Nuovo Masada

dicembre 3, 2007

MASADA n. 584. 3-11-2007. La laiden Koalitionen

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:24 pm

Liberalizzare non e’ la soluzione- Lo strano socialismo del signor Blair- La barzelletta del nucleare ‘buono’- Giri di valzer col Cavaliere- Un Papa d’attacco- I piccoli partiti- Immigrazione- Energia rinnovabile, noi e la Germania.

Berlusconi fonda il partito il popolo delle liberta’. Lo slogan sara’ CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE… :-)
(Graziano)

Mauro manda:
Alessio Mannino
Liberalizzare non e’ la soluzione

Scioperi, proteste, blocchi, marce. Le categorie di lavoro in Italia sono perennemente sul piede di guerra contro lo Stato e le scelte del governo. Di qualsiasi governo. Perche’ dovendo questa nostra Italietta ostaggio dei banchieri portare il peso asfissiante e del tutto artificiale dell’immenso debito pubblico, c’e’ una carenza strutturale di soldi per questo o quel gruppo sociale. Percio’ un giorno sono gli operai, un’altro gli addetti ai trasporti, un altro ancora i poliziotti e via via tutti, sistematicamente tutti.
E qual e’ la formuletta magica che sia Destra che Sinistra fanno a gara per meglio recitare in omaggio all’ideologia unica cara alla finanza e alle grandi imprese (assistite)? Liberalizzazioni, of course!


Prendiamo un caso controverso come quello dei tassisti romani, che hanno, con arroganza proditoria, azzerato il servizio taxi nella capitale per due giorni (arrivando a tirar fuori a forza dalle auto i colleghi non “allineati”). A far scoppiare ancora una volta la rabbia tassinara e’ stata la decisione del sindaco Walter Nutella Veltroni, radioso futuro della Dc di sinistra altrimenti nota come Pd, di aumentare le licenze di 500 unita’. Un gesto provocatorio: Veltroni sapeva benissimo quale sarebbe stata la reazione. Dai corridoi della politica giunge la voce che l’abbia fatta poco proprio dopo il colloquio con Gianfranco Fini, referente politico di buona parte della lobby dei taxi, per lanciare un segnale del tipo: attenzione, Gianfra’, se vuoi candidarti al Campidoglio come mio successore devi metterti d’accordo con me. E infatti, dopo la jacquerie giallo tassi’, ha fatto retromarcia venendo a piu’ miti consigli.
I tassisti, intendiamoci, hanno poche o punte ragioni. Sono una di quelle corporazioni ricattatorie che, giustamente dal loro punto di vista, infestano una societa’ polverizzata in tanti interessi che non si parlano fra loro perche’ manca il collante politico di una visione sociale e ideale che superi le contraddizioni fra lobby, ceti e classi. Ma qui sta il punto: la soluzione dominante, trasversale, e’ quella di allargare le contraddizioni liberalizzando a piu’ non posso. E’ il consumatore a trarne beneficio, dicono i benpensanti liberali, i vari Bersani di turno. Ma quando mai.
Se si fa terra bruciata di limiti e vincoli, come effetto si ottiene la formazione di cartelli, di oligopoli che alla lunga fanno alzare i prezzi del servizio e schiacciano i piccoli. E’ gia’ avvenuto col commercio al dettaglio, dove ormai le grande catene la fanno da padrone.
Quindi: da una parte le consorterie corporative non possono mettere in ginocchio una citta’ o un Paese intero, ma d’altro canto non e’ distruggendo le realta’ locali di mercato che il cittadino ci guadagna.
La quadratura del cerchio sta in un rinnovato ruolo del pubblico, della politica come strumento di armonia e di controllo, nel commisurare i bisogni della popolazione con i legittimi interessi di categoria, usando il compasso dell’ambito locale. Ma dovremmo essere in un altro mondo. Il nostro mondo, quello che vogliamo.

