Nuovo Masada

dicembre 5, 2007

MASADA n. 586. 5-12-2007. JUNG: I SETTE SERMONI DEI MORTI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:48 am

Se questa bolla di esistenza che ci appartiene e’ il mondo dei vivi, tutto l’ignoto che la circonda e’ il mondo dei morti. Morto e’ cio’ che per noi non ha luogo o senso o vista. E tuttavia accade che, a volte, il mondo di fuori invada la nostra piccola bolla di coscienza. Molto poco allora di quello che entra e’ per noi comprensibile e tutto resta per noi oscuro ed inquietante, come un segno. Non si da’ in tal caso alcuna spiegazione possibile come all’eco confusa di un suono troppo lontano.
(Viviana)

La dimensione non e’ che un attributo di un universo, valida solo in quell’universo. Da qualunque altro punto di vista, un universo non e’ che un punto senza dimensione.”
(“Assurdo Universo, Friedrich Brown)

L’umanita’ e’ un fiume di luce che scorre dall’esterno all’eterno.”
(Gibran)

Mentre dormiamo qui, stiamo svegli dall’altra parte/ e dunque ogni uomo e’ due uomini.”
(Borges)

La nuova via arrivo’ a Jung in modo anomalo, attraverso la parapsicologia. Tutto comincio’ con gli gnostici e lo porto’ alle origini del Cristianesimo, reintegrando nella dottrina perduta il maschile col femminile. Dal simbolismo degli gnostici e dal mondo della Dea fu facile passare all’alchimia. Gli gnostici si segnalarono con una scrittura automatica: un saggio filosofo cristiano del terzo secolo, Basilide, si manifesto’ a Jung durante una trance.

Jung era stato spesso al centro di fenomeni di infestazione o di invasamento fin dalla nascita. Quando sentiva che forze non ordinarie cercavano di esprimersi attorno a lui nell’ambiente, producendo fenomeni straordinari, si predisponeva come strumento di accoglienza, si metteva a scrivere in modo automatico o si lasciava andare alle visioni, e le energie si incanalavano in lui, prendendo ordine e forma. Spontaneamente egli si predisponeva a essere medium, cioe’ canale. Pensava che i fenomeni paranormali fossero energie ignote che cercavano di comunicare. Non fece mai nulla per capirle. La sua idea era che noi viviamo in un mondo di cose conosciute, ma attorno a noi convive una realta’ ignota di cui non sappiamo niente. A volte, accade che da questa realta’ ignota ci arrivino segnali; non sappiamo cosa questi significhino, ci portano solo l’intuizione che oltre al nostro mondo ordinario esista qualche altra cosa.
Jung si offriva a questi segnali, trasformandoli in qualcosa di percepibile, pensava che opporsi alla loro canalizzazione potesse portare a effetti disastrosi, nella psiche come nell’ambiente.
Noi conosciamo il mondo ordinario della percezione, ma in noi esistono canali che possono orientarci verso il mondo non ordinario, il nostro corpo si espande orizzontalmente ma la nostra anima ha una dimensione verticale che puo’ essere raggiunta dai fenomeni paranormali. Per Jung anima e natura fanno parte di uno stesso quadro, l’uomo e’ al centro di tutto cio’ che esiste, il visibile come l’invisibile, e la sua conoscenza puo’ andare molto oltre la percezione sensibile.
Jung da’ all’ignoto che ci circonda il nome di ‘mondo dei morti’, senza riferirlo propriamente a persone defunte o a fantasmi. Egli pensa ad una realta’ globale che contiene cose che vediamo e cose che non vediamo; il tutto e’ un insieme, in parte manifesto e in parte latente. Vi e’ una prospettiva in cui l’anima tende alla percezione di cio’ che e’ materiale e una prospettiva in cui l’anima tende alla percezione di cio’ che non e’ materiale: “Se l’anima e’ capace di percezioni telepatiche, chiaroveggenti e precognitive (e i fatti dimostrano che cio’ accade) si trova almeno in parte a vivere in un ‘continuum’, che sta fuori del tempo e dello spazio”. Questa ipotesi puo’ cambiare molto la nostra vita e anche la nostra considerazione della morte, con possibilita’ piu’ ampie.
