
80.000 persone sfilano a Vicenza contro la base USA- Funerali degli operai morti bruciati a Torino- B grande fratello e vittima unica- B a Bologna, la buffonata- Il trasporto su gomma va abolito- Il Con(s)iglio Superiore della Magistratura- Il New York Times denuncia la crisi italiana – Deficit e incapacita’ politica- Nemmeno i tetti ai superstipendi hanno saputo mettere!
Salve, sono Enrico di Vicenza.
Sono appena tornato dalla manifestazione contro la costruzione della nuova base di guerra al Dal Molin.
Sono tornato con le lacrime agli occhi, ho visto Dario Fo che dava dei “figli di puttana” ai “politici” di sinistra per aver tradito il nostro voto e disintegrando cosi’ l’ULTIMA speranza che potesse esistere un governo vicino ai cittadini e ai loro problemi.
Ho visto Don Gallo, probabilmente sull’onda dell’emotivita’ e del senso di giustizia gridare anche lui “figli di puttana” alle gerarchie ecclesiastiche che nulla dicono di ufficiale a riguardo della nuova base. (Papa dove sei? Perche’ non ti schieri ufficialmente, perche’ non hai ricevuto il Dalai Lama? Dove era la chiesa durante l’olocausto?). Ho visto un americano dirci che la maggioranza di loro e’ dalla nostra parte, che anche loro oltre oceano stanno facendo il possibile per fermare “quei pazzi”. Ho visto l’americana leader dei movimenti pacifisti negli USA (che a un congresso e’ andata verso la Rice con le mani sporche di vernice rossa gridandole “criminale di guerra”) piangere e scusarsi pensando al governo criminale che era costretta a rappresentare (anche se da pacifista).
Sembrerebbe che il genere umano si stia facendo un esame di coscienza a livello planetario. Un esame di coscienza che scende profondo, dove i partiti non arrivano. Ovunque ci sono segnali che indicano che stiamo vivendo in un’epoca incredibile, futura “storia”, ormai miliardi di persone anelano un cambiamento radicale soprattutto per quanto riguarda guerre e ambiente.
Sono orgoglioso di vivere qui, oggi.
(Ma voi del potere dove siete?)
Enrico Marcolongo (Organizer Meetup Dueville -Vi-)
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Funerali degli operai morti bruciati a Torino
Mandato da Ivo
Hanno detto che gli impiegati e quanti non hanno sfilato non hanno sentito questo grave problema come gli operai, non credo sia vero.. tutti siamo stati toccati da questa tragedia. Sappiamo che ci sono tanti che escono da casa per lavorare e non tornano piu’. Si deve lavorare per vivere non per morire. Tanti hanno dimostrato sensibilita’, contribuendo alle raccolte per le famiglie di questi operai morti e speriamo che tutti possano essere piu’ attenti per il futuro anche se la fame di lavoro e’ grande e fa perdere ai lavoratori molti dei diritti che i nostri nonni o genitori avevano conquistato anche per noi.
Salve, sono un operaio. Si’ esistiamo ancora, ma non abbiate paura: io sono gia’ morto. Oggi sfilerete per la mia citta’ con il lutto al braccio, osserverete qualche minuto di silenzio e deporrete fiori per ricordare me e i miei tre compagni di lavoro scomparsi in quell’inferno di fabbrica. Ma noi eravamo gia’ morti, bruciati nell’animo dall’indifferenza.
Non potete immaginare cosa voglia dire lavorare per sedici ore consecutive tra il rumore, la puzza di combustibile e un calore che ti scioglie le ossa e ogni pensiero. Dopo una decina di ore non capisci piu’ quello che stai facendo. Vai avanti per inerzia con gesti automatici e a morire nemmeno ci pensi. Perche’ morire lavorando e’ la cosa piu’ assurda che ti possa succedere. Magari ci scherzi su col caposquadra, che ti lancia un’occhiata paterna e bonaria prima di dirti «Badola, torna a lavorare!», perche’ ha la commissione
da terminare e in fretta. Gia’, le commissioni. Qui parlavano tanto di smantellamento, eppure continuavano a dirottare su Torino tante di quelle lavorazioni che ho ormai perso il conto. Ufficialmente, pero’, stavamo smantellando. Cosi’, qualcuno di noi si ritrovava pure a fare le pulizie. Altro che operai specializzati. Schiavi a ore, ecco cos’eravamo.
Capita poi un giorno che per il sovraccarico di lavoro scoppi un tubo pieno di olio lubrificante. Quei tubi che ti avvolgono come un boa per tutta la fabbrica, ma mica ci pensi che potrebbero stringerti in un atroce finale. L’olio si e’ incendiato quasi subito e, ve lo assicuro, vedere i propri amici, i propri compagni di sudore, quelli di cui conosci mogli, figli… vederli arsi vivi, beh, ti uccide ancor prima di essere morto. Per me e’ stato cosi’, almeno. Non mi sono nemmeno accorto che stavo facendo la loro stessa fine.
E’ strano, sapete? Dopo i primi istanti di dolore, in cui vorresti strapparti il cuore, non senti piu’ nulla. Il fuoco purifica, ma soprattutto ti brucia tutte le terminazioni nervose della pelle e non senti piu’ dolore. Almeno cosi’ dicevano i medici mentre cercavano di staccarmi i vestiti, che si erano ormai fusi sulla mia pelle. Un paio di giorni di agonia e poi via, nemmeno il tempo per una lacrima. Tanto non l’avrei sentita rigarmi la faccia.
Ora e’ finita, ho timbrato il cartellino per l’ultima volta mercoledi’ 5 dicembre. Avevo 26 anni ed ero operaio. Non esistevo prima e tra qualche giorno non esistero’ piu’.
Emanuele Menietti
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Ivo
Questa e’ la situazione del mondo del lavoro di questo paese. I ragazzi presenti da Santoro hanno testimoniato sulla situazione impossibile di quella realta’. Due aspetti mi hanno colpito ad Annozero: i ragazzi che fecero lo scambio di stage con altri lavoratori tedeschi hanno potuto verificare come la sicurezza del lavoro in Germania sia assolutamente al top, viceversa qui, complice la gestione italiana e con responsabilita’ della casa madre naturalmente, siano a confronti allucinanti.
L’altro aspetto e’ la statistica che inchioda alle sue responsabilita’ l’imprenditoria nostrana, sono cresciuti mediamente del 90% i bilanci in positivo delle imprese, gli stipendi solo del 10%, direi sceso complice il carovita presente.
Torino e la sua tragedia ha avuto un’eco che speriamo sensibilizzi alla sicurezza, ma 6 mesi fa nella stessa regione in provincia di Cuneo, a Fossano, altri 5 lavoratori sono morti ustionati per lo scoppio del forno del panificio e non ci fu la giusta presa di posizione sulla tragedia.
In questo paese muoiono ogni anno 1300 lavoratori, la peggiore statistica nell’area euro; considerando anche i gravi incidenti con invalidita’ permanenti il numero sale nettamente; oltre alla situazione drammatica delle persone in questione e delle loro famiglie, sono costi in carico alla collettivita’, grazie all’allegra conduzione della diffusa imprenditoria, assolutamente italiana.
http://lists.peacelink.it/economia/2007/10/msg00036.html
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Il Grande Fratello
Stefano D’Avanzo
…Berlusconi denuncia la minaccia di un Grande Fratello cosi’ pericolosa da rendere necessario l’allarme per una “un’emergenza nazionale”. Continua a interpretare la Vittima Unica…Lo accompagna una claque assordante di turiferi e flabellieri che eccepiscono, protestano, ringhiano a comando e… hanno la generosa tendenza a nascondere o minimizzare cio’ che accade a vantaggio di cio’ che si dice (e naturalmente non c’e’ limite a quel che si puo’ legittimamente dire, se non si tiene conto dei fatti). Quando la necessita’ lo impone, il lavoro incrociato di questa orchestra con coro, al servizio della Vittima Unica, produce un catalogo di verita’ rovesciate che confonde l’opinione pubblica; istupidisce gli avversari politici; lascia senza bussola anche gli osservatori piu’ attenti e avvertiti.
