Nuovo Masada

febbraio 21, 2008

MASADA n. 21-2-2008. 636 Una tv che neanche Rinascita Democratica..

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:26 pm

Travaglio e il Piano di Rinascita Democratica – Tv: il modello spagnolo e tedesco – La sentenza europea – C’e’ del marcio in Finlandia, di Travaglio – Te la do’ io la tv – Onorevole betulla, di Travaglio – Diaz-Bolzaneto, un insulto che continua -
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Travaglio a scienze politiche

Ieri Pia ed io siamo state Scienze Politiche a sentire Travaglio che parlava del Piano di Rinascita di Gelli. Per noi e’ stata una faticaccia perche’ avevano indicata una delle sedi di scienze politiche e invece era l’altra e per raggiungerla ci siamo dovute fare mezza circonvallazione di corsa e quando siamo arrivate il salone era strapieno e l’abbiamo dovuta sentire in piedi nel caldo pazzesco di tutti quei corpi giovani. Tantissimi studenti in un silenzio di tomba. Occupato ogni minimo spazio. Il capo del dipartimento di fisica ha tentato stupidamente di evacuare l’aula dicendo che c’era troppa gente ed e’ stato sonoramente fischiato mentre gli gridavano che di gente in piedi o seduta per terra ce n’era anche alle lezioni, venisse pure a vedere. La conferenza di Travaglio non e’ stata interessante come altre, ha detto cose stranote, in un piccolo riepilogo di Gelli e company ed ha ricevuto solo due applausi, quando Mario Guarino, presentandolo, ha detto che e’ uno dei giornalisi italiani con ancora la schiena dritta, e poi alla fine, mentre la conferenza precedente che avevo sentito su youtube aveva ricevuto applausi continui.
(Mario Guarino fu’ uno dei primi a scrivere libri inchiesta su Gelli e Berlusconi, vedi:

