Nuovo Masada

febbraio 5, 2008

MASADA n. 627. 5-2-2008. Gomorra

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:32 pm

Bob Marley:
Quello che ci raccontano non e’ quello che sappiamo”.
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Nella simbolica religiosa, come in ogni specie di simbolica, e’ attraverso delle forme – e con queste forme – che il pensiero costruisce i suoi oggetti.”
Jean-Pierre Vernant

Nell’afflato ideale, preesistente ad ogni forma di esperienza, e che e’ in grado di superare l’esperienza e di sublimarla, e’ li’ che il cuore costruisce i suoi progetti”.
Viviana

Viviana: Se un uomo deve sopravvivere in un deserto, le sue remore morali e civili salteranno, si trovera’ ad affrontare difficolta’ che non sono della vita comune, potra’ fingersi morto o uccidere, rubare o difendere il suo cibo con disperazione, mangiare roba innominabile, trangugiare acqua melmosa, fare atti liminari impensabili in condizioni ordinarie, calpestare la sua dignita’ e il suo onore, comportandosi in modo simile a una bestia, potra’ anche fingere che quello strano mondo sia un mondo normale in cui sia possibile adattarsi per sopravvivere e rallegrarsi di questo. Ma noi non stiamo parlando di un aborigeno sperso nel bush, stiamo parlando di intere regioni italiane in quella che si vanta essere la settima potenza del mondo.
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Saviano: “Tremilaseicento morti da quando sono nato. La camorra ha ucciso piu’ della mafia siciliana, piu’ della ‘ndrangheta, più della mafia russa, piu’ delle famiglie albanesi, piu’ della somma dei morti fatti dall’ETA in Spagna e dall’IRA in Irlanda, piu’ delle brigate rosse, dei Nar e piu’ di tutte le stragi di Stato avvenute in Italia” …. Mi viene in mente a cartina del mondo che spesso compare sui giornali, quella mappa che indica con un bagliore di fiamma tutti i luoghi della terra dove c’e’ un conflitto. Kurdistan, Sudan, Kosovo, Timor Est. Viene di gettare l’occhio sull’Italia del sud, ma non c’e’ traccia di lampo, non v’e’ disegnato alcun fuocherello. Qui e’ il cuore d’Europa. E’ necessario che la carne da macello rimanga impantanata nelle periferie, schiattata nei grovigli di cemento e mondezza, nelle fabbriche in nero, e nei magazzini di coca”.
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Da una intercettazioni telefonica: “La gente sono vermi e devono rimanere vermi

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Viviana Vivarelli

Quando mi e’ arrivato il clamore di questa opera prima di Roberto Saviano, leggendo ovunque che si trattava di un libro inchiesta contro la camorra, me n’ero ritratta schifata, come da una peste che potesse contaminarmi e di cui pensavo di sapere suppergiu’ quanto basta. La camorra: un corpo separato dallo Stato, un fenomeno che credevo non riguardasse il cittadino medio e pensavo si riferisse solo al crimine di strane e lontane parti del paese.
Il mio era l’atteggiamento difensivo di chi crede di non essere toccato da questa piaga nazionale ed ha un rigetto automatico delle parole mafia o camorra o ‘ngrandheta, quasi che, ritraendosene come da cose infette, potesse esorcizzare tali orrori ed esserne preservato. Restava inspiegabile come mai un libro su un fenomeno di delinquenza “locale” avesse avuto un cosi’ grande successo in tutto il mondo. Che poteva interessare al mondo?
C’era qualcosa che i critici non dicevano ed era che non si trattava di un libro sulla camorra e che il suo titolo “Gomorra” non si riferiva solo alle famiglie camorriste napoletane, i De Lucia, i Di Lauro, i Casalesi, gli Schiavone, ma a qualcosa di ben piu’ grave, ad un vero e proprio sistema, che potremmo chiamare con termine pseudo-economico ‘neoliberista’, o con termine politico ‘capitalista’, che si allarga ben oltre l’organizzazione criminale nominata, per comprendere l’intero sistema economico, sociale e politico italiano, il sistema “prevalente”, quello a cui tutti i partiti sembrano oggi adeguarsi per conservare e difendere uno status elitario piu’ simile a un sopruso che a un Governo, che diventa di giorno in giorno piu’ intollerabile.
Quello che Saviano fa capire benissimo e’ che la camorra o la mafia o la ‘ndrangheta non sono bubboni che stanno come formazioni cancerose “a lato” dello Stato e sono combattute o dovrebbero essere combattute dai suoi anticorpi, ma “sono” esse stesse lo Stato.
Sono il sistema predatorio e disfunzionale che ormai ha fagocitato tutto e in cui i partiti sguazzano in perfetta fusione e identita’, incapaci persino di comprendere la distruzione che hanno messo in atto e a cui hanno attivamente contribuito. E questa identita’ di sistema puo’ far comprendere come un tale potere politico abbia tanto in odio la Magistratura e pensi solo unanimemente a incaprettarla, affinche’ si muova come una serva passiva e ossequiente, dal piccolo pretore fino ai piu’ alti gradi di quel CSM e di quell’ANM che hanno cessato ormai da tempo di essere organi di difesa dei Magistrati e dei cittadini, per fungere definitivamente a braccio ossequiente del potere, si chiami esso D’Alema o Berlusconi. E lo stesso scempio si ripete sull’informazione, dal piccolo giornale di provincia ai quotidiani nazionali, ai canali della tv.
In tale sistema predatorio qualunque distinzione ideologica e’ andata ormai a farsi fottere.
In Italia non ci si deve più difendere dalla camorra, ma da uno Stato che ha assunto gli stessi sistemi della camorra, uno Stato che ormai e’ un nemico pubblico, nemico del diritto, della giustizia, del lavoro, della crescita comune, dell’informazione, della democrazia, in un’opera progressiva e lesiva di predazione e degenerazione del paese.
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Mariapia

Sono tempi amari. Non ci siamo ripresi dalla caduta dell’impero romano, i greci stanno ancora in depressione della caduta della grande Grecia e vediamo che, quando una nazione e’ nel giro retrogrado, il tempo per tornare alla caduta iniziale, che poi diventera’ il punto della risalita, si misura in millenni.
Ma io, donna di secoli, ho una grande pazienza. Nulla e’ mai per sempre. Un giorno il giro giusto della storia riprendera’ e io mi muovo per questo.