(Nei 5 anni del governo di B, e’ nato all’ombra di Palazzo Chigi un intreccio spionistico illegale e clandestino che ha associato l’intelligence politico-militare di Pollari, l’ufficio Informazioni della Guardia di Finanza di Speciale, la Security di Tavaroli e alcune societa’ di investigazioni private, pagate dagli azionisti della Telecom-Pirelli di Tronchetti Provera)
Questa cosa, che non si sa nemmeno come definire, ha spiato senza alcun controllo gli avversari politici del governo del Cavaliere, imprenditori, finanzieri, banchieri, magistrati, editori, giornali e giornalisti. Ha raccolto illegalmente migliaia di fascicoli con informazioni riservate violando al di la’ di ogni legge la privacy dei poveri malcapitati.
Ha progettato operazioni per “neutralizzare e disarticolare anche con azioni traumatiche” tutti coloro che erano – a torto o a ragione – “potenzialmente in grado di “creare problemi” all’attivita’ dell’esecutivo di cdx”. Ha ingaggiato contro la legge giornalisti spioni per affidare loro il pedinamento di qualche pubblico ministero che pericolosamente si stava avvicinando ai pasticci organizzati da Palazzo Chigi nella fantasmagorica “guerra al terrore” all’italiana.
Per non parlare di Telekom Serbia, Mitrokhin e i falsi dossier contro Prodi… e’ vero, il Grande Fratello ha fatto capolino in Italia negli anni in cui il Cavaliere governava il Paese.
.. C’e’ un Grande Fratello al lavoro oggi? Un Grande Fratello uguale a quello della scorsa legislatura, ma che ha nel mirino il povero B? E’ frutto di quel lavoro storto l’inchiesta sulla corruzione dei dirigenti Rai e nel mercato della politica? Anche se l’orchestra con coro, al servizio della Vittima Unica, lo dimentica, l’istruttoria di Napoli ha il vantaggio di essere “formalizzata” dal codice di procedura penale.
Puo’ essere ricostruita negli atti… Ci potranno lavorare gli avvocati delle difese, gli ispettori del ministero di Giustizia, il CSM, le giunte parlamentari… Se qualcuno ha sbagliato, sara’ punito. Nulla a che fare, per farla breve, col lavoro sporco di B, che spiava illegalmente e riferiva non si sa bene a chi e in quale Palazzo del Potere.
…che cosa sanno gli italiani del Cavaliere? E’ lecito o addirittura doveroso per l’informazione raccontare agli italiani qualcosa di B? …Noi pensiamo che la liberta’ di stampa debba avere la responsabilita’ di rendere informato chi vota e decide pubblicando notizie di interesse pubblico, anche coperte da segreto, perche’ la stampa serve i governati non i governanti…Non spinge la sua curiosita’ nella privacy di B. Da’ conto di due questioni pubbliche. B promette di ricompensare a tempo debito un alto dirigente della Rai. Come pensava di ricompensarlo? …B incontra un senatore della maggioranza per convincerlo a votare contro il governo che egli sostiene. Gli dice che l’accordo potrebbe essere “garantito” da “un contratto”. Gli ripete che “il contratto e’ pronto e (il senatore) deve solo passare a firmarlo”. Di quale “contratto” si tratta? Che cosa prevedeva ? Queste mosse – contratti, promesse di ricompense – non appaiono soltanto sconvenienti o “volgari”. Sono iniziative che meritano dal protagonista un chiarimento e non il petulante piagnisteo da Vittima Unica che si nasconde nella nebbia di un grottesco complotto contro le riforme. Noi pensiamo che, al di la’ di quel potra’ e non potra’ accertare la magistratura, le due questioni meritino da oggi una spiegazione pubblica. Anche nell’interesse di chi vuole votare consapevolmente Silvio Berlusconi.
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B a Bologna, la buffonata
Viviana
Non so se Berlusconi riempia le piazze.
A Bologna gli e’ bastato uno sgabello in una delle piu’ piccole piazze della citta’, piazza Galvani, che e’ proprio ridicola, non sembra nemmeno una piazza ma lo slargo di una strada stretta. Per chi venne alla manifestazione di Grillo e passeggio’ sotto il porticato del pavaglione, e’ la piazzetta in fondo in fondo al lato sx della Chiesa, cosi’ piccola che nemmeno si vede, dove c’e’ la statua di Galvani con le rane in mano. Se ci vado io coi miei amici la riempio piu’ di lui. Non e’ un gran successo, lasciatemelo dire. A Bologna Fini da solo richiamo’ 500.000 persone Qui se ci leviamo la forza pubblica, la stampa e la sua guardia del corpo, c’erano 3 gatti, piu’ quelli che fischiavano. Alla tv possono anche imbrogliare, con un campo ristretto, ma chi c’era ha visto che miseria era. Poi, se fa come a Genova che, quando la gente fischiava, lui disse che era stata un’apoteosi… lasciamo perdere che e’ meglio. Ormai non e’ piu’ gloria e gli anni incalzano. La gente pensa al carovita e a quei fetenti dei commercianti. B gli applauditori se li deve pagare di tasca se vuole gente attorno.
Comunque tutto quello che ha saputo fare in un anno e mezzo di opposizione e’ stato cambiare il nome del partito, ma poco poco, piano piano, sai che intelligenza sopraffina!
Ma che si chiami il popo’ del popolo o il popolo del popo’, sempre popo’ resta e a noi che ce frega?
Mi piace perche’ doveva chiamarsi PP e tutti a dire PiPi’ o PuPu’, ora si chiama Popo’… dio che squallore! Sempre escrementi sono.
Ma non che gli altri siano meglio. Caduti molto in basso siamo e dappertutto l’aria e’ depressa. Sono ricominciate le solfe delle funebri previsioni natalizie. Che non limitano i commercianti che continuano ad aumentare i prezzi, mentre il Governo dice che “apre osservatori”. Sono 60 anni che dice che apre osservatori. Ma dove? Sulla Luna?
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Mariapia
E’ tempo di illuminazioni trascendentali, ascoltiamo i grandi. Cachemire Bertinotti e il Baffo della Barca pensano ai misteri della fede e ne sono attratti.
Pure io sono attratta da questi misteri e cosi’ invece di mandarli a quel paese con un linguaggio da trivio come generalmente faccio, da oggi preghero’ il loro piccolo iddio perche’ che ce li tolga di mezzo rapidamente.
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Repubblica (mandato da Leo)
ANAIS GINORI
Il Dalai Lama a Roma
“In Tibet e’ perfino proibito pronunciare il mio nome”. Il Dalai Lama, in questi giorni a Roma, parla delle persecuzioni del governo cinese nei confronti dei buddisti (“hanno tolto qualsiasi riferimento alla religione, e’ proibito fare pellegrinaggi”), nega di voler puntare all’indipendenza del Tibet ed esprime rammarico per non avere potuto incontrare Benedetto XVI. “Il Papa pero’ rappresenta una importantissima spiritualita’ e la spiritualita’ deve essere ferma quando si tratta di principi”. Perche’ non ha incontrato il governo italiano? “Chiedetelo a loro” ribatte con un sorriso disarmante.
“Sono ingombrante, che posso farci?”. Piedi scalzi, seduto in posizione yoga e avvolto nella sua tunica giallo-arancione, “Oceano di Saggezza” ha modi semplici, informali. Stringe la mano con convinzione, fa spazio dentro alla suite dell’hotel Exedra di Roma. Eccoci dice, go on, parliamo. Perche’ non ha incontrato il governo italiano? “Gia’, perche’? Chiedetelo a loro” ribatte, con il suo solito, disarmante sorriso. L’icona mondiale del pacifismo, 72 anni di cui 48 passati in esilio, torna serio. “Me ne dispiace. Un piccolo rimpianto c’e’ anche per non aver visto il Papa. Ma se ha trovato qualcosa di sconveniente, nell’incontrarmi, per me va bene, non c’e’ problema. Il Papa pero’ rappresenta un’importantissima spiritualita’. E la spiritualita’ deve essere ferma quando si tratta di principi”.
