Nuovo Masada

dicembre 17, 2005

MASADA n° 121- 11-5-2005. Due storie

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:29 pm

*Tutto e’ pensiero e storia e tutto si rovescia*


*nella coscienza, e tutto vi si specchia.*

*Sta a te tenere limpido lo specchio*

*vedervi riflessa la via*

*tendere le braccia*

*salvare in te il mondo, aprire*

*porta dopo porta il varco*

*alla liberazione di tutti.*

(Edith Stein)

Io sono una donna di 31 anni, che cerca un figlio da ben quattro anni.

Alla mia prima Fivet era gia’, purtroppo, in vigore la legge 40: mi sono
stati prelevati tre ovociti e per mia sfortuna si sono formati tre embrioni.

Si’, sfortuna, perché se fossi una donna oltre i 35 anni o con problemi
ormonali, questa prospettiva sarebbe stata una manna con le restrizioni di
queste legge, ma per la mia giovane eta’ clinica e la mia buona situazione
ormonale e’ stato l’inizio della mia tragedia, perche’ ora, per legge,
c’e’
l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni e non ho potuto chiedere di
tenermi crioconservato il terzo embrione per una prossima inseminazione.

Ma
ora non si puo’ piu’ e quindi, mi sono stati inseriti tre embrioni, pensando
che tutto sarebbe andato bene.

Vado raggiante alla prima ecografia per vedere quante camere gestazionali
ho. Il dottore sbianca e mi dice: signora ci sono ben tre camere
gestazionali, lei ha una plurigemellarita’. Mio marito sbianca, io non
so se
essere felice o piangere, mi vengono spiegate tutte le conseguenze che
comporta questa gravidanza, i rischi per me e per i bambini, il mondo
inizia
piano piano a crollarmi sotto i piedi. Mio marito non ne vuol sapere di
farmi correre certi rischi, vuole che io prenda una decisione, almeno per
dare una sicurezza in piu’ ai nostri bimbi, vuole prendere la terribile
decisione di ridurre gli embrioni.

Io al momento non ne voglio sapere, ma poi, tra alti e bassi, tra una crisi
isterica e l’altra, cedo e andiamo a parlane con il ginecologo, il quale
gentilmente mi fa notare che se anche la decisione e’ stata sofferta, dal
punto di vista della mia cartella clinica e’ stata la scelta piu’ giusta e
si offre di cercare il centro italiano piu’ idoneo per questa tecnica.

Entrambi chiamiamo gli ospedali per fare questa richiesta, telefoniamo da
nord a sud e tutti, ma proprio tutti, i centri ci dicono che da quando
e’ in
atto la legge 40 questa tecnica e’ stata vietata per chi e’ rimasta incinta
tramite PMA e che l’unica scelta italiana e’ o abortirli tutti o nessuno.

Un ginecologo siciliano mi fa presente che una sua paziente tramite giudice
e’ riuscita a Cagliari a far praticare questa tecnica, ma a questo punto
non
me la sento piu’, non riesco a sopportare anche il peso di dover andare in
tribunale, rendere pubblica la mia scelta molto sofferta, una scelta
che, se
fosse stata permessa la crioconservazione, non avrei dovuto affrontare. A
questo punto io e mio marito decidiamo di lasciar perdere e di affidarci
alla provvidenza, sperare di essere una di quei rari casi in cui una donna
che ha piu’ di 30 anni, riesca a portare a termine una plurigemellarita’.

Tuttora mi vergogno e mi sento impotente di fronte a queste scelte che ho
dovuto affrontare, mi sono sentita vittima di questa assurda legge,
spogliata della mia dignita’ e della dignita’ dei miei bambini. Purtroppo
questa storia non finisce qui, alla fine della 12ma settimana muore uno dei
tre gemelli.

Di solito, quando capita, viene riassorbito o espulso. Con me questo non
accade, lui resta li’ per un mese intero e cosa fa? Inizia a imputridire: a
questo punto si crea un infezione che corrode i sacchi degli altri due
fratellini. Alla 18ma settimana si rompono le acque, corro in ospedale
disperata, distrutta, cercando dentro di me tutta la forza che devo avere
per salvare questi due bimbi, resto con le gambe all’aria e intanto prego,
spero, ma loro non riescono a richiudere i sacchi, l’acqua continua
inesorabilmente a uscire e i miei bimbi pian piano si trovano sempre più
schiacciati dal loro sacco vuoto.

Alla 19ma settimana piu’ 5 giorni, scopro il dolore del parto: inizia un
travaglio lungo quattro ore con tanto di doglie. Ma alla fine non ce
l’hanno
fatta, sono nati troppo presto. Non vi dico il dolore e la rabbia, se
non mi
avessero impiantato tre embrioni tutti in un colpo, questi rischi non ci
sarebbero stati, se avessi potuto fare quella terribile scelta alle prime
settimane dell’embrioriduzione, non ci sarebbe stata infezione.

