle loro micragnose visibilità anziché a un minimo senso dello stato, che comincia dalla fedeltà assoluta al proprio capo del governo purché non sgarri e non dilazioni ingiustificatamente il programma concordato con i propri eletti e i propri elettori… E ignora che semmai di questi problemi se ne discute ed eventualmente ci si accapiglia civilmente (se si hanno sufficienti capelli..) in consiglio dei ministri e nelle altre sedi istituzionali, e mai e poi mai nei salotti mediatici o su un giornale (magari dell’opposizione) tanto per mettersi in mostra con brividini di acume e d’imparzialità.
CON I CLERICALI AL GOVERNO, ADDIO SCIENZA, cari amici che ovunque vi state accalorando soprattutto per gli OGM e pesticidi.
Che la feroce teodem Binetti si sia già permessa di scagliarsi contro un Veronesi (e a me non me ne frega niente di Veronesi personalmente, sia chiaro) come candidato al ministero della sanità, seguita a confermare quali siano i veri propositi dei clericali nell’intrufolarsi nell’area ancora vagamente di una sinistra-che-dio-non-voglia-dovesse-vincere, e cioè LO SCOPO E’ SOLO QUELLO DI SABOTARLA E FAR CADERE ANCHE QUEL PROSSIMO EVENTUALE GOVERNO ED APPIATTIRE SEMPRE PIù LA POLITICA ITALIANA SUI DIKTAT DEL VATICANO.
Veltroni aveva cominciato bene, sembrava davvero voler fare chiarezza, ma adesso già sta rovinando tutto, pare non aver capito che gli italiani ormai sono stufi delle etichette e vogliono – o non vogliono – “cose” precise.
E, per esempio, la famosa “194″ tutte le donne, siano di destra o di sinistra o trallallero, proprio tutte – meno ovviamente le fanatiche inquisitrici teodem – TUTTE LE DONNE SANE VOGLIONO CHE LA 194 NON VENGA TOCCATA. (Non per niente CICCIOFERRARA E’ UOMO corROTTO…)
Caro Veltroni, se anche io come persona ormai senza etichette, ma ANCORA decisamente orientata a sinistra, potevo capirti, anzi ti avevo capito quando ti eri liberato dei marchi stupidamente frastagliati dai minchioni di sinistra, e quindi alla fine forse ti avrei votato (salvo un convincente ricompattamento della Sinistra Arcobaleno sulle opportunità e non sui teoremi, e Bertinotti non è che mi dia un grande affidamento in proposito…), adesso ti dico chiaro e tondo:
CARO VELTRONI SE NON SBATTI FUORI SUBITO DAL PARTITO DEMOCRATICO LA BINETTI E TUTTI I TEODEM IO NON TI VOTO. PUNTO. CHI SONO IO PER OSARE DI PARLARTI COSI’? TE LO DICO SUBITO: SONO NESSUNO E QUINDI SIAMO LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEL POPOLO ITALIANO CHE VUOLE SOLTANTO UN GOVERNO ONESTO E FORTE E ASSOLUTAMENTE LAICO CHE SI IMPEGNI AD ATTUARE IL PROGRAMMA PATTUITO COL PROPRIO ELETTORATO SENZA INTERFERENZE O PEGGIO SUBALTERNITA’ AI PRETI DI QUALSIASI DIO. CHI CAPISCE QUESTO VINCE LE ELEZIONI, IN ITALIA LA GENTE HA PIU’ PAURA DI TORNARE AL MEDIOEVO CHE NON DI QUEI BRAVI DIAVOLI DELLA SINISTRA ARCOBALENO. CORAGGIO CE NE VORREBBE DAVVERO POCO A ESSERE CHIARI SUL PUNTO DELLA LAICITA’ (ancora meno di quello usato a sbattere fuori la sinistra) E PER OGNI BIGOTTO PERSO CI SAREBBERO ALMENO TRE O QUATTRO LAICI ACQUISTATI, BASTEREBBE SAPER FARE I CONTI…
Purtroppo anche Veltroni non vuole (o in Italia già non si può…) togliere i piedi dal pantano di centro, e così IO CHE NON SONO ANZI SONO NESSUNO sarò costretto a votare più a sinistra che potrò, INCERTO SE TEMERE O SPERARE IN UNA RIVOLUZIONE, che tanto, per forza di cose, prima o poi dovrà spazzare via questa classe dirigente così ottusa. Comunque non nascerà in questa nostra micragnosa Italia, ma sarà mondiale e speriamo non si chiami guerra atomica. L’ultimo focolaio lo ha appena aperto in Kosovo anche il nostro prode moschettiere comunista D’Aleman nascondendosi dietro il culo bifronte della Nato.
E dopo questo mio ultimo discorso passionale, ma non credo ingenuo, sotto a chi tocca con le sue lucide analisi di alta politologia comparata con le quali, bene che vada, ci spiegherà perché stiamo andando a rotoli, ma non ci suggerirà il minimo rimedio per non andarci. Rien à faire, c’est nous l’Italie.
bruno
Commento di MasadaAdmin — Febbraio 25, 2008 @ 8:18 pm |