“Ovunque io vada, cerco sempre di non recare disturbo, quindi se provoco imbarazzo a qualche governo rispondo “Ok, nessun problema”. Non saro’ certo io a protestare. Il mio obiettivo piu’ grande e’ la promozione dei valori umani e l’armonia tra le religioni. Ecco, l’unica cosa che mi sento di dire e’ forse che anche i governi e i leader politici dovrebbero fare qualcosa di piu’ per promuovere i diritti umani e i valori (ride)”.
“Nel nostro paese, e’ vietato tenere una statua di Buddha in casa, o esibire qualsiasi oggetto religioso. E’ proibito fare pellegrinaggi ai templi. Nelle scuole, le autorita’ cinesi hanno tolto ogni riferimento alla religione, mentre nei monasteri buddisti sono incominciati gli indottrinamenti politici, divisi in punti. Il primo punto e’ quello che invita a criticare il Dalai Lama”.
“In Tibet hanno anche tolto tutte le mie fotografie. Ma non fa niente. La cosa fondamentale e’ che nel nostro paese c’e’ un’insofferenza sempre maggiore e che qualsiasi manifestazione di protesta o critica alle autorita’ cinesi viene repressa con la violenza. Arresti e torture sono all’ordine del giorno. I tibetani vengono trattati come cittadini di seconda classe nel loro stesso paese. Anzi, come animali da bastonare, a cui e’ negata qualsiasi dignita’”.
“Non sono abituato a lasciarmi andare a sentimenti negativi. E’ molto meglio rimanere calmi, proteggere la propria pace mentale”.
“la Cina mi accusa ma sono accuse calcolate, perche’ da tempo i cinesi sanno che non cerchiamo l’indipendenza. Purtroppo e’ ormai chiaro che e’ in atto una strategia di denigrazione nei miei confronti. Volontaria e costante”.
“Dal 2001 ci sono stati sei incontri tra la nostra delegazione e il governo cinese. Fino all’anno scorso, nel nostro penultimo colloquio, avevamo fatto molti progressi. Nella primavera 2006 sono invece ricominciate le accuse nei miei confronti e la repressione all’interno del Tibet. Prima dell’estate, durante il nostro ultimo incontro, Pechino ha rotto il dialogo. Dicendoci soltanto: “Non c’e’ nessuna questione aperta sul Tibet”. Oggi devo ammettere che la situazione e’ molto critica, difficile. Da parte nostra nulla e’ cambiato. Siamo sempre in cerca di un riconoscimento della nostra autonomia, all’interno della Costituzione della repubblica popolare cinese”.
“Mi sono pronunciato da subito contro il boicottaggio della Cina alle Olimpiadi. La Cina e’ un grande paese, si merita le Olimpiadi. Penso pero’ che per essere un buon ospite, Pechino dovrebbe prestare piu’ attenzione alle preoccupazioni di governi e Ong sulle violazioni di diritti umani, liberta’ religiosa e di espressione, e sul rispetto dell’Ambiente”.
“La Cina non deve essere isolata dalla comunita’ internazionale. E se guardiamo all’economia, l’integrazione dei cinesi e’ gia’ nei fatti, ma non e’ sufficiente. Il mondo libero ha la responsabilita’ morale di portare la Cina nell’ambito della democrazia. La relazione economica deve essere un’amicizia alla pari, in cui vengono tenuti fermi i valori delle societa’ aperte e democratiche. Se ci si presenta solo per fare affari, ripetendo unicamente “Si’, ministro”, allora si rischia di perdere la faccia, e anche il rispetto dei cinesi”.
“Se non fossi stato Dalai Lama cosa avrei fatto? E’ impossibile! Un sogno! E’ vero pero’ che la mia mente e’ molto scientifica. Anche Mao Zedong me lo aveva detto. Forse avrei fatto qualche mestiere attinente alla meccanica. Mi piace usare gli attrezzi e sporcarmi le mani di grasso. Quando ero giovane, pero’. Ora non lo faccio piu’”.
“Sul prossimo Dalai Lama ci sono tre opzioni. La prima, prevede che il mio successore sara’ eletto con una procedura simile a quella del Papa, scelto da un conclave di religiosi. La seconda, potrebbe essere la scelta del Dalai Lama prima della mia morte. E’ gia’ successo. Infine, e’ possibile la mia reincarnazione, dopo la mia morte. In questo caso, se moriro’ in esilio, la mia nuova reincarnazione dovra’ portare a termine quello che non ho potuto fare in questa vita. E quindi il prossimo Dalai Lama nascera’ fuori dalla Cina”.
(Il prescelto era gia’ designato, ma i cinesi hanno incarcerato il bambino, il piu’ piccolo prigioniero del mondo, e poi lo hanno ucciso. Hanno nominato un altro al suo posyo, il Panchem Lama, che ovviamente il Dalai Lama ha rifiutato).
“Il Dalai Lama successivo potrebbe anche essere una donna”.
“Avevo due anni, vivevamo in un remoto villaggio del Tibet orientale. Mia madre racconta che nei giorni precedenti all’arrivo della delegazione in cerca del nuovo Dalai Lama, ero stranamente eccitato. Poi quando i lama arrivarono, corsi verso di loro e riconobbi come miei gli oggetti del precedente Dalai Lama. E dopo due giorni, mentre andavano via, mi misi a piangere. Un comportamento molto strano: quale bambino vuole seguire degli estranei, invece che rimanere con la propria madre?”.
“Fortunatamente, venivo trattato come un bambino normale. Durante le cerimonie ero sul trono, ma quando giocavo con gli altri bambini ero uno di loro. Mi capitava spesso di perdere, e mi arrabbiavo parecchio. La sera, ci sedevano in cerchio a bere te’, mangiando zuppe. Mi ricordo che guardavo con invidia la ciotola degli inservienti, molto piu’ grande della mia. Noi bambini ci raccontavano storie di fantasmi, che di notte mi terrorizzavano. Ero davvero un bambino come gli altri, felice. Se io e mio fratello facevamo capricci per non studiare, il maestro ci prendeva a frustate. L’unica differenza era che il frustino per me era giallo, del colore sacro. Il dolore, pero’, era lo stesso!”.
“Incontrai Mao nel 1954 a Pechino. Mi tratto’ come un figlio, mi diede consigli. Mi aveva quasi convinto ad iscrivermi al partito comunista. Ancora adesso mi considero meta’ buddista, meta’ marxista. Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica”.
“Dal palazzo reale di Potala vedevo l’artiglieria cinese avanzare. Non ho scelto l’esilio, sono stato costretto. E adesso e’ quasi mezzo secolo che sono un homeless, un senza casa, per fortuna ho trovato tanti amici all’estero, anche in Italia”.
“Spero che la Cina si aprira’ al mondo, con fiducia e speranza”.
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Camionisti
MZ
Marco Milioni
Una vita dura e stressante. Le ore di lavoro che aumentano e i margini di guadagno che diminuiscono a fronte di una esternalizzazione selvaggia praticata dalle aziende produttrici. Queste ultime che scaricano sui piccoli trasportatori gran parte dei costi delle consegne. E’ questa la cornice della massiccia protesta che fino all’altro ieri ha paralizzato le autostrade italiane, tagliando i rifornimenti al Paese. I piccoli trasportatori chiedono al governo un prezzo del carburante piu’ ragionevole e contemporaneamente chiedono maggiori esenzioni fiscali. Fin qui tutto normale. Ma se si analizzano i fatti recenti con una prospettiva piu’ allargata la percezione del problema cambia.
In realta’ i camionisti non domandano piu’ soldi e piu’ sgravi fiscali per tradurre il tutto in minori carichi di lavoro con una maggiore qualita’ dello stesso. Chiedono piu’ sgravi per potere lavorare con gli stessi ritmi folli per magari aumentarli in modo da incrementare i profitti. Per fare girare ancor piu’ un’economia che se solo si ferma per un secondo schianta sotto il suo stesso peso.
