Nuovo Masada

Dicembre 4, 2007

MASADA n. 585. 3-12-2007. Sentinella, quando finisce la notte?

Archiviato in: Masada — MasadaAdmin @ 6:06 pm

Il cristianesimo fragile- Relativismo morale o assolutismo di potere?- Agli ordini del Vaticano, agli ordini degli USA. Un paese impedito-Il Venezuela boccia un Chavez infinito- Aspettando la Befana- Travaglio, la Forleo e Azouz- 38 anni fa: Piazza Fontana-

Don Aldo manda:
Non ancora riesco a leggere l’enciclica di Benedetto XVI sulla speranza, ma ho il sentore di andare verso una grande delusione. Ho l’impressione che la chiesa si ritrovi un papa “cortocircuitato”: tutto preso dalla stretta delle sue ossessioni, prigioniero della sua “razionalita’ filosofica” scambiata per “Ragione di fede”!
Nel capitolo 21, versetto 11, di Isaia c’e’ una domanda alla quale, purtroppo, nemmeno piu’ la Chiesa, questa chiesa, sa dare una risposta:
Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?” .
Don Giorgio Morlin, parroco di Mogliano Veneto (Treviso) fa una descrizione del cattolicesimo italiano da far cader le braccia! Eppure tale e’! E di fronte a questa realta’, il papa e i nostri vescovi continuano a tener chiusi gli occhi e sordo il cuore.

Scrive don Giorgio:
Si registra un cattolicesimo italiano mediaticamente e politicamente imponente ma profeticamente fragilissimo. E’ un cattolicesimo, ad esempio, che, il 12 maggio 2007, riesce a radu¬nare un milione d’italiani per il «Family day» a Roma ad affermare con forza: “No ai DICO!”, ma che non riesce a mobilitare nemmeno qualche migliaio di cittadini credenti, nelle piazze di Palermo o di Napoli o di Milano o di Venezia, per procla¬mare, con altrettanta forza, “No alla mafia!”.
Un cattolicesimo nazionale che e’ richiamato dall’autorita’ ecclesiastica, giustamente ma anche ossessivamente, all’osservanza del VI comandamento (non commettere adulterio: quindi, no alle coppie di fatto!) ma che, allo stesso tempo, in merito ai due comandamenti contigui nell’elenco del decalogo, brilla per il suo grande silen¬zio: ad esempio sul V (non uccidere”: quindi, no alla guerra, no alla mafia, no alla camorra…) e sul VII (non rubare: quindi, no all’evasione fiscale, no alla cultura dell’illegalita’…). (nda: e che dire sulla tolleranza zero coi preti pedofili?)
Si verificano situazioni, paradossali e ridicole allo stesso tempo, in cui, ad esempio, i quattro principali leaders politici del centrodestra (Berlusconi, Bossi, Casini, Fini), che si dichiarano pubblicamente cattolici molto ossequienti al papa e strenui difensori della sacralita’ del matrimonio monogamico, in realta’ risul¬tano tutti e quattro divorziati. (nda: al contrario i comportamenti e le famiglie di molti che ideologicamente il Papa avversa presentano ben altra serieta’!)
Una cultura cattolica come questa, chiaramente strumentale e schizofrenica, spegne la speranza e la profezia. E’ una schizofrenia, comunque, che si registra in molti ambiti della vita civile e religiosa. Da un punto di vista strettamente religioso e popolare, il mondo cattolico, mentre riesce ogni anno a portare da ogni parte d’Italia circa 6 milioni di pellegrini alla tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, non solo e’ incapace a mobilitarsi ma anche incapace ad esprimere un minimo di ribellione morale quando, ad esempio, i servitori della giustizia (come i giudici Costa, Chinnici, Livatino, Falcone, Borsellino, ecc…) sono ammazzati dalla mafia o dalla camorra o dalla ’ndrangheta. E’ uno strazio devastante che si abbatte con furia non solo sulla vita dei cittadini ma anche sulla vita della natura stessa attraverso gli incendi dolosi a ripetizione, mirati masochisticamente all’autodistruzione ecologica, economica e urbana delle meravigliose terre del sud.
Tutto questo, tra l’altro, accade con l’omerta’ colpevole di quelle popolazioni locali, che magari poi sono anche molto devote nel recitare il rosario davanti alle statue di Padre Pio disseminate a migliaia nelle piazze e contrade di citta’ e paesi del meridione, e non solo (ndr: e che dire della religiosita’ tutta di immagine della mafia? O di un Cuffaro ammanicato con essa ma presente nei pellegrinaggi religiosi? O di un Ferrara dichiaratamente ateo che si fa fotografare in pellegrinaggio ad Assisi?). Una religiosita’ come questa e’ fuori dalla storia e dal vangelo. Anzi, sara’ proprio alla storia e al vangelo che, non so come e quando, saremo tutti chiamati come Chiesa a renderne conto…
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GIAN ENRICO RUSCONI
http://http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=3854&ID_sezione=&sezione=

