Nuovo Masada

ottobre 25, 2007

MASADA n. 544. 3-10-2007. “Trasferiteci tutti!”

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Una cupola finanziaria- Il revival del populismo- Marco Travaglio

La giustizia e’ uguale per tutta la povera gente.” (Enzo Scozzaro)
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“I rischi del nuovo fascismo mi paiono ridimensionabili alla luce dei rischi del fascismo gia’ in corso” (Michele Serra)

Una cupola finanziaria

50 mila firme per De Magistris
Aldo Pecora, 02 ottobre 2007

C’era una volta in Italia la Giustizia, c’era una volta in Calabria l’Italia. Appuntamento a Roma lunedi’ 8 ottobre davanti al CSM, in Piazza Indipendenza per gridare insieme: “E adesso trasferiteci tutti !”
C’era una volta anzi, c’e’ ancora a Lamezia Terme (CZ) una societa’ che si chiama “Why Not?” che da tempo, praticamente sin dalla sua nascita, presta i suoi lavoratori interinali alla Regione Calabria per servizi che vanno dalla sorveglianza idraulica, alla tutela del patrimonio, alla gestione del personale, di banche dati ed altri servizi informatici; questa societa’ impiega oggi 635 dipendenti e vanta un fatturato di 12 milioni di euro. Certamente gran parte del merito di tale successo e’ dovuto al fatto che in pratica la Regione, seppur con decine di migliaia di dipendenti, non riesce – per cosi’ dire – a gestire neppure il proprio personale, e si affida percio’ in outsourcing a “Why Not?”.
E fin qui sembra l’inizio di una storia quasi “normale”, magari una di quelle storie di piccola clientela come tante ce ne sono in Italia, ed invece c’e’ dell’altro, e “che” altro!
Da “Why Not?” mutua oggi il nome l’inchiesta aperta alla Procura della Repubblica di Catanzaro e portata avanti dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, perche’ sarebbe questa la societa’ capo-fila di una serie di scatole cinesi finalizzate all’intercettazione di una gran parte dei finanziamenti pubblici erogati dalla Regione Calabria e dall’Unione Europea per i piu’ disparati settori economici. E adesso comincia il bello.
Durante gli interrogatori dei testimoni (anche interni a Why Not) da parte di De Magistris sono venuti fuori nomi di importanti personaggi del mondo della politica calabrese nonche’ dell’imprenditoria e delle forze armate di tutta Italia e cosi’ nei giorni scorsi i carabinieri hanno perquisito decine di abitazioni private per poi irrompere addirittura al Palazzo del Consiglio regionale negli uffici privati di alcuni consiglieri ed assessori regionali alla ricerca di materiale probatorio per l’inchiesta. Cioe’, come se i carabinieri irrompessero negli uffici parlamentari di Montecitorio, giusto per farti comprendere la gravita’ della cosa.
E cosi’ le persone indagate sono 19 e provenienti da tutta Italia. Tra queste anche il generale Paolo Poletti, attuale capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, l’assessore al turismo e Vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo (Ds), l’assessore regionale all’agricoltura e forestazione, Mario Pirillo (ex Margherita adesso esponente del Partito Democratico Meridionale), un consigliere regionale dei Ds, Antonio Acri, l’ex responsabile per il Sud Italia della Compagnia delle Opere, Tonino Saladino (piu’ volte intercettato al telefono con il Guardasigilli Mastella), l’ex assessore regionale alla sanita’ di centrodestra, Gianfranco Luzzo ed un quarantenne di Vibo Valentia, Salvatore Domenico Galati, gia’ collaboratore dello staff del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli.
Un bel minestrone di inciuci, non c’e’ che dire. E se vi dicessi che tra gli indagati ci sono anche il capocentro del Sismi di Padova, Massimo Stellato, ed una funzionaria del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti), Brunella Bruno? Ecco che il quadro della situazione si manifesta in tutta la sua preoccupante tristezza e drammaticita’.
I reati contestati, a vario titolo, spaziano dalla corruzione, all’associazione a delinquere, alla violazione delle leggi sulle associazioni segrete (sic), alla truffa, al finanziamento illecito ai partiti.
Addirittura si ipotizza per alcuni l’appartenenza ad una massoneria coperta (la c.d. “Loggia San Marino”), che sarebbe servita da collante per portare a termine gli affari illeciti del gruppo di potere trasversale con le dovute coperture istituzionali. Cioe’, praticamente, pare si tratti di una vera e propria lobby e che questa abbia influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti.