L’unico antidoto al collasso dell’economia mondiale si chiama decrescita. Il paradosso pero’ e’ un altro. A far capire l’importanza di questa prospettiva cosi’ radicalmente avversa al senso comune del “tutto, di piu’ e subito” e’ stata proprio la protesta dei camionisti, passata per golpista e violentemente corporativa. Si’ proprio loro, l’emoglobina di un sistema circolatorio produttivo come quello italiano dove la gomma e’ l’unico vettore di un modo di produrre che nel Paese e’ ancora, per certi versi, il piu’ assurdo e pericoloso.
… Quanto di quello che viene stipato ogni giorno nei container autostradali e’ realmente utile? Perche’ in nome della produzione di massa applicata al superfluo si e’ finiti per inquinare, disboscare, cementificare e ammorbare l’ambiente, la nostra storia, la nostra vita? Tutto questo casino e’ venuto fuori per motivi legati alla sinistra banalita’ del superfluo. Il necessario perpetuarsi del circolo produci-consuma-spreca-inquina che grazie all’economia del petrolio e’ divenuto cifra assoluta del mondo contemporaneo.
Lo sciopero dei camionisti e’ stato la prova generale di quando l’oro nero scarseggera’ per davvero. Un putsch (involontario) della decrescita.
L’ultimo aspetto comico e’ quello che esce dalle prese di posizione di condanna di Montezuma, ras italico di Ferrari e Fiat. Ma caro Montezuma: non sono stati i tuoi angeli protettori, gli Agnelli negli anni ’60 ad imporre il trasporto su gomma per favorire la produzione di auto e camion? Non sono stati proprio loro ad affossare il trasporto su ferrovia? E ora proprio tu, ti lamenti con i tuoi clienti camionisti? Caro Luca, meglio che tu taccia e ti limiti a pettinare il tuo ciuffo.
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Il trasporto su gomma va abolito
Mauro Maggiora
L’anomalia e’ tutta italiana, il 90% delle merci, sul territorio italiano, viaggia su gomma.
il problema e’ tutto qui (perche’ non su rotaia? Perche’ non sul mare?), questo spiega il perche’ della deregolarizzazione del settore, il mercato ribassista di societa’ che impiegano stranieri con paghe da fame, le ore e le velocita’ folli che gli autisti sono costretti a sostenere per essere “competitivi”.
Certo sovvenzionare o scontare gasolio non risolvera’ il problema primario.
Del resto, e’ normale che gli autisti stranieri con paghe da fame vengano a svendersi sulle nostre strade: il mercato, la domanda e’ qui, qui si trasporta con i tir.
E’ ovvio che la risposta puerile di questo governo non puo’ essere quella di lasciar loro carta bianca per non bloccare l’economia nel periodo natalizio.
La mobilita’ su gomma e’ un artificio: la quasi totalita’ delle merci sono inutilmente spostate lungo la penisola.
Indotte da questa economia “fasulla” e “taroccata” sono le emergenze di questi giorni.
In una logica dettata dal buon senso, nessuno resterebbe a secco, visto che i prodotti che realmente servono, sarebbero gia’ in loco e non necessiterebbero di alcun inutile trasferimento.
Certo e’ che se si “pialla” tutta la produzione alimentare di Genova, tanto per fare un esempio, per agevolare le multinazionali, che risiedono a Venezia o Milano, bisogna per forza bruciare inutile carburante.
Il carburante che manca serve soprattutto a perpetuare questa inutile e stupida “macchina” .
Che dire, poi, degli autotrasportatori?
Sono adeguati a questi tempi come un negoziante di ghiaccio e carbone, in pieno centro di Milano.
Il trasporto su gomma, prima o poi,scomparira’,come e’ avvenuto altrove.
E’ meglio che comincino a guardarsi intorno..
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Paola
Sentivo oggi al telegiornale alcune persone intervistate sui prezzi di frutta e verdura in un mercato di Roma dopo lo sciopero dei camionisti: aumenti del 30, 50 a volte 100%…. Hanno poi intervistato alcuni produttori locali i quali hanno detto di aver venduto le loro cose esattamente allo stesso prezzo dei giorni precedenti..
E poi ripenso al famigerato Annozero di ieri, ai mandarini e aranci falsi siciliani (le etichette appiccicate a casaccio su arance spagnole o tunisine), e tutto il quadro generale.. credo che d’ora in poi dedichero’ piu’ attenzione ai cosiddetti vignaroli, quelli che vengono a vendere dai paesetti vicino Roma… che e’ poi esattamente la logica dei GAS (gruppi di acquisto solidali).
Non dimentico mai Grillo quando parlava dei camion di acqua minerale del Sud portata al Nord e viceversa…
Se ci arriviamo noi comuni cittadini, possibile non ci arrivino i preposti all’economia e all’industria?
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Il Coniglio superiore
Marco Travaglio
Come volevasi dimostrare, il Csm si accinge a trasferire due magistrati, Clementina Forleo e Luigi De Magistris: quelli che si sono occupati di D’Alema, Latorre, Prodi e Mastella.
Se sotto il governo Berlusconi il Csm avesse tenta to di trasferire i magistrati che indagavano su di lui, si sarebbe parlato di «regime».
Oggi, a parti invertite, silenzio di tomba.
Quando Berlusconi fa porcate, da sinistra qualche grido di allarme si leva.
Quando le porcate vengono da sinistra, Berlusconi non strilla: propone larghe intese. Ora le larghe intese le anticipa il Csm. Vedi l’unanimita’ con cui membri laici e togati, di destra e di sinistra, hanno votato l’apertura della pratica di trasferimento della Forleo.
La domanda e’: si puo’ cacciare un giudice per una parola in piu’ o in meno? Fosse per questo, verrebbe da domandarsi che ci faccia al Csm Letizia Vacca, «laica» del Pdci e vicepresidente della I commissione che si occupa di Forleo e De Magistris. Intanto perche’ la signora insegna storia del diritto romano, un po’ poco per far parte del Csm.
Poi perche’ ha del riserbo che pretende dai giudici un concetto molto elastico. L’altroieri se n’e’ uscita con una sentenza anticipata: «Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati», hanno «condotte devastanti», «devono fare le inchieste e non gli eroi».
Ma va? De Magistris di inchieste ne stava facendo due su politici di destra e sinistra, e guardacaso una gliel’ha tolta il suo capo, l’altra gliel’ha avocata il Pg.
Che dev’essere un ottimo giudice, visto che Letizia Vacca non gliene ha chiesto conto.
Forleo, essendo un gip, non fa indagini: ha chiesto al Parlamento di consentire alla Procura di farle sulle telefonate dei furbetti delle scalate con sei parlamentari, tre di FI e tre Ds.
Il Parlamento ha risposto con tre mesi di insulti. La Camera, per un cavillo, ha rimandato indietro la posizione di D’Alema, il Senato dorme sonni profondi e 5 mesi dopo non ha ancora votato su Latorre, Comincioli e Grillo.
Riusciranno i nostri eroi del Csm a cacciare il giudice prima che il Parlamento gli risponda?
La loquacissima Vacca ha fretta.
Dopo l’interrogatorio del Pg milanese Mario Blandini, violo’ subito il riserbo e dichiaro’: «La Forleo e’ stata smentita».
Peccato che il pm Fusco, a Brescia, abbia confermato: Forleo gli riferi’ il colloquio con Blandini. Ma il Csm non ha sentito Fusco, che conferma la versione Forleo.
Ha sentito Blandini, che smentisce.
Negli altri capi d’incolpazione, si contesta alla Forleo di aver diffamato due agenti accusati di aver pestato un magrebino, e un carabiniere di Brindisi accusato di non indagare sulle minacce subi’te dai genitori.
Ora – rivela Vulpio sul Corriere – uno degli agenti e’ stato radiato dalla Polizia per aver pestato dei trans; e le indagini di Brindisi erano cosi’ ficcanti che un gip ne ha ordinate di nuove.
Di tutto cio’ nell’atto di accusa del Pg Delli Priscoli e nelle esternazioni della Vacca, non c’e’ traccia.
Del resto la signora, prim’ancora di aprire la pratica, ha gia’ sentenziato: «Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati».
E cosi’ mette in imbarazzo il suo partito, il Pdci, che certo non l’ha mandata al Csm per questo; e pure Prodi, che non ha mai detto una parola contro De Magistris e ha tutto da perdere se finisce intruppato con Mastella e coi compari dei furbetti. Quali sarebbero poi, per la Vacca, i «buoni magistrati»?