Viviana

Si deve leggere Gomorra!
E’ imprescindibile al nostro sapere, anche se si resta impietriti. E quando si dice camorra non si dice solo crimine, si dice finanza, economia, politica. Leggere questo libro scritto in modo dettagliato e appassionato toglie davvero qualsiasi pregiudizio generalizzato dalla testa e da’ conto in modo atroce di come tanti si trovino a vivere inchiodati ad un realta’ senza rimedio senza possibilita’ di riscatto, senza luce di salvezza.
Leggetelo!! Tutte le biblioteche lo hanno. Non e’ facile trovarlo subito perche’ e’ il libro piu’ richiesto d’Italia, uno dei primi al mondo, e ci vuole stomaco a leggerlo, ma meglio ancora compratelo e prestatelo agli amici, e’ il libro piu’ pesante e micidiale che abbia mai letto, e da’ come una mazzata al basso ventre tale da cambiarti per sempre, ma e’ un libro obbligatorio perche’ e’ importante sapere fino in fondo in che Italia si vive, e’ importante vedere con estrema chiarezza cosa e’ diventato questo paese, senza ripetere i soliti stereotipi tanto facili quanto stantii sugli italiani o sui napoletani, e’ indispensabile sapere fino in fondo che letamaio siamo diventati e cosa ha comportato sostenere questi governi.
E se sapremo le cose come stanno proprio fino all’estrema consapevolezza, saremo in grado di valutare finalmente cosa ha significato votare questi politici corrotti, che hanno traviato le leggi, che lasciano indisturbata la criminalita’, che vanno abbracciati con essa o ne prendono ordini, e potremo renderci conto con improvvisa lucidita’ anche della bassezza di questa stampa, falsa, ipocrita, deviante, serva, che dei fatti veri non ci dice mai nulla, che ha abdicato al suo compito di educare e far sapere (perche’ l’educazione e’ innanzitutto conoscenza), per vendersi anch’essa in modo doloso al sostegno del crimine.
Gomorra non parla nemmeno di politica, parla di economia, di potere, delle grandi griffe del nord, per es., e del sistema infimo e spietato su cui esse fondano i loro imperi, un sistema che basterebbe un fisco trasparente e la difesa delle leggi del lavoro con un sistema penale positivo, ovvero applicato, a sgominare.
Dice Saviano: “Sarebbe miope credere che mafia, camorra e ‘ndrangheta riguardino il sud. Le teste direttive possono essere al sud, ma i capitali investiti sono al nord e al centro”.
Gomorra parla del traffico di droga che sostiene anche le ricchezze di tanti parvenus della politica, dai piccoli amministratori locali fino a quel Berlusconi che mezza Italia si appresta ora a votare.
Gomorra parla della perfetta macchina di diffusione del narcotraffico, quella macchina intoccata che ridicolizza per sempre Fini e la sua sconcia legge sulla droga che ha lasciato intatti i grandi imperi del narcotraffico.
Ma soprattutto Gomorra parla in modo emblematico della degradazione di Napoli, il porto, la provincia, una landa dimenticata da Dio in cui non si ha mai l’impressione che esista uno Stato, delle forze dell’ordine, un esercito, una finanza, una Chiesa, qualcosa che appaia normalmente come forza pubblica, locale o centrale, forza civile, etica, protettiva, ma solo un vuoto immenso, desolato, in cui impera e prospera “indisturbato” un mondo criminale spietato, i cui modi nemmeno immaginiamo, e sono i modi su cui si fonda anche il potere di questi politici, di questi partiti, di questi governi.
Pensate bene questo ad ogni pagina di lucida denuncia di Saviano, che queste facce di bronzo che noi andiamo ad applaudire, queste etichette vuote in cui noi cittadini onesti riponiamo sogni e speranze, questi presunti politici portatori di presunta ideologia, sono complici di tutta questa degradazione, e che e’ questa gente elegante, incravattata, imbellettata, che si esibisce in tv, che dice slogan, che finge di fare battagliuzze politiche, piccoli scontri di facciata, e’ quella che protegge l’inferno, che ha sposato il diavolo, coi suoi inciuci, indulti, depenalizzazioni, leggi vergogna, abusi, privilegi, impunita’, prescrizioni, lottizzazioni, voti di scambio, concussioni e infinecoi suoi diversivi confessionalisti ipocriti…
Pensiamo chiaramente a quante volte ognuno di loro ha appoggiato, per i motivi piu’ vari, leggi che indeboliscono la democrazia, le pene, il diritto, il processo, la giustizia, che attacca i magistrati onesti, la polizia onesta, la finanza onesta, che puniscono e tartassano e bloccano il cittadino migliore e capace, che colpiscono il lavoratore, il debole, il malato, il bambino.. pensiamo a quante volte con le loro leggi assassine hanno favorito ogni tipo di delinquenza, mentre favorivano se stessi, il loro piccolo potere, i loro intrallazzi miserabili che sono contro di noi, contro ogni democrazia, contro ogni idea di stato civile.
Pensiamo bene e cerchiamo di capirlo fino in fondo che le etichette sotto cui si nascondono questi ipocriti, persino quelle di estrema sinistra o del centro cattolico, sono le vesti linde e ingannatrici sotto cui c’e’ l’abbraccio, la collaborazione, l’inciucio, col mondo del Male, un modo di tale inaudita violenza di fronte a cui le battaglie della Chiesa contro la 194 appaiono un perditempo inverosimile e doloso, che offende le nostre coscienze, mentre contro ben altre forze una vera Chiesa e un vero Stato dovrebbe rivolgere le loro battaglie, pulendo per primi i loro interni dalle piattole che vi si sono acquattate!
Ed ecco che se affiancate alle lucide e tragiche pagine di Saviano queste considerazioni di responsabilita’ politica e clericale, questi schiamazzi mediatici del Papa, queste sceneggiate politiche, queste finte alternanze che riempiono i giornali appaiono un teatro grottesco, un sepolcro imbiancato che sotto brulica vermi.
E tanto piu’ false e grottesche appaiono, allora, le accuse pregiudiziali ai napoletani o ai meridionali o agli italiani, presi in massa, ridicolizzati negli standard obsoleti, trasformati in fantoccini ridicoli di ridicole farse, tipologie grottesche da Rione Sanita’, colpevolizzate nei loro comportamenti coatti, quando non ci rendiamo nemmeno conto di quanta parte di questa popolazione vive in uno stato di schiavitu’ inenarrabile, una condizione che non riusciamo nemmeno a immaginare, noi cittadini benestanti di città ancora salvabili, e loro, sfruttati, sull’orlo continuo della morte, derisi, violentati nei loro diritti, calpestati come persone….come dice Levi “Voi che vivete sicuri /Nelle vostre tiepide case,/ voi che trovate tornando a sera/ Il cibo caldo e visi amici:/ Considerate se questo e’ un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per un pezzo di pane/ Che muore per un si’ o per un no./ Considerate se questa e’ una donna,/ Senza capelli e senza nome/ Senza piu’ forza di ricordare/ Vuoti gli occhi e freddo il grembo/ Come una rana d’inverno./ Meditate che questo e’ stato:/ Vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro /cuore/ Stando in casa andando per via,/ Coricandovi alzandovi;/ Ripetetele ai vostri figli./ O vi si sfasci la casa,/ La malattia vi impedisca/ I vostri nati torcano il viso da voi.”

