
“La Via senza Via, dove i Figli di Dio si perdono e nel contempo si ritrovano”
(Meister Eckhart)
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“Cantare e’ esistere”(Rilke)
http://masadaweb.org
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COMMENTO
Ho vissuto in Australia per qualche mese, è un paese incredibile…ma ogni volta che incontravo un aborigeno vedevo l’odio e la sofferenza nei suoi occhi e in quanto bianca sentivo che erano i miei occhi a doversi abbassare per tutto il male e l’orrore che la nostra razza ha procurato loro…
> sto facendo la tesi su questo argomento, ma ho l’impressione che per quanto mi sforzo, con le parole non riuscirò mai a descrivere realmente tutto quello che hanno subito. La loro è una cultura così bella e affascinante, spero olo che riescano a ritrovarla e a ricominciare a vivere nel loto outback, lontano da tutta la civiltà occidentale, come hanno fatto negli ultimi 100000 anni, ma guardando la situazione reale il mio desiderio sembra solo un’utopia…
Denise

Vedo l’aborigeno come specie da proteggere o da preservare come patrimonio dell’umanita’.
Il problema e’ che l’aborigeno sono io.
(Giuliano Marchesi)
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Gli aborigeni australiani rappresentarono per lungo tempo un esempio attuale di antichissimi gruppi nomadi cacciatori-raccoglitori, come potevano esserci all’eta’ della pietra. La conformazione del territorio e l’isolamento dell’Australia da altre civilta’ mantennero in uno stato pressoche’ perfetto una cultura del nomadismo e della sobrieta’ che si era integrata perfettamente con l’asprezza del territorio attraversato.
Malgrado la pochezza apparente dei mezzi esistenziali, si formò presso le varie tribu’, una ricchezza complessa di riti e miti che unisce come in una grande rete 200 gruppi tribali diversi.
I due capisaldi di questa comune cultura sono il rispetto per la Terra e la fede nel sogno.
Non sappiamo molto delle origini di questo popolo. Si pensa che siano arrivati in Australia dall’Indocina piu’ di 50.000 anni fa.
Diversi siti testati col radiocarbonio danno questi tempi. Anzi le date trovate con la turboluminescenza darebbero addirittura 120.000 anni fa ma questo sembra troppo a molti studiosi.
Gli tensili degli aborigeni erano di pietra e riguardavano piccoli oggetti, raschiatoi, punteruoli…
Non costruivano case, non avevano scrittura, pero’ sapevano disegnare. Lo facevano sulla sabbia, sulla roccia, sulla corteccia degli alberi.
E sapevano cantare.
I loro canti costruivano il mondo.

La filosofia degli aborigeni era legata alla terra.
Era la terra che dava vita all’uomo: gli dava il nutrimento, il
linguaggio e l’intelligenza, e quando lui moriva se lo riprendeva.
La “patria” di un uomo, foss’anche una desolata distesa di spinifex, era un’icona sacra che non doveva essere sfregiata.
Ferire la terra e’ ferire se stesso, e se altri feriscono la terra, feriscono te.
Il paese deve rimanere intatto, com’era al Tempo del Sogno, quando gli Antenati col loro canto crearono il mondo”.
(Bruce Chatwin)
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Gli aborigeni erano tutti fratelli, il loro concetto di fratellanza era universale. Si sentivano figli di uno stesso padre ed esistenti su una stessa terra.
I bianchi invece vivevano ognuno per se stessi. Non conoscevano alcun genere di fratellanza. Non avevano alcun rispetto per la terra.
Anche le loro chiese erano accaparratrici e non conoscevano rispetto.
Volevano tutto livellare e tutto rendere succube. Quello che resisteva doveva essere distrutto.
Ne’ le chiese ne’ gli stati possedevano il concetto di universale. Ne’ le chiese ne’ gli stati avevano il concetto di rispetto per nessuno e nessuna cosa.
Erano accecati dalla miopia del rapido possesso. Si sentivano superiori a tutti e dunque non erano fratelli a nessuno. La presunzione di essere dei privilegiati li accecava, facendo loro perdere la grandezza dell’universo.
Non puo’ durare a lungo una civilta’ simile.
E’ la negazione vivente della vita che tutto abbraccia. O di uno stesso Padre che tutti ci accoglie. E’ la negazione vivente dell’essere umano che, non avendo rispetto per niente, non ha piu’ rispetto per se stesso. Il rispetto era sostituito dal possesso e il possesso distruggeva l’anima.
Per questo i bianchi non riconoscevano la sacralita’ dei luoghi sacri degli altri, avendo fatto mercato anche dei propri.
Vivendo in un mondo di merci, non facevano che comprare e vendere, comandare e distruggere, rendendo merce anche il proprio spirito, che si rinseccoliva come una formica secca, fino ad annullarsi nella polvere.
Cosi’ essi camminavano credendosi potenti. Ma non erano che l’ombra di qualcosa.
(Viviana)
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Ogni uomo Wallaby credeva di discendere da un Padre Wallaby, universale, antenato di tutti gli altri Uomini Wallaby e di tutti i wallaby del* *mondo, percio’ i wallaby erano suoi fratelli: uccidere uno di loro per cibarsene era sia fratricidio che cannibalismo.”
(Chatwin)
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I gruppi erano dissimili, con 200 lingue diverse e culture distinte, che praticavano economie diverse secondo che vivessero nel deserto o nelle zone pescose delle coste.
I bianchi arrivarono alla fine del 1700, perche’ gli inglesi sbarcarono qui i loro galeotti e comincio’ la decimazione. Arrivarono malattie nuove, lievi per i bianchi ma letali per gli indigeni: varicella, morbillo, influenza…, arrivo’ l’alcool che gli aborigeni non riuscivano a metabolizzare, arrivarono le carneficine. L’onda dei massacri distrusse il 90% degli aborigeni. Molte uccisioni avvennero con l’avvelenamento dei pozzi.
L’ultimo massacro fu nel 1928.
Si salvarono gli aborigeni del deserto, dove i bianchi non riuscivano a sopravvivere.
I nuovi dominatori introdussero specie animali nuove, come i conigli che si propagarono in modo letale, o i grandi allevamenti di pecore e mucche che allontanavano gli aborigeni dai loro territori, spingendoli in zone sempre piu’ aride dove trovavano sempre meno sostentamento.
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I Pintupi sono stati l’ultima tribu’ selvaggia a essere sloggiata dal deserto occidentale e inserita nella civilta’ dei bianchi.
Fino alla fine degli anni ’50 avevano continuato a cacciare e a cercare cibo, nudi sulle dune, come facevano da almeno diecimila anni.
Erano uomini sereni e di larghe vedute, che non praticavano i cruenti riti iniziatici delle tribu’ piu’ sedentarie. Gli uomini andavano a caccia di canguri e di emu’. Le donne raccoglievano semi, radici e larve. D’inverno si riparavano dietro frangivento di spinifex e restavano raramente senz’acqua, persino quando il caldo era cocente.
I pochi bianchi che viaggiavano nei loro territori si meravigliavano sempre di trovare i loro bambini grassi e sani.”
(Chatwin)
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Inizialmente l’Australia venne considerata una colonia del Regno Unito, pnel 1901 divenne indipendente. Gli aborigeni furono trattati come schiavi anche se avevano forti difficolta’ ad abituarsi alle richieste dei bianchi, difficile per loro dormire al chiuso, vestirsi, adeguarsi ai lavori richiesti. Tuttavia la popolazione fu sfiancata senza pieta’. Violentati, schiavizzati, malnutriti, privati di ogni diritto, essi continuarono a decadere.
Fu l’estinzione lenta di un popolo, di una identita’, di una cultura e questa distruzione fu fatta nel nome della croce.
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Il governo fu del parere che gli Uomini dell’Eta’ della Pietra dovevano essere salvati, in nome di Cristo, se necessario.
Inoltre il deserto occidentale serviva per attivita’ minerarie e per esperimenti nucleari.
Fu dato ordine di caricarli su camion dell’esercito e sistemarli in terre governative. Molti morirono di epidemie, litigarono con altre tribu’, si attaccarono alla bottiglie, si accoltellarono a vicenda.
(Bruce Chatwin)
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Dapprima furono schiavizzati, poi ebbero paghe da fame; nel 1965 fu fatta una legge che parificava il salario di un aborigeno a quello di un bianco, ma le cose continuarono a peggiorare.
L’operazione che mirava a distruggerli anche come razza comincio’ dalla prima meta’ del 1900: si separavano i bambini dalle loro famiglie, scegliendo quelli con la pelle piu’ chiara, che derivavano da accoppiamenti di bianchi con le donne aborigene; i disgraziati genitori arrivavano a scurire la pelle dei loro bambini nel tentativo di evitarne la deportazione.
Questa fu “la generazione rubata”.
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Il regista Philip Noyce narra di come, all’inizio del 1900, ci fossero due enormi problemi in Australia: l’abnorme proliferare dei conigli e i bambini meticci.