Probabilmente era destino, ma almeno avrei avuto una possibilita’ in piu’
che
questa legge mi ha negato. Ormai sono passati due mesi dall’aborto e
credevo
di essere riuscita a superare un po’ il mio dolore, quando vengo a sapere
che, in realta’, in Italia questa legge e’ ancora permessa, nel senso che
l’embrioriduzione
non e’ vietata, ma che i dottori per mal interpretazione della legge 40 non
mi hanno permesso di praticarla, togliendomi l’unica speranza di salvarne
almeno due.

Il peggio di tutta questa storia e’ che io mi sento sbagliata, io mi sento
sporca, io mi vergogno per tutto quello che mi e’ accaduto, io mi sento
violentata da questa legge, eppure tutti questi sentimenti di sporcizia e
vergogna dovrebbero provarli coloro che mi hanno messo in una difficile
scelta prima ed in una dura angoscia dopo.

Io vorrei chiedere a questi politici che si sentono superiori ai dottori
nello scegliere quanti embrioni devono essere inseriti e come e dove, senza
prestare attenzione alla cartella clinica di ogni singola paziente, dov’e’
la loro coscienza: veramente riescono a dormire la notte sapendo che quello
che e’ accaduto a me potra’ accadere a tante altre donne?

Io ora voglio solo girare pagina e andare avanti, i miei tre piccoli angeli
sono in cielo, ma non auguro a nessuno di soffrire di infertilità e di
dover
perdere una gravidanza in questo modo a causa di questa legge che ha ucciso
i miei bambini.]

bellaciao.org/it/article.php3?id_article=8957

*se il sogno ti prende che sia vita nel mondo, che sia creta nelle mani,*

*che*
*sia azione, lenta come passi stanchi, ma inesorabile.*

*se il sogno ti prende che sia sete di liberta’ insaziabile.*

*non sia sonno. non sia fuga. non sia fine.*

*se il sogno ti prende che sia coraggio di continuare perche’*

*non abbiamo il*
*diritto di sentirci stanchi, *

*dato che c’e’ chi non ha il diritto di*
*sognare.*

(Nicoletta Landi)

Simona e’ una donna che ha detto no. Ha rifiutato l’impianto del suo
embrione. Ha violato la legge 40. Anzi, ha deciso di sfidare la legge sulla
fecondazione assistita che impone alla donna il trasferimento nell’utero di
ogni embrione prodotto, sano o malato che sia. E Simona, 35 anni,
casalinga,
e Pietro, suo marito, infermiere, sono portatori sani di talassemia, quindi
gravemente a rischio di trasmettere la malattia al loro bambino. Cosi’

Simona ha detto no.

E’ la prima volta in Italia. E’ il primo caso di violazione palese e
dichiarata della nuova legge. «O fate la diagnosi pre-impianto, o
rifiuto il
trasferimento dentro di me dell’embrione, non potrei sostenere, ad un anno
di distanza, un nuovo aborto dopo aver scoperto che il figlio che porto
dentro di me e’ malato. Ho visto troppi bambini morire di talassemia dopo
sofferenze tremende. Non voglio creare una vita cosi’. Ma l’unica scelta
per
me di fronte a questa legge assurda e’ affrontare una interruzione
volontaria di gravidanza alla decima o all’undicesima settimana. No, basta.

Non posso piu’ abortire. Non ce la faccio. E nessuno, credo, puo’ con la
forza costringermi ad impiantare l’embrione».

Simona parla al telefono da Cagliari e la sua voce e’ bassa, sofferente.
C’e’
tutta una vita dietro quel no, dietro quel tormentato desiderio di
diventare
madre. Arriva dalla Sardegna, regione che insieme alla Sicilia ha il piu’
alto numero di portatori e di ammalati di anemia mediterranea di tutta
Italia, questa storia che a tre giorni dal referendum evidenzia uno degli
aspetti più contraddittori e drammatici della legge 40. Ossia il divieto di
poter analizzare la “salute” dell´embrione pur di fronte a malattie
genetiche accertate e senza speranza, come la talassemia, la fibrosi
cistica, l’emofilia.

«Quando Simona mi ha chiesto di eseguire la diagnosi sul suo embrione -
racconta Giovanni Monni, primario ginecologo dell’Ospedale Microcitemico di
Cagliari, centro all’avanguardia nella diagnosi pre-natale e pre-impianto -
ho dovuto rifiutare, perche’ la legge lo vieta. Le ho ricordato che aveva
firmato un consenso informato, in cui accettava le regole. Ma lei non ce
l’ha fatta. Dal primo aborto non si e’ mai ripresa, è caduta in una
sindrome
depressiva, ha detto che non poteva affrontare di nuovo quel calvario.