Gomorra deve essere letto per questo. Non per fare un nuovo atto di accusa contro la disgraziata Napoli (da 14 anni governata dalla sinistra! E’ questo il paradosso che ogni considerazione politica violenta ed annulla!), questa napoli troppo facile da attaccare con pregiudizi stantii e obsoleti, mentre dovremmo andare oltre il luogo comune, per imparare a non fare accuse superficiali e ciarliere a chi la schiavitu’ la soffre, a chi il dolore lo vive, a chi non ha mai conosciuto la liberta’ e non puo’ pensare in liberta’, e leggendo questo libro cominciamo a capire! E a vedere anche che napoli e’ solo la spia di qualcosa che si sta allaragando ovunque.
Accusare i vinti e’ facile e infame e aggiunge solo dolore a dolore dunque, e’ insensato. Non si violenta con le parole un popolo che muore. Perche’ liberta’ significa vivere non schiacciati dalla precarieta’, dallo sfruttamento, dalla paura. Liberta’ significa non arrendersi al potere, alla fame, al bisogno, non vendere il poco diritto che si ha: la scelta, il giudizio, il voto, la vita, la fatica, il corpo e l’anima.. Liberta’ significa non cedere al ricatto di chi ti vuole vinto e schiavo e inerte ai suoi voleri e interessi, fino a perdere anche la tua coscienza e la tua speranza, fino a diventare come lui, se occorre.
Liberta’ e’ vivere dignitosamente in uno Stato giusto, dove le leggi sono applicate e le pene comminate, tassativamente, e governano persone giuste, i migliori e non i peggiori, i piu’ saggi e non i piu’ ricchi, che gia’ dire ‘ricco’ puzza di misfatto, e di concussione e di collusione, specie se e’ un ricco di rapido accesso, di dubbio ingresso, e un governo giusto non puo’ essere collaboratore dei velocemente arricchiti e, peggio ancora, non può avallare il sistema dirigendosi da un finto bipolarismo ad un sistema presidenziale forte, un governo giusto non puo’ essere protettore di criminali e crimini.
In un paese civile, fisco, leggi, processi e pene, sono posti e applicati per il bene comune e non per salvaguardare poteri, arricchimenti e abusi privati, perche’ se un potere e’ solo privato, gia’ per questo e’ un potere infame, che sara’ sorretto con modi infami, perche’ l’egoismo giustifichera’ tutto e concedera’ tutto pur di sostenersi, essendo il bene pubblico opposto al bene privato, cosi’ che un governo di ingiusti non potra’ che crescere nelle infamita’, perpetuando il peggio, e tu cittadino non puoi vendere il tuo voto, la tua coscienza e il tuo futuro all’infamita’.
E la liberta’ si sposa dunque con la consapevolezza, perche’ un popolo che non e’ consapevole non e’ un popolo libero, e diventare consapevoli vuol dire capire che il cattivo potere e’ Male che avanza e che porta alla schiavitu’ progressiva di tutti, in un mondo disperato in cui alla fine nessuno restera’ libero e nessuno restera’ in salvo, perche’ il male di tanti raggiungera’ anche chi si crede oggi in salvo, e nessuno puo’ credere davvero oggi di essere al sicuro nelle sue precarie sicurezze, nessuno puo’ credere che tutta l’Italia non diventera’ come Napoli o come Palermo o come Secondigliano, se solo lasciamo che questo disfacimento avanzi, concedendo ancora credito a chi, da anni, a destra come a sinistra, in modo intenzionale ha collaborato col Male, facendolo avanzare fin dove e’ arrivato, nel disfacimento della Nazione.
Perche’ uno Stato giusto e’ uno Stato che difende chi e’ debole, non che rafforza chi e’ forte, ed e’ uno Stato fatto per il bene dei cittadini e non per l’abuso di pochi.
E uno Stato piramidale dove tutto discende dall’alto e dove anche il diritto al lavoro diventa la concessione interessata di un Padrino non e’ piu’ uno Stato civile ma un’organizzazione mafiosa. E cessa di essere uno Stato democratico per trasformarsi in un regime criminale.
Non possiamo fingere di ignorare che dei Governi che violentano i processi e le pene, i valori e i diritti, sono inevitabilmente allacciati al peggior crimine.
E non dobbiamo e non possiamo permettere che queste atrocita’ continuino, continuando a sostenere incoscientemente chi ha fatto questo, fingendolo sano, come se non sapessimo che il peggio e’ passato coi voti di tutti, col sostegno di tutti, gia’ dai tempi di Andreotti e della protezione alla mafia siciliana, quel sostegno troppo spesso unanime (ma andate a vedere i resoconti delle sedute parlamentari e guardate coi vostri occhi come i vostri beniamini hanno congiurato contro di noi!). No, questo non lo possiamo permettere ancora, per salvare nostri interessi o le nostre illusioni, perche’ sarebbe da totali incoscienti, sarebbe come sostenere la morte!

E dunque Saviano era un ragazzo di 26 anni (ora ne ha 29) e girava la Campania con una bicicletta, poi con una Vespa, e faceva la professione piu’ nobile di questa Terra, che e’ fare il giornalista, ovvero colui che svela la verita’, e lo faceva come ogni buon giornalista dovrebbe farlo e come, per nostra disgrazia, quasi nessuno oggi lo fa piu’, e faceva questo lavoro cosi’ bene, come una missione, come oggi pochi politici o giudici o poliziotti o finanzieri sembra riescano oggi a fare, cosi’ che questo suo libro inchiesta-denuncia ha fatto il giro del mondo, e io a questo ragazzo che tutto vedeva e tutto scopriva, a differenza dei nostri untuosi politici e delle nostre cieche forze dell’ordine, io darei il Nobel per il giornalismo, perche’ questo e’ un giornalista vero, e non per nulla vive sotto scorta perche’ la camorra ha decretato la sua morte. La camorra, e non solo.
A questo ragazzo, che e’ scuro e con la faccia amara del Cristo di Pasolini, io darei, se fossi il Presidente della Repubblica, la carica di Senatore a vita, per aver onorato la nostra Repubblica, “per aver illustrato la Patria per altissimi meriti”.