www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-guarino_mario_.htm

Alla conferenza Guarino ha detto che si sospettava che il vero capo della P2 fosse Andreotti e che i nomi pubblicati nell’81 erano 972, ma 1600 nomi non comparvero e restarono nella lista che Gelli teneva in una sua villa in Uruguai. Inutile chiedere: perche’ questi 1600 nomi non sono mai usciti? Perche’ negli ultimi 30 anni non c’e’ mai stata una nuova inchiesta della P2?
Quello che la P2 tramava non somigliava affatto ai golpe militari sudamericani (anche la Gladio di Cossiga invece si’) ma intendeva mantenere formalmente la repubblica, svuotando di sostanza tutte le sue istituzioni. La democrazia sarebbe diventata una specie di apparato esteriore con dentro nessuna applicazione democratica, come adesso e’.
A parte il controllo che Berlusconi prese sui media e che Gelli sottovaluto’, appare oggi abbastanza chiaro che tutte le riforme che sono state attuate sia da destra che da sinistra negli ultimi 30 anni hanno contribuito allo stesso modo a realizzare il piano di Licio Gelli.
Gelli dava molta attenzione ai giornali, i due maggiori si dovevano scalare (Berlusconi lo tento’ col Corriere della sera tramite Ricucci), e negli altri si dovevano infiltrare giornalisti di fiducia per rendere l’informazione remissiva al potere (cosa che oggi appare gia’ attuata). Gelli pensava che questi infiltrati dovessero essere pagati mentre, come dice Travaglio, la realta’ e’ anche peggiore e i giornalisti si sono asserviti da soli anche senza pagamento.
Al momento della scoperta della lista il premier era Forlani e alcuni della P2 erano ministri del suo governo, ma nella lista, come sappiamo c’era di tutto, politici e generali, magistrati e carabinieri, c’erano anche collaboratori di Montanelli e anzi lo stesso Montanelli fu convocato da Gelli ed usci’ sconvolto dall’incontro come avesse parlato con uno squinternato, invece molti accettarono, fecero carriera e sono oggi al potere.
Molto curioso il fatto che i tre Maestri che stavano immediatamente sotto Gelli erano Maurizio Costanzo, Roberto Gervaso (quello che sembra tanto innocuo e parla di amenita’ con farfallino) e l’incredibile prof. Trecca (uno che sta alla pari con Biscardi).
Al tempo dell’uccisione di Moro, quando Cossiga era ministro degli Interni, i fatti strani si moltiplicarono, troppi suicidi sospetti nei servizi segreti, troppe morti misteriose, traffici d’armi, la CIA, la mafia, una ragnatela con a capo Gelli, i cui rapporti con la mafia, poi, sono sempre stati strettissimi.
Viene il crack dell’Ambrosiano e Calvi e Sindona sono della P2.
Nel 1976 Berlusconi ricevette da Gelli due miliardi di lire dell’epoca, una somma enorme da passare a Delfino per far scindere il MSI di Almirante (c’era il giovanissimo Fini) e creare un nuovo partito Democrazia Nazionale, forse Gelli non si fidava di Almirante, e si vede che col delfino gli e’ andata meglio, vista la sua subordinazione a Berlusconi e visto che anche la Prestigiacomo giura sulla nobilta’ di Dell’Utri, notoriamente condannato a 9 anni per collusione mafiosa.
Berlusconi, pur essendo in quel tempo a latere della politica, faceva gia’ favori alla P2. La storia di Berlusconi la sappiamo, e’ un signor nessuno, un bel giorno riceve non si sa da chi enormi somme di denaro, compera terreni non edificabili, ottiene che diventino edificabili dagli amici socialisti, ci investe questi capitali oscuri, crea Milano2, Brugherio, Milano3… riesce persino a vendere l’invenduto a certo Ferruccio de Lorenzo (padre del de Lorenzo che conosciamo) che glielo compra per mille miliardi. Tutto questo accadeva 32 anni fa..
Guarino fu uno dei primi a raccontare fatti e misfatti di Berlusconi gia’ nel 1980 con “FRATELLO P2 1816 -L’epopea piduista di Silvio Berlusconi”.
Sempre nel 1980 il Corriere invece (noto per tenere i piedi sempre in piu’ staffe) pubblicava un bellissimo articolo apologetico su certo signor Gelli, intervista fiume molto esaltante firmata Maurizio Costanzo. Quindici giorni prima, vedi il caso, lo stesso Corriere aveva intervistato il giovane imprenditore emergente Silvio Berlusconi, qui la firma e’ Roberto Gervaso. Costanzo compare nella lista P2 col n° 1010, Gervaso col n° 1813, Selva col 1814, Berlusconi col 1816 (insomma vengono a ruota). Costanzo e’ nel reparto “informazione” perche’ la P2 e’ divisa per reparti.
Il direttore del Corriere, al tempo della presentazione elogiativa al pubblico di questi bei personaggi, era Angelo Rizzoli, anche lui della P2. Nella P2 troviamo Enrico Manca (gia’ ministro di Cossiga, poi presidente della televisione, fondatore del PSR con Cicchitto e ora fondatore del movimento per il “rinnovamento della democrazia”, che con la “rinascita democratica” ha una certa assonanza), Publio Fiore (prima Dc poi An e ora in una delle tante piccole DC), Massimo Donelli (direttore di canale 5).. e tanti bei personaggini, insomma chi entra nella P2 non resta disoccupato, la P2 fa curriculum.
Antonio Martino stava per fare la tessera e non ci riusci’ perche’ arrivarono i carabinieri, poi c’era Nebbiolo (del tg5), Picchioni, presidente della fiera del libro, Ciuni che dirige la Nazione e ora scrive sul Foglio, Cicchitto, che ha la tessera n° 2232 (16 iscrizioni dopo Berlusconi), Bisignani, consulente del gruppo Ferruzzi che riciclo’ la maxitangente Enimont e ora traffica con Mastella. E c’e’ anche il professor Trecca, il botolo che su rete4 si occupa di medicina e sembra un personaggio folkloristico (tanto che gli ascoltatori lo associano al mago Otelma e lo inneggiano come un eroe del pop trash) e che invece con Gelli era uno dei tre maestri principali, con Gervaso e Costanzo.
E fu Gervaso che recluto’ l’ambizioso Berlusconi e che aveva le mani sul Conto Protezione che prendeva i denari deviati da Calvi (quello morto impiccato perche’ non parlasse) che verso’ 10 miliardi dell’epoca a Craxi per contrastare un’altra corrente sostenuta dai petrodollari.
Gelli che reclutava i nuovi massoni ma anche preparava dossier sugli stessi per eventuali ricatti, aveva una cartellina su Martelli e il Conto Protezione, aperta dal Larini, dove c’era una ricevuta di Martelli stupidamente fatta su carta intestata della Camera dei deputati, tanto per autoinfamarsi meglio.
E nella P3 c’era anche Vittorio Emanuele di Savoia, cosa che sconfessa Gelli quando dice che nella P2 entrava solo gente di grande intelligenza, ma anche lo pseudo-re aveva la sua importanza perche’ trafficava in armi e aveva il suo business.
Il Piano di Rinascita Democratica fu dato brevi manu da Gelli a Leone “per rendere l’Italia migliore” e non appariva affatto come un colpo di stato. Anzi, nello Stato la P2 si trovava benissimo con tutti i politici sotto controllo, semmai la minaccia del golpe era tirata fuori ogni tanto per far paura agli sciocchi, ventilando la minaccia dei comunisti. Gelli non pretendeva nemmeno di cambiare la Costituzione, poteva restare benissimo la’ dove stava come un trombone sfiatato, mentre tutto il suo progetto tendeva a svuotare la democrazia dal suo interno, rendendo le istituzioni prive di valore e sgretolando il potere degli elettori. Si dovevano indebolire gradatamente tutti i poteri di controllo che non erano influenzati con i soldi o il ricatto: esautorare il Parlamento, moltiplicare i partiti, comprare la stampa, depotenziare la magistratura, inquinare la corte costituzionale, sfibrare i pubblici ministeri.. mentre doveva aumentare il potere del premier (come ieri chiedevano d’Alema e Berlusconi e come oggi chiedono proprio alla stessa maniera Veltroni e Berlusconi).
Uno dei punti espressamente richiesti per eliminare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura era la separazione delle carriere cosi’ da mettere sotto il potere politico gli organi giudicanti, poi si dovevano spaccare i sindacati (cosa che Pezzotta e Angeletti hanno fatto benissimo). C’e’ persino la richiesta di prove psicoattitudinali per i giudici, come chiese poi il benemerito Castelli (e mi ha fatto senso sentire per radio una ascoltatrice leghista piuttosto sgrammaticata che chiedeva la stessa separazione con grande insistenza al suo rappresentante leghista, forse perche’ troppo offesa dalla condanna a Maroni perche’ aveva morsicato un poliziotto al polpaccio o per la tangente Enimont di 100 milioni a Bossi).
Gelli vide benissimo molte cose. Il suo unico errore fu di aver sottovalutato il potere della televisione, potere che invece Berlusconi capi’ benissimo (o per lui Gonfalonieri). E il grande passo Berlusconi, grazie a Craxi, lo fece proprio passando dalle sue tante tv via cavo a 3 tv via etere, questo fu il punto che segno’ la sua vittoria.
Ma il passo decisivo sarebbe stato il passaggio da una repubblica parlamentare a una repubblica presidenziale (e qui Veltroni si mostra degno erede).
In USA la sovranita’ popolare si esplica col parlamento che puo’ anche avere un capo opposto al presidente e puo’ stoppare le sue decisioni, in Italia invece, grazie a destra e a sinistra, a poco a poco il parlamento e’ stato esautorato fino a non contare piu’ nulla, e’ diventato un’assemblea di yes man, le nomine dipendono oggi da poche persone e la sovranita’ popolare praticamente non esiste piu’ essendo le liste prefabbricate,
Se Gelli svalutava la televisione, dava invece un’importanza esagerata alla stampa (visto anche che non siamo un popolo di lettori) ma capiva l’importanza della pubblica opinione e la necessita’ di una metodica disinformazione. Cosi’ stanzio’ 40 miliardi dell’epoca per controllare giornali e sindacati. Una cosa imponente. Tento’ anche di iscrivere alla P2 tutti i giornalisti italiani. Voleva intimidire e assoggettare i magistrati, intanto si doveva vietare loro di parlare (come si pretende adesso), poi non si dovevano mai chiamare per nome e cognome sulla stampa, cosi’ da poterli attaccare e far fuori in modo anonimo (si noti che e’ quello che pratico’ poi Castelli).
L’Italia doveva mantenere una parvenza di democrazia ma diventare una democrazia svuotata da dentro.
Appare chiaramente che molte di queste idee che allora sarebbero state considerate autentiche bestemmie e gravi attentati allo Stato, oggi passano come cose normali e sono presentate da tutti i partiti con la massima naturalezza, per il semplice fatto che o sono state attuate o stanno per esserlo. E anzi oggi va anche peggio perche’ Gelli si guardava bene dal parlare di riforme della Costituzione, mentre Berlusconi l’ha riformata a colpi di maggioranza come si trattasse di una legge ordinaria e il Governo successivo stava per fare la stessa cosa (e noi non riusciamo a dimenticare gli orrori della bicamerale), e oggi parlare di riforma della Costituzione appare come una cosa scontata, anzi un po’ noiosa. Mentre tutti non fanno che chiedere una repubblica presidenziale! Altro abominio! Ma ormai i tempi sono abominevoli!
A farla breve Gelli e’ stato scavalcato.
Gelli diceva: “Se trovassimo un uomo in sintonia col nostro club andremmo piu’ veloci”. Fu accontentato.
Oggi la P2 non e’ piu’ un pericolo paventato, e’ un successo avvenuto. Le classi dirigenziali hanno scoperto che era un sistema comodo e pratico per far carriera, ottenere soldi, eludere i controlli, scavalcare il mercato. La P2 ha vinto. Con Berlusconi, ma anche con tutti gli altri, il piano di Licio Gelli ha avuto una magnifico successo, schiacciando completamente l’Italia.

(Un libro da leggere e’ Trame Atlantiche di Flamigni, storia della loggia P2.)