Per il primo problema si costrui’ una recinzione di migliaia di km che attraversava tutta l’Australia da Nord e Sud (the Rabbit Proof Fence) per impedire ai conigli di espandersi nelle terre coltivate.
Per il problema dei bambini nati da accoppiamenti tra bianchi e aborigeni, si decise di deportare i piccoli “mezzosangue” in colonie, campi di rieducazione dove venivano “cristianamente reparati alla loro nuova vita nella societa’ dei bianchi”, cosi’ che le bambine, diventate donne si accoppiassero solo con bianchi e a poco a poco si depurasse il sangue dei nuovi nati dalle tracce aborigene. Cosi’ gli aborigeni si sarebbero estinti come razza e sarebbero stati cancellati dalla faccia della Terra.
Solo pensare che degli uomini di governo e di chiesa abbiano perseguito un fine cosi’ aberrante mette il potere cristiano bianco dell’Australia alla pari di quello ariano nazista che in Germania decise di cancellare gli Ebrei.
“La generazione rubata” di Phillip Noyce tratta della storia vera di tre bambine, che, allontanate dalle loro famiglie e deportate nel campo di Moore River, riescono a fuggire e a tornare dalle proprie famiglie in un viaggio spaventoso di 1500 km attraverso il bush, le zone aride dell’interno, seguendo la sterminata recinzione dei conigli.
Un film di denuncia ed un grave atto di accusa nei confronti della presunta civilta’ dei bianchi.
Molly Craig e’ la bambina piu’ grande che salva con la sua tenacia le altre due, la sorte ha voluto che anche a lei venissero sottratte le due figlie.

La pratica continuo’ fino al 1970.
Molly e’ vissuta fino a tarda eta’ e, intervistata, ha detto queste semplici, lapidarie parole, piu’ forti di qualsiasi programma di protezione, piu’ robuste di qualunque idea malsana: *”Conoscevo mia madre.* *Volevo tornare a casa da lei.”*
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Fino al 1967 gli aborigeni, a cui i bianchi avevano strappato la loro terra senza dare in cambio niente, non hanno avuto diritto di voto.
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Attualmente il governo ha avviato un programma detto “Reconciliation” che per ora ha dato scarsi frutti.
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Solo nel 1994 l’Alta Corte australiana ha riconosciuto che all’arrivo dei bianchi il paese non era “terra di nessuno” ma c’erano dei nativi che l’occupavano da prima.
Nel 1999 un referendum per cambiare la Costituzione e riconoscere una precedente occupazione da parte dei nativi e’ fallito.
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Sciamanesimo aborigeno
Nel tempo e con grandi difficolta’ molti studiosi hanno cercato di conoscere qualcosa di piu’ della cultura di questo antico popolo.
Purtroppo lo sradicamento e l’estraneazione sono stati cosi’ violenti che attualmente molti di loro non sanno piu’ nulla dei loro miti, del loro riti, delle antiche tradizioni.
Il crimine maggiore che invasori cristiani hanno commesso sui popoli da essi assogettati non sta nemmeno nei massacri, ma nel tentativo perverso di estirpare totalmente le civilta’ che essi violentavano.
I massacri vertono sui corpi, ma l’annientamento di antiche civilta’ è un crimine sull’anima.
La pretesa di portare una fede credibile viene, a questo punto, completamente negata nei fatti.
Chi calpesta la fede altrui non e’ degno di difendere alcuna fede.
Lo sciamanesimo degli aborigeni australiani apre mondi di mistero.
Per particolari condizioni l’Australia e’ rimasta separata e isolata dal resto del mondo cosi’ da conservare antichissime peculiarita’ culturali.
Gli antropologi riconoscono negli aborigeni caratteri che li accomunano all’uomo di Neanderthal di 40.000 o addirittura 50.000 anni fa, sia per la forma del cranio, che per le proporzioni del corpo, il tipo di utensili, le armi e le forme culturali.
Tra i vari gruppi aborigeni sono particolarmente citati gli ARUNTA, che meglio rappresentano la civilta’ preistorica, legata al culto degli antenati e degli spiriti primordiali.
Dall’osservazione dei crani e delle mascelle, si ipotizza che i primi ominidi non avessero un linguaggio articolato ed e’ probabile che usassero la telepatia o forme di comunicazione sottili come avviene nei branchi di animali, poi, nel tempo, molte capacita’ telepatiche o ricettive vennero perdute a vantaggio del linguaggio verbale.
Ma alcuni degli antichi poteri sembra siano stati ereditati da alcuni aborigeni e ancor oggi studiosi e missionari raccontano di cose straordinarie che sfiorano la parapsicologia. Alcuni aborigeni, per esempio, riconoscono chi sta per arrivare, lo vedono con gli occhi della mente anche alcune ore prima o vedono telepaticamente altri membri della tribu’ che sono in viaggio, dove si trovano e cosa fanno, un potere presente anche nei Papua della Nuova Guinea o in altri popoli.
Molti aborigeni sono rabdomanti naturali, si connettono cioe’ istintivamente con le energie irradiate dalla terra e riescono a sentire l’acqua anche a forti profondita’, abilita’ che permette loro di avanzare in zone inospitali del terribile entroterra desertico senza morire di sete.
Gli aborigeni, come i Maori della Nuova Zelanda e i Papua della Nuova Guinea, possiedono un ricco patrimonio di miti in cui l’essere umano non nasce dalla Terra, ma ha un’origine extraterrestre e cercano di comunicare con questo mondo delle origini.
I loro miti parlano di un Eden perduto a causa di una trasgressione, un equivalente del nostro Paradiso Terrestre e del Peccato Originale, che sono archetipi molto diffusi.
E’ da questo luogo metafisico che provengono gli “Aiutanti” o “Messaggeri”, il cui sapere e’ sovrumano.
Anche il concetto di una realta’ o cielo separato da cui vengono Messaggeri e Aiutanti e’ presente in molte culture, come costruzione archetipica innata. Nelle leggende dei nativi americani forme di vita aliene scendono dal cielo sulla Terra; in Mesopotamia, migliaia anni prima di Cristo, si parlava dei Pazuzu, terribili geni alati col corpo umano provenienti dal cielo a volte buoni e a volte cattivi, non diversamente dai Mal’akh, gli “angeli messaggeri” che compaiono 400 volte nella Bibbia, l’Apocalisse li indica come creature che non capiscono tutta la nostra realta’ e viaggiano a velocita’ incredibili, superando i limiti del mondo conosciuto; questi esseri sono in genere portentosi, ma anche terrificanti, alcuni capaci di aiutare, altri di uccidere; ugualmente gli esseri alati dei Rig Veda indiani, implicati allo stesso modo in micidiali battaglie tra loro; anche la Bibbia parla della guerra tra gli angeli obbedienti al Signore e gli angeli ribelli; in India i testi sacri parlano di queste creature alate che si scontrarono in cielo mille anni prima di Cristo. In genere l’arrivo degli “Aiutanti” coincide con l’inizio di una civilta’ e con l’apparizione di nuove conoscenze e tecniche. Anche i miti dei Maya, Incas o Indiani Hopi parlano di “Maestri” venuti dal cielo, alcuni buoni, altri cattivi che combattono grandi guerre. Molti popoli narrano anche di uno incontro tra Titani e donne della Terra; nella Bibbia si parla di angeli che si uniscono a donne terrene. Gli Egizi tramandano la figura dei “Guardiani” e un po’ tutte le mitologie parlano di esseri superiori che aiutano lo sviluppo dei popoli sviluppo con doni magici, invenzioni, scoperte, regole di vita. Nell’antica Persia c’e’ Gayomart, essere gigantesco che emanava luce, molto simile agli esseri luminosi di cui parlano gli aborigeni.
I miti parlano anche di giganti, vedi in Cina il colossale P’an Ku.
I giganti buoni insegnarono all’uomo ad esercitare poteri extrasensoriali e a risanare le malattie, poi tornano ai loro livelli, mentre gli uomini cercano di ristabilire il contatto con loro con riti e miti.
Giganti compaiono nei miti celtici, che pongono un equivalente del piano akashico indiano nel gigante Mimir, che custodisce il sacro pozzo della conoscenza contenente la memoria del mondo. Quando Odino ha la rivelazione del segreto delle Rune, i simboli sacri dell’energia, questi sono connessi a Mimir, signore dei segreti della vita ovvero della conoscenza eterna.
C’e’ un piano dove tutte le cose esistono sotto forma di essenze, in modo non dissimile dall’Iperuranio di Platone, le forme eterne, o eidos, di tutto cio’ che esiste, modello e matrice del mondo.
Entrare in quel mondo e partecipare delle matrici di ogni realta’ e’ il compito dello sciamanesimo universale.
In Australia la via per questo contatto e’ il sogno mistico.
Il luogo dell’incubazione del sogno rituale e’ la caverna.