Leggete dunque Gomorra e, per ogni pagina, per ogni lucida e spietata pagina, chiedetevi: “Dove erano Forza Italia, Udeur, Udc, Lega, Allenza Nazionale, Ds, Margherita, Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani, Socialisti, il Vaticano, L’Opus Dei, lo Ior… ? Dove erano tutti, e cosa facevano mentre si permettevano queste cose?

Gomorra comincia cosi’:

Comprendere cosa significa l’atroce, non negarne l’esistenza, affrontare spregiudicatamente la realta’ “.
Hanna Arendt

Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riportano vergogna“.
Niccolo’ Machiavelli

Il mondo e’ tuo“.
Scarface

Il porto
Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi, sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri, ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni, che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie piu’ spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano li’. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato al collo. Avevano messo tutti da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro citta’ in Cina. Si facevano trattenere una percentuale del salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese. Quando il gruista del porto mi racconto’ la cosa, si mise le mani in faccia e continuava a gardarmi attraverso lo spazio tra le dita. Come se quella maschera di mani gli concedesse piu’ coraggio per raccontare. Aveva visto cadere corpi e non aveva avuto bisogno neanche di lanciare l’allarme, di avvertire qualcuno. Aveva soltanto fatto toccare terra al container, e decine di persone comparse dal nulla avevano rimesso dentro tutti e con una pompa avevano ripulito i resti. Era cosi’ che andavano le cose. Non riusciva ancora a crederci, sperava fosse un’allucinazione dovuta agli eccessivi straordinari. Chiuse le dita coprendosi completamente il volto e continuo’ a parlare piagnucolando, ma non si riusciva piu’ a capirlo“.
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Pag 27: Gli stilisti
(Ora leggete questo, e pensate a Montezemolo e alla sua spocchia, e pensate ai sindacati e pensate ai partiti della cosiddetta sinistra e a che cosa hanno permesso…)

Qualsiasi persona avesse voluto tentare una scalata imprenditoriale in questo territorio, per anni avrebbe potuto farlo. Realizzare il sogno. Con un prestito, una liquidazione, un forte risparmio, metteva su una fabbrica. Puntava su un’azienda: se vinceva riceveva efficienza, produttivita’, velocita’, silenzi e lavoro a basso costo. Vinceva come si punta sul rosso o sul nero. Se perdeva chiudeva in pochi mesi. Las Vegas. Perche’ nulla era dato da precise pianificazioni amministrative ed economiche. Scarpe, vestiti, confezioni erano produzioni che si imponevano al buio sul mercato internazionale. Le citta’ non si facevano fregio di questa produzione preziosa. I prodotti erano tanto piu’ riusciti quanto assemblati in silenzio e clandestinamente. Territori che da decenni producevano i migliori capi della moda italiana. E quindi i migliori capi di moda del mondo (ndr: eh gia’, nessuno ci dice mai, nel declino economico italiano, che l’abbigliamento sale come una freccia! Ma a prezzo di che?)
Non avevano club di imprenditori, non avevano centri di formazione, non avevano nulla che potesse essere altro dal lavoro, dalla macchina da cucire, dalla piccola fabbrica,… Ogni altra cosa era superflua. La formazione la facevi al tavolo da lavoro, la qualita’ imprenditoriale la mostravi vincendo o perdendo. Niente finanziamenti, niente progetti, niente stages. Tutto e subito sull’arena del mercato. O vendi o perdi… Qui non c’era necessita’ di avere permessi, contratti, spazi. Garage, sottoscale, stanzini, diventavano fabbriche. Negli ultimi anni la concorrenza cinese ha distrutto quelli che fabbricavano prodotti di qualita’ media. Non ha piu’ dato spazio di crescita alla manualita’ degli operai. O lavori nel migliore dei modi subito o qualcuno sapra’ lavorare a un livello medio in maniera piu’ veloce….
Si lavora cucendo, tagliando pelle, assemblando scarpe. In fila. La schiena del collega davanti agli occhi… Un operaio del tessile lavora circa 10 ore al giorno. Gli stipendi variano da 500 a 900 euro. Raramente le aziende superano i 10 dipendenti. Piu’ della meta’ sono donne. Qui le fabbriche non esistono, non ci sono neanche i lavoratori. Se lo stesso lavoro di alta qualita’ fosse inquadrato, i prezzi lieviterebbero e non ci sarebbe piu’ mercato e il lavoro volerebbe via dall’Italia… qui il conflitto di classe e’ molle come un biscotto spugnato… non c’e’ contratto, non c’e’ burocrazia…Sanno di lavorare sull’eccellenza, e sanno di avere stipendi infimi. Ma senza l’uno non c’e’ l’altro (ndr: … e il sistema si diffonde in tutto il mondo e serve a mantenere schiavo tutto il mondo in una fuga verso il basso non verso l’alto, che pure i sindacati avallano perche’ fondano il loro potere sui pochi che sono inquadrati, non sui moltissimi che sfuggono a ogni inquadramento, e legge e rispetto umano, i sindacati fingono di non sapere, perche’ non e’ il lavoratore che a loro interessa, ma quei lavoratori grazie a cui sono quello che sono).
Non c’e’ rete di protezione, diritti, giuste cause, permessi, ferie. Il diritto te lo costruisci. Le ferie le implori… Non si conoscono i dati precisi su quanti sono i lavoratori in nero in queste zone. Ne’ quanti sono regolarizzati e costretti a firmare buste paga che indicano somme mai percepite…..