Vedi il video della conferenza di Travaglio su youtube a

circolino-delle-liberta.blogspot.com:80/2008/02/programmi-di-tele-propaganda-2.html

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Tv modello spagnolo
Mario

In Spagna ci sono due reti pubbliche, una piu’ “generalista” – TVE 1 -, l’altra piu’ “di qualita’” – “La 2″. Piu’ un terzo spazio per le televisioni regionali, una o due catene, per esempio in Andalucía ci sono Canal Sur 1 e 2, di proprieta’ del governo regionale. Poi, i privati: oggi ci sono quattro grandi di ambito nazionale: Antena 3, Tele 5, Cuatro (ex Canal +), La Sexta, piu’ altri network di televisioni locali, come Localia e Popular TV, e ancora altre piu’ locali etc., e poi naturalmente le varie storie a pagamento etc.
La televisione pubblica e’ retta da una Corporazione indicata dal Parlamento (e non dal Governo) in base a criteri tecnico-economici e non politico-spartitori. Da notare che non esiste il canone tv. Le televisioni private a pagamento o no sono di grandi gruppi economici diversi, in concorrenza tra loro, e anche con riferimenti politico-ideologici diversi. Non e’ perfetto naturalmente, ma il sistema funziona bene, c’e’ una certa pluralita’, e abbastanza qualita’ in entrambe le reti pubbliche; un po’ meno in certe private, ma in ogni caso il livello e’ infinitamente piu’ alto di quello italiano.
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Tv modello tedesco
Raffaella

Anche in Germania la Tv pubblica e’ notevolmente migliore di quella Italiana ed e’ articolata in due canali nazionali (ARD e ZDF ambedue piuttosto conservatori, il primo piu’ del secondo ) un terzo canale sul satellite, piu’ tanti canali regionali (per ciascun Land) che offrono programmi di qualita’, approfondimenti, monografie politiche e storiche, talk show di qualita’ e sopratutto NIENTE PUBBLICITA’ se non entro fasce temporali distinte (tipo carosello) e MAI dopo le 8 di sera. Questo significa film senza interruzione pubblicitaria, tanto per dirne una.
Discorso diverso per le private, che sono molte e quasi tutte di qualita’ paragonabile alle reti mediaset, sensazionalistiche, populiste, anzi nazionalpopolari. Ci sono pero’ due canali che trasmettono solo notizie (una specie di CNN) che offrono anche approfondimenti sulle notizie e commenti politici di qualita’, in cui si affrontano anche temi scabrosi in maniera molto disincantata e oggettiva.
Insomma, molto meglio che da noi.
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La posta in gioco: la riforma TV
Paolo De Gregorio
(La redazione pubblica ma non e’ d’accordo)

L’unica novita’ sul piatto, che potrebbe farmi cambiare idea sull’astensione, e’ quella gettata da Di Pietro che propone che due reti RAI e due Mediaset vengano messe sul mercato e che dunque nessun soggetto, ne’ economico, ne’ istituzionale, possa in Italia possedere piu’ di una rete.
Posizione chiara e di elementare democrazia, che si contrappone alla linea ufficiale del PD, con la fumosa e incomprensibile legge Gentiloni che e’ un ennesimo gioco di prestigio della CASTA.
La nostra democrazia e’ stata ferita dal fatto che l’uomo piu’ ricco d’Italia e padrone assoluto del sistema mediatico, ha usato questo suo potere per sommarlo a quello politico, alterando e rendendo ridicola qualunque “par condicio”, trasformando una repubblica democratica in una dittatura mediatica e personale.
Fare questo passo con Di Pietro significa anche allontanare la possibilita’ di un inciucio Veltroni-Berlusconi se le elezioni finissero con un pareggio, perche’ se la lista di Pietro dovesse avere un forte incremento diventerebbe decisiva per una eventuale vittoria.
E’ un appello che faccio ai “grillini” che mi sembra non vogliono votare. Sarebbe un modo anche per contarci e pensare poi a comprarci una rete di queste 4 che dovrebbero andare sul mercato, con il metodo della “public company”, con una sottoscrizione popolare tramite telefono e dare a Beppe Grillo la presidenza del primo contropotere democratico della storia.
Non condivido il programma di Di Pietro, ma se ci offre una possibilita’ di scardinare il potere piu’ forte dei nostri tempi (il monopolio mediatico), bisogna sfruttare questa occasione e comunque il personaggio non e’ il peggiore.
Un movimento antagonista, per la sostenibilita’ della economia, per la riconversione energetica dalle rinnovabili, per la fine del finanziamento ai partiti, per l’abolizione del Concordato, per la raccolta differenziata al 100% dei rifiuti, ha bisogno di informazione di peso nazionale e senza di questa ha poche prospettive.
Mettiamo al primo posto la questione del potere mediatico e comportiamoci di conseguenza.

Parliamo di tv
Dal blog di Di Pietro
Marco Travaglio

Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell’elettrodomestico quadrato in cui l’altra sera il Cainano ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l’uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perche’ il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappo’ con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del direttore del Tg1 Johhny Raiotta, c’era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.
L’altroieri Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare «esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite». Poi ha auspicato la Rai venga ridotta «a una rete senza pubblicita’, finanziata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti» e ogni concessionario privato non possa avere piu’ di una rete.
Su questo secondo punto, c’e’ liberta’ di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull’obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c’e’ poco da discutere: si esegue e basta. Invece Di Pietro e’ stato subissato di critiche, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da Cicchitto a Fede, dal Giornale al Foglio, da Facci alla Donna Barbuta, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente piu’ stravagante e’ che lo facciano i vertici del Pd.
Gentiloni: «Il Consiglio di Stato si pronuncera’ nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».
Follini: «La posizione del Pd e’ contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».
Veltroni: «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui e’ una polemica gioiosa, ma va bene cosi’: gli italiani sono stanchi degli improperi». Infatti nessuno vuol lanciare improperi. Sarebbe interessante pero’ sapere come intenda muoversi il Pd sulla tv.
Anche perche’ il responsabile Informazione, Marco Follini, non e’ l’omonimo di colui che approvo’ il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: e’ sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.
Ricapitolando. Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoche’ illimitata. Che perdura anche dopo il ’99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le da’ tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arrivera’ il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioe’ il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno ’07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perche’ modifichi subito la Gasparri, che consente l’accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d’infrazione contro l’Italia.
Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perche’ consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovra’ risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa e’ anche la posizione Ue: se nel 2009 l’Italia non cambiera’ sistema, si becchera’ una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioe’: gli italiani pagheranno all’Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perche’ tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovra’ applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) e’ una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non e’ fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. E’ un dovere, punto e basta.

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lo ripeto. Che Veltroni parli solo con leggerezza della “qualita’” della tv mi pare un po’ poco! E che la sinistra arcobaleno non dica una parola mi pare troppo poco.
Veltroni parla di “gioiosa polemica” con Berlusconi. Che faccia la fine della “goiosa macchina di guerra” di Occhetto?
V.