I fenomeni paranormali sono piu’ o meno simili in ogni tempo e luogo, come provenienti da una totalita’ sempre uguale a se stessa, secondo modi di agire universali. Aniela Jaffe’ dice: “I fenomeni paranormali possono esprimersi con simboli, essi sono realta’ intermedie tra l’al di qua e l’al di la’, tra coscienza e inconscio. Il simbolo non e’ ne’ astratto ne’ concreto, ne’ razionale ne’ irrazionale, ne’ reale ne’ irreale. E’ ogni volta le due cose insieme. Considerati simbolicamente, i fenomeni paranormali acquistano un valore particolare, in quanto trasmettono l’intuizione dell’unita’ di ‘tutto cio’ che e’’.
Jung non vuole spiegare la natura di questi fatti, dice anzi che tale natura ci e’ ignota. Li considera dei segni che ci portano a riflettere su una realta’ piu’ ampia, infrangendo la certezza delle conoscenze relative. Penetrare nel mondo del simbolo o nella sincronicita’ vuol dire accettare tutto cio’ che esiste, anche l’altro mondo. Questa prospettiva dilata l’anima, ci pone in una realta’ coesa dove la sincronicita’ mostra eventi connessi, e noi stessi siamo collegati a un senso piu’ ampio, uscendo dalla confusione dell’abbandono per intuirci in un cosmos, un universo ordinato, dove la vita ci appare inserita in un ordine superiore, con un maggiore significato. Trascendente e immanente si collegano, l’essere ascende dal caos al mistero, una nuova percezione rende ogni evento sacro e prezioso. La realta’ in noi e fuori di noi diventa UNA e infiniti segni si fanno messaggeri di una totalita’ superiore di cui facciamo parte. Per penetrare la visione totale, la ragione non basta o addirittura e’ di ostacolo. L’uomo non vive di solo intelletto; la ragione e’ un grande strumento, ma, lasciata a se stessa, e’ pericolosa. Di fronte alle grandi passioni della vita, ai mutamenti dell’energia, al dolore, alla morte, all’ignoto… la ragione diventa piu’ piccola. C’e’ un piano concreto di realta’ su cui puo’ riflettere, e un piano superiore di fronte a cui scopre la sua insufficienza.
“Dobbiamo trovare parole semplici per dire le grandi verita’. Abbiamo lasciato troppo spazio all’intelletto e l’intelletto produce tenebre. La coscienza discrimina, giudica, analizza, sottolinea le contraddizioni. Un lavoro necessario fino a un certo punto, poi l’analisi uccide. Dobbiamo trovare il modo di ristabilire il nesso che ci lega a tutte le cose, opporci al vizio dell’intelletto e vedere finalmente che capire non basta” .
Il paranormale provoca lo scacco della mente razionale ma il limite apre la via ad altre facolta’, come l’immaginazione attiva che comunica direttamente con l’inconscio, dunque con l’ignoto.
Ogni volta che Jung e’ inquieto, interroga l’anima, l’anima gli manda una immagine e il senso di oppressione svanisce. L’anima e’ la messaggera dell’inconscio, comunica con una realta’ piu’ vasta, extratemporale e universale.
Per anni Jung colloquia con la sua anima quando si sente turbato o inquieto. Le chiede cosa accade, cosa c’e’ di nuovo, cosa lo turba. Sempre l’anima produce una immagine, e, appena questa appare, il senso di oppressione svanisce. Jung analizza l’immagine e chiede all’anima come interpretarla, si comporta come uno sciamano che interroga i suoi spiriti. L’emozione funziona da intermediario per mettere il conscio in comunicazione con l’inconscio, come questo accade le emozioni si placano, l’ordine ritorna e l’energia ritrova il suo ritmo.