Non occorre domandarglielo. Basta vedere come vota al Csm: si’ al ritorno in Cassazione del pensionato Carnevale, che cassava le condanne dei mafiosi e definiva Falcone «un cretino»; si’ alla nomina di Carbone – contestato perche’ insegnava all’universita’ senza il permesso del Csm, doppio stipendio – aI presidente di Cassazione; si’ al ritorno di Settembrino Nebbioso, ex capogabinetto del ministro Castelli, alla Procura di Roma che indaga su di lui per le consulenze facili.
Se questi sono i giudici buoni, allora ha ragione lei: De Magistris e Forleo sono cattivissimi.
E soprattutto incompatibili. Con questa politica.
da
http://http://www.perlacalabria.it/2007/12/13/il-coniglio-superiore/
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Il New York Times in prima pagina dedica un lungo articolo alla crisi italiana
Il primo giornale di New York descrive l’Italia come un paese depresso afflitto da cattiva politica.
Tutti amano l’Italia, scrive Fischer, “perche’ mangia e beve bene ma raramente ingrassa o si ubriaca, perche’ in un’Europa iper-regolata e’ il posto dove si discute ancora su cosa significhi il semaforo quando e’ rosso”. Cita poi i numeri sull’uso di Internet e sul commercio, gli stipendi, l’investimento estero, la crescita: fra i piu’ bassi d’Europa.
Gli italiani risultano i piu’ infelici di 15 paesi europei. I piu’ felici sono i danesi: il 64% si fida del Parlamento, in Italia solo il 36%. Per non parlare dell’invecchiamento della classe dirigente e della popolazione: “nei parchi gruppetti di signore anziane coccolano un singolo bambino. Anche in televisione le star sono anzianotte” (I veterani li premiamo per la loro longevita’, vedi Mike con laurea ad honorem).
L’immigrazione sale, la famiglia si scompone (aumentano i divorzi), il tasso di natalita’ e’ fra i piu’ bassi d’Europa. La crescita e’ stata lenta per anni, e la qualita’ della vita e’ in declino. Ora le statistiche dimostrano che 11 per cento delle famiglie italiane vive sotto la linea di poverta’, e che il 15 per cento hanno problemi di diffusione del loro stipendio oltre il mese.
L’anno scorso, Silvio Berlusconi, l’uomo piu’ ricco d’Italia, e’ stato votato per non mantenere le sue promesse di stile americano e le opportunita’ di crescita basata sul merito. Quando ha lasciato la carica, la crescita economica e’ stata pari a zero. E lo rivogliono ancora!? Grazie ai suoi governi l’Italia e’ la patria di 3,7 milioni di immigrati. La Chiesa cattolica invece di fare qualcosa abbassa la sua posizione culturale e pensa solo a proteggere la sua lobby. L’Italia ha uno dei piu’ bassi tassi di natalita’, il minor numero di bambini al di sotto dei 15 e il maggior numero di persone oltre i 85. E’ un paese di vecchi, dove persino i concorsi di bellezza sono presentati da settantenni e dove in politica un uomo di 68 anni, Prodi, fronteggia uno di 71, Berlusconi. In ogni paese i giovani solo la speranza, ma in Italia non vi e’ piu’ alcuna speranza. I giovani stanno a casa dalla mamma, restano li’ e non lottano. E se non si lotta e’ impossibile prendere il potere a qualcuno.
Il modello di vita low-tech (a bassa tecnologia) puo’ ammaliare i turisti, ma l’utilizzo di Internet e del commercio elettronico sono tra i piu’ bassi di Europa, cosi’ come gli stipendi, gli investimenti dall’estero e la crescita.
Gli ultimi dati fanno riferimento una nazione piu’ vecchia e piu’ povera, a tal punto che il suo vescovo piu’ importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri.
Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre piu’ lunga e poco produttiva. Molti dei piu’ brillanti, come i piu’ poveri un secolo fa, lasciano l’Italia.
Ronald Spogli, l’ambasciatore americano che conosce l’Italia da quaranta anni, avverte che l’Italia rischia una diminuzione del suo ruolo internazionale e delle relazioni con Washington. I migliori amici dell’America sono i business partner e l’Italia non e’ tra i piu’ importanti. La burocrazia e regole poco chiare hanno portato gli investimenti USA in Italia a soli 16,9 miliardi di dollari nel 2004 mentre in Spagna sono 49,3 miliardi.
In Danimarca il 64% delle persone ha fiducia nel Parlamento, in Italia il 36%. Le statistiche indicano che l’11% delle famiglie italiane vive sotto il livello di poverta’ e che il 15% ha difficolta’ ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio”.
“Noi non dispone di un account Google”, ha aggiunto. “Non possiamo immaginare che in Italia, uno di 30 anni, si apre una nuova attivita’ in un garage.” Il suo cinema, la televisione, l’arte, la letteratura e la musica sono raramente considerati all’avanguardia.
”Gli imprenditori si sentono soli e chiedono meno burocrazia”. Le piccole e medie impresse sono schiacciate dalla concorrenza cinese. C’e’ una ”depressione collettiva”, dall’economia alla politica alla societa’, che sembra aver colpito il nostro Paese. Un Paese ”che tutto il mondo ama perche’ e’ vecchio ma ancora affascinante”. Nonostante sia ”adorato all’estero e nonostante tutti i suoi innati punti di forza, l’Italia non sembra amarsi e gli italiani sono il popolo meno felice dell’Europa occidentale”. Ormai non si sa piu’ se e’ possibile cambiare. I problemi sono cosi’ grandi che l’ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha avvertito del rischio di un diminuito ruolo internazionale dell’Italia e di difficolta’ nel rapporto con Washington. ”Devono tagliare l’edera cresciuta intorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni che minaccia di ucciderlo”, ma l’impressione che emerge e’ che ”il malessere nasca dalle poche speranze di tagliare quell’edera e questo rende gli italiani tristi e arrabbiati”, osserva il ‘New York Times’. Una rabbia di cui si e’ fatto portavoce nei mesi scorsi Beppe Grillo con il suo grido ‘Basta’ rivolto a tutte le forze politiche e al ‘sistema’ e che ha trovato uno sfogo nei bestseller dell’anno, ‘La Casta’ e ‘Gomorra’, scrive il giornale. Che poi dedica qualche riga ai due protagonisti del panorama politico italiano, Romano Prodi e Silvio Berlusconi, cui gli italiani non sembrano attribuire piu’ quella capacita’ di cambiare necessaria in questo momento. In questa situazione non meraviglia che ”il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vivano ancora a casa, condannando la giovinezza ad un’estesa e improduttiva adolescenza, mentre molte delle menti piu’ brillanti, come i poveri di un secolo fa, lasciano l’Italia”.
Morto Pavarotti, ”ci sono rimasti solo la pizza e la pasta”. Certo, e’ vero che ”non ci sono nuovi Rossellini, Fellini o Loren, ma ci sono la Ferrari, la Ducati, la Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo”.
‘Gli imprenditori lamentano di essere soli: i politici offrono poco aiuto per rendere l’Italia competitiva e questo resta l’ostacolo principale. L’imprenditoria vuole meno burocrazia, piu’ leggi sulla flessibilita’ del lavoro e maggiori investimenti nelle infrastrutture per favorire il movimento delle merci”.
L’Italia, se non cambia rischia di fare la fine della Repubblica di Venezia: ”Bloccata dalla grandezza del passato, con gli anziani turisti a fare da incerta fonte di vita”, potrebbe diventare la ‘Florida d’Europa’.