Korsaro manda:

C’e’ del marcio in Finlandia

Marco Travaglio

Uno dei peggiori guasti del berlusconismo, a parte Berlusconi, e’ la continua confusione tra cause ed effetti, tra luna e dito. Da 14 anni ci viene raccontato che il cosiddetto «scontro fra politica e giustizia» dipende non dall’alto tasso di corruzione, collusione e malaffare nelle classi dirigenti italiane, ma dall’iperattivismo della magistratura che avrebbe sconfinato nel terreno proprio della politica. Ragion per cui occorrerebbe una pacificazione, o almeno un armistizio, un compromesso a meta’ strada che metta d’accordo i due poteri. Purtroppo questa bizzarra vulgata e’ divenuta senso comune anche in larghe fasce del centrosinistra. Se ne trova traccia persino nel discorso tenuto venerdi’ dal capo dello Stato al Csm e nelle anticipazioni programmatiche lanciate sabato da Veltroni alla Costituente del Pd. In realta’ non e’ scritto da nessuna parte che politica e magistratura debbano andare d’accordo. In un paese con questi tassi di corruzione, collusione e malaffare, una forte dialettica tra i due poteri e’ naturale e salutare, fisiologica. Patologica sarebbe la concordia. Come lo era negli anni 60, quando la magistratura fingeva di non vedere i delitti dei colletti bianchi. E come lo era fino a 10-20 anni fa nel «porto delle nebbie» romano, dove si acquistavano giudici a’ la carte con bonifici estero su estero. I giudici corrotti Squillante e Metta non subirono mai una sola ispezione, un solo procedimento disciplinare, ne’ ingaggiarono alcuno scontro con la politica: anzi, piacevano tanto ai politici che Squillante fu consulente giuridico del premier Craxi e poi del presidente Cossiga.
Volendo uscire dal berlusconismo per rientrare nella realta’, il Pd non puo’ limitarsi a non candidare condannati (scelta peraltro rivoluzionaria, merito forse delle battaglie di Grillo, Di Pietro e qualcun altro). Deve riscoprire la differenza tra le cause e gli effetti. Tangentopoli non esplose a causa dei magistrati, ma a causa della corruzione. Il guaio e’ che si rubava, non che si indagava. Se gli scandali di Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, Mastellopoli, Rai-Mediaset, Why Not, Cuffaro etc. hanno screditato la classe politica non e’ perche’ ci sono i pool di Milano, di Napoli e di Palermo, o la Forleo e De Magistris, ma perche’ chi fa la leggi non le rispetta, anzi legifera per impedire di essere processato. Lo sfascio della giustizia, propiziato dalle centinaia di controriforme degli ultimi 15 anni, ha ucciso il processo. Basta dare un’occhiata agli ultimi libri di Piercamillo Davigo («La corruzione in Italia», ed. Laterza) e Luigi Ferrarella («Fine pena mai», Il Saggiatore) o ai dati pubblicati dal Sole-24ore per rendersi conto che ben presto verranno meno anche i residui motivi di scontro tra politica e magistratura: per la semplice ragione che i processi non si faranno piu’ e i colpevoli non saranno condannati (ma prescritti, o indultati). Infatti l’attenzione politica si concentra ormai quasi soltanto sulle indagini, per impedire ai magistrati di farle (piano Berlusconi) e ai giornalisti di raccontarle (piano Veltroni). Dopodiche’ il cerchio si chiudera’ per sempre.
In dieci anni, dal 1996 al 2006, in Italia i condannati definitivi per corruzione sono passati da 1159 a 186 (-87,5%); per peculato, da 608 a 210 (-65%); per abuso d’ufficio da 1305 a 46 (-96%); per concussione da 555 a 53 (da 10 a 1). La ripartizione geografica dei dati e’ ancor piu’ penosa: nel 2006 i condannati per corruzione sono stati appena 5, in tutta la Sicilia la miseria di 5, in tutta la Campania 3, in tutta la Calabria addirittura 0 (infatti il Csm ha deciso che Luigi De Magistris e’ incompatibile con l’ambiente: troppo losco in un ambiente cosi’ profumato). Di piu’: negli ultimi 20 anni, a Reggio Calabria e provincia, i condannati per corruzione sono stati la bellezza di 1. Avete capito bene: 1 in 20 anni. Viene quasi voglia di conoscerlo, di abbracciarlo, di fargli coraggio, di solidarizzare con quest’unico sfigato che s’e’ fatto beccare. C’e’ da sperare che nessuno diffonda queste cifre all’estero: dovessero arrivare in Finlandia, vi getterebbe lo scompiglio. Perche’ la Finlandia e’ il paese meno corrotto d’Europa, eppure non e’ mai riuscita a scendere a un condannato per corruzione in vent’anni. Ne ha qualcuno di piu’. Vedendosi scavalcati dai calabresi, a Helsinki potrebbero farsi l’idea che c’e’ del marcio, in Finlandia.

da l’Unita’
itaca.netfirms.com/article_3690.shtml
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Da Don Aldo
Te la do’ io la tv

“Qualcuno, anche a sinistra, si e’ scandalizzato della proposta di Di Pietro di lasciare una sola rete al Cipria e una alla Rai.
E perche’ mai?
Donde il diritto di questi signore a colonizzare tutto l’etere?
Perche’ mai monotematizzare la varieta’ e unisonizzare il pluralismo?
Rileggo ancora una volta:

“Il monopolio televisivo e’ una formidabile arma corruttrice non solo per gli alleati riottosi, ma anche per le opposizioni. Per questo, paradossalmente, Berlusconi vince anche quando perde le elezioni. Negli ultimi vent’anni, che lui stesse in maggioranza o in minoranza, che lui stesse dentro o fuori dal Parlamento, non e’ mai passata una legge in materia di televisione o di giustizia a lui sgradita. Anzi, su questi due fronti, che sono poi gli unici che gli interessano, passano sempre e soltanto le leggi che vuole lui. Dai decreti craxiani salva-Fininvest del 1984-85, alla legge Mammi’ del ‘90; dalle proroghe incostituzionali della legge Maccanico (1998, Ulivo) per neutralizzare la sentenza della Consulta del ‘94, alle leggi sulla giustizia scritte da Previti e approvate da destra e sinistra nella legislatura 1996-2001, giu’ fino agli inciuci della Bicamerale, senza dimenticare il Lodo Maccanico (ancora lui) per immunizzare il premier dai suoi processi, la storia degli anni Ottanta e Novanta e’ costellata di trasversalismi che, alla resa dei conti e a dispetto delle polemiche di facciata, fanno di Berlusconi un premier ombra che governa non da tre anni, ma da venti. E non perde mai. Nemmeno quando vincono gli odiati «comunisti».
………. Grazie al monopolio televisivo, gli italiani vivono in un mondo dei sogni, anzi degli incubi, dove le missioni di guerra diventano missioni di pace, dove i poveri che non arrivano a fine mese sono ricchi con una scarsa percezione del proprio benessere, dove gli imputati diventano giudici dei loro giudici e i giudici diventano imputati dei loro imputati, dove governano i ladri travestiti da guardie dopo aver travestito le guardie da ladri. Un mondo alla rovescia che pero’ sembra perfetto, anche perche’ milioni di persone guardano Porta a Porta e il Tg1, pensando che Vespa e Mimun abbiano qualcosa a che fare con l’informazione. Il che, tecnicamente, si chiama ossimoro.”