Inutile dire che il Vicepresidente Adamo, ad esempio, in linea con la recente linea Ds sui magistrati milanesi, si e’ subito detto pubblicamente vittima di un complotto contro se’, il suo partito, la sua famiglia ed il suo lavoro, accusando, seppur indirettamente, il PM dell’inchiesta di agire per conto di non si sa chi (e meno male che lo stesso De Magistris era stato inserito anni fa nel famoso elenco delle “toghe rosse” di berlusconiana memoria!).
Eccola la regione del dopo-Fortugno! Eccola la regione dove un uomo delle Istituzioni, un politico, e’ stato ucciso meno di due anni fa in un seggio delle Primarie, a Locri, giusto sei mesi dopo quelle elezioni regionali dove il centrosinistra, imbarcando di tutto ha raggiunto il record storico di preferenze (oltre il 62% dei consensi).
E non finisce qui. Il 20 giugno scorso, dopo la riunione della Conferenza dei capigruppo e dei presidenti di Commissione in Consiglio regionale, e’ stato dato mandato al presidente del Consiglio, Giuseppe Bova (Ds), di (cito testualmente) “assumere, attraverso l’Avvocatura regionale, ogni iniziativa giudiziaria volta alla difesa dell’onorabilita’ dell’Assemblea”.
In poche parole i politici coinvolti nelle inchieste attraverso il compagno Bova hanno querelato i testimoni di De Magistris con i soldi dei contribuenti, bene sottolinearlo, dopo aver gia’ querelato per fantomatiche diffamazioni anche noi di “Ammazzateci tutti” a dicembre 2006, rei di aver chiesto di non essere piu’ strumentalizzati politicamente e sollecitato chiarimenti circa la questione del 50% – di allora – di consiglieri regionali inquisiti (dato comunque confermato successivamente anche dalla Direzione Nazionale Antimafia e dal Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ed oggi salito al 65%, con 33 consiglieri inquisiti su 49 eletti).
Di queste cose, quanti giornali e televisioni ne hanno parlato e ne parleranno?
Io sono solo uno squattrinato 21enne studente fuori sede con gia’ due querele sulle spalle, e piu’ di questo ultimo disperato appello non so proprio cosa fare ed a chi rivolgermi. Al Presidente della Repubblica? Alla Corte Europea? Alle Nazioni Unite? A chi, a che cosa?
Gia’ diverso tempo fa abbiamo aperto assieme ad altri movimenti ed associazioni calabresi e molto prima che il Ministro di disgrazia ed ingiustizia Mastella ne chiedesse il trasferimento, una petizione a sostegno di De Magistris e di quei pochi magistrati coraggiosi che in Calabria, assieme ad eroici carabinieri e poliziotti sottopagati, si ritrovano non solo a combattere contro la ‘ndrangheta, ma soprattutto contro la prepotenza e l’arroganza di una classe politica che, anziche’ mantenere un dignitoso silenzio istituzionale fino all’esito delle indagini, arriva ora al punto di minacciare querele nei confronti di quei cittadini che denunciano il malaffare.
Non ci arrendiamo. Abbiamo gia’ raccolto piu’ di 50.000 firme: uno straordinario popolo fatto di giovani, associazioni, professionisti, ed anche qualche forza politica. Incontrandoci non ci siamo mai chiesti da dove venivamo ma per dove insieme volevamo andare. Alla faccia di chi ci etichetta banalmente come “anti-politica”, coloro i quali fanno prima (e gli conviene) a criticare gli effetti di un malcontento collettivo che pervade l’intera societa’ italiana senza pero’ soffermarsi e ricercarne le cause.
Abbiamo allestito e stiamo allestendo in questi giorni banchetti un po’ dappertutto, davanti ai supermercati, alle poste, all’ingresso di scuole ed universita’ di tutta Italia: da Reggio Calabria, a Palermo, a Milano, a Roma, a Bari, a Potenza.Magari siamo solo piccole gocce in uno stagno, ma vogliamo ancora sperare che questo Ministro di disgrazia ed ingiustizia torni ad occuparsi di filosofia, lasciando i magistrati a fare il loro lavoro, per il bene dell’Italia. Non si tratta di stabilire se vogliamo essere garantisti o giustizialisti, ma solo essere consci che oggi nel nostro Paese i magistrati scomodi vengono fatti saltare non solo con il tritolo, e quindi chiediamoci solo da che parte stare: se dalla parte degli onesti o dall’altra.
C’era una volta in Italia la Giustizia, c’era una volta in Calabria l’Italia. Appuntamento a Roma lunedi’ 8 ottobre davanti al CSM, in Piazza Indipendenza per gridare insieme: E adesso trasferiteci tutti.