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Ma gia’ a maggio Gizmo si aveva avvertito di cio’
Ridiamaro
NEW YORK (dal nostro corrispondente) – Alle Nazioni Unite e’ esploso il “Caso Italia”. Dopo le ultime elezioni tenutesi nel Belpaese i rappresentanti dei paesi della Terra si sono seduti attorno a un tavolo e hanno fatto il punto di una situazione unica al mondo: i cittadini italiani, visibilmente stanchi di eleggere una classe di governanti che non e’ lo specchio del paese, lontana dalle esigenze della popolazione, vicina solo a privilegi e attaccata alla poltrona, ha detto basta. Dei circa 40 milioni di aventi diritto, hanno votato solo in 500 mila, poco piu’ dell’1%, numero che corrisponde ai dipendenti dell’industria-politica. Quindi, i candidati hanno votato se’ stessi. Le percentuali si sono pertanto spalmate in maniera uniforme, proporzionalmente al numero degli esponenti dei partiti politici. Ban Ki Moon, segretario generale dell’ONU, ha suggerito al presidente della Repubblica Italiana di nominare temporaneamente un governo di tecnici, dato che la politica non ha ottenuto alcuna fiducia.
Ma da tutto il mondo la risposta e’ stata immediata. Da Ashgabat, Turkmenistan, il presidente Berdimuhammedow si dice sconcertato. I Tagiki e i Kazaki non credevano che gli eredi di Leonardo e Michelangelo fossero cosi’ cretini da sgobbare tanto per favorire i propri rappresentanti. Il Bangladesh ha aperto una raccolta fondi per i mendicanti italiani (si e’ visto Fassino chiedere l’elemosina fuori dalla stazione Massaua di Torino), mentre l’Indonesia si e’ offerta di confinare in un’isola al largo del Borneo gli ex parlamentari italiani, che potranno blaterare con le nasiche locali di partiti democratici o federazioni di destra. I governi della Colombia e dell’Afghanistan hanno inviato come segno di solidarieta’ 10 casse di coca e oppio alla sede di Alleanza Nazionale, ma ha firmato per il loro ritiro un muratore impegnato nell’abbattimento del palazzo ove la sede era ubicata. In piazza del Duomo a Milano alcune vamp argentine hanno acquistato le giacchette di cachemire che l’allora presidente della Camera Bassa Bertinotti aveva steso sopra un nylon, a prezzi stracciati (il partito della Rifondazione Comunista e’ stato il primo a fallire). Da Mosca il presidente Putin ha voluto inviare ai Circoli delle Liberta’ il suo dossier sul “mantenimento dell’ordine”, ma il fattorino al posto della sede di partito ha trovato solo delle antenne. Per mezzo della portavoce dell’associazione prostitute nigeriane, ai leghisti e’ stato offerto di guadagnarsi il pane arando i campi della savana che si affaccia sul Golfo di Guinea. Pechino ha mandato al partito dei Verdi dei sacchi colmi di fumi di carbonio cammuffati da contenitori di schede elettorali favorevoli al Sole che Ride, cosicche’, una volta che i candidati li hanno aperti con entusiasmo, sono stramazzati a terra per intossicazione letale… Zapatero voleva rinfrancare i vertici del partito cattolico dell’Udc con la profezia di Nostradamus secondo il quale nel 2045 in Italia saranno approvati matrimoni e adozioni per gli omosessuali, ma non ha trovato il telefono libero: era stato staccato dalla Telecom per mancato pagamento. Michael Chricton, informato dei fatti, ha fatto eseguire un’analisi del sangue alla Montalcini, ad Andreotti e agli altri senatori a vita italiani, e ha passato la formula del DNA a ingegneri genetici per realizzare il suo vecchio sogno del Jurassic Park. In fondo, senza un solo voto ricevuto, questa e’ stata la fine della politica in Italia.
Gizmo
http://http://www.ilballodisanvito.com/2007/05/29/bilancio-italia/
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Graziano manda
Forza Sicilia
“L’affetto che la gente ha tributato a Berlusconi e’ la dimostrazione che la Sicilia e’ una delle regioni che gli e’ piu’ vicina. Certamente, il Pdl sara’ un partito a trazione siciliana”
(Angelino Alfano, coordinatore regionale di Forza Italia, La Sicilia, 2 dicembre 2007).
“La promessa di aiuto politico a Cosa nostra, proveniente da un soggetto (Marcello Dell’Utri, ndr) che, in quel determinato momento storico, si poneva quale organizzatore di un nuovo partito, aveva un effetto rassicurante per il sodalizio criminale (Cosa Nostra, ndr); lo orientava verso il sostegno a Forza Italia, incoraggiandolo a nutrire aspettative favorevoli in un momento di crisi profonda. Siffatta condotta rafforzava Cosa nostra, ingenerando il convincimento di raggiungere obiettivi fondamentali nella sua strategia criminale, addirittura contando sui massimi vertici della politica nazionale. Una promessa reputata, in quel frangente, seria ed affidabile negli ambienti mafiosi, in quanto proveniente da un soggetto influente che, in passato, aveva dato buona prova di se’, dimostrandosi disponibile verso Cosa nostra (…). (Nelle agende di Dell’Utri, ndr) si sono ritrovate due annotazioni, relative ad incontri tra lo stesso e Mangano Vittorio, sotto le date del 2 e 30 novembre 1993. Trattasi di un dato documentale incontestabile ed altamente significativo della condotta tenuta da Marcello Dell’Utri in quel torno di tempo. (…) Dell’Utri, ancora nel 1993, nonostante la crescita del suo prestigio personale anche in campo politico, aveva continuato ad intrattenere rapporti di frequentazione con un mafioso conclamato ed importante come era Mangano in quel periodo, e nonostante tutto quello che era successo in passato (…). (Dell’Utri) si limita ad addurre impacciate giustificazioni di facciata, affermando che Mangano, di tanto in tanto, era solito andarlo a trovare in ufficio (a Milano!), ove si intratteneva pochi minuti per esporgli non meglio identificati problemi di carattere personale, precisando che egli subiva tali rapporti e non ricordando quali fossero i problemi personali che Mangano gli avrebbe sottoposto il 2 e 30 novembre 1993, periodo in cui era in corso l’organizzazione del partito Forza Italia e Cosa nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica, anche attraverso l’abbandono del progetto autonomista di Sicilia Libera. Queste ulteriori risultanze (…) costituiscono il risultato finale del percorso, le cui premesse fattuali, logiche e cronologiche sono costituite dalle conclamate relazioni del prevenuto con Mangano del 1993-94, finalizzate, per il tramite di questi, ad una promessa di aiuti concreti ed importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno al partito di Forza Italia. E’ destituita di fondamento in toto la tesi sostenuta dalla difesa Dell’Utri secondo la quale Mangano avrebbe soltanto millantato con Brusca e Bagarella di aver ricevuto promesse politiche da Dell’Utri. Invece, l’imputato quelle promesse le ha effettivamente prestate nel corso degli incontri del 1993-94 con il reggente del mandamento di Porta Nuova, come risulta, peraltro, confermato anche dagli incontestabili elementi di prova desumibili dai successivi e consequenziali sviluppi di quelle promesse; quando, qualche anno dopo, Dell’Utri aveva assunto cariche istituzionali ed aveva preso personalmente ulteriori ‘impegni’ politici con altro importante uomo d’onore” (Tribunale di Palermo, sentenza di condanna per Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, 5 luglio 2005).
da Carta Canta
Neoliberismo in Italia
Viviana Vivarelli
Possiamo valutare in Italia gli effetti raggelanti del neoliberismo. Non si parla di un paese da terzo mondo ma di quella che era la settima potenza mondiale e che mostra ora gli esiti perversi di una redistribuzione malefica dei redditi.
Basta guardare i dati di ISTAT e Bankitalia e dei migliori analisti economici di Repubblica e de L’Unita’,
In 20 anni c’e’ stata una redistribuzione perversa della ricchezza, salari e stipendi hanno continuato a diminuire in valore reale, i patrimoni di ricchi hanno continuano ad aumentare, fino a un gap tra ricchi e poveri spropositato rispetto ad altri paesi europei.
Il malcontento e’ diffuso ma la protesta e’ ancora troppo debole per interessare i governi e meraviglia anzi che non vi siano rivolte popolari per quella che e’ non solo una redistribuzione malefica di ricchezza ma una vera iniquita’ politica e sociale che e’ proseguita con governi di destra e con governi di sinistra.
La precarieta’ della vita e’ il primo problema della maggioranza degli italiani, non la criminalita’ o l’immigrazione o il cambio climatico ma il mestiere di sopravvivere.