Giustizia all’italiana, giustizia molto stranaViviana

Sara’ un caso ma non uno dei blach bloc che hanno messo a ferro e fuoco Genova e’ finito in carcere. Tra l’altro venivano da paesi del centro Europa, ma dopo i fatti di Bolzaneta, quei paesi si sono guardati bene dal consegnare alla polizia italiana i loro devastatori, invece sono stati condannati a pene durissime quei dimostranti italiani che sono stati fotografati a 20-30 m di distanza dai vandali al lavoro.
E non uno degli Ultras inferociti che hanno distrutto treni, auto, strade e stadi e’ finito in galera.
E non uno degli onorevoli ladri che hanno ridotto questo paese a un bordello
continuando a saccheggiarlo come pazzi e’ finito in carcere o ha ricevuto qualche nocumento dalla loro azione scellerata, che’ anzi sono tutti li’ con le loro sbobbe e le loro piscine a forma di cozza.
In questa situazione di illegalita’ fortemente voluta dall’alto e fortemente perpetrata col consenso unanime dei due poli uniti, qualsiasi appello al diritto e all’ordine democratico diventa uno sberleffo. E questo alla faccia dei Napoletano, dei Prodi e dei Berlusconi che altro non hanno fatto che indebolire le pene, stravolgere le leggi e ridurre a succube la magistratura. Con una stampa alla Scalari prona a 90 gradi e una tv che primeggia la volgarita’ piu’ indegna e dove le teste non saltano nemmeno dopo collusioni appalesate con la concorrenza. Ma su tutto questo tace una Chiesa oscurantista che riparte dal Sillabo, saltando a pie’ pari due secoli di storia europea, e si fa saziare dagli attuali poteri con oboli e prebende, in una congiura omertosa.
Poi, vergognosamente, tutti trovano un comune fronte di attacco sui rumeni poveri, al punto da far sospettare che l’assenza di moratorie sia stata dolosa proprio per precostituire un capro espiatorio che diversifichi altrove l’ira della gente, lontana dai politici, dai ladri, dai corrotti, dai preti infoiati, dai massoni avidi, dai governi guerrafondai che spendono in morte le risorse della vita. Ma ancora la Chiesa tace, tanto presa dall’attacco agli avversari ideologici da dimenticare la comune pieta’.
Intanto la tolleranza zero sbracata ai quattro venti dai sindaci progressisti come dalla plebaglia fascista vale nei fatti solo per i preti pedofili, salvati se non protetti, per i poliziotti torturatori, difesi se non promossi, per le sgualdrine di stato, i grossi ladroni, i mafiosi eccellenti.. mentre la miseria cresce di pari passo alla volgarita’, l’incultura alla licenza, i gusti da caserma si accompagnano al consumo di cocaina che ci fa terzi in Europa (ognuno ha i primati che si ritrova), con la dismisura del deficit, dei reati finanziari, della corruzione politica.
Ma per fortuna, in questa Italia ipocrita dove tutti gridano il nulla per non disturbare le occulte e palesi spartizioni del tutto, la nostra spesa in armi supera i 23 miliardi di euro grazie alla gloriosa vittoria delle sinistre al governo. E, mentre falsi partiti si inventano e si disfano nella sporcizia più grande, la guerra dei ricchi contro i poveri continua!
Per la seconda volta una Finanziaria sta passando. Avete visto qualcosa che riguardi il riassestamento della giustizia? Un forte impulso alle energie alternative? Uno sganciamento dal dollaro? Una forte riduzione agli sprechi pubblici? Avete visto qualcosa che somigliasse pur lontanamente a una restituzione di democrazia?
Ancora una volta la spesa del carrozzone di stato aumentera’ del 10%, e i 56 partiti si litigheranno per una riforma elettorale che li faccia diventare 112, raddoppiando anche le ladrerie pubbliche.
Questa e’ la Repubblica flessibile. La Repubblica dell’indecenza che adora se stessa.
Il popolo, ignorato nel suo angolo buio, combatte con un aumento del carovita che scatta ormai alla settimana, incapace di liberarsi della casta parassita che lo consuma senza freno.
Al posto della tornata elettorale, verrebbe voglia di armare i signori della politica e chiuderli in un posto dove possano scannarsi in pace, tenendoceli a digiuno finche’ non sia siano bellamente decimati.
Come disse la vedova Raciti degli ultras:” Ritirate le forze dell’ordine e lasciate gli ultras da soli negli stadi cosi’ che il problema sara’ risolto, con pubblico risparmio!”
Per i gruppi mafiosi la guerra per bande e’ ormai l’unica consolazione che ci resta. Ma i politici formano oggi una banda sola, unita contro di noi, e tra di loro, vittime non ne fanno. Ci resta solo la speranza di un grande summit internazionale in un’isola del Pacifico dove tutti vadano festanti con pidocchi e pulci al seguito e che l’isola sprofondi!

Nestor Viani – Gruppo Sociale Progressista – grupposocialeprogressista@yahoo.it

Toni Blair: una affermazione assolutamente assurda!