*portavoce Movimento “Ammazzateci tutti” e promotore comitato “Pro De Magistris”
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La Calabria

La Calabria e’ la regione dove in pieno seggio elettorale Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale, fu ucciso davanti a tutti, la regione col PIl piu’ basso d’Italia ma coi gruppi criminali piu’ ricchi, dove in 12 mesi ci sono state 300 intimidazioni nei confronti di amministratori locali, semplici cittadini, imprenditori. Dove manca un livello di legalita’ minimo necessario alle imprese per lavorare e ai cittadini per sopravvivere. La regione dove le assicurazioni si rifiutano di stipulare contratti con le vittime del racket che costituiscono l’80% degli operatori economici. Dove non e’ stato scoperto l’autore di nessuno dei 23 omicidi della Locride nell’ultimo anno.
Qui sono avvenuti l’assassinio di Ludovico Ligato, ex presidente delle Fs ucciso il 27 agosto 1989 e l’omicidio del giudice Antonio Scopelliti, assassinato il 9 agosto 1991 a Villa San Giovanni.
In Piazza Maggiore, sul palco con Grillo c’era anche la figlia giovanissima di Scopelliti. Perche’ il caro Scalfari non ha detto una parola su di lei e sui ragazzi di Locri invece di blaterare di fascismo in piazza?
Scopelliti rappresentava l’accusa in Cassazione contro gli imputati del maxiprocesso della mafia siciliana e la ‘ndrangheta le fece il favore di eliminarlo. Ma Mastella non apre una indagine sugli amministratori della Calabria. Trasferisce chi indaga su di loro. Tenta di insabbiare lo sporco. Perche’ non parlano di questo Scalfari, Pansa, Feltri e gli altri ‘giornalai’ di regime?
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La Calabria e’ la regione dove il centrosinistra, imbarcando di tutto, ha raggiunto il record storico di preferenze (oltre il 62% dei consensi).
Merita che questo governo la tratti cosi’?
Merita che al Ministero della Giustizia ci sia chi di fatto tenta di bloccare le indagini ed e’ in contatto con uno degli imputati?
La situazione e’ cosi’ seria e le rivelazioni dei testimoni sono cosi’ scottanti che Prodi ha dato mandato all’on. Bova (DS) di “assumere, attraverso l’Avvocatura regionale, ogni iniziativa giudiziaria volta alla difesa dell’onorabilita’ dell’Assemblea”. Quale onorabilita’?
Cioe’ i politici coinvolti nelle inchieste querelerebbero i testimoni di De Magistris, e lo fanno coi soldi nostri?!
Nella Calabria eletta coi voti dei DS ci sono 33 consiglieri inquisiti su 49 eletti.
Perche’ Scalfari non parla di questo? Perche’ non denuncia il fascismo bypartisan di fatto gia’ esistente in Italia, appoggiato da questo Governo e da questo Parlamento e colluso con la peggiore criminalita’ del paese?
Perche’ Scalfari denuncia come fascista la protesta delle piazze che chiede piu’ pulizia e piu’ democrazia? E demonizza, in modo perverso, non chi ha sporcato le istituzioni ma chi chiede che siano ripulite Fa anche lui parte della loggia di San Marino?
O di qualche altra loggia a piacere che trasforma le collusioni tra criminalita’ e politica in denaro sonante? Quel denaro con cui politici e generali della GdF ci si comprano immobili di stato, resi accessibili, in modo cosi’ bypartisan, da quelle cartolarizzazioni di Tremonti, cosi’ bene accette che Tremonti fanno a gara a contenderselo da Berlusconi a Veltroni!
Ed e’ con questi soldi che uno come Mastella, uno che si e’ fatto tutto da se’, figura tra i maggiori contribuenti italiani?
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A Matera 1700 firme in due ore.
Firma anche tu

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Carlo Aberto Garani (bloggher)

Meglio prevenire, hanno pensato all’Udeur. Floris e’ bastato e avanzato, adesso affrontare anche Santoro sarebbe troppo. Clemente Mastella, gia’ scottato da Ballaro’, vuole bloccare in anticipo la puntata di Anno zero sul caso-De Magistris, giovedi’ 4 ottobre, in diretta da Catanzaro, che gia’ immagina come una nuova «trappola».
Cosi’, il vicesegretario vicario dell’Udeur e segretario della commissione di Vigilanza Rai Antonio Satta chiede al direttore generale e al presidente dell’azienda di Stato di «evitare questa ennesima vergognosa strumentalizzazione del servizio pubblico». E minaccia, altrimenti, di presentare al Senato una mozione di sfiducia per il Cda Rai. La prossima puntata della trasmissione di Michele Santoro e’ dedicata alla richiesta del Guardasigilli di trasferire il pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
Per Satta, l’anchor man di Raidue si «appresta ad attaccare nuovamente la politica e in particolare l’Udeur e il suo leader». Il ministro della Giustizia ha gia’ denunciato di aver subito martedi’ scorso un attacco da Giovanni Floris e Satta ha posto la questione alla Commissione di Vigilanza, che proprio oggi potrebbe convocare il dg Claudio Cappon per discuterne.
Ora, l’Udeur fa sapere che se Santoro prepara un attacco sullo stesso stile questo e’ «inaccettabile». «Non si puo’ – dice Satta – utilizzare il servizio pubblico per fini strumentali e per colpire a senso unico un partito. Non accetteremo di essere processati sulla piazza di Annozero. I contatti avuti dalla redazione con alcuni nostri esponenti calabresi ci fanno pensare che si stia preparando un ennesimo attacco contro di noi. Non si puo’ dedicare ogni puntata di questa trasmissione all’Udeur. E’ un killeraggio che non porta da alcuna parte se non ad iniziare una incomprensibile campagna di odio verso l’Udeur».
La replica arriva, ancora una volta, dal partito alleato di Antonio Di Pietro.
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Mario Pizzorno (bloggher)

Quando volete fare una legge che tuteli voi, cari Onorevoli, non ci mettete piu’ di quattro ore, la gente questo lo comprende!
Siamo esausti di promesse, discorsi inutili, iniziate a togliere tutti gli sprechi, le 570.000 auto blu, diminuite i Deputati, abolite i Senatori, le Province, le Circoscrizioni, le Consulenze, diminuite gli Assessori, i Consiglieri, richiedete i 98 miliardi di euro, distribuite i vari tesoretti e tutto quello che possa ridare dignita’ a molti Italiani; in modo che, le persone meno abbienti possano ricordarsi il sorriso.
Chi ha la pancia piena e un tetto sulla testa puo’ aspettare, gli altri no!
Sono certo che il domani sara’ migliore.