I dati sono sconvolgenti:
1300 euro al mese, l’infermiere con 20 anni di anzianita’
1680 euro, la direttrice di Galleria dell’Accademia con 27 anni di anzianita’
820 euro, un’operatrice di call center che lavora 5 ore al giorno alla Vodafone da 10 anni
3 milioni di persone che lavorano in nero
Milioni di giovani privati di un futuro.
Milioni di lavoratori a rischio di perdita di lavoro.
Guadagni da fame, tra i piu’ bassi d’Europa e lesivi della dignita’ personale.
Perdita progressiva dei diritti e delle tutele.
Costante aumento di tutti i prezzi, dalle bollette alla casa, dal vitto alla scuola.
Una ricerca di Bankitalia sul divario generazionale tra salari di lavoratori giovani e vecchi rileva che, prendendo le fasce 19-30 anni e 31-60, alla fine degli anni 90 la differenza era del 20%, nel 2004 la differenza era del 35%. Non solo, mentre il costo della vita e’ aumentato, tra il 92 e il 2002 il salario mensile iniziale e’ diminuito dell’11% per i giovani di 21-22 anni diplomati (da 1200 € mensili a meno di 1100) e dell’8% per quelli di 25-26 anni laureati (da 1300 a 1200 €). Per entrambi i salari di ingresso nel 2002 sono retrocessi di 20 anni.
Destra e sinistra hanno prodotto una eccessiva diffusione del precariato e di un precariato senza confini ne’ freni: bassi salari, incertezza di vita, chiusura di futuro, divieto di progetti familiari.
Soprattutto dopo gli anni ’90 la redistribuzione di ricchezza e’ stata brutale.
In 10 anni la ricchezza globale del 10% delle famiglie piu’ ricche e’ aumentata dal 41% al 48% della ricchezza nazionale, quella del 10% delle famiglie medie e’ scesa dal 34% al 29% mentre meta’ delle famiglie piu’ povere sono scese dal 25% al 23%. E’ stato completamente sconfessato il primo dogma nel neoliberismo: che il benessere sarebbe stato generale, la realta’ rivela che solo una minima parte della societa’ ha avuto una crescente ricchezza mentre tutti gli altri si sono impoveriti. Reagan e la Thatcher sono risultati dei grandissimi bugiardi.
Malgrado questi dati inconfutabili la sinistra italiana e i partiti di centro si sono messi di buona lena a continuare questa politica distorta e fallimentare, secondo quell’ottuso concetto che possiamo chiamare “neoliberismo di sinistra”. Per di piu’ la resistenza dei centri di potere, le nicchie protette, le corporazioni, il sistema feudale, i corporativismi hanno negato in modo clamoroso con la loro persistenza qualunque sistema concorrenziale di mercato.
Oggi l’Italia e’ un’azienda in crisi di valori, di significati e di bilanci, indebitata e sottocapitalizzata, coi piu’ bassi salari d’Europa, una popolazione depressa e un’economia a rotoli, in mano a consorterie, poteri criminali e spartizioni politiche. I lavoratori italiani stanno sempre peggio, e, malgrado cio’, l’Italia pretende di continuare a essere la patria dei politici peggiori e piu’ pagati, dei manager sfiziosi e meno efficienti e dei ricchi piu’ ricchi e esosi d’Europa.
La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ricchi troppo ricchi batte tutti. In Europa la ricchezza globale dei piu’ ricchi non supera 5 volte il PIL, in Italia siamo arrivati al 9. In cambio siamo il paese piu’ indebitato del mondo, quello con l’evasione fiscale piu’ alta, quella dal parassitismo piu’ diffuso e il peggiore tra i primi 7.
In 10 anni il PIL unitario e’ passato da +10% a -5% rispetto alla media europea.
Tutto questo procede indisturbato senza che nessuno metta seriamente le mani a una rivoluzione efficiente del sistema fiscale ne’ a una seria economia di rigore a in uno snellimento della macchina dello Stato ne’ a un piano energetico del paese.
Accanto ai debiti, al malgoverno, agli sprechi e alla corruzione ci mettiamo ideologie stantie, derivate da una destra rimasta a 60 anni fa e da una consorteria papalina che blocca l’evoluzione civile del paese. Se completiamo il quadro con l’asservimento a quegli Stati uniti che non hanno per noi ne’ rispetto ne’ considerazione e ci trattano come un servo piu’ che come un alleato, siamo alla perdita di dignita’ anche in politica estera. E l’avvento di un secondo governo di centrosinistra non ha mostrato alcuna rimonta da una assoluta debacle, proseguendo e anzi peggiorando la deriva antidemocratica e capitalista del centrodestra.
Questo complesso di disgrazie pesa sulla cultura in generale, con una crisi anche di quei settori come l’arte o la cinematografia dove eravamo primi nel mondo. Il declino persino dell’immaginazione e della creativita’ trova il suo gradino piu’ basso in una televisione pubblica in mano alla partitocrazia, al cattivo gusto e alla volgarita’, un carrozzone parassitario che, pur poggiando su un nutrito esercito di 10.000 addetti, non riesce piu’ a realizzare una produzione decente vendibile o accettabile e si spreca nell’acquisto di format finalizzandosi solo a una manipolazione politica disinformativa e antidemocratica.
Dati cosi’ penosi non solo non permettono speranze di ripresa e ci fanno bocciare tutti i governi che da Craxi in poi si sono avvicendati aggravando i mali italiani, ma ci fanno temere che i danni di un ceto politico cosi’ barbaro e inefficiente ricadranno anche sui nostri nipoti, chiudendo loro per sempre ogni possibile evoluzione. Gli interessi sul debito sono ormai saliti a 70 miliardi, quanto 3 finanziarie, e non si vede come sia possibile tirarne fuori i piedi. Il colpo di grazia e’ vedere, di fronte a tanto disastro, che il centrosinistra intende proseguire una politica supponente di missioni all’estero e di occupazione dell’Afghanistan, sopra le nostre possibilita’, senza alcun vantaggio per il Paese, ha voluto spendere 23 miliardi di euro in armi, ha voluto regalare Vicenza a una base militare straniera di attacco sapendo di doverne sostenere i costi e i rischi, si e’ voluto impegnare in un progetto TAV ridicolo di fronte a un sistema ferroviario obsoleto e un solo binario e ha deciso di ignorare i 98 miliardi di tasse non pagate dai gestori delle lotterie, mentre il piano di lotta alla mafia e alla camorra non ha fatto alcun passo avanti.
Che come palliativo a questa tragedia ci sia qualcuno che cambia di nome al partito o rimestare tra politici ormai obsoleti di sembra una farsa. Che si possa far passare come democrazia l’assenso su premier gia’ programmati da 12 capi-fazione e’ una beffa ulteriore. E che qualcuno intenda farci credere che il neoliberismo sia l’unica ricetta o che il problema Italia sia la scarsa produttivita’ dei lavoratori o ci venga a parlare di “azienda Italia” ci sembra grottesco.
Con un numero di morti bianche superiore a tutti i paesi europei, un’evasione fiscale incontrollata, una distribuzione del lavoro che si basa sulla raccomandazione e sulla spartizione e si gioca non in chiave di produzione e merito ma di elettorato e clientelismo, con spezzoni della forza pubblica che vanno contro i diritti dei cittadini o colludono con i corrotti e ministri che pretendono di delinquere in pace affossando la Magistratura.. non ci si puo’ aspettare altro che una deriva verso il terzo mondo.
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Cara Viviana,
io aggiungerei anche : 100 milioni di Euro di evasione fiscale e quasi altrettanto di elusione legalizzata, 90 milioni di Euro di “fatturato” della criminalita’ organizzata, finanziamenti a pioggia e senza controlli alle grandi imprese, tassazione agevolata delle rendite finanziarie, mancato controllo dei prezzi e sistematica falsificazione dei dati riguardanti l’inflazione, mano libera a monopoli ed oligopoli, bilancio della difesa aumentato del 23% in due anni !! Cosi’ il quadro del “neoliberismo” italiano mi sembra piu’ completo !!