Il magico mondo delle grotte australiane con le pareti ricoperte di graffiti, incisioni e pitture, parla di incontri con civilta’ aliene, non terrestri, ed esseri straordinari diversi dagli umani.
Gli aborigeni hanno dipinto murales anche molto grandi, 4 m per 12, a colori densi, rosso bruni, ottenuti macinando polveri naturali, pressate nelle incisioni fatte sulla pietra, alcune sono poste in alto su pareti inaccessibili. Alcune delle pitture rupestri sono datate 18.000 anni fa.
Molti di questi esseri alieni portano tute spaziali o caschi da astronauta e non hanno fattezze umane.
“L’altro mondo” di cui parlano i miti aborigeni non e’ situato su un altro pianeta ma e’ integrato con questo e si sviluppa in una dimensione parallela alla nostra, detta il ‘Tempo dei Sogni’.
Il Tempo dei Sogni si dispiega in tre parti: prima viene ‘Il Tempo Prima del Tempo’, poi ‘Il Tempo in cui la Terra fu Creata’, infine ‘Il Tempo Attuale’. Ma questi tre tempi non si succedono cronologicamente, sono compresenti in una realta’ atemporale che tutti li accoglie e li vivifica.
Il rito ripercorre queste fasi e, cio’ facendo, ne partecipa e le alimenta.
Il mito della Genesi non e’ nel passato ma si rinnova adesso.
Nello sciamanesimo australiano le visioni del Sogno sono ricercate come varchi dell’essere ampliative della conoscenza sacra e si rivelano particolarmente ricche, secondo una vera e propria magia onirica, una potenza del conoscere che si origina attraverso “il sogno lucido” o trance vigile, generando un sapere magico-sapienziale che e’ tra i piu’ antichi del mondo.
Grazie alle particolari condizioni di isolamento storico-geografico dell’Australia, abbiamo un popolo che non si e’ evoluto come altri e in parte si e’ salvato dalla contaminazione con civilta’ diverse, conservando inalterate fino ai nostri giorni forme rituali antichissime.
Per decenni l’ottusita’ degli invasori occidentali non solo ha ignorato la ricchissima cultura animica degli aborigeni ma l’ha addirittura disprezzata e repressa, compiendo un genocidio materiale e culturale.
Lo sciamano australiano, o “karadji”, e’ l’”uomo d’ingegno” (simile alla gente di talento, aos danaos, dei druidi celtici), capace di collegare le energie visibili con quelle invisibili e di leggere conoscenze, malattie o eventi in base ai simboli del Tempo del Sogno Primordiale, in cui e’ la Genesi di tutte le cose.
Per entrare in questo mondo di visione reale e diretta, la via privilegiata e’ il sogno lucido, la trance onirica vigile.
Attraverso il sogno si contattano i “Maestri venuti dal Cielo”.
Gli aborigeni non parlano di divinita’ in senso tradizionale, ma di esseri extradimensionali, che vivono in un mondo parallelo e che a noi sembrano visitatori extraterrestri o alieni.
Questi esseri primordiali sono forme di energia di grande potere, la loro vibrazione e’ diversa dalla nostra ed essi esistono in un mondo compresente al nostro, l‘ “Altro Tempo” o “Tempo delle origini”.
Il Mondo del Sogno’ e’ separato in qualche misura dal nostro ma compresente ed e’ possibile contattarlo in luoghi particolari, in genere caverne, che diventano varchi per un’altra dimensione, cioe’ sono porte del Sogno.
In Australia ci sono caverne per uomini e caverne per donne, perche’ l’energia degli uomini e delle donne e’ diversa.
Uno dei varchi extradimensionali e’ proprio nel cuore dell’Australia, a Ayers Rock, Urulu, la montagna sacra, un gigantesco monolite rossastro di arenaria, lungo due km e mezzo e alto 335 m. che si eleva minaccioso e cupo sopra la distesa rossa del deserto. Gli aborigeni pensano che esso segni il confine tra il Tempo degli Uomini e il Tempo del Sogno; ogni sua fessura o caverna e’ sacra.
Il monolite e’ probabilmente un meteorite gigantesco, il piu’ grande del mondo, di cui la parte sotto terra e’ sterminata.
I minerali che lo compongono producono colori diversi secondo l’angolo di rifrazione della luce, per cui all’alba e al tramonto appare con spettacolari e rapidissime variazioni di colore dall’ocra, al bronzo, al rosso.
Circondato dal piatto e desolato bush, e’ visibile a decine di km di distanza.
Il luogo e’ sacro per gli aborigeni. Formalmente il governo lo ha riconsegnato loro nel 1985, ma e’ soggetto alle devastazioni turistiche.
Non si dovrebbe fotografarlo e soprattutto non dovrebbe essere calpestato, ma la difficile escursione sulla sua superficie piatta costituisce una delle attrattive maggiori, specialmente per i turisti giapponesi, anche se i suoi campi magnetici e il forte vento piu’ la forte insolazione, uniti allo sforzo per issarsi sulle sue pareti lisce producono spesso malesseri e infarti.
Gli aborigeni avevano chiesto che la roccia non fosse scalata ma il governo rese loro la montagna solo a patto che questo fosse permesso ed essi piegarono il capo. Cosi’ oggi la zona e’ sconsacrata dal business del turismo ed e’ meta privilegiata dei viaggiatori, che vi possono vedere impressi strani disegni e strane incisioni.
Nel 1800 una ragazza che faceva qui un picnic coi genitori scomparve. Il caso fece molto scalpore e non fu mai risolto.
Il regista Peter Weir ha costruito un caso simile con un bellissimo film, carico di suggestione: “Picnic ad Hanging Rock”.
Sciamano e’ chi riesce a passare nell’altra dimensione, dove puo’ conoscere spiriti particolari, Esseri Superiori, forze che hanno dato ai clan i territori, i miti, le tradizioni, e soprattutto i canti, cioe’ la mappa delle energie che hanno creato la Terra.
Questi esseri non sono umani e non hanno fattezze umane. Gli aborigeni li chiamano “Quelli di Prima”. Essi credono che nelle grandi pietre ci siano varchi o aperture (buchi neri o tunnel spazio-temporali), che portano a immensi universi pieni di vita, paralleli ai nostri, dove vivono queste strane creature filiformi o solo vagamente antropomorfiche, abbastanza simili alle visioni che Castaneda dice di aver avuto nel deserto messicano, chiamandole gli “Alleati”.
Qualche volta i Maestri o Guardiani o Alleati vengono dalla loro dimensione alla nostra per insegnare agli uomini cose utili alla vita, cose che riguardano i movimenti delle energie. I loro insegnamenti sono comunicati in forma vibrazionale, come canti, perche’ i Maestri conoscono le vibrazioni che creano tutte le cose e dunque i canti simulano le vibrazioni che al tempo delle origini crearono il paesaggio, gli animali, le pietre, le piante e tutto cio’ che esiste.
Non diversamente dai canti aborigeni, i mantra induisti sono vibrazioni che imitano i suoni primitivi dell’Essere; la Genesi induista dice chiaramente che il mondo fu creato come vibrazione (“Sommovimento”) e anche la Bibbia parla di un “Verbo” di Dio che crea il mondo, il “Logos”, la Parola, il Suono… Similmente il logos dello stoico Cleante era “spermatikos”, ovvero seminale, spirito che si diffonde nella materia inerte animandola e dandole forma. Ripetere il suono ricrea le cose.
Il mantra induista e’ la vibrazione umana che tenta di riprodurre la vibrazione creatrice divina, la ragione seminale delle cose, i suoni di Dio.
I canti che gli aborigeni australiani dicono di ricevere per via mistica sono le vibrazioni primarie che danno origine e forma al mondo e sono anche mappe che descrivono la morfologia del territorio australiano.
Tutta l’Australia e’ disegnata da queste mappe di canti sacri, secondo una topografia sacra vibrazionale.
Una rete di canti avvolge tutta l’Australia e la descrive, e il suono del “didjeridou” (ramo cavo d’eucalipto dove rimbomba la voce umana) cerca di ripeterla, imitando le vibrazioni che crearono il territorio, gli sconvolgimenti tellurici che produssero deserti e montagne, i ritmi che determinarono sorgenti e canions. Attraverso il suono, l’aborigeno partecipa alla creazione della terra.
Ogni tribu’ ha un canto che domina un preciso territorio e permette alla tribu’ di muoversi con sicurezza lungo un percorso; il canto con le sue modulazioni descrive la via, le sorgenti, le caverne, i monti… da un lato e’ una mappa descrittiva di un viaggio, dall’altro la sua vibrazione e’ morfogenetica, cioe’ guida e mantiene la forma di un territorio, lo spiega e lo ricrea.
La’ dove finisce il canto di una tribu’ comincia il canto di un’altra, cosi’ che tutti i canti si intrecciano e si uniscono dando luogo alla mappa energetica dell’intera Australia.