Sartori dal Corriere

Il revival del populismo

Non vorrei che il grillismo si arenasse in un confuso e inconcludente dibattito sulla antipolitica. Nel caso di Beppe Grillo, anti sta solo per dire «basta » con questi politici, con questi partiti e con questa politica.
E, se cosi’, il grillismo non ha sottintesi o implicazioni antidemocratiche. Io non temo ritorni al fascismo ne’ al comunismo (storico) perche’ entrambi questi regimi hanno perduto, in Occidente, il loro principio di legittimita’.
Oggi nemmeno Chavez, il piu’ avanzato demagogo dell’America Latina, osa dire che «lo Stato sono io». Oggi la legittimazione del potere (a meno che non sia teocratica) deve essere democratica, deve essere «in nome del popolo ».
Pero’ e invece temo «la democrazia che uccide la democrazia, la democrazia che si suicida».
Un timore che ci impone di rivisitare la trinita’ democrazia- populismo-demagogia. Si tratta di una trinita’ perche’ queste nozioni hanno la stessa testa: la parola demos in greco, populus in latino, e popolo in italiano. Ma questo fatto non le rende sinonimi. Demagogia e’ l’arte di trascinare e incantare le masse che, secondo Aristotile, porta alla oligarchia o alla tirannide. In ogni caso, il termine indica un agire e un «mobilitare» dall’alto che non ha nulla da spartire con la democrazia come potere attivato dal basso. Il termine populismo e’ molto piu’ recente e ci arriva dalla Russia, dove fu coniato alla meta’ dell’Ottocento per indicare una rivoluzione dei contadini (fermo restando che la parola narod sta, in
russo, per popolo). Un significato che poi riemerge all’inizio del secolo scorso negli Stati Uniti. Il primo movimento fu represso, e il secondo falli’. Il che fece anche sparire la parola.
Cosi’ la teoria della democrazia continuo’ a usare, per indicare una degenerazione o una minaccia alla democrazia, la parola demagogia. Poi, d’un tratto, da una ventina d’anni, diventa di moda «populismo». Perche’? Non sono ancora riuscito a capirlo. Intanto offro la mia interpretazione e relativa proposta. Concettualmente e’ irrilevante che il populismo sia nato «agrario». Concettualmente e’ importante, invece, che denoti una genuina democrazia «immediata » che nasce dal basso e che, per questo rispetto, e’ l’esatto contrario di demagogia. Pertanto il populismo cosi’ definito (si sa che io sono un maniaco delle definizioni) ha la forza di essere una democrazia embrionale genuina, ma al contempo la terribile debolezza di incarnare un infantilismo politico (direbbe Lenin) incapace di costruire alcunche’. Le sue proposte «al positivo» sono, appunto, puerili e inconsistenti.
Da quanto sopra si ricava che Grillo e’, ad oggi, un populista, non un demagogo. La demagogia, in Italia, sta al governo. Intendiamoci: nelle democrazie di massa e contestualmente di video- potere senza un modico di demagogia nessun leader farebbe oramai molta strada. Eppure se paragoniamo Prodi e Berlusconi a Schröder e alla Merkel, o alla Thatcher e Tony Blair, o a Zapatero e predecessori in Spagna, risulta in modo lampante che solo i «nostri» antepongono la conquista del potere o l’abbarbicamento al potere a qualsiasi interesse e necessita’ del Paese. Come saro’ pronto a dimostrare a
richiesta. Qui mi interessa soltanto di portare in evidenza la caratterizzazione fortemente demagogica dei nostri malanni. Alla classica domanda «cosa avete fatto per il vostro Paese?», Berlusconi potrebbe rispondere: niente, salvo che liberarlo da Prodi. E viceversa. Cioe’ Prodi potra’ dire: niente, salvo che liberarlo da Berlusconi.