Il discorso del Papa, con l’accusa rivolta all’Onu di «relativismo morale», e’ chiarissimo. E’ perfettamente inutile che se ne diano interpretazioni piu’ morbide o piu’ corrette. Non inquiniamo dunque con la diplomazia il confronto con le sue tesi.
Le parole del Papa semplicemente riconfermano che, nelle grandi questioni di scelta etica, il contrasto tra una visione religiosa (di stampo cattolico) e una concezione laica coerente (o comunque diversamente orientata) e’ insuperabile sul piano dei principi. Sorge allora l’interrogativo di come tali incompatibilita’ possano incidere sulla convivenza di uomini e di donne, di culture e di organizzazioni che si muovono con assunti morali differenti. E’ difficile capire infatti
come si possa stare amichevolmente fianco a fianco o collaborare concretamente sul campo, nelle organizzazioni internazionali, quando qualcuno si ritiene depositario della verita’ e considera l’altro un immoralista, spregiatore della vita e via dicendo.
Il paradosso e’ che soltanto una visione laica, che ora viene sistematicamente diffamata come relativista, si fonda sulla convinzione che «il rispetto dell’uomo» incominci proprio dal rispetto delle diversita’ delle posizioni. Diversita’ – si badi – non affermata in modo insindacabile, «auto-centrata» (per dirla con il Papa), cioe’ basata su opinioni personali che si sottraggono al confronto con le altre. Al contrario, tutte le posizioni devono essere sempre e continuamente
argomentabili con tutti, senza pre-giudizio morale. Qui si manifesta l’equivoco legato all’intervento del Papa. Parlando in generale di «dignita’ dell’uomo», di «legge morale naturale», dichiara di muoversi su un piano di razionalita’ universale. Questa intenzione e’ del tutto
ineccepibile e legittima (persino nell’uso dell’espressione impegnativa di «verita’ dell’uomo»), purche’ sappia farsi valere argomentando in modo convincente. Quelle del Pontefice invece sono affermazioni perentorie, formulate come aut aut, che avanzano il sospetto di incompetenza e di
immoralismo su chi ricerca un diverso fondamento etico alle complesse questioni sul tappeto.
Si obiettera’ che il Papa non puo’ mettersi a fare lezioni di filosofia. E’ vero. Ma se intende muoversi su un piano di razionalita’, deve sapere che la possibilita’ di rifarsi a «una legge naturale innata» e’ oggetto di un’appassionata e approfondita controversia che non puo’ essere ignorata.
E razionalita’ e’ confronto di ragioni.
Ma il vero equivoco e’ ancora un altro. L’enorme rilievo delle tesi del Papa non deriva dal loro contenuto ma dalla posizione religiosa di chi le pronuncia. Questo vuol dire che cio’ che da’ loro peso e’ il sottinteso dogmatico, religioso, teologico. Ovviamente e’ legittimo che nella
questione della «famiglia naturale» o dell’aborto si introducano motivi religiosi, purche’ lo si faccia esplicitamente. E si riconosca il limite della loro portata. Invece su questo punto il discorso del Papa mantiene margini di ambiguita’, perche’ pretende di argomentare in termini puramente naturali-razionali nel momento stesso in cui contiene forti suggestioni e appelli di carattere religioso. E’ un punto importante. La Chiesa oggi si autopromuove sempre piu’ come «agenzia etica», «esperta dell’umano» senza volere o potere esplicitare le motivazioni dogmatico-religiose che la guidano. Pubblicamente lascia cosi’ indeterminato o semplicemente non detto il nesso stretto tra la sua idea di «vita», di «natura», di «dignita’ umana» e le dottrine tradizionali del peccato o della redenzione in Cristo che le sottendono.
Esplicitare questo nesso la metterebbe in difficolta’ rispetto alle altre religioni mondiali. Ma la costringerebbe anche a un confronto assai piu’ serrato con le minoranze laiche che ancora esistono in culture come la nostra, ad esempio, anche se la maggioranza degli italiani preferisce
eludere questi problemi.
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beppegrillo.it

In Italia la politica, di centro sinistra o di centro destra, ha sempre un comune denominatore: prende ordini dalle potenze straniere. La prima e’ il Vaticano, la seconda gli Stati Uniti. La prima detta le nostre leggi, la seconda insedia basi militari in Italia e ci arruola per le guerre, come i mercenari di una volta.
Tra le due la piu’ pericolosa e’, senza dubbio, il Vaticano. Ha piu’ esperienza e vince (sempre) le sue battaglie facendole combattere ai devoti partiti italiani che stanno in Parlamento.
Telmo Pievani, che ha documentato tutto nel libro “Sante Ragioni”, mi ha scritto una lettera.