“Si credeva che ogni antenato totemico, nel suo viaggio per tutto i paese, avesse sparso sulle proprie orme una scia di parole e di note musicali, e che queste Piste del Sogno fossero rimaste sulla terra come ‘vie di comunicazione tra le tribu’ piu’ lontane. Un canto faceva contemporaneamente da mappa e da antenna. A patto di conoscerlo, sapevi sempre trovare la strada.. e finche’ restavi sulla Pista trovavi sempre persone del tuo steso Sogno, che erano di fatto tuoi fratelli e da cui ti potevi aspettare ospitalita’.. L’Australia intera poteva essere letta come uno spartito. Non c’era roccia o ruscello…che non fosse stato cantato o che non potesse essere cantato”.
(Bruce Chatwin)
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“Gli Antenati che avevano creato il mondo cantandolo erano poeti nel significato originario di poiesis, creazione. Nessun aborigeno poteva concepire che il mondo creato fosse in qualche modo imperfetto. La vita religiosa di ognuno aveva un unico scopo: conservare la terra com’e’ e come doveva essere. L’uomo che andava in walkabout compiva un viaggio rituale: cavalcava le orme del suo Antenato. Cantava le strofe dell’Antenato senza cambiare una parola ne’ una nota, e cosi’ ricreava il Creato”.
(Bruce Chatwin)
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I suoni sacri sono ricevuti in modo sciamanico.
L’iniziazione avviene nelle caverne, che sono da sempre i primi templi del sacro, i luoghi profondi dove le vibrazioni umane si connettono come in un diapason alle vibrazioni ctonie, della Terra profonda, la’ dove sono i varchi extradimensionali per penetrare l’Altro Mondo.
Tutte le religioni piu’ antiche, vedi i culti matriarcali del bacino mediterraneo, aderiscono alla terra e ai suoi luoghi segreti. Il sogno lucido degli aborigeni e’ simile all’incubazione onirica delle antiche profetesse minoiche che in tal modo comunicavano con le energie della Terra.
In un racconto australiano, l’iniziato viene trasportato da una corda su una roccia, che si apre inghiottendolo e si ritrova in un ambiente di luce, sulle cui pareti risplendono cristalli di rocca, alcuni di questi gli vengono consegnati con l’insegnamento di come servirsene.
Gli aborigeni parlano tutt’ora di caverne fatte interamente di cristallo di quarzo, in grado di modificare lo sciamano, e leggende analoghe sono nel Sudafrica.
I cristalli di rocca sono elementi importantissimi nello sciamanesimo australiano come in quello di tutto il mondo, perche’ rappresentano la ‘luce pietrificata’, una vibrazione di enorme potenza che raccoglie tutte le valenze della luce.
Sia in Australia che in altri territori, in Oceania come nelle due Americhe, gli sciamani sognano di venire immersi in un’acqua sacra e potente fatta di quarzo liquefatto, un bagno di luce celeste, che dovrebbe modificare le loro vibrazioni ricettive, sintonizzandole a tutt i livelli dela luce, cioe’ della vita.
Il quarzo e’ considerato da molti popoli la pietra sacra per eccellenza che allinea e organizza tutte le sue vibrazioni e attiva poteri mentali superiori.
Il quarzo e’ in molte culture il cristallo sacro che attiva le antenne umane in modo sovrumano.
Sono stati trovati manufatti impressionanti di quarzo presso molti popoli che lo hanno usato per scopi rituali di trasformazione psichica.
Michell Hedges, un avventuroso archeologo, trovo’ nel 1927 in Honduras, un teschio a grandezza naturale scolpito nel cristallo di rocca, nelle rovine di una citta’ maya, aveva 3.600 anni e veniva probabilmente usato dai sacerdoti per celebrare particolari riti magici, ma la civilta’ Maya risulta di molto posteriore (290 a.C. circa) per cui le origini del manufatto restano misteriose e inquietanti, per di piu’ l’oggetto avrebbe richiesto 150 anni di lavoro a scalpello.
Il fatto piu’ curioso e’ che a Londra esiste in un museo un teschio gemello di questo, che sembra costruito dalla stessa mano, salvo che la mandibola e’ fissa e non mobile.
In Australia, caverne speciali servivano ai riti di iniziazione, il candidato dormiva nella caverna dopo riti appositi e digiuni, affidandosi ai Mastri del Tempo del Sogno che lo uccidono, lo squartano e lo modificano nel suo corpo sottile affinche’ egli possa vedere e sapere cio’ che gli altri non vedono e non sanno.
Gli Arunta sognano che gli Spiriti del Mondo dei Sogni scagliano contro il potenziale sciamano una lancia invisibile che gli trafigge la testa da parte a parte, spaccandogli la lingua. Il simbolo della lancia che trafigge il santo e’ sempre presente nello sciamanesimo, da quello piu’ antico ai santi moderni, da quelli occidentali, vedi Padre Pio o santa Caterina, a quelli orientali, vedi Krishnamurti.
Lo Spirito opera una trasmutazione, toglie gli organi interni e li scambia con altri, conficca dei cristalli di quarzo nei polsi e nel terzo occhio, cosi’ l’uomo vedra’ direttamente la verita’ o avra’ poteri di guarigione.
Anche nel mondo tibetano ci sono riti iniziatici per i veggenti che prevedono il conficcamento di una scheggia di osso nel terzo occhio per aprire la sua visione sottile.
Grazie al rito, l’uomo muore e rinasce modificato, diventando uno sciamano .
Le visioni di Krishnamurti, il piu’ grande mistico indiano, parlano di analoghe sostituzioni di organi, che per lui avvengono nell’arco lunghissimo di 70 anni con spaventoso e costante dolore.
In Australia, l’iniziazione all’altra realta’ avviene attraverso sogni straordinari, con i quali si raggiunge la via sacra, si abolisce il tempo storico e si ritrova il tempo mitico.
La trasformazione viene simboleggiata dal mito del serpente Arcobaleno. La leggenda dice che una volta l’arcobaleno si trasformo’ in un grande serpente colorato che scese sulla terra e, strisciando col suo corpo di luce, formo’ fiumi, ruscelli e montagne. Un giorno il serpente Arcobaleno riparo’ due ragazzi dalla pioggia ma, senza volerlo, li inghiotti’, trasformandoli in uccelli.
Il serpente arcobaleno simboleggia un grande fiume di energia creativa, l’energia cosmica, la vibrazione che nel profondo della terra scuote gli strati rocciosi e crea la configurazione del mondo. Chi si immerge in questa energia si trasforma e rinasce in forma diversa con un diverso potere.
Lo sciamano, nel suo viaggio astrale, immagina di essere ridotto a scheletro, rende piccolissimo l’albero del mondo, lo mette in un sacchetto e si arrampica sul Serpente Arcobaleno, cioe’ sulla immane energia della Terra. La’ mettera’ nel suo corpo dei quarzi o piccoli arcobaleni per cambiare i suoi poteri. L’arcobaleno rappresenta la gamma intera della luce.
Il simbolo dell’arcobaleno e’ molto diffuso in tutte le culture del mondo, come ponte tra terra e cielo; in Polinesia c’e’ un eroe che visita il cielo usando un arcobaleno chiamato cervo volante; Buddha scende sulla terra attraverso la scala di un arcobaleno; gli antichi celti usavano il simbolo del cervo per indicare le facolta’ sovrumane che germinano sopra la testa dello sciamano e l’arcobaleno e’ il ponte che lo unisce al cielo; in Messico i portatori della magia tolteca chiamano il succo allucinogeno di un cactus cervo blu per la sua capacita’ di portare alla trance; in molti luoghi troviamo come simbolo di ascensione sciamanica la renna, il cervo o l’aquila.
I miti ci dicono che un tempo la comunicazione tra cielo e terra era aperta e l’uomo era direttamente connesso con le cause energetiche di tutte le cose, ora la comunicazione e’ interrotta per un peccato delle origini, ma lo sciamano puo’ ricostituirla, risalendo l’arcobaleno, ovvero la simbolica via delle energie, il ponte, o bar-do transdimensionale.
Anche nell’Apocalisse il trono di Dio e’ circondato da un arcobaleno e gli sciamani siberiani a volte lo portano disegnato sui tamburi.
Lo sciamano aborigeno impara la tecnica del sognare e ad usare il sogno lucido (come nello yoga tantrico), ovvero uno speciale sogno in cui la parte cosciente della mente resta vigile mentre affronta l’inconscio e puo’ modificarlo o farsene strumento.
Attraverso il sogno lucido o parzialmente consapevole, l’aborigeno comunica con i “Rai”, spiriti disincarnati, o con i “Mimi”, fantastico popolo di esseri bizzarri dotati di grandi poteri (simili al “Piccolo Popolo” che vive sotto terra che gli Irlandesi ereditarono dai Celti o al ”Piccolo Popolo” dei Sardi che vive nascosto ed ha costruito le “domus de janas”, le case fatate).