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Pino Corrias
http://http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

Sono (per lo piu’) i politici l’antipolitica. La verita’ lampante l’ha scritta Barbara Spinelli l’altro giorno su La Stampa. E’ la loro crescente quantita’ di privilegi, di separatezza, di sordita’, di omerta’ a scatenare quel risentimento che Beppe Grillo ha portato sul palco di piazza Maggiore a Bologna e in quello planetario della Rete. Che si e’ imposto come un allarme assordante per il Palazzo da parte di milioni di cittadini che disprezzando i politici – da Burlando a Berlusconi, da Gustavo Selva a Clemente Mastella – invocano la politica.
E’ altrettanto vero, come ha detto fuggevolmente Romano Prodi, che i politici sono lo specchio fedele del Paese. La Casta ci rappresenta, interpreta le nostre aspirazioni, asseconda i nostri stessi vizi, e addirittura li moltiplica avendone il modo e i mezzi accresciuti dal potere. Il nostro Parlamento, a differenza di quelli europei, ha sempre contenuto una quota di inquisiti, o addirittura di condannati. Negli Anni della Prima Repubblica, il doppio di oggi.
E basterebbe riflettere sul caso della Sicilia e dei siciliani che alle ultime elezioni per la poltrona di Governatore, tra il molto inquisito Toto’ Cuffaro e Rita Borsellino, la sorella del giudice ucciso in via D’Amelio, scelgono Cuffaro senza tentennamenti, o vergogna, con 12 punti di scarto.
Non e’ il (fantomatico) qualunquismo di Beppe Grillo che dovrebbe preoccuparci. O le sue parolacce, fastidiose d’accordo, ma chi se ne frega. E’ un comico che parla, ha il diritto di farlo nei modi che si merita e che ci meritiamo. Il pericolo viene dal silenzio del Palazzo. E contemporaneamente dalle molte sordita’ del Paese reale che sa indignarsi sempre guardando altrove, o in alto, mai nello specchio che si porta dietro.


Disse l’8 settembre Travaglio in Piazza Maggiore accanto a Grillo:

Sono contento di parlare insieme ad altri giornalisti perche’ i giornalisti non sono una categoria molto popolare, giustamente. Rappresento una categoria che e’ quella dei giornali che non hanno praticamente scritto niente su questa giornata e quindi saranno costretti a inseguire nei giorni prossimi perche’ non si sono accorti di quello che stava succedendo, come spesso accade, ma vi posso assicurare che non siamo tutti cosi’.

Un esempio e’ Ferruccio, Massimo e’ piu’ che un giornalista. Vorrei ricordare Lirio Abbate, un giornalista di Palermo sotto minaccia della mafia per aver scritto il libro “I complici” con Peter Gomez dove si fanno i nomi dei complici della mafia.
Il fatto che la mafia lo abbia subito individuato non depone molto a favore della categoria perche’ vuol dire che molti altri quei nomi non li hanno mai fatti, altrimenti la mafia dovrebbe minacciare tutti e non ce la farebbe, nemmeno lei.

Si parla molto di legalita’, di certezza della pena, di tolleranza zero. Se n’e’ parlato anche oggi e chi non e’ d’accordo, naturalmente? Sono tutte cose bellissime, infatti Previti e’ stato condannato a 7 anni e mezzo e ha fatto quattro giorni e mezzo di carcere. Su sette anni e mezzo, quattro giorni e mezzo. Per liberare lui, che tra l’altro era gia’ libero perche’ era agli arresti domiciliari, ne hanno liberati circa 50.000 l’anno scorso, una mossa anche astuta se ci pensate: per liberarne uno ne mettiamo fuori altri 50.000 cosi’ non si nota tanto che abbiamo messo fuori lui. Era meglio dire “mettiamo fuori lui, ma gli altri li teniamo dentro”, ma siamo amministrati da gente molto astuta.

Naturalmente, se la certezza della pena esistesse la pena verrebbe scontata in carcere e non in Parlamento e invece, purtroppo, ci sono persone che scontano la pena in Parlamento.
Se le parole avessero un senso, Andreotti non lo chiamerebbero senatore a vita ma prescritto a vita, perche’ e’ stato prescritto e non assolto.
Se la legalita’ fosse un valore non si intesterebbero strade a Bettino Craxi, o al massimo… o al massimo, come ha detto Claudio Sabelli Fioretti, se proprio volete intestategli una tangenziale che almeno ci si ricorda qual era la sua attivita’.

E’ successo, quest’estate, un episodio che riguardava l’onorevole Mele, quel genio che essendo reduce dal Family Day ha due famiglie, naturalmente, due mogli e quando va con le squillo… due alla volta anche le squillo. Si e’ scoperto che, quando non era ancora parlamentare ed era solo vicesindaco del suo paese, era stato arrestato per concussione perche’ pigliava le tangenti e poi andava a giocarsele al Casino’ di Montecarlo. Appena Casini ha notato questo promettente giovanotto lo ha subito annesso all’UDC e l’ha subito candidato per le liste per un posto sicuro in Parlamento. Appena scoperto che andava a puttane lo ha espulso. Quindi la regola e’: rubate fin che volete che c’e’ posto per voi, l’importante e’ che non andiate a puttane o se andate a puttane non fatevi beccare. Questa e’ la lezione che se ne trae.