L’ex premier laburista inglese, Tony Blair, ha affermato sabato scorso durante un incontro coi vertici di Confindustria a Venezia che Destra e Sinistra sono concetti ormai superati e che la vera contrapposizione politica dovrebbe essere tra coloro che vogliono la globalizzazione e tra coloro che vi si oppongono. Ha dichiarato inoltre che i governi dovrebbero intervenire il meno possibile sul piano economico e che il dibattito tra le parti sociali e’ altresi’ un concetto superato. Per concludere che per essere competitivi bisogna essere flessibili su tutto, in primis nel settore sociale: previdenza e mercato del lavoro.
E’ pensare che il signor Blair sali’ al potere come autorevole rappresentante della allora Sinistra britannica che ha contribuito in modo determinante a distruggere.
Il suo discorso e’ stato una autentica apologia al neoliberismo, in cui il mercato deve essere il piu’ possibile libero da vincoli, illimitato, internazionalizzato, affinche’ il capitale possa circolare senza barriere ed arricchire sempre maggiormente quel pugno di famiglie che vivono nella bambagia a spese della stragrande maggioranza della umanita’.
Contrariamente a quanto detto dal signor Blair, la contrapposizione tra Destra e Sinistra non e’ mai morta, anzi e’ piu’ forte e decisa che mai. Purtroppo, non in questa parte di emisfero. Ma nel Sud del mondo, certamente si’ e vogliamo rammentare a coloro che non lo sapessero che e’ laggiu’ in cui vivono oltre i due terzi degli abitanti di questo pianeta.
La Destra attuale non puo’ che appoggiare pienamente la visione di Blair. Sta nel suo DNA, si potrebbe dire da sempre. E quindi non vi e’ alcun dubbio che sostenga il concetto di globalizzazione e di evoluzione dello Stato da lui esposto. Ed in questo vi e’ una unita’ totale tra i movimenti di Destra di tutto il mondo.
Diverso e’ il discorso della Sinistra. Quella istituzionale in Europa e’ ormai ridotta ad un autentico dinosauro, completamente privo di idee innovative ed asservito quasi del tutto alle logiche imperanti del neoliberismo, ritenuto come l’unico sistema economico possibile ed alle cui regole basilari non si puo’ assolutamente transigere: privatizzazioni, abbattimento dello Stato sociale, sfruttamento inarrestabile di qualsiasi risorsa naturale ed umana, consumismo considerato come unico elemento di crescita della economia nel suo insieme.
Gran parte della Sinistra nel Sud del mondo (per fortuna), ed in particolare quella latinoamericana e’ nata dalle ceneri di quella istituzionale, complice per decenni della rovina socioeconomica della maggior parte dei paesi di quella area. Oltre ad essere nata da movimenti di base della popolazione indigena (che ne costituiscono la forza) fonda la sua politica su concetti diametralmente opposti a quelli del neoliberismo: mantenimento ed affermazione dello Stato sociale, sfruttamento equilibrato delle risorse naturali, realizzazione di una economia destinata a soddisfare in modo equo i bisogni elementari di ogni individuo ed a permetterne una emancipazione sia sul piano intellettuale che sociale e politico, partecipazione diretta ed effettiva dei cittadini alla gestione della amministrazione pubblica, regolamentazione del mercato per evitare fenomeni come sprechi, speculazioni, corruzione e sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali ed umane.
Globalizzazione significa allineamento di tutto il mondo ai principi del neoliberismo, riducendo l’uomo ad un semplice oggetto-consumatore, ed eliminando tutte quelle diversita’ che costituiscono la vera e propria ricchezza del genere umano, quali la cultura, l’arte, la filosofia, insomma tutte quelle attivita’ umane che fanno si’ che l’intelligenza dell’uomo sia elemento di creativita’ e di positivita’ per l’insieme delle societa’ umane.
La Sinistra, quella vera, che si fonda sui movimenti di base, invece propende per il concetto di mondializzazione, in cui le attivita’ intellettuali sono viste come elemento di arricchimento globale, le differenze considerate come stimolo a progredire sul piano sociale, culturale ed etico ed in cui ogni uomo viene apprezzato e difeso come essere unico ed irripetibile, rispettandone in primis la dignita’ e l’intelligenza.
Detto questo, invitiamo il Signor Blair a documentarsi meglio su cio’ che sta realmente accadendo nel mondo prima di operare simili affermazioni che oltre che non corrispondenti al vero, sono profondamente lesive ed offensive nei confronti della maggior parte degli abitanti di questo pianeta.
I destini della umanita’ non possono certo essere decisi dalle regole imposte dalla Banca Mondiale, l’FMI il WTO o la UE, ma devono bensi’ provenire da una condivisione concreta di idee e progetti di tutti i popoli della Terra. E in questo senso che intendono andare i 116 paesi non allineati riunitisi recentemente a La Havana e la realizzazione della UNASUR (unione sociale ed economica di 12 paesi sudamericani) ne costituisce senz’altro una prima evoluzione significativa.
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Da liberazione.it
“Nucleare non radioattivo”, l’ultima barzelletta. Oscena