Jung trascrive il suo cammino coscienziale nel LIBRO NERO, sei piccoli volumi rilegati in pelle nera, che poi assumeranno una veste piu’ artistica nel LIBRO ROSSO. Jung lavorera’ al Libro Rosso per 16 anni, curando con grande attenzione i disegni, i colori, i mandala, i tratti gotici, vergati accuratamente con inchiostro di china. Il Libro Rosso e’ una conversazione senza fine con le figure della sua interiorita’; qui egli interpreta il flusso di visioni che attraverso il canale dell’immaginazione attiva mettono la sua coscienza in comunicazione col mondo ignoto; dipinge le immagini, riflette su di esse; il suo lavoro e’ simile a una meditazione. In questo modo riesce a controllare il flusso delle visioni, che lasciate all’inconscio lo porterebbero alla disgregazione, qui la comunicazione in modo armonico si sostanzia in disegni e pensieri, entrando in contatto “con una matrice mitopoietica, con una immaginazione straordinaria, che sembra scomparsa dalla nostra epoca razionalistica”, una continua sorgente di energia. Cosi’, attraverso l’IMMAGINAZIONE ATTIVA, Jung giunge al luogo sacro degli archetipi, le forme essenziali, le sorgenti di miti, poesia, arte, intuizione, bellezza… L’immaginazione attiva e’ un canale simile a quello del medium che pone l’io a contatto col mondo straordinario. Aprirlo significa dare luce alla coscienza e anche impedire che essa anneghi nell’oceano delle energie inconsce; la comunicazione medianica ha un effetto terapeutico e bilanciatore, di salute disciplinata dell’anima. Se l’uomo e’ predisposto a questi contatti, si potrebbe determinare un afflusso di immagini, che prive di referente, implodono, danneggiando l’equilibrio della coscienza. Per questo i contatti e le fuoruscite coscienziali devono avere un loro rigore per evitare condizionamenti e danneggiamenti, devono trovare forma ma anche limite, per non inflazionare la coscienza o darle megalomania di potenza. Jung pone a se stesso vari limiti. Al di fuori di questi incontri straordinari con l’ignoto, svolge una vita normale, col lavoro, i libri, i pazienti, gli allievi, gli amici, una moglie che ama, una amante che ama anch’essa, cinque figli, la casa di famiglia e la casa sul lago. La sua vita e’ realizzata e felice. I suoi fondamenti etici sono stabili e ben centrati. Cosi’ i momenti solitari e iniziatici trovano il giusto posto e portano avanti una evoluzione armonica, realizzando le tappe del suo percorso d’anima.
Ma contemplare le immagini non basta, Jung vuole attuare i messaggi nella sua vita conscia. Poiche’ le immagini sono disarticolate perche’ l’inconscio non ha centro, occorre costruire questo centro per dare stabilita’ alla via e Jung lo fissa nell’IMPERATIVO MORALE. Conoscere e’ poco, se la conoscenza non diventa etica, altrimenti l’Io diviene preda di un rovinoso istinto di potenza. Solo il comando morale puo’ tenere insieme la psiche e salvarla dalla disgregazione. Gli elementi dissociati possono rendere schizofrenica l’anima, se non sono legati da qualcosa e Jung trova questo legante di certezza nell’imperativo morale.
Un comando interno gli dice che deve andare oltre, deve confrontarsi maggiormente con l’inconscio; e’ un imperativo cosi’ forte che, per seguirlo, Jung decide di lasciare la docenza universitaria (che tiene da 8 anni) per occuparsi solo di questo compito. Fama e gloria per lui non significano niente; deve seguire la sua via, cercare la nuova dimensione, e puo’ farlo solo entrando maggiormente in se stesso. La decisione comporta un nuovo grande passo verso l’interiorita’ e anche una scelta di solitudine perche’ ogni mutamento e’ una nuova solitudine, ma Jung sente che deve restare coi suoi contenuti piu’ profondi che non puo’ comunicare ad alcuno, fin quando non avra’ provato che sono reali e collettivi.