Su Mastella non voglio aggiungere cose perche’ e’ gia’ stato abbastanza massaggiato nella giornata di oggi ma vorrei ricordare che… si e’ vero: non lo si massaggia mai abbastanza… ma nessuno ricorda, nel libro di Abbate e Gomez c’e’, che Mastella, come Casini, e’ un talent scout.
Aveva notato un ragazzino a Villabate, in provincia di Palermo, molto promettente: era presidente del consiglio comunale di Villabate che e’ stato sciolto per mafia; poi e’ stato ricostituito il consiglio comunale, lui era di nuovo presidente, e’ stato di nuovo sciolto. Questo ragazzo si chiama Francesco Campanella ed e’ il braccio destro del boss di Villabate che si chiama Nino Mandala’. Poi, a tempo perso, faceva il politico in consiglio comunale naturalmente nell’UDEUR. Mastella l’ha voluto premiare, perche’ questo ragazzo meritava un premio, dunque l’ha fatto segretario nazionale dei giovani dell’UDEUR. Io non so se esistano questi giovani dell’UDEUR ma il segretario nazionale esiste ed e’ Campanella. Campanella adesso e’ in galera perche’ e’ un mafioso e quando si e’ sposato aveva come testimoni di nozze da una parte Mastella e dall’altra Toto’ Cuffaro. Pensate che matrimonio: in mezzo c’e’ un mafioso, da una parte il futuro ministro della Giustizia e dall’altra il futuro governatore della Sicilia.

Recentemente hanno beccato il sindaco di un paesino vicino a Napoli che andava a 200 all’ora con la macchina. L’hanno fermato hanno cercato di levargli dei punti dalla patente e lui, naturalmente, ha detto: “Lei non sa chi sono io!”. Il poliziotto ha detto: “Lo so benissimo chi e’ lei, e’ il sindaco di quel paesino” e lui ha risposto: “Riferiro’ al mio segretario, che e’ anche ministro della Giustizia”, minacciandolo. Dopo di che ha chiesto: “Di che corpo siete?” “Siamo dei Carabinieri” “Peggio per voi! Avevo deciso di costruire una caserma dei Carabinieri e adesso non la costruisco piu’”. Questo e’ un altro esponente del partito del nostro ministro della Giustizia.

E qui mi taccio perche’ Mastella merita rispetto: ha subito un vile attentato recentemente. Stava dormendo sottocoperta nello yacht di Diego Della Valle quando, proditoriamente, un terrorista ha tagliato gli ormeggi allo yacht che e’ andato alla deriva. Io voglio dire: bisogna essere proprio stupidi, se ci pensate. Fare un attentato a Mastella nell’unico momento in cui non nuoce, perche’ sta dormendo! Ma lascialo dormire sperando che duri il piu’ a lungo possibile, questo letargo! Invece sono andati a svegliarlo cosi’ ha ricominciato a fare danni.

Dico ancora due cose, poi me ne vado, credo che siate provati visto che siete in piedi da qualche ora. In questi giorni si parla molto di Rudolph Giuliani, che ha una pessima fama perche’ in Italia lo conosciamo solo dalla cintola in giu’. Lo conosciamo soltanto come il sindaco di New York che inseguiva i graffitari, gli spaccavetrine, gli imbrattamuri. Non ci ricordiamo che c’e’ anche un Giuliani dalla cintola in su che era procuratore di New York, collaborava con Giovanni Falcone e ha messo in galera tutti i capi della mafia americani e quando ha finito con loro si e’ dedicato ai reati finanziari e ha messo in galera tutti i capi della Borsa di New York. Se avete visto il film di Michael Douglas “Wall Street” sapete di cosa parlo: si vedono tutti i banchieri che finiscono dentro uno dopo l’altro e in inglese “indulto” e’ una parola intraducibile quindi quando li portano dentro vuol dire che ci rimangono. I reati finanziari in America sono una cosa seria: c’e’ gente che e’ stata condannata a 90 anni per Enron. In Italia la pena massima per i reati finanziari, se proprio ti va di sfiga, e’ la presidenza del Consiglio. E’ molto diversa la situazione. Rudolph Giuliani, quando e’ diventato sindaco, era noto per aver arrestato i mafiosi e i banchieri: ecco perche’ poteva rivolersi agli spaccavetrine credibilmente.

Adesso mi voglio prendere qualche fischio, perche’ ne ho abbastanza degli applausi: Cofferati avra’ tanti difetti ma ha cominciato le battaglie sulla legalita’ non quando e’ diventato sindaco di Bologna. Quando era segretario della CGIL ha portato tre milioni di persone in piazza per difendere la legalita’ sui luoghi di lavoro contro i licenziamenti facili dell’articolo 18. Questo non va mai dimenticato perche’ e’ un po’ diverso dagli altri sindaci che scoprono l’illegalita’ dei lavavetri mentre fanno entrare nelle loro citta’ Salvatore Ligresti con due condanne perche’ faccia le sue speculazioni, e sto parlando del sindaco di Torino Chiamparino e del sindaco di Firenze Domenici.