(Ndr: Poi Saviano racconta l’incontro di 3 grossi imprenditori dell’abbigliamento in un luogo anonimo, una stanza anonima con 20 piccoli boss del lavoro nero. I tre imprenditori indicano in modo rigidissimo il numero di abiti da produrre, i modelli, le stoffe, i modi e comincia l’asta, si avanzano le offerte. Cosi’ fanno le grandi griffe italiane, quelle che vestiranno le ladyes di tutto il mondo. Tra gli offerenti nessuno vince e nessuno perde. Chi offre il meglio col costo minimo segna la base. Poi tutti faranno “tutti” i capi richiesti. E sara’ scelto il lavoro migliore, venduto a prezzi strabilianti nelle boutiques piu prestigiose del mondo. Gli altri capi, perfetti anch’essi, rifinitissimi, esattamente uguali, non saranno distrutti, entreranno nel grande mercato dei falsi, un grosso business anch’esso. Fanno ridere le retate della polizia di Rimini sui poveri vu compra’ con i poveri falsi di Vuitton. Fa ridere Montezemolo con tutta la sua spocchia e la sua minaccia di cacciare da Confindustria chi paga il pizzo. Questo e’ anche peggio. Il mondo va cosi’. Le ricchezze del borioso nordest sono fatte in questo modo. Un furto. Uno sfruttamento in cui e’ quasi impossibile distinguere il camorrista o il mafioso da chi non lo e’, perche’ e’ il sistema che e’ camorrista o mafioso. Un sistema capitalista-mafioso in cui fanno ridere i partiti che si dicono di sinistra perche’ lo hanno mantenuto esattamente com’e’ senza cambiarne una virgola, quando sarebbe bastato rispettare le leggi sul lavoro e mettere un fisco trasparente che indicasse ogni trasferimento di ricchezza per mettere il verminaio allo scoperto).
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Pag 82. Il narcotraffico

(Ndr: Fini dovrebbe vergognarsi per aver tenuto banco in una delle grandi truffe del Governo della Cdl al paese, leggi buone solo per colpire l’immaginazione degli sciocchi. Ridicola quella legge Fini che incarcerano chi fuma uno spinello, ridicola e fuorviante, quando il grosso del narcotraffico non e’ stato mai intaccato. Lo spinello e’ solo un faro negli occhi degli stolti, la nuova frontiera e’ la cocaina, quella di cui la polizia denunciava con imbarazzo un enorme afflusso alla villa di Arcore ai tempi di Mangano, quella che secondo la polizia svizzera arrivava in Italia o forniva i fondi dal narcotraffico colombiano al riciclaggio e all’ascesa economica dell’uomo piu’ ricco d’Italia, quella che gira a chili in Parlamento tra i cosiddetti onorevoli, i signori che fanno entrare nei sacri palazzi i loro pusher per avere la neve migliore fresca sul tavolo, gli stessi che hanno votato la legge Fini sulla droga e vanno al Family day o ad ossequiare il Papa quando strilla che non lo fanno parlare (potere che baca il potere). Curiosamente il Papa, di questo grossissimo giro di droga, non ha parlato mai, e anche sulle banche, specie le sue, e i suoi traffici finanziari, ha calato un rigoroso silenzio, troppo impegnato a combattere la pericolosa liberta’ delle donne o i diritti dei gay, seguito dalle sue turbe schiamazzanti che del fanatismo hanno fatto una seconda droga).

La coca si e’ emancipata dalla categoria di sballo e viene usata in ogni fase del quotidiano, dopo ore di straordinario e’ assunta per rilassarsi, per avere ancora la forza di fare qualcosa che somigli a un gesto umano e vivo e non solo un surrogato di fatica. La coca ora viene presa dai camionisti per guidare la notte, per resistere ore davanti al computer, per andare avanti a lavorare senza sosta per settimane senza nessun tipo di pausa. Un solvente della fatica, un anestetico del dolore, una protesi alla felicita’.,,
Il clan Di Lauro ha liberalizzato la droga, scegliendo le partite medie, in un libero spaccio che aumenta clienti e spacciatori. Una piccola libera imprenditoria, autonoma che puo’ mettere il prezzo che vuole, diffonderla come e dove vuole…
C’e’ il giro dei medici, il giro dei piloti, il giro dei giornalisti, degli impiegati statali… uno scambio amicale, come quello delle casalinghe che propongono creme alle amiche…. Un arrestato su 3 e’ incensurato… cosi’ dal ‘99 al 2002 il consumo di cocaina schizza ai massimi storici, +80%.. nel territorio agiscono decine di clan, le cifre di profitto raggiungono quelle di una manovra finanziaria,, Un kg di coca al produttore costa mille euro, quando arriva al grossista e’ arrivata a 30.000 euro. 30 chili dopo un primo taglio diventano 150, valore di mercato di 15 milioni di euro. E se il taglio e’ maggiore, a 3 chili ci puoi tirare fuori 200 chili. Il taglio e’ fondamentale, caffeina, glucosio, mannitolo, paracetamolo, lidocaina,.. ma anche talco e cacio per cani.. Ma il taglio fatto male attira morte, polizia, arresti. Per questo ci sono le cavie.…
I tagliatori usano gli eroinomani come cavie, abbassando il prezzo, regalando dosi. Se le cavie non muoiono, esultano, perche’ il guadagno sara’ superiore….
..poco distante da Scampia c’era una decisa di Visitors (eroinomani) a raccolta. Uno spiazzo davanti a dei capannoni. C’ero arrivato per caso, nella presunzione che sentendo l’alito del reale, quello caldo, quello piu’ vero possibile, si possa arrivare a comprendere in fondo delle cose. Non sono certo che sia fondamentale osservare ed esserci per conoscere le cose, ma e’ fondamentale esserci perche’ le cose ti conoscano…..
Si fece avanti una coppia. Tremavano. Erano davvero al limite.. lui aveva le vene delle braccia inutilizzabili, si tolse le scarpe, e anche le piante dei piedi erano rovinate. La ragazza prese la siringa dallo straccio e se la mise in bocca per reggerla, intanto gli apri’ la camicia, lentamente, come se avesse avuto cento bottoni, e poi lancio’ l’ago sotto il collo. La siringa conteneva coca. Farla scorre nel sangue permette di vedere in breve tempo se il taglio funziona o se e’ sbagliato, pesante, scadente. Dopo un po’ il ragazzo comincio’ a barcollare, schiumo’ appena all’angolo della bocca e cadde. Per terra inizio’ a muoversi a scatti. Poi si stese supino e chiuse gli occhi, rigido. Il tizio vestito di bianco inizio’ a telefonare al cellulare:
“A me pare morto.. si’, vabbe’, mo gli faccio il massaggio..”
Inizio’ a pestare con lo stivaletto il petto del ragazzo. Alzava il ginocchio e poi lasciava cadere la gamba con violenza. Il messaggio cardiaco lo faceva con i calci. La ragazza al suo fianco blaterava qualcosa, lasciando le parole ancora attaccate alle labbra: “Lo fai male, lo fai male. Gli stai facendo male..” Cercando con la forza di un grissino di allontanarlo dal corpo del suo ragazzo. Ma il tizio era disgustato… “Non mi toccare, fai schifo, non mi toccare che ti sparo!”
Continuo’ a dare calci in petto al ragazzo, poi con il piede poggiato sullo sterno, ritelefono’: “ Questo e’ schiattato!”… “E’ morto, dobbiamo fare tutto piu’ leggero”,
Rientro’ in auto, dove l’autista non aveva smesso neanche un secondo di zampettare sul sedile ballando una musica di cui non riuscivo a sentire neanche un rumore, nonostante si muovesse come fosse al massimo volume… In pochi minuti tutti si allontanarono dal corpo…
Non riuscii a capire perche’ la ragazza lo fece, ma si calo’ il pantalone della tuta e accovacciandosi proprio sul viso del ragazzo gli piscio’ in faccia.. dopo un po’ il ragazzo sembro’ riprendersi i sensi, si passo’ una mano sul naso e la bocca, come quando ci si toglie l’acqua dal viso dopo essere usciti dal mare. Questo Lazzaro di Miano resuscitato chissa’ da quali sostanze contenute nell’urina, lentamente si alzo’. Giuro che se non fossi stato stordito dalla situazione, avrei gridato al miracolo
.”
..