Infami sciacalli anti-nuclearisti un giorno ve la faro’ pagare…
Giorgio Nebbia

C’e’ voluto un po’ di pazienza, ma finalmente il cielo e’ stato sgombrato da tutta la confusione generata dalla contestazione antinucleare degli anni ottanta del Novecento, uno dei periodi piu’ oscuri della nostra storia. Ricordate ? L’Italia aveva intrapreso con tanto successo la strada del nucleare: in pochi anni ben tre centrali nucleari (anzi, tutte diverse fra loro per provare piu’ emozione) producevano elettricita’ dal Piemonte alla Campania; anche l’Italia aveva un proprio reattore nucleare militare segreto nella pineta del Tombolo, vicino Pisa; avevamo avviato i piani per una nave nucleare e avevamo stipulato contratti per partecipare alla costruzione della somma delle meraviglie, il reattore francese Superphenix a plutonio che avrebbe prodotto piu’ energia di quella che consumava; e poi e’ partita la quarta centrale nucleare a Caorso, nella golena del Po con l’acqua del fiume che allagava i sotterranei; ma eravamo all’avanguardia anche nel ritrattamento del combustibile irraggiato con una via italiana, quella del trattamento del combustibile estratto da un reattore americano a ciclo torio-uranio, chiuso dopo pochi anni. E poi e’ venuta la crisi petrolifera e si pote’ pensare a costruire quaranta o anche solo venti centrali nucleari, sparse qua e la’ per l’Italia. Che tempi, gente ! E tutto andava a gonfie vele fino a quando una manica di ragazzotti (alcuni non tanto ragazzi) si sono messi a leggere quella stampa pornografica che circolava in America e che raccontava di incidenti ai reattori, di plutonio, di scorie radioattive, di bombe atomiche e, qual che e’ peggio, di conti economici, di costi dell’elettricita’.
Sono allora venuti i venti anni piu’ disastrosi della nostra storia: Italia Nostra, Legambiente, radicali, un po’ anche comunisti tutti a prendersela col nucleare, infami sciacalli che hanno approfittato dell’incidente al reattore americano di Harrisburg nel 1979, poi di quello sovietico di Chernobyl nel 1986, uno capitalista e uno bolscevico, e poi e’ cominciata la stagione dei referendum e a poco a poco i posti in cui installare centrali nucleari si sono ridotti a tre, a due, a uno e infine a zero, col referendum del 1987 che ha portato alla cancellazione del nucleare.
Neanche cancellato tanto perche’ i cittadini italiani hanno continuato a versare soldi per il reattore Superphenix, ricordate, quello che e’ stato chiuso dopo pochi anni di malfunzionamento; ma noi abbiamo continuato per anni a pagare nelle bollette della luce il costo di quella sciagurata impresa.
E’ vero che anche nel buio della contestazione antinucleare alcune sagge voci hanno continuato a tenere vivo e diffondere il verbo e la tesi del grande errore: il paese – anzi come si dice, il sistema Italia – continua a pagare per aver dato retta a quegli ecologisti scatenati e ignoranti (ma forse anche, come alcuni hanno acutamente osservato, pagati dai petrolieri), con le loro ubbie di limitare i consumi energetici. Ma finalmente e’ tornata la luce: il petrolio risulta scarso, le guerre del Golfo hanno mostrato quanto siano incerti i rifornimenti, il prezzo del petrolio e del gas aumenta, l’effetto serra scatena temporali, gli ecologisti intralciano le centrali elettriche a carbone e pattume; si va verso l’inverno e forse verra’ a mancare la luce che illumina i campi sportivi e che accende le stufe elettriche. Avete finalmente capito – lo ha indicato anche la recente assise del Consiglio Mondiale dell’Energia proprio a Roma nei giorni scorsi – che solo l’energia nucleare allontanera’ la crisi energetica? I piu’ autorevoli opinionisti sostengono la tesi del nucleare; anche il Papa, cosi’ attento ai diritti della vita, ha detto che le bombe atomiche vanno eliminate ma occorre «promuovere l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo rispettoso dell’ambiente»; e infine, per la maggior gloria dell’industria automobilistica c’e’ il sogno delle auto elettriche senza petrolio la cui elettricita’, in cosi’ grande quantita’, puo’ essere fornita evidentemente solo dal nucleare.
I grandi movimenti ecologisti, impegnati contro gli Ogm, contro gli inceneritori di rifiuti, contro l’elettrosmog e magari contro le brutture dei motori a vento, hanno rallentato la morsa sul nucleare e tutto questo giova alla sua resurrezione, con qualche “ma pero’” ma con la strada sempre piu’ spianata, magari con le prospettive del “nucleare non radioattivo”, l’ultima barzelletta del nostro sciagurato paese.
Siamo sopravvissuti in pochi a ricordare che l’energia nucleare non e’ sicura, non e’ economica e non e’ pulita ed e’ indissolubilmente legata alle armi nucleari, le piu’ oscene fra le merci oscene che sono le armi. A ricordare le tonnellate di scorie radioattive che albergano in Italia e che nessuno sa dove seppellire o nascondere, e dei materiali radioattivi, cento volte maggiori, in circolazione nel mondo.
Sorprende che almeno la sinistra, quel che ne resta, sia assente da un grande movimento di contestazione della politica energetica, che significa poi della politica produttiva, dei rapporti internazionali, del territorio, dell’ambiente. Non si tratta solo di piangersi addosso sui rischi dell’effetto serra, ma di chiedersi che cosa occorre produrre e usare in un mondo di 6700 milioni di terrestri, meta’ dei quali sotto le soglie della sopravvivenza, in un mondo di citta’ congestionate, nel Nord e nel Sud del mondo, e di enormi spazi deserti e erosi. La resurrezione del nucleare e’ la condizione necessaria e sufficiente per far aumentare la violenza fra persone, fra popoli e nei confronti della natura, per compromettere le condizioni di vita delle generazioni future, per dilatare il divario fra ricchi e poveri, per impedire qualsiasi passo verso una revisione dei consumi e degli sprechi e per ostacolare una vera innovazione tecnico-scientifica capace di mettere le risorse naturali e energetiche del pianeta al servizio dei terrestri, nel rispetto di vincoli inviolabili come i limiti di tali risorse, del territorio e della capacita’ ricettiva dell’atmosfera e degli oceani.
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Ridiamaro
Da bellaciao.org