Mi ha
spiegato che avrebbe fatto valere le sue ragioni di fronte ai giudici.
Così
nell´attesa che il tribunale civile si pronunci ho dovuto congelare
l’embrione».

Un rifiuto, quello di Giovanni Monni, espresso con chiara sofferenza, visto
che proprio il suo reparto ha rappresentato negli anni una concreta
speranza
per le coppie portatrici di talassemia, che potevano, finalmente,
mettere al
mondo, bimbi con un futuro di vita. «Adesso la legge ha fermato tutto»,
dice. Consapevoli della loro scelta estrema Simona e Pietro, assistiti
dall’avvocato Luigi Concas di Cagliari hanno iniziato una battaglia legale,
perche’ venga riconosciuto loro il diritto alla diagnosi preimpianto, e
quindi il diritto a non trasferire l’embrione in utero. Alcuni mesi fa ad
una coppia di Catania affetta dalla stessa malattia, che chiedeva la
selezione dell’embrione prima della fecondazione assistita, i giudici
avevano negato il consenso. Ma la differenza e’ che qui l’embrione esiste
gia’, e dovrebbe essere, secondo le attuali norme, obbligatoriamente
impiantato. Ma per l’avvocato della coppia in questo caso «la tutela
dell’embrione mette a rischio la salute della donna, esiste infatti una
certificazione medica che attesta lo stato di fragilita’ psicologica di
Simona e l’impossibilita’ per lei di affrontare un eventuale aborto se si
scoprisse che il feto e’ ammalato».

L’impianto “al buio” dell’embrione, spiega ancora l’avvocato Concas,
«metterebbe a repentaglio la salute psico-fisica della donna già minata da
una precedente esperienza», privilegiando in modo non equo, i diritti del
concepito rispetto a quelli della madre. E infatti Concas è deciso a
portare
davanti alla Consulta il caso di Simona, invocando l’articolo della Corte
Costituzionale che “tutela il diritto alla salute”. «Sono quattro anni che
cerco di avere un bambino. Per questo ho deciso di fare un secondo
tentativo. Conoscevo le regole, ma in quel momento ho sentito che
quell’impianto era una violenza. Chi vieta l’analisi dell’embrione non
conosce il dramma delle malattie genetiche. Faro’ una battaglia legale.

Se
perdiamo – dice con amarezza Simona- rinuncero’ per sempre al sogno di un
figlio».

www.comitatoreferendum.it

Questa e’ una delle peggiori leggi che siano mai apparse in Europa. In
qualsiasi modo bisogna fermarla.

Chi non ha compassione per la sofferenza non potra’ mai dire che sta
difendendo la vita

Andare a votare e’ un diritto-dovere. Il che vuol dire un obbligo, anche se
non c’e’ una pena per la sua inosservanza. Se si rovescia un diritto-dovere
si puo’ avere una possibilita’, una scelta, un diversivo, ma non si avra’
mai un diritto.

Non votare forse non e’ illegale ma non sara’ mai legittimo, e non potra’
mai essere un atto che ci qualifica come buoni cittadini, in quanto e’ una
violazione dei principi stessi della democrazia che non e’ solo
usufruire di
diritti ma partecipare. Se le massime cariche dello stato non riescono a
capire questo, vuol dire che sono molto lontane dall’essere dei modelli
democratici.

Come ogni diritto puo’ decadere per inadempienza mostrando che non ne siamo
degni, cosi’ la democrazia va esercitata o un giorno ci verra’ tolta.

Se la democrazia ha le sue leggi e i suoi principi, cosi’ anche le
religione. La religione non puo’ essere usata come strumento di potere.

Nel
momento in cui cio’ avvenga, essa perde ogni valore e viene delegittimata.

Infatti la religione dovrebbe unire mentre il potere divide. La religione
dovrebbe impegnarsi a favore dell’uomo, il potere si applica contro
l’uomo.

Quando i due campi coincidono abbiamo un ibrido mostruoso che ovunque ha
portato a eventi negativi.

Nella fecondazione assistita, come nel trapianto, abbiamo un dono e
un’accoglienza,
due atti profondamente umani, che nobilitano l’uomo e sono esercitati per
difendere la vita.

Se ne’ la politica ne’ la religione riescono a comprendere qusto, vuol dire
che sono molto lontane dall’uomo vero.

*”Ho saputo, eccome ho saputo!,*

*che dopo ogni impegno c’e’ di nuovo*

*il vuoto, e occorre altro impegno.*

(Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo)

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