Il ministro Amato si candida ad essere il Rudolph Giuliani d’Italia. Grillo vi ha gia’ detto da dove arriva: non faceva il procuratore di New York ma il braccio destro di Craxi e non aveva mai capito dove si trovasse. Poi c’e’ un “Amatino” un piccolo Rudy Giuliani un certo assessore Cioni, che voi non avete la fortuna di avere ma i fiorentini si’, e’ il capo del dalemiani di Firenze, il quale all’improvviso, dato che la moglie e’ stata insultata da un lavavetri, ha fatto un’ordinanza per stabilire che chi lava i vetri commette reato. Il reato qual e’? Mancata osservanza dell’ordinanza del sindaco. Adesso non si capisce bene quali vetri si possano ancora lavare, a Firenze. Voi immaginate uno che sta lavando il vetro della sua macchina: teoricamente anche lui incorre nel divieto. con la pompa dell’acqua la domenica. Non si capisce dove stia il reato di uno che lava il vetro. C’e’ chi dice: “ma il lavavetri ti minaccia” ma quello e’ il reato di minaccia e c’e’ gia’ senza bisogno dell’ordinanza. “Ma quello ti riga la macchina”, il danneggiamento e’ gia’ vietato. L’atto di lavare il vetro non puo’ essere reato. Cos’hanno fatto? Hanno detto “non si lavano vetri ai semafori”, tant’e’ che un assessore leghista di Treviso ha detto che loro hanno risolto il problema dei lavavetri con le rotonde: non ci sono piu’ semafori e come fanno a lavare i vetri? Si ma io ho gia’ visto quelli coi pattini…

Noi giornalisti siamo bravissimi a farci le pippe se l’ordinanza e’ di destra o sinistra, se Cioni e’ il nuovo Giuliani, se e’ fascista o comunista cacciare i lavavetri. Nessuno si e’ chiesto se l’ordinanza funziona o no, per lo scopo che si prefigge. Vi dico soltanto che la pena per chi vi’ola l’ordine del sindaco di Firenze e’ tre mesi al massimo di arresto non di custodia cautelare, ma dopo il processo! Quindi devi prendere il lavavetri il flagranza di spugnetta, sequestrare spugnetta e secchiello, portarli nell’ufficio corpo del reato del Tribunale che diventera’ un hangar, iniziare le indagini preliminari, fare l’udienza preliminare, poi il processo di primo grado e intanto bisogna sperare che il lavavetri stia sempre li’ sulla panchina davanti al Tribunale in attesa della sentenza perche’ se taglia la corda non lo becchi piu’: non sai dove abita e non sai come si chiama ovviamente. Il processo va avanti, dura dieci anni, impiega una decina di giudici, pubblici ministeri, avvocati, cancellieri, poliziotti e alla fine cosa succede? Se e’ ancora li’ che aspetta gli notifichi la condanna di un mese con la condizionale, cioe’ non va in galera, oppure la multa, e lui ti dice di essere nullatenente quindi non la paga. Il risultato e’ che lo Stato ha speso un’ira di Dio di soldi per il processo, alla fine non succede assolutamente nulla. Qual e’ l’unico risultato? Che l’assessore Cioni e’ finito sui giornali per una settimana come il nuovo Rudolph Giuliani e non ha risolto minimamente il problema! Questo e’ il fatto.

Allora come si risolvono questi problemi? Facendo fatica, facendo politica, facendo delle norme che servano, delle politiche sull’immigrazione di integrazione o anche di repressione nei confronti dei clandestini, identificarli, prendere le impronte. Se e’ razzismo prendere le impronte a loro, prenderle anche agli italiani, anche a tuti noi e anche il DNA, cosi’ ciascuno avra’ il suo nome e non potra’ dare false generalita’. Questo lo si fa investendo soldi e non finendo sui giornali. Oppure politiche di integrazione: perfino Gianfranco Fini aveva fatto una proposta, cioe’ il diritto di voto agli immigrati, anche se non sono cittadini, alle elezioni comunali. La Russa, spaventato dalle proteste della Lega Nord e della stessa base di AN, ha precisato che l’importante e’ che l’extracomunitario non abbia condanne e nemmeno processi in corso. Che e’, in un Paese come la Norvegia una norma perfetta. Ma in Italia in quale lingua spieghi a un extracomunitario che per poter eleggere un pregiudicato deve essere incensurato?

Chiudo. Perche’ partono dai lavavetri e dagli ambulanti? Perche’ se partissero dall’alto come Rudy Giuliani si svuoterebbe il Parlamento, si dimezzerebbe la commissione antimafia, si svuoterebbe Confindustria, si svuoterebbero varie associazioni di categoria di persone molto importanti. Perche’ Montezemolo vuole cacciare chi paga il pizzo e non chi paga le tangenti? Perche’ tanto chi paga il pizzo non si sa chi e’ e quindi non succede assolutamente niente. E’ come Cioni, Montezemolo: e’ finito sui giornali facendo bella figura a costo zero.