(Gomorra ha avuto 11 premi letterari. E’ stato tradotto per 42 paesi. Nel 2006 aveva venduto solo in Italia un milione e ducentomila copie. Non sappiamo quanti lettori ha gia’ avuto nel mondo. Ne sono stati tratti spettacoli teatrali. Presto ne sara’ fatto un film. E’ presente nelle classifiche di Best Seller in Germania, Olanda, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia. Il New York Times ha inserito Gomorra nella classifica dei libri piu’ importanti del 2007. Anche The Economist l’ha messa tra i cento libri dell’anno.
Il 2 Gennaio 2008 nel TG1 della sera fu annunciato che Gomorra si era aggiudicato il primo premio come miglior libro dell’anno, battendo anche ‘La Casta’.)
..
Saviano:
Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verita’ della parola non fa prigionieri perche’ tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Ne’ possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perche’ parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora puo’ valere quando sussurra: “È falso” all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verita’ e’ parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verita’.
(pag. 234)
..
Nonostante la ristrutturazione dei clan, per numero di affiliati la camorra e’ l’organizzazione criminale piu’ corposa d’Europa. Per ogni affiliato siciliano ce ne sono cinque campani, per ogni ‘ndranghetista addirittura otto. Il triplo, il quadruplo delle altre organizzazioni. Nel cono d’ombra dell’attenzione data perennemente a Cosa Nostra, nell’attenzione ossessiva riservata alle bombe della mafia, la camorra ha trovato la giusta distrazione mediatica per risultare praticamente sconosciuta. Con la ristrutturazione postfordista dei gruppi criminali, i clan di Napoli hanno tagliato le elargizioni di massa, L’aumento della pressione microcriminale sulla citta’ trova ragione in quest’interruzione di stipendi data dalla progressiva ristrutturazione dei cartelli criminali avvenuta negli ultimi anni. I clan non hanno piu’ necessita’ di un controllo capillare militarizzato, o quantomeno non ne hanno sempre bisogno. Gli affari principali dei camorristi avvengono fuori Napoli.” (pag. 55)
“Dopo aver visto decine di morti ammazzati, imbrattati del loro sangue che si mescola allo sporco, esalanti odori nauseabondi, guardati con curiosità o indifferenza professionale, scansati come rifiuti pericolosi o commentati da urla convulse, ne ho ricavato una sola certezza, un pensiero tanto elementare che rasenta l’idiozia: la morte fa schifo
. “
..
Queste sono 5 bellissime interviste che Biagi fece a Saviano.

http://it.youtube.com/watch?v=1-qMx-bJmsk&feature=related

Prima parte:
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Terza parte:

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Quarta parte:

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Quinta parte:

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A questo punto e’ facile capire perche’ Berlusconi fece contro Biagi quell’editto bulgaro con cui lo caccio’ dalla televisione di stato.
..
Carmelo manda:
L’anima perduta nella monnezza di Napoli
Roberto Saviano