RINCIUCISpartacus

Se credete d’essere in un sogno datevi i pizzicotti, v’accorgerete che non sognate affatto. Eppure tutto sembra gia’ visto, c’e’ sempre e ancora lui il Cavaliere putrefatto ma immarcescibile che certa sedicente sinistra continua a tenere in vita. Solo che i politici della sedicente sinistra si danno il cambio di testimone. Ed ecco gli ultimi due purosangue di quello che fu il Pci – anche se entrambi rinnegano d’avervi mai fatto parte, visto che comunisti non lo furono mai – scambiarsi il ruolo per i giri di valzer col Berlusca. Tempo fa fu Massimo, oggi e’ Walter a fingere di concordare un futuro integerrimo e benefico per il paese. Povero Belpaese, mala tempora currunt. D’Alema per un biennio cincischio’ con la Bicamerale per risultarne sulla carta bidonato, ma forse gli ‘a fondo’ che non vennero sul conflitto d’interessi di sua Emittenza scambiavano sottobanco altri interessi, come l’affare Unipol di Consorte e D’Alema-Fassino ha successivamente mostrato.
Ora tocca a Walter. Che fa? Offre il destro a un centrodestra a pezzi, rissoso e frazionista. Con Berlusconi che confeziona un cellophane per coprire con una nuova sigla il suo partito di plastica e minaccia di rigettare nelle fogne i camerati di Aenne e oltretevere Casini e le frattaglie del grande centro. Mentre la Lega è afona e rincoglionita come il suo boss. Il momento sarebbe buono per sfiancare avversari sbandati, invece cosa t’inventa la nuova volpe della politica del centrosinistra: un incontro da pari a pari. E non si discute di proseguire l’azione di governo che decida sul riordino delle infrazioni televisive ancora in atto (Rete 4 deve tuttora cedere frequenze occupati illegalmente) ma si concentra l’attenzione sulla legge elettorale. E Forza Italia e Partito Democratico vogliono decidere per tutti vanificando il referendum che e’ alle porte. Bell’Italia.
Credete che il furbone d’Arcore stia ai patti? Alliscio’ D’Alema come ha allisciato Fini e Casini per poi rinnegarli, farà un boccone anche dei prossimi accordi. Ma Walter sta gia’ pensando a dargli nuovo ossigeno per rilanciare strategie sfasciste sulla riforma elettorale, anche se la sfida al Parlamento stavolta e’ davvero ardua se occorrerà far qualcosa di peggio del Porcellum calderoliano. Comunque la nuova coppia, che comincia a scambiarsi tenerezze, fara’ del proprio meglio per inciuciare forte. Se diciamo che sotto i bacieabbracci ci saranno affaroni grossi come quelli messi in cantiere nella precedente grande abbuffata, siamo i soliti ribelli comunisti. Allora stiamo a guardare, vedrete le sorprese che scaturiranno dal nuovo amore. Entrambi leader, eletti a furor di schede in urne e gazebo, populisti ma democratici, amanti di cinema e tivu’ che dicon loro. E soprattutto pluridemocratici. Come recitava quella vignetta di Bucchi: “Premere una volta il pulsante per acconsentire, premerlo due per chiedere su cosa”.
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Il Papa attacca illuminismo, marxismo e ateismo. Il Papa attacca l’ONU, la storia e la scienza. Il Papa attacca…
Il pastore tedesco ulula
Paolo De Gregorio