“Caro Beppe,
vorrei parlarti dei comportamenti recenti di una delle numerose “caste” che popolano il nostro paese. Sto parlando della casta ecclesiastica e dei suoi sempre piu’ numerosi accoliti presenti nell’arco costituzionale e nei media.
Di mestiere, insegno filosofia della scienza. Insieme ad un’amica giornalista, Carla Castellacci, ho scritto un libro per discutere analiticamente le “Sante Ragioni” addotte dai vertici delle gerarchie vaticane per giustificare il condizionamento religioso sulle scelte fondamentali che riguardano la vita di ogni cittadino, dal nascere al morire, dalla famiglia alla scuola, dalla bioetica alla vita civile. Ci viene ripetuto che si tratta non di articoli di fede, non di convincimenti personali, ma di argomentazioni frutto del “retto ragionare” e del “diritto naturale”, e dunque valide per tutti. Noi le abbiamo prese sul serio e verificato che si tratta di una razionalita’ inesistente, ideologica, del tutto infondata. Abbiamo esaminato le conseguenze di queste contraddittorie “ragioni” – tradotte in leggi dello Stato da politici sempre piu’ solerti, ben distribuiti in entrambi gli schieramenti – sulle scelte di vita di noi tutti.
Ci siamo accorti che il clima culturale in questo Paese sta rapidamente cambiando e che in materie importanti come la liberta’ della ricerca scientifica, la liberta’ di insegnamento, la liberta’ di scelta in campo biomedico, e’ in atto un’autentica, e documentabile, regressione. Si sta diffondendo, nelle scuole e sui media, una letteratura creazionista che pensavamo confinata ai fondamentalisti evangelici americani. Libri di violento discredito contro la teoria dell’evoluzione, ricolmi di falsita’, di insulti e di strafalcioni scientifici, vengono recensiti dal Corriere della Sera e dai canali RAI. L’ultima “opera” di Rosa Alberoni, “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin”, viene presentata a Roma, in sede prestigiosa, da ex Ministri come Rocco Buttiglione, da direttori di telegiornali RAI, da eminenze quali Monsignor Rino Fisichella.
Proviamo ad analizzare alcuni fatti recenti, i documenti, le decisioni parlamentari, i finanziamenti stanziati, le dichiarazioni pubbliche. Qualche esempio:
-le nuove linee guida ministeriali sulla Legge 40 tardano ad uscire, nonostante il profluvio di dati che mostrano gli effetti, controproducenti in termini di nuove nascite e discriminatori verso le donne, di quella sventurata legge
-riguardo alle proposte di legge sulle coppie di fatto (Pacs, Dico, Cus, …), nel comitato ristretto del Senato che avrebbe dovuto preparare il progetto di legge nella sua versione definitiva sono stati presentati circa duemila emendamenti, abbastanza per bloccare l’attivita’ del comitato per i prossimi mesi
-legge sul testamento biologico: dallo scorso giugno il tentativo di unificare in un unico progetto gli undici disegni di legge presentati non ha dato frutti
-la legge sulla liberta’ religiosa ha smesso di dare notizie di se’
-finanziamenti per le ricerche su cellule staminali esclusivamente adulte, un caso unico di indirizzo etico di Stato sulla ricerca: il Ministro Turco respinge duramente l’appello degli scienziati che lavorano su linee di staminali embrionali gia’ ricavate e parla addirittura di una “guerra fra bande” rivali di ricercatori
-il Comitato Nazionale di Bioetica e’ ormai in uno stallo permanente a causa dei conflitti fra la minoranza laica e la (schiacciante) maggioranza confessionale. Elena Cattaneo e Cinzia Caporale, autorevoli studiose e scienziate laiche, sono state “dimissionate” dalla carica di vicepresidenti
Se queste notizie danno l’impressione che l’attivita’ parlamentare e ministeriale vada a rilento… non e’ cosi’, infatti:
-nell’ambito della discussione sulla legge finanziaria il Senato ha confermato, con il solo voto contrario di dodici senatori, l’esenzione dal pagamento dell’ICI degli immobili a uso commerciale di proprieta’ degli enti ecclesiastici
-il ministro Fioroni ha dato il via al pagamento della prima tranche dei contributi statali alle scuole paritarie (private), pari a circa 127 milioni di Euro. Il Ministero ha precisato che “questi importi da accreditare immediatamente alle singole istituzioni scolastiche, costituiscono solo la prima parte del finanziamento previsto”.
Questi fatti non sono quasi mai raccontati dai media italiani. Viene da chiedersi se non siamo diventati un Paese a laicita’ condizionata. Un caro saluto.” Telmo Pievani, Universita’ degli studi di Milano Bicocca, telmo.pievani@unimib.it
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Nestor Viani
grupposocialeprogressista@yahoo.it
Chavez

Referendum costituzionale in Venezuela: analisi di una sconfitta.