Niente e’ cambiato. Si e’ tentato – tardi, tardissimo – ma non si e’ risolto nulla. L’esercito, i volontari, la pazienza e le proteste. Ma tutto versa nello stesso stato di prima. O quasi. Il centro e le piazze vengono salvati, si cerca di non farli soffocare dai sacchetti. E nella scelta dei luoghi in cui raccoglierli emerge la differenza fra le zone e le citta’. Zone dove conviene pulire per evitare che turisti e telecamere arrivino facilmente, strade dove vivono professionisti e assessori. E invece altre dove la spazzatura puo’ continuare ad accumularsi. Tanto li’ la monnezza non va in prima pagina. I paesi divengono discariche di fatto. Tutta la provincia e’ un’ininterrotta distesa di sacchetti. E la rabbia aumenta. Spazzatura ai lati delle strade, o che si gonfia in collinette multicolori fuori dai portoni, dove sono apparse scritte come “non depositare qui senno’ non si riesce piu’ a bussare”. Niente e’ cambiato se non l’attenzione. Dalla prima pagina alle cronache locali.
Lentamente tutto questo rischia di divenire abituale, ordinario: la solita monnezza, parte del folklore napoletano, quotidiana come lo scippo, il lungomare e la nostalgia per Maradona. E invece qui e’ tragedia. Spazzatura ovunque, discariche satolle, gonfie, marce. Camion stracolmi, in fila. Proteste. E poi dibattiti, indagini, dimissioni, e colpevoli, ecologisti, camorristi, politici, esperti. Maggioranze e opposizioni e cadute di governo. Ma la monnezza resiste a tutto. E continua ad aumentare. La spostano dal centro alla periferia, la spediscono fuori citta’, qualcosa fuori regione. Pero’ non basta mai, perche’ quella si riforma, si accumula di nuovo. Tutti pronti a parlare, in un’orchestra che emette suoni talmente confusi da divenire indecifrabili come il silenzio.
Certo risulta difficile credere che se Roma, Firenze, Milano o Venezia si fossero trovate in una situazione simile avrebbero continuato a far marcire i sacchetti nelle loro piazze, a tenersi strade bordate di pannolini e bucce di banana, a lasciar invadere l’aria dall’odore putrescente degli scarti di pesce. Difficile immaginare che in una di queste citta’ la notte girino camion che gettano calce sopra ai cumuli per evitare che le infezioni dilaghino e soprattutto che vengano incendiati.
Il rinascimento napoletano finisce cosi’, coperto di calce. Si sbandierava la rivincita della cultura, ma sotto il tappeto delle mostre, dei convegni e delle parole illuminate le contraddizioni erano pronte a esplodere. Non c’erano solo stuoli di progetti culturali e promozionali per il turismo. Negli ultimi cinque anni sono spuntati in un’area di meno di 15 km enormi centri commerciali. Prima il piu’ grande del Sud Italia nel casertano, poi il piu’ grande di tutt’Italia, poi il piu’ grande d’Europa e da poco uno tra i piu’ grandi al mondo: un’area complessiva di 200.000 mq, con 80 negozi di brand nazionali e internazionali, un ipermercato, 25 ristoranti e bar, una multisala cinematografica con 11 schermi e 2500 posti a sedere.
Ultimo arrivato, a Nola, il Vulcano Buono progettato da Renzo Piano che ha tratto spunto dall’icona napoletana per antonomasia: il Vesuvio. Una collina artificiale, un’escrescenza del suolo che segue le uniche e sinuose forme del vulcano. Alta 40 metri e con un diametro di oltre 170, un complesso di 150 mila metri quadri coperti e 450 mila in tutto. Si costruiscono centri commerciali come unico modo di far girare soldi. Quali soldi? Le stime dell’Istat segnalano che la Campania cresce meno del resto d’Italia. La regione e’ mortificata nei settori dell’agricoltura e dell’industria e incapace di compiere il salto di qualita’ nel comparto dei servizi.
E per quanto riguarda il valore aggiunto pro capite, se la media nazionale s’attesta a 21.806 euro per abitante, al Sud non supera quota 14.528. Keynes diceva che quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attivita’ di un casino’, e’ probabile che le cose non vadano bene. Riguardo il nostro paese bisognerebbe sostituire al termine casino’ la parola centro commerciale. Cosi’ rimangono, tra queste cattedrali di luci e cemento, gli interrogativi di sempre. Perche’ a Napoli c’e’ tutta questa spazzatura? Come e’ possibile quando cose del genere non accadono a Citta’ del Messico e nemmeno a Calcutta o a Giakarta? E’ incomprensibile. Bisogna quindi essere didascalici. Perche’ le discariche napoletane sono piene? Semplice. Sono state usate male, malissimo. Sversandoci dentro di tutto, senza controllo.
Chi gestiva le discariche non rispettava i limiti, ne’ le regole riguardo alle tipologie. Somiglianti piu’ a buche fatte male che a strutture per lo sversamento, le discariche si riempivano di percolato divenendo laghi ricolmi di un frullato di schifezze, fogne a cielo a aperto. E cosi’ si sono riempite presto, e non solo di rifiuti urbani. Scavare crateri enormi, portare giu’ il camion e poi, uscito il conducente, saldare le porte del tir e sotterrare: era un classico. Un modo per non toccare i rifiuti nemmeno con un dito. Il tutto dava un guadagno talmente alto da poter sacrificare, intombandoli, interi tir. A Pianura, racconta la gente, c’e’ persino una carcassa di balena, e a Parete pacchi e pacchi di vecchie lire.
Ma perche’ i cittadini si ribellano alla riapertura delle discariche? Perche’ sembrano cosi’ folli da preferire i sacchetti che da circa due mesi hanno davanti a casa? Perche’ temono che insieme a quelli che dovrebbero essere solo rifiuti solidi urbani invece arrivino anche i veleni. Eppure ricevono le massime garanzie che la loro situazione non peggiorera’. Ma da chi le ricevono? Da coloro di cui non si fidano piu’. Da coloro che hanno sempre appaltato lo smaltimento a ditte colluse, a uomini imposti dai clan di camorra. E chi decidera’ quindi davvero la sorte dei rifiuti? Come sempre i clan.
A loro non ci si puo’ ribellare. Ma siccome allo Stato invece si’, spesso contando su una buona dose di pazienza dei reparti antisommossa, si fa ostruzione alle sue decisioni perche’ non accada poi che si inneschino i consueti accordi. Si preferisce rinunciare persino agli aiuti economici destinati a chi vive nei pressi della discarica, piuttosto che correre il rischio di finire marci di cancro per qualche sostanza intombata di nascosto. Certo, tra i manifestanti ci sono anche i ragazzotti dei clan pagati 100 euro al giorno per far chiasso, bloccare strade, saper lanciare porfido e caricare. Ma loro rendono soltanto esasperate paure che invece sobbollono in tutti. E le rendono isteriche perche’ piu’ spazzatura ci sara’, meno controlli ci saranno per le ditte pagate per raccoglierla e piu’ l’uso dei macchinari in mano ai clan sara’ abbondante.
E piu’ le discariche saranno bloccate, meglio si potranno infiltrare camion colmi di rifiuti speciali da nascondere mentre quelli bloccati fuori fanno da copertura. E i consorzi e la politica? I consorzi che gestivano i rifiuti lo facevano per conto di imprenditori e boss, mentre la responsabilita’ della politica locale e nazionale stava nella solita logica di non affidare posti a chi aveva competenze tecniche, bensi’ ai soliti personaggi con il solo requisito di essere in quota ai partiti. Quanti posti di lavoro distribuiti in periodi preelettorali, in strutture dove la raccolta dei rifiuti o la differenziata rappresentavano puramente un alibi. Perche’ non si e’ fatto nulla? Perche’ l’emergenza fa arrivare soldi a tutti. E quindi di emergenza si vive.
Finita l’emergenza, finiti i soldi. Bisognava forse ribellarsi anche nei giorni in cui i clan prendevano terre. E il termovalorizzatore di Acerra su cui tanto si discute, che per anni non e’ stato costruito e ora lentamente sta per realizzarsi? Quel genere di impianto non e’ dannoso, dichiarano gli oncologi, al centro di Vienna uno simile e’ persino divenuto un palazzo prestigioso. Certo. Ma in un territorio dove l’indice di mortalita’ per cancro svetta al 38.4%, chi rassicura la gente che negli impianti verra’ bruciato solo quel che si deve? Quale politica sapra’ mantenere la promessa di massimo controllo in una terra che e’ stata definita la Cernobyl d’Italia? Il centrosinistra ha creduto di essere immune dalle infiltrazioni camorristiche perche’ la questione camorra riguardava l’altra parte. Ma non era cosi’. Le porte dei circoli della sinistra si sono aperte ai clan mai come in questi ultimi anni.
E il crimine e’ stato percepito come un male naturale, fisiologico. La politica ha continuato a presentarsi sempre piu’ come qualcosa di indistinto con l’affare e il crimine. Destra e sinistra uguali, basta mangiare. Il qualunquismo italiano forse non e’ mai stato cosi’ sostenuto dall’esperienza. E oggi occupano, bloccano, non collaborano perche’ non si fidano piu’ di nessuno.
Non c’e’ altro da dire e da fare. Togliere, togliere la monnezza subito. Non si puo’ piu’ aspettare. Togliere e poi capire chi ha ridotto cosi’ questa terra e accorgersi che i meccanismi che qui hanno portato allo scempio totale sono gli stessi che governano in modo meno mostruosamente suicida l’intero paese. In questi giorni mi e’ venuta in mente una scena di un racconto di Salamov, forse il piu’ grande narratore dell’aberrazione del potere totalitario. Quando i soldati sovietici misero in isolamento alcuni prigionieri del gulag, tutti invalidi tranne Salamov, pretesero che consegnassero le loro protesi: busti, dentiere, occhi di vetro, gambe di legno.
A Salamov che non ne aveva, il soldato, scherzando, chiese: “E tu che ci consegni? L’anima?”. “No, l’anima non ve la do” rispose. Prese una punizione durissima per aver difeso qualcosa che fino ad allora credeva inesistente. Questo e’ il momento di capire se ancora abbiamo un’anima, e non farcela togliere come una gamba di legno. Non consegnarla. Prima che non ci restino che protesi.