Grazie ai nuovi poteri, lo sciamano impara a capire col terzo occhio o occhio della chiaroveggenza, si aprono in lui facolta’ sconosciute, come vedere all’interno dei corpi (endoscopia), conoscere le energie interne della vita o vedere, come fossero vicini, fatti che avvengono lontano.
Per fini non dissimili in Tibet, nel 1100, sorsero le famose Scuole dei Maestri del Sogno; essi meditavano attraverso sogni lucidi e li usavano per accelerare l’illuminazione, apprendendo anche l’arte della chiaroveggenza, della diagnosi e della guarigione.
I dipinti nelle caverne australiane rappresentano queste visioni intracorporee o endocorporee, generate durante la trance, si vedono animali o uomini in cui sono visibili le linee di energie interne che formano sottili reticolati, simili ai meridiani cinesi, linee di scorrimento del Chi che dipartono da un asse centrale.
Le pitture parietali parlano del peccato originale, di un paradiso terrestre da cui l’umanita’ venne cacciata per la violazione della legge, che interruppe il contatto con gli spiriti superiori, non diversamente da quanto avvenne nell’Eden perduto di cui parla la Bibbia.
Ci chiediamo se le famose pietre magiche degli aborigeni australiani, i “churinga”, con i loro serpenti e le loro spirali, non siano mappe di correnti di energia e notiamo la loro somiglianza con i motivi inesplicabili di antiche pietre celtiche come quelle di Carnai.
Gli antichi conoscevano probabilmente le linee dell’energia che attraversano tutte le cose e le rappresentavano.
Di queste linee oggi non sappiamo piu’ niente.
L’uomo, sempre piu’ ripiegato nel suo egoismo e nella visione ristretta delle cose, ha cessato di comunicare con l’universo.

Ma gli aborigeni australiani vedevano le linee di energia nel paesaggio e ne ripetevano le vibrazioni creatrici.
Cosi’ avevano mappe cantate che descrivevano le linee di energia del territorio, mappe antichissime, insegnate loro dagli Esseri del ‘Tempo del Sogno’, esseri mitici di grande potenza che appaiono, durante la transe magica, in punti prestabiliti della Terra (caverne rituali), strutturando il suolo con le loro frequenze.
Questi Maestri non sono ne’ divinita’ ne’ alieni, sembrano esseri che vivono in una dimensione parallela, intelligenze che si possono incontrare mettendosi in uno stato modificato di coscienza.
Gli aborigeni dicono che da questi Maestri hanno scoperto le linee sotterranee dell’energia e sanno costruire mappe di ‘sentieri magici’, ognuno con la sua vibrazione, le cosiddette ‘Vie dei Canti’, o ‘Piste del Sogno’. Con esse gli aborigeni hanno diviso l’Australia in un reticolo di vie sacre che somiglia molto ai reticoli energetici di cui ci parla oggi la radioestesia.
Ci sono molte leggende connesse a Uluru, l’enorme monolite caduto dal cielo, e, nelle sue grotte, misteriosi graffiti raffigurano questi esseri non umani come aureolati o con un casco luminoso. Uluru sembra essere un luogo ad alta frequenza; sulla sua sommita’ si avvertono capogiri e vertigini e nelle sue vicinanze persone sensibili alle vibrazioni possono avere mal di testa e avvertire un malessere cupo e diffuso, come fossero sotto una cappa pesante, la stessa sensazione che si prova penetrando nelle piccole domus de janas sarde, che fanno precipitare la cariche delle pile e girare la testa per un’improvvisa caduta della pressione.
Forse la roccia dell’enorme meteorite, grazie ai minerali che contiene, crea variazioni di campo elettromagnetico e provoca stati alterati di coscienza.
Gli aborigeni considerano Uluru la porta del Tempo dei Sogni, un luogo dove si puo’ comunicare con esseri extradimensionali. Essi usavano le sue grotte sia come sepolcri che per esperienze modificative di coscienza, la trance estatica.
Da tempo immemorabile i luoghi delle iniziazioni sacre sono gli stessi delle sepolture. Le porte verso l’al di la’ aprono anche ad altri livelli.
Ma gli archeologi sottolineano lo scopo sepolcrale delle tombe dimenticando quello iniziatico.
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Gli opali
Nelle grotte piu’ nascoste dell’Ayers Rock sono stati trovati ricchissimi giacimenti di opali multicolori, i piu’ belli esistenti.
L’opale e’ una delle pietre piu’ strane esistenti al mondo.
Al di la’ delle sua bellezza misteriosa e dei suoi colori vivi, iridescenti, cangianti, viene considerato una pietra che attiva la sensitivita’ e la chiaroveggenza, perche’ emette radiazioni particolari che creano varianze nei nostri campi cerebrali.
Le caverne di Ayers Rock, grazie anche ai loro opali, sono connesse, per chi riesce a reggerne l’impatto di frequenza, con l’aumento dei poteri psichici.
Si crede anche che la sua energia accresca la fecondita’ delle donne.
La leggenda dice che il creatore venne sulla terra trasportato dall’arcobaleno, per portare un messaggio di pace all’umanita’, e la’ dove l’arcobaleno tocco’ la roccia esplosero gli opali, che racchiudevano i colori dell’iride.
Gli opali sono tra le 5 pietre piu’ preziose al mondo.
Alcuni manufatti in opale risalgono a 6000 anni fa.
Al loro interno piccole sfere di silicio causano interferenze e rifrazioni, responsabili del fantastico gioco di colori.
Il 95% degli opali di tutto il mondo proviene dall’Australia.
Lightning Ridge e’ il piu’ famoso deposito di Opali del mondo.
Un tempo l’Australia era un mare, poi le acque si ritirarono e il silicio che si deposito’ formo’ nel tempo gli opali.
Nati dall’acqua, si dice che essi siano la cristallizzazione delle acque dell’Eden e ne permettano, ancora, l’accesso.
La chiamano “la pietra dei visionari” perche’ collega il corpo fisico al corpo superiore, consentendo l’acesso alla coscienza cosmica.
E’ un attivatore vitale che attrae lampi di ispirazione, intuito psichico e chiaroveggenza.
Da sempre l’Opale e’ circondato da un’aura di mistero, potere e carisma.

Troviamo spesso il corpo femminile e i suoi cicli collegati ai luoghi profondi della Terra, caverne, sorgenti, in cui si esprime l’energia della Grande Madre, la matrice di tutte le divinita’ femminili della riproduzione e della natura.
In Australia ci sono caverne iniziatiche per uomini e caverne per donne, dove i membri del sesso opposto non possono entrare, come se ogni sesso dovesse alimentarsi dell’energia sua propria e avesse una propria frequenza, cosa che anche i radiestesisti riconoscono. Le culture antiche riconoscevano come cosa naturale che uomo e donna avessero ognuno la propria vibrazione. Ma nei tempi antichi le energie della terra erano convogliate da sacerdotesse, piu’ sintonizzate sulle energie ctonie, come se Terra e donna fossero sulla stessa frequenza, uomo e cielo anche.
Le religioni piu’ antiche furono telluriche, matriarcali e a impronta femminile. Piu’ tardi prese il sopravvento tipi di religioni celeste, collegate ad energie alte, di tipo maschile, e la donna venne gradualmente soppiantata dalla gestione del sacro. Allora il serpente e la luna furono sostituti dall’aquila o dal sole e, in alcuni culti, come in quello cristiano, il serpente, simbolo dell’energia della terra, fu demonizzato a sottolineare la prevalenza del maschile.
La demonizzazione cristiana aveva anche lo scopo di separare nettamente i nuovi culti dalle antiche religioni delle Madri ma fini’ per inghiottire gli antichi simboli, portando alla loro dimenticanza, cioe’ alla morte del sacro.
Il lucro e il mercato fecero il resto.
Beppegrillo.it
Uluru e’ il vero nome di Ayers Rock. Una grande roccia rossa al centro dell’Australia. La montagna sacra degli aborigeni. L’equivalente della Mecca per gli islamici o di San Pietro per i cattolici. Immaginate se questi luoghi fossero trasformati in attrazioni turistiche con bar, passeggiate, qualche bordello. Se fosse possibile scalare il Cupolone con corde e catene. Scattare foto alla Pietra Nera. E’ quello che succede a Uluru. Gli aborigeni chiedono che Uluru torni un luogo sacro . Il Governo australiano ha nel frattempo un piano. Ridurre il consumo di alcolici tra i nativi e i presunti abusi sessuali sui bambini anche sottraendo i bambini alle famiglie.
Gli aborigeni si ricordano ancora della “Stolen Generation”, la generazione rubata, 100.000 bambini aborigeni rubati dal Governo nel secolo scorso per educarli.