La bocciatura del referendum costituzionale in Venezuela non ha mancato di suscitare in Occidente le solite strumentalizzazioni pressappochiste sul fatto che la democrazia in quel paese era stata messa in pericolo da una simile tornata elettorale.
Niente di piu’ falso, in quanto anche in caso di trionfo del si’, la democrazia non sarebbe stata affatto messa in discussione, ma anzi sarebbero stati accelerati alcuni elementi fondamentali di partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, primo fra tutti quello di poter destituire attraverso via referendaria in qualsiasi momento il presidente democraticamente eletto.
Questo aspetto di notevole importanza e fortemente innovativo e’ stato abilmente taciuto sia dai media della opposizione (che guarda caso ne controlla la maggior parte) che da quelli occidentali.
Allora come mai una simile sconfitta?
Premettendo che vi e’ stata una adesione molto alta, pari al 45% dell’elettorato, la vittoria della opposizione al referendum e’ stata di poco piu’ del 50%., il che significa che solo un elettore su quattro l’ha effettivamente respinto.
Inoltre, non e’ affatto vero che fra coloro che hanno operato tale scelta, tutti siano profondamente contrari alla politica di Chavez.
Detto questo, quindi, l’opposizione puo’ effettivamente contare su non piu’ del 20% del corpo elettorale, il che corrisponde proprio alla percentuale di popolazione che continua a vivere nella bambagia a scapito della stragrande maggioranza del popolo venezuelano.
La bocciatura del referendum e’ probabilmente dovuta al fatto che il messaggio rivoluzionario di Chavez e’ stato troppo incentrato sulla sua persona, ed in particolare il fatto di potersi presentare ed essere potenzialmente rieletto ad ogni tornata elettorale, ha spaventato anche diversi sostenitori della sua politica, i quali piu’ che di una dittatura hanno avuto il timore di vedere troppo personalizzata la rivoluzione bolivariana promossa si’ da Chavez, ma fortemente voluta e sostenuta dalla maggioranza dei Venezuelani. E’ questo anche se era prevista una possibilita’ di destituzione diretta del popolo (come descritto sopra) e che comunque una rielezione dello stesso Chavez non appariva comunque scontata. L’evoluzione della rivoluzione bolivariana deve andare ben oltre la figura di Chavez ed essere promossa e garantita dall’insieme del popolo che esso e’ chiamato a rappresentare. Soltanto cosi’, senza personalismi e culti della personalita’, condividendo in modo costante il potere direttamente con la base dell’elettorato, questa svolta epocale potra’ effettivamente dare i suoi frutti e fare intravedere un futuro veramente migliore per la massa imponente di disperati presente oggi in Venezuela.
La Chiesa ha avuto un ruolo non indifferente nella bocciatura del referendum. Spesso connivente con gli intrallazzi del vecchio potere prechavista ha fatto prefigurare nel corso di questo referendum una deriva totalitaria di Chavez, cosa oltre che assolutamente infondata, profondamente contraria ai principi stessi della rivoluzione bolivariana basati sulla democrazia partecipativa.
Pero’, l’influenza della Chiesa rimane troppo forte in un paese ancora in larga parte di confessione cattolica ed in particolare fra i ceti meno istruiti (la maggioranza dei Venezuelani). Questa entita’ e’ quindi riuscita ad avere buon gioco nel diffondere questo timore assolutamente assurdo e fuori luogo.
Dalla bocciatura di questo referendum si possono tuttavia trarre alcuni aspetti positivi. Primo fra tutti, e’ stato dimostrato che Chavez non e’ affatto un dittatore, ne’ che intende esserlo e che la democrazia (di cui tutti gli oppositori e l’Occidente con loro!) non e’ mai stata messa in pericolo dalla rivoluzione bolivariana. Lo stesso Chavez ha riconosciuto subito la sconfitta, accettandola e prendendola come stimolo per operare ancora meglio ed in modo piu’ radicale e deciso sulla via di quelle riforme che dovrebbero finalmente ridare completamente dignita’ alla stragrande maggioranza dei Venezuelani, facendoli uscire definitivamente dallo stato di miseria e di privazioni in cui erano sprofondati grazie alle sciagurate politiche neoliberiste del secolo scorso.
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Okei, per questo autore Chavez ha tutti i meriti e la Chiesa tutte le colpe, ma se Chavez ha chiesto al popolo un mandato a vita, bene ha fatto il popolo a non darglielo, Chiesa o non Chiesa.
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Graziano manda:
il trailers del film di Ascanio Celestini sul precariato
http://www.youtube.com/watch?v=Q3zdxkxsRVI
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Aspettando la Befana
Loris Campetti