Questa citazione ve la inoltrai tre anni fa.
Si tratta della prefazione al libro “REGIME” di Peter Gomez e Marco Travaglio.
Sempre piu’ attuale!
Che vuol dire?
Una sinistra che abbia piu’ coraggio dove andremo a elemosinarla?
Buona giornata.
Aldo
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Onorevole betulla
Marco Travaglio

Giornate campali per i leader politici impegnati a stipare nelle teste di lista tutti gli aspiranti candidati cui e’ stato promesso un posto sicuro.
Ma soprattutto per il re delle promesse non mantenute: il Cainano. C’e’ per esempio Mastella che gli manda messaggi strazianti: «Restiamo uniti, non facciamoci del male». Gli avevan promesso 20 deputati e 10 senatori se faceva cadere il governo. Lui ha eseguito, ma ora e’ ridotto a tenere riunioni al bar con i pochi parenti e amici rimasti a piede libero (gliene arrestano un paio al giorno), in attesa di una chiamata che non arriva. Intanto fa le ordinazioni: «Ragazzo, un Campari e tre collegi sicuri. E la chiudiamo li’». Lo trattano come un rifiuto tossico-nocivo. Ma in suo favore, oltre al Vaticano, si stanno spendendo Lino Jannuzzi e Mario Borghezio, che da pregiudicati (diffamazione e incendio doloso) godono di un certo credito. Magari, dopo opportuno trattamento in termovalorizzatore, un posto a Clemente glielo trovano. Sempreche’ Lega e An non facciano storie. Perche’ Fini, ieri, ha dichiarato che «se uno e’ indagato o, a maggior ragione, condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione, o che abbiano a che fare con l’associazione mafiosa, opportunita’ vorrebbe che nelle liste ci fosse piu’ rigore e piu’ scrupolo: in attesa di sentenza definitiva, si puo’ anche saltare un giro» (ndr: Vaglielo a dire alla Prestigiacomo che osanna Dell’Utri). La corruzione e la mafia «particolarmente odiose»? E chi lo dice al Cavaliere? Lui le liste le prepara sfogliando le cronache giudiziarie: chi non vi compare almeno una volta, e’ scartato a priori. Non bastando i pregiudicati e gl’imputati gia’ nella delegazione parlamentare Fi, pare che trovera’ un posto sicuro Renato Farina, l’agente Betulla che spiava colleghi e pm, e ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento in un reato particolarmente odioso come il sequestro di persona: e’ pronto per il balzo in Parlamento. In arrivo dall’Udc c’e’ Vito Bonsignore, condannato a 2 anni per un reato particolarmente odioso come la corruzione. In rappresentanza dello scandalo Rai-Mediaset, dovrebbero essere candidati Agostino Sacca’ e Deborah Bergamini.
A questo punto sarebbe davvero ingiusto se non trovassero adeguata collocazione i direttori dei cosiddetti telegiornali Mediaset, i tre tenori Mimun, Mule’ e Fede, che l’altroieri gorgheggiavano a una sola voce contro Di Pietro in difesa del padrone.
Per la legge dei contrasti, si vocifera pure di una candidatura di Rosario Priore, il giudice di Ustica e di Moro: ma, a ben ricordare, Priore troneggiava nell’87 alla festa in onore di Craxi indetta a Washington dal Niaf in collaborazione con Previti, presenti i giudici Squillante e Verde: il suo sarebbe un ritorno a casa.
Per il reparto gnocca, sempre ben fornito, sembra certa Katia Noventa, ex fidanzata di Paolo Berlusconi dunque destinata a diventare almeno onorevole. E Libero rivela un’altra arma segreta del Cainano: Angela Sozzio, nota ai meno come «la rossa del Grande Fratello», fotografata con 4 colleghe sulle ginocchia di Silvio nel parco di Arcore e subito promossa «opinionista» di Buona domenica. La domanda e’: perche’ lei si’ e le altre 4 no? Che cos’ha la Angela che le altre non hanno? Libero svela l’arcano: la Sozzio e’ una «attivista di Forza Italia», avendo «presenziato a numerosi congressi» (resta da capire quali, visto che Forza Italia non tiene congressi da una decina d’anni).
Dunque il Cainano ha in mente per lei una «posizione blindata in Puglia», e non vogliamo sapere quale. Ma la notizia ha scatenato «malumori sul Tavoliere»: li’ sono gia’ al completo e c’e’ ancora da sistemare An. Mica posson lasciare a casa quel genio della Carlucci o il povero Fitto, scampato all’arresto per le mazzette di Angelucci grazie all’immunita’ parlamentare. In Puglia sarebbe disponibile pure il pm Matteo Di Giorgio, ma il forzista Luigi Vitali (firmatario della legge ex Cirielli quando Cirielli la sconfesso’) non ne vuol sapere: «Abbiamo gia’ riconfermato Franzoso e Nessa». Il primo e’ indagato per voto di scambio, il secondo per concussione, dunque il magistrato dovra’ cedere il passo: ubi maior.
Fini vorrebbe salvare Strano e Gramazio, che festeggiarono la caduta di Prodi con champagne e mortadella. Ma «molti storcono il naso». Mai come Micciche’, furibondo perche’ in Sicilia gli preferiscono Lombardo. E come storce il naso Micciche’, non lo storce nessuno.

Uliwood party
UNITA 21 FEBBRAIO 2008
www.antimafiaduemila.com/content/view/1925/78/
..
Rossella Tempesta
A PierPaolo Pasolini
E ad Enrico Cerquiglini

Nel vederti cosi’ libero,
colmo di vento l’impermeabile e lo sguardo
acuto,
di bambino per sempre innocente

Nel seguirti le spalle dritte
e aperti i passi
a balzi sulle dune di sabbia invernale

con un mezzo sorriso non troppo amaro
e la sensualita’ tua lieve
scolpita sugli zigomi puntati al cielo.

Nella tua liberta’ PierPaolo
la tua liberta’ cosi’ leggera nel film superotto.