with Roberto Santachiara Literary Agency

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Viviana
Ma tu, Stato, dove stai? Perche’ se stai dalla parte dei grassatori, dei predatori, degli iniqui, io cittadino non ho piu’ il diritto di ubbidirti, ma ho il diritto sacrosanto e civile di oppormi a coloro che hanno rovinato le tue istituzioni facendone strame.
..
Mariapia
Io sono proletaria e posso patire come un cane per le cose idiote che fanno gli italiani, ma la storia la so perche’ una piccola parte l’ho vissuta sulla mia pelle e come sempre, tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare. Sinistra sinistra…
Essere Sinistra sinistra, cioe’ restare vicino ai piu’ poveri come obiettivo – che sono sempre i piu’ disgraziati anche di mente – nei momenti bui non e’ facile, ed e’ normale, ma pretendere di avere le ragioni che i supponenti mettono in campo in questi frangenti, e’ troppo.
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Leo
La realta’, qualsiasi realta’, ha tantissime facce spesso tutte importanti, ma nella nostra limitatezza ne afferriamo solo alcune e con queste creiamo il nostro mondo e le nostre idee.
..
Viviana
Gli organi di informazione non hanno nelle loro mani un mestiere ma un dovere. La loro funzione sta tra la scuola e la magistratura. Essi hanno la missione etica di far conoscere al popolo la verita’, di ricercare i fatti, di ricostruire gl insiemi dolosi, di far rinascere la lotta e la speranza. Gli organi di informazione, i giornali ma principalmente la tv, hanno nelle loro mani un potere immenso per cui e’ indispensabile una deontologia profondamente etica.
Ma se prostituiscono questo potere, se lo piegano per denaro o per fazione, se lo vendono per carriera ed egoismo, essi commettono un danno che si riverbera su un intero popolo, che diventa macchia nella storia.
Per amore della liberta’, che e’ un diritto santissimo di ciascuno, abbiamo il diritto e il dovere di sapere piu’ cose possibili su quello che ci circonda e soprattutto su quello che ci sovrasta, per liberarci dai suoi mali, per costruire un futuro migliore, per estromettere dal potere chi non ne e’ degno, per dare al nostro futuro e a quello dei nostri figli qualcosa di meglio di cio’ in cui ci siamo trovati a vivere noi. Se siamo uomini degni di questo nome, la conoscenza e’ senza dubbio una delle vie privilegiate per conseguire la liberta’, per crescere dentro e fuori, per evolvere e far evolvere il nostro paese ed il mondo.
..
Roberto Saviano, nato a Napoli, laureato in filosofia, giornalista, anni 29, una delle grandi figure dell’Italia contemporanea. Minacciato di morte del clan dei Casalesi, vive lontano da Napoli sotto scorta dal 2006.

Vengo da una terra in cui ai ragazzini insegnano che vita e morte sono la stessa cosa. Ma io so che vita e morte non sono la stessa cosa e che fino al termine di questa notte proseguiro’ questo viaggio. Non datevi pace“.
..

http://www.masadaweb.org

1 commento »

  1. Su Gomorra concordo con quanto ha scritto Viviana.
    E’ un libro eccezionale , un capolavoro.
    Anch’io ho nicchiato parecchio, prima di decidermi a comprarlo .
    Troppo battage, troppe lodi, io istintivamente mi blocco davanti ai best sellers.
    Poi qualche mese fa ho deciso di acquistarlo .
    Quella sera l’ho aperto verso le 9 e alle 3 passate ero ancora lì incollato:l’ho divorato in un paio di giorni!!
    Non è un libro inchiesta in senso stretto ,anche perchè Saviano, che è un giornalista di razza superiore, è in realtà e prima di ogni altra cosa uno scrittore meraviglioso.
    E’ un romanzo appassionante e terrificante al tempo stesso..
    Un libro che nasce e termina nel ciclo delle merci, come dicono le note introduttive, Napoli e la Campania luogo di nascita e area cimiteriale del mercato globalizzato.
    Un libro che parla di un sistema inprenditoriale gioiello di efficienza spietata, il sistema Camorra, il paradigma della globalizzazione, traffico di armi, industrie manifatturiere, droga, politica (che fa capolino raramente , sempre in seconda fila, sorpassata dal vero potere in un sovvertimento di ruoli totale), monnezza, disastro ambientale, appropriazione di fondi comunitari..

    Ripeto, secondo me, un’opera di immenso valore, atroce che Saviano debba vivere sotto scorta.
    Un libro che dovrebbe essere letto obbligatoriamente in tutte le scuole.

    Mauro

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 5, 2008 @ 9:05 pm | Replica


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