“C’e’ una soglia che ci attende da sempre, possiamo svegliarci e varcarla, o non svegliarci mai “ .
Attraverso la Nekuia, la discesa negli inferi, Jung ha individuato il proprio mito, il senso che guida la sua vita, l’eroe che muore e rinasce; l’esistenza sta nel rapporto non piu’ tra Io e mondo esterno, ma tra coscienza e inconscio. E’ attraverso tale rapporto che l’io puo’ entrare nel grande fiume da cui provengono la storia, la cultura, la religione, l’arte… secondo un significato umano e insieme extraumano. Lo stimolo alla vita non viene dall’esterno ma da una elaborazione interna profondamente trasformativa dell’uomo, che continuamente rinnova la sua liberta’ e il suo senso. Ma camminare verso il Se’ e’ anche un compito sociale, perche’ porta ognuno a sentire i legami con gli altri uomini, la sua meta unita alle altre mete, in un mondo comune.
Nel 1916 il paranormale irrompe improvvisamente con una scrittura automatica, che produce un’opera molto strana: ‘I SETTE SERMONI DEI MORTI’. Siamo nel primo dopoguerra, Jung ha 41 anni. Il libro viene composto rapidamente in tre sere, in trance. La capacita’ medianica di Jung e’ ora completa. Sappiamo che era entrato in comunicazione con presenze invisibili fin da bambino e che sempre il mondo degli invisibili era stato attorno a lui, ma dopo i 40 anni le entita’ sembrano invadere la sua vita. In casa si verificano fenomeni paranormali, appaiono presenze inquietanti, che coinvolgono non solo Jung ma anche una figlia, mentre un’altra si sente strappare piu’ volte la coperta, il figlio piccolo ha un incubo, il campanello di casa suona da solo… finche’ Jung sente che una folla di presenze lo assedia e allora chiede loro cosa vogliono. La risposta e’: “Ritorniamo da Gerusalemme, dove non abbiamo trovato cio’ che cercavamo”. I sette sermoni cominciano con queste parole. Gerusalemme e’ il centro del Cristianesimo, lo spirito vi cerca qualcosa che non trova, perche’ il Cristianesimo e’ cambiato, e’ diventato un’altra cosa. Gerusalemme e’ la citta’ spirituale che deve essere liberata, e’ l’anima, ma c’e’ una Gerusalemme celeste fatta da Dio e una Gerusalemme terrena fatta dagli uomini; la prima e’ il sacro, la seconda religione storica. Attraverso il tempo i simboli della Gerusalemme terrena si sono allontanati dal loro significato originario, per questo uno dei primi filosofi cristiani scrive riportando alle origini.
Appena Jung comincia a scrivere in trance, le energie cessano di manifestarsi nella casa, perche’ hanno trovato il loro canale.
Jung fa pubblicare privatamente questo dettato automatico in forma di opuscolo e lo regala agli amici. Il testo riporta frasi e concetti di Basilide, un filosofo gnostico vissuto nel secondo secolo d- C.; lo scritto ha il suo stile ermetico. Lo gnosticismo cercava di arrivare a Dio attraverso la conoscenza sacra, l’oggetto del dettato e’ l’Essere supremo e le sua manifestazioni.