Alla lunga viene fuori il vero volto del nostalgico del Santo Uffizio inquisitorio, attutito dal quel sorriso melenso e dal timido ciabattare delle sue pantofole rosse negli ovattati ambienti vaticani, seguito da un segretario troppo giovane e troppo bello.
La falsa umilta’ con cui le mani inanellate di Benedetto XVI firmano l’enciclica “spe salvi” (salvi nella speranza) nascondono un epocale attacco che tocca addirittura la Rivoluzione francese e l’illuminismo quali eventi che hanno portato l’umanita’ verso la razionalità, la scienza e l’ateismo, ma che non hanno risolto i problemi esistenziali degli uomini.
In perfetta sintonia con il “cristiano” Bush, che appoggia una sorta di revisionismo antiscientifico che nega l’evoluzionismo darwiniano a favore del “creazionismo”, l’erede del Santo Uffizio e il massacratore e torturatore Bush si ritrovano disinvoltamente a braccetto per annunciare al mondo il primato delle balle dogmatiche sulle certezze della scienza.
Tra l’altro vi e’ l’affermazione perentoria che illuminismo e marxismo hanno fallito, cosa che appare ridicola visto che la organizzazione politica che si chiama Chiesa cattolica, in duemila anni di storia in cui tutti gli uomini dovevano essere redenti, ha collezionato crociate, appoggio al colonialismo, guerre di religione, inquisizione, appoggio ai regimi fascisti (culminato in Spagna con i torturatori dell’Opus Dei, fatti beati recentemente), il tutto in spregio dei comandamenti che impongono ai cristiani di “non uccidere” e “non fare ad altri cio’ che non vorresti fosse fatto a te”.
Un fallimento totale del cristianesimo come cultura capace di cambiare il comportamento degli individui, accompagnato da sempre dalla criminalizzazione della scienza (a partire da Galileo) dalla mortificazione della sessualita’ e di tutti i piaceri della vita, dalla rassegnazione, dalla ignoranza.
Per secoli tutti i “timorati di Dio” hanno vissuto di merda, in media 40 anni, tra pestilenze e carestie, dando la colpa di tutti i mali a Satana o a streghe e gatti neri, finche’ le rivoluzioni sociali e la scienza, solo da pochissimo tempo, hanno cominciato a cambiare la vita e il cervello degli uomini.
Comunque i preti non hanno scrupoli a servirsi delle conquiste scientifiche, si servono degli ospedali e non si affidano alla “provvidenza” quando stanno male. Quando vanno in Africa a evangelizzare, per rendersi credibili agli occhi dei “selvaggi”, portano medicine fatte dagli infelici scienziati materialisti, e non parlano di spiritualita’.
Che fine fara’ quell’immondo mercato della speranza che e’ Lourdes, dove si ingannano dei disperati, quando la ricerca sulle cellule staminali permettera’ di ricostruire ogni organo malato e le malattie e la sofferenza saranno sconfitte?
Il vero problema del nostro tempo, cio’ che ha fatto fallire il “socialismo reale”, non e’ stato un eccesso di razionalismo, ma la presenza di un blocco capitalistico, sostenuto dalla religione,che ha intrapreso una lotta senza quartiere contro i regimi socialisti, che hanno dovuto impiegare immense risorse economiche negli armamenti per fronteggiare una concretissima minaccia militare in territorio europeo. Ricordiamo che in Polonia la Chiesa scese direttamente in campo in lotte sociali, aiuti economici, cospirazioni, per far fallire un regime che tutto sommato le aveva consentito di sopravvivere.
Invece di attaccare rivoluzioni sociali, illuminismo, scienza, perche’ il “pastore tedesco” non guarda in casa sua dove potrebbe osservare che le grandi religioni monoteiste sono state e sono dietro la quasi totalita’ delle guerre combattute, e che proprio queste religioni sono il MALE su cui riflettere per le divisioni, il fanatismo, gli odi che procurano, c’e’ un abisso tra la morale dichiarata e quella praticata, visto che ai cristiani non e’ mai stato fatto divieto di uccidere, ignorando totalmente la legge divina rivelata.
Oggi vi e’ l’evidenza di una totale “irrazionalita’” di una economia globalizzata che e’ legata solo alla legge del profitto e non ad una razionale divisione ed uso delle risorse, dove le onnipotenti leggi del mercato fanno arrivare le merci solo dove ci sono i soldi per comprarle.
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Nestor Viani – Gruppo Sociale Progressista
Sbarramento si’, sbarramento no: dov’e’ finita la democrazia?