MaxVinella
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Nemmeno i tetti ai superstipendi hanno saputo mettere!
Viviana Vivarelli
Sembrava che l’enorme deficit, il piu’ alto del mondo, fosse il primo problema italiano, visto che ci troviamo da pagare ogni anno 70 miliardi solo di interessi. Sembrava che fare tagli alle spese del carrozzone pubblico fosse ormai una decisione irrinunciabile, ma due Finanziarie sono passate senza che gli impudenti che stanno al potere abbiano diminuito minimamente la loro spaventosa avidita’.
Nell’ultima Finanziaria le riduzioni agli sprechi erano ridicole ma sono riusciti a eliminare anche quelle! Non ci sono parole! Vedi il tetto ai superstipendi pubblici.
Articolo 144 della Finanziaria: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (…) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, universita’, societa’ non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonche’ le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non puo’ superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioe’ 275 mila euro l’anno. Chiaro?
La legge aveva gia’ avuto l’ok del Senato. Sembrava facile far passare la legge alla Camera, dove il Governo ha la maggioranza. E invece no. La nostra desolazione e’ immensa. A questo punto ci fanno proprio schifo tutti.
Si era finalmente deciso di mettere un tetto agli stipendi supergalattici dei manager pubblici, i manager piu’ pagati e piu’ inefficienti e piu’ corrotti di tutto il panorama europeo, individui di una tale inutilita’ e improduttivita’ che in qualunque paese sarebbero stati cacciati a calci in culo o sarebbero finiti in galera per malversazione o sarebbero stati puniti per danni allo Stato, gente che non e’ stata scelta per competenza ed efficienza ma per aderenze pubbliche, quei manager che hanno ridotto a merda tutto quello che hanno toccato, che hanno rapinato ricchezze immense senza controllo alcuno, senza mettere o rimettere soldo personale, e che hanno dilapidato patrimoni pubblici arricchendosi, che sono stati capaci di darci i peggiori servizi in assoluto, che hanno amministrato senza badare a spese aumentando a dismisura i deficit dei loro bilanci, la manomorta dei loro parassiti, il numero dei loro consiglieri inutili, le manfrine coi politici corrotti. Ma i governi hanno continuato a compensare lautamente questa banda di razziatori, passandoli da un incarico all’altro e gratificandoli di collezioni di incarichi, di sventagliate di prebende, di catene di conflitti di interesse.
Ma quando finalmente si e’ deciso di mettere almeno un tetto a quei super-compensi che loro stessi si scelgono e si aumentano in base a contratti in cui il popolo italiano non mette mai bocca o critica, ecco che anche quel tetto decade prima di nascere. Per volonta’ del centrosinistra? Bel centrosinistra davvero!?
I politici sanno bene che o faranno in eterno i politici di alto livello o andranno ad occupare proprio quelle cariche manageriali tanto ambite perche’ tanto lucrose e in cui, qualunque sia il danno arrecato, nessuno andra’ mai a chiedere loro conto dei danni arrecati ai servizi, al patrimonio dello Stato, alla collettivita’.
E allora perche’ mettere un limite alla Provvidenza?
I politici hanno detto No al tetto per gli stipendi d’oro. Che la pacchia continui!
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Da bellaciao
Il problema non sarebbero neanche i superstipendi ma il “controllo qualita’”. In realta’ e’ l’inutilita’, l’incapacita’ manifesta, la spoliazione dei beni pubblici il problema. Prendiamo il presidente di Alitalia che e’ costato all’azienda da lui diretta circa 5 miliardi di euro per la malnata decisione(chiaramente politica visto che e’ stato nominato dalla Lega) di spostare l’azienda da Fiumicino a Malpensa ma di mantenere Fiumicino per non scontentare AN : chi ripaghera’ l’azienda e l’Italia che e’ azionista di maggioranza? Il presidente di Ferrovie, trovando il suo stipendio troppo basso (solo 5 volte piu’ alto del suo omologo francese) si e’ autoassegnato un premio di 150.000 euro per “raggiungimento obbiettivi”. Evidentemente il suo obbiettivo era di far ritardare ancora di piu’ i treni e di renderli piu’ sporchi e rotti per cui puo’ gridare alla vittoria, ma noi italiani? Gli spechi e gli abusi nella sanitaì, nell’universita’, nei lavori pubblici ect. sono noti a tutti per cui non mi venite a dire che 100.000 euro in piu’ od in meno sono il problema. Lo sono gli sprechi generati da una “casta”(termine ormai abusato) di politici e da un sottobosco di politicanti che non rende conto a nessuno se non ai propri padrini politici. Il problema e’ che la scelta dei manager pubblici non ricade sui piu’ qualificati ma su chi porta soldi e voti al partito (tutti non prendiamoci in giro) ovvero i “trombati” alle elezioni. Finche’ non cambiera’ la regola che le aziende pubbliche vengono amministrate dai trombati eccellenti il ladrocinio delle risorse pubbliche continuera’.
Michele
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http://www.masadweb.org
sono io l’autore della lettera scritta da un operaio che non c’è più e gradirei molto essere citato. Te ne sarei grato.
È una piccolezza rispetto a quanto di tragico è successo a Torino, ma ci tengo particolarmente alla paternità del post perché esprime qualcosa che sento profondamente “mio”.
Qui trovi la mia versione originale messa online ormai una settimana fa:
http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2007/12/morire-per-lavo.html
Resto a disposizione per ulteriori informazioni
Commento di anecòico — dicembre 16, 2007 @ 7:11 pm |
Grazie per avermi scritto. La tua lettera è bellissima e volevo metterla anche su bellaciao.org. Mandami il tuo nome e cognome così la completo e lo faccio molto volentieri, perché poche sono le cose che al mondo contano, ma quello che hai scritto sta in cima a tutte
ti abbraccio
aloha
Commento di MasadaAdmin — dicembre 16, 2007 @ 7:57 pm |
Emanuele Menietti alias anecòico
Commento di anecòico — dicembre 16, 2007 @ 11:38 pm |
Caro Emanuele
ho messo la tua bella lettera su http://www.bellaciao.org
saluti e grazie
viviana
Commento di MasadaAdmin — dicembre 17, 2007 @ 6:58 am |
Cara Aloha
oggi ho dato una occhiata al Masaba numero 592 il paese dove uccidono la speranza: mai titolo fu più suggestivo…
In realtà non vi ho trovate verità sconvolgenti, macro argomenti che già non sapessi.Il grave della situazione in Italia è la frattura, oserei quasi dire la voragine che si è venuta a creare tra le persone che vogliono, che desiderano veramente informarsi e quelle che non vogliono sapere nulla.
La fatiditica, trita e ritrita frase: “vedono solo quello che vogliono vedere” (bambino nel film ‘il sesto senso’) è sempre più che mai valida.
La frattura è presente anche tra i sostenitori di un certo modello di società, incarnato in Berlusconi, e “gli altri”, dove negli altri ci sono quelli che sono scesi a compromessi con lui, i vari Fini, Bossi, Casini, pur di riceverne un tornaconto. Ora queste “stupide galline starnazzano” contro il loro gallo, ma presto correranno per essere riammesse alla sua corte, si prostreranno ai suoi piedi per avere un po’ di becchime, vedrai… e torneranno ad essere “stupide galline che si azzuffano per niente” (Franco Battiato, 1981,
La Voce del Padrone).
E gli <>.
Solo che i sostenitori del modello di Berlusconi hanno in lui una sorta di divinità e loro sono una sorta di fedeli, gli altri non hanno più nessuno in cui credere, a cui appellarsi, salvo un ambiguo, mucillaginoso PD, ed una
inconsistente, frammentata cosa rossa che pensa ai simboli, alle ideologie, alle peripezie, ma intanto si aggrappa alle poltrone disperatamente e ad ogni annuncio di sbarramento elettorale sbraita e si agita, “Quante squallide figure che attraversano il paese” (Franco Battiato, 1981, La Voce del
Padrone) lasciando molta gente ogni giorno di più senza parole e senza speranza.
saluti carissimi
Sauro
Commento di MasadaAdmin — dicembre 19, 2007 @ 7:20 pm |