I Sette Sermoni dei Morti sono una scrittura medianica che convoglia le energie invisibili, dando loro voce. Jung chiama questo fenomeno, che e’ insieme esterno e interno, “una costellazione inconscia, la cui atmosfera e’ il numen di un archetipo che gira qui attorno, nell’aria”. L’archetipo non e’ solo una matrice psichica, puo’ essere una energia vivente in altro tempo e altro spazio, o una memoria storica che si riattiva canalizzandosi in un altro soggetto che la riporta alla luce, anche duemila anni dopo. Se Aion aveva portato Jung a esplorare la fine dell’era cristiana, qui si deve occupare delle origini, e di quella antinomia che il Cristianesimo aveva statuito. L’era cristiana era nata su un errore voluto, quell’errore diventava adesso il male che, lentamente propagato, portava alla dissoluzione. Tutto era contenuto nelle origini; il peccato delle origini del Cristianesimo non era stato il peccato originale dell’Eden ma l’aver voluto separare la totalita’ dell’energia universale, maschile-femminile, privilegiando il maschile. Gli gnostici nei primi secoli del Cristianesimo avevano rispettato l’interezza dell’essere, i due lati dell’energia, ma la Chiesa successiva aveva rotto il patto di equilibrio, rinnegando il Cristo e la sua interezza salvica e spezzando il mondo in una antinomia irrisolvibile tra maschile e femminile. Quell’errore aveva portato lontano sulla linea della contrapposizione e della negazione. Il glifo dei Pesci coi suoi due movimenti contrari indicava un’opposizione mai risolta, che avrebbe portato al collasso, all’Apocalisse, alla fine del mondo o di un’era. I valori dimenticati della Madre, l’esilio della Dea, il rinnegamento della Natura, l’oblio dell’Amore avevano squilibrato il mondo nella negazione e nella guerra; la razionalita’, la prevaricazione, l’avidita’ facevano rischiare la fine al pianeta. Se si voleva riconciliare il Cielo con la Terra, il maschile col femminile, la ragione col sentimento, la scienza con la Natura, e ricomporre l’unita’ spezzata, doveva essere ripreso il filo che aveva continuato ad attraversare l’era cristiana e che la Chiesa aveva cercato ogni volta di stroncare e annichilire. Quel percorso iniziava dagli gnostici e proseguiva nelle ricerche occultate degli alchimisti; quella via richiedeva la rivalutazione del lato femminile del mondo.
Tutto comincia con una trance; e’ significativo che un filosofo gnostico che apre l’era cristiana comunichi con uno psicoanalista svizzero che la chiude. Il bambino dominato dalle segrete alchimie della Madre sara’ destinato a riportare alla luce i valori del femminile universale, aprendo l’era nuova dell’anfora, il grande contenitore dell’energia e della vita. Il tempo e lo spazio risultano indifferenti, cio’ che conta e’ la ricerca, lo Spirito procede per vie misteriose. La fine di un’era si collega al suo inizio per cercarvi i segni del suo collasso, e cio’ permette di tracciare le direttive dell’era nuova, in una realta’ metatemporale e metastorica dove i vivi e i morti comunicano.
Jung non e’ uno spiritista; quando parla di morti non intende ‘defunti’ ma energie che non appartengono alla nostra dimensione ordinaria e tuttavia possono comunicare con noi o attraverso noi. La mente e’ uno strumento per percepire e ordinare la realta’ empirica, ma anche un mezzo per oltrepassarla e contattare altre dimensioni. Di cio’ che e’ al di la’ della nostra conoscenza possiamo dire poco, sensi e intelletto sono impotenti, non possono circoscrivere o dimostrare altro che cio’ che entra nella coscienza in modo definito, ma l’anima e’ piu’ ampia dell’intelletto e puo’ aprire altri canali, la mente e’ piu’ ampia della ragione e puo’ accogliere altre realta’. Quando questo accade Jung parla di ‘Immaginazione attiva ’, canalizzazione della mente che accoglie l’inconoscibile attraverso immagini simboliche.