Sempre di piu’ nella politica italiana, i leader dei grandi partiti sembrano avere smarrito il significato vero e proprio della democrazia.
Questo tipo di sistema politico per essere veramente tale deve cercare di garantire la rappresentativita’ di tutto il corpo elettorale, dalla piu’ piccola formazione politica fino a quella che ottiene il maggior numero di consensi.
Invece, oggi i concetti prevalenti tendono continuamente a calpestare questo principio sacrosanto della democrazia: bipolarismo (fregandosene altamente del fatto che vi possano essere maggioranze variabili, che costituiscono il sale stesso della dialettica democratica), stabilita’ governativa (a scapito della superiorita’ istituzionale del Parlamento, unica sede abilitata a rappresentare il popolo sovrano) e salvaguardia di un sistema maggioritario reale o “mascherato” (che serve unicamente a garantire le posizioni di forza delle formazioni politiche maggiori rispetto a quelle piu’ piccole).
Il dibattito prevalente in questi giorni gira intorno alla definizione della nuova legge elettorale orientata verso un sistema proporzionale alla “Tedesca” (equivalente ad un sistema maggioritario “mascherato”), ovvero con uno sbarramento per l’accesso al Parlamento, situato al 4% o 5% dei consensi.
Ipotizziamo pure che venga adottato questo sistema ed attraverso una banale previsione elettorale (con sbarramento al 5%) cerchiamo di dimostrare quanto poco abbia esso di democratico:
Partito delle Liberta’ (Forza Italia) 25%, Partito Democratico 20%, Alleanza Nazionale 15%, Sinistra Democratica 8%, UDC 7%, Rifondazione Comunista 6%, Lega Nord 5%, Italia dei Valori 4%, Verdi 3%, Radicali 2,5%, Comunisti Italiani 1,5%, Udeur 1,5%, Psdi 1,5%.
Tenendo conto che vi sono circa 50 milioni di elettori in Italia, ed un probabile 15% di astensioni (pari a 7.500.000 persone), 14% di votanti che non si vedrebbero rappresentati in Parlamento sarebbero pari a circa 6.000.000 di cittadini!!!
Tra astensioni ed elettori privi di rappresentanti in Parlamento, le posizioni politiche di ben 13.500.000 persone verrebbero completamente ignorate, il che equivale a 27% dell’insieme del corpo elettorale, il che guarda caso rappresenterebbe virtualmente la prima forza politica del paese!
Se questa e’ democrazia, invitiamo tutte le persone di questo paese ad usare un po’ di buon senso, prima di ridare fiducia alle grandi formazioni politiche ormai completamente prive di credibilita’. Con le premesse che qualsiasi legge elettorale dovrebbe comunque essere sottoposta alla approvazione preliminare del popolo sovrano di cui e’ chiamata a garantire la rappresentativita’ e che se si vuole veramente avere meno partiti basterebbe semplicemente rendere l’attivita’ politica economicamente meno fruttuosa di quanto lo sia stata finora. Il che porterebbe automaticamente ad un ricambio stesso della classe politica e quindi ad una progressiva maturazione della democrazia verso un suo autentico compimento.
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Idem
Immigrazione: quando si decidera’ di affrontare la radice della questione???

Nel corso della ultima edizione di “Annozero”, il giornalista Gianantonio Stella ha mandato al conduttore Michele Santoro una foto degli anni ’70 che ritraeva degli emigranti italiani in Svizzera vicino a delle baracche, come a voler dire che gli Italiani presenti in quel paese vivevano come gli immigrati ammassati nelle ormai varie “baraccopoli” delle nostre citta’. Tale paragone e’ assolutamente privo di fondamento. Infatti, le uniche baracche presenti all’epoca in Svizzera furono realizzate interamente a spese degli imprenditori di quel paese che avevano deciso di ricorrere a manodopera straniera. In realta’, erano veri e propri prefabbricati, pulitissimi, completi di tutti i servizi (cucine e bagni) destinati esclusivamente all’alloggio degli operai italiani ivi emigrati. Nulla a che vedere con l’attuale situazione italiana! Si’, perche’ allora qualsiasi lavoratore straniero che desiderava ottenere un permesso di soggiorno in quel paese, doveva avere un alloggio e un lavoro, elementi che doveva garantire l’imprenditore svizzero che ne richiedeva le prestazioni. In mancanza di questo, ma anche di un buon stato di salute, il permesso di soggiorno a tempo indeterminato diventava una utopia per qualsiasi straniero. La situazione attuale e’ in parte mutata ma non di molto rispetto a quei tempi.
Con cio’ non intendiamo affatto dire che cio’ fosse giusto o sbagliato, ma semplicemente affermare una verita’ storica, che giornalisti autorevoli come Santoro e Stella avrebbero dovuto verificare prima di accennare un paragone assolutamente inopportuno quanto non corrispondente alla realta’ dei fatti.
Ma la cosa piu’ deprimente nel dibattito della trasmissione dell’altra sera e’ che nessuno dei presenti, a cominciare dai politici, ha manco sfiorato le ragioni per cui l’immigrazione in Italia e’ giunta ad uno stadio cosi’ critico. Si e’ passati dal razzismo di fondo della Mussolini, alla invasione di massa di popolazioni provenienti dall’Est europeo di Tosi, per giungere alla questione prostituzione di Luxuria. Ma il problema di fondo non e’ stato affatto toccato!
Lo stato cosi’ precario e degradato della immigrazione nostrana e’ dovuto principalmente ad una imprenditoria priva di scrupoli che ha fatto venire (e continua a fare) centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo, pagandoli con stipendi da fame, senza garantire loro manco un alloggio e spesso nemmeno condizioni di lavoro sicure e dignitose, tanto che parecchie volte vengono impiegati in nero. E’ chiaro, di una logica lampante, che una persona che non riesce a pagarsi un alloggio, o finisce col dovere convivere in buchi di appartamenti insieme a diversi altri individui in situazioni analoghe (persone stipate come animali in qualche metro quadro e questi sono i piu’ fortunati) o va a sistemarsi sotto un ponte o in un boschetto.
E non si venga a raccontare la solita favola che gli immigrati fanno i lavori piu’ umili che gli Italiani non vogliono piu’ fare. E’ che questi ultimi, sapendo fin troppo bene quanto sono sottopagati questi impieghi, non sono in grado di accettarli perche’ semplicemente non riuscirebbero ad avere un reddito di sostentamento sufficiente. Quindi, cercano di tirare a campare col sostegno dei genitori, finche’ cio’ e’ possibile. Questi sono gli unici vantaggi che hanno rispetto agli immigrati.
Se gli imprenditori nostrani, anziche’ pensare soltanto ad uno sfruttamento ad oltranza dei lavoratori stranieri, fossero costretti a pagarli come gli Italiani, nonche’ a garantire loro un alloggio dignitoso e se lo Stato operasse una lotta concreta e costante al lavoro nero e per fare rispettare le normative di sicurezza sul lavoro, allora si’ che l’immigrazione potrebbe uscire dallo stato di degrado e di precariato in cui attualmente si trova. A pagare le spese di questa irresponsabilita’ non sono soltanto gli immigrati stessi, ma l’insieme della collettivita’!
Cosa ci vuole per fare questo? Soltanto un po’ di buona volonta’. E’ chiedere troppo? Probabilmente si’!
..
Energia rinnovabile: la Germania fa sul serio
Paolo De Gregorio