Eravamo stati ottimisti al manifesto, denunciando la perdita di ogni connotato di sinistra da parte del nascente Partito democratico che si colloca, come recita il suo programma, in una posizione equidistante tra capitale e lavoro. Dovevamo capirlo proprio leggendo il programma del Pd, in cui i lavoratori vengono sostituiti dai consumatori: l’azionista di riferimento del nuovo che avanza e’ l’impresa, il capitale. Cosi’ si spiega la irricevibile conclusione del tormentone welfare, dettata direttamente dalla Confindustria. Prendiamocela pure con Dini e il suo manipolo di senatori che per il governo a centralita’ Pd contano piu’ dei 150 parlamentari della sinistra, ma chi muove i fili che animano il rospo, se non Luca Cordero di Montezemolo?
Il faticoso lavoro della commissione lavoro della Camera per costruire mediazioni difficili tra spinte divergenti, e’ stato rottamato dall’ala che comanda nel governo. Per salvare, o per dannare se stesso? Il testo su cui Prodi impone la fiducia e’ praticamente lo stesso sottoposto al voto dei lavoratori, quello sottoscritto dalle parti sociali ma contestato da settori della Cgil, dalla Fiom, dai sindacati di base e bocciato nelle piu’ importanti fabbriche italiane.
Le forze a sinistra del Pd si erano impegnate a svolgere un confronto serrato in parlamento, avevano strappato qualche miglioramento al testo per i lavoratori «usurati», aumentandone la platea, e per i giovani precarizzati, ponendo un tetto alla possibilita’ infinita di rinnovo dei contratti a termine. Tutto spazzato via. Anche le richieste e le residue speranze delle centinaia di migliaia di persone che il 20 ottobre avevano manifestato a Roma per chiedere un’inversione di tendenza sulla precarieta’ sono state spazzate via. Uomini e donne che offrivano allo zoppicante Prodi una sponda, una via d’uscita, hanno perso su tutti i fronti. E con loro, pero’, hanno perso le forze politiche che alla riuscita della manifestazione contro la precarieta’ avevano contribuito. Rifondazione innanzitutto, e il Pdci, ma anche Sd e Verdi rischiano di perdere, insieme alla battaglia contro la precarieta’, la loro base sociale.
Ma il governo e’ un mezzo, o un fine? Il Prc rinvia la verifica a gennaio: ma le cose per la sinistra andranno meglio, dopo la Befana? E ancora: e’ peggio restare senza ministro, viceministra e sottosegretari, o senza base sociale? Tutti, in Italia, denunciano il livello miserabile dei salari dei lavoratori dipendenti, dagli economisti liberisti a Padoa Schioppa. Lo denuncia anche l’Ue: nel Belpaese si lavora di piu’ e si guadagna di meno che nel resto d’Europa. Pero’, milioni di lavoratori restano senza soldi e senza contratti, mentre infuria l’offensiva padronale per cancellare quelli nazionali e legare gli aumenti agli utili aziendali. Tutti in Italia denunciano gli effetti devastanti della precarieta’, ma quando si tratta di votare, la maggioranza eletta per porvi un argine si fa incantare dalle sirene confindustriali e dai ruggiti dei rospi, fino a confondersi con il suo teorico antagonista, il governo Berlusconi. Un altro regalo alla odiata antipolitica.
il manifesto 28 novembre 2007
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Patty
In questa notte

In questa notte stanca
di mille domande senza risposta.
In questo inverno pigro e infaticabile.
Chiamo, in memoria di quello che fu
in memoria mi difendo.
E rivorrei antiche braccia e antichi sorrisi.
Mi duole essere stata,
e non essere piu’.
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Korsaro manda:

Uliwood Party di Marco Travaglio

Clementina Forleo non e’ una donna di mondo. Nonostante gli avvertimenti, non ha ancora capito come vanno le cose in Italia. Se. Come gia’ i suoi colleghi del pool Mani pulite, trascorre le giornate tra la Procura di Brescia (interrogata dai pm Tarquini e Salamone: gli stessi che imbastirono decine di inchieste su Di Pietro, Navigo, Colombo e Boccassini, senza cavarne un ragno dal buco) e il Csm, fra un procedimento disciplinare e una procedura di trasferimento per incompatibilita’ ambientale, e’ perche’ non si e’ fatta furba.

Eppure le sarebbe bastato poco per vivere tranquilla. Rispondere di no alla Procura che nel 2005 le chiedeva di intercettare il governatore Fazio e i furbetti i quali, ben coperti a destra e a sinistra, stavano scalando due banche e il primo giornale d’Italia. Rispondere di no ai pm che chiedevano di sequestrare azioni e plusvalenze della banda del buco, bloccando le scorribande su Antonveneta, Bnl e Rcs e facendo recuperare allo Stato 93 milioni. Rispondere di no al pool che chiedeva di inviare alla Camera le telefonate tra i furbetti e 6 parlamentari, 3 forzisti e 3 Ds, per avere il permesso di usarle contro i furbetti e contro 2 parlamentari (D’Alema e Latorre). Anzi, meglio: mangiarsi i nastri con quelle imbarazzanti conversazioni, anziche’ farli trascrivere, onde evitare che la gente si facesse un’idea dei propri rappresentanti.

O ingannare le Camere, raccontando una bugia, e cioe’ che le telefonate – una volta autorizzate – sarebbero state usate solo contro i furbetti, non contro i politici. Quando poi un alto magistrato, uomo di mondo, le consiglio’ – lei racconta – di stare attenta a depositare le telefonate Unipol, Clementina avrebbe dovuto dare ascolto a lui anziche’ alla legge e alla coscienza, anziche’ segnalare la “pressione” ad alcuni colleghi e poi al Csm.

Quando poi vide, in piazza Duomo, alcuni poliziotti che pestavano un magrebino, avrebbe fatto meglio a voltarsi dall’altra parte e girare l’angolo, anziche’ intervenire a fermarli. E quando noto’ che colleghi e carabinieri di Brindisi dormivano, anziche’ indagare a fondo sulle minacce subite dai sui genitori poco prima della loro morte in un incidente, avrebbe dovuto ringraziarli, non protestare. E quando il pm De Magistris venne spogliato delle indagini e trascinato dinanzi al Csm, avrebbe dovuto fare come quasi tutti i colleghi: fingere di non vedere e lasciarlo solo, anziche’ solidarizzare con lui in tv.