L’inconscio collettivo junghiano diventa l’ignoto, la realta’ che ci trascende e ci circonda, che si affaccia a noi attraverso forme che la mente riesce a percepire simbolicamente o che arrivano per forza propria come indicatori. L’amico d’anima di Jung, Filemone, lo aveva detto: “Tu credi di essere creatore dei tuoi pensieri, ma ci sono pensieri che entrano nella mente come persone che entrano in una stanza”.
In assoluto l’inconscio e’ l’ignoto, ‘l’altra realta’ ’, cio’ con cui l’intelletto non ha facili rapporti, invisibile e indefinibile, non cosa, non luogo, non struttura o entita’. E’ un’altra terra, al di la’ della conoscenza e della percezione, contrapposta alla terra dei vivi, o mondo coscienziale, per questo metaforicamente Jung la chiama la ‘terra dei morti ’. E’ l’Isola Felice dei Celti, il Luogo degli Antenati dei nativi americani, la Terra dei Sogni degli aborigeni, il luogo-non luogo dello psichismo totale. E tuttavia, di questa terra ignota, l’anima puo’ avere immagini-guida, che danno volto e forma a cio’ che altrimenti non ne avrebbe.
I Morti non sono i defunti, ma i segnali misteriosi ed enigmatici che toccano visibilmente o invisibilmente l’uomo per avvertirlo di una realta’ piu’ grande.
I Sette Sermoni sono un codice di contenuti inconsci che parlano di Dio attraverso lo spirito di un filosofo realmente esistito, un elemento misterico che si appalesa in forma storica. Jung esplora le immagini che arrivano da questo mondo alieno come un pioniere che si inoltra in un paese misterioso ed inquietante: “Fu allora che mi dedicai totalmente al servizio dell’anima, l’amavo e l’odiavo, ma l’anima era la mia piu’ grande ricchezza”. Il periodo di irruzione dell’inconscio e’ a rischio di psicosi, ma e’ cosi’ importante, che le opere scritte negli ultimi 50 anni della sua vita non sono che un continuo lavoro di interpretazione di queste immagini iniziali. Ed e’ strano che la parte piu’ ricca e matura di Jung sia proprio quella che nessuno, nemmeno gli junghiani, conoscono.
Mentre la civilta’ moderna, basandosi sul piacere o sulla felicita’, fa di ogni uomo un universo a se’, esasperando l’individualismo personale, e mettendo gli uni contro gli altri, nella crisi di ogni legame e relazione, la visione dell’inconscio collettivo e’ rivelazione di un Se’ comune che unisce gli uomini in un sogno condiviso. In India dicono che molte sono le scalinate che portano al Gange, cosi’ molte sono le vie che portano all’autorealizzazione. Jung ha privilegiato la via della conoscenza divina, la gnosi. Ascoltare i messaggi medianici si inserisce in questo cammino verso il Se’: attenzione, ascolto, apertura e amore.
I messaggi medianici, o dettati automatici, sono di diversi tipi. Il loro valore e’ molto vario, si va da contenuti a carattere affettivo-consolatorio a messaggi spirituali, diversi per grado e profondita’, a indicazioni predittive. In alcuni casi sembrano manifestarsi intelligenze pure che non hanno mai avuto un corpo, in altri personaggi del passato, realmente esistiti, a volte con spessore storico. Avviene che i messaggi piu’ elevati parlino del mondo nella sua realta’ essenziale, il divino, la creazione, la distribuzione delle energie, i piani dell’essere… siano cioe’ metafisici. I contenuti sembrano provenire da intelligenze di vari livelli. I piu’ alti sono simili ai testi sacri, cosi’ che si puo’ ipotizzare che gran parte dei testi rivelati siano arrivati all’uomo per questa via.
I ‘Sette sermoni dei morti’ (‘Septem sermones ad mortuos’) si presentano come un testo di Basilide, gnostico attivo ad Alessandria d’Egitto, che scrisse varie opere di cui restano solo dei frammenti; i sermoni hanno il suo stile e riprendono la sua terminologia.