..
L’amico Guido scrive

Eccomi qua,
la macchina e’ in moto, fa molto fumo come tutte le macchine ingolfate, ma e’ in moto. Un’altra settimana come questa e dovranno portarmi l’ossigeno. Riunioni con Rifondazione, riunioni con l’Arcobaleno. Ci aspettano sette settimane decisive e difficili, le piu’ difficili degli ultimi quindici anni. Ho parlato con tutti in questi giorni per spiegare qual’e’ la posta in gioco e per cercare di capire quali e quante sono le difficolta’ tra la nostra gente e provare a motivarla. Poi mi tengo in allenamento con Banca Etica e Microcredito su cui ho tenuto un seminario alla scuola di pace, con Forza Nuova che ha aggredito un’altra volta un ragazzo del centro sociale e con gli sfratti agli extracomunitari che non ce la fanno a pagare l’affitto. Insomma le occasioni non mi mancano.
Cerchiamo allora di mettere un po’ d’ordine.
Cominciamo dai Verdi: i verdi sono in stato confusionale, non si aspettavano di essere scaricati da Veltroni. Loro in fondo pensavano di essersi meritati in questi anni perlomeno un attestato di fedelta’, loro che non avevano mai messo in discussione governi nazionali e locali. Invece niente, sono stati buttati a mare e ora si sentono come quei naufraghi che sono stati raccolti dai pirati e non sanno piu’ se sono nella padella o nella brace.
Poi c’e’ SD che crede ancora che sia possibile la formazione di una forza autenticamente socialdemocratica europea e socialista, come se il liberismo non esistesse o non avesse trionfato nel mondo, come se Blair fosse un extraterrestre e i sindacati europei moderni luxemburghiani pronti a rimettere in moto le magnifiche e progressive sorti del proletariato. Poi i comunisti italiani che sognano Berlinguer e il grande PCI, come se quella politica non fosse stata definitivamente e pesantemente sconfitta negli anni 80.
Infine Rifondazione rintronata da due anni di governo dove si e’ dissanguata a difendere una cosa che non c’era piu’: l’Unione. Rifondazione che ancora non ha metabolizzato il fatto di dover cambiar linea politica e il fatto che i giochi in gran parte sono definiti, perche’ tra Veltru e Sconi c’e’ gia’ un accordo di massima per cambiare insieme la Costituzione e la legge elettorale, con vantaggio reciproco per chiudere i conti con tutte le opposizioni, privare i cittadini di ogni possibilita’ di azione organizzata, blindando cosi’ la politica italiana. Poi si combatteranno, come si combattono democratici e repubblicani in America, all’interno di uno stesso quadro dato, pronti ad emarginare chiunque si opporra’ ai loro termovalorizzatori, alle privatizzazioni di cio’ che resta dei servizi pubblici, alle politiche di guerra e di riarmo, allo sfruttamento intensivo del precariato. Per non parlare poi dei duri e puri di Ferrando e Cannavo’ che si candidano e si augurano, come in Francia o in Brasile, a divenire i guardiani del cimitero. Loro parlano con il fantasma di Lenin che di notte gli da’ la giusta e autentica linea e se gli altri non capiscono o non sono d’accordo, peggio per loro. In fondo basta scomunicare i traditori, e le masse insorgeranno e spezzeranno le loro catene. Poi tutti che ti chiedono, come saranno le liste? Quali i programmi?
Che cazzo volete da me? Ho risposto. Come la penso lo sapete da anni. L’unica parola che vi dico e’: “OTTO”.
OTTO e’ il numero perfetto, non solo per giocare un torneo di briscola e tresette, OTTO e’ il numero perfetto anche in queste elezioni, perche’ alle elezioni contano solo i numeri. E se non arriviamo all’OTTOPERCENTO, cioe’ al quorum del Senato, tutti questi discorsi, tutti i vostri dubbi o i vostri sogni, tutte le analisi, tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi, tutte le vostre incazzature piu’ o meno giuste vanno a farsi benedire per i prossimi dieci anni.
Conclusione: su la testa e pedalare, casa per casa, bar per bar, centro sociale per centro sociale, compagno per compagno. Dopo riprenderemo tutti i discorsi, adesso e’ l’esistenza di tutti che e’ in gioco. OTTOPERCENTO e’ sostanza a qualsiasi nostra linea politica, giusta o sbagliata che sia.
Io in America ci sono stato, allora posso assicurarvi che vi sono moltissime lotte sociali, anche molto dure: ma in politica non contano nulla. Non incidono in nessuna scelta economica o legislativa, non influenzano alcun quadro politico. Tutto e’ deciso tra un liberismo conservatore e un liberismo piu’ o meno sociale. Se non arriviamo al OTTOPERCENTO andremo tutti a casa e con noi, cosa piu’ grave, le idee che indegnamente rappresentiamo. I comunisti, i socialisti, gli ambientalisti, i rifondisti, i leninisti, i trozchisti, i maoisti, i falceemartellisti, i cattocomunismi, i movimentisti, gli stalinisti, i terzomondisti, i centrosocialisti, i pacifisti, i non violentisti, gli zapatisti, i femministi, gli anticlericalisti, gli antipartitisti, tutti andremo a casa, per dieci anni almeno.
Chi c’e’ nelle manifestazioni? Chi ha fatto lotte nei territori? Chi e’ andato a prender botte a Genova? Noi, solo noi. Allora su la testa e pedalare.
Mi rendo conto che la mia non e’ una grande e raffinata analisi politica, anzi e’ piu’ buio che luce, ma l’homo sapiens sapiens al buio ha imparato ad essere se stesso. Al buio delle caverne e al buio delle notti senza luna, tracciando linee immaginarie tra le stelle. Su la testa! siamo o siamo la meglio gioventu’?
Ciao
..
Franco manda
Diaz-Bolzaneto un insulto che continua

Se va bene, saranno passati solo 7 anni alla conclusione del primo grado di giudizio! Tranquilli, nessuno degli imputati nei processi Diaz e Bolzaneto rischia di farsi nemmeno un secondo nelle patrie galere, grazie al condono ed alla prescrizione.
Nel frattempo i due governi che si sono succeduti dal mese di luglio 2001 uno di centro-destra, uno di centro-sinistra, non hanno trovato il tempo (non hanno avuto la benche’ minima intenzione) per approvare:

la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova e Napoli
la legge sul reato di tortura
l’abolizione dei gas CS dai lacrimogeni usati nelle piazze e negli stadi
l’introduzione dei codici identificativi per le forze di polizia in servizio di ordine pubblico
una nuova legge per l’educazione democratica e non violenta delle forze di polizia

E nessuno, a quanto mi risulta, prevede di parlarne per la prossima legislatura. Non e’ qualunquismo credetemi, e’ solo nausea …
Le notizie sotto riportate sono pubblicate esclusivamente sulle pagine genovesi di Repubblica, il resto d’Italia non ha il diritto ad esserne informato.

Enrica Bartesaghi
..
“Dopo lo stop per la malattia di un giudice, si avvicina la resa dei conti per i soprusi nella caserma
G8, riparte il processo Bolzaneto Piu’ lontana la prescrizione
Rifatto il calendario, sentenza in primavera
Una memoria di oltre mille pagine per documentare “gli orrori” del luglio 2001
L´estinzione del reato non scattera’ in anticipo rispetto al giudizio di primo grado
MASSIMO CALANDRI

Grazie alla nuova tabella di marcia elaborata nei giorni scorsi dal presidente Renato Delucchi, il secondo dei maxi-processi del G8 si chiudera’ entro la primavera. La sentenza per le violenze ed i soprusi nella caserma di Bolzaneto e’ infatti ragionevolmente attesa intorno alla meta’ di giugno. Il calendario delle udienze, che aveva subito un inatteso stop dovuto alle condizioni di salute di un componente del collegio, e’ stato rielaborato ed ha ottenuto l´approvazione di tutte le parti in causa. Si ricomincia venerdi’ con la requisitoria dei pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, che termineranno il loro intervento – dopo sei appuntamenti consecutivi – il 10 marzo. Poi tocchera’ alle parti civili e alle difese. L´ultima udienza e’ stata fissata per il prossimo 20 maggio, salvo errori ed omissioni. La camera di consiglio comincera’ immediatamente dopo e ci sono buone ragioni per credere che possa pronunciarsi nel giro di un paio di settimane. La accelerazione nel procedimento non impedira’ che da qui all´ultimo grado gli imputati possano godere della prescrizione. Ma se non altro il meccanismo – che nella maggior parte dei reati presi in considerazione si applica dopo sette anni e mezzo dai fatti – non scattera’ gia’ in anticipo rispetto alla prima sentenza. Questo avra’ importanti ripercussioni soprattutto dal punto di vista civile. Quanto al penale, inutile farsi illusioni: gia’ il condono regalava un bello sconto, da qui alla Cassazione potete scommettere che nessuno sara’ privato della liberta’ personale per un solo minuto.
45 imputati tra generali, funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri, agenti, militari e medici: accusati a diverso titolo di abuso d´ufficio, violenza privata, abuso di autorita’ contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell´ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell´uomo e delle liberta’ fondamentali. Le persone offese sono 209.
Il processo aveva preso il via il 12 ottobre di due anni fa: le udienze sono state 157, in aula sono state ascoltate 392 persone (compresi 12 imputati). Gli accusati si sono sostanzialmente difesi sostenendo di non aver compiuto – e tantomeno visto compiere – nulla di illegale. I pm ritengono invece che la tesi accusatoria sia uscita pienamente rafforzata dal dibattimento. La loro requisitoria ricalchera’ in larga parte quanto gia’ denunciato in una esemplare memoria agli atti. Venerdi’, Petruzziello e Ranieri Miniati introdurranno l´argomento ricordando quella che era l´organizzazione nel “centro di detenzione temporanea”. Lunedi’ prossimo si parlera’ dell´attendibilita’ delle vittime, martedi’ della qualificazione giuridica dei reati. Le udienze successive saranno dedicate alla responsabilita’ in generale e a quella dei vertici in particolare, poi al cosiddetto “livello intermedio” e agli esecutori materiali, ai falsi commessi nell´ufficio matricola, ai reati di medici e infermieri, per chiudere con le richieste di pena. Subito dopo i pubblici ministeri depositeranno una monumentale memoria di oltre un migliaio di pagine.