Quando parlando di Paolo Borsellino e dei genitori morti tragicamente le vennero le lacrime agli occhi, avrebbe fatto meglio a inventarsi una congiuntivite: un magistrato, tanto piu’ se donna, non deve piangere mai. Altrimenti e’ pazzo (soprattutto se ha appena fatto recuperare allo Stato 93 milioni di euro).

Ecco: se avesse imparato a stare al mondo, oggi la Forleo non farebbe la spola tra Brescia e il Csm. Non sarebbe accusata dal Pg della Cassazione di “negligenza grave e inescusabile”, di aver “violato gli obblighi di correttezza, equilibrio e imparzialita’” e financo di aver “leso la reputazione, il prestigio e l’immagine di uomini politici”. Perche’, com’e’ noto, la colpa e’ sempre di chi le cose le scopre e le racconta, non di chi le fa. La Forleo non l’ha capito, o non l’ha voluto capire. Non s’e’ nemmeno iscritta a una corrente Anm, non si meraviglie se l’Anm non ha speso una parola in sua difesa.

Dalla desolante lettura del capo d’incolpazione firmato dal Pg della Cassazione, che ricalca le memorie difensive dei politici coinvolti nel caso, si scopre che il gip non avrebbe dovuto chiedere al Parlamento il permesso di usare le telefonate dei politici perche’ la Procura non li aveva ancora indagati. Forse il Pg ignora che il pm Francesco Greco aveva dichiarato che, in base alla legge Boato, non si posso indagare parlamentari per telefonate non autorizzate. Fu proprio per avere l’autorizzazione che il gip avverti’ le Camere che nelle bobine emergevano, da parte di politici, “complicita’ nel disegno criminoso”, cioe’ nell’aggiottaggio dei furbetti.

Fu – scrisse Franco Corsero – un segno di “troppa lealta’”: e’ per troppa lealta’ al Parlamento che il gip deve pagare? Per aver applicato la legge Boato, poi fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale? Si sperava che questi orrori sarebbero finiti col governo Berlusconi. Invece, da lunedi’, compariranno al Csm l’unico pm che indagava sul premier e sul Guardasigilli e l’unico gip che si sta occupando del ministro degli Esteri. Due magistrati a caso.

L’Unita’ del 29.11.2007
da http://bananabis.splinder.com
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Uliwood party
L’ERBA DEL VICINO
Indignati speciali
Marco Travaglio

Gioco di societa’. Sostituire, nelle intercettazioni di Azouz Marzouk, il suo nome con quello di un politico, un imprenditore, un banchiere, un dirigente Rai o Mediaset (tanto spesso e’ lo stesso), un principe di casa Savoia e immaginare l’effetto che fa. Se, al posto del superstite della strage di Erba, ci fosse un intoccabile delle caste italiote, avremmo tg e giornali intasati da dichiarazioni sdegnate per la «pubblicazione indebita delle intercettazioni», severi moniti dagli alti Colli contro la «violazione del segreto istruttorio», plotoni di garanti mobilitati «a tutela della privacy», giornalisti masochisti che domandano «chi passa le carte ai giornalisti?», ispettori mastelliani in assetto di guerra contro i pm che «inseriscono negli atti conversazioni prive di rilevanza penale», appelli bipartisan per «approvare al piu’ presto la legge Mastella sulle intercettazioni». Invece si tratta di Azouz Marzouk, arrestato per spaccio di droga, dunque chi se ne frega. Si bada al sodo, cioe’ al contenuto delle intercettazioni, che dipingono un personaggio senza scrupoli: «che me ne frega del colore delle bare», la morte di moglie e figlioletto «disturbano i miei affari», «voglio vestiti firmati e auto di lusso per tornare in Tunisia come un pascia’», «gente ricca e potente mi offre lavoro e soldi in cambio di sesso sporco», «mi vergogno, mi hanno comprato». Cose moralmente orribili, d’accordo. Ma dove sarebbe la rilevanza penale di queste conversazioni? Nessuna di esse (diversamente da altre contenute nella stessa ordinanza del gip, relative al traffico di droga) dimostra un reato: eppure sono finite agli atti pure queste, perche’ i giudici devono lumeggiare la personalita’ criminale dell’indagato che accusano. Esattamente come era giusto che i giudici di Potenza citassero le telefonate di Vittorio Emanuele sulle «puchiacche» dell’Est, il gip Forleo quelle dei politici con i furbetti delle scalate, i giudici di Napoli quelle su Moggi &C., i giudici di Milano quelle sul patto Rai-Mediaset e cosi’ via. E com’era giusto che i giornali, trattandosi di atti depositati e non piu’ segreti, li pubblicassero. Eppure, in tutti i casi citati, si son levati gli alti lai delle massime e minime cariche dello Stato,mentre per Azouz non protesta nessuno. Anzi il direttore de Il Giornale ¬ quello che, sulle intercettazioni Raiset, delirava di «giustizia a orologeria per sabotare il dialogo Berlusconi-Veltroni» ¬ intima di «chiedere scusa a Erba» perche’ qualcuno, a suo tempo, aveva parlato di razzismo a proposito dei sospetti (poi rivelatisi infondati) sul coinvolgimento del tunisino nella strage. In realta’ quanto sta accadendo conferma il razzismo di certa politica e «informazione». Chi fosse Azouz lo si sapeva da sempre: era uscito dal carcere – dove scontava una pena definitiva per traffico di droga- grazie all’indulto. E, se qualcuno aveva qualche dubbio sul suo spessore morale, la frequentazione del duo Corona & Mora tagliava la testa al toro. Eppure, quando fu scagionato dai sospetti sulla strage, venne beatificato: come se un trafficante di droga diventasse una brava persona solo perche’ non ha ucciso nessuno. Ora si scopre che continuava a trafficare in droga e speculava sulla morte dei suoi cari per diventare un vip. Sai che novita’. Resta da capire in quale altro paese un pregiudicato possa pensare di diventare un vip perche’ gli hanno sterminato la famiglia. Gli indignati speciali dovrebbero spiegare la differenza tra Marzouk, che passa direttamente dai funerali alla scuderia di Mora & Corona, dal carcere alla tv, conteso a colpi di esclusive da Vespa e Mentana, e chi gli ha consentito tutto questo mettendo in piedi il Mortality Show che infesta le tv a reti unificate. Dopodiche’, se non si vergognano troppo, dovrebbero annotarsi le parole pronunciate un mese fa a Montecatini da Berlusconi abbracciato a Dell’Utri: «Vittorio Mangano non fu mai condannato per mafia: faceva il chierichetto nella mia cappella di Arcore». Visto che Mangano fu condannato per associazione a delinquere con la mafia nel processo Spatola e per traffico di droga nel maxiprocesso alla Cupola, la domanda e’ semplice: che aspetta il Cavaliere a ingaggiare Azouz Marzouk come stalliere o come chierichetto nella villa di Arcore?
da l’Unita’
letto su ItacaNews http://itaca.netfirms.com/article_3555.shtml