Gli aborigeni non vogliono mercificare il loro territorio per il turismo di massa dell’uomo bianco. Ieri, l’aborigeno Bruce Trevorrow, ha vinto una causa con un risarcimento di 525.000 dollari australiani per essere stato sottratto da bambino a sua madre. In alcune parti dell’Australia gli aborigeni sono stati sterminati. Come e’ avvenuto in Tasmania dove venivano organizzate delle battute all’aborigeno. Poi si e’ estinto e non e’ stato piu’ reintrodotto dai cacciatori.
La diffusione dell’alcool che tanto preoccupa il primo ministro John Howard e’ colpa dei bianchi. Prima che arrivassero loro gli aborigeni erano sobri. Credo che anche nelle grandi citta’ bianche australiane vi siano abusi sessuali sui bambini nelle famiglie. Cosa si intende fare in questi casi, espropriare i quartieri bianchi, fare qualche deportazione?
Le grandi chiese australiane siano rese disponibili per il free climbing e per gli alcolizzati. Come avviene per Uluru. Per stabilire un diritto di reciprocita’. E i pub australiani siano chiusi. Le regole devono valere per tutti.
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Bloggher di Grillo
Il governo australiano ha commesso molti errori. E come tutti i conquistatori anglosassoni ha sterminato culture aborigene grazie all’alcool. Gli australiani dei oggi sono i discendenti di P.O.M.E (Prisoners of mother england) deportati politici, criminali in esilio etc.
Oggi il governo dice che vuole cambiare le cose. L’anno scorso e’ stata premiata una ragazza aborigena che ha completato le scuole superiori, nella zona nord dell’Australia. La prima dopo oltre 15 anni. Fa pensare.
Alberto Usseglio
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L’Uluru e’ tutto picchettato, per permettere l’escursione. Io ci sono stato, ma non sono salito, proprio per rispetto alle richieste degli aborigeni che lo considerano un luogo sacro… mi sono chiesto perche’ allora e’ data la possibilita’ di farlo? (che oltretutto e’ pericoloso).. forse basterebbe togliere le catene e dire “basta non si sale piu’”, non credo che la gente smetterebbe di andare, e’ un luogo meraviglioso e incantevole..
Christian Z.
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Non esiste una giustizia territoriale per i nativi. Ufficialmente la “legge tribale” , ossia la conoscenza e patrimonio culturale, nonostante i tentativi fatti da antropologi e volontari che hanno sposato la causa aborigena da alcuni decenni tentando di salvare il salvabile, e’ ” ufficialmente ” scomparsa, e non praticata.
Il sistema di navigazione che i nativi hanno usato durante secoli per orientarsi nell’ avverso territorio australiano, basato sulla memoria orale, i dipinti e il canto come ” mappatura “, l’incredibile uso delle poche risorse presenti nell’ outback desertico come piante e animali, e la loro storia ancestrale, siano stati spazzati via dalla notoria natura distruttrice dell’ “uomo bianco”, facendone un ricordo e un mistero persino tra gli stessi aborigeni ( c’e’ chi sostiene che la legge tribale sia ancora in vita, ma non ci sono effettive prove..).
La cosa piu’ triste e’ che i nativi avevano un equilibrio col territorio basato soprattutto sul rispetto della natura, cosa che per i coloni non era effettivamente contemplata, essendo , “per grazia di Dio e della Regina” superiori ai ” selvaggi ” e alle creature senz’anima del regno animale e vegetale.
Alex. M.
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Gli inglesi l’hanno resa produttiva, l’Australia, turistica, ecc.. ma i veri “nativi”, da qualsiasi regione del mondo essi provengano, da sempre rifiutano lo sfruttamento ossessivo della Terra, nonche’ delle Sue risorse umane. Molti di noi, secondo me, dovrebbero dedicare le loro capacita’ pratiche (se ne hanno) al proprio spazio e Terra circostante (case, giardini, coltivazioni) e quelle intellettuali a pensare (filosofia e progetti per adoperarsi praticamente, vedi punto precedente). Non certo a invadere le Terre altrui (guerre, schiavismo), o a occuparsi dei progetti altrui (sfruttamento, multinazionali). mah…
Miseria e Liberta’
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Al Tempo del Sogno gli Antenati giunsero alle origini del mondo, dove regnava solo il nulla. Allora, cominciarono a vagare, cantando, e dai loro canti nacquero i fiumi, le montagne, gli alberi e tutti gli esseri viventi…
I miti del Dreamtime furono tramandati oralmente per migliaia di anni finche’ giunse l’uomo bianco, interrompendone la tradizione in molte regioni, soprattutto nel sud-est australiano. Per difendere la propria cultura dall’aggressione dei colonizzatori, gli aborigeni hanno tentato, negli anni, di diffondere la conoscenza delle loro storie.
E’ anche vero, pero’, che la tradizione aborigena prevede che determinati racconti siano conosciuti esclusivamente da particolari gruppi o individui che sono i gelosi depositari del loro segreto. Come accade per quelle storie che solo le donne conoscono, o solo gli uomini, e poi ogni luogo in Australia e’ sacro e molte storie che gli aborigeni si rifiutano di raccontare ai bianchi sono legate a luoghi vietati ai turisti. Dunque, una minima parte della mitologia aborigena e’ effettivamente conosciuta.
Perche’ il Tempo del Sogno non e’ ibernato alle origini del mondo; ogni luogo della terra e’ sacro ed esiste una mappa di relazioni originarie che lega gli esseri viventi tra loro e rispetto ai luoghi. Il Dreamtime e’ una dimensione accessibile proprio attraverso il sogno e la memoria delle sue storie non e’ stata affidata alla scrittura, ma al canto e all’arte.
Ne Le vie dei canti Bruce Chatwin ci ha riferito che i racconti del Dreamtime sono tramandati in forma di canti; ciascuno di essi traccia il percorso segnato da un Antenato nel suo viaggio primordiale ed e’ costruito musicalmente sulla morfologia del territorio attraversato da quel percorso.
Migliaia di fili invisibili tracciavano le coordinate esistenziali di un popolo nomade avvezzo a ballare la propria danza iniziatica sulle ali dell’universo.
L’origine del mondo e’ “acustica”, un afflato…una delle tecniche utilizzate dalla pittura aborigena consisteva nel riempirsi la bocca di pittura e spruzzarla sulla superficie da dipingere, con un effetto simile a quello della moderna pittura a spruzzo…
Ma e’ arrivato l’uomo bianco e gli aborigeni sono stati costretti ad affidare la salvaguardia della propria cultura ai meccanismi di circuitazione delle idee offerti dalla globalizzazione che veicola idee per maneggiare denaro.
Un’opera di Emily Kngwarreye, aborigena scomparsa nel 1996, e’ stata venduta per un milione di dollari australiani, ma sembra che qui l’arte valga una dose di viagra o un litro di pessimo rum; un’indagine del Parlamento Australiano ha accertato che questi sono i mezzi di scambio utilizzati da mercanti d’arte senza scrupoli per procurarsi tele che rivenderanno a cifre da capogiro.
Ma come si e’ arrivati a tutto cio’? Le storie del Dreamtime erano raccontate nelle pitture rupestri, venivano tracciate sulla sabbia o su supporti naturali come la corteccia di eucalipto, o sui celebri didgerjdoo, o sui corpi. E fu cosi’ fino a quando, nel 1971, nella regione di Papunya l’artista bianco Geoffrey Bardon, ebbe un’idea geniale e riusci’ a convincere gli aborigeni a dipingere anche sui muri delle case e delle scuole, sulle tele, sulle stoffe. Nacque, cosi’, l’Aboriginal Art Movement, le cui opere avrebbero avuto in Occidente un vertiginoso successo, anche commerciale, raggiungendo in pochi anni quotazioni vicine a quelle degli impressionisti francesi. Ma agli artisti e al loro popolo sono giunti solo i minuzzoli dell’affare.
Non e’ un caso se l’arte aborigena era stata affidata ai contorni mutanti della natura, labile, effimera: sabbia, rocce, corpi che avrebbero conservato gli antichi segreti, celandoli alla vista e consegnandoli all’eternita’ attraverso la melodia soffiata dal vento tra le anse del sogno. Tecniche e metodi che riflettono una concezione dell’Universo che non puo’ essere oggettivizzata, mercificata e non si presta a essere frammentata in briciole di dollaro. Ma questa e’ la storia degli uomini bianchi…
Biancas
da
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Quando si va ad Uluru, di solito si passa prima dal centro informazioni in cui sono esposte fotografie, disegni e materiale informativo, ti avvisano che sei in un sito sacro e dovresti astenerti dal salire sul monolite. e credimi, sono molto chiari nel chiederti per cortesia di rispettare il luogo e non salire. Purtroppo quasi la totalita’ delle persone sale, anche se, per vedere lo stesso panorama basta spostarsi di poco e salire sulle moutan Olga.
Non credo che gli australiani rinuncino a ubriacarsi, di regola nessuno beve alcolici durante il giorno, ti guardano veramente male se apri una birra a pranzo, poi a cena te ne offrono una cassa, si ubriacano e vanno a dormire.