LA NOVITA’
Violenze alla scuola Diaz In autunno si chiude il cerchio

La dicussione nel processo Diaz, e cioe’ la parola ai pubblici ministeri – Francesco Cardona Albini, Enrico Zucca – per l´inizio la requisitoria e’ prevista per la meta’ del mese di maggio. Calendario alla mano, e’ possibile che il collegio – presieduto da Gabrio Barone – possa decidere entro l´autunno. Per il sanguinario assalto all´istituto scolastico di via Cesare Battisti, dove furono massacrati di botte ed arrestati illegalmente con prove fasulle 93 no-global, sono oggi imputati 29 tra agenti e super-poliziotti. Nell´attuale fase del procedimento la parola e’ soprattutto agli avvocati difensori, che stanno procedendo nell´interrogatorio dei testimoni da loro indicati. Le ultime udienze si sono svolte in un clima abbastanza inquietante perche’ farcito da mille «non ricordo». Si e’ parlato in particolare della seconda irruzione delle forze dell´ordine, quella compiuta «per sbaglio» alla scuola Pascoli, istituto che stava di fronte alla Diaz e ospitava il centro stampa del Genoa Legal Forum. I poliziotti picchiarono i presenti, e «per errore» sequestrarono i filmati girati sul blitz. Che non furono mai piu’ ritrovati.
..
Luca manda
Alessandro Robecchi

Mi piace tanto lo slogan Yes we can. Non e’ male nemmeno quell’altro: Italia
rialzati, forse riferito ai pedoni di Milano. Pero’, guardo la campagna eettorale e prevale la pieta’. Ci sono degli innocenti da salvare, creature gntili che rischiano di essere stritolate dalla follia collettiva che ci portera’ alle urne. Questo e’ un accorato appello per salvare la vita a persone che non meritano tanti guai.
Povero figlio. Daniela Santanche’, recentemente apparentata con Forza Nuova (si vede che la gioventu’ hitleriana aveva un impegno) ha dichiarato che le piacerebbe molto avere un figlio che attacca i manifesti e assalta la casa del grande fratello. E’ giusto avere grandi speranze per la propria prole, ma il figlio della signora e’ ancora piccolo, ha da poco imparato a pronunciare la parola «Porsche». Nell’attesa che abbia l’eta’ per farsi ardito, forse si fa in tempo a salvarlo. Mandategli qualche libro di storia, magari (alla sede della Destra, a Roma, lasciate in segreteria, la prima stanza a sinistra dopo le camere a gas).
Povero Foglio. Se potete, accorrete in aiuto dei redattori de Il Foglio.
Questa agitata e sgomitante lobby dell’incoerenza aveva perlomeno il pregio di sorprendere, di scrivere stupidaggini con il tono solenne della sentenza e il birignao del circolo di canasta. Aveva meno lettori dei necrologi sul Corriere, ma era un po’ piu’ divertente. Ora che il giornale sembra una messa in latino e il direttore officia volgendo le spalle ai fedeli, e’ scesa una cappa di gelo, e presto saranno promossi capiredattori due embrioni. Aiutateli.
S.O.S. trentenni. Nei borghi, nelle campagne e nelle citta’, corre voce che il Partito democratico si affanni alla ricerca di trentenni da candidare. Se avete tra i trenta e i quarant’anni, bellocci, imprenditori, o figli di imprenditori, di alto reddito, automuniti, dunque, restate in casa. Ripeto, restate in casa. Potreste finire candidati nel Pd e un giorno, eletti, sedervi accanto alla Binetti.
..
Dato che tutti gli altri posti erano gia’ occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto
Bertolt Brecht
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Storiella

Un giorno, una sarta cuciva un vestito mentre stava seduta vicino al fiume. Improvvisamente, il suo ditale cadde nel fiume. Quando urlo’ con disperazione, il Signore apparve e le chiese, “Cara figliola, perche’ piangi?” La sarta rispose che il suo ditale era caduto nel fiume, e che ne aveva bisogno per aiutare suo marito a mantenere la famiglia. Il Signore immerse la mano nell’acqua e tiro’ fuori un ditale d’oro con zaffiri.
‘E’ questo il tuo ditale?” chiese il Signore. “No,” disse la sarta. Il Signore di nuovo immerse la mano nel fiume e tiro’ fuori un ditale d’oro con rubini.
‘E’ questo il tuo ditale?” chiese il Signore. Di nuovo, la sarta rispose, “No.”
Il Signore immerse un’altra volta la mano nell’acqua e tiro’ fuori un ditale di pelle.
‘E’ questo il tuo?” chiese il Signore. “Si!” rispose la sarta.
Il Signore fu contento dell’onesta’ della donna, e le diede tutti e tre i ditali.
La sarta torno’ a casa felice.
Qualche anno dopo, la sarta stava camminando con il marito accanto al fiume, quando lui cadde nel fiume e scomparve fra i flutti. Quando la donna urlo’, il Signore torno’ e chiese, “Donna, perche’ piangi?” La sarta rispose, “O Signore! Mio marito e’ caduto nel fiume!”
Il Signore immerse la mano nell’acqua e tiro’ fuori George Clooney.
‘”E’ questo tuo marito??” chiese il Signore.
“Si!”, urlo’ la donna. Il Signore era furente. “Hai mentito! Non e’ vero!!”
La sarta rispose, “Perdonami, Signore. C’e’ stato un equivoco. Vedi, se avessi detto ‘no’ a George Clooney, avresti tirato fuori Brad Pitt.”
“E se avessi detto ‘no’ a lui, avresti e tirato fuori mio marito. E se avessi, a quel punto, detto ‘si’, mi avresti dato tutti e tre. Signore, non sto tanto bene di salute, e non avrei potuto prendermi cura di tutti e tre mariti. Per QUELLO ho detto ‘si’ a Gorge Clooney.”
Cosi, il Signore permise alla sarta di tenere Clooney con se’.
Il morale della storia:
Quando mente una donna, e’ per un motivo giusto e onorevole, ed e’ nei migliori interessi di tutti.
Questa e’ la nostra versione, e non cambiamo una virgola…

Firmato,
Tutte le donne
..

http//www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. Mi sono state chieste informazioni sulla rete di tv locali di Berlusconi con cui il Cavaliere iniziò il suo impero mediatico.