Lo gnosticismo fu un movimento filosofico-religioso che si diffuse nei primi secoli dopo Cristo, in Occidente e in Oriente, per sostanziare in sistema filosofico il messaggio cristiano. Produsse un’ampia letteratura che la Chiesa ufficiale distrusse totalmente, in quanto, dopo il suo appoggio al governo di Roma, cambio’ le sue premesse e fisso’ i suoi dogmi, respingendo come eretico tutto cio’ che le si opponeva. Lo gnosticismo fu il primo tentativo del Cristianesimo di darsi una filosofia, ma la Chiesa ufficiale lo nego’ e lo rimosse nell’inconscio della civilta’ occidentale, finche’ non emerse in tempi diversi come una fonte mai sopita. Ed e’ veramente curioso che questo pensiero respinto emerga nella psiche di Jung come un dettato automatico. Cio’ che la Chiesa terrena ha distrutto riemerge nella sua interezza al di la’ del tempo e dello spazio nella mente di un pensatore svizzero per spingerlo a fare ricerche sullo gnosticismo.
Gli gnostici pensano che si possa arrivare a Dio per molte strade, non solo con la fede ma anche attraverso la ricerca filosofica, la Conoscenza di Dio e’ alta e simbolica e si pone come una via di salvezza. La gnosi e’, specificamente, la conoscenza del divino, una forma di sapere che rende gli uomini migliori. Coloro che si impegnano intellettualmente in questa ricerca sono chiamati gli spirituali (o ‘pneumatici’). La gnosi e’ una conoscenza sacra che redime, un sapere soprarazionale, acquisibile partendo dalla ragione ma segreto ed esoterico, trasmesso da maestro a iniziato, che la Chiesa ufficiale considera eretico perche’ impegna liberta’ e autonomia.
Jung non avra’ difficolta’ a leggere nella gnosi proprio il processo di autoconsapevolezza portato avanti dalla psicoanalisi. Trevi dira’: “La psicoanalisi e’ il piu’ autorevole sistema gnostico e salvico del nostro secolo”.
La psicologia del profondo di tipo junghiano ha senso infatti solo se e’ una via di liberazione. Essa ci mostra che il mondo e’ una rappresentazione e che noi lo conosciamo in quanto vi proiettiamo delle immagini tratte dall’inconscio, come se il mondo fosse il nostro specchio. Risalire alla consapevolezza significa ritirare progressivamente queste proiezioni fino ad arrivare alla nostra realta’ intrinseca. Sono proiezioni di noi i complessi, le coazioni a ripetere, le corazze caratteriali, le nevrosi, le immagini dell’altro, ecc. Il processo di guarigione e’ un processo di salvezza, il ritorno al proprio Se’, alla propria natura spirituale, integrando il rimosso psichico, sublimando le energie, elaborando la contrapposizione Bene-Male. Negli gnostici si ritrova il dualismo manicheo tra Bene e Male di origine orientale .
I Sermoni sono 14 pagine di dettato filosofico sullo spirito e sulla vita sullo stile del filosofo gnostico Basilide, anticipano e sintetizzano temi che Jung analizzera’ negli otto anni successivi, studiando lo gnosticismo. Lo gnosticismo arrivo’ a lui nel 1916, attraverso la medianita’. La sua messe di simboli doveva portare alla meditazione di una simbolica piu’ ampia, l’alchimia.
Se la conoscenza degli gnostici era arrivata con un dettato automatico, l’inizio dello studio dell’alchimia arrivo’ con un atto sincronico, nel 1929. Come i tempi furono pronti, Jung ricevette per posta un libro cinese, un testo dell’alchimia taoista: ‘Il fiore d’oro’. Da quel momento egli cesso’ di scrivere il Libro Rosso e comincio’ ad occuparsi di alchimia in uno studio che doveva durare 30 anni.

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Dal libro (non pubblicato) di Viviana Vivarelli: “Lo specchio piu’ chiaro”.

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