Il problema grosso e’ che per loro non c’e’ un futuro, sono tenuti in riserva come animali in via di estinzione, non ci sono programmi per loro, hanno avuto lo status di persone nel 1989.
Qualcuno lavora ma proprio pochi. Li impiegano come guide e guardia parchi o “vigili del fuoco ” perche’ solo loro sanno governare e dirigere gli incendi nel periodo che precede la stagione dei temporali (li ho visti al lavoro nella zona di Darwin). I grandi incendi di solito interessano Melbourne, dove non impiegano queste persone per la prevenzione.
Ad Alice Springs ho incontrato un nativo che mi ha raccontato la sua storia. quando venivano incatenati venduti e derubati dei figli. “Adesso questi figli ,mi diceva, che hanno studiato stanno un po’ alla volta tornando a occuparsi della loro gente.”: Speriamo bene.
Kim Berley
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Benedetto Morello
Leggete “La mia Australia” e’ scritto da un’aborigeno, cosi’ potete capire cosa hanno sofferto e soffrono i nativi australiani.
E’ comodo per il governo australiano tenerli in questo stato per non dover riaprire pagine di storia dove il genocidio dei nativi era diventato lo sport nazionale ed essi erano abbattuti come conigli. Fino agli anni 1980 i nativi non potevano possedere la terra come tutti gli altri cittadini australiani. Ancora oggi sono cittadini di serie b.
Sono stato in vacanza per cinque mesi in Australia e l’ho girata tutta in pulman di linea gli aborigeni non li vedi quasi mai se non vai al centro o nei territori del nord e li trovi sempre vicino ai pub.
Ho avuto un aborigeno come compagno di viaggio; alla partenza c’era tutta la famiglia saranno stati circa 30 persone, mi sono commosso al vedere con quale affetto si separavano dal loro congiunto. Tutti lo toccavano lo accarezzavano, si vedeva che era amore.
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Riporto un fatto orribile: per gli Aborigeni d’Australia ci sono voluti 40.000 anni per ottenere dagli Dei un posto dove potessero far “Dormire” in pace i loro morti. Ma questi cimiteri, che sono culturalmente e religiosamente unici e irripetibili per l’Umanita’, sono stati cementati dai bianchi invasori (i nuovi australiani-americani), per metterci un impianto di energia per mantenere un “paesino modulare” sorto nelle vicinanze. Invece di costruire un po’ piu’ in la’ l’impianto (in Australia ti spazio ce n’e’ in abbondanza), hanno brutalmente cementato il luogo sacro degli aborigeni e di storica importanza archeologica e culturale, con goduria, arroganza e fierezza, come i nazisti.
Gli Aborigeni di tutta l’Australia combattono insieme una stessa guerra contro gli oppressori, un esempio eccellente lo troviamo in Quenten Angius, che ha tentato tutte le vie democratiche e legali per far capire all’uomo bianco che cementare un cimitero non e’ solo un gioco di parole. Non l’hanno capito. Non capisco io, invece, come in Australia, i nuovi colonizzatori e i loro discendenti, possano infischiarsene di tutto cio’, dicono che non ci posso fare niente perche’ sono cose successe tempo fa: non e’ vero! Non lo fanno perche’ sanno di aver loro rubato la terra. Gli australiani sono al primo posto per inquinamento e non hanno aderito al protocollo di Kyoto…
Mauro Mazzerioli
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Ho conosciuto anche alcuni Nativi, e loro mi hanno raccontato questa bellissima leggenda che avrei piacere di condividere con voi:
“Nella notte dei tempi, il loro dio, dopo aver creato l’universo intero ed il pianeta Terra, noto’ che in corrispondenza dell’Oceania aveva lasciato uno spazio troppo esteso ricoperto di solo oceano e penso’ che doveva riempire quel vuoto, allora, a quel punto era sfinito per tutto cio’ che aveve gia’ creato, decise di prendere la piu’ bella stella del firmamento e gettarla in quel mare sconfinato e con quella stella creo’ una sorta di maniglia, che altro non e’ se Uluru, ma, nell’impatto dell’astro col mare, il perimetro della stella si scheggio’ lanciando arcipelaghi ed isolette tutt’attorno e creando appunto i vari paradisi insulari che circondano l’Australia.”
Questa leggenda puo’ far capire come questo monumento sia fondamentale per le credenze popolari di tutti gli aborigeni e ci lascia con una forte sensazione di maestosita’ e rispetto.
Matteo Gradara
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Io sto dalla parte degli aborigeni australiani che, dopo essere stati privati di 100.00 bimbi sottratti dalle famiglie e “educati” dai bianchi, sono nuovamente, per il “loro bene”, privati dei piccoli. Privati anche della loro montagna sacra, che e’ per loro come Gerusalemme per noi, un luogo di culto.
Ma lasciateli vivere in pace, con le loro tradizioni e la loro cultura! Non rendeteli uguali a noi occidentali che ci consideriamo civili, ma non rispettiamo le altre tradizioni e culture. Dietro a tutto questo c’e’ sempre l’interesse dell’uomo bianco per le terre e i giacimenti di materie prime da sfruttare.
Valdemaro Moranti
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Prima li derubano delle loro terre, poi li schiavizzano e li costringono a vivere nelle comunita’ in condizioni pietose e vergognose, infine introducono alcool gioco d’azzardo e delinquenza, li privano addirittura dei loro figli pretendendo di crescerli secondo un criterio considerato migliore. D’altronde e’ la stessa storia che si ripete da anni (basti pensare ai nativi americani). E allora adesso basta, tornatevene a casa e lasciateli vivere nella loro terra come e’ giusto che sia!
Cristina Cimini
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Ma perche’ lo sterminio delle civilta’ pre-colombiane, la confinazione dei Nativi d’America e degli Aborigeni nelle riserve deve essere una cosa che passa in silenzio, quasi normale, mentre lo sterminio degli ebrei, per esempio, deve essere ricordato ogni anno, come se gia’ non bastasse la creazione di uno Stato ad hoc?
Non voglio dire che non sia giusto ricordare l’eccidio degli Ebrei ma sarebbe giusto istituire una giornata della memoria anche per ricordare tutti quei popoli che sono stati sterminati dall’uomo bianco, a volte anche nel nome di una croce.
Mario T.
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Vivo da ormai 7 anni in Australia, in particolare nel Western Australia, dove e’ localizzato il “motore economico” della nazione. L’Australia e’ ricchissima di materie prime e le compagnie minerarie si arricchiscono a danno della popolazione aborigena locale (“proprietari” tradizionali del territorio, metto la parola tra virgolette perche’ gli aborigeni non hanno il concetto di proprieta’ come noi bianchi e vedono la Terra come una cosa comune che tutti hanno la responsabilita’ di proteggere e venerare).
C’e’ stato un certo clamore nei “media”, non troppo tempo fa, per il fatto che il Presidente Australiano John Howard non si e’ scusato per la Stolen Generation e per tutti gli abusi commessi contro gli aborigeni… L’unica ragione, secondo me, e’ che tutti i territori accaparrati dai primi Settlers (colonizzatori) originariamente appartenenti a differenti gruppi aborigeni, in moltissimi casi risultano ricchi di uranio, nichel e moltissime altre materie prime. Se questo fosse riconosciuto significherebbe compensare gli abitanti tradizionali con cifre astronomiche, e grave danno economico per le compagnie minerarie.
Gli aborigeni hanno cominciato a portare in tribunale le loro vicende e le sentenze a loro favore stanno pian piano emergendo…
Nelle citta’ essi mostrano un bere incontrollato avviene, una nuova generazione di aborigeni, gli aborigeni di citta’. Essi si abbruttiscono bevendo, fatalmente abbandonando ogni speranza di successo in una societa’ controllata dai bianchi. Questi aborigeni spesso sono violenti e si aggirano come fantasmi nei parchi o nelle vie del Centro evitati come appestati. Nemmeno i “veri” aborigeni dell’interno (Outback) li accettano.
La situazione e’ tristissima ma reale…
Andrea Iannascoli
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Per la questione dell’alcolismo ricordiamo anche un problema fisiologico: la popolazione aborigena, come anche altre etnie sparse nel mondo, non possiede un enzima basilare per la metabolizzazione dell’alcool. Quindi basta un bicchierino di vino per lasciarli ubriachi per giorni, a rischio di coma etilico. Non e’ un problema di sola emarginazione, ma un problema anche fisiologico. Aggiungiamo anche che l’Australia ha reintrodotto per gli aborigeni l’originaria giustizia tribale. All’interno delle tribu’ si decide la pena per i reati: pene fisiche, storpiature, abbandono nel bush e anche morte in molti casi; per storpi e abbandonati, il rifugio e la salvezza sono diventate le citta’ con i loro ospedali; infatti capita spesso nelle citta’ di vedere aborigeni storpi o menomati attratti dai servizi sanitari gratuiti. Certo, tutto questo non basta a colmare lo scempio fatto, ma bisogna anche dire che si sta cercando di chiedere scusa a questa gente che della nostra civilta’, fino a 300 anni fa, non sapeva che farsene.