Korsaro manda:
dal Blog di Piero Ricca
Piazza Fontana

Il 12 dicembre sara’ il trentottesimo anniversario della strage di piazza Fontana. La giustizia non e’ riuscita a punire i responsabili. Ma la verita’ storica c’e’ e puo’ essere sintetizzata in questo modo: la strage fu organizzata dall’estrema destra eversiva con complicita’ internazionali e copertura di apparati deviati dello Stato, per bloccare il processo democratico del Paese. Tale e’ almeno il giudizio di chi ha passato anni a studiare le carte delle inchieste.
Quanti nostri connazionali conoscono la storia di piazza Fontana? Fate un sondaggio empirico tra i vostri conoscenti, al bar, negli ambienti di lavoro, e vedrete.
Ripropongo qui una sintesi degli interventi svoltisi al convegno del 12 dicembre 2004 al teatro Dal Verme di Milano.

Destra eversiva
Guido Salvini, magistrato
La verita’. “Non e’ vero che dopo l’assoluzione in Cassazione degli imputati, per la strage di piazza Fontana si deve ricominciare tutto da capo. La verita’ storica e’ stata scritta. Le sentenze, anche di assoluzione, sono chiare. Piazza Fontana fu la piu’ orribile strage organizzata dall’estrema destra eversiva per congelare i fermenti democratici che alla fine degli anni sessanta agitavano il Paese.La verita’ storica, accertata dalla giustizia, non si deve prestare alle contingenti esigenze della politica”.
Aniasi. “Riaprendo l’inchiesta, abbiamo conosciuto l’isolamento: rispetto alla magistratura, alla politica, all’informazione. Prevaleva lo scetticismo e la rassegnazione. Voglio ricordare un personaggio recentemente scomparso: Aldo Aniasi. Era sindaco di Milano al tempo della strage, capi’ subito l’innocenza di Valpreda, seppe essere vicino ai familiari delle vittime. Mi scrisse una lettera di sostegno, pubblico’ articoli sulla rivista dei partigiani, della quale era direttore. Con piu’ politici come lui avremmo fatto di piu’”.
L’Armadio della Vergogna. “Quando penso alle stragi impunite mi torna in mente l’Armadio della Vergogna. Per 50 anni i fascicoli relativi alle stragi nazi-fasciste in Italia sono marciti in un armadio sigillato. In nome della ragion di Stato, per fronteggiare il pericolo comunista, per non guastare i rapporti con la Germania, si e’ preferito mortificare la giustizia, sacrificando l’interesse dei cittadini”.

Colpevoli non condannati
Federico Sinicato, avvocato di parte civile per i familiari delle vittime
“Il processo penale e’ un meccanismo complesso, che comprende fatti, regole e persone. Spesso il meccanismo non produce il risultato utile, un esito condivisibile.
Nel processo di piazza Fontana hanno giocato un ruolo vari fatti:
-la legittima suspicione, che ha spostato il processo a Catanzaro
-I tanti giochi politici, depistaggi, omerta’, speculazioni
-i 35 anni passati dai fatti
-le varie vicissitudini dei protagonisti
Ma le sentenze sono chiare: Freda, Ventura e Digilio sono colpevoli non condannati, come pure, verosimilmente, Maggi e Zorzi.
Dagli atti del processo emergono documenti inquietanti, che un giorno gli storici saranno chiamati a studiare con cura.
Da varie testimonianze si evince la collaborazione fra strutture clandestine americane e gli ambienti della destra eversiva italiana”.