…”Sono dati al cospetto dei quali non c’e’ rimedio eolico o solare che possa rimediare (checche’ ne dica il ministro Pecoraio Scanio)”…
Giovanni Sartori
(Crisi energetica, editoriale Corriere della Sera 17 novembre scorso)

L’illustre politologo, considerato addirittura di sinistra, non sa fare altro che seminare scetticismo e rassegnazione e irride a chi cerca di invertire la corsa verso il riscaldamento del pianeta.
La politica governativa italiana, quella che non decide e si limita a galleggiare sull’esistente, riceve uno schiaffo morale dalla Germania della Merkel che ha deciso di fare della lotta contro il riscaldamento globale la priorita’ piu’ alta del proprio programma,stilando un programma articolato che prevede i seguenti punti:
- entro il 2020 le emissioni tedesche di anidride carbonica devono essere ridotte del 40% e le energie rinnovabili entro quella data devono coprire il 20% di tutte le fonti
- viene stanziato un miliardo di euro per la ricerca nel campo delle energie rinnovabili
- si interverra’ con regolamenti edilizi nuovi che impongono costruzioni con materiali che le rendano a basso consumo di energia, nelle quali i pannelli fotovoltaici diventano parte integrante dell’architettura
- si offrira’ ai condomini che producono energia solare in eccesso la possibilita’ di venderla a prezzi vantaggiosi ai gestori elettrici
- sono previsti incentivi statali per la costruzione di automobili a bassa emissione di inquinanti o elettriche o a idrogeno.
A questo piano organico, presto operativo, si aggiunge il fatto che il governo tedesco considera le energie rinnovabili un settore di affari con potenzialita’ di mercato mondiale, in cui il gruppo Thyssen ha gia’ una societa’ che e’ la numero uno al mondo in tecnologia per l’energia eolica, e la Bosch spende il 40% dei suoi fondi destinati alla ricerca per sviluppare prodotti per tecnologie che non usano combustibili fossili. La Solar di Berlino la settimana scorsa ha avuto un contratto per costruire 6 impianti di produzione di energia solare in Puglia (praticamente i tedeschi vendono sole ai pugliesi, che e’ come dire vendere ghiaccio agli esquimesi).
La riflessione che propongo e’ questa: la trasformazione del modo di produrre, da inquinante e distruttivo per la terra e la nostra salute, a processo sostenibile e salubre passa attraverso decisioni politiche e non per il “libero mercato” che continuerebbe allegramente nelle sue devastazioni.
Cio’ richiede che la politica sia autorevole e le priorita’ ambientali non siano messe in coda, ma al primo posto programmatico.
Malgrado la Germania produca un cospicuo 27% del suo fabbisogno energetico dal nucleare, non e’ in programma nessun ampliamento del settore, avendo i pragmatici tedeschi capito che, se ai costi del kilovattore nucleare si aggiungono lo smantellamento delle centrali obsolete e la messa in sicurezza delle scorie, oltre i pericoli in agguato, l’energia del nucleare risulta la piu’ pericolosa e costosa al mondo.
La immediata diffusione sul territorio di tecnologie rinnovabili, dai piccoli rotori eolici da balcone, ai tetti condominiali con pannelli fotovoltaici, se appoggiata da una politica governativa coerente e illuminata, nell’arco di pochissimi anni, porterebbe un paese come l’Italia, che per gli usi domestici consuma il 20% di tutta la energia prodotta (il 30% e’ per i trasporti, il 50% e’ assorbito dal sistema industriale), a rientrare nei parametri di Kyoto.
Se a questo aggiungessimo un piano per la costruzione di centrali a specchi (il solare termodinamico di Rubbia), che la Spagna sta gia’ costruendo in venti esemplari, molte produzioni industriali che vanno a gasolio si potrebbero riconvertire a energia elettrica e la pace con l’ambiente sarebbe quasi fatta.
Tutta la responsabilita’ e’ della politica. Le forze economiche conoscono solo la legge del profitto e solo una buona politica puo’ guidare e regolare uno sviluppo industriale sostenibile.

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http://www.masadaweb.org

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