Alessio Gatti
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Sta succedendo quello che e’ suscesso con i nativi americani.
La storia non insegna proprio niente.
Il profitto e’ l’unica fede e passione dell’uomo occidentale. Ma siamo davvero “civili”?
Catello Coppola
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Un bellissimo libro sugli aborigeni e’ “Le vie dei canti”, appunti di viaggio di Bruce Chatwin (Adelphi).
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Scrive Matteo Taufer:
“Le Vie dei Canti, spiegano i nativi australiani, sono un reticolo di sentieri invisibili che si dirama per tutta la grande isola. Stando al mito, nel Tempo del Sogno gli Antenati percorrevano il continente in lungo e in largo cantando il nome di tutto cio’ in cui s’imbattevano. Fu con il loro canto che il mondo ebbe inizio. Essi furono poeti nel senso primordiale del termine, cioe’ ‘creatori’. L’Antenato e’ una figura archetipica.
Ognuno dei leggendari capostipiti traccio’ una Via del Canto o Pista del Sogno e sulle proprie orme sparse «una scia di parole e di note musicali».
E’ a questo lascito ‘sottile’ che devono saper attingere i suoi discendenti, per orientarsi rettamente e ripercorrere la Via avita, ma anche per poter ampliare i propri orizzonti:
«Se per esempio gli Anziani di un clan del Pitone variegato decidevano che era tempo di cantare il loro ciclo di canti dal l’inizio alla fine, inviavano messaggi lungo la pista, a nord, a sud, da tutte le parti, e convocavano nel Gran Posto i proprietari dei canti. Allora, uno dopo l ’altro, tutti i ‘proprietari’ cantavano i l loro pezzo di orme dell’Antenato. Sempre nella sequenza esatta!
“Invertire l’ordine dei versi” disse cupamente Flynn “era un delitto. Di solito veniva punito con la morte”.
Sfido” dissi. “Sarebbe l’equivalente musicale di un terremoto”. “Peggio” disse accigliandosi. “Sarebbe distruggere il Creato”.*“
Un Gran Posto,” proseguì “ovunque fosse, era probabilmente il punto d’incontro di altri Sogni. Percio’ ai tuoi corroboree (danze rituali) partecipavano magari quattro clan totemici diversi, appartenenti a varie tribu’, e tutti si scambiavano canti, danze, figli e figlie e si concedevano ‘diritti di passaggio’ reciproci”.
“Quando avrai girato un po’ di piu’” disse, e si volto’ verso di me “sentirai parlare di uomini che ‘apprendono la conoscenza rituale’”. Questo significava semplicemente che l ’uomo stava estendendo la mappa del suo canto; stava ampliando le sue opportunita’, tramite il canto stava esplorando il mondo».
(Chatwin)
“In principio la Terra era un’immensa distesa dominata dalle tenebre. Lontano vivevano gli Abitanti del Cielo, indifferenti e beati.
La Terra era costellata di buche entro le quali, da tempo immemorabile, dormivano gli Antenati. Attorno ad esse informi masse di materia primordiale, recanti in se’ la vita in potenza. E sotto la crosta terrestre giaceva, allo stato prenatale, l’universo visibile:
costellazioni, sole, luna, stelle, fiori, farfalle.
All’inizio del Primo Giorno il Sole senti’ l’impulso di nascere e circonfuse la Terra della sua luce. Fu allora che le buche vennero
irradiate di calore. Ne uscirono, richiamati alla vita, gli Uomini dei Tempi Antichi, che cominciarono a percorrere il mondo cantando, dando il nome a tutte le forme che incontravano. Avvolsero il mondo intero in una rete di canto; e infine, quando ebbero cantato la Terra, si sentirono stanchi. Di nuovo sentirono nelle membra la gelida immobilita’ dei secoli. Alcuni sprofondarono nel terreno, li’ dov’erano. Altri strisciarono dentro le grotte. Altri ancora tornarono lentamente alle loro ‘Dimore Eterne’, ai pozzi ancestrali che li avevano generati. Tutti tornarono ‘dentro’”. Cio’ ch’essi lasciarono ai rispettivi discendenti sono tracce di note e canti. Le «partiture musicali» dei viaggi degli Antenati rimasero incise sui tjuringa, piastre ovali custodite in segreto e visibili ai soli iniziati. Sono questi i ‘supporti’ che permettono a chi sappia intenderli di ricantare, e dunque ricreare, il mondo.”.
…lo scopo del viaggio era poietico (creativo), l’Antenato vagava per il deserto primordiale portando alla luce l’immanifesto con il suo canto. E il ripetersi ciclico dei canti archetipici, ad
opera degli iniziati, non era che una ri-creazione rituale del mondo, cioe’ la conservazione del mondo attraverso il rito, fondato nel mito, mentre l’inversione del canto avrebbe avuto un effetto distruttivo, tutto si sarebbe riassorbito nel caos originario.
Scrive Chatwin:
«Commercio significa amicizia e cooperazione; e il principale oggetto di scambio, per gli aborigeni, era il canto. Percio’ il canto era portatore di pace. Eppure mi pareva che le Vie dei Canti non fossero necessariamente un fenomeno australiano, ma universale; che fossero modi con cui l ’uomo delimitava il suo territorio, e cosi’ organizzava tutta la sua vita sociale. Tutti gli altri sistemi adottati in seguito erano varianti – o perversioni – del modello originario”.
Come dice il Buddha:
“Non puoi percorrere la via prima di esser diventato la Via stessa”..
La morte a febbraio 2004 del giovane aborigeno Thomas Hockey, morto durante un inseguimento della polizia in un sobborgo di Sidney, ha provocato una vera e propria rivolta urbana contro la brutalita’ della polizia, e ha fatto scoppiare polemiche e discussioni sulla situazione degli aborigeni in tutta l’Australia.
Gli aborigeni sono il 2,4% circa della popolazione ma costituiscono il 16% della popolazione carceraria e il 19% dei detenuti che muoiono in prigione.
Gli aborigeni furono quasi sterminati nel corso del XIX secolo in una serie di guerre localizzate per il possesso delle terre piu’ fertili, che i nativi utilizzavano per caccia e raccolta e i bianchi trasformarono in campi coltivati e soprattutto pascoli. Nel corso del ‘900 la politica australiana nei confronti degli aborigeni non miglioro’, tanto che continuarono episodi di violenza contro la popolazione nativa mentre il governo rifiutava il riconoscimento di qualunque tipo di diritto civile agli originali abitanti dell’isola.
Fino a 30 anni fa il governo promosse addirittura la politica di togliere i bambini aborigeni ai loro genitori perche’ fossero allevati in famiglie bianche, per privarli della loro identita’ culturale ed integrarli nella popolazione bianca fino ad arrivare alla scomparsa totale del loro popolo.
Solo nel 1967 questa politica fu abbandonata ed agli aborigeni furono riconosciuti i diritti civili e politici di cittadini australiani.
Il rapporto stima che almeno 100.000 bambini siano stati sottratti alle famiglie tra il 1930 ed il 1970. Il rapporto svela la spaventosa incidenza dei maltrattamenti fisici e psicologici subiti dai bambini.
Gli aborigeni attualmente sono circa 460.000 persone, e la maggioranza di loro vive sotto la soglia della poverta’ e beneficia di sussidi governativi. Nel corso degli anni ‘70 molti lasciarono le campagne, dove il massiccio impiego di macchine agricole aveva reso inutile la loro manodopera, per iniziare un processo di inurbamento alla ricerca di lavoro nella grandi citta’, formando quartieri ghetto all’interno delle citta’ australiane.
La speranza media di vita delle donne aborigene e’ di 62 anni; quella degli uomini di 57; mentre le medie australiane sono rispettivamente di 81 e 75 anni. Malattie come il diabete, l’asma ed i disturbi cardiaci, come anche la sifilide, la lebbra ed il tracoma sono diffuse fra gli aborigeni in misura molto superiore alla media. Molti bambini soffrono di anemia, di infezioni da parassiti intestinali, e di danni cerebrali riconducibili a carenze alimentari.
Il Governo Howard riferisce cinicamente che l’80% dei problemi sanitari sarebbero causati dall’alcool, dal fumo e dalle cattive abitudini alimentari.
Il tasso di disoccupazione oscilla tra il 38 ed il 50% (la media nazionale e’ tra il 9 ed il 10%). Piu’ della meta’ dei giovani non trova lavoro dopo la scuola. Nelle zone rurali le scuole medie e superiori si trovano a più di 100 km di distanza dalle comunita’.
Nel ’98, con una nuova legge, il Governo ha tolto ogni valore ai diritti territoriali tradizionali degli indigeni. Agli aborigeni e’ stato negato qualsiasi diritto all’autodeterminazione.
Questa, in Occidente, viene chiamata “civilta’ “.
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