Guerra a bassa intensita’
Piero Scaramucci, giornalista
“Piazza Fontana e’ una ferita alla democrazia. La strategia golpista (o clandestina o cospirativa o complottarda, chiamatela come preferite) inizia nel dopoguerra. Ci sono anche documenti che la teorizzano.
Fine anni Sessanta: e’ l’epoca della guerra fredda, o come dice Cossiga (che stava dalla parte dei complottardi) “guerra a bassa intensita’”. Che in pratica significa: guerra con pochi morti.
La borghesia italiana ha cavalcato la guerra fredda per calcoli bassi, con queste costanti:
-Anticomunismo
-Servilismo verso gli Usa
-Affari
-Controllo dei media
Sono fattori che ritornano, il presente parte tanti anni fa”.

Noi, condannati a non sapere
Sergio Zavoli, giornalista
“Salvini, al quale va riconosciuto il merito di aver riaperto l’inchiesta, sfiora la verita’, l’ha toccata. Si voleva il governo d’ordine, con forti caratteri repressivi, contro il fantasma comunista. Si e’ fatta strage degli innocenti per questo oscuro disegno. Subito dopo la strage intervistai Montanelli. Mi rispose sicuro che non era opera degli anarchici. In seguito intervistai quel galantuomo dell’on. Gualtieri, che aveva studiato a fondo le carte. Mi disse: la verita’ su piazza Fontana e’ inconfessabile, ci obbligherebbe a mettere in discussione l’alleanza atlantica. Dalle inchieste su piazza Fontana emerge la presenza in Italia della struttura militare della Cia, attraverso la quale svolsero il proprio apprendistato i terroristi di Ordine Nuovo, fino alla preparazione degli ordigni. Dopo tutte queste assoluzioni, i veri condannati siamo noi, condannati a non sapere, derubati della verita’. Ne esce male anche la funzione giornalistica. I giornalisti hanno fatto i “pali”: ci siamo arresi, ci siamo rassegnati, non ci siamo indignati. La chiesa, i partiti, i sindacati, ognuno ci ha messo del suo. Solo la sinistra si e’ mossa. L’Italia conservatrice, quella per cui il passato non e’ mai morto, ha imposto il silenzio. Sono cambiati i discorsi, le parvenze, le divise, ma non e’ cambiata la voglia di portare il Paese alla conservazione.
La verita’ di una tragedia inconfessabile ci e’ stata negata, non solo dai suoi responsabili e dai loro complici, dai loro intrighi e dai loro depistaggi. Tutti coloro che non hanno indagato sono complici, compresi i giornalisti. In questo modo l’onorabilita’ del nostro Paese ha subito una grave offesa. E come non pensare a tale riguardo a quell’organizzazione clandestina di eversione e corruzione organizzate, la P2, che lancio’ un grande amo per dissolvere la Rai. Vediamo, decenni dopo, come si e’ ridotto il servizio pubblico, con le poche inchieste date a notte fonda e tutto il resto. Ma e’ un dovere continuare a essere ottimisti e battersi per un vero cambiamento”.

Poteri senza controllo
Giorgio Galli, storico
“Il contesto della guerra fredda; l’Italia come zona di confine fra due blocchi contrapposti; la presenza di forze interne di matrice eversiva; una potenza straniera che le ha utilizzate. Sono questi i fattori che delineano il contesto storico di piazza Fontana. La democrazia rappresentativa ha questo problema: il potere occulto, non controllabile. Il potere dei servizi segreti che si costituiscono come stati nello stato, soprattutto in situazioni di forte tensione sociale. E’ un problema che ci troviamo di fronte ancor oggi. Le operazioni di guerra non ortodossa compiute dalla Cia occupano le cronache. Ora il nemico non e’ il comunismo, ma il terrorismo internazionale. Ma il problema rimane sullo sfondo: il conflitto giustifica la violenza dei poteri occulti”.

Post scriptum
Il 12 DICEMBRE 2007 si parlera’ di piazza Fontana nell’ambito della rassegna “I Suoni della memoria”. Ore 21 – Spazio Teatro 89 – Via Zoia 89 – Milano

http://www.pieroricca.org/2007/12/04/piazza-fontana/
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Le nostre anime

sono firme lasciate nel cielo,
che s’affidano all’ampiezza affrescata
delle cupole e delle absidi.
Ma gli inganni degli uomini poco a poco ci deludono
- le loro scaltrezze -
e alla fine ci annoiano, e la vita che si cerca
e’ solo la musica
i grandi cori sinfonici, e il risalire di un violino
e la memoria senza fine antica dei suoni.

Pier Luigi Bacchini
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http://www.masadaweb.org

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