Il presidente del comitato di controllo di Mediobanca e’ Cesare Geronzi che ha piu’ processi in Tribunale che capelli in testa. E’ sotto processo per la Parmalat, per la Cirio, e’ condannato in primo grado per il fallimento dell’Italcase-Bagaglino ed e’ imputato a Palmi per usura. Questo fa il presidente del comitato di vigilanza di Mediobanca. Nessuno, tranne Di Pietro, ha chiesto le sue dimissioni. E’ da quelli che si dovrebbe cominciare con la tolleranza zero, se si avesse la possibilita’ di farlo.

Vi voglio dire un’ultima cosa: quello che stiamo facendo oggi non e’ inutile. Ci sono piccoli segnali di cambiamento. A Venosa la Pro Loco con denaro pubblico ha dato 6.000 euro a Fabrizio Corona per andare alla notte bianca, tremila persone hanno raccolto firme contro e sono andati a contestare questo cialtrone in piazza. Viva i ragazzi di Venosa!
Fastweb ha come testimonial Valentino Rossi. Quest’estate, dopo che si e’ scoperto che Rossi deve 112 milioni di euro al fisco e’ stata subissata di mail di ragazzi che in pieno agosto hanno scritto “noi cambiamo gestore se voi non togliete Rossi come testimonial. E’ un altro bel segnale. Purtroppo noi giornalisti siamo ancora indietro quindi il TG1 e il TG5, che stasera non ci sono, hanno regalato a Valentino Rossi il messaggio a reti unificate dal suo caminetto di Londra. Se Valentino Rossi fosse in America il messaggio a reti unificate lo manderebbe da Sing Sing sperando che qualche televisione glielo trasmetta e credo che non la troverebbe.

Non e’ inutile quello che stiamo facendo perche’ Previti quando dopo quindici mesi e’ stato finalmente cacciato dal Parlamento all’inizio di agosto, ha dato un’intervista a un giornale e ha detto: “Sapete chi mi ha cacciato dal Parlamento? Travaglio e Grillo”. Devo dire che prima mi sentivo molto inutile; da quando Previti mi ha dato questo bel riconoscimento mi sento un po’ meno inutile!

Vuol dire che bisogna continuare a battere su questi tasti e succedono le cose. Per il resto, speriamo che Cuffaro e Dell’Utri lavino qualche vetro e cosi’ vedremo in galera anche loro. Buona serata, ciao!”

Perche’ di queste ed altre parole Scalfari, Pansa e Feltri non hanno detto niente?Che attendibilita’ puo’ avere chi ha una smemoratezza cosi’ grande?

Marco Travaglio

Mettiamo che il pubblico ministero catanzarese Luigi De Magistris sia pazzo. Mettiamo che si sia inventato tutto. Mettiamo che le sue indagini sui forzisti Giancarlo Pittelli e Giuseppe Chiaravalloti, sul ds Nicola Adamo e la sua signora Enza Bruna Bossio, su Nicola Buccico di An, sul governatore di centrosinistra Agazio Loiero, sull’Asl di Locri gia’ denunciata dal compianto Francesco Fortugno prima di morire ammazzato, sul sottosegretario ds Filippo Bubbico, sul segretario Udc Lorenzo Cesa, sul presidente del Consiglio Romano Prodi e su alcuni uomini del suo staff, sui presunti faccendieri Salatino (Compagnia delle Opere) e Bisignani (ex-P2) che telefonavano spesso e volentieri al ministro della Giustizia Clemente Mastella, siano frutto della sua fantasia malata.
Mettiamo che tutti i suddetti indagati siano puri e lindi come gigli di campo. Facciamo finta che la Calabria sia il regno di Saturno, una regione bene amministrata, dotata di una classe dirigente immacolata, e che i 32 consiglieri regionali indagati o condannati su 50 siano tutti vittime della malagiustizia. Ecco, facciamo finta e poniamoci una domanda: quando un privato cittadino finisce sotto inchiesta, si fa tutta la trafila e attende pazientemente la fine delle indagini, la decisione del gip sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio e, nel secondo caso, il verdetto del Tribunale, e poi della Corte d’appello e infine della Cassazione. I suddetti signori, invece, vogliono la scorciatoia?
Se il Csm accogliera’ la richiesta del ministro Mastella, amico e compare telefonico di alcuni di loro, essi vedranno trasferire il loro pm ad altra sede e la loro inchiesta a un altro magistrato, possibilmente piu’ malleabile. Piacerebbe a tutti potersi scegliere il pubblico ministero preferito, ma un comune cittadino non puo’. Lorsignori invece si’. Dopo mesi trascorsi a discutere di “casta”, di “antipolitica”, di “lotta ai privilegi” e di “V day”, la classe politica si da’ un gran daffare per procurare nuovi proseliti a Beppe Grillo, non bastando il milione dell’8 settembre. Da un lato tuonano contro il “qualunquismo” di chi dice che sono tutti uguali, dall’altro compiono ogni sforzo per dar loro ragione. Berlusconi tentava di cacciare i giudici che lo processavano? Mastella tenta di cacciare il magistrato che indaga su Prodi e sulle telefonate di Mastella. “Casta” ormai e’ un termine, oltreche’ abusato, riduttivo.
E’ l’eterna Italia del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

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