    Si può vedere:
    http://www.tvlocali.tv/cronistoriatvlocali.htm

    1982- SONO 18 LE EMITTENTI LOCALI COLLEGATE ALLA RETE CHE POCHI ANNI DOPO SARA’ COMPRATA da Berlusconi

    o

    strano.net/stragi/stragi/nomi/berlusca.htm

    Sul finire degli anni 70 il grande fervore organizzativo di Berlusconi sul versante televisivo si concretizza nella costituzione di alcune nuove società: il 12 novembre 79, l’editore piduista registra la società canale 5, nell’80 nascono la Videotime SPA e la Videotime finanziaria, rispettivamente con 7 e 100 miliardi di capitale, Berlusconi acquista la quota maggioritaria di Teletorino international, nell’83 rileva Italia 1 dalla Rusconi e nell’84 acquisisce rete 4 dal gruppo Mondadori.
    Ma nessuna fra tutte le reti del cavaliere può trasmettere su scala nazionale perché una serie di sentenze della Corte Costituzionale precludono alle imprese private la possibilità di gestire in qualsiasi modo attività televisive aventi carattere nazionale.Nell’estate 81 in attesa di un’ennesima sentenza della corte costituzionale nel settore, Berlusconi dichiara che non si può fare televisione se non si è collegati con tutto il paese e con l’estero; la corte si pronuncia ribadendo il limite per le televisioni locali a trasmettere solo in ambito locale. Forte di questa sentenza la RAI si rivolge alla magistratura denunciando Canale 5 ed altri circuiti per “la contemporaneità delle trasmissioni, non via etere, ma a mezzo videocassette su varie emittenti, intaccando così il privilegio monopolistici”.
    Il 16 Ottobre 1984 tre pretori di Torino, Roma e Pescara fanno chiudere le reti televisive di Berlusconi per violazione dell’Art. 215 del codice postale che limita all’ambito locale le trasmissioni delle Tv private. Il 20 Ottobre Craxi con un decreto annulla l’ordinanza dei pretori. Il decreto verrà annullato dal Parlamento perché anticostituzionale, ma Berlusconi continuerà a trasmettere indisturbato fino al 1990, quando la legge Mammì toglierà ogni ostacolo alle reti di “sua emittenza”.

    http://www.mondodisotto.it/berluska/5versoilfarwesttelevisivo.htm

    Il “Piano” della Loggia P2 prevede che, costituito il circuito di Tv locali, la Rai-Tv venga “dissolta in nome della libertà di antenna” fino alla abolizione del monopolio
    ..
    Una dettagliata spiegazione della storia di Berlusconi e delle sue tv connesse col piano di Gelli è nel bel sito:

    http://www.rifondazione-cinecitta.org/pidue.html

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 23, 2008 @ 8:27 am | Replica

  2. Dice una canzone: Come si cambia… ovvero il confronto fra il
    programma di Antonio Di Pietro del 13.02.2008 e il programma definitivo del 21.02.2008 (dopo l’accordo con il PD di Veltroni):

    Punto 5 programma 13.02.2008
    - Una sola televisione pubblica, senza pubblicità
    - Limitazione della proprietà per i concessionari privati ad una rete Televisiva
    - Eliminazione dei finanziamenti pubblici dell’editoria

    Punto 5 programma 21.02.2008
    - Fine dei duopolio Rai-Mediaset in attuazione delle direttive europee e delle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di giustizia europea.
    - Revisione dei criteri di assegnazione ed effettivo controllo sull?utilizzo dei finanziamenti pubblici all?editoria
    - Fuori la politica dalla Rai

    Inoltre:

    Il punto 1: – Miglioramento della legge 30 (percentuale massima di precari in azienda al 10%, detassazione rispetto al lavoro dipendente)
    diventa: – Miglioramento della Legge 30, garantendo reddito e riqualificazione nei periodi di non occupazione e prevedendo agevolazioni fiscali per i lavoratori precari

    Il punto 4: – Incentivazioni per la produzione del Made in Italy in Italia…
    è scomparso;

    Il punto 7: – Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature….
    è scomparso;

    il punto 8: – Estensione dei diritti alle coppie di fatto
    diventa: – Riconoscimento di un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto

    il punto 10: – accorpamento dei ministeri…
    è scomparso;

    …e a pensare che con la prima stesura del programma Di Pietro affermava: “portare il Partito Democratico verso un programma che è rispondente all’obiettivo dell’Italia dei Valori”….

    Sandro

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 23, 2008 @ 8:27 am | Replica

  3. c’è qualcosa di vecchio nella discussione politica, di ripetuto, un meccanismo logoro che non aggancia l’attenzione. È ancora possibile parlare di riduzione delle tasse quando si sa che è la promessa che tutti fanno su di un tema che lascia grandi margini di effetto demagogico cui più nessuno crede? Non sarebbe più efficace spiegare quali cose occorre fare per poter poi raggiungere certi risultati?

    Le proposte della nuova sinistra sono ineccepibili. Però c’è, più che un dubbio una certezza: con questa legge elettorale, la sinistra, o prende la maggioranza relativa, che automaticamente diventa maggioranza assoluta, oppure rimane in una lista d’attesa che rischia di essere infinita. Dov’è il progetto? In quale modo pensa di raggiungere una posizione influente? La strategia? In altri termini qual’è la mossa per fare un passo avanti, considerando l’improbabilità di raggiungere la maggioranza relativa?

    Certo ora c’è un elemento nuovo. Veltroni ha sventato i piani dell’oppositore con una scelta apparentemente sbagliata. Questo gli è stato riconosciuto ma chi ha saputo trarne vantaggio per ora è solo il PD. La legge elettorale è ignobile però è con questa che si devono farre i conti.

    Penso da tempo che la sinistra non sa non può e forse non vuole rigenerarsi in un partito unitario. Questo potrebbe avvenire con il contributo di elementi esterni nuovi, dopo aver azzerato la situazione. Quale migliore opportunità di questa per farlo. Una legge elettorale che non consentirà alcun respiro alle forze minori, forse già in partenza rassegnate all’opposizione, potrebbe rappresentare l’opportunità per la prima mossa strategica. Portare alla vittoria lo schieramento che ne ha le possibilità potenziali, contro il suo l’impegno a dare priorità ed esecuzione ad una nuova legge elettorale proporzionale. Eventualmente ritornare a fare elezioni vere subito dopo. Il tempo occorrente sarebbe già sufficiente ad organizzare una nuova sinistra. Certo, come alcuni generali preferiscono perdere la guerra piuttosto che dare il merito della vittoria di una battaglia ad un loro collega, anche in politica questo può succedere. Occorre la pressione dei movimenti e organizzazioni in grado di diffondere opinioni.

    La campagna elettorale di Veltroni è sdrucita deludente: promesse, il momento sbagliato per farlo. Nonostante questo, la speranza di un passo avanti, comporta la sua vittoria.

    aa

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 23, 2008 @ 8:28 am | Replica


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